Video: Vendola e Di Pietro

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Il video integrale della conferenza stampa tenuta congiuntamente dal leader di Sinistra Ecologia Libertà Nichi Vendola e quello di Italia Dei Valori Antonio Di Pietro.

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Repubblica tv:

http://video.repubblica.it/politica/vendola-con-il-terzo-polo-la-sinistra-si-suicida/86666/85056

Sky tg24 
http://video.sky.it/news/politica/foto_di_vasto_intervento_nichi_vendola/v109013.vid

Rainews:
http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=26161

Tmnews:

http://www.tmnews.it/web/sezioni/videonews/20120126_video_19092465.shtml

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Giovanni Lamagna 2 febbraio 2012 - 10:41

2 febbraio 2012

Riflessioni sulla settimana 22 gennaio-28 gennaio 2012.
di Giovanni Lamagna (Assemblea Provinciale di Sel Napoli)

La settimana scorsa è stata una settimana importante per SEL e, mi verrebbe di dire, per l’intera sinistra italiana.
Sono tre i fatti che l’hanno caratterizzata:
1) L’Assemblea nazionale generale di SEL a Roma di domenica 22 gennaio;
2) La conferenza stampa congiunta di Vendola e Di Pietro di giovedì 26 a Montecitorio;
3) Il forum dei Comuni per i beni comuni che si è tenuto a Napoli sabato scorso 28 gennaio.

C’è un filo che lega tra di loro questi tre avvenimenti?
Sicuramente si. Anzi, ce ne sono tre.
Quali?
1) Una ripresa di iniziativa di SEL, dopo alcuni mesi di quasi totale inerzia e afasia;
2) Questa ripresa segnala un minimo, se non altro un embrione di autonomia dal PD, che da mesi SEL aveva completamente smarrito; cosa che, secondo me, ne spiegava anche l’inerzia e l’afasia;
3) Si è costituito un asse preferenziale, un patto di consultazione, forse un inizio di coalizione tra SEL e IdV, tra Vendola e De Magistris.

Quali sono le ragioni che stanno a monte di questi tre avvenimenti e dei fili che li legano tra loro?
Direi che una le riassume tutte: il quadro politico che si è delineato con il governo Monti.

Perché?
Perché, fin quando era ancora in vita il governo Berlusconi ed il Pd era all’opposizione, la prospettiva di un’alleanza di centrosinistra aveva ancora fondate possibilità di realizzazione.
Per quanto, anche in quella situazione, il Pd non è che mandasse segnali univoci.
Anche nella fase precedente alla caduta del governo Berlusconi, fino alla fine, il Pd ha continuato a parlare di un’alleanza di centrosinistra, ma aperta all’incontro con la destra moderata e democratica dei Casini, Fini e Rutelli. E questo per bocca del suo segretario Bersani. Che da alcuni viene considerato esponente di “sinistra” del Pd.
Non parliamo poi degli esponenti più di destra del Pd (i vari Fioroni, Gentiloni, Letta e Veltroni), per i quali il Pd avrebbe dovuto allearsi direttamente con la destra moderata (che loro chiamano “centro”), rinunciando definitivamente all’alleanza con Vendola e Di Pietro.
E nei mesi precedenti la caduta di Berlusconi gran parte della strategia di Di Pietro e, soprattutto, di Vendola è consistita, dunque, nel corteggiare il Pd affinché questo partito scegliesse innanzitutto l’alleanza con loro e poi, ma solo in seconda istanza e date certe condizioni di fattibilità programmatica, quella con la destra moderata.

Con la nascita del governo Monti questo quadro è radicalmente cambiato.
Perché il Pd è passato da un’ipotesi di alleanza ad un’alleanza praticata nei fatti, diventata realtà. Con una “piccola” differenza: che l’ipotesi di alleanza (di centrosinistra aperta alla destra moderata) è diventata nella realtà “alleanza con la destra moderata (anzi, pure con la destra peronista di Berlusconi) aperta (eventualmente) alla sinistra (?) di Di Pietro e a quella di Vendola”.
Di fronte a questa radicale inversione di prospettiva e, soprattutto, di fronte alle misure assunte dal governo, che della nuova maggioranza era espressione, Vendola e Di Pietro hanno oscillato per un po’, tra “minacce di rottura” e “dichiarazioni di fedeltà”.
Ma poi, di fronte alla realtà cruda dei fatti, non hanno potuto rimanere prigionieri di quella che si era rivelata oramai una patetica illusione: la foto di Vasto, a cui entrambi avevano legato molto delle proprie prospettive strategiche, era oramai stata strappata unilateralmente da uno (anzi dal principale) dei soggetti ritratti ed occorreva prenderne atto.

Da questa presa d’atto è derivata naturalmente la domanda: e adesso che fare?
Rimanere ad aspettare “il ritorno” del Pd? Limitarsi ad invocarne “il rinsavimento”? Andare ognuno per fatti suoi?
Tutte e tre queste strade devono essere apparse (giustamente) perdenti, forse addirittura mortali, ai nostri due leaders, Vendola e Di Pietro.
Che hanno pensato così di costruire un asse preferenziale tra di loro, un vero e proprio polo alternativo al Pd, che non chiudeva definitivamente all’ipotesi di alleanza col Pd, anzi continuava ad auspicarla come quella migliore per il paese, ma non intendeva allo stesso tempo rimanere paralizzato di fronte alle scelte diverse (anzi opposte) del Pd.

Asse preferenziale, polo alternativo, di cui si è fatto promotore soprattutto Vendola, mi pare di capire. Se è vero che egli è presente in tutte e tre le “foto” di cui parlavo prima: quella dell’Assemblea nazionale di SEL (ovviamente), quella della conferenza stampa congiunta a Montecitorio e quella del Forum di Napoli.
Mentre Di Pietro è presente solo nella seconda e De Magistris solo nella prima e nella terza.
Né si può sostenere che l’uno era rappresentato dall’altro nelle occasioni in cui era assente. Perché è da ritenere (con buona certezza) che né Di Pietro si senta in questo momento rappresentato da De Magistris né che De Magistris voglia rappresentare Di Pietro (o viceversa).

