Una scelta sbagliata. Prima analisi del voto a Napoli

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Il dato delle elezioni napoletane offre numerosi spunti e sufficienti motivi per poter parlare di un errore politico grave compiuto da Sinistra Ecologia e Libertà. Tenterò di analizzarlo per punti, anche per semplificarne la lettura.

1)        Il primo dato che balza agli occhi è che dopo diversi anni di forte avanzamento del centro destra, questa volta a Napoli (e in buona parte del resto della provincia) si inverte la tendenza. Lettieri, candidato di Berlusconi, si ferma infatti al 38,5 % (circa 180.000 voti), al pari delle liste che lo sostengono (176.000), molto lontano dai dati che solo un anno fa avevano visto anche nel territorio del comune di Napoli la affermazione di Stefano Caldoro (49,5%, pari a 210.000 voti), candidato alla presidenza della regione. Questo dato si spiega per due ragioni. La prima è la divisione delle forze del centro destra, un anno fa unite e insieme al governo della regione e della provincia. Il candidato del terzo polo, Pasquino, ottiene infatti un significativo 9,7 (45.500), peraltro oggi difficilmente sommabile ai voti di Lettieri. La seconda ragione è l’arretramento del Pdl, non compensato dalle varie liste civiche in campo, e probabilmente attribuibile a differenti fattori tra cui l’incapacità di gestire la crisi dei rifiuti, per anni motivo di sconfitta elettorale per il centrosinistra e forse oggi per la prima volta anche per il centrodestra. Il Pdl cala infatti in un anno dal 33,8 (135.000 voti) al 23,8 (97.000).

Pur essendo non perfettamente comparabili dati relativi a elezioni differenti come quelle comunali e quelle regionali, ma in assenza di altri possibili raffronti (alle comunali di 5 anni fa molti degli attuali partiti nemmeno esistevano), questi numeri parlano, comunque, di una vera, prima, inversione di tendenza, dopo una fase durata tre anni in cui il centrodestra ha vinto tutte le elezioni che si sono tenute (regionali, provinciali di Napoli, oltre che quasi tutti i comuni della provincia andati al voto).

2)        Il secondo dato è la sconfitta del Pd e della coalizione che ha sostenuto il prefetto Morcone. Sconfitta attribuibile solo in minima parte al candidato, certamente poco conosciuto ma anche non responsabile delle difficoltà di questi anni. Il Pd perde in un anno oltre trentamila voti (da 101.000 a 68.000, poco meno di un terzo del proprio elettorato) e nove punti in percentuali. Sarà necessario interrogarsi sulle cause di questo crollo, ma appare evidente come al giudizio complessivamente negativo dell’elettorato sull’esperienza di governo del centrosinistra a Napoli e in Campania, si sia aggiunto anche un drastico giudizio sulla gestione delle primarie a Napoli.

Sarebbe interessante sapere quanti dei 44.000 cittadini napoletani che parteciparono alle primarie a gennaio e che non hanno mai saputo il risultato definitivo di quella consultazione fanno parte oggi dei trentamila voti persi dal Pd.

Sel, l’altra gamba della coalizione Morcone, non capitalizza questa fuoriuscita di voti. Aumenta solo marginalmente la propria percentuale e i propri numeri rispetto ad un anno fa (da 14.000 a 16.000, cioè dal 3,5 al 4%), ma il suo voto è prevalentemente sui candidati, e non sul simbolo. Sommando infatti le preferenze dei 48 candidati del nostro partito, scopriamo che molto del nostro voto ha queste caratteristiche. Appare evidente come questa mancata affermazione del voto di opinione (in una elezione invece, come vedremo, profondamente segnata da un elemento del genere) risieda in un clamoroso errore di collocazione del nostro partito e in una evidente frattura con parti consistenti del nostro popolo che hanno giudicata del tutto sbagliata la nostra scelta. E non è stato sufficiente per ricomporre questa frattura, evidentemente, nemmeno il fatto che questa scelta sia stata compiuta da un referendum tra gli iscritti e non solo nel gruppo dirigente, che pure dovrà, necessariamente, prendere atto fino in fondo della gravità dell’errore.

La difficoltà di suscitare una qualche forma di entusiasmo nell’opinione pubblica, peraltro, si era già potuta vedere in una campagna elettorale difficile e faticosa per tutti, attraversata dall’ennesima “emergenza rifiuti”, che certamente è stata tra le cause di un ulteriore, sensibile aumento dell’astensionismo.

Ancora, sul dato di Sel, è utile una ultima precisazione: nelle contestuali elezioni delle dieci municipalità che compongono il comune di Napoli, nelle quali il centrosinistra si è presentato unito alle elezioni, anche grazie al nostro lavoro di rimettere insieme la coalizione, il dato del nostro partito è molto migliore: da 16.283 voti (3,97%) a 26.528 voti (circa il 6,5%), con un incremento generalizzato ed uniforme in tutti i municipi, e con un incremento particolare proprio in quei due municipi dove è più forte storicamente il voto di opinione, e dove, non a caso, si era registrata la massima affermazione alle primarie del nostro candidato Libero Mancuso, cioè Chiaia (da 1553 voti delle comunali ai 2781 delle municipali, cioè dal 4% all’8%) e Vomero (da 2867 voti delle comunali ai 4878 delle municipali, cioè dal 5,3% all’8,7%) . Come se il nostro elettorato, e forse molti degli stessi che ci hanno premiati alle primarie, ci avessero voluto dire nella maniera più chiara possibile di aver considerato sbagliata la scelta dell’alleanza con il Pd  e Morcone invece che con De Magistris. Barrando due schede, una dopo l’altra, in maniera molto diversa.

Infine, proprio sulle municipalità va segnalato il successo del nostro compagno Mario Coppeto, presidente uscente e netto vincitore al Vomero-Arenella (oltre il 50%), a dimostrazione di come una pratica di buon governo trovi sempre un eccellente riscontro elettorale.

3)       Il terzo dato, ma non certo per ordine di importanza, è il successo netto di Luigi De Magistris e della coalizione che lo ha sostenuto.

Partiamo anche in questo caso dai numeri: De Magistris ottiene 128.00 voti (27,5%) a fronte dei “soli” 68.540 di Idv, Federazione della sinistra e delle due liste civiche che lo sostenevano.

L’impressionante dato degli oltre 35.000 voti del solo candidato sindaco, più (per differenza) i probabili circa 25.000 voti disgiunti che ottiene, parlano di una clamorosa novità, segnata da un voto di opinione assolutamente inedito, con queste dimensioni, in una tornata amministrativa. Questa tendenza, confermata dai molti voti solo sul simbolo e non ai candidati alle liste della coalizione De Magistris, sfata una serie di argomenti che pure avevano caratterizzato la campagna elettorale. In particolare l’idea che per battere il candidato del centrodestra l’elettorato del centrosinistra scegliesse una opzione più moderata, è stata letteralmente travolta: De Magistris ha vinto perché la sua candidatura, la sua campagna elettorale, sono state più innovative, più capaci di suscitare un’emozione e di essere in sintonia con quel vento di cambiamento che si è visto oggi a Milano come un anno fa si era visto in Puglia.

Credo che proprio su questo terreno bisognerà riconoscere l’errore più grande fatto dal nostro partito nella scelta di non sostenere De Magistris.

Del resto, questa voglia di cambiamento che ha segnato profondamente questa tornata amministrativa, da Cagliari fino al nord del paese, come avrebbe potuto non attraversare anche la città che più di qualunque altra è stata caratterizzata, in questi anni, dalle maggiori emergenze e dal maggiore disagio per i cittadini?

Come avrebbe potuto cioè una situazione eccezionale come quella che si è determinata a Napoli, non provocare eventi altrettanto eccezionali, cioè il terremoto politico che è uscito dalle urne?

E, ancora, come avrebbe potuto un giudizio profondamente critico sull’esperienza di governo di questi anni (a giudizio di chi scrive eccessivamente ingeneroso, ma ormai totalmente consolidato in larghissima parte del popolo di centrosinistra) non tradursi in un voto come quello di domenica e lunedì?

Farsi queste domande oggi, ad urne aperte, non è difficile. E’ grave, invece, che il nostro partito non se le sia fatte nei mesi scorsi.

Che non sia stato in sintonia con questo vento di cambiamento. E che non abbia saputo osservare tutto ciò, a partire dal suo gruppo dirigente, che dovrà, tutto, fare una profonda riflessione su un così grande errore politico, e fare i conti fino in fondo con questo.

Ma questa riflessione, aperta a tutte le possibilità, la faremo un minuto dopo il ballottaggio. E’ nostro dovere, fino a quel momento, sostenere fino in fondo Luigi De Magistris per battere le destre di Cosentino, Cesaro e Lettieri, indipendentemente da qualunque accordo tecnico o apparentamento. Sostenerlo senza se e senza ma.

Sosterremo il candidato del centrosinistra uscito dalle urne dicendo agli elettori la verità, che è sempre rivoluzionaria. Cioè che abbiamo sbagliato, e che non vogliamo continuare a farlo.

Peppe De Cristofaro

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Carla Cirillo 21 maggio 2011 - 20:42

Alle considerazioni lette negli interventi vorrei aggiungere altro. Gli errori compiuti durante l’ultimo anno a Napoli non riguardano solo la scelta tra Morcone e De Magistris ma il percorso scelto per arrivare a scegliere il candidato a sindaco. Sin dall’inizio si sono proposte più persone ma la verità è che molti sono arrivati o tornati a Napoli un poco come dischi volanti. Nomi che arrivano e poi spariscono nel nulla, si dice bruciati. Tutta la girandola di nomi, quelli buoni e quelli meno buoni, nella maggior parte dei casi è finita nel nulla. Non si può cominciare una battaglia con un nome e poi scegliere persone completamente diverse senza suscitare nel cittadino elettore non orientato un mare di perplessità. Io credo quindi che la differenza con Milano sia principalmente questa: che le primarie si sono svolte correttamente, ma anche che Pisapia è stato appoggiato con serietà anche dagli altri, formando una squadra che ha lavorato realmente e seriamente per l’elezione di Pisapia. Il disastro di Napoli nasce dalla resa dei conti interna al Pd, ma anche dall’ incapacità del gruppo dirigente di Sel di individuare un percorso più chiaro e condivisibile. Non solo i cittadini napoletani sono stati disorientati dai cambiamenti continui nel cercare un nome, ma questo nome è stato sempre qualcuno che da fuori doveva venire a risolvere i problemi, come se in tutta la città non vi fosse nessuno in grado di assumersi questa responsabilità. Una miscela di errori di valutazione, di individualismo, di mancanza di ricambio generazionale e tanto altro in più ci ha portato nella situazione in cui siamo. Certo che oggi bisogna votare compatti con De Magistris, ma fare autocritica non basta se poi non si ha il coraggio di cambiare direzione. Anche sui rifiuti avrebbe dovuto emergere un piano pratico più dettagliato, più concreto, più basato su una informazione corretta ai cittadini. Ora la scelta diventa obbligata. Spero che DM mantenga quello che promette e che possa battere Lettieri, il quale, se dovesse vincere, nell’arco di poco tempo renderebbe ingovernabile la città. Credo che oggi non ci possiamo più accontentare delle autocritiche, bisogna cambiare direzione, modo di fare politica e amministrare. Tutto questo può avvenire solo assumendosi la responsabilità di una seria analisi della crisi economica in atto. A chiederlo sono i giovani dei nuovi movimenti, sia quelli europei che quelli del Nord Africa e Medio-Oriente.

