Tra Nuovo Ulivo e alleanze per la democrazia

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La XVI legislatura è morta questa estate. In ogni caso, ci sia o meno una ricomposizione tra Fini e Berlusconi, il disegno politico della Pdl non esiste più. Si esaurisce il totem della semplificazione bipartitica della politica italiana e con esso finisce in soffitta anche la creazione di un blocco conservatore unico in questo paese.Come negli Usa il fronte della destra si divide tra radicali e moderati, con la differenza che il Tea party è nato in Italia venti anni prima che oltreoceano ed ha avuto il tempo di produrre un terremoto in termini di rappresentanza elettorale come di penetrazione culturale. Lo scontro a destra, a Roma come a Washington,  si manifesta nuovamente dietro le insegne di una questione fiscale irrisolta, così come tale è da 150 anni a questa parte il solco che divide l’Italia tra un nord produttivo ed un sud che scivola sempre di più nella povertà e nell’abbandono.

Dunque, ci troviamo di fronte ad una prova grandissima: finita l’epopea di questo centrodestra che aveva sfondato nel 2008, che avversario politico ci troveremo davanti di qui a quando ci sarà la precipitazione elettorale? Non sottovalutiamo l’ulteriore evoluzione che può avere il berlusconismo in questo frangente: può incattivire ulteriormente il clima politico e stravolgere definitivamente il quadro istituzionale in senso plebiscitario.

La tentazione delle ultime settimane appare questa, cominciata con quel vero e proprio manifesto costitutivo di un nuovo partito plebiscitario di massa che è stata la cacciata dei finiani ed esauritasi con l’agitazione, a mò di manganello, della carta delle elezioni anticipate. Dobbiamo capire dunque quale avversario abbiamo davanti prima di iniziare ad abbozzare una proposta realmente alternativa.

Sino ad oggi il maggiore punto di distanza, quello vero, tra noi ed i democratici è stato proprio questo. Abbiamo avuto, ed in buona parte abbiamo ancora, un giudizio estremamente divergente sulla natura della destra italiana, sulla possibilità di intavolare un qualsiasi dialogo, sull’impossibilità di costruire insieme anche semplicemente un quadro di regole condivise. Dopo le elezioni politiche l’ipotesi di una legislatura costituente interessava Veltroni quanto Berlusconi che cinguettavano uno accanto all’altro come strateghi di un nuovo compromesso storico. Non ha impiegato molto il cavaliere a gettare via la maschera ed a riprendersi pienamente il ruolo di caimano, di distruttore del buonsenso repubblicano, di sovvertitore scientifico della Costituzione.

La prima domanda, dunque, da porre con franchezza a Bersani è questa: siamo d’accordo che di fronte abbiamo una vera e propria emergenza democratica a cui dobbiamo rispondere con  determinazione e con spirito unitario? Se è così, e a me sembra che per la prima volta il segretario democratico, cominci a non avere peli sulla lingua e a declinare un giudizio netto ed inequivocabile sul governo e sul suo cotè ideologico, occorre andare a vedere fino in fondo le carte che intende giocare il PD. Nuovo Ulivo ed Alleanza per la democrazia: una proposta a doppia velocità, che segnala tuttavia, per la prima volta, l’inizio di un percorso per l’alternativa autentico, seppur viziato dai soliti politologismi un po’ triti e ritriti dei due cerchi o della disputa sul sistema elettorale.

Partiamo dal nuovo ulivo: è una proposta, non un sonnifero come fa intendere Renzi. Si può liquidare come una minestra riscaldata l’unica formula che fece vincere il centrosinistra per ben due volte contro Berlusconi? Sarebbe un atto di arroganza intellettuale vero e proprio. E come facciamo a non vedere che in maniera esplicita il Pd abbandona la vocazione maggioritaria e capisce che ha bisogno di tutta la pluralità che a sinistra esiste, financo delle culture e dei progetti politici che erano stati dichiarati morti e sepolti? Con il nuovo ulivo, non voglio apparire enfatico o provocatorio, viene seppellito definitivamente il pd veltroniano e viene archiviata forse la stessa idea di fondo che aveva contribuito a costruire il soggetto politico neoriformista.

