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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; Vetrina</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Vendola: &#8220;La politica di Monti ora è chiara. Ed è di destra&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vetrina]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa volta non siamo di fronte ad una battuta infelice come quella della monotonia del posto fisso. Il presidente Monti con grande onestà intellettuale ha svolto un discorso organico, la cui cifra è difficilmente riconducibile ad una mera nozione tecnica. Monti ha delineato il proprio profilo schiettamente conservatore, con ragionamenti che sono tipici della destra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Questa volta non siamo di fronte ad una battuta infelice come quella della monotonia del posto fisso. Il presidente Monti con grande onestà intellettuale ha svolto un discorso organico, la cui cifra è difficilmente riconducibile ad una mera nozione tecnica.<span id="more-36262"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Monti </span><span style="font-size: small;"> ha delineato il proprio profilo schiettamente conservatore, con ragionamenti che sono tipici della destra liberista. Immaginare che i lavoratori  contrattualizzati a tempo indeterminato nel settore pubblico come nel settore privato siano portatori di privilegi significa avere davvero una visione distorta della realtà.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Pensare di combattere la precarieta&#8217; facendo saltare ciò che resta del sistema delle tutele e delle garanzie del mondo del lavoro appartiene ad un&#8217;impostazione politicamente assai connotata. Cioè di destra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Pensare che le ragioni profonde della crisi italiana siano riconducibili a decenni di buonismo sociale significa operare  una seria manipolazione della storia del nostro Paese. Consegnando le più importanti conquiste sul terreno dei diritti sociali alla rubrica degli sprechi e del parassitismo.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">I pensieri del presidente Monti sono tutti pienamente legittimi a condizione che non cerchino il nascondiglio di una presunta asettica  tecnicità. Sono i pensieri di una onesta destra liberista che producono ricette inefficaci  dal punto di vista economico, e rischiose per la tenuta sociale del Paese.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ed e&#8217; la ragione</span><span style="font-size: small;"> per cui una moderna e popolare sinistra deve contrastrarli. </span></p>
<p style="text-align: justify;">Nichi Vendola</p>
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		<title>Tassa di soggiorno, ius soli, accesso ai CIE: il governo Monti delude</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 12:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vetrina]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi scatta la nuova tassa sul permesso di soggiorno, voluta fortemente dalla Lega nel governo Berlusconi, che prevede un aumento tra gli 80 e i 200 euro rispetto ai 57 che si pagano adesso per la pratica. Il governo ha deciso di prendere tempo, nonostante gli annunci. Forse verrà scelta la strada di un provvedimento amministrativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Oggi scatta la nuova tassa sul permesso di soggiorno, voluta fortemente dalla Lega nel governo Berlusconi, che prevede un aumento tra gli 80 e i 200 euro rispetto ai 57 che si pagano adesso per la pratica. Il governo ha deciso di prendere tempo, nonostante gli annunci. Forse verrà scelta la strada di un provvedimento amministrativo da non sottoporre al voto o quella di un disegno di legge complessivo in materia, dal futuro sicuramente più complicato viste le posizioni del PdL e l’opposizione molto pesante della Lega.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-35975"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si poteva almeno sospendere l’attuazione di questa misura, per comprendere successivamente come procedere. Invece da oggi è operativa. E l’inaccettabilità della norma è data anche dall’obiettivo del precedente governo di destinare gran parte degli introiti di questo balzello al rimpatrio dei migranti irregolari. Quasi una beffa nei confronti di chi invece è regolare!</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna dire che anche su queste politiche le speranze di vedere un cambio di rotta nel governo Monti si stanno man mano affievolendo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ vero che nel decreto varato dal governo venerdì scorso sono state introdotte norme per la semplificazione nelle assunzioni di lavoratori extra-comunitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma proprio ieri la ministra Cancellieri, a proposito del dibattito sul “ius soli”, ha espresso i propri dubbi nei confronti dell’ipotesi di garantire la cittadinanza ai figli degli immigrati, che invece dovrebbe derivare da un “insieme di fattori”. &#8220;Se un bambino è nato in Italia &#8211; ha detto &#8211; i genitori sono stabilmente in Italia e magari ha già fatto parte degli studi qua ed è inserito, allora credo sia giusto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è proprio quello che stiamo sostenendo nella campagna “l’Italia sono anch’io”.</p>
<p style="text-align: justify;">E il presunto passo avanti fatto dal governo Monti sull’accessibilità ai CIE da parte degli organi di informazione non sarebbe al momento che un annuncio solo sulla carta. L’ho constatato in prima persona recandomi presso la struttura di Torino, in compagnia di alcuni giornalisti. Volevamo  appunto verificare la loro possibilità di accesso data dall’abrogazione nel mese di dicembre 2011 della circolare 1305 dell’ex ministro dell’Interno Maroni da parte della ministra Cancellieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo paradossalmente rilevato una complicazione dell’ingresso: come consigliera regionale adesso sarebbe diventata necessaria per l’entrata la delega del presidente del consiglio regionale, mentre prima non lo era. Ai giornalisti è stato concesso solo l’accesso nella palazzina centrale degli uffici  e della sale mediche, con la possibilità di visionare  dalla terrazza tutta la struttura dall’alto. Date le proteste, è stata rimandata ad una visita successiva la possibilità di entrare con le telecamere nelle aree dove sono ospitate le persone trattenute.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo caso non sembrerebbe essere stato realizzato l’obiettivo della campagna <em>LasciateCIEntrare</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente come ci sia ancora tanto da elaborare per costruire una comunità inclusiva. Si tratta di una delle priorità della nostra agenda politica, non perché siamo “i buonisti della sinistra senza se e senza ma”, come sostiene Grillo, ma perché noi vogliamo e crediamo in un’Italia migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Monica Cerutti</p>
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		<title>A volte ritornano</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vetrina]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci risiamo. Abbiamo cambiato premier, abbiamo un nuovo governo tecnico, ministri con una lista impressionante di titoli accademici e di lauree “honoris causa”, ma la musica resta la stessa. L’università non funziona a dovere? Aboliamo il valore legale del titolo di studio, una risposta che appare in perfetta continuità con la ferrea logica dell’era berlusconiana: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Ci risiamo. Abbiamo cambiato premier, abbiamo un nuovo governo tecnico, ministri con una lista impressionante di titoli accademici e di lauree “honoris causa”, ma la musica resta la stessa. L’università non funziona a dovere? Aboliamo il valore legale del titolo di studio, una risposta che appare in perfetta continuità con la ferrea logica dell’era berlusconiana: se i processi durano troppo, accorciamo la prescrizione.<span id="more-35868"></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Se non fosse la tragica rappresentazione di un’epoca in cui la politica ha abdicato al suo ruolo, come plasticamente ci mostra la cronaca giornaliera e l’esistenza stessa del governo Monti, sarebbe un ottimo canavaccio per uno spettacolo di cabaret.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Insomma i mali decennali dell’università italiana si curano con le “agenzie di rating”, immaginando una tripla A, provo a indovinare, per l’università Bocconi e, magari, un’inevitabile retrocessione in serie B, anche qui mi avventuro in una previsione, per le università del sud.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Così muore la politica, l’idea stessa di trasformazione della società, di progetto di cambiamento e di speranza di emancipazione sociale. Così si fotografa una realtà, peraltro determinata dagli errori della politica, e la si spaccia come verità immutabile: le università sono diverse e alcune lauree e specializzazioni sono più facili da ottenere. Perfino la Gelmini lo aveva capito, nonostante la sua idiosincrasia per i neutrini. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Dunque “tolleranza zero” per i furbetti, ex ministri esclusi, che vogliono prendersi un “pezzo di carta” magari per entrare nell’amministrazione pubblica. Aboliamo il valore legale e il problema è risolto. Mi verrebbe da chiedere e i diplomifici? I vari CEPU di cui la precedente maggioranza tesseva le lodi? Non sarebbe meglio cominciare dalla verifica dell’offerta formativa delle scuole e università private? Ma ormai il buon senso non abita più in questo paese.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Vorrei ribaltare, invece, il ragionamento del governo ed uscire dalle dispute ideologiche di chi parla di modernità, avendo in mente le ricette del secolo scorso. Parlare di centri di eccellenza, di valorizzazione del merito, fa molto “moderno” ma risulta un inutile esercizio di stile se non si chiarisce che l’eccellenza si raggiunge partendo da un tessuto sociale dove ci sono saperi diffusi, una scuola pubblica di qualità e un sistema formativo con professori motivati e valorizzati. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">In un paese in cui il sistema universale di istruzione pubblica è stato smantellato, con tagli di decine di miliardi e con la precarizzazione di un’intera generazione di docenti, la priorità dovrebbe essere evidente a tutti: occorre urgentemente un massiccio programma di investimenti per rilanciare il sistema pubblico di istruzione e formazione di questo paese, per ridare concretezza al diritto allo studio sancito nella Costituzione, per dare slancio ad un diverso modello di sviluppo. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Questa sarebbe stata una “svolta epocale”, un progetto coraggioso e nobile a cui questo governo di professori poteva legare il proprio nome e il proprio destino. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Cimentarsi con vecchie ricette ideologiche, appare francamente una compito scopiazzato, un obiettivo mediocre che, forse, poteva andar bene per la vecchia compagine governativa. Significa non avere consapevolezza della gravità dei problemi, come Maria Antonietta che, di fronte agli sconvolgimenti della rivoluzione francese, affermava tranquillamente: </span><span style="font-size: small;"><em>«</em></span><span style="font-size: small;"><em>Se non hanno il pane dategli le brioches»</em></span><span style="font-size: small;">.</span></p>
<p>Umberto Guidoni</p>
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		<title>&#8220;Rompiamo il recinto!&#8221; I punti salienti del discorso di Nichi</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[assemblea sel]]></category>
		<category><![CDATA[vendola]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco i punti salienti del discorso di Nichi all&#8217;assemblea generale di SEL: &#8216;All&#8217;isola del Giglio, un paradiso naturale del nostro Mediterraneo, una perla improvvisamente e improvvidamente scheggiata e oltraggiata, è naufragata penosamente un&#8217;idea di modernità fatta di mercificazione globale e di selvaggia diseguaglianza.  So che le metafore si sprecano, ma sono davvero troppe le emozioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em>Ecco i punti salienti del discorso di Nichi all&#8217;assemblea generale di SEL</em>:</h3>
<div>
<p style="text-align: justify;">&#8216;All&#8217;isola del Giglio, un paradiso naturale del nostro Mediterraneo, una perla improvvisamente e improvvidamente scheggiata e oltraggiata, è naufragata penosamente un&#8217;idea di modernità fatta di mercificazione globale e di selvaggia diseguaglianza.  So che le metafore si sprecano, ma sono davvero troppe le emozioni che suscita la tragedia del Costa Crociere, una metropoli in miniatura, galleggiante commerciale, una nave chiamata concordia, che inciampa in uno scoglio mentre esibisce il proprio gigantismo, e mentre comincia la pena dell&#8217;affondamento si consuma lo scontro terribile e umanissimo tra la viltà e la passione civile, tra la paura e il coraggio.<span id="more-35695"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E il dibattito politico galleggia nel vuoto della retorica, visto che il tema da aggredire è l&#8217;aggressione ambientale, lo stupro del mare e della costa, la privatizzazione predatoria di quei beni comuni che cominciano a scarseggiare: la terra, l&#8217;acqua, la salute, l&#8217;energia. E a che vale commuoversi pubblicamente per i cetacei in pericolo, quando non si fa nulla per bloccare il mercato delle autorizzazioni alla trivellazione dei fondali del mare, in cerca di un greggio di scarsa qualità da risucchiare in superficie attraverso macchine e tecnologie che si sono rivelate difettose o mal utilizzate.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una girandola di domande che ruota attorno alla politica, ma la politica discetta dei vizi e delle virtù dell&#8217;animo umano. Noi sentiamo come insopportabile il tentativo violento di rimuovere, di abolire quelle domande. Non è previsto un calcolo dello spread sociale, o ambientale, o culturale. Noi quelle domande le vogliamo ascoltare: investono persino il senso del vivere associato. Chiamano in causa le prerogative del genere umano anzi umanizzato, prerogative smarrite nei labirinti dell&#8217;individualismo celebrato dalla Lady di quel ferro liberista che ha percosso le nostre comunità di lavoro e di sentimento. Noi le dobbiamo sapere intendere, sondarle, tradurle, quelle domande. Non sfuggire alla loro radicale politicità, non buttarla in filosofia. Provo di ricordarne alcune. Perché non si investe sulla prevenzione, sulle bonifiche, sulla messa in sicurezza del territorio, di quello naturale e di quello urbano, su un piano sistematico di rassetto idro-geologico, di pulizia dei corsi d&#8217;acqua, di cura dei boschi, di recupero e rivitalizzazione dei piccoli borghi, di riqualificazione sociale e ambientale delle periferie delle città, di cura delle montagne e delle colline, di protezione di quelle coste sempre più aggredite dal cemento e dall&#8217;erosione, di riorganizzazione democratica e razionale dei modelli di governance di un &#8220;bene comune&#8221; come l&#8217;acqua che viene minacciato dagli sprechi e dalla scarsità e dalla privatizzazione pervicace. Così pervicace che cova il desiderio di annullare nei fatti l&#8217;esito del referendum sull&#8217;acqua, un pronunciamento chiaro come un esclamativo evangelico. C&#8217;è sempre un&#8217;emergenza che può consentire alla tecnocrazia di temperare il calore della democrazia, magari con una gelata di diritti sociali, e con un&#8217;afasia collettiva che ci impedisce di dire che si è stanchi di avere paura, stanchi di aspettare il futuro come una minaccia oscura, stanchi di non poterci più neppure difendere dalla palude di questa spoliticizzazione obbligatoria che rende facile l&#8217;accrescersi del potere e del sapere specialistico della finanza. Quelli che ci hanno precipitato nelle voragini della creatività speculativa e talvolta persino rapinatrice sono gli stessi che oggi dettano le ricette per salvarci, la malattia ci viene proposta come medicina, e le grandi lobbies affaristico-finanziarie ( in primis le grandi banche) dopo un brevissimo purgatorio mediatico-giudiziario nel nord America sono tornate in cattedra, la crisi che investe il denaro è come una slot-machine, siamo tutti clienti ossessionati dal gioco di borsa, ma mentre cresce la povertà e il ceto medio vacilla paurosamente verso il piano inclinato di un sempre più veloce impoverimento, mentre questa parola dal suono arcaicamente sociologico &#8211; &#8220;povertà&#8221; &#8211; torna ad essere cuore pulsante della questione sociale, c&#8217;è chi alimenta la crisi per arricchirsi e per dominare, per strutturare e naturalizzare una diseguaglianza cresciuta in modo esponenziale. I proprietari privati della raccolta e della distribuzione del denaro, i signori delle multinazionali e delle società di credito e di investimento, diventano soggetti irresponsabili, non sono chiamati a rispondere dei loro fallimenti, voglio dire che non sono chiamati dalla politica (il lavoro dei giudici se interviene attiene comunque ad un&#8217;altra dimensione): la politica può tagliare gli artigli alla speculazione? La democrazia, con le sue regole di trasparenza e di controllo sociale, può bonificare i territori spericolati della finanza e dell&#8217;economia? Quelli della scena pubblica, le classi dirigenti nel loro complesso, le forze intellettuali, le giovani generazioni, ma anche le soggettività più fragili e vulnerabili, tutti questi sono titolati, ciascuno per il suo, a chiedere di capire perché la Stato stia progressivamente smaltendo funzioni e competenze delegandole al mercato, perché stia svuotando la natura sociale del nostro patto costituzionale, perché stia dismettendo l&#8217;etica del primato dell&#8217;interesse collettivo stimolando una pratica della inflazionata sussidiarietà intesa come il pubblico che si dona al privato? Si può discutere di dove stiamo andando, e se sia la direzione giusta per salvarci? Oppure il dibattito è un&#8217;esclusiva degli iscritti al Club dell&#8217;austerità, dove la destra planetaria (quella finanziaria, petroliera e spirituale) programma i salassi sociali e lo smontaggio del Welfare novecentesco e dove è previsto che la sinistra si modernizzi, possibilmente suicidandosi. Si può esprimere dissenso, si può dubitare dell&#8217;efficacia delle politiche di contenimento del debito pubblico costruite riducendo i redditi del ceto medio e con il razionamento delle risorse destinate alla protezione sociale, alla cura delle persone, alla qualità della vita? C&#8217;è spazio, in questo passaggio storico che è un po&#8217; un momento della verità per le pulsioni illiberali del liberismo, per un pensiero politico-programmatico alternativo a quello dominante, un pensiero critico che non cede alle lusinghe dei populismi e dei primitivismi ma che non rinuncia a dare un giudizio di valore su questo capitalismo finanziario che si nutre e s&#8217;ingrassa divorando il proprio medesimo corpo preda di convulsioni. Intanto la natura della crisi è stata pericolosamente occultata con le maschere dei risentimenti etnico-nazionalisti. Invece di parlare delle banche d&#8217;affari e dei loro regolamenti (si fa per dire), in Europa è stato tutto un fiorire di dispute in stile &#8220;lombrosiano&#8221;. Il carattere germanico, la psicologia degli inglesi, la grandeur dei francesi, la furbizia dei greci: una significativa rassegna dei principali stereotipi e pregiudizi con cui convive il nostro europeismo senza Europa. Sembrava la saga delle vecchie ruggini. Invece di chiederci con semplicità perché, se siamo assai meno indebitati degli Stati Uniti, siamo così vulnerabili ai colpi della speculazione. No, noi chiacchieriamo sulla necessità di incrementare ritmi di produttività per merci che hanno sempre meno mercato, conveniamo sulla necessità di far dimagrire lo Stato di diritto per fare ingrassare lo Stato di eccezione, possiamo congedarci persino dalla concertazione con i sindacati (peccato, proprio ora che il sindacati forse volevano fare un po&#8217; di narrazione sulla condizione materiale di lavoro).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è stata questa una prova documentale del fallimento dell&#8217;Europa costruita sulla moneta e sul liberismo? Una tela di Penelope è stata l&#8217;Unione. Un continente di protettorati e di banche, di lobbisti e di burocrati. Non una comunione, non un patto di convivialità nel pluralismo, ma una moneta, più una rete di apparati allocati tra Bruxelles e Strasburgo. Insomma, la scacchiera mutevole degli interessi contingenti dei singoli stati mette in piedi una soggettività politico-istituzionale assolutamente afona nonché ambigua.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove sono gli Stati Uniti d&#8217;Europa?<br />
Non chiamiamo Europa la destra europea, la coppia Merkel-Sarkozy<br />
Il riformismo neo-liberista della sinistra europea ha fallito la propria missione: quella di temperare le febbri della globalizzazione e di dare coscienza sociale al Capitale. E oggi il tema della sinistra torna discriminante</p>
<p style="text-align: justify;">Euro Mediterraneo, la primavera araba, la questione palestinese,<br />
chiarezza con la Libia e con i nostri partner sul rispetto dei diritti umani</p>
<p style="text-align: justify;">Rifondare la sinistra per rifondare l&#8217;Europa<br />
Il mondo alla ricerca di un nuovo equilibrio: la Cina , India, Brasile,<br />
la Russia, le speranze e le incognite africane.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure abolire la sinistra per governare tecnicamente nella stagione della recessione e della povertà di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">La fine del governo Berlusconi e la nascita del governo Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo scelto di non trasformare i giudizi divergenti in rottura a sinistra. Altre volte la divisione a sinistra, nell&#8217;analisi e nella strategia, ha aperto la strada alla destra.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia attende il processo di deberlusconizzazione della società e della politica.<br />
Berlusconi e un&#8217;idea di gerarchia sociale, di precarizzazione del lavoro, di dequalificazione della formazione, di commercializzazione della cultura, di mercificazione della natura, di privatizzazione del patrimonio pubblico</p>
<p style="text-align: justify;">Il berlusconismo come fenomenologia del costume: e qui occorre raccogliere la sfida di se non ora quando (la valorizzazione sociale del lavoro di cura e del lavoro domestico e l&#8217;abbattimento delle barriere all&#8217;ingresso delle donne nel mercato del lavoro e nelle sedi del potere politico. Ma anche la prosecuzione del lavoro di scavo sull&#8217;ordine del simbolico e sul disordine del discorso, sui totem e sui tabù di una sessualità compulsiva e strangolata dall&#8217;ansia dell&#8217;onnipotenza e la paura dell&#8217;impotenza.  Dobbiamo bonificare il territorio abitato dalla materia semantica, dai depositi di parole. Dobbiamo assumere conseguenze nette in termini di forme della politica e della democrazia: parità di genere è oggi un salto di qualità della rappresentanza pur nel gorgo di una crisi della nostra democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so come si possa parlare dell&#8217;attuale governo come di una primavera, non fosse che per quella fondativa distanza dall&#8217;idea di politica  (che produce ovviamente una pratica politica travestita da tecnica).<br />
Al centro dell&#8217;azione di governo, così visibilmente sostenuta dal Quirinale, la necessità di fare cassa per coprire gli interessi sul debito pubblico, il consolidamento delle politiche di contrazione della spesa pubblica, la conferma di significative riduzioni di risorse per la formazione e la salute dei cittadini</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi con il decreto sulle liberalizzazioni siamo difronte all&#8217;ennesima dimostrazione di come, non per cattiva volontà ma per una ragione di cultura e di natura del governo Monti , riesce facile colpire gli interessi dei corpi intermedi della società, magari colpendo anacronistici recinti di privilegio corporativo (senza strafare, che a questi ministri non difetta lo stile), ma non riuscendo mai a scalfire la struttura reale dei privilegio e della ricchezza. La settimana dell&#8217;equità è di sei giorni: il lunedì si innalza l&#8217;età pensionabile, il martedì di passa al contributivo, il mercoledì si estendono i settori in cui derogare dal contratto collettivo, il giovedì si limita il diritto di sciopero, il venerdì si teorizza la libertà di licenziamento, il sabato si aumenta il prezzo del gas, dell&#8217;elettricità, dell&#8217;acqua, della benzina, e alla domenica si fa un convegno sulla patrimoniale o sulla tobin tax.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo decreto non ci sono due perle che comunque sono assai indicative del contesto culturale in cui operiamo: l&#8217;art. 21 sulla liberalizzazione delle prospezioni e delle trivellazioni; la privatizzazione dell&#8217;acqua. Cos&#8217;è la crescita, cos&#8217;è la sostenibilità.<br />
In generale, la montagna ha partorito un topolino. Ma molta enfasi propagandistica. Con queste liberalizzazioni avremo la crescita, usciremo dalla recessione, giungeremo in un anno al pareggio di bilancio? Sia concesso dubitarne.</p>
<p style="text-align: justify;">Un nuovo modello di sviluppo, un investimento per le filiere della terra e del cibo (con le novità della Pac torna il latifondo e l&#8217;abbandono dell&#8217;economia agricola?)</p>
<p style="text-align: justify;">Una giovane generazione in agricoltura. Ne possiamo parlare?<br />
Innovazione, reti intelligenti, abbattimento del digital divide, economia della creatività.<br />
Si può fare un piano Marshall per salvare e valorizzare il patrimonio culturale del Paese? Ma si può finalmente evocare il tema drammatico del reddito mentre le proiezioni sul Pil del corrente anno sono da brivido.<br />
C&#8217;è un problema di continuità del reddito di chi lavora saltuariamente, precariamente, sottopagato. C&#8217;è un problema di reddito di inclusione per chi è prigioniero della marginalità. C&#8217;è un problema di reddito che garantisca l&#8217;esercizio dei fondamentali diritti di cittadinanza nonché la formazione al lavoro. C&#8217;è un problema di reddito sottratto, come nel caso del lavoro domestico non retribuito.<br />
Ma c&#8217;è un problema anche di civiltà, se volete, in un Paese in cui centinaia di famiglie saranno buttate per strade, come alla Fiat di Pomigliano, perché i loro congiunti operai avevano in tasca la tessera della Fiom. Questo non è accettabile, non è più una rottura di relazioni industriali, è un buco nero nel nostro comune elaborare il sentimento della giustizia o dell&#8217;ingiustizia, della modernità o dell&#8217;oscurantismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il lavoro non torna a presidiare i luoghi della politica e se la politica non torna ad interrogare il luoghi del lavoro, la democrazia va in affanno. Perché la precarietà scortica vive le persone e la loro dignità. Ma ho trovato insopportabile che la discussione sul mercato del lavoro esordisse dall&#8217;infelice e caricaturale racconto di un mondo di lavoratori divisi in garantiti e precari, laddove per garantiti si intendeva qualcosa di proditorio e insano, come se la garanzia (quella di un contratto di lavoro stabile) fosse stata costruita derubando la persona precaria.<br />
E quindi piuttosto che dare garanzie ai precari, si è pensato di precarizzare i garantiti.<br />
Più o meno come ai tempi di Sacconi, al netto dello stile tardo-romantico dell&#8217;ex Ministro.</p>
<p style="text-align: justify;">Torna la metafora dell&#8217;Isola del Giglio. Così è tutta l&#8217;Italia, preziosa e delicata, ricca e fragile, più visibile nei suoi strappi e nelle sue ferite che non nelle sue virtù civiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro povero e il suo recinto proprietario, talvolta di natura mafiosa. Lo vediamo oggi nel controllo che Cosa Nostra ha di interi segmenti produttivi e professionali che protestano oggi in Sicilia la propria estraneità allo Stato ma anche, per tantissima gente, la propria disperazione sociale.<br />
Come la cacciata ‘ndranghetista dalle campagne di Rosarno di 1200 africani, come i roghi camorristi dei campi nomadi nella periferia partenopea, come lo schiavismo che torna nelle forme del moderno caporalato.<br />
Il razzismo come cultura della crisi e modello sociale. La strage fiorentina di senegalesi e il pogrom anti-rom di Torino.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono episodi che indicano un cambio di contesto, l&#8217;apertura di più di un varco alla legittimazione di culture della negazione e dell&#8217;intolleranza,</p>
<p style="text-align: justify;">Accadono in un&#8217;Italia che, a Nord, nella evoluta e ricca Lombardia come nel più remoto sud calabrese, regala ai clan mafiosi pezzi di sovranità sui territori delle città, della politica, dell&#8217;economia.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora la giustizia sociale e un nuovo modello di sviluppo non sono solo la punta di diamante di una nuova filosofia del vivere con responsabilità e senso del limite, ma sono l&#8217;unica via di salvezza, l&#8217;alternativa al declino economico, la promessa di contrastare la paura con i diritti piuttosto che la minaccia di contrastare il diritto scivolando nella società della paura.<br />
Il Pd in questa strettoia.<br />
La nostra offerta e la nostra lealtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Politica e società civile, partiti e movimenti, una coalizione larga e un patto generazionale<br />
Una alternativa di governo</p>
<p style="text-align: justify;">Lo dico ai compagni di Rifondazione, non capisco il vostro appello.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sinistra per vincere. Il Pd, Sel e Idv aprano il cantiere e si aprano alle domande di cambiamento. Un patto con le forze moderate? Non l&#8217;abbiamo escluso. Non ci siamo chiusi. Non abbiamo insultato, neppure per difenderci. Abbiamo semplicemente continuato a chiedere: e la sinistra? C&#8217;è spazio, c&#8217;è senso, c&#8217;è bisogno, qui, ora, in Europa, nel mondo, della sinistra? NO, non dico di una nostalgia. E neppure di un repertorio di narrazioni conchiuse e pedanti. Una bandiera è una politica che si fa speranza, una speranza di popolo che si fa politica (coalizione, programma, visione, linguaggio).<br />
Cosa è stata l&#8217;ultima volta che ha vinto la sinistra? Era la prima che perdeva davvero, nel cuore della società, il Cavaliere. Con le amministrative e i referendum</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco i sindaci del cambiamento. Mescolare le culture riformiste e quelle radicali.<br />
Per rompere il recinto. Napoli e Milano, Cagliari e Bari, Bologna e L&#8217;Aquila sono le storie di sfide, di dolori liberati dall&#8217;omertà, di cambiamenti sgorgati da una lunga e faticosa educazione all&#8217;indignazione. I sindaci che calpestano i marciapiedi su cui ogni mattina masse crescenti di disperati presentano il conto dei banchetti a cui peraltro non hanno preso parte. I sindaci che capiscono che significa vivere in un Paese ( e in un modello di società) in cui può crollare un frammento di Pompei, mentre una ciclope delle crociere può fare capolino dalla laguna in Piazza San Marco, mentre se piove Genova galleggia nel fango e nella morte, mentre a Barletta può consumarsi (all&#8217;incrocio di tutte le più brutali contraddizioni del tempo che viviamo) la tragedia di una strage proletaria e femminile, mentre nelle campagne sempre meno coltivate si ammassano raccoglitori e datori di precarietà.<br />
Una rete di laboratori urbani. Come la colonna vertebrale della coalizione del cambiamento. Non un quarto polo, ma il cantiere plurale del cambiamento. Dove a tutti viene chiesto solo di non proporsi come esclusivo intestatario di battaglie generali, magari con pose ideologiche ultraminoritarie e vocate alla sconfitta: direi che in Italia ci sono Milioni di italiani che si sentono protagonisti per la difesa dell&#8217;acqua pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Legge elettorale come risposta alla crisi democratica e non confezione dell&#8217;abito delle convenienze opportunistiche</p>