Francesca Amitrano 20 maggio 2011 - 15:57

Finalmente!!!!…. ‘e che ci è voluto!!!
L’unico che aveva già capito ed era in sintonia fin dall’inizio con i cittadini napoletani è stato Francesco Minisci, unico motivo per cui ho potuto votare SEL, naturalmente facendo come lo stesso candidato il voto disgiunto e votando de Magistris sindaco.
Meno male che Minisci c’è!

Guiodic 19 maggio 2011 - 22:49

Bravissimo Peppe!!! Il coraggio di ammettere un errore è davvero raro in politica. Hai la mia più profonda stima.

Giovanni Paonessa 19 maggio 2011 - 18:49

Visto il “successo” del dibattito on-line, una proposta semplice.
tutti in campagna elettorale fino a lunedì prossimo per invitare i cittadini a votare de Magistris;
nessun apparentamento, anche perché, così, la maggioranza in consiglio sarebbe più ampia (strano ma tecnicamente vero) e reggerebbe a qualche cambio di casacca;
finalmente una discussione in SEL che, ripeto, deve riguardare gli iscritti ed i Circoli: quelli che, ben oltre la semplice simpatia o adesione, hanno deciso di metterci qualcosa in più. Altrimenti, stabiliamo che SEL non ha tessere.
Poi, qualcuno, si/ci spieghi il “miracolo” di Milano, Bologna, Cagliari, Torino …

Luca 19 maggio 2011 - 18:06

Il voto però è servito solo per certificare l’analisi di peppe. Era tutto ampiamente chiaro e a me pare che più che un errore di valutazione si è tentata una forzatura politica. La forzatura era però talmente colossale che non solo non è riuscita (come ampiamente prevedibile) ma ha prodotto un danno enorme all’intero movimento di sel. Quello che non è chiaro è perchè si è voluta tentare questa forzatura.

Principe 19 maggio 2011 - 16:22

Purtroppo, mentre la “Napoli migliore” oggi festeggia lo straordinario risultato di De Magistris, noi siamo costretti a discutere di un errore di propoporzioni bibliche (ma spiegherò perchè non di errore si è trattato…).
Dopo il disastro delle primarie, riguardo alle quali si può avere il più profondo e veritiero dato di analisi interna su come e perchè le cose siano andate in quel modo, che senza alcun dubbio il nostro popolo ha attribuito al “peggior PD d’Italia”, abbiamo atteso per mesi che quest’ultimo sbrigasse le proprie beghe interne (perchè? la destrutturazione del PD non è uno dei punti di SEL e di Nichi?). Una volta uscita la candidatura di DM, seguita da quella di Morcone, ci siamo trovati di fronte ad una scelta: da un lato avevamo un bolide di formula uno, con il quale erano chiaramente maggioritari i punti in comune con noi(senza nasconderne le criticità..), e dall’altro, fatta salva l’integrità personale, una vecchia e malmessa utilitaria, sconosciuta a tutte/i (senza se e senza ma): in politica, è chiaro, si possono commettere degli errori, si può scegliere un’opzione credendola migliore di altre per poi essere smentiti dalla realtà, ma non si può SINCERAMENTE credere che in un qualunque momento dell’anno, della vita, una vecchia e malmessa utilitaria possa andare più forte di un bolide di formula uno! Quindi, non di una vera e propria scelta si è mai trattato. Invece, in campagna elettorale, ho ascoltato compagne/i che passavano al microscopio i difetti di DM (che ci sono senza alcun dubbio!) dimenticando quale fosse l’alternativa: NESSUNO (ovvero l’utilitaria di cui sopra)!
Il fatto stesso che non ci fosse una/un compagnao che, scevro da interessi personali o di corrente, appoggiasse con convinzione Morcone, la dice lunga sulla “popolarità” della decisione.
Come è del tutto evidente, e qui vengo a spiegare perchè non si è trattato di errore, non si può parlare quindi di errore di valutazione ma di un problema più serio che ci parla proprio di come a Napoli sta procedendo la nascita e lo sviluppo di SEL: c’è chi vuole il micropartito parassitario del “grande” partito nel quale far valere il proprio piccolo ma, in questa realtà, sufficiente peso elettorale tale da consentire il perpetrare di un ristrettissimo gruppo dirigente; e dall’altro chi lavora per una Sinistra larga, che indirizzi il proprio popolo, certo, ma che sia soprattutto in grado di ascoltarlo questo popolo e che, quando ce n’è bisogno, sia capace di contendere la leadership della coalizione al PD, senza alcun ingiustificato timore reverenziale.
C’è chi, all’indomani di questa lettera di Peppe, lo ha attaccato non già per l’errore commesso (e di cui lui si assume responsabilità sue e di altri..) ma perchè ancora nemmeno riconoscono l’errore!!!
Il piombo nelle ali non aiuta a volare.. Alla SEL napoletana si chiede di decidere cosa vuole essere.. se non ora quando?

Paride Vetrano 19 maggio 2011 - 15:05

Ragionare lucidamente e pubblicamente sui propri errori mi sembra una prova di intelligenza politica.
Mi permetto di intervenire perché penso che un punto di vista “esterno”, scevro da polemiche, possa dare una diversa prospettiva soprattutto di come all’esterno di SEL si sia letta tutta la vicenda.
Una breve premessa. Da 17 anni non ho più tessere di partito e proprio durante le primarie avevo deciso di attuare l’idea che maturavo dall’estate di chiedere l’iscrizione a SEL.
Mi ha raffreddato non quello che è successo, l’ho potuto seguire di persona facendo lo scrutatore per il comitato Mancuso, ma il dopo.
Non imporre la convocazione della commissione di garanzia e su quella non convocazione rompere il patto delle primarie è stato il primo errore politico.
Il secondo è venuto subito dopo: un gruppo dirigente coinvolge tutta l’organizzazione in una discussione serrata e aperta ma poi decide assumendosi le proprie responsabilità. La soluzione referendum non è una prova di democrazia ma una scorciatoia semplicistica. Con le primarie si tende a far “partecipare” alle scelte un numero vasto di cittadini. Dentro un’organizzazione devono necessariamente essere altre e più complesse le forme di partecipazione alla formazione di una proposta politica. Mi spiegate, per esempio, come in quel referendum avrei potuto esprimere la mia posizione che non era la scelta Morcone/De Magistris?
Quello che io avrei auspicato era il rifiuto a farsi schiacciare in una logica candidato A/B, dove il PD imponeva il prefetto Morcone ( un inciso: sul piano personale penso che per le sue capacità, competenze e carattere sarebbe stato un ottimo sindaco) senza una parola autocritica sulla questione primarie e dove l’IDV irrompeva con De Magistris scavalcando di getto il confronto e le stesse primarie.
E allora? Il programma e il candidato c’erano, rappresentanza sociale anche. Io avrei avanzato la candidatura di Libero Mancuso. Ipotesi velleitaria? Non penso proprio altrimenti non avrebbe avuto senso tutto il ragionamento fatto collettivamente prima e durante le primarie. Sarebbe servito a dare una sponda “politica” al senso di frustrazione e di sfiducia sempre più presente nel nostro paese e non solo. Il risultato elettorale delle liste 5 Stelle, fatti come quelli della Spagna di questi giorni, ci dovrebbero spingere ad una riflessione più approfondita sul rapporto tra un’organizzazione di sinistra e l’insufficienza della rappresentanza, sul distacco tra ceto politico e società reale.
Alla fine ho votato De Magistris, SEL al comune e alla circoscrizione. Oggi non mi appassiona la questione degli apparentamenti, le uniche questioni importanti mi sembrano essere non lasciare Napoli ai lettieri, cosentino e quant’altro e costruire un rapporto corretto con la città tentando di trasformare l’indignazione in progetto perché, come dice Pietro Ingrao, l’indignazione non basta.
Il primo passo è appoggiare con forza e convinzione De Magistris.

P.s. visto che siamo in clima di autocritica è bene che dica che è stato un mio errore politico non essermi iscritto, ma per fortuna un errore insignificante per SEL e per la città, comunque un errore a cui si può facilmente porre rimedio.

Raffaele Cimmino 19 maggio 2011 - 13:28

Trovo l’analisi di Peppe totalmente condivisibile. Avevo abbozzato un ragionamento a caldo dopo il voto in un articolo inviato al sito, ma non è stato pubblicato. In sintesi, mi pare di poter dire che in tutta evidenza la nostra scelta sbagliata (non sarà mai sufficiente dirlo) si evidenzia sicuramente nei numeri, che non testimoniano affatto un leggero avanzamento, come pure alcuni compagni tra di noi sostengono, ma semmai dimostrano come l’opzione per Morcone abbia costituito in questo passaggio un freno alla forza espansiva di SEL a Napoli ( quanti elettori di SEL votando per de Magistris disgiuntamente non hanno poi barrato il simbolo di SEL? Non lo sapremo mai. Ma tutto fa pensare che non siano stati pochissimi). Quei pochi voti in più rispetto alle regionali non dimostrano davvero nulla, dato che noi che ci vogliamo forza di cambiamento siamo fuori da un progetto di cambiamento per la città. Questo, credo, sia l’unico vero dato elettorale su cui riflettere. Ci sarà tempo e modo per articolare una riflessione profonda su una scelta sbagliata, che deriva tuttavia da limiti e problemi che ci tiriamo dietro da tempo.
Adesso abbiamo l’obbligo di batterci, tutti, e in umiltà – senza pretendere alcunché – per la vittoria contro la destra e per l’avanzata di un progetto di cambiamento per Napoli. Ricordandoci che dai risultati di Milano e di Napoli dipende in gran parte il destino di Berlusconi e il futuro del paese.

