Vendola: “Così vince la sinistra”

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Le amministrative e i referendum hanno parlato chiaro: primarie sempre, dialogo con tutti, consultazioni dalla base per decidere il programma. E basta negoziati tra i leader nei corridoi. Parla il leader di Sinistra Ecologia e Libertà.

Quando l’antropologia politica studierà miracoli e colpi di scena – le amministrative, i referendum – al tempo del berlusconismo ma al di fuori da esso, Nichi Vendola, leader di Sel, governatore di Puglia per ben due volte fuori ortodossia, vate delle primarie sempre, sarà al primo posto. Dopo di lui, Giuliano Pisapia sindaco – stesse radici – e il botto referendario. Vittorie sulle quali Nichi ha molto puntato e si è molto speso, a volte nel timore di tanti. “Potere al popolo”, per lui è più che mai vero, nel senso di consultarlo, per andare oltre il vecchio modello di partito. Vendola parla di questo, del programma del centrosinistra da dare in outsourcing, dei rapporti con Bersani e Di Pietro, della possibile interlocuzione con Pier Ferdinando Casini.

Il successo delle amministrative. I referendum ben oltre il quorum. Improvvisamente, in Italia, la svolta.

“Bisogna considerare lo scenario globale e guardare con molta attenzione le novità dei segni che dalla piazza Puerta del Sol alla piazza Tahrir raccontano un network planetario, una rete della libertà e un linguaggio che declina l’alfabeto dei diritti, l’espressione dell’indignazione. E’ la fine di un’epoca e di un’egemonia della destra che ha cucito insieme integrazione economica e disintegrazione socio-culturale usando un vocabolario cinico e maschilista, mercantile e predatorio che va dalla saga dei petrolieri texani a quella di Arcore con Apicella. Questo per ricordare in che mondo è capitato quello che è capitato in Italia”.

Bene. Allora cosa ha determinato la svolta?
“Non il centrosinistra. Non i partiti. Ma i tanti movimenti che hanno lavorato alla semina, dissodato una terra molto pietrosa e inquinata dal berlusconismo”.

Quali?
“In primis le donne che a febbraio, manifestando, hanno messo a fuoco la natura del berlusconismo: non una malattia ma una fisiologia, in qualche modo, l’autobiografia della nazione. I giovani, quelli dello slogan del “futuro è adesso”, assillati da una gigantesca crisi sociale, dall’urgenza della precarietà del lavoro, della dequalificazione degli apparati formativi. Fiom e Cgil. I piccoli comitati territoriali, migliaia, l’associazionismo, il volontariato, la mobilitazione frontale del mondo cattolico. E l’impegno di due grandi cattedre: quella di papa Ratzinger e quella del papa laico, Mario Draghi. Ambedue hanno colto nella precarietà un dato di crisi globale della nostra società. Il mondo mette in movimento tanti mondi. Tanti mondi mettono in movimento il mondo”.

Un patrimonio. Come capitalizzarlo?
“Un centrosinistra che lascia alle spalle l’immobilismo e la conservazione, è un centrosinistra che torna a vincere. Attenzione: torna a vincere perché è sospinto da un formidabile processo di critica verso le oligarchie. Vince perché ha vinto l’ingerenza democratica. Abbiamo assistito a una bella lezione sul modo di dirimere le controversie più incandescenti, no? Se avessimo convocato gli stati maggiori del centrosinistra per assumere una linea comune sull’acqua bene comune, non ci saremmo mai riusciti. Come abbiamo risolto, allora? Con la democrazia, con la partecipazione e la discussione collettiva. Sono stati i referendum a riscrivere un pezzo del programma del centrosinistra”.

Ultimamente, lei ha prefigurato la nascita di un unico partito con Pd e Sel.
“Sarebbe un errore riprendere l’ordinario cammino dei partiti. Considero i partiti necessari ma non esaustivi, inadeguati per certi versi a rappresentare le domande di cambiamento. Su ciascun problema, continuiamo ad esibire le nostre magliette: io sono un radicale, tu sei un riformista, quello è un antagonista e tu sei un moderato. Vale solo il posizionamento simbolico. Ma poi la discussione come la facciamo? Mettiamola così: è cambiato il mondo. Lo so è una dichiarazione apodittica. Ma oggi il mio radicalismo consiste davvero soltanto nella considerazione che è finito il Novecento, a Fukushima, al Cairo, a Tripoli. Risolvere i problemi di oggi con gli occhiali di ieri, rischia di farci parlare con codici diventati arcaici. ”
Belle parole, molti concetti, ma nella pratica? C’è un modello, un esempio concreto?
“Io dico: apriamo il cantiere dell’alternativa di un nuovo centrosinistra. Le ultime esperienze ci devono aver insegnato cosa non si fa, per esempio la mediazione al ribasso costruendo un programma cartaceo in cui il negoziato ha riguardato l’aggettivo, il sostantivo…”.

Si riferisce all’Ulivo, all’Unione?
“Non si può replicare l’idea di un’armata Brancaleone per una partita elettorale e la prospettiva di gestire del potere. Forse non si è capito: noi siamo chiamati tutti quanti a salvare l’Italia, e cambiarla. Dobbiamo farlo con il popolo dei referendum, molto più coraggio e meno patemi. Pesiamo le percentuali della speranza invece di guardare alle percentuali di partito”.

Ripeto, nella pratica?
“Va bene. Entriamoci. E prendiamo Milano: poteva mai esserci un risultato più improbabile? Ha vinto il candidato più radicale dato perdente. Che costruisce una compagine di governo in cui fa tutte le operazioni di cui c’è bisogno. Operazione numero uno: parità di genere, non quote rosa, ma in giunta metà donne e metà uomini, come ho fatto anch’io in Puglia. Due: sceta di personalità di aree politico-culturali che hanno competenze e rappresentano mondi vitali, penso alla sua vice sindaca Maria Grazia Guida e al suo rapporto strettissimo con la storia del cattolicesimo ambrosiano. Tre: Bruno Tabacci. Seleziona nell’area moderata una competenza di assoluto rilievo e universalmente stimata. Pisapia non solo non tradisce nessuna delle speranze anche le più radicali, ma dimostra una capacità di allargamento di tutti i soggetti coinvolti. Questa è la mia ossessione, interloquire con tutti andando al merito delle cose”.

Anche con i moderati?
“Nella possibile interlocuzione con Pier Ferdinando Casini non si può immaginare che il presupposto sia cancellare la questione dei diritti civili, delle istanze di libertà che stanno maturando nella cuore della società. Significa che si vuole imporre qualcosa? No, ma che si vuole discutere della vita delle persone. Dobbiamo avere il coraggio di trovare un punto avanzato di programma riformatore, lavorare a una rivoluzione riformista, al centro la lotta alla precarietà, il diritto al lavoro e al reddito, la giustizia sociale, la guerra all’evasione fiscale… Il tutto non al chiuso ma all’aperto”.

Primarie anche per le scelte di fondo? La linea in outsourcing, com’è stato per la privatizzazione dell’acqua o per il nucleare?
“Perché non costruire un grande spazio pubblico sulle idee, sulle scelte programmatiche? In tanti Comuni il programma è stato creato con forum e discussioni corali e popolari, non è stato sequestrato nell’autoreferenzialità del ceto politico, non assoggettato a oligarchie”.

Un unico partito con Pd e Sel uniti. Esternalizzare il programma politico a una grande discussione pubblica. Bersani o Di Pietro sono su questa linea?
“Capovolgiamo la prospettiva. Con tutta la simpatia, pongo questi quesiti a Bersani e a Di Pietro. Le primarie ci hanno fatto bene o ci hanno fatto male? I referendum ci hanno fatto bene o male? Hanno fatto bene al centrosinistra. Alla democrazia. All’Italia. Lì c’è il deposito dei segreti per tornare a vincere. Siamo condannati a vincere. Dobbiamo vincere per forza. Ma se lo facciamo perché siamo rampanti e desiderosi di potere, non scalderemo il cuore di nessuno. Ricorda il cartello sul Nichi express, il treno organizzato dai giovani per le elezioni? C’era scritto: “Torno per votare? No, voto per tornare”. Quei ragazzi avevano riacciuffato la speranza, l’elemento fondamentale”.

Mi spieghi un arcano: Di Pietro ha commentato che non bisogna strumentalizzare il risultato dei referendum e chiedere le dimissioni di Berlusconi. Cos’è successo?
“Quando noi politici diventiamo strateghi della tattica, a volte produciamo formulazioni paradossali. E’ chiaro che il referendum non è stato pro o contro Berlusconi, ma pro o contro il berlusconismo. Di Pietro sostiene questo per un problema di posizionamento tattico, e lo dico con molto affetto. Certo che bisogna andare a votare. E l’esito del referendum è il secondo, se non il terzo, avviso di sfratto al governo”.

Bersani si è vendolizzato, invece.
“Non posso che essere felice se il Pd si sposta a sinistra. Va bene anche se questa rischia di essere una formulazione politicistica. Ma io non sono un uomo in carriera, tutti sanno che parlo con sincerità. Non lotto per riaprire un partito, ma per riaprire una partita”.

