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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; energia</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Il sole di mezzanotte e altre amenità solari</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 07:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono un paio leggende metropolitane che vengono spesso associate all&#8217;idea della produzione di energia elettrica che sfrutti la fonte primaria di energia terreste: il sole. In particolare, chi si oppone all&#8217;utilizzo del solare a prescindere dalla tecnologia utilizzata, si basa su due argomenti in apparenza inattaccabili: 1) L&#8217;argomento tecnico: allo stato attuale, il solare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono un paio leggende metropolitane che vengono spesso associate all&#8217;idea della produzione di energia elettrica che sfrutti la fonte primaria di energia terreste: il sole.</p>
<p>In particolare, chi si oppone all&#8217;utilizzo del solare a prescindere dalla tecnologia utilizzata, si basa su due argomenti in apparenza inattaccabili:</p>
<p><span id="more-26279"></span><strong>1)</strong> L&#8217;argomento tecnico: allo stato attuale, il solare non è utilizzabile perché per poter fornire l&#8217;Italia di tutta l&#8217;energia che essa oggi richiede, sarebbe necessario ricoprire l&#8217;intera superficie dello Stato italiano.<br />
<strong>2)</strong> L&#8217;argomento popolare: anche se le tecnologie permettessero di produrre una quantità di energia sufficiente, non c&#8217;è modo di produrre energia quando la giornata è nuvolosa e soprattutto, di notte, quando il sole, semplicemente non c&#8217;è.</p>
<p>Fin qui i fattoidi, adesso passiamo alla realtà dei fatti.</p>
<p><strong>Il primo argomento</strong> è stato utilizzato (tra gli altri) anche da Tremonti, che come sappiamo ha delle difficoltà in contabilità:</p>
<ol>
<li>Al 2009,<strong> il consumo complessivo</strong> di energia elettrica in Italia è stato pari a 299 915 <a title="Giga (prefisso)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giga_%28prefisso%29" target="_blank">G</a><a title="Wattora" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wattora">Wh</a> (ai quali si aggiungono circa 20 353 GWh che vanno annualmente dispersi in vario modo). La <strong>potenza richiesta</strong> italiana equivale in media a circa 38,5 <a title="Giga (prefisso)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giga_%28prefisso%29">G</a><a title="Watt" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Watt">W</a> di potenza elettrica lorda istantanea (36,4 GW di potenza elettrica netta istantanea), con valori che oscillano tra la notte e il giorno mediamente da 22 a 50 GW, con punte minime e massime rispettivamente di 18,8 e 51,8 GW.</li>
<li>Data la tecnologia MENO efficiente oggi diponibile, si stima (per difetto) un irraggiamento medio in Italia di circa 1700 kWh/m² anno (usiamo Roma come incidenza media): contando l’efficizenza dei pannelli, ad oggi intorno il 15% e vari effetti di dispersione otteniamo approssimativamente 200kWh/mq e con un picco istantaneo di circa 1 KW ogni 7,2 metri quadri.</li>
<li>Dato che l&#8217;italia dispone di una superficie di 301 336 milioni di m², facendo un paio di moltiplicazioni, si ottiene un totale di oltre 60 milioni di GWh e 41 852 GW di potenza istantanea (rapporti: 1/200 nel primo caso e 1/1000 nel secondo). In altre parole <strong>se veramente si coprisse l&#8217;intera superficie italiana, la potenza erogata supererebbe di gran lunga quella oggi richiesta</strong>: per coprire il picco massimo di consumi sarebbe sufficiente coprire meno di 400 milioni di m² (data una condizione eccellente di esposizione dei pannelli al sole), pari allo 0,12% della superficie totale.</li>
</ol>
<p>Ovviamente si tratta di un calcolo che rappresenta solamente un esercizio matematico: la soluzione non è realizzabile per ovvi motivi e non risolverebbe il problema della richiesta di energia durante le fasi di scarsa o nulla esposizione alla luce solare. Resta però il fatto che le cifre usate spesso dagli oppositori del solare non abbiano niente a che vedere con la realtà.</p>
<p>La buona notizia è che le tecnologie oggi esistenti hanno già ampiamente superato la -scarsa- efficienza associata ad un pannello solare  fotovoltaico, responsabile della produzione elettrica fin qui stimata.</p>
<p><strong>Qui entra in campo il secondo argomento</strong>, apparentemente definitivo: si può sbagliare con le stime, ma bisognerà ammettere che se l&#8217;energia richiede la presenza del sole, allora di notte non si potrà produrre energia. Ma chi lo dice che il solare richiede <em>sempre </em>la presenza del sole? Attualmente esistono almeno tre diversi tipi di tecnologie ampiamente usate, testate e commercializzate (su piccola o grande scala): si tratta del solare termico, del fotovoltaico e degli impianti a concentrazione o termodinamici. Questi ultimi vantano una delle varianti più efficienti in Italia, grazie anche al lavoro del fisico premio Nobel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Rubbia">Carlo Rubbia</a>. In particolare, la <strong>centrale solare termodinamica &#8220;Archimede</strong><strong>&#8220;</strong>, inaugurata il 15 luglio 2010 a Priolo Gargallo (SR) presenta una caratteristica interessante, dato che <strong>è in grado di produrre energia elettrica anche quando il sole non c&#8217;è.</strong></p>
<p>Si tratta infatti di una centrale capace di utilizzare il sole per riscaldare dei sali fino a temperature che superano i 500 gradi: questi sali impiegano molto tempo a raffreddarsi e possono quindi essere utilizzati per generare vapore (e quindi muovere le turbine che producono energia) per un tempo che allo stato attuale delle tecnologie raggiunge le 8 ore consecutive in totale assenza di esposizione solare. Ecco un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=H4z1HYX0fY8" target="_blank">video esplicativo</a> da Ambiente Italia (Rai3) ed una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico" target="_blank">descrizione puntuale proveniente da wikipedia</a>.</p>
