In questi giorni Pomigliano è diventata il simbolo di uno scontro che investe la sopravvivenza della Costituzione della Repubblica fondata sul lavoro e della storica, e sempre più drammatica questione meridionale.
A Pomigliano la Fiat ha posto ai sindacati, ai lavoratori, ai meridionali un aut aut feroce: o i lavoratori si impegnano a essere disponibili per 80 ore di straordinari a testa; a recuperare gli eventuali ritardi lavorando la mezzora della pausa, a rinunciare al diritto di sciopero e di ammalarsi, oppure la Fiat chiude lo stabilimento e c’è disoccupazione per tutti. È un ricatto: non c’è alternativa. L’alternativa è il licenziamento dei cinquemila della Fiat e di altri diecimila lavoratori dell’indotto, in un territorio in cui l’unica vera alternativa alla disoccupazione è la Camorra.
La situazione di Pomigliano d’Arco riguarda tutta l’Italia ed in particolare il Mezzogiorno. Un Meridione ripetutamente violentato dove la Sicilia ha il triste primato di regione più povera del Paese con un tasso di disoccupazione doppio rispetto alla media italiana e un tasso di disoccupazione giovanile quasi al 40%.
Disoccupazione e sfruttamento che colpiscono anche la nostra città.
In questo contesto devastato, attraversano la nostra indifferente quotidianità 22.500 uomini e donne, lavoratori indispensabili per i nostri Enti locali che dopo essere stati illusi per anni dalla cattiva politica oggi rischiano il posto di lavoro. Ben presto arriveranno le migliaia di lavoratori del mondo della scuola, licenziati in nome del falso risparmio dalla Gelmini.
In risposta a questa crisi il Governo Berlusconi risponde colpendo i lavoratori del pubblico impiego, aumentando l’età pensionabile, licenziando i precari della Pubblica Amministrazione e della scuola.
E il Governo Lombardo? Troppo impegnato a difendere il suo posto di lavoro:una comoda poltrona a Palermo ben retribuita, con la complicità del PD che, imitando Berlusconi, riempie le nostre città di bugie formato manifesti 6×3.
Occorre una mobilitazione generale in difesa del Lavoro, perché una Politica che non guarda al Lavoro è cieca ed un paese che non difende il Lavoro è un paese morto.