Pensioni: la solita vittima sacrificale

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Sono ore decisive per la sopravvivenza di questo governo e per la durata della legislatura. C’è chi sostiene che questa volta siamo allo scontro finale, altri che Berlusconi la “sfangherà” ancora una volta. Pur avendo, come tutti, un’opinione prevalente al riguardo non è qui importante giocare alle scommesse. Soprattutto perché l’argomento sul quale si è attorcigliato il dibattito rimarrà anche per chi verrà dopo, qualunque sia la data delle elezioni e a maggiore ragione se si dovesse andare verso una sorta di governo istituzionale di transizione, ovvero del Presidente (nel senso di Napolitano). Le mosse del Presidente della repubblica sembrano finora andare tutte in questa direzione.L’attenzione di tutti è stata attratta dai risolini di compatimento del duo Sarkozy-Merkel – chi per gioirne, chi per indignarsi preparando la piazzata davanti all’ambasciata francese a Piazza Farnese – e troppo poco ci si è soffermati sulla dichiarazione immediatamente susseguente del presidente francese, il quale ha aggirato la domanda sulla affidabilità di Berlusconi ed ha risposto dichiarando la propria fiducia sull’insieme della classe dirigente e delle istituzioni del nostro paese. Un segnale più chiaro di così non poteva essere dato, almeno in quella sede.

Il pomo della discordia sono dunque le pensioni. Che l’attuale dirigenza europea non abbia in simpatia il sistema pensionistico del nostro paese è fuori di dubbio. E’ vero – come hanno rilevato alcuni commentatori – che il commissario europeo Olli Rehn ha insistito su un complesso di iniziative che l’Italia dovrebbe fare, fra le quali la riforma della giustizia e del mercato del lavoro, ma è soprattutto vero che nella famigerata lettera della Bce del 5 agosto – che gli indignados di casa nostra vogliono giustamente rispedire al mittente – l’intervento sulle pensioni è raccomandato esplicitamente. Conviene riportare il passo preciso, visto che in dibattito televisivo cui ho partecipato, il segretario della Uil Angeletti ha sostenuto il contrario.

I firmatari, ovvero il presidente uscente e quello subentrante della Bce, Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, raccomandano al governo italiano di “intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”. Non contenti di ciò i due autorevoli banchieri sostengono anche che “il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi”. La ricetta greca, appunto.

Qui c’è ben poco da traccheggiare. O si dice un no netto alla Bce, o la strada della sparizione dell’istituto delle pensioni di anzianità, per giunta in modo accelerato, è già spianata. Ad essa seguirà a ruota la trasformazione dell’attuale blocco di fatto degli aumenti retributivi nel pubblico impiego con la loro riduzione. Ovvero lo stato sociale viene colpito sul versante della prestazioni che esso dovrebbe offrire ai cittadini e contemporaneamente sul terreno dell’occupazione del personale addetto alla fornitura di quelle prestazioni.

Il carattere squisitamente politico e niente affatto oggettivo di una simile manovra è evidenziato dalle stesse cifre che il nucleo di valutazione sulla spesa pensionistica ci fornisce. Le ultime note riguardano il 2009 e ci parlano di un sistema pensionistico pubblico tutt’altro che in dissesto, qualora si separi, come è giusto fare persino per legge, la spesa propriamente previdenziale da quella assistenziale. Infatti le entrate contributive superano le prestazioni pensionistiche al netto delle ritenute d’acconto, quindi quelle effettivamente erogate, di ben 27,6 miliardi di euro, pari a circa l’1,8% del Pil. In altre parole è il sistema pensionistico basato sul pagamento dei contributi che sta mantenendo lo Stato e non viceversa.

D’altro canto l’allungamento dell’età pensionabile è già in atto con il meccanismo automatico di adeguamento alle aspettative di vita. Solo che la Ue e il governo lo vorrebbero affrettare. La speranza di fare cassa per questa strada è comunque assai discutibile, poiché si basa sul presupposto che tutti vogliano andare in pensione il più presto possibile. Il che non è, come dimostrano le statistiche, anche perché il basso livello delle rendite pensionistiche – altro tipico problema italiano – sconsiglia abbandoni del lavoro, per chi ce l’ha. Ovviamente se si minaccia una controriforma ogni due minuti, la gente appena può se ne va in pensione, creando così il più classico e autolesionista dei circoli viziosi.

Intanto circola in queste ore un brogliaccio che vorrebbe essere l’anticipazione del prossimo provvedimento del governo, il cui cuore dovrebbe essere un nuovo condono. Dal 1973 ad oggi, di condoni ce ne sono stai ben 17, senza contare lo scudo fiscale. Secondo la valutazione più generosa data da alcuni centri studi padronali, essi hanno fruttato in tutto 104 miliardi di euro, secondo altri molto, molto meno. In ogni caso si tratterebbe di cifre comunque inferiori alla stima di quanto in un solo anno l’evasione fiscale (120 miliardi) sottrae all’erario. La prova del fallimento della politica dei condoni è più evidente di una pistola fumante.

Come è noto, dal Terzo polo arrivano invece incoraggiamenti al governo a proseguire sulla strada dell’intervento pensionistico. Questo la dovrebbe dire lunga sulla impraticabilità di un’alleanza elettorale tra le forze del centrosinistra e quelle di Casini e Fini. Ma anche nel Pd le opinioni sono diverse e contrastanti. Né può nascondersi dietro il giochino di dire “prima se ne vada Berlusconi e poi si vedrà”. Il nodo delle pensioni, infatti, più che un pretesto è la punta di un iceberg che segnala un problema assai più grande. Se si accetta o no la politica rigorista voluta dall’attuale dirigenza europea. Se la questione del deficit e del debito devono diventare i vincoli inviolabili di qualunque politica economica. Se si punta su una tassazione patrimoniale sopra una certa soglia di reddito, sulla lotta all’evasione fiscale o sull’abbattimento delle pensioni, delle retribuzioni e l’occupazione nel settore privato come in quello pubblico.

