Quell’accordo non risponde alla richiesta di democrazia

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Non sta alle forze politiche giudicare nel merito gli accordi sindacali. L’autonomia del sindacato è una cosa seria. Altro discorso, però, è valutare la fase politica in cui cade un accordo sindacale e le ricadute complessive che il metodo adoperato per stringerlo, indipendentemente dai suoi contenuti, comportano. Questo, al contrario, è compito prioritario di Sinistra Ecologia Libertà e di tutte le forze politiche che col sindacato intrattengono e intendono mantenere un dialogo non invasivo ma neppure ipocrita. Allo stesso modo sarebbe a dir poco reticente nascondere che le preoccupazioni per la minaccia che grava sul contratto nazionale, non sono del tutto dissipate neppure da questo accordo.

Il nostro Paese è avviato verso l’uscita da una delle fasi più buie e desolate della sua storia. A chiudere la lunga e disastrosa esperienza del berlusconismo non sono e non saranno le alchimie dei partiti, le loro bizantine alleanze. E’ una richiesta di democrazia sostanziale, di partecipazione diretta, di potere effettivo esercitato dal basso che rappresenta l’esatto opposto del plebiscitarismo berlusconiano. Questo ci hanno detto le elezioni amministrative. Questo ci hanno confermato, con forza e urgenza anche maggiori, i referendum e le popolazioni della Val di Susa sulla vicenda TAV.

Rispondere a questa richiesta di democrazia non è il dovere e la sfida determinante solo per la sinistra politica. Lo è in misura identica anche per il sindacato. Per questo, pur senza entrare nel merito di quello che c’è nell’accordo firmato da Cgil CISL e UIL, risulta impossibile non notare e non segnalare quel che non c’è. Manca infatti una risposta positiva alla richiesta di democrazia effettiva, una capacità di cogliere quella spinta che può tradursi solo nella scelta di sottoporre al parere vincolante dei lavoratori ogni accordo e di verificare puntualmente il rapporto tra la rappresentanza sindacale e i lavoratori rappresentati.

E il primo passo su questa strada deve essere fatto subito. E’ questo stesso accordo che deve essere vagliato e votato, approvato o respinto con massima partecipazione e uguale trasparenza da tutti i lavoratori coinvolti.

Senza questo passaggio, senza una risposta reale alla domanda di partecipazione e di democrazia reale, difficilmente il sindacato e la sinistra sociale avranno un respiro maggiore o un futuro meno incerto di quello che attende i partiti della sinistra se non si muoveranno subito, qui e ora, in quella stessa direzione.

Francesco (Ciccio) Ferrara

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Vittorio Vittori 11 luglio 2011 - 17:45

SEL ha il dovere di confrontarsi colle questioni che solleva l’accordo; le politiche del lavoro costituiscono l’altra faccia delle politiche economiche e la loro qualità costituisce parte essenziale della qualità della democrazia di una comunità.
Il “nuovismo” di cui anche noi ci ammantiamo, ci ha portato a dimenticare tra i tratti della nostra identità il lavoro (vedi il Manifesto programmatico e lo Statuto) ;una sinistra del XXI secolo
che ripudia la cultura socialista e/o comunista (per chi non gli fa senso questo aggettivo) non ha futuro,se non nel PD. E allora parliamo dell’accordo per parlare di noi e dei nostri compiti.
L’ accordo va prima di tutto collocato nel contesto sociale e politico in cui è nato.
Le politiche di stabilizzazione finanziaria condotte da almeno un ventennio non hanno garantito la crescita economica, ed hanno accentuato gli squilibri sociali; il lavoro e l’ambiente sono stati i soggetti penalizzati da queste politiche
Berlusconi, Tremonti e Sacconi hanno completato l’opera con la frantumazione del corpo sociale e la divisione tra i sindacati : l’affido al sindacato di compiti di gestione di settori del mercato del lavoro e della formazione con gli Enti bilaterali e con il privato sociale in cui CISL e UIL,ma non solo,sguazzano è quello che li ha resi “complici”.Abbiamo idea che significa la torta della formazione professionale,dei tirocini,dell’”accompagnamento al lavoro”?
La rottura sindacale parte da questo cambio di ruolo che configura la forma contemporanea della
questione morale. Gli accordi separati tra i meccanici, nel pubblico impiego,nel commercio .ecc. nascono da qui
L’accordo lo leggo come la risposta a questo tentativo di chiudere la CGIL, tutta, in una tenaglia e di metterla fuori dai luoghi di lavoro.
Il peso contrattuale che la CGIL ha messo sul tavolo è quello che gli è venuto dalla risposta dei lavoratori da Pomigliano a Mirafiori alle manifestazioni di Roma della F.P e poi di quella della FIOM, alla riuscita dello sciopero generale del 6 maggio.
Il quadro che viene fuori dall’accordo vede:
la democrazia nei luoghi di lavoro stabilita su base rappresentativa;sono i delegati delle RSU
che decidono sui contratti
l’adattabilità dei contratti aziendali dentro la cornice dei contratti nazionali;
la defiscalizzazione dei salari che vengono dalla contrattazione aziendale. E’ l’aspetto dell’accordo
per me più discutibile; elude il tema della questione salariale,che ha valenza ben più generale.
Non si può affidare ai soli rapporti di forza contrattuali,nazionali e men che mai a quelli aziendali,
la garanzia dell’intangibilità di diritti fondamentali.
I lavoratori non sono”persone” ,come dice il PD,sono cittadini ed in quanto tali portatori di diritti. Questi diritti (sciopero,malattie, ecc) sono tutelati, dalle leggi dello Stato; una loro estensione (diritto di voto sulle piattaforme e sugli accordi ecc) deve trovare sistemazione in un quadro giuridico.
E’ ormai maturo il tempo per dare attuazione all’art.39 della Costituzione per disciplinare la misura in cui le parti sociali possono gestire questi diritti. Di questi temi possiamo fare oggetto della nostra iniziativa ai fini del declamato centrosinistra rinnovato?
Ma se va stabilito anche un rapporto nuovo tra politica e lavoro, anche il sindacato (la CGIL) deve avvertire la necessità di un nuovo rapporto tra movimento dei lavoratori e politica.
Il sindacato non può avere un rapporto da “lobby” con i partiti: chi tra i partiti è più vicino alle posizioni che volta per volta sostengo?
L’autonomia del sindacato ha come contropartita l’autonomia della politica
Il sindacato ha la responsabilità di sollecitare l’unità delle forze della sinistra e del centrosinistra e la maturazione al suo interno della cultura della centralità del lavoro.

Vittorio Vittori
Livorno

Vittorio Vittori 11 luglio 2011 - 17:02

SEL ha il dovere di confrontarsi colle questioni che solleva l’accordo; le politiche del lavoro costituiscono l’altra faccia delle politiche economiche e la loro qualità costituisce parte essenziale della qualità della democrazia di una comunità.
Il “nuovismo” di cui anche noi ci ammantiamo, ci ha portato a dimenticare tra i tratti della nostra identità il lavoro (vedi il Manifesto programmatico e lo Statuto) ;una sinistra del XXI secolo
che ripudia la cultura socialista e/o comunista (per chi non gli fa senso questo aggettivo) non ha futuro,se non nel PD. E allora parliamo dell’accordo per parlare di noi e dei nostri compiti.
L’ accordo va prima di tutto collocato nel contesto sociale e politico in cui è nato.
Le politiche di stabilizzazione finanziaria condotte da almeno un ventennio non hanno garantito la crescita economica, ed hanno accentuato gli squilibri sociali; il lavoro e l’ambiente sono stati i soggetti penalizzati da queste politiche
Berlusconi, Tremonti e Sacconi hanno completato l’opera con la frantumazione del corpo sociale e la divisione tra i sindacati : l’affido al sindacato di compiti di gestione di settori del mercato del lavoro e della formazione con gli Enti bilaterali e con il privato sociale in cui CISL e UIL,ma non solo,sguazzano è quello che li ha resi “complici”.Abbiamo idea che significa la torta della formazione professionale,dei tirocini,dell’”accompagnamento al lavoro”?
La rottura sindacale parte da questo cambio di ruolo che configura la forma contemporanea della
questione morale. Gli accordi separati tra i meccanici, nel pubblico impiego,nel commercio .ecc. nascono da qui
L’accordo lo leggo come la risposta a questo tentativo di chiudere la CGIL, tutta, in una tenaglia e di metterla fuori dai luoghi di lavoro.
Il peso contrattuale che la CGIL ha messo sul tavolo è quello che gli è venuto dalla risposta dei lavoratori da Pomigliano a Mirafiori alle manifestazioni di Roma della F.P e poi di quella della FIOM, alla riuscita dello sciopero generale del 6 maggio.
Il quadro che viene fuori dall’accordo vede:
la democrazia nei luoghi di lavoro stabilita su base rappresentativa;sono i delegati delle RSU
che decidono sui contratti
l’adattabilità dei contratti aziendali dentro la cornice dei contratti nazionali;
la defiscalizzazione dei salari che vengono dalla contrattazione aziendale. E’ l’aspetto dell’accordo
per me più discutibile; elude il tema della questione salariale,che ha valenza ben più generale.
Non si può affidare ai soli rapporti di forza contrattuali,nazionali e men che mai a quelli aziendali,
la garanzia dell’intangibilità di diritti fondamentali.
I lavoratori non sono”persone” ,come dice il PD,sono cittadini ed in quanto tali portatori di diritti. Questi diritti (sciopero,malattie, ecc) sono tutelati, dalle leggi dello Stato; una loro estensione (diritto di voto sulle piattaforme e sugli accordi ecc) deve trovare sistemazione in un quadro giuridico.
E’ ormai maturo il tempo per dare attuazione all’art.39 della Costituzione per disciplinare la misura in cui le parti sociali possono gestire questi diritti. Di questi temi possiamo fare oggetto della nostra iniziativa ai fini del declamato centrosinistra rinnovato?
Ma se va stabilito anche un rapporto nuovo tra politica e lavoro, anche il sindacato (la CGIL) deve avvertire la necessità di un nuovo rapporto tra movimento dei lavoratori e politica.
Il sindacato non può avere un rapporto da “lobby” con i partiti: chi tra i partiti è più vicino alle posizioni che volta per volta sostengo?
L’autonomia del sindacato ha come contropartita l’autonomia della politica
Il sindacato ha la responsabilità di sollecitare l’unità delle forze della sinistra e del centrosinistra e la maturazione al suo interno della cultura della centralità del lavoro.

