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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; liberta</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 09:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quindici milioni di Rifugiati nel mondo, di cui tre quarti, circa 11 milioni, sono ospitati da Paesi in via di sviluppo. Durante la Seconda Guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra erano milioni i rifugiati europei, e la loro presenza o il loro ritorno era una parte importante di quella solidarietà su cui si é fondata l’Unione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quindici  milioni di <strong>Rifugiati nel mondo</strong>, di cui tre quarti, circa 11 milioni,  sono ospitati da Paesi in via di sviluppo. Durante la Seconda Guerra  mondiale e nell’immediato dopoguerra erano milioni i rifugiati europei, e  la loro presenza o il loro ritorno era una parte importante di <strong>quella  solidarietà</strong> su cui si é fondata l’Unione Europea. Si agita invece lo  spauracchio degli arrivi sulle coste, grazie a dei media irresponsabili,  numeri modestissimi assumono i toni di eventi biblici e di vere e  proprie calamità naturali.<span id="more-27860"></span></p>
<p>Non é cosi’. Per i 40.000 migranti, tra cui  <strong>tantissimi richiedenti asilo</strong> e rifugiati giunti sulle coste italiane  negli ultimi mesi, ce ne sono stati almeno 400.000 che hanno scelto  altre strade non europee, prime fra tutte quello verso i Paesi del Nord  Africa stesso. Sarà più difficile per una Tunisia instabile ed  economicamente in difficoltà come quella di oggi, accogliere<strong> centinaia  di migliaia di libici</strong> che per l’Italia? Sara’ decisamente più complesso  per lo Yemen accogliere 70,000 rifugiati in un anno che 40,000 per noi?</p>
<p>La società della paura e della precarietà ha offerto un terreno facile  alla xenofobia, alla discriminazione. La commozione per i morti di un  naufragio a Lampedusa, dura lo spazio di 24 ore, mentre sono viaggi di  mesi, talvolta di anni, quelli che i richiedenti asilo in fuga <strong>dalla  guerra e dalla fame</strong> sono costretti a percorrere, affrontando pericoli di  ogni genere. C’é un nuovo patto da riscrivere, c’é una responsabilità  da assumersi, per l’Europa e per l’Italia. Chi come me vive ogni giorno  con i rifugiati, con coloro che non hanno scelto di cercare rifugio in  Europa, ma in altri Paesi Africani per esempio, non ne può più’ di  sentire baggianate sui pattugliamenti delle coste, gli accordi con i  ribelli libici per fermare i flussi, i disincentivi, i CIE.</p>
<p><strong>Non e’  questa la strada</strong>, chi pensa che possa funzionare non fa i conti con la  realtà. Badate il problema non risiede nelle speculazioni della Lega o  nei messaggi forvianti dei media, anche il nostro approccio, deve  cambiare. Perché non abbiamo il coraggio di dire che l’Italia ospita  circa 50.000 rifugiati contro i quasi 600.000 della Germania? La  protezione Internazionale non e’ un bene comune, seppur immateriale, ma  importante come l’acqua?</p>
<p>Certamente abbiamo bisogno di <strong>competenze per gestire questo fenomeno</strong>, e  di capacità politiche che l’imbarbarimento della società e della  politica hanno consumato. Ma c’e’ un portato di solidarietà tutta  Italiana, fatta di associazioni locali laiche e cristiane impegnate ogni  giorno con i rifugiati, di organizzazioni non governative che lavorano  nei Paesi di origine, che possono essere testimoni veri del dettato  costituzionale (art.10 comma 3) che dice:<br />
“Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo <strong>esercizio  delle libertà democratiche</strong> garantite dalla Costituzione italiana, ha  diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni  stabilite dalla legge.”</p>
<p>Poniamo questo tema nella discussione sul programma, <strong>ascoltiamo per una  volta questa Italia</strong>. Usiamo questa Italia per fare quello che abbiamo  fatto per l’acqua ed il nucleare. Costruiamo reti di un’altra Italia,  usiamo il web per descrivere la vita dei rifugiati e le loro speranze.  Mettiamo la verità dell’interesse collettivo contro il populismo  dell’Italia di oggi.</p>
<p><strong>Io non ho paura</strong>. In questi anni ho sudato insieme ai rifugiati Sudanesi  che rientravano dopo anni in passati in Chad per ricostruire i loro  villaggi distrutti in Darfur, ho passato la Pasqua con i <strong>cristiani  Etiopi rifugiati in Yemen </strong>e discriminati per la loro religione, ho  sperato che il mio Paese potesse accogliere quei ragazzi che la mattina  seguente sarebbero partiti per raggiungere in quattro o cinque mesi  Lampedusa, se la sorte li avrà accompagnati. Una bambina somala, con <strong>il  nome della mia compagna</strong>, viaggia in giro per il mondo e non ho idea di  dove sia. Mi piacerebbe raccontare al Parlamento Italiano, a Maroni, a  Bersani, a Nichi Vendola, e soprattutto agli italiani del 2011 <strong>come  vivono i rifugiati</strong>. La verità ha una forza rivoluzionaria, a conoscerla,  a volerla e poterla raccontare.</p>
<p>Marco Procaccini<br />
Operatore umanitario italiano in Somalia/Kenya</p>
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		<title>Precari, perché si parla sempre di dignità e non di libertà?</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 14:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“I giovani, i giovani sono venuti a cercarmi ma io non ero in casa&#8230;”, cantavano i Diaframma nel 1994. “Sui giovani d’oggi ci scatarro su”, urlavano nel 1997 gli Afterhours. Erano appunto gli anni Novanta, prima di Genova 2001: per molti di noi l’adolescenza, per tanti altri la preistoria. Allora il primo problema è  capirsi su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“I giovani, i giovani sono venuti a cercarmi ma io non ero in casa&#8230;”, cantavano i Diaframma nel 1994. “Sui giovani d’oggi ci scatarro su”, urlavano nel 1997 gli Afterhours. Erano appunto gli anni Novanta, prima di Genova 2001: per molti di noi l’adolescenza, per tanti altri la preistoria.<span id="more-23630"></span></p>
<p>Allora il primo problema è  capirsi su chi sono i “ragazzi di oggi” in Italia.  Per la prima volta una generazione diventa tale non per un dato anagrafico ma per una condizione esistenziale. La precarietà del lavoro crea uno spazio atemporale dentro il quale ci sto io, ci stanno la mia sorella minore e la mia sorella maggiore. Per carità, bellissimo stare in famiglia: ma c’è un momento in cui l’emancipazione non la si desidera solo dai propri genitori. Perché se è vero che siamo uniti dalla difficoltà, è altrettanto vero che siamo divisi dalle differenze dei nostri corpi e dei nostri visi, da formazioni culturali e politiche diverse. La nostra condizione sociale non ci rende uguali ma semplicemente vicini. E questo inevitabilmente influenza le analisi che facciamo di noi stessi, le denunce alla politica, le rivendicazioni, le pratiche da utilizzare per manifestare tutto questo.</p>
<p>La street parade “Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta” del 9 aprile ha cercato di unificare questi mondi. Un obiettivo ambizioso che in parte è stato centrato e in parte è rimasto sospeso. Ma come è stato detto più volte dal camion del comitato promotore e dal palco del Colosseo, questa manifestazione non voleva essere altro che l’inizio di un percorso quindi dalla sospensione si potrà passare alla ripresa.</p>
<p>Penso che ci fosse tra noi la necessità di dichiarare la messa a sistema di una condizione lavorativa ed esistenziale, esprimere all’esterno che non abbiamo intenzione di viverci più nelle nostre solitudini, ma che abbiamo creato un luogo in cui diventare forza comune. I giovani &#8211; è chiaro &#8211; stanno dappertutto, non parlano certo oggi per la prima volta, ma la novità risiede nel fatto che dichiarano senza alcun mascheramento di essere i soggetti e gli oggetti del loro agire politico. Questo elemento che ha creato forza, consenso e aggregazione fra i ragazzi, secondo me ha una controindicazione: rischia di farci diventare “vittime di noi stessi”. Bisogna ammettere allora che, il più delle volte, quando parliamo di precarietà ci rivolgiamo sempre allo stesso target di giovani, quelli che hanno studiato, che si sono laureati, specializzati, masterizzati e che non trovano lavoro o vengono sfruttati. Io rientro in questa categoria. Non posso però non notare che i giovani stanno anche da altre parti &#8211; per esempio nelle fabbriche o nei centri commerciali &#8211; o ancora che tanti miei coetanei, o anche ragazzi molto più giovani di me, sono impiegati nei campi del Sud Italia.</p>
<p>È lo stesso Sud da cui noi andiamo via e in cui loro arrivano per essere sfruttati e considerati clandestini. Anche l’emigrazione nella disperazione può essere considerato un lusso. Un lusso che tanti ragazzi come noi in questo momento non possono avere. So benissimo che alla manifestazione del 9 una parola buona si è avuta per tutti, ma è innegabile che tutto è concentrato su una rivendicazione che parla poco degli invisibili totali. Un movimento difficilmente può arrivare a tutti, a me basterebbe però che ci fosse l’esercizio di una pratica che, dal partire da sé, riuscisse a guardarsi intorno per elaborare nuove consapevolezze e anche una dichiarazione di onestà.</p>
<p>Forse adesso è arrivato il momento di rivendicarsela la precarietà più che continuare a dire di subirla, forse adesso è arrivato il tempo di tirare fuori un orgoglio precario, di ammettere che le nostre vite non lo inseguono più un contratto a tempo indeterminato e che quello che vogliamo sono delle tutele, delle garanzie. È raro che oggi ti venga offerto un contratto a tempo indeterminato, eppure ho visto miei coetanei entrare in crisi davanti alla scelta di firmare. La sicurezza di un lavoro che non ti piace contro la precarietà di quello per cui provi passione. Nessun problema, direbbe qualcuno che non vive questa condizione: puoi sempre firmare e poi licenziarti. No, perché sai bene che quel lavoro diventerà una gabbia, perché diventerai un privilegiato, uno dei pochi ad avere uno stipendio pagato ogni mese, le ferie, le malattie, la tredicesima. Insomma, come fai poi a rinunciare a tutto questo? La rivoluzione deve partire dall’offerta del mercato del lavoro: quando si dice che l’Italia è un Paese per vecchi, significa esattamente questo.</p>
<p>È un Paese fermo, che disconosce l’investimento in settori che aprirebbero alla realizzazione di tanti di noi. Ma ci si concentra solo su un aspetto perché in questo contesto anche i desideri sono indotti dalla necessità, la felicità è il posto fisso e la maternità una esigenza generazionale, altro elemento che ci porta sempre di più indietro con la lancetta del tempo. Tutti invochiamo figli che vorremmo avere e che la precarietà ci impedisce di fare. La risposta agli attacchi che abbiamo subito in questi anni è anch’essa frutto di questo sistema politico. Non a caso parlano sempre di “dignità” e quasi mai di libertà della vita.</p>
<p>Il reddito oggi diventa lo strumento con cui una generazione può tracciarsi un percorso libero e non indotto, è in questa rivendicazione che individuo il fattore comune denominatore tra me, mia sorella minore e mia sorella maggiore. Tra me e la commessa, tra me e una operatrice di call center, tra me e una ricercatrice dell’università. Al corteo del 9 in tanti l’abbiamo urlato, chi ancora fa finta di non capire o lo dice debolmente senza farlo diventare punto all’ordine del giorno della’agenda politica sono come al solito i partiti. Che discutono di altro, che ogni tanto tirano fuori questa cosa per poi rimetterla nel cassetto.</p>
<p>Questa partita è affidata tutta alla nostra generazione, senza invidie fra di noi e senza idee di autosufficienza. La forza del 9 è stato portare in piazza giovani non tutti riconducibili a strutture organizzate, si è prodotta un’eccedenza che dovrebbe far riflettere anche le stesse strutture che l’hanno organizzata, ma soprattutto quelle che non erano presenti. È stato un corteo, qui a Roma, vivo, partecipato, colorato, in cui si sono evidenziati alcuni punti: che non ci sono i professionisti della precarietà, che non ci può essere il copyright sulle battaglie politiche, che ci sono pratiche e linguaggi nuovi. E che, come c’è da fare una riforma enorme nei partiti e nel sindacato, forse bisognerebbe iniziare a metterla a tema anche nei cosiddetti “movimenti”.</p>
<p>Celeste Costantino</p>
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		<title>La dignità non ha confini</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 03:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vento di libertà che scuote il Nord Africa sta spingendo migliaia di persone &#8211; tunisini e libici, ma anche somali, eritrei, sudanesi e migranti in fuga dalla fame e dalle tante guerre dimenticate dell’Africa &#8211; a scegliere la migrazione come espressione della propria autodeterminazione. Dopo aver rischiato la vita, con centinaia di persone che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vento di libertà che scuote il Nord Africa sta spingendo migliaia  di persone &#8211; tunisini e libici, ma anche somali, eritrei, sudanesi e  migranti in fuga dalla fame e dalle tante guerre dimenticate dell’Africa  &#8211; a scegliere la migrazione come espressione della propria  autodeterminazione.</p>
<p><span id="more-23378"></span>Dopo aver rischiato la vita, con centinaia di persone che la hanno  già persa tragicamente per attraversare il Mediterraneo, queste donne e  questi uomini incontrano i muri della Fortezza Europa: respingimenti in  mare, rimpatri di massa e confino sono l’accoglienza che l’Europa sta  riservando a chi, fino a ieri, era salutato come paladino della libertà,  e viene oggi privato di ogni diritto.</p>
<p>Coloro che riescono a oltrepassare la frontiera esterna dell’UE,  superando la prigione a cielo aperto dell’isola di Lampedusa e fuggendo  dai centri di detenzione nei quali il governo italiano prova a  rinchiuderli, trovano ancora la barriera dei confini interni  dell’Unione, aperti al mercato delle merci ma chiusi per chi cerca un  futuro migliore. A Ventimiglia centinaia di persone sono ferme da  giorni, alla ricerca di un passaggio che consenta loro di aggirare i  controlli che impediscono l’accesso in Francia e negli altri paesi  d’Europa.</p>
<p>Le parole d’ordine che le rivolte in Maghreb e Mashrek hanno assunto –  la democrazia, la libertà e la giustizia – e la bandiera che inalberano  – la dignità dell’essere umano – rappresentano aspirazioni di portata  universale, e non possono essere riservate ad una ristretta cerchia di  persone, per di più in modo precario. La dignità, che la Dichiarazione  Universale dei Diritti dell’Uomo considera “inerente a tutti i membri  della famiglia umana” e “fondamento della libertà, della giustizia e  della pace nel mondo”, è un diritto inviolabile condiviso dall’intera  umanità, e non può avere una delimitazione territoriale.</p>
<p>Le donne e gli uomini che giorno dopo giorno percorrono il cammino  della propria dignità hanno il diritto di muoversi senza confini.  Un’accoglienza dignitosa e il riconoscimento della libertà di  circolazione sono misure doverose sia da parte dell’Italia che della  Francia, che nel passato come nel presente hanno sottratto risorse ai  popoli libico e tunisino e hanno sostenuto chi li soggiogava.</p>
<p>I permessi di soggiorno invocati dai movimenti e che il 15 aprile  inizieranno ad essere consegnati dal governo italiano, rischiano di  divenire carta straccia dinanzi ai blocchi del governo francese, deciso a  riconoscerli solo a strette condizioni. I governi trovano facilmente  l’accordo per attuare una criminale politica di respingimenti in mare,  ma si beffano dei diritti umani fondamentali dei migranti.</p>
<p>Se i governi nazionali accampano ipocrite distinzioni tra profughi e  migranti irregolari o criteri basati sul momento di arrivo sul suolo  europeo per negare a queste donne e questi uomini la necessaria  protezione umanitaria, occorre intrecciare dal basso ponti di  cooperazione per difendere i loro diritti.</p>
<p>Facciamo appello a tutti i cittadini – italiani e francesi – a  sostenere e partecipare a una serie di iniziative congiunte per la  libertà di circolazione e contro ogni respingimento e rimpatrio: i  “Treni della dignità”, che nelle prossime settimane accompagneranno e  proteggeranno l’attraversamento della frontiera da parte dei migranti,  con l’assistenza di attivisti dei diritti umani, avvocati e  media-attivisti.</p>
<p>Il primo “Treno della dignità” partirà da Genova il 17 aprile per  raggiungere Ventimiglia e da lì proseguire fino a Marsiglia, dove i  migranti saranno accolti da una città in festa. Italiani, francesi e  migranti sfideranno insieme i blocchi dei governi, per riaprire le  frontiere, garantire il libero accesso al territorio europeo e ribadire  che nessun uomo è illegale.</p>
<p>Il<strong> TRENO domenica 17 parte da</strong> GENOVA PRINCIPE alle 9.00 (quindi concentramento 8.00 per raccogliere<strong> </strong>i  soldi per fare i biglietti) si arriva a XXmiglia alle 12.36 (10 euro) è  un regionale che ci consente di far salire gente che si vuole aggregare  lungo il percorso.<strong> A XXmiglia si riparte alle 13.15 per Nizza, con arrivo alle 14.06 (6.5  euro). Da Nizza, c&#8217;è il treno per Marsiglia alle 14.28 che arriva alle  17. Questi gli orari che abbiamo verificato ieri con i francesi che saranno con noi da  XXmiglia e a Nizza.</strong></p>
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		<title>Rodotà, Gallino e altri: Appello a sostegno della Fiom</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 08:15:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Abbiamo deciso di costituire un&#8217;associazione, «Lavoro e libertà», perché accomunati da una comune civile indignazione. La prima ragione della nostra indignazione nasce dall&#8217;assenza, nella lotta politica italiana, di un interesse sui diritti democratici dei lavoratori e delle lavoratrici. Così come nei meccanismi elettorali i cittadini sono stati privati del diritto di scegliere chi eleggere, allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo deciso di costituire un&#8217;associazione, «Lavoro e libertà», perché  accomunati da una comune civile indignazione. La prima ragione della nostra indignazione nasce dall&#8217;assenza, nella  lotta politica italiana, di un interesse sui diritti democratici dei  lavoratori e delle lavoratrici. Così come nei meccanismi elettorali i  cittadini sono stati privati del diritto di scegliere chi eleggere, allo  stesso modo ma assai più gravemente ancora un lavoratore e una  lavoratrice non hanno il diritto di decidere, con il proprio voto su  opzioni diverse, di accordi sindacali che decidono del loro reddito,  delle loro condizioni di lavoro e dei loro diritti nel luogo di lavoro.<span id="more-17544"></span></p>
<p>Pensiamo ad accordi che non mettano in discussione diritti  indisponibili. Parliamo, nel caso degli accordi sindacali, di un diritto  individuale esercitato in forme collettive. Un diritto della persona  che lavora che non può essere sostituito dalle dinamiche dentro e tra le  organizzazioni sindacali e datoriali, pur necessarie e indispensabili.  Di tutto ciò c&#8217;è una flebile traccia nella discussione politica; noi  riteniamo che questa debba essere una delle discriminanti che  strutturano le scelte di campo nell&#8217;impegno politico e civile.</p>
<p>La  crescente importanza nella vita di ogni cittadino delle scelte operate  nel campo economico dovrebbe portare a un rafforzamento dei meccanismi  di controllo pubblico e di bilanciamento del potere economico; senza  tali meccanismi, infatti, è più elevata la probabilità, come stiamo  sperimentando, di patire pesanti conseguenze individuali e collettive.  La seconda ragione della nostra indignazione, quindi, è lo sforzo  continuo di larga parte della politica italiana di ridimensionare la  piena libertà di esercizio del conflitto sociale. Le società  democratiche considerano il conflitto sociale, sia quello tra capitale e  lavoro sia i movimenti della società civile su questioni riguardanti i  beni comuni e il pubblico interesse, come l&#8217;essenza stessa del loro  carattere democratico.</p>
<p>Solo attraverso un pieno dispiegarsi, nell&#8217;ambito  dei diritti costituzionali, di tali conflitti si controbilanciano i  potentati economici, si alimenta la discussione pubblica, si controlla  l&#8217;esercizio del potere politico. Non vi può essere, in una società  democratica, un interesse di parte, quello delle imprese, superiore a  ogni altro interesse e a ogni altra ragione: i diritti, quindi, sia  quelli individuali sia quelli collettivi, non possono essere subordinati  all&#8217;interesse della singola impresa o del sistema delle imprese o ai  superiori interessi dello Stato.</p>
<p>La presunta superiore razionalità delle  scelte puramente economiche e delle tecniche manageriali è evaporata  nella grande crisi.  L&#8217;idea, cara al governo, assieme a Confindustria e Fiat, di una società  basata sulla sostituzione del conflitto sociale con l&#8217;attribuzione a un  sistema corporativo di bilanciamenti tra le organizzazioni sindacali e  imprenditoriali, sotto l&#8217;egida governativa, del potere di prendere, solo  in forme consensuali, ogni decisione rilevante sui temi del lavoro,  comprese le attuali prestazioni dello stato sociale, è di per sé un  incubo autoritario. Siamo stupefatti, ancor prima che indignati, dal fatto che su tali  scenari, concretizzatisi in decisioni concrete già prese o in corso di  realizzazione attraverso leggi e accordi sindacali, non si eserciti, con  rilevanti eccezioni quali la manifestazione del 16 ottobre, una  assunzione di responsabilità che coinvolga il numero più alto possibile  di forze sociali, politiche e culturali per combattere, fermare e  rovesciare questa deriva autoritaria.  Ci indigna infine la continua riduzione del lavoro, in tutte le sue  forme, a una condizione che ne nega la possibilità di espressione e di  realizzazione di sé.</p>
<p>La precarizzazione, l&#8217;individualizzazione del rapporto di lavoro,  l&#8217;aziendalizzazione della regolazione sociale del lavoro in una nazione  in cui la stragrande maggioranza lavora in imprese con meno di dieci  dipendenti, lo smantellamento della legislazione di tutela dell&#8217;ambiente  di lavoro, la crescente difficoltà, a seguito del cosiddetto &#8220;collegato  lavoro&#8221; approvato dalle camere, a potere adire la giustizia ordinaria  da parte del lavoratore sono i tasselli materiali di questo processo di  spoliazione della dignità di chi lavora.</p>
<p>Da ultimo si vuole sostituire  allo Statuto dei diritti dei lavoratori uno statuto dei lavori; la  trasformazione linguistica è di per sé auto esplicativa e a essa  corrisponde il contenuto. Il passaggio dai portatori di diritti, i  lavoratori che possono esigerli, ai luoghi, i lavori, delinea un  processo di astrazione/alienazione dove viene meno l&#8217;affettività dei  diritti stessi.  Come è possibile che di fronte alla distruzione sistematica di un secolo  di conquiste di civiltà sui temi del lavoro non vi sia una risposta  all&#8217;altezza della sfida? Bisogna ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il  mondo del lavoro, al centro dell&#8217;agenda politica: nell&#8217;azione di  governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee. Questa è  oggi la via maestra per la rigenerazione della politica stessa e per un  progetto di liberazione della vita pubblica dalle derive, dalla  decadenza, dalla volgarizzazione e dall&#8217;autoreferenzialità che  attualmente gravemente la segnano. La dignità della persona che lavora  diventi la stella polare di orientamento per ogni decisione individuale e  collettiva.</p>
<p>Per queste ragioni abbiamo deciso di costituire un&#8217;associazione che si  propone di suscitare nella società, nella politica, nella cultura, una  riflessione e un&#8217;azione adeguata con l&#8217;intento di sostenere tutte le  forze che sappiano muoversi con coerenza su questo terreno.</p>
<p><strong>Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Gianni Ferrara, Luciano Gallino,  Francesco Garibaldo, Paolo Nerozzi, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda,  Aldo Tortorella, Mario Tronti</strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.articolo21.org/67/appello/rodota-gallino-e-altri-appello-a-sostegno-della.html" target="_blank"><strong>Per aderire all&#8217;appello clicca qui</strong></a></span></p>
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		<title>Lavoro e democrazia sono il futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 11:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo un’intervista a Nichi, a cura di Bepi Martellotta e pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Il caso Fiat e il rapporto fra democrazia e lavoro, la costruzione di una alternativa a Berlusconi e la minaccia del federalismo leghista, questi i temi principali trattati. Leggi l’intervista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Vi proponiamo un’intervista a <strong>Nichi</strong>, a cura di <strong>Bepi Martellotta</strong> e pubblicata sulla <strong>Gazzetta del Mezzogiorno</strong>. Il  caso Fiat e il rapporto fra democrazia e lavoro, la costruzione di una  alternativa a Berlusconi e la minaccia del federalismo leghista, questi i  temi principali trattati.</p>
<p>Leggi l’<a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=11&amp;IDNotizia=392858">intervista</a></p>
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		<title>INFORMAZIONE: Vendola a giornalisti, vostra merce è libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 14:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BARI, 30 DIC &#8211; &#8216;Voi giornalisti producete una merce speciale, la vostra merce ha a che fare con la liberta&#8217;, con la qualita&#8217; della democrazia, per questo l&#8217;augurio che faccio a voi e&#8217; un augurio che faccio a tutta l&#8217;Italia: di poter tornare ad essere un Paese libero&#8217;. Lo ha detto il presidente della Regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BARI, 30 DIC &#8211; &#8216;Voi giornalisti producete una merce speciale, la vostra merce ha a che fare con la liberta&#8217;, con la qualita&#8217; della democrazia, per questo l&#8217;augurio che faccio a voi e&#8217; un augurio che faccio a tutta l&#8217;Italia: di poter tornare ad essere un Paese libero&#8217;. <span id="more-17374"></span>Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dando ai giornalisti gli auguri di fine anno.       Vendola ha espresso il suo personale ringraziamento verso &#8216;giornalisti e giornaliste, uomini e donne della liberta&#8221;, ricordando come &#8216;l&#8217;esercizio del diritto di cronaca e&#8217; l&#8217;architrave della nostra democrazia&#8217;. Il presidente della Regione Puglia ha anche sottolineato come &#8216;il lavoro del giornalista e&#8217; oggi come gli altri mestieri, e&#8217; dentro &#8211; ha detto &#8211; i processi di precarizzazione del mercato del lavoro, anche il mercato del lavoro dell&#8217;informazione e&#8217; un mercato esposto a queste intemperie&#8217;. (ANSA).</p>
