TILT, una generazione in campo

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Difficile immaginare quello che sarebbe stato. Tanti e tante non si erano quasi mai incontrati, forse neppure conosciuti. Nessuna identità, una sola parola: TILT. Eppure, in questi mesi, con la sola forza di una passione mai sopita, intorno a quella parola, a quella evocazione – sconvolgere tutto quello che ingabbia, imprigiona una-due generazioni – un gruppo di ragazzi si è messo in testa di provare a parlare di noi, dei giovani, di costituire una rete di legami politici e personali, tra persone e soggetti organizzati.

TILT è un immaginario generazionale, la consapevolezza che da soli, anche lavorando nei propri luoghi di militanza o di partito, nessuno si salva. E’ la voglia di migliorarli, riformarli, quei luoghi. E’, finalmente, aver capito che è importante sapere da dove proveniamo, ma che lo è ancora di più costruire qualcosa insieme, non farci schiacciare nelle nostre singole specificità.

Per questo oltre 1000 persone hanno partecipato a TILT. Perché, da un lato, c’era la politica. Senza schemi, senza filtri, senza le vecchie liturgie. C’era la politica, ma sopratutto la possibilità di dire la propria, di ascoltare il punto di vista di una generazione e delle sue migliori competenze, esperienze, storie. Dall’altro, perché ognuno di noi, nessuno escluso, sentiva la necessità di confrontarsi con altri che, pur operando per gli stessi obiettivi, spesso non riusciva a comunicare, a ritrovarsi per fare quelle battaglie negli stessi luoghi, per essere più forti.

Per costruire un evento del genere, servono soldi. Tanti soldi. Invece il campeggio è stato tutto autofinanziato, con decine di persone che negavano tempo al relax di una vacanza per regalarlo a tutti coloro che erano lì. Sono ragazze e ragazzi precari, spesso disoccupati. Non hanno garanzie. Sono stati uno schiaffo in faccia a chi ogni giorno ci ricorda che “sono tutti uguali” o “bamboccioni”.

Tutto questo mentre l’estate regalava al Paese la peggiore rappresentazione degli ultimi mesi, la ritualità della vecchia politica che decide per e contro le persone, contro i giovani, i disoccupati, i lavoratori. Senza nessun ascolto, senza nessuna possibilità di dialogo. Mentre l’ambiguità, a volte pure l’assenza, dell’opposizione non riusciva a mettere sul piatto nessuna ipotesi di alternativa di società, di Europa cui stringersi intorno, fare massa e consenso.

Questo hanno fatto i mille di TILT: hanno detto la loro. E hanno spiegato alle personalità della politica, della cultura, della società civile che sono passati dal loro camp che loro un’idea di società diversa, alternativa a quella propinata, ce l’hanno e che basterebbe fermarsi un attimo per verificarne lo spessore e l’attuabilità.

Quattro giorni per delineare  un’Europa diversa, dei popoli, per invertire l’assunto che gli organismi finanziari hanno il predominio sui meccanismi democratici, per approfondire la fattibilità delle proprie posizioni e illustrarne la possibilità di realizzazione. Con esponenti della CGIL e della FIOM, si è condivisa la necessità di una riforma del welfare, che faccia perno sul reddito minimo garantito; si è costruito legami con chi è sceso in piazza per cambiare le proprie condizioni di esistenza in Egitto, Tunisia, Islanda, Spagna ed elaborato una proposta di Europa che parta dai giovani e dalla dimensione geopolitica del Mediterraneo.

Si sono spiegati i motivi per cui è necessaria l’abolizione della Bossi-Fini in tema di immigrazione e la costruzione di una nuova idea di cittadinanza, confrontandoci con illustri esponenti europei e amministratori locali, ma soprattutto con i ragazzi di seconda generazione. Abbiamo parlato di qualcosa di cui i partiti non hanno più il coraggio di affrontare, se non in termini moralistici e strumentali: di droghe, con il più illustre esperto mondiale, il professore emerito di Harvard Lester Grinspoon, da cui si è ricavata la richiesta di abolire la Fini-Giovanardi, il superamento della 309/90 e la legalizzazione delle droghe leggere.

