Orientamenti e disorientamenti : cosa vuol essere SEL nel Mezzogiorno?

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Non è facile essere sempre coerenti con i principi di una buona politica, a volte le contingenze condizionano e i ritardi pure. Stavolta parlo per me e solo per me. Per fare chiarezza nella mia testa e spesso l’unico modo che ho è quello di scrivere o di discutere con altre e altri le mie opinioni.
Per me la coerenza è un principio che va perseguito, a volte ci si riesce e a volte no. Ma tendere alla coerenza bisogna, in politica soprattutto altrimenti si è come foglie al vento.
Sinistra Ecologia Libertà nasce per cercare di dar corpo ad una buona politica di sinistra, per essere una sinistra autonoma e competitiva con il Pd (il che non esclude alleanze ma non significa mai appiattimento), una sinistra che ha una cultura di governo (che non vuol dire non stare al governo per forza ma porsi sempre il tema della soluzione dei problemi che si incontrano anche stando all’opposizione), una Sinistra che mette al centro il lavoro e la qualità ambientale dello sviluppo come due cose che si tengono e non alternative tra loro, una Sinistra solidale e parte di un mondo multietnico e dunque contro ogni forma di razzismo, una Sinistra giusta e dunque non giustizialista, che crede nello stato di diritto per tutte e tutti, una Sinistra che vede la differenza e la libertà femminile come uno dei fondamenti del proprio profilo, una Sinistra che non rinuncia mai alla non violenza e alla laicità.
Questi principi ognuno a suo modo si sono perfettamente incarnati nella battaglia fatta in Puglia per difendere e affermare il diritto di Vendola a candidarsi per un nuovo mandato, contrastando una visione solo numerica e matematica delle alleanze, e per questa ragione ho scritto in un altra nota che l’esperienza pugliese “ci costituiva” (era cioè per noi emblematica ed esemplare) più di qualsiasi assemblea. In questi giorni mi sono chiesta se Sel sia riuscita sempre a dar corpo a quei principi nella scelta delle alleanze per regionali o nell’appoggio a questo o quel candidato. E purtroppo la mia risposta non è positiva. Mi pare che la situazione che ci troviamo davanti sia eccessivamente variegata e non lo dico per menar scandalo ma solo per ricordare a noi tutte e tutti quanto lavoro su noi stessi ci sia ancora da fare.

Faccio solo due esempio per tutti…nel sud c’è da molti anni un problema serio legato alla incapacità di governare (incapacità che coinvolge giunte di destra come in Sicilia ma anche di centro sinistra come in Campania e Calabria), in queste realtà la nostra posizione (proprio per rimarcare la diversità positiva della Puglia) dovrebbe caratterizzarsi per il massimo di rigore e di innovazione nel modo di fare politica, nelle pratiche, nei contenuti e anche nella scelta delle persone. Io non sono mai stata tra coloro che hanno urlato a squarciagola che un avviso di garanzia era un motivo bastante per non candidare una persona (anzi io penso che sia come dice la legge solo un istituto a garanzia di chi lo riceve) e dunque non valuto la candidatura di Loiero o di De Luca dal punto di vista della giustizia…credo che queste due persone non siano esempi di buona politica per ciò che hanno rappresentato in questi anni, Loiero per la totale incapacità a governare la sua regione e De Luca per il fatto che la sua idea di convivenza con gli immigrati e la sua idea di sicurezza sono quanto di più distante possa esserci da ciò che dovremmo rappresentare noi.

Lo stesso potrei dire di Penati, candidato in Lombardia, che sugli stessi temi esprime orientamenti analoghi. Inoltre non apprezzo in linea di principio le sorde e durature contrapposizioni personali e purtroppo in Campania da oltre quindici anni si contrappongono, pur nello stesso partito, due gruppi che non si risparmiano colpi durissimi (Bassolino da un lato e De Luca dall’altro) e anche per questo era giusto che noi fossimo gli interpreti di un superamento di entrambe queste logiche.
Ma De Luca può vincere mi hanno obiettato alcuni….e di fronte a questa motivazione io non posso far altro che dire che anche noi abbiamo tante cose da mettere a punto…e non perchè a me piaccia perdere ma perchè non intendo vincere al di sopra dei principi nei quali credo.
Questa naturalmente è solo la mia opinione personale e vale come tale. Noi siamo in fase costituente e dunque è bene che subito dopo le lezioni di questo e di altro si discuta a fondo. Altrimenti il nostro profilo resterà indeterminato e difficile da cogliere. Vendola, la sua giunta e il governo della Puglia sono stati un segnale di speranza e di rinascita per tutto il mezzogiorno, quel segnale noi dovremmo portare dovunque.