<p>Sulla base di queste nuove tecnologie e con l&#8217;idea che sia possibile svilupparle ulteriormente, è nato nel 2010 il progetto <a href="http://www.desertec.org/" target="_blank">DESERTEC</a>, che mostra come sarebbe possibile già oggi utilizzare le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:DESERTEC-Map_large.jpg" target="_blank">zone desertiche a sud e a nord del mediterraneo</a> con centrali a concentrazione permettendo (con un circuito integrato solo da altre fonti di energia rinnovabili) non solo di alimentare di energia elettrica l&#8217;intera area euromediterranea, ma anche di fornire grandi quantitativi di acqua dolce, partendo dall&#8217;acqua di mare proprio nelle zone desertiche.</p>
<p>Non fantascienza quindi, ma applicazione di ciò che si conosce. Se poi si decidesse di investire anche in ricerca di sistemi ancora più efficienti e meno impattanti, in pochi anni le soluzioni proposte e rese materialmente applicabili <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_solare_orbitale" target="_blank">supererebbero la nostra più fervida fantasia</a>.</p>
<p>Acknowledgement: Vito Trianni, <a href="http://iridia.ulb.ac.be/" target="new">IRIDIA-CoDE</a><br />
<em>Si ringrazia Marco D. per aver segnalato un errore di calcolo nella prima versione dell&#8217;articolo.</em></p>
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		<title>Balle atomiche, parte seconda: sicurezza</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 21:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel periodo immediatamente successivo all&#8217;incidente di Fukushima (marzo 2011), il discorso sulla presunta sicurezza delle centrali nucleari ha ricevuto molto meno spazio che in passato. Già oggi, però, nonostante l&#8217;incidente giapponese sia molto lontano dall&#8217;essere risolto, i sostenitori del nucleare e dell&#8217;astensione al referendum hanno ricominciato ad spacciare per vero l&#8217;assunto che gli incidenti avvenuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel periodo immediatamente successivo all&#8217;incidente di Fukushima (marzo 2011), il discorso sulla <strong>presunta sicurezza</strong> delle centrali nucleari ha ricevuto molto meno spazio che in passato. Già oggi, però, nonostante l&#8217;incidente giapponese sia molto lontano dall&#8217;essere risolto, i sostenitori del nucleare e dell&#8217;astensione al referendum hanno ricominciato ad spacciare per vero l&#8217;assunto che gli incidenti avvenuti siano pochissimi e sempre legati a luoghi dove gli standard di sicurezza e tecnologici sono in definitiva molto bassi.<span id="more-27251"></span></p>
<p><strong>I Fatti: </strong>partendo dal principio che il mero conteggio del numero di incidenti è chiaramente meno interessante di una analisi dell&#8217;impatto provocato dall&#8217;incidente (come dire che cento incidenti in centrali eoliche fanno meno danni -più facilmente gestibili e meno costosi- rispetto ad un unico incidente in una centrale nucleare), <strong>la quantità di incidenti nucleari è generalmente sottostimata</strong>.</p>
<p>Quella che segue è quindi una forma di esercizio di memoria: la lista di <span style="text-decoration: underline;">alcuni</span> tra gli incidenti più noti legati all&#8217;utilizzo della nucleare civile.</p>
<p>1952 – Chalk river, Canada – parziale fusione del nocciolo del reattore, con successiva fuoriuscita di liquido refrigerante contaminato, fatto confluire in una cava abbandonata.</p>
<p>1957 – Windscale, UK &#8211; combustione lenta della grafite del reattore con conseguente fuga di radioattività in forma di nube. La radioattività su Londra (distante 500 km dal reattore) giunge fino a 20 volte oltre il valore naturale.</p>
<p>1957 – Majak, ex-URSS &#8211; l&#8217;incidente interessa  un deposito di materiali radioattivi localizzato in un sito militare segreto. Rilascio di radioattività nell&#8217;ambiente.</p>
<p>1958 – Chalk River, Canada – incendio di parte del combustibile con contaminazione dell&#8217;interno del reattore.</p>
<p>1958 &#8211; Vinča, Yugoslavia – contaminazione radioattiva di parte del personale in seguito ad un guasto legato ai rilevatori di radiazioni.</p>
<p>1959 &#8211; Santa Susana Field Laboratory, California, USA – Fusione parziale del nocciolo in seguito ad una forte escursione di potenza: significative fughe di gas radioattivo.</p>
<p>1964 &#8211; Charlestown, Rhode Island, USA – Incidente che interessa la massa critica del reattore, generato da un errore di valutazione di un operatore, esposto ad una dose letale di radiazioni.</p>
<p>1966 &#8211; Monroe, Michigan, USA – Fusione parziale del nocciolo con contaminazione del vaso di contenimento.</p>
<p>1966-1967 (data esatta sconosciuta, luogo esatto sconosciuto). Perdita di potenza dell&#8217;impianto di raffreddamento, con conseguente probabile fusione del nocciolo del rompighiaccio sovietico <em>Lenin. </em>Livelli di contaminazione prodotti: sconosciuti; numero esatto di decessi nell&#8217;equipaggio: ignoto.</p>
<p>1967 &#8211; Dumfries e Galloway, UK – Incendio del combustibile con conseguente contaminazione interna al reattore.</p>
<p>1969 – Lucens, Svizzera &#8211; Un difetto consistente nel sistema di raffreddamento causa la fusione e l&#8217;esplosione del nocciolo, con conseguente massiccia contaminazione della caverna nella quale il reattore è costruito. Radiazioni all&#8217;esterno della caverna vengono evitate ma si è costretti a sigillare l&#8217;area e interdire l&#8217;accesso.</p>
<p>1975 &#8211;  Greifswald, ex Germania Est – Danni parziali al combustibile fissile generatisi in seguito ad una simulazione di condizioni di emergenza riguardanti l&#8217;impianto di raffreddamento.</p>
<p>1977 &#8211; Jaslovské Bohunice, ex- Cecoslovacchia – Danni al combustibile fissile con rilascio di radioattività nell&#8217;area della centrale.</p>
