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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; appello</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Appello, Facciamo subito le primarie</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 14:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con questa lettera-appello firmata dai promotori del referendum elettorale -Antonio Di Pietro, Arturo Parisi e Nichi Vendola- viene riproposto all&#8217;ordine del giorno del centrosinistra l’urgenza di preparare il dopo-Berlusconi attraverso elezioni primarie di coalizione. Sottoscrivo in pieno. La fine politica di Berlusconi e la sconfitta del berlusconismo è ormai sotto gli occhi di tutti. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Con questa lettera-appello firmata dai promotori del referendum elettorale -Antonio Di Pietro, Arturo Parisi e Nichi Vendola- viene riproposto all&#8217;ordine del giorno del centrosinistra l’urgenza di preparare il dopo-Berlusconi attraverso elezioni primarie di coalizione. Sottoscrivo in pieno.<span id="more-32334"></span></em></p>
<p>La fine politica di Berlusconi e la sconfitta del berlusconismo è ormai sotto gli occhi di tutti. Il nostro compito non può però limitarsi alla denuncia di questa evidenza nè alla vigilanza contro i pericolosi colpi di coda che ogni fine porta con sè. Il nostro dovere è mettere in campo una alternativa di governo credibile che riapra al Paese la prospettiva del futuro.</p>
<p>E&#8217; questa la domanda essenziale contenuta nel fiume di firme che assieme abbiamo consegnato in Cassazione appena due settimane fa. La richiesta di difendere la democrazia dei cittadini dalle prevaricazioni e dalla manipolazione dei vertici, la domanda di partecipazione diretta alle decisioni contro una democrazia ridotta a delega. Assieme alla protesta contro il furto di democrazia perpretato dal Porcellum, dentro il referendum si è espressa potente una domanda di ri-cominciare nel solco e nel rispetto delle regole democratiche. La misura del fiume che ci ha raggiunto in un tempo così ristretto ci dice che questa domanda ha certo travalicato i confini del nostro campo coinvolgendo anche democratici del campo a noi opposto. É tuttavia indiscutibile che protagonista di questo movimento è stato il popolo del centrosinistra che, superando le legittime preferenze partitiche, ha ancora una volta manifestato una ispirazione comune e una comune speranza.</p>
<p>E&#8217; pensando a questo riferimento comune e al passaggio drammatico che vive il Paese che sentiamo oggi il dovere di dire che il momento di mettere in campo in modo visibile attraverso regole condivise una alternativa di governo non può essere ulteriormente rinviato.<br />
Lo diciamo sapendo che le prossime elezioni sono comunque vicine. Sia che la prova elettorale precipiti improvvisamente, sia che si svolga a conclusione di una lunga estenuata transizione, non possiamo farci trovare impreparati e costretti ad improvvisare le scelte sul chi, su come, e su quali proposte debba essere costruito il futuro.</p>
<p>E&#8217; perciò urgente convocare il nostro popolo per consentirgli di pensare assieme al futuro, e assieme fare le scelte da offrire al Paese dentro le prossime elezioni.<br />
Mentre chiediamo con forza il cambiamento urgente della legge elettorale, rinnoviamo perciò allo stesso tempo l´appello perchè il più presto possibile, e comunque entro l´autunno, siano indette elezioni primarie che consentano alla coalizione di centrosinistra di presentarsi unita nelle elezioni finali.</p>
<p>Lo chiediamo oggi 16 ottobre, nel sesto anniversario delle prime elezioni primarie nazionali svolte in Europa. Una esperienza che ci chiede certo di correggerne i limiti e rafforzarne la ispirazione, ma che costituisce per il centrosinistra italiano un motivo di identità e di orgoglio. A quella esperienza, sperimentata in Puglia nel gennaio di quello stesso anno, continuiamo infatti a far riferimento nelle elezioni regionali e locali. A quella esperienza guarda lo stesso campo a noi avverso per la sua riorganizzazione futura. A quella esperienza proprio in questi giorni fa riferimento la sinistra francese.</p>
