Per uscire dalla crisi

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Di seguito trovate la risoluzione approvata dal Coordinamento Nazionale di SEL nella riunione svoltasi allargata ai Forum e ai dipartimenti oggi giovedì 14 luglio.

Per uscire dalla crisi

Il nostro paese sta attraversando una fase durissima di grande difficoltà economica. Non si tratta solo delle conseguenze – peraltro molto pesanti, soprattutto dal punto di vista sociale – della crisi economica internazionale, ma del trascinarsi e dell’aggravarsi di una condizione che ha visto l’Italia scendere agli ultimi gradini nella qualità del proprio apparato produttivo, culturale e di ricerca, nelle condizioni retributive e occupazionali dei propri cittadini, nella precarizzazione sempre più massiccia e permanente, nelle condizioni di vita e di soddisfacimento di bisogni e diritti della popolazione. Prendersela solamente con l’aggressività dei mercati finanziari significa costruirsi alibi.

Le scelte operate dalla Ue che spingono verso un’ulteriore politica di tagli, ispirate al presunto obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio, portano non alla soluzione della crisi ma, come i fatti dimostrano ad un anno dalla crisi greca, a un suo drammatico avvitamento e a un vero e proprio massacro sociale. Per giunta questa politica viene imposta con la realizzazione di forme di governance prive di necessari requisiti democratici. Tutto ci dice che serve una vera e propria alternativa di società, un nuovo punto di vista sul Mondo e sull’Europa. Ma già da subito un’altra politica economica è possibile e necessaria. Questa viene concretamente praticata e richiesta anche da forze moderate. Mentre la Bce aumenta il costo del denaro e costringe gli stati membri al pareggio di bilancio, Obama spinge perché il Congresso voti lo splafonamento del tetto dell’indebitamento pubblico statunitense che, in rapporto al Pil, è del tutto simile a quello del nostro paese. In una dichiarazione congiunta di qualche settimana fa gli stessi socialisti francesi e tedeschi hanno aspramente criticato i loro rispettivi governi e gli organi europei di fanatismo rigorista, sottolineando la necessità della costruzione di un’Europa politica e non solo monetaria o economica.

Per queste ragioni non siamo d’accordo con la scelte contenute nella manovra finanziaria del governo che le Camere si avviano ad accettare in tempi rapidissimi e quasi senza discussione, grazie alla disponibilità in questo senso della attuale opposizione rappresentata in Parlamento. Non c’è nessuna oggettività in quella manovra, ma una precisa scelta di classe, destinata a pesare ulteriormente sulla vita delle persone. I tagli previsti alle regioni, lo strangolamento degli Enti locali, la reintroduzione dei ticket sono misure odiose che non mettono mai sul piatto le “vacche sacre” della spesa pubblica, come le spese militari o le grandi opere come il Ponte sullo stretto, che non rientrano mai nel computo dei sacrifici. Nulla, inoltre, sul versante della riduzione dei costi della politica, aumentando per questa via la crisi di legittimità dell’intera classe politica che, in epoca di crisi e sacrifici, non si dispone a ridurre molti dei suoi insopportabili privilegi. Per di più il governo annuncia un’iniziativa di legge di modifica costituzionale per introdurre nella nostra Carta l’obbligo del pareggio di bilancio, il che rappresenterebbe la fine di qualunque politica economica di tipo anticiclico deprivando lo Stato della possibilità di intervenire nell’economia con una spesa pubblica qualificata. Sarebbe il compimento delle scelte che già oggi vengono prospettate di ridurre o addirittura dismettere le quote della partecipazione statale in aziende strategiche quali l’Eni, l’Enel, Poste, Finmeccanica e Rai. Ovvero vendere i gioielli di famiglia per fare fronte al debito. Inoltre, la manovra di privatizzazioni riguarderà le aziende municipali e degli enti locali, trattate come una pura fonte di spesa e non come enti che, nella maggior parte dei casi, erogano servizi essenziali per i cittadini. Tale ondata privatizzatrice, inoltre, sarebbe in contrasto con lo spirito e la lettera dei referendum appena approvati. Sarebbe davvero grave se le forze dell’opposizione parlamentare assumessero l’impegno di portare avanti una pura politica di rigore finanziario anche in caso di cambiamento del quadro politico e governativo.

Sono le stesse ragioni che ci spingono a bocciare l’idea che viene avanzata in queste ore di una sorta di governo di unità nazionale motivato dalla necessità di respingere l’attacco speculativo. Questo può essere contrastato solo da una politica economica alternativa a quella attuale, e quindi con un nuova maggioranza parlamentare e di governo frutto di nuove elezioni, che punti al rilancio di una nuova domanda interna – grazie a uno spostamento della pressione fiscale dal lavoro alla rendita. Ciò che fa questa manovra è introdurre una patrimoniale sui poveri, proprio perché non si vuole assumere la responsabilità di introdurre una patrimoniale sulle grandi ricchezze e la tassazione delle transazioni internazionali, salvaguardando la contrattazione, che dovrebbe essere garantita dalla possibilità di voto per tutti i lavoratori, a differenza di ciò che propone il testo dell’accordo tra le parti sociali che non abbiamo condiviso. Oggi è necessario, per incrementare le retribuzioni e riqualificare il nostro apparato produttivo, aumentando la buona occupazione, puntare su settori innovativi, sulla qualità sociale e ambientale, sulla promozione dei beni comuni. La nostra lotta contro tutte le forme di precarietà rimane un obiettivo non negoziabile e, in questo quadro, riteniamo indispensabile la proposizione di un reddito di cittadinanza.