Fulvia Bandoli

Ci sono 20 commenti per questo post
Giuseppe 13 febbraio 2010 - 23:43

Mi domando quale principio ha ispirato

l’accordo di SeL con il partito SOCIALISTA in

CAMPANIA e in prov. di CASERTA.

spiegatemelo

Nicola 11 febbraio 2010 - 20:50

SeL e Federazione della sinistra individuino e sostengano un unico candidato a sinistra ed alternativo a De Luca

Perlasinistra 11 febbraio 2010 - 01:37

SeL e Federazione della sinistra individuino e sostengano un unico candidato a sinistra ed alternativo a De Luca

Tiziano 10 febbraio 2010 - 22:34

Condivido in pieno quanto espresso.
E condivido anche quando scritto da pino tassi.
Da toscano di origine calabrese non posso non soffrire nel vedere la mia regione abbandonata al consiglio regionale più inquisito d’italia. Loiero ha creato un sistema di potere, Loiero ha silurato un’assessore alla sanità, rea di aver denunciato un sistema di appalti pilotati. Spero che ci sia la forza di appoggiare Callipo, che i compagni che non ne sono convinti si rendano conto che Callipo non è una garanzia, ma è un uomo nuovo. Non è il centrodestra, non è il sistema di potere di un certo pd calabrese, in mano alla ‘ndrangheta. C’è da dare una svolta decisiva ad una politica che rischia di far sprofondare definitivamente una regione.

Barbara 10 febbraio 2010 - 20:59

Brava, condivido in pieno.

Antonello Natali 10 febbraio 2010 - 19:30

I temi proposti da Fulvia sono come sempre assolutamente importanti per definire la politica di SEL, la sua identità e le sue alleanze. Tutti i contributi che, prima del mio, commentano le tue riflessioni, portano pezzi di verità. E’ indubbio che la nostra presenza politica nelle coalizioni debba caratterizzarsi su tre o quattro punti programmatici per noi irrinunciabili; è altrettanto vero che per conquistare egemonia culturale e consenso elettorale, dobbiamo essere in grado di formulare progetti, articolarli in proposte e realizzare quello che progettiamo. Penso che dovremmo fare molta attenzione all’insegnamento che ci viene dalla Puglia. In quella regione abbiamo avuto la possibilità di governare, in coalizione, ma di governare con Vendola. Ebbene il successo di Nichy alle primarie ci dimostra che se progettiamo da sinistra e realiziamo quello che progettiamo, la nostra proposta politica è vincente. Per fare questo dobbiamo riuscire ad amministrare, ad avere accesso alle amministrazioni locali e lì far passare le nostre idee.
La nostra sfida è quindi quella di cercare sempre un equilibrio tra l’esigenza di rendere manifesti all’esterno i nostri princìpi etici e morali e la necessità di trovare i percorsi per realizzare il nostro progetto di società.

Paola Manzini 10 febbraio 2010 - 17:11

Grazie Fulvia,
sono completamente d’accordo.
Occorre coerenza e cura per il progetto che stiamo costruendo, possiamo farlo crescere solo mettendo in discussione noi stessi attraverso il confronto e lo scambio.
Un saluto a tutti