Che giudizio dare di quanto successo? Il giudizio non può che essere articolato.
1) Di fronte alla scelta del Pd di appoggiare il governo Monti, SEL non aveva (secondo me) altra opzione che quella di marcare una netta distanza. Fare altrimenti avrebbe significato svendere non solo i (pochi) contenuti politici sui quali ci siamo spesi in questi mesi, ma le nostre stesse ragioni fondative;

2) Semmai sorprende che posizioni simili alle nostre (anzi in certi momenti anche più dure e radicali delle nostre) le abbiano assunte Di Pietro e IdV. Segno che questo partito e il suo leader hanno attraversato in questi anni un percorso che li ha portati a diventare, oltre che i difensori intransigenti (almeno a parole) della legalità (come era all’inizio della loro storia politica), anche i rappresentanti di istanze sociali molto affini a quelle della sinistra storica;

3) Ho la sensazione che SEL abbia ripreso una sua iniziativa politica e la sua autonomia più perché costretta dalla forza delle cose (quasi da ragioni di sopravvivenza), più come conseguenza delle opzioni del Pd, che per scelta autonoma.
E ciò è la logica conseguenza del fatto che in questi mesi nella nostra azione politica ha spesso prevalso la tattica sulla strategia; o (peggio) spesso la tattica e lo strumento (il governo e il rapporto col Pd) sono state praticate come fine e come strategia.
E la cosa non mi piaceva (prima) e non mi piace (adesso); anzi mi dispiace decisamente;

4) La nascita del governo Monti ha rivelato in tutta la loro evidenza le contraddizioni congenite al Pd.
La sua anima più moderata ha colto al volo l’occasione politica che le si presentava per assumere la egemonia culturale del partito ed ha parlato del nuovo governo come di una vera e propria primavera per la politica italiana.
La sua corrente un po’ più (vagamente) socialdemocratica, intimorita dalla gravità della crisi e incapace di proporre una vera uscita a sinistra, si è rapidamente adeguata alla “necessità” (evocata con forza dal capo dello Stato) di un governo di salvezza nazionale.

5) In questa vicenda il Pd ha gettato la maschera, che lo faceva apparire ancora a qualcuno un partito di sinistra (anche se moderata) e ha dimostrato la sua vera natura, che è quella di un partito di centro, con una consistente componente al suo interno di vera e propria destra, anche se (potremmo dire) democratica.
Di questa realtà (che ad alcuni di noi, a dire il vero, è evidente da tempo; praticamente da quando il Pd è nato) SEL, però, fa ancora fatica a prendere atto.
Tanto è vero che nel suo orizzonte strategico continua a rimanere l’ipotesi di un’alleanza organica con “questo” Pd. Come se fosse possibile un’alleanza anche con la componente di destra del Pd (con i Veltroni, i Letta, i Fioroni, gli Ichino…). Anzi come se fosse possibile (a certe condizioni programmatiche, si dice) la stessa alleanza con la destra (ancorché moderata e democratica) dei Rutelli, dei Casini e dei Fini.

6) A me francamente questo orizzonte strategico appare del tutto infondato. Una alleanza con “questo” Pd non è al momento praticabile per SEL. E, secondo il mio pensiero, non sarà possibile un’alleanza col Pd almeno fino a quando le sue due anime principali , quella di destra e quella di centro, continueranno a rimanere unite, insieme nello stesso partito. Sarà possibile (forse; e neanche ne sarei così sicuro) solo se e quando queste due anime si separeranno e prenderanno strade diverse: l’una per situarsi chiaramente (e senza più equivoci) a destra; l’altra per situarsi al centro (con la speranza che sia un centro con lo sguardo, almeno lo sguardo, rivolto a sinistra);

7) Io condivido la metafora che ha adoperato Vendola nelle conclusioni dell’Assemblea romana del 22 scorso: “SEL è il viaggio”.
Ma, proprio perché la condivido, ritengo che nello scegliersi i compagni di viaggio bisogna chiedersi e chiedere loro (e prima di iniziare il viaggio): “Dove vogliamo andare? In quale direzione?”
Il viaggio è possibile assieme solo se si condivide la meta. Allora io mi chiedo e chiedo a Vendola: è possibile condividere il “viaggio” con chi ritiene che la lettera agostana della BCE possa costituire il suo programma di governo? La mia risposta è scontata. E quella di Vendola?

8) Sia nell’Assemblea romana che nel forum napoletano Vendola ha evocato più volte la necessità per SEL (e per la sinistra in generale) del rapporto coi movimenti. Ed io la condivido pienamente.
Il punto, però, è che non basta evocare questa necessità; occorre poi praticare concretamente questo rapporto.
Cosa che negli ultimi tempi SEL ha fatto ben poco: Cosa che molti suoi militanti hanno quasi dimenticato. Anzi cosa che forse qualcuno dei suoi militanti vede come vero e proprio fumo negli occhi.
E questo è un nodo politico di prima importanza da sciogliere dentro SEL.

9) A Roma Vendola, nelle sue conclusioni, ha detto che noi con De Magistris abbiamo fatto un grave errore di valutazione.
Io mi permetto di aggiungere (e, in parte, correggere) che noi l’errore, più che con De Magistris, lo abbiamo fatto con tutto quel mondo di cittadinanza attiva diffusa che si è mobilitata attorno a De Magistris e che abbiamo completamente sottovalutato, semplicemente perché lo ignoravamo (e ancora, in larga misura, lo ignoriamo). Persi come eravamo (e come ancora siamo) nelle logiche, tutte politichesi, delle alleanze coi partiti, anzi con il Partito (il Pd), di cui inseguivamo l’alleanza come un feticcio, a prescindere (dagli uomini e dai contenuti).
E’ questo il vero errore che abbiamo commesso e di cui molti compagni (soprattutto napoletani, ma non solo napoletani) ho l’impressione ancora non sono diventati consapevoli;

10) Tanto è vero che questi compagni non riescono a farsi capaci di come sia possibile che alcuni di noi siano stati a suo tempo fautori convinti della candidatura di De Magistris a sindaco di Napoli e non rinneghino oggi quella scelta, ma allo stesso tempo siano molto critici con alcune operazioni e soprattutto con lo stile di governo di De Magistris.
Col risultato paradossale che i compagni che a suo tempo appoggiarono De Magistris oggi si sentono molto liberi di criticarlo e di prendere le distanze da lui; mentre proprio i compagni che all’epoca ne contrastarono la candidatura oggi sono i più timidi e guardinghi nel criticarlo;

