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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; 8 marzo</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Riprendiamoci le nostre vite indecorose e libere!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 03:55:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi un’energia nuova e dirompente è emersa dalle mobilitazioni delle università e dei precari, dalla resistenza degli operai e dei migranti, fino a giungere alle ribellioni dell’Egitto e delle coste del Mediterraneo. E’ un grido di rivolta che denuncia un sistema sociale ingiusto e si rifiuta di pagarne i costi. Il 13 febbraio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi un’energia nuova e dirompente è emersa dalle mobilitazioni delle università e dei precari, dalla resistenza degli operai e dei migranti, fino a giungere alle ribellioni dell’Egitto e delle coste del Mediterraneo.</p>
<p>E’ un grido di rivolta che denuncia un sistema sociale ingiusto e si rifiuta di pagarne i costi.<span id="more-20981"></span></p>
<p>Il 13 febbraio scorso noi donne ci siamo opposte alle politiche che soffocano le nostre vite e che hanno portato al progressivo restringimento dei nostri diritti e dei nostri spazi di libertà. <strong>Abbiamo attraversato piazza del Popolo, invaso le strade di Roma e ci siamo spinte fino a Montecitorio per<em> “</em>restituire al mittente” <em>le leggi contro le donne approvate negli ultimi anni dai governi sia di centrodestra che di centrosinistra: le dimissioni in bianco, il collegato lavoro, la legge 40 sulla procreazione assistita, l’innalzamento dell’età pensionabile, il pacchetto sicurezza e tante altre.</em></strong></p>
<p><strong> Anche l’8 marzo vogliamo riportare in piazza la stessa voce e, con lo stesso linguaggio impetuoso</strong>, rimettere al centro la questione della redistribuzione delle ricchezze: tra chi fa i profitti e chi sta pagando questa crisi,  tra chi possiede palazzi e chi non ha casa, tra chi si giova di stipendi milionari e chi non ha un lavoro.</p>
<p>Vogliamo contestare chi mette in discussione la nostra autodeterminazione saturando le strutture pubbliche di obiettori di coscienza, limitando la diffusione della pillola RU486 o sostenendo la privatizzazione delle strutture sanitarie come i consultori (vedi la proposta di legge Tarzia per la regione Lazio), luoghi che noi invece vorremmo reinventare partendo dai nostri attuali bisogni.</p>
<p>Vogliamo ribellarci a una cultura e a un immaginario usati per controllare e disciplinare i nostri corpi e la nostra sessualità. Dal lavoro alla sanità, infatti, l’unico ruolo legittimato per le donne è quello di moglie e madre. Eppure spesso nel momento dell’assunzione ci vengono fatti firmare fogli di “dimissioni in bianco” che il datore di lavoro potrà tirar fuori nel momento in cui dovessimo dichiarare di essere incinte.</p>
<p>Viviamo nel Paese della doppia morale, dove l’unico modello accettato e promosso è la famiglia eterosessuale, quella stessa famiglia in cui, come le statistiche ufficiali ci raccontano, avvengono la maggior parte delle violenze sulle donne attuate da mariti, compagni e padri. E’ anche per questo che rifiutiamo la precarietà: perché ci obbliga a dipendere economicamente e culturalmente da un modello relazionale che ci impedisce di poter scegliere dove, come, quando e con chi essere o NON essere madri.</p>
<p>Eppure la stessa retorica familista che dichiara di promuovere e sostenere la genitorialità, di fatto ne ostacola la possibilità a lesbiche, single, gay, trans e a tutti quei soggetti che sfuggono alla norma eterosessuale e cattolica. Ed è sempre la stessa logica che da un lato stigmatizza e criminalizza le sex workers attraverso pacchetto sicurezza e campagne moraliste e sul “decoro”, e dall’altro ne fa un uso “spettacolarizzato” e strumentale al piacere maschile diffuso all&#8217;interno dei Palazzi del potere, ma non solo.</p>