Ha citato Pisapia, ma non una parola su Luigi De Magistris. Perché non lo avete appoggiato?
“Per un elemento di onestà intellettuale e per un errore. Equiparare Bassolino a Cosentino era inaccettabile. Ma era troppo facile autoliberarsi di qualunque complesso di colpa appoggiando De Magistris. Poi ero un po’ risentito, avrei gradito che si fosse candidato alle primarie, lo avremmo sostenuto senza esitazione. Detto questo, abbiamo fatto un errore di valutazione politica”.

Bersani premier e Vendola leader del partito, potrebbe funzionare?
“E’ una domanda per chi pensa che la politica sia come un meccano, come i giochi della Lego. Siamo tutti indispensabili se ci mettiamo a disposizione della costruzione di un cantiere molto più largo di noi plurale, popolare, innovativo. Penso che la costruzione della proposta, del programma e dell’indicazione dei leader sia una proprietà pubblica, un bene comune da affidare alla saggezza del popolo”.

Proprio come l’acqua?
“Proprio come l’acqua”.

Denise Pardo

l’espresso

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Gianmarco 4 luglio 2011 - 13:05

Caro “compagno” Giusti, credo che nella politica si raccoglino i frutti anche del radicamento che ci hai riconusciuto e questo vale anche per le politiche nazionali, visto che i sondaggi delle amministrative prima delle elezioni erano pressocchè identiche a quelle nazionali cioè ci davano per scomparsi… nonostante tutti i difetti, che noi tutti riconosciamo perchè a differenza tua abbiamo una coscienza critica e non siamo sottomessi a nessun messia, la fds rimane sempre il secondo partito della sinistra italiana in termini di iscritti e sezioni sul territorio…Apprezzo vivamente il tuo tentativo di cacciare ogni minimo dissenso verso il tuo gerarca fatto su qusto blog…tu che ti mascheri di innovazione ma in realtà puzzi sempre di vecchio servo e sottomesso allo stalin di turno…

Alfredo Giusti 24 giugno 2011 - 00:46

Cari Ale 69 e Gianmarco, se Sinistra Ecologia e Libertà vi sta così stretta perché usate il suo sito per deprimere lo stato d’animo collettivo con bufale prive di significato ? Perché non usate il sito della Federazione, che mi sembra più congeniale ai vostri gusti ? Mi pare che vi siate ritagliati un ruolo di sabotatori. Ad Ale 69 , vorrei dire che l’acquedotto pugliese, dopo la gestione Fitto , che l’aveva ridotto in coma strutturale e finanziario, si è fortemente ripreso da quando Vendola è governatore e procede come apripista alla prospettiva della totale pubblicizzazione, nella cui direzione ha fatto passi molto importanti. A Giammarco, dico che i sondaggi non sono affatto finzioni senza senso ma fotografano la realtà. Rifondazione è sentita accettabile in elezioni locali e raggiunge il 4% dei consensi. A livello nazionale è vista – per sua scelta e dichiarazione – estranea all’alleanza di centro sinistra e fattore di dispersione di voti e viaggia tra l’1% e il 2%.
SEL – a livello locale – paga lo scarso radicamento e si mantiene al di sotto del livello nazionale
Colleziona però due sindaci ( Milano e Cagliari) e un 10% a Bologna.
A livello nazionale raggiunge l’8,5 % perche è avvertita come organica al centro sinistra e sua ala di sinistra, non elemento di dispersione di voti ma fattore di riequilibrio delle spinte centriste.
Vorrei scambiare alcune riflessioni con Vito Saturno, che non capisco cosa stia a fare in SEL, in cui imperversa, visto che ciò che di positivo ai suoi occhi accade, è fuori di SEL. Riprenderò presto il discorso perché trovo veramente fuori da ogni logica che chi si sente estraneo e ostile a SEL si permetta di invadere il sito con dichiarazioni, che evidentemente coloro che si riconoscono in SEL non possono non ritenere assurde e purtroppo provocatorie.

Alfredo GIUSTI , dell’Associazione “Con Vendola per una sinistra più forte e rinnovata” Sarzana (SP)

Gianmarco 22 giugno 2011 - 11:02

Caro compagno alfredo giusti, di quali voti stai parlando…la fds alle provinciali con tutto l’oscuramento mediatico è al 4 e sel pure e alle comunali ha ottenuto quasi ovunque risultati dignitosi…quindi non storpiare la realtà…i sondaggi non vogliono dire niente e queste ultime elezioni l’hanno domistrato…davano la fds scomparsa invece è più che viva

Vanni Maltoni 20 giugno 2011 - 19:45

Se l’idea di una fusione con il PD fosse propedeutica alla fuoriuscita della sua parte più moderata potrebbe anche andar bene, ma il probema vero è un altro.
O i partiti di sinistra tolgono le “mani dalla marmellata”, oppure non avremo magari più il berlusconismo ma la partitocrazia resterà bella intatta così com’è.

L’Italia dei Valori è allo sbando a causa dei riciclati che ha imbarcato a livello locale e nazionale, e la credibilità del partito di DiPietro è al minimo storico.
Il PD non supererà mai la soglia del 28-29%, ormai a chi come me vive in regioni, provincie, comuni amministrate dalla sinistra da 60 anni viene talvolta voglia di mettere la croce sul simbolo di un partito di destra per vedere l’effetto che farebbe a questi farabutti andare un po’ all’opposizione.
SEL è un guscio vuoto, a livello locale totalmente subordinata al PD e a livello nazionale ammantata delle chiacchiere di Vendola che misurarsi con la concretezza proprio non vuol sentir parlare.

Mah, siamo così sicuri che non rivincerà la destra? Abbiamo la credibilità necessaria e sufficiente per sconfiggere questa destra di cui un qualsiasi partito europeo di sinistra farebbe un sol boccone? Atene piange, ma Sparta non ride. Perchè c’è proprio poco da ridere.

Ale69 20 giugno 2011 - 10:48

Caro Giusti,il dissesto in questione sarà senz’altro posto in essere da Fitto.Ma se,come pare di capire,esso continua tutt’ora,nonostante 6 anni di Governo Vendola,e se come dici,Mussi si è trovato in difficoltà a ribattere,ebbene bisogna laicamente chiedersi se il predetto Vendola non abbia sbagliato qualcosa.Continuare a prendersela con gli avversari,anche se ominidi,anche quando questi sono all’opposizione non mi sembra nè molto elegante nè soprattutto molto maturo politicamente.
Un caro saluto

Alfredo Giusti 19 giugno 2011 - 22:37

Cari amici,

il giorno dei risultati del referendum,al dibattito su La7 nè Mentana conduttore nè il pugliese La Torre , presente, hanno corretto le palle sparate dall’ominide Salvini sui risultati – da lui definiti disastrosi – della gestione Vendola per quanto riguarda l’acquedotto pugliese. Stasera 19, l’ominide Salvini ha ripetuto le stesse accuse durante la trasmissione “in Onda” e Mussi, presente, non ha corretto in modo adeguato le ripalle del leghista.
E’ mai possibile che si possa permettere un tale travisamento della realtà e non si sappia denunciare le respansibilità di chi ha ceato il dissesto, ossia il grande Fitto ?

per l’Associazione “Con Vendola per una sinistra più forte e rinnovata” Alfredo Giusti Sarzana (SP)