Vittorio Vittori

Nadia Peruzzi Firenze 10 luglio 2011 - 00:04

mi colloco fra coloro che pensano che una forza politica debba discutere ,oltre che giudicare,il merito degli accordi,anche sindacali!!Non credo che la difesa delle rispettive autonomie lo impediscano. Ci mancherebbe.A maggior ragione se si tratta di accordi che hanno e avranno ricadute ed effetti di un certo significato.
Anch’io come altri compagni che ho letto con attenzione, lamento l’assenza di quelle che un tempo si sarebbero chiamate le “posizioni del partito”.C’e’ qualcosa che impedisce o rende inopportune le valutazioni in materia?Non e’ una questione dirimente su cui dire qualcosa sarebbe necessario?In qualche post sembra che chiedere questo sappia di vecchiume .A me non pare.Continuo ad attendere fiduciosa una presa di posizione di SEL, chiara.Cio’ che ho letto fino ad ora,dei compagni Di Salvo e Ferrara,offre punti di vista interessanti, ma personali.Continuo ad attendere la posizione degli organismi dirigenti.
Sull’intervento in Libia , la cosa si e’ risolta in una giornata e mezzo.Qui siamo quasi fuori tempo massimo.
L’accordo e la fase. Amministrative e referendum ci consegnano una richiesta forte di partecipazione e di democrazia,tanto che Cisl e Uil annusando l’aria sono costrette a smarcarsi da un governo a cui hanno permesso e firmato di tutto.Comincia a spirare un bel vento.Nell’accordo pero’ arriva ben poco.Sembra proprio che chi ha il diritto di esprimersi con il voto quasi dappertutto,non possa farlo pienamente dentro i luoghi di lavoro. Deve bastare aver dato un voto per eleggere il proprio candidato nella RSU e si e’ a posto. Il contratto firmato dalla maggioranza di quella RSU diventa vincolante .Senza che i lavoratori interessati abbiano la possibilita’ di dire la loro in merito. Ma non si tratta di mandati diversi?Il voto al delegato lo si puo’ dare per simpatia ed occhi belli.Ma quando occhi belli decide in tuo nome,su quello che guadagni e come lavori nella tua fabbrica o ufficio,non dovrebbe esistere il caso che ti chiedano anche se sei d’accordo su cio’ che occhi belli ha contrattato con l’azienda??
Sull’unita’ sindacale e il contesto. Nessuno e’ cosi’ sciocco da non considerarli. Sull’unita’ con Cisl e Uil,ci spendiamo e ci proviamo sempre e giustamente a scommettere che questa sia la volta buona e che poi non decidano di fregarci di nuovo.Giustamente cerchiamo di ricucire e riconnettere.L’accordo non e’ garanzia che non lo facciano di nuovo e che l’unita’ sia riconquistata a tempo indefinito.Mentre si rende possibile che nei luoghi dove ci siano RSU con maggioranza CISL e Uil,quella maggioranza possa tranquillamente far diventare erga omnes robaccia come Pomigliano e Mirafiori. Amen.Non credo si possa pensare compensativo il fatto che laddove ci sia una maggioranza RSU CGIL, si potra’ fare di meglio.
E’ ovvio che nella lettura dell’accordo ciascuno tiri l’acqua al proprio mulino.Nella nota della sua segreteria nazionale ,la CISL si sbraccia a ricondurre tutto,anche la firma della CGIL,nell’alveo aperto , dallo sciagurato accordo sulla contrattazione che nel 2009 la CGIL si rifiuto’ di firmare.La Confindustria ha la sua versione,la CGIL la sua ,la UIL,presumo un’altra ancora.
Dunque presumo che come per tutti gli accordi e i compromessi, ci siano sia gli elementi che fanno sottolineare ai dirigenti CGIL i punti di positivita’,con poche sbavature e criticita’,ma anche tanto del contrario. Non capirei altrimenti, se cosi’ non fosse,perche’ CISL e UIL,con la loro idea di sindacato da enti bilaterali, e con le loro firme su tutto quanto di peggio il governo Berlusconi e il ministro Sacconi hanno loro presentato in questi anni siano state indotte ad apporre la loro sigla.Conversioni sulla via di Damasco in tema di rappresentanza e esigibilita’ dei contratti?Ci credo veramente poco.
Il contesto che tanti invocano nei post per giustificare la firma della CGIL.Visto che conta . Siamo proprio sicuri che ci permettera’ ,in presenza di cosi’ tante letture di far prevalere quella che ha convintola CGIL a mettere la sigla?.
La “tregua” che in italiano vuol dire NON si sciopera non e’ un bel regalo alle posizioni altrui?.Una volta che la sigla a cui sei iscritto,se in minoranza e in disaccordo, non lo puo’ dichiarare sciopero come si pensa che il singolo lavoratore possa esercitarlo il diritto di scioperare?
Sembra di stare ad Oslo al momento della consegna ad Obama del Nobel per la pace.Sulla fiducia e sulla parola,ma Guantanamo e’ ancora da chiudere.Si scommette sul “patto fra i produttori”e sul fatto che CISL e Uil non tornino a farci sgambetti.Intanto Confindustria ha subito approvato la manovra lacrime e sangue del governo che colpisce gli enti locali e i ceti medio bassi. CISL e UIL ci staranno fino a che ci staranno.L’accordo non impedisce loro di firmare accordi “separati”una volta che lo decidano.
Sulle deroghe. Qualcuno dice che nell’accordo il termine non viene usato. Vero. Solo che si possono usare termini o espressioni che ne sono sinonimi. Mi pare che “intese modificative delle regolamentazioni “ contenute nei contratti nazionali sia molto simile alla deroga. Se non e’ un rinvio a forme derogate ,questa espressione a cosa si riferisce? Il fatto che questo si inserisca “ nei limiti e con le procedure previste dagli stessi contratti collettivi nazionali di lavoro”,non esclude che le materie oggetto delle suddette “specifiche intese modificative delle regolamentazioni “contenute nei contratti nazionali possano essere molte.Le procedure di garanzia nazionali ,a cui ci si affida,potrebbero invece risultare evanescenti o limitarsi al semplice silenzio/assenso del nazionale rispetto all’accordo in deroga. Questo aspetto se lo leghiamo alla “tregua” di cui sopra non conforta. Ci si dice: che varra’ il chi ha piu’ filo tessera’ piu’ tela.Che si apre una gara virtuosa alla conquista degli iscritti ,per poter cosi’ certificare le organizzazioni di maggioranza nei vari luoghi di lavoro.Spero sia cosi’. Intanto nella mia categoria in molti casi la conquista degli iscritti da parte di CISL e Uil passa attraverso la “miglior polizza del cassiere”i massimali sulle polizze RC e servizi collegati.
Visto che non siamo nel mondo diverso possibile che vorremmo,ma in un bel mondo di rapporti di forza e sociali che giocano tutto meno che a nostro favore.Come si puo’ pensare che il famoso filo e la famosa tela riusciremo a tirarla meglio noi in casa CGIL che non tutti gli altri?La CGIL e’ un grande sindacato,ma la materia e’ fortemente scivolosa.
Il principio cardine dell’accordo e’ quello di dare rilevanza alla rappresentativita’ sindacale ai fini della stipula dei contratti. Certificazioni e calcoli per il dato di rappresentativita’ ,anche se non nuovi, segnano con l’accordo, un elemento di positivita’ . Tuttavia,come ci ricorda con competenza il giuslavorista Alleva,la strada che puo’ derivarne conduce ad un bivio e una delle direzioni puo’ non volgere in positivo.Credo sia da prendere in considerazione la segnalazione di questo pericolo possibile di slittamento verso una forma di autoritarismo, calata da una parte sui sindacati che risultino in minoranza ,ma anche sui lavoratori destinatari degli accordi che potrebbero risultarne azzittiti e senza possibilita’ di esprimere un dissenso rispetto a chi si assume, a maggioranza, l’onere di firmare sulla loro condizione lavorativa e sul loro salario.
Mi auguro di non dover verificare fra qualche anno che il meccanismo avviato, dati i contesti e i poco affidabili coprotagonisti,ci hanno portato diritti verso la strada piu’ impervia e pericolosa. Come dice il proverbio,spesso la strada per l’Inferno e’ lastricata dalle migliori intenzioni.

Angelo Chiaramonte 9 luglio 2011 - 16:08

Concordo con quanto scritto in particolare dal carissimo compagno Guido Margheri.
Serve una linea di SEL complessiva su lavoro, democrazia economica e sui luoghi di lavoro, precarietà, sviluppo sostenibile e di qualità,più che altro…
E’ corretto come fa Ciccio Ferrara esprimersi pacatamente nel merito da un punto di vista generale, per carità.
Condivido pure le preoccupazioni sul punto della democrazia sindacale e del diritto dei lavoratori ad esprimersi sempre e cmq anche con referendum, questione disattesa in parte in questo caso dall’accordo CGIL_CISL_UIL, ma senza pretendere da parte nostra di dare le lezioncine ai dirigenti del sindacato o dando l’impressione clamorosa di “fare il tifo” nel dibatito della CGIL.
Certi toni sono assurdi.
Noi non siamo Cremaschi, nè Rifondazione, spiacente per chi non se ne era accorto finora…
Cmq mi aspetterei che il Forum Lavoro di SEL convocasse un’assemblea nazionale al più presto per discutere in modo approfondito di queste questioni.
La democrazia non credo si esaurisca su questo sito visto che siamo un partito. O sbaglio?