Alfonso Gianni

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Giuliano 26 novembre 2011 - 22:29

I 40 anni per la pensione di anzianità non si toccano.Patrimoniale sulle grandi ricchezze. Basta far cassa sulla pelle dei lavoratori. La crisi devono pagarla gli evasori, non chi ha lavorato una vita. Tieni duro Nichi e fai ragionare quelli del PD. Altrimenti la sinistra regalerà anche le prossime elezioni a Berlusconi. Monti si appoggia solo se fa cose giuste, non ad ogni costo.

Fabio 9 novembre 2011 - 14:18

Sia che la Bindi e company sono la stessa cosa, penso che non votero per il PD.

Fabio 9 novembre 2011 - 14:03

Penso che non votero per il PD ora ho capito di che pasta sono fatti, sono veramente mortificato.

Alfonso Gianni 26 ottobre 2011 - 20:03

I numeri sono birichini. Lo so. Bisogna saperli maneggiare con cura. Altrimenti si vendicano e ti fanno fare le brutte figure! Si può sempre sbagliare, naturalmente, ma accusarmi di faziosità mi pare davvero eccessivo. Anche perchè in questo caso i faziosi sarebbero davvero troppi. Quelli del Nucleo di valutazione sulla spesa pensionistica, nonchè i ricercatori e gli esperti che sotto la guida del Professor Roberto Felice Pizzuti pubblicano da anni un Rapporto sullo stato sociale. Quello di quest’anno contiene appunto le cifre di cui mi sono servito nel breve articolo qui pubblicato. Comunque, visto che il tema interessa, ritorneremo sull’argomento in altre occasioni.

Nino 26 ottobre 2011 - 18:48

E’ vero che l’attesa di un anno per coloro che raggiungono la pensione è stata introdotta dal governo berlusconi, ma è anche vero che il principio dell’attesa, anche se di tre-sei mesi, si deve a quel grande socialdemocratico, si fa per dire, di prodi.
Basta ricordarsi di ciò, per desistere da un accordo coi piddini.
Ma si sa, non ci si vuole ricordare, perchè l’obiettivo fisso è la condivisione del potere.

Salvo 26 ottobre 2011 - 18:41

Signora marcegaglia,le pensioni non si toccano,
Altra cosa è la vera e propria evasione fiscale, con i tesoretti di famiglia nascosti
all’ombra di qualche paradiso off shore. In casa Marcegaglia ne sanno qualcosa.
Secondo un’inchiesta della procura di Milano chiusa un paio di anni fa, il gruppo
controllato dalla famiglia della presidente di Confindustria tra il 1994 e il 2004 ha
accumulato fondi neri all’estero ricavati grazie al trading internazionale di
acciaio. Il denaro veniva depositato in quattro depositi bancari aperti all’Ubs di
Lugano. I beneficiari dei conti, su cui sono transitati nel tempo svariati milioni di
euro, erano Steno Marcegaglia e i figli Emma e Antonio. Quest’ultimo nel 2008 ha
patteggiato una pena (sospesa) di 11 mesi e ha restituito 6 milioni di euro. Non ha
potuto farne a meno. I soldi sono andati in cassa allo “Stato inefficiente e
sprecone”.

Salvo 26 ottobre 2011 - 16:52

occupatevi dei “mobilitati” che in base alla legge 122 del 2010 sono stati truffati dalla possibilità di accedere alle sacrosante pensioni. Da sempre ci dite che siete contro alla riforma delle pensioni, ebbene questa che è passata, è una riforma mascherata ed una gran porcata. Siamo in 50.000 in questa situazione e, in base alla legge, solo 10.000 di noi potranno andare in deroga. Ieri l’Inps ha chiarito le modalità di sorteggio dei 10.000 fortunati. E gli altri???? ci dicono che, se, e dico se, ci sarà un DM ci pagheranno la continuazione della mobilità, ma nulla è certo. Per il momento, gran parte di noi sono senza sostentamento da Luglio 2011. Pensate sia una condizione di un paese civile???? I sindacati sono complici e non dicono nulla, i giornali tacciono, i partiti PD compreso se ne fregano. Cosa dobbiamo fare???? non ci rimane che sparare ops scusate sperare. Ciao

Luciano Chiodo 26 ottobre 2011 - 15:21

Non ho visto Ballarò ieri sera, qualcuno può confermare o smentire quanto detto da

Giuseppe26 ottobre 2011 – 09:46
Ieri sera dopo tanto tempo ho seguito la trasmissione Ballarò perchè c’era Niki Vendola,stranamente non ha detto niente sull’ennesima riforma delle pensioni che vogliono fare. …..

Grazie

Ivana Genova 26 ottobre 2011 - 14:44

Sono d’accordo con Andrea il vero problema è il lavoro che manca. Tratteniamo pure tutti negli uffici e nelle fabbriche, ma chiediamoci a fare che cosa chiediamoci anche a quanto ammontano gli assegni di pensione. Perchè non proponiamo uguale assegno per tutti dai dirigenti agli operai, in fondo finita l’attività lavorativa finiscono anche i ruoli rivestiti.
Riforma su riforma si sono create gravi disparità di trattamento senza contare i paradossi: c’è chi vorebbe lavorare ancora ed è obbligato a lasciare e chi vorrebbe lasciare ed è, invece, obbligato a rimanere. La prima riforma da fare è quella fiscale.