Sappiamo che questa svolta, necessaria e possibile in Italia e in Europa, non ci verrà regalata. L’esito degli stessi referendum, che chiedono di essere effettivamente recepiti, delle stesse elezioni amministrative, nonché delle mobilitazioni operaie e sociali, delle lotte delle donne e del mondo della cultura, ci dimostrano però che il cambiamento è possibile. Lo si può ottenere unendo una proposta politica alternativa – cui le forze di opposizione devono lavorare da subito in modo partecipato e trasparente, con un rapporto aperto ai movimenti sociali- alla mobilitazione popolare nel nostro paese e a livello europeo. La costruzione di proposte per una nuova dimensione democratica e politica dell’UE deve essere al centro di una iniziativa rivolta a tutte le forze progressiste ed ecologiste europee. Sel intende lavorare da subito su entrambi i fronti.

Cambiare la legge elettorale, costruire la coalizione per l’alternativa – L’attuale legge elettorale, come oramai universalmente condiviso dalle culture costituzionali democratiche del nostro paese, ha prodotto danni rilevanti, sul piano istituzionale e politico. L’abnorme premio di maggioranza e la composizione delle liste fatta da candidati “nominati”, ha fortemente contribuito alla generale riprovazione nei confronti della classe politica. Riteniamo sia indispensabile cambiarla e, per molti anni, abbiamo auspicato che la legge del 2005 venisse cambiata in Parlamento. La realtà dei fatti, a partire dalla discussione che si avviò nella precedente legislatura, è stata che non si è mai concretizzata una reale volontà di cambiamento, in primo luogo per la difesa accanita che di tale legge fa la destra, ma anche con una pesante responsabilità delle forze di centrosinistra.

È, dunque, rilevante, l’assunzione di responsabilità che i promotori delle due consultazioni referendarie si sono proposti per cambiare dal basso l’attuale legge porcata. Nel merito, riteniamo che il referendum Passigli, che pare fortemente condizionato dalla discussione interna del Pd e che non si è ancora avviato, propone un ritorno al proporzionale, lasciando le liste bloccate, che mira alla cancellazione della costruzione preventiva delle alleanze di governo, affidando al Parlamento la definizione delle maggioranze che andrebbero a formare l’esecutivo. Nel caso del referendum Morrone, che mira alla reintroduzione della precedente legge elettorale (collegi uninominali a un turno e quota proporzionale del 25%), riteniamo che vengano salvaguardati gli indirizzi che abbiamo proposto anche nella nostra linea congressuale, mettendo al centro la costruzione della coalizione per costruire un’alternativa di governo nel paese. Ovviamente, siamo consapevoli dei limiti che la legge precedente ha avuto, in particolare nella selezione delle candidature di collegio calate dall’alto ed è per questo che chiediamo alla futura coalizione di introdurre delle scelte di partecipazione democratica dal basso nella selezione delle candidature. Riteniamo inoltre di fondamentale importanza poter far esprimere, anche attraverso un sistema elettorale che lo consenta, quella domanda di partecipazione che, nella scelta del leader della coalizione che si candida a governare, possa trovare compiuta realizzazione nella celere convocazione delle primarie nazionali.

Infine, consideriamo di grande rilievo democratico e politico partecipare alla raccolta delle firme per il referendum elettorale che vuole reintrodurre il Mattarellum, così come autorevolmente auspicato anche da eminenti costituzionalisti, per consentire al massimo la partecipazione democratica dei cittadini. Intendiamo contribuire, attraverso la mobilitazione delle strutture territoriali e con l’indispensabile mobilitazione dei comitati spontanei che nasceranno, all’obiettivo delle 500 mila firme entro il 30 settembre, al fine di rendere tecnicamente possibile la celebrazione del referendum in tempi utili.

Diciamo no alla legge sul biotestamento – Sinistra ecologia libertà dà un giudizio molto negativo sulla legge appena approvata dal Parlamento sul cosiddetto “biotestamento”. Dopo anni di discussione, di partecipazione tra i cittadini ed in tantissimi enti locali, la legge approvata sceglie la strada peggiore: entrare invasivamente, per noi anche in violazione della costituzione, nelle scelte fondamentali delle persone. È un ulteriore passo di spoliazione dei diritti individuali e di autoritarismo. Siamo di fronte ad un abuso contro cui bisogna reagire. Condividiamo, quindi, la proposta avanzata dai Radicali di convocare una manifestazione nell’autunno contro questa legge. Vorremmo che tale appuntamento fosse condiviso e sostenuto da tutte le forze del centrosinistra.

Coordinamento Nazionale SEL

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Alfredo Giusti 17 luglio 2011 - 21:23

