Ancora una volta la Calabria e il vibonese sono in piena emergenza ambientale.
Le immagini impressionanti del movimento franoso che ha colpito l’abitato di Maierato speriamo che servano ad aprire una riflessione seria da parte delle istituzioni e dell’intera collettività sui danni che stiamo apportando al nostro territorio. In questo tragico inverno il bollettino dei danni che la Calabria ha subito è spaventoso: coste devastate, litorali distrutti, smottamenti di costoni e terreni. E’ un bollettino da guerra, senza sosta, con costi materiali enormi.
Già c’è chi sostiene che la pioggia di questi giorni è stato un evento eccezionale e imponderabile. Già c’è chi sostiene che non vi sono responsabilità, che di fronte all’inclemenza della natura bisogna solo sperare che tutto vada bene.
La Calabria paga una politica dissennata del territorio. La vulnerabilità idrogeologica è conseguenza di una politica del territorio scellerata e della mancanza di una poltica della prevenzione.
La cementificazione delle nostre coste, dell’entroterra, delle città e dei paesi è continuata indisturbata per decenni in un perverso impasto di soldi e consenso elettorale. Le responsabilità dei vari governi regionali succedutesi in questi decenni, accanto a quelle di numerosi sindaci, sono pesanti.
Adesso è arrivato il tempo di dare priorità assoluta ad una politica di governo e di salvaguardia del territorio. Il governo Berlusconi, al quale sono da ascrivere ben due scellerati condoni edilizi durante i suoi passati governi, non può continuare a disinteressarsi della Calabria. Non possiamo essere considerati cittadini di terza categoria. Serve un intervento urgente da parte di tutti gli organi dello Stato.
La regione Calabria non può pensare di delegare solo all’impegno e alle capacità di Silvio Greco, assessore all’ambiente, il compito di tamponare emergenze e disfunzioni derivanti da decenni di cattiva politica.
La questione ambientale deve diventare prioritaria nell’azione della politica regionale. Non serve solo mettersi l’anima in pace con l’annuncio di investimenti finanziari. Ma a questi investimenti serve affiancare una nuova politica del territorio che dica basta alla cementificazione selvaggia di città, coste, montagne. Oggi tutti parliamo della difesa del territorio ma in questi anni nessuno, ad eccezione della Procura della Repubblica di Vibo, ha impedito la cementificazione selvaggia che sta avvenendo a Pizzo Calabro, le costruzioni hollyvoodiani di Joppolo, le costruzioni nelle aree a rischio di Bivona Questa è l’unica scelta seria e responsabile da compiere. Dire basta alla distruzione del territorio e mettere mano ad un piano di risanamento e di riqualificazione dei centri urbani e dei nostri territori. Per fare ciò è necessario un grande impegno politico e amministrativo che punti alla salvaguardia del territorio come l’unica occasione di sviluppo della nostra regione. Anche per questo serve promuovere una nuova classe dirigente sia a livello regionale e sia a livello locale.
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