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		<title>Lavoro, diritti, libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 10:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A partire dal volume di Lorella Zanardo, autrice del documentario e del libro IL CORPO DELLE DONNE . Lunedì 18 ottobre 2010 ore 16.00 Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, Roma Insieme all&#8217;autrice saranno presenti: Vincenzo Vita, vice presidente commissione cultura del Senato Elisa Manna, responsabile politiche culturali del Censis Fulvio Fammoni, segretario confederale CGIL [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>A partire dal volume di Lorella Zanardo, autrice del documentario e del libro</strong></em><strong> IL CORPO DELLE DONNE</strong> . Lunedì <strong>18 ottobre 2010</strong> <strong>ore 16.00 Tempio di Adriano</strong>, Piazza di Pietra, Roma</p>
<p><span id="more-13921"></span> <span style="text-decoration: underline;">Insieme all&#8217;autrice saranno presenti:</span></p>
<p>Vincenzo Vita, <em>vice presidente commissione cultura del Senato</em></p>
<p>Elisa Manna, <em>responsabile politiche culturali del Censis</em></p>
<p>Fulvio Fammoni, <em>segretario confederale CGIL</em></p>
<p>Mauro Ceruti, <em>commissione cultura del Senato</em></p>
<p>Fabiana Lazzaro, monologo introduttivo &#8220;<em>Nostra Signora Televisione</em>&#8221;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Modera:</span> Giovanna Casadio, <em>giornalista de &#8220;La Repubblica&#8221;</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Conclude:</span> Nichi Vendola,<strong> </strong><em>Presidente della Regione Puglia e portavoce di SEL </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La terza Repubblica o il Bio parco?</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 10:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;era di Berlusconi e del “non luogo Italia”, può finire solo se ci sentiremo parte di una nuova repubblica fondata sull&#8217; idea di cittadinanza. La crisi globale che persiste e che fa preoccupare persino Bernanke, trova nel nostro Paese una declinazione del tutto particolare. Non si tratta di specificità italiana né di parentesi più o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;era di Berlusconi e del “non luogo Italia”, può finire solo se ci sentiremo parte di una nuova repubblica fondata sull&#8217; idea di cittadinanza.</p>
<p>La crisi globale che persiste e che fa preoccupare persino Bernanke, trova nel nostro Paese una declinazione del tutto particolare. Non si tratta di specificità italiana né di parentesi più o meno crociane con cui spesso si è tentato di interpretare la biografia nazionale. <span id="more-13289"></span></p>
<p>Si tratta di leggere l’onnipotenza e il crepuscolo berlusconiano alla luce del ventennio (l’ennesimo) che si va compiendo. Un ventennio che ha radicalmente cambiato, in maniera definitiva, il volto e la composizione sociale del Paese. Un ventennio che ha stravolto antropologicamente la sfera del vivente sussumendo stili di vita, comportamenti, mobilità sociale, linguaggi, parole. Una possente rivoluzione semantica che ha dato dignità e forza all’Italia peggiore mettendo a nudo le fragilità e le ipocrisie di una inconsistente borghesia nazionale.</p>
<p>Ma quanto accaduto in Italia non è il residuo medievale di un Paese che va alla malora, ma il preludio di feroce contemporaneità che sta attraversando l’intera Europa e non solo. Basta ascoltare le parole di Sarkozy sui Rom o quelle della Merkel sulla Grecia per capire di quanta poca Europa disponiamo. E basta osservare il regime russo, o quello cinese, o quello egiziano per capire quanto sia scarso il bene democrazia in giro per il pianeta.</p>
<p>La specificità italiana sta nella congiuntura che ci consegna la somma di una serie di crisi: economica, occupazionale, ambientale, di modello di sviluppo, di illegalità diffusa, di democrazia. Tante piccole guerre civili molecolari che si combattono ogni giorno aumentando distanze e frammentazione. Nord contro sud, ricchi contro poveri, nativi contro migranti, anziani contro giovani, lavoratori dipendenti contro precari, imprenditori contro lavoratori, Capitale contro il lavoro, uomini contro le donne, uomini e donne contro i gay, cattolici contro mussulmani.</p>
<p>E tutti insieme contro i Rom.</p>
<p>Una guerra civile asimmetrica, dove la violenza per la conquista di quote di cittadinanza e benessere è esclusivo appannaggio dei soggetti più forti a danno dei più deboli. Anche in questo senso siamo dentro uno stravolgimento senza precedenti. I fuochi e i forconi sono mossi dal nord, dai ricchi, dai nativi, dagli anziani, dai lavoratori dipendenti, dagli imprenditori, dagli uomini, dal Capitale, dai cattolici ognuno contro le loro specifiche controparti. Rivolte just in time, striscianti pogrom quotidiani organizzati unicamente per togliere a chi ha meno. Meno potere, salario, diritti, aria per respirare. Questo  è accaduto nel nostro Paese negli ultimi venti anni, questo continua ad accadere. In Italia e anche in Europa.</p>
<p>Una crisi di sistema senza precedenti per la nostra Repubblica. Una crisi che somma le dinamiche globali con quelle locali determinando una gigantesca sottrazione. Sottrazione di senso, di narrazione collettiva, di futuro.</p>
<p>Quando si parla di crisi democratica e di sistema si intende tutto questo, rafforzato dalla velocità che il governo Berlusconi ha impresso alla deriva in cui siamo immersi. Se invece qualcuno allude esclusivamente al sistema elettorale e alle violazioni della Costituzione continueremo a praticare la più grande delle rimozioni. La Costituzione materiale di un Paese è fortemente connessa alla materialità dei rapporti di forza tra chi ha e chi non ha. Semplice e lineare, lo scriveva già nel 1956 Pietro Calamandrei denunciando lo scivolamento e la rottura dell’equilibrio raggiunto pochi anni prima.</p>
<p>Non si può guardare allo stravolgimento in atto con gli occhi rivolti al passato. Tra la prima Repubblica di Moro Andreotti Cossiga e la seconda di Berlusconi noi dovremmo scegliere la terza. Dovrebbe essere il campo plurale delle sinistre a proporre un cambio di passo, cogliendo la drammaticità del momento e il disincanto che attraversa lo stato d’animo di milioni di cittadini italiani.</p>
<p>Il punto delicato della discussione è proprio sulla declinazione del concetto di crisi. Viene in mente quello che de Gaulle e gli estensori della Quinta Repubblica francese sembravano aver compreso oltre cinquanta anni fa e quello che la classe politica francese nella sua interezza (dunque anche strenui oppositori come Mitterrand) ha mostrato di aver metabolizzato è che di fronte ad una crisi di sistema è indispensabile affrontare il più vasto problema della legittimazione o rilegittimazione della classe politica e delle sue istituzioni.</p>
<p>Per questo è determinante ragionare guardando avanti affrontando in maniera radicale i nodi che ci si pongono innanzi.</p>
<p>Una nuova Repubblica che sappia allargare la sfera della partecipazione democratica dei singoli e che sappia investire sul ruolo e la responsabilità dei corpi intermedi. Una nuova Repubblica fondata sulle comunità locali e che scelga l’Europa come orizzonte politico. Una Repubblica capace di immaginare un welfare connesso alla cittadinanza (né alla famiglia, né al lavoro, né allo jus sanguinis) che punti alle politiche di inclusione a partire dal reddito di cittadinanza come strumento capace di combattere schiavitù e lavoro povero.</p>
<p>Una Repubblica che sappia ridisegnare un modello di sviluppo fondato sulla riconversione ecologica, da Pomigliano alla bottega di prossimità. Una Repubblica che sappia ridare senso, forza e capacità di contrattazione sociale alla parola lavoro. Una Repubblica capace di narrazione, che sappia aprire una discussione seria sul ruolo che l’Italia saprà svolgere nei nuovi scenari globali.</p>
<p>Non si esce dal ventennio berlusconiano con la resistenza o con le scorciatoie politiciste e le manovre di Palazzo.</p>
<p>Si esce dal ventennio con il racconto di un&#8217;altra Italia, con la valorizzazione di esperienze e virtuosismi già in essere, si esce dando coraggio a tutti coloro che la guerra civile molecolare l’hanno subita e persa ripetutamente a partire da quel lontano autunno 1980.</p>
<p>Un moto di popolo che potrebbe avere dalle primarie il suo innesco naturale. Un moto di popolo che va sollecitato con coraggio, senza precostituirne gli esiti.</p>
<p>Più che leggere il dibattito prevalente nel centro sinistra sulle leggi elettorali e i cerchi concentrici delle alleanze sarebbe molto meglio seguire Jean Claude Izzo nella sua volontà di essere Chourmo contro la logica dei funzionari del male minore.</p>
<p>Chourmo come appartenenza, orgoglio, fedeltà, valori primari. Chourmo inteso come volontà di immischiarsi, di esserci e farsi carico. Di buttarsi nella mischia senza paracadute.</p>
<p>Scrive Izzo pensando Chourmo, “solo per essere fedele alla mia giovinezza. Prima di diventare vecchio definitivamente. Perché tutti invecchiamo, per le nostre indifferenze, le nostre rinunce, le nostre vigliaccherie. E per la disperazione di sapere tutto questo”.</p>
<p>Può capitare che per i medesimi motivi, per non essere più un progetto collettivo, per meschinità, per la prevalenza di lobby e interessi privati, per calcoli elettorali, possa invecchiare una Repubblica e persino una Costituzione.</p>
<p>Ma tutto questo in Italia è già accaduto. Certo ci può dare addirittura nostalgia l’Italia dei primi anni sessanta, l’Italia del piano casa Fanfani, delle autostrade, della nazionalizzazione dell’energia, di Enrico Mattei e la sua spregiudicata ricerca di autonomia per il Paese, l’Italia della Genova antifascista, di porta san Paolo e piazza Statuto.</p>
<p>Appunto fotografie sbiadite, tempi lontani, vissuti come archeologia industriale da esporre nel salotto buono. Nulla che possa aiutarci a capire i compiti dell’oggi. Negli ultimi trenta anni, in Italia e nel mondo, c’è stata un gigantesco spostamento della  ricchezza da chi possiede meno verso chi possiede di più. Il salario e il lavoro sono state le vittime sacrificali di questa modernizzazione senza modernità.</p>
<p>Nel mondo come a Pomigliano dove è stata stracciata ancora una volta la Carta costituzionale ma soprattutto è stato umiliato il lavoro sottoposto a ritmi e produttività sempre più incensanti a parità di salario ed è stata proposta la mensa a scorrimento (cioè a fine turno quando cioè chiunque sano di mente scappa dalla fabbrica). La politica e i media su cosa si sono accaniti? Non sull’umiliazione e la violazione dell’integrità del vivente, non sul piano industriale farsa della Fiat, ma sull’assenteismo di lavoratori che guadagnano novecento euro al mese in quelle condizioni di lavoro, demotivati perché esclusi dalla partecipazione ad un progetto industriale che non esiste e spesso in cassaintegrazione. Una classe dirigente di miserabili detiene oggi le chiavi di casa del Paese.</p>
<p>Dobbiamo provare ad immaginare altro, senza deliri estremistici ma cercando di entrare in sintonia con chi la guerra civile l’ha subita e persa. Dobbiamo provare ad immaginare il profilo di una nuova Repubblica capace di ritessere una speranza collettiva.</p>
<p>Lo spettacolo raccapricciante delle cinquecento hostes pagate per ascoltare le farneticazioni di Gheddafi sul Corano, i trenta cavalli berberi venuti ad abbeverarsi a san Pietro, il baciamano di Berlusconi e dei duemila imprenditori ammessi alla mensa del Colonnello ci dicono che non c’è più niente da salvare. La terza Repubblica o nascerà dal sollevamento delle coscienze critiche e persino patriottiche del Paese o non nascerà. Senza questa brusca inversione di marcia, il destino della Penisola è segnato: il miglior parco a tema del mondo pronto a mettersi a disposizione di qualsiasi satrapo orientale capace di lasciare sul tavolo qualche briciola per una borghesia stracciona che ha smarrito il senso di se.</p>
<p>Il logo è già pronto: Bio-Parco Italia, l’ultima frontiera del cavaliere dimezzato.</p>
<p>Massimiliano Smeriglio</p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><span style="color: #222222;"><span><span style="font-size: x-small;">Tratto dal numero 10 di Loop, in edicola dal 11 ottobre 2010</span></span></span></p>
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		<title>Suggerimenti per indignarsi</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 12:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In riferimento alla puntata di Presa Diretta &#8220;Senza Donne&#8221;  in onda domenica 26 settembre 2010 alle 21.00 (http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-97cbc237-7305-4d48-90de-5bcab4ef39f4.html) Nulla di nuovo, caro Iacona, ma fai bene a ricordarlo, a portarlo in tv, spazio solitamente occupato da altre donne, con altri valori. I casi riportati nella puntata di “Presa Diretta” servono a dare una rappresentazione reale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In riferimento alla puntata di Presa Diretta &#8220;Senza Donne&#8221;  in onda domenica 26 settembre 2010 alle 21.00<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-97cbc237-7305-4d48-90de-5bcab4ef39f4.html"> (http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-97cbc237-7305-4d48-90de-5bcab4ef39f4.html)</a></span></p>
<p>Nulla di nuovo, caro Iacona, ma fai bene a ricordarlo, a portarlo in tv, spazio solitamente occupato da altre donne, con altri valori. I casi riportati nella puntata di “Presa Diretta” servono a dare una rappresentazione reale di quello che sta accadendo nel mondo del lavoro in generale e in quello femminile in particolare. In un paese in cui essere donna evidentemente vuol dire ancora essere figlie di un dio minore, in cui il 27% delle donne abbandona il lavoro dopo il primo figlio, in cui la giornata lavorativa per le donne dura ancora 27 ore, in cui per avere un ruolo dirigenziale le donne devono dimostrare di essere più brave e (forse) più belle dei loro colleghi, in cui a parità di lavoro le donne hanno ancora stipendi inferiori conviene davvero tenere le donne lontane dalla parità?</p>
<p><span id="more-13263"></span>In termini economici parrebbe proprio di no. Studi prestigiosi (<em>womenomics</em>) dimostrano che nei paesi in cui si è più vicini o si è raggiunta l’effettiva parità di genere anche il PIL è salito, la correlazione tra la scarsa presenza delle donne e la stagnazione economica, dimostra che la questione dell’equità, si lega strettamente all’efficienza. Perché non riusciamo a parlare di queste cose? Perché non riusciamo a imporci, a pretendere di esserci nei luoghi e negli spazi, occupati prevalentemente da “maschi-occidentali”?</p>
<p>Le donne sono poche anche in politica, nel governo solo cinque ministre, di cui tre senza portafoglio, quattro su ventidue a presiedere le commissioni parlamentari, due sole presidenti di regione, e la lista potrebbe continuare. Per un partito che vuole rappresentare la novità, l’alternativa vera a questo sistema politico-istituzionale, la questione di genere non può rimanere secondaria. Parliamone finché siamo in tempo, prepariamoci ad affrontare il nostro Congresso, formuliamo le nostre pratiche di resistenza e di rielaborazione. Tutto quello che ci circonda deve spaventarci e indignarci : <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=FAL3IZmKQBA">http://www.youtube.com/watch?v=FAL3IZmKQBA</a></span>.</p>
<p>BOICOTTIAMO le aziende che pubblicizzano in questo modo i loro prodotti, denunciamo, diffondiamo la nostra indignazione; nel resto d’Europa anche le pubblicità degli stessi prodotti sono diverse, in Spagna c’è una commissione (“Autocontrol”) che valuta gli spot prima di mandarli sui media, con particolare attenzione alla parità e al rispetto della donna e del suo corpo.</p>
<p>PRETENDIAMO UN CONTROLLO E IL SUPERAMENTO DEGLI STEREOTIPI!!!</p>
<p>La libertà d’espressione non può limitare le altre libertà, i mezzi di comunicazione sono degli attori chiave nella formazione di un immaginario e nella costruzione di un racconto condiviso, RESPONSABILIZZIAMOLI E RESPONSABILIZZIAMOCI anche noi.</p>
<p>Maria Pia Pizzolante</p>
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		<title>Nichi: Mi candido per sparigliare il centrosinistra</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 08:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Noi diciamo no ai governi tecnici e a quelli delle larghe intese: le primarie non sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra, e io mi candido per sparigliare questi giochi”. Nichi Vendola ha così concluso oggi, a Bari, gli Stati generali delle fabbriche di nichi davanti a una platea di circa duemila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Noi diciamo no ai governi tecnici e a quelli  delle larghe intese: le primarie non sono una minaccia per il Pd o per  il centrosinistra, e io mi candido per sparigliare questi giochi”.</p>
<div>
<p>Nichi Vendola ha così concluso oggi, a Bari, gli Stati generali delle  fabbriche di nichi davanti a una platea di circa duemila persone  provenienti per il 40% dal resto d’Italia, in molti dal Settentrione. La  manifestazione è stata seguita anche attraverso il web e i social  network: la fan page di facebook di Nichi Vendola ha raggiunto quota  167.000, con 4.800 nuovi fan negli ultimi tre giorni.<span id="more-11338"></span></p>
<p>“Dobbiamo vincere”, ha sottolineato Vendola, “ma questo verbo deve  essere coniugato fuori dal palazzo, lungo le traiettorie delle vie  popolari. Vincere ha un significato se si vince a Pomigliano, a Melfi,  se la vittoria ha significato per gli studenti precari, per i  ricercatori che sono costretti ad emigrare, per le donne e gli eroi dei  nostri giorni, come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani. Bisogna  vincere per ricostruire i codici dei diritti: allora la vittoria è un  discorso sulla salvezza del Paese, che guarda all’Europa. È la vittoria  di tanti, è la vittoria del popolo che si alza in piedi, non è una  vittoria di parte o di partito”.</p>
<p>Vendola ha poi precisato il senso della sua disponibilità alla  candidatura. “Perché io?”, ha detto, “perché sono voi quando non  sopportate il centrosinistra avendo in mente un mondo diverso da questo.  Noi abbiamo due obiettivi da raggiungere: il primo è l’indispensabilità  di un metodo democratico che si sottrae alle nomenclature di partito;  il secondo è portare nell’arena la domanda di una buona politica. Non  c’è buona politica che possa prescindere da un discorso sul buio e sulla  luce”. Vendola, infatti, ha titolato così il discorso conclusivo degli  Stati generali delle fabbriche di nichi, “lanterne che illuminano gli  angoli bui dell’esistente”.</p>
<p>Le fabbriche, come specificato da Vendola, sono un’esperienza autonoma  da tutti i partiti, portano in dote il principio di cooperazione e  “vogliono accarezzare il centrosinistra, insufflare l’anima della  questione della modernità nel momento in cui la destra si presenta come  antimoderna”.Questa nuova realtà vuole scuotere “l’albero del  centrosinistra per costruire la narrazione di un’Italia migliore”.</p>
<p>Ha poi annunciato i temi chiave di una nuova piattaforma programmatica  del centrosinistra: investire nella Bellezza dell’ambiente, dei talenti e  dei territori; rilanciare l’Economia attraverso una pressione fiscale  più equa, la redistribuzione delle risorse e puntando su qualità e  innovazione; sottrarre la Conoscenza alla privatizzazione e alla  parcellizzazione dei saperi attraverso il rilancio della scuola e  dell’università come elementi fondanti di una cultura diffusa;  ristabilire la connessione tra i Diritti e le persone; custodire il  patrimonio dei Beni Comuni.</p>
<p>Nichi Vendola ha sottolineato che gli Stati generali delle fabbriche di  nichi diventeranno un appuntamento annuale. “Questo è l’equivalente del  meeting riminese di Comunione e Liberazione: deve essere per noi il più  importante incubatore di intelligenze e della nuova classe dirigente”.  “C’è un’Italia migliore”, ha concluso Vendola, “e noi la faremo  vincere”.</p>
</div>
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		<title>Il sito di SEL listato a lutto aderisce allo sciopero</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 22:01:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La redazione del sito di Sinistra, Ecologia, Libertà  in segno di protesta contro il disegno di legge sulle intercettazioni che pone intollerabili limiti al diritto di cronaca e alla libera circolazione delle notizie lista a lutto il proprio sito e  aderisce allo sciopero generale dell&#8217;informazione proclamato per oggi, venerdì 9 luglio 2010. Gli aggiornamenti riprenderanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La redazione del sito di Sinistra, Ecologia, Libertà  in segno di protesta contro il disegno di legge sulle intercettazioni che pone intollerabili limiti al diritto di cronaca e alla libera circolazione delle notizie lista a lutto il proprio sito e  aderisce allo sciopero generale dell&#8217;informazione proclamato per oggi, venerdì 9 luglio 2010. Gli aggiornamenti riprenderanno nella giornata di sabato 10 luglio.</p>
<p>Un popup nero con una citazione di Enzo Biagi rivolto ai giovani  giornalisti sulla libertà di stampa, alcuni stralci del discorso di  Mussolini ai direttori dei giornali italiani nel 1928, alcune citazioni  dei gerarchi Federzoni e Ricci durante la discussione parlamentare sulle  leggi speciali del 25: si apre così il sito internet di  Sinistra Ecologia Libertà, in adesione allo sciopero dei giornalisti  promosso dalla Fnsi e dalla mobilitazione di Articolo 21 sulla rete,  contro il Ddl bavaglio sulle intercettazioni. Due modi completamente  diversi, antitetici, ma ancora attuali di intendere il giornalismo, la  libertà di stampa, il rapporto tra potere politico e professione  giornalistica. Il senso più vero e nobile della mobilitazione di questi  giorni a favore della libertàdi informazione dei cittadini sta in quelle  12 parole di Enzo Biagi. “Ai giovani giornalisti dico: raccontate  sempre la verità. Anche se costa molto” (Enzo Biagi, Resto del Carlino,  intervista postuma).</p>
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		<title>Oltre la libertà di denunciare,  per descrivere il paese reale</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 10:26:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi trovavo l’altro ieri a P.za Navona alla manifestazione contro la legge “bavaglio” e, pur sentendomi pienamente parte di questo movimento di resistenza, ne avvertivo tutta l’insufficienza. Riflettendoci su ho capito che mi covava la delusione di non aver sentito dai partecipanti (in particolare dagli esponenti dei media) un seppur piccolo accenno di autocritica perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi trovavo l’altro ieri a P.za Navona alla manifestazione contro la legge “<em>bavaglio</em>” e, pur sentendomi pienamente parte di questo movimento di resistenza, ne avvertivo tutta l’insufficienza.<span id="more-10735"></span><br />
Riflettendoci su ho capito che mi covava la delusione di non aver sentito dai partecipanti (in particolare dagli esponenti dei media) un seppur piccolo accenno di autocritica perché la situazione nella quale ci troviamo rimanda, anche in parte, a loro responsabilità.</p>
<p>L’impostazione della protesta era tutta incardinata all’interno del quadro dello stato liberale classico nel quale si può fare parte di un movimento di protesta per la libertà di stampa e nel contempo essere liberisti in economia e subalterni alle politiche sociali del Governo. L’unico intervento che è uscito un poco dal coro è stato quello di Rodotà che ha inserito questa battaglia nel più ampio quadro politico e sociale del paese.</p>
<p>Beninteso, a scanso di equivoci ritengo fondamentale per la salvaguardia della democrazia del nostro paese appoggiare fino in fondo questo movimento, però, per quanto ci riguarda, dobbiamo andare oltre attraverso una nostra azione specifica ma anche avanzando proposte per consolidare e far maturare questo movimento di resistenza e ribellione.(questa ultima da me auspicata).</p>
<p>Chi conosce un poco il meccanismo dei media di massa sa che la tendenza a produrre una realtà virtuale, molto o poco corrispondente alla realtà vera è una cosa sempre presente: in particolare basta guardare il TG1 per capirlo. Ma non c’è solo questo c’è anche il fatto, particolarmente presente nel nostro paese, che la realtà viene filtrata sopprimendo la comunicazione di fatti politici e sociali che non entrano nel circuito della comunicazione di massa sulla base delle opzioni politiche che orientano i vari media di destra e di “sinistra”. Lo ha reso bene Marco Travaglio con il titoli di un suo libro che recitava <em>La</em> <em>scomparsa dei fatti</em>.</p>
<p>Per noi che lavoriamo per una alternativa sociale e politica risulta esiziale che la realtà comunicata non venga mutilata di tutti quegli aspetti sociali, economici e politici nonché dei problemi reali delle persone, del loro disagio sul lavoro, nella vita concreta, ecc… per risolvere i quali mettiamo in campo una proposta di alternativa.</p>
<p>Mi sono tornati in mente gli anni &#8217;70 e la &#8220;controinformazione&#8221;. Allora si trattò di una pratica diffusa di interpretazioni alternative dei fatti (la strategia della tensione, la morte di Pinelli, il libro &#8220;La strage di Stato&#8221;) sulla quale si innestò un tentativo di strumenti alternativi di informazione (le radio libere, editoria alternativa, ecc&#8230;.); per un poco funzionò perché legata ad un movimento politico e sociale in espansione. Poi, con il riflusso, con gli anni del terrorismo, ecc. questa esperienza rifluì e si dovette concludere che la controinformazione non era praticabile ed invece si dovevano aprire spazi nei media esistenti e puntare ad una loro democratizzazione.</p>
<p>Faccio ora un salto logico di qualche decennio per avanzare l&#8217;ipotesi che oggi ci troviamo di fronte, e ciò si accentuerà, ad una situazione di scomparsa dei fatti.<br />
Mi pare che siamo di fronte ad un tale salto di qualità che imponga di riprendere la discussione sulla possibilità e/o utilità di pensare a circuiti informativi di massa paralleli e, in larga parte autonomi dall&#8217;attuale sistema massmediatico.</p>
<p>Penso ad una proposta da lanciare a vari e svariati soggetti che operano in questo campo (Giornalisti, TV locali, Radio, Giornali e pubblicazioni telematiche, Intellettuali, associazioni, ecc.) la proposta di costituire una “rete informativa” con vocazione di massa volta a sanare quella mutilazione della realtà a cui siamo sottoposti.<br />
Comunicare fatti e non le opinioni sui fatti. Ricostruire una comunicazione  condivisa del paese reale.</p>
<p>Se le cose che dico non sono campate in aria, se la loro percorribilità è, oggi, favorita da tecnologie a medio-basso costo, sarebbe il caso di fare una discussione al riguardo in SEL.</p>
<p>Sergio Tosini</p>