<p>1979 &#8211; Three Mile Island, Pennsylvania, USA. La fusione parziale del nocciolo causa un eccesso di vapori radioattivi che vengono rilasciati all&#8217;esterno dell&#8217;impianto. I gravissimi danni riportati rendono necessaria la chiusura dell&#8217;unità due, ad oggi -32 anni dopo- ancora sotto monitoraggio, in attesa delle future azioni di smantellamento.</p>
<p>1980 – Saint-Laurent-Nouan, Francia.  Fusione di un canale del carburante nel reattore con rilascio minimo di materiali nucleari.</p>
<p>1981 – Tsurunga, Giappone. Rilascio di materiale radioattivo nel Mar del Giappone.</p>
<p>1982 – Ontario, New York, USA. Una diminuzione del liquido refrigerante induce i tecnici a rilasciare in atmosfera una quantità di gas radioattivi per ridurre i rischi di esplosione del reattore.</p>
<p>1983 – Buenos Aires, Argentina. Durante un test, l&#8217;errore di un operatore comporta un aumento delle fissioni e di conseguenza l&#8217;esposizione a radiazioni letali all&#8217;interno dell&#8217;impianto.</p>
<p>1986 – Chernobyl, ex-URSS. Fusione completa del nocciolo con conseguente esplosione e scoperchiamento del reattore. La successiva fuga in aria di combustibile polverizzato e materiali altamente radioattivi causa una grave contaminazione ambientale che rende inabitabile per un tempo indefinito un&#8217;area di oltre 3000 km quadrati, influendo sul livello di radioattività naturale di buona parte dell&#8217;Europa. Circa 400000 persone vengono evacuate dalle aree maggiormente contaminate in Ucraina, Bielorussia e Russia. L&#8217;ONU accerta un bilancio di 65 morti nell&#8217;immediato, mentre stime a lungo termine variano a seconda delle analisi da 4000 a 100000 decessi causati in modo indiretto (tumori e leucemie su un arco di circa ottanta anni).</p>
<p>1986 &#8211;  Hamm-Uentrop, ex-Germania Ovest. Parte del combustibile viene danneggiata a causa di un malfunzionamento meccanico: il successivo rilascio di radiazioni interessa un&#8217;area di circa due km di raggio a partire dal reattore.</p>
<p>1987 – Goiânia, Brasile. Un apparecchio di radioterapia abbandonato in un ospedale viene per errore aperto disperdendo nell&#8217;ambiente cesio-137.</p>
<p>1989 &#8211;  Vandellos, Spagna. Incendio in uno dei due turbo-generatori.</p>
<p>1993 – Tomsk, Russia. In seguito all&#8217;esplosione del contenitore che custodisce le sostanze per la pulizia e la decontaminazione dei reattori, si liberano nell&#8217;ambiente uranio, plutonio, acido nitrico ed un misto di scorie organiche e radioattive, interessando un&#8217;area di oltre 120 km quadrati.</p>
<p>1999 – Tokaimura, Giappone. Un errore nella preparazione del nitrato di uranile provoca sovraesposizioni radiologiche dei lavoratori dell&#8217;impianto di fabbricazione di combustibile nucleare.</p>
<p>1999 &#8211; Ishikawa, Giappone. Un malfunzionamento del sistema di controllo delle barre di Uranio porta a 15 minuti di reazioni fissili fuori controllo. La compagnia elettrica Hokuriku, proprietaria del reattore falsifica le registrazioni facendo sparire l&#8217;incidente fino al marzo 2007.</p>
<p>2005 – Sellafield, UK. Per diversi mesi una perdita in una tubazione porta alla fuoriuscita di acido nitrico misto a uranio e plutonio che confluisce in un bacino di contenimento.</p>
<p>2005 &#8211; Braidwood, Illinois, USA. Contaminazione delle falde acquifere, a livelli ritenuti non pericolosi, causata da una perdita di tritio nella centrale.</p>
<p>2006 &#8211;  Erwin, Tennessee, USA. Perdita di 35 litri di soluzione di uranio arricchito durante il trasferimento.</p>
<p>2006 – Fleurus, Belgio. Un incidente in un impianto radiologico commerciale causa un&#8217;elevata dose di radiazioni che investe uno dei lavoratori dell&#8217;impianto.</p>
<p>2011 (in corso: dati sono ancora parziali) – Fukushima, Giappone. In seguito ad una ondata di maremoto, si bloccano i generatori ausiliari relativi all&#8217;impianto di raffreddamento: molti i reattori compromessi da fusioni parziali, nonostante i meccanismi automatici di spegnimento siano entrati in funzione in seguito al terremoto. Diverse esplosioni -a distanza di giorni l&#8217;una dall&#8217;altra- hanno interessato i reattori provocando la dispersione di materiale radioattivo nell&#8217;area circostante, riversandosi in mare, rendendo inabitabile per un tempo indefinito un&#8217;area di circa 3000 km quadrati e innalzando i livelli medi di radioattività in una parte considerevole del Giappone, fino ad interessare Tokyo. La situazione non è ancora risolta, a distanza di tre mesi dal terremoto.</p>
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		<title>Balle atomiche, parte prima: i costi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 03:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le leggende metropolitane che si cercano di imporre attraverso la mera ripetizione di dati falsi, ce ne sono alcune che riguardano l&#8217;utilizzo dell&#8217;energia nucleare per la produzione di energia elettrica. Fattoide &#8211; riproposto ad esempio in un simpatico cartello nella puntata del 2/06/2011 di Annozero, trasmissione condotta da Michele Santoro &#8211; : il costo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le leggende metropolitane che si cercano di imporre attraverso la mera ripetizione di dati falsi, ce ne sono alcune che riguardano l&#8217;utilizzo dell&#8217;energia nucleare per la produzione di energia elettrica.<span id="more-27206"></span></p>
<p><strong>Fattoide</strong> &#8211; riproposto ad esempio in un simpatico cartello nella puntata del 2/06/2011 di Annozero, trasmissione condotta da Michele Santoro &#8211; : il <strong>costo</strong> di produzione dell&#8217;energia elettrica ricavata da centrali nucleari è <strong>più basso </strong>di qualsiasi altro sistema di produzione. Un esempio di stime prodotte: costo per un MegaWatt di energia</p>
<ul>
<li>450€ fotovoltaico</li>
<li>60 € termico</li>
<li>35 € nucleare</li>
</ul>
<p><strong>I fatti, per punti:</strong></p>
<ol>