11) Questo (apparente) paradosso si spiega col fatto che alcuni di noi (come del resto una parte significativa della cittadinanza attiva) critica oggi De Magistris per gli stessi motivi per i quali lo ha appoggiato mesi fa in campagna elettorale.
In altre parole perché De Magistris non sta mantenendo (del tutto) fede agli impegni presi in campagna elettorale e perché (talvolta) ai suoi proclami e alle sue dichiarazioni non corrispondono fatti e azioni concrete.
Si potrebbero fare vari esempi di ciò. Ma uno li può rappresentare tutti. De Magistris ha fatto in campagna elettorale della espressione “democrazia partecipata e trasparenza” uno dei suoi slogan preferiti. E ancora oggi lo fa. Poi su una vicenda come quella dell’Asia e di Rafhael Rossi tutto dimostra tranne che di praticare “democrazia partecipata e trasparenza”.

12) Lo stesso “forum sui beni comuni e la democrazia partecipata”, organizzato sabato 28, in parte contraddice gli intenti.
Ci sono stati, infatti, quattro tavoli di lavoro, dove la discussione è stata partecipatissima e molto articolata. Ma i report conclusivi (illustrati non a caso tutti da suoi quattro assessori) hanno reso ben poco della ricca articolazione del dibattito che c’era stato.
A tale proposito mi viene spontaneo usare l’espressione adoperata da Paul Ginsborg nel suo intervento: “Attorno al concetto di democrazia partecipativa c’è un’insopportabile retorica”.
Essa rende bene e in maniera sintetica l’esperienza che abbiamo vissuto sabato al Forum;

13) Io condivido molto la linea che Vendola ha dato a SEL nei tre appuntamenti, che hanno segnato la settimana scorsa: opposizione chiara al governo Monti; asse preferenziale con Di Pietro e De Magistris; ripresa di interlocuzione coi movimenti.
Ma lamento una cosa: essa è, appunto, la linea che Vendola ha dato a SEL; non è la linea che il Partito si è data attraverso una discussione partecipata, diffusa, allargata agli iscritti e ai simpatizzanti; è una linea (come da sempre avviene in SEL, da quando è nata) calata dall’alto; e manco da una discussione avvenuta nel suo gruppo dirigente (ad esempio, dopo un’Assemblea nazionale); è una linea che discende direttamente da Vendola; e questo non mi sta bene; anche se (questa volta) la condivido; perché non è questo il tipo di partito nel quale io vorrei vivere, non è questo il tipo di partito che auspico; perché io auspico un Partito che sia (per usare un’espressione antica, ma per me sempre valida) un “intellettuale collettivo”; “un Partito che abbia un leader” (meglio ancora se più leaders), ma non “un partito del leader”.
Spero che i prossimi mesi segnino un’inversione di tendenza anche da questo punto di vista.

Nino 30 gennaio 2012 - 12:13

Dopo la scissione, che nemmeno è da considerare tale, poichè chi costituì quel partito rifiutò di entrare nel pds, di rifondazione comunista, che nel 1992 fu votata dal 5.4% dell’elettorato a fronte del 16% dei diesse, è passata molta acqua sotto i ponti.
La sinistra democratica, certo, ha rifiutato di far parte del pd, ma non mi sembra che i suoi membri si siano portati milioni di elettori e simpatizzanti.
Tant’è che secondo i recenti sondaggi sel ha il 6% di intenzioni di voto, la fed 2.6%.
Sommando i due dati si arriva piu’ o meno all’elettorato di rifondazione comunista e i comunisti italiani nel 2006.
I dati, seppur dei sondaggi, dicono, perciò, che l’elettorato dei ds, quando non si astiene, non si allontana dal partito di riferimento.

Edoardotrotta 30 gennaio 2012 - 11:27

Tutt* sanno cos’è la Shoà, pochissimi sanno cos’è il “divoramento”.
Prima di massacrare gli “ebrei” hanno massacrato i “disabili”, gli zingari (da qui il temine usato da me), i politici ecc.
Far prendere atto che il RAZZISMO propone disastri (i milioni di morti per le guerre)e far prendere atto ai Cittadini è un dovere civico.

Vanni Maltoni 29 gennaio 2012 - 22:14

@Nino

Veramente l’attuale PD ha subito ben 2 scissioni a sinistra man mano che si è spostato a destra. La prima avvenne nel passaggio da PCI a PDS, o pensi che Rifondazione Comunista sia nata sotto un cavolo? La seconda avvenne invece nel passaggio da DS a PD quando nasce Sinistra Democratica che è cofondatrice di SEL.

Se il PD va con il Terzo Polo (Casini è il male minore, spero siate consapevoli che lì dentro c’è anche Gianfranco Fini) ci sarà un’altra scissione, questo è nell’ordine naturale delle cose, bisogna vedere questi dirigenti quanti elettori sono in grado di portare al seguito.

Giacomo 29 gennaio 2012 - 13:41

Credo sia così. Proprio così, molti di questi commenti sono “tendenziosi”, nel senso che tendono a dire sempre e soltanto le stesse cose. Novità vuol dire farla finita con questi giochi da grandi. Benedetta infanzia. Avanti Nichi!

Nino 29 gennaio 2012 - 10:29

benedetta foschi invita sel e vendola a proseguire sulla strada intrapresa.
Ma dopo tutto ciò che è accaduto in questi mesi, dalla lettera della bce al governo italiano alle tre finanziarie lacrime e sangue, dalla costituzione di un governo appoggiato dai tre partiti maggiori presenti in parlamento alla mozione sulla europa, che ha avuto l’appoggio di quasi tutti gli schieramenti politici e che verte sulla continuazione delle manovre recessive e di austerità, è evidente che proseguire sulla strada di una alleanza strategica con un partito che fa sue le politiche di destra è poco saggio, perchè questo porterà logicamente ad una alleanza con il terzo polo, monti, passera, fornero e compagnia bella.
Continuare il percorso iniziato nel 2009 è puro suicidio politico. E questo vendola e sel lo sanno benissimo.

