Quanto costa al paese la manovra di Monti

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Il voto di fiducia sul decreto governativo ci permette di avere una foto immagine della manovra economica di Monti e di potere quindi farci un giudizio più completo e ragionato. Un confronto anche con le precedenti manovre del governo Berlusconi può aiutarci a capire meglio.

Rispetto a queste ultime la manovra montiana si distingue per un maggiore peso delle entrate rispetto ai tagli di spesa: questo infatti è pari all’88% nel 2012, al 79% nel 2013 e al 75% nel 2014. Nel suo complesso la manovra correttiva vale 20,185 mld per il 2012; 34,429 mld per il 2013; 37,823 mld per il 2014. Su questi valori i tagli di spesa incidono per 2,289 mld nel 2012; 6,925 mld nel 2013; 9,333 mld nel 2014, mentre le maggiori entrate sono pari a 17,896 mld nel 2012; 27,504 mld, nel 2013; 28,490 mld nel 2014.

Ma le nude cifre di per sé dicono poco del segno di classe della manovra. Se si analizza la natura delle entrate, il quadro si fa molto più chiaro. L’aumento dell’Iva, che si riverserà sulla maggiorazione dei prezzi pagati da tutti i consumatori e quindi in proporzione dai ceti più deboli, vale per il 2013 e il 2014 quasi 13 mld di euro; il mancato aumento degli assegni previdenziali oltre i 1400 euro, comporta minori spese per 3,850 mld nel 2012; 6,700 mld nel 2013; 6,700 mld nel 2014, ma se si aggiungessero le previsioni relative alle conseguenze derivanti dall’innalzamento dell’età di accesso alle pensioni di anzianità e vecchiaia, la riduzione di spesa risulterebbe ancora superiore; l’Imu, ovvero la nuova Ici, avrà un gettito pari a 10,600 mld per ciascuno dei tre anni considerati (2012, 2013 e 2014), anche se in parte questo valore è stato ridimensionato dalla introduzione di detrazioni per i figli a carico; l’accisa sulla benzina pesa per maggiori entrate per 4,877 mld per il 2012, 4,858 mld per il 2013; 4,840 mld per il 2014.

Se poi guardiamo alle cosiddette imposizioni patrimoniali contenute nella manovra, si può riconoscere anche qui – come ha rilevato Roberto Romano della Cgil Lombardia in un suo accurato studio – che i 2/3 delle medesime sono riferibili a pensionati e lavoratori, mentre solo una piccola parte incide su redditi diversi da quelli derivanti da pensioni o lavoro dipendente.

In sostanza sono solo le imprese a beneficiare della manovra e questo spiega il perché dell’entusiasmo della Confindustria. Infatti il sistema delle imprese può contare su una riduzione fiscale pari a 4,052 mld nel 2012; 6,770 mld nel 2013; 7,325 mld nel 2014. Se si confrontano queste cifre con quelle che riguardano i risparmi per le casse dello Stato in virtù della deindicizzazione delle pensioni che abbiamo prima citato, si può facilmente constatare come siano i pensionati a dovere sorreggere il peso degli sgravi fiscali alle imprese! A nulla è servita la lezione che il taglio del cuneo fiscale che Prodi concesse nel 2006 alle imprese per ingraziarsi il loro appoggio – che ebbe come unico effettivo risultato quello di inimicarsi i ceti popolari – non è servito affatto a rilanciare produzione e produttività del sistema.

Le previsioni in questo campo sono assai fosche. Sia la Commissione Ue che la stessa Confindustria hanno ulteriormente ridotto le previsioni di crescita fatte nei documenti del precedente governo. Ci attende un 2012 con una crescita minore dell’1,6%. In sostanza siamo in piena recessione e la manovra di Monti la accentuerà. Intanto viene sempre più eroso il risparmio delle famiglie italiane che finora era servito da ammortizzatore di fronte agli urti della crisi. Esso è sceso dal 12% del Pil a un assai più misero 5%. Ovvero per mantenere un minimo di consumi le famiglie italiane hanno dovuto fare ricorso ai propri risparmi, non bastando il loro reddito. Ma, come è noto, anche i barili più capienti e pazienti hanno un fondo, raggiunto il quale cìè ben poco da raschiare.