Alessio 26 ottobre 2011 - 14:37

nino ha ragione quando dice che SEL (ma aggiungo anche la FDS) in un governo di centro-sinistra sarebbe costretta a cedere ai diktat europei, al PD e company in modo tale da stravolgere i suoi buoni propositi. d’altronde è già successo nel 2006-2008, quando le tante aspettative del popolo della sinistra (PRC, PDCI e una parte dei DS)furono smentite dal governo prodi, perchè nell’ulivo prevalevano posizioni in campo economico-sociale e di politica estera molto più simili a quelle del centro-destra. il PD ripropone le stesse contraddizioni dell’ulivo. La sua base è in larga parte di sinistra (addirittura c’è ancora chi pensa di votare PCI votando PD), ma il suo gruppo dirigente è moderato e addirittura una parte di essi (veltroni, fioroni, follini, gentiloni) non vuole neanche sentire parlare di sinistra e vorrebbe volentieri lasciarci di nuovo fuori dal parlamento e ai margini della vita politica. I problemi secondo me sono 2: 1-far capire alla gente questa contraddizione del PD, 2- lavorare per una maggiore unità tra SEL e FDS perche se la sinistra è + unita è anche + forte e potrà negoziare con forza maggiore che se divisa in tanti partitini.

Nino 26 ottobre 2011 - 13:56

se è vero, secondo quanto dicono alcuni giornali, che c’è stato un accordo tra il berlusca e bossi per le elezioni a marzo, per nulla scontate però, per sel la coalizione di centrosinistra è obbligata.
Ma, dopo le elezioni, sel, in cambio dell’alleanza, dovrà ingoiare così tanti rospi su pensioni e stato sociale che il programma enunciato da vendola sarà irriconoscibile.
Perciò è meglio che il berlusca sia sostituito da un governo tecnico, appoggiato anche dal pd, fino al 2013, che realizzerà, ovviamente, le controriforme volute dalla bce.
In questo modo sarà chiaro, perciò, almeno al popolo di sel, se non alla sua classe dirigente, che con il pd non si può stare. Solo in questo modo si potrà fare chiarezza.

Pino 26 ottobre 2011 - 13:43

vorrei poi capire, quali sono le proposte per coloro che si trovano disoccupati da un giorno a l’altro a 50/55 anni …o rientrano anche loro nella fascia “i giovani”…letà pensionistica non solo non si deve allungare ma va diminuita….come l’orario di lavoro…i soldi dove li prendiamo ???iniziamo a chidere l’abolizione delle missioni militari all’estero, abboliamo le province, adeguimo gli stipendi dei parlamentari a quelli europei compresi i privilegi ele liquidazioni, mettiamo un tetto massimo alle pensioni…proponiamo che le società di giocoo d’azzardo debbano risiedere in Italia ….ma forse così le allenze non si fanno

Pino 26 ottobre 2011 - 13:30

Al dila delle chiacchiere bisogna decidere se stare con la BCE e con la sua logica o contrastarla …non è possibile partecipare a manifestazioni tipo il 15, e schierarsi con chi vuole mantenere lo stesso sistema economico …il tempo dell’ambiguità è scaduto…e sinceramente se dobbiamo sponsorizzare una coalizione con gli stessi obiettivi dell’attuale maggiornaza , conviene tenerci chi abbiamo …aspettando tempi migliori

Maurizio Marinelli 26 ottobre 2011 - 12:58

Ho 58 anni ed anche a me sarebbe piaciuto lavorare fino a 65 anni (perchè no, pure fino a 67, tanto non so fare altro) se un lavoro lo avessi ancora! Ma purtroppo a 56 anni (unico percettore di reddito in famiglia e con abitazione in affitto) – grazie alle dissennate politiche adottate dalle aziende per liberarsi del personale ritenuto “anziano” e che ora sono le prime a sollecitare la riforma delle pensioni di anzianità dopo averne lungamente approfittato se non abusato – il lavoro lo ho perso ed alla mia età non se ne trova altro. Pertanto, come altri poveri disgraziati nelle mie stesse condizioni, sto versando – con pesantissimi sacrifici economici ed azzerando il TFR ricevuto – i “contributi volontari” all’INPS per raggiungere i requisiti minimi per il pensionamento (nel mio caso – in base alle norme al momento vigenti – a 61 anni alla fine del 2014 con 36 anni di contribuzione, oltre l’attesa di un altro anno per la materiale erogazione del trattamento di quiescenza).
Con un innalzamento dell’età pensionabile (o con modifiche ancora più penalizzanti) io e quelli nella mia identica situazione, già senza lavoro, resteremmo per diversi anni senza pensione, senza risparmi e quindi senza mezzi di sostentamento, vedendo addirittura vanificati i versamenti di “contributi volontari” effettuati (svariate decine di migliaia di Euro all’anno).
Sarebbe necessario almeno distinguere chi ha un lavoro da chi è disoccupato e sancire – come avvenuto in passato – che, per coloro che si trovano già costretti a versare i “contributi volontari” (annualmente pari a ben il 33% del totale della retribuzione lorda percepita negli ultimi 12 mesi di lavoro), valessero le norme pensionistiche vigenti alla data di ottenimento dell’autorizzazione formale da parte dell’INPS alla prosecuzione volontaria della contribuzione (nel mio caso, per esempio, risalente ad aprile 2009).
Il legislatore ha sempre mostrato particolare equilibrio in materia tant’è che – per citare le norme più recenti – la Legge 23/8/2004 n. 243 “Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all’occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza e di assistenza obbligatoria” all’Art. 1 – comma 8 recita: “Le disposizioni in materia di pensionamento di anzianità vigenti prima della data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai lavoratori che, antecedentemente alla data del 1° Marzo 2004, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione.” A seguire, la Legge 24/12/2007 n. 247 “Norme di attuazione del Protocollo del 23/7/2007 su previdenza, lavoro e competitività (Welfare)” all’Art. 1 – paragrafo 2 recita: “All’Art. 1 della Legge 23/8/2004 n. 243 sono apportate le seguenti modifiche: ….. punto C): al comma 8, le parole sono sostituite dalle seguenti .
Mi permetto, anche a nome di molti altri, di richiamare l’attenzione su questa delicatissima ma evidentemente trascurata problematica che tocca tanti lavoratori ormai senza occupazione ma comunque “contribuenti”.
Grazie.
Maurizio Marinelli