Non sarà il big bang che avevamo giustamente evocato, perché il PD come forma organizzata resiste ancora, ma è indubbiamente un’ammissione di non autosufficienza. A noi, a Sinistra Ecologia Libertà, interessa riempire di contenuti il Nuovo Ulivo, preservando la nostra autonomia politica e provando a farlo crescere e radicare nel paese? Credo di sì ed il nostro congresso dovrà inevitabilmente pronunciarsi su questo terreno nuovo: una grande soggettività di sinistra in grado di condizionare e spostare in senso partecipativo e sociale il Nuovo Ulivo.

Infine sull’Alleanza per la Democrazia: non dobbiamo mettere il carro davanti ai buoi e non dobbiamo immaginarci nel ruolo di corteggiatori assidui ed un po’ petulanti di Fini e Casini. Sarebbe un esercizio penoso ed un po’ ridicolo, che lasciamo volentieri agli sherpa democratici. Una alleanza per la democrazia si può fare anche stando in coalizioni diverse, se la cosa più impellente è il ripristino della repubblica parlamentare. Non vedere che nel blocco conservatore sono venute meno le ragioni dello stare insieme sarebbe davvero un errore imperdonabile.

Noi dobbiamo agire perché quel solco si allarghi, perché anche là dentro si inseriscano veri elementi di cambiamento senza perpetrare faide di potere. La contraddizione tra Fini e Berlusconi, l’autonomizzazione di Casini dalla destra politica, la sfiducia crescente di pezzi importanti del mondo dell’impresa, della finanza e persino della chiesa cattolica nei confronti dell’attuale governo non possono lasciarci indifferenti. Non sono semplicemente partite che si giocano nel loro campo né possiamo trattarle alla stregua di oscillazioni metereologiche.

Sono battiti d’ala che inevitabilmente determinano tempeste anche in mezzo al nostro schieramento: dobbiamo stare attenti a non guardare questo aspetto. Un eventuale terzo polo potrebbe anche sfarinare il nostro schieramento se quest’ultimo non è perfettamente coerente e capace di tirare fuori dal cilindro un progetto di società. E potrebbe resuscitare anche dentro il Pd quell’attitudine al moderatismo mai del tutto abbandonata e quella inclinazione alla neutralità sociale che ha contraddistinto la tendenza principale  della sua dirigenza, in primis l’esclusione totale di qualsiasi riferimento al conflitto ed all’autonomia del mondo del lavoro.

E’ evidente che la battaglia delle idee sarà quanto mai necessaria in questo frangente: dovremo far pesare tutta la nostra capacità di innovazione per imporre alcuni temi che rischiano di scomparire: altrimenti il riformismo istituzionale che appassiona il PD rischierà di sovrapporsi e di schiacciare le vere riforme in senso redistributivo che dovremo promuovere. Apriamo subito una discussione con la coalizione: il tema non è chi ha il pallino, ma chi riesce a dettare l’agenda. Chiedendo le primarie siamo riusciti a farle diventare indispensabili e da lì difficilmente si potrà tornare più indietro. Oggi però dobbiamo decidere se è dentro il Nuovo Ulivo e nel campo della Alleanza per la Democrazia che vogliamo giocare fino in fondo la nostra partita. Io credo di sì. A noi tocca ricostruire la sinistra, non fare le mosche cocchiere.