Alfonso Gianni

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Alessandro Giraudo 6 gennaio 2012 - 23:09

Premetto che non sono sia per trascorsi familiari che per motivazioni personali un sostenitore di SEL.Detto ciò vorrei farvi partecipi di un mio pensiero:dal mio punto di vista la Sinistra e quindi anche il vostro partito devono essere molto più attenti ai lavoratori operai (io sono studente bocconiano e quindi non ho conflitto di interesse alcuno a dire queste cose ma penso siano oggettive) perchè per definizione e storicamente l’ho è sempre stata.Penso che alla Sinistra manchi effettivamente una linea di pensiero economico che metti maggiormente il lavoratore operaio (ma anche non operaio, il lavoratore in generale specialmente a basso reddito) al centro del sistema produttivo.Insomma a mio avviso in Italia si è perso questo contraltare storico della sinistra a sostegno della dei lavoratori opposto al capitalismo finanziario.Non che la finanza e il terziario siano malvagi in se a mio avviso ma devono essere sostenuti da un forte ed efficiente apparato industriale (coadiuvato da intellettuali con la I maiuscola) e da ambienti universitari che riconoscano l’importanza del mondo produttivo concreto (non solo la finanza quindi).La sinistra deve partire da qui per rammodernarsi cioè da quello per cui a smpre combattuto:l’uguaglianza sociale e il lavoro.A tal proposito la codeterminazione alla tedesca è un ottimo punto su cui potreste lavorare per cercare di creare nuove condizioni di lavoro in cui il lavoratore non paga solo se le cose vanno male (licenziamenti) ma è gratificato se vanno bene (partecipando alla direzione aziendale).Questo signori non è comunismo ma un modo di vivere sociale di qualità che chiunque anche a destra voterebbe perchè è dettato dal buon senso.Aspetto risposte e opiioni su cui discutere.Vi ringrazio Alessandro

Igor 24 dicembre 2011 - 01:00

Vorrei far presente che la cogestione delle imprese in Italia è prevista dall’art. 46 della Costituzione, secondo il quale i lavoratori hanno diritto, nei limiti e nei modi previsti dalla legge, a collaborare alla gestione delle imprese.
Norma, questa, rimasta purtroppo inattuata. Il modello costituzionale italiano non prevede una cogestione limitata allo scambio di informazione, poiché l’espressione usata è quella di diritto a collaborare alla gestione delle imprese. Il che include e supera lo scambio, sia pure essenziale e basilare, di informazioni.
Non mi risulta, invece, che la cogestione sia prevista dalla Legge Fondamentale tedesca. Ho provato a cercare tra i vari articoli nella Costituzione di Bonn e l’unico che ho trovato è quello secondo cui forma oggetto di legislazione concorrente (Bund-Lander) l’organizzazione delle imprese. Ma lì non si parla di cogestione.
Sarei grato ad Antonio se potesse indicarmi la norma costituzionale tedesca che, appunto, costituzionalizza il principio cogestionario.
Infine, un’osservazione a titolo problematico: i lavoratori partecipano comunque alle perdite delle imprese. Quanto una impresa è in perdita, dunque in crisi, in Italia le imprese possono licenziare. Dunque, perché se le perdite delle imprese sono più che sociali, e si scaricano sul settore pubblico, non pensiamo a socializzare un po’ di più qualche utile?
Ciò detto, ho anche io le mi perplessità sulla partecipazione agli utili dei lavoratori, ma sono più di ordine politico-filosofico generale che di ordine prettamente economico. Cioè, mi lascia un po’ perplesso il lavoratore che diventa, a sua volta, padrone.
Il problema però si può sviluppare.
Infine, vorrei dire al Sig. Francesco che io sono stato in Bolivia ed Etiopia. Naturalmente, quando penso a quei paesi, dire che in Italia ci sia la povertà pare anche a me una bestemmia. Ma non dobbiamo dimenticare che anche in Italia ci sono forti sperequazioni sociali e ci sono fasce di povertà. E non dobbiamo dimenticare una cosa importante, ovverosia il fatto che molto spesso mi è capitato di trovare nel mondo persone che guardano all’Italia come modello sociale. Se l’esempio che diamo in casa nostra è quello per cui zone di povertà e diseguaglianze sociale sono ammesse, diamo un esempio sbagliato al resto del mondo. E’ importante dare l’esempio contrario, perché ciò avrà un gran valore. In questo il nostro partito può dare una grossa mano, almeno lo credo e lo spero.
Purtroppo, non potrò tornare a interloquire perché sono di rientro in Italia per Natale, dunque un caro saluto e auguri di buon Natale,
Igor

Francesco Possi 23 dicembre 2011 - 16:50

Gent.mo sig. Igor,

Lei ha centrato perfettamente il problema: in Italia, il superfluo è diventato “necessario” (penso ad esempio al numero dei telefonini e alle spese ad essi relative quasi sempre per blabla inutili – perchè ad esempio non si è imposta una tassa anche soltanto di 1 centesimo ad ogni chiamata/sms? -, alle varie TV a pagamento – conosco gente che rinuncerebbe più al cibo che a Sky -, fruizione di determinati spettacoli – credo che in Fiat molti lavoratori si facciano ancora detrarre mensilmente dallo stipendio il costo dell’abbonamento alla Juve- e così via)
Io ho vissuto, lavorato, studiato e viaggiato in oltre 40 paesi del mondo, e Le assicuro, a fronte di certe realtà che conosco, sentire parlare di povertà in Italia mi fa l’effetto di una colossale bestemmia.
Questo ovviamente, senza voler minimizzare le difficoltà di una parte della nostra popolazione, che si è comunque fortunatamente ridotta rispetto a trenta-quaranta anni fa.
Come Lei ha detto, è un problema di sintesi culturale, e di definizione di un nuovo modello di sviluppo; e c’è ancora tanta strada da fare…

F.P.