Domenico Marino 19 maggio 2011 - 09:31

L’analisi del voto è abbastanza condivisibile. Perché Sel sia andata in controtendenza a Napoli? Perché rapporti di forza tra Sel e Pd vanno oltre la politica, e pescano più nello “spoil system”! Perché da Napoli provengono i peggiori dirigenti di Sel! Peppe me lo ricordo in Rifondazione non è certo un fulmine di guerra armato di grande coraggio; per non parlare di Migliore, il peggiore dirigente comunista prima, anticomunista dopo, che abbia visto in vita mia, POLTRONAIO. Non amo parlare molto di voti e di elezioni, ma mi piacerebbe capire, Peppe, come mai fino a poco tempo fa nei “sondaggioni” Sel era data quasi al doppio e Fed alla metà (laddove comparisse), soprattutto dai giornali e dai rotocalchi borghesi? Saranno le

Piero 19 maggio 2011 - 00:21

Trovo francamente incomprensibile che si sia scelto di rompere con il PD a Milano, a Bologna e a Cagliari, e non a Napoli dove c’è il peggiore PD d’Italia. Nel gruppo dirigente di SEL, anche in quello nazionale, in troppi non hanno capito che voglia di rinnovamento e aria pulita c’è a sinistra.
SEL deve saper cogliere questo voglia di politica pulita, altrimenti non serve e sarà spazzata via.

Anto 18 maggio 2011 - 23:21

ringrazio il prof.Parisi per il commento, purtroppo è proprio il pericolo che dobbiamo evitare perchè la novità della narrazione di SEL non si deve impantare nelle parocchie locali che a Napoli hanno fatto troppo male

Giorgio Parisi 18 maggio 2011 - 22:26

Un mio amico napoletano mi ha risposto mia domanda “che cosa succede a Barra, anche dentro SEL?”

La risposta era “a Barra (in SEL) il nume tutelare e’ Di Palma, ex presidente della provincia sodale di Bassolino”.

Non sono napoletano, non so di si stia parlando e non mi interessa sapere se la spiegazione sia vera. Cito questa risposta per sottolineare che da fuori ci vedono come un partito con signori delle tessere.

Il semplice sospetto che possa essere così ci fa molto male. Io penso che il tesseramento come è stato fatto l’anno scorso, sia stata una soluzione di emergenza, ma che dia adito a rischi, che, anche se forse non si sono materializzati, si possono materializzare nel futuro.

Temo che se non affrontiamo il problema della democrazia dentro al partito avremo guai sempre più grossi nel futuro.

Senatore 18 maggio 2011 - 21:47

Credo sia il caso di riprendere il discorso:non va chiesto nessun apparentamento e sostenere al di la delle proprie forze Luigi De Magistris contro il candidato dei casalesi e di Lettieri. Questo è il quadro da cui ripartire.Discutendo un po con i compagni viene fuori un quadro preoccupante:tranne De Cristoforo,che fa un analisi lucida,non condivisibile del tutto,ma onesta e fuori dalle manfrine,il resto del “gruppo dirigente” dov’è?che elabora?il ricattino a LDM per strappare qualche postazione,come pare abbia fatto qualcuno con Morcone,e gettando Sel napoletana nel più squallido degli angoli?Credo si debba approffittare dell’occasione per provare a far venire fuori questi “beati costruttori di figure di merda”.Il progetto di Sel è altro,è alto,è necessario,non può essere ammorbato da vecchi “potecari”.

Vito Nocera 18 maggio 2011 - 21:00

Caro Peppe, come sempre mostri di avere capacità di lettura dei fatti e anche coraggio politico. Naturalmente ora discuterne approfonditamente è prematuro. C’è il ballottaggio e le argomentazioni spassionate ( sai che, come te, non ho mai timore di dire ciò che penso, e non su tutta la tua analisi mi trovo consenziente )rischiano di indebolire lo sforzo per arrivare al risultato. Quello di impedire l’affermazione di Lettieri è un obiettivo talmente importante che non ammette distinguo sull’uomo da votare e sulla strategia politica che incarna. Un attimo dopo aver conseguito il risultato, però, una discussione ci sarà. Sai, perchè mi conosci bene, che in quella discussione non mi aggiungerò al coro dei tanti che, legittimamente e, forse giustamente,puntano ad evidenziare l’errore fatto da Sel e dal suo gruppo dirigente. In questo periodo ho il privilegio di non appartenere ad alcun raggruppamento politico e forse per me è più facile riflettere fuori da certi schemi. Anche se, me ne rendo conto, la mia rischia di essere una riflessione anche un pò sterile. E, però, mi piacerebbe confrontarmi con te e tanti sul fatto che, se proprio vogliamo parlare di queste amministrative, le difficoltà per il progetto di Vendola non stanno tutte a Napoli. Certo qui rinasce una spinta in direzione dello schema delle due sinistre ( liddove proprio il progetto di Nichi aveva provato a cambiare per unire tutto il centro sinistra in un cantiere largo ) e questa spinta, sia detto per chiarezza, sarebbe stata del tutto uguale anche con Sel a sosetgno dell’ex pm. Ma poi c’è anche, Napoli a parte, la ripresa netta del Pd. Anche questo elemento ( peraltro, penso, oggettivamente utile per un progetto di alternativa ), in combinato disposto con il primo credo che, purtroppo, ridimensioni di fatto l’ambizioso progetto cui Nichi e Sel hanno lavorato in questi mesi. Sarebbe lecito, e utile, interrogarsi ( da parte dei tanti militanti che si appassionano in queste ore sulla sorte del progetto strategico di Sel) anche su questi nodi politici più generali. Un abbraccio affettuoso.

Anto 18 maggio 2011 - 19:50

allora, facciamo un ragionamento terra terra: sono l’elettore SEL tipo che ha descritto De Cristofaro nella sua quanto mai lucida analisi
-ho votato De Magistris e disgiuntamente SEL,
- non ho condiviso il risultato del referendum “pilatesco”, non sono iscritto e quindi non ho partecipato alllo stesso, ma la decisione presa con 100 iscritti (su 600 votanti su 2000 aventi diritto) di Barra/Ponticelli zona già “inquisita” dal guazzabuglio delle primarie la dice lunga sull’errore primigenio
- ora ci sono pochi arzigogoli mentali da fare: l’unica soluzione è continuare a sostenere DM, che fa bene a non richiedere apparentamenti formali per lealtà verso i partiti che lo hanno sostenuto dall’inizione e per sottolineare che il suo è un voto di opinione, risultato estremamente interessante per una città abituata a seguire le camarille clientelari-partitiche ( e ritorno al risultato del referendum)
- inoltre, e sempre in base alla necessità di non lascira la città in mano ai cosentiniani vecchi e nuovi, siamo proprio certi che in caso di ballottaggio tra Morcone e Lettieri quelli che hanno votato DM avrebbero votato Morcone? non credo proprio…..

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 19:39

Si va bene, ammesso che apparentamento o no sia una scelta tecnica, ma per ora i discorsi di De Magistris sono quelli di un ipernarcisista che pensa a incoronare se stesso e a portare a termine le sue ripicche, non mi sembra troppo chiedergli di fare il leader di un rinnovato centrosinistra, se no a me, personalmente, DM non interessa.

Nino 18 maggio 2011 - 19:32

nb:
i neoborbonici hanno avuto lo 0,31%, perciò per loro non ci sarà nessun seggio, sia che si faccia sia che non si faccia l’apparentamento.

Rbnetline 18 maggio 2011 - 19:28

Mi correggo: al “furbo” mancavano le virgolette. Capisco il ragionamento numerico in Consiglio ma suppongo che il Nostro intenda sfruttare, sulle ali dell’entusiasmo, il risultato e l’eco mediatica dello stesso ottenuti al primo turno, contando, ragionevolmente (non potrebbe essere altrimenti) sull’appoggio dell’elettorato PD e SeL. Rafforzerebbe ulteriormente il messaggio che intende far passare circa la sua estraneità all lobby partitiche. Legittimo a questo punto.

Nino 18 maggio 2011 - 19:18

non lo è affatto, dal momento che, senza apparentamento, ai 29 consiglieri, in caso di vittoria, delle forze che appoggiano de magistris si aggiungerebbero quelli del pd e di sel.
Non è poi un ragionamento politicamente da sottovalutare, dal momento che, a dirla con catalano,è meglio una maggioranza di 35 consiglieri piuttosto che una di 29.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 19:15

Se DM è un furbo bisogna sostenere un furbo? Alla Berlusconi??? Io mi auguro che sia un uomo consapevole e che faccia il leader, non il furbo.

Rbnetline 18 maggio 2011 - 19:11

De Magistris è furbo, usa benissimo i media e non farà l’errore di accettare gli apparentamenti che peraltro, Sel non dovrebbe formalmente offrire, come giusto, dando tuttavia al candidato il pieno sostegno per il ballottaggio. Semplice e logico.
…ma chi ha sbagliato tanto grossolanamente sul territorio, abbia la decenza di farsi da parte e la dirigenza nazionale che ha avallato le decisioni, abbia il coraggio e l’umiltà, senza perifrasi, di ammettere la scempiaggine e ne faccia tesoro.
Per unire, non per dividersi, certo.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 19:10

Io penso che chi sbaglia deve riconoscere l’errore e correggerlo, ma nessuno deve sentirsi in dover di fargli la rieducazione maoista col cappello dell’asino. E chi vince deve capire che se pretendi di stravincere poi passi dalla parte del torto… se no siamo a forme tribali di confronto che prevedono il trionfo per gli uni e l’umiliazione per gli altri che francamente mi spaventano e che con la sinistra non hanno niente a che vedere.

