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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; mafia</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Conversioni in Sicilia</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 20:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è Berlusconi, c’è il berlusconismo, ci sono le notti rutilanti di palazzo Grazioli, gl’inni alla patonza e le bocciature senza rimedio di Stardard &#38; Poor. Ma ci siamo anche noi, lesti a nascondere dietro lo spaventapasseri del cavaliere le nostre più modeste vergogne. Scriveva ieri Guido Crainz che il default che rischia oggi l’Italia è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è Berlusconi, c’è il berlusconismo, ci sono le notti rutilanti di palazzo Grazioli, gl’inni alla patonza e le bocciature senza rimedio di Stardard &amp; Poor. Ma ci siamo anche noi, lesti a nascondere dietro lo spaventapasseri del cavaliere le nostre più modeste vergogne. Scriveva ieri Guido Crainz che il default che rischia oggi l’Italia è un’eredita morale ancor prima che politica. E trova origine in tempi in cui Berlusconi s’occupava solo del Milan e di “Colpo grosso”, quando si stabilì un patto di reciproca tolleranza tra governanti e governati.<span id="more-31484"></span> Da allora, un trentennio fa, la spesa pubblica è stata utilizzata anzitutto per creare consenso, per fare sistema, per adeguare la politica alla realtà delle cose. Era così a Sesto San Giovanni, è così nella Sicilia di Raffaele Lombardo. E se non si mette mano a una seria riforma della politica (la sua funzione, la sua autonomia, la sua tensione etica) non basterà cacciare Berlusconi con i suoi cortigiani. Sesto e la Sicilia sono patologie che riguardano noi, non il partito del cavaliere.</p>
<p>A Catania l’inchiesta sul governatore Lombardo si è conclusa ricorrendo a forme di giustizia sudamericana, con il vecchio Procuratore della repubblica Vincenzo D’Agata, buon amico dell’imputato, impegnato per un anno a duellare con i suoi sostituti per evitare il rinvio a giudizio del governatore per concorso in associazione mafiosa. Inchiesta paralizzata fino a quando D’Agata è andato in pensione (adesso è in corsa per la presidenza dell’Autorità portuale di Catania…). In attesa di conoscere il nome del nuovo procuratore, il facente funzioni ha avocato a sé l’indagine, ha derubricato il reato e ha disposto il giudizio per violazione della legge elettorale mandando a farsi benedire i due anni d’inchiesta dei Ros, le 80 mila pagine di riscontri giudiziari e l’evidenza (riconosciuta dallo stesso Lombardo) dei suoi incontri con alcuni capimafia catanesi. Lombardo risponderà in giudizio “solo” per voto di scambio. E come accadde a Palermo quando Totò Cuffaro fu condannato “solo” per favoreggiamento alla mafia e pensò di dover festeggiare con una guantiera di cannoli, si fa festa anche adesso: che sarà mai un voto di scambio in una terra educata a ben più gravi compromessi?</p>
<p>Festeggia anche il PD siciliano che preme per trasformare il proprio appoggio alla giunta Lombardo, un insolito governo destra-centro-sinistra, in un formale ingresso in giunta con propri assessori e con la piena condivisione dei destini politici del governatore. E quando un dirigente del PD s’è chiesto, nel corso dell’ultima direzione del partito, che c’entri la storia di Piersanti Mattarella e Pio La Torre con Rafè Lombardo, è finita a ceffoni.</p>
<p>Abbiamo già scritto su questo inciucio siciliano. Ci tocca scriverne di nuovo oggi che c’è stato, sia pure ammorbidito dalle benevolenze della Procura di Catania, un formale rinvio a giudizio. Il governatore sarà processato a dicembre ma già adesso viene beatificato dal partito che, per coerenza, dovrebbe rappresentare la più ferma e rigorosa opposizione al suo governo. In Sicilia s’è votato tre anni fa, il Pd contrappose a Lombardo Anna Finocchiaro e i toni della campagna elettorale furono netti, anche perché Lombardo s’avventurava verso la presidenza della regione dopo aver a lungo mal governato a Catania come vicesindaco e presidente della provincia. Diceva la Finocchiaro in quei giorni: “La candidatura di Lombardo sancisce la perfetta continuità con il precedente governo di centrodestra. Si tratta della conferma di una concezione del potere fatta di occupazione della pubblica amministrazione, di clientele, di inefficienze e di sprechi. Oggi tutto è uguale a ieri: Lombardo come Cuffaro&#8221;.</p>
<p>Cos’è cambiato nelle qualità politiche di Lombardo per determinare un voltafaccia così ostinato del PD verso i propri elettori? Come ha fatto un vecchio e navigato boiardo della politica siciliana a trasformarsi in un campione del nuovo riformismo al quale portare in dote voti d’aula, opere di bene e fumi d’incenso? Ce lo spiega in una interrogazione parlamentare il senatore Lumia, lo sponsor più convinto di questa operazione: “L’Mpa (il partito di Lombardo) è un movimento che per le sue caratteristiche e la sua valenza riformatrice sta creando una disarticolazione del sistema politico e sta contribuendo a determinare un percorso di riforme che può inclinare il consolidato potere affaristico mafioso”. Ipse dixit, negli stessi giorni in cui i giudici descrivevamo il patto tra Lombardo e Cosa Nostra “in un arco temporale particolarmente esteso per ricevere voti in numerose competizioni elettorali, con la promessa di attivarsi in favore della stessa organizzazione mafiosa nell’adozione di scelte politico-amministrative”. Insomma, voti in cambio “di concessioni, di autorizzazioni, di appalti, di servizi pubblici…”. Un bel quadretto. Auguri.</p>
<p>Claudio Fava</p>
<p>pubblicato su l&#8217;unità</p>
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		<title>Se questo è un Ministro&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 21:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Ministro Romano e i suoi rapporti con i mafiosi. Una ragione in più perché questo governo si tolga di mezzo. Non c’è solo Berlusconi ad incarnare e rappresentare il degrado morale e civile che avvolge questo governo ormai agonizzante. Il Ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, premiato con un dicastero pesante per aver guidato la truppa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Ministro Romano e i suoi rapporti con i mafiosi. Una ragione in più perché questo governo si tolga di mezzo.</em></p>
<p>Non c’è solo Berlusconi ad incarnare e rappresentare il degrado morale e civile che avvolge questo governo ormai agonizzante. Il Ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, premiato con un dicastero pesante per aver guidato la truppa dei voltagabbana  ( i “responsabili”) grazie alla quale il governo sta ancora in piedi, è stato chiamato in causa da un pentito, il boss Stefano Lo Verso, come uno dei referenti e dei protettori di Cosa Nostra nel mondo politico che conta.<span id="more-31350"></span></p>
<p>Romano fu nominato Ministro con una pubblica riserva del Presidente della Repubblica perché a quel tempo era sotto indagine per associazione mafiosa. Oggi, dopo l’indagine, è stato “promosso” a imputato con un’accusa assai pesante : egli “avrebbe consapevolmente contribuito al sostegno e al rafforzamento dell’associazione mafiosa, intrattenendo rapporti con esponenti di spicco”. L’udienza che lo riguarda è fissata per il prossimo 25 ottobre. Le rivelazioni del pentito Lo Verso, vanno ad ingrossare il già copioso  fascicolo dell’accusa.</p>
<p>La vicenda di cui stiamo parlando è una macchia ulteriore- insieme a quelle che riguardano Berlusconi, Cosentino, Scajola e poi Bertolaso, Milanese, Papa, e così via – sull’immagine del governo italiano ed è una ragione in più per chiedere che si tolga di mezzo e che si restituisca la parola al corpo elettorale nel tempo più breve possibile.</p>
<p>Ma questa vicenda è anche la conferma che SEL vide giusto quando mesi fa sollevò il tema dell’inquinamento mafioso nelle liste dei partiti e richiamò l’attenzione di tutte le istituzioni, anche in un incontro con il Presidente della Camera, al pieno rispetto del codice sulle candidature votato ( ipocritamente) all’unanimità dalla Commissione Antimafia. Dobbiamo assolutamente reiterare questo richiamo in vista delle prossime elezioni amministrative e politiche e dobbiamo pretendere un esame scrupoloso di ogni lista e di ogni candidatura.</p>
<p>E’ del tutto evidente che Sel non sarà mai alleata di partiti e liste che non rispettino alla lettera il codice antimafia sulle candidature.</p>
<p>Carlo Leoni</p>
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		<title>Adesso tocca a noi</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 03:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Funziona così. C’è un candidato del Pdl, Armando Chiaro, che corre per fare il consigliere comunale a Quarto, paesone napoletano tra le fumarole dei Campi Flegrei. C’è poi un carico da novanta della camorra, Giuseppe Polverino detto o’ Barone, erede di Nuvoletta, un piede in Campania e un altro in Spagna, dalle parti di Tarragona, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Funziona  così. C’è un candidato del Pdl, Armando Chiaro, che corre per fare  il consigliere comunale a Quarto, paesone napoletano tra le fumarole  dei Campi Flegrei. C’è poi un carico da novanta della <strong>camorra</strong>, Giuseppe  Polverino detto o’ Barone, erede di Nuvoletta, un piede in Campania  e un altro in Spagna, dalle parti di Tarragona, dove è diventato ‘o  re dei traffici di hascish. <span id="more-27198"></span>C’è infine un’inchiesta della Procura  di Napoli che all’inizio del mese scorso ha spalancato le porte del  carcere a 39 persone, tutti amici e cumparielli del “Barone” al  quale hanno sequestrato un <strong>impero  economico </strong>il cui valore è stato stimato in almeno un miliardo di euro:  panifici, macellerie, centri commerciali, supermercati, appartamenti,  ville, auto&#8230;</p>
<p>Finisce  in manette anche <strong>Armando Chiaro</strong>, il candidato del Popolo delle Libertà:  candidato, capolista e segretario del partito. La casa in cui si nascondeva  il boss e altri beni della cosca erano intestati a lui. Un <strong>fiancheggiatore</strong>,  dicono i giudici, un colletto bianco che ripuliva i denari della camorra  e poi andava a riferire in Spagna a Polverino come andavano gli affari.  Scrivono i carabinieri che al candidato era venuta pure voglia di aprire  una discarica per occuparsi di <strong>monnezza</strong>, e come prevedono le liturgie  mafiose aveva chiesto udienza al boss Polverino per chiedergli il permesso.  Insomma, una personcina a modo. Arrestato, ma rimasto in lista (troppo  tardi per depennarlo). Ed <strong>eletto</strong>, puntualmente, con 385 preferenze.  Il sindaco, anche lui del Pdl, è passato al primo turno con il 60%  dei voti e adesso se lo ritroverà a mezzo servizio tra il consiglio  comunale e Poggioreale.</p>
<p>La notizia,  ovviamente, non è l’arresto di un consigliere napoletano del  partito di Berlusconi e di Cosentino per presunti traffici con la camorra.  La notizia, imbarazzante, è che lo abbiano egualmente votato ed eletto.  Come se queste elezioni fossero state un piccolo palcoscenico su cui  affacciarsi per spiegare come stanno davvero le cose a Quarto Flegrei  e dintorni, ovvero chi comanda davvero, chi decide davvero, chi ha vinto  davvero. <strong>Un atto di forza e di impunità </strong>che ricorda il caso di Roberto  Conte, ex consigliere regionale del PD, candidato del centrodestra un  anno fa in Campania: ineleggibile perché già condannato per concorso  esterno in associazione camorristica, ma eletto egualmente alla faccia  nostra con diecimila preferenze (e già tornato, grazie a ricorsi e  cavilli, a far il consigliere regionale).</p>
<p>C’è  una Napoli che esulta, giustamente, per la vittoria di De Magistris  e del centrosinistra. E c’è poi un Mezzogiorno che, voltato l’angolo,  continua a essere <strong>terra di rapina civile</strong>, di impunità politica, di  spietato arrembaggio mafioso.</p>
<p>Se qualcuno pensava che bastasse espugnare  (si può scrivere, almeno?) Napoli per liberare la politica dai lacci  e lacciuoli della mediazione della camorra, bene, si sbagliava. <strong>C’è  un paese che va recuperato a una politica libera, limpida, autonoma</strong>:  e non sarà questione di giorni o settimane.</p>
<p>Lo scriviamo pensando  ai sorrisi facili di chi crede che, archiviato Berlusconi, il paese  si sia rimesso in piedi. Non è così. Esiste ormai una diffusa <strong>vocazione  alla tolleranza malavitosa</strong>, all’aggiustamento, alla mediazione: non  solo in Campania. La ‘ndrangheta è sbarcata in Lombardia non per  il soggiorno obbligato dei suoi padrini ma per aver conquistato alla  causa del profitto facile e mafioso una piccola schiera di amministratori,  imprenditori e faccendieri, tutti lombardi (o padani, se preferite)  da decine di generazioni.</p>
<p>Le preferenze al consigliere comunale arrestato  non sono folkore napoletano: <strong>sono il racconto di un paese</strong> che spesso,  alle ragioni della buona politica, preferisce le convenienze della furbizia.  Adesso tocca a De Magistris, a Pisapia, a Zedda. Ma anche a noi. Quei  385 voti raccattati, pur in galera, dal consigliere del Pdl sono una  risata in faccia ai nostri festeggiamenti e ai nostri trionfalismi.</p>
<p>A Quarto, il paese suo, la festa cittadina si celebra il 12 settembre  ed è dedicata a Santa Maria Libera Nos A Scandalis: ci sarà una settimana  di fuochi d’artificio, giochi e processioni. Gli scandali, però,  non se li porterà via la Madonna, e nemmeno i carabinieri. Adesso tocca  a noi, non ai santi.</p>
<p>Claudio  Fava</p>
<p>unità</p>
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		<title>33 anni fa. Cento passi contro la mafia</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 09:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[33 anni fa Peppino Impastato moriva assassinato dalla mafia con una carica di tritolo posizionata sui binari delle linea ferroviaria Palermo Trapani.  Nato in una famiglia di mafiosi e in una città di mafiosi, muore pochi giorni prima delle elezioni comunali che lo vedevano candidato nelle liste di Democrazia Proletaria e pochi giorni dopo aver [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>33 anni fa Peppino Impastato moriva assassinato dalla mafia con una carica di tritolo posizionata sui binari delle linea ferroviaria Palermo Trapani.  Nato in una famiglia di mafiosi e in una città di mafiosi, muore pochi giorni prima delle elezioni comunali che lo vedevano candidato nelle liste di Democrazia Proletaria e pochi giorni dopo aver realizzato una mostra fotografica in cui denunciava la devastazione del territorio ad opera di speculatori e mafiosi collusi con la politica.</p>
