Questa finanziaria non è inevitabile

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C’è stato lo sciopero generale indetto dalla CGIL contro l’ultima di una serie di leggi finanziarie sbagliate approvate dal governo Berlusconi. Sul perché questa manovra economica sia sbagliata è stato scritto molto: toglie sempre agli stessi, deprime la domanda, rischia di aumentare la crisi, non ha nessuna misura per la crescita, è confusa e vendicativa contro i ceti sociali che non hanno votato per questo governo. Non serve quindi qui dilungarsi e ripetere quanto scritto altrove, proviamo invece a delineare come, su alcuni punti, si possono cominciare a fare delle proposte che siano allo stesso tempo realistiche, semplici da far capire ed in grado di far uscire il Paese dalla crisi con un’economia più giusta e più sostenibile. Queste idee, poi, vanno viste in un quadro più vasto che bisogna cominciare ad affrontare ora, in tempi di crisi, e non rimandare a tempi migliori che non si sa se, mantenendo le attuali politiche, arriveranno mai: l’uscita dalla crisi condiziona la crisi di democrazia che vive non solo il nostro Paese.

1. Le istituzioni democratiche sono in crisi per molti e diversi motivi. Uno di questi è che la politica e i governi, oramai da alcuni decenni, si trovano in posizione di subalternità rispetto ai mercati finanziari: i soldi che girano ogni giorno nelle borse e nelle piazze finanziarie sono infinitamente di più di quelli che hanno a disposizione i poteri pubblici e quindi le leve a disposizione di un primo ministro o di un parlamento sono molto più piccole rispetto a quelle in mano ad alcune grandi istituzioni finanziarie che non sempre si comportano razionalmente, neanche dal punto di vista della tutela dei propri interessi. L’economista Nouriel Roubini è arrivato addirittura a chiedersi provocatoriamente se non stiamo assistendo alla fine del capitalismo, qui il suo articolo per chi legge l’inglese. La crisi finanziaria del settore privato, spiega, è diventata una crisi del debito pubblico. Fino all’anno scorso i responsabili delle politiche pubbliche potevano sempre tirare fuori un coniglio dal cappello: ora sono a corto di conigli, e forse anche di cappelli. Non si possono più usare i fondi pubblici per salvare le banche, non si può inondare il mercato di liquidità agendo sulla politica monetaria, non si può lasciare che un Paese grande come l’Italia fallisca senza che questo provochi conseguenze. “Le società licenziano perché non c’è abbastanza domanda finale, ma tagliare posti di lavoro riduce i redditi da lavoro, aumenta le disuguaglianze e riduce la domanda finale.” Una spirale negativa alla quale ora si aggiungono anche le politiche di “rigore” attuate da quasi tutti i governi che riducono i redditi dei loro impiegati e dei pensionati mentre tagliano i posti di lavoro, precari e non solo. Il risultato è che non diminuisce solo la domanda di beni di consumo, ma crollano anche le entrate fiscali. E così la spirale è due volte più veloce perché c’è la recessione economica e mancano le risorse pubbliche per fermarla, anzi il ruolo dei governi a volte è quello di accelerare la caduta e aumentare le disuguaglianze, specie quando chiedono soldi solo al lavoro e quasi mai alle rendite.

2. Roubini propone una ricetta chiara (e piuttosto diversa da quelle in circolazione): più posti di lavoro attraverso stimoli fiscali; tassazione più progressiva; più spesa pubblica nel breve periodo e più disciplina fiscale nel medio e nel lungo; riduzione del peso del debito per le famiglie insolventi e per altri agenti economici in sofferenza; più sorveglianza e più regole per un sistema finanziario impazzito; spezzettare le banche “troppo grandi per fallire” e gli oligopoli. Un fattore comune a tutte le rivolte che ci sono oggi nel mondo, dal Cile alla Cina passando per l’Europa ed Israele: “la crescita delle disuguaglianze, della povertà, della disoccupazione e della disperazione. Anche le classi medie globali si sentono schiacciate dalla caduta dei redditi e delle opportunità”. E sullo stesso tasto, quello dell’impoverimento delle classi medie, batte un editoriale del sito online della BBC intitolato provocatoriamente “la rivoluzione del capitalismo” che sostiene che questo sistema economico ha distrutto la sua base sociale, la borghesia: “Abbiamo molto poco controllo sul corso delle nostre vite e l’incertezza in cui dobbiamo vivere viene peggiorata dalle politiche attuate per affrontare la crisi finanziaria”. Senza possibilità di controllo, anche minimo, sulle proprie vite viene a mancare il motivo principale per interessarsi e partecipare alla vita politica. Il concetto di inevitabile è nemico dell’azione pubblica e da qui bisogna ripartire per riformare le istituzioni: ristabilendone il peso ed il senso. La nostra costituzione è basata su questa intuizione: che le libertà civili e politiche esistono concretamente solo se coniugate con i diritti sociali. Un cittadino senza lavoro, senza casa e senza salute è molto meno libero.