Arturo Scotto

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Pina Fusco 8 settembre 2010 - 15:13

Ci sono cose che condivido ma anche cose che mi lasciano perplessa nell’articolo di Scotto. Sono convinta che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza democratica, prodotta dal lungo dominio di una destra eversiva. La fase attuale, tuttavia, presenta delle novità: innanzitutto, a mio giudizio, lo spostarsi dei “poteri forti” che sono ben attenti a non pagare prezzi di reale cambiamento sul piano sociale ed economico mentre cercano una soluzione postberlusconiana, una specie di berlusconismo senza Berlusconi, diventato troppo ingombrante e imbarazzante anche per loro. Ma a noi interessa sconfiggere il berlusconismo, non solo Berlusconi.Deve poter nascere un’altra Italia, che potenzialmente già c’è, e si manifesta a sprazzi per lo più fuori dei partiti, nella società. Non mi pare che l’A. metta questa cosa in giusto rilievo, anzi si limita ad un accenno ai “poteri forti” in cui esprime un giudizio mi pare positivo, parlando di “battiti d’ala”, mentre si tratta della solita ferrea volontà di tali poteri di decidere le sorti del “popolo sovrano” spogliandolo di ogni “sovranità”. I fenomeni politici che sono derivati da queste “oscillazioni” sono poi quelli che l’articolista pone in grande rilievo: in primo luogo la rottura dell’unità a destra, che manifesta l’esaurirsi del totem della semplificazione bipartica, direi anche dell’illusione bipolare, dato che in effetti si sta strutturando un terzo polo, per cui mai come ora il dominio berlusconiano ha rivelato crepe e incrinature, che lasciano sperare in una vera e propria debacle. Tanto più che l’alleato che gli resta accanto è palesemente affetto da tendenze bulimiche, evidenti nella stessa urgenza intimidatoria con cui propone e cerca di imporre elezioni anticipate. In conseguenza alla rottura dell’unità a destra c’è stata, ecco l’altra novità, la bifronte e anfibia proposta di Bersani: quella di un’Alleanza per la Democrazia che dovrebbe abbracciare tutti i soggetti che si impegnano a contrastare Mr B e a ripristinare la repubblica parlamentare e quella del Nuovo Ulivo. All’A. sembrano convincenti e da accettare entrambi i percorsi indicati da Bersani. A me no. O meglio: l’Alleanza per la Democrazia mi sta bene, a patto che si realizzi a cose fatte, dopo l’ormai imminente battaglia elettorale, se ce ne saranno i numeri nel nuovo parlamento. La proposta del Nuovo Ulivo secondo l’A. esplicita l’esaurirsi di un altro totem, quello della presunta autosufficienza del PD. Tale proposta non può non implicare, infatti, l’ammissione di non autosufficienza da parte del PD e, secondo l’A., il riconoscimento del “bisogno di tutta la pluralità che a sinistra esiste”. Di qui la posizione dell’A. che vuole SEL nel Nuovo Ulivo con il ruolo di chi esprime “una grande soggettività di sinistra in grado di condizionare e spostare in senso partecipativo e sociale il Nuovo Ulivo”. Già sarebbe gran cosa, ma io penso che l’impresa sia più impegnativa e l’obbiettivo più alto: si tratta di costruire un soggetto politico che assuma responsabilità di governo per realizzare un’uscita organica, cauta ma netta, dal liberismo. Che altro vuol dire centralità del lavoro, ambientalismo, diritti di libertà? Ma per un’operazione di tale portata bisogna trovare le strade, i percorsi giusti che diano accesso al cuore del PD, alla sua base, all’area dei simpatizzanti ecc. al popolo che si vorrà riconoscere a sinistra. Occorrono tribune da cui parlare, piazze mediatiche e reali in cui incontrare il “popolo largo”. Vendola ha individuato con nettezza una strada: quella delle primarie. Ora io non sono convinta che la proposta di Bersani implichi e sottintenda un riconoscimento di valore della/e sinistra/e…temo sia prevalentemente il frutto di un mero calcolo, basato su sondaggi e previsioni di esiti elettorali, specie in caso di elezioni ravvicinate. Solo dall’agenda capiremo le reali intenzioni del PD: se in agenda ci sarà, quanto prima e con chiarezza, un tavolo che raccolga i responsabili dei partiti del costituendo cosiddetto Nuovo Ulivo (ma non voglio fare questioni nominalistiche)per decidere la data delle primarie proposte da Vendola, se in agenda ci saranno tali primarie di coalizione, il Nuovo Ulivo può nascere e diventare una cosa seria. Altrimenti penso che sia grosso modo una sortita per sparigliare a sinistra, che quell’aggettivo “Nuovo” non significhi assolutamente nulla, sia il solito bluff, e che in effetti ci si prepari una riedizione di qualcosa di “vecchio”: un partito più grosso che tenta di fagocitare quelli meno consistenti, senza la prospettiva di misurarsi con la necessità del cambiamento. Del proprio cambiamento. Penso che abbia ragione Vendola quando afferma che le primarie sono l’unico metodo possibile per costruirla, la coalizione. Attorno al suo popolo. Vengono prima. E non dopo come vorrebbe Bersani. Attualmente, non solo per restituire ai cittadini la preferenza scippata dal Porcellum di Calderoli, ma per restituire loro una cosa addirittura più importante, che è stata scippata un po’ da Tutti i partiti, e cioè “la politica”. In questo senso le primarie sono, possono essere, il principio democratico rigeneratore della politica contro il cinismo delle oligarchie. C’è in giro un enorme volontà di cambiamento. Non dobbiamo permettere che si ripieghi su se stesso e sia soffocato dai soggetti stessi da cui ci si attende il cambiamento.

