Non è una bella giornata per la democrazia

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Provo un’immensa amarezza, di fronte a una sentenza della Corte Costituzionale che frustra la strarispante domanda di cambiamento che si era espressa attraverso attraverso 1.2 milioni di firme di cittadini. La legge elettorale va cambiata, perché è apertamente incostituzionale e un intero popolo chiedeva di poterla cambiare.

Il referendum metteva a fuoco lo strappo di civiltà democratica provocato dalla legge porcata.
Il referendum è stato impedito e questo è preoccupante, non è una bella giornata per la democrazia italiana.

Inoltre, il voto alla Camera su Cosentino è una cosa che mi fa vergognare: è un’ulteriore ombra su un Parlamento privo di legittimazione, la prova che purtroppo in Italia la legge non è uguale per tutti.

Nichi Vendola

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Antonio84 14 gennaio 2012 - 20:21

Basta col bipolarismo. Basta con le alleanze fallimentari e inconcludenti con i liberisti del PD. Basta con questa strategia basata solo sulle primarie (lontane ormai anni luce).
Nichi e SEL si mettano a disposizione di un progetto di ricostruzione di una Sinistra coerente, che sappia riconnettersi con la gente.

Igor 14 gennaio 2012 - 11:45

Caro Marco,
io studio diritto costituzionale da alcuni anni. Non ho mai trovato citato il Prof. Panebianco all’interno dei manuali che ho letto o leggo (al momento, De Vergottini, Diritto Costituzionale, 2010). Né ho mai visto suoi articoli su riviste specializzate, neanche su internet (basti controllare i siti di alcune associazioni di costituzionalisti).
Il Prof. Panebianco non mi sembra, neanche dal cv inviato, titolato a esprimersi su questioni giuridiche tipo quella su cui si è intrattenuto sul Corriere della Sera.
Peraltro, al pari di Galli della Loggia, ha sempre appoggiato il centrodestra sul Corriere, salvo defilarsi ovviamente quando il centrodestra è imploso.
Infine, io sto in SEL e sto bene in SEL e non ho minimamente l’intenzione di passare al PD.
Tutto qui.
Un caro saluto,
Igor

Marco 14 gennaio 2012 - 11:20

Indipendentemente dalla collocazione politica, alcuni giudizi di incompetenza del Prof.Panebianco,editorialista del Corriere,sembrano appartenere ad un pregiudizio un po’ sopapetto.
Ecco un frammento del suo curriculum,dal sito della Universita’ di Bologna:

Professore ordinario di Sistemi internazionali comparati presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna

Professore incaricato di Teoria dello stato e di Geopolitica presso la Facoltà di Filosofia dell’Università “Vita e Salute” San Raffaele

Detto questo: le critiche a Vendola,sono ovviamente accettabili in un sistema di relazioni democratiche interne.
Cio’ che stupisce e’ che potevano essere fatte in tempi ordinari e meno sospetti e stranamente tutte eguali e tutte in linea con quelle di Rifondazione e Socialismo 2000.

C’e’ una specie di Leit Motiv ciclostilato, dove tutti si presentano come profondi studiosi del Diritto Costituzionale!
E’ gia’ partita la campagna acquisti con la regia di qualcuno del PD ?

Giovanni Lamagna 14 gennaio 2012 - 09:40

Non condivido per niente il merito del giudizio di Nichi sulla sentenza della Corte Costituzionale.
Per cui ribadisco le considerazioni che ho gia svolto a commento della nota della redazione del sito nazionale.
La Corte Costituzionale non ha affatto “affossato” i referendum” sulla legge elettorale (che sarebbe stata una scelta e un’operazione che non le competeva). Li ha semplicemente dichiarati “inammissibili” (come era ed è, invece, pienamente nelle sue prerogative e come fior di costituzionalisti, da Stefano Rodotà a Massimo Villone, per citarne solo due, avevano ampiamente previsto).
Li ha dichiarati inammissibili, molto probabilmente (non sicuramente, perché non conosciamo ancora le motivazioni della sentenza), sulla base di due semplici considerazioni, alle quali anche un non giurista poteva facilmente giungere sulla base del semplice buon senso:
1) l’abrogazione del “porcellum” avrebbe determinato un vuoto legislativo, che in una materia come questa non è ammissibile;
2) non è vero che l’abrogazione del “porcellum” avrebbe automaticamente fatto rivivere il “mattarellum”, cioè la legge elettorale precedente, perché questo non sta scritto in nessuna norma della Costituzione; era solo una tesi (tutta da dimostrare) dei presentatori dei quesiti referendari.
Allo stesso tempo la Corte, considerando inammissibili i due referendum, non ha affatto dichiarato la sua propensione a favore del “porcellum”. Tanto è vero che ha mosso rilievi molto critici a questa legge, che è stata giudicata ai limiti della incostituzionalità.

Condivido, invece, e apprezzo i toni del giudizio di Nichi (come, del resto, quelli della Redazione del sito nazionale), lontani anni luce da quelli scomposti e volgari di Antonio Di Pietro, che in questa vicenda dà l’impressione di aver perso la bussola, come se avesse investito sullo svolgimento di questi referendum chissà quale scommessa politica.

Condivido, inoltre, la tesi che il Partito Democratico ha adesso una grande responsabilità sulle proprie spalle: può battersi per una legge elettorale nuova, avendo come obiettivo “l’interesse a lungo termine del popolo e della democrazia italiana” o quello di “un egoistico vantaggio a breve”, muovendosi “nella stessa logica che aveva ispirato il porcellum”.
Ma aggiungerei che anche noi abbiamo un compito da svolgere: 1) dire con chiarezza (dopo aver aperto un dibattito al nostro interno) quale legge elettorale vorremmo; 2) nel nostro piccolo, giocare un ruolo attivo affinché la nostra posizione si affermi, almeno in parte, se non in toto.

La mia tesi, in proposito, è che noi dovremmo proporre una legge elettorale proporzionale, con significativa soglia di sbarramento. Solo una legge elettorale simile è, infatti, in grado di garantire “il potere di scelta e la partecipazione diretta del popolo”.
Ovviamente questo presuppone un’autocritica forte rispetto alla scelta fatta (senza nessun dibattito preliminare nella base del partito) di appoggiare i referendum “bocciati” dalla Corte.
Autocritica da fare sia per una ragione formale che per due ragioni sostanziali.
Ragione formale: la proposizione dei referendum era manifestamente infondata e insostenibile.
Le due ragioni sostanziali:
1) non è affatto vero che il “mattarellum” avrebbe garantito “il potere di scelta” dei cittadini; perché il “mattarellum” prevedeva i collegi uninominali, con candidati singoli per ogni coalizione o forza politica; per cui il cittadino avrebbe avuto come unica scelta quella di votare il candidato dell’una o dell’altra coalizione; quindi il candidato già scelto dai partiti; né più e né meno che col “porcellum”.
2) il “mattarellum” era un sistema bipolare; e in un sistema bipolare i partiti minori sono destinati fatalmente a diventare (e a rimanere nel corso della legislatura, quand’anche mandassero loro rappresentanti in Parlamento) vassalli del partito maggiore, perno della coalizione, come le esperienze storiche passate hanno ampiamente dimostrato; sarebbe convenuto ad una forza politica ancora piccola e in formazione come la nostra?