Stefano Miccoli 18 maggio 2011 - 19:07

L’ANALISI DI PEPPE E’ QUANTOMENO LUCIDA E RAZIONALE. VOLONTARIAMENTE IO, RESPONSABILE DELLA SEGRETERIA DEI VERDI DELLA CAMPANIA NONCHE’ RESPONSABILE NAZIONALE DEGLI EVENTI DEL PARTITO MEDESIMO, SONO USCITO DAI GIOCHI POLITICI ORMAI DA UN ANNO PROPRIO PERCHE’ NON CONDIVIDEVO IL CRITERIO POLITICO DELLE SCELTE PERPETRATE DAI QUADRI DEL MIO PARTITO. SCELTE CLIENTELARI CHE, CONSIDERANDO L’ATTUALE SCOMPARSA DEI VERDI DAL QUADRO LOCALE E NAZIONALE, SONO STATE A DIR POCO NEFASTE E HANNO CONTRIBUITO AD AFFOSSARE UN PARTITO CHE CON LA SUA CORTIGGIANERIA E CON LO STACCARE I TAGLIANDI DEL TESSERAMENTO, VEDEVANO LA STRADA MAESTRA PER UNA RAPIDA CARRIERA. ORA IN CAMPANIA I QUADRI DIRIGENTI SONO IN GRAN PARTE GLI STESSI CHE MILITAVANO NEL PARTITO DEI VERDI E NON ESSENDO IO ATTIVAMENTE COINVOLTO NELL’ATTUALE ORGANIZZAZIONE E NON FREQUENTANDO PIU’ I LORO INCONTRI, NON POSSO DICHIARARE CHE LA SITUAZIONE SIA LA STESSA…MA QUALCHE DUBBIO MI VIENE. A PARTE LA NOMINA NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL’A.N.M DI UN PRECEDENTE CONSIGLIERE DI PROVINCIA DEI VERDI, NON SONO IN GRADO DI SAPERE QUALE ALTRO SCRANNO SIA STATO OCCUPATO E CHI ABBIA EFFETTIVAMENTE I REQUISITI PROFESSIONALI AD ASPIRARE AD INCARICHI DI AMMINISTRAZIONE DI PARTECIPATE E NON…E MI VIENE UN ALTRO DUBBIO: CHE GLI INCARICHI SIANO SOLO FUNZIONALI A QUANTA ACQUA NEL MULINO QUESTI PERSONAGGI PORTANO? SO PERO’CHE PER LE PRIMARIE CHE HANNO CONSACRATO L’APPOGGIO A MORCONE SI SONO MOBILITATATI I TESSERATI DEI SEL. CERTO, LA BASE CHIARAMENTE DECIDE; MA QUANDO LA BASE CHE DECIDE SI TROVA TUTTA O IN GRAN PARTE NELLA ROCCAFORTE DELL’EX PRESIDENTE VERDE DELLA PROVINCIA CHE ORA RICOPRE UN IMPORTANTE INCARICO-QUADRO SIA IN CAMPANIA CHE A ROMA…MI VIENE UN ALTRO DUBBIO. IL MIO EX PARTITO E’ STATO DA ME ABBANDONATO PERCHE’ NON RICEVEVO RISPOSTE POLITICHE A PROBLEMI CONCRETI, E VI ASSICURO CHE COME ME POTREI CITARVI ALTRI QUINDICI CASI, NON PORTAVO TESSERE E NON FINANZIAVO FESTE E INCONTRI E CAMPAGNE ELETTORALI; ERO UN SEMPLICE SOLDATO MILITANTE. QUINDI, SE I TESSERAMENTI DEVONO ESSERE LA CHIAVE DI VOLTA PER CHI VORREBBE PROPORSI E DETTARE LA LINEA POLITICA, CARI COMPAGNI, E’ UN FILM GIA’ VISTO CHE CLASSIFICHEREI COME GENERE COMMEDIA-DRAMMATICO. SIAMO UN PO’ STANCHI DI QUESTI VECCHI GIOCHETTI DA FURBI CON DISPONIBILITA’ ECONOMICHE E CREDO CHE SEBBENE I PARTITI SI REGGANO ANCHE SULLE ENTRATE ASSOCIATIVE, QUESTE NON DEBBANO ESSERE IL METRO DI VALUTAZIONE E DI SCELTA DELLA LEADERSCHIP E DELLA LINEA POLITICA…ALTRIMENTI, CARO PEPPE, CHE SICURAMENTE SAPRAI BENE COME FUNZIONE TUTTO CIO’…ARRIVEDERCI E GRAZIE E STATO UN PIACERE MA SAREMO GIA SCOMPARSI.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 19:06

Nino, sinceramente il tuo mi suona un ragionamento astruso… più largo ma senza metà centrosinistra… i neoborbonici sì e il PD no… mah!

Nino 18 maggio 2011 - 19:02

Rifiutare l’apparentamento è semplicemente essere leale con chi ti ha seguito fin dall’inizio. Non può essere interpretato come la umiliazione di nessuno.
Anche a me, che non sono di napoli, interessa poco se l’idv o la federazione di questa città perdono uno o piu’ seggi, ma il problema è ben altro.
E’poi un comportamento poco lungimirante accettare l’apparentamento, considerato che, senza questo strumento, la coalizione di centrosinistra, in caso di vittoria, sarebbe piu’ numerosa.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 18:55

Che poi potrei pure starmene zitto, ma questo dilagante narcisismo politico proprio non lo sopporto.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 18:51

Poi non si vorrebbe proprio vedere questo pallottoliere dei seggi, uno in più a me, uno in più a te… L’unità del centrosinistra rinnovato è un valore sostanziale… DM voli alto e metta da parte le ripicche, imponendo un’agenda di centrosinistra, se no andiamo solo dalla padella nella brace.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 18:47

Caro Nino, a me che vivo in Piemonte importa proprio niente se SEL di Napoli ha un seggio in più o in meno… per cui per favore accetta che ci sono persone che dicono la loro senza essere coinvolte negli eventi e non cercare sempre sempre di arruolare gli altri nelle truppe di chicchessia. De Magistris è sicuramente liberissimo di dire di no, di fare appello diretto al popolo in pieno stile berlusconiano, c’è piena libertà di commettere anche gli errori. Però è un errore. Non trovo intelligente da parte di DM l’umiliazione dei battuti, un leader politico non ragiona così. Il suo dovere è ricostruire il centrosinistra, ponendo delle condizioni di rinnovamento e taglio col passato, non voglio pensare che i napoletani siano sempre destinati a cadere dalla padella nella brace per risentimenti e ripicche varie e per il narcisismo del ganzo di turno.

Armando Bacchetti 18 maggio 2011 - 18:46

Armando- Firenze 18-05-2011

SIAMO ANCORA TROPPO POCHI PER DIVIDERSI,E AGLI ERRORI
POSSIAMO ANCORA RIMEDIARE,SE SIAMO UNITI :
Sto leggendo la discussione attorno al voto di napoli,ne condivido molti aspetti critici e riflessioni sul come
diversamente si sarebbe dovuto agire. Quello che non condivido sono alcuni toni da resa dei conti,guardate sono certo che dalla possibilità di sbagliare nessuno è vaccinato,per cui il punto da cui partire è cercare una nuova è più avanzata sintesi unitaria partendo dal valorizzare i risultati raggiunti.
Obbiettivo primario battere la destra sostenendo lealmente
DE MAGISTRIS,cercando di svolgere cosi il ruolo per il quale ci siamo costituiti,unire il centro sinistra e renderlo
piu forte ed avanzato,questo comporterà di tenere più alta
e chiara la nostra discussione col PD,con il quale dobbiamo
comunque mantenere rapporti corretti in quanto forza importante nel nostro disegno politico.

Rbnetline 18 maggio 2011 - 18:46

E “la profonda riflessione su un così grande errore politico”, per citare l’autore, sia reale e sostanziale!

Daniela Finizio 18 maggio 2011 - 18:41

voto anche io per Raf!!! dove sono i gli altri compagni dirigenti che hanno spinto questa situazione? nessun commento? o si trincerano dietro al “referendum” tra gli iscritti?? solo interviene solo Peppe De Cristofaro (e pochi altri), non sarebbe giusto farne capri espiatori! (anche se io la situazione e le posizioni non le conosco ma le immagino solo)

Rbnetline 18 maggio 2011 - 18:34

Voto per Raf. Errore incomprensibile, danno serio.

Raf 18 maggio 2011 - 18:32

Non voglio mettere il dito nella piaga, ormai la frittata è fatta, alle regionali siamo stati la sponda di un inesistente PS, alle comunali soggiogati da un inguardabile PD, tanti compagni candidati nelle civica di appoggio a De Magistris; ci rendiamo conto quanti voti ha lasciato per strada SEL?(tradotto quanti consiglieri persi?)L’unico ad uscire allo scoperto De Cristoforo, gli altri campioni della strategia???????

Vincenzo Gaudiano 18 maggio 2011 - 18:25

Condivido l’analisi di Peppe De Cristoforo e anche, in particolare, il post di Francesco Manna. Per quanto riguarda l’eventuale apparentamento, mi sembra sul piano politico improponibile, va valutato esclusivamente sul piano elettorale e cioè, in base agli scenari possibili, va valutata quale sarebbe la composizione numerica del Consiglio come somma delle forze del CS, ovviamente, e in base a questo, decidere. Questo perché, sulla base della infelice esperienza della scorsa consiliatura, cambi continui di casacca, un assessore della Iervolino in carica che si candida con Lettieri (a proposito ma perché il sindaco non lo ha preso a calci in quel posto?), sarebbe bene, nel caso si vincesse al ballottaggio, avere la maggioranza numerica più ampia possibile.

Rbnetline 18 maggio 2011 - 18:15

anima in pace ragazzi: De Magistris non accetterà accordi formali di apparentamento…e forse, anche in questo, ha ragione lui…
Serva di lezione, fino alla fine.

Nino 18 maggio 2011 - 18:14

filippo fa finta di non capire.
Come si può accettare l’apparentamento, se questo significa dare degli schiaffi in faccia a chi ti ha appoggiato lealmente dalla prima ora? Il pd e sel, liberi di chiedere l’apparentamento, dunque, ma la coalizione di de magistris è altrettanto libera di dire no.
Se questo significa che il pd e sel diranno ai loro elettori di non votare il candidato dell’idv e della federazione, pazienza, lo facciano alla luce del sole.

Silvestro 18 maggio 2011 - 18:08

PD 6, IDV 5, Napoli tua 5, SEL 4, FdS 4 Morcone 3 Verdi-Psi 2

Io ho questo calcolo.in caso di apparentamento.
Un Pd con 14 seggi e’ un dato sballato.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 18:03

De Magistris farebbe bene, penso, dopo che SEL ha riconosciuto la sua parte di errore, a mettere da parte il proprio narcisismo e a ricostruire il centrosinistra a Napoli, con i dovuti apparentamenti… se no vuol dire che questo secondo turno lo sta prendendo sottogamba e che non è un vero leader politico. Sta un po’ a lui, se ritiente che c’è solo lui e il popolo, o se invece pensa che la politica, quella buona, serva a qualcosa. Non penso che voler stravincere e cercare di umiliare il PD, già battuto abbondantemente, sia una strategia intelligente.