Cari amici,

allego l’editoriale di Sartori sui referendum elettorali, comparso sabato 16 sul Corriere della Sera e devo ancora esprimere un profondo malcontento – certamente molto diffuso in SEL – per la scelta fatta dal Coordinamento.
Sarebbe stata necessaria una forte protesta – a livello nazionale – per la manovra Tremonti proposta nei giorni scorsi in un suo intervento da Fulvia Bandoli.
Mi sembra che il partito dorma della grossa e non trovi un’indispensabile visibilità . Se a ciò si aggiungono prese di posizione smorzate e ambigue per motivi tattici(referendum elettorali, accordo CGIL, TAV ) la frittata è fatta.
Non possiamo limitarci a valorizzare a parole i movimenti,ma vivere nella loro dimensione di mobilitazione e iniziativa
Mi dispiace svolgere il ruolo di petulante Cassandra, ma sono convinto che le cose vadano male e che la capacità di mobilitazione del partito sia assolutamente carente.
Non siamo in Parlamento e dobbiamo essere con forte visibilità nel paese.
Penseremo mica di supplire con un’intervista a Vendola a “In Onda” o con un suo articolo sul Guardian ? Abbiamo un gruppo diligente solitamente invisibile e visibile per fare colpi di mano come è stato per Migliore. Tutto il nostro gruppo dirigente, che è di grande valore,deve comparire più spesso possibile e la mobilitazione e le iniziative devono essere frequenti. La gente sta dimenticando la speranza, che abbiamo acceso nascendo e fatica sempre di più a riconoscerci. Noi stessi, che molti mesi fa ci siamo costituiti in Associazione con questo nome “Con Vendola, per una sinistra più forte e rinnovata” stentiamo a riconoscerci in questo motto e ce ne accorgiamo dal silenzio crescente dei nostri iscritti.
Se non interveniamo alla svelta saranno guai seri.

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Citrullaggini e confusione
sul sistema elettorale
di Giovanni Sartori sul Corriere della sera di sabato 16 luglio 20111
T ra le tante ragioni che impediscono al nostro Paese di rimettersi in piedi c’è anche la citrullaggine elettorale e cioè l’incapacità di adottare un sistema di voto che funzioni e che, di conseguenza, consenta alla politica di funzionare.
La nostra prima Repubblica esordì con un sistema proporzionale puro (senza sbarramenti) che consentiva all’elettore di indicare tre preferenze tra i candidati in lizza (in lista). Queste preferenze furono eliminate da un referendum a furor di popolo. Dal che risulta che agli elettori di allora le preferenze non sembravano importanti come agli elettori di oggi. Il Sud segnava sulla scheda molti più nomi del Centro-Nord. Ma non era senso civico; era che al Sud il voto clientelare era già vivo e vegeto. E il punto resta che allora nessuno difese le preferenze proclamandole l’essenza stessa della democrazia. Lo potrebbero essere solo se e quando gli elettori si interessano di politica e si informano sui candidati. Ma finché se ne impipano, le preferenze possono fare più male che bene.
Il passo seguente fu la richiesta ossessiva di Pannella, con Mariotto Segni sempre di sostegno, di sostituire il sistema proporzionale con il sistema maggioritario secco, all’inglese. Pannella prometteva e giurava che quel sistema avrebbe prodotto il bipartitismo, e cioè solo due partiti. Mai promessa fu più sciocca e infondata. Ma in gran parte venne accolta nella legge che battezzai il Mattarellum: un sistema elettorale per tre quarti uninominale e per un quarto proporzionale.
Sin dal primo giorno protestai, prevedendo che il Mattarellum non avrebbe ridotto ma anzi moltiplicato i partiti (i miei editoriali sono tutti raccolti in volumi, chi non mi crede può controllare). Così fu: quando il Mattarellum venne abolito, i partiti, partitelli e partitini erano diventati tanti che era difficile contarli. Ma al male è seguito l’ancor peggio. Dopo la caduta del secondo governo Prodi il governo Berlusconi-Bossi impose un sistema elettorale che dissi il Porcellum, visto che il suo stesso estensore, Calderoli, lo aveva dichiarato una «porcata».
Lo sfaldamento del centrodestra offre l’opportunità e segnala l’urgenza di una riforma elettorale che almeno elimini la maggiore orrendezza del Porcellum: premio di maggioranza assegnato alla maggiore minoranza. Un 35% dei voti che può ottenere il 55% dei seggi in Parlamento, è una intollerabile e vergognosa distorsione del processo democratico, senza precedenti in nessuna democrazia. E se in queste condizioni una opposizione chiede nuove elezioni senza almeno tentare di eliminare questa distorsione, allora è una opposizione che vuole il proprio male. Ed è proprio così.
Il professor Passigli, già senatore del Pd, si è mosso proponendo un referendum abrogativo del Porcellum. E si è trovato mezzo partito contro. Il professor Ceccanti, il costituzionalista prediletto da Veltroni, lo attacca asserendo che «il ritorno alla proporzionale segnerebbe la fine del bipolarismo». Ma quando mai, ma perché? Quasi tutta l’Europa occidentale usa la proporzionale ed esibisce al tempo stesso una struttura bipolare.
Inoltre non sarebbe il ritorno alla stessa proporzionale di prima, visto che ora avremmo una proporzionale con sbarramento del 4 per cento. Il professor Ceccanti ricorda anche che il partito è sempre stato per il sistema maggioritario a doppio turno di tipo francese. Ma non ricorda bene. Proprio Veltroni, quando era segretario del partito, lo cancellò dall’agenda. L’altra idea è di tornare al Mattarellum. Come se avesse funzionato bene, come se fosse degno di riesumazione. E in ogni caso mi sfugge come un sistema maggioritario possa essere ricavato da un referendum abrogativo che può soltanto cancellare ma non sostituire. A prescindere dalla proposta Passigli, che mi sembra già silurata dal suo stesso partito, mi ha colpito che anche Bersani, tra le tante stramberie, ne abbia detta una anche lui: che la proporzionale è da respingere «perché non dice come sarà composto il governo». Ma, di grazia, come potrebbe? Le elezioni (mi si perdoni l’ovvietà) eleggono, punto e basta. I governi, quali saranno e da chi composti, li stabilisce il Parlamento. Nei sistemi parlamentari è così. E il nostro è pur sempre un sistema parlamentare, per quanto malconcio e tartassato.
Giovanni Sartori
16 luglio 2011