Condivido, infine, il senso di frustrazione, anzi di vera e propria vergogna, che prova Nichi, rispetto al voto della Camera su Cosentino.

I due giudizi, però, quello sulla sentenza della Corte e quello sulla votazione alla Camera, come ha già detto bene Alfonso Gianni, vanno tenuti ben distinti e distanti, perchè si tratta di due cose completamente diverse e indipendenti, da non accomunare affatto, se si ha il senso delle Istituzioni.

Giovanni Lamagna
(Assemblea Provinciale di SEL Napoli)

Monica Biondi 13 gennaio 2012 - 20:10

Concordo con quanto scritto da Alfonso Gianni, Paolo Solimeno, Enrico Lauricella ed altri. Nel metodo della proposta referendaria con ciò già espresso, non mi ripeto; concordo per questo anche con la posizione assunta dai Giuristi Democratici. Sono rimasta profondamente delusa dal metodo con il quale SEl ha deciso di appoggiare il referendum Parisi: con una decisione verticistica senza nessun tipo di coinvolgimento neppure da parte dell’assemblea nazionale. Alla faccia dei nuovi metodi partecipativi tante volte sbandierati (retoricamente?). Noi del forum democrazia di firenze avevamo preso una netta posizione contraria fin dall’inizio quando era già chiaro che la decisione assunta sembrava rispondere più ad esigenze di strategie partitiche che a reale volontà di cambiamento. Mi attendo adesso che ci sia una seria, responsabile e partecipata decisione a partire dall’assemblea del 22 gennaio. monica biondi firenze

Peppe Giudice 13 gennaio 2012 - 18:35

poi se Panebianco è a favore del Mattarellum, questo rafforza la mia posizione critica verso il Mattarellum. Panebianco è un liberale conservatore.

Peppe Giudice 13 gennaio 2012 - 18:34

Mah, noi in Lucania abbiamo, come SeL, presentata una petizione popolare per l’abolizione dei ticket sanitari. Anche io ho unito i miei sforzi a quelli degli altri compagni in questa campagna. Quindi lasciamo perdere la stucchevole ed infantile qurelle sui militanti raccoglitori. La politica poi non si esaurisce nella raccolta di firme. E non si esaurisce con le primarie. La vicenda referendum e quella di Cosentino sono due cose molto ben distinte. Il fatto è che a SeL serve un progetto ed una identità politici non l’inseguimento degli umori di turno.

Igor 13 gennaio 2012 - 16:02

Per quanto mi riguarda il mio commento non voleva essere critico nel senso negativo dell’espressione.
D’altronde, come ho scritto, io stesso avevo comunque firmato i referendum, perché vi era un’indicazione di merito del partito a cui appartengo e perché comunque occorreva, come d’altronde è comunque avvenuto, dare una scossa sull’argomento.
Vorrei soltanto aggiungere, relativamente al post di Mario, che Panebianco non è un costituzionalista, che secondo me di diritto non ne capisce praticamente nulla e che il manifesto dei costituzionalisti (l’ho letto) era un manifesto unicamente politico e non entrava nel merito giuridico della questione.

Enrico Lauricella 13 gennaio 2012 - 15:30

Premetto che concordo con il commento di Alfonso Gianni, mi permetto di aggiungere che non si può liquidare una riflessione a riguardo semplicemente richiamando il rispetto per i “militanti” che hanno raccolto le firme, a cui va tutto il mio affetto, oppure dicendo che adesso ci sono altre priorità o ancora che si voglia ex post “soccorrere il vincitore” (e poi il vincitore in questo caso chi sarebbe?).
Nessuno ha intenzione di fare processi sommari, tuttavia è necessario ripercorrere le tappe di questo enorme errore anche per provare a non reiterare le dinamiche che lo hanno prodotto. Che è stato un errore non lo dico solo oggi col senno di poi, ma lo abbiamo affermato in molti subito dopo l’improvvida conferenza stampa tenuta da Gennaro Migliore con cui, causando anche lo sconcerto di una parte dello stesso gruppo dirigente nazionale, annunciò l’adesione di SEL al referendum Parisi senza un esaustivo confronto preliminare in merito.
E l’errore, a mio modesto avviso, nella fattispecie fu triplo: nel merito, di metodo e di prospettiva.
Nel merito perchè era palese che i quesiti non erano ammissibili (lo dichiaravano anche alcuni promotori!) e che questa carta era stata giocata al solo fine di inibire l’analoga iniziativa di Passigli ed altri che avrebbe avuto maggiori probabilità di passare il vaglio della corte costituzionale e che avrebbe restituito una legge elettorale più coerente con gli obiettivi di recupero del senso della rappresentanza democratica che tutto dichiariamo di perseguire.
Nel metodo perchè su un tema così qualificante, come quello della democrazia e della rappresentanza, non si è sentita la necessità di confrontarsi con il resto del partito, neanche con gli organismi apicali, se non a cose fatte causando la disaffezione di alcuni validi compagni, anche nel gruppo dirigente.
Di prospettiva perché si è voluto subordinare la decisione alla congruità con la strategia politica contingente (primarie, alleanze etc), quando invece il tema in oggetto è questione dirimente per l’identità stessa del nostro progetto politico, e richiama per via diretta il disegno di società e di democrazia che abbiamo a proporre.

Ciò detto non resta che l’auspicio di una fruttuosa riflessione a riguardo: il prossimo Consiglio Nazionale, come suggerisce Alfonso Gianni, potrebbe essere una buona occasione.

fraternamente

Mario 13 gennaio 2012 - 15:29

Visto che tutti sini deiventati Avvocati Costituzionalisti e critici delle recenti scelte di SEl e Vendola, allego una nota di Angelo Panebianco, illustre editorialista del giornale Confindustria Corriere della Sera e sicuramente non sprovveduto,o interessato a differenza di molti:

Domani la Corte costituzionale comincerà a discutere (la sentenza è attesa in settimana) sull’ammissibilità del referendum elettorale. È un referendum che ha lo scopo di abrogare l’attuale legge e di ripristinare quella precedentemente in vigore, vale a dire il sistema maggioritario, con collegi uninominali, corretto da una quota proporzionale, con cui abbiamo votato in tre elezioni generali: 1994, 1996, 2001.

In punto di diritto non sembrerebbero esserci ostacoli alla ammissibilità. Così sostiene il manifesto firmato pochi giorni fa da 111 costituzionalisti, che rappresentano la schiacciante maggioranza dei titolari di cattedra di diritto costituzionale e di diritto pubblico.