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		<title>La sinistra, il lavoro, l’alternativa</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 05:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scorsa settimana presso un albergo romano si è tenuta un’iniziativa con la partecipazione di Nicola Zingaretti e Nicki Vendola. Promossa da quel settore di Sinistra ecologia e libertà favorevole ad un centro-sinistra come “campo largo”, in cui cioè le soggettività si estinguono in un indistinto contenitore coalizionale, l’iniziativa è però sfuggita di mano ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La scorsa settimana presso un albergo romano si è tenuta un’iniziativa con la partecipazione di Nicola Zingaretti e Nicki Vendola. Promossa da quel settore di Sinistra ecologia e libertà favorevole ad un centro-sinistra come “campo largo”, in cui cioè le soggettività si estinguono in un indistinto contenitore coalizionale, l’iniziativa è però sfuggita di mano ai promotori.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span id="more-10275"></span>Merito di Nichi Vendola che, a differenza di certe sue recenti più sfumate dichiarazioni, ha stavolta fissato alcuni paletti: sui doveri della sinistra, sui caratteri dell’opposizione a Berlusconi, sullo stesso prossimo congresso costitutivo di Sinistra ecologia e libertà. Le tre cose in effetti devono andare insieme: qualità del centro-sinistra, opposizione sociale e politica alla destra, nuovo soggetto politico della sinistra.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Intanto il riferimento di quadro imprescindibile: dietro il ricatto di Pomigliano c’è uno sfondamento sociale, politico e culturale della destra, che si tratta di contrastare con forza; avendo però l’intelligenza di mobilitare un fronte ampio di lavoratori, disoccupati, intellettuali, opinione pubblica intorno ad un programma di tutela dei diritti sociali che sia immediatamente tutela dei diritti costituzionali e di libertà. Qui Vendola è stato particolarmente chiaro: la nostra Costituzione “intreccia in una cosa sola i diritti sociali, i diritti civili e i diritti umani e ruota fin dall’articolo 1 sul nesso necessario e inscindibile tra lavoro e libertà”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Da qui bisogna ripartire. Da una risposta che non può essere solo sindacale (men che meno di categoria), ma che deve essere politica in senso eminente e anzi senz’altro di civiltà. Perché CGIL e FIOM non siano lasciate sole (e quindi sconfitte), occorre una sinistra non ridotta a mero movimento d’opinione, ma che a partire dal lavoro ricostruisca il suo insediamento e la sua strategia.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lavoro e libertà” dunque, il cuore della nostra Costituzione. La sinistra, come nei punti alti della storia repubblicana, deve riuscire però non solo a porre certi temi al centro della sua azione, ma senz’altro al centro dell’agenda politica italiana. Così come si è saputo fare, per altro verso, con il referendum sull’acqua pubblica ovvero con i “beni comuni” in quanto intangibili dalla logica del profitto. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Solo mostrandosi capaci di mettere insieme questi decisivi momenti strategici si riscopre e si rilancia una missione nazionale. Cioè così riusciremo a trovare quello che in questi anni ci è mancato: la capacità di contribuire in maniera originale alla costruzione di una coalizione alternativa al blocco di destra, risolvendo però al tempo stesso il problema, pure esso ormai maturo, di un nuovo partito della sinistra.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E in effetti quanto al rapporto con il PD Vendola si è espresso in termini finalmente chiari. “Io non sono Enrico Letta”, ha dichiarato senza diplomatismi, aggiungendo: “c’è un problema enorme col PD”, cioè con chi ritiene si debba definitivamente sperdere ogni carattere di sinistra e in nome “dell’accreditamento verso i poteri forti ha elaborato un livello stupefacente di subalternità culturale”. Di qui appunto la necessità di un nuovo partito, indispensabile a far “rinascere la sinistra in Italia”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Altro che “campo largo del centro-sinistra”! Vendola nei suoi interventi più recenti ha fatto altro, ha tenuto aperto uno spazio politico. Uno spazio politico per le forze alla sinistra del PD, ma utile allo stesso centro-sinistra, in quanto colazione a due gambe: una sinistra che accetta la sfida del governo e un centro democratico disponibile a cambiare in meglio il Paese. In questo contesto l’autonomia della sinistra non è un residuo identitario, ma una premessa indispensabile per l’alternativa alla destra politica e sociale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il congresso di SEL di ottobre, per essere all’altezza della situazione, dovrà tenere dentro tutto questo: chiara consapevolezza che la destra di Berlusconi e della Confindustria vuole riscrivere non solo le relazioni sociali o sindacali, ma cambiare il patto fondamentale che lega i cittadini, spostando l’asse ancor più a favore dei poteri forti; l’esigenza di costruire un centro-sinistra capace di governare il Paese, ma anche di cambiarlo, avendo come stella polare il lavoro e i diritti; infine appunto la convinzione che è indispensabile una sinistra autonoma, organizzata, capace di rappresentare interessi e suscitare speranze, di produrre cultura critica e proposta politica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È bene che quanti entro SEL condividono questo taglio da dare al dibattito dei prossimi mesi, organizzino la loro presenza a partire da una precisa premessa strategica, puntando a farla prevalere al congresso. Non di giochi di corrente deve trattarsi, ma di dare voce alla consapevolezza che siamo ormai di fronte a scelte da cui ne va non solo del destino della sinistra in Italia, ma senz’altro del destino della democrazia, economica come politica, nel nostro Paese. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Fabio Vander</span></p>
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		<title>Documento di compagni/e di Cosenza</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 08:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Noi militanti e dirigenti della Federazione provinciale di Cosenza consideriamo conclusa la nostra militanza nel Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, un partito cui vanno riconosciuti meriti storici indiscutibili, perché ha consentito in fasi difficili e complesse della recente fase storico-politica una contrapposizione intellettuale collettiva alla deriva neoliberista, sancita simbolicamente dal crollo dell’Europa dell’est. Nato dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noi militanti e dirigenti della Federazione  provinciale di Cosenza consideriamo conclusa la nostra militanza nel Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, un partito cui vanno riconosciuti meriti storici indiscutibili, perché ha consentito in fasi difficili e complesse della recente fase storico-politica una contrapposizione intellettuale collettiva alla deriva neoliberista, sancita simbolicamente dal crollo dell’Europa dell’est.</p>
<p><span id="more-9831"></span>Nato dalla spontanea e sentita necessità di opporre un netto rifiuto alla deflagrazione del PCI e dalla successiva adesione di altre forze politiche e soggettività del variegato mondo dell’antagonismo, il Partito della Rifondazione Comunista, sotto la direzione del compagno Fausto Bertinotti, ha saputo cogliere in anticipo, rispetto a tante letture stantie ed omologate, la multiforme galassia delle soggettività antagoniste capaci di opporsi  alla devastante fase di dominio del neoliberismo, che nelle giornate di Genova hanno segnato il punto più alto (e tragico) di una elaborazione inedita di organizzazione del conflitto.</p>
<p>I successivi passaggi, in maniera particolare la fase di analisi precedente alla formazione del governo Prodi, hanno segnato tuttavia una insufficiente valutazione delle dinamiche sociali in atto, con la conseguenza di un’impotenza istituzionale che ha prodotto una verticale perdita di credibilità politica e di consenso.</p>
<p>Dapprima la disastrosa esperienza della Sinistra Arcobaleno che, recepita in maniera diffusa come operazione verticistica ed autoreferenziale, di tutela di ceto politico, è stata sonoramente bocciata dall’elettorato  che ne ha di fatto determinato la scomparsa dalle aule parlamentari.</p>
<p>Oggi, i ritardi enormi nella ipotesi di costruzione di una Federazione della Sinistra, che per definizione dovrebbe avere come obiettivo necessario da perseguire l’aggregazione di quanto esiste nei vari segmenti partitici e con ancor più tenacia quanto esiste fuori dai partiti, sembrano allontanare ogni possibilità di aprire una seria interlocuzione con la multiforme galassia di soggettività politiche, sociali, associative, di movimento che esprime, insieme ad  un disagio diffuso, l’esigenza di ritrovare luoghi aperti di partecipazione ed elaborazione.</p>
<p>È innegabile infatti che Rifondazione Comunista, pur nella versione allargata della Federazione della Sinistra, non è più in grado di dare una risposta a questa esigenza di partecipazione ed elaborazione, orientata com’è a farsi portatrice di istante testimoniali ed identitarie che, per quanto suggestive, non possono a nostro avviso esaltare “hic et nunc” l’entusiasmo necessario per un tentativo di ricomposizione largo, diffuso e partecipato di quanti avvertono la necessità di avviare una fase costituente di una soggettività al tempo stesso radicale, libertaria, egalitaria.</p>
<p>Crediamo che si debba aprire una fase nuova nella storia politica della Sinistra italiana.</p>
<p>Di fronte alla crisi di sistema che investe in maniera totalizzante il pianeta, che accentua le sperequazioni, che affama esseri umani, devasta territori, provocando esodo e repressione, guerre e precarietà, sfruttamento e persino forme inedite di schiavitù’, in questa fase di dichiarato fallimento di ogni capacità di governo dei processi innescati in nome dell’invisibile “mano del mercato”, la Sinistra latita nell’immaginario collettivo, è letargica ed autoreferenziale, vecchia e monotona.</p>
<p>In Europa ed in Italia si scontano le politiche imposte da Maastricht, con una crisi economica e sociale strutturale che ormai investe in maniera incontrollata le economie nazionali, che per tutta risposta infliggono gli ultimi colpi di maglio alle misere risorse destinate allo stato sociale, ed  anzi individuano essenzialmente nei diritti dei ceti meno abbienti, oltre che nella svendita dei patrimoni pubblici, la chiave di volta delle politiche economiche  e finanziarie.</p>
<p>I rischi significati connessi alla fase sono di una recrudescenza delle ipotesi di estensione della guerra come elemento di stabilizzazione e di controllo del sistema,ed al contempo di una ulteriore fase di restrizione delle libertà singole e collettiva</p>
<p>Il caso italiano risulta essere il più inquietante e gravido di imprevedibili involuzioni autoritarie.</p>
<p>La lenta e costante fase di destrutturazione della democrazia rappresentativa, operata con la duplice forbice dei tagli di bilancio agli Enti locali caricati dell’impegno di nuovi balzelli cui sottoporre i cittadini, ed al contempo l’introduzione di forme verticistiche di governo, che di fatto esautorano il dibattito dai consigli locali e delegano alle figure apicali poteri pressoché assoluti, ha prodotto un effetto devastante e paradossale che richiede una riflessione più attenta e articolata.</p>
<p>La crisi della democrazia è ancora più evidente nel Mezzogiorno, inquinato da sempre più pervasive forme di criminalità organizzata: l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi essenziali ha un inevitabile riflesso in termini di gestione delle risorse,  di consenso politico e  ricatto, se non la diretta “discesa in campo” della mafia imprenditrice, favorita dagli effetti che produrrà il federalismo.</p>
<p>La questione del Mezzogiorno appare ormai derubricata a semplice reminiscenza storica, almeno fino alla prossima revisione dei testi scolastici, dai quali è facile supporre sarà espunta, in stretta compagnia delle altre pagine di storia più o meno sconvenienti per il comune senso di dominio delle nuove classi padronali.</p>
<p>E’ un’Italia capovolta, che recupera le pulsioni istintive dell’ italietta rancorosa e retriva, divisa, litigiosa, campanilistica, in altri termini pronta ad adeguarsi a nuovo ordine e nuova disciplina.</p>
<p>In questo contesto la Sinistra italiana è chiamata ad assumersi le responsabilità di questa fase storica.</p>
<p>Si deve aprire una seria discussione a Sinistra che punti a innovare la sua missione politica e superare frammentazioni e limiti che le hanno impedito in questi ultimi anni di essere soggetto politico credibile, autorevole e realmente alternativo al centrodestra. I rischi, come dicevamo, sono notevoli e chiunque si ostini a perseguire una politica di bottega e di autoconservazione rischia di porsi al di fuori dalla Storia.</p>
<p>Riteniamo che sia giunto il momento, non più rimandabile, di  lavorare a un percorso che miri alla nascita di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana, un soggetto forte, unito e plurale, che riesca a diventare punto di riferimento credibile per tutte quelle soggettività che, pur essendo portatrici di istanze sociali e valori chiaramente riconducibili alla storia del pensiero e del movimento operaio, non trovano negli attuali partiti della sinistra alcuna forma di rappresentanza.</p>
<p>Un nuovo soggetto in grado di riconoscere da una lato la validità dei percorsi soggettivi precedenti  e dall’altro ricollocarsi necessariamente in un ambito omogeneo di linguaggio ed azione culturale, organizzativa e politica. I segmenti culturali di provenienza saranno la base costituente che dovrà produrre una sintesi di appartenenza comune altra che coincida con i valori della solidarietà, libertà e uguaglianza.</p>
<p>La necessità di lavorare a questo nuovo soggetto è dettata inoltre dalla crisi irreversibile del Partito Democratico, e/o comunque della evidente incapacità progettuale di questa formazione politica a rappresentare una alternativa valida e possibile al berlusconismo.</p>
<p>Se non ci muoviamo per tempo, rischiamo di consegnare il nostro prossimo futuro a soluzioni inquietanti, le cui basi odierne sono riscontrabili nell’assalto frontale alla Costituzione repubblicana e di conseguenza allo statuto dei lavoratori, ai diritti delle donne, dell’ambiente, del patrimonio pubblico artistico ed ambientale, al diritto alla salute, alla previdenza, alla casa,all’istruzione, alle istanze di pace e convivenza tra i popoli cui il nostro Paese è storicamente e geograficamente vocato.</p>
<p>È una sfida difficilissima, ne siamo consapevoli, ma non per questo dobbiamo e vogliamo sottrarci.</p>
<p>Angelo Broccolo (Segretario provinciale)</p>
<p>Vincenzo Mastrota (Portavoce provinciale Giovani Comunisti)</p>
<p>Bruno Pascuzzo (Comitato politico provinciale)</p>
<p>Alberto Laise (Comitato politico provinciale)</p>
<p>Pierluigi Zicaro (Comitato politico provinciale)</p>
<p>Danilo Barbiero (Segretario Circolo Pedivigliano)</p>
<p>Francesco Imbrogno (Comitato politico provinciale)</p>
<p>Fernando Sicilia (Comitato politico provinciale)</p>
<p>Benedetto Guaglianone (Comitato politico provinciale)</p>
<p>Giuseppe Carrozza (Dirigente Circolo Cassano Allo Jonio)</p>
<p>Emma Orrico (Comitato politico provinciale)</p>
<p>Alessandro Nigro (Coordinamento GC provinciale)</p>
<p>Ernesto Serra (Comitato politico provinciale)</p>
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		<title>Una battaglia di libertà a Fano</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 18:01:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A poco piu&#8217; di un anno dalla morte di Eluana Englaro, il tema del testamento biologico e della necessità di una legge che lo disciplini rimane drammaticamente attuale e restano indefiniti i termini attraverso cui riuscire a ottenere il pieno rispetto delle proprie volontà in materie così delicate. In questo contesto le amministrazioni locali possono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A poco piu&#8217; di un anno dalla morte di Eluana Englaro, il tema del  testamento biologico e della necessità di una legge che lo disciplini  rimane drammaticamente attuale e restano indefiniti i termini attraverso  cui riuscire a ottenere il pieno rispetto delle proprie volontà in  materie così delicate. In questo contesto le amministrazioni locali  possono svolgere un ruolo positivo, facendosi carico di garantire i  diritti, le libertà e le volontà dei cittadini. <span id="more-8468"></span>La vita infatti è di chi  la vive, non dello Stato. Sul confine tra la vita e la morte, la scelta  di proseguire o meno cure dolorose e senza speranza deve restare  responsabilità di ogni singola persona.</p>
<p>La libertà personale, in questa  sfera, è tra le più preziose e nessuno può costringerci a rinunciarvi.  La Costituzione italiana a questo proposito è chiara: tutti hanno  diritto alle cure ma nessuno può essere obbligato a curarsi contro la  propria volontà (in tal proposito la stessa la Corte di Cassazione,  nella sentenza numero 21748 del 2007, ha stabilito che alimentazione ed  idratazione sono senza dubbio trattamenti medici e, quindi, come tali  rinunciabili). Le persone, in tutti i paesi civili possono decidere e  lasciare scritto fino a che punto vogliono essere curate e dove invece  sarebbe solo un’inutile sofferenza in più.</p>
<p>In questo senso la straordinaria testimonianza umana e civile incarnata  da Beppino Englaro si incrocia &#8211; non a caso -  con una battaglia comune a  difesa della Costituzione Repubblicana, violata a suo tempo da un  tentativo brutale e cinico di utilizzare un dramma umano per affermare  una concezione autoritaria del potere che richiama l’ambiguo concetto di  “Stato etico”.</p>
<p>Per questo nel corso degli ultimi mesi abbiamo ritenuto utile presentare  e proporre al Consiglio comunale di Fano &#8211; terza città per abitanti  delle Marche &#8211; due diversi ordini del giorno, tra loro tuttavia  collegati: il primo per far sì che il Comune istituisse – come hanno già  fatto e stanno facendo tanti altri Comuni italiani – un registro per la  raccolta e la conservazione delle dichiarazioni anticipate di  trattamento sanitario (il cosiddetto “testamento biologico”); una  seconda per riconoscere la cittadinanza onoraria della nostra città a  Beppino Englaro, in considerazione della battaglia di civiltà e di  legalità sostenuta con forza e dignità non solo per sua figlia ma per  tutte e tutti noi. (Il testo di entrambe le mozioni è consultabile su <a title="www.sinistraunitafano.blogspot.com" href="http://www.sinistraunitafano.blogspot.com/">www.sinistraunitafano.blogspot.com</a>).</p>
<p>Ieri finalmente – dopo mesi di polemiche, di attacchi violenti e  talvolta beceri sulla stampa e i media locali – la mozione per  l’istituzione del registro comunale per il testamento biologico è  arrivata in discussione in sede di Consiglio comunale, venendo approvata  a larga maggioranza con un voto trasversale che  ha coinvolto non solo i  consiglieri di minoranza del centrosinistra ma anche molti consiglieri  di maggioranza del centrodestra, che sono stati determinanti per  l’approvazione della proposta avanzata a suo tempo &#8211; precisamente lo  scorso 15 ottobre &#8211; dal gruppo consiliare di Sinistra Unita.</p>
<p>Fano è  infatti una città governata dal centrodestra con il 62% dei consensi, e  questo se possibile aumenta ancor di piu’ il valore della scelta fatta  di istituire il registro comunale per la raccolta e la conservazione  delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario. Del resto la  nostra battaglia è stata ed è una battaglia di libertà, che come tale è  stata ed è una battaglia di tutti e per tutti. Una battaglia di libertà e  di civiltà che abbiamo iniziato e che continueremo con determinazione.</p>
<p>Ovviamente per tutti coloro che in questi mesi si sono battuti dentro e  fuori le istituzioni per raggiungere questo traguardo e, in generale,  per  tutti coloro che credono in istituzioni libere e laiche capaci di  tutelare e garantire i diritti e le libertà di ciascuno di noi, quella  di oggi rappresenta una bellissima vittoria.<br />
Una vittoria che è molto importante riproporre e conseguire in futuro  anche in tanti altri Comuni del nostro Paese, non solo per l’intrinseco  valore dei  registri comunali ma anche per la valenza politica e  culturale che l’affermazione e la diffusione di questo strumento porta  con sé.</p>
<p>È una bella battaglia, che vale davvero la pena di combattere.</p>
<p>Samuele Mascarin<br />
Consigliere comunale e Coordinatore Sinistra Ecologia Libertà Fano</p>
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		<title>Appello: &#8220;La libertà è partecipazione informata&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 09:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Senato la maggioranza cerca di imporre la legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale. Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati. Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Senato la maggioranza cerca di imporre la legge sulle intercettazioni  telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema  costituzionale. Sono a rischio la <strong>libertà di manifestazione del pensiero</strong> ed il <strong>diritto  dei cittadini ad essere informati</strong>.</p>
<p>Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e  viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni  svolte. <strong>Una pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella  amatoriale e dei blog</strong>.<span id="more-8288"></span></p>
<p>Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia  dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di  Consorte.</p>
<p>Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire  efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e  nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.</p>
<p>Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che  tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.</p>
<p>Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna  maggioranza</strong>.</p>
<p><a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Rodot%C3%A0" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=119415201414000&amp;h=5e467f2dcd4e81c82c7545923b22338a&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FStefano_Rodot%25C3%25A0" target="_blank">Stefano Rodotà</a><br />
<a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Fiorello_Cortiana" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=119415201414000&amp;h=cd05141123f2d21886c1c18388dab231&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FFiorello_Cortiana" target="_blank">Fiorello  Cortiana</a><br />
<a title="http://demartin.polito.it/aboutme" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=119415201414000&amp;h=06b4654ec44fc9c47f4347ab5f62b0e9&amp;url=http%3A%2F%2Fdemartin.polito.it%2Faboutme" target="_blank">Juan Carlos  De Martin</a><br />
<a title="http://www.dicorinto.it/info" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=119415201414000&amp;h=33cd2509e117fdf65aa4d78b50994ead&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.dicorinto.it%2Finfo" target="_blank">Arturo Di Corinto</a><br />
<a title="http://pazlab.com/formenti/" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=119415201414000&amp;h=6661cc5d602c308ffa427516b8fc86da&amp;url=http%3A%2F%2Fpazlab.com%2Fformenti%2F" target="_blank">Carlo Formenti</a><br />
<a title="http://www.guidoscorza.it/?page_id=403" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=119415201414000&amp;h=ed45496ca1d0168ca357ac1343fb7266&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.guidoscorza.it%2F%3Fpage_id%3D403" target="_blank">Guido  Scorza</a><br />
<a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Gilioli" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=119415201414000&amp;h=ae3807dceb64aae4aeb5a46069ac74d2&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FAlessandro_Gilioli" target="_blank">Alessandro  Gilioli</a></p>
<p><strong>Facciamo sentire la nostra voce.</strong></p>
<p>Interveniamo direttamente aderendo all’appello e scrivendo ai senatori  membri della Commissione Giustizia.</p>
<p>BERSELLI Filippo, PdL &#8211; berselli_f@posta.senato.it</p>
<div>
CENTARO Roberto, PdL &#8211; centaro_r@posta.senato.it<br />
MARITATI Alberto, PD &#8211; maritati_a@posta.senato.it<br />
CAROFIGLIO Gianrico &#8211; PD carofiglio_g@posta.senato.it<br />
LONGO Piero, PdL &#8211; longo_p@posta.senato.it<br />
ALLEGRINI Laura, PdL &#8211; allegrini_l@posta.senato.it<br />
BALBONI Alberto, PdL &#8211; balboni_a@posta.senato.it<br />
BENEDETTI VALENTINI Domenico, PdL &#8211; benedettivalentini_d@posta.senato.it BURGARETTA APARO Sebastiano,  Misto   burgarettaaparo_s@posta.senato.it<br />
CASSON Felice, PD &#8211; casson_f@posta.senato.it<br />
CHIURAZZI Carlo, PD &#8211; chiurazzi_c@posta.senato.it<br />
D&#8217;ALIA Gianpiero, UDC-SVP-IS-Aut &#8211; dalia_g@posta.senato.it<br />
D&#8217;AMBROSIO Gerardo, PD &#8211; dambrosio_g@posta.senato.it<br />
DELLA MONICA Silvia, PD &#8211; dellamonica_s@posta.senato.it<br />
DELOGU Mariano, PdL &#8211; delogu_m@posta.senato.it<br />
DIVINA Sergio, LNP &#8211; divina_s@posta.senato.it<br />
FINOCCHIARO Anna, PD &#8211; finocchiaro_a@posta.senato.it<br />
GALLONE Maria Alessandra, PdL &#8211; gallone_m@posta.senato.it<br />
GALPERTI Guido, PD &#8211; galperti_g@posta.senato.it<br />
LATORRE Nicola, PD &#8211; latorre_n@posta.senato.it<br />
LI GOTTI Luigi, IdV &#8211; ligotti_l@posta.senato.it<br />
MAZZATORTA Sandro, LNP &#8211; mazzatorta_s@posta.senato.it<br />
MUGNAI Franco, PdL &#8211; mugnai_f@posta.senato.it<br />
QUAGLIARIELLO Gaetano, PdL &#8211; quagliariello_g@posta.senato.it<br />
VALENTINO Giuseppe, PdL &#8211; valentino_g@posta.senato.it</div>
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		<title>Con Sel per aprire una nuova storia della sinistra</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 16:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ricordo l’ultima tornata elettorale che mi abbia fatto vivere il piacere della vittoria, l’emozione forte di appartenere a un partito, a una coalizione, che vincono una battaglia capace di aprire per la sinistra un nuovo capitolo nella storia di questo Paese. Forse le elezioni politiche del ’96, il successo di Romano Prodi, Rifondazione Comunista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ricordo l’ultima tornata elettorale che mi abbia fatto vivere il piacere della vittoria, l’emozione forte di appartenere a un partito, a una coalizione, che vincono una battaglia capace di aprire per la sinistra un nuovo capitolo nella storia di questo Paese.</p>
<p><span id="more-7739"></span>Forse le elezioni politiche del ’96, il successo di Romano Prodi, Rifondazione Comunista all’8,6%, un centrosinistra che aveva saputo fermare Berlusconi dopo soli due anni dalla sua comparsa nell’agone politico.Sì, è stata quella l’ultima volta in cui ho avuto l’impressione che potessimo cambiare il Paese, che potessimo consentire alle realtà sociali con le quali avevamo lottato di irrompere positivamente nella politica, che forze diverse di un centrosinistra ampio fossero in grado di collocare la propria visione in un futuro comune, perché utile al Paese prima che a se medesime.</p>
<p>Poi, la storia è nota. Possiamo leggerla come ci pare, trovare giustificazioni raffinate alle scelte fatte, ma se vogliamo essere onesti culturalmente, dobbiamo riconoscere che raramente in Italia, dal dopoguerra, la sinistra è riuscita a infilare con tanta precisione balistica una sequenza così meticolosa di errori, tali da convincere la maggioranza degli italiani, del nostro popolo, che il governo del Paese non è nel nostro Dna. Non intendo soffermarmi su questi errori, peraltro noti e non ancora metabolizzati, dalla crisi del Governo Prodi del ’98 all’autosufficienza di Veltroni nel 2007.</p>