Riccardo Mastrorillo 26 ottobre 2011 - 11:46

L’equazione: prima in pensione = maggiori assunzioni di giovani è un falso, sappiamo tutti che per ogni pensionato non vi è una nuova assunzione, talvolta nemmeno precaria…..
O assumiamo la necessità di riformare completamente il sistema, non opponendoci ideologicamente alla riforma, ma proponendo soluzioni eque perché la riorganizzazione del sistema non passi per la mortificazione dei deboli o restiamo confinati nella dimensione conservativa.

Di seguito lo stralcio del bilancio inps dal quale si evince che lo stato ha trasferito all’ente previdenziale nel 2010 88.970 milioni di euro per coprire la differenza tra versamenti ed erogazioni mentre il costo delle prestazioni assistenziali e di invalidità civile, che secondo Gianni, dovrebbe essere comunque a carico dello stato è di 75.585 milioni, per cui ritengo una boutade la storia che l’INPS fornisce soldi allo stato e non viceversa, anche al netto delle prestazioni assistenziali….

Gestione finanziaria di cassa
Il differenziale di cassa nel 2010 è pari a 88.970 mln, con un aumento di
7.080 mln rispetto al precedente esercizio (81.890 mln), ed è
rappresentato da riscossioni nette per 186.996 mln e pagamenti per
275.966 mln.
Tale fabbisogno viene coperto con i trasferimenti dal bilancio dello Stato
per il finanziamento delle prestazioni assistenziali e delle prestazioni per
invalidi civili per complessivi 75.585 mln, e dalle anticipazioni dello Stato
per 1.305 mln.
Per la copertura del residuo differenziale di cassa, pari a 12.080 mln, sono
state utilizzate le disponibilità liquide dell’Istituto.

Corrado 26 ottobre 2011 - 11:16

Caro Alfonso, ti ringrazio per la tua analisi: è, come sempre, perfetta e chiara, e credo che chiunque non possa che concordare con essa al 100%. Nel mio piccolo, visto che ho 58 anni e un figlio di 21, mi chiedo come facciamo a conciliare l’esigenza di adeguare l’età pensionabile all’aumentata aspettativa di vita con la necessità sempre più esplosiva di dare ai giovani una certezza di lavoro. Sembra proprio il classico problema della coperta corta, ma sono convinto che la soluzione non possa e non debba essere il tagliare i piedi (pensionati) o la testa (giovani) di chi dorme (il popolo italiano …)! In attesa di avere nuovamente il piacere di incontrarti e di poterlo fare di persona, intanto ti chiedo da questa sede se pensi anche tu che un provvedimento magari non risolutivo ma certamente mitigativo del problema non possa essere il divieto assoluto per i pensionati di svolgere qualsivoglia attività lavorativa retribuita. Questo divieto avrebbe il doppio vantaggio di rendere il pensionamento una scelta meditata e responsabile e di mantenere un numero totale di lavoratori e pensionati costante (oggi in molti casi una stessa persona occupa, per così dire, due sedie, e quindi lascia in piedi qualcun altro). Ciao, un grande abbraccio da Corrado da Genova.

Nino 26 ottobre 2011 - 10:24

i conservatori, invece, ragionano proprio come cf, si veda il corriere della sera e il sole 24 ore.
Infatti dalla estensione delle pensioni o dal taglio delle stesse avranno guai solo i lavoratori con guadagni piu’ magri rispetto ai soliti noti.
Cf è evidentemente una persona con idee di destra, che siederebbe a sinistra, se fosse eletto in parlamento.

Giuseppe 26 ottobre 2011 - 09:46

Ieri sera dopo tanto tempo ho seguito la trasmissione Ballarò perchè c’era Niki Vendola,stranamente non ha detto niente sull’ennesima riforma delle pensioni che vogliono fare.Che succede Niki,non starai pensando anche tu che per risolvere il problema bisogna derubare i lavoratori dei soldi che hanno versato?Cosa dobbiamo fare,sperare nella Lega?

Edoardotrotta 26 ottobre 2011 - 09:41

Cari Amic*,
vorrei sottolineare una questione, oltre all’evasione fiscale c’è una pratica altrettanto odiosa.
15 anni di governi di destra, alternati da periodi di centro-centro-sinistra, hanno portato lELUSIONE fiscale ad ARTE.
L’elusione è quella permessa dalle LEGGI che hanno sgravato ricchi e ricchissimi per gravare di più sui ceti medi e poveri.
Infatti toglieranno qualche derazione ai pensionati e lavoratori, non toccheranno patrimoni ed elusione.
Altro aspetto importante è quanto PAGANO i CONCESSIONARI di BENI PUBBLICI allo Stato:
i RICCHI praticamente nulla. Basta vedere le tasse per l’uso di frequenze radiotelevisive o quanto paga il “Milionaire” di Briatore e di …. (mi sembra Carfagna..) alla faccia dei conflittai.
Quindi SI TOCCANO SOLO, ribadisco SOLO i soliti.
La CASTA potrà rimanere ancora qualche mese ma ….