<li>Il confronto è 	portato prendendo in considerazione da un lato le <strong>centrali nucleari 	meno costose</strong>, ovvero quelle che prevedono misure di sicurezza molto 	meno rigide, rispetto a quelle che poi vengono presentate quando si 	parla di probabilità di incidenti (delle due l&#8217;una: o la 	probabilità di un incidente sale, oppure salgono i costi di 	produzione dell&#8217;energia). Dall&#8217;altro lato del confronto, invece, si 	prendono in considerazione i <strong>sistemi meno efficienti</strong> di produzione 	elettrica alternativi, ad esempio considerando il fotovoltaico di 	vecchia generazione (effettivamente in uso, ma che non verrebbe 	installato se si progettasse un eventuale impianto oggi).</li>
<li>Non si tiene conto 	dell&#8217;aumento (considerato da tutti gli analisti come inevitabile) 	dei costi legati all&#8217;acquisto del “combustibile” &#8211; l&#8217;<strong>uranio </strong>-, che 	vedrà diminuire l&#8217;offerta (le risorse non sono infinite) e 	aumentare la domanda (molti paesi emergenti sono stati indotti 	all&#8217;uso del nucleare). Dovendo fare un calcolo dei <strong>costi legati alla 	produzione</strong>, qualunque industriale costretto a fare un investimento 	che vedrà l&#8217;inizio della produzione tra almeno un decennio (tempi 	di costruzione di una centrale), cercherebbe di fare un confronto basandosi su prezzi plausibili tra 10-20 anni, più il tempo di esercizio di una centrale (altri 40 anni circa per la generazione 3), se volesse capire l&#8217;effettiva competitività del “prodotto”.</li>
<li>In modo del 	tutto<strong> illegittimo</strong> si esclude nel calcolo il conteggio sia delle 	<strong>spese relative allo stoccaggio delle scorie, sia delle spese 	relative allo smantellamento delle centrali</strong>. Per le prime, come è 	noto, occorre predisporre uno smaltimento che garantisca sicurezza per un tempo lungo  -letteralmente- migliaia di anni, causando spese proporzionalmente 	elevate. A questi costi vanno aggiunti quelli legati allo stesso 	“<strong>spegnimento</strong>” e <strong>messa in sicurezza </strong>richiesto da questo genere di 	centrali elettriche. Questa operazione richiede oggi in media circa <strong>30 anni</strong> a partire dalla data in cui si decide di “spegnere”, 	ma ad esempio i lavori relativi al 	reattore di Calder Hall a Sellafield 	in 	Gran Bretagna, chiuso nel 2003, termineranno all&#8217;incirca nel 2115 	(vedi: <a href="http://www.nao.org.uk/publications/0708/the_nuclear_decommissioning_au.aspx?alreadysearchfor=yes" target="_blank">Nuclear 	Decomissioning</a>) 	. Si tratta di un reattore di vecchia generazione e ci lascia immaginare quanto le finanze italiane abbiano tratto vantaggio dalla scelta del referendum anti-nuclearista.</li>
</ol>
<p>PS su segnalazione: l&#8217;agenzia che si occupa di analisi statistiche per il dipartimento dell&#8217;Energia statunitense -<strong>U.S. Energy Information Administration</strong> (EIA)- pubblica ogni anno le sue stime. Qui potete leggere <a href="http://www.eia.gov/oiaf/archive/aeo10/electricity.html" target="_blank">le ultime stime al 2020 e al 2035</a>: in particolare segnalo per semplicità <a href="http://www.eia.gov/oiaf/archive/aeo10/images/figure63-lg.jpg" target="_blank">i grafici riguardanti i costi previsti</a>, nei quali comunque non vengono conteggiate le spese riguardanti il trattamento delle scorie e quelle relative allo smantellamento delle centrali.</p>
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		<title>Il falò delle verità. La querelle degli inceneritori pugliesi</title>
		<link>http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/il-falo-delle-verita-la-querelle-degli-inceneritori-pugliesi/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 14:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La polemica &#8211; giornalistica, politica, di fatti e fattoidi &#8211;  è quella relativa all’impianto per il trattamento dei rifiuti del gruppo Marcegaglia, la cui costruzione è prevista in Capitanata. Il progetto per la localizzazione dell’impianto nasce durante la Giunta Fitto, che nel 2003 concluse un accordo col Comune, che rientrava nel piano regionale per la gestione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La polemica &#8211; giornalistica, politica, di fatti e fattoidi &#8211;  è quella relativa all’impianto per il trattamento dei rifiuti del gruppo Marcegaglia, la cui costruzione è prevista in Capitanata. Il progetto per la localizzazione dell’impianto nasce durante la Giunta Fitto, che nel 2003 concluse un accordo col Comune, che rientrava nel piano regionale per la gestione dei rifiuti della Giunta di Centrodestra. Col cambio di maggioranza del 2005, e le modifiche apportate da Vendola a quel piano, il progetto ha subito un rallentamento, ma non è stato bloccato, contrariamente ad altri impianti (cinque, il più grande a Trani), di dimensioni più grandi e destinati a bruciare l’indifferenziato, che la Giunta Vendola ha subito cassato.</p>
<p><span id="more-25968"></span></p>
<p><a href="http://www.linkredulo.it/opinioni/1129-impianto-rifiuti-marcegaglia-scontro-vendola-lannes.html">http://www.linkredulo.it/opinioni/1129-impianto-rifiuti-marcegaglia-scontro-vendola-lannes.html</a></p>
<p>Alle accuse del giornale online “Italiaterranostra”, diretto da Gianni Lannes, seguono  le repliche del Governatore pugliese:</p>
<p>“L’impianto nasce nel 2003”, ricorda Vendola, precisando come tutto nasca nella legislatura precedente alla sua. “L’iter per l’autorizzazione”, prosegue, “è stato caratterizzato dalla più ampia trasparenza ed è stato consentito l’accesso alle conferenze dei servizi a tutti i soggetti che hanno manifestato interesse (compresa l’associazione di giovani che, pur essendo stata invitata, non ha partecipato ai lavori)”, smentendo così le accuse sull’irregolarità della procedura e sulla mancata partecipazione dell’Associazione (che quindi non avrebbe partecipato per sua scelta, e non sarebbe stata esclusa).</p>
<p>“Sulle conclusioni dell’iter è stato ottenuto il parere favorevole della maggioranza qualificata dei partecipanti e anche chi ha espresso parere negativo ha apprezzato l’atteggiamento della Regione nella conduzione del procedimento e nell’adozione di numerosissime prescrizioni per la tutela dell’ambiente”, conclude il Presidente, che così replica nettamente alle accuse di scarsa attenzione ambientale. “E’ tutto riportato agli atti”, conclude Vendola.</p>
