Vent’anni dopo

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Ho visto che il Prc organizza un appuntamento per i propri 20 anni di vita. Siccome molti di questi anni appartengono anche alla mia vita mi viene da prendere parola. La prima cosa che mi colpisce sono le assenze. Dei fondatori sono in pochi ad essere presenti. Per alcuni è stata la crudeltà della morte a portarli via e a loro va il mio ricordo ed il mio affetto. Di altri mi chiedo il perché.

Mi colpisce ad esempio che non vi sia tra chi prende parola Fausto Bertinotti che di quel partito è stato parte certamente non secondaria. Non so come si è pensato di organizzare l’appuntamento e a chi si sia deciso di rivolgersi e non mi permetto certo di dare giudizi. Posso anche comprendere che non si abbia molta voglia di condividerlo con chi, e penso a me stesso, si è separato da quel soggetto politico per dar vita ad una nuova impresa. Ma, forse, un ventennale poteva meritare uno sforzo di riflessione comune.

Per questo, unilateralmente, provo a cimentarmi con una data che ha comunque il peso della periodizzazione storica. E convinto come sono che la riflessione su stessi sia sempre fondamentale per guardare avanti. Lo faccio anche con passione perché per me Rifondazione Comunista è stata una splendida storia politica cui guardo senza alcuna rimozione proprio per la convinzione con cui l’ho fatta e la convinzione, e il dolore, con cui ho deciso di non poterla continuare nelle forme che aveva assunto. Anzi, dal mio punto di vista naturalmente, penso che la nuova avventura politica sia ciò che mi consente di rimanere in sintonia con ciò dell’impresa di Rifondazione che mi appare ancora attuale e di fare i conti con quello che non siamo riusciti a fare per limiti nostri, e parlo di me in prima persona che di quella storia ho condiviso oneri ed onori.

Il punto intorno a cui nasce Rifondazione è la previsione che lo scioglimento del Pci avrebbe determinato un effetto assolutamente opposto a quello per cui veniva consumato. Si diceva, più o meno, che sciogliere il Pci serviva ad entrare con più forza in quell’era in cui si potevano superare le condizioni di stallo della guerra fredda e, in Italia, sbloccare la democrazia e rendere il Paese “ normale “. In realtà oggi, dopo 20 anni, credo che si possa dire che questa ipotesi sia stata falsificata dai fatti e che, come sostenevamo nel cosiddetto fronte del no, la perdita di un soggetto storicamente costruito su un punto di vista alternativo avrebbe reso più difficile cimentarsi con il futuro che stava arrivando.

Un futuro assai diverso da quello previsto e che incubava in sé elementi che addirittura puntavano a mettere in discussione il compromesso democratico realizzatosi nel secondo dopoguerra. Non mi pare si possa dubitare che le forze risultate prevalenti da quello scioglimento siano state le più incapaci di cogliere il portato nuovo della globalizzazione e, ancor meno, della sua variante italiana, nata con il craxismo e compiutasi poi con il berlusconismo. Tutto l’avventurismo con cui si è evocata la cosiddetta seconda Repubblica e la crisi drammatica di oggi ce lo confermano.

Ma aver visto giusto sulla previsione non sarebbe bastato. Serviva che il mantenimento della ricerca alternativa divenisse poi pratica concreta della Rifondazione. Qui la storia del Prc si intreccia imprescindibilmente con quella di Fausto Bertinotti. E, naturalmente con quella di un nuovo soggetto, il Movimento altermondialista, in cui Bertinotti ha saputo collocare, tra contrasti non irrilevanti, il Prc determinandone una mutazione strutturale di cultura politica e di quadri.

E’ solo questa doppia dimensione rifondativa che ha consentito a quell’impresa politica di provare a rompere l’egemonia moderata del fronte progressista nella convinzione che altrimenti avrebbero finito con il prevalere le destre. Naturalmente di quella fase si possono dare letture diverse ma io non posso che partire dalla mia. Che non si sottrae dal riflettere su ciò che non siamo stati capaci di cogliere e che ci ha portato alla sconfitta. Se devo avanzare una chiave di lettura è quella che abbiamo, nonostante tutto, sottovalutato anche noi la portata della crisi dei soggetti progressisti; o, per dirla al contrario, sopravvalutato la nostra capacità di autosufficienza. Al contrario forse occorreva spingersi più avanti nelle forme politiche della rifondazione, e ciò in due versanti. Quello fondamentale, verso i movimenti accentuando la trasformazione della forma partito in una soggettività politica che rimanesse forte ma traendo questa forza dal fare società e non dagli apparati. E dall’altro, forse allora più immaturo, nel lanciare a tutti i soggetti progressisti l’appello ad una verifica di ciò che era veramente scaturito dal dopo ’89, di cui si avvertivano tutti gli elementi degenerativi che oggi esplodono.