<p>Una volta tanto il riferimento siamo noi, e non invece come troppe volte ci accade questo o quel modello assunto dall´esperienza di altri Paesi.<br />
Necessità dell´alternativa, costruzione di una coalizione che la sostenga dentro la competizione e nell´azione di governo, scelta della guida e del programma attraverso elezioni primarie da indire nel tempo più ristretto possibile. Questi sono gli obiettivi sui quali vogliamo richiamare oggi l&#8217;attenzione.</p>
<p>La nostra preoccupazione è oggi quella di sottolinearne l´urgenza assoluta. Pur nel solco della esperienza precedente quello che ci basta ribadire è solo che le elezioni primarie siano aperte nella proposta e allo stesso libere nella risposta. Costruire e manifestare l´unità della coalizione, decidere in comune le cose comuni rimettendo la loro scelta ai nostri elettori. Non una gara tra partiti per affermare, confermare, contestare il primato di uno sull´altro. Una scelta tra distinte proposte programmatiche avanzate da persone che come persone, e non in rappresentanza dei propri partiti, si offrono oggi a guidare la coalizione e domani il Paese interpretando lo stesso progetto ispirato dagli stessi valori e da una comune speranza.</p>
<p>Antonio Di Pietro, Arturo Parisi, Nichi Vendola</p>
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		<title>No alla riduzione dei diritti costituzionali del lavoro</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 13:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Il lavoro è l&#8217;architrave della nostra Costituzione: il diritto al lavoro, i diritti sul lavoro, le condizioni materiali della prestazione,la parità uomo donna nel e col lavoro, il ruolo dei soggetti della rappresentanza, la libertà delle organizzazioni sindacali, il diritto di sciopero come diritto di libertà individuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Il  lavoro è l&#8217;architrave della nostra Costituzione: il diritto al lavoro, i  diritti sul lavoro, le condizioni materiali della prestazione,la parità  uomo donna nel e col lavoro, il ruolo dei soggetti della  rappresentanza, la libertà delle organizzazioni sindacali, il diritto di  sciopero come diritto di libertà individuale  innervano tutta la Carta  Costituzionale.</p>
<p><span id="more-10812"></span>Tali diritti, per la loro natura costituzionale, sono  diritti individuali indisponibili , non negoziabili: l&#8217;intesa su  Pomigliano è per questo illegittima, pericolosa, gravissima. E  ancora:il delicato equilibrio tra libertà d&#8217;impresa e valore sociale  della stessa, che la Costituzione regola in maniera ineccepibile,  verrebbe pesantemente alterato dalle ipotesi governative di riscrittura  dell&#8217;art.41, sancendo, in assoluta controtendenza rispetto alla realtà  attuale, un&#8217; assiomatica coincidenza tra mercato e libertà.</p>
<p>Il  sincronismo tra i due interventi non è casuale e descrive un&#8217;ipotesi di  società nella quale l&#8217;asse centrale si sposta dai diritti degli  individui a quelli del mercato e dell&#8217;impresa. Limitando  l&#8217;indipendenza della magistratura si attacca la Costituzione. Alterando  gli equilibri dei poteri istituzionali si attacca la Costituzione. Comprimendo  la libertà di stampa si attacca la Costituzione. Attaccando e  contraendo i diritti sul lavoro si attacca la Costituzione nel suo  principio fondativo.</p>
<p>Non c&#8217;è futuro per la democrazia e la libertà  nel nostro Paese senza rispetto della dignità del lavoro:mortificare il  lavoro, limitarne i diritti minaccia radicalmente le fondamenta del  vivere collettivo.</p>