Coloro che temono il referendum, e pertanto si augurano che la Corte dichiari la non ammissibilità del quesito, hanno messo in circolazione due argomenti di cui è facile constatare la fragilità. Il primo è quello secondo cui, se la Corte si pronunciasse per l’ammissibilità e gli italiani votassero l’abrogazione della legge elettorale in vigore, ne verrebbe fuori un vuoto legislativo, ci troveremmo senza legge elettorale. È falso. Sarebbe come dire che se nel 1974 gli avversari del divorzio avessero vinto il referendum abrogativo, non avremmo più avuto un matrimonio regolato per legge, ci saremmo ritrovati nella Repubblica del libero amore. Naturalmente no (per fortuna o per sfortuna). Se fosse stata cancellata la legge istitutiva del divorzio ne sarebbe automaticamente seguito il ripristino della legge precedente. Punto e basta. E così accadrebbe anche se gli italiani scegliessero di abrogare l’attuale legge elettorale.

Il secondo argomento inconsistente riguarda la presunta destabilizzazione del quadro politico (del governo Monti) che si produrrebbe nel caso la Corte dichiarasse il referendum ammissibile: i partiti, così si dice, piuttosto che affrontare il referendum, manderebbero a gambe all’aria il governo e porterebbero subito il Paese alle elezioni anticipate. Neppure questa tesi sta in piedi e non importa se viene sostenuta da tanti: una sciocchezza non cessa di essere tale solo perché continuamente ripetuta.

La durata e la stabilità del governo Monti non hanno nulla a che fare con la questione del referendum. Si tratta di un governo del Presidente nato per fronteggiare l’emergenza euro. Durerà fin quando durerà l’emergenza: tre mesi, sei mesi, un anno, o quel che è. Difficilmente il governo Monti potrebbe arrivare alla scadenza naturale della legislatura nel caso in cui, per qualche miracolo, la crisi dei debiti sovrani fosse risolta con largo anticipo rispetto a quella data. È parimenti impossibile che esso cada con quella crisi ancora in corso.

Va anche aggiunto che se i partiti volessero abbattere il governo solo per evitare il referendum, con una emergenza-euro non ancora risolta, dovrebbero vedersela col capo dello Stato. Con ben poche chance di ottenere le elezioni anticipate. Insomma, è all’andamento delle aste dei nostri titoli di Stato, alle decisioni che prenderà o non prenderà l’Europa, e all’andamento dell’economia nazionale e internazionale nei prossimi mesi, non certo al referendum, che bisognerà guardare per capire quanto durerà il governo. Il referendum potrà incidere solo sulle regole del gioco con cui si andrà a votare, quando si andrà a votare. Se venisse ammesso, e se poi gli italiani si pronunciassero a maggioranza contro la vigente legge elettorale, voteremmo in elezioni generali con un sistema prevalentemente maggioritario. Se non venisse ammesso, i partiti troverebbero il modo di rivedere l’attuale legge in senso proporzionale.

Alla fin fine, la principale posta in gioco riguarderà il ripristino o meno dei collegi uninominali. Le dirigenze dei partiti non apprezzano il collegio uninominale. Pensano che renda i parlamentari così eletti poco docili e poco controllabili. Sarà questo il vero tema della riforma elettorale.

Angelo Panebianco
8 gennaio 2012 | 12:55
Corriere Sera

Paolo Solimeno 13 gennaio 2012 - 13:50

Spero che la delusione iniziale di Nichi Vendola si trasformi presto in un rinnovato sostegno suo e di tutto il partito alle istituzioni di garanzia, anzitutto la Consulta, e in una chiara presa di distanza dal populismo cialtrone e opportunista di Di Pietro.
Questo referendum era fin dall’inizio (luglio 2011) un inganno: si sapeva che non sarebbe stato ammesso (bastava andare su google e scrivere “reviviscenza” o “leggi costituzionalmente necessarie”) o che almeno era almeno un azzardo 15 a 1 sulla pelle della democrazia e contro una ben più onesta iniziativa referendaria (di Passigli e Sartori).
Il partito di SEL ha voluto sostenerlo senza discutere, anteponendo una strategia di alleanze che vede nel bipolarismo coatto una condizione irrinunciabile: abbandoniamola, compagni, perché quella scelta trascina con sé elementi incompatibili con una sana democrazia parlamentare in cui tutte le forze sono rappresentate ed in cui l’esecutivo ha poteri adeguati, ma anche tutti i limiti che dal 1994 ad oggi dovremmo aver assunto come bagaglio irrinunciabile del programma di un partito di sinistra al passo con i tempi.
Aggiorniamo la linea. Attribuiamo alla politica le sue responsabilità: in questa vicenda si è visto un inganno di Parisi, Veltroni e Di Pietro e purtroppo anche di SEL ai danni dei cittadini in favore di un referendum farsa e di una legge (il Mattarellum) che distorce la volontà degli elettori e non dà alcuna possibilità di scelta dei candidati; e un doloso ritardo del parlamento che dal 2006 non vuole una diversa legge elettorale.
Riconosciamo invece alla Corte costituzionale i suoi meriti: aver già detto che il porcellum è incostituzionale (nel 2008), forse ribadendolo in questa sentenza del 2012, vedremo; e aver dichiarato inammissibili quesiti che già si sapeva che costituivano un azzardo giuridicamente ridicolo, politicamente truffaldino.
Il resto della politica di SEL è in contrasto con questa scelta ormai da archiviare e ci dice che vogliamo abbandonare il berlusconismo in blocco, senza sconti, e che crediamo nella democrazia costituzionale, che vogliamo anzi tradurla in un impegno per la costruzione di un’Europa dei diritti che riempia il vuoto delle sovranità statuali e contrasti il prevalere dell’economia e della finanza. L’occasione c’è, discutiamone fino in fondo e facciamo scelte adeguate ai tempi.

Marco 13 gennaio 2012 - 12:25

Che commenti boriosi!Tutti noi ,mesi fa a saltare di gioia per il Referendunm vinto sulle acque ed ora ad additare agli altri la presunta sconfitta (io l’avevo detto).
Ed allora :perche’ avete firmato e fatto firmare?

Esempi di coerenza italiota: Tutti pronti a soccorrere il (presunto)vincitore.

Ma ce li avete gli attributi (di cittadini) o continuate a coltivare l’anima levantina?
Povera Patria!

Marco 13 gennaio 2012 - 12:09

Comunque: e’ ora di cambiare Strategia, perche’ gli avversari si sono organizzati e ci vogliono prendere per consunzione.
E’ Tempo di alleanze strategiche con l’IDV, lasciando solo il PD a intese con Casini.

Mi sembra un ovvio ragionamento, da studenti di terza media,altrimenti ci consumeremo come il personaggio di Aspettando Godot!

Mi sembra questo il vero problema.Far emergere una Strategia di riserva.