Anna Erbì 16 luglio 2011 - 12:00

nel giorno della presa della bastiglia, 14 luglio 1789, Parigi viveva il culmine della rivoluzione francese…il 14 luglio del 2011 tutti ai saldi estivi nonostante la crisi economica…mi sa che qualcosa non ha funzionato…lo stesso qualcosa forse che oggi porta SEL a pensare che l’unica azione concreta da poter scrivere in un documento sia la raccolta firme per un referendum sulla legge elettorale…permettetemi di pensare che non dobbiamo rifare errori già fatti nella storia…lasciando morire lentamente in ogni scelta politica troppo timida i valori della rivoluzione francese…in una europa che ha dimostrato come unirsi nella moneta e non nella costruzione di una comunità interculturale e politica è un fallimento completo, l’essere consumatore se non hai denaro da spendere ti annulla, l’essere umano cittadino europeo di qualifica in quanto realtà soggettiva esistente e operante in una società….ma forse io vivo tra sogno e realtà…

Filippo Boatti 16 luglio 2011 - 07:37

Questo documento è la conferma che Vendola governa e indirizza il suo partito. Il coordinamento nazionale si assume delle responsabilità, questo è il fatto importante in questo momento, poi nel merito mano a mano vedremo.

Tonino Fornaro 15 luglio 2011 - 19:26

Che dire, la parte prima del documento è pienamente condivisibile,è debole lo sbocco politico: è possibile un’altra uscita dall’attacco della speculazione finanziaria e dalla crisi economica.L’appello di Napolitano si colloca all’interno delle compatibilità delle politiche centriste europee .Era possibile rifiutare subito questa manovra,chiedere un governo “di fatto” per scriverne un documento anticrisi più socialmente equilibrato e redistribuire i sacrifici in forma davvero progressiva .Per i referendum sulla legge elettorale bisogna uscire dall’equivoco dell’opportunismo. Sostenere il ritorno al Mattarellum voluto da Veltroni rientra nella logica maggioritaria per giocarsi la carta delle primarie all’interno della coalizione con il PD.Ci rendiamo conto o no quanto è miope questo disegno? Riandare a lle elezioni in Puglia ,a Milano e a Cagliari per giustificare questa scelta è davvero avvilente. La struttura parlamentare dell’architettura dello Stato italiano presuppone il proporzionale e non il maggioritario.Il maggioritario è stato imposto,a sinistra ,da Parisi-veltroni come risposta alla crisi della 1° repubblica.Si è trattato di una risposta monca,raffarzonata e fallimentare fino a dare a Berlusconi la possibilità di imporre 15 anni di populismo straccione al nostro paese.Il porcellum è stata solo l’enfatizzazione del mattarellum.Sostenere il maggioritario solo per poter giocare la carta delle primarie ,confidando in risultati eclatanti ,è una strada di breve durata e rischia di indebolire fortemete SEL e qualsiasi prospettiva della sinistra.Chiedo al gruppo dirigente nazionale di cercare le forme per coinvolgere tutto il partito per questa scelta.

Nino 15 luglio 2011 - 12:18

nb.assolutamente no assolutammente

Nino 15 luglio 2011 - 12:14

chi dice che bisogna occuparsi delle questioni economiche e dare risalto relativo alla scelta referendaria sulla legge elettorale, mica sbaglia del tutto.
Il problema è la strategia.
Se le decisioni di sel sono vincolate alla alleanza col pd, come si capisce chiaramente da un mare di indizi, non ultimo la accettazione del mattarellum, anche le questioni economiche saranno trattate in base a questo stesso principio: non inimicarsi il pd.
Che, a sua volta, non vuole assolutammente inimicarsi il famigerato mercato.
Allora è chiaro che le proposte economiche a favore delle classi meno abbienti saranno prese, a tempo debito, e appoggiate delicatamente nel cestino, pur di privilegiare il rapporto con questo partito.
Una strategia suicida per la sinistra e per la gente che si dice di voler difendere.

Paolo Solimeno 15 luglio 2011 - 11:47
Paolo Solimeno 15 luglio 2011 - 11:16

Apprezzo anch’io la posizione sulle scelte di politica economica, dovremo anzi approfondire la critica al deficit di democrazia delle organizzazioni economiche e politiche internazionali (UE, FMI, BCE, Comm. Europea) che impongono scelte dolorosissime alle classi più deboli, salvano le finanziarie più piratesche e duettano con gli speculatori: altrimenti parlare di democrazia nei vecchi cari stati nazionali rischia di essere inutile.
Però dobbiamo dedicarci con serietà a questa tegola della legge elettorale: il coordinamento insiste nella scelta del referendum Parisi, quando sa che è un referendum inammissibile perché creerebbe un vuoto legislativo in materia elettorale cancellando la legge del 2005 e non riuscendo certo a far rivivere quella vecchia.
E allora, come dicono in tanti, se è inammissibile, perché invece di imbarcarci in una raccolta firme in cui nessuno crede, non ci fermiamo un attimo e proviamo ad elaborare una nostra proposta sulla rappresentanza politica e sul modello di democrazia? Un passo indietro rispetto a questi referendum sostenuti ciascuno (oltre che da illustri intellettuali) da fazioni del PD è salutare, non significa affossare alleanze, ma segnare un diverso approccio alle importanti questioni sottese alla scelta di un meccanismo elettorale: una strategia che comprenda l’idea di democrazia, una proposta di democrazia interna ai partiti (non solo il nostro: come diceva Calamandrei solo partiti organizzati democraticamente possono costruire una sana democrazia), un ragionamento sul rapporto fra democrazia diretta e democrazia delegata. E non una tattica che guardi solo all’oggi, ai comunicati da diffondere per dimostrarsi affezionati al bipolarismo, alla governabilità, ai falsi miti di questa seconda repubblica fatta ormai di troppi falsi miti.

