Roma, 14 mag. – (Adnkronos) – “E’ stata approvata la mozione per l’intitolazione di uno dei Centri di Formazione Professionale della Provincia di Roma alla memoria di Stefano Cucchi, il ragazzo morto nella sezione per i detenuti dell’ospedale Sandro Pertini, per evidenti responsabilita’ istituzionali, come e’ emerso dall’indagine appena conclusasi della magistratura”. Lo dichiara in una nota Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra, Ecologia e Liberta’ e coordinatore del Gruppo Federato della Sinistra in Provincia.
“Cogliamo l’occasione cosi’ per sottolineare la nostra vicinanza alla famiglia di Cucchi -prosegue Peciola- Questa intitolazione ha, infatti, un significato particolare, in quanto il padre e’ un dipendente dell’amministrazione provinciale e Stefano ha frequentato il Centro di Formazione Professionale di Ostia che gli verra’ intitolato. L’intitolazione seguira’ i tempi previsti dalla legge e dal regolamento provinciale”.
“Ringrazio il capogruppo di Sinistra, Ecologia e Liberta’ Gino De Paolis e la maggioranza per il lavoro svolto -continua Peciola- affinche’ si arrivasse a questo risultato in Consiglio provinciale. La morte di Cucchi costituisce un caso emblematico di grave contrasto tra i principi costituzionali e la realta’ esistente negli istituti di detenzione”.
“Il grado di disumanita’ raggiunto nelle carceri non e’ piu’ accettabile -sostiene Peciola- come dimostrano i dati sulle persone morte nelle strutture di detenzione nel nostro Paese, che nel 2009 sono state 175, di cui 72 per suicidio, mentre nel 2008 sono state 142, di cui 46 per suicidio. Solo nelle carceri del Lazio del 2009 le morti sono state 14, e molte di queste sono ancora da accertare”.
“Un dato allarmante che si conferma anche quest’anno -continua Peciola- da gennaio del 2010 le morti in carcere in Italia sono state in tutto 70, di cui 23 per suicidio e 3 nel Lazio (2 per suicidio)’. ‘Siamo felici di questo impegno della Provincia -conclude- in ricordo di Stefano Cucchi, perche’ e’ anche un modo per abbracciare la sua famiglia, che si e’ vista strappare un figlio. L’intitolazione, oltre a valore umano, ha anche un valore simbolico, e rappresenta un segnale rispetto alla necessita’ di vigilare sulla violazione dei diritti umani nel nostro Paese’.