Alfonsodt 23 dicembre 2011 - 12:29

caro ALFONSO GIANNI,in primis TI faccio i migiori AUGURI di un buon NATALE ,per Tè e per i tuoi cari e in secondis,mi permetto di fare una riflessione ed una domanda a unp come Tè che di economia sè ne intende.
la domanda quando costa al paese la manovra del proofessoorone della booccoooni!! e del suo governo,mi pare un pò fuorviante nel contesto nella quale l’ai calato. secondo mè sarebbe stato più corretto scrivere il titolo quanto costa a una parte della popolazione di questo paese questa manovra finanziaria varata dal professorone!! e si caro A.GIANNI,perchè il vero costo di questa manovra si scaricherà solo e soltanto sulle stesse fascie sociali,oltre a quelle che gia ci stanno piovendo addosso per effetto delle precedenti manovre,vedasi benzina,gas luce e dolcis in fundo tassa regionale sull’irpef,il governo della mia regione ha già varato l’aumento dell’irpef.(regione ABRUZZO. chi evade,chi esporta i capitali nei paradisi fiscali,chi elude le tasse,chi è sconosciuto al fisco e possiede di tutto e di più questa manovra è come le altre è inesistente,perchè anche il professoooroooneee!! della bocconi ha falto la solita manovra che è stata fatta in tutti questi ultimi anni,una manovra molto forte per i deboli e molto debole o inesistente per i forti. vedasi doppi e tripli stipendi e pensioni faraoniche con liquidazioni da nababbi. ma si sà che queste mie osservazioni da qualcuno vengono tacciate di qualunquismo e di populismo.continuare a scaricare su noi poveri cristi queste mascalzonate fiscali io li reputo sano realismo. ma si sà la verità fà male e per questo bisogna infangare chi la esprime!! auguri a tutti -alfonso di tullio mil/te SEL

Guido Da Torino 23 dicembre 2011 - 11:27

Oggi L’ISTAT dichiara l’allarme per l’aumento della forbice prezzi-salari. Mi sembra una farsa. E il divario accumulato da più di una decina di anni dov’è finito?Si riparte da zero ogni anno?.
Non è’ stata infatti certificata nell’ultimo quindicennio una perdita complessiva del potere di acquisto di lavoratori e pensionati del 30-40%,dovuta al trasferimento del 10% del PIL dalle retribuzioni/pensioni ai profitti ed alle rendite?.
A questi dati avrebbe dovuti guardare Monti prima di erogare unilateralmente lacrime e sangue con la vergognosa trasmutazione del concetto di equità.

Antonio 22 dicembre 2011 - 23:50

una analisi sintetica ma molto illuminate !!

la richiesta da parte dei compagni socialisti di sinistra di entrare nel PSE a mio avviso personale era di dare battaglia contro Blair e Zapatero.
in Italia costruire un grande partito di massa di sinistra compleytamente altra cosa è l unità dei rivoluzionari.
anche porre al centro della proposta politica la CEDETERMINAZIONE.
teniamo presente che la CODETERMINAZIONE in Germania grosso modo parte dal 1890 !!!!
e soprattutto la CODETERMINAZIONE Tedesca è costituzionalizzata.

e molto complicato io direi assolutamente impossibile aprire un processo di codeterminazione in Italia SENZA un intervento nella costituzione italiana.
a mio avviso la partecipazione dei lavoratori nella costituzione italiana non c entra nulla con la codeterminazione ma c entra con la collaborazione nei flussi informativi che è tuitto altra cosa.

La codeterminazione non c etra nulla con la partecipazione agli utili che riguarda il modello anglossassone ( USA).

un appunto dobbiamo costruire un altra moneta euro fuori dall’ europa a 17 paesi, la banca d ‘ italia deve ritornare a stampare moneta altrimenti fuori dall’ euro.

la proposta europa politica richiede un altra europa la follia
pareggio bilancio lo dimostra.

