Tav, occorre andare oltre le ideologie

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Quanto è accaduto in questi ultimi giorni in Val Susa è più simile ad uno scontro tra ideologie che ad una reale ricerca di una soluzione al problema dei trasporti in Piemonte e non solo. Gli enormi disagi di cui soffrono quotidianamente i pendolari piemontesi e i tangibili rischi rappresentati dal passaggio di treni diesel e di treni merci nella stazione sotterranea di Torino Porta Susa sono già di per sé più che sufficienti per affermare che ad oggi la prima vera priorità per gli investimenti infrastrutturali non è la TAV Torino-Lione, ma continua ad essere il nodo di Torino.

La completa realizzazione del Sistema Ferroviario Metropolitano è la prima grande opera da concludere per dare una maggior qualità di servizio ai quasi 100 mila cittadini che quotidianamente si spostano in treno tra Torino, la Cintura e l’esterno dell’Area Metropolitana, ma anche per ridurre gli 850 mila spostamenti che ogni giorno avvengono in auto sullo stesso raggio di percorrenza. Analogamente è indispensabile la realizzazione con il minor impatto ambientale della cintura ferroviaria per le merci tra Settimo Torinese e Orbassano per i vantaggi che si ottengono in termini di riduzione del rischio, oltre che per conseguire significativi incrementi di capacità di trasporto per le merci.

Ad oggi, il progetto F.A.R.E. (Ferrovie Alpine Responsabili ed Efficienti), presentato dai tecnici della Comunità Montana Bassa Valle di Susa nel 2008, permane l’unica vera soluzione per affrontare in modo ragionevole e non ideologico la questione TAV Torino-Lione.

La realizzazione della linea Torino-Lione per fasi descritta dal progetto F.A.R.E. prende innanzitutto in considerazione i problemi del nodo di Torino, consentendo di affrontare prima di tutto le vere priorità, utilizzando al meglio la rete esistente e attivando ciascun intervento attraverso un accurato monitoraggio, verificando i risultati raggiunti e consentendo di capire se e quando procedere sia in Torino che sull’intera tratta della Val Susa.

Relativamente alla tratta di valico, i dati più aggiornati (fonte Alpinfo 2009) sul transito merci complessivo tra Italia e Francia (da Ventimiglia a Monte Bianco) in milioni di tonnellate supportano le facili previsioni fatte già due anni fa, ovvero un complessivo movimento stabile o in moderato calo (forse accentuato dalla crisi) per l’interscambio, con uno sgretolamento della competitività della ferrovia rispetto al trasporto su gomma.

Anno

Merci trasportate

di cui su gomma

Di cui su ferro
(valichi di Ventimiglia e Frejus)

1999

49,6 Mt

40,2

9,4 (di cui 8,4 Frejus)

2008

45,3 Mt

40,1

5,2 (di cui 4,6 Frejus)

Per confronto, il valico concorrente del Sempione-Loetschberg è passato, nello stesso periodo, da 3,5 a 10,0 Mt di merce trasportate all’anno.

Ad oggi non c’è nessuna prospettiva di medio o di lungo periodo che possa accreditare un significativo aumento della domanda di transito merci attraverso la frontiera italo-francese, men che meno per quanto riguarda il trasporto ferroviario, sempre più marginale lungo la relazione italo-francese e non certo per limiti di capacità della linea recentemente risagomata. Per attirare la domanda di trasporto su ferro è indispensabile impostare una politica di trasferimento che, analogamente a quanto avvenuto in Svizzera, riorienti quote crescenti di traffico merci dalla gomma al ferro, come imposto dal Protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi che però il nostro Governo si ostina a non voler ratificare! Questa politica, nel medio periodo, è sicuramente compatibile con l’infrastruttura di valico esistente, attualmente utilizzata al 30%, così come è stato dimostrato dai tecnici dell’Osservatorio sulla linea Torino-Lione.

Ora si è chiusa una fase che darà l’avvio al progetto preliminare, ma ci resta ancora da capire se e quanto la società vincitrice dell’appalto della progettazione preliminare nei suoi studi comprenderà le diverse alternative compresa l’opzione zero contenuta nel progetto F.A.R.E ovvero quella che in questa fase vuole solo potenziare la linea storica nella valle.

Sempre per quanto concerne le politiche di trasferimento, la Svizzera ha dimostrato che il passaggio dalla gomma al ferro è possibile, anche se richiede tempi lunghissimi per portare dei risultati apprezzabili. Per questo prima si comincia e meglio è.