Marco 13 gennaio 2012 - 12:04

Non mi sembra ci sia stata unanimita’ all’interno della Corte.
E’ la prova della assoluta inconsistenza delle lamentele di molti che ora dicono:l’avevo detto.
La verita’ e’ che e’ cominciato il riflusso culturale verso quelli che dicono:beh,votiamociil PD ,la Grande coalizione e turiamoci il naso!

Felice Di Giandomenico 13 gennaio 2012 - 11:26

Cari compagni a breve – se si continua di questo passo – andrà a monte anche il referendum sull’acqua, ergo prepariamoci al peggio. Altro che democrazia, equità, sobrietà, rigore, ecc., ecc…
Mi sembrano molto significative le considerazioni che seguono a firma Salvatore Cannavò e, soprattutto, la domanda di partenza

Ce lo meritiamo il governo Monti?

La Consulta boccia i referendum, l’esecutivo vuole cassare quello sull’acqua, l’articolo 18 di soppiatto, l’assoluzione parlmanetare di Cosentino. Ce n’è abbastanza per reagire prima di essere accusati di complicità

I sondaggi dicono che il governo Monti continua a godere di un sostegno ampio. I fatti che si susseguono confermano l’angustia del quadro politico, la negatività e anche la nocività dell’attuale governo. I fatti della giornata messi in fila uno dietro l’altro non lasciano dubbi sulla situazione che attraversiamo e sull’aria mefitica che si respira soprattutto in presenza di un’ampia fetta di sinistra, anche alternativa, che continua a ritenere questo assetto “meno peggio” di tanti altri.
Il voto in Parlamento su Cosentino è perfettamente in linea con quelli che si sono succeduti durante il governo Berlusconi. Solo che stavolta non c’è…Berlusconi. Il voto è avvenuto in un contesto di unità nazionale, forse con “aiutino” del centrosinistra oltre quello dei Radicali ma ha rammentato a tutti chi ha in mano la maggioranza dei voti parlamentari e chi, in fondo, continua a condurre le danze. Se a questo aggiungiamo però il responso della Consulta sui referendum elettorali – al di là del giudizio sugli stessi – sommiamo a un Parlamento di “camorristi” un “dettato istituzionale” che comprime gli spazi di democrazia. La scelta della Corte costituzionale è infatti dubitative sotto ogni punto di vista e non si spiega se non con la volontà di “non disturbare il manovratore”. Così facendo non fa che avallare le accuse a suo tempo lanciate dallo stesso Berlusconi sull’uso politico delle sentenze, anche quelle della Consulta. Che questo sia fatto nel nome della Costituzione, dello Stato e del buon andamento delle istituzioni lo dubitiamo fortemente.
A condire tutto questo, però, c’è poi il coté sociale dell’attività di governo. Il decreto sulle liberalizzazioni che si annuncia per il 20 gennaio costituisce infatti un doppio maglio contro diritti democratici e sociali largamente consolidati. Lì dentro, come fa notare giustamente il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica, si annida l’uccisione del referendum del giugno scorso. Ma come se non bastasse il governo ha voluto anche inserirvi una norma, furbesca e truffaldina, per ridurre l’applicazione dell’articolo 18 alle imprese fino a 50 dipendenti. Nemmeno Sacconi era arrivato a tanto. Senza contare poi gli alberghi di Malinconico, la casa di questo o quel ministro, il caso Fincantieri, l’ipotesi di una manovra da 40 miliardi per i prossimi venti anni…
“Sono incazzato nero e tutto questo non lo sopporto più” gridava il conduttore televisivo di Quinto Potere, quando trascinava le folle televisive dietro la propria follia televisiva. Le mosse di Monti provocano la stessa reazione e continuano a interpellare l’opposizione sociale e politica. Quel che è accaduto il 15 ottobre non può costituire il freno a un’iniziativa ampia e unitaria per dire no a questa situazione penosa e incresciosa. Serve uno scatto di reni. Da parte di tutti. Altrimenti prima o poi ci sarà chi si alzerà in piedi e dirà: “Ve lo meritate il governo Monti”

David Lognoli 13 gennaio 2012 - 11:00

Personalmente non ho firmato, né ho raccolto le firme proprio poiché i quesiti erano destinati ad essere bocciati dalla corte. E nonostante le mie modestissime competenze legali non era difficile previsione. Soffro un po’ anche a leggere argomenti quali il numero delle firme: la Costituzione ha lo scopo di difendere i diritti delle minoranze e quindi quando la Corte interviene è bene che intrinsecamente rappresenti una minoranza.

Io le firme non le ho raccolte perché non volevo aver la responsabilità di illudere coloro che firmando avevano il sincero obiettivo di riconquistare uno spazio per la rappresentanza del popolo attraverso l’abolizione del Porcellum. E sono tutt’altro che contento che questo patrimonio di speranza e di bisogno di cambiamento sia stato sperperato, prima da noi che dalla Corte.

Penso anche che nostro compito, intendo dire come organizzazione politica, sia proprio quello di costruire battaglie efficaci e non possa prescindere quindi dalle capacità tecniche. Più che inveire contro la Corte occupiamoci di noi e cerchiamo di far meglio poiché più che scuse è bene costruire vittorie o comunque battaglie possibili.

Armando 13 gennaio 2012 - 10:25

cari compagni e compagne io credo non molto utile discutere come sarebbe andata se non avessimo appoggiato la raccolta di firme per i referendum,una cosa e certa siamo comunque stati unica forza di sinistra decisamente impegnata per superare il porcellum ,siamo stati e abbiamo colto una necessita profonda in una parte larga dell’italia migliore gia questo mi pare un buon risultato,pur non avendo colto interamente l’obbiettivo che era comunque attivare il superamento del porcellum.Ora credo piu utile rilanciare con forza nello schieramento del centro sinistra il dibattito e il compimento delle primarie,rilanciare una campagna nazionale di richiesta al pd all’idv e a tutte le forze progressiste di convocare le primarie su tutto il territorio nazionale ,per dibattere idee ,programmi,rappresentanti dei territori e nazionali ,strategie del centrosinistra per gestire la crisi e delineare le vie del rinnovamento e la trasformazione del paese. Fare questo riproponendo la grande questione della tutela dei beni pubblici,dell’occupazione giovanile ,della creazione di un salario minimo nazionale per tutti ,un nuovo welfare ,questo credo utile ora.

Nicola 13 gennaio 2012 - 09:17

La giornata più triste per la democrazia, Nichi, è stata quella in cui, senza essere interpellati come iscritti, ci siamo ritrovati ad appoggiare un referendum che non era contro il Porcellum , ma contro l’altro referendum – il Passigli – che come è stato ricordato aveva più possibilità di essere ammesso. E’ tempo di riflettere su questi metodi!