Fab 15 luglio 2011 - 10:58

La scelta di sostenere il ritorno al Mattarellum, oltre a non aver visto coinvolto in maniera ampia il popolo di sel sembra dettata dalla sola necessità delle primarie e non dal rispetto per la partecipazione delle persone. Al di là di tutto il sistema elettorale più democratico è il proporzionale, ridurre la scelta degli italiani a due leader/coalizioni è un limitare la democrazia. Non sosterrò pertanto questa campagna referendaria che oltretutto viene “imposta” dai vertici, anzi se decollasse sosterrò quello “Passigli”.

Franco Astengo 15 luglio 2011 - 10:45

Agli italiani interessa eccome il sistema elettorale. Una delle più grandi battaglie vinte dalla sinistra su quella contro la legge truffa. E’ una questione di cultura politica. Il punto d’analisi sbagliato nella logica che Sel propone abbracciando il “mattarellum” (mi scuso per il linguaggio giornalistico: si dovrebbe scrivere di sistema misto, con il 75% di maggioritario e il 25% di proporzionale) è quello relativo alla costruzione preventiva delle alleanze ( tra l’altro il “mattarellum” non prevede, comunque, come la legge del 2005 la presentazione formale di un “capo delle coalizione”: quindi non c’è bisogno di primarie). L’Italia è ancora una repubblica parlamentare, ed entrambi i rami del Parlamento debbono concedere la fiducia al governo: ed il parlamento deve essere sovrano su questo punto. Se poi al sistema elettorale si vuole abbinare il cambiamento della forma dello stato e della forma di governo inoltrandoci verso il presidenzialismo (congenito al maggioritario, nelle sue diverse forme) ci si accomodi pure…grazie per l’attenzione Franco Astengo

Riccardo Rifici 15 luglio 2011 - 10:22

Anche SEL ha la sua casta che non vede l’ora di garantirsi il ritorno in parlamento, magari grazie ad un collegio bloccato deciso dalle segreterie di partito. Se la partecipazione democratica di cui parla il Coordinamento nazionale di SEL è quella che tutti noi abbiamo avuto modo di costatare in questi mesi, stiamo freschi!!. A parte le stupidaggini che vengono affermate nel comunicato di SEL sul referendum Passigli, la realtà è che Veltroni e company (compresa la casta di SEL) vuole lasciare l’attuale sitema elettorale, e la manovavra di sroppare il referendum Passigli serve a questo.
Vorrei dire che non solo non sono disponibile a raccogliere firme per il referendum di Veltroni, ma non sono neppure disponibile a votare per candidati imposti dall’alto, siano questi di sel o del PD.

Gigliotti 15 luglio 2011 - 09:55

Non credo che agli italiani interessi la posizione di SEL sul referendum per modificare la legge elettorale , prendere le distanze dal partito perchè contrari al Mattarellum mi sembra esagerato.Il problema per gli italiani è che dopo l’approvazione della finanziaria aumenteranno le difficoltà economiche per le famiglie e qua stà l’utilità di un partito e se riuscirà a modificare le politiche del governo a favore delle fasce piu’ deboli della società.Quindi giusto porsi il problema di un nuovo centrosinistra per mandare a casa Berlusconi e le sue scelte economiche , qua sta la nostra difficoltà sapendo di trovarci di fronte un alleato come il PD che sta facendo molti danni basta pensare al problema delle provincie oppure alla decisione di un’opposizione soft alla legge finanziaria ammazza famiglie.Quindi ci vuole un nuovo centrosinistra ma soprattutto una sinistra forte che non si esaurisca nella sommatorie delle sigle politiche ma nel coinvolgimento della società civile,dei comitati,dei movimenti.Personalmente non sono neutrale sulla scelta del sistema elettorale,ho sempre ritenuto valido il sistema TEDESCO perchè garantisce rappresentanza e spirito di coalizione,modificare la legge elettorale a colpi di referendum mi appassiona poco.

Stefania 15 luglio 2011 - 09:43

Io chiedo di non aspettare la pausa estiva e che si inizi fin da subito a tagliare le auto blu, a tassare le grandi proprietà, ad abbassare gli stipendi dei politici, ad eliminare il gettone dei consiglieri e dei parlamentari: l’impegno politico non è un lavoro, non è un lavoro più duro di altri, nè un privilegio. Mi aspetto questo da tutti i partiti della sinistra. Mi aspetto che guidino una grande richiesta delle persone, attuale anche se siamo in vacanza: usate quei soldi per LA CACCIA AGLI EVASORI FISCALI. E come pena questi devono investire in attività redditizie per il Paese, senza poi goderne del ricavato ma donandolo alle casse dello Stato e ai Servizi. Questo è il mondo che voglio. E vorrei che i partiti della sinistra iniziassero a dare il buon esempio.