Claudio 6 settembre 2010 - 23:31

Osare. Correre da soli, richiamare ad una bandiera tutte le sinistre vere, corrodere il PD, non aspettarsi nulla da Di Pietro e dai grillini (che sono lo stesso gioco orchestrato da casaleggio)
Correre da soli, ma per farlo bisogna scendere nelle piazze, parlare con le persone, e contemporaneamente presidiare la rete.
IMHO ogni altra ipotesi e’ controproducente dal punto di vista mediatico e pubblicitario, ogni alleanza con il vecchio ci rende vecchi.
Osare

Mauro Morelli* 5 settembre 2010 - 13:08

Gentilissimo e grazie della stima. E’ con peersone come te la sinistra tornerà grande. Adios.

Alfredo 5 settembre 2010 - 00:32

Lascia stare, non sono cose che puoi capire. Adios

Mauro Morelli* 4 settembre 2010 - 21:10

Ma infatti, Alfredo, con idee e valori solidi, non dovremo temere affatto “l’ombrello dell’ulivo”. Basta tenere saldo il timone delle nostre idee e anche l’ulivo(che, sono daccordo, è uno degli schemini che citavi, al pari però delle primarie) vecchio o nuovo che sia, è utilizzabile come mare per la nostra navigazione.
L’ho detto in altre occasioni e lo ripeto adesso: costruiamo un partito di idee e di persone e non di sole persone ed avremo la capacità di affrontare tutte le condizioni esterne.
Una nota sugli “schemini”: la differenza tra un sistema maggioritario ed uno proporzionale non è una discussione di forma ma assolutamente di sostanza. Forse però non è questo il luogo ove affrontare questo discorso.
Affettuosamente

*SEL Napoli.

Alfredo 4 settembre 2010 - 18:01

errata corrige: a un ceto politico senza coraggio e senza idee.

Alfredo 4 settembre 2010 - 18:01

La risposta è nel post precedente. Del resto se uno non vuole capire non capisce. Di certo molti di quelli che stanno costruendo SeL non sono disposti a morire di nuovo sotto le fronde dell’Ulivo, quello sotto cui si può dire ( Cerare Damiano) che a Pomigliano e a Melfi ci sono gli opposti estremismi, mentre Bersani tace o borbotta su questo. Bisognerebbe pensare alla politica anche come contenuti e valori e non solo come schemini da giocare per trovare o ritrovare collocazione a un politico senza coraggio e senza idee.

