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Venerdì, 31 ottobre 2014

La nomina di Gentiloni alla Farnesina, ancora una volta immagine senza sostanza

farnesina

La decisione a sorpresa di Matteo Renzi di designare Paolo Gentiloni (dallo scarnissimo se non inesistente curriculum al riguardo) a Ministro degli Esteri e della Cooperazione dopo la ridda di voci su eventuali candidate alla Farnesina, e seguita alla rampognata del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio raccontata oggi da qualche quotidiano, non può passare inosservata. Anzi indica una serie di questioni politiche rilevanti, una in particolare. A prescindere dalle dichiarazioni retoriche o di facciata sulle varie emergenze internazionali, o ai cosiddetti “lip-service” (pure chiacchiere) rispetto al resto della politica estera, il Presidente del Consiglio non sembra avere chiaro che fare politica estera è una cosa seria. Non solo per l’immagine sua e dell’Italia nel mondo.
Ad oggi il semestre di presidenza italiano pare essere stato una mera opportunità di facciata per trattare “pro domo sua” rispetto alla legge di stabilità, ai parametri fissati dalla Troika, al tanto fantasticato piano Juncker di 300 miliardi di euro per il rilancio e la crescita. Giochi di numeri, percentuali, dati, scadenze, che rilevano come in realtà tra lo Jobs act, lo Sblocca-italia, la legge di stabilità si sta sferrando un attacco ad alzo zero su ciò che resta dei diritti sociali, ambientali, economici, e su ciò che resta del welfare. Una pantomima le cui ricadute alla lunga saranno durissime per tutti. Oltre questo e la nomina di Federica Mogherini ad Alto Commissario, abbiamo per caso sentito qualche parola su Gaza? (vale la pena rammentare che dietro le quinte la Farnesina assieme ad altri paesi europei sì mandò una lettera di dura protesta a Nethanyahu per i nuovi insediamenti a Gerusalemme Est) Sui kurdi? Sulle stragi nel Mediterraneo? Sull’urgenza di proporre una profonda revisione delle relazioni tra Europa e Maghreb? Nessun baloon d’essai rispetto ad una conferenza regionale per il Medio Oriente? Nulla. Magari un accenno al TTIP, da concludere il prima possibile, o accelerare, e da offrire sul piatto alla Commissione ed al fido alleato d’oltreoceano. O un timido accenno del sottosegretario Gozi, convinto federalista – così en passant – sulla necessità ora, a due mesi dalla scadenza della Presidenza italiana – di porre mano ad una revisione dei Trattati. Non è solo una questione di silenzio mediatico. È il sintomo preoccupante che le relazioni internazionali del Paese possano essere sacrificate alla frenesia comunicativa, all’ossessione di rottamazione. Il capo decide, nel toto ministri, ma decide così all’ultimo come se questa decisione riguardasse una casella da riempire per la sua squadra non una decisione di merito e di capacità. Imbarazzante. Come imbarazzante fu la visita in extremis in Iraq mentre il Ministro Pinotti stava annunciando la decisione di inviare armi ai kurdi, senza ancora avere consultato il governo irakeno. O la mossa malandrina di rendere pubblica la lettera di Barroso con le “conditionalities” da imporre all’Italia. Un atto di insubordinazione che forse a prima vista potrebbe anche attrarre simpatie, ma Renzi non é né Assange né Snowden, che pagano con la oro pelle le loro scelte. Ultimo ma non da meno, va ricordato un fatto.
Il vero conflitto sottotraccia che probabilmente né il Presidente della Repubblica né Renzi vorranno risolvere, è quello che vede la Farnesina progressivamente in subordine rispetto alla Difesa e semmai ai ministeri economici e produttivi. A maggior ragione con un ministro “debole” e senza esperienza. Ossia un progressivo cedimento di sovranità sulla politica estera alle armi ed al mercato. Ma questo non sembrerebbe un criterio per informare la decisione di Renzi troppo preoccupato di dar prova di grande innovazione sulla scia del “politically correct”, che alla fine si trasforma in quella che un tale Velleio Patercolo in tempi di Roma antica definì, “imago sine re”, immagine senza sostanza.

Commenti

  • francesco

    Volevano un Ministro degli Esteri uso a genuflettersi di fronte ai desiderata della NATO , della Troika e degli imperialisti nordamericani. Il piatto è servito, con l’assenso di Napolitano e del Partito Democratico.

  • Ferrari Alberto

    Il linguaggio degli attuali vertici di SEL è diventato sempre più simile a quello della sinistra radicale. Anziché dire ciò che vorremmo dal nuovo ministro degli esteri e che su questo lo giudicheremo cominciamo subito con il dire che è sostanzialmente insignificante, incapace e incompetente. Poi diciamo ciò che Renzi e i suoi rappresentanti a Bruxelles dovrebbero dire ” a muso duro” ai vertici Europei, dimenticando che il governo Renzi a Bruxelles è parte della maggioranza e non della opposizione. E che, in democrazia, se si è parte della maggioranza occorre adoprarsi per convincere gli altri componenti della validità delle
    proprie idee. Insomma per fare si che le proprie idee diventino a loro volta maggioranza. Chiedere a Renzi di essere SEL mi pare illogico.

  • Filippo Boatti

    Scusa ma Martone ha totalmente ragione e si espresso in termini totalmente moderati, la nomina di incompetenti o persone senza esperienza agli esteri è suicida. Quello che ti dice qui Martone è quello che si dice dell’Italia di Renzi nelle cancellerie occidentali: chiacchiere, immagini e nessuna sostanza. Ricordiamoci che Berlusconi nominò Antonio Martino e poi Renato Ruggiero agli esteri, certo di destra e filoatlantisti ma preparati a svolgere questo delicato incarico. Dobbiamo rimpiangere il Banana?

