Mentre gli occhi sono puntanti sulle prossime dimissioni di Berlusconi e si cominciano ad intravedere le macerie di un ventennio berlusconiano, restano i tagli ad una scuola ferita, da dove bisognerà ricominciare se si vuole rilanciare lo sviluppo.
Se a luglio si prevedeva di costituire istituti comprensivi con almeno mille alunni e di assegnare un posto di dirigente scolastico titolare a quelli che ne avessero almeno 500 (300, se si tratta si istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche), ora la legge di stabilità, che sta per essere discussa al Senato, intende portare a 600 il numero di alunni per avere il dirigente scolastico titolare (400 negli altri casi). Gli istituti comprensivi, inoltre, non solo saranno retti da un preside reggente ma dovranno condividere con un’altra istituzione scolastica il direttore dei servizi generali e amministrativi (Dsga). Si può immaginare cosa possa avvenire in alcuni territori, dove la scuola è stata l’unica istituzione democratica.
Con feroce continuità il governo Berlusconi si accanisce contro i settori pubblici della conoscenza. Nello stesso tempo però, concede l’aumento dei finanziamenti pubblici ai settori privati, per i quali la crisi non vale: si ripristinano, con un leggero incremento, i finanziamenti previsti per la scuola paritaria, 20 milioni per le università private. Continua, inoltre, la manomissione dei contratti nazionali di lavoro: docenti impiegati come tecnici, direttori amministrativi obbligati a prendere la reggenza di altri istituti, senza più rispetto di competenze e professionalità. Con un colpo solo si attaccano autonomia e contratto di lavoro.
Il futuro Governo dovrà necessariamente cancellare tutti questi provvedimenti e restituire i tagli. La scuola non può, meno che mai oggi, rinunciare a ricoprie il ruolo di primo luogo dove i saperi e la loro sperimentazione divengono preziosa occasione di formazione alla polis, della polis e nella polis. Ruolo che si sostanzia nella formazione di abiti mentali attivi e creativi, calati in un ambiente culturale e sociale in cui è imperativo assolvere a compiti di cittadinanza attiva. Una cittadinanza intesa come forma di convivenza praticabile a partire da una educazione ai diritti e ai doveri utile a sostenere e costruire un primo piano di riconoscimento, per una efficace comunicazione, per la legittima costruzione di possibilità per tutti di affermazione sia personale che sociale, così come ha spesso sottolineato Nichi Vendola.
La scuola rappresenta da sempre quello spazio sociale in cui refluiscono decisioni politiche altrove elaborate, ma è essa stessa spazio di elaborazione e di prima rivendicazione di bisogni individuali e sociali da sottoporre all’attenzione dei decisori pubblici. È quest’ultima la motivazione principale che ha portato Gelmini e Tremonti, ad accanirsi sulla sua distruzione con un chiaro obiettivo: svuotare il pensiero per allargare il consenso.
Sinistra Ecologia e Libertà ha un’altra concetto di scuola, che oltre agli aspetti finanziari, si fonda sugli assi della libertà e dell’uguaglianza e rinvia inevitabilmente a:
- un approccio laico e pluralista, in quanto capace di difendere e rispettare la varietà, molteplicità dei punti di vista delle interpretazioni, delle storie culturali e personali;
- una idea di scuola democratica, aperta a tutti e per tutta la vita, senza alcuna distinzione di ceto, lingua, cultura, religione, censo, in cui ricostruire legami e vincoli relazionali di cooperazione e collaborazione;
- una cultura plurilaterale, tesa alla rivalutazione delle molteplicità delle dimensioni della formazione (intellettuale, etica, estetica, sociale e affettiva).
Una scuola in breve, come luogo in cui poter stare insieme per comunicare, per crescere, per conoscere, per conservare e costruire nuova storia, per amare e per sognare.
Non sarà semplice ma non è impossibile, basta crederci e avere la consapevolezza che un paese che non investe nella conoscenza è destinato a morire, perché la mente, il pensiero e la creatività sono l’unico patrimonio indissolubile che l’uomo possegga. Un Governo che non investe sulla formazione dei suoi cittadini è un Governo che intenzionalmente, come dimostrano questi anni oscuri del berlusconismo, non crede nel proprio futuro, perché la società rischia di restare intrappolata nelle contraddizioni di un presente che concede pochi margini di azione alla speranza progettuale.
Giorgio Crescenza
Tutti gli approfondimenti sulle tematiche della scuola e della conoscenza, si possono trovare al seguente indirizzo http://www.sel-saperi.org