Rapporti Usa-Italia: non solo Wikileaks

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La ragione di Stato è la ragione di Stato e il cinismo ne è quasi sempre la cifra dominante, spesso anche dove spereresti che non prevalesse oltre misura o, perlomeno, fosse meno invadente. Di questi tempi invece tracima viepiù da tutte le parti e ce ne rendiamo conto anche grazie ai files di Wikileaks che spietatamente mettono tutto in scena: fatti e misfatti di molti governi e centri di potere del mondo.

Così Berlusconi, per timore che vada a carte quarantotto l’accordo che impegna la Libia al controllo delle sue coste in funzione anti immigrazione, non esita a dichiarare di non voler “disturbare” Gheddafi e tace di fronte al massacro di centinaia di libici per mano dei militari comandati dal figlio minore del rais. E, mentre succede questo, Wikileaks ci informa che Washington, pur giudicando Berlusconi né più né meno che uno screditato “clown”, tuttavia lo sostiene, con ferma determinazione di Stato, per riceverne in cambio un consistente appoggio ai propri affari militari e alle proprie strategie belliche ( militari italiani in Afghanistan, aumento delle basi militari Usa in Italia, acquisto degli aerei JSF e quant’altro ).

Ma sulle vicende riportate da Wikileaks, nella stragrande maggioranze già note agli addetti ai lavori, gli aspetti sono anche altri e non di poco conto. Bisogna quindi fare qualche ulteriore sforzo per mettere meglio a fuoco come stiano le cose e quali siano le origini dei molti disastri che contrassegnano la politica internazionale dell’Italia nel contesto dei Paesi occidentali. Bisogna per esempio cominciare col dire che è difficile trovare differenze di merito tra molte scelte politiche prese dal Governo Prodi e quelle del Governo Berlusconi. C’è, per quanto riguarda le politiche internazionali, una vocazione bipartisan per lo più apertamente teorizzata, che riduce l’articolo 11 a un inutile orpello letterario e fa votare all’unanimità troppe cose o ne fa dare per scontate troppe altre o fa tacere su quelle su cui il centrosinistra potrebbe trovare almeno qualche ragione di differenziazione.

Scelte bipartisan sono state quelle sulle basi militari Usa nel nostro paese: la base del Dal Molin, imposta a Vicenza che già ne ospita un’altra, ha avuto l’autorizzazione decisiva dal governo Prodi, come anche l’ampliamento della base di Sigonella. Lo stoccaggio di armi nucleari nelle basi di Aviano e Ghedi non è mai stato messo in discussione dai governi di centrosinistra, nonostante la palese illegalità internazionale della decisione. Si è trattato infatti di una violazione del trattato di non proliferazione nucleare, come è stato denunciato a più riprese dai movimenti pacifisti.

E poi le guerre: da quella “umanitaria” nei Balcani fatta propria dal Governo D’Alema e condotta dalla Nato, senza l’autorizzazione dell’ONU e in violazione del diritto internazionale),

all’adesione bipartisan per l’invio di militari nella coalizione di Enduring Freedom in Afghanistan,

Di più: il cambiamento delle regole d’ingaggio per quella missione, nel frattempo diventata Nato, risale al 2006/ 2007, durante il secondo Governo Prodi. A quel periodo risale l’invio di truppe speciali ( incursori, paracadutisti) impegnate, accanto agli americani e all’esercito afgano, in missioni d’attacco e non più limitate al controllo del territorio. Sempre alla stessa epoca risale l’aumento qualitativo e quantitativo degli armamenti: gli elicotteri da guerra Mangusta, i caccia bombardieri Tornado, gli aerei senza pilota Predator.

Certo il Governo Berlusconi e il baldanzoso ministro La Russa ci hanno aggiunto il loro particolare target, in questo rispondendo con un di più alle richieste del Pentagono. Così abbiamo visto l’aumento del numero dei militari da 1850 a oltre 4000, l’ ulteriore aumento degli armamenti, il maggiore adattamento in senso bellico delle regole d’ingaggio, con l’eliminazione dei “caveat” (limitazioni) più significativi nell’operatività militare sul campo, e l’ aumento complessivo della spesa. E tutto questo in un periodo di crisi economica che avrebbe dovuto produrre, almeno su questo versante, qualche differenza significativa. Ma così non è stato. Ha protestato nell’opposizione soltanto l’Italia dei Valori e nella maggioranza ha bofonchiato per un po’ la Lega. Segno evidente, questo silenzio, di una difficoltà del PD a staccarsi da una visione che non è soltanto atlantista ma anche ispirata all’ideologia post coloniale della governance – mondiale, parziale, dove si può – in mani occidentali. Con tutto quello che ne consegue in fatto di esportazione della democrazia, sicurezza contro il terrorismo, geopolitica delle risorse. Anche su questo versante, e forse in forme più devastanti, se solo volessimo rifletterci, si assiste allo scollamento della politica da principi e fondamenti della nostra Repubblica. Anche il Presidente Napoletano fa la sua parte, ostinandosi – contro ogni evidenza – a considerare “di pace” la missione afgana, dando agio persino a La Russa di difenderla e ostacolando, se mai dovesse esserci, una presa di posizione autonoma dell’opposizione nel suo complesso.