<p style="text-align: justify;">Rompere il recinto, la barriera, la solitudine. Rompere la gabbia liberista e aprire un varco ai diritti, ai soggetti, ai desideri di socialità e di felicità&#8217;.</p>
</div>
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		<title>&#8220;Altro che quarto polo. Voglio costruire il primo polo per vincere&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 13:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Innanzitutto: altro che &#8220;quarto polo&#8221;. Ambisco a costruire il &#8220;primo polo&#8221;, per vincere le elezioni e portare il paese a sinistra». Nichi Vendola risponde così alla domanda se vuole costruire un polo alternativo Sel-Idv, se se i rapporti con il Pd dovessero precipitare. Ma nel Pd in molti spingono per rompere con voi e allearsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Innanzitutto: altro che &#8220;quarto polo&#8221;. Ambisco a costruire il &#8220;primo polo&#8221;, per vincere le elezioni e portare il paese a sinistra». Nichi Vendola risponde così alla domanda se vuole costruire un polo alternativo Sel-Idv, se se i rapporti con il Pd dovessero precipitare.<span id="more-35648"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma nel Pd in molti spingono per rompere con voi e allearsi con il centro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è da compiere l’opera immane della deberlusconizzazione del paese. Il berlusconismo non era una condizione di costume, un’idea di società. Ora, con il governo tecnico, c’è una messa in stand by della contesa fra programmi e valori alternativi. Ma quella di una grande sinistra di governo che rimescoli culture, radicale senza estremismi né tentazioni minoritarie, riformista e non genuflessa al mercato, non è esigenza di un ceto politico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si può deberlusconizzare insieme al Pd che oggi vota con Berlusconi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro riferimento è il popolo del centrosinistra e la sua ben orientata domanda di cambiamento, che si è espressa nelle amministrative e nei referendum che hanno colpito al cuore le culture liberiste ovunque collocate. Mettevano al centro un’idea alternativa al modello berlusconiano: la pratica dei beni comuni. Il Pd ha subito queste vittorie. Ma io resto alle parole di Bersani, alla battaglia tentata per marcare con contenuti sociali il governo. Generosa, ma con scarsi risultati. In queste ore c’è una seria compromissione della credibilità dei tecnici sul terreno della sostenibilità ambientale, nominata ma poi violata nel concreto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[Il decreto liberalizzazioni dà il via libera alla trivellazione delle coste. Il ministro Clini smentisce, ma così c’era scritto sul testo, fino a ieri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per noi pugliesi il vero petrolio è il mare, la bellezza, i valori d’uso di un paesaggio incantato. Se servirà, daremo battaglia fino alle estreme conseguenze. Non è la prima volta che il governo fa girare notizie e poi smentisce, per vedere l’effetto. Se è vero quello che dice il ministro, vuol dire che la mobilitazione immediata ha pagato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Pd è un fan delle liberalizzazioni. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i parlamentari pugliesi hanno aderito alla manifestazione di sabato contro le trivelle. Chiediamo coerenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiedereste di non votarlo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chiederemmo di mandare sotto il governo. E ugualmente sulle privatizzazioni, se ci fosse un aggiramento dei referendum sull’acqua. Torno alle trivelle: se fosse, sarebbe in sintonia con la liberalizzazione della trivellazione dei fondali dei mari per la ricerca di greggio che vuole la Commissione europea. L’Europa che c’è oggi è schifosa, senz’anima, corrotta. È la piccola meschina Europa di Merkel e Sarkozy.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E ora anche di Monti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Monti è una variante colta e illuminata. Ma fa difficoltà a capire che non esiste crescita che non assuma l’ambiente come contenuto anziché limite. È inadeguato, a prescindere dai meriti dei singoli, dentro un europeismo che salva l’euro e uccide l’Europa. Abbiamo chiamato l’assemblea di domenica a Roma ’per la giustizia sociale, una nuova sinistra per salvare l’Italia e l’Europa’. Oggi la sinistra deve prendere la bandiera degli Stati uniti d’Europa, rinnovando quel patto con i cittadini che ha fatto di noi dopo il nazi-fascismo il continente del progresso e dei diritti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sta pensando a portare Sel fra i socialisti europei, dov’è il Pd?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Apro una riflessione esplicita e senza sotterfugi sulla necessità di rimescolare le famiglie europee di ispirazione progressista. Se potessi, prenderei tre tessere in Europa: quella della Sinistra, che ho contribuito a costruire, quella del socialismo che oggi gioca una partita rilevante &#8211; in Francia, in Germania &#8211; per cambiare il segno al continente, e dei Verdi che su alcune questioni hanno colto in anticipo i nodi di fondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Napolitano chiede ai partiti la legge elettorale. Bocciato il referendum, voi quale sistema proponete?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se devo essere sincero, penso che le camere che hanno salvato Cosentino non abbia la legittimazione morale per fare una nuova legge elettorale. Meglio le elezioni anticipate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma tutto il paese chiede di cambiare il Porcellum. E i partiti così vorrebbero dar un segno di ’autoriforma’.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A qualunque parlamento si può chiedere una buona legge elettorale. Ma stiamo parlando di questo parlamento. Di un percorso che deve passare per il consenso di Berlusconi e delle sue truppe. Per lui &#8211; l’ha detto &#8211; il Porcellum è il miglior sistema possibile. Chi può pensare che questo parlamento faccia una buona legge?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel caso, quale sistema preferisce?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una buona legge deve salvaguardare il pluralismo e le coalizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domenica a Roma, insomma non nascerà il Quarto Polo. Allora perché alla vostra assemblea nazionale avete invitato Emiliano, Borsellino, De Magistris, Zedda e Landini?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un’alternativa di governo non può che essere la costruzione di una rete di relazioni fra politica e società. Un’alternativa solo movimentista o solo politicista nascerebbe con la vocazione alla sconfitta. La sinistra non può rinascere per rese dei conti ideologiche ma come capacità di ricostruire un disegno per l’Italia e per l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per D’Alema le alleanze si fonderanno sul giudizio positivo su Monti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma ne è sicuro? Persino gli apologeti di Monti cominciano a ridimensionarsi. Certo, non c’è paragone con Berlusconi che in Europa faceva cucù e le corna. Ma siamo sicuri che questo governo ci porterà fuori dalla crisi?</p>
<p style="text-align: justify;">Daniela Preziosi</p>
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		<title>Liberalizzare non significa privatizzare</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non per far lezione ai professori in momentanea veste di ministri, ma ci auguriamo lo stesso che domani, prima di riunirsi per varare l&#8217;annunciato tsunami liberalizzatore, diano una ripassata al dizionario. Giusto per rammentare che la parola liberalizzazione non è affatto sinonimo di privatizzazione. Capita anzi, e non troppo di rado, che le due parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Non per far lezione ai professori in momentanea veste di ministri, ma ci auguriamo lo stesso che domani, prima di riunirsi per varare l&#8217;annunciato tsunami liberalizzatore, diano una ripassata al dizionario. Giusto per rammentare che la parola liberalizzazione non è affatto sinonimo di privatizzazione. Capita anzi, e non troppo di rado, che le due parole si pongano nella realtà effettiva come divergenti, a volte contrapposte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-35630"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla carta, l&#8217;intenzione di arieggiare un mercato reso asfittico dalle corporazioni e strangolato dai monopoli è certamente buona e forse ottima. Tutto sta a essere certi che, nel trasferimento dal regno alato delle idee a quello terragno delle leggi, il nobile obiettivo non si trasformi in una più cinica opera di privatizzazione generalizzata dei beni e dei servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Impedire alle corporazioni di sbarrare le porte e di vietare nuovi accessi per blindare privilegi ormai feudali è sacrosanto. Affidare ai privati i servizi essenziali, mantenendo inalterato il monopolio o tutt&#8217;al più sostituendolo con un oligopolio, sarebbe invece un insulto alla decenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La gente comune non ne otterrebbe beneficio alcuno: è anzi probabile che l&#8217;oligopolio privato si riveli ancor più esoso e vampiresco del monopolio pubblico. Il servizio non migliorerebbe affatto in automatico: lo sa bene chiunque abbia sperimentato la decadenza della metropolitana londinese, precipitata dopo la privatizzazione da modello di efficienza a disastro semovente. Non ci sarebbe alcuna spinta positiva allo sviluppo: a crescere sarebbero solo i profitti e i dividendi di chi già ne conta tanti da aver perso il conto.</p>
<p style="text-align: justify;">In un caso, poi, la privatizzazione contrabbandata da liberalizzazione diventerebbe anche un intollerabile schiaffone appioppato in faccia alla democrazia e alla volontà popolare, qualora nel mirino finissero la gestione del servizio idrico. Non è passato un anno da quando un referendum popolare, a tutt&#8217;oggi il principale strumento di democrazia diretta che la Costituzione abbia previsto, ha sancito che l&#8217;acqua è un bene pubblico essenziale dal quale la logica del profitto deve tenere lontano i proprio avidi artigli. L&#8217; intera comunità dei costituzionalisti ha confermato poi che il divieto si applica estensivamente a tutti i beni pubblici essenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte del governo non depone affatto bene l&#8217;aver permesso che circolassero voci non smentite sul possibile arrembaggio contro l&#8217;acqua pubblica nonostante il referendum. Possiamo solo augurarci che i professori/ministri abbiano evitato di smentire a voce per far parlare domani i fatti, dimostrando nella pratica la loro fedeltà alla Costituzione e al rispetto della volontà popolare.</p>
<p style="text-align: justify;">In caso contrario, qualora dovessimo assistere a un tentativo di colpo di mano contro i beni pubblici, la linea di demarcazione tra questo governo e quello precedente diventerebbe sottilissima. Di fatto evanescente.</p>
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		<title>Manifesto contro la precarietà. L&#8217;inizio di un percorso</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 21:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un tempo era argomento per sociologi del lavoro, economisti, giuslavoristi. Discussione accademica per professori che predivano il futuro. Oggi la precarietà è la drammatica realtà quotidiana di tutti, giovani e non, donne, migranti, dei milioni di disoccupati, di chi ha contratti a tempo, o saltuari, di chi è “a scadenza” come cibo da supermercato. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un tempo era argomento per sociologi del lavoro, economisti, giuslavoristi. Discussione accademica per professori che predivano il futuro. Oggi la precarietà è la drammatica realtà quotidiana di tutti, giovani e non, donne, migranti, dei milioni di disoccupati, di chi ha contratti a tempo, o saltuari, di chi è “a scadenza” come cibo da supermercato.<span id="more-35571"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In questi anni, in Italia e non solo, i diritti sociali e del lavoro sono stati progressivamente sacrificati sul piatto e nel nome della competizione globale e dell’abbattimento dei costi. Tutto questo ha determinato l’aumento della disuguaglianza, causa strutturale della crisi nella quale siamo immersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “Manifesto contro la precarietà”, che presenteremo sabato 21 gennaio a Roma, nasce dalla convinzione che la lotta alla precarietà in tutte le sue forme debba essere punto di partenza necessario e imprescindibile per la costruzione dell’alternativa, a partire da una riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali più inclusiva, che non contrapponga i diritti acquisti a quelli invisibili. Una riforma che ponga al centro il tema della giustizia sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’alternativa che sappia coniugare le parole economia, ecologia e democrazia, rimettendo al centro il rapporto con gli altri e con l’ambiente, con un altro tipo di sviluppo, un’altra idea di società.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricomporre il puzzle dei diritti frammentati o assenti per sostenere l’autonomia delle persone, il valore del lavoro, la loro libertà. E’ questo il compito da cui ripartire, la sfida che ci siamo posti, agendo su più livelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lotta alla precarietà nell’accesso al lavoro</strong>: oggi esistono oltre 40 forme contrattuali. L’85% delle assunzioni avviene con contratti precari e il tasso di disoccupazione giovanile è al 30%. Bisogna ridurre all’osso le tipologie di contratti possibili, ripristinando la normalità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e facendo costare di più i contratti atipici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lotta alla precarietà nel lavoro</strong>: leggi diverse (dal collegato al lavoro fino alle ultime finanziarie Berlusconi) hanno modificato ciò che il diritto del lavoro e la Costituzione avevano garantito, ossia che leggi e contratti potessero riequilibrare i rapporti di forza tra lavoratrici, lavoratori e impresa. Bisogna tornare alla certezza dei diritti, a partire da due strumenti fondamentali: l’abrogazione dell’art. 8 che consente la deroga a leggi e contratti sulla base di accordi siglati a livello locale e quindi determina lo svuotamento del contratto nazionale, dello statuto dei lavoratori ecc e il ripristino della legge contro le dimissioni in bianco. Così come il tema dei tempi e degli orari, in un mercato del lavoro dove la piena occupazione è di là da venire, torna ad essere centrale insieme ad una discussione vera ,di cui non si vede traccia, su cosa e come produrre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lotta alla precarietà nell’uscita dal lavoro</strong>: di fronte alla perdita temporanea o peggio ancora definitiva del lavoro solo la metà dei disoccupati usufruisce di forme di sostegno al reddito. Dobbiamo rivedere radicalmente il sistema di ammortizzatori sociali, da estendere a tutte le tipologie di rapporti di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Restituire autonomia e libertà alle persone</strong>: la precarietà diffusa è il risultato di processi di deregolamentazione del mercato del lavoro sempre più incontrollati e di uno Stato sociale che lascia sole le persone, scarica sulle donne il peso dell’assenza dei servizi, non riconosce diritti di cittadinanza. La negazione dell’autonomia delle persone è determinata dal non poter accedere a prestazioni fondamentali quali servizi, mobilità, formazione, cultura, e diritto all’abitare. Tutto questo si traduce in assenza di prospettive e di possibilità di costruzione autonoma del proprio futuro per milioni di ragazze e ragazzi. Per combattere questo stato di cose pensiamo che sia necessario introdurre misure fondamentali in grado di restituire dignità, autonomia e libertà di scelta ai giovani, come ad esempio il reddito minimo, lo sviluppo di politiche di housing sociale, di investimenti pubblici per il recupero di aree dismesse a fini abitativi e imprenditoriali, e lotta al caro affitti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quattro obiettivi da cui ripartire per cambiare la rotta della crisi drammatica in cui siamo immersi e che rischia di inghiottire un’intera generazione e il futuro del Paese. Quattro obiettivi declinati in un manifesto che è solo l’inizio di un percorso che vogliamo intraprendere e che ci porterà nei prossimi mesi ad attivare momenti di ascolto e confronto con soggetti diversi, con i sindacati, le associazioni, i lavoratori, con chi vorrà partecipare e dire la propria.</p>
<p>Massimiliano Smeriglio</p>
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		<title>Monti variante colta della destra europea</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 11:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Io non lancio aut aut, sono molto rispettoso verso il Pd, ma se la prospettiva di un nuovo Ulivo di cui ha parlato Bersani non c’e’ più perche’ c’e’ una svolta a destra, noi saremo competitivi con il Pd in maniera virulenta. Parleremo al suo popolo dal momento che gli stati maggiori si possono anche dividere, ma il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">«Io non lancio aut aut, sono molto rispettoso verso il Pd, ma se la prospettiva di un nuovo Ulivo di cui ha parlato Bersani non c’e’ più perche’ c’e’ una svolta a destra, noi saremo competitivi con il Pd in maniera virulenta. Parleremo al suo popolo dal momento che gli stati maggiori si possono anche dividere, ma il popolo di centrosinistra e’ uno soltanto e ha più volte dimostrato che vuole un cambiamento». Non e’ un aut aut ma ci somiglia moltissimo e Nichi Vendola non ci tiene neanche troppo a smorzare i toni perche’ questa storia della Federazione tra Pd e Terzo Polo a cui lavora Fioroni, o quell’altra secondo cui la legge elettorale devono studiarsela a tavolino Pdl, Pd e Terzo Polo, come auspica Letta, per il leader di Sel e’ davvero troppo. E niente sconti alla politica europea, di destra, di cui il governo Monti e’ soltanto «una variabile colta e illuminata».<span id="more-35424"></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Vendola, la S&amp;P declassa mezza Europa e l</strong><strong>’</strong><strong>Italia scende in serie «B». Che sta succedendo?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">«Ormai siamo di fronte ad una situazione insostenibile e paradossale. L’Europa si sta sgretolando e il male oscuro che la divora e’ quel clamoroso deficit di politica e democrazia che la rende priva di soggettivita’ reale nella scena del mondo. Un’Europa inesistente, priva di narrazione, che non assomiglia per nulla alla grande utopia europeista che l’ha ispirata, alla Altiero Spinelli o alla Willy Brandt. E’ ormai prigioniera della mediocrita’ della destra europea, della piu’ incapace classe dirigente ben incarnata dalla coppia Merkel-Sarkozy».</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Condivide il monito del Capo dello Stato che esorta gli stati ad una vera unita’ politica e economica?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">«Prima bisognerebbe chiedersi perche’ e’ finita cosi’: e’ nel fatto che l’Europa oggi e’ quasi interamente governata dalla destra e la sinistra, folgorata sulla strada del liberalismo, con le sue mille torsioni moderate ha regalato l’Europa all’egemonia culturale, politica e economica della destra».</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Lei dice: Europa responsabile del suo fallimento. Ma sulle agenzie di rating non ha nulla da dire?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">«Il fatto che i luoghi opachi privi di credibilità come le agenzie di rating, possano avere un peso nello spianare la strada all’assalto speculativo dei loro proprietari, visto che operano per conto di soggetti economici importanti, non mi stupisce. Piuttosto e’ la mancanza di un’agenzia di rating europea un’altra prova del carattere fiacco dell’Unione».</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Intanto nel centrodestra c</strong><strong>’è</strong><strong> chi inizia a dire che non era colpa di Berlusconi, come spread dimostra.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">«Di questa Europa così spettrale e priva di visione il governo Monti rappresenta una variante colta e illuminata ma non un’alternativa. L’unica alternativa possibile e’ l’Europa sociale che solo le forze socialiste, socialdemocratiche ed ecologiste del vecchio Continente possono ricostruire. Anche perche’ si sta dimostrando che le politiche tecnocratiche a cui anche l’Italia partecipa, non solo sono socialmente inique ma anche inefficaci».</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Dunque, meglio le elezioni anticipate come auspicano Berlusconi e Bossi?<br />
</strong>«Non credo che sia nelle intenzioni di Berlusconi andare al voto. Ha tutto l’interesse ad aspettare per smarcarsi il piu’ possibile dalla crisi, per apparire estraneo alle ragioni del disastro che sta vivendo l’Italia. In questo modo puo’ caricare il governo Monti di una responsabilita’ che in realta’ appartiene tutta al ventennio berlusconiano. La Lega poi, non mi sembra sia in condizione da affrontare le elezioni, si sta squagliando. Il fatto che si sia salvato Cosentino in Parlamento dimostra che hanno bisogno di guadagnare tempo per recuperare terreno e organizzare, contro la quaresima tecnocratica che vive il Paese, una riscossa del populismo».</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Però anche il Pdl inizia a minacciare il governo Monti.<br />
</strong>«Fa impressione vederli oggi come avversari dei poteri forti, proprio loro che hanno sempre garantito gli evasori, la ricchezza, anche quella criminale&#8230; Attenzione, lo dico soprattutto al Pd».</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Cosa rimprovera a Bersani?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">«Non rimprovero alcunche’, dico che la questione oggi, sia in Italia sia in Europa, e’ la giustizia sociale. Il Pd non puo’ avere un’azione incisiva sulle politiche di Monti perche’ la sua capacita’ e’ stata annientata a monte, dalla parte piu’ moderata del partito. I gruppi dirigenti, alcuni, hanno impedito un negoziato piu’ stringente sulla direzione del governo Monti che finora ha evocato scenari, ma non sciolto i nodi, dalla patrimoniale alla tobin tax. Sel ha organizzato il 22 gennaio a Roma un’assemblea nazionale con un titolo chiaro: “Per la giustizia sociale. Una nuova sinistra per salvare l’Italia”. Ci saranno Pisapia, Landini, De Magistris, Michele Emiliano&#8230; esperienze di governo fatte di riformismo radicale».</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Vendola, tra l</strong><strong>’</strong><strong>Idv e il Pd i rapporti sono al lumicino, Vasto un ricordo lontano. Come ci arriva il centrosinistra alle elezioni?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">«Sarebbe un errore imperdonabile immaginare che l’Idv rappresenti un impiccio o un fardello di cui liberarsi».</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><strong>Perché il Pd dovrebbe dialogare con un partito che lo attacca ogni giorno?<br />
</strong>«Il nostro alleato principale, il mio e di Di Pietro, non può pensare di non sciogliere mai i nodi della prospettiva, per cui ogni giorno leggiamo che Enrico Letta la legge elettorale la vuole fare in modo che definire autoritario è un eufemismo, oppure che Fioroni vuole fare la Federazione con il Terzo Polo.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Ma se quello è il destino io e Di Pietro non abbiamo paura a metterci a capo di un altro polo di governo, alternativo al Pd. Non intendo più immaginare che per la sinistra ci sia soltanto un destino di testimonianza democratica».</p>
<p align="JUSTIFY">
<p>Maria Zegarelli</p>
<p align="JUSTIFY">
<p>da L’unita’</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Difendere il referendum per difendere la democrazia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 15:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione_sel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo condiviso e sostenuto la campagna di raccolta di firme per il referendum contro il Porcellum perché l’abbiamo giudicata una scelta opportuna, uno strumento per rispondere al disprezzo montante, da parte di larghi settori dell’opinione pubblica, contro le istituzioni della rappresentanza democratica e contro la politica dei partiti. Sapevamo che la partita era complicata ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo condiviso e sostenuto la campagna di raccolta di firme per il referendum contro il Porcellum perché l’abbiamo giudicata una scelta opportuna, uno strumento per rispondere al disprezzo montante, da parte di larghi settori dell’opinione pubblica, contro le istituzioni della rappresentanza democratica e contro la politica dei partiti. Sapevamo che la partita era complicata ma non disperata; che le condizioni per un giudizio positivo della Corte circa l’accettabilità dei quesiti non erano automatiche ma neanche impossibili; che esistevano tra i costituzionalisti giudizi diversi sulla materia e che, proprio per questo, il giudizio finale poteva essere, come il Comitato promotore auspicava, positivo. <span id="more-35404"></span>Soprattutto si trattava di riaprire la partita dei rapporti tra società e politica sul tema, che straripa da tutte le parti della partecipazione e della domanda di contare, di avere voce in capitolo.</p>
<p>A questo problema la politica – nessuno si salva – non risponde. Il disincanto della democrazia, che ne deriva e che non raramente assume le vesti dell’antipolitica, e la voglia di democrazia stanno insieme, sono le due facce della stessa medaglia. La primavera dell’anno appena finito fu segnata da un protagonismo dei movimenti e dei cittadini, donne e uomini, che nella battaglia per l’acqua, contro il nucleare e nelle elezioni locali, diedero prova di una volontà di partecipazione democratica che avrebbe dovuto obbligare la politica &#8211; tutta &#8211; almeno a cercare di capire. Il referendum contro il Porcellum ha cercato di dare una risposta. La risposta straordinaria ne è la conferma: quel milione e duecentomila e più firme stanno là a dimostrarlo.</p>
<p>Ci abbiamo provato e non bisogna oggi sprecare ciò che è stato fatto, così come non vanno liquidate come inutili tutte le battaglie per rompere silenzi e autoreferenzialità della politica, nei palazzi dove essa si è rifugiata.</p>
<p>Se la politica funzionasse, se le regole democratiche avessero ancora una forza di funzionamento e di persuasione, la decisione della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei quesiti referendari, verrebbe considerata alla luce del criterio della divisione dei poteri e del ruolo di garanzia attribuito alla Corte stessa. E si andrebbe avanti secondo le regole che la Costituzione fissa, la legge stabilisce, la politica mette (dovrebbe mettere) in atto. Ma viviamo in epoca di eccezione che manda alla malora &#8211; a tutti i livelli &#8211; criteri principi ruoli e funzioni.</p>
<p>A tutti i livelli, diciamolo con franchezza. E la politica si riduce a uno scontro primitivo, la democrazia una giungla di sospetti, le istituzioni democratiche a luogo di protezione di interessi spesso innominabili. O a giochi di politica dietro le quinte. Per questo Gustavo Zagrebelsky, uomo di grande sapienza e saggezza democratica e legato allo spirito oltre che alla lettera della Costituzione, nei giorni scorsi invitava la Corte a tener conto anche della straordinaria spinta popolare che aveva animato la campagna di raccolta delle forme per i referendum e del senso di frustrazione che sarebbe potuto derivare da una sentenza contraria rispetto a una richiesta &#8211; abolire il porcellum &#8211; che non ha trovato fino ad oggi risposta dalla politica e ha provocato gli inverecondi disastri che abbiamo davanti. La Corte ha deciso come ha deciso e non c&#8217;è nulla da fare. E&#8217; nel suo potere insindacabile. Ma, secondo altri punti di vista di esperti di Costituzione, poteva decidere diversamente. Quanti sono i giudici ha hanno espresso un parere negativo? Anche il punto della reviviscenza della legge precedente era materia di opinioni diverse. La giurisprudenza della Corte si forma nel dibattito, nel riferimento a sentenze pregresse, nel dover fare i conti con le novità e i cambiamenti. Non esiste un codice da applicare meccanicamente.</p>
<p>La stessa riflessione di Zagrebelsky, che della Corte è stato presidente, andava chiaramente in questa direzione. Altre opportunità politiche possono avere avuto peso nelle decisioni. Come sempre. Ma, in democrazia, la funzione è la funzione dell’Istituzione. La sentenza della Corte è inappellabile così come inestinguibile, ormai il disincanto popolare verso la politica.</p>
<p>La frustrazione popolare, che non è stata presa in considerazione, rischia di produrre frutti avvelenati. Che la grande voglia partecipativa, che ha permesso lo scorso autunno il grande successo della raccolta delle firme, non si trasformi da istanza democratica in ulteriore spinta al disprezzo per le istituzioni e per la politica. Non è un compito che spetta più alla Corte. Spetta alla politica e alla sede in cui la politica ha il diritto dovere di agire: il Parlamento e il rapporto tra sedi della rappresentanza, opinione pubblica, soggetti della cittadinanza.</p>
<p>Ma forse ci aspettiamo qualcosa che ormai è entrato nel reparto &#8220;rottamazione della democrazia&#8221;? Anche se pensiamo questo, dobbiamo fare in modo di contrastarne la deriva, ognuno per quello che può, perché è l&#8217;unica via democratica che abbiamo di fronte, prima che anche questa materia &#8211; le regole della convivenza democratica &#8211; venga affidata a un&#8217;élite di tecnici o scenda in campo l&#8217;ennesimo italico salvatore della nazione.</p>
<p>Difendere lo strumento del referendum, al di là delle decisioni della Corte è necessario anche perché in gioco c’è anche il destino dei referendum che abbiamo vinto nella primavera dello scorso anno.</p>
<p>Elettra Deiana</p>
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		<title>Giovanni siamo con te</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 12:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vetrina]]></category>