<p>I firmatari di questo appello invitano ad una  forte mobilitazione delle coscienze anche su questo fronte decisivo  nella difesa della Costituzione.</p>
<p><strong>Stefano Rodotà,</strong><strong> Maurizio Landini,</strong><strong> Sergio Cofferati, </strong><strong>Gianni Rinaldini, </strong><strong>Fausto  Bertinotti,</strong><strong> Carlo Podda, </strong><strong>Nichi  Vendola, </strong><strong>Giorgio Cremaschi,</strong><strong> Paolo  Nerozzi, </strong><strong>Mimmo Moccia,</strong><strong> Vincenzo Vita, </strong><strong>Carlo  Baldini, </strong><strong>Titti Di Salvo,</strong><strong> Nicoletta  Rocchi, </strong><strong>Marigia Maulucci</strong>.</p>
<p><a href="http://www.lacgilchevogliamo.it/cms/contatta-la-redazione">per aderire all&#8217;appello </a></p>
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		<title>Siamo Italiani, di Costituzione &#8211; gazebo a Lucera</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 13:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[01/07/2010 ore 18.00, Piazza Duomo a Lucera (FG) Dalle ore 18,00 di giovedì 1 luglio 2010 sarà presente un gazebo allestito dalla &#8220;la Fabbrica di Nichi&#8221; e dal locale circolo di Sinistra Ecologia e Liberta&#8217;. Tutte le forze democratiche , singoli, associazioni, forze politiche, possono aderire all&#8217;appello: SONO ITALIANO, DI COSTITUZIONE!.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>01/07/2010 ore 18.00, Piazza Duomo a Lucera (FG)</p>
<p><span id="more-10538"></span></p>
<p>Dalle ore 18,00 di giovedì 1 luglio  2010 sarà presente un gazebo allestito dalla &#8220;la Fabbrica di Nichi&#8221; e  dal locale circolo di Sinistra Ecologia e Liberta&#8217;. Tutte le forze  democratiche , singoli, associazioni, forze politiche, possono aderire  all&#8217;appello: SONO ITALIANO, DI COSTITUZIONE!.</p>
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		<title>Appello al voto di Nichi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 09:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due anni fa una notte profonda è calata sul nostro paese. Convinta di aver conquistato, grazie a una seduzione bugiarda, il potere assoluto, la destra di Silvio Berlusconi ha creduto di potersi permettere tutto. E tutto si è permessa. Ha mentito e ingannato. Ha ignorato la realtà e le sue esigenze per sostituirla con uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Due anni fa una notte profonda è calata sul nostro paese. Convinta di aver conquistato, grazie a una seduzione bugiarda, il potere assoluto, la destra di Silvio Berlusconi ha creduto di potersi permettere tutto. E tutto si è permessa. Ha mentito e ingannato. Ha ignorato la realtà e le sue esigenze per sostituirla con uno zuccheroso fondale di cartapesta. Ha fatto dell’esercizio del potere una pratica quotidiana di licenza e abuso. Ha reclamato con fragorosa arroganza il diritto feudale all’impunità. Ha stracciato diritti, umiliato il lavoro, seminato intolleranza, coltivato egoismi, beffeggiato come ciarpame e impaccio ogni solidarietà.<span id="more-6797"></span></em></p>
<p><em>Queste tenebre da cui siamo oggi circondati non sono il frutto di un’eclisse improvvisa e imprevedibile. Sono il prodotto di una lunga controrivoluzione culturale a cui moltissimi hanno messo mano. Si sono addensate nel corso di un quasi vent’anni, mentre giorno dopo giorno veniva circoscritto e infine cancellato ogni spazio pubblico, denunciato come intollerabile ciarpame ogni diritto, smantellata la centralità del lavoro, sequestrato e poi dissezionate in vacue pillole pubblicitarie quel bene comune essenziale che era e deve tornare a essere la politica.</em></p>