Daniela V. L. 18 maggio 2011 - 18:02

altra cosa.. visto che si è scoperto che c’è gente che va a votare al posto di altri, ci potrebbe essere per favore qualcuno che va a controllare se il mio voto finisce chissà dove? io sono residente a Napoli ma domiciliata ad Amburgo… quindi mi riesce impossibile venire a votare, ma sicuramente non voglio che certa rubi un mio diritto per affibiare una preferenza in più a qualcuno che aborrisco (leggi Lettieri e pdl)…

Alessandro 18 maggio 2011 - 18:00

Filippo, come tu stesso hai detto, la scelta fu fatta con un Referendum interno tra gli iscritti.
Dovessimo mandar via qualcuno, dovremmo mandar via la maggioranza degli iscritti di SEL di Napoli.
Certe cose sono assurde. Così come è assurdo che De Magistris (che dovrebbe cercare di unire le forze, per vincere un ballottaggio non facile) ce l’abbia con SEL. Lo dobbiamo sostenere ugualmente, questo è chiaro. Ma questi “processi” sono allucinanti. E non servono a vincere…

Daniela V. L. 18 maggio 2011 - 17:58

Bell’articolo.. quello che mi chiedo è come sia possibile che io Napoletana che vive all’estero, sostenitrice del SEL abbia colto quello di cui si sentiva bisogno nella mia città (patteggiando per De Magistris) ed il SEL nel suo complesso no.

Sarà che il Referendum è stato fatto tra persone un pò troppo estranee alla realtà della città?

Dario Danti 18 maggio 2011 - 17:18

Sottoscrivo parola per parola

Filippo 18 maggio 2011 - 17:13

Mi sembrava che a suo tempo ci fu una sorta di referendum interno sul candidato da sostenere.
I dirigenti che sostennero quella scelta, si stanno facendo da parte ? Oppure si preparano a fare i consiglieri comunali !
Care compagne e cari compagni di Napoli, sappiate che la vostra scelta sbagliata ha avuto risonanza nazionale e che potrebbe averci fatto perdere voti anche da altre parti.

Francesco Manna 18 maggio 2011 - 17:07

Condivido (per la verità, ed insieme a lui, da circa due mesi)l’analisi e le conclusioni di Peppe.
Vorrei solo aggiungere alcuni dati.
Lettieri vince con buon margine solo nelle zone dove più eclatanti sono state le segnalazioni di inquinamento del voto (Secondigliano,San Lorenzo, Stella, Scampia)e nelle zone di storico insediamento della destra napoletana (Chiaia, Posillipo).
Morcone è davanti a De Magistris soltanto in tre quartieri, Barra,San Giovanni e Ponticelli. Non casualmente, visto che lì si concentra tanto il voto di preferenza maggioritario del PD quanto quello di SEL, e che a Barra si è deciso il confronto interno degli iscritti di SEL tra Morcone e De Magistris.
Una coalizione a trazione orientale, diciamo così.
De Magistris vince, in qualche caso anche con buon margine su Lettieri, nei quartieri più aperti socialmente e relativamente meno condizionati dal controllo criminale del territorio (Bagnoli, Fuorigrotta, Vomero, San carlo,etc.) ed ottiene uno straordinario successo di opinione in tutta la città, ed in tutte le categorie sociali.
E’un dato ermeneutico di tipo sociologico da approfondire ed analizzare fino in fondo, dal momento che queste sono state elezioni dal segno fortemente politico. L’ansia di cambiameno, esattamente come nel 1993, è scaturita violenta dallo sdegno e dall’indignazione, ed oggi si ripropone quello scenario, e quell’esito, politico ed elettorale con il conseguente isolamento di alcune forze del centrosinistra (allora i miglioristi, oggi i bassoliniani e sodali). In più, rispetto ad allora, c’è l’entrata uin grande stile sulla scena istituzionale del “jatevenne” pronunciato nelle manifestazioni di questi anni sul tema del lavoro, dell’acqua, della sanità, dei rifiuti. Uno scenario argentino, in cui il “se vayan todos” si trasforma in soggetto politico capace di determinare alcuni esiti locali, esattamente come è accaduto alcuni anni fa nell’area metropolitana di Buenos Aires.
Queste vicende, in uno con il suicidio politico del PD alla primarie e quello della PDL con la candidatura debolissima di Lettieri erano sotto gli occhi di tutti. In molti, non tanti putroppo, ne avevano parlato ampiamente.
Come è stato possibile non comprendere un fenomeno politico di tale portata?. Ora bisogna solo pensare al ballottaggio, senza neanche chiedere un apparentamento che non verrebe concesso in nessun caso a mio parere, però sarà il caso di rispondere a questa domanda. Convocando un’assemblea aperta, tanto per cominciare, e cercando di individuare le cause di un distacco così grave dalla realtà effettiva della città da pregiudicare per molto tempo la stessa agibilità politica di SEL nella nostra città. Sì, perchè siamo di fronte ad un esito di profondo screditamento politico ed elettorale della nostra proposta che non può riguardare solo i livelli di responsabilità locale, perchè la scelta di morcone è stata condivisa e sostenuta a livello nazionale. Spero che Nichi possa e voglia essere parte di questa discussione, che lo riguarda tanto quanto lo straordinario successo di Milano.

Rbnetline 18 maggio 2011 - 16:43

…tanto per tenere bene a mente, tra l’altro, che il Sel e FedSin sommate (capisco che la cosa sia un dato meramente indicativo ed aritmetico ma non politico…) raggiungono la non trascurabile percentuale dell’ 8% in questo giro amministrativo.

Rbnetline 18 maggio 2011 - 16:36

Magari mi ripeto o posso sembrare inutilmente insistente, ma il fatto mi sembra di un certo rilievo. Anche perche (senza dubbio di smentita) avessimo sostenuto De Magistris a Napoli (e guardate che anch’io ho i miei dubbi sul soggetto…) staremmo quì oggi a parlare di una specie di trionfo per Sel…
Errore si definisce come un allontanamento dai principi logici, dalle cognizioni e/o dalle regole o da ciò che nella sfera pratica risultà più proficuo. Ergo: una sbaglio non da poco per una classe dirigente che è stata incapace di fare una corretta valutazione del caso facendosi invece irretire da apparenti logiche opportunistiche quantomeno avventatamente…
Non resterebbe, credo, che fare un chiaro, umile e rigoroso mea culpa, assumersi la responsabilità in modo onesto e soprattutto evitare in futuro scivoloni tanto grossolani. Magari, con la postilla di tornare a dialogore ed a confrontarsi in modo più puntuale e serrato con la FedSinistra in campo locale lasciando da parte vecchie ruggini e acrimoniose incompresioni.

Silvestro 18 maggio 2011 - 16:24

Giusto hai ragione mi ero accorto anche io dell’errore.

Ma secondo voi quindi e’ scontato che non ci sara’ l’apparentamento?

Nino 18 maggio 2011 - 15:46

parliamoci chiaro, se fosser andato al ballottaggio morcone, nè l’idv nè la federazione avrebbero chiesto un apparentamento, data la differenza di vedute con il candidato del pd e di sel.
Non si capisce, perciò, in base a quale criterio accettabile de magistris dovrebbe apparentarsi col pd e sel, posto che gli elettori di questi due partiti sono adulti e vaccinati, per non farsi influenzare dalle segreterie dei partiti.

Raffaele Di Francia 18 maggio 2011 - 15:42

Per rispondere alla postilla di Matteo:

Caro Matteo probabilmente ti sei perso 10 consiglieri per strada, infatti in caso di apparentamento col PD e SEL (ipotesi alquanto improbabile) la divisione dei seggi sarebbe la seguente,
PD 14, IDV 5, Napoli tua 3, SEL 3, FdS 3 Morcone 1.

Come vedi sarebbe un capovolgimento dei rapporti di forza determinati dal voto popolare.

Nino 18 maggio 2011 - 15:33

in televisione de magistris è stato chiaro:
si fanno gli accordi coi cittadini, al secondo turno, non con i partiti, pd e sel. Piu’ chiaro di così.
Pretendere l’apparentamento, inoltre, è una mossa suicida, sia perchè non sarebbe accettata, dal momento che andrebbe a penalizzare i partiti che hanno appoggiato al primo turno il candidato, sia perchè svelerebbe volontà non proprio altruistiche da parte di chi parla di appoggio a de magistris senza se e senza ma.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 15:26

Se c’è un risentimento, posso capirlo, detto questo col risentimento non si governa… sia saggia SEL napoletana, ma sia saggio anche De Magistris.

Matteo 18 maggio 2011 - 15:12

Per rispondere a Raffaele Di Francia

La tua ripartizione di seggi e’ nell’ipotesi che tra De Magistris e il Pd e Sel non ci sia un apperentamento tecnico.
Cosa che invece (probabilmente ci sara’) e la ripartizione sarebbe questa.

Pd 5
Idv 4
Napoli e’ tua 3
Sel 3
FdS 3
Compotenze x Morcone 1

Vanni Maltoni 18 maggio 2011 - 15:03

Vorrei ricordare che in tempi non sospetti vi furono una serie di incontri di DeMagistris con Caudio Fava e Nichi Vendola, risalgono a circa 2 anni fa. Interpretai tale mossa all’epoca come un tentativo di DeMagistris di tessere una tela con Sinistra e Libertà (era ancora il vecchio movimento) e marcare il proprio scarto da DiPietro che è notoriamente su posizioni meno di sinistra, pur avendo un rapporto privilegiato con Ferrero risalente al Governo Prodi.

In sostanza, DeMagistris rappresentava la corrente di sinistra dell’IDV, partito abbastanza informe che raccoglie elettori di varia provenienza ideologica.
Credo che nel suo atteggiamento attuale ci sia molto risentimento nei confronti del PD che lo ha additato come un nemico e nei confronti di SEL da cui ritiene di essere stato tradito.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 13:52

Vedendo le cose da lontano mi permetto di dire due cose antipatiche: mi fa piacere che il gruppo dirigente napoletano apra una difficile e non scontata discussione al suo interno e si spera verso l’esterno, che è cosa da apprezzare. Non passiamo però all’estremo opposto, cioè non illudiamoci che un demagogo apolitico come De Magistris sia davvero la soluzione per i problemi giganteschi di Napoli… andrà tallonato stretto perché non ricaschi nelle contraddizione di Bassolino che, ricordo, all’inizio era un po’ visto nello stesso modo di DM, come un dio in terra venuto a fare miracoli. Da molti supporter di DM sento dire che DM ricorda Vendola… ma non scherziamo! Un conto è il populismo gentile e orientato a sinistra di Vendola, un conto la demagogia egolatrica di DM. Speriamo per Napoli che alle tante parole seguano almeno un po’ di fatti.