3. L’attuale legge finanziaria, così come quelle che l’hanno preceduta dall’inizio della crisi, non è inevitabile. A meno che non si ritenga che la fine dell’Europa e dei nostri valori costituzionali siano essi stessi inevitabili. I soldi si possono reperire e si possono poi spendere in tutt’altra maniera. Ne abbiamo parlato qui: meno grandi opere, meno finanziamenti alle scuole private, revisioni delle convenzioni con le strutture sanitarie private, graduale introduzione del software libero nella pubblica amministrazione, aumento delle aliquote per chi guadagna di più, equiparare la tassazione sulle rendite a quella sul lavoro, una tassa patrimoniale per i più ricchi. E poi c’è la lotta all’evasione che si fa, soprattutto, rendendo tracciabili tutti i pagamenti e tassando i capitali prima che vengano esportati nei “paradisi fiscali”. Si dice spesso che lo Stato ha bisogno di soldi e quindi deve chiederli ai suoi cittadini, ma ci sono sempre meno soldi in giro. E’ vero che per la stragrande maggioranza della popolazione i redditi sono crollati, soprattutto negli ultimi 10 anni: secondo l’associazione Altroconsumo, mentre i prezzi sono aumentati del 21%, i redditi sono aumentati solo del 14%. I dati scomposti per categorie di lavoratori sono ancora più impressionanti e ne parlammo qui. Oggi in Italia sempre più persone sono povere nonostante lavorino sempre di più. C’è da stupirsi se, in un Paese dove conviene molto di più vivere di rendita ed ereditare che investire e faticare, ad un certo punto la crescita economica si è fermata e non riparte più? Dall’altro lato però si dimentica di dire che l’Italia è uno dei Paesi più ricchi del mondo se si tiene conto del patrimonio: case, conti in banca, titoli finanziari, barche e altre forme di ricchezza accumulata. E questo “benessere patrimoniale” è concentrato nelle mani di pochissimi: un decimo della popolazione ne detiene la metà. E’ su questo che bisogna agire se si vuole invertire la rotta, ricostruire non solo l’economia ma gli strumenti di azione della politica. Per conseguire questi obiettivi bisogna continuamente allargare i confini del politicamente corretto.

4. Alcuni mesi fa parlare di tassa patrimoniale era politicamente scorretto. Oggi il sito della Cgil fa un lungo elenco di dichiarazioni di politici e imprenditori che si dichiarano favorevoli e spiega nel concreto le sue proposte: una tassa, simile a quella già presente in Francia, che chieda una quota tra lo 0,55 e l’1,8% sulle attività reali, patrimoniali e finanziarie, che eccedono gli 800.000 euro. Riguarderebbe solo il 5% degli italiani e potrebbe arrivare ad avere un gettito, dal 2013, di 15 miliardi annui. Con un’altra imposta dell’1% sui grandi immobili si potrebbero raccogliere 12 miliardi. Gli effetti sulla domanda finale di queste tasse sarebbero molto ridotti visto che andrebbero ad intaccare i portafogli dei ricchissimi. Al contrario, chiedere il ticket alle famiglie più povere o aumentare le rette degli asili nido ha effetti molto più dirompenti visto che, come si impara nei primi esami di economia all’università, la propensione al consumo è tanto più alta quanto più basso è il reddito. Allo stesso tempo, e se ne parlava già qui, bisogna tassare le transazioni finanziarie e riformare le agenzie di rating per ridurre la speculazione finanziaria. Questo, e ovviamente altro ancora, è necessario per poter attuare quelle politiche di cui parla Roubini e riconsegnare la vita delle persone in mano agli organismi che da quelle persone sono eletti.

Molto ancora si dovrebbe dire sull’Europa e il ruolo che ha giocato sia nella creazione di questa crisi che nella sua (cattiva) gestione. Rimandiamo, per ora, aldibattito generato da un articolo di quest’estate di Rossana Rossanda e che conta già numerosi interventi sul sito di Sbilanciamoci. Nell’agenda per l’autunno, però, questo tema è certamente  ai primi posti: perché non basta interrogarsi sulle prossime elezioni italiane ma anche sulle europee dell’anno dopo, ponendosi il problema, come fa qui Claudio De Fiores, di rivedere i trattati per modificare istituzioni, mandati e obiettivi dell’Unione Europea. Per esempio cominciando a pensare a nuovi “parametri” che superino quelli liberisti di Maastricht ed includano, per esempio, la lotta alle disuguaglianze, la partecipazione elettorale, il livello di istruzione, l’uguaglianza di genere e la mobilità sociale.