<p>I patimenti dell’oggi di una sinistra frammentata, rancorosa, sconfitta elettoralmente, inchiodata alle proprie angustie sono figli di quelle scelte e dell’incapacità di prendere atto che il Novecento è finito e con esso l’idea che una sinistra si possa ricostruire semplicemente confermando la tradizione ideologica fissata in simboli invalicabili.</p>
<p>Non è la fine delle grandi culture della sinistra, è la fine della loro rappresentazione partitica in frazioni sempre più minoritarie nel Paese. Peraltro, le grandi culture comunista, socialista e ambientalista vengono mortificate da quanti pensano di ereditarne la storia facendola vivere in percentuali elettorali grottesche. Non vi è nulla di coraggioso o di coerente nell’insistere a rinsaldare percorsi politici che appartengono solamente alla fissità noiosa di gruppi dirigenti, i quali riconfermano ogni volta certezze chiare solo a loro.</p>
<p>Non vi è nulla di “politicamente corretto” nel coinvolgere centinaia di compagne e compagni in prospettive di futuri successi che non si realizzano mai. Le stesse battaglie che fanno parte della storia della sinistra &#8211; la pace, il lavoro, i diritti &#8211; non potranno affermarsi senza la credibilità e la forza di un soggetto unitario. Questo è il punto. Cos’altro serve per capire che non c’è alternativa se vogliamo tornare, come sinistra, a contare nel Paese, se vogliamo far rivivere la cultura politica delle grandi tradizioni italiana ed europea?</p>
<p>Le scorciatoie, le illusioni, le abbiamo percorse tutte. Le abbiamo vissute e pagate a caro prezzo. Ora serve il coraggio, che in politica come nella vita fa la differenza, di abbattere i totem, di superare i rancori, di mettere a disposizione di un unico progetto le nostre appartenenze, la storia travagliata di tutta la sinistra. La federazione, la federazione delle federazioni, i cartelli elettorali non hanno alcuna possibilità di restituire al nostro Paese una sinistra utile. Servono solo per confermare le differenze, per lasciare inalterate le organizzazioni esistenti, peraltro sempre più marginali. Servono solo per confermare l’incapacità di guardare avanti. Quindi non possono né avere credibilità, né suscitare interesse e passione tra i tanti che chiedono una sinistra unita.</p>
<p>Naturalmente nulla è più difficile che realizzare ciò che è ovvio. Viviamo di fantasie ammantate di interpretazioni scolastiche sui bisogni delle masse, sui cicli che si aprono e si chiudono, sui movimenti, sui complotti contro la sinistra. In cinquecento in tutto il Paese ci dividiamo su queste analisi, mentre qualche milione di donne, uomini, giovani da diversi anni ci dice che siamo fuori dal mondo.</p>
<p>Per provare a rientrare in questo mondo, occorre la forza della politica, quella con la P maiuscola, quella capace di parlare del lavoro, della laicità, dell’ambiente, della giustizia, dell’istruzione, delle politiche sociali in termini di diritti da confermare anche in tempi di “saldi della Carta Costituzionale”. Una politica che non può ulteriormente concedersi il lusso o il flagello delle divisioni. Servono atti precisi da parte delle organizzazioni di sinistra, che decidano di sciogliersi per costruire in tempi rapidi la Sinistra in Italia. Francamente mi pare questa non una, ma l’unica possibilità per ritornare a essere protagonisti, per non continuare a prenderle, per essere credibili nel Paese e per non mancare più di rispetto alle grandi culture politiche cui apparteniamo.</p>
<p>Credo in <em>Sinistra Ecologia Libertà</em> perché è una forza nata con questa ambizione, un movimento che vuole unire e che proprio perciò non ha alcun interesse a realizzarsi come un’ulteriore nicchia delle buone intenzioni. Oggi il rischio è accontentarci di ciò che abbiamo &#8211; e non è poco, a partire da un leader che sa vincere e suscitare passioni vere che vanno ben oltre Sel e considerando anche i nostri risultati elettorali in alcune regioni e città, la Puglia e Lamezia Terme per esempio, che dimostrano come l’aspirazione iniziale di Sel, laddove venga portata avanti compiutamente, produca risultati importanti.</p>
<p>Il rischio, dicevo, è accontentarci di ciò che abbiamo e rassegnarci a prendere atto che ancora una volta le organizzazioni della sinistra stanno reagendo a questa ulteriore batosta confermandosi nei propri recinti. La qual cosa potrebbe portare anche noi a ritenere chiusa la fase della ricerca di spazi ampi di unità. Al contrario, ritengo necessario dotarci da subito di un tessuto organizzativo vero per consentire a tutte e tutti coloro che hanno aderito e stanno aderendo a <em>Sinistra Ecologia Libertà</em> di portare avanti con ancor più determinazione il compito per cui siamo nati: costruire una forza di sinistra unica, utile, appassionata, credibile, capace di riaprire una storia nuova in questo Paese.</p>
<p><em><strong>Gianni Confalonieri, </strong></em><em>Sinistra Ecologia Libertà Lombardia</em></p>
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		<title>SEL aiuterà il centrosinistra a vincere</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 17:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[5 punti di riflessione 1) La sinistra e il centrosinistra, in primo luogo, sono incapaci in Italia di dettare l&#8217;agenda dei temi e tantomeno di farlo rendendo palese la propria identità. Questo e&#8217; il primo terreno sul quale Sinistra Ecologia e Libertà può diventare il soggetto determinante per la ricostruzione di una credibile alternativa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>5 punti di riflessione</p>
<p>1) La sinistra e il centrosinistra, in primo luogo, sono incapaci in  Italia di dettare l&#8217;agenda dei temi e tantomeno di farlo rendendo palese  la propria identità. Questo e&#8217; il primo terreno sul quale Sinistra  Ecologia e Libertà può diventare il soggetto determinante per la  ricostruzione di una credibile alternativa di governo del centrosinistra  italiano. <span id="more-7673"></span>E&#8217; stata, del resto, la scelta che Nichi Vendola ha fatto in  Puglia in questi anni e in questa dura campagna elettorale sia nelle  primarie che alle elezioni regionali. In questo senso possiamo diventare  anche la nuova risorsa di energia rinnovabile per il partito  democratico che oggi prova a intervenire nell&#8217;agenda ma lo fa, a  differenza nostra, senza tentare di collegare temi e soluzioni a  un&#8217;identità chiara. Se SEL diventa il punto di riferimento di un modo di  fare politica concreto e insieme ideale possiamo realisticamente  restituire anima e appetibilità a tutto il centrosinistra, riaccendendo  quella sensazione di utilità della politica che oggi manca e che fa  scappare gli elettori dalle urne.</p>
<p>2) SEL deve diventare il simbolo del centrosinistra che non si dedica più  ai tatticismi prima che ai problemi della gente. Dobbiamo parlare, come  ha sempre fatto Nichi, prima dei cittadini e delle cose che facciamo o  faremo per loro e poi della squadra con cui lo faremo.<br />
Saremo quelli che danno il segnale di credere nel progetto alternativo  del centrosinistra prima di occuparsi, come ha fatto il Pd in Puglia e  Piemonte e come sta facendo ancora in questi giorni, degli alleati da  andare a recuperare fuori. Non e&#8217; parlando di come allearsi con Fini o  Casini che si ricostruisce la credibilità del progetto di governo  nazionale e locale del centrosinistra. Anzi più se ne parla più si  dimostra la debolezza non solo nei numeri ma soprattutto nella fiducia  nel proprio progetto. Noi daremo un altro taglio. Noi lo stiamo già  facendo. Vendola lo fa, lo ha fatto e ha vinto anche per questo.</p>
<p>3) SEL deve essere il partito delle primarie. Perché il Pd ha perso  questa identità e perché Nichi Vendola ne e&#8217; invece il simbolo. Simbolo  delle primarie ovvero simbolo della partecipazione e della battaglia  anche per il cambiamento della legge elettorale che restituisca agli  elettori la scelta degli eletti.</p>
<p>4) SEL può e deve diventare il vero antidoto “anti lega” in una squadra  del centrosinistra in cui invece avrebbe senso che il Pd fosse più  autorevolmente la forza di alternativa al Pdl. Siamo noi a dover dare  sia nel sud che nel centro che ovviamente nel nord Italia i messaggi a  chi e&#8217; sensibile ai problemi sollevati dalla lega ma non condivide le  soluzioni e la cultura antisociale che ci sta dietro. Siamo noi i  difensori della libertà della nostra gente contro chi (la lega) finge di  difendere i cittadini ma in realtà punta a costruire un paese meno  libero e meno sicuro.</p>
<p>5) SEL deve e può essere il motore dell&#8217;entusiasmo del centrosinistra  come lo e&#8217; Nichi e come lo e&#8217; un partito che punta a mettere nella  soluzione pratica dei problemi un cuore e un&#8217;anima e non solo (come fa  il Pd) la fredda razionalità. Saremo la ricarica del centrosinistra,  l&#8217;antidoto antiastensione, il motore pulito. E Nichi Vendola sara&#8217; la  nostra fonte di energia e il nostro pilota.<br />
Sel con Vendola, Fava, Migliore, Mussi, Bandoli e tutto il gruppo  dirigente nazionale e locale devono essere il partito “anti sfiga” del  centrosinistra.<br />
L&#8217;immagine che dà la nostra coalizione e&#8217; sempre quella di chi, anche  quando governa, pensa di perdere la prossima volta e quando affronta una  campagna elettorale e&#8217; sempre in salita. Ecco, noi dobbiamo fare la  parte che più somiglia al nostro leader.<br />
Il centrosinistra ha le stesse probabilità di vincere del centrodestra!<br />
Non siamo figli di nessun Dio minore. Noi rappresentiamo la nuova svolta  rispetto alla sinistra tafazziana, perdentista e che pensa solo di  vincere grazie all&#8217;acquisto dello straniero (per dirla con il calcio),  Fini o Casini che sia, o Binetti o Dini (tanto per ricordare la brutta  storia recente).<br />
Insomma, il partito della fiducia nelle proprie idee e forze contro la  percezione diffusa del centrosinistra natural born loser.</p>
<p>Alessandro Zan</p>
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		<title>Informazione: appello ai Presidenti delle camere</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 23:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nichi Vendola, Rita Borsellino, David Sassoli e Luigi Zanda scrivono ai Presidente delle Camere e alle autorità di garanzia per chiedere un intervento immediato a difesa della libertà di informazione. Questa sera alle ore 20, di fronte agli studi Rai di via Teulada si terrà una manifestazione organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. L&#8217;appello: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nichi Vendola, Rita Borsellino, David Sassoli e Luigi Zanda scrivono ai Presidente delle Camere e alle autorità di garanzia per chiedere un intervento immediato a difesa della libertà di informazione. Questa sera alle ore 20, di fronte agli studi Rai di via Teulada si terrà una manifestazione organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana.<span id="more-5096"></span></p>
<p>L&#8217;appello:</p>
<p><em>&#8220;Vietare i dibattiti politici in televisione significa impedire ai cittadini italiani di formarsi la propria opinione, partecipare alla propria storia, privarli della libertà di scegliere coloro che dovranno governare.</em></p>
<p><em> La decisione di annullare per un mese i talk show non ha precedenti. Con un atto degno di regimi illiberali, il governo ha costretto il Consiglio di amministrazione della Rai a varare un provvedimento di fine trasmissioni politiche, provocando la rottura del patto fra il servizio pubblico e i cittadini abbonati e causando un enorme danno economico e di immagine  all&#8217;azienda pubblica.</em></p>
<p><em>Noi sottoscritti chiediamo ai Presidenti delle Camere e alle autorità di garanzia del settore di intervenire immediatamente per liberarci da questo bavaglio e garantire i valori indicati nell&#8217;articolo 21 della Costituzione Repubblicana&#8221;.</em></p>
<p><em>Rita Borsellino</em></p>
<p><em>David Sassoli</em></p>
<p><em>Nichi Vendola</em></p>
<p><em>Luigi Zanda</em></p>
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		<title>Nichi al voto: &#8220;Primarie, è la vittoria della buona politica&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 11:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella sua Terlizzi, circondato da amici di sempre e numerosi sostenitori, il governatore uscente della Puglia, Nichi Vendola, ha votato in mattinata per le primarie nel centro sinustra nel gazebo allestito in piazza Cavour. &#8221;E&#8217; un giorno importante per la politica &#8211; ha poi detto all&#8217;ANSA &#8211; perche&#8217; col processo democratico delle primarie i partiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-2911 alignleft" title="Nichi al voto per le primarie" src="http://www.sinistraeliberta.eu/wp-content/uploads/2010/01/votonichi-300x225.jpg" alt="Nichi al voto per le primarie" width="300" height="225" style="float: left; margin: 0 15px 15px 0;" /><span style="color: #000000;"><strong></strong> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nella sua Terlizzi, circondato da amici di sempre e numerosi sostenitori, il governatore uscente della Puglia, Nichi Vendola, ha votato in mattinata per le primarie nel centro sinustra nel gazebo allestito in piazza Cavour. &#8221;E&#8217; un giorno importante per la politica &#8211; ha poi detto all&#8217;ANSA &#8211; perche&#8217; col processo democratico delle primarie i partiti sono obbligati a confrontarsi con i pensieri e i sentimenti di una platea molto piu&#8217; vasta di quanto non siano gli apparati&#8221;. &#8221;Per me &#8211; ha concluso Vendola &#8211; si tratta di una vittoria della buona politica, quella che si fa all&#8217;aperto e con tanta gente. E la democrazia non puo&#8217; che far bene alla salute del centro sinistra&#8221;.</span></p>
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		<title>Stiamo vedendo cose che nessun umano avrebbe mai immaginato di vedere&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 11:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il terremoto di Haiti è stato devastante, con danni ancora incalcolabili a strutture e persone, in uno dei paesi più poveri del mondo. Le sedi internaziomali parlano di un evento senza precedenti, dunque che non abbiamo mai affrontato e rispetto al quale dovremmo predisporci a fare cose che non abbiamo mai fatto,straordinarie,inedite.  Le incertezze dell [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il terremoto di Haiti è stato devastante, con danni ancora incalcolabili a strutture e persone, in uno dei paesi più poveri del mondo.</p>
<p><span id="more-2599"></span>Le sedi internaziomali parlano di un evento senza precedenti, dunque che non abbiamo mai affrontato e rispetto al quale dovremmo predisporci a fare cose che non abbiamo mai fatto,straordinarie,inedite.  Le incertezze dell Onu e dei governi mondiali sono finora imbarazzanti proprio perchè (forse con la sola eccezione degli stati uniti) nulla di inedito viene proposto e ci si è mossi in questi primi cinque giorni con mezzi e modi che sono visibilmente inadeguati a fronteggiare una realtà che è fatta di centinaia di migliaia di vittime e di quasi tre milioni di profughi. Voglio qui affrontare un solo aspetto,discusso da  alcuni giorni anche su alcuni quotidiani italiani  con toni e motivazioni che lasciano veramente di stucco.</p>
<p>Mi riferisco alla questione dei bambini, all ipotesi ( che a me pare l unica cosa urgente e possibile da fare) di trasferirli immediatamente in altri paesi, in strutture e famiglie che possano assisterli , sfamarli e dar loro assistenza. Ebbene di fronte a questa ipotesi di buon senso &#8211; e cioè che ciascun paese che può ( e sono parecchie decine che possono farlo) &#8220;ospiti&#8221; fin da subito diverse migliaia di bambini ciascuno- è partito un surreale dibattito che mette in campo le leggi che dovrebbero regolare le adozioni, il fatto che questi bambini soffrirebbero a vedersi traferiti ora e magari a dover tornare tra un pò di tempo.</p>
<p>Ma se governo del  mondo deve esserci, se ad esso dobbiamo pensare tutti, cosa c’entrano  le leggi sulle adozioni in questo caso estremo?</p>
<p>Ogni Stato e ogni famiglia credo capisca che non sta aprendo una pratica di adozione per migliaia di bambini  ma soltanto di salvarli in fretta da una morte certa. Possibile che la burocrazia delle carte fermi anche uno sforzo solidale che dovrebbe essere ovvio? Se governo del mondo ci fosse in questi giorni l’Onu questo chiederebbe ai vari Stati, e decine di aerei si metterebbero in volo per prendere e portare i bambini dove possono da subito bere, mangiare, dormire, giocare. Ascoltavo stamattina a Mattino 5 dibattere amenamente questa questione tra il conduttore e un sottosegretario del nostro governo&#8230;&#8221;e che questi bambini soffrirebbero a venir sballottati, e che una famiglia poi pensa di poterlo tenere, e che se un parente poi li rivendica sono guai..&#8221;. Per fortuna  sul finale del colloquio una tardiva lampadina si è accesa anche nella mente del sottosegretario che ha concluso dicendo&#8230;&#8221;altra cosa sarebbe portarli subito via da li e chiarire bene alle famiglie che non si tratta di adozione ma di un aiuto disinteressato..&#8221;.  Ecco, di questo si tratta, non di fare nuove carte o nuove leggi, ma di aprire subito la porta di casa,di apparecchiare un tavolo,un letto e di metterci affetto e solidarietà.Senza chiedere nulla in cambio. Ma perchè accada l’Onu e i governi del mondo devono capire che non sono giorni ordinari,ma di straordinario dolore e devastazione per chi sta tra le macerie ma anche di straordinaria impotenza per noi terrestri che guardando la televisone stiamo vedendo cose che nessun umano poteva neppure immaginare di vedere &#8230;</p>
<p>Fulvia Bandoli</p>
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		<title>&#8220;Acqua e nucleare, due Referendum di SEL&#8221;. di Paolo Cento e Roberto Musacchio</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 10:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SEL  sta lavorando per promuovere, con un ampio schieramento di forze politiche e di movimento, due referendum su acqua e nucleare. Si tratta da un lato di bloccare i processi di privatizzazione dell’acqua e il ritorno del nucleare e dall’altro di realizzare il diritto all’acqua come bene comune e la connessione dell’Italia con le politiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SEL  sta lavorando per promuovere, con un ampio schieramento di forze politiche e di movimento, due referendum su acqua e nucleare. Si tratta da un lato di bloccare i processi di privatizzazione dell’acqua e il ritorno del nucleare e dall’altro di realizzare il diritto all’acqua come bene comune e la connessione dell’Italia con le politiche europee per il clima e lo sviluppo delle fonti rinnovabili.</p>
<p>Su acqua energia e clima esistono importanti movimenti che da anni sono impegnati in una pratica che è contemporaneamente diffusa sui territori e proiettata nell’ambito globale. Questi movimenti sono i soggetti principali con cui si sta discutendo la messa in campo della battaglia referendaria. Siamo tutti coscienti delle difficoltà che lo strumento referendario ha conosciuto in questi ultimi anni. Per questo siamo convinti che esso debba essere utilizzato in un contesto e con modalità nuove. Anche perciò sono centrali i movimenti che possono con più legittimità e chiarezza rivendicare l’uso del referendum come mezzo per i cittadini di farsi valere laddove intervengano scelte su elementi fondamentali e vi sia una sordità del potere che abusa delle sue prerogative. Non c’è dubbio che per acqua e nucleare siamo in questo ambito di casi.</p>
<p>La privatizzazione dell’acqua è un vero è proprio cambio di paradigma di civiltà ed una rottura con il patto di cittadinanza. L’acqua è un bene vitale e ridurlo a merce significa trasformare i cittadini in clienti cui può addirittura essere negato un bene vitale. Il nucleare rappresenta un rischio diffuso e permanente cui i cittadini debbono avere il diritto di dire no, come del resto avevano già fatto con il referendum della fine anni ottanta. Per di più il modo con cui il governo  ha deciso e decide su queste materie sottrae strutturalmente democrazia ai cittadini avocando le decisioni dall’alto, in barba di procedure anche di rilevanza europea come le valutazioni di impatto, dei poteri locali e del pronunciamento referendario. Questo modo con cui si è deciso chiede anche alle forze politiche contrarie di continuare la lotta in tutte le forme necessarie e rende legittimo e doveroso ricorrere anche a strumenti come i referendum.</p>
<p>Da qui la decisione di SEL,  per altro esclusa dai parlamenti, ma presente nei movimenti, di lavorare su questa ipotesi. I provvedimenti per la privatizzazione dell’acqua e per la imposizione del nucleare varati dal governo Berlusconi sono gravissimi e pieni di violazioni a normative europee e a prerogative nazionali. Non a caso molte Regioni hanno già avanzato ricorsi per incostituzionalità su entrambi i temi. Questo è molto importante. Alla campagna referendaria nazionale deve infatti aggiungersi ovunque è possibile, una campagna per attivare lo strumento dei Referendum regionale consultivi, oltre all’attività di mobilitazione nei territori.</p>
<p>Il movimento per l’acqua ad esempio ha già raccolto qualche tempo fa quattrocento mila firme per una legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua; ed ora sta lavorando a far pronunciare gli enti locali sull’inserimento negli statuti della scelta per l’acqua pubblica. E contro il nucleare si sta riattualizzando la rete dei comuni denuclearizzati. Sarebbe anche bene  che l’Europa venisse investita per esprimere un giudizio sulle norme che privatizzano l’acqua a “trattativa diretta” in barba delle gare. Ma oltre al contrasto di dettaglio c’è una campagna di civiltà che va agita. Per SEL un impegno importante. Si sta lavorando con molte forze. Il Movimento per l’acqua, che può essere il collante della mobilitazione contro la privatizzazione.</p>
<p>Il movimento no al nucleare e si alle fonti alternative. In essi ci sono rappresentati molte forze dell’arcipelago associativo. Tra i partiti e i soggetti politici si sono messi al lavoro oltre noi la IDV, i Verdi, la Federazione della sinistra, i Viola e gli amici di Grillo. L’unità deve essere la nostra bussola. E un uso appropriato dei referendum come parte di un impegno più vasto e articolato e con la valorizzazione del suo carattere dal basso, di cittadinanza attiva, in cui si deve poter pronunciarsi per convinzione e non per schieramento politico. Anche perché dopo le firme c’è un quorum da fare, e non è proprio facile, e un si da affermare. Ma le difficoltà, evidenti, non possono esimerci.</p>
<p>I territori sono e saranno in lotta contro privatizzazioni e individuazione dei siti. Le loro lotte vanno sostenute anche con un orizzonte generale che il referendum può aiutare a dare. Per SEL poi parlare di acqua e di energia deve essere una priorità anche per la campagna elettorale prossima. In Puglia, dove no alla privatizzazione dell’acquedotto e no al nucleare sono due ragioni non da poco perché Vendola debba restare presidente. Ma anche in tutta Italia.</p>
<p>Paolo Cento     Roberto Musacchio</p>
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		<title>Sinistra Ecologia Libertà non è solo la sinistra di governo, anche in Piemonte</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 09:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passate quattro settimane dalla nostra assemblea di Roma e il “tritacarne” della campagna elettorale per le regionali ci rende questo appuntamento ancora più lontano nella nostra percezione. Anche le valutazioni diversamente articolate sul bilancio di questo primo passo verso il congresso sono state travolte dal dibattito sulle regionali, che più che mai hanno assunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passate quattro settimane dalla nostra assemblea di Roma e il “tritacarne” della campagna elettorale per le regionali ci rende questo appuntamento ancora più lontano nella nostra percezione.</p>
<p><span id="more-2589"></span>Anche le valutazioni diversamente articolate sul bilancio di questo primo passo verso il congresso sono state travolte dal dibattito sulle regionali, che più che mai hanno assunto un carattere politico, anche se la Politica continua ad essere la grande assente dal dibattito generale.</p>
<p>Da Roma ereditiamo il documento elaborato dalla Commissione Programma, che rischia di essere dimenticato in un cassetto, se non proviamo a farlo vivere nell’emergenza elettorale di questi giorni, facendo di necessità virtù e costruendo alcune parole d’ordine, che divengano per noi caratterizzanti. Sinistra e Libertà, infatti, rischierebbe l’irrilevanza politica, se non avesse i riflettori puntati sulla vicenda pugliese e sul nostro portavoce.</p>
<p>L’avere ottenuto la celebrazione delle primarie in quella regione è certamente una vittoria, e credo che sia molto importante ora, così come sta facendo Nichi Vendola, oltre a fare un bilancio del proprio lavoro nei cinque anni passati, richiamare l’altro candidato Boccia sulle prossime scelte concrete di governo, dal rigassificatore di Brindisi al raddoppio delle raffinerie Eni a Taranto alla piattaforma petrolifera al largo della costa di Monopoli. Anche il tema dell’acqua pubblica può essere uno dei tratti qualificanti nel confronto programmatico, evidenziando invece l’esigenza del Partito Democratico di giungere a compromessi. E ciò si è esplicitato recentemente nel dibattito in Consiglio Comunale a Torino, dove abbiamo in discussione una delibera di iniziativa popolare sulla &#8220;Proprietà e gestione pubblica del servizio idrico&#8221;, che propone una modifica dello Statuto della Città per la quale il servizio idrico integrato viene dichiarato &#8220;servizio pubblico locale senza scopo di lucro&#8221;. Il Partito Democratico ne sta ritardando la votazione, dicendo di voler approfondire eventuali contraddizioni legislative, quando già altri Comuni hanno deliberato in questa direzione. E la stessa Regione Puglia ha approvato che &#8220;il servizio idrico integrato è un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica&#8221;.</p>
<p>Analogamente Sinistra e Libertà deve provare a mettere nell’agenda politica l’attenzione al lavoro, sapendo che, così come ci dice Ilvo Diamanti su Repubblica di domenica 17 gennaio, i disoccupati sono diventati invisibili mediaticamente, mentre la disoccupazione preoccupa ben il 37% degli italiani, secondo una recente indagine di Demos per Unipolis. Noi dobbiamo divenire portatori di proposte che guardino al lavoro nelle sue variegate forme, dagli operai che non possono essere visibili solo quando sono protagonisti di tragedie al lavoro autonomo. Ed è un passo avanti ritrovarvi riferimento nel nostro documento programmatico, per cui la “rivalorizzazione del lavoro” riguarda anche quello autonomo, che va difeso e protetto, specialmente nelle sue forme più precarie.</p>