<p>L’8 marzo scenderemo in piazza anche per smascherare le politiche razziste di questo governo che sfrutta il lavoro di cura svolto per la maggior parte da donne migranti e contemporaneamente le trasforma in “pericolose” protagoniste dell&#8217;“emergenza immigrati” oppure le priva della libertà e le rende vittime di violenze nei CIE.</p>
<p>Per tutte queste ragioni saremo in piazza l’8 marzo, per rivendicare diritti e libertà, perchè <strong>i nostri desideri non hanno né famiglia né nazione, noi non siamo “italiane per-bene&#8221;: </strong>siamo precarie, studentesse, lesbiche, trans, siamo donne che rifiutano il modello di welfare familistico, nazionalista, cattolico ed eterosessista.</p>
<p>Vogliamo riappropriarci delle nostre voci e dei nostri corpi e anche delle strade, della notte e delle nostre relazioni: <strong>rivendichiamo diritti, welfare e autodeterminazione</strong>.</p>
<p><strong>Siamo tutte DONNE in CARNEvale e OSSA!!</strong></p>
<p><strong>L&#8217;otto&#8230; m&#8217;arzo e m&#8217;arrivolto!</strong></p>
<p><strong>CORTEO NOTTURNO</strong> - <strong>MARTEDì 8 MARZO 2011</strong></p>
<p>Partenza ORE 18 -<strong>Piazza Santa Maria in Cosmedin (Bocca della verità)</strong>- Roma</p>
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		<title>8 marzo, 17 marzo e poi a maggio la festa della mamma!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 04:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 13 febbraio non ho fatto parte di quelle donne che “quella piazza mai e poi mai”, non ero tra quelle che “mi si nota di più se non vengo o se vengo e me ne sto in disparte”, non ero tra le donne che stavano sul palco. Ero, con il mio collettivo, tra coloro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 13 febbraio non ho fatto parte di quelle donne che “quella piazza mai e poi mai”, non ero tra quelle che “mi si nota di più se non vengo o se vengo e me ne sto in disparte”, non ero tra le donne che stavano sul palco. Ero, con il mio collettivo, tra coloro che sentivano forte il bisogno di esprimere un dissenso, anche basato su parole diverse da quelle su cui era nata la manifestazione, che sentivano la necessità di ascoltare senza pregiudizi gli umori di quella piazza. Il risultato, come sappiamo, è stato straordinario sia in termini di partecipazione sia di composizione della mobilitazione.<span id="more-20777"></span> Ecco perché penso che quella piazza avrebbe dovuto imporre una forte riflessione a tutte, a chi c’era e a chi non c’era, a chi era contraria e a chi non lo era, a chi ha posto dei distinguo e a chi era soddisfatto dell’appello con cui era stata convocata. Quella piazza imponeva un confronto largo, soprattutto a Roma dove un pezzo di quella nuova generazione &#8211; stucchevolmente ovunque sempre evocata – aveva deciso di attraversare il 13 con azioni simboliche e con un corteo che si è spinto fino a Montecitorio.</p>
<p>Eppure lo spazio invece di aprirsi, in maniera del tutto paradossale, appare chiuso. Il comitato “Se non ora quando” che si è costituito lancia altri due appuntamenti offrendoci il vademecum della perfetta manifestante, tagliando con l’accetta le priorità problematiche delle donne di questo Paese (“i lavori, maternità/paternità, l’informazione”), e proponendosi di “parlare prima di tutto alle giovani e ai giovani, di coinvolgerli”.</p>
<p>Partecipo a riunioni e assemblee in cui continuamente siamo tirate in ballo &#8211; trentenni e ventenni &#8211; con l’attribuzione di vari stereotipi: quella più ricorrente è quella di vittime da salvare, persino da noi stesse. C’è chi sembra essersi dato una vera e propria missione salvifica e didattica. Prima con la storia dei modelli di riferimento, come se fossimo una generazione che vive con l’incubo e la minaccia inconsapevole di fare la velina, di fare soldi facili, di “svendere” il proprio corpo. E adesso invece come una generazione devastata dall’impossibilità, a causa della precarietà e del lavoro/non lavoro, di diventare madri.</p>