Non sono slogan. Perché quei luoghi affollatissimi dove questo veniva discusso – i cosiddetti workshop – diventavano pozzi di approfondimento. Mai in vita mia ho visto incontri durare oltre tre ore con una partecipazione del genere.

Quattro giorni che sono una lezione di politica per tutti, anche per i dirigenti e i militanti di SEL. Faccio politica da tanto e difficilmente ho trovato un clima del genere, una partecipazione, un senso comunità e di coinvolgimento. Grazie anche alla presenza dei ragazzi e le ragazze di Sinistra Ecologia Libertà. Erano in tanti. Ma pronti anche loro a mettersi in gioco, a stare in una soggettività politica, una rete che metta insieme altre esperienze, per mettersi al servizio di battaglie comuni, dentro e fuori il partito. Pure per cambiarlo, questo nostro bel partito, quando va nella direzione opposta a quella dichiarata. Perché non è più tempo di compromessi. Il Paese sprofonda, la politica stenta, dell’alternativa non si vede traccia e abbiamo tutti il compito di non lasciare nessuna energia sopita ma, anzi, di fare in modo che tutti possano contribuire a mandare in tilt questo assurdo sistema ingessato.

E c’era tanto altro. Associazioni, centri sociali, movimenti, organizzazioni studentesche e tante persone che singolarmente hanno visto una porta aperta e l’aria buona che li invitava ad entrare. E’ stato affascinante discutere sulla creazione di un immaginario antimafia grazie all’associazione DaSud, di forme della politica con Leoncavallo e Action, di beni comuni, modello di sviluppo e democrazia con l’associazione A Sud, di rivolte e questioni internazionali con Experience Lab ed European Alternatives.

Tante e tanti dirigenti dei partiti del centrosinistra sono passati, hanno partecipato, hanno assimilato concetti e pure detto la loro. Spero che ne traggano insegnamento, spero che noi tutti, all’interno di questo partito così giovane e promettente, possiamo imparare da tanto da questa quattro giorni di Roseto degli Abruzzi.

Non so quello che accadrà da ora in avanti. TILT è un patrimonio. Di esperienze, di competenze, di singoli e soggetti organizzati che si rivedranno tra pochi mesi in un’assise nazionale e decideranno insieme del futuro. Quello che so, è che TILT è un patrimonio giovane. Contiene e spera di contenere tanta di quella forza generazionale che ha permesso le vittorie di Zedda, Pisapia, De Magistris, che ha garantito la spinta necessaria ai quesiti referendari e garantito a questo malandato Paese un principio di speranza. Se ne è detto e parlato tanto del ruolo decisivo delle giovani generazioni, dall’onda del 2008, passando per le mille manifestazioni di questo anno, al ruolo avuto nelle amministrative e nei referendum. Ma la politica ha fatto finta di non vedere, si è nuovamente trincerata nelle proprie presunzioni e nell’arroganza di chi crede di farcela ancora una volta da solo.

Questa volta il pericolo non è che TILT diventi l’ennesimo esperimento non riuscito. Ma che la politica non capisca che tutto questo è già avvenuto, che TILT è riuscito e che dobbiamo spalancare le nostre porte, anche e soprattutto quelle di SEL, a questa voglia dirompente di politica. Di buona politica.

Marco Furfaro

Ci sono 18 commenti per questo post
Sitio Mundo Tommaso Cenvinzo 9 settembre 2011 - 13:32