<p>Solo in questo modo, reimpadronendoci delle questioni concrete, possiamo tentare di emergere dalla desolante melassa della discussione elettorale, che si concentra solo sulle alleanze, e in particolare pone un’attenzione, al limite del patologico, alle scelte di campo dell’UdC, che è riuscita a fare passare il messaggio che chi sta con lei vince, indipendentemente dai candidati e dai programmi. Pierferdinando Casini ha appena rivendicato quella autonomia di allearsi differentemente, che fu dei socialisti di Bettino Craxi.</p>
<p>E se con le primarie, il laboratorio pugliese della svolta centrista del Partito Democratico è in grande difficoltà, in Piemonte ormai è un dato di fatto un’alleanza larga, che potrebbe arrivare fino alla Federazione della Sinistra, con un accordo tecnico. Sinistra e Libertà, se, a questo punto, riprenderà la sua partecipazione al tavolo di trattativa regionale, deve poter marcare la propria presenza su alcune questioni con contenuti e modalità proprie. Argomento elettorale principe è e continuerà ad essere la TAV, brandito sempre in modo del tutto strumentale, e rispetto al quale, ribaltando la problematica, non eludendola, noi vorremmo provare a discutere di trasporti come sistema, che determina la qualità della vita nella sua complessità, basti pensare ai problemi molto pesanti dei pendolari. L’altro tema, che è divenuto elemento di contrattazione con l’UdC, è la sanità. Noi dobbiamo ergerci a difensori della sanità pubblica, inserendo questa battaglia in quella più generale di difesa dei beni comuni, a partire dall’acqua. A TAV e sanità dovremo poter aggiungere nostre idee sul fronte del lavoro e del sociale, che ci possano differenziare sostanzialmente dai radicali, nostri alleati e concorrenti insidiosi sul fronte della laicità.</p>
<p>Potremo allora far comprendere che è utile votare Sinistra e Libertà all’interno di una larga coalizione che comprende anche l’UdC, perché non abbiamo l’ambizione di essere semplicemente sinistra di governo in senso astratto, ma traduciamo questa nostra vocazione in indicazioni concrete.</p>
<p>Monica Cerutti, Coordinamento Nazionale Sinistra Ecologia Libertà</p>
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		<title>Regionali: Puglia; SEL Bari, subito al lavoro per Vendola (Ansa)</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 18:06:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[BARI, 16 GEN &#8211; Sinistra Ecologia e Libertà di Bari intende dare «per questa parte strategica del territorio regionale», la «piena responsabilità politica per dare il via da subito alla fase organizzativa delle imminenti primarie a favore del presidente uscente Nichi Vendola». Lo afferma in una dichiarazione il portavoce cittadino del partito, Matteo Magnisi. Partito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2532"></span>BARI, 16 GEN &#8211; Sinistra Ecologia e Libertà di Bari  intende dare «per questa parte strategica del territorio  regionale», la «piena responsabilità politica per dare il via  da subito alla fase organizzativa delle imminenti primarie a  favore del presidente uscente Nichi Vendola». Lo afferma in una  dichiarazione il portavoce cittadino del partito, Matteo  Magnisi.    Partito che &#8211; aggiunge &#8211; attribuisce a questo strumento di  partecipazione «quel valore democratico che gli appartiene sui  contenuti, sui metodi e sui comportamenti politici». «La  Puglia che respira, che accoglie, che lavora, che cura e che  studia &#8211; afferma &#8211; è quella che ci sta più a cuore ed è in  queste grandi opzioni che va questo nostro impegno forte per le  primarie di coalizione».(ANSA)</p>
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		<title>&#8220;La controriforma fiscale di Berlusconi&#8221; di Alfonso Gianni</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 13:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci risiamo, c’era da giurarlo. Rimessosi dalle conseguenze del fatale bagno di folla in quel di Milano, Berlusconi ha subito rilanciato a tutto campo. Non bastava il decreto blocca-processi e quindi ci ha aggiunto la “riforma” fiscale. Semplificazione del sistema sulla base di due aliquote, il 23% e il 33%, come nella primigenia campagna elettorale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo, c’era da giurarlo. Rimessosi dalle conseguenze del fatale bagno di folla in quel di Milano, Berlusconi ha subito rilanciato a tutto campo.</p>
<p><span id="more-2496"></span>Non bastava il decreto blocca-processi e quindi ci ha aggiunto la “riforma” fiscale. Semplificazione del sistema sulla base di due aliquote, il 23% e il 33%, come nella primigenia campagna elettorale del 1994 e via andare. Sembrava che questa volta il Presidente del consiglio volesse fare sul serio, anche se Tremonti si era da subito dimostrato più prudente, rendendosi immediatamente conto della perdita per l’erario statale contenuta nella proposta. Come dire: tacco e punta, un colpo all’acceleratore e l’altro al freno, ma alla fine è prevalso quest’ultimo. Il Berlusconi combattivo e un po’ incattivito malgrado i suoi proclami sull’amore, annuncia che l’idea resta valida ma è da rimandare perché le condizioni economiche non lo permettono.</p>
<p>Ma non bisogna accontentarsi di questo rinvio. Il problema che balza agli occhi è la debolezza della risposta complessiva della sinistra alla provocazione berlusconiana. La Cgil ha detto subito no con nettezza, ma non gli altri sindacati, mentre il Pd pare interamente concentrato sulla vicenda processuale di Berlusconi e conseguentemente sulla indignazione per il nuovo decreto salva-premier. Indignazione sacrosanta, naturalmente, ma che non dovrebbe impedire di prendere sul serio il tema fiscale. Invece stando alle prime dichiarazioni di Bersani e di Enrico Letta, è prevalso il semplice scetticismo sulla effettiva possibilità del governo di andare in fondo sui suoi intendimenti, per l’eccessivo costo che la “riforma” avrebbe, e la convinzione che si tratti solo di campagna elettorale per rastrellare voti in vista delle regionali. In effetti il governo non è passato ancora dalle dichiarazioni ai fatti, ma ciò che colpisce è che un simile atteggiamento nelle forze di opposizione sarebbe giustificato, benché debole, solo se fossimo di fronte ad un provvedimento sostanzialmente condivisibile, indirizzato nella giusta direzione, seppure da perfezionare. Ma qui non siamo di fronte alla promessa di qualche sconto fiscale per raccogliere consensi elettorali da un ceto medio-alto impoverito. Siamo di fronte al coronamento di un disegno neoliberista per giunta fuori tempo massimo.</p>
<p>Infatti la tendenza a livello mondiale va in direzione opposta, dovendo tutti gli Stati fare fronte alla crisi economica e alla generosa elargizione di aiuti conferita al sistema economico. Gli stessi Stati Uniti di Obama, che già ora hanno un aliquota massima superiore a quella voluta da Berlusconi per l’Italia, sono indirizzati verso l’innalzamento, come prevedono economisti e attenti osservatori della realtà americana. Infatti la riforma sanitaria, seppure decurtata rispetto ai suoi obiettivi iniziali dal pesante drenaggio parlamentare, non si può fare gratis, anche se non si tornerà ai livelli delle imposte pre Reagan. Al di qua dell’Atlantico, secondo i dati Eurostat aggiornati a tutto il 2008, abbiamo una media delle aliquote massime, per l’Europa a 16, che è pari al 42,1%, mentre quella per l’Europa a 27 è del 37,8%. Secondo quella modalità di calcolo, che include anche la parte relativa all’imposizione locale, la Danimarca sta sul 59%, la Germania sul 47,5%, la Francia sul 45,8%, mentre l’Italia sul 44,9% (43% è la nostra aliquota attuale, cui gli statistici europei aggiungono un 1,9% di imposta locale).</p>
<p>Come si vede se passasse il disegno berlusconiano l’Italia sarebbe al di sotto persino del prelievo fiscale dell’Europa a 27, malgrado che su quella media insistono paesi, come quelli dell’Est, che hanno adottato politiche fiscali molto generose per favorire lo sviluppo, comunque sia, di un mercato privato e per accogliere investimenti esteri. L’Italia è al contempo il paese che ha il più alto tasso di evasione fiscale, circa dieci punti in più rispetto a Francia e Germania. L’illusione che abbassando le tasse, l’aliquota massima nella fattispecie, perché quella minima resterebbe al palo, si riesca a fare pagare i ricchi, come hanno dichiarato autorevoli quanto incompetenti rappresentanti del governo, la consegniamo all’elenco delle bufale di cui è ricca la storia dell’economia. Come la curva di Laffer, secondo cui diminuendo le imposte sarebbe tuttavia aumentato il gettito a causa della diminuzione della evasione. Stiglitz la definì “una teoria scarabocchiata su un foglio di carta”, ma che ispirò tutta la politica reaganiana e oltre in materia fiscale, forse anche in virtù del fatto che, come disse uno spiritoso giornalista americano, la potevi spiegare in mezz’ora a un deputato e poi lui sarebbe andato avanti a parlarne almeno per sei mesi.</p>
<p>Se passasse questo disegno governativo le conseguenze sarebbero di un ulteriore squilibrio del prelievo fiscale a favore dei maggiori percettori di reddito. Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre, tutt’altro che malfidente nei confronti di Berlusconi, a fronte di una riduzione del carico fiscale di 520 euro annui per una coppia con un figlio a carico con un reddito di 21.500 euro ciascuno, i veri gratificati dalla “riforma” sarebbero coloro che intascano più di 40 mila euro annui, che vedrebbero ridurre il loro carico fiscale di 2.320 euro; quelli al di sopra dei 100 mila addirittura di 14.170 euro. Il carattere di classe della “riforma” è dunque evidente in senso puramente aritmetico. Ma i suoi sostenitori hanno subito detto che bisognerà agire su detrazioni e deduzioni (così si sono anche espressi sindacalisti della Cisl e della Uil). Ma, a parte il fatto che con l’aggiunta delle detrazioni la conclamata semplificazione del nuovo sistema fiscale va a farsi benedire e che il gettito fiscale complessivo diminuirebbe ulteriormente con decisivo nocumento per i servizi sociali, proprio questa affermazione denuncia quasi infantilmente la filosofia che anima la proposta: ridurre le tasse ai ricchi e fare qualche concessione ai settori più deboli. Una riforma all’incontrario, capovolta, dunque, una controriforma in senso quasi fisico.</p>
<p>Mentre il Pd al massimo è preoccupato per la tenuta del bilancio pubblico, questo disegno del governo va interamente rifiutata in nome del necessario e inderogabile spostamento del peso del prelievo fiscale dal lavoro alla rendita. Quello che urgente fare è proprio l’opposto, cioè cominciare dal basso del nostro impianto fiscale: allargare la fascia esente, abbassare la prima aliquota al 20%, visto che il numero dei contribuenti ad aliquota 23% è di oltre 21 milioni, cioè il 50,9% della platea complessiva, portare la tassazione delle rendite a un livello comparabile con quello europeo (il vecchio disegno del governo Prodi di arrivare al 20% è ancora attuale), introdurre una tassazione patrimoniale data l’elevata incidenza della patrimonializzazione nella formazione della ricchezza in Italia..</p>
<p>In questo modo si potrebbe ottenere una reale riforma che, lasciando sostanzialmente invariato il gettito fiscale, riequilibra il peso del prelievo a favore del lavoro. Mentre le banche, le borse  e gli operatori finanziari tornano a fare lauti guadagni con i vecchi sistemi, utilizzando a piene mani l’immissione di liquidità fatta per fronteggiare gli effetti della tempesta finanziaria, l’Istat ci conferma in questi giorni che la crisi economica si è fatta sociale. Tra l’ottobre 2008 e il settembre 2009 i consumi degli italiani si sono ridotti dell’1,6%, e non si tratta solo di gioielli e , purtroppo, libri, ma anche di carne bovina e di altri comunissimi beni alimentari. Né questa riduzione è stata compensata da un aumento alla propensione al risparmio, visto che questo nello stesso periodo è aumentato solo dello 0,4%.   Parlare di abbassare ai ricchi l’aliquota fiscale di dieci punti in una situazione come questa  è uno sfregio tale che persino Berlusconi se ne è accorto.  Solo che bisognerebbe passare da battaglie difensive e quelle per proposte alternative.</p>
<p>Alfonso Gianni</p>
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		<title>Tutte le forze della coalizione di centro-sinistra si esprimano chiaramente sul rifiuto al nucleare</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 12:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il vero e proprio attentato al territorio che il ministero all’ambiente stava cercando di mettere a segno con le concessioni di trivellazioni in cerca di petrolio a pochi Km dalla costa di Monopoli, il governo Berlusconi ci riprova con il nucleare. Michele Ventricelli, portavoce in consiglio regionale di Sinistra ecologia e libertà richiama l’attenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2486"></span>Dopo il vero e proprio attentato al territorio che il ministero all’ambiente stava cercando di mettere a segno con le concessioni di trivellazioni in cerca di petrolio a pochi Km dalla costa di Monopoli, il governo Berlusconi ci riprova con il nucleare.</p>
<p>Michele Ventricelli, portavoce in consiglio regionale di Sinistra ecologia e libertà richiama l’attenzione di tutto il governo pugliese sulle intenzioni e sui colpi che il governo nazionale sta sferrando contro la Puglia: “ Il governo Berlusconi sta mettendo in campo un vero e proprio atto di forza con l’impugnazione della legge sul nucleare, passando sopra alla legge regionale che la Puglia ha approvate lo scorso dicembre all’unanimità in consiglio regionale e dimostrando ancora una volta di non tenere nessun conto della volontà dei cittadini che da tempo si sono espressi contro il nucleare in Italia attraverso un referendum nazionale.</p>
<p>Sinistra ecologia libertà continuerà a sostenere il netto rifiuto al nucleare  tenendo conto anche delle eccezionali esperienze che la Puglia sta facendo con le energie alternative. Questo per noi è e sarà un punto cruciale della prossima campagna elettorale per le elezioni regionali a finaco del Presidente Vendola, su cui tutte le forze della coalizione di centro sinistra dovrebbero esprimersi in maniera netta e chiara. Sinistra ecologia liberta dice no al nucleare.”</p>
<p>Bari, 15/01/10</p>
<p style="text-align: left;">COORD. ISTITUZ.SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ REG. PUGLIA</p>
<p style="text-align: left;">MICHELE VENTRICELLI</p>
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		<title>Consuntivo attività 2009 del Circolo SEL del chivassese</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 16:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consuntivo attività 2009 Il Circolo del chivassese di “Sinistra Ecologia Libertà” si è costituito il 29 Luglio 2009 grazie alla volontà di donne e uomini di differente provenienza politico-culturale, ma accomunati dalla consapevolezza che una Nuova Sinistra politica, unitaria e plurale, fosse necessaria ed indispensabile in una società che ogni giorno si imbarbarisce, incoraggiando l’individualismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><span id="more-2473"></span>Consuntivo attività 2009</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p>Il Circolo del chivassese di “Sinistra Ecologia Libertà” si è costituito il 29 Luglio 2009 grazie alla volontà di donne e uomini di differente provenienza politico-culturale, ma accomunati dalla consapevolezza che una Nuova Sinistra politica, unitaria e plurale, fosse necessaria ed indispensabile in una società che ogni giorno si imbarbarisce, incoraggiando l’individualismo teso alla perdita di connessioni sociali che lascia gli individui soli e quindi deboli, sfruttabili e ricattabili socialmente (le varie forme di precarietà del mondo del lavoro, che nulla hanno a che fare con la flessibilità; la mancanza di vero supporto e assistenza alla maternità ed alla famiglia, che consentirebbero alle donne ed agli uomini che desiderano avere una famiglia di conciliare il lavoro con le cure parentali, pur mantenendo il reddito), perdendo i valori della solidarietà, dell’uguaglianza, delle libertà individuali e collettive e della laicità dello Stato.</p>
<p>Fin dalla sua costituzione, le iscritte e gli iscritti hanno smesso di considerarsi ex- e post-, pur non rinnegando le tradizioni politico-culturali di provenienza, ma portandole in dote al nuovo soggetto in costituzione, ed hanno collaborato alacremente consentendo di attivare numerose iniziative e progetti.</p>
<p>Il Circolo di “Sinistra Ecologia Libertà” ha intrapreso da subito &#8211; in continuità con l’operato di Consigliere Provinciale nella passata legislatura di Mario Corsato, coerentemente con gli impegni presi sul territorio durante la campagna elettorale 2009 per le Elezioni Provinciali ed Europee, e condividendone pienamente le finalità e le motivazioni &#8211; una sincera e partecipata collaborazione con il Comitato Terrasana, che si batte contro l’ampliamento delle Discarica di RSU e RSA di Regione Pozzo in Località Pogliani. Terrasana agisce nell’interesse collettivo di Chivasso e Montanaro, per la salute, per la qualità della vita e dell’ambiente, ritenendo, a ragione, che non sia un problema esclusivo degli abitanti della Frazione Pogliani, bensì un problema comune alla popolazione di entrambe le comunità.</p>
<p>Questa collaborazione, attualmente, ha prodotto la presentazione, da parte del Consigliere comunale di “Sinistra Ecologia Libertà”, Michele Scinica, di una Mozione in Consiglio Comunale, ancora da discutere, in cui si impegna l’Amministrazione Comunale a considerare questo l’ultimo e definitivo ampliamento della Discarica e a mettere in atto tutti i controlli necessari affinché tutte le attività si svolgano in sicurezza per la popolazione.</p>
<p>La collaborazione con il Comitato Terrasana non si è esaurita con la presentazione della Mozione che, per il Circolo di SEL, rappresenta l’inizio di una serie di iniziative da portare avanti in collaborazione con il Comitato e con gli altri soggetti che si renderanno disponibili ed interessati. Queste iniziative, che sono in cantiere, si svilupperanno su due fronti: uno nelle Istituzioni locali (nel palazzo), l’atro nella società (nella piazza).</p>
<p>Parallelamente alle iniziative sull’ampliamento della discarica, il Circolo del chivassese di SEL ha intenzione di promuovere la collaborazione ed il dialogo paritario tra le forze politiche e sociali di centro-sinistra del territorio – con spirito inclusivo e non esclusivo, ma mai derogando ai Valori del Circolo e che SEL si è data a livello Nazionale &#8211; al fine di costruire insieme un percorso che porti alla realizzazione di un’alternativa credibile, efficiente ed efficace, all’attuale centro-destra che, a nostro avviso, mal governa indisturbato la città da troppo tempo.</p>
<p>In questi mesi il Circolo ha preso parte attivamente al processo di costituzione del nuovo soggetto politico della Sinistra italiana denominato “Sinistra Ecologia Libertà”:</p>
<p>-          Il 29 Novembre ha presentato pubblicamente la “Carta dei Valori” nei quali le iscritte e gli iscritti si riconoscono e sui quali fondano la loro attività ed azione politico-culturale e sociale.</p>
<p>-          Il 13 Dicembre ha partecipato all’Assemblea Provinciale a Torino, dove vi è stato un vivace e proficuo confronto tra tutti i partecipanti, che ha portato alla produzione di numerosi documenti (che forniremo non appena saranno disponibili) ed all’elezione dei delegati all’Assemblea Nazionale, tenutasi a Roma il 19 ed il 20 Dicembre. Tra i delegati eletti, 3 sono iscritti al Circolo del chivassese: Lara Ballurio, Mario Corsato e Giovanni Mastroleo.</p>
<p>-          Sempre all’interno del processo costituente di “Sinistra Ecologia Libertà”, il Consigliere Comunale Michele Scinica, ha protocollato la comunicazione di cambio di denominazione del Gruppo Consiliare da “Sinistra per Chivasso” in “Sinistra Ecologia Libertà”. Pertanto anche a Chivasso, in Consiglio Comunale, esiste il Gruppo Consiliare di “Sinistra Ecologia Libertà”: un altro passo verso il Congresso Costituente del Partito “Sinistra Ecologia Libertà”.</p>
<p>Unitamente alla costituzione del Gruppo Consiliare di SEL, in questi mesi l’attività consiliare del Consigliere Comunale Michele Scinica, con il supporto e la collaborazione del circolo, è stata estremamente produttiva, producendo numerose interrogazioni e mozioni su svariate tematiche, sia di carattere prettamente locale, sia di tematiche più generali, riguardanti comunque anche Chivasso ed il Chivassese, essendo a pieno titolo parte di questo Stato e di questo Mondo.</p>
<p>Più sotto riportiamo un elenco dettagliato dei documenti prodotti dall’attività consiliare di SEL.</p>
<p>A prima vista potrebbe sembrare che l’attività si stia sviluppando in modo caotico, ma così non è. Le tematiche sono variegate, e molte altre ce ne sarebbero da trattare, semplicemente perché riteniamo che in questi ultimi 12 anni è stato fatto poco o niente, e quindi dobbiamo da subito rilanciare la discussione e l’azione su più fronti, per sbloccare ed ammodernare una società ingessata, bloccata ed anacronistica.</p>
<p>Evidenziamo che tutte le mozioni presentate da SEL sono ancora in attesa di essere discusse in sede di Consiglio Comunale. Questo, a nostro avviso, è da imputare al fatto che l’Amministrazione di centro-destra cerca di eludere il confronto e la discussione su tematiche sociali ed ambientali, che vanno ad incidere ed hanno una ricaduta sulla quotidianità delle cittadine e dei cittadini di Chivasso, e che sono volte al miglioramento delle condizioni socio-economiche della cittadinanza ed all’ammodernamento della società; per contro, l’attuale Amministrazione continua a presentare e discutere mozioni di carattere puramente propagandistico, che obiettivamente non hanno alcun effetto concreto sulle condizioni di vita della popolazione: si veda, ad esempio, l’OdG “Contro la Pillola abortiva RU486”– materia che non rientra nelle competenze dell’Amministrazione Comunale- e la Mozione sul crocifisso –tematica non prioritaria in questo momento storico-. Se tutti avessero condizioni di vita e di lavoro soddisfacenti e dignitose, allora potremmo accettare, anche se permarrebbe il problema etico dell’utilizzo di tempo e denaro pubblico, che in Consiglio Comunale si facciano discussioni speculative e propagandistiche senza alcun fine pratico.</p>
<p>Il problema sopra esposto, riguardante la mancata discussione delle numerose Mozioni presentate da SEL, è attribuibile alla bassa frequenza con cui sono convocati i Consigli Comunali ed al fatto che le Mozioni vengono poste al fondo dell’OdG per discuterne soltanto nel caso in cui vi sia rimasto tempo, non attribuendo la giusta importanza a questo strumento di partecipazione democratica.</p>
<p>Coerentemente con l’indirizzo che si è dato il Circolo, di voler rendere nuovamente protagonista la popolazione della vita della polis, di voler portare avanti l’attività politica in parallelo “nel palazzo” e “nella piazza”, ed a supporto delle attività consiliari, in particolare in relazione all’interrogazione sul “pericolo amianto”, il Circolo ha iniziato a mettere in campo delle iniziative di sensibilizzazione ed informazione, cominciando con un sopraluogo al polo industriale P.I.Chi. con l’Assessore regionale all’ambiente Nicola De Ruggiero e con il Consigliere regionale e membro del Coordinamento Nazionale di “Sinistra Ecologia Libertà” Luca Robotti, in data 30 Dicembre.</p>
<p>Infine, ma non meno importante, è stato creato on-line il blog del Circolo all’indirizzo <strong>http://selchivasso.wordpress.com/</strong>. Il blog, riteniamo sia un importante strumento di comunicazione, veloce e moderno, assolutamente in linea con lo spirito di Sinistra Ecologia Libertà, che vuole ammodernare e sbloccare la società italiana.</p>
<p>Il blog, comunque, è un semplice contenitore che va riempito e la qualità è data esclusivamente dalla qualità dei contenuti; pertanto è richiesto il contributo di tutte e tutti, in base alle possibilità ed agli interessi, a fornire contenuti di qualità per il blog.</p>
<p>Di seguito trovate l’elenco dei documenti prodotti dall’attività consiliare.</p>
<p>Chi fosse interessato ad avere il testo completo degli stessi, sia in formato cartaceo sia in formato digitale, può richiederlo scrivendo a <strong>sel.chivassese@gmail.com</strong>.</p>
<p>Ci impegniamo, inoltre, a caricarli sul blog quanto prima.</p>
<p><strong>INTERPELLANZE CONSILIARI per argomentare</strong>:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pericolo amianto</span></strong> (Data protocollo: 3 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: risposte verbali date dalla Giunta Comunale in sede di Consiglio tenutosi il 21 Dicembre 2009</p>
<p>Esito: le risposte non sono state da noi ritenute soddisfacenti per cui, a seguire, nuova Mozione inerente il suddetto argomento**</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Realizzazione di impianti fotovoltaici</span></strong> (Data protocollo: 11 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa risposta verbale in Consiglio comunale</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Situazione complesso edilizio del “MoviCentro” chivassese –ubicato in zona stazione</span></strong> (Data protocollo: 31 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di risposta verbale</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>MOZIONI aventi oggetto: </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Diritto alla partecipazione ed alle consulte</span></strong> (Data protocollo: 11 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Privatizzazione dell’acqua</span></strong> (Data protocollo: 11 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Crisi economica e ruolo degli enti locali nell’adozione di provvedimenti per fronteggiare le difficoltà delle famiglie</span></strong> (Data protocollo: 11 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Installazione di punti di accesso gratuito ad internet mediante la tecnologia WI-FI (Wireless Fidelity)</span></strong> (Data protocollo: 11 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Approvazione definitiva decreto sviluppo legge 133/08 inerente la</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">reintroduzione delle politiche nucleari in Italia.</span></strong> (Data protocollo: 11 dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ultimo e definitivo ampliamento della Discarica sul territorio comunale</span></strong> (Data protocollo: 15 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mozione per l&#8217;anagrafe pubblica degli eletti</span></strong> (Data protocollo: 23 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Anch&#8217;io sono Peppino Impastato!</span></strong> (Data protocollo: 23 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mozione per aggiornamento regolamento edilizio</span></strong> (Data protocollo: 23 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<h1></h1>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mozione sul Testamento Biologico (Data protocollo : 23 Dicembre 2009)</span></strong></p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Istituzione di una solennità civile per il 18 febbraio, Festa dell’Unità Nazionale, e per un programma di iniziative per il 150° anniversario del Risorgimento e dell’Unità d’Italia.</span></strong> (Data protocollo: 23 dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pericolo Amianto **</span></strong> (Data Protocollo: 23 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Medioevo sociale (gli homeless)</span></strong> (Data protocollo: 23 Dicembre 2009)</p>