Mattia Toaldo

Italia 2013

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Cf 9 settembre 2011 - 11:27

giusto per farsi solo un’idea superficiale, dato che riguarda solo i casi macroscopici di totale inefficienza…mentre la razionalizzazione dovrebbe intervenire anche e soprattutto sulle disfunzioni parziali (che rappresnetano oltre il 95% degli sprechi):
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2011/09/08/news/l_armata_del_gettone-21389526/

Cf 9 settembre 2011 - 10:01

Dunque lasciamo smettiamola di considerare il taglio della spesa pubblica tout-court come un regalo ai privati senza distinzioni e senza guardare ai contenuti. Troppo facile e gravemente sbagliato semplificare come fà Alessio riducendo tutto ad un’equazione ridicola: +tagli=-stato (politica di destra) VS +spesa=+stato (politica di sinistra).
Perchè così si elude il problema e si fà un torto ai cittadini, soprattutto a tutti coloro che pagano le tasse che sono prevalentemente prorpio quelle persone che la sinistra dice di voler difendere (lavoratori stipendiati, bassi redditi, dipendenti pubblici, etc.).
Razionalizzare la spesa dovrebbe essere invece un imperativo per la sinistra affinche le risorse che ci sono siano ben utilizzate, servano a dare servizi alle persone e non semplicemente a mantenere in piedi un ceto di persone (la classe politica) inadeguate ed il più delle volte mediocri.
Poi certamente la razionalizzazione non è un azione indifferenziata e deve ssere fatta sulla base di criteri oggettivi ed in misura diversa a seconda dell’importanza del settore ma deve essere fatta in tutti i settori, questo è il primo passo, ottimizzare la spesa, il secondo potrà essere una migliore ripartizione sulla base della strategicità dei comparti (più spesa sanitaria e meno spesa militare, per fare un esempio) Come è prioritario ridurre il debito pubblico (bruciamo decine di milioni di euro in interessi passivi che potrebbero essere utilizzati – una volta ridotto il debito – per investire e qualificare i servizi, come per sostenere l’economia), ma anche qui la sinistra (e la destra) preferiscono salvaguardare il carrozone ed il caravanserraglio perchè ridurre la spesa improduttiva significa prima di tutto colpire interessi consolidati (l’inutilità degli enti è proprozionale – spesso – al suo grado di politicizzazione, dal numero di nomine decise dalla politica non secondo criteri di merito ma di appartenenza al clan, a destra come a sinistra).
Non è un caso che il più grande paradosso di questa manovra finanziaria fatta dalla destra non è stato il ridurre le spese (specie quelle relative ai costi della politica) – come ci si sarebbe aspettati – ma di aumentare la pressione fiscale (indirettamente attraverso il taglio agli enti locali e l’aumento dell’Iva), con ilr isultato che adesso il rischio è che queste ulteriori spese deprimano ulteriormente l’economia con la conseguenza che se si spende meno, si produce meno e c’è meno lavoro …e si ricava da iva e tasse un gettito inferiore così da rendere del tutto inutile i sacrifici che oggi vengono chiesti. Il problema è che la sinistra è altrettanto pavida e non ha il coraggio di affrontare la questione di petto, concentrandosi solo sulla distribuzione dei nuovi oneri (che dovrebbero essere spostati sulle spalle dei ricchi), facendo finta di non sapere (come un qualsiasi smemorato) che l’accertamento della ricchezza è complesso e che anche un’efficace politica di contrasto all’evasione/elusione (che questo governo non attua) richiede anni ed anni prima di dare frutti significativi, mentre il problema grave dell’talia deve essere affrontato subito. Anche la sinistra lo sà bene, ma come la destra (stessa faccia ed a quanto pare anche stessa razza) preferisce evitare di affrontare la questione delicata della razionalizzazione della spesa perchè sà bene che comporterà scontentare la maggioranza dei cittadini (perchè siamo noi cittadini – non tutti ovvio, ma la maggioranza si – i primi e più grandi egoisti, indipendentemente dalle idee politiche professate, che evadiamo le tasse – anche operai ed impiegati che preferiscono non chiedere la fattura per risparmiare l’iva o fare a nero il cameriere o qualche lavoretto per arrotondare – o che votiamo chi ci promette la luna, anche se sappiamo bene che nessuno può darcela, ma pur di non assumersi qualche responsabilità siamo disposti a credere anche che gli asini volano) e dunque mettere a rischio il consenso (e con esso la propria rendita politica ed economica a spese del contribuente italiano). Come sa bene che per agire bene ed ottenere risultati tangibili operando sulla razionalizzazione della spesa (unica strada strettissima per vincere la sfida e guadagnare – anzichè perdere – in consenso e fiducia) è di avere le capacità, il coraggio e la professionalità necessarie: doti che l’attuale classe politica italiana (intesa come maggioranza di essa), a destra come a sinistra, non ha. Anzi non credo che nella storia repubblciana si sia mai visto una classe politica (sempre intesa come maggioranza die ssa) così mediocre come quella attuale.