Germano Zanzi 15 luglio 2011 - 06:19

Manovra. Gli italiani devono gridare forte “Non ci sto”

Un grido – stavolta – che va rivolto anche all’opposizione oltre che al governo.
Paradosso dei paradossi: il governo si salva perché ha fatto una manovra che peggio non si poteva. L’altro dei paradossi è quello che si penalizzano i poveri: Ticket’s sanitari; tagli alle pensioni; soppressione dei servizi sociali. Mentre si fanno regali ai ricchi: privatizzazioni, con la vendita delle aziende pubbliche più redditizie ecc.
L’opposizione deve riflettere se, vale la pena far finta di essere “responsabili” e contribuire ad allungare la vita al governo Berlusconi. O se, invece, non sia giunto il momento di dire “ora basta”. Con un comportamento (in Parlamento e nel Paese) conseguente, a cominciare con l’impedire al governo di portare a casa, una manovra che di certezza, realizza solo i sacrifici per le classi sociali più deboli, senza certezza del risultato economico-finanziario. Consentendo a Berlusconi di portare a casa la manovra, gli si da il mandato di stare in sella fino a quando? Sbaglia Rosy Bindi a dire che, il PD si comporta responsabilmente in Parlamento solo per il rispetto dei “tempi”. Con quella condotta, certo, si approva la manovra nei tempi, ma coi tempi ci sono i contenuti.
Un atteggiamento quale quello preso dall’opposizione parlamentare che, non solo è salvifico nei confronti dell’attuale governo, ma è contraddittorio in termini: si dice “si approvi la manovra poi, il governo vada a casa”. E’ la classica formula che chiude la porta dopo che sono usciti i buoi. Ed è stata l’opposizione a spalancargliela. I governi si mandano a casa quando si presenta l’occasione, non il giorno dopo.

A me pare abbia senso l’invito (più implicito che esplicito) di Reichlin (L’Unità 14 luglio) al PD di premunirsi di una sua politica economico-sociale, da contrapporre al centrodestra, (con tutta l’opposizione, dentro e fuori il Parlamento). Anche se, rispetto a quanto scritto da Reichlin, c’è da precisare un po di cose.
Per esempio: “momento delle responsabilità”. Va detto verso chi e per che cosa. Quando ci si propone di prendere in mano il Paese, bisogna dire per quali politiche. Bisogna dire se si mette mano all’alleggerimento del peso fiscale sul lavoro; se si attuano le misure necessarie per superare il dualismo nel mercato del lavoro e renderlo sicuro per tutti, con normative di tutela, abbandonando ogni velleità sulla cosiddetta “flessibilità non precarietà”; se si produce una politica industriale e infrastrutturale che faccia crescere la ricchezza collettiva e difenda l’ambiente; se si mettano in condizione i Comuni e le istituzioni locali, di fornire i servizi ai cittadini; se si investe nell’economia pubblica senza regalare aziende competitive e redditizie ai privati, che ne ricavano solo profitto. Il governo Berlusconi e di centrodestra, non è da mandare a casa solo perché rappresenta un “miscuglio di impotenza e corruzione”. Si deve mandare a casa per la politica in tutti i campi, in particolare, quella economico-sociale.
Torno su un punto che è tutto da chiarire. Le Cessioni di municipalizzate e di aziende pubbliche ai privati (privatizzazioni). Previste (pare) a partire dal 2013 ma con vincolo predatato da questa manovra. Una cosa balza agli occhi. Questa è una linea di grande contrasto ai principi indicati dai referendum sull’acqua come “bene comune”.
Ma lo schema approvato in proposito, ha già condizionato la strategia del futuro governo, per qualsiasi schieramento sia vincente.
Mi chiedo se sia costituzionalmente corretto (politicamente e moralmente non lo è) ipotecare le politiche economiche di un governo che non è ancora stato scelto dagli elettori.
(come si presenteranno agli elettori i partiti che seguono questa linea, o che l’hanno consentita?)
Diranno che è stato un gesto responsabile?
Ora è anche tempo di chiarire se e in che misura, l’attuale opposizione parlamentare, rappresenta una grande parte di italiani e come, invece debba rappresentarla.
La democrazia non ha sempre gli stessi criteri di espressione cogente. Quando cambiano gli strumenti della comunicazione e c’è gente che la usa per farsi sentire, cambiano anche i canoni della rappresentanza e – quindi – le forme sostanziali della democrazia. Ma le forme cambiano rapidamente quando, chi ci deve rappresentare e sostenere le nostre istanze fondamentali, non ci corrisponde più. Vuoi perché non ci capisce oppure, ci capisce ma fa finta di nulla, tanto loro pensano ad altro.
E’ inutile che si continui a nascondersi dietro gli appelli di Napolitano o alle opinioni del nuovo capo della BCE – Draghi. Loro svolgono un ruolo non politico, ma istituzionale e non possiamo pretendere che diano pareri contro o a favore dei contenuti. Loro danno pareri che divengono sollecitazioni, quando le istituzioni, non riescono a mantenere i tempi necessari per assolvere al loro dovere. Ciò che fanno o dicono loro, corrisponde a ciò che dovrebbe dire chiunque assolvesse a quegli incarichi. Ma l’opposizione parlamentare non può continuare a nascondere le proprie carenze di idee e programmi alternativi a quelli del governo, utilizzando l’espediente politichese dell “agire responsabile verso il Paese”. Il Paese gli chiede altro.

Ed infine, vorrei che qualcuno mi aiutasse a capire perché e come “da lunedì, le cose cambieranno” (Letta PD). In cosa e da cosa dipende il cambiamento. Che cosa farà cambiare? Di certo due sole cose cambieranno: 1- gli italiani staranno un po’ peggio;
2- Berlusconi e il centrodestra saranno meno deboli e potranno reggere ancora.

Alfredo Giusti 14 luglio 2011 - 23:27

Ricevo dal Circolo Dossetti, con cui abbiamo concordia e unità di posizioni, il seguente comunicato, che trasmetto al sito.