Angelo Marotta 13 gennaio 2012 - 09:02

La delegittimazione del Parlamento non si manifesta con la vicenda Cosentino di oggi o con quella di Romano di ieri: essa è conclamata da tempo e, se mi è concesso, per motivi più politici e sociali, quelli che hanno caratterizzato la crescente estraneità della politica rinchiusa nella sua “torre d’avorio”, dai bisogni e drammi del Paese.
Mi permetto di aggiungere soltanto che, la carcerazione preventiva (molto limitata) o è immediata, cioè serve ad evitare rischi di inquinamento di prove o di fuga dell’imputato, o non ha motivo di esistere.
Per quanto riguarda il referendum, vorrei porre una domanda: ma perché per sapere dalla Corte Costituzionale se un quesito da sottoporre a referendum è legittimo o meno, devo mobilitare migliaia di militanti e raccogliere centinaia di migliaia di firme?
Non sarebbe più logico, democratico e rispettoso di tutti, anche delle persone alle quali chiediamo di sottoscrivere la richiesta di referendum, chiedere prima, attraverso forme istituzionali da individuare e, comunque, rispettose del ruolo della Suprema Corte, se tale quesito è ammissibile o meno?
In fondo, le firme servono a “promuovere” il referendum, a sostenerlo, a darne legittimazione democratica e popolare, a sancire pubblicamente, insomma, che non è lo “sfizio” di quattro amici al bar.
Questo hanno inteso e scritto i padri costituenti nella Carta Costituzionale. O no?

Guido Margheri 13 gennaio 2012 - 08:16

Ero per il referendum Passigli. Quando si è deciso nella sola sede del coordinamento nazionale di affossarlo e di appoggiare SOLO il referendum Parisi ho criticato la scelta, anche in assemblea nazionale. Ho, comunque, raccolto le firme (in provincia di Bolzano SEL ne ha raccolte da sola più la metà del totale generale), ma ho continuato a sostenere che quella scelta non risolveva il problema della crisi della rappresentanza democratica. Sul merito tecnico del referendum Parisi è vero che c’erano i dubbi (onestamente anche su una parte dei quesiti del Passigli), ma è anche vero che moltissimi costituzionalisti italiani ritenevano possibile il salvataggio del secondo quesito con un “aggiustamento” da parte della Corte per la parte che riguardava il voto all’estero e il numero dei collegi. Sarebbe stata sicuramente una pronuncia innovativa rispetto al passato, ma la Corte spesso ha pronunciato sentenze radicalmente innovative e in discontinuità con il passato. Se non l’ha fatto questa volta non è perchè come sostengono alcuni post era impossibile in modo assoluto e perentorio, ma solo perchè per fare un salto del genere avrebbe dovuto avere intorno un clima istituzionale, politico e sociale di consenso generale che non aveva assolutamente. Presidente della Repubblica, Parlamento, Governo, forze politiche, forze economiche in realtà erano fortemente “preoccupati” per il salto nel buio che quel referendum avrebbe comportato. Occorre ricordare, inoltre, che pochissimo tempo prima la Corte si era pronunciata sui referendum contro la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici e aveva scelto in un clima generale altrettanto problematico di affermare il principio (discutibile) che l’abrogazione di una norma non consente la “resurrezione” di quella precedente (in questo modo aprendo oggettivamente la strada al “tradimento” del voto referendario di Giugno). In sostanza, la sorte dei Referendum era segnata e anche l’ipotesi di un rinvio della decisione collegata con una sollecitazione al Parlamento e alla Corte stessa in merito all’evidente incostituzionalità del premio di maggioranza del Porcellum non è passata. Ora, pacamente, pur non condivendendo alcuni toni e argomenti esasperati (tantomeno le grida dipietriste che rischia di fare il gioco del “Re di Prussia”…), chiedo in modo del tutto sereno e costruttivo se non occorra in qualche modo rivedere seriamente alcuni aspetti critici della scelta che abbiamo fatto in materia di referendum elettorali. In particolare, credo che una critica più puntuale a QUESTO bipolarismo orientato verso un bipartitismo forzato ed imperfetto e al progressivo restringersi degli spazi complessivi di democrazia sia necessaria. Inoltre, è del tutto evidente come occorra premere per il rispetto rigoroso del risultato dei refrendum contro la privatizzazione e per evitare, in materia elettorale, “pasticci” e inciuci, magari in salsa “spagnola” (un falso proporzionale che favorisce i due maggiori partiti e i localismi) o, in salsa “ungherese” (risultati simili al modello spagnolo) e che quindi occorra elaborare una nostra proposta di riforma elettorale incastonata in una prospettiva riformatrice che affronti alle radici le cause della crisi della democrazia italiana a cominciare dalla drammatica questione morale che ormai rischia di tralvolgere tutto e tutti.

Andrea Tombelli 13 gennaio 2012 - 00:25

Leggendo qualche commento mi pare davvero di essere al Bar Marisa davanti allo stadio, dove di fronte ad una sconfitta della Fiorentina per 4 a zero … si esulta perché invece ha vinto il Milan contro la Juventus :(

Sono stato uno di quelli (tanti) che hanno raccolto le firme in tempi record e oltre alle firme hanno anche raccolto un sentimento comune chiaro e preciso cioè che il Porcellum era il peggio, oltre a questo siamo stati anche presenti fra la gente e con la gente e non rintanati in qualche salottino radical chic.

Pregherei qualcuno di quelli bravi e con la palla di cristallo in mano che sanno sempre tutto di darci anche la schedina del totocalcio così sistemiamo anche le povere casse del nostro partito autofinanziato.

Un po’ di rispetto per il lavoro militante di chi anche con qualche dubbio ha fatto il proprio dovere con sacrificio e passione.

Andrea Tombelli

Peppe Giudice 13 gennaio 2012 - 00:05

IO non ho mai condiviso, da iscritto a SeL, il sostegno ad un referendum che voleva reintrodurre un sistema che ha contribuito a costruire le gravi anomalie politiche della II Repubblica. L’ho detto pubblicamente nel mio circolo (quello di Potenza) che non avrei nè firmato, nè sostenuto il referendum. Del resto i difetti di costituzionalità erano evidenti senza essere dei sottili giuristi. Destrutturando la legge attuale vi era una vacatio legis e non l’automatismo del ritorno del vecchio Mattarellum. Diciamo che i promotori (fra i quali annoveriamo gli ottimi Di Pietro E Parisi e con la regia di Veltroni, la vera mente)hanno preso per fessi coloro che in perfetta buona fede pensavano con il referendum di cancellare il Porcellum.
Se si voleva che il referendum passasse occorreva sostenere il Passigli (che poi Bersani ha incautamente bloccato). Sono perfettamente d’accordo con Alfonso Gianni. SeL ha sbagliato politicamente perchè ha pensato che la sua azione politica si potesse tutta esaurire nelle primarie.
La sinistra si costruisce facendo emergere soggettività e progettualità politica. Non certo con le costrizioni imposte da una legge elettorale che crea un bipolarismo meccanico. Solo se riusciremo a costruire un soggetto della sinistra popolare, di governo, un partito del lavoro di ispirazione socialista potremo dire di aver sciolto i nodi irrisolti. Il resto è politicismo.