Cf 9 settembre 2011 - 09:33

Provo ad andare per gradi.
Sanità, istruzione e welfare settori che devono essere qualificati e potenziati per offrire servizi più qualificati (nel caso delle prestazioni sanitarie anche più celeri). Su questo siamo – credo – tutti daccordo.
Cosa si ottiene un risultato del genere, semplicemente aumentando la spesa pubblica di competenza? Credo proprio di no.
Non perchè non occorra investire maggiori risorse in questi comparti ma perchè per investire occorre prima di tutto trovare le risorse. Ed inoltre – anche se e quando saranno trovate nuove risorse – occorre utilizzarle bene le risorse e non semplicemnte utilizzarle. Cosa intendo.
In questi settore c’è insufficienza di mezzi e di personale specializzato (medici, insegnanti, etc.) tuttavia ci sono enormi dispersionid i risorse (anche per colpa di difese aprioristiche da parte della politica, di sinistra come di destra). Un esempio: abbiamo troppe strutture ospedaliere, ogni medio comune italiano ha ancora oggi un ospedale con il risultato tragicomico che l’ospedale non funziona ed è privo di ogni specializzzione medica (spesso non ha più neanche la maternità) eppure costa tantissimo solamente per la manutenzione e la spesa ordinaria per tenerlo aperto. Vogliamo una sanità migliore ma non accettiamo la semplice idea che il numero delle struture ospedaliere debba essere proporzionale alle capacità di spesa e non alle aspirazioni dei cittadini. NOn certo perchè non siano aspirazioni giuste (ed ad esse si deve tendere e se fosse sostenibile sarebbe sicuramente migliore uns ervizio sanitario ospedaliero capillare sul territorio) ma perchè in assenza di risorse questa dispersione (SPRECO) comporta un ulteriore peggioramente peggioramento della qualità del servizio; il danno oltre la beffa. Eppure non manca mai una bandiera ed un politico di sinistra (ed a destra idem, perchè anche loro in materia di demagogia non hanno da imparare niente da nessuno)quando c’è da difendere dalla chiusura anche la sede del paesino di 100 abitanti, salvo poi cadere dalle nuvole quando ci si rende conto che per fare un esame ci vogliono 9-12 mesi. E tra le due cose, come direbbe Crozza, c’è una relazione.

Felice Di Giandomenico 9 settembre 2011 - 08:00

Ciò che lascia esterrefatti è questa tendenza del governo a continuare ad insultare l’intelligenza di milioni di cittadini. L’aumento dell’1% sull’IVA – che farà la felicità di tanti furbi che ne approfitteranno alla grande – comporterà un aumento delle spese di largo consumo che graverà non poco sulle tasche dei lavoratori e di color che vivono la drammatica situazione della precarietà.
Intanto, come sempre, le promesse di pulcinella continuano a tenere banco alla faccia del disagio sociale. Pochi giorni fa il galoppino di B. Alfano prometteva drastici tagli al numero dei deputati e dei senatori, addirittura parlava di dimezzamento. E’ veramente insopportabile essere presi in giro in questo modo. Come sempre una promessa che è andata a farsi benedire così come i fantomatici tagli alle indennità dei parlamentari. Da questa ennesima “manovraccia” ne escono indenni solo i politici che continueranno a mantenere intatti i loro privilegi addirittura con qualche maggiorazione in più.
Mai visto un atteggiamento così bipartisan come quello che riguarda gli interessi dei signori che siedono sugli scranni di Montecitorio e di palazzo Madama.
La verità è che tutta la politica italiana è ormai intrisa di opportunismo, di utilitarismo, di interessi che vanno oltre ogni forma di ideologia sana e costruttiva.
Personalmente non mi faccio troppe illusioni. Ci attendono anni in cui la qualità di vita di noi povera gente comune verrà messa a dura prova e – ad oggi – questa sembra essere l’unica realtà concreta con la quale dobbiamo confrontarci. Senza proposte e programmi seri, con un centro sinistra combinato in questo modo, possiamo discutere finché vogliamo ma non si arriverà mai ad una risoluzione equa e soprattutto credibile che ci dia un po’ di respiro, riportando al centro dell’attenzione termini come giustizia sociale, onestà, dignità, lavoro. Oggi stiamo rivivendo una seconda tangentopoli; i livelli di corruzione hanno abbondantemente superato i limiti di tolleranza sia a destra che a sinistra. So bene di apparire retorico ma oggi è necessaria più che mai una rivolta popolare che apra bene le orecchie ai sordi che pretendono di governarci. Non basta uno sciopero generale, non bastano gli assembramenti e le tendopoli nei pressi dei palazzi del potere.
Ci vuole continuità, determinazione, credibilità. Non limitiamo la nostra indignazione al 6 settembre, all’1 di ottobre bisogna andare avanti a tamburo battente e l’esempio degli indignados spagnoli può esserci di grande aiuto.

Alessio 8 settembre 2011 - 20:30

qua non si sta parlando di belle parole………..ma di ruoli politici e ovvio che la destra taglio la spesa pubblica per favorire il privato e la sinistra fa il contrario……..e mi pare anche giusto………io personalmente credo nelle idee e anche nei sogni e non mi vergogno ad ammetterlo!………..la spesa pubblica si taglia nelle spese militari ,nella grandi opere,nei costi della politica e forse nelle provincia………ma non accetteremo mai tagli a pensioni scuola sanità e sicurezza e walfare!!!!!