Igor 22 dicembre 2011 - 22:37

Caro Francesco,
La ringrazio per l’attenzione rivolta ai miei commenti. Vorrei aggiungere solo poche cose, dettate peraltro dalle esperienze che ho fatto e sto facendo.
Ho fatto l’esempio del kurzarbeit in Germania perché l’ho osservato, per quel che potevo, quando ero lì. E ha funzionato, credo, abbastanza bene. Ma ciò anche perché i lavoratori compartecipano alla gestione della loro azienda. Là dove invece il sistema è, come in Italia, verticista e vi è una netta separazione tra gestione e produzione materiale queste capacità non sono presenti, non si sviluppano, anche perché sono impossibili le prese di coscienza dei problemi degli altri. Mancano, in altre parole, i meccanismi e i luoghi di compensazione (chiamiamoli così).
Quanto all’altro argomento sollevato, cioè l’accettazione di una riduzione della nostra ricchezza, se ho ben compreso l’argomento, direi che è un argomento complesso. Alcune persone che conosco, per esempio un rumeno, mi hanno detto che nei propri paesi la crisi non è stata vissuta drammaticamente perché erano ancora vivi i ricordi di periodi di povertà e dunque la popolazione è stata paziente essendo abituata alle “restrizioni”.
Il problema dell’Italia è che il superfluo è ora diventato necessario, quindi accettare l’impoverimento è molto più difficile.
Dal mio punto di vista, occorre trovare una sintesi dialettica tra una cultura e una filosofia che sappia fare a meno del superfluo e la crescita economica. I due obiettivi non sono alternativi, anzi sono perfettamente conciliabili.
Un caro saluto,
Igor

p.s. un’osservazione su quanto scritto da Peppe Parrone riguardo ai crediti delle imprese della Pubblica Amministrazione. Ho letto i documenti preparati da Alfonso Gianni e che lui mi ha indicato ieri e tra le varie proposte elaborate vi è, in sostanza, un allentamento dei parametri di Maastricht e dei vincoli imposti dal Patto di stabilità. Ne segue, penso, che ciò potrebbe significare anche permettere alle pubbliche amministrazioni di iniziare a saldare le proprie pendenze. Se i discorsi fatti dal PD negli ultimi anni sono coerenti, credo e spero che su questo punto il centrosinistra potrebbe, una volta ripreso il confronto interrotto dalla nascita del Governo Monti, trovare un’intesa.

Bruno Bianco 22 dicembre 2011 - 22:05

dirò subito che sono di rifondazione per evitare equivoci.
la manovra di monti è sicuramente una manovra di classe del tutto coerente con un disegno politico volto a demolire lo stato sociale e ad attaccare i diritti dei lavoratori. quello che preoccupa è la sostanziale subalterntà del pd, subalternità culturale ma anche (scusate il veltronismo) espressione di una sua parte legata a doppio filo, tutta interna, ai poteri forti.
in questo contesto credo che sel nel suo rapporto con il centro sinistra, se non vuole ripetere le esperienze di rifondazione con i passati governi prodi, debba finalmente aprire un confronto con il resto della sinistra nel tentativo di dare rappresentanza politica ai conflitti sociali, spesso scollegati tra loro che sono in atto, mentre fino ad ora l’impressione che ho avuto è che perlomeno vendola intendesse alzare un muro nei confronti della federazione della sinistra.
solo così credo i possa raggiungere la massa critica indispensabile per pesare in un futuro e auspicabile governo di centro-sinistra

Carlo F. 22 dicembre 2011 - 21:17

Come sempre Alfonso Gianni si conferma la mente più lucida, pragmatica e concreta di SEL. Se non volte farlo santo subito, fatelo almeno segretario di SEL subito.

Francesco Possi 22 dicembre 2011 - 19:08

Per il sig. Igor

sostanzialmente vedo che abbiamo idee simili.
In Italia, tra l’altro, ricordo che una decina di anni fa il principio del kurzarbeit, o comunque qualcosa di simile su base solidaristica, era stato applicato in alcune società del Gruppo Fiat; modesta riduzione di stipendio per evitare una riduzione dei posti di lavoro.
Più che singole situazioni aziendali, comunque, il nostro grande problema è un discorso di sistema: Lei ha citato i costi degli affitti, ma si potrebbe dire altrettanto per il costo dell’energia e per la forbice tra retribuzione lorda e retribuzione netta.
E in ogni caso, per risollevarsi, io ritengo che sia necessario comunque accettare una riduzione di servizi gratuiti o a prezzo politico che forse in situazioni come l’attuale non ci si può più permettere; che diamine, la mia generazione è cresciuta nell’immediato dopoguerra, con molti meno mezzi a disposizione e siamo comunque sopravvissuti anche abbastanza decentemente.

F.P.

Naselli Domenico 22 dicembre 2011 - 18:01

questo colpo di stato camuffato in tecnici sta’ riuscendo benissimo,più soldi ai soliti imprenditori faccendieri e un impoverimento sempre più forte per i lavoratori che vedranno i loro figli andare nella prossima guerra (Iran)con stipendi da 4 o 5 mila euro al mese che lo stato ti offrirà per esportare la democrazia.scusa la mia mancanza di analisi economica, ma non sono un tecnico(menomale)ciao