<p><span id="more-24677"></span>Il suo percorso politico e di vita viene segnato giovanissimo dalla conoscenza di Danilo Dolci, il Gandhi italiano che in Sicilia promosse le lotte non violente contro la mafia e il sottosviluppo, fondandole sulla riscoperta della maieutica socratica. Nonostante la frequentazione con Dolci non fosse stata assidua, né regolare, Peppino coglie presto e in pieno l’esempio e l’insegnamento, tanto di Danilo Dolci quanto di Socrate.</p>
<p><strong>Cento passi: una distanza incolmabile</strong></p>
<p>“I cento passi” – episodio che lo vede intento a risvegliare suo fratello Giovanni, nella distanza fisica e culturale che li separava dall’abitazione del boss mafioso Tano Badalamenti e da cui è stato tratto l’omonimo film di Marco Tullio Giordana –  sono la sintesi e il simbolo per eccellenza dell’influenza della scuola di Dolci. Un risveglio necessario a risolvere la distanza incolmabile tra coscienza individuale e coscienza collettiva.</p>
<p>Piuttosto che dispensare soluzioni e verità preconfezionate sulla vita come sulla mafia, così come avviene per un dogma o un’ideologia, Peppino come Danilo, si fa carico dell’esprienza diretta, necessaria alla presa di coscienza e al conseguente cambiamento dello stato delle cose. E’ così che Peppino affronta per risolvere la sottocultura dell’omertà che rende schiavi e ignoranti. Una pratica di vita dura che lo condusse prima all’isolamento, poi alla solitudine, fino alla morte, ma tanto da farne un eroe.</p>
<p><strong>Per non dimenticare</strong></p>
<p>L’esempio di Peppino Impastato non è stato vano e anche se il suo impegno gli è costato caro, il sacrificio di vita è stato quanto mai necessario. Dopo 20 anni di lotte giudiziarie, il 5 marzo del 2001 la Corte d’Assise ha condannato all’ergastolo in via definitiva, tra gli altri autori e mandanti dell’assassinio, il boss Gaetano Badalamenti.  I beni di Badalamenti, a cominciare dalla casa, posta a cento passi di distanza da quella di Peppino, sono stati affidati al fratello Giovanni per la conduzione del Centro Peppino Impastato impegnato nella lotta alla mafia.</p>
<p>In questa data si commemora la memoria delle vittime della mafia e del terrorismo. Una data per non dimenticare e per continuare a lottare. Lotte che sono ancora necessarie, e non solo in Sicilia. Anche in Puglia, nella bassa murgia, lungo la via Traiana, il connubio tra speculazione edilizia e politica rischiano di compromettere irrimediabilmente il territorio e le coscienze, modelli culturali e ambiente sociale, tra ricatto e asservimento.</p>
<p>Giuseppe Vinci<em><br />
</em></p>
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		<title>Teresa ci vendicherà</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 11:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Teresa” è un romanzo al femminile. Non ordinario, antiretorico e non convenzionale. Colpisce che sia il romanzo di un uomo. Claudio Fava scrive in prima persona, ma a parlare è davvero Teresa, è lei la protagonista di questa storia. Siciliana, nubile e orfana di padre. Nessuno di questi aspetti è trattato con neutralità. Ogni componente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Teresa” è un romanzo al femminile. Non ordinario, antiretorico e non convenzionale. Colpisce che sia il romanzo di un uomo. Claudio Fava scrive in prima persona, ma a parlare è davvero Teresa, è lei la protagonista di questa storia.</p>
<p>Siciliana, nubile e orfana di padre. Nessuno di questi aspetti è trattato con neutralità. Ogni componente di questo personaggio è realmente femminile.<span id="more-24531"></span></p>
<p>Lo sguardo sulla Sicilia è infelice e infastidito: può coglierlo con tanta profondità solo chi vive su di sé una condizione di doppia subalternità, meridionale e donna. Lo cogli nella teatralità del Sud, quella caratteristica che tanto piace ai turisti, che per Teresa è solo autocompiacimento del sé. Te ne accorgi guardando le città  “una dentro l’altra” considerate all’esterno come luoghi unici e che appaiono ai suoi occhi come atti di presunzione o sentendo l’odore del mare che Teresa cerca e desidera al suo ritorno in Sicilia e che presto si trasforma in “una sensazione opprimente di aria bagnata”.</p>
<p>Teresa non è un’emigrante malinconica. Certo, ha nostalgia della sua infanzia e dei ricordi di bambina, ma disprezza la rassegnazione messa a sistema che trasuda dai gesti e dai volti della sua terra. “La città ingoiava tutto – scrive Fava &#8211; Si svegliava, contava gli ammazzati, raccoglieva le loro carni e subito trovava la voglia di pensare ad altro, alle granite al pistacchio di Bronte, a certe femminone di via Etnea, ai camerieri col cravattino storto che ti riempivano i cannoli di ricotta fresca come se dipingessero la Cappella Sistina”. C’è un’umanità di cui la protagonista sente di non fare parte, soprattutto di cui non vuole fare parte.</p>
<p>Ha 32 anni e non è sposata, Teresa. Quest’età è il fardello per una madre che la vorrebbe “sistemata” e per la sua migliore amica Gisella che invece la vorrebbe più zoccola.</p>
<p>La madre ha molti di quegli aspetti “meridionali” che (per come conosciamo Teresa scorrendo le pagine del libro) dovremmo considerare respingenti e fastidiosi e che invece alla fine (anche dal suo sguardo) non possono che rivelarsi inevitabili e commoventi: il continuo criticare l’aspetto fisico della figlia, la dimostrazione dell’affetto attraverso il cibo e il senso di colpa da trasmettere davanti a un’inappetenza, la preoccupazione per gli agenti atmosferici e il rimando a improbabili montoni da indossare, il disappunto davanti a qualsiasi scelta di vita che non preveda il costruire una famiglia, la mentalità del favore e del ringraziare anche quando non c’è nessun motivo per farlo. Sono rimaste sole Teresa e sua madre, senza un uomo, quindi hanno bisogno di protezione, di qualcuno che si prenda cura di loro.</p>
<p>E poi c’è Gisella, l’amica del cuore di Teresa, tutta il suo contrario, caratterialmente e fisicamente. L’amica di vecchia data, quella sfacciata, quella che la prende in giro, quella che le organizza gli appuntamenti, quella che è partita prima di lei e quella che la chiama per andare a Roma, quella tragicamente ordinata, quella apparentemente superficiale ed invece tanto sensibile, quella che le vuole bene e quella che si preoccupa.</p>
<p>Teresa sta in mezzo a queste due donne e, come tante di noi che vivono il tempo presente, è  tirata da una parte e dell’altra, a barcamenarsi tra fantasie indotte e ricerca dei propri desideri. Un corpo non appariscente che lei rende ancora più castigato, capace però di un grande calore sessuale, un ragazzo devoto che l’aspetta da sempre e un altro che si fa strada senza chiederle il permesso, una maternità mai sognata ma che improvvisamente spera. Teresa ha tutte le carte in regola per poter apparire fragile e indifesa e invece Teresa è una donna che decide.</p>
<p>Decide di andare via da una città che appare come Catania (e che non viene mai citata) per andare a Roma. Decide di abbandonare la sua condizione di professoressa precaria di latino e greco per lavorare in un’associazione che si occupa di dare ascolto a malati terminali. Decide di ritornare al paesello per affrontare i suoi fantasmi. Teresa decide di uccidere.</p>
<p>Il rapporto con la morte è l’altra grande questione che Claudio Fava affronta attraverso Teresa. La morte subita con l’assassinio del padre, la morte ascoltata dai malati terminali, la morte cercata per vendicare tutto il suo mondo. Il papà pasticcere viene ucciso con un solo colpo di pistola, una morte così veloce che non dà il tempo a Teresa di capire, di mettersi in contatto con quello che le hanno fatto. La capacità narrativa ed evocativa di Claudio Fava qui raggiunge il livello più alto, più profondo e paradossalmente più amaramente comico. “Dalle mie parti si usa così, tutti conoscono i morti, li hanno frequentati, ne hanno raccolto le confidenze e l’amicizia. Una volta avevo fatto il conto di quelli che mi avevano detto di avere incontrato mio padre il giorno prima che morisse: una quarantina. Al ristorante, al cinema, in banca, al bar, davanti all’edicola. Un vigile urbano mi raccontò che gli aveva fatto pure una multa per sosta vietata. Me l’aveva confessato come una cosa rara, preziosa, il segno di un’affinità. Un modo per dire che stiamo tutti sulla stessa barca, tutti figli dello stesso destino”. E invece no, non era così. Per Teresa non stavano tutti sulla stessa barca. Altri avevano deciso il suo destino, quello di suo padre e di chissà quanti altri. Qualcuno aveva ordinato ed eseguito l’omicidio di suo padre, con un solo colpo di pistola avevano distrutto la sua famiglia. Una morte così rapida da non permettere a chi gli voleva bene di potersene rendere conto. Lavorare in quell’associazione ed ascoltare per 20 euro l’ora l’agonia di sconosciuti lo considerava un risarcimento, quello che le era stato negato di provare con suo padre. E chi gliel’aveva negato? Chi aveva premuto il grilletto?</p>
<p>Nessuno aveva pagato per quell’omicidio, eppure Teresa ancora una volta decide. Decide chi è l’assassino di suo padre e decide di ucciderlo. Lo conosciamo tutti quell’uomo, ogni paese ne ha uno. Ogni giunta comunale, provinciale, regionale del Sud può vantare la sua presenza. Lo incontri per strada, dentro i bar, al saggio di danza delle bambine, alla sagra paesana, all’inaugurazione di un parco, in prima fila in processione dietro il quadro della Madonna, sui giornali, nelle televisioni, alla partita di calcio, fuori dalla chiesa, al ristorante. Teresa ci vuole liberare da lui. Ci riuscirà? Intanto io bevo un Negroni.</p>
<p>Celeste Costantino</p>
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		<title>Cos&#8217;è l&#8217;omertà?</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 08:02:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Omertà è una parola che ho imparato a conoscere presto. Quando nasci e cresci in una città come Reggio Calabria, vieni quasi educato al silenzio e al bisbiglio. Contemporaneamente se hai la fortuna di vivere nell’onestà comprendi anche prima di altri la differenza fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra diritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Omertà è una parola che ho imparato a conoscere presto. Quando nasci e cresci in una città come Reggio Calabria, vieni quasi educato al silenzio e al bisbiglio. Contemporaneamente se hai la fortuna di vivere nell’onestà comprendi anche prima di altri la differenza fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra diritto e favore, fra “normalità” e criminalità. Ma nonostante questa consapevolezza, la paura della ritorsione porta le persone che ti stanno accanto ad ammonirti quando ad alta voce pronunci il nome di una cosca, a minimizzare il racconto di un fatto realmente accaduto, ad arrivare a non frequentarti in caso di denuncia pubblica di un reato. Lo vivi nel quotidiano, te la porti addosso come un handicap l’omertà, ed è una caratteristica ormai attribuita al mio popolo, come a quello siciliano, da svariati decenni. La rappresentazione di questo fenomeno al sud è patrimonio di tutti.<span id="more-22618"></span></p>
<p>Il marchio che sarebbe diventato poi indelebile per la mia terra lo percepii da bambina: avevo solo 9 anni e lo ricordo come  fosse ieri. Per me la Calabria  “riconosciuta” come omertosa aveva inizio con l’anonima sequestri e con quello che  divenne il rapimento mediaticamente più forte, quello di Cesare Casella. Era stato rapito un ragazzo di 18 anni, l&#8217;avevano tenuto prigioniero per due anni fra le montagne dell’Aspromonte, le stesse montagne di Corrado Alvaro, le stesse montagne in cui io ogni anno con la mia famiglia andavo a vedere la neve.  A ricordare a tutto il mondo che quel ragazzo stava in un anfratto di quelle montagne c’era sua madre, Angela. Da Pavia si trasferì a Locri, si incatenò in piazza, dormiva in una tenda per fare capire a tutti cosa stava passando Cesare. La chiamarono “mamma coraggio”, è stata la donna che ha fatto capire all&#8217;Italia che la Calabria era complice. Certo, c’erano madri che le stavano accanto e solidarizzavano con la sua disperazione, ma esisteva anche una società muta, che si girava dall’altra parte. Cesare poi fu liberato, ma la macchia dell’omertà ci rimase addosso per sempre. E anche se Angela non c&#8217;è più, io la ringrazio ancora per avere fatto esplodere una contraddizione e una ferita per la mia generazione che non s&#8217;è mai rimarginata. A lei che ho imparato a conoscere da bambina, e a molti altri che in Calabria hanno lottato a viso aperto contro i clan e che non hanno avuto la stessa visibilità e che invece ho conosciuto quando sono cresciuta, dobbiamo una parte importante della nostra consapevolezza. Una consapevolezza che diventa anche denuncia per le rappresentazioni della Calabria, della &#8216;ndrangheta e della società civile accumulate in questi anni. Perché se è vero che l’omertà esiste, è altrettanto vero che è stata raccontata dai grandi mezzi di comunicazione con superficialità, leggerezza e poca professionalità. Mi fa rabbia infatti quando vedo giornalisti armati di telecamera all’indomani magari di un omicidio eccellente arrivare nella Locride e fermare le persone per strada chiedendo di fare i nomi. Come se indicare un killer o un capoclan fosse una cosa da fare in tv. Fare domande di quel tipo significa fare cattiva informazione, seguire un canovaccio già scritto, tentare di dimostrare una tesi già precostituita. Si sbagliano volutamente le domande e si sbagliano ancora più consapevolmente gli interlocutori. Perché il problema c’è, esiste, è reale ma non può essere quella la prova che lo attesta. Ecco perché quando assisto adesso al fuggi fuggi generale davanti alle telecamere dei cittadini della provincia milanese non mi stupisco affatto. Né tanto meno riesco a considerare questo atteggiamento come una rivalsa d’immagine per noi. “Avete visto? Non solo noi calabresi siamo omertosi: anche i milanesi lo sono!” No. Non è questo. Significa solo che anche in Lombardia la ‘ndrangheta oltre agli ormai decennali business economici, è riuscita a ricreare lo stesso identico controllo del territorio, le stesse dinamiche di minaccia sociale. E di questo c’è veramente poco da sentirsi riscattati. È