La vicenda di Pomigliano e la politica regressiva del governo Berlusconi – Tremonti sono legate.
La Fiat ha agito con spregiudicata durezza e ha messo sul tavolo un ricatto verso i sindacati e i lavoratori: o si accettano le condizioni dell’azienda o lo stabilimento (e quindi l’occupazione) non ha futuro. Il ricatto e’ scattato, i sindacati si sono divisi, il governo si e’ schierato con Fiat, ancora una volta si e’ arrivati ad un accordo separato. Nel pacchetto dell’azienda c’e’ un drastico preggioramento delle condizioni di lavoro, una lesione del diritto di sciopero, fino ad investire quanto previsto dalla Costituzione.
E’ quanto afferma Alfiero Grandi, di Sinistra Ecologia Liberta’.
Questo accade – prosegue l’ex sottosegretario all’economia del governo Prodi – mentre il governo continua a fare scelte che non danno al sistema economico alcun supporto. In cambio dei mancati sostegni all’economia, il governo offre pieno sostegno alla linea di attacco ai diritti dei lavoratori.
Le aziende insomma – conclude Grandi – si sono convinte che debbono fare da sole, e quindi se la prendono con i lavoratori, l’anello piu’ debole della catena: piu’ precarieta’, ritmi piu’ frenetici, piu’ sfruttamento, parola antica ma attualissima e salari bassi, molto bassi, tra i piu’ bassi d’Europa.