Vito Saturno 19 giugno 2011 - 21:18

@ Vincenzo:
A Roma, ieri, nelle stesse ore in cui si svolgeva l’Assemblea Nazionale di SEL, una sessantina di Associazioni, Forum, Movimenti, riuniti in Comitato presieduto da Elio Veltri, hanno presentato le tre proposte di Legge di Iniziativa Popolare, di cui ho dato notizia anche su questo sito nei giorni scorsi. Il CANTIERE, quello delle iniziative reali, dei fatti e dei progetti, non delle sole belle parole, è della partita, per così dire in prima linea. Io stesso ho ritrovato all’appello tanti compagni del primo Cantiere che oggi riprende vita: da Elio Veltri a Giulietto Chiesa, da Nicola Panero a Rosamaria Fino, da Stefano Sylos Labini a Luigi Villani, a Cristina Naso. Con l’innesto prezioso di Oliviero Beha, di don Luigi Merola, di Nicola Tranfaglia, Stefano D’Errico segretario nazionale Unicobas, Francesco Paola, Giorgio Ruffolo, Publio Fiori, Sergio Castellaneta ex parlamentare della Lega Nord. Tre proposte di legge di iniziativa popolare, sono non soltanto un “esercizio di sintassi politica, sociale ed economica”, ma tre concrete proposte di azione, tre leggi che potranno rappresentare il nocciolo di un programma di governo, in grado di rivoluzionare l’intero quadro sociale e istituzionale a costo zero per le esangui casse dello Stato. Realizzabile anche nei primi cento giorni di un nuovo governo.
I provvedimenti, frutto di mesi di studi e di discussioni, riguardano il LAVORO PRECARIO, l’ECONOMIA SOMMERSA E CRIMINALE e i COSTI DELLA POLITICA.
1) Nella prima proposta, come riportato anche dal “Fatto Quotidiano” di giovedì 16 giugno 2011, si riducono a quattro le attuali forme contrattuali, viene introdotto il reddito garantito a favore dei precari che restano senza lavoro e un salario minimo di 10 € lordi l’ora.
2) Riguardo all’economia sommersa (che rappresenta il 20% del PIL e comporta una perdita per il Pubblico Erario di circa 200 miliardi di euro l’anno) il disegno di legge si propone di favorire gli accertamenti tributari semplificando l’attuale normativa e obbligando le banche a comunicare all’anagrafe tributaria la consistenza delle operazioni finanziarie dei soggetti interessati, inasprendo altresì le sanzioni pecuniarie amministrative. Sul fronte della lotta alle economie mafiose (che rappresentano la prima industria privata del Paese, con oltre 1000 miliardi di euro di patrimoni) la proposta di legge introduce norme volte a evitare la prescrizione dei reati, accelerare i tempi di confisca dei beni mafiosi e attraverso una serie di deleghe al Governo, favorire l’accertamento dell’esistenza di fondi occulti grazie a una modifica della normativa fiscale, fallimentare e societaria.
3) La terza proposta affronta il tema dei costi della politica. I partiti dal ’94 a oggi hanno ricevuto oltre 2 miliardi e mezzo di euro di rimborsi spendendo per le loro campagne elettorali solo 580 milioni. Il disegno di legge intende perciò modificare l’attuale normativa facendo sì che siano erogati ai partiti rimborsi limitatamente ai soli costi effettivamente sostenuti, affidando il controllo delle dichiarazioni di spesa alla Corte dei Conti e attribuendo alla Camera e al Senato il potere di bloccare per tre anni i finanziamenti pubblici in caso di false documentazioni. L’obiettivo principale di questa terza proposta è infine quello di favorire l’attuazione effettiva dell’articolo 49 della Costituzione salvaguardando la democrazia interna dei partiti dalla proliferazione di oligarchie affaristiche, familiste e clientelari.
Questo, il Comitato Promotore “TRE LEGGI PER L’ITALIA”:
Elio Veltri presidente di Democrazia e Legalità, Oliviero Beha, Glauco Benigni, Cultura progresso e Legalità, Italio Campagnoli, Liste Civiche Marche, Fausto Carratù, Popolo sovrano, Sergio Castellaneta ex parlamentare Lega Nord, Giulietto Chiesa, Alternativa, Andrea Cinquegrani, la Voce delle voci, Luca Cordona, la Fionda, Giuseppe Criseo, Sindacato Europeo Lavoratori, Stefano D’Errico segretario nazionale Unicobas, Vito Saturno, coordinatore del Cantiere Umbria e per “Gli Amici della Terra”, Mario Di Domenico, Movimento dei Valori, Giuseppe Fiamingo, Roberto Fioretti, Publio Fiori ex parlamentare DC e leader di Rinascita Popolare, Franco Fiore Gherbaz per la Federazione dei Movimenti, Giuseppe Frendina per Argo Esploratori di un futuro possibile, Alberico Giostra per il Tribuno, Giuliano Girlando per il Movimento Lavoro, Libertà e giustizia sociale “Per la Sinistra”, David Gramiccioli per Radio IES, Fabio Greggio per Movimento Civico, Massimo Laccisaglia per Nessun Partito, Paolo Maretini per Radio Radicale, Don Luigi Merola presidente dell’Associazione “a Voce d’e criature”, Giuseppe Micò, Emiliano Morrone per la Voce di Fiore, Cristina Pacella per Movimento Agende Rosse, Nicola Panero, Avv. Francesco Paola, Delfino Parlato per Italia Attiva, Raffaele Principe, Movimento Radicalsocialismo, Giorgio Ruffolo presidente del Centro Europa Ricerche, Michele Sacchini per I Democratici, Nicola Tranfaglia, Luigi Visconti per Cambiare adesso, Maurizio Zaffarano per Movimento Radical Socialista, Graziella Algieri presidente di DOC Associazione Donne Coraggio, Donato Aquilino, Franco Bartolomei per Socialismo e Sinistra, Patrizia Bianchini, Domenico Bruni e Gino Di Maro per PLUB Partito di Lotta all’Usura Bancaria, Lucia Colosimo, Franca Corradini per Fior di Loto ONLUS, Adriano De Cupis, Paolo Ferloni, Domenico Ferraro, Roberto Gasparrini, Paolo Militerno, Domenico Morace, Tommaso Morlando per Centro Studi Officina Volturno contro la camorra, Vincenzo Musella, Cristina Naso, Tiziana Streppa, Romolo Tamburrini, Luigi Villani. Altre personalità e altri Gruppi hanno aderito durante l’assemblea. Altri hanno annunciato l’adesione a breve. Altri ancora contiamo che se ne aggiungano.
Graditissimo ospite il PD, rappresentato dal responsabile nazionale dell’Organizzazione, Nico Stumpo. L’esponente democratico, dopo aver lodato l’impegno speso dai Movimenti nella raccolta delle firme per i referendum che i Movimenti hanno vinto, ci ha sorpresi con la disponibilità a dare una mano per il futuro prossimo. Preso atto con soddisfazione di questa dichiarazione lungimirante, il dialogo continuerà nel rispetto reciproco, come gli è stato risposto sia dal presidente Veltri sia dal sottoscritto candidato a gestire l’organizzazione degli eventi del Comitato Promotore. Lasciatemi aggiungere una personale modesta considerazione: nessuno di noi è andato a bussare col cappello in mano alla porta del PD e lo stesso Elio Veltri ha dichiarato testualmente senza giri di parole che il Comitato (si chiamerà NOMOS, parola greca che significa “Regola, o Legge”) non intende lanciare OPA al PD, né mettere il cappello sul PD, ma non intende neppure che sia il PD a mettere il cappello su questa iniziativa.
E’ inutile sottolineare ancora che queste tre Leggi, se approvate, sarebbero una autentica rivoluzione, più di tante elucubrazioni teoriche, di tante dichiarazioni di buoni intenti, di distinguo, di capelli spaccati in quattro, di documenti astratti e meramente teorici. Chi vuol dare una mano, si metta a disposizione: servono tante intelligenze, tanto impegno, tanta fiducia, tanta concretezza. Servono almeno 50.000 firme. Chi, tra i compagni di SEL ritiene che possa essere utile alla democrazia italiana un impegno di questo genere (e mi rivolgo innanzi tutto ai tanti compagni che si sono messi in contatto tramite questo sito direttamente con me negli ultimi tempi: vitosaturno@hotmail.com), mi contatti e sarò ben lieto di inviargli anche i testi delle tre proposte di Legge di Iniziativa Popolare. Mi auguro, infine, che SEL non sia disattenta a questo meccanismo che si è messo in moto. La raccolta delle firme partirà nel prossimo mese di settembre. Il dialogo con tutti, ma veramente con tutti, dovrebbe essere la prima parola d’ordine, se ho ben interpretato fin dall’inizio i motivi ispiratori di Sinistra Ecologia e Libertà.

Vincenzo 18 giugno 2011 - 17:19

Qualcuno ha notizie dall’assemblea??