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		<description><![CDATA[Sinistra Ecologia Libertà aderisce alla campagna “Io mi chiamo Giovanni Tizian”. Io mi chiamo Giovanni Tizian. Fa le inchieste sulle mafie al Nord. Costretto a vivere sotto scorta. Succede in Emilia Romagna al giornalista Giovanni Tizian. Una campagna per difendere il cronista e militante dell’associazione daSud. Giovanni è figlio di Peppe Tizian vittima innocente della ‘ndrangheta. Ha appena pubblicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sinistra Ecologia Libertà aderisce alla campagna “Io mi chiamo Giovanni Tizian”.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Io mi chiamo Giovanni Tizian. </span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Fa le inchieste sulle mafie al Nord. </span></span></span><span style="font-size: small; font-family: Helvetica, sans-serif;">Costretto a vivere sotto scorta. Succede in Emilia Romagna al giornalista Giovanni Tizian. </span><span style="font-size: small; font-family: Helvetica, sans-serif;">Una campagna per difendere il cronista e militante dell’associazione daSud.<span id="more-35262"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Giovanni è figlio di Peppe Tizian vittima innocente della ‘ndrangheta. Ha appena pubblicato il libro-inchiesta: </span></span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">“Gotica. ’Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”</span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La politica ha cancellato la parola mafia dal vocabolario pubblico, l’informazione ha finto di non vedere, le associazioni e i movimenti hanno sottovalutato. E invece la mafia al nord c’è, fa affari, è pericolosa, sta dentro i processi economici e sociali. E non vuole essere disturbata.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Così nella civilissima Emilia Romagna può accadere che a Giovanni Tizian, un giornalista precario di 29 anni, impegnato sul fronte antimafia con l’associazione daSud, venga assegnata una scorta. Per il suo lavoro di inchiesta sulle mafie al Nord. Un lavoro coraggioso, vero, che pochi giornalisti fanno. E che tutti dobbiamo difendere.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In questi anni Giovanni ha scritto inchieste raccontando il volto reale delle mafie al nord svelando &#8211; sulla Gazzetta di Modena, su Linkiesta.it, su Lettera 43, Narcomafie &#8211; ciò che accade in Lombardia, Piemonte, Liguria e Emilia Romagna.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L’ha fatto spesso in solitudine, </span></span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">una solitudine doppia, inaccettabile</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: quella di chi racconta una verità che nessuno ha la voglia o l’onestà intellettuale di sentire. E la solitudine di chi fa il giornalista con passione, rigore, professionalità. Ma lo fa da precario, senza le tutele di cui godono i giornalisti e gli scrittori famosi, quelli che pubblicano con le grandi case editrici, quelli che scrivono sui giornali nazionali.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In questi anni al giornalismo, ha voluto affiancare il suo impegno antimafia con l’associazione daSud: Giovanni infatti ha vissuto sulla propria pelle la violenza della ‘ndrangheta. </span></span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">È figlio di Peppe Tizian, ucciso il 23 ottobre del 1989</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Era nato a Bovalino, in provincia di Reggio Calabria. Era un funzionario di banca «integerrimo», dicono gli investigatori. Aveva solo 36 quando l’hanno ammazzato. Il suo omicidio è rimasto senza colpevoli. Giovanni era ancora un bambino. Ha tenuto per sé questa storia per quasi venti anni. Nel 2008, durante la Lunga Marcia della Memoria di daSud, la decisione di condividere la sua storia e di iniziare l’impegno antimafia. Da allora ogni anno daSud dedica una parte delle proprie attività al ricordo di Peppe Tizian: sul luogo dell’omicidio, a Locri, lungo la statale 106 due anni fa è stato realizzato un murales.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Proprio a partire dalla sua esperienza personale Giovanni Tizian ha scritto un libro sulle mafie al nord. Si intitola “</span></span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gotica. ’Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">”, lo ha pubblicatola casa editrice Round Robin, la casa editrice con cui daSud ha deciso di costruire il suo racconto delle mafie e dell’antimafia con inchieste, romanzi e fumetti. È un lavoro straordinario, Gotica, documentatissimo, che offre anche ottime chiavi di interpretazione delle attività dei clan. Racconta gli intrecci con la politica, con l’economia, con le professioni. E i traffici di droga, il pizzo, l’usura, il gioco d’azzardo. Racconta il giro dei soldi. I soldi dei clan.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">«Sono sicuro di riuscire a trovare il modo di continuare a fare il mio lavoro. Non penso che un giornalista possa cambiare il mondo, ma credo nell&#8217;utilità sociale del mestiere di giornalista», dice Giovanni.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Continuerà a fare il suo lavoro. Lo farà meglio di prima. </span></span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E avrà sempre al suo fianco daSud, la sua associazione</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Insieme non indietreggeremo di un solo passo, insieme continueremo a raccontare le storie nascoste o dimenticate di mafia e antimafia di questo Paese.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma la sfida che i clan hanno lanciato a Giovanni è una sfida lanciata all’Italia che resiste e che vuole cambiare</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">: a tutti il compito di organizzare un grande movimento di scorta popolare e civile. Associazioni, gruppi, comitati, partiti, singoli, giornalisti, organizzazioni, personaggi, artisti, trasmissioni radio e tv, giornali, amministratori, scrittori: tutti quanti possiamo fare molto per non fare sentire soli Giovanni e la sua famiglia. E per garantire che possa fare tranquillamente il suo lavoro.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Parte da oggi la campagna “</span></span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Io mi chiamo Giovanni Tizian</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;">”: incontri, iniziative, presentazioni, dibattiti, campagne web e di comunicazione.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-size: small; font-family: Helvetica, sans-serif;">Per aderire inviare una mail a iogiovannitizian@dasud.it</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-size: small; font-family: Helvetica, sans-serif;">Contatti 347 8463931</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="LEFT"><span style="font-family: Helvetica, sans-serif; font-size: x-small;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><object id="null" width="640" height="385" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="quality" value="high" /><param name="cachebusting" value="true" /><param name="flashvars" value="config=%7B%22playlist%22%3A%5B%7B%22autoPlay%22%3Atrue%2C%22url%22%3A%22http%3A//www.rainews24.rai.it/ran24/clips/2012/01/giovanni-tizian_0001.mp4%22%7D%5D%2C%22plugins%22%3A%7B%22sharing%22%3A%7B%22url%22%3A%22http%3A//www.rainews24.rai.it/it/js/flowplayer.sharing-3.2.1.swf%22%2C%22share%22%3A%7B%22shareUrl%22%3A%22http%3A//www.rainews24.rai.it/it/video.php%3Fid%3D25961%22%7D%7D%7D%2C%22clip%22%3A%7B%22autoPlay%22%3Atrue%2C%22url%22%3A%22http%3A//www.rainews24.rai.it/ran24/clips/2012/01/giovanni-tizian_0001.mp4%22%7D%7D" /><param name="src" value="http://www.rainews24.rai.it/it/js/flowplayer-3.2.7.swf" /><embed id="null" width="550" height="330" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.rainews24.rai.it/it/js/flowplayer-3.2.7.swf" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" quality="high" cachebusting="true" flashvars="config=%7B%22playlist%22%3A%5B%7B%22autoPlay%22%3Atrue%2C%22url%22%3A%22http%3A//www.rainews24.rai.it/ran24/clips/2012/01/giovanni-tizian_0001.mp4%22%7D%5D%2C%22plugins%22%3A%7B%22sharing%22%3A%7B%22url%22%3A%22http%3A//www.rainews24.rai.it/it/js/flowplayer.sharing-3.2.1.swf%22%2C%22share%22%3A%7B%22shareUrl%22%3A%22http%3A//www.rainews24.rai.it/it/video.php%3Fid%3D25961%22%7D%7D%7D%2C%22clip%22%3A%7B%22autoPlay%22%3Atrue%2C%22url%22%3A%22http%3A//www.rainews24.rai.it/ran24/clips/2012/01/giovanni-tizian_0001.mp4%22%7D%7D" /> </object></p>
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		<title>Una manovra più giusta. Le proposte di SEL</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 13:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sappiamo che siamo in una situazione di estrema emergenza, nel pieno di una crisi scatenata dalla finanza globale e aggravata dall&#8217;inerzia prolungata del governo Berlusconi e dagli altri governi europei, ma inutile illudersi: con una manovra tutta schiacciata sul lato delle imposte, che soffoca i ceti medio &#8211; bassi, non ne usciamo. Dobbiamo ripartire da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sappiamo che siamo in una situazione di estrema emergenza, nel pieno di una crisi scatenata dalla finanza globale e aggravata dall&#8217;inerzia prolungata del governo Berlusconi e dagli altri governi europei, ma inutile illudersi: con una manovra tutta schiacciata sul lato delle imposte, che soffoca i ceti medio &#8211; bassi, non ne usciamo. Dobbiamo ripartire da parole d’ordine che sappiano coniugare crescita ed equità. Colpire i grandi patrimoni, far pagare chi può permetterselo, e chi fino ad oggi non lo ha fatto.<span id="more-34952"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Patrimoniale. </strong>Una patrimoniale straordinaria da 200 miliardi per ridurre lo stock del debito ed una ordinaria biennale da 5 miliardi all’anno il cui gettito sia investito per una prospettiva credibile e una crescita sostenibile sarebbe un segnale di inversione del trend del debito, unico modo per uscire dalla crisi evitando l’aggressione dei mercati. Tentare di ridurre il debito nel breve periodo con misure aggressive è infatti quello che i mercati vogliono farci credere sia l’unica soluzione, ma solo per ritornare a speculare sulle debolezze strutturali. Serve, invece, una riduzione tendenziale credibile del debito nel lungo periodo. Un po’ come accadde quando entrammo nell’euro: nessuno ci chiese di rispettare il parametro del debito al 60% del PIL subito, ma di avere un trend di debito decrescente negli anni seguenti all’ingresso della moneta unica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>No tax area per la generazione mille euro</strong>. Vanno ripensate misure di intervento per i giovani. Una delle azioni immediatamente eseguibili è la creazione di una <strong>no tax area</strong> per gli under 35, che garantisca la salvaguardia fiscale totale dei redditi sotto i 6.000 euro annui. Questa fascia di esenzione comporterebbe la messa in sicurezza di quei redditi bassi collegati ad occupazioni precarie, garantendo alla “<em>generazione 1000 euro</em>” un aiuto immediato e vitale. La “foglia di fico” rappresentata dalle previste agevolazioni fiscali per le imprese che assumono giovani viene in realtà annullata dagli spostamenti dell’età pensionabile. Con la No tax area, gli under 35 che non beneficiano delle usuali deduzioni pagherebbero il 23% solo sulla differenza e non sul totale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Più Europa</strong>. Servono idee per salvare non solo il Paese ma la tenuta stessa dell’Unione Europea. Come la creazione di una autorità di rating europea, l’euro-project bond, il ruolo della BCE a sostegno delle difficoltà dei singoli Paesi e dell’Ue nella sua interezza, la sottoscrizione di accordi internazionali Italia-Svizzera sul controllo e l’identificazione dei flussi finanziari.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>lato delle entrate</strong>, ancora, si può, si deve aumentare l’aliquota sui capitali scudati fino al 20%, segnando una distanza netta con gli abusi perpetrati dall’ex premier, attuare una seria politica di lotta all’evasione e alla corruzione, introdurre una tassa sulle emissioni di co2 e sugli immobili di lusso.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, va attuata una <strong>riduzione drastica della spesa militare</strong> del nostro Paese di 1,5 miliardi di euro nel 2012 e di 2,5 miliardi negli anni successivi, con l’obiettivo di riportare la nostra spesa effettiva sotto lo 0,9 per cento del Pil contro l’1,4 per cento effettivo di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Servono misure strutturali e simboliche, più partecipazione, più ascolto delle parti sociali e sindacali, maggiore giustizia sociale. Vedremo se la ricetta del governo tecnico saprà traghettarci oltre la crisi. Viceversa, se a febbraio parleremo di un’altra manovra correttiva, vorrà dire che sarà forse il tempo di tornare alla sovranità popolare e, perché no, ad una idea del tutto alternativa di crescita e sostenibilità, alternativa al populismo berlusconiano che ci ha condotto nella melma, alternativa al liberismo temperato del professor Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimiliano Smeriglio</p>
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		<title>Bersani, non sacrificare il futuro del centrosinistra</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 14:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il leader di Sel: «La foto di Vasto non esiste più. E ora temo che per il Pd il governo Monti da esecutivo d’emergenza diventi base per altre alleanze». No alla politica dei due tempi. Il governo affronti con la patrimoniale il tema della redistribuzione della ricchezza.La foto di Vasto oramai è strappata, ma Bersani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il leader di Sel: «La foto di Vasto non esiste più. E ora temo che per il Pd il governo Monti da esecutivo d’emergenza diventi base per altre alleanze». No alla politica dei due tempi. Il governo affronti con la patrimoniale il tema della redistribuzione della ricchezza.</strong>La foto di Vasto oramai è strappata, ma Bersani non faccia morire sull’altare del governo Monti quel «nuovo centrosinistra» che non solo era dato vincente da tutti i sondaggi, ma aveva ridato speranza a milioni di italiani. Il leader di Sel e presidente della Puglia Nichi Vendola appare preoccupato e mette in guardia il Pd dal pericolo di considerare il governo dei tecnici non come strumento d’emergenza, ma come propedeutico per nuove alleanze. <span id="more-34918"></span></p>
<p><strong>Presidente, la manovra Monti è legge. Servirà? </strong><br />
«È sbagliata socialmente e probabilmente inutile dal punto di vista del contenimento del debito pubblico perché non è in grado neppure di evocare il tema dirimente della crescita. Viceversa spinge il paese dentro la voragine recessiva».</p>
<p><strong>Il premier dice che ora comincia la fase due? </strong><br />
«La logica dei due tempi non ha mai funzionato. Sono ancora in attesa di vedere la fase uno, quella che aggredisce alle radice le ragioni della crisi, che pone il tema della ridistribuzione della ricchezza. Dov’ è l’ossigeno che può consentirci di tornare a respirare a pieni polmoni se milioni famiglie subiranno contemporaneamente gli effetti del sadismo sociale di Tremonti e le conseguenze di questa manovra sbagliata?»</p>
<p><strong>Lei che cosa proporrebbe?</strong><br />
«Chiederei di ripartire dalla reintroduzione di una patrimoniale pesante per affrontare i nodi di fondo di questa crisi che è figlia della più grande rapina che il lavoro subordinato ha subito col trasferimento della ricchezza dalle tasche dei lavoratori ai portafogli dei fondi di investimento e delle banche. E poi li inviterei a non dire più la parola crescita senza metterci l’aggettivo sostenibile e a imitare Germania e Inghilterra per fare un protocollo di intesa con la Svizzera per la tassazione dei capitali depositati nelle banche elvetiche. E infine a toccare anche le spese militari. Un sommergibile può contare di più della vita delle persone?»</p>
<p><strong>Sarà riformato anche il mercato del lavoro. Sull’articolo 18, anche grazie ai paletti di Bersani come lei ha riconosciuto, il governo ha fatto marcia indietro. Ma l’articolo 18 è un tabù? </strong><br />
«Sì, perché è il simbolo di un secolo di lotte operaie che da pietra di scarto ha fatto diventare il lavoro pietra angolare della democrazia come testimonia il primo articolo della nostra Costituzione. A Bersani e al sindacato dico: bene questa capacità di tenere saldamente in mano la bandiera dell’articolo 18, ma attenzione perché le relazioni industriali a partire da Pomigliano conoscono un crescente stravolgimento. Ciò che ha animato il Pd e Bersani nei confronti del governo Monti è un sentimento di assoluta generosità nei confronti del Paese, ma ora corre da due pericoli».</p>
<p><strong>Quali? </strong><br />
«Che appunto il mercato del lavoro possa essere stravolto non dalla porta principale, ma da una miriade di microscopiche controrivoluzioni. E poi dall’immagine, coltivata anche da esponenti del Pd, del governo Monti non come governo d’emergenza che gestisce questa fase eccezionale con un timbro palesemente conservatore, ma come governo con un carattere costituente che allude al sistema politico e sociale del futuro. Perché su questo terreno non esisterebbe più il centrosinistra e io sarei all’opposizione».</p>
<p><strong>Con l’Idv che vota no a Monti la foto di Vasto si sta sbiadendo? </strong><br />
«Non c’ è più la foto di Vasto, ma a Bersani chiedo se davvero non ci interessa più definire un’orizzonte di cambiamento, un’alternativa di governo per oltrepassare il berlusconismo. Non ci interessa più quell’elettorato di Di Pietro che è un pezzo di centrosinistra e confrontarci con la rete dei sindaci che sta nascendo attorno a De Magistris? Nell’evo che ha preceduto il governo Monti non solo il centrosinistra era dato vincente nei sondaggi, ma aveva vinto a nelle sfide più importanti come Milano. Ma era il centrosinistra del cambiamento, non genuflesso che si comporta come un chierichetto nei confronti dei poteri costituiti. Voglio dedicare le mie energie a costruire quel nuovo centrosinistra, c’ è bisogno di uscire dall’ambiguità e di aprirne il cantiere. Serve all’Italia perché vedo montare un’onda nera in questo Paese di cui sono fatti evocativi la strage dei senegalesi di Firenze e la luce livida dei pogrom anti-rom di Torino».</p>
<p><strong>Ferrero la invita a unirsi a Rifondazione per ricostruire la sinistra? </strong><br />
«Mi spiace che alla mia sinistra invochino l’unità delle sinistre radicali sul terreno dell’opposizione. Questa richiede un’alternativa di governo. Ma ha bisogno di essere alimentata. Bersani rompa questa specie di autoipnosi per cui col governo tecnico la politica vive una crisi di afasia. Anche perché capisco la situazione d’emergenza, ma non capisco come si possa sopportare il sorgere di alleanze spurie fra Pd e Pdl come a Ischia. C’ è da dare un segnale. Quella non è alta politica dettata da senso di responsabilità, ma pessima politica nata sul terreno dell’affarismo e della corruzione».</p>
<p>Vladimiro Frulletti</p>
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		<title>Un anno migliore per un’Italia migliore</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 09:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[calendario]]></category>
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		<description><![CDATA[Un anno migliore per un’Italia migliore. Sinistra Ecologia Libertà farà la sua parte, cominciando con questo calendario che vuole percorrere il 2012 attorno alle parole chiave del nostro tempo e del nostro impegno. Un’agenda di temi su cui costruire analisi, ricerca, iniziativa, proposta, consenso: la cura del territorio e la messa in sicurezza del nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un anno migliore per un’Italia migliore. Sinistra Ecologia Libertà farà la sua parte, cominciando con questo calendario che vuole percorrere il 2012 attorno alle parole chiave del nostro tempo e del nostro impegno.<span id="more-34866"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un’agenda di temi su cui costruire analisi, ricerca, iniziativa, proposta, consenso: la cura del territorio e la messa in sicurezza del nostro paese, la riduzione delle spese militari, un reddito di cittadinanza che dia ai giovani il diritto alla dignità, una proposta di manovra che per una volta faccia pagare chi non lo ha mai fatto, la tutela dei nostri beni comuni, le battaglie per i diritti civili, un’idea d’Europa che torni a parlare il linguaggio della democrazia e non quello delle banche, una Rai finalmente affrancata dagli appetiti dei partiti…</p>
<p style="text-align: justify;">Dodici mesi, dodici campagne politiche per dare concretezza alle cose da fare e da dire. E per darci un tempo migliore: ce lo meritiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Fava</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/calendario-sel-2012/" target="_self">Vai alla pagina dedicata e scarica il calendario 2012</a></strong></p>
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		<title>Ministro Profumo, c&#8217;è posta per te</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 16:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Egregio Ministro, il Governo di cui Lei fa parte deve affrontare un compito particolarmente arduo: aggredire l’emergenza economica ma, soprattutto, ridare fiducia e prospettive ad un paese ormai in lento declino. Le prime dichiarazioni del Presidente Monti hanno, senza dubbio, segnato un cambiamento di stile di cui c’era grande bisogno. In queste settimane, poi, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio Ministro, il Governo di cui Lei fa parte deve affrontare un compito particolarmente arduo: aggredire l’emergenza economica ma, soprattutto, ridare fiducia e prospettive ad un paese ormai in lento declino.<span id="more-34864"></span></p>
<p>Le prime dichiarazioni del Presidente Monti hanno, senza dubbio, segnato un cambiamento di stile di cui c’era grande bisogno. In queste settimane, poi, si comincia ad entrare nel merito dei sacrifici chiesti al paese per diminuire il deficit e per rilanciare lo sviluppo.</p>
<p>Su questo ultimo aspetto vorrei incentrare il resto di questa lettera. Da molti anni, in questo paese si è consumata un’ incredibile farsa: in ogni occasione pubblica, politici e tecnici hanno continuato a parlare di crescita, d’innovazione ma, negli stessi ambiti, si è praticato un progressivo de-finanziamento delle strutture pubbliche (scuole, università e centri di ricerca) che sono gli strumenti principali per sostenere sviluppo, mobilità sociale e innovazione in un paese moderno.</p>
<p>Lei ha conoscenze di prima mano di queste realtà e ha la possibilità di mostrare una discontinuità con i governi dell’ultimo decennio. A questo proposito, vorrei  segnalare un articolo di Nature (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nature.com/nature/journal/v480/n7375/full/480005a.html">http://www.nature.com/nature/journal/v480/n7375/full/480005a.html</a></span>) dove si esaminano i casi di  Spagna, Grecia e Italia: tre paesi accomunati, oltre che dalla crisi finanziaria, dalla scarsità delle risorse destinate agli investimenti in formazione e ricerca, fanalino di coda rispetto alle medie europee. Il consiglio ai tre nuovi governi è di aumentare gli investimenti su questi settori, pur all’interno di politiche di rigore finanziario. Non farlo, sostiene la rivista, sarebbe un errore da un punto di vista culturale ma, soprattutto, da un punto di vista economico, perché precluderebbe la strada della ripresa.</p>
<p>Mi rendo conto che di fronte alla necessità di far tornare i conti, ogni proposta di investimento sia vista con diffidenza e ascritta d’ufficio alle voci di aumento della spesa ma, anche su questo piano, si gioca la credibilità di un governo tecnico che può superare la demagogia del passato e mostrare di occuparsi dei fatti, più che delle enunciazioni di principio.</p>
<p>Sono consapevole che, dato l’orizzonte temporale di questo governo, non si possa mettere mano a manovre epocali, a riforme organiche che cancellino le distorsioni dei DDL Gelmini e pongano al centro della discussione il ruolo delle istituzioni pubbliche dei saperi nello sviluppo economico e sociale del nostro paese.</p>
<p>Penso, però, che alcuni interventi mirati possano avere un’azione concreta, oltre che una valenza simbolica. Elenco alcuni dei punti particolarmente urgenti:</p>
<ol>
<li>Ripristinare 	l’organico funzionale per realizzare i piani di offerta formativa 	delle scuole di ogni ordine e grado. In questo modo si garantisce 	continuità didattica agli studenti e alle famiglie, si risponde ai 	bisogni formativi del territorio e si sostanzia l’autonomia delle 	scuole nell’affrontare i problemi di organizzazione e di 	didattica. Una misura che non richiederebbe aggravi di spesa se si 	considera che farebbe risparmiare i costi per le supplenze brevi.</li>
<li>Garantire il Tempo 	Pieno nella primaria per venire incontro alle richiesta da parte 	delle famiglie e, a questo proposito, adoperarsi per estendere gli 	stessi livelli anche nel sud. Dare garanzia di sostegno ai disabili, 	con un rapporto di almeno 1 docente ogni 2 alunni.</li>
<li>Restituire l’intero 	obbligo al percorso dell’istruzione, eliminando la possibilità di 	assolvere l’ultimo anno nell’apprendistato.</li>
<li>Sbloccare il Piano di 	Stabilità degli Enti Locali per quanto riguarda gli interventi di 	edilizia scolastica, a cominciare dalle situazioni di maggior 	degrado e di rischio sismico o ambientale.</li>
<li>Realizzare con 	maggiore gradualità il Piano di Dimensionamento, ora previsto per 	il 2012. In un triennio le Regioni e gli Enti Locali, consultate le 	istituzioni scolastiche, potranno definire l’effettiva dimensione 	delle stesse, in riferimento al  minimo di 1.000 alunni per ogni 	istituto autonomo, limite che dovrebbe essere applicato senza 	automatismi ma prendendo in considerazione le diverse  situazioni 	territoriali.</li>
<li>Rinviare di un anno 	l’avvio dei TFA e delle nuove Lauree Magistrali destinate 	all’insegnamento, per avviare una riflessione più ampia sul reale 	fabbisogno nazionale e sugli aspetti tecnico-culturali della 	professionalità dei futuri docenti.</li>
<li>Garantire l&#8217;accesso 	all&#8217;alta formazione a chi ne ha diritto, secondo i principi della 	nostra Costituzione. Occorre adeguare gli stanziamenti destinati 	alle borse di studio universitarie e porre fine alla categoria degli 	<em>“idonei non vincitori”. </em>In questo modo si possono 	superare le differenze regionali e cominciare a realizzare il 	<em>“diritto allo studio”</em> su tutto il territorio nazionale.</li>
<li>In un momento in cui 	vengono riscritti gli Statuti d&#8217;Ateneo, è opportuno allargare al 	massima la democrazia e garantire la partecipazione delle diverse 	componenti in tutti gli organi istituzionali di rappresentanza: dai 	Consigli d’Amministrazione fino ai Dipartimenti che diventeranno 	il fulcro di tutte le decisioni sulla didattica, prima appannaggio 	esclusivo delle Facoltà.</li>
<li>Sanare l’illegalità 	che ha contraddistinto numerosi Atenei che hanno violato i vincoli 	posti dal dpr-306 del 25 luglio 1997. Il limite del 20%, rispetto al 	finanziamento ordinario, è una garanzia contro un innalzamento 	selvaggio delle rette e tutela l’universalità dell’accesso 	all’istruzione superiore. Per questo deve essere rispettato in 	tutti gli Atenei e va difeso contro i tentativi di eliminazione o 	innalzamento.</li>
<li>Ricominciare a dare 	regolarità ai concorsi nell’Università e negli EPR, ponendo 	l&#8217;obiettivo minimo di compensare il turnover. Con il blocco del 	turnover, di fatto, si è accresciuto il ricorso al precariato, è 	aumentato l’esodo all’estero dei nostri giovani e si è 	accentuata la lenta agonia della ricerca nel nostro paese.</li>
</ol>
<p>Si tratta di argomenti emersi nel corso di numerosi dibattiti che hanno visto esponenti del mondo della cultura, delle forze politiche e sindacali, delle associazioni e della società civile riflettere insieme sulle priorità per rilanciare le istituzioni pubbliche dei saperi e per metterle in condizioni di affrontare le nuove sfide della complessità del terzo millennio.</p>
<p>La ringrazio dell’attenzione che vorrà riservare a questa lettera e mi auguro di avere l’opportunità di discuterne personalmente con Lei.</p>
<p>Colgo l’occasione per porgerLe i miei più cordiali saluti</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
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		<title>La manovra è tutta sbagliata</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 12:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente pugliese riconosce che «dentro l’esecutivo non mancano interlocutori di straordinario livello e levatura intellettuale», ma boccia completamente la manovra. L’equità di Monti per Nichi Vendola diventa una «grande iniquità che si determina nello scaricare sulle spalle dei ceti medio-bassi il costo di un’opera di risanamento finanziario» dall’esito incerto. E sulla riforma del mercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente pugliese riconosce che «dentro l’esecutivo non mancano interlocutori di straordinario livello e levatura intellettuale», ma boccia completamente la manovra. L’equità di Monti per Nichi Vendola diventa una «grande iniquità che si determina nello scaricare sulle spalle dei ceti medio-bassi il costo di un’opera di risanamento finanziario» dall’esito incerto. E sulla riforma del mercato del lavoro dice: «in nome dei diritti dei precari, si vogliono precarizzare i diritti di coloro che ce li hanno».</p>
<p><span id="more-34798"></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Presidente, come è andato l’incontro di ieri con le delegazioni di Cgil, Cisl e Uil?</strong></p>
<p>In questo momento noi registriamo una totale sintonia con il dissenso, così radicale ed aspro, espresso dai sindacati confederali nei confronti della manovra del Governo Monti.</p>
<p><strong>Su cosa vi siete trovati d’accordo in particolare?</strong><br />
Il punto di questa convergenza di giudizio è presto detto: riguarda la grande iniquità che si determina nello scaricare sulle spalle dei ceti medio-bassi il costo di un’opera di risanamento finanziario che rischia fra l’altro di risultare inutile.</p>
<p><strong>Perché inutile?</strong><br />
Noi siamo dentro le coordinate che in tutti il mondo il cosiddetto club dell’austerity sta scolpendo, non senza qualche fondamentalismo ideologico, con tagli pesantissimi al welfare, dimagrimento dei redditi dei pensionati, innalzamento dell’età pensionabile, tassazioni dirette ed indirette sul lavoro dipendente e sui consumi delle famiglie.</p>
<p><strong>Eppure Monti continua a sostenere che la manovra, pur rigorosa, è necessaria a salvare l’Italia.</strong><br />
Guardi questo disegno di cosiddetto rigore non soltanto interviene pesantemente sui ceti medio bassi, bloccando le aspirazioni legittime al benessere, ulteriormente paralizzando gli ascensori sociali e rendendo sempre più precaria la condizione delle giovani generazioni. Acuisce le diseguaglianze di un paese che, grazie al berlusconismo, è stato la punta di diamante di una colossale operazione di spostamento verso l’alto delle ricchezze e rischia di incrementare le spinte recessive e depressive e per questa via di rendere sempre più irraggiungibile l’obiettivo del pareggio di bilancio.</p>
<p><strong>Eppure alcune delle misure approvate sono contenute nella famosa lettera della Bce.</strong><br />
Rimango dell’idea che i sacrifici reali sono un terremoto nella vita quotidiana per milioni di famiglie, mentre invece rappresentano una simbolica scalfitura nella struttura della ricchezza: la patrimoniale viene aggirata, la lotta all’evasione fiscale viene semplicemente evocata e naturalmente non c’è penuria di meri buoni proponimenti, come il Mario Monti favorevole alla Tobin tax.</p>
<p><strong>A proposito di proponimenti, l’idea di rendere ancora più flessibile il mercato del lavoro la convince? </strong><br />
Guardi, in questo quadro è gravemente sbagliata l’idea che si sta lanciando, per cui questo Governo debba completare l’opera di smantellamento del quadro di regole e diritti del mondo del lavoro: in nome dei diritti dei precari, si vogliono precarizzare i diritti di coloro che ce li hanno!</p>
<p><strong>Però anche ieri la Marcegaglia ha chiarito come l’articolo 18 debba smettere di essere considerato un tabù intoccabile. </strong><br />
Questa idea di modificare l’articolo 18, che corrisponde all’idea di esibire dinanzi all’opinione pubblica lo scalpo del sindacato, è particolarmente irritante. Come a dire: in che modo si costruisce una spinta positiva verso le politiche attive per il lavoro? Con i licenziamenti facili! Mi lasci dire che siamo nell’ambito del surreale e del pazzesco e che se tale prospettiva dovesse essere perseguita sarebbe una dichiarazione di guerra di classe. Come si fa invece a non comprendere che per combattere contro la crisi, contro la prospettiva dell’impoverimento, bisogna dare più diritti?</p>
<p><strong>Oltre ai diritti, servono anche opportunità, Presidente.</strong><br />
Certo, allora faccio presente che tra le questioni rinviate, rimosse o dimenticate da questo Governo c’è anche il tema dello “spread ambientale”: noi ci aspetteremmo che un governo che vuole colpire veramente al cuore una vicenda drammatica, trovasse ragioni di implementazione della ricchezza, creando dunque opportunità di lavoro, con un piano straordinario per il lavoro legato alla messa in sicurezza del territorio.</p>
<p><strong>Misure per la crescita pare arriveranno a gennaio.</strong><br />