Cf 26 ottobre 2011 - 09:30

Concordo completamente con l’intervento di Riccardo Mastrorillo e mi auguro che la sua (che è anche la mia) posizione non sia isolata a sinistra. Non perchè siano privi di valore i rilievi formulati da Alfonso Gianni e dagli altri intervenuti che – giustamente – chiedono una maggiore ripartizione degli oneri tra più soggetti e non – come al momento avviene – prevalentemente a carico dei salariati/percepitori di reddito da lavoro (anche intellettuale), ma perchè nell’opporsi ad un’anticipo della riforma pensionistica (perchè di questo si tratta, NON di cambiare nella sostanza i criteri per l’accesso alla pensione ma anticipandone gli effetti, accorciando i tempi di adeguamento) NON si tutelano i lavoratori TUTTI allo stesso modo ma solamente una parte di essi, quella che oggi ha superato i 50 anni di età. Tant’è che non sia un caso se tutti oggi (sinistra e sindacati, e Lega) ci si oppone con toni apodittici, perchè questo eventuale anticipo interessa direttamente la loro egnerazione, la generazione che oggi governa il paese che non si fà alcun problema a scaricare sulle generazioni future il prezzo del debito (sinistra, sindacati e Lega sanno benissimo che chi oggi ha 40 anni o meno, indipendentemente da quanti anni di contribuzione riuscirà a maturare, potrà andare mai in pensione prima di 67/70 anni, ma questo non importa) l’importante è che non sia l’attuale generazione “matura” a pagarlo. eppure è la generazione di chi ha oggi 50-60 anni che ha portato il paese a questo livello di debito (inclusa la classe politica della sinistra di cui, almeno anagraficamente, anche la maggioranza della classe dirigente della sinistra e dei sindacati fà parte) ed essa – almeno moralmente – ad averne la principale (ovviamente none sclusiva) responsabilità. Certamente poter assicurare a TUTTI (generazioni presenti e future) migliori condizioni di vita (e pensionistiche) è la priorità della sinistra ma se non è possibile farlo (per le oggettive condiizoni attuali di indebitamento del paese) allora dobbiamo tutti fare un passo indietro e come si chiede – giustamente – che tutti i cittadini siano chiamati ad analogo sforzo indipendentemente dal reddito, altrettanto si deve chiede indipendentemenet dall’età e dal tipo di diritti acquisiti. Altrimenti si è solo conservatori. E sinsitra non è e non può essere mai sinonimo di conservazione, neanche di classe (che, tra l’altro, non esistono più, ovvero la maggioranza dei cittadini oggi non si identifica più così.

Riccardo Mastrorillo 26 ottobre 2011 - 01:13

Caro Gianni, il dato sul 2009 è esposto in modo fazioso: perché al netto delle ritenute d’acconto, in che senso? eppoi il problema è che fra qualche anno ci saranno meno contributi, considerato che ormai tutti i giovani sono precari.
Eppoi la previdenza nel suo complesso, il senso stesso di come è nata implica che non si può dividere la parte previdenziale da quella assistenziale. Il tema è stabilire diritti, non garantire posizioni…. alcuni giovani la pensione non l’avranno mai e questo grazie anche alle leggi fatte dal centro sinistra, quindi anche da noi. Comunque dove sta scritto che, al netto dei lavori più usuranti, gli Italiani devono andare in pensione prima degli altri lavoratori europei? Io sono per una previdenza europea: sciogliamo l’inps e facciamo una cassa previdenziale unica per tutta l’Europa…. la farei gestire pure a Sarksy se vuole, ma smettiamola di far finta di essere di sinistra quando siamo solo conservatori e poco coraggiosi

Berardino Cesi 26 ottobre 2011 - 00:47

Gianni, citando i dati 2009, pone una questione importante, svelando finalmente che le casse dello stato ci guadagnano dal posticipare la data del pensionamento. In primis perchè di fatto ciò implica una mera posticipazione del pagamento dell’esborso, che comunque dovrà essere prima o poi erogato. Comunque, durante questo periodo forzoso di lavoro addizionale, le entrate da contributi si sommano al vantaggio da tale posticipo, dunque le casse dello stato ci guadagnano due volte. I ragionamenti fatti fino ad ora comunque valgono per gli individui che sarebbero andati in pensione a breve. Ogni proposta di riforma di questo tipo diventa addirittura paradossale per le nuove generazioni, ossia quelle che andranno in pensione con il sistema contributivo totale. Consideriamo che tali individui sono entarti in ritardo nel mondo del lavoro, percependo salari molto moderati (vedi la “generazione 1000 euro”). Paradossalmente, per queste categorie potrebbe essere necessario dover lavorare il più possibile, dato che la pensione dipenderà unicamente dal pagamento dei propri contributi, e non vedo perchè debba essere lo stato a decidere per loro. In conclusione, il paradosso è che le destre da un lato impongono il passaggio al contributivo totale, un sistema che aggancia la pensione sostanzialmente alla capacità contributiva dell’individuo, dunque al mercato del lavoro (imperfetto e pieno di distorsioni), dall’altro poi per far cassa impongono una età pensionabile unica ed obbligatoria, ledendo la libertà di scelta dei lavoratori, che di fatto è un concetto alla base del sistema contributivo.