<p>Video 1<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=gugwlR1ztRM" target="_self">www.youtube.com/watch?v=gugwlR1ztRM</a><br />
(dal minuto 2.45. Affronta anche il tema dell&#8217;Acquedotto Pugliese)<br />
Video 2<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=FGMsGWaE7Sc" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=FGMsGWaE7Sc</a><br />
Video 3<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=zpFyhV5PTCA" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=zpFyhV5PTCA</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Europa ferma il nucleare. E l&#8217;Italia?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 10:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Roberto Musacchio]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ il commissario europeo all’energia, il tedesco Gunther Oettinger, a parlare di rischio di apocalisse nucleare; ed è l’agenzia nucleare francese a stimare a livello 6, a solo un passo dal massimo che è 7, la gravità dell’incidente nucleare di Fukushima. E sono leader di governi come quello tedesco, la signora Merkel, a decidere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ il commissario europeo  all’energia, il tedesco Gunther Oettinger, a parlare di rischio di apocalisse nucleare; ed è l’agenzia nucleare francese a stimare a livello 6, a solo un passo dal massimo che è 7, la gravità dell’incidente nucleare di Fukushima. E sono leader di governi come quello tedesco, la signora Merkel, a decidere di fermare subito 7 delle 17 centrali ancora in funzione nel proprio Paese. <span id="more-21738"></span>Moratoria decisa in Svizzera per i nuovi impianti. L’Austria chiede di ridiscutere subito di nucleare nel Continente, e infatti sono già in previsioni incontri in merito da parte del Consiglio Europeo.</p>
<p>Riflessioni si riaprono in tutti i Paesi, dalla Francia alla Polonia, anche sull’onda di una ridiscesa in campo dei movimenti ambientalisti. In realtà l’Europa da tempo non puntava più veramente sul nucleare. I dati dicono di 197 centrali presenti su un territorio  comprensivo però anche dell’Est, incluse Russia, Ucraina, Lituania.</p>
<p>Produrrebbe, il nucleare, il 35% circa del totale della energia elettrica consumata. Ma è bene ricordare che la quota dei consumi elettrici è meno di un quarto dei consumi energetici totali. L’uso del nucleare è concentrato in alcuni Paesi, come la Francia, ma anche l’Ucraina, la Bulgaria, la Spagna che alzano la media. Di nuove centrali ne sono previste ben poche, 13, e quasi tutte ad Est. Ben di più quelle già dismesse, 81! Dopo l’incidente di Chernobyl  c’è stata una moratoria di fatto. Ora, era cominciata, sotto la pressione continua della lobby nuclearista, una ripresina destinata a non reggere il colpo di questa nuova tragedia. Naturalmente la speranza è che le conseguenze del dramma giapponese siano assai più contenute. Ma il rischio che stiamo correndo conferma che la sua dimensione non è accettabile.</p>
<p>Non a caso, come dicevo, la politica europea dell’energia e del clima è andata in un’altra direzione. Le scelte energetiche si fondano sul risparmio, la transizione alle rinnovabili, la costruzione di una comunità dell’energia in grado di governare i mercati. Quelle per il clima prevedono direttive che rendono obbligatorio sia il risparmio che il ricorso alle fonti rinnovabili. Non c’è traccia nel cosiddetto “ pacchetto clima “ di indicazioni pro nucleare. Anzi, il nucleare non è calcolabile neanche nelle quote delle fonti antiserra. Il pacchetto clima poggia su una realtà già ampiamente diffusa di sviluppo delle rinnovabili ed è a sua volta alla base di quella scelta dell’economia verde che l’Europa si è proposta come propria strategia da qui al 2020.</p>
<p>Il tentativo di cosiddetto rilancio del nucleare era in realtà riducibile ad un rinvio nella chiusura degli impianti tedeschi, per altro già decisa, e a qualche operazione  assai discutibile volta a godere dei finanziamenti per la messa in sicurezza degli impianti dell’Est. Tutto molto effimero, al punto che la Merkel  può invertire repentinamente la rotta, forte dell’ampia diffusione delle rinnovabili realizzata nel suo Paese. Discorso analogo lo si potrebbe fare su scala mondo dove la ripresa di una domanda nucleare è assai ridotta e circoscritta in particolare alla Cina. Di fronte a questi dati la protervia e la dabbenaggine del governo italiano sono incredibili.</p>
<p>Gli unici ad insistere pervicacemente. E del resto quelli più inadempienti su tutta la vera politica europea, come dimostra la vicenda vergognosa dei tagli alle rinnovabili. Questa protervia deve essere sconfitta, come già accadde con il referendum che dopo Chernobyl chiuse il nucleare in Italia. Era uno scandalo democratico che una volontà referendaria fosse cancellata a colpi di decreti. Anche solo per questo richiedere un nuovo referendum era sacrosanto. Il dramma in corso ci dice ora di quanto sia giusto che a pronunciarsi sul proprio futuro, quando sono in ballo scelte così di fondo, siano i cittadini.</p>
<p>Sarebbe gravissimo che chi vuole imporre una dimensione di rischio così grande, e così inutile, cercasse di sottrarla al giudizio popolare cercando di far scattare l’arma astensionistica. Se hanno argomenti, li confrontino con i nostri. Su tutto, dalla sicurezza, ai costi, alle opportunità tecnologiche, ai modelli sociali. Ivi compreso il diritto di non vivere in presenza di rischi estremi, che è un diritto di modernità e non una paura ancestrale, laddove anche la paura deve essere rispettata. Sono abituate, le destre, a cavalcare la paura. Lo fanno verso i migranti, anche adesso che le rivoluzioni mediterranee dovrebbero chiederci di ripensare il nostro rapporto con quei Paesi ed anche con il petrolio.</p>