È doveroso avviare questi percorsi all’interno di una vera pianificazione dei trasporti, anche per il rispetto che bisogna portare a tutti gli abitanti della Val Susa, che rimangono schiacciati da una discussione incomprensibile tra chi da Roma e Torino sbraita e non ha nessun interesse a risolvere i problemi (ma solo a sentire il rumore delle ruspe nella valle) e dall’altra chi blocca i sondaggi, che noi auspichiamo utili per comprendere qualcosa di più.

Vanda BONARDO, Coordinamento Regionale Piemonte SEL

Monica CERUTTI, Coordinamento Nazionale SEL

Ci sono 4 commenti per questo post
Ugo Francesco Calvo 2 febbraio 2010 - 00:57

Credo che SEL abbia qualche problema di chiarezza sui trasporti. Chi dobbiamo aspettare per parlare veramente di costi e benefici, Iacona o Gabanelli? Credo sia uno degli argomenti su cui non vale più la regola “non disturbate il manovratore”. E’ già successo che si sia addormentato. S’io fossi la Bresso o Chiamparino sarei favorevole al “buco” e quanto ne consegue. Siccome sono fra quelli che le opere le pagano, anche se inutili, mi tocca dissentire. Il reddito della mia famiglia deriva da pensioni. Quest’anno è diminuito in assoluto. Per il mondiale del ’90 la minoranza di sinistra si battè contro il costoso Delle Alpi. I centro-sinistrorsi e la famiglia Agnelli ci tacciavano di ideologismo. Tant’è!

Marco 1 febbraio 2010 - 23:59

L’unica ideologia qui è quella delle grandi opere. Che maschera i grandi interessi economici e mafiosi, assolutamente bipartisan. Non certo di chi ha il buon senso di opporsi ad un’opera tanto faranoica quanto di dubbia sostenibilità economica ed ambientale.
La cosa più triste è che tra venti anni nessuno sarà chiamato a rispondere – politicamente – di un tale spreco di danaro pubblico.

Sinistra Ecologia Libertà – Senigallia » Tav, Occorre Andare Oltre Le Ideologie 1 febbraio 2010 - 23:04

[...] Tav, occorre andare oltre le ideologie Categoria: Rassegna stampa, Sinistra Ecologia e Libertà — SLSenigallia @ 23:03 [...]

Massimo Bongiovanni 1 febbraio 2010 - 12:39

Chi conoscesse meglio la valle ed i suoi abitanti non parlerebbe MAI di ideologie del movimento NO TAV.

Tali potrebbero rinvenirsi nelle varie strumentalizzazioni politiche.

Ripeto, non esiste ideologia alcuna nella lotta contro la Av/Ac da parte dei valsusini.

Ed attualmente non esiste nemmeno più l’opzione zero, foglia di fico del progetto F.A.R.E.

E ciò lo si ricava nettamente dalle ultime indicazioni dell’Osservatorio di Virano (del 29.1.2010).

Nelle predette indicazioni non viene ad essere presa in alcuna considerazione l’opzione zero riferita all’utilità dell’opera (20 Mld di €uro) in riferimento al “core business” al quale è destinato: il trasporto merci.

Come già indicato il trasporto merci per il Frejus (autostrada) è calato dal 1999 al 2009.

Consideriamo che il calo delle merci trasportate su gomme dal 2000 al 2009 è calato del 60% e ciò senza considerare che il Traforo del Bianco rimase chiuso (con incremento relativo via Frejus) a causa dell’incendio che nel marzo del 1999 ha causato la chiusura del traforo del Monte Bianco fino al 2002 (fonte Sitaf).

L’opzione zero, tanto per dare il contentino a qualcuno, rimane solo nell’ipotesi di positività della SIA (Studio impatto Ambientale – Cfr pag. 4 delle indicazioni).

Come dire, facciamo lo studio sull’impatto ambientale e se troviamo ovunque amianto, uranio, falde acquifere ed altro nocivo alla salute, vada per l’opzione zero.

Nulla in ordine ai costi e benefici dell’opera.

Persino uno studio dell’Istituto Bruno Leoni di Torino (sono dei liberali, non certo pericolosi componenti della sinistra radicale ideologicamente orientati) considera INUTILE l’opera.

L’informazione è l’alimento della politica.

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