bravi e buon lavoro

Carla Cirillo 8 settembre 2011 - 18:58

Credo che i giovani di Tilt abbiano fatto una esperienza nuova, originale, diversa da quelle delle generazioni passate. Io sono nata nel 1952 e sono stata iscritta al Pci, Pds,Ds e non ho aderito al Partito Democratico. Il problema è che adesso la crisi finanziaria ha messo in discussione un modello di sviluppo che è ancora profondamente radicato, ma ormai non è più “riformabile”. Dovranno essere le nuove generazioni a scegliere altre strade. Le esperienze, in questo momento, sono a macchia di leopardo in Italia come dappertutto, ma per le nuove generazioni si pone anche il problema di arrivare prima possibile “nella stanza dei bottoni”. Ed in questo incontrano la difficoltà di non riuscire a mandare a casa una classe dirigente della sinistra, che ha permesso a tutti gli effetti al berlusconismo di proliferare per oltre vent’anni senza essere in grado di mettere in atto neanche una mossa giusta e che, per giunta, ha perso la partita sul piano della comunicazione. Questa classe dirigente oggi è un ostacolo al rinnovamento, poichè da un lato non vuole prendere atto del proprio fallimento e dall’altro pretende di occupare posti di potere fino a età più che avanzata. Molti di loro si sono abituati ad essere al centro dell’attenzione da decenni ed anche a vivere una vita con una certa solidità economica e tante certezze per il futuro. La responsabilità, a mio parere, è dei tanti militanti delle sezioni e dei circoli territoriali che non li hanno mandati a casa al momento opportuno e neanche dopo che avevano combinato disastri su disastri. Sempre giustificati, hanno continuato ad essere al centro dell’attenzione dei media e scommetto che li ritroveremo ancora tutti in tv, imperturbabili, a raccontare che dobbiamo “crescere”. Ai giovani segnalo l’articolo di Guido Viale di oggi sul Manifesto (8 settembre). Vale la pena di seguire con attenzione Guido Viale e Paolo Cacciari sul Manifesto, anche quando discutono tra di loro, ma lo fanno con rigore, semplicità, chiarezza, con un linguaggio accessibile a tutti, ponendo riflessioni molto interessanti e attualissime. Infine una raccomandazione: è venuto il momento per i giovani di essere protagonsti a tutti gli effetti delle scelte dei prossimi anni, altrimenti queste nuove esperienze rischiano di rimanere solo virtuali. Sta a tutti noi incominciare a dire di no a tutte le candidature che non siano all’altezza della situazione. Non voglio più essere costretta a votare, turandomi il naso, come succedeva nei Ds.

Fabio Roggiolani 8 settembre 2011 - 17:16

Caro eraldo….io l’Italia l’ho vista diventare una fogna ecologica e poi l’ho vista ripulire i depuratori li abbiamo cominciati a costruire negli anni 80.
Anche i ladri non ci sono mai mancati, si rubava per il partito forse non per se ma si rubava sistematicamente. La ricchezza era superiore e così gli stili di vita? Ma non diciamo cazzate please.Fino alla fine del secolo c’è stata una crescita anche dei redditi medi e medio bassi ma oggi siamo a casa in proprietà dell’80%.
Oggi siamo poveri di speranza senza la quale non si costruisce nuovo futuro eppure la speranza rinnovabile si è affermata oggi e i giovani di oggi hanno quella chance che noi non avevamo ovvero la possibilità di una energia democratica e diffusa e non in mano ai monopolisti…..ma non lo sanno o non ne sono consapevoli.
Siamo caduti nella trappola dei media del pessimismo, ma come diceva il grande Rossi Doria non c’è futuro per una forza politica che nom ha la speranza del futuro.
La situazione è di merda ma lo era anche prima e molto di più forse fatto salvo il decennio post esplosione del debito dopo craxi e forlani e il consociativismo del PCI quando per dare le pensioni a 15 e 6 mesi si sono mangiati l’Italia drogando oscenamente lo sviluppo.
O forse ero distratto?