Corrado 8 luglio 2011 - 15:45

Io sono sia un delegato FIOM che un iscritto “attivo” di SEL, e fino ad oggi ho rivestito i due ruoli con una completa identità di vedute. Se si portano avanti battaglie giuste il problema di sconfinare non esiste, la nostra casa è il mondo.

Maurizio Angelini 7 luglio 2011 - 18:26

Affrontiamo una situazione concreta, Pomigliano o Mirafiori. Qui la FIAT si è presentata con una sua piattaforma- che in pratica cancellava il contratto nazionale e persino alcune leggi e diritti costituzionali. La FIAT ha preteso che si andasse ad un referendum, subordinando non l’ applicazione del contratto, ma il proseguimento della esistenza stessa degli stabilimenti, all’ esito positivo del referendum. Praticamente tutti gli osservatori sono d’ accordo nel ritenere che , in una situazione normale, cioè se la FIAT non avesse posto l’ alternativa esito positivo del referendum- mantenimento in vita degli stabilimenti,il voto dei lavoratori si sarebbe orientato in modo maggioritario per il no. Chi apprezza l’ accordo Confindustria-cgil-cisl-uil dovrebbe spiegare perchè mai si dovrebbe rinunciare a far dire l’ultima parola ai lavoratori almeno in condizioni di normale dialettica sindacale. Va a finire che il voto di Pomigliano e Mirafiori sarà veamente l’ultima volta che i lavoratori hanno votato…

Alfredo Giusti 7 luglio 2011 - 18:14

Cari amici,
Ritengo inutili e dannose le prese di posizione distruttive ed arroganti, che troppo spesso diffondono demoralizzazione e sfiducia nei nostri siti, ma sono pienamente d’accordo con quanti – come Alfonso Gianni, Guido Margheri, Patrizia Sentinelli , Garry e certamente molti altri – sollecitano con passione e senso di responsabilità una presa di posizione del partito nel merito dell’accordo.
Essi ne evidenziano – a mio avviso con buoni motivi – gli indiscutibili limiti : quando penso alle facce soddisfatte di Bonanni, Angeletti, Sacconi e Marcegaglia ho delle sensazioni molto negative e preoccupate. E quando penso al feeling tra Vendola e Landini nella fase dura dello scontro con la Fiat, non posso non avvertire poca continuità e coerenza, atteggiamenti fondamentali per chi , come me, vive in periferia e si fida della serietà e credibilità di un gruppo dirigente nazionale, che è senz’altro di alto livello.
Certamente non sono questi gli argomenti importanti ed è giusto entrare nel merito dell’accordo, nel pieno rispetto dell’autonomia del sindacato.
Non mi fido delle prese di posizione di Macaluso (pur avendo rispetto della sua veneranda età e della sua ininterrotta presenza nella scena politica) da quando oltre 15 anni fa – se non sbaglio allora direttore dell’Unità – sparò ripetuti e duri colpi e pesanti accuse contro gli operai della Farmoplant ( azienda di Carrara , produttrice del Rogor, vicina a Sarzana, dove io abito), che combattevano coraggiosamente contro i gravi rischi delle loro condizioni di lavoro. Che avessero ragione gli operai e che Macaluso avesse preso una delle sue non infrequenti cantonate, lo provò l’esplosione dello stabilimento, che – fortunatamente senza vittime – provocò un grave inquinamento in una vasta zona del territorio e del mare circostante.
Vorrei ringraziare Angelo Gianni e Patrizia Sentinelli, così come in altri momenti Fulvia Bandoli, che – pur essendo dirigenti del partito – non si ritengono diminuiti intervenendo nei siti di discussione, con grande soddisfazione di noi oscuri militanti o amici di periferia . Il loro contributo è sempre prezioso e qualifica e valorizza le sedi di discussione, che corrono sempre il rischio di essere luoghi di inutile sfogo.
Alfredo Giusti – Sarzana

Guido Margheri 7 luglio 2011 - 14:23

Capisco che la fastidiosa presenza di troll “pseudo-rivoluzionari” sul nostro sito non faciliti il confronto, però non riesco a capire l’argomentazione di metodo secondo cui sarebbe bene evitare una discussione di merito sui punti negativi dell’accordo per evitare di essere strumentalizzati, o, peggio, di ledere l’autonomia sindacale. Quest’accordo è meno emblematico di quelli di Mirafiori e Pomigliano che videro schierarsi per il si molti dirigenti del PD e per il no Vendola ? E’ inoppotuno fare questa discussione “nel contesto” ? Mi chiedo quando mai ci sarà un contesto adatto…Un accordo di questo genere non è una tragedia e non è l’inferno, si dice, citando il saggio Macaluso…e, poi, evitiamo gli ‘psicodrammi”…Ne deduco che, insomma, per SEL non sono argomenti poi così rilevanti, che il dibattito è una sorta di disturbo e che sostanzialmente si vuole acconsentir tacendo in quanto si ritiene che convenga. Ora, premesso che, come ho già scritto in un post precedente, non si tratta affatto di rompere con la maggioranza della CGIL, o tantomeno di dividerla e che certamente l’accordo non è l’ultima spiaggia di una sorta di resa dei conti, mi sembra che non si voglia fare i conti fino in fondo con un problema squisitamente politico. Quest’ accordo chiude una fase politica e sindacale e ne apre un’altra che non sarà come prima e che avrà implicazioni importanti anche sulla natura stessa del centrosinistra. Affrontare il problema delle politiche nostre e del centrosinistra alla luce delle conseguenze di quest’accordo non è affatto un esercizio accademico o salottiero, ma una necessità e un’opportunità. Una necessità per ridefinire i contenuti della nostra piattaforma in modo che la priorità della difesa della dignità del lavoro e dei diritti non siano vuote parole. Un’opportunità affinchè SEL definisca la sua proposta di nuovo centrosinistra a partire dalla riflessione sulla democrazia nei luoghi di lavoro. Si tratta dunque di partecipare ad una discussione in modo ripettoso delle diverse posizioni avendo la capacità e l’ambizione di promuovere una riflessione ampia non limitata ai nostri organismi dirigenti e di produrre non l’esegesi critica di un accordo con evidenti limiti strutturali e contraddizioni, ma una risposta avanzata ai problemi del lavoro e della democrazia economica nel nostro Paese.

Steve 7 luglio 2011 - 04:34

anche io ritengo che l’accordo sia valido e da ritenersi un buon accordo.
L’interpellazione dei lavoratori non è atomatica ed obbligatoria sempre ma solo a richiesta di uno dei sindacati rappresentanti, oppure qualora un 30% dei lavoratori di una fabbrica lo chiedesse.
Si snelliscono le procedure in maniera intelligente.
Anche perchè i casi in cui i sindacati hanno firmato ed i lavoratori hanno poi “ricusato” sono rarissimi.
Per quei rari casi non era logico fare sempre la verifica. Diciamo che adesso è possibile farla nel caso sia evidente il contrasto. Altrimenti i rappresentanti hanno autonomia. mi sembra giusto

Peppe Giudice 7 luglio 2011 - 00:47

scusa Filippo Scherzi della tastiera. La u è vicina alla i…

Filippo Boatti 7 luglio 2011 - 00:22

L’osservazione di Macaluso è sensata: non è che prima si stava bene, tutti i diritti erano riconosciuti ecc, solo perché la lettera del contratto nazionale era intonsa. Quindi può pure darsi che l’accordo sia sbagliato, ma non esageriamo, non siamo passati dall’età dell’oro alla fine dei tempi. E si fa fatica a credere che la Camusso abbia deciso di svendere la Cgil e di farla diventare “come la Cisl” (parole di Cremaschi). Sinceramente io non me ne sono accorto, c’è stata un’ora X in cui la CGIL… zac! è diventata come la Cisl. Leggendo certi commenti, pareva che le cose stessero così e mi sembra che Coffy e Berty stavolta sono un po’ andati fuori misura… tutto qua. Poi la Fiom farebbe bene a connettere certi voli alti che fa a livello nazionale con certi contratti che firma a livello locale… no? Secondo me stavolta Landini pressato dalla sua ala sinistra ha dovuto concedere qualcosa verbalmente. Fermo restando che ha ragione nel chiedere il voto degli iscritti.