Benedetta Foschi 29 gennaio 2012 - 09:58

Ma non è che qui qualcuno sta facendo come i ladri di Pisa?
C’è uno pseudonimo, che non si firma, e critica di continuo Sel e Vendola, scrivendo spesso “Sel deve fare, Sel deve dire…”.
Ed altri che, pur criticandolo, gli vanno dietro.
Che giochetto noioso. E poi, ormai con evidenza, proprio senza più. Concrete argomentazioni.
Inviterei – scusatemi l’appello infantile, ma tra tanta noia credo valga bene un po’ d’infanzia – Vendola e Sel a proseguire nella sttrada intrapresa, che tanto qui molti commenti mi paion taroccati e troppo interessati a spargere solo fiele.
Avanti, Nichi!

Carla Cirillo 28 gennaio 2012 - 18:04

Scusate, ma vorrei tornare sul commento di Umbertob. Tutte queste idee non sarebbe meglio farle valere, sostenerle nei circoli territoriali? Purtroppo io non posso farlo, perchè nella cittadina in cui vivo in Campania, nel Sannio, non esiste ancora un circolo di Sel. Chi può non si limiti a scrivere su questo sito, o meglio continui a scrivere su questo sito, ma portiamo i nostri punti di vista anche nelle sedi territoriali di riferimento. Non ci facciamo scoraggiare se, in molte circostanze, troviamo persone ancora ancorate a vecchi modi di fare politica. A furia di insistere, prima o poi qualcuno raccoglierà idee, pensieri, novità. Si potrebbe, per esempio, cominciare con il mettere in discussione il modo di scegliere i candidati dove non è ancora possibile fare le primarie. In ogni caso, anche io sono d’accordo con la considerazione che un progetto politico, un viaggio (come ha affermato Vendola) non si può mandare avanti “solo” con conferenze stampa e qualche manifestazione. Ci vuole molto di più. Continuo ad insistere che sono i circoli territoriali a doversi dare una mossa sia sul piano delle idee che dell’organizzazione.

Militante 28 gennaio 2012 - 17:45

il problema non è che il programma di SEL è generico, ma che non esiste. Cioè, si lanciano delle proposte (alcune anche interessanti intendiamoci) e poi dietro non c’è nessuna organizzazione degna di questo nome che le porti avanti.
Al di là della generosità di alcuni militanti il resto dell’attività è tutta ripiegata su l’aspetto elettorale.
Intendiamoci, non è che sia una peculiarità della sola SEL. E’ un andazzo sempre più diffuso. Però in SEL assume una forza particolare proprio per il suo non essere strutturata come partito. Ahi voglia a dire che SEL non è un partito ma un soggetto passeggero ed in divenire quando, nei fatti, questa formula ti serve solo per tenerlo sempre come comitato elettorale permanente e senza avere le “noie democratiche” che comporta l’avere un partito.
Messa così SEL non solo non può avere un programma organico ed una discussione interna seria, ma non può nemmeno sedersi al tavolo con altre forze per rivendicare le sue buone ragioni (infatti al tavolo si siede il solo Vendola a trattare solo di alchimie elettorali e di alleanza).
A qualcuno sfugge che le ultime 2 uscite in grande stile di Vendola sono state con Di Pietro ed in entrambe, suggestioni a parte, si è parlato solo di tattiche elettorali.

Militante 28 gennaio 2012 - 17:45

il problema non è che il programma di SEL è generico, ma che non esiste. Cioè, si lanciano delle proposte (alcune anche interessanti intendiamoci) e poi dietro non c’è nessuna organizzazione degna di questo nome che le porti avanti.
Al di là della generosità di alcuni militanti il resto dell’attività è tutta ripiegata su l’aspetto elettorale.
Intendiamoci, non è che sia una peculiarità della sola SEL. E’ un andazzo sempre più diffuso. Però in SEL assume una forza particolare proprio per il suo non essere strutturata come partito. Ahi voglia a dire che SEL non è un partito ma un soggetto passeggero ed in divenire quando, nei fatti, questa formula ti serve solo per tenerlo sempre come comitato elettorale permanente e senza avere le “noie democratiche” che comporta l’avere un partito.
Messa così SEL non solo non può avere un programma organico ed una discussione interna seria, ma non può nemmeno sedersi al tavolo con altre forze per rivendicare le sue buone ragioni (infatti al tavolo si siede il solo Vendola a trattare solo di alchimie elettorali e di alleanza).
A qualcuno sfugge che le ultime 2 uscite in grande stile di Vendola sono state con Di Pietro ed in entrambe, suggestioni a parte, si è parlato solo di tattiche elettorali.

Ambri 28 gennaio 2012 - 17:18

Nino28 gennaio 2012 – 09:34

nota bene: il programma di sel è generico, almeno nella parte economica.
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NINO HA RAGIONE, E’ TROPPO GENERICO.
ESEMPIO:
1 SALARI, CHE FACCIAMO???????????, LA SCALA MOBILE VISTO GLI ORRORI DEI RINNOVI E VISTO CHE CI AVEVANO PROMESSO UNA VITA MIGLIORE SEL DOVREBBE RIPRISTINARLA.
2 SE VOGLIAMO PORTARE AVANTI UN PROGRAMMA DI SINISTRA DOBBIAMO TOGLIERE I PALETTI MESSI NEGLI ULTIMI 20 ANNI DALLA DESTRA, VEDI EUROPA E NATURALMENTE ITALIA.
3 PENSIONI CHE FACCIAMO???????????? VISTO CHE ABBIAMO CRITICATO MONTI MINIMO DOBBIAMO ABROGARE LE SUE LEGGI E RIFORMARLO IN MODO DA DARE UNA SPERANZA DI VITA PER CHI VA IN PENSIONE, OGGI NON SI VIVE NEANCHE CON 1000 EURO AL MESE, ALLORA??????
POTREI CONTINUARE MA NON SERVE, GIA’ QUESTI 3 PUNTI BASTANO E AVANZANO. CIAO A TUTTI

Nino 28 gennaio 2012 - 15:13

Non dico che non bisogna dialogare col pd.
Ma dopo aver sperimentato che il programma del pd è riformista neoliberista e quello di sel o della fed è contrario al neoliberismo, su cosa si dialoga?
Abbiamo visto che fine ha fatto il dialogo raggiunto dalla sinistra e i ds/margherita nel 2006, che ha originato il governo prodi bis.
Il programma concordato è stato bellamente cestinato.