<p><em>L’illusione di invulnerabilità e impunità politica che ha alimentato in questi due anni l’orgia del potere berlusconiano è infondata. Scricchiolii sempre più numerosi e sempre più stridenti rivelano che lo scintillante castello del berlusconismo, fondato com’è sulle sabbie mobili di un colossale inganno, si avvia verso un rovinoso crollo. Ma uscire da questa ombra non sarà possibile senza restituire alle parole svuotate il loro spessore e il loro senso: senza riprendere possesso della politica e riportare la democrazia al suo significato di reale potere del popolo.</em></p>
<p><em>Queste elezioni possono segnare l’inizio della fine per chi, in nome del popolo, ha sottratto al popolo il diritto di decidere sulle proprie sorti e ha ridotto la libertà a sterile facoltà di scegliere tra vuoti prodotti di consumo politico.</em></p>
<p><em>E’ ora che quelle parole, popolo e libertà, si spoglino del carattere sinistramente ironico di cui li ha ammantati la destra e tornino alle loro origini, al loro eterno valore, al loro vero e profondo significato.</em></p>
<p><em>Nichi Vendola<br />
</em></p>
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		<title>Democrazia sindacale e art. 18: due facce di una stessa lotta</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 17:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un bell’articolo comparso qualche giorno fa Luigi Ferrajoli si interrogava sul come mai “nessuno, né l’opposizione né i sindacati” si siano accorti del mostro giuridico che il Senato ha partorito in quarta lettura, dopo una lunghissima gestazione iniziata addirittura nell’autunno del 2008. Sarebbe troppo facile rispondere a questo quesito ricordando che la sinistra radicale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un bell’articolo comparso qualche giorno fa Luigi Ferrajoli si interrogava sul come mai “nessuno, né l’opposizione né i sindacati” si siano accorti del mostro giuridico che il Senato ha partorito in quarta lettura, dopo una lunghissima gestazione iniziata addirittura nell’autunno del 2008. Sarebbe troppo facile rispondere a questo quesito ricordando che la sinistra radicale è fuori dal parlamento.<span id="more-5782"></span></p>
<p>Ma questo non ci assolverebbe del tutto e soprattutto non assolverebbe i sindacati, visto che non manca la possibilità di consultare per tempo gli atti parlamentari. La verità è più triste ed è tutta politica. Ancora una volta dobbiamo registrare che il tema del lavoro è la cenerentola degli argomenti di cui ci si occupa nel nostro paese e che la sinistra non solo non è immune da questa colpa, ma ne è addirittura corresponsabile. Non c’è quindi da stupirsi se il problema sia stato sollevato per merito di un gruppo di giuristi democratici e solo tempo dopo, a cose ormai fatte, ripreso dalla grande stampa, mentre il dibattito del congresso Cgil ne è stato solo sfiorato e solo marginalmente. Così anche la piattaforma dello sciopero del 12 marzo, che vogliamo sostenere con tutte le nostre forze,  e che tocca argomenti fondamentali quali l’occupazione, la riforma fiscale, la difesa dei diritti dei migranti, non fa cenno alla nuova legge.</p>
<p>Quest’ultima è una vera discarica di scorie destinate a produrre ulteriori guasti sociali. In sintesi si tratta dell’ultimo, ma solo in ordine di tempo, atto del governo lungo la strada che cerca di demolire il diritto del lavoro derubricandolo al livello del diritto commerciale, come se il datore di lavoro e il lavoratore potessero essere messi sullo stesso piano. Il che non è nella realtà e in base alla nostra Costituzione. Per questa ragione la nuova legge inanella una serie di norme di chiara incostituzionalità. Gli articoli e i commi sono come al solito numerosissimi e toccano argomenti diversissimi tra loro. Conviene allora concentrare l’attenzione sul nocciolo che è poi ciò che finora è passato inosservato.</p>