Per ora registriamo e denunciamo il fatto che come unico effetto delle politiche anti-crisi rischiamo di avere lo smantellamento del welfare e la privatizzazione di fondamentali funzioni pubbliche.</p>
<p><strong>Lei vuole proprio essere fuori dal coro di consenso, che anche a sinistra, viene manifestato verso Monti.</strong><br />
Semplicemente non mi convince l’idea per cui, come dice il “generale” Eugenio Scalfari, siamo in guerra e dobbiamo sentirci tutti un po’ arruolati, combattere a fianco di Monti senza se e senza ma, senza cioè porsi troppe domande, delegando ai professori il governo della Repubblica per questa legislatura e per chissà quante altre in futuro. Ma a lei non pare paradossale che in questo Paese sia sostanzialmente abrogato il dibattito sull’efficacia delle politiche di austerità? Paul Krugman in Italia sarebbe invitato a tacere!</p>
<p><strong>Il dibattito sarà pur fiacco e senza clamori, Presidente, ma la linea Monti sta esercitando su pezzi del centrosinistra un certo fascino.</strong><br />
Non mi pare che Monti affascini alcuno. Vedo i teorici della stato di necessità entusiasti solo nella destra veltroniana. Il problema è che le soggettività politiche, tutte, saranno chiamate a fare i conti con la società. In questa discussione c’è una sublime rimozione che riguarda la società, questi corpi sociali che vengono con tanta disinvoltura assunti come delle cavie.</p>
<p><strong>A cosa allude Presidente?</strong><br />
Al fatto che tutti dobbiamo stare attenti, perché la virulenza del sentimento di antipolitica sta scivolando sul terreno della antidemocrazia e dopo le quaresime tecnocratiche ci possono essere le pasque del populismo di tipo particolare, costruito sul paradigma della paura, affamato della carne dei capri espiatori, sempre armato di torce per illuminare la scena con i roghi purificatori (gli stranieri, i rom, i diversi tutti): attenzione, attenzione, attenzione!</p>
<p><strong>Mi pare un quadro eccessivamente allarmistico.</strong><br />
Non dimentichi che siamo un paese sempre più allo sbando e che nel corso del 2012 cadranno sulle teste degli italiani le tempeste delle manovre finanziarie di Tremonti, oltre agli effetti di quella del Governo Monti. Credo che nei prossimi mesi il disagio acuto e crescente e la rabbia popolare non troveranno sullo schermo il volto di Berlusconi, che abilmente si sarà tolto da quel fascio di luce, mentre apparirà soltanto la responsabilità dei professori.</p>
<p><strong>E quindi?</strong><br />
Tutto questo rimette pesantemente in gioco la destra e Berlusconi.</p>
<p><strong>Mentre il centrosinistra si interroga se Vasto possa rappresentare una prospettiva di governo. </strong><br />
Vede, quella fotografia appartiene ad un contesto che non c’è più. Il punto è che con tutte le forze che si richiamano al centrosinistra e con quelle che con esso intendono dialogare, bisogna lavorare per definire una strada, un percorso e per chiarire quale è la prospettiva; ciò anche partendo dalla condivisione di un giudizio negativo sulla torsione liberista, ma succube di alcune grandi corporazioni.</p>
<p><strong>Ci dica, allora, almeno lei, quali sono questi poteri forti che detterebbero l’agenda al governo Monti. </strong><br />
Non dobbiamo avere una visione malata di dietrologia; la storia non è fatta di grandi vecchi e burattini, ma di processi molto più complessi, in cui anche gli attori che recitano un copione a noi sgradevole non è detto che lo facciano pilotati. Dentro l’esecutivo non mancano interlocutori di straordinario livello e levatura intellettuale, ma poiché il tema che esso deve svolgere è come affrontare le dinamiche economico-finanziarie, il rischio è che questo governo sia uno dei tasselli di un’Europa che per salvare l’euro sta uccidendo se stessa e insegue illusoriamente medicine che finiranno per uccidere il malato.</p>
<p>Alberto Crepaldi<br />
Fonte: <a href="http://www.linkiesta.it">www.linkiesta.it</a></p>
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		<title>Ora la nostra agenda politica. Per un&#8217;Italia migliore</title>
		<link>http://www.sinistraecologialiberta.it/vetrina/costruiamo-unagenda-per-unitalia-migliore/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 15:27:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sulla lotta al razzismo è ora di avviare una seria riflessione con iniziative concrete. L’assassinio razzista di Modou SAmb e Mor Diop a Firenze è solo l’ultima deprecabile manifestazione della violenza razzista che da anni colpisce rom e migranti in Italia. Non è stato un “regolamento di conti”, come precipitosamente una parte della stampa ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Sulla lotta al razzismo è ora di avviare una seria riflessione con iniziative concrete.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’assassinio razzista di Modou SAmb e Mor Diop a Firenze è solo l’ultima deprecabile manifestazione della violenza razzista che da anni colpisce rom e migranti in Italia. Non è stato un “regolamento di conti”, come precipitosamente una parte della stampa ha etichettato la strage, con il consueto rimando alla malavitosità dei migranti.<span id="more-34689"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non si è trattato del gesto isolato di un folle.</p>
<p>È stato il punto di arrivo di un’ideologia violenta, razzista e xenofoba, che germina in contesti politici di destra. Legittimata dalla costruzione politica e culturale del diverso come nemico, bersaglio, capro espiatorio. La strage di cittadini neri, senegalesi, come approdo di una scia di aggressioni sistematiche, perpetrate da singoli o da pezzi di popolo contro altri suoi simili più vulnerabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Un elenco fin troppo lungo che parte da Castelvolturno: sei neri, africani uccisi dalla criminalità organizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">I pogrom di Ponticelli contro i rom, di Rosarno contro i braccianti agricoli africani hanno avuto come ultimo triste epilogo il raid al campo rom di Torino dello scorso fine settimana.</p>
<p style="text-align: justify;">La rabbia e l’aggressione, i roghi, la furia collettiva di comuni cittadini e cittadine per punire gli indesiderabili sono la manifestazione del razzismo quotidiano che cova e si alimenta dalla propaganda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso razzista ha prodotto una grande resa in termini elettorali oggi in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Forze politiche, come la Lega, hanno fatto del “cattivismo” anti immigrati la propria ragione politica. La criminalizzazione dei migranti e dei rom e&#8217; divenuta strumento di consenso politico, con l’umiliazione sistematica e la mortificazione di ogni diritto come risultato dell’applicazione di politiche discriminatorie.</p>
<p style="text-align: justify;">Propaganda razzista amplificata che crea cultura e effetti materiali che si autoalimentano.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppi ammiccamenti della politica, anche a sinistra, e delle istituzioni, nella ricerca del consenso sul terreno della destra, hanno prodotto una profonda devastazione culturale e grandi ferite al diritto e ai principi costituzionali. Facile dichiararsi per i diritti dei piccoli “che crescono insieme ai nostri figli”, dichiararsi antirazzisti quando si è all’opposizione, mentre si lega l’esistenza di milioni di migranti a un precario contratto di lavoro, mentre si rinchiudono donne e uomini migranti nelle galere etniche, in base a quello che sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo dunque che la nostra agenda politica debba mettere più che mai  al proprio centro:</p>
<p style="text-align: justify;">-          la lotta al razzismo e alla xenofobia in ogni sua manifestazione;</p>
<p style="text-align: justify;">-          l&#8217;adozione di provvedimenti per la parità di trattamento dei migranti e contro ogni tipo di discriminazione;</p>
<p style="text-align: justify;">-        l&#8217;attuazione del principio di cittadinanza per i migranti come insieme dei diritti civili, sociali e politici, di cui sono ancora privi, in forte ritardo rispetto ad altri Paesi civili. Per questo abbiamo aderito con convinzione alla campagna &#8220;l&#8217;Italia sono anch&#8217;io&#8221;;</p>
<p style="text-align: justify;">-          la costruzione di un percorso culturale sostenibile e duraturo che metta in discussione stereotipi e luoghi comuni nella scuola, lo sport, gli eventi culturali, la pubblicità e in particolare nell&#8217;informazione.</p>
<p>Vorremmo che questo documento fosse il punto di partenza per la presentazione di ordini del giorno in tutte le amministrazioni in cui siamo presenti e per l&#8217;organizzazione di assemblee pubbliche in giro per tutto il Paese.</p>
<p>Farhia Aidid, Monica Cerutti, Celeste Costantino, Mercedes Frias, Fahma Said</p>
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		<title>13 dicembre 2011. Firenze non dimenticherà</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 13:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quanto avvenuto ieri a Firenze ci lascia sgomenti, pieni di orrore e di rabbia. La barbara uccisione di Samb Modou e Diop Mor e il ferimento di altri tre ragazzi di origine senegalese da parte di Gianluca Casseri, fascista e militante di Casa Pound, rappresentano una ferita profonda per la nostra città. Niente a che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto avvenuto ieri a Firenze ci lascia sgomenti, pieni di orrore e di rabbia. La barbara uccisione di Samb Modou e Diop Mor e il ferimento di altri tre ragazzi di origine senegalese da parte di Gianluca Casseri, fascista e militante di Casa Pound, rappresentano una ferita profonda per la nostra città.<span id="more-34564"></span></p>
<p>Niente a che vedere con il gesto di un pazzo, di un folle, come molti invece già cercano di descrivere. E’ molto, molto di più. E’ il gesto estremo, il frutto malato di una semina culturale che dura da troppi anni, intrisa di razzismo e di xenofobia, di odio e di paura per il diverso.</p>
<p>Un fatto terribile, a pochi giorni dal pogrom al campo Rom di Torino e dopo tanti altri atti e gesti, meno gravi ma quotidiani, che non trovano spesso nemmeno lo spazio di un trafiletto sugli organi di stampa ma che dimostrano come e quanto il cancro del razzismo e della xenofobia sia cresciuto e diffuso nella nostra società.</p>
<p>Quasi non bastasse la percezione del generale indebolimento dei valori civili nella nostra società, che l&#8217;attuale crisi economica e sociale che attraversa il Paese rischia di alimentare ulteriormente in una spirale drammatica di crescenti odio, chiusura, rifiuto dell’integrazione e dell’affermarsi di una società multiculturale. Una spirale che si è nutrita della propaganda becera di forze politiche al governo del Paese fino a poche settimane fa, Lega in testa, che hanno fatto della discriminazione e del sopruso nei confronti del diverso un elemento nodale nella ricerca del consenso.</p>
<p>Oggi più che mai occorre quindi una reazione forte, decisa ed immediata per recidere questa spirale, nella quale SEL dovrà essere in prima linea insieme a tutte le altre forze politiche e sociali democratiche e antirazziste. E non soltanto nelle importanti manifestazioni che stiamo contribuendo ad organizzare a Firenze (oggi alle 18 ci sarà una fiaccolata nel luogo della strage e sabato un corteo per le vie del centro) ma soprattutto nella battaglia culturale che dovremo lanciare nell’intero Paese. Una battaglia contro la sedimentazione di subculture razziste e xenofobe, una battaglia per un società diversa e accogliente, capace di aprirsi agli altri, al diverso, per una società più umana e solidale.</p>
<p>Ieri è stata una giornata terribile che mai avremmo voluto vivere, che non dovremo né potremo dimenticare. Vogliamo stringerci agli amici e ai parenti di Samb Modou e Diop Mor e a tutta la comunità senegalese della città per esprimere la nostra vicinanza e il nostro affetto più profondo. Il loro dolore è anche il nostro.</p>
<p>Lorenzo Falchi</p>
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		<title>Abolire la riforma Gelmini. O esserne complici</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 06:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando la ministra Maria Stella Gelmini ha lasciato il suo posto di comando almeno una cosa è cambiata. I risultati della sua odiosa controriforma non sono più tenuti nascosti. Tra una sparata sui neutrini e l’altra, la ministra dell’Ignoranza aveva infatti cancellato tutto ciò che avrebbe consentito di valutare la sua riforma con piena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da quando la ministra Maria Stella Gelmini ha lasciato il suo posto di comando almeno una cosa è cambiata. I risultati della sua odiosa controriforma non sono più tenuti nascosti. Tra una sparata sui neutrini e l’altra, la ministra dell’Ignoranza aveva infatti cancellato tutto ciò che avrebbe consentito di valutare la sua riforma con piena cognizione di causa: dati ufficiali, tabelle comparate e così via.<span id="more-34500"></span></p>
<p style="text-align: justify;">C’erano le testimonianze e le sempre più disperate denunce dei diretti interessati, dei docenti, degli studenti e dei loro genitori, ma il ministero le liquidava con una scrollatina di spalle: “Tutte balle, la riforma va benone. Parola nostra”.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece la riforma va malissimo e andrà presto anche peggio. I primi dati emersi dalla censura gelminiana, quelli sull’affollamento delle classi, lo dimostrano chiaramente. Il massimo numero consentito per classe è di 25 allievi. Nel 2008 le classi che sforavano il tetto fissato dalla legge erano l’11,6%. Oggi sono il 17,3%. Negli asili una classe su tre è sovraffollata.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati non dicono in quale misura le classi siano sovraffollate, ma le testimonianze parlano chiaro. Si è arrivati a picchi di 54 allievi, ma sono in effetti casi rari. La trentina e passa, invece, è la norma.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro indicatore eloquente riguarda il numero di classi che non rispettano la normativa sui disabili. Nelle classi con un disabile non si potrebbe andare oltre i 20 studenti, perché in caso contrario l’inserimento dei portatori di handicap risulta molto più difficile. Le classi irregolari sono passate dal 10,8% di tre anni fa all’attuale 13,4%. Ma la situazione, in prospettiva, è molto più grave. Nella scuola media infatti la percentuale delle classi fuori dalla norma da questo punto di vista s’impenna fino al 23%.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della catastrofica era Gelmini è lievitato anche lo specifico sovraffollamento dei disabili. Le classi con due o più disabili sono attualmente circa 25mila, dalle quali, in compenso sono stati eliminati numerosi insegnanti di sostegno.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi c’è il capitolo tagli, che deve ancora essere valutato con precisione in tutta la sua immensa portata. Anche qui ci sono i casi limite, come quella preside di Genova a cui sono stati affidati 17 “plessi scolastici” che tre anni fa disponevano, follia assoluta, di ben 17 presidi: uno per scuola. Ma anche senza arrivare a questi picchi l’assurdità di presidi a cui sono affidate due o più scuola sta diventando la norma. Tutto senza contare la mattanza dei precari, dei fondi per i laboratori, dei bidelli…</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna riforma più di quella firmata da Mariastella Gelmini riassume tutti i guasti profondissimi che la lunga era Berlusconi ha provocato nel nostro Paese. Il governo Monti ha detto e ribadito di voler restare in carica fino al termine della legislatura e dunque di non volersi limitare a questa manovra. Allora però ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità politiche senza nascondersi dietro la foglia di fico di una sua natura sedicente tecnica.</p>
<p style="text-align: justify;">E come governo politico deve per prima cosa restituire agli studenti, ai docenti e alle famiglie il diritto a un’istruzione degna di un Paese civile. Deve abolire la riforma Gelmini o confessarsi complice della peggior nefandezza di quello che è stato il peggior governo della storia repubblicana.</p>
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		<title>Serve una patrimoniale da 100 miliardi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Allora, Vendola, proviamo ad andare dritti al punto: se Sel fosse in parlamento, voterebbe la manovra di Monti? &#8220;Se fossimo in parlamento, avremmo condiviso con Idv e Pd il gesto utile a far nascere questo governo, pur avendo avversato l’ipotesi di un governo tecnico, e l’avremmo fatto per due ragioni&#8221;. Quali? &#8220;Perche&#8217;  lo chiedeva il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Allora, Vendola, proviamo ad andare dritti al punto: se Sel fosse in parlamento, voterebbe la manovra di Monti?<br />
</strong>&#8220;Se fossimo in parlamento, avremmo condiviso con Idv e Pd il gesto utile a far nascere questo governo, pur avendo avversato l’ipotesi di un governo tecnico, e l’avremmo fatto per due ragioni&#8221;.<span id="more-34413"></span></p>
<p><strong>Quali?</strong><strong></strong></p>
<p>&#8220;Perche&#8217;  lo chiedeva il capo dello Stato, uomo che nella notte buia della crisi del berlusconismo ha rappresentato una luce vitale, e per via del vincolo morale che ci lega agli alleati di Vasto&#8221;.</p>
<p><strong>Avreste dunque votato la fiducia. Ma la manovra?<br />
</strong>&#8220;Avremmo lavorato fino allo spasmo per modificarla come chiedono le comunita&#8217;: dalla Chiesa, al sindacato, ai partiti, alla gente comune&#8221;.</p>
<p><strong>Vendola, e&#8217; chiaro che i margini per modificarla non ci sono.<br />
</strong>&#8220;Dal punto di vista tecnico ci sono: basta colpire i ricchi anziche&#8217;  i poveri. E&#8217; dal punto di vista politico che i margini non si sono, e non ci sono a causa di un vincolo inaccettabile&#8221;.</p>
<p><strong>Quale vincolo?<br />
</strong>&#8220;Quello di chi ha detto che non si devono toccare le tasche dei ricchi&#8221;.</p>
<p><strong>E chi l’ha detto?<br />
</strong>&#8220;Berlusconi, no?&#8221;.</p>
<p><strong>Ma al governo c’e&#8217; Monti.<br />
</strong>&#8220;Monti non si nasconda dietro una foglia di fico e dia ascolto a chi, come il presidente di Nomisma, Pietro Modiano, chiede una patrimoniale una tantum da 100 miliardi di euro e una a regime da 10. E&#8217; solo il conformismo di questo Paese stanco a impedire alla proposta di emergere&#8221;.</p>
<p><strong>Forse, ma e&#8217; cosi&#8217; . Dunque voterebbe la manovra?<br />
</strong>&#8220;Fossi in parlamento lotterei per tassare i capitali illegalmente depositati nelle banche svizzere. E mi ribellerei contro il cinismo e la volgarità di un’Europa da operetta che ci agita davanti al naso la prospettiva di una procedura di infrazione&#8221;.</p>
<p><strong>Non la voterebbe. Casini e Veltroni dicono che e&#8217; su questi voti che si misureranno le alleanze future&#8230;<br />
</strong>&#8220;Per me e&#8217;  incredibile: il radicalismo liberal-liberista di Veltroni e&#8217;  un’ipotesi di subalternita&#8217; totale nei confronti della destra e ripropone tutti i miti sconfitti della sinistra che fugge dai luoghi di lavoro e cerca di reclutare i Marchionne come improbabili oracoli della modernita&#8217; &#8220;.</p>
<p><strong>Par di capire che Veltroni non le stia molto simpatico.<br />
</strong>&#8220;La foto di Vasto e&#8217;  una speranza per l’Italia e Veltroni non e&#8217;  entrato in quell’inquadratura perche&#8217;  non vuole il rilancio del centrosinistra, ma la nascita di un partito centrista liberista di massa&#8221;.</p>
<p><strong>Ce la fara&#8217;?<br />
</strong>&#8220;Forse riuscira&#8217; a dar vita a un partito centrista e liberista, ma che possa essere di massa&#8230;&#8221;.</p>
<p><strong>Il Pd questa manovra la votera&#8217;: e&#8217;  liberista anche Bersani?<br />
</strong>&#8220;No, non lo dico. Ho rispetto per il Pd, che e&#8217;  il mio principale alleato, e per Bersani. Spero riescano a modificare la manovra, evitando atteggiamenti di pedissequa continuita&#8217; con il governo precedente&#8221;.</p>
<p><strong>Monti sara&#8217; in linea con Berlusconi, ma Casini e Pisanu gia&#8217; lo immaginano leader politico&#8230;<br />
</strong>&#8220;Non e&#8217; vietato a Monti di candidarsi, ma Casini fa un torto all’intelligenza degli italiani quando piega la stagione emergenziale agli interessi del Grande centro&#8221;.</p>
<p><strong>L’emergenza, pero&#8217;, c’e&#8217;. O no?<br />
</strong>&#8220;Sì, ma e&#8217; l’emergenza di un mondo che cambia. Non e&#8217; che questo ci obblighi, come vorrebbe Casini, a stare tutti zitti per poi scoprire che l’emergenza serve ai giochini della politica italiana per agitare i patetici fantasmi della Dc, che tutto fu tranne che un partito liberista e clericale. Fortunatamente, le congetture di certi strateghi della tattica vivono solo nei titoli dei giornali&#8221;.</p>
<p><strong>L’impressione e&#8217; che lei contesti alla radice un modello sociale e di sviluppo che i suoi potenziali alleati hanno invece accettato.<br />
</strong>&#8220;Ho sentito il discorso fatto da Bersani a piazza San Giovanni: e&#8217; stato un importante punto di riferimento per chi intende costruire una vera alternativa. Io mi trovo a mio agio con il sindacato e con i partiti socialisti che lavorano per un’Europa che non poggi sulla coppia di destra Sarkozy-Merkel e che non sia prigioniera della finanza e delle banche&#8221;.</p>
<p><strong>Dei mercati, piu&#8217; che altro.<br />
</strong>&#8220;Capisco l’attenzione allo spread, ma chi misura lo spread ambientale di un’Italia che scivola nel fango? Chi misura lo spread sociale di poverta&#8217; ed emarginazione?&#8221;.</p>
<p><strong>Non crede che se pure andaste al governo con Pd e Idv entrereste in crisi come e&#8217; già accaduto due volte?<br />
</strong>&#8220;Il comportamento di Sel di queste settimane dimostra che non siamo condannati a ripetere sempre le stesse modalita&#8217;. Viviamo in un’epoca nuova, che pone al centro il tema della democrazia e della sovranita&#8217;, ci sono ragioni politiche profonde che ci spingono a cercare di non far prevalere le logiche di bottega. Abbiamo il dovere di mettere in campo un’alternativa credibile di governo&#8221;.</p>
<p><strong>Ma se foste stati al governo con Bersani sulla lettera della Bce avreste rotto, no?<br />
</strong>&#8220;Fossimo stati noi al governo, non avremmo dovuto vivere l’umiliazione di quella lettera. Non amo citarmi, ma ho passato gli ultimi tre anni a polemizzare con esponenti del centrodestra che negavano l’esistenza stessa della crisi economica&#8221;.</p>
<p><strong>Significa che, ad esempio, avreste riformato per tempo pensioni e mercato del lavoro?<br />
</strong>&#8220;No, ci sono tanti modi per uscire da una crisi. Il pensiero non e&#8217; necessariamente unico&#8221;.</p>
<p>Andrea Cangini</p>
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		<title>&#8220;Il centrosinistra non si divida&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 12:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vetrina]]></category>

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		<description><![CDATA[Nichi Vendola non cede alle sirene che arrivano dalla sua sinistra, e anche dall’Idv. Non strappa col Pd, nonostante un giudizio fortemente critico sulla manovra del governo dei professori, definita «iniqua e per questo anche inefficace». «I nostri maestri di politica ci hanno insegnato che in strettoie drammatiche come queste servono “calma e gesso”. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nichi Vendola non cede alle sirene che arrivano dalla sua sinistra, e anche dall’Idv. Non strappa col Pd, nonostante un giudizio fortemente critico sulla manovra del governo dei professori, definita «iniqua e per questo anche inefficace». «I nostri maestri di politica ci hanno insegnato che in strettoie drammatiche come queste servono “calma e gesso”. Non si può pensare di dividere la sinistra. Houn giudizio piu’ critico del Pd rispetto alle scelte di Monti, credo che Bersani dovrebbe avere toni meno ultimativi verso l’Idv, ma a Di Pietro dico:non e’ giusto accusare il Pd di tradimento o di inciucio. Abbiamo tutti il dovere comune di non uccidere l’orizzonte di una alternativa, perché sarà il centrosinistra a dover completare la de-berlusconizzazione dell’Italia».<span id="more-34373"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non sembra un compito facile tenere unita la coalizione&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Eppure tutti insieme abbiamo il compito di piegare l’agenda politica e digoverno nel segno della giustizia sociale. Tra noi forze del centrosinistra vedo una convergenza nell’idea che non si possa affrontare la crisi devastando il welfare e impoverendo il ceto medio. Dobbiamo fare tutti insieme una grande battaglia per la patrimoniale. A saldi invariati, bisogna battersi per spostarei pesi dai pensionati e dal ceto medio verso i forzieri della ricchezza. Etrovo stucchevoli le parole del ministro Giarda, che ha detto di non poter fare quelle intese con la Svizzera sulla tassazione delle ricchezze che pure hanno fatto Germania e Gran Bretagna. Non e’ una questione tecnica, ma di volontà politica».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Commissione Ue esprime perplessità su quelle intese con la Svizzera&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se la Commissione pensa a una procedura di infrazione, allora bisogna alzare la voce contro il cinismo di questa Europa. Vorrei che quelle procedura si aprissero quando la disoccupazione supera certe soglie. E invece sembra che si possano toccare tutti i diritti tranne le ricchezze».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se fosse in Parlamento voterebbe no alla manovra?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Il problema non sono io. Di fronte a critiche cosi’ larghe e fondate, dalla Chiesa ai sindacati, il Parlamento non puo’ restare indifferente. E man mano che i cittadini si renderanno conto del danno subito crescerà il disagio sociale, la protesta».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei è stato critico sulla nascita del governo tecnico. Dopo le prime mosse è cambiato il suo giudizio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Il congedo dal circo mediatico della politica ridotta ad avanspettacolo ha prodotto un elemento di discontinuita’ che consente di riabilitare l’immagine del Paese. E tuttavia si tratta di un’operazione tecnocratica costruita con spirito giacobino, senza un elemento strutturale di consenso con i grandi attori della società, e per questo ad alto rischio. C’è un’impostazione ideologica che acceca, impedisce di vedere le alternative, spinge l’Europa inun angolo buio dove rischia di squagliarsi. E per fortuna che c’è Prodi che ci aiuta a decifrare le miserie di questa Europa franco-tedesca».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sua e’ una bocciatura totale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Le cose sono ancora peggiori di come appaiono. C’e’ qualcosa di feroce nelmutamento della qualità della vita che colpira’ milioni di persone che gia’arrancavano. La manovra avra’ anche effetti collaterali finora non considerati,come la fuga verso la pensione negli ospedali. Rischiamo di perdere centinaiadi medici senza neppure poterli sostituire per il blocco del turn over».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eppure lei non strappa col Pd&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Nel passato in fasi come queste di crisi e recessione e’ dilagato il populismo reazionario, e la sinistra si e’ divisa, con i risultati tragici chetutti ricordiamo. Per questo, e per il ruolo di lampara che il popolo ha affidato al Quirinale, mi sono sentito in dovere di non rompere un patto di coalizione, di non sconnettermi da un sentimento popolare così diffuso».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ferrero e Di Pietro la incalzano&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Deve prevalere uno sforzo comune di pressione per guadagnare cambiamenti,discutere della patrimoniale, dell’asta delle frequenze tv, delle spese militari. Se i tre principali sindacati scioperano insieme, i “migliori” al governo non sono esentati dal dovere della condivisione. Altrimenti, se un governo presentabile fa le stesse cose di quello impresentabile, nasce una domanda. Ma la nostra critica al berlusconismo era solo estetica? Io non voglio fare giochi tattici per guadagnare qualcosa sulla pelle del Pd, che ha fatto una scelta difficile. E tuttavia, se tra i democratici non ci fossero cosi’ tante voci piu’ realiste del re nei confronti del governo, avremmo piu’ forza per pretendere maggiore equita’».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eppure i sondaggi sembrano premiarequesto Pd “governista”&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Ai miei compagni di partito ho detto di non leggere i sondaggi per iprossimi 3-4 mesi. Gli effetti, e vale per tutti, li vedremo dopo che si saranno dispiegati gli effetti della manovra. Nel momento in cui si conclude i lcarnevale berlusconiano e si dice al Paese che erano a rischio gli stipendi, e’chiaro che il governo Monti, e con esso anche il Pd, vengono percepiti come un’alternativa al baratro. Il problema e’ che la violenza della crisi produrra’populismo e noi dovremo fronteggiarlo, per evitare che la salvezza venga individuata fuori dalla politica».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei coltiva ancora la prospettiva delvoto nel 2012?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Oggi la priorita’ è salvare il Paese, cambiare la manovra, e far pesare dipiu’ nei vertici internazionali un vero progetto europeista. Monti ha le carte in regola, ma deve avere piu’ coraggio nel sostenere gli Stati Uniti d’Europa.Servono un fisco e un welfare comune, e soprattutto una legittimazione democratica reale di chi prende le decisioni».</p>
<p style="text-align: justify;">Andrea Carugati</p>
<p style="text-align: justify;">unità</p>