Cf 8 settembre 2011 - 18:54

L’aspetto targicomico tuttavia è che la scadente qualità della classe politica è comune a tutte le forze politiche, in misura diversa, ma pur sempre prevalente. Intendiamoci ogni partito ha anche ottimi dirigenti e Leader all’altezza del ruolo ma resta oggettiva la prevalente inadeguatezza di essa, specie a livello intermedio. Aspetto tragicomico che ha come risultato il sostegno reciproco della mediocrità da una parte e dall’altra. Ognuno alza la voce per criticare la scadenza della proposta e della classe dirigente dell’altra forza politica (specie se potenziale alleato elettorale, perchè a sinistra se non si è masochisti non si è felici) senza mai – anzi con il preciso scopo di distogliere l’attenzione – misurarsi con i propri limiti. Così tutto resta sempre uguale a se stesso. Vogliamo davvero fare una cosa di sinistra, qualcosa di rivoluzionario? Scegliamo la classe dirigente, i candidati, gli assessori, i nominati nelle aziende pubbliche per COMPETENZA, sulal base di ESPERIENZA e STUDI, in selezioni APERTE invece che scegliere sulla base della fedeltà al leader o al dirigente di turno. Facciamolo noi per primi e COSTRINGIAMO anche gli altri a farlo. Questo sarebbe uns egnale FORTYE di RINNOVAMENTO ETICO-MORALE della politica. Lo auspichiamo da sempre come sinistra. Sarebbe ora di provare a farlo.

Cf 8 settembre 2011 - 18:46

La razionalizzazione della spesa pubblica ed il contenimento del debito non è né di destra (liberista), né di sinistra (progressita, ma semplice buon senso ed equità sociale. Sì la razioanlizazione della spesa pubblica ed il contenimento del debito sono innanzituto una questione di equità nei confronti dei cittadini/contribuenti il cui contributo al funzionamento dello stato non deve essere utilizzato in modo inproduttivo. La spesa pubblica non deve essere aumentata o diminuita a seconda di chi governa o dell’idea di società che si ha ma deve essere proporzionale alla capacità di spesa. La spesa pubblica italiana attualmente è superiore alle nostre capacità e questo genera debito e spesa infruttuosa per gli interessi maturati su di esso. Per essere di sinistra non bastano le buone intenzioni o le belle parole, per essere di sinsitar si deve CONCRETAMENTE agire per migliorare le condizioni dei cittadini in senso inclusivo ed egalitario. E per farlo occore fare i conti con la realtà e non con i propri sogni. Purtroppo questo è il grande limite della larga maggioranza della classe politica che si definisce di sinistra che preferisce la scorciatoia delle parole d’ordine e degli slogan, che preferisce alzare ogni giorno l’asticella per apparire (apparire e NON essere) la prima della classe invece che misurarsi con la realtà, perchè il farlo comporta scelte coraggiose ed impopolari, comporta saper mediare ed accettare compromessi (dato che nessun soggetto da solo possiede una maggioranza tale da poter imporre a tutti gli altri le proprie posizioni) e soprattutto servono capacità e professionalità, spesso assenti nelle classi dirigenti della sinistra (quasi sempre cooptate nel suolo e quasi mai selezionate per competenza e merito). Io probabilmente non sono di sinistra, anzi sicuramente non lo sono secondo la misura spesso usata da molti, anche (purtroppo) in questo sito, che scambiano la cultura progressista (che mi caratterizza profondamente) ancorata al fare per un tradimento delle idee e valori sociali, come se il mondo si cambiasse da sole con “belle” parole.

Alessio 8 settembre 2011 - 17:34

noi siamo contro le grand opere la tav come il ponte ad esempio…….in quanto le riteniamo inutili…….bell’articolo condivido tutto quello che scritto……..infatti questa finanziaria si poteva benissimo evitare………ma siccome si sa la destra deve tutelare grandi speculatori !

Alessio 8 settembre 2011 - 17:31

è ovvio che vuole più stato in economia………e non si diveno fare tagli alla spesa pubblica ma anzi investimenti……..tranne ovviamente i costi della politica quelli vanno tagliati…….ma è ovvio che non possiamo essere liberisti caro cf ma da che parte stai?……non sembri di sinistra in base a quello che scrivi!!!!!