<p>Stato: in attesa di essere inserita nell’Odg dei prossimi Consigli comunali</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong>PRESS RELEASE</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p>In parallelo sono stati inviati ai Mass Media dichiarazioni e comunicati stampa inerenti le argomentazioni sopra trattate.</p>
<p>In aggiunta sono stati rilasciati comunicati stampa:</p>
<p>-          sulla pillola RU486 (in risposta ad una Mozione Contraria, proposta dalla Maggioranza consiliare e votata dalla Maggioranza  e da “Italia dei Valori” in sede di Consiglio Comunale. L’unico Consigliere del PD presente non ha partecipato alla votazione, pur avendo partecipato alla discussione. L’unico voto contrario a quell’OdG vergognoso ed inutile è stato del Consigliere Michele Scinica di Sinistra Ecologia Libertà),</p>
<p>-          sulla Legge delega 30/2003 (erroneamente conosciuta come Legge Biagi),</p>
<p>-          contro la decisione dell’Amministrazione di centro-destra del Comune di Montanaro di intitolare una Via cittadina al fascista Giorgio Almirante ed alla partecipazione del Circolo SEL alla Manifestazione Antifascista tenutasi a Montanaro il 12 Dicembre 2009</p>
<p>-          sull’argomento “ampliamento discarica”, successivo al primo incontro avuto con il Comitato Terrasana, in cui venivano posti cinque quesiti all’Amministrazione comunale di Chivasso, a cui non è mai stata data risposta.</p>
<p>Per il coordinamento di Circolo</p>
<p style="text-align: left;">Lara Ballurio e Marco Riva Cambrino</p>
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		<title>Ilva: Taranto; Vendola inaugura impianto aspirazione polveri.</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 16:23:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[TARANTO, 14 GEN &#8211; Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha inaugurato oggi l&#8217;impianto di aspirazione polveri e captazione fumi dell&#8217;acciaieria 2 dello stabilimento Ilva di Taranto. Si tratta di un impianto costato all&#8217;azienda 30 milioni di euro che consentirà il miglioramento dell&#8217;impatto ambientale. È stato Vendola, alla presenza del vicepresidente dell&#8217;azienda, Fabio Riva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2467"></span>TARANTO, 14 GEN &#8211; Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha inaugurato oggi l&#8217;impianto di aspirazione polveri e captazione fumi dell&#8217;acciaieria 2 dello stabilimento Ilva di Taranto. Si tratta di un impianto costato all&#8217;azienda 30 milioni di euro che consentirà il miglioramento dell&#8217;impatto ambientale.     È stato Vendola, alla presenza del vicepresidente dell&#8217;azienda, Fabio Riva, a premere il tasto di avvio dell&#8217;impianto che ridurrà le emissioni in atmosfera delle polveri sottili di circa il 50% rispetto al precedente metodo di aspirazione.     «Abbiamo fatto un passo in avanti straordinario &#8211; ha detto Vendola ai giornalisti &#8211; nella risposta alla domanda di salute e di qualità ambientale dei tarantini. Qualche mese fa abbiamo inaugurato le nuove tecnologie dell&#8217;urea che rappresentano la sfida ambiziosa e io credo di poter dire vincente dell&#8217;abbattimento delle diossine e dei furani. Questi sono fatti concreti &#8211; ha concluso &#8211; per combattere in modo finalmente deciso l&#8217;inquinamento».    Soddisfazione è stata espressa da Riva. «Il prossimo passo &#8211; ha annunciato &#8211; sarà quello di avviare altri impianti innovativi per riuscire ad arrivare a quanto concordato negli atti d&#8217;intesa. Noi su questa strada stiamo proseguendo e ad oggi abbiamo rispettato tutti gli accordi».</p>
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		<title>Cultura, Rodano (SEL): “La Polverini si informi: grazie a questa giunta, piano di sviluppo culturale  mai visto prima nel Lazio”</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 16:44:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Informiamo la signora Polverini che sul patrimonio artistico e territoriale l’attuale Giunta ha promosso un piano di sviluppo che il Lazio non aveva mai visto prima”. E’ quanto dichiara, in una nota, l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano, in riferimento alla dichiarazioni rilasciate stamane da Renata Polverini in un’intervista televisiva. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2447"></span>“Informiamo la signora Polverini che sul patrimonio artistico e territoriale l’attuale Giunta ha promosso un piano di sviluppo che il Lazio non aveva mai visto prima”. E’ quanto dichiara, in una nota, l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano, in riferimento alla dichiarazioni rilasciate stamane da Renata Polverini in un’intervista televisiva.</p>
<p>“Punto primo”, dichiara Rodano, “è grazie all’attuale amministrazione di centrosinistra se per la prima volta la Regione Lazio ha destinato fondi di sviluppo alla valorizzazione di beni culturali situati fuori Roma, con un investimento complessivo di 115 milioni di euro su cinque eccellenze territoriali: Tivoli, Vulci, Fossanova, Mura Poligonali del frusinate, via del Sale nel reatino. Ed è grazie a questa giunta se il Lazio è stato precursore della rinnovata attenzione nazionale che c’è oggi sulla via Francigena: nel 2006 abbiamo approvato una legge per la sua valorizzazione culturale, turistica e ambientale, e negli anni successivi abbiamo lavorato sulla percorribilità e la promozione dei tratti della Francigena laziale investendovi complessivamente 20 milioni di euro. La Regione Lazio ha investito in questi anni 43 milioni di euro per le biblioteche, i musei e gli archivi di tutto il territorio, e con il distretto sulle tecnologie dei Beni culturali ha investito anche sull’innovazione, prevedendo 34 milioni di euro per la ricerca e la tecnologia applicata al mondo della cultura, 13,4 dei quali sono stati impegnati per il 2009”.</p>
<p>“Punto secondo”, continua l’assessore alla Cultura della Regione Lazio “in questa legislatura la Regione Lazio ha finalmente riconosciuto il ruolo e la specificità delle imprese della cultura. Per la prima volta, infatti, la Regione Lazio ha esteso le convenzioni di accesso al credito stipulate con Unionfidi ad aziende operanti nel teatro, del cinema, nell’editoria: sono stati erogati dalla Giunta circa 4 milioni e mezzo di euro per offrire nuove garanzie fideiussorie, che possono sviluppare garanzie per almeno 50 milioni di euro. Grazie a questa Giunta, il Lazio è la prima regione ad aver varato una legge regionale a sostegno della lettura e della piccola e media editoria, con un piano settoriale di oltre un milione di euro”.</p>
<p>“Punto terzo”, prosegue Rodano “mentre il governo taglia il Fondo Unico per lo spettacolo dal vivo, la Giunta ha esteso la L.R. 2/85 al settore audiovisivo e consentito in tal modo il cofinanziamento di ben 37 film, stanziando solo nel 2009 6 milioni di euro nelle produzioni cinematografiche. Con 4 bandi abbiamo impegnato circa 34 milioni di fondi europei a sostegno del comparto audiovisivo del Lazio, settore fondamentale per l’occupazione e lo sviluppo della regione, mentre già dal 2007 è attiva la Fondazione Film Commission di Roma e del Lazio, di cui la Regione è socio fondatore, e che nei primi due anni e mezzo di attività ha assistito oltre 300 progetti cinematografici e audiovisivi, promosso il Lazio quale terra di cinema nei principali Festival internazionali, stipulato 5 progetti di coproduzione nel 2009. Con il sostegno a oltre 90 Festival cinematografici nei Comuni del Lazio, la Regione ha promosso la valorizzazione di opere innovative e di giovani talenti, nonché la conoscenza del linguaggio cinematografico. Per quanto riguarda lo spettacolo dal vivo, per la prima volta un bando regionale ha finanziato 33 produzioni inedite, mentre 42 milioni di euro di fondi europei Fas sono stati destinati dalla Regione al restauro di circa 65 teatri (tra cui quelli di Rieti, Latina e Viterbo) e  alla costruzione di alcuni nuovi (tra cui quello di Frosinone). Grazie a questa Giunta oggi il Lazio ha tre nuovi festival, manifestazioni di spettacolo dal vivo di livello internazionale che contribuiscono alla valorizzazione delle nostre eccellenze territoriali: i festival internazionali di Villa Adriana, di Vulci e di Fossanova”.</p>
<p>“E molto altro è stato fatto nel cinema, nello spettacolo, nel sostegno all’accesso ai beni e alle attività culturali del Lazio. Se la Polverini non ne è a conoscenza, prima di parlare si informi”, conclude Rodano. “Si rivolga al ministro Bondi per tutto ciò che non può essere fatto a causa di tagli governativi ingiusti, indiscriminati, inutili”.</p>
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		<title>Nucleare Zaratti (SEL): “cittadini Lazio hanno diritto di sapere siti prima di elezioni. Il governo ha paura degli elettori?”</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 16:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Siamo convinti che le dichiarazioni di Scajola e Vito che continuano a difendere una legge che per primi non rispettano, visto che fissa al 15 febbraio la data di pubblicazione delle aree idonee all’atomo, siano assolutamente minoritarie. Probabilmente anche loro hanno paura del giudizio popolare visto che continuano a temporeggiare nella pubblicazione della lista dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2445"></span>“Siamo convinti che le dichiarazioni di Scajola e Vito che continuano a difendere una legge che per primi non rispettano, visto che fissa al 15 febbraio la data di pubblicazione delle aree idonee all’atomo, siano assolutamente minoritarie. Probabilmente anche loro hanno paura del giudizio popolare visto che continuano a temporeggiare nella pubblicazione della lista dei siti, tra i quali ci sono Montalto di Castro e Borgo Sabotino. In questa situazione la Polverini traccheggia con una posizione opaca e sfuggente, ossia rinviare la propria decisione a indefinite e fumose consultazioni delle popolazioni locali delle quali il Governo Berlusconi ha già negato per legge la validità. – afferma l’assessore all’Ambiente della Regione Lazio ed esponente di Sinistra Ecologia e Libertà, Filiberto Zaratti &#8211; Si tratta di una posizione politica non sostenibile. Decidere di costruire le centrali nucleari significa impegnare con una servitù atomica i territori per oltre un secolo ed è inaccettabile fare ciò senza coinvolgere i cittadini. Lo strumento per fare ciò esiste ed è semplice: bisogna rendere moti i siti in maniera ufficiale prima delle elezioni regionali in maniera che i cittadini sappiano con chiarezza quali sono le posizioni della giunta che andranno ad eleggere. Il centrosinistra è chiaro e compatto: no al nucleare, sì alle rinnovabili. E la Polverini?”</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Regionali, Farina-Agostinelli (SEL) a Penati: aprire coalizione a SINISTRA</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 16:37:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Prendiamo atto che l&#8217;incontro di questa mattina tra le delegazioni di Prc-Federazione della sinistra e del Partito Democratico in vista delle elezioni di marzo in Lombardia non ha avuto esito positivo. Da tempo abbiamo affermato l&#8217;idea che la coalizione da opporre a Roberto Formigoni e al centrodestra debba avere la caratteristica della massima ampiezza. Condizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2440"></span>“Prendiamo atto che l&#8217;incontro di questa mattina tra le delegazioni di Prc-Federazione della sinistra e del Partito Democratico in vista delle elezioni di marzo in Lombardia non ha avuto esito positivo. Da tempo abbiamo affermato l&#8217;idea che la coalizione da opporre a Roberto Formigoni e al centrodestra debba avere la caratteristica della massima ampiezza. Condizione che riteniamo necessaria per dare a questa difficilissima sfida opportunità di successo. Chiudendo a sinistra e aprendo nei fatti a Radicali e Udc, si configura un profilo di coalizione fortemente sbilanciato, che rende difficile la composizione di un programma unitariamente condiviso e che soprattutto risponda alla domanda di alternativa e cambiamento di milioni di cittadini lombardi”. Lo affermano Mario Agostinelli, capogruppo regionale Sinistra Ecologia e Libertà e Daniele Farina del Coordinamento nazionale Sinistra Ecologia e Libertà.<br />
“Rileviamo  - affermano i due esponenti di Sel – che questo passaggio, che contiamo non ultimativo, si associa ad una situazione in altre regioni d&#8217;Italia, la Puglia fra tutti, dove, indipendentemente dalla consistenza elettorale delle forze di sinistra, le scelte del PD privilegiano<br />
un&#8217;alleanza organica con forze moderate, da Lombardo alla stessa UDC, che subordina persino il metodo democratico di scelta del candidato, di cui le primarie sono state fino a ieri strumento universalmente accettato. Riteniamo che in Lombardia debba continuare lo sforzo per un allargamento della coalizione anche a sinistra in vista delle elezioni regionali e in questo senso sollecitiamo con forza il candidato presidente Filippo Penati. Rilanciamo infine la richiesta di un&#8217;ampia consultazione popolare sui punti qualificanti del programma con cui la costituenda coalizione intende presentarsi agli elettori in Lombardia”.</p>
<p>Milano, 13 gennaio 2010<br />
Sinistra Ecologia e Libertà Milano</p>
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		<title>5 per mille. SEL: Tremonti intervenga sui tempi delle donazioni.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 16:32:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Le realtà del terzo settore, principalmente enti dediti al volontariato, impegnati nell’assistenza ai cittadini più disagiati, nella cooperazione decentrata con altri paesi del mondo, nel far vivere concretamente la solidarietà e sperimentare nuove forme di convivenza civile  lamentano i gravi ritardi, tre anni e più, con cui percepiscono le donazioni del 5 per mille da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2437"></span>“Le realtà del terzo settore, principalmente enti dediti al volontariato, impegnati nell’assistenza ai cittadini più disagiati, nella cooperazione decentrata con altri paesi del mondo, nel far vivere concretamente la solidarietà e sperimentare nuove forme di convivenza civile  lamentano i gravi ritardi, tre anni e più, con cui percepiscono le donazioni del 5 per mille da parte dei contribuenti”, dichiara Chiara Cremonesi del coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà. “Se da una parte il provvedimento del 2005 di Tremonti intendeva sostenere questo comparto – prosegue Cremonesi -, dall’altro il ritardo con cui si compie la donazione mette in seria crisi questi enti che, in grande maggioranza,<br />
hanno risorse molto ridotte e che proprio su queste donazioni basano gran parte della programmazione delle loro attività. Si arriva così al paradosso che gli enti per mantenere l&#8217;operatività, in attesa dei soldi versati dai contribuenti, debbano richiedere dei prestiti alle banche,<br />
seppur con tassi d’interesse agevolati. Col risultato che chi ci guadagna, alla fine, sono gli istituti di credito”. “Chiediamo al ministro del Tesoro – conclude Cremonesi &#8211; di rimediare quanto prima a questa situazione che mette in seria crisi l’attività di questi soggetti quanto mai<br />
fondamentali nel nostro Paese e che sempre più spesso arrivano a supplire nei servizi ai cittadini là dove lo Stato è più carente”.<br />
Milano, 13 gennaio 2010<br />
Sinistra Ecologia e Libertà Milano</p>
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		<title>Maroni e i  fatti di Rosarno</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 14:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quale Stato ha fatto la sua comparsa e ha esercitato le sue funzioni a Rosarno, nei giorni della vergogna nazionale? Qual è il profilo costituzionale di questo Stato, il bagaglio di vincoli giuridici che ne caratterizza la funzione, il messaggio che consegna ai cittadini, donne e uomini, della Repubblica? Questa è la domanda che noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quale Stato ha fatto la sua comparsa e ha esercitato le sue funzioni a Rosarno, nei giorni della vergogna nazionale? Qual è il profilo costituzionale di questo Stato, il bagaglio di vincoli giuridici che ne caratterizza la funzione, il messaggio che consegna ai cittadini, donne e uomini, della Repubblica?</p>
<p><span id="more-2434"></span>Questa è la domanda che noi rivolgiamo al ministro dell’Interno Maroni, che dovrebbe essere ministro della Repubblica e invece, in ogni sua mossa ministeriale, continua a essere soltanto un occhiuto esponente della Lega, con le disastrose conseguenze che questo produce nella cultura politica e nel senso comune del nostro Paese.</p>
<p>Maroni, riferendo al Senato sui fatti di Rosarno, ha affermato che lo Stato è presente nei luoghi della criminalità organizzata e fa quello che deve fare. Ma si è dimenticato di sottolineare che si tratta di uno Stato irrimediabilmente deturpato dalla logica e dalla pratica della politica delle ruspe contro l’”altro”, di uno Stato che lui stesso, il ministro, e la sua maggioranza di governo, stanno conducendo sempre più lontano dalla Costituzione e dai vincoli di uno Stato di diritto, rendendolo quanto più possibile malleabile e disponibile alle inaudite strategie di potere  della maggioranza e del premier. Dissoluzione della Costituzione repubblicana.</p>
<p>A Rosarno e nella gestione che lo Stato, tramite il ministero dell’Interno, ha fatto di quella vicenda di odio razzista, infiltrazioni delle cosche, manovre strumentali di ogni tipo, si è consumato l’ennesimo atto del degrado della nostra Repubblica.  Io non so se siamo arrivati al degrado estremo. Certo siamo a punto che rischia di essere di non ritorno. Non solo per la violenza inaudita che si è consumata contro gli immigrati, per l’incontenibile razzismo italico che ormai tracima da tutte le parte, dalla vallate leghiste del Nord agli aspri paesaggi dell’infelice Calabria, non solo per la brutale soluzione di polizia che si è costruita sul dramma, non solo per la totale e dichiarata e rivendicata assenza di politiche dell’immigrazione degne di un Paese che ha in Costituzione gli articoli 1 e 3. Non solo per tutto questo ma, soprattutto, per la crescente assuefazione all’ordinaria quotidianità del male che tutto ciò ha prodotto e alimentato nel nostro Paese. Qui, soprattutto qui, ci sono sì le responsabilità della maggioranza ma anche quelle dell’opposizione, del Pd in modo particolare, che non a caso, di fronte alla vicenda di Rosarno e dei giorni successivi e all’informativa di Maroni a Senato, non ha saputo esprimere nulla di sostanzialmente diverso. Solo preti e vescovi hanno pronunciato parole di umanità e diritto</p>
<p>Caccia al negro, deportazione, colonne di infelici in attesa del loro destino.  Siamo a questo punto.</p>
<p>Faremo tutto quello che è nelle nostre mani. Perché lo Stato di Maroni non è il nostro Stato e perché non potremo essere quello che vogliamo essere se non prendiamo radicalmente le distanze dalle sue politiche della sicurezza.</p>
<p>Elettra Deiana</p>
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		<title>Non solo Rosarno</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 08:22:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rosarno non è un’emergenza, purtroppo sta diventando la normalità in un paese che non ha mai affrontato seriamente la questione dell’immigrazione. Sempre vista come un problema e mai come un diritto (previsto dalla dichiarazione universale dei diritti umani). L’Italia essendo stata un paese di emigrazione si è trovata senza strumenti per far fronte al fenomeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rosarno non è un’emergenza, purtroppo sta diventando la normalità in un paese che non ha mai affrontato seriamente la questione dell’immigrazione.</p>
<p><span id="more-2416"></span>Sempre vista come un problema e mai come un diritto (previsto dalla dichiarazione universale dei diritti umani). L’Italia essendo stata un paese di emigrazione si è trovata senza strumenti per far fronte al fenomeno in senso contrario, si è spaventata e invece di attrezzarsi dal punto di vista politico, economico, culturale nel migliore dei casi l’ha affrontato come emergenza umanitaria e nei peggiori come un problema di sicurezza (vedi il pacchetto sicurezza entrato in vigore in agosto). L’introduzione del reato di clandestinità è una abnormità giuridica: una persona diventa un criminale senza aver commesso nessun reato, i bambini nati in Italia da genitori stranieri sono apolidi quando non invisibili, se i genitori non hanno un permesso di soggiorno.</p>
<p>Una forza di sinistra deve affrontare il tema in modo complessivo perché Rosarno ci ha ricordato che l’immigrazione si scontra con l’illegalità mafiosa e la sua violenza, con il lavoro nero, ma questi sono problemi italiani e non solo dei migranti, anche se loro ne sono doppiamente soggiogati per la loro debolezza (dovuta anche alle nostre leggi) e quindi schiavizzati. Dunque immigrazione e legalità e lavoro (con tutti i diritti relativi), ma anche cittadinanza (che favorirà l’emancipazione delle donne) e scuola.</p>
<p>L’ultima circolare della Gelmini mette il tetto al 30 per cento per gli alunni stranieri nelle classi della scuola pubblica, ma spesso gli alunni (nati in Italia) sono stranieri solo perché noi non vogliamo garantire loro una cittadinanza italiana dovuta, come lo è negli altri stati civili (dalla Francia agli Stati uniti). Noi continuiamo ad applicare il diritto di sangue, dunque non sei italiano se non lo sono i genitori, invece dovremmo applicare il diritto di suolo: è italiano chi è nato in Italia, lo chiede persino Fini!</p>
<p>Non solo. A chi vive nel nostro paese occorre garantire tutti i diritti (lavoro, sanità, scuola, voto, etc.) e chiedere il rispetto dei doveri (quelli stabiliti dalle nostre leggi), solo sulla base dell’uguaglianza si può costruire una convivenza degna di questo nome, solo così potremo cercare di disinnescare le guerre tra poveri.  Solo così l’intolleranza che domina i rapporti tra le persone (anche tra gli italiani, la caccia del diverso) potrà essere limitata e impedirà il dilagare del razzismo.</p>
<p>Così come solo uno stato laico può garantire la libertà di religione.</p>
<p>Giuliana Sgrena</p>
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		<title>OdG Nucleare approvato dall&#8217;Assemblea Nazionale SEL</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 10:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ORDINE DEL GIORNO Oggetto: Nucleare L’ASSEMBLEA NAZIONALE DI SEL è contraria alla reintroduzione in Italia del nucleare come fonte di energia elettrica. Il Governo ha forzato la mano e ha fatto approvare il suo disegno di legge con il voto di fiducia tentando così di capovolgere il risultato del referendum popolare del 1987, che a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><span id="more-2414"></span>ORDINE DEL GIORNO</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><em>Oggetto: Nucleare</em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;"> </span></em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>L’ASSEMBLEA NAZIONALE DI SEL</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em> </em></p>
<p style="text-align: left;">è contraria</p>
<p>alla reintroduzione in Italia del nucleare come fonte di energia elettrica.</p>
<p>Il Governo ha forzato la mano e ha fatto approvare il suo disegno di legge con il voto di fiducia tentando così di capovolgere il risultato del referendum popolare del 1987, che a grande maggioranza ha deciso di chiudere con il nucleare in Italia;</p>
<p align="center">condanna</p>
<p>questo sostanziale disprezzo della volontà popolare, infatti il Governo cerca di ribaltare, compiendo una grave forzatura, il risultato del referendum popolare. La maggioranza delle Regioni ha giustamente fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro questa legge per ottenere il rispetto del dettato della Costituzione che garantisce loro un ruolo di codecisione in materia di localizzazioni, di politiche di sviluppo, di salute e di tutela dell’ambiente, poteri che il Governo vorrebbe di fatto eliminare. La questione è ancora più grave, se possibile, per i Comuni, le Province e le comunità locali a cui si tenta comunque, in caso di dissenso, di imporre per legge le decisioni del Governo attraverso anche la militarizzazione dei siti prescelti per gli insediamenti nucleari, che verrebbero sottratti di conseguenza ad ogni possibilità di controllo da parte della popolazione e dei suoi rappresentanti. La scelta del Governo di reintrodurre il nucleare in Italia, assecondando la pressione dell’ENEL, è una follia economica che per le prime 4/5 centrali costerebbe non meno di 30 miliardi di euro solo per la loro costruzione  (tanto è vero che il Canada ha rinunciato a costruire nuove centrali per i costi troppo elevati) a cui andrebbero aggiunti i costi enormi  per lo smaltimento delle scorie e poi in futuro lo smantellamento delle stesse centrali. Smaltimento delle scorie radioattive (parte delle quali attive per centinaia di migliaia di anni) che nessuno al mondo ha fino ad ora risolto adeguatamente, tano meno il Governo italiano, e che ammontano in Italia a 55.000 metri cubi solo per l’eredità della precedente avventura nucleare e il cui costo grava tuttora sulla bolletta elettrica degli italiani. Le scorie radioattive sono la peggiore ipoteca possibile sulle future generazioni, infatti a fronte di un funzionamento limitato ad alcuni decenni delle centrali vi sarebbe la permanenza delle scorie per un tempo migliaia di volte superiore. Il Governo parla di produrre da nucleare il 25% di energia fingendo di dimenticare che il nucleare può fornire solo energia elettrica che è poco più del 20% dell’energia totale impiegata e quindi il suo piano nucleare riguarda in realtà il 5% di tutta l’energia, mentre gli impegni europei del 20/20/20 riguardano tutta l’energia. Impegnare enormi risorse private e pubbliche per il nucleare impedirebbe di fatto al nostro paese &#8211; che per di più ha risorse disponibili limitate &#8211; di sviluppare le fonti energetiche rinnovabili da sole, vento, acqua, terra. Le fonti energetiche rinnovabili sono pulite e il loro sviluppo consentirebbe all’Italia di iniziare a rientrare ben prima del 2020 nei parametri europei già vigenti del 20/20/20 (ove non rispettati l’Italia subirebbe una multa di3,6 milioni di euro al giorno) e di raggiungere una rilevante autonomia energetica che invece il nucleare non può garantire perché l’Italia dovrebbe acquistare dall’estero l’uranio &#8211; risorsa esauribile come il petrolio &#8211; e le relative tecnologie;</p>
<p align="center">segnala</p>
<p>che il nucleare provoca anche grave inutile spreco di risorse idriche e</p>