Filippo Boatti 7 luglio 2011 - 00:12

L’accordo
non è un inferno

di Emanuele Macaluso
Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati e Gianni Ferrara, hanno pubblicato sul Manifesto un articolo, sul recente accordo siglato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria sulla contrattazione…
Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati e Gianni Ferrara, hanno pubblicato sul Manifesto un articolo, sul recente accordo siglato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria sulla contrattazione e la rappresentanza dei lavoratori, che inizia così: “Allarma la falla che si è aperta nella società italiana e che incrina alcuni principi economico-sociali della nostra democrazia”. Ed è anche per questo – l’attacco è alla democrazia italiana – che i tre “vecchi militanti del movimento dei lavoratori”, così si definiscono, dicono che la falla “interroga direttamente e crudamente anche la politica”. Siccome io sono un “vecchissimo” militante del movimento dei lavoratori, senza avere responsabilità politiche, vorrei dire ai tre “vecchi” qualcosa che ho recentemente detto anche a un giovane militante, Maurizio Landini, in un interessante confronto organizzato dalla Fiom siciliana a Siracusa. Anzitutto vorrei fare un osservazione generale: commentate l’accordo come se dal paradiso siamo passati all’inferno sindacale, dall’esercizio di tutti i diritti alla negazione di essi, dalla partecipazione dei lavoratori a decidere del loro destino alla negazione di questa possibilità. Infatti, scrivete che “l’intesa sancisce una compressione intollerabile dei diritti dei lavoratori e uno snaturamento della natura stessa del sindacato”. Del resto, sempre sul Manifesto, Giuseppe Aragno ha paragonato l’intesa sindacale di oggi al patto di Palazzo Vidoni tra Confindustria e Corporazione fascista dell’ottobre 1925. Vergogna.
Chi legge l’accordo con serenità capisce che non è vero che viene escluso il giudizio dei lavoratori sui contratti. Semmai è una visione manichea dei referendum sempre e su tutto, che nega la funzione dell’iscritto al sindacato. Se il sindacato, e chi vi aderisce, non decide mai e nulla, perché deve esistere? A proposito delle deroghe al contratto nazionale di cui si parla nel vostro articolo come “clausola dissolvente” c’è da chiedersi quanti accordi aziendali ha giustamente sottoscritto la Fiom. Infine, i “vecchi militanti”, appunto perché tali, sanno che in Italia c’è il pluralismo sindacale. E sanno che dal 1948 ad oggi abbiamo conosciuto momenti di unità sindacale che segnano un’avanzata del mondo del lavoro e momenti di rottura e contrapposizione che ricordano, anche recentissimamente, arretramenti e sconfitte. L’intesa, che spero non sia fragile, raggiunta ai vertici tiene conto del malessere che investiva, nella contrapposizione, tutti i lavoratori.
Questo accordo, infatti, rimette in comunicazione i lavoratori di ogni sindacato e consente un confronto, e non uno scontro, nelle fabbriche come abbiamo visto a Pomigliano, a Mirafiori e altrove. In verità, l’intesa è un passo avanti rispetto alla realtà così come si è presentata in questo periodo. E la situazione economica, sociale e politica nel mondo, in Europa e in Italia è tale che se il sindacato non è unito, i lavoratori conosceranno solo arretramenti e sconfitte. E sarà sconfitta anche la partecipazione e la democrazia.

Filippo Boatti 6 luglio 2011 - 23:44

duce forse è un po’ troppo, diciamo camerata :D

Peppe Giudice 6 luglio 2011 - 23:13

Ma infatti credo che quanto espresso dalla Di Salvo sia il modo più corretto di affrontare la questione. E come duce Filippo Boatti SEL dovrebbe fare una vera e propria conferenza sul tema del lavoro. In realtà anche nella mia realtà locale non c’è affatto la tensione ed il psicodramma che si avverte su questo sito: si discute, ci si confronta, si manifestano posizioni diverse ma a nessuno viene mai in mente di utilizzare la categoria del “tradimento” o dell’ “inferno della democrazia”. In verità lo psicodramma viene sempre agitato dagli arrabbiati per professione.

Filippo Boatti 6 luglio 2011 - 22:25

Alfredo il problema è che c’è gente che viene sul sito di SEL per sfogarsi, per individuare i nemici e non per discutere. Alle riunioni vere di SEL c’è tutt’altro clima… l’idea che ha espresso qualcuno che chi ha manifestato apprezzamento per l’intervento di Titti Di Salvo si prepari a “far passare ogni nefandezza del PD” è semplicemente assurda. Io trovo l’intervento di Francesco Ferrara equilibrato dalla prima riga all’ultima. Se il partito SEL vuole ulteriormente entrare nel merito dell’accordo, dovrebbe trovare le forme giuste, magari dopo una conferenza sul lavoro, se no si fa il compitino che soddisfa pochi salottieri e poco altro.

Alfredo Giusti 6 luglio 2011 - 21:34

Cari amici,
La prima impressione che ho , ogni volta che entro in un sito di SEL, è di aver sbagliato luogo perché le critiche – che in termini corretti e positivamente costruttivi – sono importanti e pienamente accettabili, diventano intollerabili se sono distruttive e talmente esagerate da far pensare che non sono fatte da iscritti o amici di SEL, ma da qualcun altro a cui non sta affatto a cuore il partito.
Condivido le critica all’intervento di Titti Di Salvo e all’affermazione di Ciccio Ferrara riguardo all’entrare nel merito dell’Accordo sindacati, governo, confindustria.
Dell’intervento di Ciccio Ferrara non possiamo però demonizzare le due righe iniziali senza esprimere un giudizio sul complesso dell’articolo, a mio avviso totalmente condivisibile e portatore di molte risposte soddisfacenti alle critiche espresse in questo dibattito.
Dobbiamo convincerci – d’altra parte – che non siamo più la sinistra dura e pura – come sembra voler essere la Federazione della sinistra – ancora troppo piena di certezze e di verità, aliena dall’assumersi responsanbilità e carica di simboli vecchi e ormai incomprensibili; e, per questo suo astratto massimalismo, precipitata all’1,2 % nell’ultimo sondaggio EMG La7 di lunedi scorso. Senza parlare di Ferrando e colleghi, vicini allo 0%.
Una maggiore articolazione di posizioni non è un fatto negativo ma uno strumento di approfondimento , che permette di elaborare proposte vincenti; proposte che non produce invece un massimalismo tutto al negativo, incapace di agganciare la realtà.
In questo senso, non è sempre negativo insistere sul metodo piuttosto che sul merito, se questo atteggiamento consente di non cadere in posizioni frettolose, avvertite come più pure, ma in realtà sterili e non praticabili.
Condivido la richiesta al nostro gruppo dirigente di prese di posizione più chiare sui problemi più importanti : ha certamente sconcertato tutti leggere il commento di Titti di Salvo come prima valutazione del partito sull’accordo ampiamente negativo siglato dalla CGIL. Con tutto il rispetto, naturalmente, per la riflessione e la posizione di Titti.
SEL è nata non per fare testimonianza, ma per costruire un programma tale da spingere il centro sinistra il più possibile a sinistra e per porre come condizione essenziale per l’elaborazione di strategie e programmi il rapporto con i movimenti e la società civile. Le primarie conquistate e la vittoria di Vendola in Puglia,di Pisapia a Milano e di Zedda a Cagliari; così come il successo di De Magistris a Napoli ( dove noi abbiamo sbagliato e Vendola lo ha riconosciuto ) sono successi importanti, che ci incoraggiano
SEL ha sottratto la sinistra da una impossibile logica di alternativa, che la ghettizzava e la teneva fuori dalla lotta per cacciare Berlusconi e cancellare il berlusconismo.
Per il Circolo Dossetti di Sarzana Alfredo Giusti

Fortunato 6 luglio 2011 - 17:28

QUESTO ACCORDO E’ IL FRUTTO DI UNA POLITICA ASSENTE E DIFSATTISTA DOVE E’ EVIDENTE L’INCIUCIO TRA SINDACATO E POLITICA.DOVE NON ESISTONO SOLUZIONI DI RILANCIO PER LE AZIENDE IN CRISI E DA ANNI IN CASSA INTEGRAZIONE E DOVE PIANO PIANO VENGONO SOTTRATTI QUEI DIRITTI CONQUISTATI CON ANNI DI SCIOPERI.SEL SI DEVE SVEGLIARE SE VUOLE DIVENTARE UN PARTITO PER IL SOCIALE PER I LAVORATORI, DEVE ABBANDONARE L’IDEA CHE E’ PIU’ IMPORTANTE INAUGURARE UN CIRCOLO MA E PIU’ IMPORTANTE LA VITTORIA DI UNA VERTENZA, L’IMPEGNO SUL TERRITORIO,TRA LA GENTE……
LA FIOM KELLER DI PALERMO ………..E’ ARRABBIATA……………

Francesco 6 luglio 2011 - 16:57

Condivido ciò che afferma Garry. C’è molta ipocrisia in questi equilibrismi di SEL: mentre nei confronti della CISL e dello UIL era stato lecito(giustamente) dare chiare e nette valutazioni politiche sulla loro scelta confindustriale, nei confronti della CGIL per la stessa sua scelta… ciò non è più valido, anche se con questo accordo la CGIL abbia finito per riallinearsi sulle medesime posizioni oscurantiste(un accordo politicamente pericolosissimo perchè va a colpire al cuore i diritti e gli spazi democratici all’interno delle fabbriche e non solo) degli altri due sindacati, della confindustria, di Marchionne e… del PD. Questo non volersi intromettere perché questione sindacale, mi sembra una presa in giro da veri politicanti dove manca il vero rispetto verso i molti che hanno appoggiato SEL fin dalla sua nascita e verso coloro che sono stati sempre ben disposto ad ascoltare SEL nelle sue scelte e a condividerne Valori ed Ideali(non certo ideologie).Come mai avviene ciò? Forse perché non è conveniente criticare la CGIL per… evitare una grave crisi con il PD ed anche evitare di perdere settori “moderati” tra gli iscritti a SEL? Questo modo di ragionare forse sta dietro anche ad altre non-scelte di SEL: come l’appoggio dato a Napoli al candidato del PD; il non aver mai preso una chiara posizione per sostenere validamente le lotta dei NoTav (questo da ben prima degli ultimi drammatici avvenimenti);e per finire l’appoggio dato a Fassino, quale sindaco di Torino, che finisce per saldarsi attraverso la poca chiarezza, gli equilibrismi o i… Silenzi illustri, in modo inquietante: sia alla questione riguardo alla firma della CGIL che a quella delle lotte NoTav. Non vorrei che le desiderate primarie nazionali possano trasformarsi in uno specchietto per le allodole manovrato ad arti dal PD per costringerci a gravi compromessi politici. Non bastano soltanto: una Puglia, una Milano ed una Cagliari per far primavera; e non è sufficiente un grande dirigente come Nichi Vendola per giustificare queste non scelte o scelte a metà di SEL che finiscono per non convincere affatto.
francesco

Fabio Ammavuta 6 luglio 2011 - 16:56

Ma nessuno si ricorda che cosa c’era prima di questo accordo? c’era per caso la democrazia diretta esercitata da milioni di lavoratori che decidevano su tutto ciò che li rigurdava? o c’era piuttosto una giungla nella quale non si sapeva chi firmava cosa e per chi e quanti lavoratori rappresentasse…
Ora per lo meno un minimo di regole ci sono. Cerchiamo ogni tanto a sinistra di guardare il bicchiere mezzo pieno (e in qusto caso lo è per lo meno a tre quarti….)
SEL farebbe bene a non farsi “fagocitare da logiche sindacali che ne minerebbero l’autonomia”. La presa di posizione di Bertinotti non fa purtroppo ben sperare….