Francesco Minisci 18 maggio 2011 - 13:51

Di errori se ne possono fare molti ma per ripartire bisogna dare anche dei segnali.
Ora dobbiamo pensare solo a far vincere De Magistris a Napoli.
Personalmente chiedero a tutti coloro che mi hanno sostenuto di darmi una mano per cambiare SEL a Napoli è evidente che chi come me ha pagato anche sul piano personale aver sostenuto De Magistris con il voto disgiunto chiederà un cambiamento radicale nel gruppo dirigente di Sel ,mi sembra il minimo che si possa fare per ripartire e far crescere il nostro partito.

Marketiell 18 maggio 2011 - 13:34

Sebbene sostenitore di SEL, ho votato FdS per “punire” la scelta di sostenere Morcone. La ragione è molto semplice… SEL si pone come la vera sinistra, che deve prendere i voti di tutti quegli elettori di sinistra delusi dalle posizioni estremiste, in certi casi fanatiche (e estremamente frammentarie, come FdS, sinistra critica, PC dei lavotatori e chi più ne ha più ne metta) e i voti di tutti coloro che prima o poi si accorgono che il PD non è affatto un partito di sinistra. Detto ciò, non sono riuscito a capire il sostegno ad un candidato imposto da quello stesso PD che specie a Napoli è estremamente fallimentare, affarista e troppo poco trasparente (per usare un eufemismo). Il risultato di De Magistris va letto in questa chiave, il popolo di Napoli deluso dal centrosinistra non si è spostato al centrodestra ma ha cercato e trovato un’alternativa stesso a sinistra. Sono felice che gli errori in SEL vengono subito riconosciuti e dichiarati (una maturità che non vedo in nessun altro partito). L’autocritica è la chiave per crescere e spero vivamente che ciò, anche per il futuro, possa portarci a raggiungere risultati via via migliori. Quelli ottenuti in queste amministrative, in generale, sono sicuramente confortanti ma, a dire il vero, ero sicurissimo del raggiungimento di percentuali ben più alte.

Barrocu Salvatore 18 maggio 2011 - 13:33

Avevo cercato, al tempo delle candidature, di dibattere sulla scelta di Sel. Ma non c’è stato spazio per discussioni e questo mi ha molto irritato. Però almeno è onesto che ora si ammetta l’errore. Speriamo in futuro si discuta prima per non pentirsi poi!

Raffaele Di Francia 18 maggio 2011 - 13:31

PROLEGOMENI SU UN SUICIDIO POLITICO-ELETTORALE ANNUNCIATO

In caso di vittoria (molto probabile)di Luigi De Magistris al ballottaggio la ripartizione dei seggi tra i partiti del centrosinistra sarà la seguente:
IDV 14 PD 5
Napoli Tua 8 SEL 1
FdS 7
Questa è solo la fotografia del disastro elettorale ma ancora più grave del disastro politico che ne deriva e che annulla il contributo di centinaia di compagni; passioni e speranze, che un gruppo dirigente irresponsabile e a dir poco incapace e affetto da miopia politica ha calpestato ignominiosamente.
Si tratta però di un suicidio annunciato perché molti compagni e in numerose occasioni avevano espresso la loro contrarietà ad una scelta alla quale il più sprovveduto dei politici si sarebbe opposto. E a nulla servono le recenti autocritiche fatte da alcuni dirigenti,nazionali e provinciali; pietosa, tra l’altro, quella fatta da chi pochi giorni fa aveva minacciato duri provvedimenti contro chi aveva manifestato pubblicamente il proprio dissenso e la propria scelta a favore di Luigi De Magistris.
Dovrebbe essere scontata la scelta di consegnare il proprio mandato all’assemblea provinciale da parte di tutti i componenti dell’attuale segreteria e dare il mandato ad un organismo provvisorio in cui siano presenti tutte le anime politiche del partito e comprendente necessariamente i compagni rappresentativi della posizione che sin da tempi non sospetti si è schierata per una netta e coraggiosa adesione alla candidatura di De Magistris.
Molti compagni è vero non hanno avuto la sensibilità o la capacità di comprendere anzitempo qual’era la domanda che veniva dagli iscritti e militanti di base del partito ma soprattutto da parte del popolo della sinistra che a Napoli aveva manifestato con clamorosa evidenza il proprio no ad un vecchio modo di fare politica e chiedeva un vero cambiamento e una vera alternativa che non poteva assolutamente non vedere SEL collocata, senza se e senza ma, a sostegno della candidatura di De Magistris, una candidatura che era apparsa a tutti, sin dalla entusiasmante assemblea a Città della Scienza, come la naturale candidatura che SEL avrebbe dovuto a tutti i costi sostenere; evidentemente altre ragioni ed altri interessi hanno prevalso e la farsa delle primarie con la candidatura di Libero Mancuso e poi ancora la farsa del pilatesco referendum degli iscritti hanno portato il partito in un vicolo cieco in fondo al quale c’era inevitabilmente l’asservimento al peggiore PD degli ultimi anni ; è evidente che tale miopia politica da parte di un gruppo dirigente è inammissibile e probabilmente nasconde una scelta ben precisa e meditata di appiattimento totale sul PD, noncurante del fallimento politico di questo partito nella città di Napoli e in Campania negli ultimi 20 anni.
Va detto anche che la posizione assunta dai dirigenti napoletani di SEL è sicuramente anomala e in contraddizione palese con quello che è lo spirito originario e i valori fondanti di un partito nuovo che è nato per praticare un nuovo modo di fare politica e per presentare al proprio popolo di riferimento una proposta alternativa di società.
Infine un mio personale saluto e augurio a quei compagni che, in coerenza con le proprie idee e sfidando coraggiosamente le critiche e le minacce di espulsioni o deferimenti di stalinista memoria al collegio dei probiviri, hanno fatto la scelta di schierarsi apertamente per De Magistris candidandosi nella lista civica di riferimento; mi auguro che tale coraggio e passione politica vengano premiati con la elezione al consiglio comunale e che questi compagni possano essere comunque considerati risorse importanti per il nostro partito e che possano contribuire fattivamente alla costruzione di un nuovo gruppo dirigente.
Mi auguro infine che alle parole e alle dichiarazioni seguano azioni conseguenti e che sia sempre prevalente in ognuno di noi la connessione, inevitabile per un partito come il nostro, tra l’etica e la politica.

Enza Iasevoli 18 maggio 2011 - 13:17

Concordo in pieno con l’analisi di Peppe,in linea di massima il nord del Paese con il voto ha sicuramente espresso una rottura con la politica berlusconiana e una gran voglia di sinistra, ora anche il sud deve fare la sua parte,e quindi semplicemente e con umiltà andiamo avanti e uniamo le forze per De Magistris e per la crescita del ns partito

Samunova 18 maggio 2011 - 13:15

Sono convinto del flop del Pd riguardo Morcone,un candidato messo lì piu’ per dovere che sentito; – ora Sel e Pd devono necessariamente appoggiare in modo netto De Magistris,un pò ricucendo la questione Morcone. Allo stesso modo credo che a Milano non sia affatto un’impresa,per metà la Moratti è già tagliata fuori dai giochi.

Daniela Finizio 18 maggio 2011 - 11:44

@giovanni paonessa: sì, a me interessa. Io so perchè non l’ho votato alle elezioni (a proposito, mi volete espellere? così evito di iscrivermi per il 2011)

Andrea 18 maggio 2011 - 11:40

…Tant’è che nel non grandissimo paese di Montevarchi (AR) la SEL, che ha sostenuto il candidato di sinistra, alternativo a quello del PD e IDV, è andata al ballottaggio (sconfiggendo la destra) contro lo stesso candidato PD.
Non credo che bisogna mischiare troppo le identità mentre è opportuno fare scelte coerenti anche se si rischia di non avere (nelle previsioni) risultati subito.

Giovanni Paonessa 18 maggio 2011 - 11:35

E’ già un bene che si apra una discussione sull’esito delle elezioni. Ciò non è avvenuto dopo le elezioni provinciali del 2009 e le elezioni regionali del 2010.
Dove deve essere aperta questa discussione?
Sul sito, senz’altro. Nel gruppo dirigente, oltre 150 persone, mi sembra.
Poi, vorrei dire la mia in una sede di partito.
Sono iscritto a SEL, anche per il 2011 (quanti altri lo hanno fatto?. Ad esempio i Circoli, da strutturare senza più esitazioni.
Altrimenti, al di là delle buone intenzioni, si preferisce saltare un passaggio e, caso mai, dopo una discussione di circostanza, prepararsi alle prossime elezioni con la stessa logica di sempre.
Nelle poche occasioni organizzate per creare un confronto tra gli iscritti, mesi fa, avevo comparato il dato relativo al numero degli iscritti a Milano e Bologna all’epoca del Congresso.
Poche centinaia rispetto ai numeri roboanti di Napoli.
Bene. A Milano (e Cagliari) il candidato Sindaco è di SEL, a Bologna otteniamo un risultato importante con la nostra lista e con Frascaroli.
Il peggiore risultato è a Napoli, ma non nelle Municipalità.
Abbiamo solo “sbagliato” nell’appoggiare Morcone e non De Magistris?
Mi sembra che ci sia anche un proble adi linea politica che riemerge.
Il PD non è un tram da prendere o lasciare quando fa comodo.
A Milano, per esempio, la nostra lista non supera il 5% ma “rischiamo” di avere il sindaco.
Mi aspetto dal segretario un’iniziativa per consultare gli iscritti (2011)

A proposito, al referendum ho votato Morcone. A qualcuno interessa sapere perché?

Roberto Pietrobon 18 maggio 2011 - 11:30

Scusate se mi permetto di intervenire da “foresto” ma chi sta commentando mi pare tralasci due aspetti non trascurabili dell’intera vicenda che anche nelle settimane passate era evidente a tutti. A Napoli il gruppo dirigente di Sel era spaccato, Peppe De Cristofaro insieme al nostro capogruppo uscente Franceco Minisci erano a favore dell’accordo con De Magistris da subito. E questa posizione era talmente nota che anche su “il manifesto” e su “Left” per esempio se ne dava conto.
E’ ovvio che dopo il referendum tutti hanno corso per la “ditta” ma questo non cancella il dissenso rispetto a una linea che il voto del “popolo sovrano” ha battuto sonoramente.
Oggi Peppe si assume coraggiosamente la responsabilità di una scelta che lui non aveva condiviso ma che evidentemente essendo il segretario provinciale ha sostenuto per responsabilità nei confronti della nostra comunità politica e, proprio per permettere alla nostra comunità di non essere omologata al ceto politico democratico scrive questa nota.
Se provassimo a leggere queste righe con gli occchiali giusti dovremmo riconoscere che De Cristofaro ha fatto un gesto di grande generosità a noi tutt* ed eviteremmo quindi di vivere come in una notte buia dove tutti i gatti sono neri…

Giuliano Garavini 18 maggio 2011 - 11:15

L’errore di appoggio a Morcone non è un errore tattico. E’ un errore di idea della sinistra e di fase generale del Paese.
Le autocritiche non le si chiede a nessuno. Quello che invece si spera è che a Napoli si valorizzino tutti coloro che si sono espressi criticamente su Morcone. Se non ce ne sono stati, vuol dire che SEL a Napoli è semplicemente da ricostruire da zero.

