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Martedì, 24 maggio 2016

Alleanza Verdini-Pd prende forma stabile al Sud

Renzi al Salone del Mobile

Il sud non è una scatola vuota. È la storia di questo paese. Storia di grandi arretratezze, ma anche di grandi lotte per il cambiamento.

Il rifiuto del dominio delle mafie non è mai stato solo una questione di ordine pubblico, di polizia e carabinieri, di magistrati coraggiosi: era ed è la chiave attraverso cui affermare il riscatto sociale di milioni di uomini e donne sotto il giogo di un ordine costituito che i boss difendono e garantiscono. Difendono e garantiscono con la complicità di pezzi consistenti delle classi dirigenti, non solo quella politica. Permeano ancora il tessuto economico e civile del mezzogiorno e si estendono a ogni latitudine, trovando terreno fertile nella crisi economica e morale del paese intero.

Non si può sorvolare su queste vicende, come se fossero ormai finite negli archivi di qualche centro di studi storici. A maggior ragione se ti presenti agli elettori come messaggero di una profonda innovazione sul piano politico e culturale. Questo è Stato il “renzismo”, nel suo nocciolo originario.

Non serve scomodare Giolitti per svelare quanto di questa retorica è finita nella palude del trasformismo e dei compromessi con classi dirigenti da sempre sulla tolda di comando. Occorrerebbe tuttavia forse un supplemento di riflessione, indissolubilmente legato alla cronaca di queste settimane: l’alleanza con Verdini è nata in Toscana -per motivi evidenti di consolidamento di un quadro di relazioni e di interessi distanti dal baricentro storico della sinistra e non solo per ragioni di vicinanza geografica- ma va prendendo forma in maniera pubblica e stabile nel Mezzogiorno di Italia. Dopo il candidato sindaco di Cosenza, ora l’endorsement del senatore, ex braccio destro di Berlusconi, va a Valeria Valente, impegnata per riconquistare la città di Napoli. Anche qui nessuna particolare novità: sono venticinque anni che il centro mobile – calamita di transfughi e aggregatore di istanze corporative localistiche- incide sulla natura e la qualità anche di amministrazioni progressiste. E questo ha contribuito a produrre in maniera decisiva l’esplosione elettorale di forze di radicale rottura fondate non più sul clivage classico destra-sinistra, ma sistema-antisistema.

Tuttavia, il salto di qualità è evidente. Verdini arriva a Napoli, candida parenti di boss influenti di Rione Traiano, difende Cosentino in carcere da 1000 giorni e attacca la senatrice Antimafia Rosaria Capacchione. Attenzione, non si tratta di errori nella compilazione di una lista o di schermaglie polemiche. Si tratta di un programma politico chiaro e di un messaggio evidente: mi pongo come garante principale di interessi che fino a qualche anno fa erano stati rappresentati dal blocco “berlusconiano”. Perché come è sempre stato, ci sono pezzi del Mezzogiorno che costitutivamente non possono stare fuori dall’area di governo, altrimenti si troverebbero esclusi da un rapporto con il potere e la politica e dunque lontani dalla possibilità di accedere a prebende, condoni e quant’altro.

Ci è stato detto in questi anni, ossessivamente, come un mantra, che il problema del Mezzogiorno non è la quantità di risorse, ma la qualità delle sue classi dirigenti e delle sue istituzioni pubbliche. Il tema della quantità delle risorse è stato risolto con un taglio netto, quello delle classi dirigenti con la legittimazione nazionale e governativa del peggio che la politica locale esprime. Con figure di primo piano del governo, a cominciare dal Presidente del Consiglio che, nelle settimane e nei giorni scorsi, invadono il Mezzogiorno con iniziative pubbliche e private e fantasticano su patti, grandi progetti e miliardi da spendere. Non credo sia una coincidenza.

Come non ho mai creduto che, per esempio, il ponte sullo Stretto che esce dalla porta e rientra dalla finestra sia solo una boutade elettorale: lo è nel senso che parliamo di fumisterie; non lo è nel senso che su simili scempiaggini si va formando una classe dirigente grazie alla commistione tra retorica, gestione delle risorse e occupazione delle istituzioni pubbliche.

È un’iniziativa da non sottovalutare e non va relegata alle notizie di colore locale: in una stagione di crisi di credibilità della politica potrebbe avere il sopravvento e il partito della nazione potrebbe averne uno dei suoi caratteri fondativi.

fonte Huffington Post

Commenti

  • Francesco

    L’Alleanza con le destre più variegate (finalizzata alla gestione del Potere) è una scelta strategica del PD. Chi continua a far finta di non saperlo è rimasto il gruppo dirigente di Sel-SI che continua a civettare con quel Partito in molte zone del Paese. L’esempio più illuminante è Milano dove appoggia il manager di destra Giuseppe Sala. Per la santa cadrega, uno per tutti, tutti per uno, alla faccia dei lavoratori, degli esodati, dei precari, dei disoccupati…
    francesco, il primo.