Negli ultimi tempi si sta riparlando, frequentemente, della possibilità di superare l’attuale fase politica mediante la costituzione di un governo istituzionale che abbia come compito primario quello della realizzazione di una nuova legge elettorale. Alle modalità con cui sono eletti i nostri rappresentanti delle Camere vengono attribuite, infatti, dalla maggior parte degli opinionisti e degli addetti ai lavori, le cause principali della situazione di stallo in cui versa il Parlamento, dove ad un altissimo tasso di litigiosità nella maggioranza, che di fatto paralizza l’attività dell’esecutivo – di qui l’uso ripetuto del voto di fiducia, non corrisponde una coerente e conseguente presa di posizione da parte delle forze politiche, che consenta di chiudere questa fase di declino irreversibile ed aprirne un’altra più rispondente alle esigenze che il contesto internazionale impone al nostro Paese.
In particolare, il sistema elettorale del c.d. “porcellum”, porta di fatto a una mancanza di autonomia dei parlamentari: la scelta delle persone, infatti, non viene compiuta dagli elettori, ma dai coordinatori dei partiti e, quindi, più che il consenso degli elettori conta la fedeltà alla nomenclatura.
Inoltre, il bipolarismo con l’attuale premio di maggioranza, oltre a non dare una corretta rappresentatività della volontà dell’elettorato, non si è dimostrato in grado di garantire ciò per cui era nato: la governabilità del Paese.
Ma qual è la legge elettorale migliore? E’, inoltre, vero che sia questo, se non il principale, uno dei problemi più importanti alla base dell’ineluttabile declino dell’attuale sistema politico, sempre più lontano dall’ elettorato sempre più insofferente? E’ solo questo sistema elettorale ad aprire il varco a quel fenomeno di antipolitica, che si manifesta ciclicamente e, non sempre segnale di democrazia, con le sue contestazioni generaliste e sommarie?
Credo, allora, che prima ancora di dividersi tra sostenitori della bontà dell’uno piuttosto che dell’altro sistema elettorale, si dovrebbe cercare, e lo richiede oggi la riconquista di un elettorato sfiduciato e distante, di creare un tavolo tra i rappresentanti delle coalizioni per fissare i principi di un codice etico, cui dovranno adeguarsi i candidati protagonisti della futura “nuova” politica.
Se per un posto al sole, un incarico in sottocommissione, o in un consiglio di amministrazione, si è pronti a tradire il mandato popolare e passare di campo, il problema non è la legge elettorale.
Se l’assunzione di un incarico di sottogoverno viene visto come la possibilità di mettere mano a fondi pubblici per finanziare propri bacini elettorali, il problema non è la legge elettorale .
Se il proprio ruolo di rappresentante del popolo non è quello di fare l’interesse del Paese, ma piuttosto di far fruttare quella posizione per propri fini personali, per abusare del proprio potere e ostentarlo con gli status symbol del manuale del ricco, il problema non è la legge elettorale.
Questa finanziaria, approvata pochi giorni fa, con la quale il governo ha colpito chi è senza difesa e quindi le classi dei meno abbienti con stangate su pensioni, scuola, salute, accrescendo di più il divario tra ricchi e poveri, tra nuovi ricchi e nuovi poveri, traducendosi nell’ennesima negazione dei diritti all’eguaglianza del cittadino, stride rovinosamente con i comportamenti di chi ostenta disinvoltamente ricchezza per il ruolo che occupa, esibendo orgoglioso i simboli di un potere corrotto(case non pagate, macchine di Stato e scorte ottenute, assumendo magari di aver ricevuto qualche minaccia o qualche insulto alla famiglia).
Paradigmatica la gaffe del governatore della Lombardia, che a Portocervo, dinnanzi a barche di grosse dimensioni, parlava di sacrifici necessari per gli italiani (!) Basta: è ora di voltar pagina. Se si vuole sul serio riconquistare dignità alla politica, bisogna cambiare approccio: maggiore sobrietà e maggiore disponibilità verso le reali esigenze, allontanando con decisione comitati di affari o ambienti in aria di corruzione.
La palla di un codice etico pubblico deve passare all’opposizione e a tutto il centro sinistra. Se si vuole veramente un cambiamento radicale, si deve, in via preventiva, assicurare che le prossime candidature siano improntate a criteri di trasparenza, di rispetto delle regole, di dedizione al proprio Paese e al rispetto, mi sia consentito, dei tanti, troppi italiani che vivono drammaticamente il momento storico congiunturale economico: solo cambiando la mentalità, magari con arrivo di volti nuovi, e mettendo al centro il bene comune, considerando la politica una funzione “pubblica” non subalterna o funzionale ad alcuno, dando prova di una nuova “moralità “ della politica, si può tentare di invertire il trend della inesorabile sfiducia dei cittadini di fronte all’attuale classe politica.
Paola Balducci
Non è che uno vuole essere maligno,ma non è significativo,in senso ovviamente non piacevole,che un argomento di discussione come quello introdotto da questo articolo si sia arrestato ad appena nove interventi?Eppure questo articolo a differenza di quello inviato dal sottoscritto,dal contenuto analogo anche se forse,più scomodo,non è stato censurato e vi era perciò l’opportunità di fare una buona volta un dibattito serio a 360 gradi.Ma a giudicare dal numero esiguo degli intervenuti c’è ben poco da essere ottimisti sul futuro di questo Partito.Specialmente se paragonato al numero di quanti stanno tutt’ora intervenendo su quel forum aperto per dare addosso a Travaglio.Mi auguro che questo costituisca motivo di riflessione per tutti,compresa l’autrice dell’articolo,comunque benemerito.