Piero Leonesio 6 luglio 2011 - 16:50

Le forze politiche hanno tutti i diritti di esprimere opinioni e valutazioni sul sindacato, lo dovrebbero fare sempre anche quando politiche di questa o quella categoria non rispecchiano alcune impostazioni che il nostro partito assume nella dinamica politica.
Scegliere di essere un partito che vuole candidarsi alla ricostruzione della sinistra e al governo innovativo del Paese, questione da me fortemente condivisa impone nella riflessione politica coerenti comportamenti e conseguenti giudizi politici.
La fase sindacale di questi ultimi anni ha visto una inadeguata partecipazione politica alle manifestazioni della CGIL, non vuole essere un giudizio difensivo, è la constatazione di una difficoltà della politica più accentuata nel PD ma anche nella sinistra, ma ha fatto emergere anche un’isolamento della CGIL, non risolvibile nell’attivismo di una sola categoria.
La CGIL è un’organizzazione complessa, spesso anche contraddittoria, ma una cosa è necessario comprendere che la presenza del sindacato Confederale, resta l’unica possibilità di garantire al Paese una tenuta democratica, costruendo nello stesso tempo la difesa degli interessi ( una volta si chiamavano di classe) dei lavoratori, questo lo può fare solo la CGIL non la FIOM o una categoria.
Per questo ritengo che la tenuta della CGIL, sia l’elemento su cui rafforzare l’impegno dentro il sindacato per chi ci opera, ma anche per forze politiche come SEL che si pongono obbiettivi di trasformazione del Paese.
L’ultimo accordo esce da una fase drammatica di rotture sindacali, non paragonabili al 2003, dove la CGIL assunse la direzione del movimento e della politica, ma tutto questo è oggi irripetibile e sarebbe anche sbagliato, no oggi la rottura avviene sulle regole contrattuali.
Comunque anche in questa fase le categorie della CGIL hanno concluso unitariamente i CCNL, solo in due casi meccanici e commercio si sono realizzati contratti separati, e non per volontà di FIOM e FILCAMS.
L’accordo unitario nasce dopo anni di scontri con le politiche del governo e di rapporti sindacali tesi, con CISL e UIL, problema che ha attraversato tutte le categorie.
Sarebbe semplice fare un’analisi dei punti che compongono l’accordo, leggendone il bianco e il nero, fuori magari dal contesto che ho illustrato, ma questo non è permesso a nessuno.
Il voto del CDN della CGIL, sia quello positivo della maggioranza che quello di dissenso sono un’importante articolazione della vita della CGIL, uno può schierarsi nel modo che ritiene più coerente, ma una cosa non è condivisibile, pensare che la CGIL con questo accordo modifichi profondamente la sua natura.
Spesso ho dissentito da posizioni della CGIL, sulla politica dei redditi, sul Welfare votando diversamente da alcuni che oggi esprimono un giudizio negativo sull’accordo, ma questo è il processo democratico di qualsiasi organizzazione che ha delle regole e dei meccanismi di confronto democratico.
Penso che questo accordo sia di difficile gestione, restano parti che non sono ancora completate, ma vorrei far notare che la questione della democrazia sindacale, rimane uno dei punti storici di differenza tra CGIL e le altre OOSS, ancora oggi è cosi ma non peggiora con l’accordo siglato.
Dovremo continuare a rafforzare la partecipazione dei lavoratori, sia con il loro voto che definendo piattaforme e conclusioni dei contratti e delle vertenze aziendali che affrontino i problemi dei lavoratori, mi sembra questo il ruolo centrale e naturale del sindacato.
Per questo condivido il rafforzamento del ruolo delle RSU, il loro potere negoziale e la loro democratica elezione, penso anche che la CGIL dovrebbe rinunziare alla quota di garanzia di un terzo.
Inoltre avrei volentieri fatto a meno di un concetto derogativi del CCNL, ma questo non avrebbe permesso la sintesi unitaria, significa accettare l’estensione della delega o cercare di governare questa contraddizione, penso che le categorie nazionali dovrebbero avere la possibilità di esprimere un assenso o un dissenso sulle parti derogabili del CCNL demandate dall’accordo alle RSU e al sindacato territoriale, questa scelta impedirebbe o comunque limiterebbe condizionamenti territoriali che le controparti potrebbero mettere in campo.

Nel CDN della CGIL ho proposto, ovviamente inascoltato, l,a possibilità di un percorso democratico che permettesse a chi condivide e a chi dissente di esprimere e motivare le proprie ragioni, senza che questo ingenerasse una forma di tipo congressuale, di cui non c’è proprio bisogno, si è deciso un meccanismo di consultazione certificata.
Ora abbiamo bisogno di verificare il consenso o il dissenso dei lavoratori sui contenuti, ovviamente questo risultato dovrà essere assunto da tutta la CGIL.
Per questi motivi ho ritenuto questo accordo utile a ,superare una fase di divisione sindacale, non utile al Paese e ai lavoratori, ognuno ovviamente con le proprie coerenze e convinzioni farà la sua battaglia politica, spero senza ritenere che questo sia per la CGIL l’ultima spiaggia.
Vorrei concludere con una sintetica riflessione, come nella politica anche nella CGIL le sinistre sono articolate, non hanno spesso gli stessi canoni dei partiti, abbiamo provato non riuscendoci a ricomporre questa condizione, se ci fossimo riusciti forse oggi avremmo potuto migliorare la qualità dell’accordo, ma di una cosa sono sicuro che avere una sinistra sindacale che vuole governare in un progetto unitario la CGIL, assomiglia molto alla linea di SEL del congresso di Firenze, che vuole candidarsi al governo del Paese.

Piero Leonesio
segretario Nazionale Fillea CGIL

Luigi 6 luglio 2011 - 16:35

Eraldo ma perchè non vai a scrivere sul sito della FdS tanto sei di loro

Rino Ziccardi 6 luglio 2011 - 16:32

Se l’obiettivo era quello di sparigliare il PD, credo che, alla fine, il PD spariglia SEL.

Tonino Fornaro 6 luglio 2011 - 16:20

Resto molto perplesso nel leggere che l’accordo in questione non va giudicato nei suoi contenuti ma solo per il “metodo” seguito per la sua approvazione e sulle ricadute sociali che questo comporta. Ma è davvero pensabile che il metodo seguito possa essere avulso dai suoi contenuti ? Ricondurre le decisioni all’inteno delle strutture sindacali togliendole al voto dei lavoratori e ,quindi, attacco alla democrazia , non è uno dei contenuti sostanziali dell’accordo ?E questo non si espande oltre la fabbrica e diventa fatto politico ? E’ difficile fare il parallelo con la scuola ,la sanità ,il pubblico impiego ,luoghi in cui è sempre più ristretto lo spazio della partecipazuine democratica ? Come si fa a sostenere che un partito di sinistra di governo nazionale non debba esprimere il proprio punto di vista su un “fatto” così rilevante come questo accordo che riguarda non solo la vita industriale ma la cultura democratica di un Paese ? E questa “autonomia” la giustifichiamo ,caso mai ,per evitare che i TG ne parlino a pro o contro la Camusso ? Se SEL è in grado di produrre una analisi di alto livello politico e di indicare strade percorribili per far fare un passo in avanti alle relazioni industriali e non solo ,questa analisi la metterebbe al servizio dei tanti lavoratori i quali ,qui si autonomamente ,si esprimeranno nelle assemblee e nei luoghi deputati per fare la loro scelta. Non sarà il caso che SEL impegni di più e meglio le tante persone che su questi temi possono dare contributi all’altezza della materia trattata e delle implicazioni politiche e sociali.

Agostino Catalano 6 luglio 2011 - 16:09

una premessa di metodo: la cgil è il nostro sindacato di riferimento e quindi i nostri iscritti devono iscriversi alla Cgil? ovvio che è una domanda retorica: non c’è obbligo di iscrizione, i nostri iscritti scelgono il sindacato che gli pare, confederale o extra confederale che sia. se è così o noi rispettiamo l’autonomia di tutti, stando in rigoroso silenzio, o invece siamo liberi (abbiamo il dovere) di esprimerci su accordi che hanno influenza sia sugli iscritti al sindacato e non, e , tantopiù quando si tratta di un accordo interconfederale che ha influenza sulle condizioni di vita (non solo economiche) di tutti e tutte. pertanto il tema dell’autonomia del sindacato non può riguardare solo la cgil ma tutti. siccome io penso che abbiamo (doverosamente)espresso il nostro diritto di critica a cisl e uil quando hanno fatto accordi patacca, lo stesso vale quando la patacca è di “triplice” conio. preferisco che SEL evidenzi eventuali spaccature interne al fatto che stia zitta. il silenzio in questo caso è opportunismo, per giunta controproducente. reclamo dal mio partito l’espressione di una posizione, anche se di sola maggioranza. evitiamo di diventare il secondo “ma anche” della sinistra politica.

Filippo Boatti 6 luglio 2011 - 15:27

Guarda Eraldo, sono d’accordo che si debba ancora usare la parola “tradimento” ma solo in un’accezione positiva (come le streghe, gli eretici, gli infedeli, il diavolo ecc.)