questa è l’analisi che manca quando si parla di ‘ndrangheta. Ormai tutti non hanno remore a definirla la criminalità organizzata più ricca e più potente del mondo, ma si riflette poco su cosa la rende così forte e inespugnabile. Il modello organizzativo, la natura delle cosche, l’assenza di pentiti, l’isolamento della Calabria da cui partono tutte le direttive, sono solo alcuni elementi con cui poter leggere questo potere. Ma piuttosto che affrontare seriamente questi temi, si preferisce privilegiare ancora un’idea tradizionale, folcloristica e macchiettistica di questo colosso sanguinario. Ecco perché se oggi  dovessi attribuire delle responsabilità partirei proprio dall’informazione, dagli intellettuali, dagli accademici che raccontano poco e male questo grande fenomeno. Sicuramente non è facile &#8211; e chiaramente c’è chi questo lavoro l’ha fatto e lo fa con grande coraggio &#8211; ma a maggior ragione la mia critica è feroce. Perché i pochi che s’impegnano su questo fronte finiscono per trasformarsi in eroi spostando l’attenzione non più sul lavoro di inchiesta ma su loro stessi. In questo momento l’Italia giornalistica che si occupa di mafie è affetta da “savianite”, se non ti minacciano non sei nessuno, se ti minacciano vai in televisione, se ti minacciano e continui a fare il tuo lavoro bene ti ignorano o ti sospettano. Questo vale anche per i magistrati. Va benissimo esprimere la propria condizione esistenziale, ma se questa diventa poi la misura per capire se quel magistrato svolge bene o male il proprio lavoro, dimentichiamo il motivo per cui quella minaccia l’ha subita. Ecco perché più di uomini e donne sotto mirino, voglio poter parlare di risultati concreti che sono stati raggiunti e di chi in questo momento è stato in grado di raccoglierli e anche di raccontarli. Uso solo un sempio. Due Procure, quella di Reggio Calabria guidata da Giuseppe Pignatone e quella di Milano giudata da Ilda Boccassini, hanno dato vita all’indagine “Crimine” che ha dimostrato come la ‘ndrangheta ha realizzato una vera e propria “colonizzazione” in ampie zone della Lombardia e della sua presenza certificata in tanti settori dell’economia. Questi sono risultati, questi i dati con cui fare i conti. Tutti. E negarli o sminuirli come fanno la Lega, uno dei principali partiti del Nord, il governatore lombardo Roberto Formigoni o il sindaco di Milano Letizia Moratti, significa essere omertosi, essere negazionisti, assumersi la responsabilità di non contrastare culturalmente e politicamente il fenomeno nei loro territori. Le dichiarazioni fatte da questi uomini e donne delle istituzioni pesano come dei macigni. Al contrario dei cittadini, loro non hanno il diritto di aver paura.</p>
<p>Fossi io in Nichi Vendola non mi sentirei offeso dalle parole di Formigoni. Risponderei a lui e a Letizia Moratti che con il loro comportamento hanno offeso le centinaia di familiari di vittime delle mafie che, non a caso, hanno deciso di sfilare a Milano due anni fa in occasione della giornata della memoria del 21 marzo indetta da Libera. Non basta la repressione per sconfiggere questo sistema, noi calabresi lo sappiamo bene. Esiste un movimento antimafia ed esistono le persone perbene. Ma il contrasto alla criminalità organizzata può dare risultati solo se si intreccia ad altri fattori, all’impegno della magistratura, al lavoro delle forze dell’ordine, alla responsabilità dell’informazione, al mandato della politica. Ognuno faccia la propria parte. Fino in fondo.</p>
<p>Celeste Costantino</p>
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		<title>Io non ho riserve, questo non è un ministro</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 07:05:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando finiremo di giudicare “con riserva” l’inadeguatezza morale della classe politica italiana? Quando decideremo di prescindere dalle sentenze dei magistrati e di valutare nel merito &#8211; per ciò che sono, per ciò che rappresentano &#8211; i gesti, gli atti, i comportamenti, le omissioni, le amicizie, le menzogne senza attendere il giudizio di Dio o dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando finiremo di giudicare “con riserva” l’inadeguatezza morale della classe politica italiana? Quando decideremo di prescindere dalle sentenze dei magistrati e di valutare nel merito &#8211; per ciò che sono, per ciò che rappresentano &#8211; i gesti, gli atti, i comportamenti, le omissioni, le amicizie, le menzogne senza attendere il giudizio di Dio o dei tribunali? Quando saremo disposti a utilizzare codici di civiltà, e a pretendere comportamenti di limpidezza politica, senza ostinarci a frugare prima nei codici penali?<span id="more-22402"></span></p>
<p>Con Saverio Romano, neoministro dell’Agricoltura per conto della pattuglia di ascari che ha offerto in Parlamento il proprio sostegno alla maggioranza, questo sforzo di verità e di responsabilità non è stato fatto. Nemmeno dal Quirinale, che ha scelto di controfirmare con riserva la nomina di Romano. Sbagliando. Perché Romano, per storia giudiziaria e politica, per l’opacità di certi suoi comportamenti, per la contiguità con ambienti di frontiera mafiosa, il ministro non merita di farlo. E l’Italia non lo merita come ministro.</p>
<p>Sono vent’anni esatti dall’incontro che Romano organizzò tra il suo vecchio amico Totò Cuffaro e Angelo Siino, all’epoca incensurato ma già ai vertici dell’organizzazione mafiosa che rappresentava in qualità di “ministro dei lavori pubblici”: appalti, forniture, tangenti…  Correva la campagna elettorale del 1991, in Sicilia si votava per il consiglio regionale e tutti i voti erano preziosi: servivano non solo a farsi eleggere ma soprattutto a definire i rapporti di forza dentro i partiti, a prenotarsi ribalte nei futuri assetti di governo, insomma una moneta da spendere bene e presto.  E Siino di voti poteva muoverne parecchi, visto il suo rango dentro Cosa Nostra.</p>
<p>Vent’anni dopo Cuffaro è a Rebibbia mentre Romano sale al Quirinale a giurare come ministro. Nulla da eccepire sul piano formale: il primo è stato condannato con sentenza definitiva, l’altro no. Ma sul piano della sostanza politica e morale, i due si rassomigliano: stessa vischiosità nelle frequentazioni, stesse opacità nella costruzione del consenso. Sul destino di Saverio Romano pende oggi la decisione di un Gip per un procedimento che lo ha visto indagato di concorso in associazione mafiosa. E un altro procedimento è stato aperto per un sospetto di corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa Nostra: denari incassati dal figlio di Ciancimino per facilitare il cammino di certi suoi affari.</p>
<p>Per un cittadino italiano, il sospetto d’aver favorito o utilizzato i favori della mafia è già in sé grave. Diventa gravissimo se quel cittadino è un uomo politico, eletto nelle istituzioni anzitutto per garantirne l’impermeabilità e la lealtà. E’ un sospetto devastante se quel politico è siciliano, se i voti che ha raccolto gli sono arrivati da donne e uomini di una terra in cui la mafia ha scannato in cinquant’anni più di tremila persone. “Contiguità” ha scritto il pubblico ministero: non abbastanza per mandare sotto processo ma sufficiente per pretendere più d’una “riserva” quando ti propongono di fare il ministro. Insomma, posso chiedere, legittimamente chiedere che un ministro della mia Repubblica non abbia mai incontrato in vita sua un capomafia, tantomeno per chiederne favori elettorali? Posso scrivere che poco m’importa quanto fosse acclarata la fama di quel capomafia alla data dell’incontro? Questo è un dettaglio che interessa i magistrati, non i cittadini né il decoro delle istituzioni.</p>
<p>Quando parliamo di clandestini e di abusivi, il pensiero corre subito a chi viene da altri mondi e da altre disperazioni. Ecco, mi piacerebbe declinare diversamente queste parole, restituire ad esse un po’ di verità. Clandestini, abusivi, in Italia non sono gli scampati dalle guerre civili nel Maghreb ma quelli come Saverio Romano, Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri: occupano abusivamente, da clandestini, il loro posto nel parlamento e nel governo italiano. Se aspettiamo che lo sfratto glielo diano i giudici, rischiamo di dar ragione a chi sente il tintinnio delle manette sulle sorti della repubblica. A me piacerebbe ascoltare invece il rumore delle coscienze, la risacca di un’indignazione che non può limitarsi a esprimere garbate riserve. Ma che deve trovare il coraggio, di fronte agli italiani, di rispondere a certe richieste irricevibili come faceva Bartleby lo scrivano: preferire di no.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Videolettera di Nichi a Graziella Campagna</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 18:58:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voglio ricordare Graziella Campagna, una giovane siciliana uccisa dalla mafia nel 1985 perché &#8220;pericolosa&#8221;. Per la mafia sei pericoloso se sei sincero, se sei puro, se non ti arrendi alla forza di comportamenti criminali. E noi dobbiamo rimanere vigili perché ciò non accada più, dobbiamo aiutare chi ha voglia di lottare contro la criminalità organizzata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio ricordare Graziella Campagna, una giovane siciliana uccisa dalla  mafia nel 1985 perché &#8220;pericolosa&#8221;. Per la mafia sei pericoloso se sei  sincero, se sei puro, se non ti arrendi alla forza di comportamenti  criminali. E noi dobbiamo rimanere vigili perché ciò non accada più,  dobbiamo aiutare chi ha voglia di lottare contro la criminalità  organizzata.</p>
<p>Nichi</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="393" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7ad6hEMNKIk?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="393" height="315" src="http://www.youtube.com/v/7ad6hEMNKIk?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>La mafia in Brianza</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 07:45:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La politica mafiosa in Brianza è una realtà ben radicata, finita sotto i riflettori verso la metà dello scorso luglio, con cinquanta arresti su un totale di trecento fra Calabria e Lombardia. Importante indicatore riguardo la presenza della &#8216;ndrangheta su un territorio a sempre più alta densità urbanizzata, con sempre più uomini politici legati a quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La politica mafiosa in  Brianza è una realtà ben radicata, finita sotto i riflettori verso la  metà dello scorso luglio, con cinquanta arresti su un totale di trecento  fra Calabria e Lombardia.</p>
<p><span id="more-16575"></span>Importante indicatore  riguardo la presenza della &#8216;ndrangheta su un territorio a sempre più  alta densità urbanizzata, con sempre più uomini politici legati a quel  mondo di affari illeciti con di fronte l&#8217;Expo 2015, grande  manifestazione dove sarà necessario costruire palazzi, strade, hotel,  parcheggi, dunque tonnellate e tonnellate di cemento, anche in Brianza.</p>
<p>Un business da non  perdere, anzi da far fruttare il più possibile, attraverso la  compiacenza e la subordinazione che il mondo politico offre sempre più  al mondo imprenditoriale.</p>
<p>Le forze dell&#8217;ordine si  sono concentrate su due gruppi, uno a Seregno e uno a Desio. Il gruppo  di Seregno capeggiato fino al 2008 da Rocco Cristello, ucciso a colpi di  pistola più di due anni fa a Verano Brianza, vertice del quale conteso  fra Antonino Belnome e Antonio Stagno. Il secondo, quello di Desio,  legato alla cosca Iamonte e capeggiato da Annunziato Moscato.</p>
<p>Nella ricostruzione  della magistratura si parla anche di un video girato a Paderno Dugnano  nel quale i clan calabresi del nord, per alzata di mano, sceglievano il  loro grande capo, individuato nella persona di Pasquale Zappia.</p>
<p>Scene da film, ovvero  quando la realtà supera l&#8217;immaginazione. Una realtà che porta lo  scioglimento di una giunta, quella di Desio, nel &#8220;profondo nord&#8221;.</p>
<p>Facendo un rapido giro  di orizzonte, e non mettendo la testa sotto la sabbia, si può  chiaramente dire che questa situazione non è certamente una novità,  anzi, le cosiddette &#8216;ndrine godono di buona salute, già nel 2008 la  Commissione Parlamentare Antimafia segnalava la presenza della  ’ndrangheta in Brianza. Da allora ad oggi poco è stato fatto, se non una  grande commistione fra politica, impresa ed illegalità.</p>
<p>Lo scorso mese di  giugno, &#8220;LiberaGioventù&#8221; aveva promosso un incontro a Monza dal titolo  &#8220;La mafia in Brianza&#8221;, nel quale si è data voce e luce a fenomeni  mafiosi sempre più presenti e sempre più ramificati, spesso non  &#8220;mediatizzati&#8221; dagli organi informativi locali, delineando una  situazione veramente inquietante.</p>
<p>Questo fa pensare, fa  riflettere sulle tante questioni morali aperte in questo Paese che non  riescono a trovare una valida ed efficace soluzione, in quanto il ruolo  della politica è stato snaturato da quella componente in grado  promuovere e garantire una cultura della legalità.</p>
<p>Un possibile esito  positivo nella lotta contro il sistema mafioso, si avrà solo e soltanto  offrendo degli &#8220;spazi di Democrazia&#8221;, capaci di svolgere una azione  didattica verso una nuova dimensione ed una nuova valenza della legalità  e del rigore morale, come diceva Paolo Borsellino: &#8220;La magistratura può  fare solo accertamenti di carattere giudiziale, le istituzioni hanno il  dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per  essere oneste e apparire tali&#8221;.</p>
<p>Questo è il punto di  arrivo della triste pagina che ha visto coinvolto il nostro territorio,  un vuoto di cultura politica, al momento incolmabile, dove la Sinistra  ancora non riesce a muoversi con disinvoltura, non raccordando a sè  l&#8217;interpretazione della nuova e modificata struttura della società  civile, e con essa anche la diversa struttura organizzativa che il  sistema mafioso ha adottato.</p>
<p>Ecco dunque uno dei  campi di azione di &#8220;Sinistra Ecologia Libertà&#8221;, quale nuova forza  politica di Sinistra: la proposta di una rinnovata forma di  responsabilità civile nei confronti di un territorio, da troppo tempo,  stretto nella morsa di un sistema mafioso ramificato, pericoloso quanto  silenzioso ed apparentemente invisibile ai più.</p>
<p>Andrea Sironi</p>