Mauro Morelli* 4 settembre 2010 - 17:44

Alfredo, però le primarie non servono a scegliere i programmi. Scelgono solo un singolo uomo(inteso come essere umano), scelto tra altri singoli uomini, che debba svolgere un compito istituzionale prima che politico. Non è in generale vero che il presidente del consiglio determini lo spostamento dell’asse politico. Per come funzionano le camere, ed è un bene che funzionino così, è la maggioranza che lo sostiene che determina l’effettivo spostamento dell’asse politico.
Lo stiamo vedendo con Berlusconi. Se davvero il presidente del consiglio fosse così potente da spostare l’asse della maggoranza a suo piacimento, non troverebbe alcuna difficoltà a fare passare le leggi che ritiene opportune.
E, come abbiamo visto, non ce la fa. neppure con una maggioranza bulgara data da una legge elettorale pessima.
Ed è proprio per il funzionamento del parlamento che io non vedo assolutamente tutto il peso attribuito alle primarie.
Certo sarebbe splendido vedere Nichi governare il paese, sarebbe il massimo cui potremmo aspirare al giorno d’oggi.
Ma se si dovesse, come auspichiamo, cambiare la legge elettorale, che ne sarebbe delle primarie? Se non ci fosse più l’indicazione surrettizia sulle schede elettorali del presidente del consiglio, che accadrebbe?
il apese non sarebbe più una democrazia perchè “il popolo sovrano” non potrebbe più scegliere i propri rappresentanti con le primarie? Non scherziamo con queste cose, per favore.
Senza contare che noi, dal canto nostro, dovremmo pure decidere, una buona volta, se siamo per un sistema di stampo maggioritario o proporzionale, giusto per restare nel campo degli indirizzi e non scendere nella ressa dei modelli.
Ed io mi auguro che si scelga di costruire un proporzionale convinto. E, quindi, tutto questo “peso democratico” delle primarie non lo vedo realmente dirimente, ne accetto che diventi la soglia della democrazia italiana.
E’ un modo come un’altro di selezionare la classe dirigente, ed in questo momento di difficoltà della vita dei partiti politici può anche riuscire a surrogare le forme di esercizio dei diritti politici scritti nelal costituzione. Ma non c’è da auspicare che questa situazione sia permanente.
Anche perchè di Nichi Vendola ce n’è solo uno.

Grazie, comunque, della bella e serena discussione.

*SEL Napoli.

Alfredo 4 settembre 2010 - 16:37

Nelle primarie c’è la proposta di una leadership che punta a cambiare il baricentro della coalizione di centro-sinistra, che bypassa la proposta moderata e compatibilista implicita nel Nuovo Ulivo. Una proposta politico-programmatica complessiva che deve venire prima del gioco delle geometrie variabili che Bersani ha messo in campo. Perché l’ultima cosa che possiamo permetterci è che se ne vada Berllusconi ma che resti più o meno tutto come prima al netto di una nuova legge elettorale e di qualche riverniciatura cosmetica. Non deve essere Bersani a decideri tempi, modi, progetto ma il popolo largo della sinistra e del centro-sinistra: mi pare una differenza non da poco e non c’entra niente con l’andare da soli, anzi è esattamente il contrario. Il resto è solo politicismo fuori corso.

Mauro Morelli* 4 settembre 2010 - 15:54

Alfredo, allora la proposta qual’è? Andare da soli? Fare l’Arcobaleno bis, con PRC e magari le liste civiche di Grillo? Finora abbiamo discusso di quello che non deve essere, vediamo anche quello che vogliamo costruire.
Casini può dire quello che vuole, per il PD l’alleanza con l’IdV è inscindibile, poichè lasciarla lo collocherebbe al di fuori dell’opposizione al Berlusconismo.Quindi, a mio avviso, non c’è pericolo che il PD “svolti” a destra, oltre quello che ha già fatto, per inseguire Casini o addirittura Fini.
Sarebbe per loro una sostanziale eutanasia.
Alla fine il centrosinistra srà composto dal PD, dall’IdV, da SEL e dai frammenti che non hanno aderito a SEL (PRC,Verdi e Socialisti).
Questo credo sia assolutamente accettabile come “cerchia ristretta” del Centrosinsitra.
Se poi si tratta di fare un’alleanza temporanea per cambiare la legge elettorale o fare la legge sul conflitto di interessi, a me personalmente sta benissimo.
Governare la nazione, programmarne il futuro, compiere scelte strategiche, però, è un’altra cosa. Cosa ci spaventa in questa prospettive, se ci impegnamo a mantenere vive tutte le prerogative di cui abbiamo parlato negli scorsi post?