Paola Manzini

Pino Tassi 10 febbraio 2010 - 15:54

L’opinione di fulvia Bandoli è quella di tanti compagni di Sel in Calabbria che nel corso di questi anni si sono battutti contro il mal governo di Loiero. Fulvia si sbaglia solo su un punto dove afferma che Loiero non è stato capace di governare. Questo non è vero, ha governato bene per se creando un sistema di potere ramificato che passa dal controllo della sanità, di tutti gli enti. Non c’è nomina che non abbia risposto a criteri di rafforzamento del suo sistema di potere, pescando a pieni mani in personaggi, spesso discreditati, del centro destra e spesso già nominati dalla precedente giunta di destra.
Il loierismo ha acquistato consensi anche nei partiti della sinistra da rifondazione ai comunisti a pezzi di Sel. Oggi in calabria la battaglia del cambimìamento è impugnata da Pippo callipo, un industriale intorno a cui si sono raccolti associazioni, movimenti. Voluto da de Magistris che alle ultime elezioni europee ha raccolto quasi il 10% dei voti. Sel può svolgere un ruolo importante se non scegli di appiattirsi su Loiero e se non sceglie di correre da sola. Possiamo essere un soggetto importante per aprire una nuova primavera per la Calabria insieme ad altri soggetti che non ne possono più di questa cappa asfissiante e opprimente del sistema politico calabrese.
pino tassi
sel calabria

Pino Tassi 10 febbraio 2010 - 15:24

Cara Fulvia,
la tua opinione è condivisa in pieno da tanti compagni di Sel in calabria. Ti sbagli solo su un punto : non è vero che Loiero non è stato capace di governare , ha govenato benissimo creando un sistema di potere che ha soffocato qualunque spazio di libertà e di buona gestione. E’ stato così abile da comprarsi il consenso di quasi tutte le forze della sinistra, tra assessorati e incarichi vari.
Oggi in Calabria la parte più sensibile dell’opinione pubblica guarda con simpatia alla candidatura di Callipo, voluta da De Magistris. In Sel ci sono idee e orientamenti diversi, tra chi sponsorizza la candidatura Loiero e chi, come me, si batte per il sostegno a callipo. Schierarsi con Loiero sarebbe un colpo mortale all’idea di cambiamento che rappresenta oggi Sel in Italia dopo la vittoria di Vendola. Sarebbe un peccato se la Puglia rappresentasse un eccezione mentre in calabria e campania ci si accodasse al peggiore sistema di potere del Pd. In calabria c’è la possibilità di creare un’alleanza con soggetti nuovi, associazioni, movimenti,ecc, che potrebbero dare uno sviluppo impetuoso e positivo a Sel. per fare questo serve che i compagni della direzione nazionale sappiano leggere e ascoltare tutti senza preclusioni o scelte prestabilite.
pino tassi
sel calabria

Tiziano Domenici 10 febbraio 2010 - 15:20

Il problema, ancora una volta, è il valore che noi diamo al nostro progetto.
Ci troveremo spesso, nei prossimi anni, di fronte a scelte complicate, difficili, richiami al “senso di responsabilità” ( di cui,pure, abbiamo già dimostrato in varie circostanze di essere abbondantemente dotati) di fronte al rischio del governo di una destra sempre più pericolosa o anche dinnanzi alla possibilità di non superare soglie di sbarramento e , dunque, di non avere qualche consigliere regionale o provinciale o comunale.
So bene che la politica è anche trattativa e compromesso ma so anche che, se soprattutto in questa fase “neonatale” noi perdiamo il “nitore” della nostra proposta e del nostro progetto politico, la sua autonomia e visibilità, corriamo il rischio di commettere un auto-infanticidio, proprio nel momento in cui a noi si rivolgono migliaia di persone, pezzi interi di società che avevano smarrito la speranza di costruire non una sinistra qualsiasi ma “questa” sinistra intorno alla quale ci stiamo, con difficoltà,misurando.
Questo vale , a mio parere,per quanto riguarda partecipazioni poco comprensibili in coalizioni dove , alcune delle nostre caratteristiche fondamentali hanno poco diritto di cittadinanza, come per la costruzioni di cartelli che poco hanno di progettualità per quanto riguarda un percorso di unità a sinistra ma invece molto di elettorale , anzi elettoralistico e che come tali sarebbero riconosciuti e puniti, giustamente, dagli elettori.