Cf 8 settembre 2011 - 16:06

Sarei interessato a comprendere meglio perchè si deve considerare la mobilità come un tabù, come una forma di schiavismo tout-court, senza entrare nel merito della questione. Certamente è evidente che si tratta di uno strumento che non può (e non deve) essere lasciato al libero arbritio e che a questi non si può ricorrere indiscriminatamente, ma da qui a demonizzarlo ce ne corre. Nessuno credo, io non di certo, vuol tessere l’elogio della mobilità o non condividere – in principio – che l’evoluzione tecnologica debba portare alla liberazione dal lavoro (il cui grado è indice di evoluzione sociale) ma non ritengo che la soluzione sia eludere la questione in rapporto alla realtà. Farlo – come fà spesso la sinistra misurando l’azione in rapporto ad una condizione ideale che non esiste – non è semplicemente improduttivo (e negativo sul piano della credibilità politica) ma è soprattutto deletereo per le stesse categorie di persone che si vuole – a parole – difendere. Senza derubricare il peso dei privilegi del “personale” politico e degli sprechi in opere faraoniche eternamente incompiute che ha ed ha avuto nella formazione nel tempo del debito pubblico di questo paese è indubbio che anche la rigidità e la difesa di rendite di posizione di categoria (scambiata o confusa come difesa di un baluardo di civiltà sociale) ha avuto e continua ad avere il suo peso. Tra queste rendite di posizione c’è la mobilità nel pubblico impiego che può avvenire solo su base volontaria. Così che se un comune ha bisogno (per fare un esempio) di un tecnico, anche se prima è obbligato a verificare la disponibilità di dipendenti pubblici a spostarsi in quel posto (disponibilità neanche incentivata) che nel 99,99% dei casi ha esito negativo deve bandire un concorso pubblico ed assumere un nuovo impiegato anche se magari nella stessa città alla ASL o in un altro ente pubblico c’è un esubero di personale tecnico in rapporto alle esigenze effettive (e non si pensi neanche che non esistano esuberi, certo non nei comuni, specie se piccoli, ma nelle province, nelle regioni, nelle comunità montane, al catasto, alle ASL, etc – per non parlare dei ministeri ed enti vari – di esuberi ce ne sono e molti) con il risultato che le risorse statali (che sono le nostre tasse) finiscono per subire un ulteriore depauperamento improduttivo (un ulteriore stipendio senza aumento di produttività, ovvero di servizi). E depauperamento dopo depauperamento (e parliamo, solo per la specifica questione della mancata mobilità – anche circoscritta alla stessa provincia – di qualche decina di migliaia di personale, ovvero di qualcosa tra gli 800 milioni ed il miliardo di euro/anno) implementiamo il nostro debito che nei momenti in cui l’economia cresce equivale ad una minor quantità e qualità di servizi rispetto a quelli potenzialmente erogabili e nei momenti di stagnazione economica in aumento delle tasse per far fronte agli interessi passivi del debito accumulato. Minor quantità e qualità dei servizi ed aumento delle tasse che gravano – e non può essere che così – soprattutto sui ceti più deboli i cui redditi sono interamente noti all’erario e che non hanno possibilità di rivolgersi a strutture private per ottenere i servizi che lo stato non è in grado di offrire compiutamente (non avendo risorse economiche sufficienti a farlo). Risultato è che mentre ci si mobilità a difesa di pochi convinti così di stabilire un avanzamento nella crescita sociale del paese, a pagare il prezzo più alto di questo nostro innalzarsi a strenui difensori del bene (alcuni sindacalisti ancor più che i troppi politici di sinistra), senza se e senza ma (senza mai contestualizzare il tema di cui stiamo parlando, perchè le parole d’ordine e gli slogan non richiedano alcun impegno e sforzo di elaborazione) a pagare sono sempre i più deboli. E’ da sempre così e non mi sembra che questa difesa di principi a prescindere cambi qualcosa, anzi.

Alfonsodt 8 settembre 2011 - 15:11

caro MATTIA,complimenti per l’articolo,questo ci da modo di capire meglio forse come la pensiamo anche noi sulla manovra appena varata e passata al senato.- non sono un economista ne tantomeno un dottore universitario che si intende di materie economiche quindi la mia analisi sicuramente sarà deficitaria
di concetti inerenti alla manovra stessa.
mi pongo una domanda: è normale se è vero che siamo sull’orlo dell’abisso che il carro continuano a tirarlo solo e soltanto gli operai dipendenti e i pensionati di questa nazione?cosi si vuole salvare uno stato?è stata fatta una manovra classista che più classista non si puo,continuano a far pagare chi ha sempre pagato,sia in modo diretto che indiretto,la solita ricetta dei soliti furbi,non si toccano le caste,non si toccano i privilegi,non si toccano le disuguaglianze sociali e non si toccano coloro che hanno generato questa crisi e cioè i finanzieri e i banchieri e meno male che siamo dentro una democrazia matura,con il mercato unico alle spalle e la BCE che ci dice cosa fare.-ma la BCE la conosce l’enorme voragine dell’evasione fiscale e dell’elusione della stessa presente in italia,come mai non ci spende una parola a riguardo, mentre è molto solerte a chiedere maggiore libertà di licenziamento anche senza giusta causa e giustificato motivo,qualcuno mi può spiegare cosa c’entra l’articolo 8 voluto come ci dice qualcuno dall’europa con la crisi finanziaria ed economica in atto?io sono un lavoratore e personalmente non ho mai presenziato nè tantomeno partecipato a consigli di amministrazioni di banche e società affini magari off schor,non ho mai avallato o votato
bilanci rivelatosi truffaldini e fraudolenti,eppure da lavoratore con imposte alla fonte ed imposte indirette vengo chiamato a salvare questo schifo di sistema,vorrei conoscere il grande professor tremonti per farmi spiegare su quali studi e a quale titolo emana questa vessazione di classe a noi comuni mortali,ma non si fanno schifo neanche un pò,ma veramente credono che siamo degli imbecilli rincoglioniti che non capiscono nulla di quello che stà capitando nostro malgrado
sulle nostre teste? fino a quando il popolo quello obbligato ad essere derubato da questi sanguinari economici accetteranno questo schifo di sistema?la repubblica signori miei è tale quando tutti e dico tutti in un momento di crisi redistribuisce i carichi per cercare di uscire tutti indenni dalla crisi,non si zavorrano sempre e soltanto le solite categorie sociali,questa non è più una repubblica ma e una nazione di furbi,dove chi più ha più avrà e chi meno ha peggio per lui basta che paghi tanto dove andare a sfruttare carne umana la strada la sanno e alla grande.- abbiamo un presidente che si definisce garante della costituzione di questa repubblica,in questa manovra come nelle altre passate siamo sicuri che tutti i cittadini siano trattati uguali davanti ai dettati costituzionali? signor PRESIDENTE.- siamo sicuri che siamo ancora in una democrazia parlamentare signor PRESIDENTE, dopo questa ennesima silurazione della stessa?berlusconi e il berlusconismo hanno dato il peggio di se stessi a questo paese,mi meraviglio e tanto che dall’opposizione non ci sia una levata di scudi per difendere i cittadini onesti da questo ennesimo furto legalizzato.- ma esiste ancora l’opposizione in questo paese?dimenticavo anche loro fanno parte della casta e si sa cane non mangia cane.- qualcuno fa finta di dimenticarsene ma abbiamo le ritenute fiscali più alte d’europa naturalmente per quelli che le pagano e i servizi peggiori del terzo mondo.-e continuiamo a chiamarla repubblica questo paese.- un saluto di sinistra a tutti.- alfonso di tullio mil/te SEL.