<p>Petrolio e nucleare fanno parte di un mondo vecchio che dobbiamo superare. Per farlo ormai ci sono le possibilità tecnologiche. Basta pensare diverso. Magari rendendosi conto che in quei Paesi mediterranei  c’è più sole di quanto, pur tanto, petrolio ci sia. Un nuovo paradigma, quello dei beni comuni, di cui acqua ed energia sono i pilastri. Per questo la grande manifestazione  del 26 marzo per l’acqua bene comune sarà naturalmente  perché anche l’energia lo sia.</p>
<p>Roberto Musacchio</p>
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		<title>Forum BETA. Tutte le info</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 10:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forum BETA (beni comuni, energia, territorio, agricoltura) Dopo il primo Congresso nazionale di SEL sta riprendendo l&#8217;attività dei forum tematici. Il coordinamento nazionale ha individuato 5 forum permanenti e 4 o 5 &#8220;facilitatori&#8221; per le rispettive attività e il rispettivo coordinamento. Abbiamo cominciato a definire un piano di lavoro per il 2011 del forum “territorio/ambiente”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Forum BETA (beni comuni, energia, territorio, agricoltura)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Dopo il primo Congresso nazionale di SEL sta riprendendo l&#8217;attività dei <strong>forum tematici</strong>.</p>
<p>Il coordinamento nazionale ha individuato 5 forum permanenti e 4 o 5 &#8220;facilitatori&#8221; per le rispettive attività e il rispettivo coordinamento.</p>
<p>Abbiamo cominciato a definire un <strong>piano di lavoro per il 2011</strong> del forum “territorio/ambiente”.<span id="more-19089"></span></p>
<p>Prima di convocare una assemblea nazionale (tra fine febbraio e metà marzo probabilmente) vogliamo definire meglio l&#8217;ambito tematico (beni comuni, energia, territorio, agricoltura: BETA), integrare e aggiornare conseguentemente la mailing list (coinvolgendo nella ricognizione anche i coordinatori regionali di SEL), promuovere uno specifico spazio del forum sul sito (anche come memoria e archivio dell&#8217;elaborazione e della discussione su singoli punti), ribadire come assoluta priorità di iniziativa (politica e programmatica) la mobilitazione su <strong>acqua e nucleare</strong> nella prospettiva referendaria (suggeriamo anche di acquistare le bottiglie per il &#8220;si&#8221; del comitato per l&#8217;acqua pubblica, da tenere sui tavoli durante riunioni, iniziative pubbliche, conferenze stampa, ecc.).</p>
<p>Parallelamente è possibile avviare incontri e gruppi specifici almeno su <em>agricoltura</em> (c’è già e va assunto in pieno), <em>trasporti, urbanistica, mare, parchi, rifiuti</em>, valutando anche come meglio seguire <em>paesaggio e riassetto idrogeologico </em>e come rapportarci alla questione teorica dei <em>beni comuni</em> o comunque agli altri beni comuni.</p>
<p>La prima <em>assemblea</em> forse andrà fatta a Roma. Per il resto possiamo favorire <strong>incontri</strong> in altre sedi, ospitati da gruppi regionali o provinciali o metropolitani, cominciando a censire gli <em>assessori </em>all’ambiente (o affini) di SEL e verificando bene dove si svolgono elezioni amministrative in primavera. Si tratta anche di prendere contatto a Roma con altre forze politiche, associazioni, movimenti, di seguire i loro appuntamenti e darci una modalità di comunicazione interna ed esterna.</p>
<p>E’ essenziale nella prima fase un atteggiamento di <strong>sperimentazione </strong>solidale, un forte collegamento con il <em>coordinamento nazionale</em>, una frequente intesa con gli<em> altri forum</em> (subito un incontro/chiacchierata con economia/ecologia, iniziative comuni con internazionale, ecc.).</p>
<p>Chiediamo a tutti coloro che si occupano o interessano di tematiche ambientali di aiutarci a integrare e aggiornare un <strong>indirizzario ampio</strong> dei compagni e delle compagne, iscritti e non iscritti a SEL, impegnati e disponibili a istruire l’iniziativa di SEL, sia elaborando testi che promuovendo campagne: esperti, docenti, militanti nei movimenti e nelle associazioni, appassionati, lavoratori nei servizi, assessori (e consiglieri) regionali provinciali e locali.</p>
<p>Per qualsiasi osservazione o proposta potete rivolgervi ad un uno dei facilitatori:</p>
<p>fulvia bandoli          <a href="mailto:f.bandoli@alice.it">f.bandoli@alice.it</a></p>
<p>valerio calzolaio      <a href="mailto:vcalzolaio@libero.it">vcalzolaio@libero.it</a></p>
<p>mario lupi                <a href="mailto:mario.lupi@yahoo.it">mario.lupi@yahoo.it</a></p>
<p>chicca perugia         <a href="mailto:chicca.perugia@gmail.com">chicca.perugia@gmail.com</a></p>
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		<title>Bolletta salata per quelle vecchie scorie, l&#8217;Ue bacchetta l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 09:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando il governo Berlusconi ha riaperto il tema del nucleare, ministri ed eminenti esponenti del centro-destra hanno fatto a gara nel proclamare che l’energia elettrica in Italia è più cara perché il nostro paese non ha le centrali nucleari. Ebbene, tutti questi “pasdaran” del ritorno all’energia nucleare sono stati smentiti dalla Commissione Europea che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando il governo Berlusconi ha riaperto il tema del nucleare, ministri ed eminenti esponenti del centro-destra hanno fatto a gara nel proclamare che l’energia elettrica in Italia è più cara perché il nostro paese non ha le centrali nucleari.<span id="more-4046"></span></p>
<p>Ebbene, tutti questi “pasdaran” del ritorno all’energia nucleare sono stati smentiti dalla Commissione Europea che manda un monito all’Italia per abolire, entro due mesi, i costi dello smaltimento delle scorie radioattive, che compaiono ancora nella bolletta dell’ENEL (voce A2) e che la Commissione ritiene  ingiustificati.</p>
<p>Questi costi impediscono la riduzione delle tariffe elettriche perché <em>«la produzione nazionale di elettricità beneficia degli oneri a carico dei clienti, usufruendo dei vantaggi derivanti da quegli stessi sovrapprezzi, laddove per le imprese straniere questi sovrapprezzi costituiscono un onere netto, che aumenta il prezzo finale del loro prodotto».</em></p>