  • francesco

    Paolo Gentiloni non viene dal nulla, i suoi trascorsi sono largamente noti per chi segue gli avvenimenti politici nostrani. Proviene dalla scuola filo – atlantica , e questo è già un grande “merito” per giustificarne la nomina a capo della Farnesina, magari con i buoni servigi dell’ambasciatore USA. Sarà un perfetto esecutore della politica estera del governo Renzi che ha già dato ampiamente prova di essere funzionale agli indirizzi della Troika(sul piano prettamente economico) e a quelli della NATO (leggasi USA) sul piano militare. Alla faccia dell’autonomia e della sovranità nazionale dell’Italia.Non è proprio il caso di aspettare per vederlo all’opera, possiamo già valutarlo adesso e non credo che sarà particolarmente sensibile ai “desideri” di Sel. A meno che non entri subito nel PD , e in seguito nell’esecutivo, a fare da stampella di Matteo Renzi al posto del NCD di Alfano.

  • Filippo Boatti

    Un altro commento insensato. Qui nessuno pretende che il governo Renzi faccia la politica che piace a Sel, che infatti è all’opposizione. Si pretende “solo” che in un ruolo delicato come quello degli affari esteri ci stia una persona di provata esperienza e competenza. Gentiloni è sicuramente persona perbene e preparata, ma non negli esteri dove non ha nessuna esperienza. Così come non la è la giovane post-universitaria che aveva proposto Renzi (forse per farsela bocciare da Napolitano e poi promuovere il suo compagno di cordata della ex Margherita).

  • massimo gaspari

    gentiloni e’ uno dei criminali ripescato nella cricca degli interventisti

  • francesco

    Scusa, se un ministro è competente e opera affinchè l’Italia venga coinvolta nei teatri di guerra (vedi Iraq, Afghanistan, Somalia, Libia) e forse domani anche Siria e Iran per compiacere gli alleati e guerrafondai d’oltreoceano, gli stendiamo il tappeto di velluto sotto i piedi? O lo attacchiamo, come è giusto, in quanto servo delle potenze imperialiste?

  • Filippo Boatti

    e vabbuò, oscilliamo fra le accuse di radicalismo e quelle opposte di moderatismo e intelligenza col nemico, con argomenti paranoici da campo antimperialista.

  • alberto ferrari

    caro Gaspari, Gentiloni viene dal PDUP; chiedere ad Astengo. Poi a me francamente non interessa in se Gentiloni. Interessa, se si vuol fare politica, che quando uno viene nominato ministro gli si dicono le cose che noi vorremmo che facesse e sul quale misureremo il nostro giudizio futuro. L’attacco diretto alle persone è altra storia che non appartiene ad una sinistra riformatrice ( ossia di governo) se pure radicale come dovrebbe essere SEL, e che non aiuta a fare politica.

  • Dario

    Casualmente anche Gentiloni viene da quel partito molto di sinistra che era la Margherita.
    Renzi continua la sua battaglia contro tutto ciò che proviene dal Pds.
    Servirebbe un Presidente della Repubblica serio, cosa che purtroppo non abbiamo, come Rodotà.

  • http://www.giulianasgrena.it giuliana

    Gentiloni che ha avuto evidentemente una svolta atlantista e ora porta avanti una politica contraria a quella che sosteniamo noi, anche in politica estera, non è però quella persona che descrivete. In passato, fin dagli anni 70 quando militavamo nel movimento studentesco eravamo nella commissione internazionale, fino ad arrivare a Pace e guerra, dove ci occupavamo di esteri, ed era il periodo della lotta contro i missili a Comiso come ricorda oggi Tommaso Di Francesco sul Manifesto. Dopo la chiusura di Pace e guerra e la confluenza di parte dello stesso partito nel Pci (ma molti di noi sono rimasti fuori) anche Gentiloni ha seguito quella strada fino a diventare portavoce di Rutellli, etc. etc. Ma basta leggere i giornali, persino Repubblica ricostruisce per filo e per segno la sua nascita e la sua svolta. Quindi non è che non ha esperienza in campo internazionale ma ha posizioni che sono opposte o comunque contrastanti con le nostre. Per fare una battaglia politica seria occorre partire dalla realtà.

  • francesco

    La Storia della Sinistra è cosparsa di Giuda. Pensa un pò a Giuliano Ferrara, che proviene dal PCI, senza menzionare i recenti cambi di casacca…

  • francesco martone

    Credo che il tema di fondo qui non sia un giudizio ad personam. Il tema è quale politica estera per l’Italia, e con quali strumenti e competenze essa viene condotta ed implementata. Ripeto, Gentiloni o non Gentiloni, (certo colpisce la scelta su un “amico di corrente” senza storia o esperienza pregressa nel campo – il tema è da una parte l’assenza di prese di posizione coraggiose, anzi dimenticavo anche il sostegno dato dal governo italiano ad Al Sissi, nuovo presidente egiziano, certo nn una mammoletta – e dall’altra il continuo cedimento di sovranità verso gli interessi e le visioni geostrategiche e geopolitiche della difesa e dei dicasteri economico-commerciali, una china già inaugurata nel periodo berlusconiano – non scordiamoci l’atlantismo “hard” di Martino o il fatto che Ruggiero provenisse dal WTO. Altro che innovazione….

  • Giulio Tiradritti

    Speriamo che il Presidente Putin chiuda i rubinetti del gas e ci faccia morire di freddo. Sarebbe la necessaria lezione per questo paese che ha un governo ma anche purtroppo la sinistra più cretina del Mondo.