Franco Astengo 18 giugno 2011 - 14:02

NOVITA’ PER LA SINISTRA
Si è conclusa in Italia la “primavera elettorale” con un esito che consente alla sinistra italiana l’avvio di una riflessione almeno più “serena” rispetto al recente passato: si è palesato il ritorno di una certa mobilità elettorale, si sono affacciate sulla scena giovani generazioni, con il piglio di chi intende svolgere un ruolo da protagonista.
Il contesto internazionale in cui si è sviluppata questa fase del “caso italiano” può ben essere giudicata, nella sua contraddittorietà, egualmente interessante: le rivolte di popolo nel Nord Africa e, più in generale, nel Medio Oriente (caso a parte, ovviamente, la Libia), la discesa in piazza degli “indignados” in Spagna e, per contro, l’acuirsi della crisi economica, in particolare sullo scacchiere europeo, con la crisi della Grecia ed anche quelle di Portogallo e Spagna.
Questo insieme di fatti possono essere analizzati in funzione di alcune indicazioni che la sinistra italiana, indipendentemente dalle sue condizioni organizzative (sulle quali cercheremo di ritornare), dovrebbe cercare, a nostro avviso, di raccogliere facendone oggetto di una approfondita discussione:
1) Emerge una radicalità “forte” nelle giovani generazioni: tra le ragazze ed i ragazzi che si trovano tra i 18 e i 25 anni. Si tratta di un dato abbastanza comune all’interno delle situazioni che abbiamo elencato poco sopra. Qualcuno spiega il fenomeno con il fallimento delle guerre anti-terrorismo in Iraq e Afghanistan che hanno fornito l’occasione per uno sviluppo di confronto culturale non legato al “pensiero unico” come era avvenuto per le generazioni precedenti. Non sappiamo se questa può essere considerata la chiave di lettura ed, in ogni caso, le cose stanno sicuramente in maniera più complessa. Fatto sta che il dato appare emergente (anche leggendo in profondità, per quel che riguarda l’Italia, i dati sul referendum del 12 Giugno) ed appare prefigurare una richiesta di vero e proprio “salto generazionale”;
2) Proprio l’acuirsi della crisi ed il presentarsi dei suoi aspetti più drammatici al riguardo delle condizioni materiali di vita della gente, richiede alla sinistra di fissare un obiettivo politico prioritario a dimensione e a livello della gravità dello stato di cose in atto. Insistiamo nel definire questo obiettivo individuandolo nella battaglia per una “Europa politica”. Sarebbe lungo e probabilmente inutile, in questo frangente, ripercorrere le tappe del fallimento di questa ipotesi, che ha ceduto il campo ad una Europa liberista dei banchieri. Pur tuttavia è necessario ripercorrere questa storia e riprendere questo obiettivo, nell’ambito di un soggetto sovranazionale, che deve essere ancora una volta identificato nel Partito Socialista Europeo. Un progetto progressista non avrà forza e pertinenza se non a livello europeo e non è contraddittorio, in questo momento lottare a livello nazionale e a livello europeo;
3) Deve essere costruito, a tutti i livelli e tra tutte le forze che aspirano al cambiamento, un programma comune. Sono, però, mutate le condizioni per costruire questo programma e sono sopravvenute anche nuove contraddizioni, anche oltre a quelle post-materialiste individuate fin dagli anni’90 in allargamento dello schema classico dei quattro “cleavages” di Rokkan e Lipset.
Prima di tutto, però, è necessario approfondire un mutamento fondamentale nell’idea dell’agire politico: quello che prevedeva l’elaborazione di un programma da parte dei soggetti politici, la sua proposizione all’esterno e la sua applicazione da parte delle istituzioni ( dalla “politics alla policy”, si direbbe applicando la terminologia della scienza politica). Adesso (e lo dimostrano, assieme, la qualità delle rivendicazioni politiche dei giovani spagnoli e di quelli tunisini ed egiziani, ma anche l’esito delle elezioni amministrative e del referendum in Italia) si tende a rovesciare questo concetto (come è stato ,del resto, in buona parte della tradizione anglosassone), passando dalla “policy alla politics”, affrontando cioè i problemi emergenti ciascuno per sé, ispirandosi ad un sistema di valori definito, e in quel modo, ponendo il tema della risoluzione delle questioni in quanto tali, definendo una ipotesi di progetto generale di trasformazione.
Oggi le questioni dei privilegi dell’oligarchia, la crescente venalità delle classi dirigenti, i regali fatti alle banche, il libero scambio o l’erosione dei salari col pretesto della concorrenza internazionale, non debbono essere più affrontati in termini di “antipolitica” o di “populismo”, ma con l’idea di costruire, attraverso la loro risoluzione, un progetto di cambiamento che prefigura un diverso ruolo delle relazioni internazionali, dello Stato, del ruolo dello Stato stesso in economia, di un modello di nuovo compromesso sociale;
4) La concretezza di un nuovo modo di “agire la politica” deve, nello specifico della situazione italiana, collegare tutti questi elementi e presentare una proposta politica nuova. La sinistra è divisa e ciaschedun progetto appare insufficiente. Neppure, del resto, servirà mescolare le carte attorno all’idea di improvvisate leadership. Occorre un processo di fondo che eviti le scorciatoie presidenzialistiche-personalistiche la cui tentazione, a sinistra, ancora molto forte; ponga il tema della legge elettorale proporzionale come collante forte ed importante proprio perché prefigurante un ritorno alla Costituzione, respingendo l’idea di “Costituzione Materiale”, che già avrebbe superato quella formalmente in vigore, in particolare sotto l’aspetto del funzionamento “parlamentare” delle istituzioni.
Se, dopo aver cercato di scavare nelle novità emergenti, non ci fosse il rischio di cadere in un linguaggio abusato, una proposta possibile potrebbe essere quella di una “Costituente per l’alternativa” per un “programma comune”.
Di meglio, comunque, come indicazione di sintesi non siamo riusciti a trovare e saremmo grati a chi volesse interloquire sul tema, fornendo spunti sicuramente più avanzati e praticabili.
Savona, li 18 Giugno 2011 Franco Astengo

Alfredo Giusti 18 giugno 2011 - 12:44

Cari amici ,

vi devo confessare che trovo “mortiferi”gran parte dei commenti all’intervista di Vendola. Se non pensassi che è una cosa impossibile, direi che si tratta di alcune delle tante veline fatte girare da Rifondazione per screditare Vendola e noi tutti.
La critica é sacrosanta e legittima; il tono – con cui molti l’hanno propinata – troppo masochista e autolesionista.
A chi ha nostalgie del pessato vorrei chiedere cosa sta a significare in quasi tutti i sondaggi l’8,5 di SEL e l’1,9 della Fed. Per me sta a significare che la gente ha le palle piene della parola Comunismo e dei suoi simboli; e non condivide il programma della FED, alternativo al centro sinistra e visto quindi come dispersore di voti. Questi elementi hanno determinato la rottura operata da Ferrero (e lui che ha fatto carta straccia del progetto Arcobaleno e voluto riprendere la propria vecchia e ormai sterile identità ). Una fetta consistente dei nostri voti è merito della presenza di Vendola. E noi vogliamo criminalizzarlo e distruggerlo per tornare – magari con Ferrero – al 2% ?
Vendola commette certamente i suoi errori e lascia troppo in ombra il resto del gruppo dirigente; sbaglia quando lancia novità, che non sono maturate alla base del partito, che deve essere sempre consultato e valorizzato. Non appioppiamo però a Vendola progetti che titoli, non suoi ma del giornalista, hanno creato. Qualcuno sembra che non aspetti altro che l’errore di Vendola per poter dargli addosso, che corrisponde esattamente a tagliarsi le palle con un sega arrugginita. Oggi c’è l’Assemblea nazionale : starà a questa mettere i puntini sulle i e fare le tante critiche necessarie per funzionare meglio.
E noi facciamo bene a spingere intervenendo nei vari siti, come questo; ma intervendo, lo ripeto in modo costruttivo e fiducioso e senza secondi fini.
Facciamo tutto, però, con spirito costruttivo; Vendola, che non è nè un Narciso nè un padrone del partito se lo merita.Cerchiamo di emendarlo dai suoi errori e di migliorarlo con la fiducia e il rispetto che merita il miglior prodotto della politica italiana di questi decenni

Erga 18 giugno 2011 - 12:11

Banalmente mi verrebbe da dire che non riusciamo a smettere di guardare indietro e anon comprendere quello che politicamente si evidenzia dai risultati delle amministratitive e dei referendum cioè , ancora banalmente, che solo essendo portatori dei bisogni espressi dalle lotte sociali e dalla difesa dei beni comuni riusciamo a contare politicamente .
A fronte del recente intervento del compagno Alfonso Gianni che chiedeva la convocazione subitanea di una assise POLITICA in cui discutere e avanzare le nostre proposte in merito alla crisi finanziaria e alle ricette che Tremonti sta preparando trovo che entrambe le recenti interviste di Vendola si fermino sul tema delle alleanze invece di porre all’attenzione del dibattito il programma politico e pertanto le nostre proposte sulle quali andare al confronto con il PD e le altre forze che si richiamano al centrosx .
Per questo credo che sia un vano esercizio retorico il richiamo che alcuni, in questa sede, fanno all’unità a sinistra dimenticandosi che Diliberto fece del centralismo democratico e dell’alleanza con Rizzo il perno della “vittoria” congressuale dimentico dell’unità a sinistra che aveva predicato fino al giorno prima e che l’alleanza di ‘capre e cavoli’ che portò alla sconfitta ,per pochi decimi di punto , di Vendola si tradusse in una istituzione di una pletora di dipartimenti onde accontentare tutte le correnti , a volte semplici soffi .
Pertanto , visto i comportamenti passati , bando alle invocazioni unitarie e ci si confronti sulla condisione o meno delle proposte politiche .
Credo che le compagne e i compagni provenienti da esperienze politiche diverse che hanno scelto di impegnarsi nella costruzione politica di SEL abbiano non solo deciso di “rompere” con tali prassi ma abbiano soprattutto scelto . fin dall’assemblea di Bagnoli, di andare a costruire una organizzazione politica “aperta” cioè in grado di essere nello stesso tempo basata sui dei “fonfamentali” ma capace di far vivere tutte quelle istanze di cui si condividono gli obiettivi .
Penso che non sia più dilazionabile il rispetto degl impegni assunti in sede congressuale( vedi ad es. Statuto) e sia necessario che SEL , attraverso le sue articolaziooni terrritoriali ( Regionali, Federazioni, Circoli) si esprima, con dibattiti e relativi documenti politici ,in merito agli obiettivi programmayici da perseguire .
Vendola , per quanto importante non è il vangelo e i militanti di SEL non sono vendoladipendenti , per questo spetta a tutti un sforzo di partecipazione per evitare , per l’ennesima volta, di arrivare buon ultimi nel formulare le nostre proposte in merito alla situazione politica evitando di far delle primarie la centralità dell’azione politica di SEL . Se così m fosse credo che farremmo,oggi, un grave errore politico .