Con affetto,

*Sel Napoli.

Alfredo 4 settembre 2010 - 15:31

Ma non capisco, se il dato del 3,5% deve essere scolpito nel marmo che di danniamo a fare?L’obiettivo non dovrebbe essere invece quello di allargare i nostri consensi, anche prendendoci i voti di sinistra che sono andati al Pd? E come si fa questo andando a metterci sotto le fronde dell’Ulivo o cambiando invece la prospettiva da cui si deve ristrutturare la coalizione? Tra parentesi oggi Casini evoca il modello Marche, cioé alleanza del Pd con l’UDC con la sinistra, anche SEL, cacciata dalla coalizione. Scotto scrive che ormai le primarie sono ineludibili, una delle poche cose su cui ha ragione. Se le primarie saltassero vuol dire che apre appunto uno scenario tipo Marche. Pensateci su.

Mauro Morelli* 4 settembre 2010 - 14:06

Tutto giusto, Alfredo. Ma come sempre, non ci siamo solo noi a decidere du questo argomento. E se tutti gli altri soggetti decidessero di non fare le primarie? Che faremmo noi di SEL? Andremmo da soli? E che significato avrebbe?
Intanto, Bersani ha implicitamente ammesso che avevamo ragione al congresso che ha di fatto sciolto i DS. E questo mi fa sperare che quei compagni che erano così convinti di “spaccare il mondo” si rendano conto che la ragione fondamentale di quell’operazione, ovvero fondare un partito unico del centrosinistra, sia fallita. Questo apre la strada alal contrattazione ideale, tematica e culturale sui contenuti della nuova coalizione. La chiamino come si vuole, Nuovo Ulivo, Pippo, Pluto, Paperino, Franfellicchio, mi importa francamente poco. L’era del bipartitismo è tramontata e l’ammissione che ci sia necessità di un campo di forze indipendenti l’una dall’altra e coalizzate è assolutamente forte.
Il ruolo di SEL non può essere altro che quello di rispondere, criticamente e certamente in modo non subalterno,a questa chiamata per fare in modo che anche i temi della sinistra, attualmente espulsi dal dibattito nazionale, tornino a fare parte dell’agenda politica.
E che si debba fare un’alleanza con più liste, quindi misurandosi, o che si debba fare una lista sola che indichi la coalizione, francamente mi pare uguale.
Quanto alla subalternità, questa dipenderà da come difenderemo le nostre idee, non da come ci si presenteremo alle elezioni.
Le primarie possono certamente essere prese in considerazione, am sono solo uno strumento, non possono essere il fine della partecipazione del partito alla coalizione, tantomeno possono essere il fine dell’esistenza di SEL. Ci impegneremo ad ottenerle con tutte le nostre forze(3,5%).
Se ci saranno, bene, tutti contenti e felici e diremo al nostra. Se non ci saranno, bhe, dovremo costruire la nostra presenza nella coalizione con quanto abbiamo, senza urlare allo scandalo del potere delle burocrazie di partito o accusare chicchesia di essere più o meno burocrate.
Buon lavoro al nostro gruppo dirigente, quindi, che affronterà una discussione affatto facile. Noi, dal canto nostro, restiamo pronti.
Affettuosamente,

*SEL Napoli.

