Roma Pride: Riparte il movimento?

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Il Roma Pride continua a dimostrarsi, nei fatti, uno degli appuntamenti politici più importanti nel panorama della comunità rainbow (*). L’accesissimo dibattito che si dispiega su internet e nei social networks raggiunge, a tratti, i caratteri di una vera e propria disfida. Si fronteggiano in campo aperto e senza esclusione di colpi due “fazioni” chi continua nell’attività di organizzazione (**) e chi invece si è spinto a dire “non ci saremo” (***). Chi abbia aperto la frattura è difficile dire: se chi ha risposto “allora fatevelo da soli” all’invito per una maggiore collegialità nelle decisioni e alla messa in discussione di pratiche consolidate, oppure chi si è trovato a raccogliere la sfida e darsi da fare.

Comunque andranno le cose, il Roma Pride ha già cambiato la storia dei Pride in Italia. Mettendo in campo modalità di partecipazione, fortemente contestate da chi ha deciso di non esserci, allargate oltre il tradizionale mondo delle associazioni, l’organizzazione del Roma Pride ha provocato il primo terremoto, restituendo principalmente ai singoli il diritto di partecipare e decidere. Seppure con qualche incertezza, probabilmente perdonabile per la novità delle pratiche adottate, il gruppone dei partecipanti ha partorito alcune proposte interessanti, che, con non poche difficoltà, il risicato comitato organizzatore sta superando con determinazione e non poca creatività.

Difficilmente, dopo quest’anno, si potrà tornare alla formula tradizionale delle decisioni assunte nel chiuso delle stanze di qualche associazione, spesso in riunioni di ratifica di quanto già deciso in pochi ed altrove, secondo una brutta pratica che appartiene più al mondo della politica più deteriore e perdente che al movimentismo. Difficilmente dal 4 luglio sarà possibile far finta che nulla sia successo.

Ma non è solo nelle pratiche di partecipazione e di decisione che si percepisce la novità del Roma Pride del 2010. Ci saranno più portavoce, espressioni di diverse realtà del mondo rainbow. Al posto della solita e noiosa sfilata di volti più o meno noti sul palco a fare discorsi troppo simili e scontati, ci sarà una festa di piazza, con interventi dei portavoce e testimonianze di chi i problemi della comunità rainbow li vive o li ha vissuti in prima persona. E invece dell’unico party ufficiale di finanziamento, ci saranno le serate che chi vorrà organizzare organizzerà, all’insegna del Roma Pride.

Dunque elementi di novità non mancheranno rispetto agli eventi. Ma non mancano certo neanche rispetto al Manifesto che il Roma Pride propone come punto di partenza di una riflessione che coinvolga tutto il movimento (ma non solo) per arrivare ad un confronto quasi congressuale sugli obiettivi e le pratiche da darsi. Ingiustamente accusato di trascurare la questione transessuale e trans gender, il Manifesto vi fa riferimento in modo diretto in numerosi punti, tanto da sembrare decisamente meno generoso rispetto alle altre realtà della sigla LGBTIQ. Non solo, ma il complesso delle richieste alle istituzioni, per la prima volta, si presenta articolato su più livelli, ricco di spunti che sarebbe opportuno le istituzioni prendessero in considerazione per la loro attività. Anche in questo caso, si tratta di un punto di partenza, pur succoso, dal quale anche il movimento dovrebbe prendere le mosse per arrivare a definire una piattaforma condivisa ed unitaria che sia la stessa in tutto il paese.

Il Roma Pride 2010 ha lanciato la sua sfida contro la tradizione, l’immobilismo e l’autoreferenzialità che caratterizzano da troppo tempo il movimento LGBTIQ in Italia e che sono alla base della sua sconfitta politica. C’è da augurarsi che si prenda finalmente atto della necessità di superare alcuni insostenibili condizionamenti ideologici per aprire una nuova stagione politica, fatta di obiettivi, di strategie e possibilmente di qualche successo, partendo da una visione ampia e a tutto tondo della società e di come al suo interno si proietta la comunità LGBTIQ.

Guido Allegrezza

(*) Comunità rainbow: insieme delle persone e dei raggruppamenti di persone che si riconoscono nella sigla LGBTIQA. Ovvero, omosessuali, bisessuali ed asessuali maschi e femmine; intersessuali e transgender; transessuali; queer… sono fortemente tentato di usare una nuova sigla… OBA-TIQ…

(**) Sito ufficiale del Roma Pride 2010

(***) Blog Orgogliosamente LGBTIQ

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Uniroma.tv 6 luglio 2010 - 11:56

Balli, musica e striscioni per rivendicare i diritti negati hanno accompagnato il corteo dell’orgoglio che ha sfilato per le vie della capitale… Il Roma Pride 2010. Al seguente link potrete vedere il servizio:

http://uniroma.tv/?id_video=16665

Ufficio Stampa di Uniroma.TV
info@uniroma.tv
http://www.uniroma.tv

Guido Allegrezza 28 giugno 2010 - 08:20

Dr. Panzer, in quel passo che citi, volevo dire che sta tramontando quel modo di decidere e di intendere il movimento. E non esprimevo nostalgia in quel senso, bensì proprio l’apprezzamento per una svolta che auspico più democratica e partecipata. Se si è capito altro, mi scuso.