Giorgio 8 settembre 2011 - 14:14

E chi l’ha cambiata la realtà?! Il voto dei referendum e delle amministrative è andato in un certo modo perché sono scesi in piazza gli studenti, i precari il 9 aprile, le donne il 13, perché i candidati sindaci hanno dato spazio a un protagonismo generazionale sopito… in 30 anni di politica la sinistra non è riuscita a trovare un’alternativa alla fobia e alla propaganda della paura della lega basata prima sul terrone e poi sull’immigrato. In 30 anni la sinistra sapeva dire, “sicurezza, ma anche” oppure l’esatto e fumoso contrario. Poi arriva un ragazzo a Milano e ridicolizza tutto questo, facendo cadere, su twitter, in scacco lo staff della moratti con la finta storia della Moschea da costruire nel quartiere di Sucate (sic) in via Puppa (sic). Questo ha smontato la paura, e pure con il sorriso. Ogni tanto, cercate di fare un passo indietro. Chi fa politica da 30 anni ha sbagliato, mi sembra ovvio. Ora lasciamo che a sbagliare siano i giovani. Che non stanno a commentare sul sito perché sono nelle piazze un minuto e quello dopo a cercare di capire come arrivare alla fine del mese. Mentre noi spesso siamo garantiti e pensionati e pensiamo di insegnare tutto, di pontificare. Quando abbiamo solo da imparare, visto che gli abbiamo negato il futuro. Prendiamoci le nostre colpe e auguriamoci che facciano da soli, senza i nostri presuntuosi giudizi. Se non c’erano loro a scendere in piazza, altro che vittorie alle urne!

Claudio 8 settembre 2011 - 14:10

Bé, Eraldo, dire “contenuti giovanilistici” è una forzatura strumentale. Se per contenuti giovanilistici intendi l’introduzione del reddito di cittadinanza, la riforma del welfare, l’abolizione della Bossi-Fini e della Fini-Giovanardi, una nuova gestione dei beni comuni, tassazione sulle rendite finanziarie, patrimoniale, reddito di formazione… allora sono per i contenuti giovanilistici. Non mi sembra che i partiti del centrosinistra abbiano parole in merito, e tanto meno quando le hanno sono così chiare. Questo è un programma.

Francesca 8 settembre 2011 - 13:52

Eraldo sarai stato assente tu. Questi mesi le piazze erano piene di giovani, semmai mancava qualcun altro. Siamo in campo e lo dimostreremo!

Fabio Roggiolani 8 settembre 2011 - 11:32

non do consigli ma se vi dicono, i lamentosi, che la mia generazione è stata sconfitta non dategli retta.
Abbiamo rivoluzionato moltissime cose nonostante il conservatorismo di tutto il mondo politico, l’Italia è decisamente più laica e più libera, più egualitaria nei rapporti tra uomo e donna e certamente più aperta ai giovani.
L’Italia è più pulita nei fiumi e nell’aria, molti mostri cancerogeni come l’amianto sono stati messi al bando e abbiamo costruito la prospettiva rinnovabile.
Certo non abbiamo fatto la rivoluzione……meno male!
Noi avevamo un disegno di società che chiamavamo comunismo o socialismo libertario ma i dirigenti dei partiti di allora non la pensavano affatto come noi e coltivavano un modello autoritario e centralistico che non è ancora stato sostituito .
Provateci che comunque provarci è in se bellissimo

Vanni Maltoni 8 settembre 2011 - 11:25

@Carlo55
Se non l’hai capito ero d’accordo con quello che hai scritto, ho solo aggiunto che l’errore che si fa sempre, ora come allora quando eri tu un giovane militante, è quello di fare tanti begli applausi ai giovani per poi lasciarli fuori dalla “stanza dei bottoni”. Tutto qua. Il maschilismo e il paternalismo di allora sono ancora ben presenti nella nostra società.

Carlo55 8 settembre 2011 - 09:31

…ma Tu Maltoni..che vuoi da me!!???

Anna Maria Di Miscio 8 settembre 2011 - 08:23

marco, ylenia, ma anche videtta, maria pia, e tutti e tutte, in questa quattrogiorni hanno dato forma e sostanza ad una domanda urgente di felicità, di vita buona. chiedersi se sia una sel giovanile vuol dire non aver capito nulla, nn aver colto, compreso direzione e significato delle nuove sensibilità politiche che avanzano. bravi, non vi fermate!

