Da garantisti diciamo che Bertolaso deve dimettersi. Egli è solo indagato, su di lui grava il sospetto non la certezza di aver commesso dei reati e di avere, come dice lui, tradito gli italiani. Secondo quella Costituzione che i suoi tifosi più scatenati mal sopportano egli è da considerarsi “non colpevole” fino a sentenza definitiva. Noi che la Costituzione la difendiamo sempre e tutta, ci teniamo più di altri a questa presunzione di non colpevolezza.
Ma Bertolaso deve dimettersi per una opportunità di decenza istituzionale, perché chi dirige un settore così delicato come la Protezione Civile, che interviene sul pericolo di vita delle persone e sui più gravi rischi per il nostro patrimonio naturale, non può essere neppure sfiorato dal sospetto di aver approfittato di eventi drammatici e della disperazione di tante persone, per bramosia di potere e di denaro. Un “servitore dello Stato” deve sapere che in certi casi ci si comporta così. Lo Stato si serve anche sapendosi fare da parte quando è necessario.
Ma non bisogna parlare soltanto di Bertolaso perché quel che emerge dall’inchiesta in corso va oltre le responsabilità penale eventualmente accertata di una o più persone. Di questo si deve occupare e si sta occupando la magistratura la quale va lasciata lavorare con rispetto e senza pressioni di alcun tipo. Anche se ormai ci siamo abituati, non possiamo per questo non denunciare la gravità delle affermazioni del Presidente del Consiglio che, difendendo il capo della Protezione Civile ha detto che “ i pm si debbono vergognare.
Chiunque sia stato e chiunque sarà il Capo della PC è il sistema stesso, allestito in questi anni, ad essere sbagliato, irragionevole e perfino criminogeno. Chiunque può e deve chiedersi : “ Che c’entra la Protezione Civile con il G8, con i mondiali di nuoto, con le celebrazioni dell’unità d’Italia ? Perché le è stato dato un ruolo così esorbitante ? “
La risposta è assai semplice : il Governo ha deciso che dovesse essere la PC ad occuparsi di questi “eventi” perché in questo modo le assegnazioni dei lavori e le procedure esecutive non avrebbero dovuto sottostare ai controlli di legalità che presiedono le normali attività di “lavori pubblici”.
Si è voluto creare un’area protetta e riservata per le cosi dette “grandi opere”. Protetta da chi ? Riservata, per chi ? Su questo sta indagando la magistratura. Alla politica spetta l’obiettivo di smantellare questo sistema abnorme e di far rientrare la Protezione Civile nei suoi importantissimi confini istituzionali. Intanto va esercitata la più ferma e dura opposizione verso la sfrontata decisione del governo di privatizzare, ovviamente per decreto, la PC trasformandola in una società per azioni.
Mentre esplodeva questo ennesimo scandalo dell’Italia berlusconiana, venivano indagati per corruzione e concussione un consigliere comunale di Milano e il Presidente della Provincia di Vercelli, entrambi del PdL. E sono gli ultimi episodi di una catena del malaffare che si sta allungando sempre di più.
Tutti debbono riconoscere che purtroppo l’Italia è ancora e di nuovo investita da una grave e diffusa questione morale, perché dopo Tangentopoli la politica si è divisa tra chi voleva schiacciare la magistratura e chi ne voleva difendere l’autonomia, ma non si è occupata affatto di costruire i meccanismi istituzionali, sociali e morali in grado di impedire il riproporsi di quel sistema di corruzione che i giudici di Mani Pulite avevano disvelato. Da questo punto di vista il ritardo è enorme e grave.
La questione morale non è un tema che riguarda soltanto la indispensabile probità delle persone che sono chiamate a ricoprire cariche pubbliche. E’ un tema squisitamente politico e istituzionale che chiama in causa la concezione e la pratica della politica, il modo di governare, la trasparenza delle istituzioni locali e nazionali.
Un tema, tanto per stare all’attualità, che il centrosinistra deve assumere come una propria assoluta priorità, nel momento in cui si candida a governare le Regioni in occasione delle ormai prossime elezioni di marzo. Se non farà questo, se non fisserà i propri impegni programmatici sul tema della “questione morale”, lo schieramento progressista non sarà credibile come forza dell’alternativa.
E’ un imperativo anche per quella nuova sinistra italiana che stiamo costruendo e che presenteremo agli elettori sotto il simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà.
P.S. Forse lo “scandalo Bertolaso” fermerà l’iter del decreto sulla Partecipazione spa. Sembra che alludano a questa prospettiva recenti dichiarazioni di Gianni Letta. Sarebbe bene che contribuisse a bloccare anche l’approvazione delle nuove norme contro le intercettazioni telefoniche perché anche stavolta si è visto che senza questo prezioso strumento investigativo non si sarebbe venuti a conoscenza dell’ennesimo episodio del malaffare italiano.
Condivido alla virgola quanto letto, che mi suggerisce anche una riflessione: Il garantismo, oggi sbandierato da molti come coperta per ammantare il tentativo di mantenere in posizione di potere incapaci, corrotti o malversatori, in realtà non è cosa che riguarda gli incarichi che qualcuno, nell’arco della vita può ricoprire, riguarda e deve riguardare i diritti fondamentali del cittadino.
Mi spiego meglio: Uno stato democratico prevede che alcuni cittadini vengano investiti (elettivamente o per incarico) di certi poteri e responsabilità a servizio della comunità, ma non è che lo svolgere certi compiti ed avere certi poteri diventa un diritto, è solo una funzione da svolgere con spirito di servizio e con la consapevolezza di essere sempre sostituibili.
La presunzione di non colpevolezza ed il garantismo non c’entrano un ben amato piffero. Nessuno qui tocca (si chiamino Bertolaso o Berlusconi, piuttosto che Dell’Utri o chi per loro…) il buon diritto di non avere sanzioni fino a sentenza definitiva, solo che in democrazia non si diventa titolare della carica che si occupa: Uno non è ministro, fa il ministro! E quando considerazioni di opportunità politica consigliano di dimettersi dalla carica, deve farlo, rimanendo salve le sue possibilità di riacquistare quelle od altre funzioni, una volta accertata la non responsabilità e l’integrità morale.
Questa è una degenerazione della democrazia tipica dei giorni nostri che nasce dalla confusione fra l’incarico e la persona che lo riveste.
Oggi sindaci, assessori, presidenti sembrano acquisire, non un compito di servizio, ma una signoria che riguarda la loro persona.
Aggiungo che le valutazioni politiche sono del tutto diverse da quelle giuridiche. Ad esempio se Nichi Vendola fosse oggetto di avviso di garanzia, o persino rinviato a giudizio per i comportamenti che gli vengono ascritti, non avrebbe alcun dovere di dimettersi in quanto, ove anche avesse esorbitato dai suoi poteri, sarebbe stato fatto ad evidente vantaggio della comunità che rappresenta, e questo politicamente porta ad un giudizio molto diverso da chi lo facesse per vantaggi personali o di una qualche lobby. Così come esistono comportamenti che, seppure non perseguibili penalmente, rendono una persona non idonea a rivestire certe cariche.
Sarebbe ora che, una volta per tutte, si chiarisse la distinzione fra adeguatezza morale di una persona, e garantismo che riguarda i diritti fondamentali della persona, fra i quali non si annovera certamente quello di avere incarichi importanti, neanche a seguito di elezione da parte dei cittadini.