<p>Considero profondamente scorretto e ingiusto parlare della precarietà di un’intera generazione offrendo esclusivamente questa declinazione che è parziale e anche “pericolosa” per noi donne. E non perché non ci sia una verità in questo ragionamento: è chiaro che l’instabilità economica e un’occupazione senza diritti non facilitano la scelta di fare un figlio. Tuttavia l’inquadramento della precarietà esistenziale fatto in questo modo ne svuota completamente il senso profondo che va ben oltre questo schema. E che anzi, proprio in virtù della sua portata, invece ne decostruisce i ruoli, non li fortifica. L’apertura di uno spazio di discussione avrebbe permesso di contribuire a un ragionamento, fornendo altri punti di vista. È necessario, anche perché le contraddizioni che viviamo quotidianamente sulla nostra pelle sono davvero tante. Allora partiamo dal discutere su cos’è oggi la precarietà, cosa ha prodotto sulle trentenni e cosa produce sulle ventenni, com’è cambiato l’ordine del simbolico, cos’è l’instabilità dei desideri, quanto questo tema sia diventato trasversale ai generi e di come questo abbia anche rielaborato e, in alcuni casi, messo in crisi il concetto stesso di  autodeterminazione e di separatismo femminista.</p>
<p>A scanso di equivoci, faccio tre precisazioni: nessuno di noi vuole porre uno scontro generazionale o elemosinare un ascolto, nessuno ha la presunzione &#8211; in una situazione così drammatica &#8211; di considerarsi autosufficiente né tantomeno di voler rappresentare questa complessità. Però si è messo a disposizione quello che invisibile non è, forse quel corteo del 13 fatto di ragazzi e di ragazze e quella piazza traboccante di gente imponevano semplicemente di farci i conti.</p>
<p>L’otto marzo almeno una parte della generazione che si fa queste domande, e che ad alcune di queste prova a dare anche una risposta, sarà in strada. Non ha bisogno di essere cercata e scovata. Alle 18 da Bocca della Verità partirà un corteo – che arriverà fino a piazza Navona &#8211; che punta ancora a dire, anche al caro Alemanno che approfitta della violenza sulle donne per rilanciare con il razzismo e la xenofobia, che la città è nostra. Come le nostre vite indecorose e libere.</p>
<p>Celeste Costantino</p>
<p>pubblicato su Gli Altri</p>
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		<title>Donne: potenzialità da valorizzare</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 06:15:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una grande potenzialità che il nostro Paese non riesce ancora a valorizzare completamente sono le donne, vere acrobate che si dimenano tra lavoro, famiglia e società. Si evidenzia così come nel nostro paese permanga una cultura che, a trent’anni dall’inizio del processo di femminilizzazione del mercato del lavoro, stenta ancora a riconoscere il mutato ruolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">Una grande potenzialità  che il nostro  Paese non riesce ancora a valorizzare completamente sono le donne, vere  acrobate  che si dimenano tra lavoro, famiglia e società.<span id="more-5535"></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">Si evidenzia così come  nel nostro  paese permanga una cultura che, a trent’anni dall’inizio del processo di   femminilizzazione del mercato del lavoro, stenta ancora a riconoscere il  mutato  ruolo della donna in seno alla famiglia e alla società, e che è ben  lontana dal  fornire effettiva sostanza al principio delle pari opportunità.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">Rispetto ai paesi del  Nord Europa,  dove le donne lavorano senza per questo rinunciare alla maternità e i  tassi di  occupazione femminili sono elevati, l’Italia si caratterizza da un  bassissimo  livello di fecondità e da un altrettanto modesto tasso di occupazione  femminile,  uno dei più bassi dell’Unione Europea. Non solo, il nostro Paese si  colloca agli  ultimi posti della graduatoria in materia di spesa pubblica per la  famiglia, la  casa e l’esclusione sociale, cui dedica una piccolissima parte del Pil,  contro  una più elevata media europea.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">In Italia, infatti,  esiste una forte  carenza di servizi per l’infanzia, oggi l’offerta pubblica di servizi  copre solo  in parte la domanda, lasciando inaccolte molte delle richieste  effettive.