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		<title>Emilia Romagna sabato 13 convegno SEL dedicato al 1° Questore di Palermo che parlò di mafia</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 10:46:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Puo&#8217; sembrare bizzaro, ma sara&#8217; un partito, descritto dai media come la sinistra radicale ed extraparlamentare, ad organizzare un covnegno pubblico a ricordo di un questore di polizia. E&#8217; quello che fara&#8217; domani &#8211; sabato 13 novembre 2010 &#8211; Sinistra Ecologia Liberta&#8217; con il Convegno &#8220;Cosa Nostra a casa nostra&#8221;  organizzato a Riolo Terme (in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Puo&#8217; sembrare bizzaro, ma sara&#8217; un partito, descritto  dai media come la sinistra radicale ed extraparlamentare, ad organizzare  un covnegno pubblico a ricordo di un questore di polizia.<br />
E&#8217; quello che fara&#8217; domani &#8211; sabato 13 novembre 2010 &#8211; Sinistra Ecologia Liberta&#8217; con il Convegno &#8220;Cosa Nostra a casa nostra&#8221;  organizzato a Riolo Terme (in provincia di Ravenna, e a due passi da Imola) e dedicato alla figura di Ermanno Sangiorgi, questore di Palermo a cavallo tra &#8217;800 e &#8217;900, che proprio nella cittadina romagnola nacque.<br />
<span id="more-14616"></span>Lo rende noto un comunicato dell&#8217;ufficio stampa nazionale di Sel.<br />
All&#8217;iniziativa che si svolgera&#8217; dalle ore 9,30 alle ore 13,30 presso la Sala San Giovanni (ex Chiesa &#8211; Via Verdi), parteciperanno: il consigliere regionale di Sel Gianguido Naldi che aprira&#8217; i lavori. il prof. Ennio Grassi &#8220;Ermanno Sangiorgi da Riolo a Palermo: un precursore di Falcone e Borsellino&#8221; &#8211; il Vice Sindaco di Pollica (Salerno, dove e&#8217; stato assassinato il sindaco poche settimane fa) Stefano Pisani  &#8220;La difficolta&#8217; di governare&#8221; -  Marisa Zani (Referente per Ravenna/Cesena/Forli di Libera) &#8220;I beni confiscati alle mafie e un nuovo uso sociale&#8221; &#8211; Giovanni Tizian, giornalista di narcomafie e Gazzetta di Modena &#8220;La presenza e l&#8217;infiltrazione mafiosa in Emilia Romagna&#8221;  &#8211; Libero Mancuso (ex magistrato) &#8220;Il ruolo delle forze dell&#8217;ordine e della magistratura nella lotta alle mafie&#8221;.<br />
Le conclusioni sono affidate al coordinatore nazionale di Sel Claudio Fava.</p>
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		<title>Riportiamo il Tempo nella giusta direzione</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 05:30:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La clessidra è capovolta. I due lati sono identici. Il tempo appare scorrere come sempre dall’inizio della storia. Ma non è così. Scivoliamo sempre più velocemente all’indietro. Corriamo verso la riaffermazione di forme arcaiche di schiavitù, cancellazione dei diritti, aggressività di un capitalismo pronto a giocare con la vita dei lavoratori in nome della concorrenza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La clessidra è capovolta. I due lati sono identici. Il tempo appare scorrere come sempre dall’inizio della storia. Ma non è così. Scivoliamo sempre più velocemente all’indietro. <span id="more-14119"></span>Corriamo verso la riaffermazione di forme arcaiche di schiavitù, cancellazione dei diritti, aggressività di un capitalismo pronto a giocare con la vita dei lavoratori in nome della concorrenza. Nel mondo capovolto può succedere che a Castellammare di Stabia, città specchio di tante difficoltà del Mezzogiorno del nuovo millennio, si ritorni addirittura ad un dibattito sugli abiti succinti.</p>
<p>Vada ripresa una battaglia per garantire alle donne e agli uomini la libertà di vestirsi e parlare senza che si affermi il principio di un’autorità esterna deputata a giudicare. Una vicenda paradossale, quella dei mille divieti del sindaco del Pdl Luigi Bobbio, che sposta il terreno della costruzione di senso sui principi pericolosi del “decoro” e “dell’ordine”. Un regolamento che produce già i suoi effetti prima ancora di essere applicato, se è vero che ottiene il risultato di spostare la bussola dalla crisi di Fincantieri e dal caso rifiuti. Si discute di una gonna e del suo essere più o meno mini, mentre il governo dimostra, ancora una volta, di non avere una politica industriale. Fincantieri annuncia la chiusura degli stabilimenti di Castellammare e di Riva Trigoso a Genova per un calo della domanda sul mercato internazionale.<br />
Nel piano presentato inizialmente da Trieste si prevedono duemila licenziamenti, una scure alzata e sempre in agguato per calare alla prima difficoltà. Ma nel frattempo Fincantieri vince una gara per costruire navi militari negli Stati Uniti e lì nel cuore del capitalismo, Obama impone l’assunzione di novecento operai americani. Storia simile a quella capitata al gruppo Breda, che per realizzare la metropolitana a Miami dovrà assumere lì e licenziare in Italia. A questa politica di rilancio occupazionale di quel Paese, fa da contraltare la ricetta tremontiana di tagli e nessun investimento in infrastrutture e mantenimento della domanda interna.<br />
Eppure la bibbia di Bobbio riscrive l’ordine della discussione. Dal tipo di regole che stabiliscono i rapporti tra i cittadini deriva il tipo di società che vogliamo. E, quindi, occorre battersi per cancellare un regolamento che dà la possibilità ad un agente di polizia municipale di giudicare come ci si veste o ci si vuole divertire. Una battaglia necessaria. In una città che, mettendo insieme le centinaia di pagine scritte negli ultimi mesi dai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia, è controllata dal clan D’Alessandro si punisce chi gioca a pallone per strada. Lì dove un potere delle cosche è esercitato nel cuore dell’economia locale, nello sport e nelle fabbriche, con i cancelli aperti da anni a chi vuole imporre assunzioni o vendere droga agli operai, costretti da turni massacranti a cercare una via di fuga che può costare anche una vita, si multa chi mangia un panino in villa comunale.<br />
In una città che accetta, durante il periodo natalizio, di subire la richiesta di pizzo ai commercianti dagli uomini di Scanzano senza che si alzi una sola voce o nasca un’associazione antiracket. A raccontare sono solo i pentiti. Rischia una sanzione chi usa un linguaggio volgare. Come non ridere della raffica di nuovi divieti? Ma, dopo il primo momento di leggerezza per delle regole che nessuno mai applicherà o farà applicare, resta un senso forte di inquietudine.<br />
Un salto indietro che cancella diritti e libertà conquistati dalle donne in anni di battaglie, un ritorno di decenni che non si può fare con il sorriso sulle labbra. Una città che vieta ai bambini di giocare per strada deve riconquistarsi la libertà. E’ anche da qui che dobbiamo ripartire perché la sinistra diventi la casa delle tante e i tanti con la voglia di lavorare per girare la clessidra. Riportiamo il tempo nella sua giusta direzione, riconquistiamoci il futuro.</p>
<p>Mariella Parmendola</p>
<p>Assemblea nazionale SEL</p>
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		<title>Mobilitazione antimafia di SEL: un successo e un impegno per i giorni a venire</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 11:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è conclusa venerdì scorso, in una bella serata nel centro di Milano, la settimana di mobilitazione straordinaria organizzata da Sinistra Ecologia e Libertà per ricordare le vittime delle stragi di mafia del ’92 – ’93 e chiedere la piena verità su quegli eventi ancora troppo coperti da depistaggi e omertà istituzionali.<span id="more-11661"></span></p>
<p>Alle iniziative che si sono svolte in molte città, a cominciare da quelle colpite dai terribili attentati di allora (Palermo, Roma, Firenze, Milano), hanno partecipato moltissime persone e soprattutto tanti giovani.</p>
<p>Questo è il primo messaggio che bisogna raccogliere : la lotta contro le mafie non è un rituale inerziale di stagioni passate ma è per tante ragazze e tanti ragazzi, magari appena nati all’inizio degli anni novanta, parte essenziale dell’ impegno a trasformare questa società troppo carica di ingiustizie e di privilegi.</p>
<p>Abbiamo poi constatato che, per tante persone impegnate nelle associazioni antimafia, Sinistra Ecologia e Libertà può essere più di altri un punto di riferimento affidabile non solo per la credibilità di suoi esponenti da sempre impegnati contro le cosche  (da Nichi Vendola a Claudio Fava, a Francesco Forgione ), ma perché propone un discorso che non si ferma al doveroso ed essenziale sostegno a magistrati e forze dell’ordine impegnati contro la criminalità organizzata, ma lega questa battaglia a quella più generale per i diritti e per il cambiamento sociale.</p>
<p>Nei giorni in cui torna alla ribalta della cronaca italiana il verminaio di logge, cricche e poteri occulti che costituisce parte essenziale del sistema di potere italiano ( altro che quattro sfigati ! ), chiedere, pretendere la verità sulle stragi di mafia significa battersi contro qualunque ostacolo venga gettato tra i piedi di chi sta indagando. Significa pretendere il rispetto pieno del lavoro dei magistrati. E non c’è dubbio che la decisione governativa di negare il programma di protezione al collaboratore Spatuzza è un atto concreto contro la ricerca della verità, un atto di intimidazione minaccioso rivolto non solo a lui ma a quanti potrebbero fare rivelazioni importanti sulle coperture e le trattative imbastite allora con il tritolo.</p>
<p>Noi chiediamo che la magistratura, libera da depistaggi, possa giungere nel tempo più breve possibile alla verità giudiziaria su quegli eventi. Non pretendiamo <em>una </em>particolare verità , magari per convenienza politica, ma, ancora una volta, che la magistratura dimostri la sua autonomia e indipendenza “da ogni altri potere”, per usare le parole della nostra Costituzione.</p>
<p>Ma si è affermata in ogni caso una verità storica e politica incontrovertibile : il sistema mafioso è stato  parte essenziale del modo in cui si è governato questo paese. Ed è ancora così. Per questo i suoi santuari godono ancora di tante protezioni. L’abbiamo detto tante volte : senza gli intrecci con la politica e con l’economia le mafie non sarebbero altro che organizzazioni di gangsters.</p>
<p>Negli ultimi anni l’azione dei magistrati e delle forze dell’ordine ha assicurato alla giustizia decine di appartenenti alle organizzazioni mafiose e una quantità notevole dei loro patrimoni. Il Ministro Maroni se ne vanta come se i latitanti li avesse arrestati il Governo, invece che quelle stesse Procure contro le quali si scaglia da sempre il Presidente del Consiglio. Ma il titolare del Ministero dell’Interno non può non chiedersi come mai nonostante tanti successi nell’attività repressiva le organizzazioni criminali non mostrano segni di collasso. La risposta è una sola : la repressione è essenziale ma non basta. Serve la riscossa sociale di un pese al quale sono state raccontate troppe balle e che è stato travolto da disvalori.</p>
<p>E’ stato detto che una persona vale qualcosa solo se è ricca ; che lo Stato è sinonimo di parassitismo mentre tutto ciò che è privato è bello ed efficiente ;  che il vero pericolo per la sicurezza sono gli immigrati e non la criminalità economica ; che con il potere puoi comprare ogni cosa, anche la testa e il corpo degli altri ; che un condannato per mafia, se mantiene l’omertà diventa “un eroe” e che evadere le tasse è una scelta virtuosa perché l’economia illegale comunque incoraggia la crescita del PIL. In questa fiera di disvalori hanno prosperato le organizzazioni mafiose.</p>
<p>Con questa musica, suonata ogni giorno a pieno volume da qualche decennio, chi ha scelto di resistere su un’altra frontiera si è sentito spesso solo e fuori posto perché ha visto l’Italia andare da un&#8217;altra parte e perché veniva bollato come un residuo nostalgico  del passato che non capiva la “modernità”.  Purtroppo le notizie di questi giorni ci dicono che la tanto declamata modernità italiana porta anche i nomi di Nicola Cosentino, di Denis Verdini, di Flavio Carboni e di Marcello Dell’Utri.</p>
<p>L’impegno di SEL contro le mafie e i poteri criminali dell’economia e della politica, continuerà e servirà anche a far sentire meno sole tutte le persone che credono nella giustizia sociale, nella nonviolenza, nella libertà,e per questo continuano a battersi per un mondo migliore.</p>
<p>Carlo Leoni</p>
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		<title>Diretta del dibattito &#8220;A 18 anni dalle stragi, la lotta alla mafia oggi&#8221; con Nichi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 14:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Clicca qui per la diretta del dibattito dalle 21 di stasera a Villa Gordiani, via Prenestina, presso la Festa di Sinistra Ecologia Libertà. Partecipano: Giancarlo Caselli, Procuratore Capo della Repubblica di Torino; Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare antimafia; Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, Portavoce nazionale di Sinistra Ecologia Libertà. Coordina, Giovanni Bianconi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.laltraradio.it/templates/onair1/onair.html" target="_blank">Clicca qui</a> per la diretta del dibattito dalle 21 di stasera a<em> </em>Villa Gordiani, via Prenestina, presso  la Festa di Sinistra Ecologia Libertà.</p>
<p><em>Partecipano: </em></p>
<p>Giancarlo Caselli, Procuratore Capo della Repubblica di Torino;<br />
Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare  antimafia;<br />
<strong>Nichi Vendola</strong>, presidente della Regione Puglia, Portavoce nazionale di  Sinistra Ecologia Libertà.</p>
<p>Coordina, Giovanni Bianconi, inviato del Corriere della Sera.</p>
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		<title>Mafia &#8211; stragi 192-193 Vogliamo la verità sulla stagione delle stragi. Mobilitazione straordinaria di SEL in tutta Italia.</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 14:14:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[MERCOLEDI 21/7 ORE 21 A ROMA &#8211; VILLA GORDIANI GIANCARLO CASELLI E NICHI VENDOLA VENERDI 23/7 ORE A MILANO CLAUDIO FAVA, ARMANDO SPATARO, GIULIANO PISAPIA, NANDO DALLA CHIESA ==== Nei giorni dell&#8217;anniversario delle stragi del 1992/1993 Sinistra Ecologia Liberta&#8217; ha promosso una settimana straordinaria di mobilitazione delle proprie organizzazioni e dei propri militanti in tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-11406"></span></p>