Claudio Fondelli 10 febbraio 2010 - 15:01

Fulvia Bandoli pone un tema importante. Domanda (e si domanda) qual’è la strada che dobbiamo percorrere per riuscire a “caratterizzare” il nostro agire (sia che tratti della selezione della classe dirigente, come accennato nell’intervento, o di decidere quale scelta politico-amministrativa compiere) in coerenza con i nostri valori e gli obbiettivi strategici che ci siamo dati.
Si tratta di un tema (la caratterizzazione coerente delle azioni) assolutamente centrale, direi fondativo della stessa esistenza (futura) di SEL, perchè pone il tema del difficile raccordo dei due estremi che caratterizzano (e rischiano di spezzare) il difficile equilibrio che connota la sinistra in Italia oggi (SEL prima di tutto, ma non solo essa).
Da un lato il limitato (attuale) consenso che non permette di marcare una sufficiente autonomia dagli altri partiti del centrosinistra senza rischiare di mettere in gioco la sopravvivenza stessa del progetto politico (perchè la gente, oggi, si aspetta risposte e non promesse per un domani – sempre rimandato al giorno successivo – migliore e l’unico modo concreto di dare risposte è governare, dunque far parte di maggioranze di coalizione. Del resto è altrettanto indispensabile una presenza nelle istituzioni, che oggi sarebbe in molti casi messa in discussione se ci presentassimo in autonomia – a causa degli sbarramenti elettorali – perchè senza risorse economiche – leggasi rimborsi elettorali – ed umane – leggasi personale a tempo pieno pagato dalle istituzioni – NON sarebbe possibile fare politica a livello nazionale). Dall’altro la debolezza che consegue dall’attuale mancanza di autonomia che rende difficile ogni rapporto con le altre forze politiche di centrosinistra che, in forza del loro maggiore consenso, tendono più ad imporre scelte da loro compiute che a misurarsi in un reale confronto di merito.
Una sorta di “cul de sac” dal quale sembra non si possa uscire, intrappolati all’interno di un’equazione infernale: scarso consenso = debolezza contrattuale / debolezza contrattuale = scarso consenso.
Per questo, più che per i personalismi che comunque ci sono (e la “lotta” interna tra dirigenti per riuscire ad essere loro i candidati o i prescelti a ricoprire ruoli istituzionali), SEL fatica a raggiungere quella coerenza necessaria e sulla quale Fulvia Bandoli si e ci interroga.
Ed è un nodo che deve essere risolto perchè la situazione attuale, mantenersi dentro il perimetro dell’equazione che sopra richiamavo significa condannare SEL ad una lenta ma irreversibile agonia. Non potrà mai bastare, per quanto valga la sua persona e l’esperienza di cui è portatore, Nichi Vendola per sorreggere il peso (senza crollare) della responsabilità e della credibilità di un partito politico.
Quale strada possiamo dunque percorrere (stante le debolezze che sopra evidenziavo). A mio avviso una sola. Accettare la sfida di inserirsi nelle divisioni e contraddizioni presenti all’interno dei partiti maggiori del centrosinistra (soprattutto il PD) per scomporre – di volta in volta e caso per caso – i rapporti di forza riaggregandoli in un raggruppamento a noi più vantaggioso (ovvero che ci includa). Si tratta cioè di smettere di essere prevalentemente passivi (come attualmente siamo ed abbiamo dimostrato di essere nella maggior parte dei casi in questa fase pre-elezioni regionali, con al sola quasi unica eccezione della Puglia, dove partivamo – rispetto agli altri casi – con un vantaggio ed una posizione di forza direi unica in tutto il panorama nazionale) restando in attesa che siano gli altri a fare il primo passo, sforzandosi di leggere la realtà in profondità e promovendo azioni che possano incidere sulla sua determinazione futura. Si tratta cioè di riuscire (è molto difficile ma a mio avviso non ci sono altre strade) a saper distinguere oltre le apparenze (e la collocazione formale di appartenenza politica) cogliendo – se e quando si presenta – l’occasione di diventare “ago della bilancia” in una scelta o in una contesa, anche appoggiando quelle opzioni in campo poste da altri partiti che, pur non rispondendo completamente alle nostre aspettative o alle nostre posizioni in materia, possono produrre un equilibrio più avanzato (o contrastare un arretramento su determinate posizioni), dimostrando così a chi ci guarda con attenzione e curiosità che SEL merita di essere sostenuta perchè in grado di cambiare – in qualche misura – lo stato delle cose presenti. Mi si dirà che queste “occasioni” non capitano o capitano così raramente da essere solo casi sporadici. Forse è vero, non conosco la risposta ma posso invitare tutti noi a farci una domanda. Quelle occasioni non ci sono perchè effettivamente non esistono o perchè siamo noi che ancora non abbiamo imparato a vederle?