Spartaco Innocenzi 12 gennaio 2012 - 22:52

Bene,non rimane altro che rispettare le decisioni della Consulta la quale a breve ci farà sapere le motivazioni per cui ha respinto i quesiti referendari.Al di là della valenza dei quesiti referendari,le firme per il referendum avevano anche lo scopo di dare la sveglia a questo parlamento ingessato,litigioso,autoreferenziale:in poche parole vergognoso.E qualora ce ne fosse stato bisogno,oggi, questo parlamento sotto ricatto dei soliti noti,ha salvato il plurinquisito Cosentino.Ma il fatto eclatante come riferito da Salvini ospite di Piazzapulita,è che la maggior parte dei deputati leghisti hanno votato SI per l’arresto di Cosentino.Se così stanno le cose,allora oltre ai voti radicali ci sono stati altri voti per il NO da parte di deputati della ex opposizione oggi facenti parte della maggioranza.Non voglio aggiungere altro.

Alfonsodt 12 gennaio 2012 - 22:28

bella discussione, belle argomentazioni,una cosa però non viene presa in considerazone,che con questa sentenza tutto rimarra come prima o meglio peggio di prima. la volontà popolare o più specificatamente
di quelle persone che hanno raccolto firme e di coloro che queste firme le hanno apposte si è andata a farsi benedire! cosa diceva questa volontà,siamo stufi di votare persone scelte dai boiardi di partito e dalle segreterie delle stesse!!siamo stufi di votare a scatola chiusa una lista preconfezionata! siamo stufi di non poterci scegliere colui che ci deve rappresentare in parlamento!! questo chiedevano a gran voce quelle persone che come mè hanno raccolto firme e firmato per questo referendum,in pochissimo tempo si sono raccolte 1.200mila firme. tutti i discorsi accademici sono leciti e degni di considerazione,ma in democrazia vale la volontà popolare e il popolo voleva con quei referendum un chiaro e sacrosanto cambiamento,tutto questo con questa sentenza non sarà più possibile!!! le sentenze non si discutono,ma sè permettete le si possono anche non condividere e personalmente questo cortocircuito della volontà popolare non lo condivido!! ripongo la domanda a tutti noi,perchè!! dico perchè,non possiamo sceglierci il nostro candidato che ci deve rappresentare in parlamento.- poi con moplta ipocrisia qualcuno si meraviglia che il 40e passa% della popolazione italiana non va più a votare!! chissà perchè!! però compagni che sia chiaro le sentenze non si giudicano,mi raccomando!! saluti a tutti-alfonso di tullio mil/te SEL

Riccardo Rifici 12 gennaio 2012 - 22:19

Sono totalmene d’accordo con Alfonso Gianni, sia per quanto riguarda le considerazione in ordine alla decisione presa dalla Corte, sia sulla critica alla scelta fatta a suo tempo dal vertice di SEL di appoggiare questi referendum. Tale scelta oltre ad essere stata una decisione che andava confrontata ampliamente con gli iscritti di SEL, era assolutamente sbagliaiata nel merito, perchè si schierava per un sistema elettorale (uninominale a turno unico), probabilmente peggiore del porcellum. Chi sceglie i candidati nei collegi? chi partecipa al mercato delle vacche per dividersi i collegi vincenti?. Del resto se per avere la risposta a queste domande, si guarda il modo con cui è stato “selezionato” il gruppo dirigente di SEL, stiamo messi bene.
é ormai da troppo tempo che il vertice di SEL non si confronta seriamente con il corpo del partito, è ormai troppo tempo che si limita la definizione di una azione politica e di un programma politico, all’esercizio di tattiche di schieramento (le primarie, la foto di vasto, ecc).

Mario Liso 12 gennaio 2012 - 22:15

Non mi opiacer il mattarellum per via del sistema uninominale che in modo mascherato, permette lo stesso ai partiti di nominare i parlamentari (di pietro al mugello è un esempio). ho sostenuto la raccolta fimre in quanto convinto che il referendum potesse essere un grimaldello per costringere il parlamento a legiferare in modo giusto. Il porcellum era stato costruito con una serie di emendamenti al mattarellum. abrogando gli emendamenti doveva restare il mattarellum, poi da modificare in parlamento senza l’assenza della necesità di tener conto delle volontà referendarie. Non è andato così. Si può anche perdere. ma starei attento ad aprire varchi di scontro su questo tema. Vorrei sommessamente ricordare che il risultato di tale bociatura è il dare nelle mani del pd e del pdl la possibilità di decidere in piena autonomia la nuova legge elettorale. penso ci sia poco da festeggiare e da esultare.

Alberto 12 gennaio 2012 - 21:55

se pensiamo a quello che sta succedendo per l’acqua pur dopo l’esito del referendum dovremo mobilitarci su questo ( non vorremmo essere infilati tra gli opposti commenti di di pietro e ferrero) piuttosto che sulla legge elettorale. Intanto da anni si chiede di cambiare le regole dei referendum ( quesiti sottoposti prima alla consulta e poi raccolta firme, numero di sottoscritori ecc). In ogni caso sono d’accordo con Gianni

Luciano Chiodo 12 gennaio 2012 - 21:43

Sono in parte d’accordo con Alfonso Gianni, nel senso tecnico non c’è rapporto tra i due fatti perchè è diverso il merito e gli enti. Aggiungo che quando noi peones e semplici iscritti e militanti abbiamo “appreso” della scelta di raccogliere le firme contro il porcellum, era da settimane che SEL era in totale silenzio sulle manovre economiche del governo Berlusconi.
Però su una cosa non sono d’accordo con Alfonso Gianni: ADESSO CI AFFIDIAMO AL PARLAMENTO CHE HA VOTATO CONTRO L’ARRESTO DI COSENTINO PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE?
L’errore principale di SEL è stato il sostegno al governo tecnico, BISOGNA VOTARE E RIPRISTINARE LA DEMOCRAZIA.
Un ex-iscritto