Igor 22 dicembre 2011 - 16:53

Caro Francesco,
in effetti, in linea di principio, lo si evince dal mio commento di stamani, sono favorevole a importare, diciamo così, in Italia un modello simile a quello tedesco.
Colgo il problema della redistribuzione non solo del potere, ma anche degli utili e delle perdite. Proprio per questo ho posto la questione in forma dubitativa, a mezzo di domanda, piuttosto che per asserzioni dirette.
Io ho vissuto in Germania per 4 anni e la mia impressione è stata che il sistema tedesco abbia retto meglio, anche grazie a simili sistemi gestionali, l’impatto della crisi. Ciò però non vuol dire prendere di peso un pezzo del sistema tedesco e importarlo in Italia. Il sistema tedesco ha una sua logica complessiva che non corrisponde, purtroppo, a quella italiana.
In Germania, col kurzarbeit i lavoratori, per evitare licenziamenti, hanno accettato riduzioni di orario a cui hanno corrisposto riduzioni di stipendio. Eppure l’economia non è crollata e non c’è stato un aumento drammatico della disoccupazione.
Ciò perché le persone avevano risparmi accumulati, programmano le spese, avevano (hanno) un diverso sistema di costi (lì un affitto è meno caro che in Italia; dunque la mobilità è migliore che in Italia dove invece tutti hanno la casa di proprietà, sono indebitati coi mutui e dunque perdere il lavoro diventa un dramma acuto) e hanno priorità di spese diverse dalle nostre (da noi mediamente per chi ha un po’ di soldi prevale, o prevaleva, il superfluo, mentre in Germania prevalgono altri interessi).
In sostanza, il metodo tedesco potrebbe/dovrebbe essere importato (anche perché la questione delle perdite potrebbe essere affrontata), ma a condizione che cambino alcuni aspetti collaterali (ma decisivi) del nostro sistema, diciamo così.
Il mio vuole essere un invito alla discussione aperta tra di noi, senza preconcetti.
Un caro saluto

Peppe Parrone 22 dicembre 2011 - 16:47

In questo interessante dibattito vorrei inserire una questione che mi stà molto a cuore. Sarà forse per il mio passato di piccolo imprenditore e anche di dirigente della CNA che mi rende più sensibile al riguardo. Le imprese nel nostro paese sono creditrici nei confronti degli Enti Pubblici di decine di miliardi di euro per lavori eseguiti e consegnati. Il 95% circa delle imprese sono piccole e medie, quindi sono migliaia quelli che in questo momento stanno soffrendo, anche assieme ai propri dipendenti. I suicidi tra i piccoli imprenditori sono sempre più frequenti, e non sempre per i debiti o per cattiva gestione della propria azienda, ma per i crediti che hanno verso la Pubblica Amministrazione. Sarei felice se di questo problema SEL se ne può occupare, perchè fino al momento non mi pare ci sia stata molta attenzione.

Francesco Possi 22 dicembre 2011 - 16:12

Un’osservazione su quanto scritto dal sig. Igor questa mattina.
Il modello di gestione tedesco, per quanto riguarda la partecipazione dei lavoratori all’andamento della propria impresa, può essere condivisibile, anche se poi non bisogna dimenticare che, oltre alla redistribuzione del potere, si devono redistribuire gli utili e ohimè, anche le eventuali perdite.
Non so se in Italia siamo pronti a questo passo. Lo testimonia tra l’altro l’evoluzione attuale del caso Fiat-Chrysler; il secondo maggiore azionista del gruppo automobilistico sono i lavoratori metalmeccanici americani, e Marchionne può agire in questo modo proprio perchè saldamente appoggiato dal sindacato UAW, ovviamente interessato all’andamento positivo dell’intero gruppo, anche se a discapito, in termini di diritti e di forme lavorative, dei dipendenti italiani.
F.P.

Alfonso Gianni 22 dicembre 2011 - 14:39

Caro Igor, se parliamo del caso tedesco dovremmo dire più propriamente “consigli di sorveglianza” anzichè di gestione. Per il resto concordo. Su questo tema il centrostudi che dirigo sta conducendo una ricerca che riguarda sia il modello tedesco che quello svedese. Ne avrai notizia più avanti sul sito http://www.cercareancora.it

Carlo55 22 dicembre 2011 - 11:10

…ha ragione Mirko Lombardi…stano scappando tutti!! Altro che manovra di sacrifici Salva Italia.Alla fine l’Euro non si salverà e si andrà ad una doppia velocità monetaria.