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">La gravidanza,  rappresenta per le  donne lavoratrici una vera problematica: tante infatti, tra quelle  occupate al  momento della gravidanza, non lavorano più dopo il parto, perché si  licenziano,  perché è scaduto un contratto che non è stato rinnovato, perché sono  state  licenziate.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">D’altronde la maggior  parte dei  datori di lavoro ritiene la maternità un problema, perché le donne, di  norma  ritenute più determinate e affidabili degli uomini, tornano al lavoro  meno  motivate e disponibili.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana;">Siamo di  fronte ad una  società economica discriminante nei confronti delle donne, grazie alle  quali la famiglia italiana può formarsi e crescere. Siamo giunti ad una  condizione non più sostenibile, non più gestibile, ecco perchè &#8220;SEL&#8221; che   attualmente incarna sensazioni e prospettive della nuova Sinistra  italiana deve,  partendo dalle prossime elezioni regionali, proporre politiche che  vadano </span><span style="font-family: Verdana;">oltre il tanto discutere di pari  opportunità, passando  velocemente ad un fattivo sistema di equità sociale.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">&#8220;Sinistra Ecologia  Libertà&#8221; deve  farsi carico di queste croniche anomalie che, specialmente in questa  epoca di  profonda crisi economica, vanno a ledere il già traballante impianto che   sorregge la nostra società fondata su un modello famigliare.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">Occuparsi a &#8220;piene  mani&#8221; di queste  criticità, significa anche generare una positiva dinamica nei rapporti  fra &#8220;SEL&#8221;  e la gente comune: fiducia, trasparenza, reale intendimento dei  sentimenti,  delle ansie e delle paure che ci accomunano.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">Pensate cosa voglia  dire, e quanto  sia importante essere compresi. La comprensione come primo passo verso  un reale  cambiamento di tendenza che possa sostituire l&#8217;esclusione con  l&#8217;inclusione.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000000; font-size: x-small;">Andrea  Sironi</span></p>
<p></span></p>
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		<title>Lettera aperta alle donne</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 23:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una recente ricerca dell’Università Bocconi, ha riacceso i riflettori sul rapporto tra maternità e lavoro. La ricerca ci dice che mediamente il 25% delle donne lascia il lavoro dopo la maternità. La percentuale si alza al 75% se il lavoro è precario, si abbassa al 12% se il lavoro è manageriale, ma in questo caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una recente ricerca dell’Università Bocconi, ha riacceso i riflettori sul rapporto tra maternità e lavoro.<br />
La ricerca ci dice che mediamente il 25% delle donne lascia il lavoro dopo la maternità.</p>
<p>La percentuale si alza al 75% se il lavoro è precario, si abbassa al 12% se il lavoro è manageriale, ma in questo caso con lo stop della carriera.</p>
<p>Le ragioni dell’abbandono, certificate dalla ricerca, sono: la carenza dei servizi, la rigidità degli orari, la scarsa collaborazione dei padri, il mobbing nel luogo di lavoro (così definito nella ricerca).</p>
<p>Del mobbing, spinto fino al licenziamento delle lavoratrici madri, si occupava una legge, promossa dalle donne della sinistra nel Governo Prodi, la legge 188 del 2007: una legge che impediva preventivamente i licenziamenti mascherati da dimissioni volontarie.</p>
<p>Si tratta di un abuso praticato in tante imprese soprattutto nei confronti delle lavoratrici in gravidanza.</p>
<p>Questa importante legge è stata abrogata dal Governo Berlusconi appena insediato.</p>
<p>Di fronte a tutto ciò:</p>
<p>oggi, 8 marzo 2010, mi impegno a promuovere, come primo atto del Consiglio Regionale, leggi che consentano a tutte le donne di non scegliere tra lavoro e maternità;</p>