A.d'andrea 18 maggio 2011 - 11:12

Se posso, da esterno, entrare nel dibattito, io credo che le sconfitte, gli appannamenti hanno valore se l’analisi è spinta fino in fondo. Devo dare atto a Peppe di essersi spinto proprio laddove si annidava l’errore e cioè il passaggio tra le primarie (nelle quali il PD aveva schierato candidati di correnti e non personalità di spicco) e poi la creazione delle coalizioni. A Napoli, a differenza di Milano, mancava un candidato non-moderato, la cui personalità potesse contenere la guerra per bande che avveniva all’interno del PD. La scelta naturale di SEL doveva essere il sostegno a De Magistris, ma, convengo con voi, che forse occorreva una elaborazione più collettiva su questa scelta. I pochi incontri che pure c’erano stati non erano stati sufficienti. Io però ricordo la dichiarazione di Vendola sulla mossa del cavallo. Mancando quella mossa forse si sarebbe capito che si stavano semplicemente rimandando le primarie. A quel punto all’interno di SEL sono stati evidenti gli schieramenti e le diverse anime e strategie politiche. Una riflessione del tutto non strumentale (mi auspico che così venga colta altrimenti la rimuovo): non sarebbe necessario che quelle anime nella loro diversità pur ammettendo l’errore strategico rimettano i loro mandati? Non ci può essere la stessa classe dirigente per qualsiasi stagione. Ripeto. Il mio è un invito alla riflessione e assolutamente non vuole essere (come non potrebbe) una prescrizione. Spero sia accolto in questa direzione. Grazie

Ocremanto 18 maggio 2011 - 11:11

@daniela Finizio : un minuto dopo il ballottaggio la dirigenza deve consegnare le dimissioni , poi saranno i militanti a decidere se accettarle o no . Ci sono compagni che vogliono parlare ,partecipare e proporre .Sono stati attaccati e messi al silenzio perchè si doveva fare in un certo modo, nel modo in cui si è fatto, nel modo sbagliato .

Senatore 18 maggio 2011 - 11:01

Ad urne appena chiuse la tentazione di scrivere a Sel napoletana una accorata missiva dal titolo “Lettera ad un partito mai nato” era forte.Ma poi sedimentando mi è sembrato soprattutto ingeneroso verso quei compagni,che nei pochi circoli,si sono smazzati fino all’inverosimile,senza raccordi senza elementi condivisi,senza rete insomma.Un partito,ed è il primo elemento di feroce critica,che dopo l’exploit del tesseramento dell’anno scorso,trova ancora “non praticabile” darsi una struttura.delle sedi,un finanziamento,delle regole.Quello che doveva diventare un crogiuolo,è stato un elemento respingente.A ben vedere i dati del comune salta agli occhi che Sel resiste,e in qualche caso aumenta,laddove esiste una presenza organizzata e quindi politica.600 persone che votano su una platea di 2000 la dice lunga sul grado di rappresentanza.Un post che mi precede lo dice chiaramente:una discussione,e scelte,avvenute in modo asfittico,senza coinvolgimento,e specialmente quando elementi di vincolo,partecipazione,e solidarietà mancano,fanno si che i compagni non si sentano coinvolti in scelte che riguardano pochi.Non mi interessa,anzi mi fa anche un po fastidio,il refrain dell’io l’avevo detto.Ritorna prepotentemente il tema della poca autorevolezza del gruppo dirigente.Che ha una sua genesi precisa,ovvero nel non aver voluto affrontare un congresso costitutivo “Politico” ma solo gestionale e di ripartizione percentuale.Alla distanza questo vuoto si è dimostrato,se si scegli di sostenere l’insostenibile,e non è per la persona Morcone ma per quello che rappresenta,significa che gruppi dirigenti,ed anche qualche eminenza grigia,assumono decisioni nella più disperata solitudine,incapaci ormai di sentire quella “connessione sentimentale” con il popolo della sinistra che fino ad oggi era stato il nostro principale motivo di militanza.Ne conseguono errori politici a cascata,gli strappi con nostri seri compagni,le scelte monosessuate,l’assenza quasi totale da ogni fermento che attraversa la città,un presenzialismo(che a conti fatti non a pagato)irritante,uno svuotamento progressivo dei luoghi delle decisioni collettive.Capisco anche il senso di un altro post:in mancanza di direzione politica ogni circolo cittadino si organizza secondo le coscienze comuni di quel territorio e fanculo gli ordini che arrivano dal “centro”,una sorta di federalismo politico cittadino.Credo che troppe energie siano compresse e schiacciate,e non rappresentate,in questo partito che si regge su accordi mai verificati dalle sue assisi.Possiamo permettercelo?Non più!De Cristofaro prova a lanciare alcuni temi di discussione,io penso che siano insufficienti e credo che Sel vada rivoltata come un calzino.Siamo esposti ed attaccabili da sinistra da destra e anche da un presunto “centro del partito”.Abbiamo preso un granchio!Abbiamo sbagliato analisi e sintesi,abbiamo avuto paura,siamo andati a rimorchio di un pd vaporizzato,abbiamo ascoltato “saggi” che probabilmente non lo sono più.Abbiamo lasciato soli quei 45mila delle primarie che chiedevano verità e trasparenza.Su un aspetto concordo con De Cristofaro,un minuto dopo la chiusura del ballottaggio,inizi una discussione,senza mediazioni e scorciatoie,liberata e libera.

Daniela Finizio 18 maggio 2011 - 10:57

@ocremanto scusa, cosa devono fare?

Ocremanto 18 maggio 2011 - 10:47

avete sbagliato e non continuate a farlo più , il minuto dopo il ballottaggio sapete cosa fare .

Ocremanto 18 maggio 2011 - 10:39

Condivido e quoto rbnetline

Peppe De Cristofaro 18 maggio 2011 - 10:39

Solo per precisione: sel è il partito, tra quelli del centrosinistra, che a Napoli ha preso il minore voto di opinione: su 16.283 voti ne prende, come ha ricordato giustamente andrea, 11.797 con la preferenza, cioè il 72%. Questo dato è molto minore in Idv (12.537 con preferenza su 33.320, cioè solo il 37%), nella Federazione (8095 con preferenza su 15008, cioè il 53%), e finanche nel Pd (43.565 su 68.018, cioè il 65%).

Rbnetline 18 maggio 2011 - 10:29

Meglio tardi che mai… Ma sarebbe opportuno che le capacità di analisi critica si evidenzino in un partito si evidenzino al momento delle scelte e non ex post!

Luca 18 maggio 2011 - 10:21

Finalmente…Era l’ora….Mi sembra che la nettezza e la gravità dell’errore sia poi stata ingrandita dall’impossibilità di criticare tale scelta nel momento in cui fu fatta! Su questo sito purtroppo (e ripeto purtroppo perchè fu una grande delusione per un elettore di SEL come me) la notizia dell’appoggio a Morcone non fu data nemmeno sull’home page, ma sulle pagine locali…e molti commenti, tra cui il mio, apparvero e scomparvero poco dopo…Impariamo da questa batosta!!! E cerchiamo di interpretare meglio lo spirito delle persone, senza piegarci a giochini di palazzo che ci riportano ad una marginalità inutile.

Giovanni Lamagna 18 maggio 2011 - 10:08

Caro Nino (ma perchè non scrivete anche il cognome?), non è vero che non ci sia stato nessun dirigente di SEL che abbia PRESO PUBBLICAMENTE POSIZIONE a favore di De Magistris, quando questi ha avanzato la sua candidatura. Io sono stao uno di questi. Adesso ci sono altri dirigenti (vedi Andrea Di Martino)che si dichiarano d’accordo con l’analisi di De Cristofaro e ammettono la scelta sbagliata, dopo che l’altro ieri mi avevano invitato a dare le dimissioni dall’Assemblea Provinciale del Partito proprio perchè assumevo pubblicamente e liberamente certe posizioni a favore di De Magistris. Questo per la verità storica dei fatti, che spero servirà e ci sarà utile, quando andremo a fare tutti insieme un’analisi approfondita del voto napoletano! Giovanni Lamagna

Daniela Finizio 18 maggio 2011 - 10:05

Peppe,

condivido l’autocritica. Aggiungo però alcuni elementi di critica un po’ più triviali:

1) La candidatura di Morcone: Non ci voleva un grande stratega politico per capire che chiunque si presentava con l’endorsement di Bassolino perdeva automaticamente migliaia di voti, non importa la qualità della persona. Bastava il lancio della candidatura, con le contestazioni della base, per capire che aveva già perso, poveretto.

2) Referendum tra gli iscritti SEL. Ma non pensate sia stato ben ingenuo, dopo lo schifo delle primarie, chiedere ai compagni (a parte i più militanti) di andare di nuovo ad esprimersi? senza un dibattito politico sui candidati, senza uno straccio di assemblea se non una convocata e disdetta almeno 2 volte e con la chiamata al referendum in 3 giorni??? A molti è sembrato un modo della dirigenza per lavarsi le mani. Potevate fare una valutazione e decidere il candidato, la sensazione è stata che non siete riusciti a fare sintesi e così ci avete costretto a decidere (io non ho partecipato al referendum)

3) Voto disgiunto ma coerente. Al referendum Morcone/De Magistris se ricordo bene gli iscritti del Vomero avevano scelto De Magistris. Mo’ la dirigenza non ha deciso, noi sì, perché mai dovevamo accettare una decisione presa senza dibattito e senza convinzione? Quindi SEL alla municipalità e De Magistris al comune era la scelta più coerente con la nostra coscienza.

4) Una campagna elettorale fantasma. Tranne che nelle municipalità (dove infatti il risultato c’è stato) SEL non ha veramente partecipato alla campagna elettorale. Non un tweet, non una email (l’unica su una iniziativa sul mare, senza una parola sulle elezioni), pure il calendario delle iniziative sembrava vuoto a 10 giorni dalle elezioni, a stento qualche manifesto. Si percepiva la mancanza di passione e di calore. E voi non siete convinti ed io (elettore) devo votare Morcone???

Speriamo che questa mazzata ci serva da lezione e iniziamo veramente a costruire SEL dal basso come vorremmo fare tutti senza alchimie che ormai si sono esaurite.