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		<title>Una manovra iniqua. Domenica giornata di mobilitazione</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 16:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;illustrazione della manovra, che avevamo atteso con rispetto e senza giudizi preventivamente negativi, Sinistra Ecologia Libertà esprime una profonda contrarietà a quanto emerso nei singoli provvedimenti. Si tratta di una manovra che colpisce le fasce più deboli del paese, già ampiamente penalizzate dalla crisi, mentre esenta le grandi ricchezze e, addirittura, favorisce i maggiori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo l&#8217;illustrazione della manovra, che avevamo atteso con rispetto e senza giudizi preventivamente negativi, Sinistra Ecologia Libertà esprime una profonda contrarietà a quanto emerso nei singoli provvedimenti. Si tratta di una manovra che colpisce le fasce più deboli del paese, già ampiamente penalizzate dalla crisi, mentre esenta le grandi ricchezze e, addirittura, favorisce i maggiori responsabili della crisi stessa. Siamo nettamente contrari alla <strong>stangata sulla prima casa</strong>, sia per la reintroduzione indiscriminata dell&#8217;Ici che per la rivalutazione delle rendite catastali. Intanto, non si introduce neppure una blanda tassazione sui patrimoni. Al contrario si aumenta l&#8217;IVA!<span id="more-34152"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La cosiddetta <strong>riforma delle pensioni</strong> in realtà taglia da subito gli adeguamenti alla crescita del costo della vita, allunga ingiustamente l&#8217;età per tutti, non distinguendo tra i differenti tipi di lavoro, non introduce nessuna misura che garantisca la pensione a chi oggi è giovane, spesso precario o disoccupato. In questo contesto, con lavoratori ultracinquantenni che stanno perdendo il lavoro e che dovranno aspettare troppi anni per raggiungere la pensione, le più colpite sono le donne, costrette, in un momento in cui si taglia ulteriormente la spesa sociale, a sobbarcarsi il maggior peso familiare della crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le tante misure che non ci convincono ce n&#8217;è una che giudichiamo potenzialmente <strong>devastante</strong>. Si tratta della <strong>garanzia dello Stato per le passività bancarie</strong>, con scadenza da tre mesi fino a cinque anni, o a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite! Non è vero che è stato fatto in tutta Europa: è una misura che è stata applicata solo dall&#8217;Irlanda e che ha portato quel paese al fallimento. Le banche possono essere garantite, mentre i cittadini devono tirare la cinghia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul versante della crescita non c&#8217;è nulla, a parte l&#8217;ennesimo <strong>regalo alle imprese </strong>con la deduzione dell&#8217;Irap. Nulla sul disastroso dissesto idrogeologico. Nulla sul Sud. Nulla sul bonus per l&#8217;incentivo alle energie rinnovabili. Nulla per rilanciare la competitività attraverso gli investimenti in innovazione e sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare poi risibile, se non fosse anche preoccupante, l&#8217;abolizione delle giunte provinciali e la riduzione dei consigli. Rimangono le province come struttura prefettizia, con tanto di presidente podestà, mentre l&#8217;unica cosa è il taglio della rappresentanza e la riduzione della democrazia. Si taglia la democrazia ma non i veri costi e privilegi della politica. Tutto ciò che aveva promesso Monti sul versante dei <strong>sacrifici</strong> c&#8217;è, mentre <strong>su crescita ed equità davvero nulla.</strong> Intanto la Pdl incassa e, come temevamo, nulla si è fatto sull&#8217;asta delle frequenze (che da sola avrebbe portato in cassa <em>alcuni</em><em> </em>miliardi di euro) e sulla patrimoniale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mercoledì abbiamo illustrato</strong> compiutamente<strong> le nostre critiche alla manovra e le nostre proposte alternative</strong> in una conferenza stampa, mentre<strong> domenica 11 dicembre</strong> proponiamo <strong>una giornata di mobilitazione straordinaria</strong> per informare ed ascoltare i cittadini. Sinistra Ecologia Libertà intende avviare immediatamente un largo processo di consultazione con le forze sociali, politiche ed istituzionali per chiedere che si cambi radicalmente il contenuto dei provvedimenti e che in Parlamento si avvii un confronto vero, evitando la pantomima di una discussione sotto il capestro dell&#8217;emergenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Coordinamento nazionale SEL</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il il testo del <a style="text-align: -webkit-auto;" href="http://www.sinistraecologialiberta.it/pdf/proposteSEL.pdf">volantino</a><span style="text-align: -webkit-auto;"> da scaricare con il parere di SEL sulla manovra del governo Monti e le nostre proposte.</span></p>
<p>Inoltre, il testo su <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/pdf/schedamanovra.pdf">un’altra manovra possibile </a>e della nostra posizione sulle <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/pdf/schedapensioni.pdf">pensioni e previdenza</a>.</p>
<p>Vi preghiamo di riprodurli e distribuirli domenica 11 dicembre, organizzando banchetti nelle piazze delle nostre città.</p>
<p>Buon lavoro a tutt@ noi!</p>
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		<title>Una manovra da bocciare</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 20:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le prime notizie sui contenuti della manovra Monti ci fanno esprimere un giudizio del tutto negativo. Sembrano passati secoli dal discorso d’insediamento in cui il professore indicava nella lotta all’evasione fiscale, nello spending review e nella giustizia l’orizzonte da perseguire con determinazione. La realtà purtroppo è un’altra. La crisi, scatenata dalla finanza globale e aggravata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Le prime notizie sui contenuti della manovra Monti ci fanno esprimere un giudizio del tutto negativo. Sembrano passati secoli dal discorso d’insediamento in cui il professore indicava nella lotta all’evasione fiscale, nello spending review e nella giustizia l’orizzonte da perseguire con determinazione. La realtà purtroppo è un’altra.<span id="more-34108"></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">La crisi, scatenata dalla finanza globale e aggravata dall&#8217;inerzia prolungata del governo Berlusconi e dagli altri governi europea, non può ancora una volta essere pagata da lavoratori, pensionandi, che si vedono rubati tre anni di vita, e pensionati. Non bastano il credito d’imposta a sostegno della ricerca e i premi a chi rottama impianti inquinanti per dare un segno progressivo alla manovra.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Il taglio ulteriore agli enti locali, Regioni Comuni e Province, determinerà una situazione drammatica per la sanità pubblica, per i servizi alla persona, per le politiche sociali. Il welfare municipale non sarà più in grado di contenere la moltiplicazione dei bisogni sociali e della disperazione.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Il possibile aumento del 2% dell&#8217;Iva, su cui già si era intervenuti un mese fa, avrà ulteriori ripercussioni negative sul potere d&#8217;acquisto delle famiglie, dei giovani, dei precari, contraendo i consumi, fino ad arrivare anche a quelli di prima necessità.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Da ultimo l&#8217;assenza di una patrimoniale getta un&#8217;ombra imbarazzante sul governo Monti. Senza giustizia sociale e senza forme di progressività nella tassazione è difficile cogliere discontinuità sostanziali dal governo precedente.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Sinistra Ecologia Libertà continuerà a fare la propria parte contro la crisi e le politiche neoliberiste dimostrando che ci può essere una strada alternativa a quella dell’austerità che ci consegna ad una recessione senza crescita, senza politiche industriali e senza lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Per questo nei prossimi giorni presenteremo con Vendola un nostro pacchetto denominato “Patrimoniale per la giusta crescita”. Una serie di azioni che dimostrano come e dove scovare risorse colpendo i grandi patrimoni, le rendite e coloro che non hanno mai pagato.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Ma anche alcune idee per salvare non solo il Paese ma la tenuta stessa dell’Unione Europea. Come la creazione di una autorità di rating europea, l’euro-project bond, il ruolo della BCE come prestatore di prima e condizionata istanza.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Azioni fondate sulla centralità della patrimoniale, prima straordinaria poi ordinaria, sugli accordi internazionali contro la fuga dei capitali, sulla trasparenza e la lotta all’evasione, sul colpire i capitali scudati, sulla lotta alla corruzione, su di un fisco più equo, sulla tassazione delle emissioni inquinanti e su come e quanto colpire immobili e beni mobili di lusso.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Azioni da suggerire a chi siede in Parlamento. Perché saranno i parlamentari a votare la manovra. Pensiamo che le forze democratiche che siedono alla Camera e al Senato debbano trovare le idee e la forza per cambiare di segno ad una manovra sbagliata, ingiusta e fondamentalmente recessiva. E per questa via ridare forza alla politica, alla democrazia e persino all’idea stessa di Alternativa.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Massimiliano Smeriglio</p>
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		<title>Tangenti: 10 domande per Formigoni</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 09:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Presidente Formigoni, appreso che lunedi sarà presente in Aula del consiglio regionale lombardo per riferire sulle circostanze che hanno portato all’arresto del vicepresidente del Consiglio Nicoli Cristiani e considerato che di norma i suoi interventi su qualsiasi tema si riducono a relazioni conclusive senza alcuna possibilita’ di confronto, abbiamo preparato in anticipo 10 domande per facilitarle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Presidente Formigoni, appreso che lunedi sarà presente in Aula del consiglio regionale lombardo per riferire sulle circostanze che hanno portato all’arresto del vicepresidente del Consiglio Nicoli Cristiani e considerato che di norma i suoi interventi su qualsiasi tema si riducono a relazioni conclusive senza alcuna possibilita’ di confronto, abbiamo preparato in anticipo 10 domande per facilitarle il compito di chiarire ogni aspetto politico della vicenda. Le lasciamo tutto il tempo per ponderarle. <span id="more-34093"></span>Aspettandoci, naturalmente, risposte esaustive.</p>
<p>Cosi’ inizia la lettera aperta di “Sinistra Ecologia Liberta’-con Vendola” firmata dai consiglieri regionali Chiara Cremonesi e Giulio Cavalli rivolta a Roberto Formigoni sull’ennesima inchiesta giudiziaria che coinvolge il Pirellone.</p>
<p>1)Lei ha dichiarato a piu’ riprese che la sua Giunta e la sua persona siano del tutto estranee alla questione. Oltre all’arresto di un dirigente di un’agenzia del sistema regionale, oltre all’arresto del vicepresidente Pdl del Consiglio che e’ stato 2 volte assessore in sue Giunte e che si dichiara tuttora in stretto contatto con lei, oltre a un iter procedurale come la Via che e’ di stretta competenza della Giunta, puo’ spiegarci cosa serve ancora affinche’ vi sentiate chiamati in causa?</p>
<p>2)Lei ha sostenuto che l’iter della Via alla discarica per amianto di Cappella Cantone sia stato impeccabile. Ma da garantista qual e’, non dovrebbe spingersi a ipotizzare una regolarita’ che allo stato attuale e’ tutta da dimostrare. Dobbiamo altrimenti credere che l’eventuale tangente sulla quale ruota l’impianto accusatorio sia stata pagata per un’autorizzazione che sarebbe arrivata con gli stessi tempi anche gratis?</p>
<p>3)Sempre in nome del suo garantismo, non ritiene opportuno annullare immediatamente l’iter autorizzativo a Cavenord per il nuovo impianto in attesa dello sviluppo delle indagini e del giudizio?</p>
<p>4)Lei ha affermato di “aver detto si” a Nicoli Cristiani per l’incontro tra il sottosegretario Paolo Alli e “un imprenditore che voleva partecipare ad Expo”. Indipendentemente dal fatto che tale imprenditore sia identificabile nell’arrestato Pierluca Locatelli, perche’ ha avallato questo incontro? Dobbiamo dedurre che per la partecipazione a Expo esista una via differente dall’appalto pubblico, che passa da incontri tra le imprese e la Giunta al fine di ottenere un placet politico?</p>
<p>5)Noi lo pensiamo doveroso: lei non ritiene opportuno che Arpa e Regione Lombardia si costituiscano parte civile nel processo?</p>
<p>6)Passiamo al “presunto confluire sulla Brebemi di materiale difforme”. Lei ha dichiarato che “la Regione non ha responsabilità precise” sui cantieri dell’infrastruttura. Ci sta forse dicendo che, allo stesso modo, non ci saranno responsabilita’ sue e della Giunta regionale sui canteri di Expo, pronti a diventare boccone succulento per la criminalita’ organizzata?</p>
<p>7)Regione Lombardia sta discutendo in Commissione di rifiuti speciali, amianto e cave. Con quale credibilita’ ci si appresta a legiferare su questi temi?</p>
<p>8)L’arresto di Nicoli Cristiani arriva a pochissimi giorni da un’altra inquietante vicenda che ha lambito Regione Lombardia con il fermo di Pierangelo Dacco’, intermediario tra l’ospedale San Raffaele e il Pirellone. Nonche’ suo personale amico di lunga data. Come pensa di arginare il millantato credito presso di lei di personaggi di dubbia moralita’ che le sono vicini?</p>
<p>9)Alla luce di quanto sta accadendo, ha cambiato idea rispetto alla sua dichiarata contrarieta’ sulla commissione di inchiesta per il San Raffaele, il cui iter e’ stato avviato dalle forze di opposizione in Consiglio?</p>
<p>10)In conclusione, un elenco e la domanda delle domande.</p>
<p>Chiriaco, Pezzano, Pilello, figure di nomina regionale. Ciocca, Giammario, Minetti, Puricelli, Rinaldin, consiglieri regionali. Ponzoni, segretario dell’Ufficio di Presidenza. Belotti, Rizzi, assessori regionali. Dacco’, oltre che suo amico, suocero dell’assessore Buscemi. E infine, Nicoli Cristiani, ex assessore regionale e vicepresidente del Consiglio. Sono i nomi di tutti gli indagati o in qualche modo coinvolti nei molteplici filoni di inchiesta in corso, che spaziano dai rapporti con la ‘ndrangheta alla corruzione e alla malasanita’, dai festini a luci rosse al dossieraggio. Senza  aprire i capitoli delle passate legislature, da Bombarda a Prosperini, da Pagnoncelli alla moglie di Abelli. Dal punto di vista giudiziario vale, laddove gli iter siano ancora in corso, la presunzione di innocenza. Ma dal punto di vista della politica, e’ evidente a tutti come lei e la sua maggioranza abbiate un problema enorme. Non crede, a questo punto, che sarebbe meglio restituire la parola agli elettori e dedicarsi con tutta calma alle primarie del suo partito?</p>
<p>Restiamo in attesa di risposte convincenti. E soprattutto delle sue dimissioni</p>
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		<title>Tra patrimoniale e Frankfurt consensus</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 10:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1989, mentre stava per cadere il muro di Berlino, vennero diramate le dieci direttive passate alla storia con il nome di “Washington consensus”. Si trattava di ricette ultra liberiste che il Fmi e la Banca mondiale avrebbero imposto ai paesi in crisi. Erano le insegne della “fine della storia” di Fukuyama. Dopo vent&#8217;anni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 1989, mentre stava per cadere il muro di Berlino, vennero diramate le dieci direttive passate alla storia con il nome di “Washington consensus”. Si trattava di ricette ultra liberiste che il Fmi e la Banca mondiale avrebbero imposto ai paesi in crisi. Erano le insegne della “fine della storia” di Fukuyama. Dopo vent&#8217;anni e grazie a quelle politiche, nel mondo è aumentata la disuguaglianza e la Crisi è divenuta il nostro normale e quotidiano “stato d&#8217;eccezione”. E, ironia della storia, gli unici paesi che si sono salvati sono quelli che quel “consenso” hanno rifiutato.<span id="more-34069"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la crisi non riguarda più solo paesi lontani “dall&#8217;occidente”, ma è entrata prepotentemente nella nostra vecchia e timorosa parte di mondo, dove si sta provando a ricostruire un invisibile muro economico e sociale che divida l&#8217;Europa, difendendo i privilegi dei ricchi contro i poveri. Si tratta di un vero e proprio “Frankfurt consensus”, una miope riproposizione del fallimentare consenso di Washington da parte della Bce e, in particolare, da parte di Angela Merkel, criticata persino da Helmut Kohl come “antieuropeista”. Il nostro nuovo governo, come afferma candidamente Mario Monti, torna a casa per “fare i compiti” e il duo Merkel Sarkozy ripaga il solerte presidente tecnico dicendosi “impressionato” dalle misure illustrate, per altro ignote ai più e tra le quali, certamente, non compare la patrimoniale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla patrimoniale si stanno scatenando i veti conservatori e le propagande più viete dei rentier di casa nostra. Si parte dall&#8217;affermazione che sia una misura che possa addirittura favorire l&#8217;espatrio dei beni mobiliari all&#8217;affermazione che a pagare siano sempre gli stessi. Insomma, concludono i “tecnici”, meglio la reintroduzione dell&#8217;Ici sulla prima casa per avere una larga base imponibile che una tassa sul patrimonio che metta in discussione l&#8217;attuale distribuzione, la più ingiusta d&#8217;Europa, delle ricchezze nazionali. Eppure è proprio l&#8217;abnorme accumulazione del patrimonio in Italia che rende il nostro paese così ingiusto fiscalmente e quindi socialmente.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavoratori dipendenti e i pensionati costituiscono l&#8217;80,7% del reddito imponibile complessivo, mentre solo il 9% è determinato dalle imprese. Se a ciò si aggiunge che si sta pensando di aumentare ulteriormente la tassazione sui consumi, portando l&#8217;Iva al 23%, si comprende facilmente che il nostro sistema non rispetta né la progressività dell&#8217;imposizione fiscale, come prevede la costituzione, né la proporzionalità della ricchezza reale, che è anche e soprattutto patrimoniale (la ricchezza patrimoniale italiana netta è stimata in 8600 miliardi di euro, ossia nove volte il Pil). Concentra il prelievo fiscale su soggetti che pagano direttamente alla fonte e deprime la domanda aggregata, introducendo provvedimenti tendenzialmente depressivi per l&#8217;economia.</p>
<p style="text-align: justify;">In altri paesi europei la presenza di una tassazione sul patrimonio è affiancata ad una minore evasione ed elusione fiscale. Si potrebbe dire che i due fenomeni non siano direttamente connessi, ma il dato di lungo periodo conferma una correlazione virtuosa. In Francia, che di patrimoniali ne ha ben quattro, una finanzia addirittura il reddito minimo, mostrandosi visibilmente come un pilastro dell&#8217;equità sociale. La patrimoniale, con una larga fascia di esenzione, verrebbe pagata da chi ha davvero accumulato ricchezze, mobiliari o immobiliari. Inoltre, non la pagherebbero solo le persone fisiche, ma anche le società cui sono intestate ricchezze e che magari evadono o eludono l&#8217;imposizione sui redditi (la metà delle imprese italiane dichiarano redditi zero o negativi, grazie spesso a trucchi contabili).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ici sulla prima casa è, invece, regressiva, poiché pagherebbero di più, in proporzione, i redditi bassi. Andrebbero dunque allargate le basi impositive conteggiando sia le proprietà all&#8217;estero detenute da società o persone residenti in Italia, sia proprietà in Italia detenute da società estere. E andrebbero assolutamente conteggiate le ricchezze finanziarie, sottraendosi al ricatto dell&#8217;espatrio di capitale modulando le aliquote, ma non rinunciando al principio che quella è una ricchezza che non può avere ulteriori privilegi. La introduzione della patrimoniale potrebbe essere utilizzata per rilanciare l&#8217;economia, invogliando a reinvestire in produzione e non in rendita, e potrebbe portare ad un abbassamento della pressione fiscale sulle persone fisiche, in particolare sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, a partire dalla restituzione del fiscal drag. Si tratterebbe di un gettito di almeno 10 miliardi annui, come ha valutato recentemente Sbilanciamoci.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la patrimoniale, nel Frankfurt consensus, non pare esserci. Meglio precipitare nel baratro decine di milioni di europei, che vergognosamente vengono definiti cicale, che lavorano per pochi euro, vanno in pensione con difficoltà inenarrabili e non arrivano già oggi alla fine del mese. Le classi dirigenti d&#8217;Europa non hanno né testa né cuore. Occorre sicuramente partire dal loro ricambio per poter provare ad uscire da questo tunnel.</p>
<p style="text-align: justify;">Gennaro Migliore</p>
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		<title>Profumo di nuovo o di antico</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli italiani hanno aperto un grande credito di fiducia al governo Monti e la nuova compagine di governo ha suscitato grandi aspettativa non solo in campo economico. Ad esempio, il nuovo ministro dell’Istruzione, Profumo, dovrà farci capire cosa intende fare concretamente per scuola, università e ricerca, aree che, forse più di altre, hanno pagato l’accanimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gli italiani hanno aperto un grande credito di fiducia al governo Monti e la nuova compagine di governo ha suscitato grandi aspettativa non solo in campo economico. Ad esempio, il nuovo ministro dell’Istruzione, Profumo, dovrà farci capire cosa intende fare concretamente per scuola, università e ricerca, aree che, forse più di altre, hanno pagato l’accanimento ideologico del governo Berlusconi. <span id="more-33884"></span>Il ministro ha ricevuto rappresentanti degli studenti, dimostrando una sensibilità del tutto sconosciuta al suo predecessore, ma anche se il cambiamento di stile è uno dei tratti più apprezzato del nuovo governo, questo da solo non può bastare.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ stato ripetuto il solito ritornello: ”i soldi non ci sono”, un mantra che può nascondere molte insidie come la Gelmini ha ampiamente dimostrato. Nessuno si aspetta miracoli e, quindi, non si sta chiedendo al neo-ministro di usare la bacchetta magica per rimettere a posto i cocci prodotti dalla contro-riforma Gelmini. Ma qualche segnale di discontinuità e di inversione di rotta, non solo sarebbe apprezzato, ma è il minimo che ci si può aspettare da chi, come Profumo, conosce bene il mondo dell’Università e della Ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Con pochi soldi si può dare un segnale concreto per affermare il diritto allo studio: per esempio ristabilendo il fondo per i libri di testo scolatici gratuiti. Per l’università raddoppiare gli stanziamenti pubblici per le borse di studio, ignobilmente mutilato dal precedente ministro, potrebbe essere un buon punto di partenza per far sparire la figura di “idoneo non vincitore” che è un esempio lampante di valutazione del merito “alla Gelmini”.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi c’è il problema della precarietà dei ricercatori e, anche su questo, si potrebbe cominciare a dare segnali, mettendo in campo politiche di allargamento della democrazia e di riduzione delle figure precarie nell’università e negli enti pubblici di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, c’è un intervento che non costa nemmeno un euro anche se può essere assai più difficile. E’ quello di tagliare ogni elemento di continuità con la precedente gestione Gelmini a cominciare dalla nomina dei sottosegretari.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe mortificante per un governo tecnico, che vuole affrontare i problemi del paese superando i limiti della partitocrazia, dover accettare la logica dei veti incrociati e delle indicazioni delle segreterie dei partiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Umberto Guidoni</p>
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		<title>Il 25 Novembre e la violenza contro le donne</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 09:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Violenza contro le donne: fisica, sessuale, psicologica, economica. Una gigantesca, ininterrotta filiera di atti violenti. Bisogna parlarne almeno oggi, visto che oggi, 25 novembre, si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con cui le Nazioni Unite invitano i governi a combattere il fenomeno. I numeri, se guardati e capiti davvero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Violenza contro le donne: fisica, sessuale, psicologica, economica. Una gigantesca, ininterrotta filiera di atti violenti. Bisogna parlarne almeno oggi, visto che oggi, 25 novembre, si celebra la <em>Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, </em>con cui le Nazioni Unite invitano i governi a combattere il fenomeno. I numeri, se guardati e capiti davvero, dicono anche la qualità di quella violenza, così connessa al lato intimo e ravvicinato delle relazioni tra i sessi, ma nello stesso tempo così carica di significato metaforico. <span id="more-33838"></span></p>
<p>Un vero e proprio paradigma di tipo generale, perché ogni violenza contro l’ “altro” trae radici proprio da quella primordiale, ancestrale pulsione di possesso e distruzione del corpo della donna. Una storia di sempre, che sembra non dover finire mai. Non tutti  gli uomini sono stupratori e violentatori, ovviamente. Ma il fenomeno li chiama in causa tutti, interroga la loro sessualità, il loro senso del mondo e delle relazioni col mondo. Non si sfugge a questo complesso lato delle cose e il fatto che la storia della violenza sulle donne non finisca mai è legato anche, in maniera stringente, all’incapacità degli uomini di farsene veramente carico, diventare parte in causa e soggetto responsabile della sfida necessaria a rompere il cerchio malefico.</p>
<p>Perché i dati mettono in mostra proprio questo:  il cuore di tenebra  delle relazioni tra i sessi, quell’antropologia del dominio maschile sul corpo femminile che si alimenta di violenza e prevaricazione, arrivando fino all’assassinio. O al femminicidio, come l’hanno chiamato molte voci femministe, nello sforzo di sessuare le parole, sottraendo le cose alla falsa neutralità del linguaggio.</p>
<p>I dati del fenomeno si rincorrono senza sosta: dai villaggi sperduti delle regioni più povere e lontane del mondo  ai luoghi confortevoli delle grandi metropoli; dall’interno apparentemente sicuro delle mura domestiche agli spazi aperti dell’esistenza. E mettono in mostra, quei dati, il permanere di stereotipi mortificanti, discriminazioni sociali insopportabili, povertà endemiche, stupri di ogni tipo. Nello stesso tempo rivelano e svelano la bugia ricorrente, in Italia in modo particolare, che costruisce un legame automatico tra violenza sulle donne e immigrazione, stupri e assassini di donne  e presenza nelle nostre città di stranieri vocati in quanto tali alla violenza contro le donne.</p>
<p>Rom, “uomini neri” e tutto quello che si vuole. La violenza tocca, in diversi modi e in diverse fasi, la vita di troppe donne e questo avviene non solo da parte di uomini ma anche di autorità, istituzioni, a scuola, al lavoro. Un elemento trasversale che ha alla base il combinato disposti di molti fattori, ancestrali e dell’ultima ora, la misoginia e la discriminazione innanzitutto.</p>
<p>Si tratta di pulsioni odiose che continuano a nutrirsi di quella mancanza di bilanciamento di potere tra uomini e donne che dura fin nel cuore della contemporaneità e rischia di conoscere ulteriori aggravamenti. È per questo che nel mondo una donna su tre vive una forma di violenza; che la prima causa di morte o invalidità per donne tra i 16 e i 44 anni sono le violenze subite; che nel mondo 140 milioni di donne hanno subito qualche forma di violenza; che ogni anno vengono stuprate 150 milioni di bambine; che in Italia ci sono quasi 7 milioni di donne che tra i 16 e i 70 anni hanno subito nella vita almeno un tipo di violenza (e il 78,7% di loro più di una volta) e che i femminicidi accertati negli ultimi cinque anni nel nostro Paese sono 651, con un picco di 127 nel 2010 e 92 nei primi nove mesi di quest’anno.</p>
<p>Numeri da ricordare che valgono molto più delle parole. Stupri di guerra e stupri della quotidianità: riempiono le cronache, continuando a segnare drammaticamente e indegnamente le relazioni tra i sessi. A che cosa è servito allora celebrare ogni anno, dal 1999 in poi, la data del 25 novembre?</p>
<p>A poco forse, soprattutto perché la parte maschile del mondo non vuole o non è capace di farsi parte responsabile nel mettere in luce, denunciare, contrastare i fatti, affrontando con la forza di un discorso pubblico non occasionale quel lato oscuro delle relazioni tra i sessi che così direttamente parla di loro stessi. Molti, moltissimi sentono forse il peso del problema. Ma, a parte rare eccezioni, tutti tacciono.</p>
<p>Elettra Deiana</p>
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		<title>Fiat, come ti cancello la democrazia</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 04:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal primo gennaio 2012 per gli operai dell&#8217;intero comparto Fiat il contratto nazionale non sarà più in vigore. Lo sostituirà l&#8217;accordo capestro già imposto a Pomigliano e a Mirafiori. Significa che la notte del prossimo 31 dicembre i 70mila lavoratori della principale azienda privata italiana daranno l&#8217;addio, con l&#8217;anno vecchio, anche alla possibilità di lavorare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal primo gennaio 2012 per gli operai dell&#8217;intero comparto Fiat il contratto nazionale non sarà più in vigore. Lo sostituirà l&#8217;accordo capestro già imposto a Pomigliano e a Mirafiori. Significa che la notte del prossimo 31 dicembre i 70mila lavoratori della principale azienda privata italiana daranno l&#8217;addio, con l&#8217;anno vecchio, anche alla possibilità di lavorare nel rispetto delle regole democratiche basilari. Non avranno più diritto a scegliersi i loro rappresentanti. <span id="more-33644"></span>I delegati saranno non eletti ma nominati dalle organizzazioni sindacali che firmano gli accordi. Le altre, anche se maggioritarie come è la Fiom in quasi tutte le aziende Fiat, non saranno semplicemente più prese in considerazione.</p>
<p>Non è un ridimensionamento della democrazia sui luoghi di lavoro. E&#8217; la sua cancellazione.</p>
<p>Il nuovo ed ennesimo diktat di Marchionne significa anche che, fra poco più di un mese, i lavoratori Fiat vedranno seccamente eliminata o progressivamente erosa ogni liberà: assediato il diritto di sciopero, moltiplicato il tempo di lavoro effettivo, incrinate conquiste che appena pochi anni fa parevano intangibili come la malattia retribuita.</p>
<p>Solo gli ipocriti possono fingersi stupiti. Che si sarebbe arrivati a questo punto era già chiarissimo sin da quando l&#8217;accordo fu imposto a Pomigliano. Non lo capì solo chi non voleva vedere e a bendarsi gli occhi furono plotoni. Era il 19 giugno del 2010 quando Enrico Letta, schierandosi pubblicamente a favore del sì nel referendum di Pomigliano, affermò che non si sarebbe trattato di un precedente né  di un modello.  Pensare che ci credesse davvero significherebbe insultarne l&#8217;intelligenza.</p>
<p>Era altrettanto chiaro quel che ancora Marchionne non confessa e che tutti fingono a quindi di non sapere: che la Fiat sta smobilitando e si accinge a lasciare l&#8217;Italia, zitta zitta, come usano fare i predoni dopo aver spremuto un territorio sino all&#8217;ultima goccia, con la complicità, sinota, del governo Berlusconi.</p>
<p>Nessun altro governo europeo avrebbe assistito a una simile manovra di sganciamento sulla pelle del paese senza puntare i piedi, senza far pesare gli immensi sostegni di cui l&#8217;azienda fuggiasca ha per decenni goduto e di cui ancora gode.</p>
<p>Oggi quel governo non c&#8217;è più. E&#8217; lecito attendersi che chi lo ha sostituito, in particolare il presidente del consiglio Monti e il ministro Passera, cambino indirizzo e intervengano con le dovute puntualità e drasticità.</p>
<p>Hanno detto di voler salvaguardare prima di tutto la coesione sociale, e si renderanno certo conto che l&#8217;instaurazione di una dittatura nella più grande azienda privata del Paese non è il miglior viatico per salvare quella coesione. E&#8217; anzi il peggiore in assoluto.</p>
<p>Si sono impegnati a risollevare le sorti del Paese non solo tagliando a man bassa ma anche sostenendo lo sviluppo. Non penseranno certo  che aiutare la Fiat a svignarsela col bottino, come faceva Sacconi, sia la via giusta per incentivare la crescita.</p>
<p>E&#8217; su queste scelte che si misurano la credibilità di un governo e  la sua volontà di segnare una discontinuità reale con il fosco passato che forse abbiamo alle spalle, ma forse ancora no.</p>
<p>Se quella discontinuità è reale e fittizia lo capiremo anche e soprattutto da come finirà questa turpe vicenda. Da quanto la Fiom e la Cgil sarannno sostenute oppure lasciate da sole.  Da chi s&#8217;impegnerà con noi nella lotta che Sinistra Ecologia Libertà si accinge a cominciare, con la Fiom e con i lavoratori Fiat, per impedire che la democrazia nei luoghi di lavoro sia ridotta a un cimelio del secolo scorso.</p>
<p>Francesco Ferrara</p>
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		<title>Terra Nostra</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 17:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono tre quarti del totale i Comuni italiani a rischio di alluvione, frane e dissesti di vario genere: non c’è alcun dubbio che questa sia l’opera pubblica più urgente e importante per il nostro Paese. Come  SEL lo sosteniamo non da oggi ma il 23 Novembre a Roma dalle 14:30 alle 17 (ass. Cento Fiori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tre quarti del totale i Comuni italiani a rischio di alluvione, frane e dissesti di vario genere: non c’è alcun dubbio che questa sia l’opera pubblica più urgente e importante per il nostro Paese. Come  SEL lo sosteniamo non da oggi ma il <strong>23 Novembre a Roma dalle 14:30 alle 17 (ass. Cento Fiori, via goito 35) </strong>proviamo ad avanzare alcune proposte concrete agli operatori del settore, agli enti locali, alla protezione civile, alle associazioni ambientaliste e ed economiche. E le avanziamo anche al Governo Monti appena insediato, perché ci ha profondamente delusi  la mancanza di qualsiasi riferimento ai temi della qualità dello sviluppo e alla sostenibilità ambientale nel suo discorso di insediamento.<span id="more-33565"></span></p>