<p>oggi, 8 marzo 2010, tutte noi ci impegniamo con altrettanta determinazione a ricostruire le condizioni per riavere la legge contro “le dimissioni in bianco”, attraverso una azione comune dei Consigli Regionali.</p>
<p>Hanno finora aderito le seguenti candidate:</p>
<p>Monica Cerutti</p>
<p>Candidata di Sinistra Ecologia LIBERTA’ al Consiglio Regionale del Piemonte</p>
<p>Chiara Cremonesi</p>
<p>Capolista di Sinistra Ecologia LIBERTA’ al Consiglio Regionale della Lombardia</p>
<p>Alessia Petraglia</p>
<p>Capolista di Sinistra Ecologia LIBERTA’ al Consiglio Regionale della Toscana</p>
<p>Gemma Azuni</p>
<p>Candidata di Sinistra Ecologia LIBERTA’ al Consiglio Regionale del Lazio</p>
<p>Bia Sarasini</p>
<p>Candidata nel Listino Bonino per Sinistra Ecologia LIBERTA’ al Consiglio Regionale del Lazio</p>
<p>Alessandra Tibaldi</p>
<p>Candidata di Sinistra Ecologia LIBERTA’ al Consiglio Regionale del Lazio</p>
<p>Magda Terrevoli</p>
<p>Candidata di Sinistra Ecologia LIBERTA’ al Consiglio Regionale della Puglia</p>
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		<title>Si può confinare il mondo in un giorno? Proviamo invece a sconfinare</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 23:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le donne sono mondo, come gli uomini d’altra parte. Si può confinare il mondo in una giornata? Si può confezionare un mazzetto di mimose e mettere insieme un po’ di frasi fatte per narrare di una festa delle donne che in realtà non narra nulla e che non si capisce neanche in che cosa consista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">Le donne sono mondo, come gli uomini d’altra parte. Si può confinare il mondo in una giornata? Si può confezionare un mazzetto di mimose e mettere insieme un po’ di frasi fatte per narrare di una festa delle donne che in realtà non narra nulla e che non si capisce neanche in che cosa consista veramente, in quanto festa? </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span id="more-5495"></span>Perché è a questo che si riduce, per lo più, l’otto marzo. A una giornata in veste di festa, in cui non si sa proprio che cosa si debba festeggiare, quali donne e perché si debbano mettere al centro della festa. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E tuttavia, nonostante tutto, è bene non lasciar correre via l’otto marzo, è bene sottrarlo, per quel che possiamo, alla banalità della festa caramellata. Accendere i riflettori, puntare le luci di scena, alzare il sipario, cercando di capire come va il mondo a partire da come va per le donne. Tentare almeno. E non solo guardando al lato oscuro del loro essere donne, al lato della violenza, per esempio, di cui sono vittime in tutte le latitudini. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Loro sono misura speciale del mondo: partiamo da qui, misura speciale per la speciale relazione che hanno con esso, per l’ostinato rapporto che instaurano con la vita e con l’esistenza di chi è loro vicino. Le reti di relazioni affettive, esistenziali, di senso che ancora resistono nel mondo, in Italia per quel che ci riguarda più da vicino, hanno loro come cardine. O no? </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E sono loro, soprattutto, a essere al centro di tutte le contraddizioni di questo mondo globale. Bisognerebbe “pensarla politicamente”, per quel che ci riguarda, questa centralità. Le ragazze in verde di Teheran che salgano sui tetti per la libertà, la loro e quella del loro Paese, e vengono ammazzate per strada dai pasdaran del regime; le intellettuali di religione musulmana che pretendono di interpretare il Corano dal punto di vista delle donne, sfidando la millenaria, totalizzante pretesa maschile in materia. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Come nelle altre grandi religioni monoteiste, d’altra parte. Né più né meno. E le migranti di mondi diversi che si mettono in viaggio sfidando il destino e riempiono il nostro mondo col loro lavoro e la loro vita. E così contribuiscono anche a cambiare in positivo il mondo. Nonostante tutto quello che va contro il cambiamento. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E le donne di tutti i giorni, sempre costrette ad arrabattarsi tra il “produrre e il riprodurre”, come dicevamo una volta, tra casa lavoro cura degli affetti obblighi parentali e quant’altro. E le giovani donne, le ragazze alle prese con precariato e flessibilità a misura d’impresa, incertezza di reddito e di futuro. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Femminilizzazione del mercato del lavoro in tutti i sensi: anche questo un lato che andrebbe “pensato politicamente”, per rimettere in pista un’idea della centralità della condizione lavorativa all’altezza dei mutamenti. Otto marzo delle donne, dunque, per ricordare la fatica dell’essere donna ma anche il coraggio, l’ostinazione, la forza che spesso scaturiscono da loro, dalle donne, e segnano le vicende del mondo, tra contraddizioni laceranti e interrogativi a cui non sappiamo dare una risposta. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E anche la gioia, la passione, la libertà che le accompagna quando riescono a essere un po’ padrone delle loro scelte. Otto marzo, dunque, nonostante i passi indietro, spesso disastrosi, e le difficoltà vecchie e nuove che insorgono o tornano e non trovano soluzione. Leggo che in Basilicata, nella competizione per le elezioni regionali di quest’anno, sul numero complessivo di candidati,  che è di 430, le candidate sono trenta, di cui tre  ospitate nelle liste del Pd e 6 in quelle di Sel, cioè nelle nostre. Che dire? E nelle altre regioni? Vale la pena di indagare, tenere sotto la lente della politica questo ritorno all’indifferenza dei numeri. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non sono certo tutto, i numeri, ma qualcosa certo significano. Soprattutto nel rapporto tra i due sessi, quando questo rapporto si rappresenta nella sfera pubblica, perché allora i numeri portano alla luce un’asimmetria ancestrale, dura a morire. E il problema non è soltanto l’avarizia del numero, che fa apparire puro residuato bellico il ricordo delle appassionate discussioni sulla parità e le quote, che fino a qualche anno fa riempivano – spesso vanamente anche allora – i dibattiti politici. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il problema è soprattutto il silenzio della politica, la silenziosa accettazione della quotidiana, normale, domestica esclusione delle donne dalla sfera pubblica o la loro crescente riduzione a ininfluente appendice, quando non l’uso strumentale delle donne da parte maschile. Soprattutto adesso che il potere maschile è in crisi e gli uomini non sanno spesso a che santo votarsi per sopravvivere. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma ci sono anche protagonismi e spiazzamenti femminili autentici, che si sottraggono all’andazzo e portano forte il segno dei grandi cambiamenti che le donne hanno saputo operare nel secolo che abbiamo alle spalle. E protagonismi autentici, che parlano di vicende di questi giorni. Due donne in competizione per la carica di presidente della regione Lazio, presidenti di regione uscenti di sesso femminile che si sono guadagnate i galloni sul campo e leader dello stesso sesso con ruoli di importanza mondiale. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che dire? Una nicchia e le moltitudini? Come sempre, nella storia delle donne, si potrebbe dire. Le regine ci sono sempre state. Ma non è così. Oggi la vicenda del mondo è segnata in profondità da punti di vista, iniziative e azioni politiche, tattiche di resistenza e cambiamento che vedono moltitudini di donne con ruolo di protagoniste consapevoli di sé. Basta saperlo vedere. E basterebbe che la politica, quella democratica, di sinistra, del cambiamento, sapesse vedere e capire.  Sconfinando oltre l’otto marzo. Proviamoci.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Auguri a tutte noi, intanto. E anche agli uomini, almeno a quelli riflessivi  che sono nati l’otto marzo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Elettra Deiana</span></p>
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