Militante 28 gennaio 2012 - 14:50

bene Igor! Condivido nel merito e nel metodo.
Bisogna avere le proprie proposte ed il proprio punto di vista e con questo farsi avanti e cercare di ottenere dei risultati.
Questo deve fare un partito politico.
Nella rincorsa al risultato non deve avere pregiudizi a dialogare con nessuno (ed in questo sbaglia Nino a dire che con il PD è impossibile dialogare) e sbagliano tutti quelli che dicono che la FED è settaria e chiusa in se stessa (salvo poi rifiutare a prescindere qualunque proposta unitaria che viene sempre e solo dalla FED.
Poi però, e questo lo dico nuovamente senza polemica, SEL deve dotarsi di un luogo democratico dove discutere un programma.
Questo luogo non può essere un forum in internet, a meno che non si voglia offendere l’intelligenza delle persone.
E bisognerebbe smetterla di campare intervista dopo intervista agitando suggestioni e non traducendole mai in proposte concrete per non scontentare nessuno. Questo non è un modo di fare da forza politica nuova e responsabile ma un giochino vuoto e che vuole essere furbo da comitato elettorale.

Nino 28 gennaio 2012 - 09:34

nota bene: il programma di sel è generico, almeno nella parte economica.

Nino 28 gennaio 2012 - 09:17

il popolo diessino per anni ha appoggiato un programma di riformismo neoliberista. Lo stesso popolo si ribellerà al partito democratico?
E’ possibile, a patto che ci sia qualcuno che, in una situazione economica difficilissima, abbia delle idee chiare su come affrontare la crisi e, però, non cerchi ogni giorno di fare le alleanze con lo stesso partito.
Ora, il programma di sel è generico e c’è la continua volontà di alleanza con un partito che esprime un programma neoliberista appoggiato in europa dal centrodestra e centrosinistra.
Perciò è molto difficile che sel riesca a privare il pd del suo popolo, quando ogni giorno fa i peana alla alleanza del partito di bersani e del vice conte vaticano..

Ambri 28 gennaio 2012 - 09:14

x IGOR,
ti sbagli, condivido praticamente tutto, trovo le tue osservazioni giuste e molto credibili proprio perchè le hai commentate con oggettività.
A volte, non sono d’accordo , ma quando si esprimono concetti chiari non posso che condividere.

Igor 28 gennaio 2012 - 01:27

Mi permetto di dire che la discussione sulle alleanze è importante, ma ancora più importante (anche se lo so che Ambri in parte mi criticherà) è definire il nostro profilo culturale. E ciò non per fare filosofia astratta, bensì molto concreta. Per fare, per quanto si può, un programma.
Faccio un esempio, ce la prendiamo a morte col PD. Ok, mi sta bene e sono d’accordo con Militante quando dice che occorre una battaglia culturale di lunga durata, ma questa si fa analizzando le cose e facendo proposte. Dunque, marcando di conseguenza un’identità.
In concreto, cosa diciamo piuttosto rispetto al decreto semplificazione del Governo Monti? E’ qui che si gioca una partita che segna un’identità, e noi non la giochiamo, almeno stando al dibattito.
Io avrei da dire alcune cose, dopo aver letto il comunicato del Governo in proposito (e quindi senza avere il testo effettivo di fronte):
1) l’uso dello strumento del Decreto Legge, per una simile opera imponente di riorganizzazione dell’apparato di amministrazione, non corrisponde ai canoni dell’art. 77 della Costituzione; e questa non è una mera osservazione astratta o polemica, perché l’uso di uno strumento sbagliato per la materia che si vuole disciplinare non è indifferente rispetto al risultato di merito, né è indifferente rispetto alla qualità della nostra democrazia; in sostanza, Monti ha fatto, da questo punto di vista, ancora oggi una politica di destra e questo per me è inacettabile; ma noi, sotto questo profilo, cosa proponiamo relativamente alla riorganizzazione dei rapporti tra poteri dello Stato, specie se dovessimo tornare ad avere la maggioranza parlamentare?;
2) ho visto che verranno ulteriormente responsabilizzati i dirigenti pubblici nell’ottica della conclusione dei procedimenti amministrativi; vorrei capire: a cosa serve? Questa è una tipica ottica di destra all’italiana, che favorisce peraltro a lungo termine l’autoritarismo (all’interno della pubblica amministrazione e fuori); in questa prospettiva osservo quanto segue in relazione alla tardività di conclusione dei procedimenti e alle responsabilità dei dirigenti: a) vi è un problema di qualità della legislazione (che l’amministrazione ha difficoltà ad applicare) o perché le norme non sono chiare (per motivi facili da immaginare) o perché sono troppo minuziose e fanno incombere sull’amministrazione oneri impossibili da svolgere (vedi il codice dei contratti pubblici); b) per sabotare un procedimento amministrativo, basta che io faccia una richiesta di integrazione d’atti per far reiniziare i termini del procedimento, quindi di che stiamo parlando?; c) molto spesso i procedimenti amministrativi sono lunghi perché sono improprie le richieste che vengono presentate all’amministrazione (e perciò richiedono un lavoro ingente per evaderle), perché le documentazioni o le richieste sono incomplete, non sono chiare, perché si chiedono cose che non sono previste dalla legge e dunque bisogna inventarsi le risposte; se questi sono i problemi, allora la prima risposta è l’inserimento nel nostro sistema legislativo del dovere di collaborazione, così come esiste in Germania (nella Legge Fondamentale), del cittadino nei confronti dell’Amministrazione pubblica; questo sì sarebbe un approccio di sinistra (senza aggettivi) perché veramente responsabilizzerebbe entrambi i partecipanti al procedimento, imporrebbe al cittadino di stare nel quadro delle regole codificate e gli consentirebbe, attraverso l’obbligo normativo a suo carico, di conoscere meglio il sistema di cui si deve avvalere rendendolo maggiormente autonomo sul piano personale;
3) perché gli orari dei panifici sono all’interno di un decreto c.d. di semplificazione? Questa è una liberalizzazione degli orari, non una semplificazione, stiamo a giocare con le parole ancora una volta? E’ accettabile? Solo per avere il pane fresco di domenica? Ci sarebbe da ridere per non piangere;
4) le patenti per gli ultraottantenni sono poi il colmo dell’incredibile: un ultraottantenne potrà avere la patente rinnovata per due anni senza parere della commissione medica, bensì su certificato di un medico unico; roba da matti, nel paese degli 8.000 comuni dove tutti si conoscono e si scambiano favori, ciò vuol dire aumentare la pericolosità del traffico, gli incidenti, i danni e i costi assicurativi;
5) è semplicemente inaccettabile che si continui, in un’ottica appunto di destra, a far sì che le imprese interferiscano nell’attività dell’amministrazione pubblica; i due corpi devono collaborare ma rimanere separati, ora invece si prevede che le amministrazioni dovranno valutare con le imprese gli oneri delle proprie procedure e cosa tagliare. E’ troppo chiedere nel nostro paese che si abbia sì una procedura di concertazione, ma che questa sia disciplinata, siano chiari i ruoli dei contributori e del decisore, siano chiare le materie oggetto di concertazione e sia stabilito il valore degli accordi di concertazione, senza dover vedere impostazioni di questo genere?;
6) infine, far scadere i documenti il giorno del compleanno per far sì che i cittadini si ricordino che gli scade il documento; anche qui da ridere per non piangere;lo so bene che il ricordarsi troppo tardi che il proprio documento è scaduto significa danneggiare l’attività dell’Ammministrazione, che si trova di fronte a una pressione impropria specie quando uno ha bisogno del documento di identità scaduto per viaggiare, ma questi problemi si risolvono appunto educando le persone alla collaborazione con l’Amministrazione, alla formazione civica, all’idea della gestione, della manutenzione e del controllo di se stessi e di ciò che ci gira intorno e non con norme barzelletta di questo tipo, ispirate a logiche televisive di quart’ordine culturale.
Vogliamo fare una proposta (SERIA) di semplificazione e in pari tempo di sviluppo economico? Benissimo, introduciamo anche in Italia il sistema delle vignette autostradali al posto dei normali caselli, come in Germania, Svizzera e Austria. Ciò riduce gli adempimenti dei privati e facilita la circolazione (sempre dei privati). O questo non va bene alla privata Società Autostrade perché farebbe meno profitti?
Chiedo venia per la lunghezza del messaggio, ma a mio avviso dovremmo concentrarci su questi temi che sono molto concreti e le alleanze farle non a prescindere, ma in funzione di temi del genere che, alla fine dei conti, contribuiscono a formare la società e a incidere sul nostro benessere.
Saluti a tutti

