Non c’è più il futuro di una volta

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La sussidiarietà non è una questione ideologica, o meglio lo è solo se vogliamo che lo sia. Il principio base della regia dello Stato nell’amministrazione e nella gestione dei servizi risiede infatti nella necessità di rispettare la pluralità dei cittadini, e per questa ragione il servizio deve essere laico, imparziale e capace. Fin qui si è più o meno tutti d’accordo ma che fare quando lo Stato non riesce a garantire i servizi?

Il rischio concreto è che le dinamiche economiche planetarie depauperino lo Stato surclassandone alcune prerogative fondamentali e che il patto tra i cittadini e, tra questi e le istituzioni, sia annichilito da logiche del profitto privato.

Non è necessario avere un’aspirazione ideologica per giudicare i meccanismi che ci hanno portato a questa crisi, è sufficiente un assennato pragmatismo. È sufficiente ascoltare i nostri concittadini per capire che la corsa ad uno Stato più presente e a un welfare più efficiente e radicato è la richiesta fondamentale.

In questo stato di cose sarebbe pertanto sconsiderato non garantire alle istituzioni la legittimità e la regia delle origini. Di contro istituzioni che non sono in grado di garantire i servizi hanno bisogno di tutto l’aiuto possibile.

In questo clima siamo chiamati a decidere sul tema della sussidiarietà ma sarebbe davvero poco lungimirante se ci limitassimo a disegnare il ruolo dei “corpi intermedi” solo per risolvere i problemi di oggi, meglio sarebbe se riuscissimo a regolamentare il rapporto di sussidiarietà una volta per tutte nel rispetto sia dell’istituzione, e quindi dei diritti dei cittadini, sia del diritto dell’ente intermedio ad esistere e ad operare con tutto il sostegno che la piena (e non ideologica!) applicazione del principio di sussidiarietà gli garantirebbe.

Ma per far ciò lo Stato deve essere garante sia dei servizi che svolge direttamente sia di quelli gestiti da privati, assicurando gli stessi standard di efficienza per i fruitori del servizio, gli stessi diritti degli operatori, le stesse norme di conformità degli edifici nei quali il servizio viene offerto. Ovviamente i costi dei controlli devono entrare nel computo affinché lo scarto tra spesa per il pubblico e spesa per il privato sia calcolato correttamente.

Buona parte del problema tra pubblico e privato risiede pertanto nel pregiudizio reciproco.

Tuttavia, i cittadini, che contribuiscono alle spese per i servizi attraverso la tassazione, esigono che il loro contributo sia elargito con equità e laicità, che sia adoperato per aiutare tutti e non per incrementare i profitti di parte. Le istituzioni dovrebbero quindi adoperarsi per aiutare solo quegli enti che dimostrano che il loro operato è esente da profitto.

Perciò la sussidiarietà non è una questione ideologica è una questione di giustizia. Partire da questo è condizione fondamentale.

Cathy La Torre, Elena Tagliani

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Mario 13 ottobre 2011 - 13:02

Sono perfettamete d’accordo con i redattori dell’articolo.
Aggiungo però che una volta i Partiti, soprattutto quelli di Sinistra, non avrebbero mai lasciato al proprio destino un disoccupato o un loro iscritto in difficoltà. Questo è il vero cambiamento che c’è stato in questi movimenti, le cui idee una volta andavano a braccetto con le esigenze del proletariato, mentre adesso sono intrinseche della plutocrazia.

Una volta nei Partiti di Sinistra c’era FRATELLANZA, SPIRITO DI SOCCORSO, MUTUALITA’; adesso c’è invidia, perfidia, cinismo e INDIFFERENZA!

Tutto questo mi deprime alquanto, non tanto per me, ma soprattutto per quei ragazzi che vivono in questo momento una speranza, ovvero la speranza di un futuro migliore. Mi riferisco agli “indignados” italiani e non, anche se considero indignados un eufemismo, per cui li chiamerei “incazzatos”, incazzati verso quella classe dirigente abulica, prevaricatrice e vorace; egoista e densa di settarismo. Al loro posto uscirei di scena e offrirei ai più capaci e ai più intraprendenti l’iniziativa di cambiare in positivo le cose.

Sono inoltre sempre più convinto che anche in SEL una rivoluzione di dirigenti e governanti sarebbe ben accetta dalla base popolare. Sarebbe ben accetta dal buon senso comune: si porrebbe la parola fine alle facili speranze che sanno tanto di turlupinazione; si porrebbero i paleti per una nuova e decisa riscossa popolare teso al bene DEI PIU’ INDIGENTI E DEI DISOCCUPATI. Sarebbe giusto “fucilare” le facili aspettative al muro della verità! Ciao.

Nuccio Iovene 13 ottobre 2011 - 09:30

Trovo la riflessione molto pertinente e tempestiva. In questi ultimi anni si è lasciato campo libero alle teorizzazioni sul “welfare caritatevole” e sulla scoperta della Big Society da parte dei conservatori inglesi..e la sinistra è rimasta muta e cieca..o prigioniera dei propri pregiudizi. Ben venga una riflessione quindi e un confronto aperto su questi temi. Da qualche mese stiamo provando a costruire un gruppo di lavoro sul terzo settore nell’ambito del Forum sul Welfare..sarebbe interessante continuare lì questa discussione..

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