<p>MERCOLEDI 21/7 ORE 21 A ROMA &#8211; VILLA GORDIANI GIANCARLO CASELLI E NICHI VENDOLA VENERDI 23/7 ORE A MILANO CLAUDIO FAVA, ARMANDO SPATARO, GIULIANO PISAPIA, NANDO DALLA CHIESA ==== Nei giorni dell&#8217;anniversario delle stragi del 1992/1993 Sinistra Ecologia Liberta&#8217; ha promosso una settimana straordinaria di mobilitazione delle proprie organizzazioni e dei propri militanti in tutta Italia, per unirsi con tutti coloro che chiedono che si restituisca la piena verita&#8217; sulla stagione delle stragi del 1992 e 1993.Sel ha organizzando sul tutto il territorio nazionale iniziative pubbliche, incontri, mostre, dibattiti. Nelle citta&#8217; allora colpite dalla violenza, Roma, Milano, Firenze e Palermo  si sono svolte o si svolgeranno  le iniziative piu&#8217; significative ed importanti. Mercoledi 21 luglio, a Roma &#8211; nell&#8217;ambito della Festa di Sel in corso a Villa Gordiani, via Prenestina &#8211; alle ore 21 si terra&#8217; l&#8217;incontro pubblico  &#8221; A 18 anni dalle stragi, la lotta alla mafia oggi&#8221; a cui partecipano il portavoce nazionale di Sel Nichi Vendola, il procuratore capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli, Francesco Forgione gia&#8217; presidente della commissione parlamentare antimafia. Conduce Giovanni Bianconi, giornalista del Corriere della Sera. ===== Infine, a conclusione della settimana di mobilitazione l&#8217;ultima manifestazione si terra&#8217; a Milano, venerdi 23 luglio &#8220;Lotta alla mafia, priorita&#8217; della sinistra&#8221;. Partecipano tra gli altri Armando Spataro, procuratore aggiunto della Repubblica, l&#8217;avvocato Giuliano Pisapia, Claudio Fava coordinatore della segreteria nazionale di Sel, , Nando Dalla Chiesa docente universitario e presidente onorario di Libera.</p>
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		<title>Eutanasia di un paese</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 07:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo ad uso futuro, a beneficio insomma della storia,  proviamo a mettere in fila le cose successe in questi ultimi sette  giorni. Il coordinatore  del partito di governo, l&#8217;emissario piduista della P3 e l&#8217;amico dei  mafiosi ragionavano insieme su come mandare l&#8217;amico dei camorristi al  governo della Campania, su come corrompere i giudici della Corte  Costituzionale e su come garantire a “Cesare” (ovvero Berlusconi: pensa  che fantasia&#8230;) lunghi e sereni anni di impunità. <span id="more-11366"></span>Intanto tra la  Calabria e Milano finiscono in galera in trecento, e si scopre che la  ndrangheta è diventata, di fatto, la più capillare e potente  organizzazione mafiosa del mondo, capace di investire su cinque  continenti e di corrompere appalti, anime e istituzioni da Varese a Capo  Passero.</p>
<p>Naturalmente il prefetto di  Milano, quello che sei mesi fa dichiarava giulivo alla Commissione  Antimafia che di mafie a Milano e dintorni neanche l&#8217;ombra, è ancora al  suo posto, protetto e benedetto dal suo ministro dell&#8217;Interno Maroni  (che invece il prefetto di Latina l&#8217;ha cacciato via appena ha osato  chiedere lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Fondi,  governato dal centrodestra). Sul versante delle professioni liberali e  delle vocazioni illuministe della nostra imprenditoria, scopriamo che  Marchionne – quello dei golfini blu – s&#8217;è rivelato uno squalo capace di  farci rimpiangere la Fiat di Valletta.</p>
<p>Naturalmente  il governo gli dà corda e sponda, e intanto prosegue la sistematica  demolizione di quel poco di stampa libera (cioè indipendente) che ancora  esiste tagliandole ogni contributo sopravvissuto. Tra le ultime ci  cronaca, Cosentino s&#8217;è dimesso: non per pudore suo ma per stato di  necessità del suo capo. Che l&#8217;ha subito riconfermato viceré del partito  di governo in Campania. Questo è il paese, governato da una giunta  boliviana capace di mescolare attorno allo stesso tavolo gli interessi  della camorra,quelli di Cosa Nostra e quelli della P2, saldati tra loro  per lanciare un&#8217;ultima, definitiva offensiva a quanto ancora sopravvive  della nostra legalità repubblicana.</p>
<p>Bene:  che si fa in un paese ridotto in queste condizioni, un paese in cui sono  saltate tutte le funzioni di controllo, un paese in balia dei  bollettini di guerra che ogni giorno la corte di Berlusconi ci fa  conoscere a reti unificate&#8217; Che si fa in un&#8217;Italia in cui il ministro  dell&#8217;Interno s&#8217;è tenuto fino a ieri come collega di governo un signore  accusato di prendere voti e ordini dalla camorra? Che si fa in una  repubblica delle banane in cui i servizi segreti, invece di fare il  mestiere loro e di garantire la nostra sicurezza, garantivano solerti  ristrutturazioni nelle case dei ministri della Repubblica? Insomma, che  si fa quando la nostra storia è ridotta a lacerti, miserie e macerie? Si  propone un governo di larghe intese!</p>
<p>Larghe  quanto? E poi, intese con chi? Con il compagno Fini, che si agita,  s&#8217;indigna ma poi vota e fa votare sempre la fiducia per il suo governo?  Con la Lega, solido partito di banche e di governo, che ogni giorno  manda al diavolo il PD e i suoi ammiccamenti? Bossi l&#8217;ha ripetuto ieri,  con la consueta schiettezza: “Quali larghe intese? Ci siamo noi e  Berlusconi”. Punto. Allora facciamo il governissimo con Tremonti, quello  della macelleria sociale, e mettiamo Berlusconi in castigo? Oppure  c&#8217;inventiamo una soluzione alla siciliana? Miccichè, Dell&#8217;Utri,  Lombardo, Santa Rosalia&#8230; tutti in carrozza prima che la giostra si  fermi.</p>
<p>Non lo dico e non lo scrivo per  umore politico. Ma con lo stupore di un cittadino italiano che vede la  storia del proprio paese liquefarsi in una sequenza di fotogrammi  ridicoli e devastanti. Dopo aver sentito le conversazioni dei mestatori  che volevano corrompere la Corte Costituzionale (se fosse avvenuto,  tecnicamente si sarebbe chiamato colpo di Stato), rimpiangiamo perfino  lo stile asciutto di certi caudillos sudamericani che se dovevano  mettere in catene il loro paese almeno non lo facevano parlandone tra  loro in napoletano stretto.</p>
<p>Ecco, è questo  il nostro sentimento. Lo stupore di chi vede in queste cronache da fine  impero non tanto la protervia dei peggiori quanto la modestia dei  migliori. Che invece di pretendere elezioni qui e ora, sfidando il paese  a raddrizzare la schiena e a decidere finalmente del proprio destino,  continuano a cucire intese, minuetti, inciuci, furbizie&#8230; Per fortuna  che poi ci sono i leghisti che continuano a sbatterci la porta sui  denti.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Piero Grasso, Fabio Mussi, Francesco Forgione, Paolo Cento a Firenze per inizio mobilitazione straordinaria di SEL in tutta Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 10:37:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il prossimo 19 luglio sara&#8217; l&#8217;anniversario della strage di Via D&#8217;Amelio a Palermo con il sacrificio di Paolo Borsellino e della sua scorta. La notte tra  27 e 28 luglio cadra&#8217; l&#8217;anniversario delle bombe a Milano in via Palestro con la morte di 5 cittadini e le bombe che ferirono la citta&#8217; di Roma. Sinistra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 19 luglio sara&#8217; l&#8217;anniversario della strage di Via D&#8217;Amelio a Palermo con il sacrificio di Paolo Borsellino e della sua scorta. La notte tra  27 e 28 luglio cadra&#8217; l&#8217;anniversario delle bombe a Milano in via Palestro con la morte di 5 cittadini e le bombe che ferirono la citta&#8217; di Roma.<br />
<strong>Sinistra Ecologia Liberta&#8217; ha promosso nell&#8217;occasione una settimana straordinaria di mobilitazione </strong>delle proprie organizzazioni e dei propri militanti in tutta Italia, per unirsi con tutti coloro che chiedono che si restituisca la piena verita&#8217; sulla stagione delle stragi del 1992 e 1993.<br />
Lo fara&#8217; organizzando sul tutto il territorio nazionale iniziative pubbliche, incontri, mostre, dibattiti. Nelle citta&#8217; allora colpite dalla violenza, Roma, Milano, Firenze e Palermo   si svolgeranno le iniziative piu&#8217; significative ed importanti di Sel.<br />
=====<br />
Il primo appuntamento e&#8217; previsto a <strong>Firenze domani domenica 11 luglio 2010 </strong>dove alle <strong>ore 18</strong> &#8211; presso il <strong>circolo Arci dell&#8217;Isolotto </strong>(via Maccari 104) si svolgera&#8217; l&#8217;incontro pubblico &#8220;<strong>Giustizia e lotta alla mafia</strong>&#8220;.<br />
Partecipano tra gli altri  il procuratore nazionale antimafia <strong>Piero Grasso, Fabio Mussi</strong> presidente del comitato scientifico di Sel, <strong>Francesco Forgione</strong> gia&#8217; Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, <strong>Paolo Cento</strong> del coordinamento nazionale di Sel.<br />
Conduce Franca Selvatici, giornalista de La Repubblica</p>
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		<title>Ci mobilitiamo. Per la verità.</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 15:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mobilitazione straordinaria di Sinistra Ecologia Libertà Calendario Caserta. Mafia e silenzi. Giovedì 1 luglio, Hotel Europa, via Roma 19, ore 17. Partecipano: Raffaele Cantone, magistrato; Pietro di Sarno, coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà; Gennaro Oliviero, capogruppo regionale PSE-SEL; Isaia Sales, docente universitario; Claudio Fava, coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia Libertà. Firenze. Giustizia e lotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong style="font-size: 120%;">Mobilitazione straordinaria di Sinistra Ecologia Libertà</strong></p>
<p><span style="font-weight: bold; color: #fff; background: #b00; padding: 5px 10px;">Calendario</span></p>
<div style="margin: 35px 0; padding-left: 10px; border-left: 10px solid #ccc;">Caserta.<br />
<strong>Mafia e silenzi.</strong><br />
<em>Giovedì 1 luglio, Hotel Europa, via Roma 19, ore 17.</em></p>
<p><em>Partecipano:</em></p>
<p>Raffaele Cantone, magistrato;<br />
Pietro di Sarno, coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà;<br />
Gennaro Oliviero, capogruppo regionale PSE-SEL;<br />
Isaia Sales, docente universitario;<br />
Claudio Fava, coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia Libertà.</p>
</div>
<div style="margin: 35px 0; padding-left: 10px; border-left: 10px solid #ccc;"><span id="more-10975"></span>Firenze.<br />
<strong>Giustizia e lotta alla mafia: a 18 anni dalle stragi.</strong><br />
<em>Domenica 11 luglio, Circolo Arci dell’Isolotto, via Maccari 104, ore 18.</em></p>
<p><em>Partecipano:</em></p>
<p>Piero Grasso, Procuratore nazionale antimafia;<br />
Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare antimafia;<br />
Fabio Mussi, presidente del Comitato scientifico di Sinistra Ecologia Libertà.</p>
<p>Coordina Franca Selvatici, giornalista di Repubblica.</p>
</div>
<div style="margin: 35px 0; padding-left: 10px; border-left: 10px solid #ccc;">Ostia antica.<br />
<strong>Lotta alla mafia, priorità della sinistra.<br />
</strong>Presentazione del libro &#8220;Il caso Valarioti&#8221;.<br />
<em>Giovedì 15 luglio, ore 20.30, via Evans angolo via Romagnoli, presso la festa di Sinistra Ecologia Libertà.</em></p>
<p><em>Partecipano:</em></p>
<p>Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare antimafia;<br />
Fabio Mussi, presidente del Comitato scientifico di Sinistra Ecologia Libertà;<br />
Danilo Chirico e Alessio Magro, autori del libro;<br />
Fabio Vander, Sinistra Ecologia Libertà del XII Municipio.</p>
<p>Coordina Antonio Lavorato, Sinistra Ecologia Libertà del XIII Municipio.</p>
</div>
<div style="margin: 35px 0; padding-left: 10px; border-left: 10px solid #ccc;">Roma.<br />
<strong>A 18 anni dalle stragi, la lotta alla mafia oggi. </strong><br />
<em>Mercoledì 21 luglio, ore 21, Villa Gordiani, via Prenestina, presso la Festa di Sinistra Ecologia Libertà.</em></p>
<p><em>Partecipano: </em></p>
<p>Giancarlo Caselli, Procuratore Capo della Repubblica di Torino;<br />
Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare antimafia;<br />
Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, Portavoce nazionale di Sinistra Ecologia Libertà.</p>
<p>Coordina, Giovanni Bianconi, inviato del Corriere della Sera.</p>
</div>
<div style="margin: 35px 0; padding-left: 10px; border-left: 10px solid #ccc;">Milano.<br />
<strong>Lotta alla mafia, priorità della sinistra.</strong><br />
<em>Venerdì 23 luglio, luogo ancora da definire.</em></p>
<p><em>Partecipano:</em></p>
<p>Armando Spataro, Procuratore aggiunto della Repubblica;<br />
Giuliano Pisapia, avvocato;<br />
Nando Dalla Chiesa, docente di sociologia della criminalità organizzata all’Università Statale di Milano e Presidente onorario di Libera;<br />
Claudio Fava, coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia Libertà.</p>
</div>
<div style="margin: 35px 0; padding-left: 10px; border-left: 10px solid #ccc;">Palermo.<br />
Nell&#8217;ambito del convegno organizzato da Antimafia Duemila a cui partecipano tra gli altri<br />
Antonio Ingroia, Marco Travaglio, Nicola Biondo, Gioacchino Genchi, Salvatore Borsellino,<br />
intervento di Claudio Fava.</div>