Doctor Panzer E Mr. Faust 25 giugno 2010 - 20:27

Compagno Allegrezza, leggo nel tuo articolo ” Difficilmente, dopo quest’anno, si potrà tornare alla formula tradizionale delle decisioni assunte nel chiuso delle stanze di qualche associazione, spesso in riunioni di ratifica di quanto già deciso in pochi ed altrove, secondo una brutta pratica che appartiene più al mondo della politica più deteriore e perdente che al movimentismo.”
Complimenti, apriamo la stagione del decisionismo berlusconiano! La più evidente rappresentazione della stagione di brutte e vecchie pratiche politiche sta proprio nel veltronismo del “volemose bene” e del “siamo contro ma anche a favore” che l’organizzaizne del Pirde di Roma ha adotatto. Non sapevo che SEL si fosse affiancato alle posizioni del Partito Radicale.

Enrichetta 25 giugno 2010 - 20:17

Cito una frase, che secondo me sintetizza uno dei punti di maggiore scontro, ““imprinting” ideologici necessariamente legati ad una sinistra antagonista e massimalista. Un Pride aperto a chiunque ma che non impone a nessuno l’equivalenza tra istanze di diritti civili e ideologie politiche.”
L’ideologia non è il male assoluto, e tra l’altro, nella storia, se non fossero esistite le ideologie, perchè di tale questione stiamo parlando, probabilmente non si sarebbero superati regimi totalitari.
La partecipazione agli scorsi pride romani non è stata in alcun modo inficiata dalla presenza di sigle che rivendicavano orgogliosamente anche la propria appartenenza ad un ideologia , finalizzata al riscatto sociale e culturale, questo è il vero nodo.

Serena Marciano 25 giugno 2010 - 14:24

A questo punto ritengo che si debba vedere lo spot realizzato per il Roma Pride 2010.
Solo in rarissime occasioni ho visto cose della stessa sconcertante volgarità!

Massimiliano Berardi 25 giugno 2010 - 13:48

Sono un compagno della Sezione Trionfale di Roma , e anche io ho deciso di non aderire ai Pride, in particolare quello di Roma.
Fin dal 94 ho partecipato a tutti i pride a Roma e nel resto d’Italia. Ci ho creduto e ci credo ancora molto in questa manifestazione, ma sono arrivato alla conclusione che ormai sembra essere più un feticcio che un vero e proprio momento culminante della lotta per il riconoscimento dei nostri diritti.
In tanti anni non abbiamo ottenuto nulla sul piano politico-giuridico, gli unici successi sono sul piano sociale, sulla maggiore accettazione da parte della società, grazie anche a tutte le persone che vivono la propria omosessualità in ogni momento e in ogni situazione della propria vita. Ma anche su questo piano stiamo tornando indietro, ed anziché combattere la violenza pretendendo diritti (matrimonio, adozioni, fecondazione assistita) noto da più parti una svolta a destra : chiediamo sicurezza e telecamere. Telecamere fuori il gay village, telecamere nella gay street. In particolare a Roma si nota questo pesante sbandamento, e proprio all’ interno del comitato organizzatore. Vedere il video in cui Imma Battaglia l’anno scorso, lasciando il pride motivava questa sua scelta dicendo che era troppo sguaiato e antagonista, la dice lunga sul processo di normalizzazione e di inquadramento che si vorrebbe perseguire. E che dire della passiva accettazione, di un percorso a dir poco scandaloso. Il 3 luglio a Viale Aventino nessuno si accorgerà di noi.
Quindi si proclama un Pride finalmente più democratico ma mi chiedo se le persone sguaiate degli altri anni potranno parteciparvi.
Non aderire non significa chiamarsi fuori, fare il menefreghista, è una decisione dolorosa per me come credo per gli altri, ma almeno per quello che mi riguarda vuole essere un segnale. C’è bisogno di una nuova strategia, altrimenti ci aspettando altri venti anni di fallimenti. La nostra lotta deve essere quotidiana e soprattutto visibile, anzi oserei dire invadente. Facciamo come fecero a Londra contro l’apartheid. Per anni fecero un sit-in davanti l’ambasciata sudafricana, giorno e notte. Facciamo lo stesso davanti al Parlamento fino al riconoscimento del matrimonio anche per noi. Cominciamo a boicottare come fanno gli americani i marchi omofobici. Dobbiamo cominciare a dare fastidio, la politica deve ricordare ogni giorno di avere un conto in sospeso con noi.
Per queste ragioni se andare a Napoli mi sembra un po’ inutile, anche se mi piacerebbe andare, partecipare a Roma mi sembra addirittura dannoso.
Ciao

Tiziano 25 giugno 2010 - 11:38

“C’è da augurarsi che si prenda finalmente atto della necessità di superare alcuni insostenibili condizionamenti ideologici per aprire una nuova stagione politica”
ovvero fare le gite a Casa Pound, rincorrere Alemanno e la Carfagna, cercare di portare nella destra contenuti che non vuole perchè la Sinistra non vince?