Stefano Dall'agata 17 giugno 2011 - 23:15

Caro Sylos Labini,
ti ringrazio per la risposta.
Condivido, servono degli obiettive comuni, con l’UDC (e annesso Mastella) mi chiedo se possano essercene.
Il PD si sta già adeguando, il Sindaco di Bologna va contro le coppie di fatto.

Vincenzo 17 giugno 2011 - 20:59

@Michele se per unità intendi una colaizzione, può essere condivisibile, ma se intendi un partito penso che sia improponibile. Come si può pensare a un partito con quelli che santificano Marchionne o che non perdono occasione per benedire missioni militari e bombardamenti?

Michele 17 giugno 2011 - 20:49

Infatti idealmente sarei per un’unità che va dalla federazione fino al pd, nessuno escluso…

Luca Esposito 17 giugno 2011 - 20:42

@Michele io non devo dire niente a nessuno perchè non faccio parte nè della FdS, nè di SEL nè di nessun altro partito. Io sono solo un comunista che non sopporta più vedere conflitti personali tradursi in debolezza per chi ci dovrebbe rappresentare. Quello che hai raccontato tu, in effetti, è il vero problema della Sinistra.

Stefano Sylos Labini 17 giugno 2011 - 20:38

Secondo me i tempi sono maturi per aprire una consultazione tra chi vuole un accordo immediato col PD e con le altre forze moderate e chi invece pensa che prima occorra aggregare tutte le forze politiche, i movimenti sociali e le forze ambientaliste in una coalizione rossoverde a sinistra del PD. Questo secondo scenario permetterebbe di avere una massa critica adeguata per negoziare un accordo politico coi moderati aldilà di fantomatiche primarie. Sulle primarie ho cercato di far presente che nel 2005 Prodi le vinse col 75% dei voti e poi sappiamo bene come è andata a finire.

Che si mettano queste due opzioni ai voti così si può decidere la linea in modo democratico e non apprenderla sui giornali a giochi fatti.

Michele 17 giugno 2011 - 20:37

Ciao Luca gli dici te a quelli di grosseto perché non ci lasciano condividere con loro la sezione abbandonata di arcidosso? Mi spieghi perché sono stati strappati i nostri manifesti per il si al referendum?
Le sezioni le ha tenute tutte la federazione, ma le abbiamo costruite insieme, con lo sforzo di tutti…

Michele 17 giugno 2011 - 20:33

speriamo…

Luca Esposito 17 giugno 2011 - 20:29

@Michele dici che la FdS non è “confluita subito in un nuovo soggetto unitario per difendere lo stato maggiore di Rifondazione”. A me pare, piuttosto, che tu stia raccontando la storia di SEL, il cui gruppo dirigente è composto da quegli stessi Giordano, Migliore, Bertinotti etc che per salvare loro stessi da una sconfitta congressuale preferirono andare all’ennesima scissione.
Quanto alle “bandiere a manifestazioni che non appartengono”, abbi almeno rispetto per i militanti che con il loro impegno stanno permettendo alla FdS di non scomparire ed, anzi, come dimostrano le recenti amministrative, di crescere. Il PRC più il PdCI sono, oggi, la seconda formazione politica in Italia per numero d’iscritti e sezioni sul territorio dopo il PD, in virtù dell’organizzazione in vigore ai tempi del glorioso PCI.

Vincenzo 17 giugno 2011 - 20:16

@Michele non tutta l’aria che tu riassumi come “estremismo di sinistra” è cosi conservatore come dici anzi ultimamente l’esigenza di unità sembra essere sempre più condivisa nella base di quella sinistra se riusciamo a sfruttare quell’esigenza i partiti dovranno necessariamente adeguarsi alle richieste della base

Michele 17 giugno 2011 - 20:16

Chi segue la politica dal basso si può rendere conto che il pd nelle basi si è spostato a sinistra. Il problema sono i quadri e tutto l’apparato del partito. Comunque anche a me dispiacerebbe azzerare sel per confluire in una nuova forza. Almeno per ora non credo sia il momento.

Vincenzo 17 giugno 2011 - 20:14

@ LUca Esposito, sottoscrivo il tuo intervento ma con un’integrazione, bisogna lavorare per l’unità a sinistra coinvolgendo le forze che hai citato, in questo modo si potrà trattare ALLA PARI col PD all’interno di un csx solo cosi si potrà evitare ciò che successe col governo prodi

Michele 17 giugno 2011 - 20:12

Certo si potrebbe fare se in italia l’estremismo di sinistra fosse meno conservatore.

Vincenzo 17 giugno 2011 - 20:11

MIchele la questione non è arroccarsi nelle posizioni, condivido, seppur con toni diversi, le critiche di luca. L’orizzonte deve essere una sinistra di governo forte, che sia pronta ad allearsi con i moderati del pd, ma senza rinunciare all’autonomia di pensiero.

Luca Esposito 17 giugno 2011 - 20:11

Ma insomma, basta con questi fantomatici progetti di accodamento al PD! Vogliamo fare la stessa fine che abbiamo fatto nei precedenti Governi di csx, con una SInistra appiattita sulle posizioni dominanti dei cosiddetti “riformisti”? E se il PD adotterà anche a livello nazionale la politica che ha aintrapreso a Torino con Chiamparino e la questione Fiat? E se, ad accompagnare questa deriva liberista, ci sarà pure un accordo con il Terzo Polo? Io spero che SEL non volgia fare questa fine, e che Vendola che la porti a questo.
Piuttosto, bisogna lavorare ad un progetto comune insieme a FdS, Verdi, IdV, movimenti ed associazione per un’alternativa vera al sistema, perchè, fatto fuori B., rimarranno gli indirizzi iperliberisti dell’Europa di Maastricht e Lisbona, le delocalizzazione speculative, la crisi usata come scusa per comprimere òe condizioni di lavoro, la finanza che uccide l’economia reale etc. Questi devono essere i temi della Sinistra, e con PD ed UDC non si va molto lontano.

Antonio 17 giugno 2011 - 20:08

Ma il fine di SEL non era quello di unire la SINISTRA ?
A me sembra che si stia spostando sempre di più a destra e o confluirà nel PD, diventando la corrente di sinistra o formerà un partito con il PD stile Democratici di Sinistra.

Perchè non creare un partito come la Die Linke tedesca ? Un partito che dal punto di vista teorico si rifaccia al socialismo democratico, all’ambientalismo, al pacifismo e all’eurocomunismo. E che in Europa stia nel Partito della Sinistra Europea.

Michele 17 giugno 2011 - 20:06

Caro Luca, siete rimasti quattro gatti sempre a sventolare la bandiera alle manifestazioni che non vi appartengono.
Non vi è bastata la sonora sconfitta della retorica anticapitalista?
Con la vostra ottusità date solo ragione a veltroni e dalema, perchè non siete confluiti subito in un nuovo soggetto unitario? Per difendere lo stato maggiore di rifondazione? Non vi rendete conto dell’apparato vecchio che difendete e pensate di essere più a sinistra? Questa è solo una dimostrazione di conservatorismo, arroccarsi nelle posizioni…

Luca 17 giugno 2011 - 19:40

Probabilmente Vendola non sta facendo altro che ripercorrere il progetto di una sinistra all’acqua di rose che necessariamente confluirà nel PD tra qualche anno. Una sinistra che si presenti apparentemente affidabile senza una nervatura ideologica. Una sinistra di cui non sento assolutamente la necessità ne tantomeno la mancanza. Non è un caso che non parli mai di chi sta alla sua sinistra. Essi sono “brutti, sporchi e cattivi”… Ma forse sono capaci ancora di fare politica e di avere una linea più coerente (vedi De Magistris). Una nuova “narrazione”? A me pare una nuova strategia sbagliata.

Vincenzo 17 giugno 2011 - 18:57

Inizio a pensare di essermi sbagliato riguardo a SEL e a Vendola, siamo passatti dal progetto di unire la sinistra a quello di fondere sel col pd.
Credo fermamente che l’orizzonte di SEL deve essere a sinistra del PD guardando a quella parte di FDS con la quale si riesce a dialogare e alla parte più rossa dell’IDV con loro si può discutere di un soggetto di sinistra che possa confrontarsi alla pari col PD nella costruzione dell’alternativa

Vincenzo 17 giugno 2011 - 18:50

Paolo non sono per niente daccordo, le percentuali che hai dato sono corrette ma nonostante questo la gente alle primarie ha votato Pisapia, questo fantomatico soggetto unico non è per niente necessario, anzi farebbe perdere consensi a sinistra verso FDS e il movimento 5 stelle, e io sarei il primo a non votare più SEL o il frutto della sua fusione col PD

Carlol 17 giugno 2011 - 18:49

A me sembra evidente che se qualcosa è cambiato in Italia si tratta della reazione di una parte significativa della società. Questo cambiamento in corso rappresenta la base per la trasformazione dei rapporti di forza politici nel paese. Ma i movimenti (acqua, antinucleare) che hanno condotto ai risultati nel referendum hanno un loro insediamento organizzato e questo Vendola non lo capisce. Il Wwf non è che lo si improvvisa, non è nato ieri. Il Forum dell’acqua ha un suo deposito organizzativo anche con una fluidità di movimento. Il problema è che un partito come Sel avrebbe dovuto nascere con l’ambizione di dare un indirizzo in termini di nuova interpretazione della realtà e programma essendo il punto di confluenza di diverse culture e rappresentazioni. Vendola si preoccupa del “movimento” ma non di questo aspetto decisivo e fondamentale che è la costruzione di una testa politica di “sinistra”.
Il PD tranne che per il legittimo impedimento sui referendum si è accodato smentendo sé stesso sui temi dell’acqua e del nucleare.
Il paradigma ambientale ha riscritto i termini e la mappa politica ma su una scala secolare e non annuale. La questione sociale idem. Ma quale Novecento? Qui parliamo di un tema che ha ristrutturato il campo politico dall’Ottocento. Il problema della nascita di Sel secondo me deve essere visto in quest’ottica. Qui
si tratta di mettere in piedi una corrente di pensiero anche organizzativamente. La questione primarie non può essere considerata solo come il mezzo per creare uno sbocco ad alcune idee e uomini più di “sinistra” rispetto ai candidati del PD. Ma è un aspetto che riguarda la riforma della politica e del dato istituzionale del sistema democratico italiano rimandando all’articolo 49 della Costituzione.

