«Mi sento una grande responsabilità, non l’ho cercata, non l’ho voluta, avrei voluto fermarmi su Milano, ma una serie di circostanze che tutti conoscono hanno determinato questa situazione…». Cioè la situazione per cui Giuliano Pisapia, che aveva iniziato la sua campagna elettorale con tutta l’intenzione di concentrarsi sui problemi di Milano per convincere gli elettori di poter essere un bravo sindaco, ora si ritrova addosso questo ruolo semi-messianico di testa d’ariete contro il berlusconismo. «Non lo avrei voluto…», ci dice, come sempre modesto. Ma da quando persino lo stesso premier ha assegnato alle amministrative del capoluogo lombardo una valenza nazionale, da allora, per forza di cose, i propositi del buon Giuliano dovevano cambiare. E vada: se lo prende, questo ruolo, l’avvocato di vocazione e fede Sinistra Ecologia e Libertà, vincitore delle primarie del centrosinistra senza inutili superbie, tessitore di una rete di rapporti con Pd e alleati tale da non mostrare falle (quasi non ci si crede…), capo di una coalizione evidentemente unita che ha trionfato al primo turno conquistando non solo il 48 per cento dei consensi (contro il magro 41 per cento del sindaco uscente, Letizia Moratti), ma anche tutte le presidenze dei consigli di zona. Sono nove a Milano e sono andati tutti al centrosinistra.
Risultato già storico, se si pensa che cinque anni fa il centrodestra le conquistò agevolmente tutte, tranne una. Allora non ci fu storia, adesso c’è: eccome. Incontriamo Pisapia proprio a margine di un’assemblea con i presidenti di zona appena eletti al teatro Franco Parenti, vicino Porta Romana. È domenica mattina alle 9, ma il teatro si riempie tutto.Perché il clima, a una settimana dal voto dei ballottaggi, è già di festeggiamenti. Ci sono pure i sindaci di Genova, Marta Vincenzi, e quello di Torino, Piero Fassino di fresca elezione. «Di fatto già l’abbiamo un po’ cambiata questa città – dice Pisapia – abbiamo già cominciato a governare nei consigli di zona».
Insomma, poche chiacchiere, malgrado tutti gli scongiuri che la scaramanzia impone: «Sappiamo che abbiamo grandissime possibilità di vincere. Non avremo le tv di Berlusconi, ma abbiamo la passione, le idee, una coalizione unita dalle primarie in poi…».
Non solo Milano, oltre Milano. Che piaccia o no, lei porta questa croce di dover fare da apripista per la fine del berlusconismo in Italia e magari anche del leghismo. Come si sente?
Me ne assumo la responsabilità, la porterò: non mi preoccupa, anche se chiaramente sento il peso di ogni scelta, di ogni parola che dico.
Cosa si aspetta dall’elettorato cattolico? Il terzo polo non ha dato indicazioni, anche se ha lasciato capire che non è disposto ad appoggiare la Moratti…
Tra me e il mondo cattolico ci sono dei valori condivisi: la solidarietà, l’attenzione agli altri, stare dalla parte del più debole, il dialogo e il confronto sereno. È questo che mi rende vicino al mondo cattolico, pur nella diversità che esiste. Non a caso sono salite già a 500 le firme raccolte intorno ad un appello inizialmente lanciato da cattolici, gruppi e singoli esponenti, che appoggiano apertamente la mia candidatura. Credo che si intuisca anche dal messaggio dell’arcivescovo di Milano che c’è un interesse e una volontà di cambiamento. Sono segnali forti che fanno vedere quanto interesse c’è da parte del mondo cattolico nei miei confronti e nella possibilità di dare uno sviluppo sociale ed economico a Milano.
Attorno alla sua candidatura si sperimenta anche una nuova alleanza con il centrosinistra. Dico “nuova” perché è un fatto inedito che da Milano non siano arrivate notizie di attriti tra la sinistra e il Pd, dopo le polemiche che seguirono alla sua vittoria alle primarie. Guardando al panorama nazionale, ha appelli da lanciare agli alleati?