Guido Allegrezza 25 giugno 2010 - 11:13

A questo punto, ritengo indisensabile che si legga anche il contenuto del Manifesto del Roma Pride 2010, che si può trovare a questo indirizzo:

http://www.romapride2010.it/pride.asp

Buona lettura!

Roma Pride 2010 Non Ci Saremo. 25 giugno 2010 - 09:24

ROMA PRIDE 2010: NOI NON CI SAREMO. CONTINUA A CRESCERE IL NUMERO DI ADESIONI ALL’APPELLO E DI ISCRITTI AL GRUPPO FACEBOOK.

Fonte:
http://gayroma.splinder.com/post/22908328/roma-pride-2010-noi-non-ci-saremo-continua-a-crescere-il-numero-di-adesioni-all-appello-e-di-iscritti-al-gruppo-facebook

Mauro Cioffari 25 giugno 2010 - 09:10

Mi permetto di aggiungere l’appello
“ROMA PRIDE 2010: NOI NON CI SAREMO” sottoscritto da decine di associazioni, gruppi, movimenti e singoli.

A Roma, negli ultimi mesi, sono accadute cose talmente sconcertanti e rilevanti in merito al Pride della Capitale del 2010 da indurre molte Associazioni, gruppi e singoli/e ad una riflessione comune, avvenuta nella sede del Circolo Mario Mieli in tre riunioni molto partecipate e ricche di diversità.

Dopo un’ ampia analisi della situazione politica attuale del movimento lgbtiq e dei fatti di Roma, le Associazioni, i gruppi, i/le singoli/e che sottoscrivono questo documento hanno deciso di non aderire a Roma Pride del 2010, per ragioni sia di metodo sia di sostanza politica, che riassumiamo con poche righe non esaustive ma indispensabili.

Il comitato che organizza e promuove il Roma Pride, costituito alla fine da sole quattro associazioni romane, ha effettuato una serie di operazioni, da aprile ad oggi, tali da impedire modalità di costruzione condivisa. Prima sono stati contestati i Pride precedenti e si è richiesta una nuova entità organizzatrice a ridosso dell’evento, invocando maggiore collegialità ma estromettendo dalla costruzione tutte le realtà non della Capitale, per la prima volta dal 1994. Poi si è perpetrata una messa in scena di falsa democrazia attraverso il passaggio di due brevi workshop di proposizione di idee sotto la guida di una psicoterapeuta, delegando poi le decisioni sostanziali a piccoli gruppi di lavoro scollegati fra loro. Successivamente si è spostata la data dell’evento dal 12 giugno al 3 luglio, incomprensibilmente verso un periodo più infelice per la partecipazione e contro una decisione assunta a febbraio durante un incontro nazionale di movimento a Napoli, questo mentre i gruppi di lavoro in teoria dovevano ancora decidere in raccordo fra loro. Analogamente l’ufficio stampa ha scelto e resi pubblici slogan, data e logo prima che si pensasse a quale dovesse essere l’essenza del documento politico da stilare, capovolgendo la logica di qualunque manifestazione esistente. E via discorrendo, con tante e tali “novità” di cui via via si prendeva atto senza alcun vero confronto politico. E potremmo continuare. Un Pride che si autoproclamava “di tutti” è diventato nei fatti di pochi, in particolare di sole quattro sigle.

Si è perpetrata una involuzione sostanziale dei contenuti politici, a partire dallo slogan e dal comunicato stampa di annuncio della manifestazione: questo Pride trova la sua rivoluzione nei i baci e nell’affettività, cioè in quanto di più blando e generico esista, con la sconvolgente amnesia delle pietre miliari e quarantennali delle lotte di movimento lgbtiq, ovvero orgoglio, liberazione, visibilità, autodeterminazione, sessualità, lotta per i diritti, laicità etc. Si è compiuta inoltre una regressione culturale di cui forniamo solo alcuni degli innumerevoli esempi: la rinuncia alla politica costruendo un Pride che passa attraverso una psicoterapeuta; la perdita dell’uso del femminile nel linguaggio; l’irrilevanza della questione transessuale (persino nella esiguità impressionante di persone trans nel comitato), salvo talune richieste di specifici interventi normativi nella piattaforma rivendicativa più lunga della storia, talmente tecnica da sembrare una tesina da giovane avvocato lgbtiq; l’uso smodato del vittimismo; la ossessiva e plumbea richiesta di supporto di polizia e telecamere; la perdita del senso della storia e delle indubbie conquiste sociali e culturali ottenute dal movimento; l’idea che le Associazioni hanno fatto il loro tempo e devono fare passi indietro, salvo poi dirigere il tutto attraverso poche persone che nelle Associazioni ci stanno da decenni o ne hanno attraversate parecchie, e magari militano anche nei partiti; l’uso spregiudicato delle vicende di cronaca di transfobia e di omofobia, ignorando le prime e strumentalizzando le seconde come spot davanti ai media, magari appropriandosi anche di iniziative altrui (vedi la fiaccolata organizzata da We Have a Dream il 30 maggio scorso), rilasciando dichiarazioni alla stampa e appiccicando cartelli con il logo del “proprio” Pride sul petto di chi ha promosso, dietro alla sola bandiera rainbow, una manifestazione di solidarietà e di risposta agli episodi di violenza. E potremmo continuare.

