Non sta alle forze politiche giudicare nel merito gli accordi sindacali. L’autonomia del sindacato è una cosa seria. Altro discorso, però, è valutare la fase politica in cui cade un accordo sindacale e le ricadute complessive che il metodo adoperato per stringerlo, indipendentemente dai suoi contenuti, comportano. Questo, al contrario, è compito prioritario di Sinistra Ecologia Libertà e di tutte le forze politiche che col sindacato intrattengono e intendono mantenere un dialogo non invasivo ma neppure ipocrita. Allo stesso modo sarebbe a dir poco reticente nascondere che le preoccupazioni per la minaccia che grava sul contratto nazionale, non sono del tutto dissipate neppure da questo accordo.
Il nostro Paese è avviato verso l’uscita da una delle fasi più buie e desolate della sua storia. A chiudere la lunga e disastrosa esperienza del berlusconismo non sono e non saranno le alchimie dei partiti, le loro bizantine alleanze. E’ una richiesta di democrazia sostanziale, di partecipazione diretta, di potere effettivo esercitato dal basso che rappresenta l’esatto opposto del plebiscitarismo berlusconiano. Questo ci hanno detto le elezioni amministrative. Questo ci hanno confermato, con forza e urgenza anche maggiori, i referendum e le popolazioni della Val di Susa sulla vicenda TAV.
Rispondere a questa richiesta di democrazia non è il dovere e la sfida determinante solo per la sinistra politica. Lo è in misura identica anche per il sindacato. Per questo, pur senza entrare nel merito di quello che c’è nell’accordo firmato da Cgil CISL e UIL, risulta impossibile non notare e non segnalare quel che non c’è. Manca infatti una risposta positiva alla richiesta di democrazia effettiva, una capacità di cogliere quella spinta che può tradursi solo nella scelta di sottoporre al parere vincolante dei lavoratori ogni accordo e di verificare puntualmente il rapporto tra la rappresentanza sindacale e i lavoratori rappresentati.
E il primo passo su questa strada deve essere fatto subito. E’ questo stesso accordo che deve essere vagliato e votato, approvato o respinto con massima partecipazione e uguale trasparenza da tutti i lavoratori coinvolti.
Senza questo passaggio, senza una risposta reale alla domanda di partecipazione e di democrazia reale, difficilmente il sindacato e la sinistra sociale avranno un respiro maggiore o un futuro meno incerto di quello che attende i partiti della sinistra se non si muoveranno subito, qui e ora, in quella stessa direzione.
Francesco (Ciccio) Ferrara
SEL ha il dovere di confrontarsi colle questioni che solleva l’accordo; le politiche del lavoro costituiscono l’altra faccia delle politiche economiche e la loro qualità costituisce parte essenziale della qualità della democrazia di una comunità.
Il “nuovismo” di cui anche noi ci ammantiamo, ci ha portato a dimenticare tra i tratti della nostra identità il lavoro (vedi il Manifesto programmatico e lo Statuto) ;una sinistra del XXI secolo
che ripudia la cultura socialista e/o comunista (per chi non gli fa senso questo aggettivo) non ha futuro,se non nel PD. E allora parliamo dell’accordo per parlare di noi e dei nostri compiti.
L’ accordo va prima di tutto collocato nel contesto sociale e politico in cui è nato.
Le politiche di stabilizzazione finanziaria condotte da almeno un ventennio non hanno garantito la crescita economica, ed hanno accentuato gli squilibri sociali; il lavoro e l’ambiente sono stati i soggetti penalizzati da queste politiche
Berlusconi, Tremonti e Sacconi hanno completato l’opera con la frantumazione del corpo sociale e la divisione tra i sindacati : l’affido al sindacato di compiti di gestione di settori del mercato del lavoro e della formazione con gli Enti bilaterali e con il privato sociale in cui CISL e UIL,ma non solo,sguazzano è quello che li ha resi “complici”.Abbiamo idea che significa la torta della formazione professionale,dei tirocini,dell’”accompagnamento al lavoro”?
La rottura sindacale parte da questo cambio di ruolo che configura la forma contemporanea della
questione morale. Gli accordi separati tra i meccanici, nel pubblico impiego,nel commercio .ecc. nascono da qui
L’accordo lo leggo come la risposta a questo tentativo di chiudere la CGIL, tutta, in una tenaglia e di metterla fuori dai luoghi di lavoro.
Il peso contrattuale che la CGIL ha messo sul tavolo è quello che gli è venuto dalla risposta dei lavoratori da Pomigliano a Mirafiori alle manifestazioni di Roma della F.P e poi di quella della FIOM, alla riuscita dello sciopero generale del 6 maggio.
Il quadro che viene fuori dall’accordo vede:
la democrazia nei luoghi di lavoro stabilita su base rappresentativa;sono i delegati delle RSU
che decidono sui contratti
l’adattabilità dei contratti aziendali dentro la cornice dei contratti nazionali;
la defiscalizzazione dei salari che vengono dalla contrattazione aziendale. E’ l’aspetto dell’accordo
per me più discutibile; elude il tema della questione salariale,che ha valenza ben più generale.
Non si può affidare ai soli rapporti di forza contrattuali,nazionali e men che mai a quelli aziendali,
la garanzia dell’intangibilità di diritti fondamentali.
I lavoratori non sono”persone” ,come dice il PD,sono cittadini ed in quanto tali portatori di diritti. Questi diritti (sciopero,malattie, ecc) sono tutelati, dalle leggi dello Stato; una loro estensione (diritto di voto sulle piattaforme e sugli accordi ecc) deve trovare sistemazione in un quadro giuridico.
E’ ormai maturo il tempo per dare attuazione all’art.39 della Costituzione per disciplinare la misura in cui le parti sociali possono gestire questi diritti. Di questi temi possiamo fare oggetto della nostra iniziativa ai fini del declamato centrosinistra rinnovato?
Ma se va stabilito anche un rapporto nuovo tra politica e lavoro, anche il sindacato (la CGIL) deve avvertire la necessità di un nuovo rapporto tra movimento dei lavoratori e politica.
Il sindacato non può avere un rapporto da “lobby” con i partiti: chi tra i partiti è più vicino alle posizioni che volta per volta sostengo?
L’autonomia del sindacato ha come contropartita l’autonomia della politica
Il sindacato ha la responsabilità di sollecitare l’unità delle forze della sinistra e del centrosinistra e la maturazione al suo interno della cultura della centralità del lavoro.
Vittorio Vittori
Livorno