Andrea Tombelli 25 ottobre 2011 - 22:08

Ciao a tutti in merito alle pensioni viglio dire solo una cosa, io ho iniziato a lavorare a 14 anni in cantiere mi mancano 14 mesi di contributi ed ho avuto la fortuna di non essere mai stato disoccupato (va detto che che ho fatto di tutto pur di non stare a casa), sono stato studente lavoratore grazie alle 150 ore ho anche potuto frequentare l’università.
Adesso ho 53 anni di età e 39 anni di contributi, dovrò lavorare fino a 55 anni e finalmente potrò andare in pensione.
Quando feci il mio primo contratto come metalmeccanico sapevo che avrei maturato il massimo dopo 35 anni di lavoro, adesso son diventati 41.
Io sono anche disposto a lavorare fino a 67 anni (versando quindi 53 anni di contributi) ma si da il caso che ho 2 figli… che sono uno occupato parttime (studente lavoratore anche lui) l’altra frequenta psicologia, ma mi spiegate perchè io dovrei lavorare fino a 67 anni quando non c’è lavoro per i miei figli che invece dovranno essere precari o peggio disoccupati fino a 40 ?
Il problema non sono le pensioni bensì il lavoro che manca, creiamo lavoro e vedrete che le pensioni non saranno un problema.
La realtà è che si vuole punire i soliti noti (lavoratori dipendenti e pensionati) e mai i soliti ignoti evasori fiscali e malavitosi.
Un abbraccio
Andrea

Nino 25 ottobre 2011 - 21:24

alessio, una sinistra degna di questo nome si costruisce, rifiutando di fare qualsiasi tipo di alleanze col pd.
Anche perchè se si accetta di essere alleati del pd e di votare le proposte del pd, non si può, poi, dire che la colpa è solo di questo partito di destra, che siede, ormai, nel parlamento a sinistra.

Armando Bacchetti 25 ottobre 2011 - 20:33

Ormai quando s’inizia una discussione sui provvedimenti da prendere per fronteggiare la crisi è buona scuola dire che
in linea di principio non si è contrari a nulla.
Anche perche come dice un vecchio detto siciliano
“al peggio non c’è mai fine”. Questa sembra essere la filosofia dominante nelle file della opposizione parlamentare,rinunciando quindi ad enunciare la benchè minima controproposta all’assalto all’arma bianca che le classi dominanti,il capitale finanziario ,europeo e internazionale stanno portando alle condizioni di vita e di lavoro di centinaia di milioni di uomini e di donne.
In italia in quanto esistono particolarita sociali, politiche , ed economiche ,i nostri governanti sembrano incapaci nel gestire questi procedimenti, si dividono,si paralizzano non decidono,allora in un bellissino gioco delle
parti intervengono i maggiorenti europei ,per alimentare la caccia ai livelli pensionistici,alla spesa sociale ,alle conquiste dei lavoratori. NO non dobbiamo sopportare un minuto di più questo gioco ,dobbiamo suscitare un sentimento di ribellione ,che proponga 5 o 6 cose che oltre a ridurre
il debito segnino anche una svolta sul chi e sul come debbano
pagare la crisi.1) Una tassa sui patrimoni e sulle grandi ricchezze di coloro che possiedono più di un milione di €.
2)una aliquota irpef al 40% per i redditi tutti ,per le quote di reddito che superano i 6000 euro mensili pensioni incluse.da 3000 a 6000 si dovrebbe pagare il 30 % e da 3000 ingiù unica aliquota al 10 % sotto i mille euro il 3%.
3)Rendere patrimonio attivo i beni dello stato costituendo
gestioni regionali che affidino a imprenditori privati e coperativi la gestione delle terre,il recupero degli immobili per attivita artigianali ,turistiche,culturali ecc.
con incentivi statali in modo particolare per i giovani dai 20 ai 35 anni.Oppure per recuperare lavoratori in mobilità.
4)Chiudere le provincie,tutti gli enti statali le cui competenze possano essere trasferite alle regioni .Avviare
l’accorpamento operativo per la gestione dei servizi dei comuni per aree omogenee,procedere velocemente alla chiusura
degli enti inutili ecc
5)Tagliare del 50 % le spese militari partendo dagli armamenti,dimezzare gli stati maggiori,di tutte le armi
ridurre subito del 50% e in un anno il restante delle spese
per teatri di guerra,il ricavato destinarlo,alla ricerca
e alla occupazione giovanile e per dare vita ad un minimo salario nazionale di cittadinanza.
6)Tassare le operazioni,e le rese finanziarie,tassare gli utili destinati ai benefit della dirigenza bancaria e degli
enti che operano nella finanza dastinandone una quota ad un grande piano di recupero della edilizia esistente ,in modo particolare a quella rurale.
Forse sono approsimazioni ingenue ,ma conprensibili e chiare
questo e il linguaggio che deve parlare il centrosinistra.

armando bacchetti

Silvana 25 ottobre 2011 - 20:12

Sono enormemente delusa dal Pd, dimostrano di avere ormai perso l’eredita’ del Pci nel ruolo di difesa dei lavoratori. Anche loro concordano nel bastonare sempre gli stessi, persone che hanno sempre pagato le tasse per una vita devono sentirsi come quelli che rubano perche’ dopo “soli” 41 anni vorrebbero finalmente andare in pensione. Ma provino loro! E la loro incapacita’ di mandare a casa Berlusconi dovrebbe passare sulla nostra pelle? E che dire dell’assurdita’ di lasciare a Bossi il ruolo di difensore dei diritti?