Si è sostanziata una marginalizzazione delle realtà lgbtiq di area culturale di sinistra e si è proposto un indistinto qualunquismo politico, basandosi su un progetto ipotetico di trasversalità che vuole andare a tutti i costi a scovare una sensibilità della destra italiana verso le tematiche gay, lesbiche e transessuali che nella realtà non esiste, se si escludono rare e in fondo doverose estemporaneità istituzionali o amministrative. Si è arrivati a preoccuparsi più della questione della necessità e volontà di cercare sponde a destra, anche in quella cosiddetta “estrema”, che coinvolgere nel Pride i collettivi universitari e non, i centri sociali, le femministe, i partiti, i sindacati, le Associazioni che si occupano di diritti umani, le radio e le televisioni che aprono al territorio, i testimonial sensibili, migliaia di cittadine e cittadini comuni che nel Pride hanno visto negli ultimi anni un momento essenziale per stare insieme con consapevolezza e gioia, reagendo all’involuzione politica e sociale del nostro Paese. Ci si è naturalmente preoccupati di non dimenticare nel documento politico la parola antitotalitarismo, affinché la parola antifascismo non rimanesse sola ed inequivocabile.

C‘è talmente più realismo del re, che ci si preoccupa di evitare qualunque possibile polemica con l’amministrazione di turno (comunque guarda caso di destra), risolvendo persino le questioni politiche con un semplice e docile “ci ripensi” rivolto al sindaco Alemanno, che si dichiara contrario ad una legge contro l’omofobia e la transfobia E potremmo continuare.

Ma ci fermiamo nell’elencazione dei vari motivi che ci allontanano da questo Pride non perché non ve ne siano altri, ma in quanto riteniamo che quelli esposti siano già sufficienti per spiegare un atto così serio ed inedito da parte nostra.

Ci sentiamo orfani/e quindi di un appuntamento vero, vitale, condiviso, ricco e coinvolgente quale è stato fino ad oggi il Pride romano, significativo per tutta la comunità lgbtiq italiana e per la città di Roma. Non riusciamo in nessun modo a riconoscerci in nulla di ciò che Di’Gay Project, Arcigay Roma, Gaylib Roma e Azionetrans, ovvero il Comitato del Roma Pride 2010, hanno realizzato a testa bassa sino ad ora, senza nemmeno un attimo di ripensamento. Quindi con dolore immenso non aderiamo al Pride, con la scelta condivisa che ogni Associazione firmataria, se vuole, possa trovare liberamente proprie modalità di presenza per i propri associati e prendiamo le distanze dall’atto di destrutturazione metodologica, politica e culturale che si è perpetrato ai danni di un appuntamento da sempre e da tutto il movimento italiano sentito e ritenuto importantissimo . Ci aspettavamo da parte del comitato un qualche momento di consapevolezza del crescente sfaldamento, soprattutto dopo le continue critiche piovute da ogni dove e dinanzi al progressivo rimanere da soli. Non c’è stato nulla, non si capisce se per incapacità politica e inesperienza, o per la precisa volontà di provocare una spaccatura nel movimento. Noi vogliamo invece ristabilire modalità serie di coesione e fiducia, ribadire contenuti e storia del movimento, rilanciare percorsi di costruzione politica. Bisogna riattivare un dibattito vero, ribadendo vigorosamente lo spirito di liberazione di Stonewall. Su questo solco è quindi indispensabile continuare il percorso sia di lotte per i diritti e tutele verso coppie e singoli/e lgbtiq, sia di battaglie più ampie per una società più libera, come quelle contro le politiche di repressione e strumentalizzazione sui corpi delle persone trans, di donne e di migranti, contro il pacchetto sicurezza (come non ricordare i Cie – Centri di espulsione), contro la privatizzazione dei servizi e dei beni comuni, e via discorrendo. La nostra mancata adesione è un atto di vera assunzione di responsabilità, l’unico possibile rimasto: non nel nostro nome tanta pochezza di contenuti, manifesta incapacità e tanta mistificazione, non nel nostro nome la ricerca di visibilità di pochi. Non ci sarà da parte nostra nessun atto se non questo: noi non ci saremo. E non andremo nemmeno a inizio parata a cercare solo le telecamere per comunicare urbi et orbi la nostra distanza, come ha fatto in passato chi si è ricordato di amare tanto il Pride solo quest’anno, che l’ha voluto organizzare a tutti i costi e a modo proprio.