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		<title>Afghanistan: cambio di stellette ma il pantano è destinato a durare</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 14:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa, che si riunirà il 7 luglio al Quirinale, per discutere, tra gli altri punti, dell’impegno militare dell’Italia nelle operazioni in Afghanistan. Si tratta di un atto di semplice routine istituzionale, che probabilmente lascerà tutto come prima, soprattutto non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-size: medium;">In questi giorni  il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa, che si riunirà il 7 luglio al Quirinale, per discutere, tra gli altri punti, dell’impegno militare dell’Italia nelle operazioni in Afghanistan. <span id="more-10825"></span>Si tratta di un atto di semplice routine istituzionale, che probabilmente lascerà tutto come prima, soprattutto non smuoverà affatto il totale disinteresse dell’opinione pubblica sulle ragioni che inducono il nostro Paese a farsi ancora carico di un tale insensato e oneroso impegno di guerra.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nei giorni scorsi il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha convocato alla Casa Bianca il generale Stanley McChrystal, fino a ieri capo delle forze statunitensi della Nato in Afghanistan, e lo ha rimosso dall’incarico. Al suo posto ha nominato il generale David Petraeus, veterano di guerra e artefice della relativa stabilizzazione – così viene presentata &#8211;  in Iraq. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel caso della rimozione di McChrystal non si è trattato affatto di un atto presidenziale di routine né di un fisiologico avvicendamento di generali nella catena di comando. E neanche si è trattato solo delle conseguenze della “gaffe” commessa da McChrystal con le dichiarazioni al vetriolo contro l’Amministrazione statunitense, rilasciate al free lance Michael Hastings e confezionate dal giornalista in un lungo articolo su Rolling Stone, storico magazine rock statunitense.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Manifesta sfiducia verso l’Amministrazione, sarcasmo nei confronti del vice-presidente Joe Biden, giudizi sprezzanti sugli alleati e, più in generale, non rispetto degli standard di comportamento richiesti a un generale in capo: queste le accuse che Obama ha rivolto a McChrystal e che hanno portato alla rimozione del generale. Obama si è mosso con fulminante rapidità, nonostante che nel frattempo ci fossero state le scuse del generale, le dimissioni di Dan Boothby, responsabile delle pubbliche relazioni di McChrystal, e fossero intervenuti a sostenere il generale sia  il segretario della Nato Rasmussen sia il presidente afgano Karzai. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma, con tutta evidenza, la gaffe è stata di proporzioni tali da non poter essere ignorata</span><span style="font-size: medium;">. Raccontano le cronache che </span><span style="font-size: medium;">il capo di stato maggiore americano, l&#8217;ammiraglio Mike McMullen, dopo aver letto l&#8217;articolo, si sia sentito addirittura mancare. Lui stesso ha dichiarato al Washington Post di essersi sentito proprio male fisicamente e di non riuscire a credere, in quel momento, a ciò che leggeva.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tuttavia c’è in tutto questo molto più che la conseguenza una gaffe, sia pure oltre misura;  molto più che un aspro scontro personale tra Obama e il suo generale, scontro di cui alcune avvisaglie si erano per altro già intravviste l’autunno scontro, in occasione della richiesta di Mc Chrystal di avere altri uomini, molti altri uomini, per l’Afghanistan e della riluttanza di Obama ad accogliere la richiesta. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dopo mesi di insistenza, McChrystal aveva ottenuto il “mini-surge”, cioè un aumento di “soli” 30mila uomini, con l’impegno ad avviare il ritiro dei contingenti nel 2011, completando l’operazione nei due anni successivi. Ma l’Afghanistan è l’Afghanistan e, come lo stesso generale caduto in disgrazia andava ripetendo ai suoi sottoposti, neanche i sovietici, a dispetto di uno sforzo bellico eccezionale, riuscirono ad averne ragione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">McChrystal era l’uomo a cui Obama aveva affidato, all’indomani della sua elezione, la soluzione di quella guerra infinita, più lunga ormai, a giugno di quest’anno, di quella del Vietnam. Dopo aver annunciato alla Nazione, nel discorso del 2009, che il suo obiettivo era di “scardinare, smantellare e sconfiggere definitivamente Al Qaeda in Afghanistan e Pakistan”, Obama aveva licenziato David McKiernan, all’epoca comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, sostituendolo con McChrystal. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un duro propostogli dal Pentagono, un militare con trascorsi di pesanti responsabilità – per altro non indagati e  restati impuniti &#8211; negli abusi e nelle torture ai danni dei detenuti di Camp Nama, in Iraq. McChrystal ha cercato esportare in Afghanistan la strategia della “contro insurrezione”, già sperimentata dal generale Petraeus in Iraq: un mix di durissimo dispiegamento bellico sul territorio – da qui la richiesta di sempre più uomini &#8211;  e di operazioni di nation building collegate all’azione militare. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un “civile-militare” fortemente militarizzato, sempre più alla moda tra i sostenitori delle missioni militari, globalmente nelle mani dei militari sul campo, con la conseguenza (e lo scopo) di aumentare la loro autorità fino a comprendere nella “mission” anche gli aspetti diplomatici e politici della guerra. Una strategia di azione civile militare che, per ottenere qualche risultato, avrebbe bisogno del sostegno di un governo locale almeno un po’ credibile o di significative forze locali. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Come, in qualche misura, è successo in Iraq. Ma quello di Karzai non è affatto un governo credibile e la frammentazione delle forze là è totale e dunque in Afghanistan le cose stanno come stanno: sempre peggio, con porzioni crescenti di popolazione in subbuglio per la presenza delle forze straniere e un numero di civili ammazzati che cresce in proporzione all’intensificarsi delle operazioni militari. E con l’allargarsi in misura esponenziale degli intrecci talebanici tra Afghanistan e Pakistan e delle difficoltà di Islamabad di venirne a capo. Un capitolo di impatto geopolitico e politico-militare che nel dibattito italiano rimane ancora sullo fondo e non dovrebbe. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La sanguinosa offensiva condotta in primavera contro Marja è stata una pagina esemplare della brutalità della strategia contro insurrezionale e delle difficoltà che inevitabilmente ha suscitato tra gli alleati della Nato impegnati in Afghanistan. In Olanda, a fine febbraio il governo è caduto per i contrasti tra i due principali partiti sul prolungamento della missione e a giugno le truppe britanniche hanno contato il loro trecentesimo caduto di guerra, così che Cameron non ha trovato d meglio, in quell’occasionedi invitare il Regno Unito a ripensare l’impegno preso con gli Stati Uniti. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anche il Canada e i Paesi Bassi hanno annunciato il ritiro dei loro contingenti e il presidente tedesco ha dovuto dare le dimissioni per aver affermato che in Afghanistan la Germania è impegnata militarmente perché ha degli interessi da salvaguardare. Politicamente non corretto, dato che la missione militare porta l’etichetta di pace e la Germania incontra crescenti difficoltà a sostenere il suo impegno militare in quel teatro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Washington è in situazione di impasse che dura da tempo e nella quale vanamente si dibatte Barck Obama. Le divisioni non sono solo il frutto di rivalità e di invidie personali, anche se questi aspetti un qualche peso lo esercitano. La confusione e le contraddizioni sono su tutta la linea. “Stroncare Al Qaeda”, aveva dichiarato Il neo presidente nel suo primo discorso alla nazione. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma la contro insurrezione non distingue &#8211; né potrebbe farlo &#8211;  tra insorti e terroristi e dunque non è affatto chiaro quale sia la “mission” dell’impresa né è chiara la strategia, perché lo stretto legame tra il militare e il civile confonde sempre di più il piano della pacificazione per via di denaro – il mantra ricorrente degli accordi con questo o quel gruppo di taleban &#8211; o l’annientamento dei medesimi per via di bombe. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E ancora: si vuole stroncare Al Qaeda o si vogliono levare di mezzo per sempre i taleban, mirando soprattutto alla diffusa presenza che essi hanno orami in Pakistan? Soprattutto oggi, stando come stanno le cose, è del tutto impossibile capire per quale via si possa dispiegare un aiuto occidentale a che in Afghanistan nascano condizioni che rendano possibile per la popolazione vivere in qualche modo in autonomia e sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per questo noi ci ostiniamo a dire che il primo passo sensato, per uscire da quel pantano di guerra senza fine e per dar vita a un efficace piano di aiuto per quel  Paese, è uscire subito dall’impegno militare diretto. Ritirare le nostre truppe – così ci rimettiamo in pace con la Costituzione &#8211;  e porre il problema in tutte le sedi internazionali dove abbiamo voce. Così facciamo qualcosa di utile.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il Consiglio Supremo di Difesa del 7 Luglio dovrebbe affrontare il punto dell’Afghanistan uscendo dalla routine degli impegni presi. Perché si tratta di pessimi impegni e perché gli impegni si possono modificare. Come è nei fatti. McCrhystal nelle sue esternazioni politicamente poco corrette ha anche diretto strali contro gli alleati sempre meno convinti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché dovrebbero essere convinti? Neanche Obama è in grado di spiegarlo. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Elettra Deiana e Silvana Pisa<br />
</span></p>
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		<title>Gennaro OLIVIERO (Pse-SeL) &#8211; « La Scuola e la Cultura sono le armi per combattere le Mafie »</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 13:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Il tema ed anche il titolo della manifestazione non è solo simbolico ma è di grande attualità soprattutto in questo momento – afferma Gennaro OLIVIERO, capogruppo in Regione Campania Pse-Sel  - . “Perché se una parola ferisce, e di parole in questi ultimi tempi ne abbiamo sentite e subite tante, il silenzio uccide. Si il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-10700"></span></p>
<p>“Il tema ed anche il titolo della manifestazione non è solo simbolico ma è di grande attualità soprattutto in questo momento – afferma Gennaro OLIVIERO, capogruppo in Regione Campania Pse-Sel  - .</p>
<p>“Perché se una parola ferisce, e di parole in questi ultimi tempi ne abbiamo sentite e subite tante, il silenzio uccide.</p>
<p>Si il silenzio, su vicende determinati per la nostra Terra sta uccidendo il Paese – prosegue Gennaro OLIVIERO –.</p>
<p>Serve una legislazione chiare e seria che intervenga in modo netto contrastando tutte le mafie, attaccando i patrimoni dei mafiosi.</p>
<p>Serve una disposizione che aggredisca i patrimoni che non devono essere più restituiti agli eredi.</p>
<p>Per sconfiggere la mafia bisogna assoldare un esercito di maestri.</p>
<p>Non comprendendo che al Sud più che in ogni altra parte del Paese ogni cattedra, ogni insegnante, ogni educatore sottratto alla Scuola alla Cultura è un investimento in meno sul futuro del Paese</p>
<p>Permettetemi la battuta: con questa riforma della scuola la vedo proprio nera !</p>
<p>Allora – conclude Gennaro OLIVIERO – è bene parlare bene, rompere questo silenzio, liberare le coscienze e parlare parlare e non stancarsi mai, ricordando le parole di Paolo Borsellino.</p>
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		<title>Verità sulle stragi di mafia. Dal 19 al 27 luglio una settimana di mobilitazione straordinaria di SEL</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 07:26:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Segreteria Nazionale di SEL ha indetto una settimana di mobilitazione straordinaria per chiedere che si restituisca la piena verità sulla stagione delle stragi del &#8217;92/&#8217;93. Molte autorevoli voci delle istituzioni, come Piero Grasso, Carlo Azelio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro e tanti altri, sono tornati a ribadire recentemente la esigenza che si torni ad indagare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Segreteria Nazionale di SEL ha indetto una settimana di mobilitazione straordinaria per chiedere che si restituisca la piena verità sulla stagione delle stragi del &#8217;92/&#8217;93. Molte autorevoli voci delle istituzioni, come Piero Grasso, Carlo Azelio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro e tanti altri, sono tornati a ribadire recentemente la esigenza che si torni ad indagare e a cercare la verità sulla stagione stragista che costò la vita a Giovanni</p>
<p><span id="more-9874"></span>Falcone, Paolo Borsellino e tanti semplici cittadini. Questa esigenza non scaturisce da astratti teoremi ma nasce dalla lettura degli atti giudiziari con i quali  sono stati condannati gli esecutori di quelle stragi. Che non fu solo Cosa Nostra a organizzare quei massacri e a costruire quella nuova strategia della tensione è ormai convinzione diffusa.</p>
<p>Per questo SEL si unisce a quanti sono tornati a chiedere verità. Lo dobbiamo alle vittime e lo dobbiamo alla nostra democrazia.</p>
<p>Dal 19  ( anniversario di via D&#8217;Amelio ) al 27 ( anniversario delle bombe a Milano e a Roma ) in tutte le città italiane i circoli di SEL organizzeranno in iniziative pubbliche, dibattiti e incontri con i cittadini, con le associazioni antimafia, con i rappresentanti della magistratura, delle forze dell&#8217;ordine e dei mezzi di informazione.</p>
<p>Le iniziative più significative si terranno ovviamente nelle città colpite dalle stragi ( Palermo, Roma, Milano e Firenze ). I nostri eletti nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni proporranno ordini del giorno per ricordare quei drammatici eventi e per chiedere la piena verità. Affiggeremo un manifesto &#8220;Per la verità&#8221; in tutte le città italiane.</p>
<p>Carlo Leoni</p>
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		<title>Cilia (SEL Vittoria): L’uomo del “po….tere” ha detto no, non si può  parlare di mafia a Vittoria perché  si rischia la “criminalizzazione”.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 08:13:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-9659"></span></p>
<p>Noi, invece, crediamo che non si parli mai abbastanza di quanto la criminalità organizzata cerchi di infiltrarsi nei gangli vitali dell’economia e a Vittoria il punto nevralgico è il mondo agricolo in tutte le sue sfaccettature e quindi anche il mercato ortofrutticolo, certo sappiamo che al suo interno la stragrande maggioranza degli operatori lavora con onestà e dedizione, ma da qui a dire che la mafia non esiste ce ne corre.</p>
<p>Siamo convinti che i fatti, le inchieste, i processi e gli arresti degli ultimi mesi dimostrano come nel nostro territorio ci sia stato nel tempo un interesse delle organizzazioni criminali al fine riciclare il denaro proveniente da attività illecite e controllare l’intera filiera agroalimentare.</p>