Stefano Valenti 12 gennaio 2012 - 20:38

Sono completamente d’accordo con Alfonso Gianni.
La scelta più logica per SEL sarebbe stata l’appoggio al referendum Passigli, che abrogava il premio di maggioranza, reintroduceva le preferenze e manteneva soltanto, giustamente, lo sbarramento al 4 per cento, per evitare l’eccessiva frammentazione di prima del 1992 e i ricatti dei piccoli partiti clientelari.
La mia impressione è, invece, che Vendola abbia imposto a SEL la scelta dell’appoggio al referendum per la reintroduzione del mattarellum, probabilmente per salvaguardare le sue ambizioni personali. La maggior parte del PD, così come la maggioranza dei partiti, non vedeva di buon occhio la proposta di Passigli e preferiva il mattarellum, perché il mattarellum offre maggiori possibilità di fare dietro le quinte accordi che passano sopra la testa degli elettori.
Vendola sta trasformando SEL nell’ennesimo partito personale: il suo. Io sono sempre stato un moderato di centrosinistra ma, a partire dal 2009, ho votato quattro volte per SEL (europee del 2009, provinciali del 2009, regionali del 2010 e provinciali del 2011). Mi guardo bene dall’iscrivermi perché non voglio trovarmi, per l’ennesima volta, a dover sostenere scelte politiche che mi passano sopra la testa ma che avvantaggiano il leader di turno. Vogliamo un altro esempio? La scelta di appoggiare Morcone invece di De Magistris alle comunali di Napoli dell’anno scorso, formalmente approvata dagli iscritti in un referendum interno che probabilmente è stato pilotato dai soliti signori delle tessere che ci sono anche in SEL.
Non sono più disposto a rilasciare cambiali in bianco, a nessun leader.
Neanche se il leader si chiama Nichi Vendola.

Nonno 12 gennaio 2012 - 20:23

Aveva ragione Alfonso Gianni (e Bertinotti) e torto Nichi…
Per ordine:
1) non è vero che la maggioranza dei costituzionalisti pensavano che i quesiti fossere ammissibili (compresi alcuni dei proponenti professori bolognesi);
2) la raccolta firme sui quesiti senza la certezza che fossero ammissibili ha determinato una illusoria aspettativa oggi FRUSTRATA nel corpo elettorale di centro-sinistra e, giacchè siamo un Partito di volontari, in buona parte della nostra base militante;
3) l’errore di fondo è stato puntare ‘acriticamente’ senza neanche qualche adattamento tattico sulla foto di Vasto;
4) il Porcellum è incostituzionale solo su un punto: l’indicazione del premier sulla scheda perchè la Costituzione non prevede il premier ma una Repubblica parlamentare;
5) paradossalmente dire che il Porcellum è incostituzionale va contro la nostra linea che sulla leadership e sulla premiership abbiamo costruito la fortuna (cfr. il tema delle primarie);
6) il Porcellum è una legge pessima (che ha espulso la sinistra di governo, socialista, comunista, verde, femminista ecc.), ma non incostituzionale perchè la Costituzione ammette leggi proporzionali e/o maggioritarie (sia il Porcellum che il Mattarellum sono maggioritarie).
Come uscirne: proporre la legge elettorale proporzionale e un cambio di Costituzione con la previsione della sfiducia costruttiva e del monocameralismo, così si salvano il Partito e le coalizioni, quindi le primarie.

Igor 12 gennaio 2012 - 20:18

Purtroppo, nemmeno io, pur avendo sottoscritto i quesiti referendari, ero speranzoso sulle possibilità che i referendum fossero ammessi.
Il principio della reviviscenza nell’ordinamento italiano non è ammesso e dunque non c’era molto da fare.
Rilevo, incidentalmente, che tra i rappresentanti davanti alla Consulta dei comitati promotori dei referendum vi fosse il Prof. Sorrentino, che sostiene invece la tesi della reviviscenza. Vorrei far notare che, a quanto mi risulta, le sue sono posizioni minoritarie, in proposito, nell’ambito della dottrina costituzionalistica italiana.
La mia impressione è che le competenze giuridico-costituzionali all’interno dei partiti andrebbero di gran lunga incrementate e potenziate.
Quanto al caso Cosentino, pongo una domanda: ma è un comportamento costituzionalmente corretto che la Camera (o il Senato) si esprima, con un sì o un no all’arresto di un deputato, valutando se vi sia suoi confronti un fumus persecutionis da parte dei magistrati.
Vorrei far notare che nel nostro ordinamento costituzionale l’azione penale è obbligatoria senza eccezioni e che i parlamentari non sono perseguibili unicamente per i casi di opinioni espresse e voti dati nell’esercizio delle funzioni.
La Camera dei deputati, di conseguenza, dovrebbe votare non sulla sussistenza di un fumus persecutionis ma sul fatto che i fatti contestati come reato rientrino tra i voti dati e le opinioni espresse.
Vorrei sapere come l’accusa di associazione a un clan camorristico possa considerarsi un voto dato o un’opinione espressa nell’esercizio delle funzioni di parlamentare.
Qualcuno me lo sa spiegare, se non pensando che anche i deputati vogliono essere una delle tante caste intoccabili del nostro Paese?

Nino 12 gennaio 2012 - 20:00

qualcuno dice che la sentenza della corte costituzionale è sorprendente.
In realtà non c’è nulla di sorprendente, in quanto questa sentenza si situa all’interno della giurisprudenza della stessa corte, secondo la quale il referendum abrogativo non può lasciare vuoti legislativi.
Infatti, secondo la corte, se si fosse permesso il referendum sul porcellum, in caso di abrogazione di tutta la legge, non sarebbe risorto il mattarellum, ma si sarebbe verificato un vuoto legislativo.
Si può non concordare con questa tesi, ma questa è. E i promotori del referendum abrogativo la conoscevano.

Mirko Lombardi 12 gennaio 2012 - 19:55

“Mal che si vuole peccato non goderselo” dice un vecchio adagio. Ha ragione Alfonso Gianni al cui commento vorrei aggiungere che c’era una proposta referendaria robusta e assai più “costituzionale”, il referendum Passigli, che non solo aveva un esplicito indirizzo proporzionale contro il premio di maggioranza del Porcellum ed in linea con i rilievi che la stessa Corte aveva fatto, ma che reintroduceva il diritto di scelta degli elettori. Per qualche giorno siamo stati con questo referendum, sul quale ricordo c’era anche l’appoggio della cgil, poi senza discussione ci siamo consegnati a Parisi e Segni, con i risultati che vediamo.
Addio foto di Vasto. Ora facciamo la foto con De Magistris? E tra un po’ chi chiameremo sul palco a far la foto? La nostra estemporaneità stiamo pagandola, non e’ che noi siamo i più furbi della compagnia, anzi, fino ad oggi ci siamo fatti fregare e rischiamo di essere messi ai margini della vicenda politica italiana.
Discutiamo fin che siamo in tempo che di un approfondimento abbiamo bisogno come il pane, un approfondimento sulla fase che e’ cambiata radicalmente , sulle ipotesi di prospettive, sulle proposte di gestione della crisi salvando e non bastonando la nostra gente…..Di tutto abbiamo bisogno fuorché di messe cantate, non che non mi piacciano ogni tanto, ma non e’ la modalità con la quale si può uscire dalle difficoltà

Fabio Faina 12 gennaio 2012 - 19:48

caro compagno alfonso gianni,
tu dici che eri contrario al referendum perchè i quesiti erano di dubbia costituzionalità.
io sono un semplice compagno che in questa fase cerca di fare nel modo migliore possibile, con tutti i miei limiti, il segretario provinciale di sel.
non sono un costituzionalista ma un edicolante e per questo non ho le competenze come te per dire se i quesiti fossero dubbi sul piano costituzionale.
ho però le conoscenze minime per dire che l’attuale legge elettorale attenta in maniera violenta la nostra carta costituzionale.
chi si è reso responsabile della sua promulgazione, visto che costui dovrebbe essere il supremo garante della costituzione, porta sulle proprie spalle una gravissima responabilità.
negli ultimi due mesi nel nostro paese sono avvenuti fatti che hanno legato la nostra democrazia ad una corda alla quale estremità è legato un masso.
prima che sia troppo tardi è ora di tagliare quella corda dal masso prima di finire in fondo al mare in pasto ai pescecani.