Il punto oggi è capire se delle rivelazioni di Wikileaks resterà solo lo sbeffeggiamento di un leader impresentabile come Berlusconi o si allargherà l’indignazione contro una politica sostanzialmente bipartisan che accetta imprese di guerra, militarizzazione del proprio territorio, rinuncia alla sovranità del paese.

Esiste un filo rosso che lega le recenti “rivoluzioni” dei paesi arabi alle rivelazioni riportate da Wikileaks : riguarda il cinico stravolgimento della realtà, operato dagli USA e dai subalterni alleati occidentali, in nome del quale si sono scatenate guerre “umanitarie” , “contro il terrorismo” , “ per la democrazia”, appoggiando contemporaneamente regimi autoritari o dittatoriali purché funzionali ai propri interessi. Quali siano gli interessi lo sappiamo bene . Non certamente la difesa dei diritti umani ma piuttosto l’approvvigionamento vantaggioso di risorse energetiche; il controllo geo-strategico del territorio (le centinaia di basi militari Usa sparse per il mondo); la vigilanza sulle vie di comunicazione internazionali per consentire il libero traffico delle merci e impedire nello stesso tempo la libera circolazione dei migranti, inchiodati ai loro continenti d’origine al di fuori della fortezza dell’occidente; e, last but not least, il mantenimento dello status quo in Palestina , a solo vantaggio d’Israele.

La realtà e la sua “copertura” procedono incalzandosi l’un l’altra. Un bel compito per la sinistra snidare gli artifici retorici e le coperture ideologiche del discorso pubblico. Anche, quando è possibile, oltre Wichileaks, come converrebbe alla politica.

Silvana Pisa, Elettra Deiana

Ci sono 2 commenti per questo post
Ugo Francesco Calvo 22 febbraio 2011 - 14:20

Carissime Silvana e Elettra, leggere le vostre riflessioni che sottoscrivo in toto mi fanno sorgere una domanda: noi, come SEL, ci poniamo in modo adeguato nel confronto col PD?

Carmine 22 febbraio 2011 - 11:59

Nei rapporti internazionali, così come nei rapporti interpersonali bisogna che i soggetti interagenti abbiano una chiara identità. Essere cosciente della propria identità nazionale significa generare cooperazione ed arricchire il dialogo, perché ogni nazione mette a disposizione dell’altra un valore aggiunto, che non è né superiore né inferiore agli altri valori aggiunti, ma solamente differente: è dall’integrazione delle differenze che si ricava la massima coesistenza pacifica.
Allacciare rapporti internazionali con un vivo senso dell’identità nazionale significa rispettare il proprio interlocutore, ma porre anche dei confini alle sue pretese. In sostanza significa che la dignità dei soggetti del rapporto è rispettata da ambo le parti. Raramente i governi italiani sono stati all’altezza del loro giusto ruolo e il cittadino raramente ne ha chiesto conto.
L’invadenza degli Usa in Italia è evidente e sono d’accordo che né Prodi né Berlusconi hanno fatto valere la dignità nazionale.
La situazione si può ancora risanare nel tempo a patto che si abbandoni l’euroscetticismo e si riorganizzi la nostra diplomazia all’estero (incominciando a pagare le bollette del telefono delle ambasciate).
Gli ultimi avvenimenti in Libia hanno preso il nostro governo alla sprovvista, perché? Non avevamo agenti in questo Stato? Non sapevamo che da sempre c’è una lotta in parte latente fra la Cirenaica la Tripolitania? Non sapevamo che Gheddafi è un dittatore non ben visto nel proprio Paese? La risposta a queste domande sta nell’ingenuità del nostro governo con la sua diplomazia ridotta al lumicino o nell’opportunismo sconsiderato e d’avventura!

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