Il 20 settembre sarà una data memorabile, fra cinque giorni infatti, i palestinesi chiederanno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il riconoscimento del loro Stato. Dopo 64 anni dalla nascita dello Stato ebraico, si giunge ad un punto di svolta, anche se al momento il tutto è avvolto da molta incertezza, sia sulle forme di presentazione, sia sui risultati effettivi della vicenda, contro la quale peserà enormemente il ricorso al veto espresso dagli Stati Uniti.
Secondo diverse fonti, il ministero degli esteri dell’autorità nazionale palestinese chiederà al Palazzo di Vetro il riconoscimento delle frontiere, così com’erano prima della “guerra dei 6 giorni”, includendo tutta la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme est.
Nonostante circa un anno fa, l’Ue approvò una risoluzione che conteneva una positività, riguardo il riconoscimento, il linea di principio, dello stato palestinese, in Europa, al momento, si respira un’aria molto confusa. Alcuni Paesi, come Grecia, Cipro, Malta, Belgio, Irlanda, Portogallo e Svezia sembrano propensi a votare positivamente all’assemblea generale, altri, fra cui Gran Bretagna e Francia si sono posizionati meno chiaramente, anche se dal Presidente Sarkozy sono giunte particolari “aperture”.
Gli Stati ai quali il riconoscimento proprio non piace sono, oltre all’Italia, la Germania, l’Olanda e la Repubblica Ceca.
Il nostro Paese, come al solito, non stupisce particolarmente, il suo voto contrario rappresenta la politica filo-israeliana assunta in questi anni, nascondendosi dietro le varie incertezze riguardo la soluzione unilaterale, anzichè un riconoscimento che sia esito di un negoziato.
L’Italia perde un’altra occasione, rinuncia all’evocazione di un forte segnale di giustizia e civiltà, non fornendo al popolo palestinese l’accesso alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja e a quella penale internazionale – per esempio – accesso che aiuterebbe la Palestina a difendersi verso l’imponente forza di occupazione israeliana.
Il riconoscimento dello Stato Palestinese è quanto di più positivo possa accadere, per far nascere nuovi ideali e nuove emozioni in grado di creare un comun denominatore in un territorio dilaniato ed oppresso.
Andrea Sironi
MA SEL VUOL DIRE QUALCOSA SU QUESTO GENOCIDIO CHE SI STA CONSUMANDO A POCHI CHILOMETRI DALLE NOSTRE COSTE.
SI TRATTA DI UN ASSEDIO CHE DURA DA SETTIMANE A SIRTE, BANI WALID E ALTRI VILLAGGI COMPLETAMENTE CIRCONDATI DOVE LA GENTE MUORE DI FAME E DI SETE ED E’ BOMBARDATA DA TERRA E DALL’ARIA
E DOVE A GIORNI VI SARA’ UNO STERMINIO PARI SE NON PIU’ GRAVE DI QUELLO DI FALLUJAH ED I CUI PARTICOLARI LI SAPREMO FORSE FRA QUALCHE MESE,COME A FALLUJA,PERCHE’ NON VOGLIONO TESTIMONI.
MA COME FA UNA SINISTRA A STARE IN SILENZIO DI FRONTE A QUESTO.
RED NON MI CENSURARE PERCHE’ E’ COSA TROPPO GRAVE