Igor 22 dicembre 2011 - 08:34

Caro Alfonso,
ho letto gli articoli che mi hai indicato. Nel complesso, mi sembrano, oltreché ben argomentati, condivisibili.
Ti sarei grato se potessi approfondire due punti che negli articoli in questione non potevano, mi rendo conto, essere sviluppati.
Uno riguarda la partecipazione dei lavoratori alla fase decisionale della vita delle imprese in cui lavorano. In questo senso, pur solo nei limiti della mia personale esperienza lavorativa, penso che ci siano due problemi. Uno riguarda la produttività del lavoro italiano. L’altro il modo in cui le imprese vengono gestite.
Dal mio punto di vista, la scarsa produttività dipende, purtroppo, da una sedimentazione verso il basso delle competenze professionali ed educative delle persone-lavoratori e dipende da una mancanza di responsabilizzazione dei lavoratori. Tra l’altro, a un conseguente eccesso di responsabilizzazione del datore di lavoro corrisponde un eccesso di oneri a suo carico, con la conseguenza che quest’ultimo vorrà naturalmente degli alleggerimenti della sua posizione, che però produrranno, come in un circolo vizioso, ulteriori problemi di gestione, di dimensionamento, di produttività e così via.
Cosa ne pensi allora del modello tedesco dei consigli di gestione? Sarebbe “importabile” in Italia? Peraltro, non sarebbe un modo per dare attuazione alla Costituzione italiana che prevede, esattamente, la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese e un modo per redistribuire, finalmente!, un po’ di potere all’interno delle imprese?
Questa questione mi spinge poi a toccare il punto del livello delle dimensioni delle nostre imprese. Premesso che il problema delle strutture di piccole dimensioni si ritrova anche negli uffici pubblici e dunque si tratta di un problema (forse anche di cultura gestionale-organizzativa?) trasversale al settore privato e al settore pubblico, un modello simile ai consigli di gestione sarebbe importabile in Italia con imprese e uffici di piccole dimensioni? E secondo te su quale leva si potrebbe far affidamento per produrre una riduzione della frammentazione del nostro apparato produttivo? La leva fiscale sarebbe abbastanza oppure ci vuole anche altro?
Grazie molte. Ogni elemento in più per comprendere, nei limiti di tempo e spazio a disposizione, sarà sempre utilissimo a me e, credo, a tutti noi.

Armando Bacchetti 22 dicembre 2011 - 01:39

a questo punto i discorsi stanno a zero,le analisi ci sono,puntuali precise,le proposte ci sono, per deliberarle
ci sono gli organi del partito,il dibattito puo proseguire
ma c’è una questione politica centrale,o noi riusciamo
a costruire movimenti di protesta,di contrasto oppure
saremo costretti nostro malgrado a continuare a leggere una realta decisa e costruita da chi governa ,e da un arco di forze nelle quali prevale conservatorismo e attacco alle classi subalterne.Infatti non solo i numeri esemplificano
questo attacco ma le grandi manovre che si stanno giocando
per ricomporre una stabile maggioranza neocentrista sono sotto gli occhi di tutti,gli unici che non vogliono prendere
atto di questo a tutt’oggi sono i compamici del PD.
Questo per noi è un grosso problema poichè rimaniamo convinti che il centrosinistra sia l’unica prospettiva politica alternativa allo stato presente delle cose.
Quindi ho rendiamo realistica tra la gente questa prospettiva costruiamo piattaforme che dal basso rinvigoriscano questa prospettiva,oppure difficilmente
riusciremo a costruire una efficace opposizione alle politiche del governo Monti.Occorre ripartire dai territori
dalla difesa dei beni pubblici,dei servizi ,dalla difesa degli enti territoriali ,dalle proteste dei giovani per il lavoro,per rilanciare una scuola pubblica di qualità.

Luciano Chiodo 22 dicembre 2011 - 00:04

Mi sembra che Alfonso Gianni cerchi di fare un’analisi sulle ricadute della manovra Monti, ma anche sulle posizioni politiche che l’hanno ispirata. Nel dibattito politico di questi giorni si sente parlare di “equità”, di “interesse comune”, con un colpo di spugna si sta cancellando l’enorme trasferimento di ricchezza avvenuto negli ultimi 15 anni da salari e pensioni al profitto e alla rendita finanziaria.
QUESTO BLOG E’ SOLO UNO SCAMBIO DI OPINIONI O UNO STRUMENTO PER COSTRUIRE COLLETTIVAMENTE LA LINEA POLITICA DI SEL?
Io ringrazio Alfonso del suo contributo ma sono un po’ pessimista sull’utilità, per il semplice motivo che non so se SEL ne terrà conto.
Solo tre giorni fa ho sentito difendere l’alleanza di Vasto, ora, in un’altra intervista, sembra che la posizione sia cambiata.
Io credo che SEL debba ridiscutere le forme e i contenuti dei suoi rapporti con le altre forze della sinistra e del centro sinistra, ma, in particolare, con la gente in carne e ossa, ATTRAVERSO UNA SUA PROPOSTA POLITICA AUTONOMA.
PER FARE CIO’ PER0′ CI VUOLE IL CONGRESSO STRAORDINARIO.