<p>Proprio perciò riteniamo sterili e fuorvianti le polemiche su questioni che dovrebbero vedere unita la classe politica e avviare un’analisi seria sul fenomeno a difesa proprio di quegli operatori onesti che subiscono giornalmente l’oppressione e il controllo del sistema di potere mafioso.</p>
<p>Non si esorcizza il male voltando la testa dall’altra parte.</p>
<p>Tutti abbiamo il dovere di mantenere alta la tensione morale sia come cittadini che come istituzioni per fare terreno bruciato a fenomeni di questo tipo che distorcono il mercato, solo coniugando legalità e sviluppo ci potrà essere un futuro diverso e migliore per Vittoria, la provincia di Ragusa e la Sicilia.</p>
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		<title>La verità dovuta ai morti</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 08:03:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A ben guardare, in questo tempo sottosopra ciò che fa paura non sono i fatti ma le loro conseguenze. I fatti ci dicono che più o meno da vent’anni pezzi importanti delle istituzioni dello Stato e dei servizi di sicurezza ci mentono. Menzogne raffinate, come le “menti raffinatissime” a cui si riferì Falcone dopo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A ben guardare, in questo tempo sottosopra ciò che fa paura non sono i  fatti ma le loro conseguenze. I fatti ci dicono che più o meno da  vent’anni pezzi importanti delle istituzioni dello Stato e dei servizi  di sicurezza ci mentono. Menzogne raffinate, come le “menti  raffinatissime” a cui si riferì Falcone dopo il fallito attentato  dell’Addaura. <span id="more-9650"></span>Ci hanno mentito e ci hanno ingannati decidendo di stare  dalla parte dei nostri nemici.Le stragi del ’92, le bombe del ’93, le  incursioni di Cosa Nostra in politica a partire dal ’94, le eterne  latitanze di certi capi mafia… l’elenco è lungo, e porta in calce una  firma sbiadita ma non  illeggibile: servizi segreti.</p>
<p>Con i loro padrini  politici, con i loro aiutanti di campo mafiosi. Questi i fatti, che in  un paese normale dovrebbero portare a una ricerca rigorosa sulle  responsabilità del passato e a un supplemento di attenzione per il  futuro su questi corpi dello Stato, troppo spesso animati da vocazioni  che nulla hanno a che fare con il rispetto delle leggi. In un paese  normale, a questi fatti sarebbe seguita un impegno di limpidezza, uno  sguardo più vigile sulle nostre strutture di sicurezza, la garanzia di  strumenti di investigazione efficaci per i magistrati. In un paese  normale, non in Italia.</p>
<p>Il cui governo ha appena sfornato un emendamento  che intende estendere il segreto di Stato alle intercettazioni dei  funzionari e degli agenti dei servizi segreti. Come dire: prima di  mettere sotto controllo il telefono di uno “007”, dovremo chiedere  permesso all’esecutivo.  Che quel permesso potrà negarcelo senza doverci  nemmeno una spiegazione. Reazione singolare dopo i furti di verità che abbiamo subito in questi  vent’anni. Invece di promettere chiarezza, si stabilisce per decreto il  diritto all’opacità e all’impunità per i servizi di sicurezza e per i  loro infiniti affluenti.</p>
<p>Uno dei quali, tanto per far nomi e cognomi,  porta al costruttore Anemone, il grande ristrutturatore di case auguste e  potenti. Il signor Anemone aveva ottenuto dal Viminale il NOS, un Nulla  Osta Sicurezza, che equiparava la sua persona, le sue funzioni e le sue  attività a quelle dei funzionari dei servizi segreti. Insomma, con  questo emendamento in vigore non avremmo potuto sapere nulla non solo  dei depistaggi e delle collusioni sulla morte di Falcone e di Borsellino  ma nemmeno sugli affari miserabili della “cricca” che passavano  attraverso la generosità (e le telefonate) di Anemone.</p>
<p>In un’Italia normale, di fronte a un simile atto di sciacallaggio  istituzionale non sentiremmo solo le voci indignate di alcuni magistrati  (uno per tutti, Armando Spataro, un giudice con la schiena dritta che  di segreti di Stato ne ha subiti parecchi), non vedremmo solo qualche  irruento sciame di folla occupare le piazze romane. In un’Italia  normale, di fronte alla rivendicazione del diritto all’impunità,  vorremmo sentire tutte le voci oneste di questo Stato. A cominciare dal  Presidente della Repubblica che su un emendamento gaglioffo come quello  proposto dal governo  potrebbe pretendere dai partiti qualcosa in più di  un generico senso di responsabilità.</p>
<p>E non vorremmo che, nel nome di un italianissimo volemose bene, questa  trattativa da angiporto sul Ddl Alfano lasciasse tutti contenti. Il  punto non è, come reclamano i finiani, estendere a 75 giorni la durata  delle intercettazioni o evitare che s’abbatta sui processi in corso.  Questi, ci sia consentito, restano dettagli. Il cuore mai scalfito del  problema è che con questa legge verranno secretati i processi, i  giornalisti non potranno più raccontare le inchieste in corso e agli  italiani verrà negato il diritto di sapere. Questa è la posta in palio,  non altre.</p>
<p>Post scriptum. Questa mattina ho incontrato un sopravvissuto. Uno di  quelli che, grazie alla leggina di Alfano, sarebbe crepato da tempo. Si  chiama Lirio Abate, ha l’età dei vostri figli, fa il cronista a Palermo e  Cosa Nostra aveva deciso di ammazzarlo per qualche articolo poco  cortese. E’ vivo perché alcune telefonate sono state intercettate, bel  oltre il limite dei 50/75 giorni oggi graziosamente concessi dal  sovrano. In quelle telefonate si spiegava perché il giornalista doveva  morire, chi se ne sarebbe occupato, dove e quando. Se un appuntato dei  carabinieri non fosse stato messo dai magistrati in condizioni di  ascoltarle, Abate oggi sarebbe morto. E Alfano sarebbe stato in prima  fila, ad ogni anniversario, a battersi il petto e a compiangere un altro  siciliano caduto sul dovere.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Sua entità</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 12:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le cose che ha detto, senza nemmeno metterci troppa enfasi, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, ci restano due strade: pretendere che venga riscritta per il giusto verso la storia di questo paese; oppure cambiare paese e andarsene senza voltarsi indietro.<span id="more-9333"></span></p>
<p>Perché quello che Grasso ha spiegato, e che riepiloga il lavoro di tre diverse procure della Repubblica, non è una considerazione di dettaglio. Le stragi del ‘92, dice il Procuratore, furono il primo atto di un’offensiva mafiosa che puntava a trovare nuovi padrini politici e nuovi protettori istituzionali dopo il crollo della vecchia DC. Di più: quelle stragi ebbero un movente più complesso della semplice ferocia corleonese. Accanto agli esecutori, dice Grasso, vi fu un’“entità”, parola scarna di informazioni ma ricca di suggestioni. Se tutto questo fosse vero, se nell’invenzione del partito di Berlusconi ci fu anche un investimento politico di Cosa Nostra, se i mandanti morali e materiali delle stragi chiamano davvero in causa uffici e funzioni dello Stato, non ci troveremmo più di fronte a una scomoda verità giudiziaria ma a un golpe di fatto, un sovvertimento dell’ordine democratico attraverso il braccio armato della mafia. Scopriremmo che da quindici anni la politica italiana, nelle sue responsabilità più alte, ha ricevuto un imprinting criminale. E che la violenza stragista dei primi anni novanta è rimasta sostanzialmente impunita: peggio, celebrata giorno dopo giorno nella retorica vuota delle commemorazioni, mentre gli innominabili restavano al governo delle istituzioni repubblicane.</p>
<p>Solo dietrologie? Antimafia da professionisti? Diteglielo al procuratore Grasso che gli italiani &#8211; affaticati per i costi sociali della crisi e della manovra &#8211; vorrebbero vedersi risparmiato almeno l’onere di queste verità. Ditelo agli altri quattordici magistrati che lavorano da anni su queste inchieste, che forse è meglio chiudere tutto dentro un cassetto, vittime e carnefici, magistrati e corleonesi, mafie e antimafie, due giri di chiave e non se ne parli più. Fino ad oggi è andata così, una richiesta accorata e preoccupata (che arriva dai partiti di governo e da pezzi dell’opposizione) per mettere prudenza nelle parole, per rabbonire i pensieri e per evitare conclusioni affrettate, come se la ricostruzione di ciò che è accaduto in questi anni fosse solo uno scrupolo da storici e non un’urgenza civile di tutti.</p>
<p>Sono scrupoli da tenere a mente quando ci battiamo, in tanti e giustamente, contro questa legge che imbavaglia i giornalisti, che li ammanetta, li benda, li umilia, gli estorce obbedienza, gli rapina le parole. Una legge carogna, non solo liberticida, perché ci infligge l’omertà, ci sottrae la responsabilità di sapere e di capire, ci trasforma in anime morte. Con questa legge in vigore, avremmo saputo dei risparmi rapinati agli azionisti della Parmalat solo a cose fatte e rubate, magari leggendo il dispositivo di una sentenza che regala a Tanzi dieci anni di galera. Con queste norme avremmo ignorato che il partito di lotta e di governo che da quindici anni si prende cura delle nostre esistenze, rosica le nostre pensioni e sorveglia le nostre passioni, forse è stato inventato per far contenti i Corleonesi. Con una stampa imbavagliata non avremmo mai saputo che forse Falcone è stato passato per le armi anche da quelli che avrebbero dovuto difenderlo.</p>
<p>Certo: rabbia e protesta sono dovute. Purché alla fine ci guardiamo tutti allo specchio, e in fondo a quello specchio troviamo anche la forza per un’ultima domanda: siamo davvero sicuri di essere disposti a ogni verità? Vogliamo proprio sapere come sono andate le cose? Siamo pronti e disposti a riscrivere gli ultimi quindici anni di storia italiana e di farci carico delle conseguenze? Perché in fondo, ma proprio in fondo a quello specchio, magari troveremo una stilla di onestà che ci consiglia di guardare altrove, di lasciare le cose come stanno senza dover scomodare la Storia, di immaginare che tutto quello che è accaduto stia dentro la trama facile facile di una fiction senza pretese, una di quelle che piacciono tanto al cavaliere, con i buoni da una parte, i cattivi dall’altra e in mezzo niente. Anzi, in mezzo ci siamo noi che facciamo il tifo per i Nostri, felici e incoscienti come bambini. Se poi non è andata proprio così, che ce lo fa fare a dovercelo dire per forza?</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>E adesso chi lo dice a Falcone?</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 07:30:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cosa appenderemo domenica pomeriggio all’albero di Giovanni Falcone? Quali cotillon luccicanti c’inventeremo per celebrare come si deve questo diciottesimo anniversario della sua morte? Quante parole mansuete e riverentissime ascolteremo ai piedi di quell’albero, facendo finta che da qualche parte l’anima gentile del giudice ci ascolti e ci assolva? Io, se fossi al posto suo (ovunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa appenderemo domenica pomeriggio all’albero di  Giovanni Falcone? Quali cotillon luccicanti c’inventeremo per celebrare come si  deve questo diciottesimo anniversario della sua morte?<span id="more-9020"></span> Quante parole mansuete  e riverentissime ascolteremo ai piedi di quell’albero, facendo finta che  da qualche parte l’anima gentile del giudice ci ascolti e ci assolva? Io,  se fossi al posto suo (ovunque quel posto sia) sarei solo stupito e rattristato  per quel tripudio di ipocrisie. A Palermo la memoria si fa maggiorenne: la  verità, no.</p>
<p>Diciotto anni dopo scopriamo che Falcone, la moglie  e i tre agenti di scorta morti a Capaci sono stati condotti al macello dallo  Stato. Mi correggo, da una parte dello Stato, gente perbene, con le mani in tasca,  la giacchetta blu, il sorriso pietrificato in cima alla faccia, gente che  nel portafogli magari conservava anche un distintivo, un tesserino, un segno  patriottico d’identità. Gente nostra, pagata con denaro dei cittadini per occuparsi  della sicurezza dei cittadini. Invece si occupavano della morte di Giovanni  Falcone, in nome e per conto di chi, non ci è dato sapere.</p>
<p>Diciotto anni dopo sappiamo di non sapere nulla. Ci  siamo verniciati le coscienze seppellendo in una cella Salvatore Riina e i  suoi accoliti, convinti che quel gesto facile, chirurgico, servisse davvero a separare il bene dal male come avviene nelle favole più miti.</p>
<p>Abbiamo  lasciato fuori tutto il resto, un mesto arsenale di menzogne, doppigiochi,  tradimenti, impunità, violenze pubbliche e private: e adesso, chi glielo racconta a Falcone?  Chi glielo racconta che in nome della lotta alla mafia celebreremo la sua  morte minacciando di galera i giornalisti che scrivono di mafia? Bontà loro,  gli statisti di questo governo c’informano che la galera non durerà due mesi  ma solo un mese. E che sarà preceduta da un tintinnar di manette per  chiunque, sbirro, carabiniere o cancelliere, dia una mano ai cronisti per fare il  loro lavoro.</p>
<p>Chi se la sente di spiegare ai morti e ai vivi che  prima di intercettare il telefono di un possibile mafioso dovremo chiedergli  permesso tre volte col capo cosparso di cenere? Chi avrà il coraggio di  riepilogare, davanti a quell’albero, i processi, le truffe, gli scandali, le indagini  di cui non avremmo saputo un beneamato fico secco se questa leggina fosse già  stata in vigore? E chi glielo dice a Falcone che abbiamo rivoltato la legge La  Torre come un calzino e che adesso lo Stato, benevolo e tollerante, restituirà  i beni faticosamente confiscati ai mafiosi ai legittimi proprietari (i mafiosi medesimi) mettendoli in vendita all’asta? Chi glielo dice che il vero  problema in Italia non sono le mani che armarono altre mani per fare a pezzi lui,  la moglie e la scorta ma le fiction televisive che questa storia la  raccontano, magari seminando qua e là qualche alito di penombra, qualche dubbio,  qualche domanda ancora sospesa?</p>
<p>Insomma, come gliela cantiamo questa storia,  domenica pomeriggio, quando ci raccoglieremo in compagnia dei nostri giulivi  ministri in meditazione sotto l’albero di Falcone? In rima baciata? Ascoltando  l’inno nazionale? E dove poseremo lo sguardo quando ci toccherà spiegare a  Falcone che chi trattò la resa dello Stato, chi si rifiutò di perquisire il covo di  Riina, chi protesse per lunghi anni la latitanza e i delitti di messer  Provenzano sta ancora al posto suo, fedele servitore di uno Stato che non è più il  nostro? Ci guarderemo la punta delle scarpe sperando che quel momento passi in  fretta, che quest’anniversario del diavolo voli via e si porti dietro tutte le cose  non dette, le verità non pronunciate, i pensieri indicibili, gli sgorghi di vergogna.</p>