Andremo invece tutti ed tutte a Napoli il 26 giugno, a sostenere un Pride che condividiamo e sentiamo nostro, anche se la gioia di quel giorno non colmerà il senso di perdita umana e politica del Pride di Roma, stracciato e mortificato come un pannetto inutile in mano a pochi in totale smarrimento.

Roma, 7 giugno 2010

ASSOCIAZIONI / GRUPPI / MOVIMENTI FIRMATARIE/I

4Four – Fourzine.it
Adamoeva.info
Amigdala – corpi vari generi diversi
Antagonismo Gay Bologna
Associazione Culturale Gender
Associazione Libellula Trans
Associazione LLI – Lista Lesbica Italiana
Azione Gay e Lesbica Firenze
Cime di queer collettivo – Queer Bari
Circolo Lesbico Drasticamente – Padova
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Circolo Maurice – Torino
Circolo Pink – Verona
CLR Coordinamento Lesbiche Romane
Coordinamento Facciamo Breccia
Collettivo bears of naples
Collettivo Malefimmine
Comitato Gay e Lesbiche Prato
Controviolenzadonne.org
Coordinamento Trans Sylvia Rivera
Coq Madame
Corpolibero – Coordinamento lgbtiq di Rifondazione Comunista
Desiderandae Associazione Lesbica Separatista – Bari
Frangette Estreme – gruppo queer Bologna
Fuoricampo Lesbian Group – Bologna
GayRoma.it
Glamorama caffè queer – Bari
Il collettivo tilgbq “Sui Generis”
Laboratorio di genere “Le Malefiche”
Laboratorio Smaschieramenti – Bologna
Ladyfest Roma
LAI – Lesbiche Antifasciste in Italia
La mela di eva – collettivo di femministe e lesbiche
La Roboterie
Leather Club Roma
Le Ribellule
Luna e le altre – collettivo di femministe e lesbiche
M.I.T. – Movimento Identità Transessuale
Movimento Omosessuale Sardo
Newsletter Ecumenici
Open Mind Catania
Pantere Rosa – sinistra critica
Polis Aperta
QueerInAction
REFO – Rete Evangelica Fede e Omosessualità
Rete Agatergon
RETE RAINBOW ROMA – Centro Italia
Soggettività Lesbica – Milano
Spazio pubblico Autogestito Strike (Roma)
Subwoofer Bears
Tavolo LGBTQ* Trento
Zeroviolenzadonne.it

PRIME/I FIRMATARIE E FIRMATARI
Alessandra Marinucci
Diego Tolomelli
Fausto Perozzi
Marcella Di Folco
Massimo Quinzi
Porpora Marcasciano
Nicole De Leo
Laurella Arietti
Valerie Taccarelli
Massimo Vario
Federica Pezzoli
Paolo Violi
Samuele Benedetti
Ugo Malatacca
Gianluca Manna
Franco Salaris
Manuel Savoia
Saverio Aversa
Mauro Cioffari
Valentina Colozza

ADESIONI PERSONALI
Tatiana Palermi, Beppe Ramina, Anita Sonego, Enrichetta Ripa, Adriana Cremonese, Anna Simone, Layla Buzzi, Roberto Valentini, Serena Marcianò, Francesco Macarone Palmieri, Massimiliano Berardi, Marino Buzzi, Federico Boni, Anna Muraro, Yari Boni, Lucio Di Nardo, Stefano Centonze, Enrico Giordani, Alessia Kirchemajer, Rino Varrasso, Gianna Foschi, Cristina Ibba, Nathou Boumendil, Mariapia Toran, Stella Chessa, Carlo Saccà, Giorgio Morelli, Eleonora Tadolini, Monica Pepe, Simone Franchini, Michele Pisicchio, Diego Carrisi, G.Carlo Girolami, Danilo Torresan, Fabiana Fabbri, Roberto Scrivano, Flavio Mazzini, Massimiliano Ceccani, Fabrizio, Bianchi, Paola Guazzo, Giovanna Nini, Bernardo Luis Viteritti, Mauro Grassano, Laura DeMicheli, Simonetta Spinelli, Gianni Pupparo, Bruno Pompa (Arcigay “il Cassero”), Maria Grazia Negrini, Giorgio Preziuso, Giulio Garuti, Gabriella Di Lauro, Nunzia Scano, Sonia Savi, Mariella Biancone, Claudia Fiore, Alberto Bigiarelli, Maurizio Benazzi (Newsletter Ecumenici – Presidente), Valerio Motta, Paco Nazim, Stefano Marchesi, Luki Massa, Vito Raimondi (Polis Aperta), Giordano Novielli, Francesca Zoppi, Elisabetta Natalia, Laura Rastrelli, Daniele Angioni, Alessandro Carbone, Massimo De Pascale, Massimo Falchi, Leila Daianis, Daniele Catena, Anita Sonego, Mauro Santucci, Carlo Giomo, Ana Paula Rodrigues, Dante Pomponi (Sinistra Ecologia Libertà – Municipio Roma V), Aurora Faccini, Alessandra Pisciottani, Imma Barbarossa.