Igor 21 dicembre 2011 - 23:31

Caro Alfonso,
grazie molte per l’indicazione. Non ero a conoscenza del materiale anche perché le mie visite al sito sono ancora limitate.
Ma quanto prima leggerò con molta attenzione e molto volentieri quanto hai scritto a proposito delle misure per riattivare la crescita.
Grazie di nuovo

Francesco Possi 21 dicembre 2011 - 22:53

MONTI MI HA PROFONDAMENTE DELUSO.
UN GOVERNO CHE HA LA FORTUNA DI NON DOVER RISPONDERE ALL’ELETTORATO IN TERMINI DI CONSENSI POLITICI ERA L’UNICO CHE AVREBBE POTUTO AGIRE EFFICACEMENTE PER RIDURRE L’ENORME SPESA PUBBLICA CORRENTE E IMPRODUTTIVA.
NON ERA NECESSARIO UN PROFESSORE DELLA BOCCONI PER AUMENTARE PESANTEMENTE LA TASSAZIONE.
OPERAZIONI COME QUELLA SULLE ACCISE DEI CARBURANTI SONO POI FRANCAMENTE INCOMPRENSIBILI.
L’ITALIA, SECONDO ME, HA PERSO L’ULTIMA OCCASIONE, QUESTI SONO DECRETI “AFFOSSA PAESE”.
MI AVVENTURO IN UNA PREVISIONE CHE TEMO FONDATA.
POICHE’ IL VINCOLO EUROPEO NON E’ IL DEBITO PUBBLICO IN VALORE ASSOLUTO, MA IL RAPPORTO TRA IL DEBITO E IL PRODOTTO INTERNO LORDO, QUESTA MANOVRA PAUROSAMENTE RECESSIVA ABBATTERà QUASI SICURAMENTE IL DENOMINATORE (PIL), E SE ANCHE IL DEBITO ASSOLUTO DIMINUIRA’ (MA DI POCO), IL RAPPORTO PEGGIORERA’ SALENDO ANCORA OLTRE IL 120%.
E A QUEL PUNTO NON SI POTRA’ NEMMENO PIU’ RASCHIARE IL FONDO DEL BARILE (AMMMESSO CHE CHE IL BARILE ABBIA ANCORA UN FONDO…).

F.P.

Massimo 21 dicembre 2011 - 19:51

Cari compagni, per mestiere mi occupo di bilanci comunali. Vi pongo all’attenzione la GRANDE BEFFA dell’IMU. Tale imposta è nella sostanza a favore solo dello stato. Il margine di manovra del Comune si scontrerà con l’eliminazione del rimborso da parte dello Stato della quota a suo tempo incassta dalla cosiddetta ICI sulla prima casa (+esattamente sulla casa di abitazione). Chi manovrerà sulle agevolazioni dovrà comunque perdere per intera la quota che andrà allo Stato. (sic)Recuperare il vecchio (ante 2008) gettito sarà difficilissimo!!!
N.B.
Purtroppo non è neppure correttissimo rinfacciare alla Lega che l’IMU l’hanno “inventata” loro. Quella (nel bene o nel male) prevedeva l’esenzione dall’imposta della casa d’abitazione. Quindi…
E che dire del patto di stabilità ed il sostanziale divieto di indebitamento?
In sostanza saremo costretti ad accantonare risorse (maggiori entrate o minori spese) da bloccare.
Forse l’unico loro proficuo utilizzo sarà la sottoscrizione di BTP pluriennali al 7%…. (:

Tito Tiziana Gaudio 21 dicembre 2011 - 19:04

I numeri valgono più di mille parole…..ma ricordiamoci che dietro ogni numero ci sono delle vite che vengono distrutte e delle persone che cadono nella povertà. Dal “governo dei professori” mi sarei aspettato una manovra totalmente diversa! L’unica cosa che possiamo fare è diffondere il più possibile le richieste che facciamo al governo e sperare che qualcuna venga accolta. Il governo nelle prossime settimane dovrà fare ciò che non ha fatto finora: mettere all’asta le frequenze televisive, diminuire gli stipendi dei parlamentari, eliminare i vitalizzi degli ex parlamentari, fare una patrimoniale straordinaria e una patrimoniale ordinaria, aumentare i finanziamenti alla ricerca e al welfare, ecc.

Alfonso Gianni 21 dicembre 2011 - 12:18

Caro Igor, quello che mi chiedi fi fare l’ho già fatto e si trova nel sito da diversi mesi. Su questo del resto abbiamo condotto il confronto con le forse del centrosinistra interrottosi con la nascita del governo Monti. per trovare questo materiale devi cliccare sulla finestra Partecipa nella schermata iniziale di questo sito, poi “discuti con noi”, infine devi andare nel forum sel ambiente economia e lavoor: lì, postati da Sergio Tosini, trovi diverso materiale fra cui due miei lunghi articoli relativi a “poltiica economica e efisco” e “politica industriale” dove cerco di tratteggiare i lineamenti di una poltiica anticlica espansiva. Qui mi è stato chiesto di non suoerare i 4.500 caratteri per articolo, e simili argomenti non stanno in quella misura.