Bruno (acireale) 10 febbraio 2010 - 14:35

Sono d’accordo con Fulvia e capisco Luigi al quale però ricordo che in Puglia il PD si opponeva alla candidatura Vendola in nome di una vittoria che senza UDC sarebbe impossibile. Nella risposta di Vendola si dovrebbe riconoscere Sel: non serve a nulla la vittoria elettorale se per ottenerla dobbiamo rinunciare ai nostri principi e ai nostri obiettivi, avremmo una vittoria svuotata di contenuti che porta in se i germi delle future sconfitte (Governo Prodi docet).
Dove il candidato presidente ha una storia politica, una cultura e un programma che per molti e importanti punti è agli antipodi dei nostri (De Luca e Penati ad esempio) non mi preoccuperei di andare al voto senza il PD, non sarebbe una scelta ideologica e settaria ma dettata da motivi ben più concreti.
La domanda è: vogliamo essere noi a determinare le scelte politiche del centrosinistra o vogliamo andare al traino?

Tommaso 10 febbraio 2010 - 13:28

fatti non parole…..aleandoci con de luca perderemo voti

Michele 10 febbraio 2010 - 12:21

sono d’accordo con Luigi

Luigi 10 febbraio 2010 - 11:52

A volte, cara Fulvia, scegliere un candidato a cariche politiche importanti e delicate come quello di Presidente di una Regione complessa e con grandi contraddizioni sociali come la Campania non è facile. Voltare pagina con ciò che è stato il sistema di potere Bassoliniano, le sue clientele, la cattiva amministrazione nel campo della sanità e dei fondi comunitari non è affatto semplice. In più ti devi battere contro una destra che dietro il volto da bravo ragazzo di Stefano Caldoro (il fighettino, come qualcuno lo ha definito) si nascondono personaggi come Nicola Cosentino, uomo forte del PDL, che, se non fosse per l’immunità parlamentare, dovrebbe stare nelle patrie galere per i suoi rapporti con il clan dei Casalesi. Ecco perchè in alcuni casi, proprio per cercare di difendere quei principi nei quali credi e crediamo tutti noi di Sinistra Ecologia e Libertà, siamo costretti a trovare soluzioni di compromesso. Sacrificare qualcosa per salvare qualche altra cosa, forse ancora più importante: la speranza.
Anch’io esprimo delle perplessità sulle idee che De Luca ha in materia di sicurezza e di immigrazione ma, nello stesso tempo conosco bene Salerno (per averla visitata e per averne studiato alcuni sistemi di amministrazione quando ero Sindaco della mia città) e so come questa città sia stata amministrata dal De Luca Sindaco, i passi avanti fatti in termini di riqualificazione urbana, vivibiltà, sviluppo economico e trasparenza nell’azione amministrativa. Senza dimenticare che è stata l’unica città capoluogo della Regione Campania a non soffrire il problema dei rifiuti in un momento in cui la Campania intera veniva additata su tutti i giornali, italiani ed esteri, come la Regione della “monezza” e della Camorra. Ecco, perchè, cara Fulvia, è difficile decidere, ma una decisione va presa e ciò deve avvenire allo “stato degli atti” e tenendo sempre conto del contesto socio politico in cui si opera. Per questi motivi (ed anche per altri che per ragioni di spazio non elenco) io sosterrò e voterò De Luca sperando che, insieme a lui, anche il nostro partito esca vincitore dalla prossima difficilissima tornata elettorale.
Luigi Monaco, Torre Annunziata (NA)