Per adesioni
noncisaremo2010@gmail.com

Mauro Cioffari 25 giugno 2010 - 08:49

Perché non partecipo al “Roma Pride 2010.

Sabato 26 giugno, a Napoli, si terrà la manifestazione Nazionale dell’orgoglio gay, lesbico e transessuale. Contro l’omofobia e la transfobia, per il riconoscimento di diritti. Decine di associazioni e centinaia di persone, infatti, hanno dato vita, nei mesi scorsi, al Coordinamento “Napoli Pride” elaborando una piattaforma rivendicativa ed uno slogan, “Alla luce del sole”, dietro il quale tutte e tutti ci siamo riconosciuti e scenderemo in piazza. Altra cosa, purtroppo, è accaduta a Roma dove, il prossimo 3 luglio, si sfilerà, per l’annuale Pride cittadino, convocati da quattro associazioni dietro le parole d’ordine, da più parti messe in discussione, “Ogni bacio una rivoluzione”. Di queste quattro associazioni due sono dichiaratamente di Destra (Gay Lib e Azione Trans): si accontentano di praticare la politica delle pari opportunità e dell’omologazione. Non ambiscono, cioè, a cambiare la società. Le altre due associazioni, Di Gay Project e Arcigay Roma, vivono un profondo “conflitto di interessi”, non risolto, con le amministrazioni locali. Forniscono servizi alla Comunità (Gay Village, Gay Help Line, assistenza legale, ecc.) e per questi servizi chiedono al Comune, alla Provincia e alla Regione patrocini e finanziamenti. A metà strada tra “imprenditoria” e “sindacato” gay. Il movimento omosessuale e transessuale deve intercettare i bisogni e le speranze delle persone che pretende di rappresentare e, attraverso un confronto serrato con le istituzioni, portare a casa dei “risultati”. Gli organizzatori del “Roma Pride 2010″ hanno da tempo rinunciato a questo ruolo interlocutorio relegando le rivendicazioni del movimento alla richiesta di telecamere e polizia nella gay street, ad una “location” fissa per il Gay Village a finanziamenti per la Gay Help Line, ecc.. E’ preoccupante l’operazione, non dichiarata, che c’e’ dietro il “Roma Pride 2010″: delegittimare un movimento fatto di donne e di uomini e legittimare, come interlocutrici privilegiate con le istituzioni e i media, solo quattro associazioni. Anteporre, inoltre, al cittadino soggetto di diritti il cittadino consumatore. Fino a che non saranno nettamente separate la gestione dei servizi per la Comunità e la rivendicazione sociale e politica di diritti e di uguaglianza sarà difficile, come testimoniano 40 anni di lotte, ottenere risultati.
Queste sono solo alcune delle ragioni che mi hanno spinto a decidere di sottoscrivere, assieme ad una quarantina di associazioni, di movimenti e di gruppi e a centinaia di persone l’appello “Roma Pride 2010: noi non ci saremo”. Nella speranza che dopo il 3 luglio si possa riaprire un dialogo costruttivo su contenuti, strategia e modalità di rivendicazione.

Guido Allegrezza 25 giugno 2010 - 08:36

Mi permetto di trascrivere il documento di adesione al Roma Pride 2010 inviato dall’associazione “Crisalide Pangender”, nella quale la questione del Roma Pride viene sintetizzata in maniera molto efficace (a parer mio) e in cui sono contenuti interessanti spunti di riflessione.

DOCUMENTO ADESIONE AL ROMA PRIDE 2010
DIRETTIVO CRISALIDE PANGENDER

Anche e soprattutto in considerazione degli attacchi mediatici provenienti da una parte di Associazioni LGBT sulla presunta antidemocraticità del Pride romano, organizzato da Arcigay Roma, Dì Gay Project e AzioneTrans Roma, Crisalide PanGender offre la propria adesione, in gesto di solidarietà alle Associazioni Organizzatrici di un Pride che pur mantenendo una piattaforma rivendicativa sufficientemente completa ed esauriente sulle condizioni gay, lesbiche, transgender, intersessuali e queer, si presenta per la prima volta come un Pride senza “imprinting” ideologici necessariamente legati ad una sinistra antagonista e massimalista. Un Pride aperto a chiunque ma che non impone a nessuno l’equivalenza tra istanze di diritti civili e ideologie politiche. Un Pride che consente di partecipare – ognuno con le proprie convinzioni ideali e politiche – nella piena libertà delle coscienze individuali e in favore della Laicità dello Stato e dell’ampliamento dei Diritti Civili dovuti (ma non recepiti dallo Stato Italiano) alle persone omosessuali, transgender, intersessuali, queer e di altre possibili Identità di Genere o Orientamenti Sessuali adulti e consenzienti.
Crediamo fortemente che il Movimento LGBTQI debba rifondarsi come un forte gruppo di pressione, di tipo para-sindacale, per trasformare l’”orgoglio” in “diritti” e non solo per consentire qualche giorno catartico per poi tornare a vivere, il giorno successivo, nelle proprie città a rischio e senza le dovute tutele e garanzie. Alcuni punti importanti:

* Diritto al riconoscimento dell’Identità attraverso documenti congrui alle persone transgender senza più richiedere obbligatoriamente “un pezzo di carne in cambio di un pezzo di carta”, così come tutti gli organismi internazionali che si occupano di Identità di Genere chiedono a gran voce: uno Stato civile non può pretendere interventi chirurgici per offrire documenti adeguati: I primi devono essere accordati solo ed esclusivamente dietro un reale bisogno della persona e non in funzione di poter avere documenti che facilitano la vita sociale e lavorativa!
* Diritto al riconoscimento del matrimonio omosessuale, in una logica secondo la quale è l’amore ed il progetto di vita comune a determinare i diritti della coppia e non altre convinzioni derivanti da considerazioni morali provenienti da organizzazioni religiose. Uno stato laico non può e non deve farsi dettare le regole di convivenza tra i propri cittadini da null’altro che non sia a favore della massima estensione del riconoscimento dei diritti e dei doveri di ognuno, a prescindere dalle proprie o altrui convinzioni religiose.
* Diritto al lavoro esteso alle persone transgender (ma anche omosessuali) così come previsto dalla UE e dalle Corti Europee relativamente al godimento del diritto alle Pari Opportunità, anche al fine di spezzare il circolo perverso per il quale una transgender che non trova lavoro sia indotta a dedicarsi alla prostituzione. La prostituzione sarà una libera scelta solo quando vi saranno le condizioni di pari opportunità vere e reali per il godimento del diritto al lavoro
* .Diritto alla sicurezza, attraverso una legge che preveda l’omofobia e la transfobia come atteggiamenti illeciti ed illegali e perché i reati commessi per odio o pregiudizio omotransfobico subiscano le aggravanti previste dalla Legge Mancino.
* Diritto delle persone intersessuali a non essere “assegnate chirurgicamente ed arbitrariamente” ad un sesso o all’altro in età infantile, cioè prima dello sviluppo psicosessuale della persona.

Altri diritti contemplati nella piattaforma del Roma Pride e che condividiamo, in una logica di rappresentanza di diritti elementari negati su cui chiamare a rispondere Governo e Giurisprudenza.
Una rappresentanza coinvolgente le persone e che non si fermi al giorno del Pride ma che preveda forme di lotta sempre più forti, in assenza di risposte adeguate.
Una rappresentatività aperta ad ogni idea ideale favorevole alla laicità dello Stato e che non pretenda di mettere un marchio ideologico su tutti i partecipanti al Pide. In questo senso ci sentiamo e ci dichiariamo vicini al Roma Pride che, quest’anno, ha assunto una rilevanza superiore a quella di un Pride locale a causa della scissione unilateralmente voluta dall’ala movimentista e antagonista del movimento LGBT.

Ciò detto, Crisalide PanGender dichiara anche la propria adesione al Pride Nazionale di Napoli.

Mirella Izzo per Direttivo Crisalide PanGender
Presidente
Genova, Milano, Viareggio 24 giugno 2010

Guido Allegrezza 25 giugno 2010 - 08:32

La discussione su ciò che sarà del movimento a partire da dopo il Roma Pride, anzi dalla conclusione della stagione 2010 dei Pride italiani è già cominciata e va ben oltre il dire ci saremo e il non ci saremo.

Per inciso, voglio sottolineare con forza e determinazione che molte delle cose affermate nel documento “noi non ci saremo” non sono vere, mentre in altri casi risentono di un’interpretazione capziosa dei fatti, quando invece non inventano di sana pianta.

Un documento scritto da chi pretende di affermare pratiche democratiche allargate, secondo un’antica e ben nota consuetudine a decidere attraverso platee delle quali non è nota né certificata la composizione e non è chiaro il livello di rappresentatività. Oppure che pretendono di assumere decisioni senza consultazioni preventive, senza mandati e soprattutto senza dare spiegazioni o motivazioni per le scelte/accordi intraprese.

Ma questo è un passato, ormai fatto di cattive pratiche. La speranza è che si creino le necessarie condizioni per far ripartire il movimento con un maggiore coinvolgimento dei singoli, al di là delle sedi associative.

Enrichetta 24 giugno 2010 - 21:10

Concordo pienamente con Serena, d’altra parte nell’appello “Roma Pride 2010 noi non ci saremo” che abbiamo sottoscritto sono esplicate tutte le motivazioni, e le ragioni del no.

