Un sentito ringraziamento da parte della comunità lgbtqi italiana va alla giudice Emilia Tanasi che ha riconosciuto il diritto al permesso di soggiorno di un giovane uruguyano sposato con un cittadino italiano. Il loro matrimonio, celebrato in Spagna, non è valido nel nostro Paese ma questo non ha impedito all’avvocata Giulia Perin di fare ricorso al tribunale di Reggio Emilia affinché fosse riconosciuto alla coppia il diritto ad una vita familiare. Secondo la sentenza 1238/2011 della Corte di Cassazione “la nozione di coniuge deve essere determinata alla luce dell’ordinamento straniero in cui il vincolo matrimoniale è stato contratto” e quindi il cittadino straniero che in Spagna si è sposato con un cittadino dello stesso sesso, appartenente all’Unione Europea, deve essere considerato “familiare” e può soggiornare in Italia.
La giudice Tanasi ha inoltre stabilito che l’unione omosessuale, considerata come convivenza stabile, ha il diritto di vivere liberamente la condizione di coppia e di famiglia come espressione fondamentale della persona umana. Un altro passo avanti contro le discriminazioni e l’omofobia.
Saverio Aversa
Gran bel passo avanti sul piano della giurisprudenza!
P.s. Aggiungo solo che è stata la Corte Costituzionale (nella sentenza n. 138 del 2010) a dire che all’unione omosessuale, “intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso”, spetta “il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia” e che il «diritto all’unità della famiglia che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare (…) costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana”. Il Giudice ha quindi applicato il ragionamento della Consula al caso concreto.