SCUOLA: SEL, RITIRO IMMEDIATO TAGLI E ABOLIZIONE MAESTRO UNICO = ‘PRESIDIO PERMANENTE A MONTECITORIO CONTRO POLITICA DEL RISPARMIO
Roma, 20 ago. – (Adnkronos) – «Ritiro immediato dei tagli, assunzioni dei precari a tempo indeterminato, abolizione del maestro unico e ritiro della ‘riformà delle scuole superiori. Questi sono i punti pricipali su cui verte la protesta in atto dei precari della scuola per tutta la penisola. Il governo ascolti le loro richieste». È quanto dichiarano in una nota Marco Furfaro, segretario laziale di Sinistra Ecologia Libertà, e Giorgio Crescenza del Forum Scuola di Sel, commentando la protesta di queste ore dei precari della scuola. «In queste ore – hanno spiegato – un presidio permanente a Montecitorio sta dando eco al dissenso di una politica restrittiva sulla scuola, dettata da un’unica logica. Quella del risparmio. Si tratta di un vero ritorno al passato. Neanche Gentile avrebbe osato tanto. Ai precari di Palermo in sciopero della fame e tutta la scuola militante, precari e non, va la nostra piena solidarietà».
Vorrei aggiungere alla riflessione politica dei compagni anche altri elementi di cui non si discute spesso, ma che gli iscritti alla CGIL scuola conoscono bene. L’attacco alla scuola pubblica, che passa anche attraverso la riduzione del personale docente e non docente e la sua umiliazione prima con il precariato e poi con il licenziamento, è funzionale ad un disegno di società antitetico a quella che abbiamo nella mente e nei cuori, aperta, plurale multietnica e multireligiosa, capace in sintesi di allevare “embrioni” di nuove comunità di cittadini capaci da subito di stare insieme, indipendentemente dal ceto sociale, dalla religione, dal colore della pelle, dalla provenienza etnica, dal sesso di appartenenza. Se è vero che sulla scuola pubblica, che incarna (o dovrebbe farlo) tutto ciò, si è abbattuta la scure del ministro Tremonti, è vero altresì che parte dei soldi pubblici vengono indirizzati, senza tagli (534 milioni di euro) alle scuole private paritarie di matrice prevalentemente cattolica. A questo drenaggio pubblico dalla scuola pubblica verso quella privata, che incarna valori diametralmente opposti a quelli sopra elencati (selezione sociale per reddito, monoreligiosità, ecc…), si aggiunge il trattamento discriminatorio degli insegnanti rispetto ai loro colleghi di religione, i quali sono aumentati di numero raggiungendo gli attuali 26.000 di cui 14.000 di ruolo per un costo di oltre 600 milioni di euro. Ma mentre il sindacato è impegnato in un compilcato braccio di ferro con il ministero per il rinnovo dei contratti e per gli scatti di anzianità anche per i precari, attualmente non riconosciuti, una via preferenziale è stata concessa agli insegnanti di religione, i quali forti dei privilegi di cui godono, hanno visto un aumento calcolato retroattivamente fino al 2003 anche per i precari. Per questo il mondo cattolico non ha nulla da recriminare sulle politiche scolastiche del governo Berlusconi, perchè vuol dire denaro, tanto denaro e a pagarne le spese saranno le classi meno abbienti. Fare oggi una politica di salvagurdia dell’istruzione pubblica vuol dire anche scontrarsi contro gli (illegittimi) interessi economici e di supremazia culturale e sociale del Vaticano. E’ pronta SEL ad impegnarsi in questa battaglia di laicità?