<p>Nell’articolo 31 viene deciso di “devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro”. In sostanza si priva il lavoratore di potere ricorrere al giudice del lavoro, in luogo del quale agisce un arbitro che può decidere sulle controversie, come si suol dire, “secondo equità” , ovvero al di fuori di leggi e contratti. Tale scelta deve avvenire all’atto stesso della costituzione del rapporto di lavoro, precisamente quando il lavoratore si trova nella posizione più debole, in sostanza più ricattabile. Chi potrebbe opporsi se il prezzo da pagare è la perdita del contratto di lavoro? Naturalmente la legge prevede che le parti sociali debbano normare la materia, tramite contratti o accordi interconfederali, entro 12 mesi, in assenza della quale scatterà il decreto del Ministero del Lavoro.</p>
<p>In altre parole il diritto del lavoro, che prevede anche i processi, che come sappiamo Berlusconi odia in tutte le loro forme, è condannato a morte con o senza la collaborazione sindacale. Ma vi è di peggio. Laddove l’intervento del giudice è possibile, il suo operato è vincolato dalle certificazioni del contratto di lavoro introdotte con il decreto legislativo 276, applicativo della famigerata legge 30  per regolare i contratti di lavoro atipici, cioè precari.</p>
<p>Le norme qui ricordate sono in aperto contrasto con l’articolo 24 della Costituzione, poiché privano  il lavoratore della garanzia giurisdizionale e al contempo vincolano l’operato del giudice, anziché alla applicazione della legge, a quanto deciso dalle commissioni di certificazione. Ecco perché siamo di fronte a un nuovo attacco all’articolo 18 dello statuto dei diritti del lavoratore, più subdolo, ma ancora più devastante di quello che respingemmo a suo tempo.</p>
<p>Non solo, ma in questo modo si fa avanzare un altro esplicito disegno governativo e confindustriale: quello di abbattere il contratto collettivo di lavoro e di sostituirlo con contratti individuali, tramite il grimaldello delle certificazioni.</p>
<p>Mi pare chiaro che non si possa aspettare che questo mostro giuridico si riproduca. L’opposizione deve cominciare da subito, fino a costruire un referendum abrogativo in materia. L’altra arma per sconfiggere l’impalcatura della legge è portare avanti la proposta di una normativa sulla democrazia sindacale che comprenda anche il pronunciamento referendario dei lavoratori sugli accordi. Se ciò avvenisse il sistema delle certificazioni, la logica all’individualizzazione del rapporto di lavoro, non potrebbe reggere. Per questo il no alla nuova legge e il sì a una vera democrazia sindacale sono due aspetti di un’unica battaglia.</p>
<p>Ah, dimenticavo. L’ultimo articolo contiene un altro mostricciatolo. Si tratta di una norma ad aziendam, nella fattispecie riferita all’Atesia, famoso call center di Roma. Si prevede infatti che anche di fronte alla disposizione del giudice, ma prima che la sentenza passi in giudicato, sia sempre possibile sanare le vertenze con la modica spesa di un massimo di sei mesi di retribuzione, in cambio della rinuncia del lavoratore al posto di lavoro.</p>
<p>Alfonso Gianni</p>
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		<title>Art. 18, parte la mobilitazione. Incontro giovedì a Roma.</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo con i lavoratori in sciopero il 12 marzo, siamo per la difesa dell&#8217;articolo 18 La CGIL ha proclamato uno sciopero generale di quattro ore per il prossimo 12 marzo. E’ una scadenza importante che ci coinvolge tutte e tutti per aiutarne la riuscita. Infatti è in gioco il futuro del nostro paese, la possibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Siamo con i lavoratori in sciopero il 12 marzo, siamo per la difesa dell&#8217;articolo 18</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La CGIL ha proclamato uno sciopero generale di quattro ore per il prossimo 12 marzo. E’ una scadenza importante che ci coinvolge tutte e tutti per aiutarne la riuscita. Infatti è in gioco il futuro del nostro paese, la possibilità di uscire dalla crisi economica senza passare attraverso un massacro sociale.<span id="more-5705"></span></p>
