Risposta a Marchionne: senza conflitto capitale – lavoro non si esce dalla crisi economica, senza pensiero di sinistra non si costruisce alternativa di Governo.
La crisi economica è ormai entrata nel quarto anno di vita. Abbiamo sentito dire più volte che il peggio era passato e che c’erano molti segnali di ripresa economica ma nello stesso tempo abbiamo assistito a crisi ricorrenti dei mercati finanziari. Gli stessi giornali che nelle prime pagine segnalavano con enfasi i segnali positivi degli indicatori economici di crescita aprivano le pagine finanziarie con titoli tipo: “ la crisi delle Borse brucia miliardi di dollari”.
In questa confusione gli economisti sono d’accordo su un unico dato e cioè che l’occupazione non cresce e persino Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, è preoccupato perché “un’alta disoccupazione non solo ha costi pesanti per chi non ha lavoro, ma pone anche rischi alla sostenibilità della ripresa.” E’ dunque evidente che la finanziarizzazione dell’economia ha prodotto una concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e che la sua globalizzazione ha aumentato il numero di Paesi che concorrono alla produzione della ricchezza mondiale, ma ha aumentato la povertà dei popoli e la loro dipendenza dagli interessi delle imprese multinazionali. E’ così che la parola “crescita” ha smesso di essere sinonimo di “benessere”, anzi ci è stato spiegato che per crescere bisogna rinunciare ai diritti e alle tutele ( non possiamo più permettercele, ci ammonisce Tremonti) e incrementare la produzione di beni, spesso inutili, con l’uso intensivo di materie ed energie inquinanti ed esauribili, anche a costo di distruggere il nostro ambiente vitale e di sprecare il nostro tempo di vita. Sta qui l’essenza del conflitto capitale- lavoro; l’interesse di chi detiene il capitale è quello di aumentarne l’accumulazione mentre l’interesse dei lavoratori è quello di migliorare le proprie condizioni di vita attraverso la distribuzione della ricchezza prodotta. Non è vero, come sostiene Marchionne, che non c’è più differenza tra “padroni e operai” perché la competizione globale accomuna tutti nell’obiettivo di battere la concorrenza. E’ vero invece che il modello di sviluppo basato sull’illusione della crescita illimitata è la causa della crisi che stiamo vivendo e che l’auto paga questa crisi più di altre merci perché soffre di un eccesso di sovrapproduzione( circa il 35% in più di quanto assorbe il mercato). Pensare che sia possibile affrontare questa crisi comprimendo il costo del lavoro (che per stessa ammissione di Marchionne equivale in Fiat solo al 6/7% dei costi) e umiliando i lavoratori, è una pura illusione.
Per uscire dalla crisi bisogna cambiare modello di sviluppo agendo su cosa e come si produce e modificando il tipo di consumi. Negli anni del neoliberismo hanno prevalso le ragioni del capitale; per cambiare è necessario ridare protagonismo ai lavoratori e valore alle ragioni del lavoro. E’ necessario agire il conflitto per trovare un nuovo punto di equilibrio che non annulli il patto socialdemocratico, ma lo superi in avanti per produrre un cambiamento che accresca il benessere dei popoli in tutto il mondo piuttosto che metterli in competizione. Senza conflitto c’è solo conservazione dell’esistente.
Questo percorso, che può sembrare troppo ambizioso, non ha alternative ed avrebbe bisogno di un Governo all’altezza della situazione e deciso a sostenere la transizione verso un altro modello di sviluppo. In altre parole avrebbe bisogno di un forte pensiero di sinistra basato sulla convinzione che l’uguaglianza, la democrazia, la libertà, la solidarietà non sono valori negoziabili e che le scelte economiche devono servire ad estenderli e non a comprimerli. Perciò tutte le chiacchiere agostane sulla crisi della maggioranza di Governo, le alleanze con i partiti di centro, i possibili governi di unità nazionale perdono di significato se si misurano alla luce dei problemi sociali ed economici del nostro Paese.
Non so se una scelta politica moderata del centrosinistra produrrebbe la sconfitta di Berlusconi, certo non produrrebbe nessun cambiamento. Perciò per dare una risposta alla proposta di Bersani bisognerebbe capire meglio qual è il programma del centrosinistra di Governo a cui lui pensa e come si relazionerebbe con un’alleanza più larga di difesa della Costituzione.
SEL deve stimolare un dibattito su questi temi per dare senso al congresso e alla costruzione del nostro partito. L’assemblea Nazionale sul lavoro che terremo a Roma il 2 Ottobre sarà una tappa di questo percorso.
Betty Leone
la crisi,la crisi,ma chi la stà pagando questa crisi,chi la stà subendo questa crisi,chi stà arretrando dentro questa crisi,voluta dai poteri dell’alta finanza mondiale per mantenere ed incrementare il loro potere economico finanziario e salvaguardare il loro status di potere,adoperando i peones del momento sia essi di destra sia essi di centrosinistra,altrimenti qualcuno mi può spiegare perchè vogliono tutti solo e soltanto una cosa?il potere,qualcuno mi può spiegare sè è vero come è vero che abbiamo da circa un ventennio uno dei cinque uomini più potenti della terra al governo del paese altresi abbiamo da questa parte i vari attaccabbottoni da altrettanti anni che si stanno spartendo le sorti del paese? ci vuole tanto a chiedere ai creatori di queste disuguaglianze economiche e sociale di rispondere delle proprie azioni davanti alle popolazioni coinvolte? perchè c’è la crisi ,come si è generata chi l’à creata perchè questo sistema continua ad ingrassarsi sulle spalle di intere popolazioni che non sanno nulla o quasi nulla del grande e vero scandalo che si è crato con le multinazionali,dettano proprie leggi al di sopra della legge,questo è la vera aberrazione cara BETTY il resto è un volere occultare o trasferire altrove la realtà.un ultima domanda dovè la sovranita popolare,quale popolo ha deciso questo declino,attenderei una risposta convincente in merito.-marchionne è la punta dell’aisberg è il resto che stà facendo affondare il titanic.-buona sinistra a tutti -alfonso di tullio mil/te SEL.