Antonio 28 gennaio 2012 - 01:10

secondo me c è molto tatticismo, caro bersani io voglio bene a casini ma il suocero di caltagirone non mi vuole !!
questo sembra dire vendola.
vendola sa che l’ accordo con casini è impossibile ma vuole che a dire no sia casini e non lui.

e un ragionamento da prima repubblica ora la gente vuole chiarezza,

il popolo del pd NON vuole un accordo con casini ma DEVE TROVARE a sinistra un partito popolare e qui il nodo si chiama PSE.

LA CULTURA DI GOVERNO VUOL DIRE CULTURA DELLA GESTIONE.

CULTURA DELLA GESTIONE VUOL DIRE DIRIGERE I MOVIMENTI SOCIALI E POPOLARI DI QUESTI GIORNI.

se la sinistra passa per convivente con MONTI E FINITA !!

Militante 27 gennaio 2012 - 21:54

mah, a me sembra che ci si illuda un pò sull’elettorato piddino.
E’ una specie di mania che ha SEL ma che ha anche la FED o l’IDV. Cioè si sostiene spesso che la dirigenza del PD è una schifezza tutta schiacciata sui poteri forti mentre la base è sana e non aspetta altro che un partito di sinistra che la rappresenti degnamente.
A me non sembra affatto che esista questa dicotomia. Il popolo piddino mi sembra come la dirigenza. Confuso, diviso, ma ormai radicalmente in balia di idee che di sinistra hanno ben poco. Ha accettato senza colpo ferire il maggioritario in nome della governabilità (anche buona parte di SEL ha fatto uguale). In materia economica non si vede uno straccio di idea non dico di sinistra ma nemmeno di buon senso. E ce le ricordiamo ancora le battaglie securitarie, vero? Il tutto per sembrare “moderni”.
Il risultato lo vediamo. SEL non ha strappato nemmeno un elettore al PD (non parliamo nemmeno degli altri partiti).
Penso fermamente che non è con la tattica elettorale che si possa strappare qualche elettore a questa forza. Ci vorrebbe una battaglia culturale di lunga durata, fatta di idee vere, non di suggestioni. Ma non mi sembra che SEL abbia voglia di combatterla. Ancora una volta, suggestioni a parte…..

Mario Liso 27 gennaio 2012 - 21:17

Ultimatum dell’Udc a Emiliano
“O stai con noi o stai con Vendola”