Se si vince a Milano, a Napoli, a Cagliari, se è ritornato un livello di unione e comunità di intenti non solo contro qualcosa ma per un progetto alternativo di governo della città e del paese, la cosa andrebbe valorizzata. Potrebbe essere veramente che il vento cambi non solo a Milano, non solo a Napoli o a Cagliari, ma in tutto il paese. Questo è il messaggio che spero possa arrivare al centrosinistra, anche ad un mondo allargato che ormai non vede più prospettive nella politica del centrodestra.
Primarie nazionali subito, come suggerisce Nichi Vendola?
Io dico qualcosa di completamente nuovo. Cioè maggiore partecipazione dei cittadini innanzitutto, per poi tornare alla volontà di impegnarsi. Perché si vede questa voglia di buona politica da parte dei cittadini e soprattutto dei più giovani che spesso non l’hanno nemmeno conosciuta, la buona politica, cioè la capacità di fare politica nell’interesse generale e non di qualcuno.
Però è dura avere a che fare con una campagna fatta solo di insulti e denigrazioni, quella del centrodestra, che associa la sua figura ad aumenti delle tasse, campi rom, moschee, centri sociali… Pensa che gli elettori possano restarne impressionati?
Sono preoccupato per il clima di tensione che si è creato. Io continuo a invitare i miei a non accettare le provocazioni, a non usare alcuna violenza neppure verbale e, nel caso, a offrire l’altra guancia. In questa campagna elettorale ho sempre cercato di mantenermi sul livello del confronto sui problemi di Milano, non ho mai fatto uso di insulti, menzogne o toni violenti. C’è chi evidentemente ha interesse ad alzare i toni. Questo interesse non può averlo chi come me ha vinto al primo turno ed è dato per vincente al secondo. Per il resto, ognuno si assume le sue responsabilità, io continuo a fare appelli alla calma.
Cosa pensa di proposte avanzate in extremis dalla Moratti, come l’abolizione delle multe e dell’ecopass? Il Pdl dice che lei vorrebbe mettere l’ecopass a dieci euro, insomma si sforza di assegnarle la patente di quello che vorrebbe solo far pagare più tasse. Cosa risponde?
Saldi di fine stagione. Sanno di perdere e quindi continuano a inventarsi modi per rimontare. Sulle multe: prima di fare annunci, bisogna verificare cosa significa “sanatoria” per le casse del comune. Si può e si deve ragionare sul venire incontro ai cittadini per iniziare un’era nuova a Milano, ma questo lo può fare solo un nuovo sindaco, non uno che per cinque anni non ha fatto nulla di tutto ciò. Mi colpisce comunque l’impegno della Moratti sul condono delle multe: cerca di svendere una parte di Milano e lo fa dopo il primo turno. Cioè si tratta di una mossa che non fa parte del suo programma, è un’aggiunta, improvvisamente si inventano idee che sperano porteranno consensi, invece porteranno più sfiducia. Che io metta l’ecopass a dieci euro poi è una delle tante invenzioni. Invito tutti a leggere il mio programma, anche su moschea, “zingaropoli”, aumento delle tasse. L’ecopass sarà eliminato perché è stato un provvedimento sbagliato, ha dato risultati negativi sia dal punto di vista del traffico che dello smog. Sul tema, dovrà esserci un ripensamento attraverso la combinazione di più soluzioni: più piste ciclabili, utilizzo e potenziamento dei mezzi pubblici, rendere difficile che entrino 700mila auto ogni giorno a Milano creando parcheggi di interscambio. Insomma, dovremo metterci a studiare tutte quelle soluzioni che possono risolvere il problema dell’aria irrespirabile a Milano.
Studiare con una squadra che sarà “sganciata dai partiti”, ha detto giorni fa. Nomi?
Prima si vince, poi si fanno le squadre. Ho già fatto una divisione delle competenze degli assessorati, ma i nomi li decideremo dopo il voto perché è giusto impegnare le persone solo dopo aver vinto, non prima.
Pisapia, una speranza per Milano e per l’Italia intera. Esempio di come si possano esprimere concetti di sinistra, condivisibili, non violenti, capacità di aggregazione, senza arroganza e supponenza. Forza Giuliano, forza Milano.