<p>Pensiamo che tra economia ed ecologia ci siano molti più intrecci di quel che l’economia classica, sbagliando, ha sempre pensato, e sicuramente un territorio sicuro per i cittadini e per le attività produttive è la condizione prima di qualsiasi sviluppo possibile. Inoltre riteniamo che proprio la grande attenzione  che tutti dobbiamo prestare alle risorse scarse e a come le spendiamo sia un’ altra ragione che dovrebbe indurre ad esaminare con urgenza questo importante settore : servirebbero 40 miliardi di euro per mettere in sicurezza il territorio italiano e dieci anni di tempo,  negli ultimi venti anni sono stati investiti 400 milioni, ma la cifra che fa saltare sulla sedia è un&#8217;altra: dal dopoguerra ad oggi per interventi  e indennizzi a disastri avvenuti e dunque a posteriori sono stati spesi 52 miliardi di euro e se contiamo anche i terremoti la spesa arriva a 213 miliardi.  Possiamo andare avanti ancora in questo modo? Noi pensiamo di no e proveremo a dire la nostra con proposte concrete.</p>
<p>Fulvia Bandoli</p>
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		<title>Odg Presidenza SEL 17.11</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 19:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;odg approvato dalla Presidenza Nazionale di SEL in data 17/11/2011. Noi oggi festeggiamo la fine di uno stile politico ma non la fine della politica. Le dichiarazioni programmatiche del Sen. Mario Monti sono iscritte nella cultura politica e nella prospettiva di una proposta di stampo conservatore. Esse, pur avendo l&#8217;ovvio intento di affrontare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo l&#8217;odg approvato dalla Presidenza Nazionale di SEL in data 17/11/2011.</p>
<p>Noi oggi festeggiamo la fine di uno stile politico ma non la fine della politica. Le dichiarazioni programmatiche del Sen. Mario Monti sono iscritte nella cultura politica e nella prospettiva di una proposta di stampo conservatore. Esse, pur avendo l&#8217;ovvio intento di affrontare la crisi economica-finanziaria, risultano essere troppo generiche e fortemente condizionate da elementi di continuità con la fase precedente. Berlusconi ha ancora un peso ed influenza in questo programma. <span id="more-33482"></span>Infatti, non si cita la patrimoniale riducendosi nell&#8217;orizzonte di un”monitoraggio” delle ricchezze che non intacca la sostanza scandalosa di una sperequazione cresciuta esponenzialmente negli ultimi decenni, che per altro è causa prima della crisi attuale.</p>
<p>Il Paese che non vede Monti è quello che affoga nelle macerie morali del berlusconismo e in quelle materiali del fango di Genova e delle Cinque terre. Congedarsi dallo stile berlusconiano è un tratto positivo e salutare del nuovo Governo. Pensare che la componente neoliberista di Berlusconi fosse la sua caratteristica migliore ci induce a più di una perplessità.</p>
<p>C&#8217;è bisogno di una terapia d&#8217;urto, di una discontinuità.</p>
<p>Non è così se la bussola programmatica è rappresentata dalla lettera di Berlusconi alla BCE, con ulteriori correttivi peggiorativi.</p>
<p>Non è così se l&#8217;orizzonte è quello dell&#8217;inserimento in costituzione del “pareggio di bilancio, una misura che imporrà più sacrifici, piuttosto che slancio necessario all&#8217;economia.</p>
<p>Non è così se si invoca come utile e produttiva la riforma pessima dell&#8217;ex Ministro Gelmini, contro cui, ancora oggi, migliaia di studenti sono scesi in piazza.</p>
<p>Il sud resta una pallida evocazione, rapidamente compensata dal riferimento alla “questione settentrionale”. E il risanamento del bilancio si pone come il primo tempo, a cui seguirà, come secondo tempo, la crescita. Una crescita che, nelle parole di Monti, non vede e non nomina il tema della sostenibilità ambientale.</p>
<p>Avevamo apprezzato la qualità delle scelte dei Ministri, la rottura dello stile berlusconiano, la evocazione della questione centrale dell&#8217;equità. Avevamo offerto con generosità il nostro ascolto senza pregiudizi a chi aveva il compito di affrontare l&#8217;emergenza. La nostra delusione è sincera e cocente.</p>
<p>Il Paese ha bisogno di cambiamento e non di continuità con le stesse politiche che lo hanno fiaccato e ferito. Attendiamo ora il Governo alla prova dei fatti: lo giudicheremo senza faziosità, ma senza sconti. Per noi, dinanzi al battesimo di una nuova stagione politica, diventa sempre più impellente la ricostruzione di una nuova e grande sinistra, che sappia dare una prospettiva alternativa al Paese. Dobbiamo riportare l&#8217;Italia in Europa, ha ragione Monti,ma dobbiamo riportarla per contribuire a cambiare la linea delle politiche imposte dalle destre europee, pena la coesione e la stessa sopravvivenza del progetto dell&#8217;Europa unita, giusta e solidale che non sia quella descritta dalla BCE.</p>
<p>Per questo vogliamo rilanciare la proposta di un governo di centrosinistra: per cambiare il Paese, renderlo più giusto e libero.</p>
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		<title>In bilico tra democrazia e stabilità</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 15:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Circola tra i commentatori e i politici italiani una teoria sinistra: quella secondo cui democrazia e stabilità sarebbero inversamente proporzionali. Chiedere al governo che si sta per formare di fissare a breve una data per le prossime elezioni passa per attentato alla sicurezza nazionale. Chi se ne rende colpevole rema contro il tentativo di risanare i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circola tra i commentatori e i politici italiani una teoria sinistra: quella secondo cui democrazia e stabilità sarebbero inversamente proporzionali. Chiedere al governo che si sta per formare di fissare a breve una data per le prossime elezioni passa per  attentato alla sicurezza nazionale. Chi se ne rende colpevole rema contro il tentativo di risanare i conti, agevola il disastro.<span id="more-33416"></span></p>
<p>E’ un’idea pericolosissima: portata alle sue logiche conseguenze comporterebbe la necessità di sacrificare progressivamente, uno dopo l’altro, i princìpi democratici.  Ma è anche un’illusione controproducente, come quasi tutti i dogmi che regolano l’assetto sociale, politico ed economico da un trentennio.</p>
<p>I mercati non sono sottili esperti di bizantinismi politici. Si fanno rassicurare da segnali semplici e non equivocabili, storcono invece il naso di fronte ad alchimie politiche troppo azzardate.</p>
<p>Hanno premiato la Spagna perché quando ha saputo imboccato una direzione netta con la dovuta drasticità. Stanno punendo l’Italia perché, dopo aver fatto un passo nella direzione giusta licenziando il peggior governo della sua storia recente, esita a fare quello successivo e conseguente restituendo la parola al popolo.</p>
<p>In una fase di assoluta emergenza e perfetta tempesta finanziaria, la costituzione di un governo del presidente per evitare vuoti di potere e approntare le misure più urgenti è una scelta comprensibile, purché quelle misure rispondano a criteri di equità e discontinuità con il passato recente.</p>
<p>Ma se quella fase si prolungasse troppo, il segnale si rovescerebbe e l’assenza di un governo reso forte e stabile dal consenso popolare e dalla legittimazione democratica si rivelerebbe fonte di crescente e corrosiva incertezza.</p>
<p>Pur se passeggera, la bufera di oggi è un segnale non equivocabile. Quando la navicella del governo si troverà a ballare ,il riflesso sui mercati sarà immediato e durissimo. Capiterà spesso. Non potrebbe essere diversamente con alle spalle una maggioranza parlamentare così eterogenea e precaria, alle prese con scelte come quelle che aspettano il Paese nei prossimi mesi, e allo stesso tempo con l’obbligo di varare una legge elettorale e con un test elettorale che in primavera interesserà nove milioni di votanti seminando il panico.</p>
<p>Solo una maggioranza parlamentare omogenea e coesa e un governo sostenuto dal consenso maggioritario della popolazione possono oggi garantire la forza e la stabilità necessari perché l’Italia smetta di essere il bersaglio preferito dalla speculazione. Capita di rado che le ragioni della democrazia e quelle del mercato coincidano. Almeno in quei casi converrebbe ascoltarle.</p>
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		<title>Vendola: Governo di poche settimane ed elezioni</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 11:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un governo che in poche settimane faccia quel che serve al Paese: la patrimoniale, la tassazione delle rendite finanziarie, l´abbattimento delle spese militari. Solo a un programma del genere Sinistra Ecologia e Libertà potrebbe dire di si. Per poi andare subito &#8211; molto prima del 2013 &#8211; al voto anticipato: «La medicina giusta per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un governo che in poche settimane faccia quel che serve al Paese:  la patrimoniale, la tassazione delle rendite finanziarie,  l´abbattimento delle spese militari. Solo a un programma del genere  Sinistra Ecologia e Libertà potrebbe dire di si. Per poi andare subito &#8211;  molto prima del 2013 &#8211; al voto anticipato: «La medicina giusta per i  mali dell´Italia resta la democrazia». Nichi Vendola e&#8217; in Cina con cento  imprenditori pugliesi. Un viaggio da governatore, per stringere  rapporti commerciali e istituzionali. Ci risponde da Pechino, ma e&#8217;come  se fosse qui: «Non ho dormito affatto, ho passato la notte al telefono»,  dice alla fine di quest´intervista. Investito &#8211; anche lui &#8211; dallo stato  di paura in cui la borsa e lo spread hanno gettato il Paese nel  mercoledì nero dei mercati.<span id="more-33280"></span></p>
<p><strong> </strong><strong>Sel apre al governo Monti?</strong><br />
«Non e&#8217;   cosi&#8217;. Ci viene detto che urge fare una manovra per dare una risposta  all´Europa e al mondo. Noi diciamo va bene, si faccia in un tempo  ristretto un intervento di riforma della struttura della ricchezza, si  facciano scelte drastiche in termini di tassazione patrimoniale e  tassazione delle rendite, si abbattano tutte le spese militari. Poi,  pero&#8217;, si vada subito al voto».<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Queste cose puo&#8217; farle un governo tecnico?</strong><br />
«Tecnico e&#8217; una parola ambigua che va messa al bando. Non c´è niente di tecnico  nell´infliggere colpi ai ceti medi e popolari. Bisogna scegliere tra  equita&#8217; sociale o macelleria. E´ una scelta politica».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Fatta la scelta, quanto dovrebbe durare quest´esecutivo? </strong><br />
«Mi  sembra che per fare le cose che ho detto bastino poche settimane. Dopo  ci sono solo le elezioni anticipate, dentro questo Parlamento ci sono  troppe infezioni».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Secondo molti andare al voto adesso sarebbe un suicidio per l´Italia. </strong><br />
«Chi  pensava un anno fa che fosse una iattura andare alle urne deve fare i  conti oggi con i danni drammatici che questi tempi supplementari del  governo Berlusconi hanno inferto al Paese. C´e&#8217; sempre la crisi economica  per non andare al voto, ma c´e&#8217; una gigantesca crisi politica che  alimenta la crisi economica e che bisogna affrontare con l´esercizio  della democrazia. Altrimenti spegniamo la politica e diciamo al mondo  che c´e&#8217; la dittatura delle istituzioni economiche e finanziarie, che i  governi e i parlamenti si fanno dirigere dalle grandi banche europee e  americane. E noi siamo liberi di decidere: o la macelleria sociale, o la  macelleria sociale».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>La strada maestra e&#8217;  il voto, quindi. Ora pero&#8217; si parla di un governo guidato da Mario Monti con dentro anche il Pdl. </strong><br />
«Lo trovo paradossale. Ma insomma chi ha fallito? Chi ha perso la maggioranza? Chi ha mandato allo sbando il Paese?».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Questa sembra la via indicata da Napolitano. </strong><br />
«Il  Capo dello Stato agisce con grande rigore, secondo i compiti  assegnatigli dalla Costituzione. E agisce anche con la grande  responsabilita&#8217; di rappresentare l´Italia di cui non ci si vergogna.  Indica degli strumenti, poi pero&#8217;  ci sono i contenuti politici e quelli  non sono a disposizione di altri che non siano in Parlamento. Non mi si  puo&#8217; chiedere, seppur virtualmente, di condividere cose che io considero  dannose per l´economia e dal punto di vista sociale, come gli interventi  sulle pensioni o i licenziamenti facili».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Questa posizione la allontana dal Pd? </strong><br />
«Io  ho detto il mio pensiero, che mi risulta essere quello del segretario  Cgil Susanna Camusso e del segretario pd Bersani. Voglio essere  responsabile nel contribuire a un momento di pulizia e di svolta per  questo Paese, non corresponsabile nel tenere in vita l´infezione  berlusconiana. Senza equita&#8217; sociale, senza una risposta alla crisi  drammatica dei ceti popolari, saro&#8217; all´opposizione di qualunque governo»</p>
<p>Annalisa Cuzzocrea</p>
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		<title>Crisi di governo. Videolettera di Nichi Vendola</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 18:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dichiarazioni di Nichi Vendola su ipotesi di un governo tecnico. Girato oggi pomeriggio nella città di Ningbo, provincia dello Zehjiang, Cina. Ha certamente ragione il neosenatore a vita Monti, quando dichiara che non ci possono essere molte divergenze sulle cose da fare. Infatti bisognerebbe immediatamente portare l’Italia alle urne, al  voto anticipato. Ad un momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dichiarazioni di Nichi Vendola su ipotesi di un governo tecnico. Girato  oggi pomeriggio nella città di Ningbo, provincia dello Zehjiang, Cina.<span id="more-33267"></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="505" height="381" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/8PZXz4BpMzw?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="505" height="381" src="http://www.youtube.com/v/8PZXz4BpMzw?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Ha certamente ragione il neosenatore a vita Monti, quando dichiara che non ci possono essere molte divergenze sulle cose da fare. Infatti bisognerebbe immediatamente portare l’Italia alle urne, al  voto anticipato. Ad un momento di rigenerazione democratica ed anche ad un momento di rigenerazione della politica che appare completamente offuscata, appannata, esiliata nell’Italia postBerlusconiana.</p>
<p>Cosi’ inizia il videomessaggio da Pechino di Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’ (tra poco visibile sulla rete)  dedicato agli sviluppi della situazione politica italiana.</p>
<p>Speriamo pero’ – prosegue il leader di Sel &#8211;  che il post Berlusconismo non sia inquinato da operazioni che tendono a commissariare la politica. Ad impedire l’esercizio della liberta’di pensiero, della liberta’ di critica. C’e’ un brutto clima di intimidazione e vorrei esprimere la mia solidarietà a Di Pietro per le aggressioni che sta subendo in queste ore. Ognuno di noi ha diritto di fare ragionamenti, di esprimere posizioni.</p>
<p>L’unica cosa che dovrebbe fare un governo di scopo e’ quella di imporre all’Italia per essere affidabile nei confronti dei partner europei una patrimoniale pesante. Cioe’ un discorso che non puo’ essere in continuita’ con le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi, perche’ altrimenti non comincia il dopo-Berlusconi saremmo dentro una coda infinita e velenosa di una stagione che noi vorremo portare a conclusione, al capolinea.</p>
<p>E allora si possono fare in pochi mesi soltanto alcune operazioni di segno capovolto rispetto a cio’ che si e’ fatto in questi anni, a cio’ che ha fatto l’europa liberista. Mettere al centro delle politiche di risanamento e del contenimento del debito pubblico l’equita’ sociale, stimolare la crescita purche’ sia una crescita ambientalmente e socialmente sostenibile.</p>
<p>Questa mi pare l’agenda necessaria  per portare l’Italia verso un prospettiva di salvezza.</p>
<p>Io credo che in queste ore tutti quanti dovremmo vigilare affinche’ un governo che intende nascere sull’onda emotiva di una gigantesca emergenza economico finanziaria non finisca per amplificare la nostra mancanza di credibilita’, la crisi che vive l’Italia.</p>
<p>Abbiamo bisogno di politica, insiste il leader di Sel.</p>
<p>Chi paga il prezzo della crisi. Questa e’ una scelta politica. Noi pensiamo che sia indispensabile che paghino coloro che non hanno mai pagato. Ed e’ anche una necessita’ economica non solo dettata dal sentimento della decenza, in un Paese che e’ stato indecente nelle scelte di privilegiare i ceti piu’ ricchi, nelle scelte della blindatura delle rendite finanziarie. Abbiamo bisogno di dare ossigeno ai ceti medi e a quelli popolari. Abbiamo bisogno di far respirare la societa’ italiana, abbiamo bisogno di dare prospettive di futuro alle giovani generazioni.</p>
<p>Questi sono i sentimenti con cui Sinistra Ecologia Liberta’ non apre ad una soluzione pasticciata. Apre ad un percorso breve, con un obiettivo mirato : appunto provare a costruire una terapia d’urto per rimettere in piedi il Paese.Ma poi la medicina di cui l’Italia ha bisogno, si chiama democrazia, si chiama aria pulita.</p>
<p>Un Parlamento ipotecato da troppe ombre non puo’ rappresentare oggi il blocco della domanda di cambiamento che sgorga dalla societa’ italiana.</p>
<p>Sinistra Ecologia Liberta’  - conclude Vendola &#8211; si battera’ per questi obiettivi. Subito scelte di equita’  e giustizia sociale, subito tagli alle spese militari. E poi il voto, la parola ai cittadini. Il primato della democrazia e’ la medicina che cura la malattia.</p>
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		<title>Democrazia. L&#8217;unica scelta per fronteggiare la crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 12:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il ventennio fascista condusse nel baratro della guerra il paese, il quasi ventennio del populismo berlusconiano ha prodotto macerie economiche e sociali che ci hanno condotto al disastroso rischio di default attuale. Bisogna mettere la parola fine al dominio politico di Berlusconi, ma bisogna immediatamente guardarsi dalle insidie del berlusconismo. Ogni esperienza, anche quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il ventennio fascista condusse nel baratro della guerra il paese, il quasi ventennio del populismo berlusconiano ha prodotto macerie economiche e sociali che ci hanno condotto al disastroso rischio di default attuale. Bisogna mettere la parola fine al dominio politico di Berlusconi, ma bisogna immediatamente guardarsi dalle insidie del berlusconismo. Ogni esperienza, anche quelle che intendono fronteggiare in buona fede l’evidente emergenza economico finanziaria, non possono sopportare l’ipoteca berlusconiana. Il rischio che un governo di emergenza diventi l’ancora di salvataggio del regime precedente è in campo, nonostante l’autorevolezza della figura di Mario Monti, prolungando una fase di incertezza che sarebbe dannosa per la nostra fragilissima finanza pubblica e per l’intera situazione economica del paese.<span id="more-33235"></span></p>
<p>Siamo consapevoli che per affrontare la crisi ci sia bisogno di responsabilità e impegni straordinari. Siamo tuttavia convinti che per affrontare i prossimi anni sia necessario chiedere ai cittadini di scegliere su quali opzioni fondare un nuovo governo, condividendo gli oneri di una fase così drammatica per il paese. Per questo riteniamo che siano necessarie elezioni presto, per dare una prospettiva più certa e legittimata.</p>
<p>Un governo di emergenza non può che essere a tempo e con un immediato obiettivo:  fronteggiare l’emergenza dei conti con una patrimoniale vera, che non colpisca i cittadini che stanno già pagando gli effetti nefasti della recessione, e restituire la parola agli italiani con il voto. Il cambiamento è necessario, i cittadini e le cittadine italiane dovranno essere i protagonisti di questa fase. La democrazia è la più grande risorsa per la salvezza del nostro paese.</p>
<p>Coordinamento nazionale Sinistra Ecologia Libertà</p>
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		<title>Ora l&#8217;alternativa: primarie ed elezioni</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 16:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La maggioranza non c’è più. Era vero da tempo, da almeno un anno, però adesso è impossibile nasconderlo. I 308 voti di oggi sono per il governo un risultato peggiore della peggiore aspettativa. Una pietra tombale. Non è escluso che nella sua ormai cieca disperazione Berlusconi provi ancora ad aggrapparsi a scuse, alibi, rinvii e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La maggioranza non c’è più. Era vero da tempo, da almeno un anno, però adesso è impossibile nasconderlo. I 308 voti di oggi sono per il governo un risultato peggiore della peggiore aspettativa. Una pietra tombale. Non è escluso che nella sua ormai cieca disperazione Berlusconi provi ancora ad aggrapparsi a scuse, alibi, rinvii e bugie. Sarà inutile. Renderà solo ancora più catastrofica la sua débacle. E’ di qui, da questo nudo dato di realtà che bisogna partire. Da oggi inizia il post berlusconismo: costruirlo sarà una sfida molto più complessa di quanto non sia stato denunciare le mille aberrazioni del berlusconismo.<span id="more-33179"></span></p>
<p>Ci vorrà più coraggio. Ci vorrà molta più fantasia. Ci vorrà quella partecipazione diretta delle donne e degli uomini in carne e ossa, del popolo, di cui il berlusconismo ha costituito la negazione assoluta. Da stasera la responsabilità del centrosinistra è costruire un’alternativa che costituisca anche la fuoriuscita dal berlusconismo, il superamento di un ventennio che ha visto solo quasi ombre e ha riportato questo paese indietro di decine d’anni. Costruire un’alternativa significa arrivare alle elezioni il prima possibile, e prepararsi a governare e cambiare il paese. E farlo senza perdere un secondo. Da questo stesso istante. E questo centrosinistra deve mettersi in testa di lavorare da subito fuori dai palazzi, all&#8217;aria aperta, in rapporto diretto con il popolo.</p>
<p>Questo centrosinistra deve superare ogni indugio e ritrovare la sua capacità di discutere nelle strade, in ogni luogo di lavoro, nelle scuole. Al Partito Democratico, a tutte le opposizioni diciamo: bene, discutiamo insieme su come non fare ricadere lo sfacelo dei conti pubblici, come sempre, sulle spalle dei più deboli. Facendo pagare chi non ha mai pagato.</p>
<p>Primarie ed elezioni dunque. E chiariamo sin da subito che non siamo disponibili a passaggi istituzionali che, nati per affrontare l’emergenza, poi finiscano per rinviare oltre il tempo necessario il momento del voto, dove le cittadine e i cittadini di questo paese possano scegliere quale impronta seguire, dopo anni di attacchi al mondo del lavoro e politiche liberiste.</p>
<p>Il berlusconismo è stato ed è ancora la negazione della partecipazione e della democrazia. Cos’altro dovrebbe essere l’alternativa se non esaltazione metodica proprio della partecipazione e della democrazia diretta?</p>
<p>Francesco Ferrara</p>
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		<title>Immagino un grande cantiere&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 11:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[‘Governo di scopo per la patrimoniale, transizione di pochi mesi, poi si vada alle urne’ questo uno dei passaggi salienti dell’intervista a Nichi &#8211; a cura di Daria Gorogisky pubblicata sul Corsera di oggi &#8211; che rispetto alla futura coalizione di centrosinistra dice ‘immagino un grande cantiere aperto non solo alle forze politiche che vogliono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>‘Governo di scopo per la patrimoniale, transizione di pochi mesi, poi si  vada alle urne’ questo uno dei passaggi salienti dell’intervista a  Nichi &#8211; a cura di Daria Gorogisky pubblicata sul Corsera di oggi &#8211; che  rispetto alla futura coalizione di centrosinistra dice ‘immagino un  grande cantiere aperto non solo  alle forze politiche che vogliono  salvare e rilanciare il Paese, ma  anche a soggetti sociali che  criticano il berlusconismo’.<span id="more-33075"></span></p>
<p>«A questo punto serve un &#8220;governo di scopo&#8221; per varare una  patrimoniale pesante utile non soltanto come risorsa per il debito, ma  anche per la crescita dell&#8217;economia». Anche Nichi Vendola, presidente  della Regione Puglia e leader di Sinistra, ecologia e liberta&#8217;,  guarderebbe con favore a un esecutivo di transizione. Certo, con tanti  se e tanti ma; e con l&#8217;idea di «arrivare poi in pochi mesi, per la  primavera, a elezioni anticipate». Ma tant&#8217;e&#8217;.<!--more--><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>E&#8217; stato un  sostenitore delle «elezioni subito». Ancora giovedi&#8217; dichiarava che «non  ci sono le condizioni per un governo tecnico», e che sarebbe solo «una  foglia di fico».</strong><br />
«Bisogna aggredire il problema italiano che,  come e&#8217; ormai evidente anche a livello internazionale, e&#8217; rappresentato da  un altissimo debito e una bassissima crescita. E vanno affrontati  entrambi i lati del problema. I tagli alle tutele, ai servizi e al  reddito dei ceti medi e bassi fin qui prospettati e messi in atto non  rappresentano una soluzione, ma, al contrario, sono un moltiplicatore  della crisi. Oggi sono centrali la battaglia per l&#8217;equita&#8217;  sociale e  quella per salvare l&#8217;Italia».<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Con quale ricetta?</strong><br />
«Sono  necessari interventi significativi per abbattere il deficit e ridurre le  quote di debito. Ma, contemporaneamente, va sviluppata la crescita.  Come dicevo, la ricetta e&#8217; una patrimoniale pesante. Ma non quella che  gia&#8217;  c&#8217;e', cioe&#8217; quella che Berlusconi ha imposto ai ceti medio bassi…»<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Nessun altro provvedimento? </strong><br />
«Sì: una importante tassazione delle rendite e tagli alle spese militari. Punto».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Quanto crede che siano condivise queste soluzioni?</strong><br />
«Credo  che saranno la bussola del nuovo Ulivo. E del resto, che cosa si  dovrebbe appoggiare, la politica economica del centrodestra, la loro  macelleria sociale? Per quattro anni la maggioranza ha nascosto la  crisi, l&#8217;ha negata. Ci dicevano che era disfattismo… Ed eccoci a una  crisi che non e&#8217; un evento meteorologico imprevedibile, ma che e&#8217;  figlia  della redistribuzione verso l&#8217;alto delle ricchezze: la crescita della  rendita e l&#8217;impoverimento del reddito da lavoro».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Napolitano, dalla Puglia, ha invitato tutti a «un esame di coscienza collettivo». Si sente coinvolto?</strong><br />
«Il  presidente della Repubblica rappresenta un faro e le sue parole vanno  sempre ascoltate. Io, che incarno uno dei punti piu&#8217; lontani dal governo  attuale e dal berlusconismo, sono anche l&#8217;esperienza incarnata del  lavoro comune con alcune parti della maggioranza. In Puglia, per  difendere il Sud ho stretto un patto molto forte con il ministro degli  Affari regionali Fitto. Non si puo&#8217; vivere come se si fosse sempre in  campagna elettorale. Sento la mia parte di responsabilita&#8217; per  contribuire a costruire il senso delle istituzioni e il rilancio del  Paese».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>La patrimoniale piace anche a Confindustria.</strong><br />
«Si e va bene, purche&#8217; non sia solo un sacrificio simbolico».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Chi vedrebbe a guidare questa fase transitoria, questo «governo di scopo»?</strong><br />
«Nomi? A me interessano i temi, e credo che quelli necessari a sanare la crisi siano contro natura per questo Parlamento».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come immagina una vostra futura coalizione per l&#8217;alternativa di governo?</strong><br />
«Immagino  un grande cantiere aperto non solo alle forze politiche che vogliono  salvare e rilanciare il Paese, ma anche a soggetti sociali che criticano  il berlusconismo. La politica non si esaurisce con i partiti, ne&#8217; con  l&#8217;alleanzismo costruito nel teatrino».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>In materia di tutele sociali e lavoro, si vede bene in un&#8217;alleanza con Matteo Renzi e Giorgio Gori?</strong><br />
«Dobbiamo  imparare la convivenza tra differenti, e soprattutto essere in grado di  ascoltarci reciprocamente. Pero&#8217;, per quello che anche con simpatia  iniziale ho ascoltato nel discorso di Renzi, scorgo una continuita&#8217; con  gli errori più fatali che la sinistra ha commesso negli ultimi  trent&#8217;anni. E non ho trovato nessuna analisi delle cause del  berlusconismo, ne&#8217; alcuna soluzione per uscirne. La contrapposizione  nonni/nipoti e&#8217; una mistificazione. Quello che oggi serve al Paese e&#8217;  ricostruire la comunita&#8217; di tutte le generazioni: non con la formula  vecchi/giovani, ma con quella ricchezza/poverta&#8217;».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Somiglia a qualcosa di antico&#8230;</strong><br />
«Dobbiamo  passare dalla sbornia consumistica alla sobrieta&#8217;. Voglio usare una  parola religiosa: serve una conversione dell&#8217;economia».</p>
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		<title>Vendola: “Crisi strutturale. No al governo tecnico”</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 10:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un’intervista a Nichi, a cura di Andrea Carugati, pubblicata su l’Unità di oggi. ‘Non basta la caduta di Berlusconi se a succedergli è un esecutivo in continuità con la politica economica di questi anni’, dice Nichi che sulle primarie chiosa: ‘la mia presenza renderà le primarie un fatto vero, e questo è un bene’. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un’intervista a Nichi, a cura di Andrea Carugati, pubblicata su <strong>l’Unità</strong> di oggi. ‘Non basta la caduta di Berlusconi se a succedergli è un  esecutivo in continuità con la politica economica di questi anni’, dice  Nichi che sulle primarie chiosa: ‘la mia presenza renderà le primarie un  fatto vero, e questo è un bene’.<span id="more-32931"></span></p>
<p>Di fronte al precipitare della crisi finanziaria e al prepotente riemergere dell’ipotesi di un governo di emergenza, che trova robusti consensi nelle file del Pd e dell’Idv, Nichi Vendola ribadisce il suo no. «L’idea del governo tecnico, di una risposta emergenziale, non risolve il problema: siamo di fronte ad una crisi lunga, strutturale, direi di modello. Quelle che vengono apparecchiate come proposte tecniche sono in assoluta continuità con le politiche economico-sociali che hanno generato la crisi. Il governo di emergenza è una strada strategicamente sbagliata e politicamente poco fondata negli attuali rapporti di forza parlamentari».</p>
<p><strong><em>Eppure l’Italia e’ a un passo dal baratro&#8230;<br />
</em></strong>«Se per rispondere all’attacco speculativo si chiude a tenaglia la stretta sul welfare, se si prosegue con la retorica dell’austerita’ la politica della miseria, se non si mette in piedi un’idea di politica industriale e di crescita, noi continueremo a produrre tagli su tagli senza effetti virtuosi sul debito pubblico. Il Paese, nel frattempo, salta. E rischia di saltare la coesione sociale, l’architrave del patto che tiene insieme gli italiani».<br />
<strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Se un governo di emergenza dovesse vedere la luce, quale sara’ il vostro atteggiamento?<br />
</em></strong>«Negativo. Non esistono ricette neutre, se le medicine rischiano di uccidere l’ammalato, non e’ che se le acquisto in una farmacia piu’ grande gli effetti sono meno nefasti. Quello che ci rende cosi’ vulnerabili agli speculatori e’ l’opacita’ della politica, l’autoreferenzialita’ di una classe dirigente barricata nei suoi fortini».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Secondo lei, insomma, se Berlusconi cadesse per il Paese non sarebbe comunque un balsamo?<br />
</em></strong>«No. Per me il rischio e’ che si confondano le responsabilita’ e si rende ancora più torbida l’acqua in cui nuota l’opinione pubblica. C’e’ il rischio che si operi una sorta di sterilizzazione della coscienza critica nei confronti del berlusconismo, che la crisi venga addebitata alla politica tout court e non a al governo della destra, con tutte le conseguenze del caso sul piano della tenuta democratica. E poi guardiamo al caso greco: il referendum proposto dal premier Papandreou dimostra che il re e’ nudo e pone un tema ineludibile: qual e’ la legittimazione democratica di chi detta legge a parlamenti e governi? La drammaticita’ della crisi richiede un ingresso potente della politica, questa non e’  l’ora della “tecnica”».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Di Pietro propone una “controlettera” all’Ue. E’ praticabile?<br />
</em></strong>«Ci si puo’ ragionare. La nostra lettera, se ci sara’, dovrà contenere il capovolgimento dell’impianto di Berlusconi. Non si puo’ non partire da una geografia sociale così segnata da elementi pesantissimi di iniquità. Nel paese e’ maturata una questione sociale dirompente, che non si può affrontare con l’artificiosa contrapposizione tra i nonni con 500 euro di pensione e i nipoti precari. Dobbiamo partire da una patrimoniale pesante, e da una significativa redistribuzione della ricchezza».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Negli ultimi giorni sembra allontanarsi l’ipotesi di un’alleanza tra centrosinistra e Udc alle prossime politiche&#8230;<br />
</em></strong>«Sarebbe la presa d’atto di un’intenzione piu’ volte manifestata dal Terzo polo: correre da solo. Nel Pd qualcuno ha iniziato a riflettere anche sul caso Molise, per quello che ci insegna. Li’ abbiamo scelto un candidato che veniva dal blocco avversario, con l’idea che avrebbe attratto voti moderati .E’ finita che l’Udc ha sostenuto il centrodestra e noi abbiamo perso per pochi voti, regalando molti consensi di sinistra ai grillini. L’”alleanzismo“ disinvolto, senza un’idea comune dell’Italia che vogliamo, rischia di sostituire l‘algebra alla politica. Ma non funziona».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Nel Pd sono stati i giorni di Renzi e della sua convention fiorentina. Lei cosa ne pensa?<br />
</em></strong>«Rispetto Renzi, e spero che il confronto tra noi resti sempre sulla politica, senza degenerare mai. Lui ha fatto da destra un’operazione simile a quella che ho fatto io da sinistra».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>In che senso?<br />
</em></strong>«Propone il tema di un’innovazione radicale, di un’offerta politica che rompe le regole, rimescola le carte, e decostruisce il partito».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Perche’ gli appiccica l’etichetta di ”destra”?<br />
</em></strong>«Accanto ad alcune idee di buon senso ma non molto nuove, Renzi propone in forme comunicativamente suadenti un rilancio dell’ipotesi neoliberista. Ma quello e’ il piano su cui ricostruire l’Italia o l’inizio della catastrofe? A questo si aggiunge la rimozione di alcune questioni aperte, a partire dal modello di sviluppo, e l’ambiguità sul peso del lavoro nella scena sociale. Si finge di non vedere quanto tutto il mondo del lavoro sia stato succhiato nel vortice della precarizzazione, e si costruisce una giustapposizione artificiale tra garantiti e non garantiti. Non si capisce come mai gli standard di vita dei garantiti debbano peggiorare per poter garantire gli altri. Insomma, vedo una forte continuità con le culture che da Reagan in poi hanno impregnato il mondo occidentale».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Una bocciatura senza appello?<br />
</em></strong>«Renzi ha un merito: disvela qualcosa che esiste nel Pd, un’ipoteca non moderata ma liberista sul futuro. E invece oggi c’e’ bisogno di un riformismo radicale, che si ponga come obiettivo la “conversione” del modello di sviluppo».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Ritiene che il sindaco di Firenze esprima un pensiero radicato nel Pd?<br />
</em></strong>«Sta cercando di rompere il giocattolo, per costruire una nuova alleanza tra poteri forti e comunicazione mediatica, come dimostra la scelta dei suoi testimonial, tutti con una cultura politica di destra».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Come la vedrebbe una sfida tra lei e Renzi alle primarie?<br />
</em></strong>«Intanto il nodo della sua candidatura non e’ sciolto. Il dibattito fa bene, purche’ nessuno giochi a nascondino. Le carte vanno messe sul tavolo: per me un modello sociale che usa la crisi per rendere ancora piu’ selvaggia la jungla del mercato del lavoro e’ il passato. E non si puo’ danzare genericamente su temi come lavoro e pensioni».<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Ieri Di Pietro in un’intervista all’Unita’ ha ipotizzato di non correre alle primarie per sostenere Bersani e rafforzare così la coalizione.<br />
</em></strong>«E’ un bel gesto, che dal suo punto di vista aiuta la semplificazione della contesa. Ciascuno di noi sta pensando insieme alla propria idea di programma e a come irrobustire il centrosinistra. Io lo faccio da tempo, concentrandomi sui ragionamenti politici, senza inseguire nessuno sul terreno delle polemiche. La mia presenza rendera’  le primarie un fatto vero, e questo e’  un bene»</p>
<p>Andrea Carugati</p>
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		<item>
		<title>Perseguiamo Pace. La nostra politica estera</title>
		<link>http://www.sinistraecologialiberta.it/vetrina/perseguiamo-pace-la-nostra-politica-estera/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 12:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vicenda della guerra in Libia ed il protrarsi del conflitto in Afghanistan chiamano SEL ad una decisa assunzione di responsabilità nel riprendere un’iniziativa politica sui temi della pace e della costruzione di relazioni giuste tra i popoli. Temi che abbiamo affrontato in questi mesi, ma che oggi dobbiamo rilanciare con maggiore determinazione.  La guerra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda della guerra in Libia ed il protrarsi del conflitto in Afghanistan chiamano SEL ad una decisa assunzione di responsabilità nel riprendere un’iniziativa politica sui temi della pace e della costruzione di relazioni giuste tra i popoli. Temi che abbiamo affrontato in questi mesi, ma che oggi dobbiamo rilanciare con maggiore determinazione.  <span id="more-32730"></span>La guerra in Libia  ha segnato un cambio di passo nelle modalità e legittimazione di un intervento internazionale, dapprima  inteso a tutela dei civili e poi nei fatti in sostegno al Consiglio Nazionale di Transizione nella sua campagna militare volta alla rimozione del regime  autocratico e totalitario di Gheddafi, che ha avuto come epilogo la oscena esibizione dello scempio  compiuto dai miliziani sul corpo di gheddafi e dei suoi figli.</p>
<p style="text-align: left;">Il  primo punto sul quale va fatta chiarezza riguarda le motivazioni dell’intervento. Siamo da tempo convinti che non si possa più adottare  il principio di non ingerenza come unica guida delle relazioni  internazionali tra stati. Viviamo in un tempo che necessita la presa in  carico delle violazioni dei diritti umani da parte dei singoli, degli  stati e dell&#8217;intera comunità internazionale. Un processo di  responsabilizzazione globale che, proprio a partire dai limiti che la  politica incontra, deve mettere in campo risorse ed energie,  intellettuali e materiali, tese alla trasformazione in senso pacifico e  nonviolento delle relazioni internazionali.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;intervento  in Libia, non si è affatto ispirato ai principi detti, anzi, esso ha  rivelato l’uso strumentale fatto da alcune potenze occidentali del tema  della protezione dei civili per legittimare la guerra. È, inoltre,  inaccettabile continuare a torcere il diritto internazionale e gli obblighi costituzionali dettati dall’art 11 della  nostra Costituzione per giustificare missioni militari che precludono al nostro  paese la possibilità di svolgere invece un ruolo di mediazione e prevenzione diplomatica e non violenta dei conflitti, cosa tanto più necessaria in  Libia visto il nostro passato di potenza coloniale.</p>
<p style="text-align: left;">Un osservatore  autorevole ed attento come Natalino Ronzitti, in un suo scritto richiamava l’attenzione sul fatto che almeno per un periodo di tempo le  nostre forze armate hanno agito al di fuori del mandato legittimo delle Nazioni  Unite, e quindi al di fuori della Costituzione, situazione aggravata dalla  circostanza che dal 30 settembre scorso questa missione non ha neppure  più la copertura dell&#8217;autorizzazione al finanziamento votata dal  Parlamento nei mesi scorsi.    La vera vittima  della guerra in Libia è stata quella popolazione civile che si voleva  proteggere, e che oggi vive in condizioni estreme. Sono vittime quei migranti che  hanno subito gravi violazioni dei loro diritti da parte delle milizie del CNT,  dopo essere stati torturati nei campi di detenzione illegale del rais  nel deserto per conto dei paesi europei.</p>
<p style="text-align: left;">Sono vittime quei civili presi in trappola nelle città teatro dell’epilogo del regime di  Gheddafi .  Oggi si apre per la Libia un altro capitolo, pieno di rischi, quello del dopo Gheddafi, in uno  scenario nel quale la possibilità di un’implosione o di un conflitto tra varie tribù è molto alto. Da più parti l’annuncio del CNT di elezioni nel giro di  pochi mesi è stato letto come velleitario, vista l’assenza di una società civile  organizzata, e la possibilità che il tutto si trasformi in un processo simbolico di legittimazione che poco ha a che fare con la democrazia, che invece  felicemente si sta sperimentando in Tunisia, e aggravata dalle  preoccupanti dichiarazioni dei leader del CNT sulla vigenza della  Sharia, ovvero della legge islamica.</p>
<p style="text-align: left;">Allora, invece di affrettarsi a  assicurare appalti alle nostre imprese, ENI in primis, l’Italia ha il dovere e la responsabilità  a  di annunciare immediatamente la cessazione della partecipazione attiva o il sostegno diretto o indiretto ad ogni operazione militare. Per ovvi motivi, l’Italia non dovrà partecipare, così come tutte le truppe impegnate nella guerra, ad eventuali missioni di peacekeeping o peace-enforcing in Libia, prospettate indirettamente dalla NATO , quando in un comunicato stampa si è fatto riferimento alla cessazione dei bombardamenti e la permanenza con “truppe di pace”.</p>
<p style="text-align: left;">In secondo luogo si dovrà chiedere che le Nazioni Unite lancino immediatamente un processo di indagine indipendente sulle violazioni dei diritti umani e dei crimini contro l’umanità compiuti da tutte le parti in conflitto, per creare le premesse di un processo possibile di riconciliazione nazionale.  In Libia rischia di crearsi una situazione simile a quella che ormai da anni insanguina l’Afghanistan in un conflitto senza apparenti vie d’uscita. I dati che provengono dal campo ci dimostrano come l’insurgenza talebana continui a colpire duro, come nelle aree sotto controllo italiano la situazione continui a deteriorarsi. e che gli sforzi della comunità internazionale, nonché le strategie della NATO, siano state fallimentari.</p>
<p style="text-align: left;">Da quel pantano dobbiamo uscirne e subito. L’Italia dovrà annunciare fin d’ora il ritiro delle proprie truppe, con un calendario che ne preveda il rientro prima della scadenza del 2014. Crediamo che questo sia un atto necessario e dovuto per riaprire lo spazio per una proposta alternativa per l’Afghanistan, che non preveda l’abbandono di quel popolo, ma piuttosto il sostegno ad un approccio diverso al tema della sicurezza, attraverso la promozione e la tutela dei diritti umani, la giustizia transazionale, ed il soddisfacimento dei bisogni primari delle popolazioni civili. L’occasione per farlo può essere la Conferenza internazionale sull’Afghanistan che si terrà a dicembre a Bonn.</p>
<p style="text-align: left;">Al di là dei casi specifici, il nostro compito sarà ora quello di elaborare, assieme alle realtà di movimento e della società civile italiana che si occupano di pace, disarmo, cooperazione internazionale, diritti umani, una proposta politica per la politica estera del nostro paese. La nostra visione di politica estera dovrà vedere l’Italia  porsi nel quadro internazionale come “potenza mite”, impegnata nella gestione e mediazione nonviolenta e pacifica dei conflitti, ed in operazioni di polizia internazionale sempre sotto il comando e l’egida delle Nazioni Unite,  ripudiando  la guerra come strumento di politica di “potenza” o soluzione dei conflitti internazionali.</p>
<p style="text-align: left;">Con  questa agenda di impegni intendiamo riaprire la discussione sui temi  della pace e del profilo internazionale dell&#8217;Italia a tutti, sottraendo  all&#8217;esclusiva competenza degli &#8220;specialisti&#8221; temi che sono  indispensabili alla formazione di una piena e consapevole cittadinanza  globale.</p>
<p>Gennaro Migliore</p>
<p><img id="sm-target-image" style="position: absolute; visibility: visible; color: transparent; margin: 0px; border: medium none; z-index: 2147483647; left: 110px; top: 1042px;" src="data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAABYAAAAUCAYAAACJfM0wAAAABHNCSVQICAgIfAhkiAAAAAlwSFlzAAAK8AAACvABQqw0mAAAAB90RVh0U29mdHdhcmUATWFjcm9tZWRpYSBGaXJld29ya3MgOLVo0ngAAAAWdEVYdENyZWF0aW9uIFRpbWUAMDQvMDQvMDhrK9wWAAACLklEQVQ4jbXUP0wTcRQH8O/9ekdjkT8CUqpee00bRyNNmSRSV0PcJJoQg2i6ODTExEUHg04OaNSppqtCjQ4ukDSKSuLUwcm4NNZcQYsIGtD+u/f7MZSWXltqo/Ul7/JL7u7z3r3fLye53e5xj8ejoYWRSCSSstfr1YLBYHcr4XA4rMmMMciy3EoXjDHIjDEoivL/4fefrP1P3nYEvqzLajOIo8fQz5/cfH3cnVttCM8udQaODBxQFx44Ye9h4HxvdGWtgMlbSXV2SQoMHf0RNcGSJJlmvPLdos7fdyIWL+D5myx+ZwwUDAIRh2EU1wYRFItA6FwvIjdcGJr4qFYakiSBlTavlABwsJth7mUWmSyBOAfnAkQE4gKccxBx/MoYmHmcxuH+NgAwGQ03j3NeRjjnoGqcC/zcIgghAMBkNISJuKlbEy4EaKdoKerC5nNMxQdlgVx+t0siKhYQovwV1rbdtyoNxlhxxoqilBMA0uuES6Pt6NqP2hHsoDarhJuXD2F5NV/uuJR1T4XLzvTJ25/VyHUnzgzba0YkKq6pdB4T00m47EyvPhU1M54asy3ee5o55bvwQQWAr/PHMBfbQGhGrykCANqARZ8asy3+ccYjg/K3kcF9UQAYvrJ29dmrDUxHlnOxu72P+rpYrq5eFU39K649TCF0tnPB0WdtCt2z48rQHIp+8XTHu9ET7alm0aY6fnFHjda98a/w3wZjDJLP5xv3+/1aK+F4PJ7cBm32CUNiyI2GAAAAAElFTkSuQmCC" alt="" /></p>
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		<title>Vendola: &#8220;Diamo risposte o sarà escalation&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 05:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un attempato ammiratore degli incappucciati l&#8217;ha aspettato ieri fuori dal bar Canova, in piazza del Popolo, ai margini della manifestazione della Fiom e l&#8217;ha aggredito : &#8220;pezzo di merda&#8221; , come ti permetti di dire che quelli di sabato erano barbari? Eroi sono, eroi&#8221;. E&#8217;  soltanto l&#8217;ultimo e in fondo meno preoccupante episodio di intolleranza nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un attempato ammiratore degli incappucciati l&#8217;ha aspettato ieri fuori  dal bar Canova, in piazza del Popolo, ai margini della manifestazione  della Fiom e l&#8217;ha aggredito : &#8220;pezzo di merda&#8221; ,  come ti permetti di dire che quelli di sabato erano barbari? Eroi sono,  eroi&#8221;. E&#8217;  soltanto l&#8217;ultimo e in fondo meno preoccupante episodio di  intolleranza nei confronti di Nichi Vendola da parte di un mondo di  rivoluzionari immaginari che considera il leader di Sel, come dice lui  stesso, &#8220;ormai il vero nemico, piu&#8217;  della destra, che in fondo gli va  benissimo cosi&#8217; &#8220;. <span id="more-32593"></span><br />
<strong>Vendola, chi sono, che cosa  rappresentano questi incappucciati in nero che s&#8217;infiltrano nelle  manifestazioni per distruggere le citta&#8217; ? Figli di un tempo paradossale o  un nuovo partito armato? </strong><br />
&#8220;Non e&#8217;  ancora  un partito armato,  ma c&#8217;e'  il rischio che lo diventi. Possono reclutare nella crescente  disperazione delle nuove generazioni e in piu&#8217;  godono dell&#8217;aiuto di uno  Stato incapace. La reazione del governo ha dell&#8217;incredibile. Non hanno  saputo fare prevenzione e hanno mandato allo sbaraglio le forze  dell&#8217;ordine. E dopo il disastro, che fanno? Il blocco nero chiede la  guerra e lo Stato gliela concede. La proposta di leggi speciali va  esattamente in quel senso. Di fatto, costituirebbero un riconoscimento  politico, un fiore all&#8217;occhiello per il blocco nero. Senza contare che  naturalmente non servono a nulla. Serve piuttosto che i servizi        imparino almeno a leggere quanto circola sulla rete, dove c&#8217;era gia&#8217;  tutto da giorni e settimane&#8221;.</p>
<p><strong>Ma da chi e&#8217;  composto questo aspirante partito armato? </strong><br />
&#8220;Il  blocco nero coinvolge frammenti di antagonismo e di estrema destra  sociale, mescolando vaghi miti ideologici con pratiche da guerriglia  metropolitana e di semplice gangsterismo. La palestra ideologica e il  luogo concreto di reclutamento sono le curve degli stadi. Quanto al  programma politico, diciamo cosi&#8217;, e&#8217; piuttosto rozzo: dagli allo sbirro&#8221;.<br />
<strong><br />
Del  terrorismo rosso si disse che c&#8217;entrava, in qualche modo, con l&#8217;album  di famiglia della sinistra e purtroppo era vero. Ma esiste oggi un  legame reale fra black bloc e movimenti? </strong><br />
&#8220;Stavolta non  dobbiamo avere ambiguita&#8217;. Il blocco nero e&#8217;  l&#8217;esatto capovolgimento  politico della principale idea da cui sono partiti i movimenti in questi  anni, cioe&#8217;  la tutela dei beni comuni. Loro negano proprio il bene  comune. La citta&#8217; , la piazza, nel significato di bellezza urbana e di  luogo della politica, per il blocco nero non sono beni comuni, terreni  da attraversare con amore e rispetto: sono prede. Distruggono la citta&#8217;  per distruggere la polis, quindi la bella politica, che i movimenti  vogliono invece far rinascere. D&#8217;altra parte la frattura in piazza e&#8217;   stata nettissima, fra gli indignati e i barbari, come continuo a  chiamarli&#8221;.</p>
<p><strong>Una frattura politica, ma anche emotiva, fra  chi comunque crede ancora in un progetto di cambiamento e chi e&#8217;  in  preda a una furia nichilista, disperata.</strong><br />
&#8220;Se esiste un  elemento che illustra l&#8217;egemonia culturale di questi anni è il concetto  di &#8220;eterno presente&#8221; elaborato dal filosofo Pietro Barcellona. Il  passato e&#8217;  stato abrogato, dal futuro ci si aspetta soltanto la  perpetuazione del presente all&#8217;infinito. In questa terra di nessuno  della memoria si muovono gli incappucciati&#8221;.</p>
<p><strong>Come il  terrorismo e&#8217;  stato in fondo il miglior alleato del potere, prolungando  la vita di un ceto politico finito, cosi&#8217;  questi sedicenti antagonisti  possono dare una mano alla sopravvivenza di questo?</strong><br />
&#8220;Ma sono  antagonisti a che cosa? Gli incappucciati sono l&#8217;altra faccia della  violenza del Potere con la maiuscola. Ne condividono il machismo, lo  spirito eversivo, perfino il gusto per la mascherata. Erigono barriere,  escludono dalla lotta i deboli, hanno in testa una loro zona rossa dove  si separa l&#8217;estetica della guerra dall&#8217;etica della politica&#8221;</p>
<p><strong>Al potere italiano i sovversivi sono sempre piaciuti, perche&#8217; ? </strong><br />
&#8220;L&#8217;humus e&#8217; lo stesso. Quello che Gramsci chiamava il sovversivismo delle classi  dirigenti italiane. Il presidente del consiglio che favoleggia con un  personaggio come Lavitola una specie di rivoluzione di piazza, tumulti  violenti contro sedi di giornali e palazzi di giustizia, s&#8217;inserisce  appunto nel filone di questa storia&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;odio degli  incappucciati nei confronti delle forze dell&#8217;ordine puo&#8217; essere visto  come un pendant dal basso delle campagne di un potere criminaloide  contro i magistrati?</strong><br />
&#8220;Nel nome del comune disprezzo per la  legalita&#8217; , che è la base del gioco democratico. Ora non voglio citare la  famosa poesia di Pasolini sugli scontri di valle Giulia, ma insomma  ricordare che i poliziotti sono lavoratori, vengono dalle classi  popolari e sono ridotti a furia di tagli in condizioni di lavoro penose.  Il crollo di consenso della destra nelle caserme e&#8217;  palpabile e con la  frustrazione, il dolore di quel mondo una sinistra che voglia davvero  cambiare le cose deve confrontarsi, dare risposte. Ed e&#8217;  quello che  avviene gia&#8217;  spontaneamente in piazza, anche e anzi soprattutto nella  piazza del 15 ottobre. L&#8217;applauso dei manifestanti pacifici alle forze  dell&#8217;ordine che caricavano il blocco nero, la carezza del poliziotto a  una manifestante colpita, sono gesti nuovi e importanti&#8221;.</p>
<p><strong>Senza  voler trovare alibi alla sociopatia, non trova che comunque fra i  giovani la categoria dei non rappresentati sia pericolosamente cresciuta  negli anni, col rischio di alimentare esplosioni di rabbia sociale? </strong><br />
&#8220;E  si allarghera&#8217;  sempre di più fino a quando la politica e i media non  capiranno che la questione del lavoro precario, della vita da precari, e&#8217;   il problema numero uno. Prima del debito pubblico, della crisi, dei  precetti del Fondo Monetario o delle banche centrali. La precarizzazione  di intere generazioni puo&#8217;  portare a una rottura antropologica. Questo  fenomeno o trova una rappresentazione mediatica e una rappresentanza  politica oppure rischia di fare la fortuna dei blocchi neri, quelli di  strada e quelli di palazzo. Del resto, se lo comprendono Draghi e i  vescovi, confido che possa farlo anche il centrosinistra italiano&#8221;.</p>
<p><strong>Non esiste davvero alcun legame fra le imprese del blocco nero e l&#8217;alba del terrorismo?</strong><br />
&#8220;Troppa  storia e&#8217;  passata, con cambiamenti epocali. Un solo pericolo e&#8217;  comune.  Il fascino della vecchia idea che i fini possano giustificare i mezzi.  Ora, se la storia del Novecento ci ha insegnato qualcosa e&#8217;  che per un  mondo piu&#8217;  gentile si puo&#8217; ottenere soltanto praticando la gentilezza. Un  mezzo barbaro prefigura un esito di barbarie. Lo dico mentre passano  queste immagini della rivolta in Libia, che mi preoccupano. Perche&#8217;  ho  paura di chi festeggia il vilipendio di un cadavere, perfino se&#8217; è il  cadavere di un dittatore assassino come Gheddafi&#8221;.</p>
<p>Curzio Maltese</p>
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		<title>Siamo con voi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 21:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, a Roma, saremo in piazza con la Fiom. Saremo a fianco degli operai che non difendono solo i loro interessi ma quelli di tutto il Paese. Oggi scioperano i lavoratori della Fiat e di Fincantieri: gli operai che costruiscono le automobili e quelli che costruiscono le navi. Cosa significhi la produzione di mezzi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, a Roma, saremo in piazza con la Fiom. Saremo a fianco degli operai che non difendono solo i loro interessi ma quelli di tutto il Paese.<span id="more-32540"></span></p>
<p>Oggi scioperano i lavoratori della Fiat e di Fincantieri: gli operai che costruiscono le automobili e quelli che costruiscono le navi. Cosa significhi la produzione di mezzi di trasporto in Italia lo raccontano, meglio di qualsiasi dotta dissertazione, i dati Istat sulla produzione industriale di agosto. Sono, per la prima volta da molto tempo, dati positivi. Registrano un aumento del fatturato del 3,8% sul mercato interno e del 4,6% su quello estero. L&#8217;85%  di questi aumenti del fatturato deriva proprio dalla produzione di mezzi di trasporto.</p>
<p>Quel settore si conferma dunque come il principale asset strategico industriale in Italia, senza il quale ripresa e sviluppo a resteranno un sogno impossibile. Qualsiasi governo al mondo farebbe il possibile per difendere e sostenere questi asset, e molti governi lo hanno fatto davvero. Da noi e solo da noi le cose vanno al contrario. Da noi e solo da noi la principale industria dell&#8217;auto si prepara a lasciare l&#8217;Italia con la benedizione e l&#8217;attivo sostegno del governo.</p>
<p>La Fiat di domani tutto sarà tranne che un&#8217;azienda italiana. Le decisioni verranno prese negli Usa, e certo senza concordarle con i sindacati italiani. Il grosso dell&#8217;attività produttiva sarà dislocato in giro per il mondo, dove il costo della manodopera è più basso.</p>
<p>l governo italiano non solo non muove un dito per impedire questo esito disastroso: lo agevola. Così come non muove un dito per impedire la chiusura dell&#8217;unica fabbrica italiana di bus e  dei cantieri navali, nonostante proprio alla produzione di navi e barche siano principalmente dovuti i segnali di ripresa.</p>
<p>Oggi a Roma i lavoratori manifesteranno per difendere la democrazia, non solo in fabbrica ma ovunque.</p>
<p>Da Pomigliano a Mirafiori fino a quell&#8217;art. 8 che con un colpo di penna cancella il contratto nazionale e con un altro introduce la libertà di licenziare, la soppressione dei diritti nei luoghi di lavoro ha proceduto di pari passo con la riduzione della democrazia a simulacro nei luoghi della politica e dell&#8217;amministrazione.</p>
<p>Non sarà possibile restituirle realtà alla democrazia, centralità al Parlamento, valore alla Costituzione assediata senza aver prima ripristinato i diritti del lavoro cancellati e negati: il contratto nazionale, il diritto di sciopero, la possibilità di impugnare i licenziamenti, la garanzia per tutti i lavoratori di poter accettare o bocciare gli accordi con elezioni davvero libere, la certezza di una rappresentanza democratica  oggi negata.</p>
<p>Marchionne ha torto. Quello che i lavoratori fanno oggi con lo sciopero e con la manifestazione è quanto di più utile ci possa essere. Per tutti.</p>
<p>Francesco Ferrara</p>
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		<title>Bonifichiamo l&#8217;Italia dal berlusconismo</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 09:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulle conclusioni di Todi, con la richiesta di un nuovo governo con dentro tutte le principali forze politiche, il no di Nichi Vendola E&#8217;  netto: «Chiunque lo proponga, lo considero un errore. Noi dobbiamo bonificare l’Italia dal berlusconismo, come e&#8217; pensabile un’alleanza con il partito che lo rappresenta?». Sul resto, invece, e segnatamente sulle considerazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle conclusioni di Todi, con la richiesta di un  nuovo governo  con dentro tutte le principali forze politiche, il no di Nichi Vendola  E&#8217;  netto: «Chiunque lo proponga, lo considero un errore. Noi dobbiamo  bonificare l’Italia dal berlusconismo, come e&#8217; pensabile un’alleanza con   il partito che lo rappresenta?». Sul resto, invece, e segnatamente sulle  considerazioni del cardinal Angelo Bagnasco, il giudizio del leader di  Sel e&#8217;  assai più dialogante: «Dobbiamo ragionare delle cose che dice la   Chiesa rifuggendo dalle banalizzazioni e schematizzazioni politiche». <span id="more-32412"></span></p>
<p><strong>Rifuggiamo. Per sottolineare cosa, governatore?</strong><br />
«La  positiva provocazione che arriva dal presidente della Cei. A mio  avviso, e&#8217;  figlia della consapevolezza che si sta chiudendo il ciclo  berlusconiano e che questo ciclo ci consegna una devastante crisi  economica e sociale ma anche il profilo di una vera e propria rottura  antropologica».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Tradotto?</strong><br />
«Beh basta pensare al  depotenziamento dell’istruzione pubblica, al trash iperconsumista che ha  sostituito i legami sociali come ben hanno percepito il circuito delle  parrocchie e la Caritas. La paradossalita&#8217;  di questa stagione e&#8217;  stata ben  rappresentata dalla scomparsa della Dc e la scena e&#8217;  stata abitata da  ingredienti caricaturali: i cosiddetti atei devoti; un clericalismo  trasversale e cosi&#8217; via. Io invece sono uno che non rinuncia all’idea che  nel mondo cattolico non si possa discutere di nuovi diritti, di  riconoscimento di diritti maturati nel cuore della società e che  riguardano la vita in carne delle persone».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ma quella di Bagnasco  lei la considera un’ingerenza o riconosce il diritto della Chiesa di  esprimersi su tematiche sociali, etiche e morali?</strong><br />
«Non penso  proprio che cio&#8217; che da tanto tempo e&#8217; acquisito nella societa&#8217; italiana  abbia bisogno di furbesca legittimazione. La Chiesa si legittima  benissimo da sola. E ritengo un fatto positivo che contribuisca a far  crescere pezzi di nuova classe dirigente. Non penso che Bagnasco chiami  all’arruolamento; non credo che nel suo ragionamento prevalga un aspetto  tattico. Di piu&#8217;. Ritengo che in un’epoca come l’attuale di smarrimento e  crisi, la Chiesa e il reticolo delle sue postazioni soprattutto nelle  periferie urbane, rappresenta un punto di coesione sociale, di difesa  rispetto allo smembramento delle forme di comunita&#8217;. Il manifesto della  nuova destra, che dice che non esiste la societa&#8217; bensi&#8217; gli individui,  sia profondamente anti-evangelico».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Secondo lei la cosiddetta  fotografia di Vasto &#8211; Pd, Sel e Idv a fare maggioranza &#8211; e&#8217; la strada da  seguire oppure ha ragione D’Alema quando dice che bisogna assemblare il  60 per cento degli italiani che quell’istantanea ovviamente non  racchiude?</strong><br />
«E’ un punto di partenza. Quella foto ha molti  difetti, intanto perchè e&#8217;  una foto di tre maschi. Il cantiere  dell’alternativa non esiste e non prevede la presenza femminile a tutti i  livelli. Il cuore del berlusconismo e&#8217; stato il maschilismo al potere:  dobbiamo rovesciare quella prospettiva».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Le donne va bene. Ma in quella foto mancano i moderati. Anche quello e&#8217;  un difetto o no?</strong><br />
«Come e&#8217; noto non ho mai posto veti. Pero&#8217;  mi sono seccato di subirli. Guardi,  l’astrattezza non paga. Abbiamo discusso per mesi di Fini come se fosse  un nuovo protagonista del centrosinistra e non come uno che intende  rifondare la destra. Quanto a Casini, la domanda che gli rivolgo e&#8217; : tu  che sei stato uno che si è riconosciuto nel popolo del Family day, chi  ha scorticate vive quelle famiglie, il Gay Pride o Giulio Tremonti? Non  possiamo rispondere alle necessita&#8217; e ai bisogni della gente con schemi  politici che sembrano degli abracadabra. Io non dico: a sinistra si  vince, ma non capisco cosa significhi dire al centro si vince. Si vince  se si costruisce una grande speranza, concreta, di cambiamento. Che non  puo&#8217; essere quella di Confindustria».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E a Beppe Fioroni che dice: facciamo subito l’alleanza col Terzo Polo, poi Sel e Idv saranno costrette a seguirci, cosa replica?</strong><br />
«E’  una visione solitaria, una delle tante piroette da Transatlantico. Non  ha un grande significato nelle realta&#8217; . Ricordo che mentre io e lei  parliamo, stanno contando i voti nel Molise, dove l’Udc sta col  centrodestra».</p>
<p>da Il Messaggero</p>