26 gen 2012
L’Udc ora chiede chiarezza politica a Michele Emiliano: o stai con noi o stai con Vendola e Dipietro. Per il coordinatore regionale del partito, Angelo Sanza, noto per la sua pacatezza, il sindaco di Bari ora sta esagerando: “Non capisco davvero quale progetto politico intende perseguire. Perché sia chiaro a lui e a tutti: se decide di dialogare con il quarto polo di Ni­chi Vendola e Antonio Di Pietro, il dialogo con il terzo polo si interrompe”. Più chiaro di così il numero uno in Puglia del partito di Pierferdinando Casini non potrebbe esserlo. E per rincarare la dose aggiunge: “Io proprio non ho capito perché domenica ha partecipato all’assemblea del Sel dove erano presenti i sindaci di sinistra rispetto ai quali l’Udc ha sempre preso le distanze, considerandosi alternativa come forza politica”. Un’alternanza alla sinistra vendoliana e dipietrista che Sanza ribadisce a piè sospinto. “Forse non è chiaro ad Emiliano che l’Udc, il terzo polo, è alternativo alle politiche del quarto polo. Ora io voglio che Emiliano faccia chiarezza e che ci dica se intende costruire un’alleanza a sinistra del Partito democratico con Sel e Idv. Lo vogliamo sapere perché noi dobbiamo sapere chi sono i moderati del Pd con i quali dobbiamo dialogare in Puglia”. Poi aggiunge, a precisazione: “Noi dell’Udc privilegiamo sempre il dialogo con i moderati sia del Pd, ma anche del Pdl. Ma mai potremo accettare alleanze con esponenti della sinistra radicale. Se Emiliano sceglie di farlo, non contestiamo le scelte di nessuno, ma noi sappiamo che non è più un nostro interlocutore”. Poi un consiglio che sa di monito, quello che un “vecchio” democristiano intende dare al “neofita” della politica barese: “Se Emiliano vuole diventare un esponente di primo piano della politica pugliese deve sapere che un conto è raccogliere voti per vincere le elezioni, un altro è, poi, governare”. E il pensiero non può non andare all’ultimo governo Pro­di, quando nel 2006 vinse mettendo insieme una coalizione che andava da Ferrero alla Binetti, con scarsi risultati di tempo e di programmi. “Ora noi dell’Udc riconosciamo – continua Sanza – ad Emiliano un consenso popolare, ma ci preoccupiamo anche del governo del territorio che per essere efficiente deve avere forse politiche che esprimono gli stessi valori”. Più concretamente, poi, Sanza conclude: “Anche a Lec­ce vale lo stesso discorso, l’Udc, il terzo polo, appoggerà Loredana Capone solo se nell’alleanza non ci saranno Sel e Idv, così come sicuramente non sosterremo il sindaco uscente di Taranto, Ippazio Stefàno”. Più chiaro di così.

Mariateresa D’Arenzo
http://www.barisera.net/site/ultimatum-dell%E2%80%99udc-a-emiliano%E2%80%9Co-stai-con-noi-o-stai-con-vendola%E2%80%9D-36945.html

Mario Liso 27 gennaio 2012 - 20:58

e la cosa ci interessa molto nino? noi ci rivolgiamo all’elettorato del pd, alla gente, agli eletttori, mica alle segreterie. o sbaglio? lo abbiamo fatto a milano, cagliari ed altrove ed abbiamo avuto ragione.

Nino 27 gennaio 2012 - 20:34

il problema è che un programma di questo tipo non incontrerebbe le preferenze non solo dell’udc, ma anche dei piddini, i quali il 25 gennaio hanno votato una mozione sull’europa insieme al pdl e al terzo polo, secondo la quale si appoggiano le politiche di destra della unione europea consistenti nel taglio in 20 anni, fino al 60%, del debito pubblico.
Questo è già un programma antitetico a quello di sel.

Mario Liso 27 gennaio 2012 - 20:04

Perchè non acquistate un NICHIONARIO? Quando si dice che non mettiamo paletti e non abbiamo alcuna preclusione sulle persone, compreso casini, e si aggiunge che le alleanze si fanno sui programmi, la traduzione è che con l’UDC non potremo allearci. E come sarebbe possibile allearsi su un programma che prevede: ditritti civili, fine vita, stato laico, no al nucleare, si alle rinnovabili, no alla privatizzazione dell’acqua, no a marchione, equità, redistribuzione delle rcchezze, politiche per il lavoro, sostegno alla fiom ed alla cgil, scuola pubblice e non privata, tobin tax, e via dicendo. A me sembra che questa sia sel. Conoscete un solo centrista che si alleerebbe con sel? Secondo me deve ancora nascere.
In puglia, il coordinatore UDC Sanza ha detto ad emiliano che se è alleato con sel, l’udc non lo sostiene. Emiliano li ha salutati.

Umbertob 27 gennaio 2012 - 19:57

Molti di questi post mi sembrano tentativi di leggere la sfera di cristallo per immaginare cosa ci porterà il futuro più che riflessioni o commenti delle cose che Di Pietro e Vendola hanno detto nella conferenza stampa.
Ha già detto molto bene qualche giorno fa il comp. Ferrara che SEL non vuole fare testimonianza ma politica, e lui conosce bene i suoi polli, visto che viene da RC.

Fare politica, a mio modesto parere, significa proporsi obiettivi condivisi in misura più o meno grande anche da altre forze politiche alleate, e la misura non puo che essere in funzione del vecchio e caro “rapporto di forze”.
Quindi cari amici e compagni, meno chiacchere e ricatti morali del tipo “se SEL fa questo o quest’altro non avrà il mio voto” ma lavoro per radicare nel territorio quella che è ancora troppo un’organizzazione leggera e debole, sappiamo tutti che solo se SEL riuscirà ad avere un buon risultato alle prossime amministrative e politiche potremo condizionare il costruendo (spero) centrosinistra, altrimenti i sacrifici per chi lavora toccheranno non solo i redditi ma anche i diritti conquistati in decenni di lotte.

Lucia 27 gennaio 2012 - 18:16

Anch’io sono sicura che se si fa un’alleanza con il terzo polo SEL non avrà il mio voto.Ma ci siamo dimenticati che l’UDC è il partito di Toto Cuffaro (finalmente) in galera x mafia?

Carla Cirillo 27 gennaio 2012 - 17:51

Mi pare che si commetta sempre lo stesso errore. Discutere “solo” delle alleanze perdendo di vista quello che accade intorno a noi tutti giorni. Che succederà, per esempio, se si dovessero crivellare i mari in Italia per cercare il petrolio? Vogliamo pensarci adesso e non quando poi questo accadrà veramente?

