Relazione sul dibattito che si è svolto nel gruppo sulla “libertà di dire, libertà di scrivere” all’Assemblea di Sinistra ecologia e libertà del 19/20 dicembre 2009.Il gruppo sulla “libertà di dire, libertà di scrivere” ha dimostrato una grande potenzialità degli iscritti a Sel a fare del nostro partito una forza in grado di distinguersi nel panorama politico italiano per capacità di analisi e di proposta in un campo strategico quale quello dell’innovazione tecnologica nel campo dell’informazione, che non riguarda solo il mondo della comunicazione ma tutto il mondo del lavoro e soprattutto il modello di sviluppo di un paese.
Innanzitutto abbiamo declinato il titolo trasformando la libertà in diritto alla libertà:
Diritto di essere informati, diritto di informare (soprattutto per chi cerca di far passare informazioni sul sociale poco appetibile per la maggior parte dei media), dovere di informare. E infine abbiamo affrontato la necessità per SEL di darsi una strategia di comunicazione. E proprio in questa direzione va la richiesta a questa assemblea e ai futuri organismi dirigenti di costituire una commissione per la comunicazione, che approfondirà tutti i temi che ieri abbiamo abbozzato.
Questa commissione avrà come punto centrale quello dell’innovazione tecnologica che, come dicevo, non riguarda solo la comunicazione e che ha come proposta qualificante quella di rendere pubbliche tutte le reti di comunicazione e di distribuzione così come si chiede la pubblicità dell’acqua o dell’energia elettrica, bisogna chiedere che le reti che rappresentano il ganglio vitale per la comunicazione e le telecomunicazioni (internet a banda larga, frequenze televisive, etc.) siano pubbliche.
Questi temi, penso, necessitino da parte della commissione di un impegno a una “alfabetizzazione” di gran parte dei militanti che conoscono questi temi in modo superficiale o non li conoscono affatto. Ma l’urgenza di prendere una posizione su questioni all’ordine del giorno impongono di pronunciarsi subito almeno sulle scelte strategiche relative alla banda larga che sono in questo momento al centro di uno scontro decisivo per le sorti del futuro tecnologico di questo paese e di conseguenza delle allocazioni delle risorse e dello sviluppo di interi territori.
Un altro punto ha riguardato l’imbarbarimento dell’informazione e la limitazione delle libertà che fa classificare il nostro paese al 76 posto nella classifica mondiale. Imbarbarimento che si presenta sotto diverse forme: l’uso delle notizie per lo scontro politico in atto con l’insinuarsi voyeristico nella vita delle persone e la loro distruzione per raggiungere obiettivi politici, così come il soffermarsi su notizie di cronaca nera che servono per dimostrare tesi non scientifiche di aumento della violenza nel paese, soprattutto per mettere sotto accusa migranti o minoranze, andando a ledere la dignità delle persone. L’imbarbarimento dell’informazione non riguarda solo il prodotto ma anche i lavoratori del settore sempre più precarizzati, sfruttati e ricattati. E’ stato portato l’esempio di una iniziativa nata in Veneto di giornalisti precari che si chiama Refusi e che una forza di sinistra non può che sostenere.
Sulla base di queste analisi sono nate proposte alcune delle quali possono avere un effetto immediato altre un percorso più articolato da portare avanti creando una mobilitazione popolare e cercando convergenze con altre forze politiche.
In sintesi:
1) Le reti sono un bene pubblico, occorre distinguere tra offerta di contenuti e gestione delle reti, ciascun privato può offrire contenuti ma la rete deve essere pubblica. Un‘ulteriore suggestione potrebbe essere quella di immaginare un motore di ricerca pubblico: tutti voi usate Google ma non decidete gli algoritmi che navigano nel web, archiviano le informazioni e le presentano con un certo tipo di gerarchia. Immaginare un motore di ricerca pubblico significa togliere al privato il potere decisionale nel come proporre al pubblico l’informazione.
2) Per quanto riguarda l’editoria non può più essere il governo a decidere a chi e come fornire un sostegno economico, ma i fondi decisi dal parlamento devono essere gestiti da un’ Authority, una autorità terza, nominata democraticamente.
3) Occorre rivedere la legge anti-trust che non può più riguardare solo l’offerta di beni materiali o di servizi ma deve ex novo regolamentare l’accesso alle frequenze.
4) Di conseguenza finalmente occorre promuovere una legge sul conflitto di interessi che separi il potere e la gestione delle risorse economiche da ogni tipo di decisione politica e amministrativa.
5) Infine ribadiamo la richiesta dell’abolizione dell’anacronistico Ordine dei giornalisti.
Per quanto riguarda il problema di comunicazione interna occorre decidere come priorità un investimento nella presenza in rete che deve diventare il luogo privilegiato anche se non sufficiente di comunicazione di SEL. Occorre investire risorse, che devono essere trovate, per fare del sito di SEL il luogo di contatto, confronto e scambio del vasto mondo di cui si è avuta dimostrazione e percezione, tra l’altro, nell’organizzazione del No B day.
Ma questo non basta, occorre intrecciare un luogo materiale e un luogo virtuale della comunicazione, riscoprire la necessità di una presenza capillare del territorio.
C’è anche chi ha sostenuto che, oltre alla rete, occorrerebbe un sostegno cartaceo, per esempio con una rivista di riflessione politica mensile. E’ stato presentata anche una esperienza interessante di free press realizzata a Torino che potrebbe essere ripetuta anche in altre situazioni, soprattutto in vista della campagna elettorale per le regionale.
Occorrerà infine formare un ufficio stampa che secondo le linee tracciate dalla commissione curi con la necessaria insistenza i rapporti con la stampa nazionale e locale.
Anche se sappiamo tutti che il primo requisito per una visibilità è la qualità dell’iniziativa politica.
Naturalmente quello della comunicazione è solo un aspetto della politica culturale che Sinistra ecologia e libertà dovrà affrontare nella sua complessità con gli strumenti necessari.
anche io come Serena (con la quale condivido anche la provincia di provenienza) ho fatto parte del gruppo “libbertà di dire, libertà di scrivere”. Per quanto mi riguarda è stata un’esperienza molto interessante e formativa e, anche per questo ringrazio tutti i partecipanti ed in particolare Giuliana Sgrena che lo ha coordinato. Ci sarebbero molte cose da dire visto tanti interventi fatti da noi compagni. Cerco invece brevemente di sintetizzare alcune mie considerazioni:
1) concordo sulla proposta di Francesco semplificare e dividere il lavoro in due parti operativamente scisse.
2)per quanto riguarda le strategie e gli strumenti di comunicazione di SEL, sono disponibile a collaborare via rete ed a mettere in piedi l’esperienza interessante del free press torinese (è possibile visionarne un po di materiale?)
3) non tralasciamo l’aspetto basilare dell’alfabetizzazione della gran parte di militanti e di tutti quelli intteressati, ad esempio con dei link sul nostro sito di spiegazione sull’utilizzo della rete……)
Senza visibilità è difficile avere futuro.
saluti a tutti