<p>che il piano Lega Ambiente &#8211; CGIL per lo sviluppo delle fonti rinnovabili conferma invece che l’Italia, impegnando le sue risorse nelle energie rinnovabili e nel risparmio energetico, potrebbe ottenere risultati rilevanti nello sviluppo tecnologico, nella ricerca e potrebbe creare 100.000 posti di lavoro qualificati, cioè almeno 50 volte il nucleare. Non è vero nemmeno che il nucleare farebbe costare meno l’energia. Se tutti i costi venissero calcolati &#8211; dalla costruzione allo smaltimento delle scorie &#8211; il costo dell’energia prodotta da questa fonte sarebbe certamente più alto dell’eolico e dell’idroelettrico e del tutto paragonabile anche ad altre fonti rinnovabili. Anzi è ormai del tutto evidente che malgrado tante rassicurazioni lo Stato dovrebbe intervenire, per stessa ammissione della lobby nuclearista, sia favorendo i prestiti a lunghissima scadenza, sia partecipando in qualche forma al capitale, sia con garanzie tariffarie. Tuttavia anche una valutazione non artefatta dei costi reali del nucleare viene dopo la questione prioritaria della sicurezza per la popolazione e per l’ambiente. La nuova carta sismica italiana, la nuova dislocazione territoriale della popolazione creano un primo vincolo che rende impossibile trovare localizzazioni per centrali nucleari, con le conseguenze accertate di mortalità tra le popolazioni e i lavoratori, senza dimenticare il loro enorme consumo di acqua. Gli incidenti ripetuti in centrali collocate all’estero, anche senza arrivare al disastro di Chernobyl, la censura severa decisa dalle Agenzie per la sicurezza di Francia, Inghilterra e Finlandia verso i costruttori di centrali sui sistemi informatici di sicurezza, avvenuta dopo i precedenti richiami sulla qualità della costruzione dei prototipi di Okilhuoto e di Flamanville, confermano che il nucleare oggi disponibile non garantisce la sicurezza delle popolazioni e dell’ambiente. Per di più la legge voluta dal Governo crea un’Agenzia per la sicurezza del tutto inadeguata al compito di tutelare la sicurezza delle persone: organici inadeguati e senza sufficiente professionalità, risorse pressoché inesistenti consegnano di fatto la salute e la vita dei cittadini in ostaggio ai costruttori, senza che la struttura preposta alla sicurezza sia messa in grado di intervenire adeguatamente;</p>
<p align="center">consapevole che</p>
<p>il Governo ora sta ritardando le decisioni sulla localizzazione dei siti nucleari per evitare che questo tema entri nella prossima campagna elettorale. La reazione di Scanzano Ionico sulle scorie ancora viva nella memoria;</p>
<p align="center">SI IMPEGNA</p>
<p>per un no netto alle centrali nucleari nei programmi elettorali che SEL sosterrà nelle prossime elezioni regionali, sviluppando tutte le iniziative necessarie per informare e mobilitare le elettrici e gli elettori.</p>
<p align="center">Infine l’Assemblea Nazionale di SEL</p>
<ul>
<li>sostiene pienamente le iniziative del Comitato SI alle energie rinnovabili NO al nucleare, che ha sempre teso a coinvolgere unitariamente tutte le forze sociali e politiche disponibili;</li>
<li>lancia a livello nazionale regionale e locale campagne per il potenziamento al ricorso a tutte le energie rinnovabili;</li>
<li>sostiene l’urgente definizione di un piano energetico di coordinamento nazionale dei piani energetici regionali;</li>
<li>auspica che tutte le ulteriori decisioni di mobilitazione &#8211; compresa quella della eventuale promozione di un referendum abrogativo della legge 99/2009 &#8211; siano adottate attraverso una discussione comune e con una decisione unitaria che veda la partecipazione di tutti i soggetti interessati;</li>
</ul>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Roma, 19/12/2009</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Nichi Vendola</p>
<p style="text-align: left;">Alfiero Grandi</p>
<p style="text-align: left;">Valerio Calzolaio</p>
<p style="text-align: left;">Gianni Mattioli</p>
<p style="text-align: left;">Loredana Mozzilli</p>
<p style="text-align: left;">Roberto Musacchio</p>
<p style="text-align: left;">Grazia Francescato</p>
<p style="text-align: left;">Patrizia Sentinelli</p>
<p style="text-align: left;">Mirko Lombardi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>OdG Acqua approvato dall&#8217;Assemblea Nazionale SEL</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 10:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti territoriali]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[liberta]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra e libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra ecologia e libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[ORDINE DEL GIORNO Oggetto: Acqua bene comune e gestione pubblica dei servizi pubblici locali L’ASSEMBLEA NAZIONALE DI SEL Premesso che: -         la gestione del servizio idrico integrato in Italia è attualmente normata dalla L. 36/1994 e sue successive modificazioni; -         l’art. 23bis della L. 133/2008 prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><span id="more-2410"></span>ORDINE DEL GIORNO</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><em>Oggetto: Acqua bene comune e gestione pubblica dei servizi pubblici locali</em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;"> </span></em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>L’ASSEMBLEA NAZIONALE DI SEL</strong></p>
<p align="center"><em> </em></p>
<p><strong>Premesso che: </strong></p>
<p>-         la gestione del servizio idrico integrato in Italia è attualmente normata dalla L. 36/1994 e sue successive modificazioni;</p>
<p>-         l’art. 23bis della L. 133/2008 prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali ad imprenditori o società mediante il ricorso a gara, facendo forzatamente largo all’ingresso dei privati;</p>
<p>-         il recente art.15 del Decreto legge n135/2009, cd. decreto Ronchi, convertito in legge il 18 Novembre scorso ha modificato l’art. 23 bis e muove passi ancora più decisi verso la privatizzazione dei servizi pubblici locali compreso il servizio idrico integrato ed il servizio integrato per la raccolta dei rifiuti;</p>
<p>-         la legge approvata (approvato attraverso il ricorso al voto di fiducia) prevede l’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%;</p>
<p>-         la legge approvata prevede la cessazione degli affidamenti cd. “in house” a società interamente pubbliche e controllate dai Comuni entro il 31.12.2011;</p>
<p>-         tale provvedimento espropria gli Enti locali e le comunità locali della libertà di scegliere la forma attraverso la quale gestire ed erogare i servizi pubblici locali;</p>
<p>-         la complessiva normativa italiana sull’acqua risulta non organica e contraddittoria e manca ancora a livello internazionale il riconoscimento formale e solenne dell’acqua come bene comune e diritto umano;</p>
<p>-         in questi quindici anni non sono state attuate coerenti politiche idriche e l’acqua non è stata gestita correttamente a livello di bacino idrografico;</p>
<p><strong>Ritenuto che </strong></p>
<p>-         la privatizzazione dell’acqua sia un epilogo da scongiurare con ogni mezzo, essendo la risorsa idrica un diritto universale e non una mercè né un mero bisogno</p>
<p>-         non è l’Europa ad imporre la privatizzazione del servizio idrico in nessun provvedimento normativo e in nessuna Direttiva Europea;</p>
<p>-         due diverse risoluzioni del Parlamento europeo affermano il principio che l’acqua è un “bene comune dell’umanità” mentre gli organismi della UE hanno più volte evidenziato che “alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza”;</p>
<p>-         le Istituzioni hanno la libertà e l’autonomia di scegliere se fornire direttamente un servizio di interesse generale o se affidare tale compito ad altro Ente (pubblico o privato) in piena legittimità e coerenza con le vigenti direttive europee sui servizi pubblici locali;</p>
<p>nella consapevolezza che nei Paesi della UE, dopo sporadici tentativi di privatizzazione di alcuni servizi pubblici locali e dopo aver constatato l’abbassamento della qualità dei servizi ed un vertiginoso incremento delle tariffe, si è registrata una decisa e ferma inversione di tendenza verso la ripubblicizzazione degli stessi (ad esempio il Comune di Parigi ha avviato l’iter di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato)</p>
<p>1-    <strong><span style="text-decoration: underline;">riconosce </span></strong>l’acqua come bene comune e diritto umano, in particolare l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’<strong>acqua come bene comune pubblico;</strong></p>
<p>2-    <strong><span style="text-decoration: underline;">sollecita il </span></strong><strong>riconoscimento (</strong>a livello dell’ONU e delle norme costituzionali nazionali) dell’acqua come bene comune e diritto umano, anche con specifici e vincolanti obiettivi internazionali di lotta alla sete e alla desertificazione;<strong> </strong></p>
<p>3-     <strong><span style="text-decoration: underline;">impegna</span></strong> i propri consiglieri e assessori comunali e provinciali al riconoscimento di tale diritto dando loro mandato di proporre la modifica degli Statuti comunali e provinciali nei loro rispettivi enti di appartenenza per il riconoscimento dell’acqua come <strong>servizio pubblico locale</strong>, anche sperimentando nuove e diverse forme di strutturazione di società di diritto pubblico per la gestione delle risorse idriche, privilegiando quanto più possibile il livello del bacino idrografico;</p>
<p>4-    <strong><span style="text-decoration: underline;">impegna</span></strong> i consiglieri e gli assessori regionali, anche in vista del prossimo rinnovo di molti consigli regionali, ad operare affinché le Amministrazioni Regionali, propongano ricorso presso la Corte Costituzionale su quanto previsto dall’art. 15 del DL 135/2009, come già stanno positivamente facendo alcune Regioni;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p align="center"><strong>IMPEGNA ALTRESI’</strong></p>
<p align="center">
<ul>
<li>i propri eletti a tutti i livelli, i propri iscritti e militanti a sostenere tutte le iniziative di mobilitazione per l’acqua come bene comune e diritto umano, in particolare le campagne promosse del Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua;</li>
</ul>
<ul>
<li>gli organismi dirigenti nazionali a consultare gli altri partiti politici, le associazioni ambientaliste e sindacali, oltre allo stesso Forum per sostenere iniziative normative, amministrative e sociali contro la privatizzazione dell’acqua per la ripubblicizzazione dei servizi, anche verificando la possibilità della eventuale presentazione di un quesito referendario che abroghi il dispositivo previsto dall’art. 15 del decreto 135/2009;</li>
</ul>
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		<title>Regionali; Nieri (SEL): «Su nucleare e diritti Polverini ha sposato le posizioni della destra più conservatrice»</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 19:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa territori]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[liberta]]></category>
		<category><![CDATA[SeL]]></category>
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		<description><![CDATA[«Con le sue ultime dichiarazioni su nucleare e Ru486, Renata Polverini ha finalmente fatto una scelta di campo. La sua, è evidente,  è una candidatura della destra più tradizionalista e conservatrice, contraria al principio di autodeterminazione ai diritti delle donne e contraria alle conquiste del pensiero scientifico – è quanto dichiara l’Assessore al Bilancio della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;"><span style="font-size: 15pt; font-family: Calibri;"><span id="more-2408"></span>«Con le sue ultime dichiarazioni su nucleare e Ru486, Renata Polverini ha finalmente fatto una scelta di campo. La sua, è evidente,  è una candidatura della destra più tradizionalista e conservatrice, contraria al principio di autodeterminazione ai diritti delle donne e contraria alle conquiste del pensiero scientifico – è quanto dichiara l’Assessore al Bilancio della Regione Lazio ed esponente di Sinistra e Libertà Luigi Nieri – Altrove si è dimostrato che non vi è alcuna ragione per ricorrere al ricovero ospedaliero per le donne che fanno uso della pillola Ru486. Si tratta, con tutta evidenza, di una battaglia ideologica che ha il solo fine di imporre il controllo sul corpo delle donne e delle loro scelte. Allo stesso modo la Polverini vuole riportare sul Lazio l’ombra del nucleare, dopo che il centrosinistra ha espresso in questi anni la propria contrarietà. Il suo silenzio sul tema vale più di mille parole».</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;"><span style="font-size: 15pt; font-family: Calibri;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;"><span style="font-size: 15pt; font-family: Calibri;">«I cittadini del Lazio, cinque anni fa, bocciarono una destra dagli stessi contenuti e dallo stesso programma -  prosegue Nieri – Per battere questa destra, dunque,  il centrosinistra dovrà portare, avanti con coerenza, il programma di rinnovamento della Regione con particolare attenzione al tema dei diritti e della difesa dell’ambiente. Si tratta di un obiettivo a portata di mano come dimostrano alcuni sondaggi di queste ultime ore – conclude Nieri</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nucleare. Zaratti (SEL): “Polverini unica a non sapere cosa pensare del nucleare. Grave per un candidato Presidente”</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 19:07:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Renata Polverini è l’unica persona in Italia e nel Lazio che ancora non ha deciso cosa pensare del nucleare. È grave che chi si candidi a governare la Regione, già pesantemente penalizzata dai problemi derivanti l’esigenza di mettere in sicurezza gli impianti della precedente avventura nucleare (Borgo Sabotino, Montalto di Castro, ed anche Garigliano, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2402"></span>“Renata Polverini è l’unica persona in Italia e nel Lazio che ancora non ha deciso cosa pensare del nucleare. È grave che chi si candidi a governare la Regione, già pesantemente penalizzata dai problemi derivanti l’esigenza di mettere in sicurezza gli impianti della precedente avventura nucleare (Borgo Sabotino, Montalto di Castro, ed anche Garigliano, a poche centinaia di metri dal confine regionale), non sappia ancora cosa decidere. I cittadini del Lazio hanno il diritto di sapere se Renata Polverini vuole costruire o ricostruire centrali nucleari sul nostro territorio oppure no. Il centrosinistra laziale è contrario al nucleare e alla realizzazione di centrali atomiche”. Lo dichiara Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente della Regione Lazio.</p>
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		<title>Giustizia Gennaro Migliore (SEL):”giusto l&#8217;allarme &#8216;ANM,   le norme salvaberlusconi sono uno scempio altro che dialogo ci auguriamo che l&#8217;attuale opposizione  non assecondi questo scempio</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 19:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le preoccupazioni espresse dall&#8217;Associazione Nazionale magistrati sono un urgente allarme. Lo afferma Gennaro Migliore del Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;. Il disegno PdL di stravolgimento sostanziale e formale della Costituzione &#8211; prosegue Migliore &#8211; ha come suo primo banco di prova lo scempio sulle norme salvaberlusconi, compreso l&#8217;indicibile decreto bloccaprocessi fino alle elezioni. L&#8217;attuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2400"></span>Le preoccupazioni espresse dall&#8217;Associazione Nazionale magistrati sono un urgente allarme.</p>
<p>Lo afferma <strong>Gennaro Migliore </strong>del <strong>Coordinamento Nazionale </strong>di <strong>Sinistra Ecologia Liberta&#8217;.</strong></p>
<p>Il disegno PdL di stravolgimento sostanziale e formale della Costituzione &#8211; prosegue Migliore &#8211; ha come suo primo banco di prova lo scempio sulle norme salvaberlusconi, compreso l&#8217;indicibile decreto bloccaprocessi fino alle elezioni.</p>
<p>L&#8217;attuale opposizione parlamentare non puo&#8217; assecondare in nessun modo questo scempio.</p>
<p>No al dialogo  &#8211; conclude l&#8217;esponente SEL &#8211; si alla chiarezza e alla trasparenza.</p>
<p>Lo rende noto l&#8217;Ufficio Stampa di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Documento dell&#8217;Assemblea regionale SEL Campania</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 19:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’assemblea regionale di Sel si è riunita presso la sala multimediale di Via verdi a Napoli l’11 gennaio 2010. Il centrosinistra in Campania e nel paese attraversa una fase di difficoltà strutturale: il rischio che la costruzione di un’alternativa a Berlusconi e alle destre sia compromessa da eccessi di tatticismo e da uno scivolamento sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2396"></span>L’assemblea regionale di Sel si è riunita presso la sala multimediale di Via verdi a Napoli l’11 gennaio 2010. Il centrosinistra in Campania e nel paese attraversa una fase di difficoltà strutturale: il rischio che la costruzione di un’alternativa a Berlusconi e alle destre sia compromessa da eccessi di tatticismo e da uno scivolamento sul terreno moderato delle alleanze e dei programmi è più che fondato. Non vogliamo che il Pd passi dalla vocazione maggioritaria di Veltroni all’autosufficienza a geometrie variabili dell’asse Bersani-Casini. Il caso pugliese è a tutt’oggi una ferita aperta sul terreno di un nuovo e competitivo centrosinistra. Per queste ragioni abbiamo sospeso sul piano nazionale e locale i tavoli di confronto con il Pd e abbiamo dato vita in Campania ad un patto di consultazione con Idv e Federazione della Sinistra per determinare e condizionare la linea del centrosinistra sui programmi e sulle alleanze. Va assolutamente praticata la pari dignità di tutte le forze  che compongono la coalizione sulla base di discriminanti chiare: no al nucleare, difesa dell’ acqua pubblica, rilancio del lavoro e della produzione, questione morale e nuovo welfare della persona.  Sel sarà presente alle prossime elezioni regionali ed amministrative con proprie liste autonome. Tra le culture costitutive del nostro soggetto politico ci sono il pensiero e la tradizione socialista, che naturalmente sono collocati a sinistra senza alcuna equidistanza tra i poli. Con il Ps abbiamo costruito alle Europee ed in Campania l’esperienza felice delle liste di Sinistra e Libertà. Purtoppo i socialisti hanno scelto di non aderire al processo costituente nazionale partito il 20 dicembre scorso a Roma. Ai socialisti campani diciamo che solo nella chiarezza dei percorsi politici e programmatici e delle scelte di fondo è possibile sin da ora riprendere un cammino unitario.</p>
<p>Sulla base di queste considerazioni politiche l’assemblea di Sel dà mandato al coordinamento regionale – che nella prossima assemblea regionale – a portare avanti e sviluppare questa piattaforma.</p>
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		<title>RU486, Rodano (SEL): “anche la ‘nuova’ candidata si schiera  su una delle posizioni più retrive del centrodestra”</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 14:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Più la campagna elettorale entra nel vivo e più emerge che Renata Polverini non riesce ad essere altro che la copertura delle più tradizionali e classiche politiche del centrodestra. Ora la Polverini afferma che per l’aborto farmacologico con la pillola RU486 sarebbe obbligatorio il ricovero ospedaliero. Ci siamo: anche la ‘nuova’ candidata si schiera su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2385"></span>“Più la campagna elettorale entra nel vivo e più emerge che Renata Polverini non riesce ad essere altro che la copertura delle più tradizionali e classiche politiche del centrodestra. Ora la Polverini afferma che per l’aborto farmacologico con la pillola RU486 sarebbe obbligatorio il ricovero ospedaliero. Ci siamo: anche la ‘nuova’ candidata si schiera su una delle posizioni più retrive del centrodestra”. Lo dichiara in una nota l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano.</p>
<p>“Obbligare al ricovero significa infatti pensare che si possano dissuadere le donne dall’aborto rendendo il percorso dell’aborto legale più difficile e penoso” dichiara Rodano. “Ma la legge 194 prescrive proprio il contrario. Obbligare al ricovero significa utilizzare il sistema sanitario nazionale come uno strumento ideologico, invece che come un servizio ai cittadini. Lo sa Renata Polverini che ormai si cerca di incentivare al massimo possibile il day hospital, per un numero sempre crescente di interventi sanitari? L’obbligo di ricovero in questo caso si configurerebbe al contrario come un intervento ‘inappropriato’ che il suo collega Sacconi rimprovera continuamente alle strutture pubbliche”.</p>
<p>“Obbligare al ricovero significa non riconoscere ai medici l’autonomia propria della loro professione” conclude Rodano. “Solo loro e le donne possono decidere come è meglio, meno pericoloso, meno invasivo interrompere una gravidanza. Queste idee e questi comportamenti  cittadini del Lazio li hanno già conosciuti: durante la presidenza Storace”.</p>
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		<title>Documento politico dell’assemblea Regionale di SEL puglia.</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 13:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le drammatiche giornate di Rosarno rappresentano il precipizio culturale e sociale nel quale il  nostro paese sta scivolando. Mentre in Calabria la ndrangheta alimenta e organizza le pulsioni razziste di una indegna caccia all’immigrato, la ministra Gelmini affronta il tema della società interculturale fissando il tetto del 30% di bambini stranieri nelle scuole e Maroni  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2379"></span>Le drammatiche giornate di Rosarno rappresentano  il precipizio culturale e sociale nel quale il  nostro paese sta  scivolando. Mentre in Calabria la ndrangheta alimenta e organizza le pulsioni  razziste di una indegna caccia all’immigrato, la ministra Gelmini affronta il  tema della società interculturale fissando il tetto del 30% di bambini stranieri  nelle scuole e Maroni  tuona contro  l’eccessiva tolleranza nei confronti dei clandestini.  E’ in questo scenario drammatica che si  articola la discussione sulle prossime elezioni regionali.</p>
<p>Mentre le vicende quotidiano chiedono di ricostruire una  forte ed efficace presenza di sinistra nel paese, il PD alimenta un dibattito  incomprensibile sulle alleanze, segnato da una subordinazione assoluta all’UDC e  dall’assenza di qualsiasi profilo programmatico.</p>
<p>In questo senso l’unica proposta avanzata dal candidato  esploratore Francesco Boccia è quella di dare il via ad una “privatizzazione  dolce” dell’Acquedotto pugliese.</p>
<p>La scelta di rompere con la sinistra e con tanta parte  della società pugliese rifiutando ogni percorso di legittimazione democratica è  inaccettabile e si configura come uno snaturamento della linea congressuale  stessa del PD.</p>
<p>Per questi motivi l’assemblea regionale di Sinistra  ecologia libertà riunita a Bari il 10-1-2010 decide:</p>
<p>-di partecipare e contribuire alle mobilitazioni a  sostegno dei diritti civili e sociali dei lavoratori immigrati, impegnando  innanzitutto i proprio consiglieri regionali per vigilare sul trattamento e  sulle condizioni degli immigrati che in queste ore stanno arrivando al CARA di  Bari;</p>
<p>-di proseguire con le mobilitazioni in tutta la Puglia a  sostegno della ricandidatura di Nichi Vendola a partire dalla rivendicazione dei  punti qualificanti del suo governo: Acqua pubblica, rifiuto del Nucleare,rifiuto  del rigassificatore e del raddoppio delle raffinerie ENI, lotta alla precarietà  e al lavoro nero, tutela del territorio e dell’ambiente e sviluppo di politiche  sociali a sostegno dei ceti più deboli;</p>
<p>-di sospendere tutti i tavoli di trattative per le  prossime elezioni amministrative fino a quando non sarà chiarita la vicenda  regionale pugliese.</p>
<p>Bari, 10-1-2010</p>
<p style="text-align: left;">COORDINAMENTO  REGIONALE</p>
<p style="text-align: left;">SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA&#8217;  PUGLIA</p>
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		<title>Centrosinistra:  Incontri di Sinistra Ecologia e Liberta&#8217; con Partito Socialista e Italia dei valori</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 13:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa mattina a Roma, una delegazione di Sinistra Ecologia Liberta&#8217; guidata dal portavoce nazionale Nichi Vendola, e composta da Claudio Fava, Gennaro Migliore e Umberto Guidoni ha incontrato ha avuto una serie di incontri sulle prossime elezioni regionali e sull&#8217;impegno comune per un nuovo centrosinistra vincente in Italia. Il primo incontro si e&#8217; svolto con il Partito Socialista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="more-2376"></span>Questa mattina a <strong>Roma</strong>, una delegazione di <strong>Sinistra Ecologia Liberta&#8217; </strong>guidata dal portavoce nazionale <strong>Nichi Vendola</strong>, e composta da <strong>Claudio Fava, Gennaro Migliore </strong>e <strong>Umberto Guidoni </strong>ha incontrato ha avuto una serie di incontri sulle prossime elezioni regionali e sull&#8217;impegno comune per un nuovo centrosinistra vincente in Italia.</div>
<div>Il primo incontro si e&#8217; svolto con il <strong>Partito Socialista </strong>e il suo segretario <strong>Riccardo Nencini</strong>.</div>
<div>Successivamente la delegazione di SEL si e&#8217; incontrata con <strong>Antonio di Pietro </strong>e una delegazione dell&#8217; <strong>Italia dei Valori</strong>.</div>
<div>Ne da&#8217; notizia un comunicato dell&#8217;ufficio stampa di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;.</div>
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		<title>SEL in Calabria</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 11:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sinistra e Libertà in Calabria segue con la massima attenzione l’evoluzione della situazione politica in Puglia. Il tentativo del  Pd di cancellare l’esperienza Vendola può far nascere una riflessione  seria e unitaria. Le conseguenze di questa scelta sono state per il momento la spaccatura del Pd, un dialogo ritrovato tra le forze della sinistra, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2374"></span>Sinistra e Libertà in  Calabria segue con la massima attenzione l’evoluzione della situazione politica  in Puglia. Il tentativo del  Pd di  cancellare l’esperienza Vendola può far nascere una riflessione  seria e unitaria. Le conseguenze di  questa scelta sono state per il momento la spaccatura del Pd, un dialogo  ritrovato tra le forze della sinistra, un inizio di confronto anche con IDV.</p>