PS : Bravo Domenico. Alla fine poi decide il leader o settori ristretti a scapito della “massa”. Le masse partecipano ma poi decidono altri. Bisogna piantare le basi di una democrazia partecipativa dandogli un assetto “istituzionale”. Occorre ragionare su questo aspetto considerando la critica che muoveva Bobbio a questi spezzoni di sinistra marxista poco attenti al dato istituzionale, cioè molto solleciti sul chi e assai poco sul come. la riflessione va portata a livello della crisi della democrazia contemporanea. Una diversa e più spessa soggettività politica si deve occupare di questo. Il fumo delle emozioni va bene ma se c’è l’arrosto dei programmi e delle idee fondamentali.

Nino 17 giugno 2011 - 18:23

a questo punto dopo la lisciata a draghi, non so piu’ cosa pensare.
Sarebbe bene che, nonostante pensi che con questo pd non sia possibile fare alcuna alleanza, il centrosinistra, pd, idv, sel, presenti le proposte programmatiche.
Le primarie, infatti, non possono essere il cemento su cui costruire la alleanza.
Il cemento è solo il programma.

Domenico 17 giugno 2011 - 18:16

Ciò che propone Vendola sono tanti luoghi di partecipazione (bene) ma scollegati dai luoghi di decisione (male)!!!

Paolo 17 giugno 2011 - 18:04

Bravo Alfonso, un’altro passaggio che DEVE preoccupare. Quali idee ha vendola del welfare state? nella precedente intervista è stato molto superfluo e come al solito “narrativo”. Non vorrei che la narrazione celi al suo interno delle fregature

Alfonso Gianni 17 giugno 2011 - 17:46

Trovo sorprendente il riferimento nella intervista a Mario Draghi, qualificato addirittura come papa laico, interprete della lotta contro la precarietà. Basta leggere le Considerazioni finali di Draghi all’assemblea di Bankitalia per accorgersi che le cose non stanno così. Intendiamoci l’uomo, Draghi intendo, è di livello e certamente ha gestito il suo ruolo di Governatore in modo completamente diverso da Fazio. Ma purtroppo la sua dottrina economica non esce dagli schemi dominanti, malgrado fosse stato a suo tempo un allievo di Caffè. Nel suo ultimo discorso come governatore ribadisce che il contributo della Bce alla crescita è la stabilità monetaria. Esattamente quella che ha portato l’Europa in recessione, con la significativa eccezione della Germania, la Grecia al fallimento e gli altri paesi mediterranei sull’orlo del medesimo. Tale politica ha aumentato la disoccupazione e la precarietà, tranne che in Germania (su questi temi torno in un articolo sul prossimo numero di Critica Marxista di imminente uscita). E’ perciò il caso di dire: “da che pulpito la predica!”.

Gino 17 giugno 2011 - 17:42

Bella intervista, Come quella al Corriere. Bene così. Andiamo avanti.

Maurizio 17 giugno 2011 - 17:31

Ma infatti nessuno nega quello che dici, Carlo. Semplicemente, molti di noi vorrebbero un paio di cose: in primo luogo che si abbia rispetto per l’intelligenza delle iscritte e degli iscritti a SEL. Ribadisco che un partito non è un comitato elettorale. Così come ribadisco che SEL non può “servire” mire personali di chicchessia, per cui si può fondare e sciogliere come fosse il PDL. In secondo luogo: vogliamo fare un partito della nuova Sinistra, o chiamatela come volete? Perfetto, evitiamo di usare formulette vecchio stile, tipo prendersi quattro o cinque cacicchi qua, due dirigenti piddini di là, proporre fusioni a freddo, dire che i partiti sono morti e così via. E non per un nostalgico sentimento novecentesco, che tra l’altro non ho mai neanche vissuto. Semplicemente perché la politica movimentista, assembleare, che molti si ostinano a chiamare “orizzontale”, è la cosa più “verticale” che esista. Una base adorante che si lascia chiacchierare e un capo che alla fine tira le fila. A questo non ci sto. I “poteri intermedi” fra cui anche i partiti, servono a questo. Ad evitare questa deriva. La mia paura è che si voglia far diventare SEL proprio questo.
In conclusione, Vendola è presidente del mio partito. Perciò deve lavorare per il mio partito e per la costruzione di un centrosinistra che ci permetta di cambiare l’Italia. Non deve fondere e sciogliere niente, non deve neanche proporlo, perché il solo farlo non fa altro che indebolirci, altro che contaminarci. Non deve farlo banalmente perché nessuno fra noi gli ha detto di farlo, in nessuna occasione.
Saluti

Paolo 17 giugno 2011 - 17:24

@carlo55, d’accordo con te, ma queste battaglie senza il minimo radicamento come si fanno? Il Pd sarà quello che sarà ma è pure il primo partito italiano, se fa così tanto schifo perchè la gente non ha votato sel? a milano il Pd è al 28% sel al 4,5%. Siamo onesti, Vendola vuole candidarsi a premier e così come stanno le cose non ce la farà mai, a meno che non si mette in gioco nel soggetto unico.

Carlo55 17 giugno 2011 - 17:16

..quante paure!!!!si sentono negli interventi si qui,giunti!
non riesco a capire come si possa travisare il pensiero di Nichi,nelle più diverse versioni che si sono lette e senza capire il respiro strategico e incalzante che Nichi traccia per il futuro non solo di Sel ma per ciò che con le lotte,i movimenti le ultime elezioni e referndum si sono risvegliate ad un nuovo protagonismo e che necessitano di essere accompagnati,e rappresentate politicamente.
Una cosa è chiara; il novecento è finito per tutti:per Noi,per il PD,per il centro, per la destra e la Nuova Sinistra che sarà non è un copyright di SEL,ma ciò che sapremo insieme costruire nell’affrontare i temi,i problemi i bisogni, che già oggi abbiamo cominciato ad affrontare in concreto.I referendum non hanno insegnato niente? L’esercizio della critica del modello di sviluppo e l’indicazione di opzioni alternative mi pare che siano emerse in tutta evidenza non con le giaculatorie programmatiche,ma incidendo nel vivo delle scielte neoliberiste e riaffermando con una inversione di tendenza che vede i cittadini dire Basta al concetto di privatizzazione della Vita,a cominciare dai beni comuni.Anche queste piccole tappe si ascrivono nel lungo cammino di costruzione di un senso comune che il destino di un popolo,di una nazione,devono essere patrimonio collettivo per il miglioramento e il benessere più ampio e inclusivo senza che pochi decidano per i loro interessi: se non è anche questo socialismo…..? se non sono anche queste lotte comuniste….? chiam/iamole/matele come volete la gente guarda alla sostanza!!!

Marco Vitali 17 giugno 2011 - 15:07

Due cose non mi sono chiare. Primo: sbaglio o Vendola non nega la possibilità di un partito unico col PD? Se fosse così, vorrei discuterne, sai com’è, faccio parte di SEL anch’io. Seconda cosa: l’appoggio a De Magistris non c’è stato da subito perché gli iscritti napoletani a SEL non lo hanno voluto, esprimendosi in maniera democratica in una consultazione che ha coinvolto tutta la base. E non per un capriccio del presidente, come la risposta di Vendola lascia intendere. Sarà stato un errore, ma lo hanno fatto gli iscritti di SEL, non Vendola. In altre parole, sia negli sbagli che quando ci si indovina, Vendola non può (a mio avviso) prendersi le responsabilità, gli oneri e i meriti da solo. Siamo un partito, di donne e uomini con un cervello, non un comitato elettorale o uno staff.
Per il resto, bella intervista.
Saluti

Stefano Sylos Labini 17 giugno 2011 - 15:06

Caro Dall’agata,

non intendevo difendere Prodi, ma semplicemente dire che vincere le primarie non è affatto sufficiente per riuscire a governare se poi non si ha dietro una maggioranza parlamentare che ha degli obiettivi comuni ed è intenzionata a perseguirli. Bisogna far tesoro dell’esperienza per non ripetere sempre i soliti errori per cui prima di fare un accordo elettorale è importante spiegare alla gente senza ambiguità quello che si vuole fare.