<p>Insomma,  le autorità di Bruxelles sostengono la tesi opposta a quella di Scajola e di Berlusconi: i prezzi dell’energia elettrica sono maggiori in Italia perché gravati dai costi dello smaltimento delle centrali  in esercizio negli anni 70-80 che, anche se non più attive, comportano enormi spese per il trattamento delle scorie radioattive. Questi costi dovrebbero essere a carico dell’ENEL e non scaricati invece sugli utenti.</p>
<p>Secondo la UE: <em>«Tali costi (&#8230;) devono essere sopportati dai produttori di elettricità»,</em> <em>«Secondo il principio “chi inquina paga”, una quota delle risorse finanziarie avrebbe dovuto essere messa da parte dagli operatori nucleari per il trattamento dei residui e il loro stoccaggio a lungo termine in previsione dello smantellamento».</em></p>
<p>Di questi temi e delle bugie della propaganda governativa occorrerebbe parlarne durante la prossima campagna elettorale per le regionali.  I cittadini devono sapere cosa comporta per la collettività l’opzione nucleare e quali sono i rischi ed i costi veri delle <em>“cattedrali atomiche” </em>che il centro-destra vorrebbe realizzare in Italia. E’ una elemento di trasparenza per poter scegliere democraticamente i Presidenti delle regioni, anche sulla base delle loro posizioni sul tema del nucleare.</p>
<p>Finora, il governo ha scelto la strada opposta. Ha evitato di ufficializzare i siti e vorrebbe gestire centralmente la localizzazione delle future centrali, in barba al federalismo tanto sbandierato quanto calpestato. Ne è prova la decisione di impugnare, dinnanzi alla Corte Costituzionale, le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori.</p>
<p>Proprio i risultati della Puglia hanno dimostrato come lo sviluppo delle energie rinnovabili sia, nei fatti, lo strumento prioritario per ridurre i costi energetici, diminuire l’impatto ambientale e creare nuovi posti di lavoro.</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
<p>Pubblicato da <em>il manifesto</em></p>
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		<title>Reti energetiche</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 08:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facciamo un passo indietro alle scorse Giugno, prima del G20 di Pittsburgh e il COP-15 di Copenaghen. Eravamo tutti fiduciosi che durante i due vertici si sarebbe vista la presa di coscienza dei paesi Occidentali e BRICS, liberando i finanziamenti necessari per rilanciare l’economia e limitare i mutamenti climatici.La scarsa incisità di Barack Obama durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo un passo indietro alle scorse Giugno, prima del G20 di Pittsburgh e il COP-15 di Copenaghen. Eravamo tutti fiduciosi che durante i due vertici si sarebbe vista la presa di coscienza dei paesi Occidentali e BRICS, liberando i finanziamenti necessari per rilanciare l’economia e limitare i mutamenti climatici.<span id="more-3757"></span>La scarsa incisità di Barack Obama durante i negoziati, a causa della debolezza della New Green Economy americana, ha comportato la mancata assunzione di responsabilità e rallentato <em>la rivoluzione energetico-climatica</em>.</p>
<p>I ritardi del Congresso americano nell’approvare lo US &#8211; Climate Change Bill, alle prese con una forte resistenze dei gruppi d’interesse di petrolieri e aziende energivore, contrarie ad assumersi la responsabilità economica e sociale delle emissioni;  la <em>non-volontà</em> delle Banche americane di sostenere le industrie ma gli stipendi dei super-manager e azionisti, restituendoo lauti dividendi; il debole sviluppo della filiera produttiva americana delle rinnovabili.</p>
<p>Questi elementi hanno impedito al presidente Obama di bilanciare il potere di una Cina in crescita nella produzione di energia pulita e che quest’anno supererà gli Stati Uniti nel valore della produzione industriale legata alle rinnovabili. L’esperienza per ora sfortunata del presidente Obama, ci dimostra però un aspetto importante della Green Economy, il necessario e fondamentale sviluppo della filiera produttiva delle risorse rinnovabili. Se gli stimoli dello Stato, non corrispondono ad una crescita produttiva e al rilancio dell’economia reale,  ma rappresentano solo una misura di compensazione per le emissioni inquinanti, <em>la rivoluzione energetico-climatica</em>, non potrà mai essere da leva per la ripresa.</p>
<p>Se consideriamo ora il cambiamento climatico come il più vasto e profondo fallimento del (libero) mercato di tutta la storia umana<a href="#_ftn1"><sup><sup>[1]</sup></sup></a>, citando Sir Nicholas Stern, è il clima stesso che pone davanti a noi la possibilità di adattarci al cambiamento. Ci chiede di mettere in atto misure preventive volte a contenerne gli effetti, oramai evidenti con l’aumento dell’intensità delle perturbazioni e la variazione della temperatura media stagionale.</p>
<p>La capacità di saper sfruttare “le possibilità” che il clima <em>impazzito</em> ci offre, è la soluzione migliore per invertire il precedente sistema fallimentare del (libero) mercato. L’approvvigionamento di energia, l’isolamento termico delle case, le diverse colture agricole, i nuovi prodotti bio-chimici e il riutilizzo delle risorse, richiedono il coinvolgimento di interi distretti industriali sull’orlo del collasso, che una volta erano funzionali alle produzioni di beni altamente inquinanti. Oggi abbiamo la possibilità di  passare ad una produzione di prodotti ad elevata tecnologia e rispettosi del pianeta, utilizzando la stessa rete pre-crisi ed integrando le innovazioni professionali che le nuove generazioni portano in dote nel settore energetico-ambientale. Questo garantirà nuovi lavori a centinaia di migliaia di lavoratori che rischiano licenziamento o che attualmente  sono in CIG.</p>
<p>La rete deve operare singericamente nella <em>triple helix</em> istituzione, privato, ricerca, ma deve essere spinta dal coinvolgimento delle comunità locali di cittadini; le comunità devono avere la possibilità di svolgere un ruolo fondamentale nell’indirizzare la domanda verso un consumo più sostenibile e meno impattante per l’ambiente. Quando il mercato fallisce c’è bisogno che i cittadini e i lavoratori sappiano rivendicare nuove possibilità che differiscano dai modelli iperproduttivi e energivori del passato.</p>