Donatella Ingrillì 6 luglio 2011 - 15:09

Il Comitato Direttivo della cgil del 5 luglio 2011, si è pronunciato sull’Ipotesi di Accordo, esprimendo il proprio parere favorevole alla firma, in particolare registrando la positività dell’introduzione della certificazione degi iscritti e delle iscritte, dell’ affermazione della gerarchia delle fonti in capo al Contratto collettivo nazionale di lavoro, della conferma del diritto di sciopero per tutti i lavoratori quale diritto indisponibile, della inderogabilità del CCNL bensì della possibilità di accordi aziendali che intervengano su alcuni istituti del CCNL secondo le previsioni dello stesso CCNL e modificandoli solo in presenza del voto delle RSU e delle RSA in quest’ultimo caso anche attraverso la consultazione dei lavoratori e delle lavoratrici, e d’ Intesa con le OO.SS. firmatarie dell’ Accordo interconfederale.
Il CD Cgil nazionale ha altresì deciso, come prevede lo Statuto della Cgil, di sottoporre l’ Accordo in oggetto, ai lavoratori e alle lavoratrici iscritti interessati, a partire dal 12 luglio 2011 e fino al 17 settembre 2011, consapevole del fatto che, il risultato della consultazione è vincolante per la Cgil. Se dunque gli iscritti e le iscritte si pronunceranno a maggiornaza contro la firma dell’Accordo, la Cgil non lo firmerà. Questa ritengo sia vera democrazia.

Claudio 6 luglio 2011 - 14:48

Il rischio cui ci si deve sottrarre, specie se si ragiona come forza politica, è di appoggiare le tifoserie, e con ciò abdicando al ruolo di una forza politica, di indicare cioè cosa ci si propone di fare.
L’accordo inverviene in un momento in cui massima era la pulsione, non si sa se davvero sconfitta, di addivenire ad un avviso comune, senza la Cgil, che ponesse sullo stesso piano contratto nazionale e contratto aziendale, e che facesse quidni di questo la vera architrave di un sistema di relazioni sindacali del tutto deregolato.
Aver impedito questo è un merito rilevante dell’accordo.
Poi ci sono problemi, inutile negarlo, che solo una gestione assai accorta di questa fase potrà cercare di evitare. Sarebbe stato meglio, lo dico da dirigente della Cgil, concentrare l’analisi e gli orientamenti del gruppo dirigente su come contrastare i rischi di vuoti di democrazia, e soprattutto di falle (attraverso intese aziendali di fatto derogatorie dei CCNL) nel sistema che, invece, ricostruisce correttamente la predominanza del CCNL nel sistema di relazioni, decidendo in quella sede cosa è delegabile al 2à livello. Ricordo se si vuole recuperare governo sull’organizzazione del lavoro, vera vittima di questi decenni di liberismo, la valorizzazione del 2° livello è decisiva, accompagnata da una capacità di proposta che in questi anni è venuta affievolendosi.
A SEL chiedo, invece, piuttosto che segnalare cosa non c’è o cosa non va nell’accordo, di indicare quale riforma, legislativa e non, delle relazioni sociali intende promuovere nell’ambito di una piattaforma alternativa al disegno sociale che la destra ha saputo costruire in questi anni e che il centro sinistra non ha saputo constrastare adeguatamente né al governo né dall’opposizione.

Peppe Giudice 6 luglio 2011 - 14:32

come dice Filippo il problema è la ipersemplificazione mediatica che schematizza le posizioni (quando non le distorce completamente). L avera democrazia partecipativa non è quella che si fonda sugli slogan semplicistici, ma quella che fa discutere e ragionare la gente sui temi e tenendo conto della loro complessità. Come insegna Habermas. La distorsione mediatica complica tutto. Sulla Tav ad esempio: io m sono fatta una opinione contraria ala Tav- Ma SeL finora non ha mai preso una posizione precisa nel merito. Una posizione che andava spiegata in modo dettagliat, anche per coinvolgere quelli che non abitano in val di Susa. E doveva al tempo stesso indicare il modo alternativo e più utile per le poplazioni di spendere quei soldi. E su questo aprire il dibattito. Non si può dire semplicemente che biosogna democatcamente coinvolgere le poplazioni se poi non hai una posizione definita con chiarezza.

Scinteia 6 luglio 2011 - 14:22

Peppe Giudice ha ragione: l’obbiettivo di SeL era quello di sparigliare il PD per costruire una sinistra di governo e popolare,non di creare l’ennesimo ed inutile soggettino antagonista.
Solo che, se per non irritare il PD continua a non prendere una posizione chiara su questioni fondamentali come l’accordo della Camusso e la la Tav, rischia veramente di diventare un “inutile soggettino”, e neanche antagonista.

Filippo Boatti 6 luglio 2011 - 14:18

Pensate quanto sarebbe un errore comunicativo emanare un “dispaccio” in cui si da’ il giudizio di SEL sul merito dell’accordo. Tutti i siti e i telegiornali uscirebbero in 5 microsecondi con un gustoso “Vendola con Landini contro la CGIL” oppure “Vendola bacchetta la FIOM” (a seconda del contenuto). E’ una cosa da vecchia sinistra (tutta indistinamente, che sia di provenienza Pci, Psi o extraparlamentare) che non si può più fare pena essere autoreferenziali e vecchissimi. Stiamo solo attenti, poi per il resto ogni discussione va bene. La negatività del messaggio del Manifesto dell’altro giorno, sottolineata da Peppe, è tutta qui. I media danno luogo a un rumore di fondo costante su cui si impongono dei picchi, generalmente ipersemplificati, che vanno a determinare le opinioni della gente. Vanno almeno usati bene senza dare messaggi boomerang.

Peppe Giudice 6 luglio 2011 - 14:11

l’obbiettivo di SeL (per come moltissimi militanti l’hanno intesa) era quello di sparigliare il PD per costruire una sinistra di governo e popolare. NOn l’ennesimo ed inutile soggettino antagonista.

Peppe Giudice 6 luglio 2011 - 14:08

come al solito condivido l’intervento di Filippo. In SEL ci deve essere una discussione serena ed aperta sul tema, ma senza degenerare negli psicodrammi tipici di certa sinistra. Anche chi ritiene che l’accordo va valutato nel contesto generale rileva elementi di criticità dello stesso. Quello che non possiamo fare però è di metterci a fare tifosi. Quindi discussione libera ma liberata da categorie quali “tradimento” e scicchezze varie. Quelle sono roba da III Internazionale e da Manifesto.

Filippo Boatti 6 luglio 2011 - 13:05

Condivido l’articolo di Ferrara, ma condivido anche l’ostinazione (almeno per ora) degli organismi dirigenti di SEL a non dare un giudizio sull’accordo. Non perché non si possa commentare un accordo sindacale (infatti in molti lo stanno commentando) ma perché non mi pare, sinceramente, che elettori e simpatizzanti di Sel si attendano questo da Sel. Sarebbe un’impostazione vecchia che aprirebbe un dibattito destinato a restare fra pochi per quanti sforzi si possa fare per estenderlo. Invece è giusto chiedere che i lavoratori si esprimano in merito. Il resto invece è destinato a diventare un dibattito da circolo culturale respingente verso l’esterno, attenzione dunque ad aprirlo. Almeno questa è la mia opinione di militante di SEL che sul territorio non vede tutta questa pressione popolare a discutere dell’accordo: anzi proprio nessuna! Ci chiedono politiche e provvedimenti PER il lavoro.

Gigliotti 6 luglio 2011 - 12:37

Rispetto i commenti e i giudizi dei singoli compagni sull’accordo firmato dalla CGIL insieme agli altri sindacati e confindustria,condivido alcune riflessioni e altre no ma si tratta sempre di singoli,su questo accordo mi interessa il giudizio di SEL inquanto forza politica.Ci sono diversità di vedute nel gruppo dirigente?Si apra un confronto ma poi alla fine dev’essere espressa una posizione chiara e comprensibile al corpo del partito.SEL non puo’rimanere prigioniera di posizioni politiche espressione delle precedenti esperienze politiche confluite nel progetto politico avviato a Firenze,SEL se non intraprende una strada di cambiamento,di rinnovamento della politica rischia di ripercorrere le strade si una sinistra sconfitta e ridotta al lumicino.Le ambiguità sul ruolo del sindacato,sulla TAV,sul rapporto con il PD ecc…rischiano di non far percepire SEL come un qualcosa di utile per far ritornare a vincere la sinistra e l’Italia migliore.Ci vuole chiarezza e soprattutto un nuovo modo di agire,discutere a tutti i livelli dal nazionale al locale,non so quanti condividono queste mie brevi riflessioni e vorrei che SEL passi dalle parole ai fatti.Ad esempio,è stata varata una manovra economica devastante per i ceti piu’ deboli,non bastano le prese di posizione del solo Vendola ma SEL farebbe bene di mettere a punto un calendario di iniziative su tutto il territorio nazionale per spiegare ai cittadini le conseguenze economiche per le famiglie in seguito ai provvedimeti del governo Berlusconi.Io voglio vedere in campo un partito,un collettivo e non le singole dichiarazioni di questo o quel dirigente politico.Aspetto un giudizio di SEL sull’accordo sindacale.

