Il Roma Pride continua a dimostrarsi, nei fatti, uno degli appuntamenti politici più importanti nel panorama della comunità rainbow (*). L’accesissimo dibattito che si dispiega su internet e nei social networks raggiunge, a tratti, i caratteri di una vera e propria disfida. Si fronteggiano in campo aperto e senza esclusione di colpi due “fazioni” chi continua nell’attività di organizzazione (**) e chi invece si è spinto a dire “non ci saremo” (***). Chi abbia aperto la frattura è difficile dire: se chi ha risposto “allora fatevelo da soli” all’invito per una maggiore collegialità nelle decisioni e alla messa in discussione di pratiche consolidate, oppure chi si è trovato a raccogliere la sfida e darsi da fare.
Comunque andranno le cose, il Roma Pride ha già cambiato la storia dei Pride in Italia. Mettendo in campo modalità di partecipazione, fortemente contestate da chi ha deciso di non esserci, allargate oltre il tradizionale mondo delle associazioni, l’organizzazione del Roma Pride ha provocato il primo terremoto, restituendo principalmente ai singoli il diritto di partecipare e decidere. Seppure con qualche incertezza, probabilmente perdonabile per la novità delle pratiche adottate, il gruppone dei partecipanti ha partorito alcune proposte interessanti, che, con non poche difficoltà, il risicato comitato organizzatore sta superando con determinazione e non poca creatività.
Difficilmente, dopo quest’anno, si potrà tornare alla formula tradizionale delle decisioni assunte nel chiuso delle stanze di qualche associazione, spesso in riunioni di ratifica di quanto già deciso in pochi ed altrove, secondo una brutta pratica che appartiene più al mondo della politica più deteriore e perdente che al movimentismo. Difficilmente dal 4 luglio sarà possibile far finta che nulla sia successo.
Ma non è solo nelle pratiche di partecipazione e di decisione che si percepisce la novità del Roma Pride del 2010. Ci saranno più portavoce, espressioni di diverse realtà del mondo rainbow. Al posto della solita e noiosa sfilata di volti più o meno noti sul palco a fare discorsi troppo simili e scontati, ci sarà una festa di piazza, con interventi dei portavoce e testimonianze di chi i problemi della comunità rainbow li vive o li ha vissuti in prima persona. E invece dell’unico party ufficiale di finanziamento, ci saranno le serate che chi vorrà organizzare organizzerà, all’insegna del Roma Pride.
Dunque elementi di novità non mancheranno rispetto agli eventi. Ma non mancano certo neanche rispetto al Manifesto che il Roma Pride propone come punto di partenza di una riflessione che coinvolga tutto il movimento (ma non solo) per arrivare ad un confronto quasi congressuale sugli obiettivi e le pratiche da darsi. Ingiustamente accusato di trascurare la questione transessuale e trans gender, il Manifesto vi fa riferimento in modo diretto in numerosi punti, tanto da sembrare decisamente meno generoso rispetto alle altre realtà della sigla LGBTIQ. Non solo, ma il complesso delle richieste alle istituzioni, per la prima volta, si presenta articolato su più livelli, ricco di spunti che sarebbe opportuno le istituzioni prendessero in considerazione per la loro attività. Anche in questo caso, si tratta di un punto di partenza, pur succoso, dal quale anche il movimento dovrebbe prendere le mosse per arrivare a definire una piattaforma condivisa ed unitaria che sia la stessa in tutto il paese.
Il Roma Pride 2010 ha lanciato la sua sfida contro la tradizione, l’immobilismo e l’autoreferenzialità che caratterizzano da troppo tempo il movimento LGBTIQ in Italia e che sono alla base della sua sconfitta politica. C’è da augurarsi che si prenda finalmente atto della necessità di superare alcuni insostenibili condizionamenti ideologici per aprire una nuova stagione politica, fatta di obiettivi, di strategie e possibilmente di qualche successo, partendo da una visione ampia e a tutto tondo della società e di come al suo interno si proietta la comunità LGBTIQ.
Guido Allegrezza
(*) Comunità rainbow: insieme delle persone e dei raggruppamenti di persone che si riconoscono nella sigla LGBTIQA. Ovvero, omosessuali, bisessuali ed asessuali maschi e femmine; intersessuali e transgender; transessuali; queer… sono fortemente tentato di usare una nuova sigla… OBA-TIQ…
(**) Sito ufficiale del Roma Pride 2010
(***) Blog Orgogliosamente LGBTIQ
Balli, musica e striscioni per rivendicare i diritti negati hanno accompagnato il corteo dell’orgoglio che ha sfilato per le vie della capitale… Il Roma Pride 2010. Al seguente link potrete vedere il servizio:
http://uniroma.tv/?id_video=16665
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