Filippo Ottone 25 ottobre 2011 - 19:01

L’INPS, dai dati diffusi, chiuderà il bilancio 2011 del settore dei lavoratori dipendenti con un attivo di solo 1,5 miliardi a causa del deficit dei fondi speciali Trasporti, Elettrici, Telefonici e Dirigenti d’azienda ( ex INPDAI) pari a 7,8 miliardi. Il fondo dei lavoratori parasubordinati è in attivo di 7,2 miliardi. Parimenti risulta in attivo di 2,1 miliardi il fondo per le prestazioni temporanee ( malattie, assegni familiari, cassa integrazione).
I fondi dei lavoratori autonomi sono tutti in passivo e precisamente -3,5 miliardi i coltivatori diretti; -5,6 miliardi gli artigiani; -1,5 miliardi i commercianti per un passivo complessivo di 10,6 miliardi.
Ma quali sono le pensioni medie pagate dall’INPS alle varie categorie a fronte della media pro capite dei contributi versati?
I lavoratori dipendenti e i loro datori di lavoro versano 9.854 euro a testa e ne percepiscono 11.612; gli artigiani ed i commercianti versano intorno a 4.000 euro e ne percepiscono rispettivamente 10.252 e 9.427 mentre i coltivatori pagano circa 2.000 euro l’anno e percepiscono 8.089. Come si vede il rapporto tra il versato e il percepito indica una sproporzione abnorme infatti per i lavoratori dipendenti è pari a 1,178 mentre per gli artigiani è 2,563, per i commercianti 2,357 e per i coltivatori è 4,044.
Le pensioni dei fondi speciali sono invece molto generose e ciò è comprovato dal fatto che diversi pensionati di questi settori dovranno versare il contributo di solidarietà deciso in una delle diverse manovre varate recentemente dal governo. In particolare i dirigenti d’azienda percepiscono in media poco meno di 50.000 euro l’anno, i telefonici quasi 26.000, gli elettrici circa 25.000 e i trasporti poco meno di 21.000.
Per completare il quadro si deve considerare un fattore molto importante, direi strategico, che potrebbe essere il vero oggetto delle brame dei datori di lavoro. Parlo del rapporto tra retribuzione lorda e contributi.
I lavoratori dipendenti e i loro datori di lavoro versano il 33% della retribuzione lorda mentre i commercianti e gli artigiani versano tra il 20 ed il 21% a causa di recenti aumenti, prima erano decisamente inferiori. I lavoratori parasubordinati versano il 25,72% o, se già pensionati, il 17%.
Prima di accennare a proposte di interventi bisogna avere ben in mente quello che non hanno i liberisti europei e i forcaioli nostrani tra i quali hanno acquisito il diritto ad una menzione particolare i Giovani Confindustriali che essendo tali a seguito di una feroce selezione meritocratica, hanno proposto di spostare a 70 anni l’età della pensione. Allora, non dimentichiamo che la riforma Dini ha già tagliato le pensioni dei giovani almeno del 40% e le accelerazioni e/o modifiche nella sua applicazione ne hanno accentuato le caratteristiche. Questo è tanto più vero se si considera che la legge Dini fece nascere i fondi pensione integrativi per dare la possibilità ai giovani di avere una pensione complessiva intorno al 60% delle retribuzioni medie degli ultimi 10 anni di lavoro.
Azzardo un’ipotesi. Le associazioni dei datori di lavoro chiedono di eliminare le pensioni di anzianità e di spostare a 67 – 70 anni per due motivi sostanziali, uno a breve termine e l’altro da acquisire nel medio periodo. 1. Fare cassa subito in modo che lo Stato risparmi per consentire un alleggerimento delle tasse alle imprese ed ai lavoratori. 2. Realizzare negli anni prossimi un significativo aumento dell’attivo del fondo pensione dei lavoratori dipendenti in modo da avanzare la richiesta di una diminuzione dei contributi a loro carico. Del resto Sua Ignoranza la Lega Nord anni addietro avanzò la proposta di un’abolizione totale dei contributi a favore delle buste paga e per una pensione “fai da te”.
E la lotta contro l’evasione contributiva ed il lavoro nero se lo sono dimenticato ?
Ipotesi di soluzioni alternative all’elevamento dell’età per avere la pensione.
A) Tutti gli eletti dai consigli comunali al Senato e tutti i designati a cariche politico/amministrative dovrebbero versare, come i lavoratori parasubordinati, il 25,72% di qualsiasi somma percepita derivante dal loro ruolo. Sono aboliti, di conseguenza, tutti i vitalizi. Le persone attualmente in carica possono versare gli arretrati relativi agli ultimi 5 anni. In relazione ai contributi versati, sarà pagata loro una pensione con le regole di tutti gli altri cittadini.
B) I collaboratori ( volgarmente detti portaborse) dei parlamentari debbono essere assunti come parasubordinati, su indicazione dei singoli deputati o senatori, dall’istituzione competente e quindi si opererà il prelievo previdenziale.
C) Si deve fare un piano quinquennale per portare il contributo previdenziale dei lavoratori autonomi al 33% .
D) In alternativa al punto C, confrontandosi con le associazioni di categoria, si possono concordare altre soluzioni equivalenti nell’effetto sui bilancio INPS. ( riduzione delle prestazioni, passaggio al contributivo, istituzione di istituti previdenziali di categoria di natura privata, etc)
E) Incremento della lotta all’evasione contributiva incrociando le banche dati dell’INPS con quelli delle Camere di Commercio e altre. Modificare la legge in modo che sia previsto per i colpevoli di evasione contributiva il ritiro della licenza commerciale o di analogo permesso e l’inibizione ad esercitare sino ad un massimo di 5 anni.
F) Riordino dei fondi pensione integrativi in modo da consentire la loro fusione, il trasporto da un fondo ad un altro, lo spostamento dei contributi versati in fondi individuali in fondi collettivi e lo spostamento dei contributi versati ad un fondo speciale istituito presso INPS o Inpdap. Ridurre le limitazioni imposte dalla legge Dini sull’acquisto di azioni di imprese.
G) Revisione dei criteri di modifica del coefficiente del sistema contributivo rallentando la periodicità legata all’aspettativa di vita ed introducendo criteri più favorevoli agli iscritti.