Andrea Di Martino 18 maggio 2011 - 09:52

Concordo con larga parte dell’analisi a caldo che fa Peppe. Mi auguro che questo sia una prima occasione per discutere veramente a Napoli e in Campania, su Sel, il suo profilo, le proposte, la cultura politica e le prospettive. Cosa che non si è voluto fare al congresso. Mi permetto solo di correggere un dato, che Peppe evidentenmente non conosceva ancora quando ha scritto. Sel a Napoli prende 16.283 voti di cui 11.797 con preferenza. Ci sono 4.486 napoletani che hanno votato SEL e non i suoi candidati e rappresentano il 28% del voto complessivo. Un dato nuovo per Napoli che non avveniva da tempo. Era la prima volta che Sel era sulla scheda da sola e senza accodi con altre forze. Quei 4500 voti hanno consentito sia l’incremento che la tenuta elettorale. Nonostante l’errore delle primarie commesso anche da noi e il difficile campo in cui ci siamo mossi in campagna elettorale avendo appunto assunto una decisione che alla luce dell’esito si è rilevata sbagliata.

Mario 18 maggio 2011 - 09:39

Peppe fa bene a fare autocritica, essendo il segretario del partito e parlando a nome di SEL. Per onestà intellettuale va ricordato che Peppe in occasione del referendum interno agli iscritti di SEL ha sostenuto pubblicamente ( anche sui giornali cittadini) che avrebbe votato per de magistris. A Napoli questo lo sanno tutti. Il problema è che la sua posizione non è stata condivisa dalla gran parte del gruppo dirigente. Ora da bene a fare autocritica ma sarebbe l’ultimo a doverla fare dato che aveva ampiamente previsto questo esito.

Nino 18 maggio 2011 - 09:19

peppe de cristofaro ha fatto una autocritica lucida e giusta sugli errori di sel a napoli. Sarebbe stato molto meglio, però, se qualche dirigente avesse preso posizione pubblicamente per de magistris nel momento in cui si è dichiarato disponibile a candidarsi.
Il problema di sel a napoli, ma non solo, è che è stata schiacciata strategicamente sull’alleanza col pd, senza se e senza ma.
Questo è stato l’errore.

Giovanni Lamagna 18 maggio 2011 - 08:52

18 maggio 2011

Ora basta scelte innaturali!

Nichi Vendola sostiene che “era innaturale la divisione del centrosinistra a Napoli”.
Ha perfettamente ragione!
Ma dovrebbe chiedersi: chi ha voluto questa divisione?
La risposta è una sola: l’ha voluta il PD!
Che dopo essere stato il maggiore responsabile del “disastro napoletano” di questi ultimi anni, dopo aver visto la diaspora di un numero enorme di suoi consiglieri comunali verso destra, dopo aver determinato la vergogna delle primarie, ha avuto ancora la pretesa di essere il partito che indicasse il candidato a sindaco di Napoli per lo schieramento di centrosinistra.
E’ stato naturale che ci sia stato chi si è opposto ad una simile assurda pretesa.
Da qui è venuta la divisione del centrosinistra. Non da altro.
E, una volta che si era determinata la divisione, Vendola e SEL si sono trovati a dover fare una scelta. E hanno fatto la scelta sbagliata.
Invece di scegliere il cambiamento, l’unica scelta tra le due che significava il cambiamento, cioè quella a favore di De Magistris (l’altra, quella a favore di Morcone, rappresentava, al di là delle caratteristiche della persona, una scelta di oggettiva e sostanziale continuità), ha fatto la scelta sbagliata, una scelta innaturale per SEL.
E, infatti, molti suoi elettori (almeno potenziali) l’hanno sconfessata col voto di domenica e lunedì.
Come adesso lo stesso Vendola è costretto a riconoscere: è stato “un fatto abbastanza naturale”.

Giovanni Lamagna (Assemblea Provinciale di SEL Napoli)

Edoardo Trotta 18 maggio 2011 - 05:18

Concordo con quanto sostenuto da Filippo, sarà dura ma esistiamo.
Un dato che da esterno balza agli occhi di un non partenopeo è il dato della spazzatura.
Avevo rivisto Napoli, da turista, belle, quasi pulita. La rivedo oggi sommersa. Le colpe, l’”INDUSTRIA dei RIFIUTI” alleata con la camorra.
Ambedue sostenute dai Nostri avversari politici.
Ma!!! Chi ha gestito Comune e Regione cosa ha fatto?
Non voglio esaurire la situazione della Città e dei suoi problemi a questo.
Ma sicuramente sui mass media era il PROBLEMA!!!
Anche da questo partiva forte l’esigenza di cambiamento che non abbiamo saputo intercettare.
Io non sono settario, ma con “Italia dei Valori” ho qualche problema.
A Genova l’Assessore alla Sicurezza è loro e sembra quasi propenso a risolvere i problemi “come problemi di sicurezza”. Io penso che la “sicurezza” sia un problema di “vivibilità urbana” ma non possa essere risolto da “Assessori sceriffi” con ordinanze, una sulle lucciole, mutuate da altre situazioni.

Filippo Boatti 18 maggio 2011 - 02:18

Personalmente mi sembra abbastanza normale e fisiologico che la palla passi dal sud al nord, per poi eventualmente tornare al sud. Per cui va bene l’autocritica, ma non bisogna mai demonizzare una situazione. Costruire una sinistra rinnovata richiede pazienza e si passa necessariamente per errori, l’importante è saperli valorizzare per correggerli. Il sud si è appannato, il nord ha dato finalmente un segnale, ora il sud saprà senz’altro ripensarsi, la crisi di Napoli è comunque troppo grave e non basterà un masaniello per quanto ispirato a risolverla. Ricordo che anche il primo Bassolino brandiva la spada fiammeggiante della Giustizia, per poi arenarsi nel sistema che sappiamo… auguriamoci che DM non cada anche lui in questa trappoola, ma di certo i problemi di Napoli non li risolve un uomo solo al comando.

Paolo Pesacane 18 maggio 2011 - 02:00

Sono completamente d’accordo con Peppe. Gli va dato atto che l’autocritica che compie non è per niente pelosa o di facciata ma seria e fondata su elementi sufficientemente analizzati. Quello che succede a Napoli non è indifferente per una nostra affermazione nazionale che ci consenta di svolgere un ruolo decisivo e non soltanto la elezione di qualche parlamentare. C’è un’aria diversa e tocca a noi intercettarla e tradurla in consenso. A Napoli abbiamo perso un’occasione. E a primo acchitto mi sembra che il dato delle importanti realtà del nord sia migliore di ciò che accade al sud. Esattamente il contrario di quello che è successo solo un anno fa. Tuttavia, sebbene ci si trovi alle prese con una competizione eminentemente amministrativa (con tutto ciò che questo comporta), forse Sel consolida complessivamente un risultato che è inferiore al sommovimento in atto e a quella voglia di cambiamento che lo stesso Vendola ha saputo o ha contribuito in larga parte a ispirare. Questo giudizio rimane fermo nonostante la fds prende ovunque (soprattutto al nord, cosa che non era successa un anno fa) costantemente meno di noi, anche a Napoli dove invece ha “azzeccato” la scelta di andare con De Magistris. Su questo credo che l’errore da parte nostra ci sia stato e sia stato grave. Da parte di tutti. Vendola compreso. Soprattutto dopo che il Pd ha scientemente e sapientemente sputtanato le primarie. Siamo rimasti a guardia di un bidone vuoto. Sia chiaro che De Magistris non mi entusiasma affatto tuttavia andava sostenuto senza temere che questa sua visibilità ci oscurasse. O oscurasse Nichi. Adesso la frittata è fatta. Credo che senza pietire apparentamenti possiamo dare il nostro sostegno convinto. Magari con una iniziativa congiunta con Nichi, anche se sono a conoscenza che in campagna elettorale De Magistris si è espresso male nei nostri confronti. Poi penso che sia arrivato il momento di avere un gruppo dirigente che si mostri (sono sicuro che lo sia) all’altezza della situazione. Specie per il dopo elezioni. Mi scoccia sentire l’eco di becere speculazioni nei nostri riguardi anche sulla stampa nazionale per ciò che succede in Campania. Non ce lo meritiamo.

Marco. Tarantino 18 maggio 2011 - 01:36

Due considerazioni:
1 E’ stato grave non capire la portata di Napoli, ma ancora più grave è stato negare lo spazio di dibattito su questo tema sul sito di SEL
2 Ho visto De Magistris stasera (non è che mi piaccia molto) ed è stato fumoso e un pò saccente nei confronti dei partiti del Csx. Comprendendo le ragioni di questo atteggiamento (anche se solo in parte) consiglierei all’ex pm di tornare a fare politica, in quanto il sindaco governa se ha una maggioranza in giunta e non decide tutto da solo

Vanni Maltoni 18 maggio 2011 - 00:16

Finalmente un’analisi seria sul “fattaccio di Napoli” con la giusta dose di autocritica.
Ho visto DeMagistris a Ballarò stasera, non ha risposto alle provocazioni di Cicchitto e Lettieri che lo hanno attaccato personalmente, mi è sembrato un po’ “fumoso” sui programmi e slegato da logiche di coalizione, ma forse lo ha fatto a ragion veduta.
In primo luogo perchè è chiaro che vuole avere mani libere e non essere condizionato da un Partito Democratico che a Napoli non conta più niente, e forse è giusto così visto che si è suicidato trascinando con sé pezzi consistenti della società.
In secondo luogo… come fai dopo tanti anni di gestioni malavitose bipartisan a presentarti ai cittadini napoletani con proclami da quattro soldi? Io personalmente se mi dovessi candidare lì non andrei oltre un “farò tutto quel che mi sarà possibile fare per il bene dei cittadini”, DeMagistris ovviamente enfatizza con toni d campagna elettorale ma la realtà può essere solo questa.

Giorgio Parisi 17 maggio 2011 - 23:41

Sono assolutamente d’accordo. Bisogna ripensare a quello che è successo.

Tuttavia visto che la decisione è stata presa consultando gli iscritti e che i risultati sono stati molto vari da un quartiere all’altro (se capisco bene nella maggior parte dei quartieri la maggioranza era per De Magistris, mentre i voti di Barra hanno rovesciato la situazione), sarebbe interessante se qualcuno mi spiegasse si ci sono dei motivi socio-economici per questo voto così diverso e se si vede traccia di questa diversità nei voti nei vari municipi.

O forse ci sono motivi di altro tipo, più politichesi, che spiegano queste differenze da un quartiere all’altro?

Qualche compagno napoletano può spiegare?

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