<p>Dobbiamo dunque disporre le capacità necessarie ad attivare reti di cittadini che sappiano sfruttare nella rivoluzione energetico-climatica, la possibilità di riqualificare le loro capacità verso nuove occupazioni e nuove forme di partecipazione attiva, dove è il cittadino a determinare il processo attraverso scelte consapevoli.</p>
<p>di Piero Pelizzaro</p>
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Sir Nicholas Stern, <em>Stern review on the economics of climate change.</em></p>
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		<title>Un nuovo sviluppo, una nuova politica, saranno mai possibili?</title>
		<link>http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/un-nuovo-sviluppo-una-nuova-politica-saranno-mai-possibili/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 07:32:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciò che colpisce delle società occidentali, ormai indissolubilmente legate a schemi di sviluppo obsoleti, è la mancanza pressocchè totale di idee su un modello alternativo di sviluppo che si associ alla giustizia sociale. Per una reale giustizia sociale è necessario programmare uno sviluppo alternativo a quello dominante, in quanto le risorse del nostro Pianeta, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciò che colpisce delle società occidentali, ormai indissolubilmente legate a schemi di sviluppo obsoleti, è la mancanza pressocchè totale di idee su un modello alternativo di sviluppo che si associ alla giustizia sociale. Per una reale giustizia sociale è necessario programmare uno sviluppo alternativo a quello dominante, in quanto le risorse del nostro Pianeta, a cui si è fatto e si fa ricorso in modo indiscriminato, sono in via di esaurimento.<span id="more-2542"></span></p>
<p>Ormai tutti dovrebbero capire che i principi e le filosofie economiche che hanno determinato e favorito la “Rivoluzione industriale” dell’era moderna sono superati e prive di senso. Infatti, tutte le teorie economiche legate al capitalismo, visto nella sua forma classica, e il suo opposto, il marxismo, hanno come fondamento lo sfruttamento illimitato delle risorse per una crescita infinita. Ma tutti hanno fatto un grave errore: le risorse del Pianeta non sono illimitate!</p>
<p>Ora la soluzione fondamentale del problema, che è quello della salvezza del mondo, è quella di determinare una nuova filosofia economica che favorisca una “nuova rivoluzione industriale”, che si sviluppi grazie alle fonti alternative di energia, che dovrebbe, quindi, tenere conto di ciò che sarà il mondo nell’anno 2050, quando ormai le risorse del Pianeta saranno quasi definitivamente esaurite. E non nascondiamoci, cinicamente, dietro la squallida frase: “tanto io nel 2050 non ci sarò più!”. Gli economisti moderni, non proponendo alternative a questo modello di sviluppo, non pensano allo “tsunami” economico che lentamente ma inesorabilmente sconvolgerà la vita degli abitanti del Pianeta nonché il Pianeta medesimo. Gli unici, purtroppo inascoltati, che denunciano la catastrofe ambientale provocata dall’economia globalizzata sono gli scienziati.</p>
<p>La soluzione non la si trova nel limitare lo sfruttamento delle risorse, ma è di sistema. Infatti, anche se tutti i paesi del mondo diventassero improvvisamente virtuosi la deriva verso l’inquinamento globale non verrebbe arrestata, perché il modello di sviluppo economico che caratterizza ormai l’economia globale è fondata sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Nessuno, in quest’era moderna, pensa né si avventura a teorizzare e quindi a ipotizzare un modello alternativo di sviluppo, che è lungo e faticoso da realizzare, perché, motivo prevalente, non porterebbe consensi immediati! L’idea di sviluppo con la quale siamo cresciuti è talmente radicata che l’essere umano opera e produce col solo fine di incrementare i propri strumenti per continuare a produrre, secondo lui, all’infinito, costi quel che costi! Dunque, per avere in futuro un mondo più giusto è necessario trovare una soluzione che sia globale.</p>
<p>Siamo in piena recessione e abbiamo avuto modo di verificare che le varie soluzioni fin’ora adottate dai vari governi non hanno portato ad alcuna soluzione. È da ritenere, allora, che sarebbe opportuno sviluppare una nuova teoria fondata sulla consapevolezza che viviamo in un Pianeta a risorse limitate e che ciò che viviamo oggi non è altro che un piccolo anticipo di ciò che accadrà quando le risorse saranno esaurite.</p>
<p>Cosa accadrà quando l’acqua scarseggerà? Coloro che non potranno permettersela periranno e la popolazione mondiale si ridurrà fino a quando non ci sarà acqua a sufficienza per i sopravvissuti. È questa l’APOCALISSE che ci aspetta se non provvediamo ad un cambio di rotta a 360 gradi. È necessario trovare una nuova teoria che ci emancipi dall’attuale ciclo ricchezza/povertà che ci imprigiona. Una teoria che permetta uno sviluppo equo, equilibrato e sostenibile e che permetta, una volta per tutte, di eliminare le terribili conseguenze di uno sfruttamento irrazionale che distrugge più ricchezza di quanta ne produca. Solo in questo modo ci avvieremo verso un mondo in cui la giustizia sociale diventi un valore riconosciuto e reale. Inoltre, favorendo lo sviluppo delle energie alternative non solo si creeranno milioni di nuovi posti di lavoro ma si produrrà energia che permetterà la ripresa economica, fornendo energia pulita alle nostre imprese, che si libereranno dalla dipendenza del petrolio e del distruttivo nucleare.</p>
<p>Questo per me significa impadronirsi del futuro. Avere ben chiaro quali sono i problemi del lavoro oggi, combattere per la difesa dei diritti dei lavoratori e delle categorie più deboli e proporre e fare approvare un modello alternativo di sviluppo che potrà essere un punto di riferimento anche per gli altri paesi.</p>
<p>Elio Lauria</p>
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