Maxalive 27 gennaio 2012 - 17:47

noi stiamo facendo il nostro per costruire una sinistra di governo e purtroppo per ora ciò non si può fare senza il PD.per quanto riguarda Ferrero lo considero un capitolo chiuso come grillo al quale dovremmo cercare di rastrellare qualche elettore,che,credetemi in tanti sono molto meglio del loro leader.se il PD va col terzo polo è un bel casino e a quel punto o si fa un accordo anti lega-nano o si va con l’opposizione dura e si cerca di contare il più possibile in parlamento

Ambri 27 gennaio 2012 - 15:50

Nino, quello che dici non è sbagliato ma spero che le tue previsioni siano errate.
Contrariamente sono contento ugualmente perchè almeno ci sarà una vera sinistra e i cittadini non potranno + dire di non essere rappresentati.
A noi/loro la scelta, perchè questo cambiera le vite di moltissime persone.
Se sbagli paghi, come è avvenuto con berlusconi, un saluto

Andrea Tomada 27 gennaio 2012 - 15:39

@Andrea: domenica scorsa, nei suoi due interventi all’Assemblea Nazionale di Roma, Vendola è stato chiarissimo sui rapporti fra SEL e FDS. Il discorso è praticamente chiuso.

@Nino: hai ragione, in caso di (probabile, almeno per me) accordo con il Terzo Polo, il PD non si spaccherà. A spaccarsi sarà il suo elettorato; conosco decine di iscritti al PD, collocati idealmente nell’area sinistra del partito, che a precisa domanda hanno risposto che mai e poi mai seguirebbero il partito in un accordo del genere. Ricordo che alcuni mesi fa, Repubblica pubblicò addirittura un sondaggio al riguardo (che adesso non si trova più da nessuna parte, chissà perché?) in cui un’ipotetica coalizione SEL/IDV alternativa alla coalizione PD/UDC vedeva schizzare i suoi voti almeno una dozzina di punti percentuali al di sopra della somma dei due partiti.

Antonio 27 gennaio 2012 - 15:00

Se SEL segue il PD nell’allenza con il terzo polo(Casini, Rutelli, Fini) che programma di sinistra potrà mai sperare di attuare ?
Che cambiamento ci si può aspettare da un alleanza con democristiani ed ex-fascisti ?
Si formerebbe solo un governo di centro che di sinistra non avrebbe niente e ancora una volta le fasce più deboli non avrebbero nessuna forza politica a rappresentarli in parlamento.

Nino 27 gennaio 2012 - 14:47

ambri, pensi veramente che il vice conte vaticano, d’alema, supporter di bersani voglia spaccare il pd, quando è convinto di questa alleanza?
Al massimo andrà via qualche esponente. Ma il nocciolo duro del partito rimarrà senza se e senza ma.

Ambri 27 gennaio 2012 - 14:43

CIAO NINO, SPERIAMO CHE LA TUA PREVISIONE SIA ERRATA, UN SALUTO.

Francesco Guerzoni 27 gennaio 2012 - 13:54

Mi sfugge, Andrea, cosa centri SEL se Bersani va col terzo Polo.

Non mi pare che SEL abbia mai incitato il PD ad andare col terzo polo…

Nino 27 gennaio 2012 - 13:46

il pd, uno dei tanti partiti dei moderati italiani, si spacca in due semplicemente perchè va ad allearsi coi moderati del terzo polo? Quando mai i ds, che avevano lo stesso programma del pd, si sono spaccati, sol perchè hanno fatto alleanze coi moderati del pp, margherita, diniani e chi piu’ne ha ne metta?.
E’ molto piu’ probabile che sel resti senza l’idv, quando si dovranno scegliere gli alleati, piuttosto che il pd si spacchi.

Ambri 27 gennaio 2012 - 11:17

stiamo calmi, perchè se bersani va con il 3° polo il PD si spacca in due, proprio quello a cui dovrebbero puntare SEL E IDV, un saluto

Nino 27 gennaio 2012 - 10:59

bersani, senza il cui partito non c’è alcun governo di centrosinistra.

Lucio 27 gennaio 2012 - 10:53

“La prima foto di Vasto era qualcosa di comune per andare oltre il berlusconismo, ora è senz’altro una foto da allargare e non da restringere. Da allora è passata un’intera epoca e lo scenario è cambiato. Non vogliamo chiudere le porte a nessuno. Non ho mai posto vincoli o paletti, non ho mai detto , ma non voglio neppure essere io oggetto di un veto. Si può fare l’alleanza progressisti-moderati se non è un suicidio per i progressisti e un incoronamento dei moderati, io voglio vivere…”.

Che significa? Che pur di vivere saremmo disposti ad allearci anche con quei moderati che sono agli antipodi delle nostre convinzioni in tema di diritti civili, accettando quindi i loro atteggiamenti proibizionistici in questa materia (già tradotti in norme vigenti)? O le loro convinzioni nei campi economico, sociale e militare?
Non ci siamo proprio! Io così non alcun interesse a “vivere”.
Vanno bene le alleanze!
Ma con chi vede la società con il nostro stesso sfondo, gli stessi obiettivi di libertà e giustizia sociale. I metodi per raggiungere queste mete possono, anzi debbono, essere concordati e contrattati. Ma la meta deve essere la stessa.
Con Casini e i suoi questo mi sembra (anzi “è”) impossibile!
A meno di dimenticare quanto hanno sostenuto e legislativamente fatto quando sono stati al governo.

Domenico 27 gennaio 2012 - 10:26

…e chi ha parlato di terzo polo?

Nino 27 gennaio 2012 - 10:11

aprite al terzo polo, casini, fini, rutelli, così fate un bel governo di centro-centro sinistra, dove tutte le belle parole di vendola sul programma se le porterà il vento.

Domenico 27 gennaio 2012 - 09:55

…si si andrea, apriamo alla fds, così rifacciamo l’arcobaleno.

Claudio 27 gennaio 2012 - 09:12

La linea politica di cercare una convergenza con il PD (senza PD il CS non vince questo deve essere chiaro) e di allargare la maggioranza del Centrosinistra è l’unico percorso che ci può permettere di andare al Governo . Se i Compagni di Fds ci stanno va bene altrimenti la testimonianza e l’opposizione preconcetta , in questo preciso momento storico , non hanno assolutamente senso!

Andrea 27 gennaio 2012 - 08:21

benissimo con di pietro. se bersani va col terzo polo di casini dichiaro fin d’ora che SEL non avra’ il mio voto.
e gradirei che si aprisse a fds

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