Felice Di Giandomenico 6 luglio 2011 - 12:35

E’ inutile girarci attorno sforzandosi di individuare mediazioni politiche che appaiono inattuabili.
Sono d’accordo con Francesco quando sottolinea l’importanza di “valutare la fase politica in cui cade un accordo sindacale e le ricadute complessive che il metodo adoperato per stringerlo, indipendentemente dai suoi contenuti, comportano”. Un po’ meno d’accordo quando dice che “il nostro Paese è avviato verso l’uscita da una delle fasi più buie e desolate della sua storia”.
Onestamente io questa “uscita” non la vedo, anzi, le fasi buie e desolate sembrano moltiplicarsi anziché diminuire. E’ notizia di oggi che il 42% dei giovani tra i 25 e i 34 anni attualmente occupati, andrà in pensione nel 2050 con meno di 1000 euro al mese. Questo è quanto emerge dal progetto Welfare – Laboratorio per le nuove politiche sociali di Censis e Unipol.
Certo non è una bella prospettiva.
Fatti concreti e soprattutto utili per i lavoratori, i precari e i disoccupati non ne vedo. Continuiamo ad aggrapparci ai risultati delle ultime amministrative e ai referendum fatto sta che la situazione lavorativa ed economica del nostro paese è disastrosa ed è sotto gli occhi di tutti.
Per non parlare poi di quella che interessa il sempre più vasto mondo dei precari e dei disoccupati.
Ma torniamo a chi un lavoro invece ce l’ha.
Che ne sarà di quegli operai a cui sono stati negati i 10 minuti di pausa alla Fiat? Come dice giustamente Landini, “qui si vogliono rompere le persone, prendersi la loro vita, i loro diritti”.
Allo stato attuale mi sembra che solo la FIOM resti pienamente aderente a quei principi inviolabili che dovrebbero caratterizzare il sindacato che – come afferma Landini – non deve guardare in faccia a nessuno quando si trattano i diritti di chi lavora e produce. CGIL, CISL e UIL, si accostano tra loro ad intermittenza, siglando accordi che non possono non lasciare perplessi.
I lavoratori devono poter partecipare attivamente nella gestione di ciò che li riguarda e non essere spettatori passivi di intese stipulate tra le famose “quattro mura”.
Vero anche che bisogna vigilare su questo ultimo accordo che – come dice Francesco – deve essere vagliato e votato, approvato o respinto con massima partecipazione e uguale trasparenza da tutti i lavoratori coinvolti. Questa è democrazia, questo significa coinvolgimento, senso di appartenenza, condivisione attiva per far valere i propri diritti e non delegare questo bisogno ad altri che – certe realtà – le conoscono solo per sentito dire.

Carlo Mariotti 6 luglio 2011 - 12:30

Il coperchio ormai è saltato,la questione è nota,più partecipazione alle scelte,più democrazia insomma. Di questo parlano i referendum e le amministrative;ma TAV,questo accordo sindacati confindustria e le mille vertenze locali:dai PUP ai siti di smaltimento dei rifiut,dal welfare regionale alle modifiche dei piani di zona ecc.tutto ci riporta indietro,a battaglie di retroguadia,sembra che l’unica arma sia un qualche COMITATO NO…..E’ mai possibile che la politica si debba ridurre a fazioni che tifano pro o contro qualcosa?Non sto parlando di democrazia assembleare ne di soviet.Sto solo chiedendo di ascoltare di più i diretti interessati alle vicende.Ai dirigenti di smetterla di essere più relisti del re.Anche dentro SEL,non limitiamoci a sentire Vendola e basta,creiamo luoghi di discussione,dove ognuno di noi può dire la sua,contribure alle decisioni.
Per finire sull’ accordo sindacati confindustria ,dare seguito alle dichiarazioni favorevoli sulla proposta di legge del FORUM DIRITTI LAVORO e anche a quella della FIOM per rimettere a fuoco il problema.

Enrico Hablik 6 luglio 2011 - 12:14

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL’ACCORDO SINDACATI CONFINDUSTRIA E SULL’ARTICOLO DI BERTINOTTI-COFFERATI-FERRRARA

Ognuno potrà dare dell’accordo Sindacati – Confindustria del 28 giugno il giudizio che crede, io ne do un giudizio positivo e cercherò di spiegare il perché, ma siamo obbligati a fare due cose nell’esprimere un giudizio: attenersi alla verità e tener conto del contesto in cui cade.
A me pare che nell’articolo di BCF non si faccia ne l’una, ne l’altra cosa.

Schematicamente:
1) dalla lettura dell’articolo si potrebbe evincere che prima dell’accordo l’obbligo di coinvolgere i lavoratori nelle definizione delle piattaforme e nell’approvazione degli accordi fosse obbligatorio. Obbligo che verrebbe cancellato con l’accordo. Non è così! Prima dell’accordo non sussisteva nessun obbligo di coinvolgimento dei lavoratori, se non nelle regole interne della CGIL. Ed infatti le modalità di consultazione erano variabili e discrezionali, al punto che gli ultimi discutibilissimi referendum alla Fiat sono stati imposti dall’Azienda.
L’accordo prevede invece alcuni obblighi esigibili, che non saranno il cento per cento di quanto teoricamente auspicabile, ma sono un enorme passo avanti rispetto alla situazione attuale: e cioè l’obbligo alla consultazione dei lavoratori quando non c’è condivisione su una ipotesi di accordo. Inoltre nell’accordo tra CGIL, CISL e UIL allegato si prevede espressamente che le Organizzazioni Sindacali si impegnano ad una verifica con iscritti e lavoratori circa l’andamento delle trattative e le conclusioni delle stesse sulle quali è prevista la consultazione certificata dei lavoratori.
2) Circa il problema delle deroghe. Certo ognuno legge tra le righe quello che vuole, ma un accordo va giudicato per quello che c’è scritto nelle righe. Il punto 7 è chiarissimo: sono i contratti nazionali che stabiliscono gli ambiti della contrattazione aziendale e le materie su cui è possibile in azienda modificare le norme del CCNL.
Ma in particolare è stata respinta l’ipotesi che la contrattazione aziendale potesse essere sostitutiva di quella nazionale, ribadendo il valore generale della contrattazione nazionale.
E’ evidente che si da alla contrattazione aziendale un ruolo più forte, ma io ritengo che in una economia post-fordista, dove l’apporto del lavoratore sempre di più non è esclusivamente l’esecuzione di mansioni ripetitive, avvicinare la contrattazione alla realtà concreta del lavoro può essere una grande opportunità per il sindacato. Certo dobbiamo avere la capacità di innalzare la nostra capacità di contrattazione, superando gli attuali limiti e riacquisendo la capacità di intervenire sulle dinamiche dell’organizzazione del lavoro, ma abbiamo un’altra strada? Resta il fatto che negli ultimi 15 anni l’attuale modello contrattuale non è stato capace di realizzare un processo di redistribuzione dei redditi capace almeno di difendere la consistenza dei redditi da lavoro. Invertire questa tendenza sarà possibile solo innovando e non attaccandoci al bel tempo che fu.

Mi pare ci sia anche un’altra importante novità che va sottolineata nel valutare l’accordo partendo dalla situazione in essere. L’accordo ripropone l’unità tra le organizzazioni sindacali rompendo la prassi per cui sono le controparti a decidere con quali sindacati contrattare. Badate che questa pratica a prodotto dei danni ai lavoratori altissimi. Da oggi non potrà più essere così. Inoltre l’unità sindacale non si baserà più su una teorica pariteticità tra le tre sigle sindacali, ma ognuno peserà per quello che realmente rappresenta attraverso la certificazione degli iscritti ponderata con i voti ricevuti nella elezione delle RSU.

E’ evidente che un accordo di questo genere non può lasciare indifferente le forze politiche, ma è necessario che queste sappiano rispettare l’autonomia del sindacato. La CGIL tra il 12 luglio e il 16 settembre svolgerà la consultazione tra gli iscritti sull’accordo. Dobbiamo fare in modo che tale consultazione possa avvenire in modo serio, ma sereno. E’ necessario che tutte le forze politiche rifuggano dalla tentazione di voler condizionare tale consultazione dall’esterno riproponendo pratiche di corrente oramai superate in CGIL e oggi irriproponibili.

Enrico Hablik
Firenze

Scinteia 6 luglio 2011 - 11:22

Gianni Rinaldini, dirigente sindacale della CGIL, così ha risposto a chi gli chiedeva i motivi di un accordo che per il suo sindacato somiglia ad un suicidio: “Non vorrei che fosse per le cosiddette «ragioni politiche»… Una divisione sindacale può creare problemi a partiti che in tutti questi anni si sono limitati a dire «fate l’unità», per evitare di pronunciarsi sul merito”.
Ecco compagni, queste parole sembrano essere rivolte non solo al PD (il partito del “ma anche” che ormai non ha più nessuna remora a fare i suoi giochetti politici sulla pelle dei lavoratori) ma pure a quella sinistra che tace, e che nasconde dietro il “senso di responsabilità” posizioni che sembrano solo opportunistiche.
Al compagno Nichi e a tanti altri, ricordo le parole di un grande sardo: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”.
E’ ORA DI SVEGLIARSI, E’ ORA DI APPOGGIARE LA FIOM E DI RICOSTRUIRE UNA SINISTRA FORTE NEL NOSTRO PAESE.

Giuliano Garavini 6 luglio 2011 - 11:22

A me pare che, dopo la deludente e un poco pilatesca analisi di Titti di Salvo, l’autorevole intervento di Ciccio Ferrara vada nella giusta direzione.
Certo che gli accordi sindacali si giudicano possono giudicare nel merito, questo lo sa anche Ferrara, ma il senso dell’intervento racchiude perfettamente ciò che all’accordo si deve contestare: “Quell’accordo non risponde alla richiesta di democrazia”. Basterebbe aggiungere “e al desiderio di partecipazione” e la posizione di SEL sarebbe perfetta.

Michele De Palma 6 luglio 2011 - 10:04

ho letto con molta attenzione le prese di posizione, il dibattito di questi giorni sull’accordo firmato dalla segretaria generale della cgil, ma ci sono alcune domande di fondo che vorrei sottoporvi: perché discutiamo solo ora (forse questo riduce tutto a tiforserie) dopo che il testo è stato firmato? quando e quale mandato aveva ricevuto la segretaria generale per sottoscrivere l’accordo? e infine, l’accordo sottoscritto è un problema solo di chi lavora? o peggio solo di chi è iscritto alla cgil? è un problema o no il fatto che l’accordo di fatto escluderà da qualsiasi possibilità di partecipazione alla vita sindacale in aazienda i precari? è un problema o no rendere inutile il voto dei lavoratori? vincolare l’autonomia delle organizzazioni sindacali al “voto” dell’rsu o peggio dell’rsa su un accordo? e che ti sia impedito di dissentire, di scioperare se non sei concorde? e la fine del contratto nazionale che garantisce un trattamento minimo unico di salario e diritti nel mondo del lavoro e da nord a sud è o no un problema per chi si candida a governare un Paese o un territorio? infine, l’ultima domanda ma prima l’antefatto: ieri il direttivo nazionale della cgil ha deciso la consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti (e tutti a dire “vedi che si vota”), ma c’è un incredibile particolare: si può presentare solo la posizione dei favorevoli all’accordo. ora la domanda: pensate che sia democratico presentare solo la posizione favorevole all’accordo? e ancora pensate che sia giusto che chi ha sostenuto ed è convinto che quell’accordo non sia giusto nè nella forma, nè nella sostanza domani vada in fabbrica a spiegare ragioni a cui non crede? l’obbedienza non è mai stata una virtù e penso che senza ridonare il diritto di decidere agli interessati, i cittadini che votano ai referendum, gli elettori che votano i candidati presidenti, i lavoratori che votano gli accordi, non c’è fututro per la sinistra ma peggio neanche per la democrazia.

