A 30 anni dalla morte la storia di Franco Basaglia entra nelle case di milioni di italiani grazie allo sceneggiato, molto bello, che la Rai gli ha dedicato. Ma in realtà l’opera di Basaglia era già entrata nella storia del Paese e, soprattutto, nella vita dei suoi cittadini.
La chiusura dei manicomi e la riconsegna ai pazienti psichiatrici della loro vita e della loro dignità è qualcosa che cambia radicalmente il modo di essere di una comunità umana e lo fa nelle sue leggi e nei suoi modi di essere quotidiani, la costituzione formale e quella materiale. Scrisse di Franco Basaglia un intellettuale che non c’è più, Michelangelo Notarianni, che possiamo chiamarlo l’unico riformatore.
Non siamo lontani dal vero se pensiamo alla realtà di questa nostra Italia che se oggi conosce forme di degrado particolarmente avvilenti ha però sempre subito il peso di poteri impermeabili alle vere trasformazioni e segnati dal “gattopardismo”. Nel trentennio glorioso questa anomalia triste sembrò poter essere cancellata. Basaglia fa parte di questo “rinascimento” che vede il congiungersi di personalità straordinarie a esperienze di grandi movimenti collettivi con una apertura al mondo quale mai si era avuta.
La Psichiatria Democratica di Franco Basaglia è forse l’esempio più fecondo di quella stagione felice. Quello più capace di una effettiva e perdurante egemonia, cioè di una capacità di incidere sulla realtà. Con questa esperienza cambiano sia le leggi, sia le pratiche, sia le culture. La cosa più bella che si può dire di Basaglia, è che i “ basagliani “ non vivono di luce riflessa ma sono una strordinaria scuola di teoria e prassi. D’altronde quella di Basaglia non è una dottrina ma una vera e propria rivoluzione, un cambio di paradigma, che richiede di vivere nella creatività.
E’ interessante riflettere su come in un Paese paludoso come il nostro dove esiste la pelosità del moderatismo che copre in realtà forme dure di dominio, sia proprio un punto di vista radicale come quello di Basaglia ad esprimere questa capacità di egemonia. E’ l’orrore dei manicomi, coperto dalla pelosità del bisogno di sicurezza, che viene disvelato da Basaglia. E la fine di questo orrore è il punto di partenza indispensabile a cambiare il paradigma. C’è in questa storia una lezione straordinariamente attuale oggi che la durezza del potere ha ripreso l’egemonia sulla società anche attraverso la sistematica costruzione di capri espiatori.
Non a caso ciclicamente torna l’attacco alla 180, la riforma. Ma fin qui questi attacchi non riescono a sfondare perché la medicina buona di Basaglia continua a costruire anticorpi, che sono poi gli stessi soggetti che vivono la riforma e cioè i pazienti, gli operatori, i famigliari. Ricordo che un pullman di loro arrivò a Strasburgo su invito mio e di Giovanni Berlinguer per raccontare al Parlamento Europeo la loro storia. Lo fecero con grande efficacia. Si discuteva di salute mentale in Europa e il testo approvato dal Parlamento in plenaria prende a riferimento prioriatario proprio quella italiana. Cosa che in Europa non accade spesso. Anche per questo parlare di Basaglia non è solo celebrare una vita splendida ma serve alle nostre vite di oggi.
di Roberto Musacchio