<p>I temi dello sciopero riguardano questioni cruciali per la condizione dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei migranti, dei tanti e troppi poveri del nostro paese e delle loro famiglie. Infatti si chiede una indispensabile riforma fiscale per spostare il peso del prelievo dal lavoro alla rendita; il blocco dei licenziamenti e la proroga degli ammortizzatori sociali e il loro allargamento ai precari, quale primo passo per una loro riforma; la difesa degli stabilimenti e dei posti di lavoro, dalla Fiat di Termini Imerese all’Alcoa di Portovesme; l’abolizione del reato di clandestinità e il diritto di cittadinanza per i migranti.</p>
<p>Questi temi costituiscono il nocciolo di una proposta di politica economica alternativa a quella praticata dal governo e dalle forze sociali dominanti per uscire dalla crisi e garantire un nuovo modello di sviluppo per il nostro paese fondato sul rispetto e  la valorizzazione del lavoro in tutte le sue forme e dei diritti di chi lavora, o di chi cerca lavoro senza trovarlo, qualunque sia la sua provenienza e la sua collocazione.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>A questi importanti obiettivi se ne è aggiunto un altro: la difesa dell’articolo 18 e del contratto collettivo. Con la nuova legge varata pochi giorni fa dalla maggioranza, purtroppo nel silenzio generale, è in atto un nuovo, ancora più subdolo e devastante, attacco all’articolo 18, visto che si sostituisce al ruolo del giudice quello di un arbitro che può decidere sulle controversie del lavoro al fuori di leggi e contratti. Contemporaneamente la nuova legge punta alla individualizzazione dei contratti di lavoro, attraverso la cosiddetta certificazione degli stessi, e ad un’ulteriore estensione della precarietà. </em></p>
<p>Si tratta quindi di una grande battaglia di civiltà, sociale e giuridica, che ci riguarda tutte e tutti in prima persona, come cittadini italiani ed europei.</p>
<p>Di fronte agli attacchi alla nostra Costituzione, che provengono da forze reazionarie e da esponenti dello stesso governo, noi ribadiamo che “<em>L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. </em>Per noi questo è un principio fondativo e irrinunciabile, senza il quale verrebbe meno la stessa convivenza civile nel nostro tempo.</p>
<p>Su questi temi sentiamo la responsabilità di chiamare tutte e tutti a confrontarsi in un’<strong>assemblea convocata a Roma, giovedì 11 marzo  ore 17.00-20.30, presso l’Auditorium di via Rieti.</strong></p>
<p>Chiediamo allo schieramento di opposizione che tra i temi della manifestazione  già convocata a Roma per Sabato 13 marzo , accanto al fermo no al decreto salva liste , compaia quello della salvaguardia dell’art. 18 e del contratto collettivo di lavoro.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Piergiovanni Alleva, Silvano Andriani, Alberto Asor Rosa, Riccardo Bellofiore, Emiliano Brancaccio, Paolo Beni, Fausto Bertinotti, Maria Luisa Boccia, Alberto Burgio, Luciana Castellina, Giuseppe Chiarante, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Dino Greco, Margherita Hack, Paolo Leon, Giovanni Naccari, Pasqualina Napoletano, Felice Roberto Pizzuti, Massimo Roccella, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Piero Sansonetti, Massimo Scalia, Aldo Tortorella, Mario Tronti<br />
</em></p>
<p>Prime adesioni: <em>Paolo Brutti, Paolo Cento, Sergio Cofferati,  Oliviero Diliberto, Piero Di Siena Roberta Fantozzi, Paolo Ferrero, Francesco Ferrara, Alfonso Gianni, Umberto Guidoni, Betty Leone, Gennaro Migliore, Roberto Musacchio, Fabio Mussi, Gianni Pagliarini, Augusto Rocchi, Cesare Salvi, Nichi Vendola</em> ,<em> Maurizio Zipponi</em>, <em>Claudio Grassi, Giovanni Cerri, Roberto Vassallo, Rosa Rinaldi,Vittorio Mantelli, Adriana Spera,Bruno Steri, Mario Agostinelli, Riccardo Realfonzo, Pietro Ancona, Giuseppina Ficarra, Roberto Veneziani, Rina Gagliardi, Paolo Nerozzi, Gemma Azuni<br />
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