Alfredo Giusti

Cari amici,

il Circolo Dossetti – che ha come proprio riferimento e netta discriminante per ogni scelta, la Costituzione italiana e la sua indicazione proporzionalista, difesa con forza e coraggio da Giuseppe Dossetti negli ultimi anni della sua vita – condivide e fa proprio il Comunicato inviato dall’Associazione “Con Vendola per una sinistra più forte e rinnovata”. Pur non condividendo il recente pronunciamento nazionale nel merito,lo respingiamo fermamente e lo consideriamo molto negativamente per il metodo non democratico con cui è stato assunto, Riportiamo di seguito il Comunicato, in cui ci riconosciamo.

“Siamo talmente contrariati dal rafforzamento della posizione a favore de Mattarellum ( attraverso il coinvolgimento di tutto il partito nella raccolta delle firme e nella formazione dei Comitati ) che non ci sentiamo di commentare gli altri importanti aspetti del documento. E’ sorprendente che il Coordinamento – di fronte ad una massiccia protesta della base e di vari importanti esponenti nazionali – non abbia sentito il dovere di andare ad una verifica molto più ampia e ad un coinvolgimento di tutto il partito. Se c’era la certezza della bontà della scelta , non si doveva aver timore di un ampio confronto. Si tratta di un comportamento gravemente scorretto , che va ad incidere sulla democrazia interna fortemente conpromessa e che crea una frattura grave e pericolosa. La nostra Associazione non solo non muoverà dito per il Mattarellum ma prende decisamente le distanze dal partito , che ha dato una prova di sconcertante verticismo. La partecipazione era uno degli aspetti di SEL, che ci aveva maggiormente coinvolto. Vi salutiamo con profonda delusione e ognuno farà la propria strada : noi per il proporzionale alla tedesca”

Luciano Li Causi 14 luglio 2011 - 19:59

Finalmente proposte di politica economica concrete e condivisibili: riduzione delle spese militari, abbassamento dei costi della politica, eliminazione delle spese stupide, come quelle previste per il ponte sullo stretto. E ancora: tassazione delle rendite, secondo parametri europei, e tassazione sui grandi patrimoni. Reddito di cittadinanza e soppressione della legge ‘Biagi’, rendendo conveniente assumere a tempo indeterminato. Ricontrattate il cd. patto di stabilità europeo, rendendolo più flessibile, per consentire investimenti pubblici in settori chiave, quali per es. le rinnovabili, ma anche ricerca e università. Un ritorno della politica, italiana ma anche europea (cosa si aspetta a discutere ed a programmare politiche nuove con le forze della sinistra in Europa?)perchè ridiventi protagonista sui ‘mercati’ e su coloro che fanno denaro con la speculazione finanziaria. Non bisogna mica arrendersi al ‘senso comune’ del mercato e della sua assoluta libertà…
Questo, e molto altro che verrà dall’ascolto dei movimenti e delle persone, dovrà essere il nostro programma elettorale, da discutere con le altre forze politiche. Ma bisogna agire rapidamente. SNOQ?

Vincenzo Gaudiano 14 luglio 2011 - 19:57

Sono del tutto d’accordo con il documento del coordinamento e con il commento di Angelo. Non esiste un sistema elettorale valido per tutte le stagioni. Credo che sia molto chiaro il fatto che nel PD le posizioni che sostengono il referendum Passigli, vedi D’Alema non a caso, lo sostengono perchè in questo modo riusciranno a realizzare in Parlamento, dopo il voto, ciò che, con un sistema che implichi la necessità di presentarsi con coalizioni agli elettori, non potranno mai fare. E cioè per dirla chiaro un accordo che veda insieme il PD ed il terzo polo, emarginando la sinistra del centrosinistra, appunto sopratutto noi, alla quale si dà il contentino di essere comunque rappresentati in Parlamento da un sistema proporzionale. SEL non è nata per questo, SEL è nata qui ed ora per costruire un nuovo centrosinistra che realizzi, oggi non domani, l’alternativa al berlusconismo. SEL è nata mettendo a tema la critica alla teoria delle due sinistre. Altrimenti non vedo perché si sarebbe dovuto spaccare il PRC.

Angelo 14 luglio 2011 - 19:28

Condivido l’analisi della politica economica e la radicale opposizione a governi di tregua o di unità nazionale, nonchè l’appello a una mobiitazione contro la legge sul biotestamento. Riguardo alla legge elettorale, prendo atto che tra noi e in generale nella sinistra c’è incertezza e divisione, il che dimostra che qualunque scelta non sarebbe semplice e susciterebbe critiche. E’ chiaro che se si voterà tra poco-come io auspico-si voterà purtroppo con questa legge elettorale. Riguardo ai referendum entrambi hanno limiti e penso che ci siano forti probabilità di invalidazione di entrambi da parte della corte costituzionale. Ritengo tuttavia che la soluzione prospettata dal referendum Passigli, che accoppia la reintroduzione della proporzionale con la riproposizione delle liste bloccate, sia notevolmente peggiore dell’altra. Faccio rilevare che un ritorno al proporzionale puro e semplice renderebbe molto difficile se non impossibile la presentazione agli elettori di una coalizione alternativa alla destra e lascerebbe libero il PD di perseguire disegni di annacquamento centrista. Con un sistema proporzionale la vittoria di Pisapia e di una coalizione fortemente connotata a sinistra a Milano non sarebbe stata possibile, ricordiamocelo. Questa per me è stata una lezione importante della battaglia di Milano, a cui come SEL abbiamo partecipato con anima e corpo.
Dobbiamo batterci per costruire una coalizione a guida di sinistra, al di fuori di questo per noi o per la Federazione della Sinistra la differenza tra prendere il 5% e l’8% dei voti purtroppo conta poco.