Marco Vitali 6 luglio 2011 - 09:57

Una forza politica ha il dovere di analizzare e di prendere posizione su un accordo che riguarda milioni di lavoratori. Ancor più una forza come SEL, che ha nel suo dna la questione democratica. E quindi, proprio in un momento in cui i cittadini, i lavoratori ci chiedono più partecipazione, cosa si fà? Si tace!

Guido Margheri 6 luglio 2011 - 09:57

Sono tra coloro che sono convinti che nell’accordo sottoscritto tra CGIL-CISL-UIL e Confindustria vi siano molti punti negativi che ledono diritti fondamentali dei lavoratori, ma prendere una posizione di dissenso sull’accordo non significa affatto scegliere la strada dello scontro frontale con la maggioranza del gruppo dirigente della CGIL -che quell’accordo ha fortemente voluto- chiedendo addirittura le dimissioni di Susanna Camusso, o ipotizzando, addirittura, una rottura verticale nella CGIL finalizzata a creare un quarto sindacato con connotazioni “di classe” e dichiaratamente “di sinistra”. Sarebbe una scelta grave e suicida per noi, ma soprattutto indebolirebbe fortemente i lavoratori e le speranze di rinnovamento della società italiana. Le argomentazioni con cui Susanna Camusso ha motivato la firma sono molto serie e vanno, secondo me, contestate nel merito senza dietrologie su presunte subalternità al PD o agli altri sindacati. Una forza politica come la nostra si deve quindi lasciar attraversare in pieno da questa discussione senza riverenze, o sconti particolari, ma con l’obiettivo di rispondere ai problemi veri con chiarezza. Susanna Camusso ha motivato la scelta della firma proponendo due tipi di ragionamenti. Il primo, difensivo, legato ad una situazione politica e sindacale in cui si stava rischiando la definitiva messa nell’angolo della CGIL, del contratto nazionale e della contrattazione in sè. Quindi una sorta di “riduzione del danno” che consente -secondo la Camusso- una ripresa della contrattazione e dell’iniziativa sindacale dopo le troppe ferite di questi anni. Il secondo delinea un’idea della rappresentanza e della democrazia sindacale in cui il peso della scelta democratica dei lavoratori si esercita nelle elezioni delle rappresntanze sindacali e nell’iscrizione ad un’organizzazione e il coinvolgimento dei lavoratori è affidato dunque a queste rappresentanze e aa queste organizzazioni. Non mi nascondo da lavoratore iscritto alla FILT-CGIL che in molti settori quest’accordo può comportare effettivamente una ripresa di iniziativa e,finalmente, anche il riconoscimento del peso effettivo della CGIL. Ma mi sembra di poter contestare il ragionamento della Camusso osservando, sul primo punto, che comunque non ci sono affatto reali garanzie che la logica degli accordi separati, della messa in discussione del valore del contratto nazionale e le altre brutture di questi anni non si ripropongano. Anzi, l’accettazione della clausola sul cosiddetto periodo di “tregua” rischia di mettere, a mio modesto avviso, una pietra tombale sui residui spazi di iniiziativa. Sul secondo punto penso che il compromesso firmato, pur non recependo le posizioni di Marchionne e di altri settori politici e sociali oltranzisti, rappresenti comunque una lesione dei diritti dei lavoratori a potersi esprimere democraticamente sui loro interessi. Ed è anche l’accettazione di un modello di sindacato che rischia una deriva corporativa e di mettere in discussione quel patrimonio di confederalità e di solidarietà che ha sempre contraddistinto la CGIL. Si poteva far meglio ? Io penso di sì. In particolare sull’indicazione delle materie e dei diritti non negoziabili e, appunnto, sui diritti reali dei lavoratori. Penso anche che SEL debba dire la sua non sottacendo i limiti e i rischi connessi a quest’accordo, ma avendo grande ripetto per coloro che nella consultazione saranno critici, ma anche per coloro che approveranno l’accordo ritenendolo il migliore possibile in un momento difficile. SEL ha un compito in più quello di denunciare l’isolamento in cui la politica e le istituzioni, anche gran parte del PD e del centrosinistra, hanno lasciato il lavoro e la CGIL e quindi di offrire una sponda politica precisa dicendo con chiarezza che un nuovo Governo di centrosinistra dovrà definire con le parti sociali un nuovo modello di relazioni sindacali fondato sulla democrazia e la partecipazione e sui diritti dei lavoratori, inclusi i “precari”.

Alfonso Gianni 6 luglio 2011 - 09:41

Una forza politica non solo ha il diritto ma ha il dovere – se vuole esistere in quanto tale – di entrare nel merito di un accordo sindacale. Mica è una sentenza della Magistratura che “si accetta e non si commenta” come dicono alcuni, e già sarebbe molto discutibile anche in questo caso. Altrimenti vuole dire che è una forza politica che non si occupa dei temi del lavoro. Il che per noi sarebbe paradossale. Quando un accordo è stato fatto – come in questo caso – con tanto di accompagnamento di giudizi da tutte le parti sul suo carattere “storico”, esso non appartiene più a chi lo ha fatto ma a tutte le cittadine e i cittadini e a coloro che hanno autonomia di pensiero e vogliono esprimerlo. Altra cosa sarebbe se fossimo in un fase delicata della trattativa, ove un riserbo al pronunciamento sarebbe comprensibile. ma non è questo il caso. Nè si può distinguere tra ciò che c’è e ciò che non c’è, poichè non essendoci il referendum al suo posto qualcosa c’è, e questo qualcosa è l’idea che la democrazia delegata la faccia sempre da padrona sulla democrazia diretta e che questo succeda anche nei confronti di chi non ha delegato nessuno, come avviene per i non iscritti al sindacato. Esattamente come è stato scritto nella dichiarazione della Associazione Lavoro e Libertà, nell’analisi dell’accordo di Piergiovanni Alleva, nella dichiarazione congiunta di Bertinotti, Cofferati e Ferrara (Gianni, in questo caso). Comunque tutte le opinioni delle compagne e dei compagni (dirigenti e non) sono lecite e utili a favorire la discussione. Ma il giudizio degli organismi dirigenti di Sel, su una questione che può mutare il quadro sociale, delle relazioni sindacali e politico del nostro paese, quale è?

Mirko Lombardi 6 luglio 2011 - 09:14

Caro Ciccio, mi ricordo quando insieme, sul merito degli accordi sindacali abbiamo, come partito, partecipato a manifestazioni nazionali…altro che non intervenire e non giudicare gli accordi… Questo non vuol dire ledere l’autonomia che è bene prezioso, ma che è un’altra cosa, cioè la non ingerenza…e su questo accordo qualche dubbio di ingerenza mi scappa, ma me lo rimangio subito per stare al punto. Dunque penso che entrare nel merito politico è non solo un diritto ma un dovere per una forza politica di sinistra come SEL.
Poi dici:
“Rispondere a questa richiesta di democrazia non è il dovere e la sfida determinante solo per la sinistra politica. Lo è in misura identica anche per il sindacato. Per questo risulta impossibile .. non notare e non segnalare quel che non c’è. Manca infatti una risposta positiva alla richiesta di democrazia effettiva..”
Condivido il giudizio pesante sul non detto. Io, meno elegantemente, avevo detto che sul terreno della democrazia l’accordo faceva schifo.
Ma bisogna anche esprimersi su quello che è detto nell’accordo e che è inaccettabile: ad esempio, ormai senza più limiti, il potere alle OOSS (ed ai loro rappresentanti nominati) di decidere per tutti su piattaforme ed accordi e senza mandato e verifica dei lavoratori o come, sempre ad ad esempio, la possibilità di alimentare pratiche in deroga al contratto nazionale. E’ vero che il contratto nazionale è sotto tiro da tempo ma questo accordo ce lo mette ancora di più.

Patizia Sentinelli 6 luglio 2011 - 08:45

A me pare che ci sia una contraddizione tra il dire che una forza politica npn puo’ giudicare il merito degli accordi sindacali e poi soffermarsi criticamente su cio’ che l’accordo non prevede!!A me pare invece del tutto proprio e indispensabile per un partito, che ha per di piu’ la giusta ambizione di guidare il processo di rinnovamento del centrosinistra, non sottrarsi dall’analisi del testo e del contesto, esprimere un giudizio e valutare le conseguenze politiche, rispettando autonomia e prerogative del sindacato e dei lavoratori. L’accordo in questione mi sembra sbagliato e pericoloso perchè interviene, negandolo, sull’esercizio democratico dei lavoratori a esprimersi ma anche perchè e’ foriero di una costruzione “neocentrista” in campo politico.

Stefano Dall'agata 6 luglio 2011 - 07:30

Una forza politica ha il diritto di giudizio e di critica di un accordo sindacale.
L’autonomia non vale in un senso solo.
Poi entri pur nel merito denunciando quello che non c’è, uno sforzo in più e dire ciò che è di troppo non sarebbe sbagliato.
:-)

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