Mirko Lombardi 21 dicembre 2011 - 12:11

Caro Alfonso, tutto vero quello che dici, ma quello che dici, siccome è vero, sta accadendo realmente.
Dietro le cifre ci sono le persone in carne ed ossa, e, sempre dietro le cifre, ci sta una politica. Quest’ultima bisogna contrastarla con un’altra politica perchè se non riesce il contrasto ci rimane il commento. Io credo che un’altra politica socialmente connotata non possa che fondarsi su una ripresa di sovranità sulla moneta, sennò si è a rimorchio delle compatibilità monetarie dettate dagli altri. Conosco l’obiezione a questa mia idea “radicale”, ma l’obiezione è fondata su un auspicio, quello che l’Europa si riformi e che la BCE diventi una vera banca federale. Per far questo ci vuole una conversione di 180 gradi delle attuali linee politico finanziarie della Germania (rammento che sono sostenute in modo bipartisan!!), il che non mi pare alle viste….
A pensar male si fa peccato….ma io credo che sugli auspici e i consigli non si costruisce una via di fuga alla nostra gente in caso di crollo dell’euro. I ricchi hanno gia definito il piano B ed anche il piano C….i meno ricchi hanno già affittato le cassette di sicurezza italiane ed elvetiche (ormai introvabili!) e l’esportazione dei risparmi è flusso quotidiano continuo. Restano gli altri, quelli che hanno poco o niente e che saranno piallati dalla recessione cosi come sono piallati ora da Monti.
Io direi che o l’Europa in 2 mesi diventa una realtà capace di avere una banca che affronta la crisi come fa la FED, oppure noi si deve prospettare una politica che metta in sicurezza il picccolo e medio risparmio (anche non al 100%), che ristrutturi il debito con l’estero e che faccia ciò che l’Europa ( leggi Germania) non vuole fare, stampare moneta, svalutare in modo controllato per tornare ad essere un po’ competitivi e rilanciare consumi ed esportazioni. Sennò la svalutazione non sarà della moneta ma della vita quotidiana delle persone..e della loro dignità nel segno di classe imposto dalle destre europee che tu hai ben descritto nella sua vulgata italiana montiana .
PS. non sono un catastrofista e ho scritto queste cose con una vera fatica e con un disagio terribile…vorrei non pensare quello che invece continua a stazionare nella mia zucca!!

Igor 21 dicembre 2011 - 11:59

Intanto, mi pare ci sia un’osservazione preliminare da fare. Cioè che la recessione era ben visibile già a settembre, al momento della ripresa delle attività produttive dopo la pausa estiva.
Mi pare, dunque, che si sia perso molto tempo, tra settembre e dicembre, riguardo alle politiche da adottare e così via. Perdere questo tempo significa peraltro rischiare di sbagliare la diagnosi e perciò la terapia da adottare.
Ora, non si può pretendere di imputare tutto a questo Governo, a Monti e Passera, loro non c’erano a settembre. Però, che un Ministro non si renda conto della realtà che ha intorno e aspetti i dati ufficiali, così come ha fatto Passera, la dice lunga sul modo in cui veniamo normalmente amministrati.
Il problema è quindi come e dove vive, letteralmente, questa classe dirigente (nominalmente dirigente, perché non dirige, nel senso migliore del termine, nulla).
Infine, mi sembra, come già ho sostenuto in un commento a un precedente articolo di Alfonso Gianni, che qui le politiche da fare siano sì di tipo espansivo, ma bisogna fare attenzione, come scrive anche Alfonso Gianni, a che tipo di misure si adottano.
In questa fase, a mio giudizio, è preferibile puntare sulla spesa pubblica diretta piuttosto che sulle riduzioni fiscali. In una fase di aspettative negative, le riduzioni fiscali non servono a riattivare la crescita.
Se Alfonso Gianni ha tempo e voglia di farlo, perché non scrive un articolo su misure che potremmo proporre noi per riattivare la crescita economica?
Grazie

Angelo Marotta 21 dicembre 2011 - 08:40

A tutto quello che dice opportunamente Alfonso, ci sono da aggiungere tre elementi, dal mio punto di vista, molto importanti:
1. l’inesistenza di un piano di welfare che possa “accompagnare” larghi strati sociali, centinaia di migliaia di persone colpite nel fisico e in grandissime difficoltà, peraltro già duramente colpiti dalla cattiveria di Tremonti e Brunetta (e non solo);
2. che non è finita qui, nel senso che, dalle riforme annunciate dovremo aspettarci ulteriori “regali” per precari, lavoratori e pensionati (Fornero docet);
3. che oltre agli aspetti economi, che di per se non sono poco, esistono anche quelli psicologici ed esistenziali. Provate ad immaginare una persona che insieme alla moglie ha già programmato il futuro prossimo da pensionato (1° luglio 2012), che con la miseria della liquidazione di 36 anni di lavoro (la metà di quello che percepisce Amato in un mese o di quello che spende in un sabato sera ad Arcore il cavaliere), potrà dare una pacca sulle spalle ai figli ed aiutarli nel lavoro che non c’è, e che, invece, da un giorno all’altro si vede “rimandato” di 6 anni (72 mesi!). Ti stravolge la vita o no?
Grazie professor Monti e tanti auguri…

Peppe Parrone 21 dicembre 2011 - 08:04

Grande Alfonso Gianni!! Quando si parla con cifre alla mano, tutto diventa più chiaro e conprensibile.

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