Felice Di Giandomenico 25 ottobre 2011 - 18:53

Un altro pasticcio all’italiana condito in salsa ironica tanto idiota quanto fuori luogo di due personaggi politicamente scadenti come Sarkozy e la Merkel, che impartiscono ordini all’Italia invitando il governo a provvedere – in tempi brevi – riguardo i propri debiti dal saldare. E se la ridono… Per l’ennesima volta ci sorbiremo la finta alta tensione tra Bossi e Berlusconi sul tema pensioni, guardando a Casini che invece sembra voler assecondare le idee del cavaliere a riguardo.
Dall’altra parte, Di Pietro rigurgita giustizialismo da tutti i pori, evocando leggi dei tempi andati che si credevano ormai morte e sepolte. Il PD, degnamente rappresentato da Bersani, annaspa nell’indefinizione più totale, Fini e Rutelli è come se non esistessero. Bella opposizione!
E ora? Di che tipo di alleanze parleremo in futuro per metter su l’ormai famosa e utopica coalizione in grado di portare innovamento e soprattutto rappresentare un’alternativa affidabile a questo governo? Forse aveva ragione quel tale che, intervistato per strada da un giornalista della trasmissione Reporter, diceva senza mezzi termini che ormai siamo di fronte al nulla.
Sotto schiaffo e umiliati da Francia e Germania, ancora storditi e disorientati di fronte a quanto accaduto il 15 ottobre scorso in piazza, con un Parlamento che sopravvive grazie alla compravendita dei deputati e con un premier che non sa più che pesci pigliare e va avanti per tentativi ed errori assieme alla sua armata Brancaleone.
Con questi presupposti con che coraggio i politici italiani parlano ancora di crescita, di sviluppo, di cambiamenti strutturali? Continuano imperterriti a prenderci tutti in giro? Oltre il danno anche la beffa ed è inevitabile non pensare che si è imboccata la via del non ritorno.
Se le pensioni rappresentano il bilancino che regola l’asse tra Berlusconi e Bossi e sappiamo poi come vanno a finire queste cose pur di rimanere a galla (questa volta si spera sul serio che il governo si decida a togliere le tende), dove andranno a pescare questa volta?
Cos’altro ci toglieranno, quali tagli prevedono di fare entro breve tempo, quali spese aumenteranno, in modo che si riparli di manovre lacrime e sangue?
Certo la mia può sembrare un’analisi troppo pessimista ma i dati a disposizione concedono pochissimo spazio a vedute un tantino più lineari, diciamo speranzose.
Stanno uccidendo il futuro di milioni di persone, il futuro dei giovani, dei precari che non avranno mai un lavoro stabile e sicuro, dei disoccupati che un lavoro forse non lo avranno mai, di coloro che la pensione la vedranno col binocolo alla rovescia.
Altro che società liquida, stiamo arrivando allo stato gassoso puro, con una classe politica (sia di centro destra che di centro sinistra) incapace, confusa, corrotta, senza idee, dedita solo a spartirsi poltrone distanziandosi sempre di più dalle reali esigenze dei cittadini.

Alessio 25 ottobre 2011 - 18:13

è davvero sconcertante vedere il PD supino ai diktat della BCE, che si dichiara pronto a votare i sacrifici purchè berlusconi si dimetta.. Siamo al paradosso che dentro il parlamento c’è solo la lega che si oppone alla riforma delle pensioni.. IN MOMENTI COME QUESTI VIENE A GALLA LA VERA NATURA DEL PD, cioè un partito liberista che pur di salvare questa UE indecente è pronto a votare le peggiori politiche sociali che neanche berlusconi e bossi hanno il coraggio di fare.. è in momenti come questi che si sente la mancanza di una forte sinistra degna di questo nome.. Purtroppo ci siamo ritrovati a passare da Berlinguer a letta, veltroni e fioroni… che tristezza!

Nino 25 ottobre 2011 - 17:46

il silenzio non è assordante.
Rosy bindi, infatti, ieri sera, su rai news 24 al direttore mineo testualmente diceva:
ci possiamo assumere la responsabilità sulle pensioni a patto che il governo berlusconi se ne vada.
Piu’ chiaro di così.
Il presidente napolitano, poi, sta giocando a favore dei tagli alle pensioni e allo stato sociale, come ha giocato a favore della guerra alla libia, dimentico totalmente dei suoi trascorsi di sinistra.
Chi,perciò, semplicemente spera che il centrosinistra farà una politica diversa da quella voluta dalla bce, si impicca con le sue stesse mani.

Roberto Albertini 25 ottobre 2011 - 17:38

Il silenzio assordante, anche nel centro sinistra, sull’ ipotesi di rimettere mano, per l’ ennesima volta, al sistema pensionistico per “fare cassa”, dimostra come sia ormai trasversale la logica dei due pesi e due misure.
Mi spiego: rinviare di un anno l’ andata in pensione a chi ne ha maturato il diritto significa sottrarre dalle sue tasche un anno di reddito che gli spettava in base a contributi già versati, costringendolo a riguadagnare col lavoro quel reddito.
Se si applicasse la stessa logica al profitto di una impresa o alla rendita da capitale che accadrebbe ? Se dicessimo ad esempio ad un titolare di titoli di stato, ci spiace ma quest’ anno la tua rendita già maturata non te la diamo più, vai a lavorare se vuoi recuperarla ?
E quando alla Presidente di Confindustria che parla con disinvoltura di cancellare le pensioni di anzianità, cioè sottrarre uno o più anni di reddito già maturato, chiedessimo di devolvere i profitti delle sue imprese allo stato per un numero equivalente di anni?
Insomma, c’ è qualcuno disposto ad applicare la stessa logica a TUTTI i redditi o i redditi dei lavoratori sono merce a disposizione delle classi dirigenti senza alcun vincolo di equità ed uguaglianza di trattamento ?

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