Vincenzo 17 giugno 2011 - 15:04

Basta con i giochetti lessicali!!! Vendola deve dire apertamente se vuole unire la sinistra o vuole fondere sel col pd. Riaprire il cantiere del centro-sinistra è un dovere le elezioni sono sempre più probabili e il centrosx deve preparare l’alternativa, questo è scontato. Ma una cosa è una coalizione, ben altra è fondere sel col pd. Igrandi contenitori non funzionano a meno che non ci sia una base teorica-culturale forte. La sinistra e il centro (anche quello contenuto nel PD) possono stare insieme sulla base di un programma specifico, ma non si può pensare a un partito unico è lo stesso errore che commise il pd e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, un partito caotico e macchinoso in cui ogni area esprime una posizione diversa e talvolta incompatibile con quella degli altri.

Alfonsodt 17 giugno 2011 - 14:57

care e cari TUTTI,si è alzato un forte vento di rinnovamento e di cambiamento,prima la vitorria alle amministrative su citta che nessuno ci avrebbe investito un euro,poi la grande vittoria dei referendum e dei quesiti referendari,tutto questo ben di DIO,ci dice una sola cosa l’italia onesta è stufa di questo sciacallaggio berlusconiano,la sua politica è stata bocciata dal popolo sovrano,quello stesso popolo alla quale oggi il sovrano ha paura di tornare perchè ha capito che le frottole oramai gli stanno rotoalando addosso.care e cari tutti negare tutto questo significa non voler capire il messaggio che il popolo sovrano ci ha mandato,significa non voler creare una alternativa vincente in questo paese,significa volere a tutti i costi silvio e il suo codazzo di opportunisti,perchè forse da questa parte ci sono soggetti peggio che nell’altra sponda.care e cari tutti il messaggio è chiaro,al sogno berlusconiano non credono più neanche coloro che ostinatamente lo votavano,altrimenti non avremmo vinto dove abbiamo vinto e soprattutto i referendum non sarebbero stati oltrepassati con il quorum,compagni e compagne circa 26 milioni di italiani hanno deciso di abbattere questo potere e le leggi che essa ha emanato,ci rendiamo conto di questo oppure abbiamo la mortadella davanti agli occhi?il popolo sovrano ha deciso che è stufo di essere preso per i fondelli,il popolo sovrano ha bocciato in toto la politica liberista del berlusconismo alla matriciana,il popolo sovrano ha capito che un mondo migliore è possibile,sta a noi non deluderli,a proposito nel collegio di mia pertinenza hanno votato il 65% degli aventi diritto,e i SI sono stati il 96,5%.dobbiamo ancora chiederci come ,quando e perche?buona siniatra a tutti,alfonso di tullio mil/te SEL.

Stefano Colacicco 17 giugno 2011 - 14:36

Se dovessi dare un titolo all’intervista a Nichi la chiamerei così: signori vi presento la sinistra moderna!!credetemi la mia cultura critica ed attenta mi porta sempre in contraddizione su qualcosa,ma questa volta non sono riuscito a trovate nessun punto di divergenza e sono d’accordo con Nichi al 100%!Mai come in questo momento si sente un gran bisogno di sinistra, e la strada improntata sul dialogo e il confronto e’l'unica via da percorrere se vogliamo davvero cambiare le cose.Il mio pensiero è che stiamo vivendo una trasformazione epocale della società,in cui noi di Sel,dobbiamo esserci per contribuire a costruire un paese più moderno e più umano, e Nichi ci sta portando dritti in questa direzione.La necessità di colloquio e di convergenza fra le altre forze politiche nasce dalle cose stesse,dall’urgenza e gravità dei problemi da risolvere.Il che non vuol dire che tale incontro debba risolversi ed esprimersi in un governo in cui si sta tutti insieme.Nessun partito può porre come pregiudiziale che un altro partito, rinunciando alla propria identità diventi uguale agli altri o si accordi alla politica di un altro partito.Nei giorni scorsi Nichi ha detto chiaramente che il pd non puo’pretendere niente da noi,come e’giusto che noi non pretendiamo niente da Bersani e gli altri eventuali alleati.Ma è sbagliato ritenere immutabile il modo di essere e di agire dei partiti quale è oggi,nel senso che l’incontro fra le diverse forze politiche,economiche e
sociali può sollecitare a rinnovarsi e svilupparsi, compresi noi di Sel.Ecco perché
l’alternativa di una sinistra moderna è anche una politica di rinnovamento dei partiti,delle istituzioni e dei rapporti fra gli uni e le altre.Ecco perché io sto con
Sel,ecco perché io sto con Nichi!

Ale69 17 giugno 2011 - 14:10

Io la vedo così:non credo che Vendola voglia arrivare al partito unico rinnegando i principi che hanno dato vita a SEL,ma al contrario che il suo obiettivo sia portare a sinistra il PD,o almeno riportarvi quella parte progressista che non intende seguire i vari Veltroni,D’Alema,Renzi sulla strada del pensiero unico.Detto questo,però va riconosciuto che un simile progetto ambizioso è ora come ora velleitario perchè,è questo è il punto dolente di tutta la questione,Vendola finora si è dimostrato soprattutto un abile affabulatore,un leader carismatico di cui la sinistra sicuramente aveva ed ha bisogno ma senza dare finora contenuti concreti alle sue cd”narrazioni”che a più di uno cominciano ad apparire stucchevoli:non un idea ancora,il Nostro ha formulato su come intende affrontare il problema di un nuovo modello di sviluppo,nella perdurante assenza a livello internazionale di una elaborazione scientifica in grado di creare un alternativa al liberismo classico,e neppure ha avanzato proposte tangibili,non meramente di principio che investano i problemi italiani,i quali non possono aspettare la maturazione dei nostri sogni e delle nostre pur legittime utopie per avere una risposta. A questo proposito mi permetto di segnalare che Luca Micaloni che saluto caldamente ha esposto in un suo intervento sull’ argomento “Nichi:uniti sulla questione morale”, un elenco di questioni fondamentali da affrontare in via prioritaria invitando ad una larga discussione invito che purtroppo però mi pare sia caduto nel vuoto.Luca mi perdonerà se rischio di farlo passare per presuntuoso,ma credo che se il sig. Vendola uscisse dalla torre aurea nella quale pare essersi rinchiuso e leggesse interventi come quello su cui ora ho richiamato l’attenzione non farebbe una cosa disdicevole e poco dignitosa:tutt’altro!

Stefano Dall'agata 17 giugno 2011 - 13:48

Caro Nichi,
per quel che riguarda i movimenti, in Provincia di Treviso il Portavoce del Comitato contro il Nucleare ero io, e la portavoce del comitato acqua aveva la tessera dei Verdi fino a poco fa.
Nei comitati locali i referenti avevano quasi tutti la tessera di partiti della sinistra (SEL, Fed, ecc.), o erano addirittura quadri di partito, candidati Sindaco ecc.
Non so se nel resto d’Italia fosse tanto diverso, ma non credo.
Allora non raccontiamocela.
Per quanto riguarda il PD il Veneto fa caso a sé perché qui aveva aderito alla raccolta firme sull’acqua.
Partito unico con loro? Che mentre cercano di appropriarsi della vittoria stanno probabilmente già lavorando ad accordi sottobanco per grandi opere ecc.? E quanto della speranza che si è accesa per SEL e per i suoi ideali andrebbe delusa e tradita dal minestrone (democristiano) in cui qualcuno vorrebbe metterci come spezia? (tra l’altro è la vecchia proposta di Bertinotti, che avrà anceh la tessera di SEl, ma dopo il disastro dell’Arcobaleno è meglio che si dedichi alle letture.
Per la cronaca, con queste idee, per SEL e distinta e autonoma nel mio Collegio alle Provinciali (contro Gentilini tra gli altri) ho preso (SEL) il 7,22 %. Vedi tu quale è la strategia vincente, se quella appiattita sul PD come a Napoli, o magari un’altra.

Dario Accurso Liotta 17 giugno 2011 - 13:35

Mi pare che la ricerca di un nuovo scenario e questa volta la presenza di un ego eccesivo offuschino la capacità di analisi di Vendola e lo dico preoccupato, da militante di SEL e da riformista convinto.
Mi ero anche illuso che a Napoli avessero sbagoliato i compagni che scelsero di non appoggiare De Magistris sapere invece che si è sbaglito perchè vendola era un pò risentito
(“Poi ero un po’ risentito, avrei gradito che si fosse candidato alle primarie”) mi mette solo una grande tristezza…
Ma sono queste le modalità della nuova politica che vogliamo perseguire ? Queste le nuove categorie interpretative ?

Ieri abbiamo fatto la riunione del nostro circolo territoriale. Tutti ci chiediamo che senso abbia parlare oggi di un unico soggetto del “centro sinistra”, se abbia senso genericamanet dire che le nostre categorie interpretative siano insufficienti senza indicare cosa salvare e cosa no della nostra cultura socialista, cosa aslvare o no della nostra capacità di analisi e di sceolta di campo.
Il novecento è finito e allora ?
Anche quando è nato il PD si sosteneva che fosse necessario superare le culture novecentesche, dare vita ad un soggetto unico del centro sinistra… Nel documento di Fasino non c’era mai, nenache una volta, un rifrimento all’orizonte politico socialista… Io me ne sono andato e ho cercato di fare altro.

