Tutt@ a Genova

  |     |   Un commento

Italiani, francesi e migranti saranno insieme per superare i blocchi dei governi. Domenica il 17 aprile partirà il primo “treno della dignità” da Genova per raggiungere Ventimiglia dove centinaia di persone sono ferme da giorni, e da lì proseguirà fino a Marsiglia per un’accoglienza festosa ai migranti.

Sinistra ecologia e libertà sarà su quei treni. Perché le frontiere siano luoghi aperti e non di morte. Fortress Europe documenta da molti anni le vittime intorno al fortilizio europeo:16.265 morti documentati all’11 aprile del 2011, 458 dall’inizio dell’anno.

Astraendoci per un attimo dalla realtà, i cammini di quelle persone in cerca di vita lontano da dove sono nati evocano belle suggestioni: curiosità, scambio, contaminazione. Avventure che possono radicare nell’esperienza umana concreta quello che avviene nel mondo virtuale che è per eccellenza senza frontiere. C’è un fascino nei viaggi nel Mediterraneo e nell’Atlantico verso le Canarie, verso il Canale di Sicilia, dall’Algeria verso la Sardegna, dal Marocco, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal verso la Spagna attraverso lo stretto di Gibilterra. Viaggi nell’Egeo dalla Turchia e dall’Egitto verso la Grecia. Viaggi nel Mare Adriatico tra l’Albania, il Montenegro, la Grecia e l’Italia.

Nella realtà, invece, queste sono rotte del dolore e della morte. E della vergogna. Persone che annegano nei mari e nei fiumi frontalieri, dimenticati nei deserti, assiderati nei valichi montuosi, esplosi nei campi minati, sparati dagli eserciti o della polizia, soffocati nelle stive, nei container, nei vani dei carrelli degli aerei, schiacciati dal peso delle merci. A negare la vita sono anche i muri della fortezza Europa: respingimenti in mare, rimpatri di massa e confino. Sono l’accoglienza che l’Europa guidata prevalentemente dalle destre sta riservando alle migliaia, numeri ben gestibili, di tunisini e libici, anche somali, eritrei, sudanesi in fuga dalla fame e dalle tante guerre dimenticate. Costretti a scegliere la migrazione. A loro si nega la protezione umanitaria, si chiudono quei confini interni dell’Unione che restano comunque aperti al mercato delle merci e della finanza. Ci si arrampica su ipocrite differenze tra profughi e irregolari, su paletti definiti arbitrariamente sulle date di arrivo.

Benvenuti/e è un bellissimo augurio, affonda nella civiltà classica. Oggi è una parola di pietra in cui si infrangono vite e speranze. Lo ha fatto ben capire il film ”Welcome” di Philippe Lioret che smaschera il cinismo nascosto nell’uso di questa parola alla luce del dramma dei rifugiati, per lo più afgani, che si ritrovano nella “giungla di Calais” e alla luce della denuncia delle norme di Sarkozy che prevedono fino a cinque anni di carcere per chi aiuta gli irregolari. Intolleranza rinnovata in questi giorni, dopo la prova di forza dell’anticipato attacco aereo alla Libia. E’penosa la competizione tra le nazioni europee per chi erge muri più alti. Una gara senza più limiti se il leghista Speroni, in assenza delle reazioni necessarie, arriva a proporre di sparare sui barconi.

Come possono le rivolte in Maghreb e Mashrek guardare con fiducia alle promesse di libertà e giustizia dell’ Europa se i suoi Stati contraddicono il rispetto della dignità dell’essere umano? E’ un’aspirazione universale che non può essere condizionata al fatto accidentale di dove si è nati o a requisiti che la globale precarietà selvaggia non riserva nemmeno ai nativi. Un’accoglienza dignitosa è doverosa sia da parte dell’Italia che della Francia  per i debiti del passato e per il sostegno che hanno dato ai tiranni di quei paesi. Facciamo nostro l’appello di “intrecciare dal basso ponti di cooperazione” per difendere diritti come il riconoscimento anche in Francia dei permessi di soggiorno dati dal governo italiano.

Sull’immigrazione si fanno i peggiori calcoli elettorali, ma oggi la Lega dimostra che le sue politiche sono solo strumentali “manifesti di cattiveria”, non sono in grado di governare il fenomeno e fomentano solo paura. Il fenomeno migratorio non sarà fermato dalle macchinazioni di Maroni. Oggi ne è la prima vittima.

Sel sarà in prima fila per politiche concrete di regolarizzazione e integrazione. Sel non si arrenderà alla dimenticanza di tanta morte e sofferenza a partire dalla richiesta del lutto nazionale per le continue morti. Non dimenticare è questo il senso della proposta dell’associazione Askavusa di realizzare un “Museo dell’immigrazione di Lampedusa” in similitudine con quello di Ellis Island per ricordare gli immigrati che sono passati, raccogliere gli oggetti che il mare ha restituito compreso le lettere ritrovate nelle imbarcazioni per cui si stanno cercando traduttori volontari.

In quei cimeli c’è il sogno di una vita libera, e affermata secondo i propri bisogni e desideri. E’ il sogno comune della nostra passione politica.

Marisa Nicchi

C'è un commento per questo post
Edoardo Trotta 16 aprile 2011 - 00:12

Purtroppo poco tempo fa su internet c’era un gioco: uccidi il tuo immigrato. Autore il “Trota”.
Con gli accordi Maroni/Gheddafi nel deserto quel gioco era diventato una tragica realtà.
Campi di concentramento dove le donne venivano violentate, dove la violenza era di casa. Dopo il commercio usato come merce di scambio. Queste cose le abbiamo viste su internet, domani sarà vietato parlarne.
Eppure i complici di questo stato di cose amano dire che queste misure sono stati “efficaci”, che hanno bloccato l’immigrazione.
Come possono gli Italiani fidarsi di questi loschi individui? Domani come i nazisti diranno che non sapevano o obbedivano agli ordini.

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