Serena Marciano 24 giugno 2010 - 14:36

Caro Guido, credo sia corretto precisare che per molte e molti di noi di SEL la scelta di firmare l’appello “noi non ci saremo” vada ben oltre le questioni riguardanti le pratiche organizzative.
C’è invece un profondo dissenso rispetto al messaggio politico che il Pride di Roma ha scelto di dare e invece una vicinanza politica e culturale al Pride di Napoli che sta tutta dentro lo slogan “alla luce del sole”.
Non voglio stare qui a ripetere le cose dette e scritte in questi giorni,basterebbe leggere l’appello del Mieli per comprendere fino in fondo anche il “valore del no”.
Ridurre tutto ad una disputa tra primi attori, tra chi pensa di aver praticato la partecipazione e tra chi, invece, ha la vecchia abitudine a decidere nelle segrete stanze è un errore.
La distanza che il pride di roma ha ricercato, da subito,nelle prime comunicazioni, dalla politica e dai politici di ogni schieramento ha segnato, per me, un limite difficilmente superabile.
Io non ci sarò, ma a voi auguro un buon lavoro!

La Puglia come locomotiva del Mezzogiorno

I dati Istat sul prodotto interno lordo consolidano la posizione della Puglia come locomotiva del Mezzogiorno, cresce quasi ai livelli del nord del Paese. In questi anni la Puglia è riuscita a coniugare le proprie tradizioni, la propria storia e le vocazioni produttive con l’innovazione e la tecnologia. Ha toccato buoni livelli di specializzazione grazie [...]

Istat: in Puglia 25mila occupati in più. Miglior dato in Italia

Tempi bui per l’economia e per l’occupazione in particolare, ma secondo l’Istat, che in qualche maniera rafforza il quadro congiunturale illustrato dal presidente Nichi Vendola nel corso della conferenza stampa di fine anno, la Puglia è in controtendenza al punto da guidare il plotone (esiguo) di regioni con un segno più davanti alla voce nuovi [...]

Immigrazione. In Puglia fa rima con accoglienza

Lecce. E’ quella salentina la provincia più ambita dai migranti in Puglia. Lo rivela il rapporto “Sprar 2010 – 2011″ che fotografa i progetti di accoglienza. LECCE – Il Salento è la provincia pugliese preferita dai migranti in cerca di salvezza. Merito dell’accoglienza che vi trovano. Si sofferma proprio sul tema centrale dell’accoglienza, il rapporto [...]

Cascina, via libera al registro delle coppie di fatto

La maggioranza di centro sinistra approva un ordine del giorno in cui si prevede anche la promozione di politiche di sostegno “alle famiglie fondate sul matrimonio, di fatto o naturali”. E’ stato approvato ieri, in occasione della seduta del Consiglio comunale di Cascina, da tutte le forze politiche del centro-sinistra che sostengono il sindaco Antonelli, [...]

La serra fotovoltaica

A Villasor, in provincia di Cagliari, creati 90 posti di lavoro Investiti 70 milioni da multinazionali indiane e americane: 26 ettari coperti su 134 di serre produrranno 20 MW elettrici MILANO – Unire l’agricoltura alla produzione di energia elettrica, creando anche 90 posti di lavoro in una regione, la Sardegna, da anni alle prese con [...]

Sono Lucia, ho la sclerosi. Ma ora cammino

Casarano. Una giovane donna ammalata, si alza dalla sedia a rotelle grazie alla cannabis. Che si sperimenta a Casarano. Oggi un ‘caffè’ diverso da tutti gli altri, per scuotere gli animi disfattisti e diffidenti che purtroppo troppo spesso popolano questo quotidiano on line: una storia di ottimismo, scritta prima da un’amministrazione illuminata, come quella di [...]

Cagliari, così si fa

Stop agli affitti per il comune di Cagliari. La Giunta comunale taglia le locazioni passive, d’ora in poi gli uffici si trasferiranno dagli edifici in affitto a quelli di proprietà: “Si risparmierà oltre un milione di euro”. Ecco cosa cambia. Un risparmio di oltre 1.100.000 euro l’anno per le casse dell’amministrazione. E’ quanto prevede l’atto [...]

La Puglia recupera i beni confiscati

La Puglia promuove 3 progetti di recupero di beni confiscati alla criminalità organizzata: un ‘opificio sociale’ per i giovani a Mesagne (Brindisi), una dog house a Cassano e un laboratorio per cartapestai, a Putignano, entrambi in provincia di Bari. “Si tratta – spiega l’assessore alla Cittadinanza attiva della Regione Puglia, Nicola Fratoianni – degli ultimi [...]

Francia, vincono le primarie

Ieri, ancora una volta, hanno vinto le Primarie, quelle aperte a tutti. Una vittoria incontestabile, maturata nel paese che, insieme alla Germania, non solo esprime la leadership economica continentale, ma mantiene anche più saldo il contesto dei partiti come attori protagonisti della scena politica. È accaduto in Francia ciò che nemmeno i più ottimisti si [...]

Puglia, in 3 mesi maggiore occupazione

In tre mesi la Puglia migliora le statistiche dedicate all’occupazione recuperando 49mila unità (dal primo al secondo trimestre del 20011). Un balzo che è più tenue rispetto ai valori di fine 2010 (l’aumento è di 36mila unità), ma che fa ben sperare per il futuro. In valori assoluti, invece, al secondo trimestre del 2011 gli [...]

Buone notizie

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