Ormai si parla con sempre maggiore insistenza di una manovra correttiva dell’ordine, se va bene, di sei o sette miliardi di euro che il Governo dovrebbe varare per decreto prima della cesura estiva. L’esecutivo si è affrettato a smentire, mandando in avanscoperta il sottosegretario Casero. Si sa che sotto elezioni non è conveniente fare sapere che arriveranno nuove strette. Ma il quadro che emerge dalle finanze pubbliche non può essere così facilmente cancellato. Ci sono le missioni militari in Libia e in altre parti del mondo che battono cassa, oltre che la necessità di garantire le esenzioni dai tickets sulla specialistica, il cui finanziamento scade a giugno.
Intanto il Consiglio dei ministri ha varato un nuovo provvedimento pomposamente definito “decreto sviluppo”. Difficile trovare una denominazione più distante dalla realtà. Le norme sono molte e di diversa natura, secondo il consolidato stile del “decreto salsiccia”, come nella famosa definizione di Pietro Ingrao. Ma è impossibile trovarne una che si presti a funzionare per volano dell’economia. Il credito di imposta concesso a imprese farmaceutiche, Università e enti di ricerca è mirato a subordinare ancora di più il mondo scientifico e l’istruzione superiore alle esigenze di profittabilità del capitale impegnato nel settore interessato.
La semplificazione delle pratiche burocratiche; la modifica al ribasso dei cosiddetti requisiti di moralità per la partecipazione alle gare di appalto; l’annacquamento della disciplina concernente le condanne penali ostative per la partecipazione alle gare; l’elevamento a un milione di euro (il doppio del limite attuale) dell’importo dei lavori per i quali si può procedere all’assegnazione senza passare attraverso gara, si inseriscono in quella logica di totale deresponsabilizzazione e di assenza di controlli da parte della pubblica amministrazione per eliminare ogni vincolo alla impresa privata. In altre parole siamo di fronte ad una anticipazione per via pratica della proclamata volontà di rivedere l’articolo 41 della Costituzione sulla responsabilità sociale della impresa.
Spicca in questo quadro la trasformazione della concessione del terreno, su cui possono sorgere insediamenti turistici e stabilimenti balneari, in diritto di superficie. Ovvero si tratta di un prestito della durata di 90 anni, motivato dalla necessità di programmazione di lungo periodo delle imprese. Quindi la programmazione è negata alla struttura pubblica, ma gentilmente concessa alle imprese private. Ma c’è di più.
Siamo di fronte alla prima applicazione dei nuovi dettati europei, consolidati con le decisioni del Consiglio europeo del 24/25 marzo, secondo cui bisogna ridurre a tappe forzate non solo il deficit, ma il debito degli stati. Poiché quest’ultimo non è fatto di flussi finanziari, ma di stock, per ridurlo è necessario svendere la cosa pubblica, nel significato più materiale del termine. Non a caso la premessa al Documento di economia e finanza, il Def, passato alla votazione parlamentare con la complicità delle oltre 40 assenze dei parlamentari di una sperduta opposizione, ribadiva con forza ed enfasi che quella fissata a fine marzo a Bruxelles era l’unica politica perseguibile per uscire dall’aggravamento dei conti pubblici.
Quindi non attraverso il rilancio dello sviluppo, ma con i tagli alla spesa pubblica e la svendita del patrimonio pubblico. Ecco dunque che le spiagge e gli arenili, dai tempi del codice di Giustiniano del 534 dopo Cristo considerati “beni comuni”, vengono di fatto alienati a favore dell’interesse e del profitto privati.
A condimento di norme così indigeste stanno modesti incentivi per le assunzioni di lavoratori svantaggiati e di donne al sud, purchè il divario esistente nell’occupazione sia gravemente svantaggiato a sfavore di queste ultime. Mentre l’annoso problema dell’assunzione dei precari nella scuola viene dilazionato, nel numero di 65 mila, lungo un piano triennale 2011-2013, la cui effettività però è condizionata dalla realizzazione della stabilità dei conti. Ovvero prima viene il rigore fiscale e poi – forse – il lavoro per docenti e personale scolastico e il diritto all’istruzione per i giovani cittadini.
Un’ulteriore “chicca” concerne la limitazione drastica delle visite del fisco nelle aziende. Queste dovranno avvenire con cadenza semestrale e gli agenti della Finanza non potranno indossare divise d’ordinanza! L’eccesso di verifiche diventa reato di vessazione nei confronti dell’impresa, per il quale il finanziere o l’ispettore pubblico potrà essere punito. Come ricorderete il premier non finisce mai di lamentarsi delle frequentissimi indagini cui sono state sottoposte le sue aziende.
Ecco dunque la causale della norma qui inserita, ove si è voluto anche dare sfoggio di particolare delicatezza, garantendo che si tolgano dalla vista le inquietanti insegne e divise delle forze dell’ordine. Occhio non vede, cuor non duole. Se si legge questa normativa alla luce delle recentissime rilevazioni Istat sull’evasione fiscale, che in termini quantitativi assoluti è particolarmente ingente al Nord, ove è concentrata la grande massa delle imprese, si ha la certezza che quel fenomeno potrà continuare o addirittura aumenterà in modo del tutto indisturbato.
Non poteva mancare la pacificazione tra il ministro Romani e la ministra Prestigiacomo ( non possiamo qui usare la famosa definizione di “liti fra comari” per riguardo verso la seconda ) sul provvedimento che riguarda le rinnovabili. Quest’ultimo giunge in ritardo di qualche giorno ed è già accolto da un boato di proteste e di ricorsi annunciati da oltre 150 imprese. Il contrasto sul momento in cui devono arrivare gli incentivi è stato appianato con una soluzione compromissoria.
Avverrà quando vi sarà l’allaccio alla rete distributiva dell’energia prodotta per via fotovoltaica, ma se questo non avviene entro trenta giorni il produttore ha diritto a un indennizzo. Ma questo non elimina il fatto che il budget complessivo sia stato sensibilmente ridotto. E che tutto questo dimostra la non volontà di questo governo di puntare su uno dei pochi elementi innovativi presenti nel tessuto produttivo del nostro paese. Il che ha mandato in bestia le associazioni dei produttori, come si è visto nel convegno del Solarexpo di Verona del 4 maggio, dalla quale il governo è stato assente e nella quale le proteste contro Confindustria – rea di connivenza con l’Esecutivo – già udite al teatro Quirino di Roma un mese fa, sono diventate un coro. Di più, una minaccia di scissione.
Alfonso Gianni
Su non lamentiamoci che è entrato in gioco Calearo, il grande amico di Veltroni. con lui come consigliere personale di berlusca per l’export non potrà che andarci alla grande per non parlare di Razzi che di contraffazione alimentare ha conoscienze estreme è il numero uno nel mondo. Vedo l’ora che si inserisca anche Pionati per completare il quadro. Tra qualche giorno tutti i problemi del nostro paese saranno solo un brutto ricordo. Aboliamo l’opposizione e vedrete che tutto funzionerà benissimo. Viva la seconda repubblica ed i suoi condottieri e protagonisti, viva Scilipoti ed i suoi fratelli, ma soprattutto viva u pelu.