Pino 8 settembre 2011 - 14:46

Non è nemmeno pensabile un discorso sulla mobilità…ne del pubblico ne nel privato…..tutta questa logica produttivista e lavorativista ….dovremmo iniziare a pensare che con l’avanzare della civiltà tecnologica ci si dovrebbe liberare dalla schiavitù del lavoro visto come condanna, a 40 anni di cont. o a 65 come età anagrafica ….iniziamo a rivendicare la nostra voglia di sognare e di vivere LIBERIAMO IL TEMPO RIPRENDIAMOCI LA VITA ….LA CRISI LA PAGHI CHI LA PRODOTTA…

Edoardotrotta 8 settembre 2011 - 12:15

Nel frattempo siamo ai saldi!!!
Rinnovata la COncessione Autostrade a prezzi irrisori!!
Regalo etere (con piccolissimi ..) ai soliti (televisiono)
IP già saldata agli Amici.
NON SVENDO REGALO.
A pagare tanto i RISPARMIATORI, i giovani, i pensionati, i lavoratori.
Fra poco RIDIRANNO che questo non è BASTATO … e rifaranno un’altra manovra che pagheranno i soliti.
La lotta che ci aspetta è lunga.

Cf 8 settembre 2011 - 12:11

Ho letto con attenzione l’articolo ed alcuni link in esso contenuti, in particolare quello afferente ad una diversa proposta di manofra finanziaria che può rappresentare una traccia di programma di governo da parte della sinistra, almeno di una parte di essa (quella rappresnetata da SEL).
Condivido la maggioranza delle proposte avanzate, anche se non tutte – a mio avviso – possono essere conseguite in tempi rapidi ma richiedono un evoluzione diluita nel tempo (sia per attuarle, sia – come nel caso del contrasto all’evasione – per apprezzarne gli effetti), anche se a mio avviso si sottovalutano alcuni aspetti importanti che invece dovrebbero essere affrontati anzichè continuare ad eluderli. In particolare nell’azione di riduzione della spesa pubblica niente si dice sulla riduzione degli enti pubblici e delle cariche elettive o di nomina, come niente si dice sulla razionalizzazione e riduzione della spesa del comparto amministrativo pubblico pletorico e ridondante (non stò parlando del personale sanitario o di quello formativo o comunque specialistico, ma delle mansioni amministrative), niente in merito alla mobilità del pubblico impiego (praticamente inesistente) che costringe un ente ad assumere nuovo personale anche quando a poche decine di chilometri di distanza c’è un’altro ente pubblico con personale in eccesso rispetto alle sue necessità, come niente si dice sul trattamento del personale politico (in termini di indennità e vitalizzi) e di parte del personale del pubblico impiego (dirigenti e personale governativo). Ache in materia di opere pubbliche – a mio avviso – si opera una semplificazione eccessiva optando per il mero taglio delle grandi opere invece che entrare nel merito di esse (come se fosse possibile rendere più efficiente il paese senza migliorare e potenziare la sua infrastruttura) e soprattutto evitando di affrontare il tema della passività complessiva del patrimonio e della partecipazione statale nel mercato economico. Certamente non per dismettere tout-court il patrimonio pubblico o privatizzare ogni servizio pubblico attualmente gestito in forma pubblica o partecipata, ma neanche continuare ad eludere la questione come fosse un tabù convinti in fondo (non viene detto esplicitamente ma si comprende) che anzi occorrerebbe una maggior presenza dello stato in economia e che il problema attuale stia nelle forme di gestione e non nella de-responsabilizzazione che si ha quando si utilizzano fondi e risorse di terzi (la collettività) senza rischi patrimoniali propri (al più il rischio di perdere un incarico per passare ad altro). Davvero il problema del nostro paese è la scarsa prsenza publica e non l’eccessiva rigidità dovuta ai troppi monopoli (di diritto e di fatto) esistenti, continuando a considerare le liberalizzazioni di alcuni comparti e professioni come una de-regolamentazione e non invece come uno strumento di calmierizzazione dei prezzi (per effetto della concorrenza). Come se fosse possibile rilanciare il paese tassando ancora di più, continuando a drenare risorse per sostenere una macchina pubblica dispersiva e dissipatrice (ed in parte inefficiente), anzichè alleggerire la pressione fiscale (aumentando nel tempo la platea dei contribuenti grazie ad efficaci politiche di contrasto all’evasione/elusione fiscale) e favorire così una ripresa dei consumi (conseguentemente della produzione e dei servizi) e dunque dell’economia del paese. Perchè l’unica vera possibilità che – a mio avviso (modestissimo) – abbiamo di uscire dalla crisi è quella di liberare risorse da investire nel rilancio dei consumi e dell’occupazione e per farlo, a breve, l’unica possibilità è un significativo taglio della spesa ordinaria pubblica. Questo forse il paradosso tutto italiano e della presenza di mister B. (con i suoi conflitti di intressi, i suoi guai giudiziari ed il suo terrore per l’avvicinarsi della morte) che ha reso una autentica politica liberale quanto più di sinistra si possa (e si debba) oggi fare.