Gaetano Lo Scalzo 8 settembre 2011 - 06:13

Voglio rispondere a qualcuno che crede che Tilt sia la giovanile di SEL.
No SEL non si è fatta la giovanile. Tilt vuole essere una rete dove giovani provenienti da diverse realtà, quali centri sociali, partiti, associazioni, organizzazioni studentesche, possano confrontarsi, possano dire la loro e tutti insieme cercare di costruire un futuro migliore per tutti. Ogni singolo individuo, o associazione, o quant’altro non farà altro che essere il tramite tra Tilt e la realtà dalla quale proviene. Tilt è una ventata d’aria fresca. Tilt è il nome che noi giovani vogliamo dare al nostro futuro ;)

Vanni Maltoni 8 settembre 2011 - 03:24

@Carlo55
Questo avveniva e avviene ogni qualvolta ai giovani si fa un bell’applauso, si da loro uno zuccherino e poi li si lascia fuori della stanza dei bottoni. Penso (niente di personale ovviamente) che la tua generazione abbia perso, così come la mia che è quella “di mezzo” (ho 40 anni) ed è cresciuta in un’epoca di totale disinteresse politico, gli anni ’80 difficili per me da inquadrare appieno anche oggi da un punto di vista socio-politico.

Allora la domanda che ci dobbiamo porre è se siamo talmente arroganti da pensare di avere le risposte per il futuro quando non abbiamo saputo dare nemmeno quelle del nostro presente.
Io penso di no, ovviamente delle eccezioni ci sono ma nella maggioranza dei casi una persona di mezza età della middleclass italiana non ha idee valide da mettere sul tavolo per il futuro. Certo, non è detto che neanche questa generazione di giovani vinca ma di sicuro non ha bisogno di gente bollita che mostri loro la strada dopo aver perso la propria tanto tempo fa.

Carlo55 8 settembre 2011 - 00:13

…bravissimi!!!…anch’io come Andrea Sironi vi dico questa è la strada giusta.Mi permetto di di dire/dare un consiglio, senza nessuna pretesa di ascolto: non fate l’errore che si fece/facemmo quando ero giovane io,negli anni…’70,caratterizzando e ritardando la Sinistra su posizioni maschiliste e pateralistiche nelle sue forme di impegmo politico e che hanno dato anche spazio alle pulsioni distruttive, per non citare la famigerata parola,che tanto ha pesato in negativo,sul percorso delle battaglie di liberazione di quegli anni.Certo le leggi sul divorzio ed il voto ai diciottenni insieme alla legge sull’aborto segnarono passi da gigante nell’Italia di quell’epoca,ma rimanevano ostragizzati altri temi con fastidio e disprezzo con una forma mentis,che arretrava il bagaglio culturale della popolazione confermando l’egemonia del senso comune colletivo,su posizioni conservatrici e clericali in ordine alla natura delle ralazioni tra le persone.Quindi insieme alle tematiche citate che avete affronantato quelle sui diritti civili sono la chiave di volta del vero cambiamento cultutale nel nostro Paese e che riporta ad una dimensione come si diceva più Europea e trascinando anche le rivolte giovanili del mediterraneo in un movimento di avanzamento Democratico delle future generazioni.

Claudio 7 settembre 2011 - 19:24

Tilt è stata un’esperienza bellissima. Non sprechiamola!

Zitzit88 7 settembre 2011 - 18:34

‘nsomma, anche Sel s’è fatta la sua giovanile?

Carla Cirillo 7 settembre 2011 - 18:29

Sono d’accordo, non è più tempo di compromessi…

Reggiano Scalzo 7 settembre 2011 - 18:04

Dobbiamo puntare moltissimo sui giovani. Non possiamo contare solo sui delusi del PD, dei Verdi, di Rifondazione o su chi ha un glorioso passato politico. Ma intercettare chi si affaccia nel mondo adulto e fare capire che se cercano un’Italia migliore, non demagogica che sia attenta ai loro problemi e proiettata nel futuro, SEL è la loro speranza..

Andrea Sironi 7 settembre 2011 - 17:17

Bravo Marco, questa e’ la strada giusta. Come scrisse Antonio Gramsci parecchio tempo fa, ma ancora attuale: “Bisogna uscire dal fosso e strapparsi il rospo di dosso”….

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