Stefano Dall'agata 17 giugno 2011 - 13:35

Caro Sylos Labini,
vediamo di non dare letture troppo parziali.
Fu Prodi, che appena fatta una Finanziaria pesante decise di andare a chiudersie in Abbazia con il PD invece di andare nel Paese a spiegarla.
Poi ci fu la lotta di potere con Veltroni, con la vittoria di quest’ultimo e la conseguente perdita di legittimità da parte di Prodi.
Quanto al Programma, la destra filo-confidustrialista del PD non lo aveva mai digerito, e lavorò sottobanco per cambiarlo, facendo poi cadere il Governo , che lo ricordo cadde a causa di Dini e Mastella.
Poi qualcuno vuole reimbarcare l’UDC con Mastella? O qualche paletto dobbiamo metterlo?

Stefano Sylos Labini 17 giugno 2011 - 12:19

Nichi Vendola ripone delle grandi aspettative verso le primarie ed afferma che non si può replicare l’idea di un’armata Brancaleone come è accaduto con l’Unione nel 2006. Vorrei però ricordare che anche nel 2005 ci furono le primarie che furono vinte da Prodi con il 75% dei voti. Si disse che erano primarie finte, perché tutto era già stato deciso a tavolino, e questo in parte era vero, però, era anche vero che i cittadini avevano espresso liberamente il loro voto. E dopo che cosa è successo ? Che nonostante Prodi avesse avuto un’investitura popolare si generò un conflitto continuo tra l’ala sinistra della coalizione e il blocco moderato del PD, specialmente in materia di risanamento dei conti pubblici e di politica estera. A quel punto fu chiaro che il programma di governo di 280 pagine partorito dopo mesi di trattative era solo una finzione che nascondeva un accordo elettorale e un patto di spartizione del potere tra i vari partiti. Col passare del tempo, Prodi fu stritolato dalle spinte contrapposte che nascevano all’interno di una coalizione estremamente eterogenea e alla fine fu buttato a mare dalle improvvide iniziative di Veltroni, che invece di lavorare umilmente per rafforzare una maggioranza risicata destabilizzò i già precari equilibri della coalizione. Insomma, a parte le primarie, ci vuole un progetto ambizioso e credibile che possa aggregare un vasto consenso politico e sociale, ma questo progetto, dal mio punto di vista, deve essere chiaro e articolato su pochi punti cardine non come quel fantomatico programma di 280 pagine del 2006. Ma sono convinto che il progetto dovrà comunque rappresentare una sintesi delle rivendicazioni che saranno espresse dalle forze politiche che intenderanno far parte della coalizione del centrosinistra. Per questo bisogna procedere per passi aggregando quelle aree che la pensano allo stesso modo per poi cercare dei punti di convergenza con chi è molto distante, cioè con chi guarda con simpatia Marchionne, con chi privatizzerebbe l’acqua in modo strisciante, ecc. ecc..

Paolo 17 giugno 2011 - 12:11

Con tutto il rispetto per Nichi, a me sembra che questa intervista ricalca fedelmente quella di qualche giorno fa al Corriere. E’ evidente che Vendola ha rinunciato al rilancio della sinistra, nel senso letterale del termine, vuole una fuoriuscita centrista, legata alle banche, tipo l’ultimo governo Prodi. A me Sel comincia a non piacere più, e non sono un comunista che vuole ostinatamente restare a sinistra a tutti i costi. Però penso che la base sia fortemente desolata, Nichi mi sembra sia diventato un capo-popolo forse troppo propenso alla sua carriera personale e questo mi spiace.

La sinistra o si rialza adesso o mai più, l’astro vendola sta cominciando a uscire dalla nostra orbita.

Carmine 17 giugno 2011 - 12:09

Non c’è dubbio che la società civile si è svegliata, facendo sentire gli effetti del risveglio. Fra questi c’è la bocciatura del programma dell’attuale governo da parte non solo dell’elettorato di sinistra ma anche del 40% di quello di destra. La nazione ha quindi delegittimato il governo. Esso non ha più la maggioranza del consenso; le sue dimissioni costituiscono un dovere morale e politico.
Un altro effetto di questo risveglio è di aver messo in discussione l’attuale ruolo dei partiti e in special modo il ruolo dei partiti di sinistra, perché la società civile con le sue istanze progressiste e laiche si rivolge principalmente a questi ultimi.
Il partito di sinistra nel tener conto di questo stimolo non deve costituirsi in movimento ma deve interagire in modo armonico ed aperto con il tessuto sociale, deve carpirne le istanze, elaborandole e portandole nell’ambito della società politica, al fine d’essere tradotte in norme legislative. Nel fare ciò occorre che il partito investa il suo più importante principio: il principio della dignità umana, che significa rispetto dell’uomo e fonte di libertà, uguaglianza e di laicità. Non si può avere libertà se non si gode di dignità, non si può essere uguali agli atri in tutti gli aspetti della vita se non si gode di dignità e non si può avere una libertà di coscienza se non si ha rispetto da parte delle istituzioni.
L’affermazione di questo grande principio significa anche apertura verso gli altri, senso di appartenenza alla comunità e quindi anche verso lo stato (solo così si può combattere in modo efficace l’evasione fiscale frutto dell’egoismo, che è avversario temibile del diritto alla dignità).
Un partito che afferma questo principio nella sua prassi può conseguire, per esempio, la giustizia distributiva della ricchezza, la difesa del rispetto della donna e dei lavoratori, il rispetto della persona, il controllo dell’ambiente e può inoltre ripristinare la dignità internazionale dell’Italia.
SEL sarà capace di affrontare questa complessa operazione, stimolando tutta la sinistra? Nei prossimi giorni lo sapremo.
Il rapporto con il centro e con l’estrema sinistra non deve essere precluso a priori ma non si può transigere sul valore laico del principio della dignità e delle istanze della società civile, sull’apertura alla cultura moderna e sull’abbandono della nostalgia del comunismo.

Marco Barbieri 17 giugno 2011 - 12:07

@Luca Micaloni: non solo non mi piace, ma è completamente irrealistico. Il rischio è che alla stretta gli elettori e le elettrici, come e Milano, scelgano il PD perché più affidabile (più somigliante a un partito, anche se solo in apparenza magari). E quindi scompaia anche dal discorso il tema urgentissimo della ricostruzione della sinistra (non di un partito democratico all’americana con l’uno o l’altro come capo, che sono due scenari incompatibili).
Inoltre, se il radicalismo si ferma alla constatazione che è finito il Novecento, non c’è nessun radicalismo: il Novecento è finito, ma purtroppo: lo ha fatto finire il capitale e con esso è finita la democrazia e la libertà di organizzazione delle classi lavoratrici. Qui la constatazione non chiude – come sembra pensare Nichi e chi come lui – ma apre il problema

Elisa 17 giugno 2011 - 11:55

Per vincere la sinistra ha bisogno di definire un progetto di società diverso, costruire un programma chiaro con il contributo di tutti partendo dai bisogni del suo popolo e proponendo soluzioni ai problemi più sentiti fra i quali c’ è la buona occupazione ed il lavoro dignitoso. Occorre partire dalla ridistribuzione della ricchezza dato che la società italiana è fra quelle più ingiuste. Bisogna modificare il welfare per garantire diritti di cittadinanza a tutti a partire da quello del reddito garantito.Occorre poi un coinvolgimento a livello europeo di tutte le forze di sinistra affinchè un progetto fondato sull’uomo ed i suoi diritti capovolga una politica sociale ed economica che ha come priorità il mercato ed il profitto.

Luca Micaloni 17 giugno 2011 - 11:53

Non è che non nega. Sel è nata per dar luogo a un soggetto unitario della sinistra. Siccome è improbabile che il PD voglia sciogliersi in Sel, la strategia di Vendola è quella di vincere le primarie, dimostrare di aver “colonizzato” l’elettorato del centrosinistra e costringere il PD alla fusione (sotto l’egemonia di Vendola il conquistatore). Ci piace?

Maurizio 17 giugno 2011 - 11:38

Bella intervista, ma due cose non mi sono chiare. Primo: sbaglio o Vendola non nega la possibilità di un partito unico col PD? Se fosse così, vorrei discuterne, sai com’è, faccio parte di SEL anch’io. Seconda cosa: l’appoggio a De Magistris non c’è stato da subito perché gli iscritti napoletani a SEL non lo hanno voluto, esprimendosi in maniera democratica in una consultazione che ha coinvolto tutta la base. E non per un capriccio del presidente, come la risposta di Vendola lascia intendere. Sarà stato un errore, ma lo hanno fatto gli iscritti di SEL, non Vendola. In altre parole, sia negli sbagli che quando ci si indovina, Vendola non può (a mio avviso) prendersi le responsabilità, gli oneri e i meriti da solo. Siamo un partito, di donne e uomini con un cervello, non un comitato elettorale o uno staff.
Per il resto, bella intervista.
Saluti

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