In quella fabbrica siete bulloni e numeri, non persone nè tantomeno classe. Io sono contro l’arroganza di chi vi vuole rassegnati. La tragedia del nostro paese è’ l’assenza di alternativa ad un potere indecente che si riproduce.
Cari amici di Pomigliano, mi addolora vedervi “usati” cosi’, e su quel quotidiano padronale. Tuttavia la vostra lettera e’ un documento drammatico: dice di una resa culturale e sociale che dovrebbe scuotere tutta la politica italiana.
Inizia cosi’ oggi sul quotidiano L’Unita’ la risposta di Nichi Vendola una lettera aperta di un gruppo di lavoratori della Fiat di Pomigliano rivolta ai leader del centrosinistra, che il Giornale ha pubblicato ieri.
In questa vostra curiosa e paradossale polemica contro la sinistra e contro la Fiom– rei di non subire il contratto-capestro della Fiat e le sue conseguenze generali sulle relazioni industriali in Italia – voi pero’ – prosegue Vendola – non riuscite a rappresentare la strategia di Marchionne come una profezia del moderno. Non potete farlo perche’ comunque siete ingabbiati in quella fabbrica di cui parlate con cognizione di causa, in quel recinto produttivo in cui diventa problematico ammalarsi, godere della pausa mensa, rivendicare un reddito non inchiodato a quei maledetti 1200 euro.
In quella fabbrica – insiste il leader di Sel – in cui siete solo bulloni e numeri, non persone ne’ tantomeno classe. In cui il contratto sara’ un negozio privato tra voi, piccoli e soli, e un padrone multinazionale (uno a cui piacciono le imprese americane e gli operai cinesi). In quella fabbrica la lotta e lo sciopero, strumenti sovrani della civilta’ e della democrazia, vengono oggi messi al bando. E voi la raccontate per quello che e’: dolore e fatica, perdita di diritti e di reddito. Solo che pensate di non avere alternativa. Non c’era via di fuga. Ma e’ tutta qui la tragedia del nostro Paese. In un potere che rischia di riprodursi, nonostante le sue molteplici indecenze, per assenza di alternativa.
Io - conclude Vendola – non sono contro di voi. Sono contro l’arroganza di chi vi vuole piegati e rassegnati.
Lo rende noto l’ufficio stampa nazionale di Sel