Monica Cerutti, Responsabile Nazionale SEL Diritti: “L’inciviltà del nostro Paese nella Giornata contro l’omofobia e la transfobia”

Domani, 17 maggio, verrà celebrata la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Si tratta di una ricorrenza istituita nel 2005 per dire no alla discriminazione. L’obiettivo infatti è quello di sensibilizzare e prevenire qualsiasi manifestazione di intolleranza e violenza di genere. Il giorno non è stato scelto a caso perché la memoria ha valore: [...]

Vendola: “successo Quello che non ho”

Il successo di “quello che non ho” dimostra che per fare tv non serve volgarita’ ed imbecillita’. Non e’ vero che la tv intelligente fa il deserto. E’ quanto ha scritto poco fa su Twitter, Nichi Vendola presidente di Siistra Ecologia Liberta’, commentando il successo della trasmissione di Fazio e Saviano su La7.

Vendola: agenzie 15 maggio 2012

TERRORISMO: VENDOLA, CI METTEREMO DI TRAVERSO = (AGI) – Genova, 15 mag. – “Non direi che siamo di fronte alla ripresa del terrorismo. Siamo di fronte a fatti gravissimi, a segnali che auspicano un ritorno alla lotta armata e faremo tutto quello che e’ nella nostra passione e nel nostro dovere per metterci di traverso [...]

Elezioni centrosinistra: direzione nazionale, domani 16 maggio ore 14,30

La direzione nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’ si svolgera’ a Roma, domani mercoledi 16 maggio 2012, presso il Centro Congressi Palestro in via Palestro 24 (zona Piazza Indipendenza), a partire dalle ore 14.30. Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa del partito. Al centro della discussione – prosegue  la nota di Sel -  l’esito delle [...]

Migliore: Hollande-Crisi

Meno male che c’e’ Francois Hollande. Nel momento piu’  buio della crisi economica e sociale del Continente,  fanno davvero piacere le parole del presidente francese appena insediato: solidarieta’ e crescita sono gli obiettivi che devono mettere in soffitta il fallimentare progetto del fu Merkozy. Lo afferma Gennaro Migliore, responsabile Esteri di Sinistra Ecologia Liberta’. In [...]

Amministrative: domani 16 maggio Vendola a Isernia

Nichi Vendola, infine interverra’ ad Isernia domani sera mercoledi 16 maggio 2012, alle ore 20.30 presso il salone dell’Hotel Europa  ad una manifestazione pubblica a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Ugo De Vivo

Elezioni: Nichi Vendola a Genova per Doria, martedì 15 Maggio

ELEZIONI NICHI VENDOLA (SEL) A GENOVA PER MARCO DORIA MARTEDI  15 MAGGIO 2012 IN VAL POLCEVERA DALLE ORE 17.30 IN POI Il presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, Nichi Vendola sara’ a Genova domani pomeriggio martedi 15 maggio 2012 a sostegno di Marco Doria, nell’ambito della campagna elettorale per i ballottaggi. Il candidato del centrosinistra a [...]

Centrosinistra. Vendola a Bersani e Di Pietro

  Io credo che con Bersani, con Di Pietro e sopratutto con tanti altri che sentono insopportabile la situazione in cui si trova l’Italia e l’Europa intera, bisogna discutere innanzitutto di cosa significa costruire e governare il cambiamento. Per esempio, piuttosto che concentrarci ora sulla figura del leader ora e’ molto importante capire se il [...]

Gay. Obama. Intervento di Vendola a Rainews

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Crisi di Governo. Dichiarazione di Nichi Vendola

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