Claudio Forzoni 14 luglio 2011 - 19:20

CONCORDO CON L’INTERVENTO DI ALFREDO GIUSTI E TONINO CAFEO SUL REFERENDUM ELETTORALE VOLER IMPORRE DALL’ALTO ANCHE SE ATTRAVERSO UN DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO NAZIONALE SENZA UNA ESPRESSIOINE DELLA BASE CREDO CHE SIA ENORMEMENTE SBAGLIATO E RIBADISCO COME PERALTRO ESPRESSO PRECEDENTEMENTE RIMANGO SOSTENITORE DEL SISTEMA ELETTORALE TEDESCO E NON FIRMERO’ MAI IL REFERENDUM PARISI-VELTRONI QUEST’ULTIMO E’ IL RESPONSABILE DELLA MANCATA PRESENZA IN PARLAMENTO DELLA SINISTRA NON DIMENTICHIAMOLO; E SE LA RICHIESTA DI REFERENDUM RIUSCISSE A RAGGIUNGERE IL QUORUM IO ELETTORE DI SEL NON ANDREI A VOTARE. ULTIMA COSA VORREI DIRE CHE CONTINUANDO CON IL TENTATIVO DI IMPORRE ALCUNE SCELTE SEL STA PERDENDO CREDIBILITA’I SONDAGGI SU IPOTETICHE ELEZIONI FATTI DAL TG DELLA 7 NE SONO UNA PROVA.CONCORDO INVECE SULLA CONTRARIETA’ ALLA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO CHE CONTINUA A FAR PAGARE SEMPRE GLI STESSI.

Egidio Maio 14 luglio 2011 - 18:42

Chiedo la mobilitazione di tutte le forme organizzate di SEl a qualsiasi livello contro questi usurpatori, indagati, collusi, rinviati a giudizio che okkupano il parlamento: Non condivido le norme che stanno varando per la crisi che il governo ha sempre sottaciuto e nascosto. Colpiscono sempre i più deboli, non viene demolito il costo della politica, la casta è sempre salvaguardata. Ancora una volta si fa pagare pensionati, dipendenti, gli enti locali saranno costretti a mettere nuove tasse, la regione sicilia già annuncia un fabbisogno di oltre 7 milioni di euro.
Dobbiamo ridare al cittadino la possibilità di votare una persona con nome e cognome, che conosciamo e che fa parte del ns territorio e risponde ai ns bisogni.
Stiamo accanto ai movimenti, ai cittadini, ai giovani che sono stati i veri protagonisti della vittoria dei referendum sull’acqua.

Alfredo Giusti 14 luglio 2011 - 18:30

Cari amici,

siamo talmente contrariati dal rafforzamento della posizione a favore de Mattarellum ( attraverso il coinvolgimento di tutto il partito nella raccolta delle firme e nella formazione dei Comitati ) che non ci sentiamo di commentare gli altri importanti aspetti del documento. E’ sorprendente che il Coordinamento – di fronte ad una massiccia protesta della base e di vari importanti esponenti nazionali – non abbia sentito il dovere di andare ad una verifica molto più ampia e ad un coinvolgimento di tutto il partito. Se c’era la certezza della bontà della scelta , non si doveva aver timore di un ampio confronto. Si tratta di un comportamento gravemente scorretto , che va ad incidere sulla democrazia interna fortemente conpromessa e che crea una frattura grave e pericolosa. La nostra Associazione non solo non muoverà dito per il Mattarellum ma prende decisamente le distanze dal partito , che ha dato una prova di sconcertante verticismo. La partecipazione era uno degli aspetti di SEL, che ci aveva maggiormente coinvolto. Vi salutiamo con profonda delusione e ognuno farà la propria strada : noi per il proporzionale alla tedesca.

per l’Associazione “Con Vendola per una sinistra più forte e rinnovata” Alfredo Giusti

Compagno Stefano 14 luglio 2011 - 18:02

Bene la risoluzione, ma scome Tonino Cafeo sono contrario al referendum per il Mattarellum.

Sergio Calef 14 luglio 2011 - 17:53

Condivido appieno l’analisi effettuata ed i suggerimenti introdotti.Credo necessario e chiedo che immediatemente dopo la pausa estiva si avvii una azione incisva,determinata e “”rivoluzionaria” da parte di tutti coloro che si riconoscono in un sentimento di vera opposizione alla politica dell’attuale Governo e del suo schieramento di Destra così come dell’ignobile comportamento dell’attuale Opposizione Parlamentare.
Quanto alla forma della Legge Elettorale ribadisco la mia preferenza per la soluzione proporzionale con premio di coalizione ed “obbligo di mandato” da parte degli Eletti.
Quanto alla Legge sul “testamento biologico” approvata in Parlamento è totalmente da cancellare,raccogliere le firme per un referendum abrogativo e nessuna legislazione in materia in quanto il tutto deve essere delegato alle scelte di ciascun cittadino nella sua libera scelta.

Tonino Cafeo 14 luglio 2011 - 17:15

Condivisibile la parte dedicata all’analisi della manovra e le conseguenti proposte alternative. Sul referendum elettorale, mi spiace, ma confermo il mio dissenso più radicale. Non firmo e non farò firmare il referendum Parisi-Veltroni. E -ove mai dovesse essere ammesso- farò propaganda astensionista.

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