Alfredo 4 settembre 2010 - 13:27

E chi mette in dubbio che si debba stare nel centrosinistra? Mi pare che la questione sia stare all’ombra del nuovo Ulivo diventando una corrente esterna del Pd o intraprendere la strada di un’autonoma iniziativa politica, programmatica e culturale, il che non significa affatto stare fuori dal centrosinistra, solo cercare di non ripetere antiche esperienze che hanno fallito drammaticamente. Anche perché SEL, proprio perché è un piccolo partito non può avere il ruolo che ebbero i Ds nel “vecchio” Ulivo e neppure può ridursi al ruolo che nel Nuovo Ulivo vogliono avere i socialisti ad esempio. Deve invece valorizzare il meglio che ha, Nichi Vendola, attraverso il passaggio delle primarie. Delle alchimie delle burocrazie di partito ne abbiamo già sperimentato i danni. Possono piacere ai burocrati e agli aspiranti burocrati, difficilmente a un popolo di sinistra che va rimotivato e riconquistato.

Mauro Morelli* 4 settembre 2010 - 09:36

Ma guarda Alfredo, nessuno si è mai sognato di fare alleanze con Casini o peggio con Fini. Noi non possiamo pensare, dall’alto del nostro 3,spiccioli%, di essere autosufficenti. E non sarebbe sufficiente nemmeno fare la “biciletta” con il PRC, Arcobaleno docet. Quindi il nostro impegno può essere incanalato in due direzioni: una è una riforma elettorale col proporzionale secco senza sbarramento, l’altra è rientrare nel centrosinistra.
La prima strada è impercorribile al momento, poichè non siamo in grado di sostenere ne una battaglia parlamentare su questa cosa, non avendo parlamentari, ne una battaglia culturale nel paese, essendo il nostro partito ancora “in fieri”. La seconda resta dunque la via più sensata, ed anche, a mio avviso l’unica percorribile. Questo chiaramente deve avvenire mettendo sul tavolo questioni reali e precise che devono essere assunte dallo schieramento. Possiamo anche decidere, e mi pare anche giusto per le condizioni della politica italiana che lo si facia, ingaggiare una battaglia per la scelta del leader con le primarie, ma dentro questo quadro di riferimento. Io non sono ammalato di realpolitik, però non si può scegliere coscientemente di ignorare il contesto culturale e storico.
Voler fare altro, almeno secondo me, anche se più accattivante ed affascinante, è puro velleitarismo. D’altronde lo diciamo da 3 anni: una nuova sinistra in un nuovo centrosinistra. Oppure abbiamo cambiato idea?

con affetto.

*SEL Napoli.

Alfredo 3 settembre 2010 - 21:00

Casini:.”Il Pd? Se lascia Idv e sinistra estrema discutiamo” Ecco questa breve dichiarazione di Casini manda in frantumi tutto il ragionamento…per non parlare della Bindi che la coalizione la vuole fare anche con Fini.

Mauro Morelli* 3 settembre 2010 - 19:35

Bravo Arturo, sarebbe il colmo, un colmo scellerato, se, a questo giro, l’illusione dell’autosufficienza prendesse noi invece del PD. Mantenendo la giusta autonomia e ponendo quelle questioni culturali e politiche eviocate da Scotto, SEL potrà svolgere un ruolo importante sul panorama nazionale.
L’alternativa, ovvero l’Arcobaleno Reloaded, mi pare più cartapesta che politica. Primo perchè è una folia indebolire quello che rimane del blocco progressista, secondo perchè questa volta sia gli ultacomunisti di Ferrero che gli ultraverdi di Bonelli subirebbero il richiamo della foresta. Di Pietro non si sgancerà mai dal PD, al quale è attaccato come una mignatta ed al quale succhia voti, fungendo da “retino” per coloro che non ce la fanno proprio a votare PD.
Quindi, al di la del dibattito sulle primarie, la strada è quella tracciata dall’articolo di arturo.
E dunque: prepariamoci alle elezioni secondo questo schema.

*SEL Napoli.

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