Luca 10 febbraio 2010 - 11:28

Fulvia riescesempre ad interpretare quei piccoli malumori che talvolta alcune scelte mi provocano….Credo che i principi basilari del nostro movimento-partito non siano barattabili con la logica della sola vittoria. Certo, dobbiamo cercare di allargare le alleanze e di scegliere i candidati che ci possano portare alla vittoria ma la domanda fondamentale da porre e da porci è: vincere per fare cosa? vincere in nome e per conto di chi? queste sono le domande a cui i “nostri” candidati (se veramente vogliono essere considerati come tali) devono porsi. Noi non vogliamo essere solo ed esclusivamente una bella opposizione, dura ed efficace… ma ci candidiamo per governare e cambiare l’esistente. Per fare tutto ciò però non basta rincorrere la destra con slogan aberranti sugli immigrati (vero Penati e/o De Luca???) o sul modo di scegliere il ceto dirigente regionale (vero Loiero???). Insomma io voglio vincere per affermare i miei principi ed aiutare coloro che ne hanno bisogno….non solamente per mettere le bandierine colorate sulla cartina d’Italia….

Maurizio 10 febbraio 2010 - 10:58

Sono perfettamente d’accordo con te!!
Credo che hai inquadrato il problema nella sua interezza e complessità, sarà il caso che nel congresso fondativo (che arriva con colpevole ritardo) prenda corpo con le relative conseguenze l’idea di un partito realmente autonomo dal PD.

Guidodec 10 febbraio 2010 - 10:55

sottoscrivo parola per parola quello che scrive fulvia bandoli. il tema del potere, di come stare (ed eventualmente non stare) nel centrosinistra, quali elementi di innovazione e di rigore introdurre in questo desolato campo della politica italiana, sono tutti elementi che non dobbiamo lasciare in sospeso nè affidati al volontarismo dei singoli, fossero pure nichi vendola. aggiungerei il tema della democrazia interna e della costruzione dei luoghi della discussione e del confronto.
certo, siamo un soggetto in costruzione e queste difficoltà non vanno drammatizzate; nondimento non possiamo eluderle o fare finta che non esistano.

Guido de Carlo
SEL Area nolana

Paolo 10 febbraio 2010 - 10:35

Ah quanto sono d’accordo…

Giuseppe Vinci - Sel - Fasano 10 febbraio 2010 - 10:26

Cara Fulvia, non si può pretendere che d’un tratto il mondo si popoli di tanti Vendola, di tanti volenterosi, di uomini che hanno un coscienza politica (della polis) come necessità essenziale per le comunità umane. Per arrivare a ciò ci vuole tempo. Ma oltre al tempo è necessario fare un lavoro radicale, appunto essenziale, di base, partendo dall’abc della politica. E questo riguada anche e soprattutto il nostro movimento che tra una consultazione e l’altra, presa nella morsa del tempo che corre tra un appuntamento e l’altro, ha poco tempo per dedicarsi alle dinamiche politiche interne. E questo è un gap, serio, che bisogna affrontare e superare senza lasciare buchi!
Una buona politica, come quella che Nichi e la sua giunta regionale stanno realizzando da 5 anni a questa parte, non può fondarsi sull’attesa di illuminati venuti dal cielo. Una classe politica cosciente ha necessità di essere formata e la formazione non può che avvenire lavorando con la base, attraverso dinamiche orizzontali, democratiche, condivise e consapevoli.
In questi giorni in cui si pongono in essere le candidature, tanti sono i momenti in cui si sta rischiando di scadere nei verticismi che ricordano tanto il “centralismo democratico” a cui tanto siamo allergici! Certo i tempi stretti non giocano a favore del confronto e della condivisione di tutta la base, ma non possiamo far passare questo principio in second’ordine, pena la trasformazione di SEL in un partito sclerotico che sa tanto di muffa!
E’ difficile realizzare un sistema democratico orizzontale fatto di condivisione e di consapevolezza, ma non possiamo non muoverci in questa direzione, se davvero vogliamo realizzare la “rivoluzione gentile” di cui tutti siamo innammorati.
L’unico verticalismo che per una rivoluzione simile è pensabile, non può che essere nei “principi” superiori a cui SEL si ispira.

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