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		<title>Con gli indignati. E insieme contro i violenti</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 17:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;A Roma ci sono state due manifestazioni: una meravigliosa e coinvolgente fatta di simboli, gioventù, protesta e anche spirito di rivolta ma pacifica. Un&#8217;altra organizzata da una minoranza di teppisti e black block che vogliono togliere la scena della gironata ai veri indignati e prendersela loro, rompendo videocamere, auto, vetrine. Che vogliono spostare il conflitto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;A  Roma ci sono state due manifestazioni: una meravigliosa e coinvolgente  fatta di simboli, gioventù, protesta e anche spirito di rivolta ma  pacifica. Un&#8217;altra  organizzata da una minoranza di teppisti e black block che vogliono  togliere la scena della gironata ai veri indignati e prendersela loro,  rompendo videocamere, auto, vetrine. Che vogliono spostare il conflitto  sul piano della violenza. Questi  violenti e le loro violenze  vanno condannate con la massima fermezza e  nettezza. Loro hanno voluto tentare la finestra di protesta aperta  dagli indignati, ma l&#8217;indignazione allo stesso corteo si è rivolta  contro la violenza e ha gridato loro di abbandonare la manifestazione.  Oggi, in tutto il mondo e anche a Roma, si è voluto far sentire la voce  pacifica di una intera generazione indignata contro una crisi che sta  smantellando diritti e welfare delle persone. I violenti diventano  invece un possibile salvagente di chi è blindato dentro il palazzo e ne  appare il migliore alleato&#8221;.<span style="font-size: x-small;"><span id="more-32324"></span></span>Sono le parole di Nichi. Sono le nostre parole. Era un corteo bellissimo, con tante e tanti ragazze/i mai visti così numerosi per strada per esprimere le loro ragioni, la voglia di politica, di riprendersi la vita. La gioia di manifestare pacificamente insieme e compatti in una piazza, come tanti e tante hanno fatto nel resto del mondo. Una manifestazione che rischia di essere oscurato da un gruppo di violenti che incappucciati e mascherati hanno messo in scena, persino contro i manifestanti che volevano allontanarli, azioni inqualificabili.</p>
<p>Oggi in piazza c&#8217;erano tante e tanti di Sinistra Ecologia Libertà. Abbiamo portato in piazza il nostro contributo, tentando pure di isolare i black bloc quando hanno tirato delle bombe carta contro i manifestanti. Un nostro compagno tentando generosamente di allontanarne una da altre persone che rischiavano di essere ferite ha riportato una grave lesione ad una mano. Chi ha messo in scena la violenza di oggi deve essere individuato e punito. Le violenze ai manifestanti, le auto bruciate, i supermercati assaltati, i giornalisti picchiati non solo sono semplicemente da condannare, ma determinano il pericolo che le ragioni di un popolo vengano oscurate e messe in secondo piano. O ancor peggio sovrapposte.</p>
<p>Siamo con gli indignati, con le ragioni delle centinaia di migliaia di persone scese oggi in piazza. E siamo contro i violenti. Senza se e senza ma.</p>
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		<title>Staccare la spina</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 07:49:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In discussione non è la fiducia al governo di Silvio Berlusconi: quella era già svanita da un pezzo, da molto prima che il voto sul rendiconto dello Stato di ieri palesasse persino ai più accecati la nudità del re. E’ in discussione la legittimità stessa della politica in questo Paese, la fiducia del popolo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In discussione non è la fiducia al governo di Silvio Berlusconi: quella era già svanita da un pezzo, da molto prima che il voto sul rendiconto dello Stato di ieri palesasse persino ai più accecati la nudità del re. E’ in discussione la legittimità stessa della politica in questo Paese, la fiducia del popolo non solo nei suoi rappresentanti ma nella possibilità stessa di essere degnamente rappresentato.<span id="more-32211"></span>Il coro di dignitari spauriti che in queste ore sgomitano per affermare a voce altissima che non sta succedendo niente affibbia all’autorevolezza  della politica mazzate non meno micidiali del voto che ieri ha bocciato addirittura il rendiconto dello Stato.</p>
<p>La catena del discredito non conosce fondo, sembra non finire mai. Proietta la sua ombra non solo su una maggioranza arrivata ormai  molto oltre i limiti della decenza etica e politica ma sulla stessa opposizione: dai voti messi pubblicamente in vendita  alle cariche istituzionali che presiedono riunioni di parte e di partito, dalle leggi modellate sulle esigenze di un potente solo alle trame ordite per insediare un governo incaricato di fare gli interessi di una parte sola del Paese, anch’essa potente, privilegiata e molto piccola, a scapito di tutte le altre.</p>
<p>A pagare i costi di questo crollo verticale del rating concesso alla politica italiana dai suoi abitanti e da tutto il mondo, però, non saranno coloro che lo hanno provocato. Sono e sempre più saranno invece le fasce sociali deboli, svantaggiate, con poche o punte protezioni e nessunissima garanzia. Già oggi l’Italia paga un prezzo salatissimo per l’universale assenza di fiducia nella sua classe politica, tanto profondo e corrosivo da cancellare anche gli elementi positivo. Saremmo effettivamente  in condizioni migliori della Spagna e l’esiguità del debito privato dovrebbe riequilibrare l’enormità di quello pubblico: se non ci fosse la delegittimazione della politica e del ceto politico a vanificare tutto.</p>
<p>Da questa erosione progressiva e vorace della legittimità stessa della politica non si può sperare di uscire con giochi di vertice, governi tecnici, commissariamenti affidati da una banca centrale a èlites di ottimati tanto ottimi da non necessitare di consenso popolare.</p>
<p>Solo la capacità paziente di coinvolgere di nuovo il popolo nella gestione della propria vita della quale è stato da decenni espropriato può invertire quella rovinosa rotta. Solo la scelta di opporre alla restrizione della democrazia il suo allargamento con il progressivo ricorso a istituti di vera democrazia diretta, a partire dalle primarie, può restituire alla politica l’onore perduto e la legittimazione necessaria per rappresentare un popolo.</p>
<p>A forza di parlare della politica come di un teatrino Silvio Berlusconi, spesso con la complicità di chi gli si opponeva, è riuscito a rendere la politica davvero questo: un palcoscenico per saltimbanchi. E’ ora che la parola torni alla platea, a un pubblico non più solo pagante e stanco di fare da spettatore.</p>
<p>Gennaro Migliore</p>
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		<title>Primarie. Per diventare movimento di popolo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 11:12:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se qualche parlamentare del Pdl o della Lega troverà il coraggio e la dignità necessari per porre fine all&#8217;agonia di questo governo sarà un bene per tutti. Se però costoro mirassero a liberarsi di un leader ormai ingombrante per dar vita a un governo tecnico, legittimato non dal voto democratico ma dalla benedizione oligarchica di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se  qualche parlamentare del Pdl o della Lega troverà il coraggio e la  dignità necessari per porre fine all&#8217;agonia di questo governo sarà un  bene per tutti. Se  però costoro mirassero a liberarsi di un leader ormai ingombrante per  dar vita a un governo tecnico, legittimato non dal voto democratico ma  dalla benedizione oligarchica di Confindustria e della Bce, il risultato  non sarebbe molto migliore. Per una falla turata se ne aprirebbe  un’altra, di dimensioni quasi identiche.<span id="more-32117"></span>Che  questo progetto alberghi nei frondisti del Pdl e, con qualche dubbio  sulla convenienza di modificare la legge elettorale, del Terzo polo non è  un mistero e non è neppure stupefacente.  Che trovi sponda  nel principale partito di centrosinistra è invece incomprensibile e soprattutto suicida.</p>
<p>Il  berlusconismo, inteso come sistema compiuto che ha riguardato l&#8217;intero  Paese e tutto il sistema politico, non è stato solo leggi <em>ad personam</em> e politiche economiche antipopolari. E&#8217; stato anche il tentativo  illusorio e fallimentare di poter battere la destra con tattiche  furbette e ambigue. Scimmiottandone il sistema di valori. Civettando con  le sue ali di volta in volta dissenzienti.</p>
<p>Il  centrosinistra ha consegnato l&#8217;Italia al berlusconismo quando ha scelto  di puntare non sulla propria identità e su politiche alternative, ma  una volta su Bossi, un&#8217;altra su Dini, e poi Cossiga, e poi Mastella, e  appena pochi mesi fa Tremonti, e oggi addirittura Scajola.</p>
<p>Non  è perseverando su questa china che libereremo l&#8217;Italia, oltre che da  Silvio Berlusconi, dalla sua pensatissima e ormai ben radicata eredità.  Una missione del genere può essere assolta solo  con la  massima trasparenza: dunque, quando questo governo toglierà il disturbo,  andando alle elezioni con un&#8217;alleanza di centrosinistra  limpida, senza perdersi in alchimie politicanti.</p>
<p>Hanno  però ragione quanti denunciano l&#8217;insufficienza di un accordo di vertice  fra i tre partiti del centrosinistra. Però il rimedio consistente  nell&#8217;allargare l&#8217;alleanza a forze che nutrono progetti e strategie  alternativi a quelli del centrosinistra sarebbe peggiore del male.</p>
<p>Quell&#8217;alleanza  va sì allargata, ma non ad altre segreterie di partito bensì alla  partecipazione diretta e cosciente dei lavoratori, delle donne, degli  studenti e degli insegnati, dei precari e dei pensionati. Da coalizione  di partiti deve diventare movimento di popolo.</p>
<p>Oggi  abbiamo a disposizione un solo strumento che permetta di tentare una  simile impresa: la partecipazione diretta e democratica. Le primarie.</p>
<p>Francesco Ferrara</p>
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		<title>Francia, vincono le primarie</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 11:31:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ieri, ancora una volta, hanno vinto le Primarie, quelle aperte a tutti. Una vittoria incontestabile, maturata nel paese che, insieme alla Germania, non solo esprime la leadership economica continentale, ma mantiene anche più saldo il contesto dei partiti come attori protagonisti della scena politica. È accaduto in Francia ciò che nemmeno i più ottimisti si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, ancora una volta, hanno vinto le Primarie, quelle aperte a tutti. Una vittoria incontestabile, maturata nel paese che, insieme alla Germania, non solo esprime la leadership economica continentale, ma mantiene anche più saldo il contesto dei partiti come attori protagonisti della scena politica. <span id="more-32081"></span>È accaduto in Francia ciò che nemmeno i più ottimisti si aspettavano: oltre due milioni di cittadini hanno preso parola ed indossato idealmente quel pin che si trovava in ogni angolo del paese, “fiero di votare alle primarie”.</p>
<p>Si tratta di un risultato “eclatant et detonnant”, soprattutto se lo si compara alle precedenti competizioni chiuse nel recinto degli iscritti del partito. Quella era una pratica di democrazia interna molto seria, fondata su una platea però di non più di 80mila aderenti al Ps, quella di ieri, tuttavia, è la dimostrazione che il vento della partecipazione sta cambiando anche le organizzazioni più tradizionali e radicate. Tutti i candidati hanno salutato positivamente la novità, cogliendo in questa partecipazione la molla di innesco di una campagna elettorale lunga contro Sarkozy, che giocherà ogni carta possibile, compresi i colpi sotto la cintura (si era addirittura diffusa la voce che la nascita del figlio di Carlà fosse stata programmata in contemporanea alle primarie per “oscurarle” mediaticamente).</p>
<p>Eppure, a molti francesi pare sempre più probabile che la settimana prossima il vincitore del secondo turno, tra Francoise Hollande (che ha raggiunto poco più del 38%) e Martine Aubry (che è poco sotto il 31%) avrà messo già un piede nell&#8217;Eliseo. Per questo, anche la prossima settimana di campagna avrà un grande protagonista, la partecipazione popolare, che immagino ancora superiore a quella del primo turno.</p>
<p>Sono state primarie vere e i risultati non sono stati scontati. Infatti la partita per la vittoria finale è realmente aperta, nonostante il candidato in vantaggio si sia mostrato molto sicuro ed abbia fatto appello agli esclusi per un “fronte largo” che possa guadagnare il massimo dei consensi. La novità non è stata solo la distanza ravvicinata tra i primi due, ma anche l&#8217;indubbio successo dell&#8217;outsider Monteburg al 17% e la debacle della precedente sfidante di Sarkozy, Segolene Royal che si è fermata ad un misero 6%.</p>
<p>La sorpresa è ancora maggiore se si guardano i programmi, con Montebourg che propone la “demondializzazione” e la Royal che ha riproposto stancamente lo stesso spartito centrista delle elezioni scorse. Adesso la partita si giocherà su due schemi: Hollande cercherà di rafforzare la sua immagine di persona comune, affidabile e concreta per il dopo Sarkozy, scegliendo di parlare la stessa lingua rigorista della Bce in materia economica, facendo appello ad una sorta di grande alleanza di tutte le correnti socialiste; la sindaca di Lille giocherà invece la sua battaglia sul terreno della connotazione a sinistra, anche per provare a recuperare gli elettori che avevano scelto Montebourg.</p>
<p>Confesso che, pur nel rispetto di un processo democratico così importante, preferirei che il risultato potesse essere ribaltato a favore di Martine Aubry, anche per riaprire una speranza di cambiamento nelle linee politiche dei partiti di sinistra in tutto il continente e poi perché una donna all&#8217;Eliseo sarebbe un evento di enorme rilevanza.</p>
<p>Qualche solerte “inventore delle primarie” nostrano potrebbe obiettare che sono state primarie di partito e non di coalizione. A quel punto, forse bisognerebbe ricordare che la Francia è pur sempre un paese con regime presidenziale con elezione a doppio turno e che noi, per fortuna, non lo siamo ancora. La partecipazione dei francesi ha dato una chance alla sinistra di poter intraprendere un percorso di cambiamento. È un buon segnale, è un buon vento anche per noi.</p>
<p>Gennaro Migliore</p>
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		<title>In piazza con la Cgil</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 22:12:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Credo che il mondo del pubblico impiego viva una fase di angoscia. Questa angoscia e l’atteggiamento drammatico della classe dirigente nei confronti dei lavoratori sono la fotografia della rottura del patto di fiducia tra cittadini e Stato. Noi avremmo bisogno di valorizzare il lavoro del pubblico impiego. Servono investimenti per rilanciare la sanità pubblica, la [...]]]></description>
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<p>Credo che il mondo del pubblico impiego viva una  fase di angoscia. Questa angoscia e l’atteggiamento drammatico della  classe dirigente nei confronti dei lavoratori sono la fotografia della  rottura del patto di fiducia tra cittadini e Stato. Noi avremmo bisogno  di valorizzare il lavoro del pubblico impiego.<span id="more-32011"></span></p>
<p>Servono investimenti per rilanciare la sanità pubblica, la scuola  pubblica. Mandare Berlusconi a casa è importante perché il Paese reale è  quello della tragedia di Barletta, quello che si è visto nelle piazze  di Italia ieri e che c’è qui oggi, e invece il presidente del Consiglio  fugge. Va dal suo amico, va da Putin, grande e luminoso esempio di  tiranno democratico. Va alla festa di compleanno nella sua dacia.</p>
<p>Mentre un governo allo sbando inventa la nuova ricetta miracolistica  contro la crisi: il condono. Il solo parlare di condono all’indomani  della tragedia di Barletta è l’indice dell’impudicizia scandalosa di  questa classe dirigente. La tragedia di Barletta parla di un’Italia  senza cura e senza manutenzione, di immense periferie in stato di  degrado, della necessità di fare uno straordinario piano di manutenzione  e messa in sicurezza delle città e del territorio.</p>
<p>C’è bisogno insomma, di una svolta reale. Liberarsi da Berlusconi è  la precondizione per cominciare a parlare della svolta di cui c’è  bisogno. Una svolta che si può realizzare redistribuendo le ricchezze,  immaginando che la lotta contro il debito pubblico si faccia con la  patrimoniale, con la tassazione delle rendite e delle transazioni  finanziarie, con i tagli alle spese militari.</p>
<p>Io credo infine che il cantiere dell’alternativa è credibile se sa  ascoltare questa piazza e le 100 piazze degli studenti di ieri. Se non  si mette in sintonia con queste piazze semplicemente non c’è il cantiere  dell’alternativa.</p>
<p>Nichi Vendola</p>
</div>
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		<title>In difesa del lavoro pubblico</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 12:24:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sinistra Ecologia e Libertà aderisce alla Manifestazione Nazionale dell’8 ottobre  indetta  dalla CGIL congiuntamente alla FLC e alla FP in difesa del Lavoro Pubblico. La manifestazione dell’8 ottobre è cosa che riguarda tutti noi, non solo i lavoratori interessati e la difesa dei diritti e delle condizioni di vita dei lavoratori è per noi un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sinistra Ecologia e Libertà aderisce alla Manifestazione Nazionale dell’8 ottobre  indetta  dalla CGIL congiuntamente alla FLC e alla FP in difesa del Lavoro Pubblico.</em> La  manifestazione dell’8 ottobre è cosa che riguarda tutti noi, non solo i  lavoratori interessati e la difesa dei diritti e delle condizioni di  vita dei lavoratori è per noi un punto irrinunciabile.<span id="more-31875"></span>Ci  schieriamo convintamente a fianco di un settore del mondo del lavoro,  quello di chi opera nei servizi pubblici, nell’istruzione e nella  conoscenza, sottoposto ad un attacco di inaudita ferocia da parte del  Governo delle Destre e delle politiche liberiste: blocco dei contratti e  della contrattazione, espulsione di decine di migliaia di precari dal  ciclo lavorativo, tutto questo accompagnato da una campagna ideologica  di odio che pochi riscontri ha nella nostra storia.</p>
<p>Ma  c’è un motivo in più che ci spinge ad essere in piazza l’8 ottobre. L’attacco ai lavoratori pubblici va di pari passo  con l’attacco ai Servizi Sociali e lo sostanzia. Colpire il Lavoro  Pubblico, mettere in discussione i suoi diritti, le sue condizioni di  lavoro, i suoi organici, la sua dignità, significa infatti costruire le  condizioni per lo smantellamento dei servizi pubblici. Solo un lavoro  pubblico di qualità è garanzia di servizi universali all’altezza dei  bisogni della popolazione.</p>
<p>I  servizi pubblici e il lavoro pubblico sono per noi beni comuni  fondamentali per lo sviluppo e il benessere del nostro Paese, e per  questo saremo ancora una volta in piazza accanto alla CGIL.</p>
<p>Massimiliano Smeriglio</p>
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		<title>Morti annunciate</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 22:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[barletta]]></category>
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		<description><![CDATA[Lascia senza parole la notizia delle operaie morte nello scantinato in cui cucivano maglie, sotto le macerie di una palazzina che ha sepolto nel suo crollo anche una ragazzina appena uscita da scuola. Morti annunciate. Dietro di loro ci sono un lavoro senza diritti e dignità; la trascuratezza nella messa in sicurezza della strada principale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lascia senza parole la  notizia delle operaie   morte nello scantinato in cui cucivano maglie, sotto le macerie di una palazzina che ha sepolto nel suo crollo anche una ragazzina appena uscita da scuola.</p>
<p>Morti annunciate.</p>
<p><span id="more-31788"></span></p>
<p>Dietro di loro ci sono  un  lavoro senza diritti e dignità; la trascuratezza nella messa in sicurezza della strada principale di Barletta; l&#8217;incuria per un palazzo schricchiolante; la vita di giovani donne del Sud per le quali  il lavoro o è in nero, o è precario o non è; una micro impresa a conduzione familiare che regge la competizione con altre micro imprese sempre al confine con una illegalità tollerata, come negli scantinati di Prato, di Roma, di tante altre città dove lavorano donne e uomini di altri paesi.</p>
<p>Morti che si potevano e si dovevano evitare.</p>
<p>L&#8217;intero dramma del nostro paese si consuma  sotto il crollo di quella  palazzina che dà la misura della carica distruttiva di un modello produttivo insostenibile per le persone e per l&#8217;ambiente.</p>
<p>Siamo di fronte ad una tragedia grande e doppia.</p>
<p>Perchè accanto all&#8217;indignazione e al dolore per una strage che  non   doveva succedere in un paese civile, vive un&#8217;altra tragedia: quella dell&#8217;abitudine alle morti sul lavoro che fa sì che il posto riservato alla notizia nei quotidiani e nei media sia stata di quarta o quinta fila, dopo Amanda e Raffaele, dopo tutto.</p>
<p>Ma che cosa possiamo fare perchè il ricordo del 3 ottobre a Barletta  diventi l&#8217;ostacolo principale all&#8217;ideologia del ricatto lavoro/diritti?</p>
<p>Possiamo costruire iniziativa politica, perchè  ciò che è successo aiuti a mettere al centro dell&#8217;attenzione il lavoro che non c&#8217;è, il lavoro precario, il lavoro che uccide, quello delle  giovani donne, le giovani donne del Sud.</p>
<p>Come fu l&#8217;8 marzo del 1908.</p>
<p>Titti Di Salvo</p>
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		<title>Ora tocca a noi. All&#8217;Italia che vuole cambiare</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 16:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vetrina]]></category>

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		<description><![CDATA[In migliaia, qualcuno dice 10.000, altri molti di più. Fatto sta che a piazza Navona è andata in scena una giornata di primavera, anche se eravamo in pieno autunno. “Ora tocca a noi”. Per aprire il cantiere del centrosinistra, per lanciare un messaggio alternativo e di unità ai partiti e ai movimenti. Un Nichi Vendola straripante. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In migliaia, qualcuno dice 10.000, altri molti di più. Fatto sta che a piazza Navona è andata in scena una giornata di primavera, anche se eravamo in pieno autunno. “Ora tocca a noi”. Per aprire il cantiere del centrosinistra, per lanciare un messaggio alternativo e di unità ai partiti e ai movimenti. Un Nichi Vendola straripante.<span id="more-31747"></span></p>
<p>Tanti gli interventi sul palco da parte di esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Ha aperto la kermesse l’attore Paolo Sassanelli, seguito da <strong>Leo Gullotta</strong>, che interviene dal palco prima degli esponenti politici e lancia la prima stoccata al segretario del Partito Democratico: “<em>Ma perché Bersani non c’è? Che motivo c’è di avere paura di venire qui…</em>“.</p>
<p>Ha rimediato all’assenza del suo leader il deputato Pd <strong>Arturo Parisi</strong>, uno dei promotori del referendum sulla legge elettorale, che ha incalzato le forze del centrosinistra chiedendo primarie di coalizione subito. Gli fa eco Antonio Di Pietro: “<em>Il 5 novembre io ci sarò, e ci sarà anche Vendola, alla manifestazione del Pd. Perché noi non ci vergogniamo ad essere alle manifestazioni degli altri. Anzi, ne siamo orgogliosi</em>“. Entrambi animano la piazza rilanciando l’esito positivo della raccolta firme per cambiare la legge elettorale: “<em>Chi ha firmato il</em><em> </em><strong><em>referendum </em></strong><em>crede nella politica e nella democrazia, altro che antipolitica</em>”<strong>,</strong><strong> </strong>incalza Parisi, sostenendo che “<em>il cammino è ancora lungo ma in parte è già stato vinto anche perché due mesi fa ci prendevano per pazzi</em>”.</p>
<p>Presenti alla manifestazione di Sel numerosi esponenti politici tra cui Amelia Frascaroli e il neosindaco di Cagliari Massimo Zedda. Giuliano Pisapia, assente giustificato per impegni istituzionali, ha tenuto a mandare un messaggio, così come Martin Schultz, leader dei socialisti europei. Molti anche gli artisti accorsi a sostenere Vendola: Fabrizio Gifuni, Sergio Rubini, la coppia <strong>Scamarcio-Golino</strong>, Dario Vergassola, Fiorella Mannoia e <strong>Dario Fo</strong>, intervenuto con un videomessaggio.</p>
<p>Graditissimo il videomessaggio del premio Vandana Shiva: “<em>Questo sistema sta mettendo un muro davanti ai nostri occhi per dirci che non ci sono alternative. Noi dobbiamo aprire questo muro, cosi&#8217; come e&#8217; accaduto al muro di Berlino. Nessuno credeva che quel muro sarebbe mai caduto eppure oggi non c&#8217;e&#8217; piu&#8217;. Questo muro di ingiustizia deve cadere, esattamente come e&#8217; successo a Berlino. E possiamo abbatterlo solo se lottiamo tutti insieme”.</em><em></em></p>
<p>Chiude la manifestazione il lungo e appassionato discorso del leader di Sel, <strong>Nichi Vendola</strong>: applaudito dalla piazza colma di bandiere rosse, il Presidente della regione Puglia tocca trasversalmente tutti i temi caldi di questi giorni. Esordisce rivolgendo un grazie a Napolitano: “<em>La ringraziamo signor presidente della Repubblica per le sue parole di ieri contro la secessione e il</em><strong><em> </em></strong><strong><em>popolo padano</em></strong><strong><em> </em></strong><em>che non esiste. Ci aiuta a sentire attenuato il dolore che proviamo</em>“. Poi prende a strattonare il governo incapace di affrontare la crisi economica (“<em>Tremonti non è la medicina, ma la malattia</em>“) e colpevole di avere svuotato di senso la parola “lavoro” a suon di manovre finanziarie inique e repressive.</p>
<p>Cita De Sica, Pasolini, parla di &#8220;crescendo rossiniano&#8221; per descrivere la sequela di manovre economiche che il Governo ha dovuto mettere in campo e ringrazia il capo dello Stato Giorgio Napolitano per avere ieri duramente bacchettato la Lega e avere, in questo modo, alleviato parte del &#8220;dolore&#8221; che si prova di fronte allo spettacolo offerto dalla crisi economica e dall&#8217;incapacità del Governo.</p>
<p>Sulle alleanze di partito ha le idee molto chiare: non basta raggruppare Pd, IdV e Sel, “<em>bisogna tenere aperto il</em><em> </em><strong><em>cantiere dell’alternativa</em></strong><em> </em><em>ai giovani, ai maestri, ai ricercatori, alle donne, insomma al mondo. </em><em>Il grande cantiere sia quello dell&#8217;alternativa, con un linguaggio giovanile, che costruisca un sentimento omogeneo di libertà e indipendenza. Non possiamo cullarci sulle glorie del passato, dobbiamo confrontarci con i giovani e con quelli che magari sono diversi da noi “</em>. Ovviamente la precondizione è rappresentata delle <strong>primarie</strong>, che non sono affatto “<em>un concorso di bellezza, sono scelte culturali prima ancora che politiche</em>“.</p>
<p>E’ stata una  bella giornata. L’Italia che vogliamo non è un’utopia, ieri, da ieri, sembra avere la concretezza di un’alternativa possibile.</p>
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		<title>Una manifestazione che va oltre noi</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 13:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[1 ottobre]]></category>
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		<description><![CDATA[Il primo ottobre alle 15.30 in piazza Navona a Roma saremo tanti e tante. La manifestazione lanciata da SEL è diventata rapidamente qualcosa di molto più ampio. Ci saranno altre forze politiche come l’IdV ed esperienze di impegno sociale e culturale. Hanno aderito figure importanti come Dario Fo, Don Gallo e Amelia Frascaroli. Ci sarà la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>primo ottobre</strong> alle 15.30 in piazza Navona a Roma saremo tanti e tante. La manifestazione lanciata da SEL è diventata rapidamente qualcosa di molto più ampio. Ci saranno altre forze politiche come l’IdV ed esperienze di impegno sociale e culturale. Hanno aderito figure importanti come Dario Fo, Don Gallo e Amelia Frascaroli.<a id="more-2832"></a> Ci sarà la base di tutte le forze che in questi anni hanno contrastato non solo Berlusconi ma l’intero impianto del berlusconismo. E’ lecito sperare che alla fine l’opposizione ci sia tutta. Per la nostra gente sarebbe il segnale più atteso.<span id="more-31592"></span>La posta in gioco va molto oltre la stessa fine del peggior governo della storia repubblicana. Non dovrà essere solo un’altra manifestazione di protesta e giusta indignazione contro questo governo. La parabola del berlusconismo è arrivata alla conclusione: questione di giorni, settimane o mesi, non di anni.</p>
<p>Berlusconi è all’ultimo atto, ma da quanto resisterà e da come alla fine cadrà dipenderà in buona parte il nostro futuro.</p>
<p>Perché la fine di Berlusconi sia anche il tramonto del berlusconismo, perché la parola ritorni al popolo con le elezioni democratiche e non alle élites con un governo tecnico, perché a decidere il nome dei/le candidati/e, a partire da quello per la guida del governo, siano le primarie e non le segreterie dei partiti, perché, dopo questo ventennio populista, non ne arrivi un altro diverso nelle forme e identico nella sostanza, è imprescindibile che a far cadere il governo di Silvio Berlusconi sia la democrazia e non la tecnocrazia, siano i lavoratori e le lavoratrici e i cittadini e le cittadine, sia il ritrovato protagonismo di un popolo.</p>
<p>Un popolo del centrosinistra che si ritroverà sabato pomeriggio in piazza Navona.</p>
<p>Nichi Vendola</p>
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		<title>Giovedì 29. In piazza per il diritto all&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 21:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come in un vecchio copione da Bagaglino, l’unico rimedio che questo governo immagina per le proprie miserie politiche e giudiziarie è il bavaglio ai giornalisti. Il punto, naturalmente, non è mai il contenuto delle telefonate intercettate (le corruzioni, le concussioni, le prostituzioni) ma il fatto che qualcuno abbia pensato di mettere sotto controllo quei telefoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come in un vecchio copione da Bagaglino, l’unico rimedio che questo governo immagina per le proprie miserie politiche e giudiziarie è il bavaglio ai giornalisti. Il punto, naturalmente, non è mai il contenuto delle telefonate intercettate (le corruzioni, le concussioni, le prostituzioni) ma il fatto che qualcuno abbia pensato di mettere sotto controllo quei telefoni e qualcun altro abbia deciso di pubblicare, come da atti giudiziari, il resoconto delle conversazioni.<span id="more-31513"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Giovedì 29 settembre Berlusconi ha dato disposizione ai suoi ministri di ripresentare in aula il testo di un disegno di legge che serva a mettere definitivamente a tacere l’informazione in Italia. Sarebbe utile che tutte le voci libere di questo paese proprio questo giovedì si facciano sentire, come hanno saputo spesso fare nel corso di questi ultimi due anni. Le voci responsabili di un’Italia che non ci sta a veder sopprimere per regio decreto il diritto alla verità. Le voci del popolo dei referendum, protagonista di una straordinaria stagione di tensioni morali e di battaglie civili. Ma dovranno farsi sentire anche le voci istituzionali, quelle delle forze politiche dell’ opposizione e delle cariche più alte dello Stato, voci spesso prudenti, sommesse, diffidenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è più tempo di aspettare. I colpi di coda di questa maggioranza si tradurranno in altrettante picconate al senso e alla decenza costituzionale. Ed  è proprio per difendere la Costituzione, per garantire il diritto di scrivere di tutti i giornalisti e il diritto alla verità di tutti gli italiani, che<strong> giovedì anche Sinistra Ecologia e Libertà parteciperà al sit in convocato a Roma, alle ore 15 a piazza del Pantheon</strong>, dal  ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo’. Ci saremo anche noi per contribuire a dare voce all’Italia a cui vogliono rubare ogni voce.</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Fava</p>
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