Danny 12 gennaio 2012 - 19:40

Alfonso Gianni ha totalmente ragione!

Vito Saturno 12 gennaio 2012 - 19:13

Riscrivo a commento anche di questo articolo:
QUANDO L’INGIUSTIZIA DIVENTA LEGGE, LA RESISTENZA DIVENTA DOVERE.
(Bertolt Brecht)
E noi, che cosa aspettiamo ad assediare il Palazzo?

Melfi Mario 12 gennaio 2012 - 19:09

Caro Alfonso, personalmente mi sono fatto un’altra idea sul pronunciamento della Corte Costituzionale. Penso che sia stata “influenzata” dal clima sociale che stiamo vivendo. Una sua approvazione avrebbe, a mio avviso, accellerato un dibattito politico che poteva concludersi con elezioni nella prossima primavera. Sul caso Cosentino, beh, preferisco non pronunciar parola, farei torto all’intelligenza degli Italiani ed offenderei gli occupanti degli “scranni” conquistati così faticosamente (sic!!!).

Felice Di Giandomenico 12 gennaio 2012 - 19:09

Mi domando allora a cosa sia servito raccogliere tutte quelle firme riguardo il referendum per abrogare il Porcellum.
La solita commedia all’italiana? Il popolo ha o non più voce in capitolo in questo paese? Contiamo ancora qualcosa noi cittadini?
E’ vero che non bisogna mettere l’affaire Cosentino in correlazione con quanto deciso dalla Consulta, però è anche vero che in un paese con le pezze in fronte notizie del genere non possono che creare amarezza, disgusto e anche un senso di rassegnazione. E comunque, come ho già avuto modo si scrivere sul Forum questo non è assolutamente un bel giorno per la nostra democrazia.

Gianni Melilla 12 gennaio 2012 - 18:53

la stragrande maggioranza dei costituzionalisti italiani aveva sostenuto che i referendum fossero ammissibili e dunque non è così scontata da un punto di vista scientifico e tecnico la decisione della Corte Costituzionale che in altre occasioni (vedi referendum sull’aborto) non si è basata sul principio della riviscenza. Ora dobbiamo continuare la nostra battaglia per una legge elettorale che non frantumi il bipolarismo e il potere di scelta dei parlamentari da parte dei cittadini.

Andrea Di Martino 12 gennaio 2012 - 18:47

Non è vero che i due fatti non stanno insieme. Pur venendo da due organi costituzionalmente differenti, entrambi le decisioni contrastano con il sentimento pubblico prevalente. Entrambi allontanano ancor di più le istituzioni dai cittadini. Entrambi le decisioni sono vento che spira Su in incendio fatto di antipolitica e delusione che sta devastando la democrazia italiana. Entrambe son contro la voglia di partecipazione che si era sviluppata questa primavera.

Enzod56 12 gennaio 2012 - 18:43

E stato un vero pasticcio per la raccolta delle firme&quisiti referendari.- Nonostante ciò questa consulta e la vergogna della nostra giurisprundenza italiana.-

Gianna Baresi 12 gennaio 2012 - 18:43
Luciano Bocchi - Trento 12 gennaio 2012 - 18:15

Concordo pienamente con Alfonso Gianni. La Corte va rispettata comunque, per il suo ruolo istituzionale.
Lasciamo da parte derive referendarie e proponiamo una seria legge elettorale, magari con una legge di iniziativa popolare su cui raccogliere milioni di firme. Allora sì che, forse, staneremo il Parlamento dei camorristi e dei loro sodali (radicali compresi!).

Alberto Marinucci 12 gennaio 2012 - 18:12

Mah, onestamente penso che per il referendum, bisognava mandare avanti una campagna per la Proporzionale Integrale. L’errore è stato questo. Ora più che mai urge aprire questa discussione all’interno di SEL. È stata una dura sconfitta ma “ce la siamo” cercata (ho virgolettato il “noi” perché io personalmente non ho firmato per il referendum, visto che mi sembrava molto populista)

Enrico Matacena 12 gennaio 2012 - 18:02

Che fare? occorrerebbe la mobilitazione per smuovere il parlamento, ammesso che ci si riesca. Questa scelta della consulta rischia anche di stabilizzare un quadro politico moderato-conservatore. Berlusconi non farà mai passare una nuova legge elettorale. E’ stata una decisione sorprendente.

Francesco 12 gennaio 2012 - 17:27

…ora cosa diciamo a chi abbiamo chiesto la firma?
Scusate ma non siamo in grado di scrivere (o far scrivere o far leggere ad un costituzionalista) un quesito referendario…
Spero che si riconosca l’errore fatto da chi ha deciso di appoggiare un referendum che quasi tutti i costituzionalisti davano per evidentemente inammissibile.
Speriamo che la riforma elettorale non venga a questo punto dimenticata…

Alfonso Gianni 12 gennaio 2012 - 17:10

Caro Nichi, non mettiamo insieme il voto su Cosentino con il pronunciamento della Corte. Sia perchè il merito è diverso sia perchè diversi sono gli organi. Il voto del parlamento è politico nel senso peggiore del termine e testimonia che i berluscones non sono spariti. Il voto della Corte è tutt’altra cosa. Che i quesiti referendari fossero dubbi costituzionalmente era noto. La scelta della Corte è logica e coerente. Come ricorderai espressi la mia opposizione alla scelta di Sel nell’Assemblea nazionale, purtroppo a cose fatte. Ancora prima della parentesi estiva in diversi chiedemmo che si convocasse l’Assemblea per discutere preventivamente l’adesione al referendum Parisi. Non venne fatto.La considerazione che il Porcellum sia incostituzionale non basta da sola a rendere corretta una proposta referendaria che si basava sul principio della “riviviscenza” delle norme abrogate, contro cui la Corte si era già espressa in un recente passato, e che oltretutto prometteva ai cittadini di potere scegliere liberamente i candidati, cosa palesemente impossibile nei collegi uninominali. Sarà bene discutere di tutto ciò e delle mutazioni in atto nel quadro politico nella prossima Assemblea nazionale convocata per il 22 gennaio.

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