E’ l’aver avvertito questo limite che mi portò a condividere l’idea di proporre all’allora mio partito, e poi a praticarlo in una nuova realtà politica, di recuperare il tempo perduto in entrambi questi due versanti. Qui però non ci siamo più intesi e sarebbe comunque utile continuare a chiedersi perché, anche reindagando le nostre storie che erano in parte diverse prima di quella comune di Rifondazione. Una storia, e compagni, cui voglio comunque bene e a cui auguro buon compleanno.

Roberto Musacchio

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Luca Micaloni, Studente. 10 febbraio 2011 - 01:43

Un’ipotesi alternativa potrebbe essere che la svolta di vent’anni fa si è rivelata fallimentare perché è stata poco radicale, è rimasta incompiuta, ha percorso il vettore solo a metà. Forse la decisione era giusta ma l’attuazione è stata sbagliata. Il rapporto e l’inclusione dei movimenti sono sempre perfettibili, ma a me pare che il difetto sia sempre stato e resti nel versante opposto: l’incapacità di dare un senso di sinistra alle istituzioni. Nonostante le evoluzioni teorico-pratiche, lo Stato resta sempre qualcosa di estraneo e anomalo per noi…

Serena Marciano 9 febbraio 2011 - 18:47

Dentro questi venti anni c’è anche la mia storia e quella di tanti e tante che con me hanno scelto un cammino nuovo con SEL, difficile, per nulla scontato ma che si porta dietro un’unica certezza: far vivere un patrimonio di culture e di idee reso possibile anche grazie alla generosità di Rifondazione, di quanti e quante l’hanno fatta nascere, di chi l’ha solo attraversata, difesa e ancora oggi vi milita con convinzione.
Per questo, sono certa che è un compleanno che mi riguarda. Voglio rifondare la sinistra nuova e per farlo ho bisogno di attingere dal mio passato, per provare a guardare oltre.
Oggi più convinta che mai.
Quindi, anche da parte mia, un augurio di buon compleanno!

Alberto Zoppi 9 febbraio 2011 - 17:25

Mi associo pur io ho partecipato alla nascita del PRC e oggi mi ritrovo in SEL ma come credo sia giusto, non si deve portare rancore ma augurarsi per il bene di questo paese di poter scrivere pagine migliori per i lavoratori

Antonio P 9 febbraio 2011 - 14:32

Cari compagni io sono rimasto in Rifondazione partito in cui milito da 20 anni.
Non ho condiviso assolutamente la scelta di alcuni dirigenti di cangellare da un giorno al’altro la nostra storia ma alla fine dopo un momendo di rabbia iniziale mi sono rassegnato all’idea che questo era,non voglio qui fare l’analisi del perchè tanto non saremmo mai d’accordo,voglio solo dire che bisognerebbe rispolverare le raggioni che per 20 ci hanno tenuto insieme e da quelle ripartire per costruire un’alternativa seria.
spero solo che le false sirene e il vento a favore che c’è in SeL in questo momento non rompano definitivamente il fronte della sinistra vera.

Ugo Francesco Calvo 9 febbraio 2011 - 14:15

Anch’io sono fra quelli che hanno vissuto la necessità e la speranza di una continuità diaspettativa per un futuro migliore e tuttavia la necessità di ripensare l’esperienza comunista alla luce degli errori commessi dai partiti che ne hanno tracciato la via. Come te ripenso con orgoglio all’appartenenza a PRC e provo rammarico per le cause che ha portato quelli come noi ad allontanarsene. Per questo l’obiettivo di unità della sinistra è per me prioritario rispetto all’ipotesi di più ampie alleanze.
SEL ha senso, per me, perché si propone quale luogo delle contaminazioni fra le esperienze di teoria e pratica della sinistra nel suo complesso. Auguri allora ai nostri compagni e a tutti noi l’augurio di ritrovarci uniti nelle battaglie per l’emancipazione ed il cambiamento della Società.

Edoardo Trotta 9 febbraio 2011 - 14:03

Guardare soprattutto ai processi REALI senza perdere di vista la Storia.
Io, che avevo partecipato alla creazione di Democrazia Proletaria, avevo smesso di far Politica.
Oggi, nel mio piccolissimo, sono rientrato in campo.
Non HO ambizioni di potere, l’unica mia ambizione è creare una nuova CLASSE DIRIGENTE per la Sinistra.
Ci stiamo riuscendo.. ma credo vada, per adesso, troppo bene. Mi auguro che quando verranno, e verranno purtroppo, le avversità avremo creato una “cosa” solida e in grado di superare le divisioni e riprendere il dialogo.
Ciao, auguri, ne abbiamo bisogno tutti,sia noi , sia i compagni di Rifondazione

Nando 9 febbraio 2011 - 11:03

Speriamo che molto presto le ragioni della scissione cedano il campo ad un processo di riunificazione in nome di quanti hanno creduto nella presenza di Rifondazione Comunista in un momento storico di grandi cambiamenti epocali che segnarono però anche l’inizio di un pericoloso declino di quegli ideali universali di giustizia sociale che ha precipitato il Paese nella miserevole condizione attuale.

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