<p>In Calabria, in questi  mesi, all’interno di Sinistra e Libertà, così come anche delle forze di  sinistra, si sono avuti giudizi diversi sull’esperienza del governo Loiero e  sull’azione del centro-sinistra. Il dialogo è stato difficile, spesso  impossibile, ma oggi potrebbe esserci uno sforzo da parte di tutti per cercare  un terreno comune di azione considerando anche l’evoluzione politica regionale e  nazionale.  I fatti drammatici di  Rosarno sono la riprova che la  Calabria non può essere governata con una politica di  galleggiamento e di sopravvivenza, ma che serve una politica di rottura di  interessi stratificati e consolidati. E’  facile dire che la  Calabria è la regione della solidarietà portando come esempio  l’esperienza della comunità di Riace, e poi  per un cattivo senso di   “realpolitik”   non intervenire in realtà come  Rosarno dove ci si   dovrebbe  scontrare con interessi economici sia di piccoli e di grandi aziende  in un mondo dove i confini tra legalità e  illegalità spesso  sono labili e  dove  penetrano e si consolidano   gli interessi della ‘ndrangheta. Il  limite del centro-sinistra in Calabria  è   che si è governato senza la volontà di cambiare, di modificare, di  innovare.</p>
<p>Loiero stesso, per  giustificare le sue politiche, ha sempre sostenuto che la  società calabrese è melmosa e  gelatinosa, che manca  di una coscienza civica. I fatti di  Rosarno, per non parlare della sanità,  dimostrano invece che nel Sud serve il coraggio del cambiamento e della rottura.  Oggi i fatti nazionali possono far maturare una nuova scelta in  SeL  e nella sinistra calabrese. Non ha alcun  senso dichiarare di voler correre da soli sia perché SeL non ha la forza di  farlo e sia perché sarebbe un suicidio politico. Sarebbe meglio confrontarsi  invece con Pippo Callipo, con IDV, con il mondo dell’associazionismo che stanno  costruendo   un nuovo schieramento politico.  Uno schieramento che è nato per  affermare una nuovo modo di governare basato sulla trasparenza, sulla lotta al  clientelismo  e sulla buona  politica. Il compito, oggi in Calabria, della  parte migliore della società calabrese è  lottare per la liberazione delle istituzioni dall’occupazione  partitica.</p>
<p>Sinistra e Libertà non può  rifuggire da questo confronto, sarebbe un errore madornale che ci porterebbe ad  essere una forza marginale e insignificante. I tempi sono stretti ma abbiamo  ancora  tempo per avviare un dialogo  con Callipo e IDV coinvolgendo in questo confronto anche la federazione  comunista e diventare protagonisti di una nuova stagione per il  Sud.</p>
<p>Pino Tassi</p>
<p>Sinistra Ecologia Libertà Calabria</p>
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		<title>Dopo Rosarno</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 07:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche per reagire costruttivamente all’indignazione per i fatti di Rosarno sarebbe bene provare a cercare di capire cosa si cela dietro l’inqualificabile esplosione di razzismo. Della realtà del mercato nero del lavoro in agricoltura e del ruolo delle organizzazioni criminali si è cominciato a dire. Ma la realtà è assai più grande e parla di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche per reagire costruttivamente all’indignazione per i fatti di Rosarno sarebbe bene provare a cercare di capire cosa si cela dietro l’inqualificabile esplosione di razzismo. Della realtà del mercato nero del lavoro in agricoltura e del ruolo delle organizzazioni criminali si è cominciato a dire.</p>
<p><span id="more-2367"></span>Ma la realtà è assai più grande e parla di una colossale mistificazione che viene operata sui migranti strutturalmente trasformati in questione di sicurezza quando invece siamo in presenza di  una trasformazione strutturale del mondo del lavoro che ha a che fare con la globalizzazione e che viene negata volutamente e consapevolmente. Poco tempo fa, nel 2008, la Commissione Europea ha licenziato una comunicazione sul tema della immigrazione che dovrebbe essere letta da tutti. La relazione ufficiale dice che ci sono oggi in Europa 18,5 milioni circa di lavoratori migranti e che il flusso annuo è di circa 1,5 -2 milioni. Sono il 3,8% della popolazione totale. Le persone attive nel mercato del lavoro in Europa sono 235 milioni. Al 2060, dice la Commissione, diminuiranno di 50 milioni per ragioni demografiche. Questo se continuano questi ritmi immigratori. In assenza di migrazione il deficit diventa di 110 milioni. Ciò, dice la Commissione, metterebbe a rischio tutto il sistema sociale e renderebbe non sostenibile né il mercato del lavoro né il welfare. Dunque, sempre per la Commissione, la migrazione è necessaria e va sostenuta. Addirittura servono 50 milioni di migranti in più dei previsti. D’altronde siamo in un quadro globale di incremento dei flussi migratori tanto che i migranti al lavoro nel mondo sono diventati 191 milioni, il doppio del 1965. Della loro condizione drammatica, delle leggi internazionali esistenti e violate, parla una brava sindacalista, Silvana Cappuccio, in un bel libro, Glokers, che consiglio di leggere. Ma torniamo adesso all’Europa. La cosa incredibile è che a fronte di ciò che dice quella comunicazione le politiche sono purtroppo ben altre. Quella situazione descritta chiederebbe una politica organica di gestione degli ingressi. Invece quello che c’è di organico è la politica vergognosa delle espulsioni con la famigerata direttiva che non a caso è stata appunto battezzata della vergogna. La politica degli ingressi viene affidata a provvedimenti spezzettati e contraddittori. Da ultime due direttive una sulla cosiddetta carta blu per la migrazione qualificata e l’altra sull’integrazione tra permesso di soggiorno e permesso di lavoro. La contraddizione di fondo, in realtà la mistificazione, è che queste stesse direttive vengono trattate con la base giuridica della migrazione e non quella del diritto del lavoro. Quando proposi  in Parlamento Europeo con emendamento di inserire questa seconda base giuridica ciò venne considearato inaccettabile per i trattati. Non è dunque un caso che molti dei miglioramenti inseriti ai testi dalla commissione lavoro dove ero relatore per il Gue non furono approvati dalla commissione competente, quella libertà, pur solitamente più avanzata. Le contraddizioni dei testi per altro restano pesanti: basti pensare ai rischi di una immigrazione di tecnici che depriva il Paese di origine o al rischio che con il permesso di lavoro scada quello di soggiorno. Ma la contraddizione diventa ancora più evidente con una terza direttiva approvata e che ha destato molte discussioni e cioè quella sulle sanzioni ai datori di lavoro che usano lavoratori clandestini. Sono qualche milione i lavoratori che lavorano regolarmente essendo irregolari e la relazione della stessa direttiva dice che si tratta di un problema di mercato del lavoro. Ma invece che prevedere la loro regolarizzazione la direttiva alla fine li espelle. Ma almeno dice che i colpevoli sono i datori di lavoro che vanno, loro e non i migranti, perseguiti e che bisogna garantire ai lavoratori   i loro diritti a partire dall’essere almeno pagati. E qui  arriviamo a Rosarno dove neanche questa, per me inaccettabile, direttiva viene applicata e i colpevoli divengono i migranti mentre i negrieri non pagano le loro colpe. D’altronde è l’ Italia che andando oltre il peggio dell’Europa rende reato la migrazione cosiddetta clandestina. Ma se la realtà è quella che dicevo all’inizio, con quei numeri enormi, deve essere trattata per quello che è e cioè una conseguenza dei processi di globalizzazione. Naturalmente questa globalizzazione va criticata in radice e dunque anche in ciò che determina nel mercato del lavoro. Ma la colossale mistificazione che viene operata , e che fa parte del processo generale di svalorizzazione del lavoro di cui il cuore è la precarizzazione, è che a milioni di persone viene negato il  diritto di potersi definire lavoratori. Mi viene spesso di fare un paragone con il capitalismo nascente: pensiamo a cosa sarebbe stata la storia della modernità se quel capitalismo invece che abbattere la servitù della gleba avesse chiesto ai feudatari il fitto di lavoratori che continuavano ad essere servi della gleba. Purtroppo torna oggi invece il lavoro servile e addirittura schiavistico e ciò mostra come il capitalismo abbia perso le proprie virtù progressive. Proprio per questo ragionamento non mi convincono neanche le versioni soft e corrette della migrazione per quote. E’ inaccettabile comunque la disparità di condizione che si è creata nella globalizzazione tra merci, denaro e esseri umani, le prime libere di  far tutto e gli ultimi no. Ma quelle stesse cifre della migrazione ci parlano di una impraticabilità delle quote a meno di non derubricare comunque i diritti. L’unico strumento vero e accettabile è una organizzazione dell’esercizio del diritto a cercare lavoro e cioè un permesso di soggiorno a tal fine. Ciò permetterebbe di sapere chi arriva e a questi di esercitare i propri diritti nel mercato del lavoro. Cioè un cambio radicale di paradigma che però è indispensabile prima che tutta l’Italia divenga Rosarno.</p>
<p>Roberto Musacchio</p>
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		<title>Nieri (SEL): «Aderisco al sit-in di domani a Montecitorio sulle carceri»</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 16:42:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2352"></span>«Aderisco con convinzione all’iniziativa di domani, 12 gennaio 2010, a piazza Montecitorio, promossa dai Radicali sul tema delle carceri in occasione della discussione alla Camera delle mozioni riguardanti l’emergenza penitenziaria – è quanto dichiara l’Assessore al Bilancio della Regione Lazio ed esponente di Sinistra Ecologia e Libertà Luigi Nieri – Si sono riempite le carceri di malati, diseredati, persone con problemi psichiatrici, tossicodipendenti, immigrati non in regola con il permesso di soggiorno. Se si vuole risolvere il problema del sovraffollamento bisogna decidere di affrontare questi temi. Non bisogna cioè criminalizzare tutti coloro di cui il welfare non si occupa – conclude Nieri».</p>
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		<title>Sinistra Ecologia Libertà report riunione Piana di Gioia Tauro</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 11:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[aurianova 09/01/2010 l&#8217;8 gennaio 2010, presso la sede di Taurianova, si è riunita l’Assemblea di Zona di Sinistra Ecologia Libertà con all’O.d.G.: la gravissima situazione dell’ordine pubblico a seguito dei fatti di Rosarno; il tentativo di intimidazione delle cosche di n’drangheta alla Magistratura reggina con l’attentato alla Procura Generale; la grave situazione di crisi dell’area [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2339"></span>aurianova 09/01/2010</p>
<p>l&#8217;8 gennaio 2010, presso la sede di Taurianova, si è riunita l’Assemblea di Zona di Sinistra Ecologia Libertà con all’O.d.G.: la gravissima situazione dell’ordine pubblico a seguito dei fatti di Rosarno; il tentativo di intimidazione delle cosche di n’drangheta alla Magistratura reggina con l’attentato alla Procura Generale; la grave situazione di crisi dell’area portuale, l’avvio della campagna di tesseramento al nuovo soggetto politico della sinistra.<br />
Alla riunione hanno preso parte oltre ai dirigenti dei vari nuclei territoriali della Piana, anche il neo Sindaco di Seminara ed il Vice Sindaco di Terranova S. M.<br />
L’assemblea ha espresso profonda preoccupazione per la inadeguatezza della risposta, offerta fin qui, dei partiti politici e delle istituzioni pianigiane di fronte alla grave crisi di democrazia, di lavoro e di libertà, che sta vivendo la Piana di Gioia Tauro.<br />
C’è una aggressione del territorio portata avanti da una miscela esplosiva di “ violenza n’dranghetista, aggressione capitalistica e rigurgito razzista, che sta minando le fondamenta del vivere civile, sta comprimendo i diritti fondamentali degli individui, primo fra tutti il diritto al lavoro e sta annullando gli spazi di libertà dei cittadini in tutti i settori vitali della società.<br />
Se questo processo va avanti, nella assenza di risposta da parte dei cittadini, delle forze sociali e delle istituzioni democratiche, in poco tempo saremo destinati a registrare l’ennesimo grave fallimento di una ipotesi di sviluppo basata, quasi esclusivamente, sul porto di Gioia Tauro e consegneremo, totalmente, l’economia di questa provincia nelle mani della n’drangheta.<br />
I fatti gravissimi di Rosarno dicono con chiarezza, che lo Stato, la Regione ed il Comune non possono essere spettatori passivi del dramma di chi è in cerca di un pezzo di pane e viene tenuto in condizioni di schiavitù, del diritto alla sicurezza dei cittadini di Rosarno, delle difficoltà di una miriade di piccoli produttori agricoli.<br />
Uno Stato serio non lascia alle cosche mafiose il ruolo di gestori di un mercato del lavoro fatto di soprusi, violenze e sottosviluppo. Una Regione adeguata non spreca enormi risorse comunitarie nei mille rivoli del clientelismo senza dare risposte ai bisogni elementari di chi vive nel degrado e nella più offensiva indigenza.<br />
Sinistra Ecologia Libertà ritiene urgente e vitale l’avvio di una nuova stagione di iniziativa politica, culturale ed istituzionale, con l’obiettivo di ridiscutere linee e strategie di sviluppo per questo territorio. Occorre una azione corale, dei partiti, del sindacato dell’associazionismo democratico, in grado di riportare al centro dell’attenzione nazionale le potenzialità positive che questa area può rappresentare.<br />
Su questo terreno ci sono spazi enormi che la politica ha abbandonato e da cui la sinistra tradizionale e lo stesso centrosinistra si è progressivamente allontanato. Sinistra Ecologia Libertà in questo spazio intende operare, organizzarsi, dare voce a quella parte di società che non riese più a farsi ascoltare ed a trovare risposte ai problemi più elementari. Il lavoro, la scuola, la sanità, la qualità dell’ambiente, la libertà dall’oppressione mafiosa, una nuova cultura d’impresa. Su questi temi vogliamo costruire una nuova e forte organizzazione della sinistra.</p>
<p>Sinistra ecologia liberta’<br />
Piana di Gioia Tauro</p>
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		<title>A caccia di neri. di Celeste Costantino</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 11:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Il Manifesto A Rosarno esiste un gioco chiamato “andare per marocchini”, altri lo chiamano “il gioco della Nazionale”. Per partecipare bisogna andare in gruppo sugli scooter con i bastoni &#8211; appunto lungo la via Nazionale &#8211; sfrecciare accanto ai migranti che la percorrono a piedi di ritorno da lavoro, prendere la mira e picchiarli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da Il Manifesto</p>
<p>A Rosarno esiste un gioco chiamato “andare per marocchini”, altri lo chiamano “il gioco della Nazionale”. Per partecipare bisogna andare in gruppo sugli scooter con i bastoni &#8211; appunto lungo la via Nazionale &#8211; sfrecciare accanto ai migranti che la percorrono a piedi di ritorno da lavoro, prendere la mira e picchiarli, proprio come i giocatori di polo con la palla.</p>
<p><span id="more-2317"></span>C’è anche una variabile: c’è chi sale sui cavalcavia armato di sassi e fa il tiro a bersaglio. E’ anche accaduto &#8211; nel 2008 &#8211; che i migranti venissero sparati con pistole . Ieri l‘altro, raccontano le cronache, c’erano tre ragazzi a bordo di una macchina scura. Ridevano e urlavano. Poi hanno iniziato a sparare con fucili ad aria compressa.<br />
E’ qui, in questo contesto drammatico, che vivono i migranti di Rosarno. Le minacce e le intimidazioni, lo sfruttamento sul lavoro e le condizioni disumane sono lì, che si mescolano al lavoro prezioso fatto da molti per cercare di rendere la loro vita meno infernale.<br />
Abbiamo conosciuto la storia dei migranti di Rosarno nel 2005, è un ragazzino di 16 anni a raccontarcela per la prima volta. Inizia a raccontare una storia surreale: migliaia di extracomunitari, di neri che vivono in una condizione di schiavitù. Sfruttati nella raccolta di arance nei campi della piana di Gioia Tauro, una giornata di lavoro 25 centesimi, ammassati in una ex fabbrica dismessa a dormire nei cartoni. Fino a quel momento avevamo sentito parlare di luoghi di questo tipo e anche di sfruttamento di migranti nell’agricoltura, ma il caso di Rosarno, a mezz’ora da casa nostra, aveva dell’incredibile.<br />
Andammo di domenica, con due macchine. Nei giorni feriali era impossibile: alle cinque del mattino, ci dicevano, sono già a bordi della nazionale che aspettano di essere presi e portati nei campi (inavvicinabili) e poi ci sono gruppi di compaesani che controllano il posto e si insospettiscono se vedono gente di fuori. Così abbiamo fatto e così siamo entrati nell’inferno chiamato Rosarno. Che oggi solo chi è colpevolmente distratto può dire di non conoscere.<br />
Così adesso che i migranti con coraggio e disperazione hanno deciso di ribellarsi all’ennesimo e violento attacco subito &#8211; mentre a Reggio Calabria una bomba alla procura generale passa nel (quasi) disinteresse generale &#8211; non vogliamo parlare di quello che c’era dentro alla Cartiera (e nelle ex fabbriche e nei capannoni che oggi l‘hanno sostituita), ora quello che è importante è capire cosa c’era e c’è attorno alla Cartiera.<br />
Quella domenica la cosa più impressionante non furono paradossalmente le condizioni di vita dei migranti, ma fu un vecchio rosarnese che guidava un’Ape che, passando da lì, con un gesto automatico sputò in direzione della Cartiera e urlò: “Cornuti! Mmerda!”. Poi girò lo sguardo e vide noi, dei volti bianchi, delle facce non di Rosarno, stranieri anche noi. E si sentì spiazzato. Ci raccontarono che quello di sputare era un’abitudine giornaliera. Perché? C’è razzismo a Rosarno. E non bisogna nascondersi, come fa il commissario prefettizio dicendo che “il ferimento accaduto ieri di due immigrati non è riconducibile a razzismo”. Bisogna invece provare a disinnescarlo, in un territorio fatto di emigranti e di lavoratori delle campagne. Coloro i quali sfruttano oggi questi lavoratori paradossalmente sono gli stessi che venivano sfruttati negli anni 50 e 60 dai proprietari terrieri.<br />
E c’è un altro cortocircuito che va disinnescato e porta direttamente alla criminalità organizzata.<br />
&#8220;Il problema degli immigrati va riallacciato a quello della &#8216;ndrangheta. C&#8217;è uno sfruttamento pilotato da parte della criminalità e questo a causa dell&#8217;assenza dello Stato, che deve tornare a intervenire&#8221;, spiega don Pino Demasi, vicario generale della diocesi di Oppido-Palmi e referente di Libera in Calabria. Il sistema delle cosche è perfetto: i boss che non hanno mai lasciato le campagne richiedono la manodopera, mettono a disposizione i mezzi di trasporto e si arricchiscono nell’ombra. E pur avendo dei business molto più redditizi continuano a mantenere Rosarno come il loro quartier generale perché poca importanza ha se siamo in presenza di famiglie che fatturano milioni di euro ogni anno con il traffico internazionale degli stupefacenti, il loro potere di sopraffazione è lì che va mantenuto, è lì che va ostentato. Quindi non deve stupire nessuno se i figli di questi boss per esempio come ci racconta Antonello Mangano in “Gli africani salveranno Rosarno. E forse anche l’Italia” in un capitolo dal titolo emblematico “La mafia più pazza del mondo” fanno rapine nei negozi, derubano un migrante a fine giornata o rubano una macchina. Perché “chista è a me zona”.<br />
Che la situazione fosse esplosiva era chiaro da tempo: il 12 dicembre 2008, alle cinque del pomeriggio, due giovani italiani a bordo di una Panda bianca sparano contro un gruppo di migranti che tornano dal lavoro nei campi di aranceti: vengono colpiti due ivoriani. Già quel giorno i migranti erano scesi in piazza per protestare. Già in quelle ore s’era mostrata tutta l’inadeguatezza della risposta dello Stato, dei cittadini di Rosarno. Che questa volta fanno di più: fanno una contromanifestazione per chiedere agli africani di andare via, qualcuno si prende il gusto di salire in terrazza per sparare colpi di pistola in aria.<br />
C’è un intero sistema che è al collasso. Rosarno esiste nell’indifferenza generale. “Durante la stagione della raccolta &#8211; ha scritto Alessio Magro sul Manifesto già nel 2006 &#8211; le sirene tacciono. Poi arrivano le retate ad orologeria: qualche arresto, un pugno di espulsioni per far quadrare i conti. Ogni tanto un blitz: botte e sconquassi per rimettere ordine nei periodi di tensione”. Nel frattempo un altro anno passa e questi fantasmi dalla pelle nera mandano avanti l’industria degli agrumi. Rosarno è probabilmente il luogo in cui la Bossi-Fini ha dato i suoi frutti più amari. Un fallimento totale. O la sublimazione di un sistema perverso che il ministro Maroni che oggi parla di “troppa tolleranza” continua irresponsabilmente ad alimentare.<br />
Rosarno è lo specchio dell’inadeguatezza della classe dirigente calabrese che si riempie gli occhi del modello Riace e non fa nulla per replicare quella felice esperienza altrove, per permettere ai ragazzi di Rosarno di lavorare tranquillamente.<br />
Tra qualche settimana i lavoratori di Rosarno non serviranno più. Fra un anno ne arriveranno altri. E la ruota ricomincerà a girare.</p>
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		<title>Immigrazione; Manifestazione sui fatti di Rosarno; Nieri (SEL): “Inaccettabile carica da parte delle forze dell&#8217;ordine”</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 19:07:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Oggi movimenti e soggetti politici antirazzisti hanno dato vita, a Roma, a una manifestazione contro le inaccettabili posizioni del Governo, e in particolare del Ministero dell&#8217;Interno, sui fatti di Rosarno. E&#8217; incredibile che un Ministro della Repubblica pronunci parole di intolleranza contro quegli individui che sono stati oggetto di aggressioni e soprusi da parte della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2288"></span>“Oggi movimenti e soggetti politici antirazzisti hanno dato vita, a Roma, a una manifestazione contro le inaccettabili posizioni del Governo, e in particolare del Ministero dell&#8217;Interno, sui fatti di Rosarno. E&#8217; incredibile che un Ministro della Repubblica pronunci parole di intolleranza contro quegli individui che sono stati oggetto di aggressioni e soprusi da parte della criminalità organizzata  - è quanto dichiara l&#8217;Assessore al Bilancio della Regione Lazio ed esponente di Sinistra Ecologia e Libertà Luigi Nieri che ha preso parte all&#8217;iniziativa – E&#8217; stata una manifestazione pacifica. Purtroppo, però, al tentativo dei manifestanti di raggiungere il Ministero dell&#8217;Interno, le forze dell&#8217;ordine hanno risposto con una carica con la quale sono state ferite diverse persone. E&#8217; inaccettabile che si reprimano con la violenza manifestazioni di dissenso contro  le posizioni del Governo. Se questa è la linea che intende sposare il Ministero dell&#8217;Interno  - conclude Nieri – non possiamo che esprimere grande preoccupazione”.</p>
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		<title>Due volte vittime</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 16:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella che sta vivendo Rosarno in questi giorni può definirsi una tragedia annunciata. Due “balordi” (ma chi può assicurare estranei alle ‘ndrine locali?) prendono di mira, a bordo di un’auto, alcuni immigrati con un fucile ad aria compressa, sparano e ne feriscono due. Era già successo un episodio del genere, in circostanze ancora più gravi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella che sta vivendo Rosarno in questi giorni può definirsi una tragedia annunciata. Due “balordi” (ma chi può assicurare estranei alle ‘ndrine locali?) prendono di mira, a bordo di un’auto, alcuni immigrati con un fucile ad aria compressa, sparano e ne feriscono due. Era già successo un episodio del genere, in circostanze ancora più gravi, poco più di un anno fa.</p>
<p><span id="more-2282"></span>Gli immigrati, che vivono e lavorano in condizioni inumane e degradanti, sentendosi bersagli inermi si rivoltano. Danni e violenze si susseguono e il clima diventa incandescente. Auto e vetrine distrutte da un lato, colpi di fucile esplosi da un balcone e sembrerebbe altri immigrati feriti dall’altro. In mezzo cariche della polizia e arresti, tensione e preoccupazione che la situazione possa ulteriormente degenerare.   Anche questo era in parte successo ed è raccontato in un libro “Gli africani salveranno Rosarno…e, probabilmente, anche l’Italia” (edito da terrelibere.org nel febbraio 2009) che descrive precisamente la polveriera che è diventata la piana di Gioia Tauro e i rischi che essa determina.<br />
Risultano per questo ancora più gravi e irresponsabili, oltre che ipocrite, le dichiarazioni del Ministro degli interni, Maroni, che commentando la situazione di Rosarno parla di “eccesso di tolleranza nei confronti dell’immigrazione clandestina”. Benzina sul fuoco invece che l’impegno ad operare per riportare la calma, garantire la sicurezza di tutti (immigrati e cittadini di Rosarno), colpire i responsabili degli atti che hanno innescato l’escalation, intervenire subito per favorire condizioni di vita e di lavoro più dignitose.<br />
Gli immigrati di Rosarno sono doppiamente vittime: della ‘ndrangheta che li sfrutta e delle leggi sull’immigrazione volute dal centrodestra che li condanna alla clandestinità, consegnandoli così ostaggio dei loro sfruttatori. Sono anni, infatti, che migliaia di immigrati vengono reclutati per la raccolta di agrumi nella Piana per 20-25 euro al giorno dai “caporali” della zona, che sono ritornati ad un mestiere antico e che si sperava debellato per sempre. E proprio perché clandestini, senza diritti e identità, invisibili per le istituzioni e abbandonati a se stessi. Si è preferito far finta di non vedere e non sapere, girare la testa dall’altra parte invece che affrontare la situazione. Il comune, sciolto per mafia, così come le altre istituzioni si sono trincerate dietro burocratiche inerzie e il drammatico paradosso del “sono clandestini quindi non esistono..”. Si raccoglie in queste ore, tra gli agrumi di Rosarno, uno dei frutti più avvelenati della politica sull’immigrazione del Governo.<br />
Rosarno, periferia d’Italia, fa tornare alla mente la rivolta delle banlieue di Parigi e i suoi sans papier. Ma proprio perché non è da oggi che gli immigrati si trovano a Rosarno bisogna ricordare che non è sempre stato così. Quando a Rosarno c’era il sindaco antimafia del centrosinistra Peppino Lavorato, il comune operava quotidianamente – pur tra mille difficoltà &#8211; per l’integrazione e il dialogo, per l’accoglienza e la solidarietà. E la situazione non è mai arrivata ai livelli di gravità degli ultimi anni.<br />
Ora bisogna intervenire con urgenza e saggezza per evitare che si inneschi una spirale ancora più drammatica: occorre presidiare il territorio per evitare violenze e garantire l’incolumità di tutti, operare per riaprire un dialogo tra cittadini e immigrati, dare risposta ai più elementari bisogni (dalle condizioni igieniche a quelle sanitarie..) dei migranti presenti, colpire gli sfruttatori e coloro i quali hanno fatto partire questa tragica spirale di violenza. E occorre forse porsi una domanda: come mai, tutto questo, è accaduto proprio ora che l’attenzione nazionale era concentrata su Reggio Calabria e sull’attentato messo in atto dalla ‘ndrangheta alla Procura del capoluogo? Non so quanto insperato e inatteso ma certo questo si è rivelato un aiuto prezioso per distogliere l’attenzione dalle cosche della provincia.</p>
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