<p>Anzi, no. Dovremmo fare come la giornalista Maria  Luisa Busi che ieri in ufficio, sulla bacheca della Rai, ha attaccato la sua  lettera di rinuncia a condurre il TG1: dice, semplicemente, che in quel  telegiornale e nel modo in cui è diretto lei non si riconosce più. Se avessimo le palle, sull’albero di falcone domenica questo dovremmo appendere: le nostre  parole di vergogna e di bestemmia, i lacerti di verità negata per diciotto anni,  la pena per un paese che affoga nel ridicolo, che toglie la vita anche ai morti,  elogia i corrotti, premia i mafiosi, tiene al governo i camorristi e intanto  canta felice meno male che Silvio c’è.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Lombardo e i rapporti consapevoli</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 11:44:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al Paese non fanno male le fiction sulla mafia ma le fiction inventate dagli indagati di mafia. A leggere la lunga, accorata intervista rilasciata ieri dal governatore siciliano Raffaele Lombardo a Repubblica  apprendiamo che le tremila pagine di atti istruttori, testimonianze e intercettazioni che lo accusano sono solo un attacco politico che taluni magistrati della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Paese non fanno male le fiction sulla mafia ma le fiction inventate dagli indagati di mafia. A leggere la lunga, accorata intervista rilasciata ieri dal governatore siciliano Raffaele Lombardo a Repubblica  apprendiamo che le tremila pagine di atti istruttori, testimonianze e intercettazioni che lo accusano sono solo un attacco politico che taluni magistrati della Procura di Catania, sotto istigazione diretta di Silvio Berlusconi, stanno lanciando contro Lombardo per costringerlo alle dimissioni.</p>
<p>Apprendiamo poi &#8211; che questo attacco mediatico e giudiziario è solo la “fase due” di una trama più avvincente che prevede anche una “fase tre”: l’eliminazione fisica del governatore (ad opera ci chi: Berlusconi? La procura? I comunisti? La Spectre?). Apprendiamo che il pestaggio subito e mai denunziato dal fratello Angelo, parlamentare della Repubblica, in realtà era solo una crisi ipertensiva. Infine leggiamo che il governo di Raffaele Lombardo ha assestato “un colpo durissimo al sistema affaristico mafioso” in Sicilia. Parola di Raffaele Lombardo medesimo. E guai a dubitarne.</p>
<p>Sul palcoscenico siciliano si recita ogni giorno a soggetto. C’è un Procuratore della Repubblica che invece di spiegare a sei milioni di siciliani se il loro presidente sia o meno amico dei mafiosi, continua da tre mesi a trastullarsi con secche smentite. Non smentisce le accuse, non smentisce i fatti, non smentisce le ipotesi di reato: smentisce i giornalisti che di questo parlano sui loro giornali. In questo, solo in questo, Lombardo ha ragione: la sua condizione di presunto imputato, presunto colluso, presunto arrestato è insostenibile, per lui e per l’istituzione che rappresenta. La procura ha a sua disposizione i fatti e gli atti: che decida cosa dire e cosa fare, senza lasciare che questa indagine continui a nutrirsi di attese, di presunzioni, di funambolismi.</p>
<p>Se si ritiene davvero che il governatore sia stato vicino a Cosa Nostra, lo si dica subito affinché i siciliani possano decidere del loro destino tornando immediatamente al voto. Se così non è, si restituisca l’onore al governo regionale. Purché non si continui a smentire l’aria fritta, come fa il capo della procura di Catania D’Agata da troppi mesi. Se poi da parte sua non ci fossero condizioni di serenità e di imparzialità di giudizio, lo dica e si faccia da parte (come fece già una volta al momento di controfirmare, da procuratore aggiunto, l’ordine di arresto per mafia nei confronti dei figli del cavaliere Costanzo: D’Agata non firmò e lasciò la rogna ai suoi colleghi).</p>
<p>Per farla breve, la verità su questa vicenda non può essere regalata al gusto per le fiction da guerre stellari del governatore Lombardo né ai religiosissimi pudori della pubblica accusa e nemmeno ai silenzi con cui il Partito Democratico segue la vicenda come se fosse capitato lì per caso. Dimenticando che se Lombardo è ancora in carica, dipende dal voto dei deputati regionali del PD che gli hanno approvato il bilancio due settimane fa.</p>
<p>Ps  Lumia: c’è un ultimo impedibile passaggio nell’intervista di Lombardo: pronto a dimettersi, dice lui, se si dimostrerà che ha consapevolmente favorito la mafia. Stesso concettino ripreso anche dal suo sponsor Beppe Lumia su queste stesse pagine: “Se Lombardo ha avuto rapporti consapevoli con Cosa Nostra si deve dimettere”. Cosa vuol dire, di grazia, rapporti consapevoli? Sono rapporti non protetti? O vuol dire che ci sono pure quelli che Cosa Nostra la aiutano inconsapevolmente? E come fa un leader politico a rendere un servigio a Cosa Nostra “inconsapevolmente”? Perché offuscato dall’alcool? Perché convinto di aver di fronte ambasciatori dell’Unicef e non capibastone mafiosi? Succedeva a Catania qualche anno fa, quando Nitto Santapaola era per tanti un onesto commerciante di angurie e non un capocosca: finché interrogarono un deputato che era stato fotografato abbracciato a don Nitto, e l’infelice si difese dicendo, appunto, che non era consapevole: “eccellenza – spiegò in tribunale – lei non ci crederà, ma il signor Santapaola mi pareva una così brava persona…”.</p>
<p>Se le amicizie torbide, gli affari loschi, le frequentazioni pericolose in politica dovessero pagarsi solo quando vi sia consapevolezza, perché prendersela con Silvio Berlusconi che s’era messo in casa un capomafia? Per lui, Vincenzo Mangano era solo uno stalliere, no?</p>
<p>Claudio Fava</p>
<p><em>Pubblicato anche su l&#8217;unità</em></p>
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		<title>Il serial killer della memoria e della libera informazione</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 05:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Immersi nelle notizie del braccio di ferro di Gianfranco Fini contro  l&#8217;asse Berlusconi-Bossi all&#8217;interno del Pdl e del governo, abbiamo  sottovalutato in questi giorni l&#8217;attacco che il premier ha rivolto il 16  aprile contro le fiction e i libri sulla mafia, accanendosi nei  confronti  di Roberto Saviano e di Gomorra. Sull&#8217;argomento Silvio  Berlusconi è recidivo. <span id="more-7574"></span>Già nel novembre scorso, infatti, si era  scagliato inaspettatamente contro le storiche serie della Piovra e in  generale le fiction televisive sul tema, che a suo dire lederebbero  l&#8217;immagine del Paese all&#8217;estero, arrivando a una sorta di sfogo  dell&#8217;anima &#8220;&#8230;strozzerei gli autori della Piovra e chi scrive libri  sulla mafia&#8221;. La reazione a questa uscita era stata allora vasta, sul  piano culturale e della comunicazione oltrechè su quello politico.  Michele Placido, che nella Piovra era l&#8217;indimenticabile commissario  Cattani, gli aveva ironicamente ricordato che le più note e seguite  fiction televisive, dal Capo dei Capi alla vicenda di Provenzano, fino  alle figure di Falcone e Borsellino, erano state ideate e prodotte da  Mediaset&#8230;</p>
<p>L&#8217;offensiva era poi proseguita il 28 gennaio al termine del Consiglio  dei Ministri a Reggio Calabria, quando alle critiche alle fiction sulla  mafia aveva aggiunto una valutazione sull&#8217;immigrazione clandestina,  sostenendo che &#8220;una riduzione degli extracomunitari in Italia significa  meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali&#8221;. Ancora una  volta la reazione di sdegno era stata ampia : c&#8217;era chi aveva  sottolineato come la camorra e la &#8216;ndrangheta sono così attente a  ingrossare le proprie file con gli extra-comunitari da farne strage a  Castelvolturno e  da espellerli con la forza a Rosarno, dopo averli  sfruttati e schiavizzati nei campi&#8230;  E infine ecco la nuova sortita di  pochi giorni fa, nella quale Berlusconi ha affermato che la mafia  italiana, pur essendo per potenza solo &#8220;la sesta al mondo&#8221;, è la più  conosciuta, proprio per i film, le fiction e i libri che ne hanno  parlato, a partire da Gomorra.</p>
<p>Nella stessa conferenza, coadiuvato dai ministri Maroni e Alfano, il  presidente del consiglio ha per l&#8217;ennesima volta magnificato l&#8217;azione  del suo governo contro la criminalità organizzata, con 500 operazioni di  polizia giudiziaria, 5000 arresti di mafiosi, enormi quantità di beni  sequestrati, ecc.  A questo punto emergono domande allarmanti, che  abbiamo il dovere di estendere ai cittadini.  Questa brutale e reiterata  offensiva è solo il frutto di una insensibilità e di un&#8217;incultura  insita nella formazione del personaggio, nella sua vocazione a  improvvisare e a stupire fino a contraddirsi e a rasentare la  schizofrenia, di un&#8217;incapacità nel valutare i passaggi critici del  problema e il rapporto causa-effetto fra la realtà e la sua  comunicazione ai cittadini, in una visione mercantile avulsa da ogni  responsabilità pubblica come da una scala di valori etici e civili ? O è  anche un obiettivo freddamente meditato, parte di una strategia volta a  distrarre l&#8217;opinione pubblica dalla gravità dell&#8217;espansione criminale,  chiamando in causa le connivenze e le responsabilità del governo, estese  ormai in gran parte del Meridione all&#8217;intero schieramento politico,  attraverso quel sistema illegale che ha nella corruzione e nel voto di  scambio i motori?</p>
<p>E hanno un peso in questo sconcertante approccio di Berlusconi le  incognite che gravano nelle inchieste aperte sulle stragi mafiose degli  anni &#8217;90 e sulla  trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra che segnò la  fine della prima Repubblica, coincidendo con l&#8217;ascesa politica di Forza  Italia e, anche se non definitivamente provato, con l&#8217;avvio stesso delle  fortune economiche del Cavaliere? Il ruolo di Marcello Dell&#8217;Utri nei  rapporti con Cosa Nostra, il giudizio pendente in Appello dopo la sua  condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa,  sono oggettivi e inquietanti indizi in questa direzione&#8230;  Una cosa è  certa: le ripetute sortite contro una comunicazione antimafia che ha  segnato un positivo salto di qualità nella conoscenza degli italiani di  un fenomeno che mina le basi stesse  dei diritti e dello sviluppo  dell&#8217;Italia, richiamano nell&#8217;immaginario, ma anche alla ragione, i  comportamenti di una sorta di &#8220;serial killer&#8221;. Killer della memoria ,  perché  il silenzio sui crimini del passato fa parte di una  sotto-cultura mafiosa che ne fa la condizione stessa della propria forza  nel presente. Killer della realtà, perché chiama in causa chi denuncia  un problema e non il problema in quanto tale, che passa così in secondo  piano, come prendersela al solito con il dito che indica la luna. Killer  della buona informazione, perché si integra ogni volta con capziose e  incomplete notizie che  nascondono dati  decisivi di conoscenza.</p>
<p>E&#8217;vero che vi sono stati importanti arresti e sequestri di beni mafiosi,  ma questo vuol dire soprattutto che il problema è diventato enorme:  visto che gli interessi criminali stanno dilagando in tutt&#8217;Italia e nel  mondo,  e&#8217; chiaro che la pur eccellente azione repressiva non tocca i  gangli vitali e le fortissime complicità politiche, imprenditoriali e  sociali di cui godono le mafie. Per non parlare dei Pm che rendono  possibili le operazioni di polizia e che al contempo vengono attaccati,  vilipesi, minacciati sul piano legislativo o della mancanza di risorse a  cui sono sottoposte le forze investigative, costrette a supplire con  l&#8217;abnegazione e un faticoso impegno personale. Killer della libertà  e  dell&#8217;autonomia creativa di tanti autori, scrittori, giornalisti,  registi, attori, che dedicano la loro professionalità e l&#8217; impegno  civile ai fatti e ai protagonisti della realtà, stabilendo con  spettatori e lettori un patto di trasparenza e di lealtà ampiamente  ricambiato.</p>
<p>L&#8217;insieme di queste &#8220;uscite&#8221; berlusconiane rappresenta infine non solo  un più o meno velato desiderio di una sorta di &#8220;minculpop&#8221; di impronta  fascista, ma per alcuni, come Roberto Saviano o l&#8217;autore teatrale Giulio  Cavalli, già costretti per la loro denuncia a una vita blindata,  ulteriore isolamento e minacce da non sottovalutare.</p>
<p>Roberto Morrione &#8211; Presidente di Libera Informazione</p>
<p>(questo editoriale è stato attacato dagli hacker sul sito di Articolo 21   e sui Liberainformazione.org: noi abbiamo scelto di dargli spazio sul nostro sito)</p>
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		<title>Rispondiamo agli sputi sui nostri morti</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 14:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giorno in cui la Procura Generale di Palermo chiede di condannare a undici anni di reclusione, ritenendolo un mafioso, il senatore Marcello Dell’Utri, ovvero il più intimo e risoluto collaboratore di Silvio Berlusconi nella sua avventura politica e imprenditoriale, il capo del governo ci fa sapere che nel mondo si parla di Cosa Nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno in cui la Procura Generale di Palermo chiede di condannare a  undici anni di reclusione, ritenendolo un mafioso, il senatore Marcello  Dell’Utri, ovvero il più intimo e risoluto collaboratore di Silvio  Berlusconi nella sua avventura politica e imprenditoriale, il capo del  governo ci fa sapere che nel mondo si parla di Cosa Nostra non per colpa  di Dell’Utri o dei suoi amici mafiosi ma per le fiction sui Corleonesi e  per i libri come Gomorra. I toni dell’affermazione sono da commedia:  peccato che si parli di una tragedia.</p>
<p><span id="more-7552"></span>Ce ne possiamo fare una ragione, come già altre volte, pensando che la  commedia è ormai tracimata, s’è abbeverata a mille ruscelli di cattivo  gusto, ha collezionato dichiarazioni, battute, metafore d’ogni sorta,  s’è inventata “gli utilizzatori finali” del sesso e ha censito le risate  dei palazzinari sulle macerie di un terremoto. Abbiamo visto e digerito  quasi tutto, e forse di tutto questo saremo chiamati a rendere conto  agli italiani tra qualche mese, in un precipitare della politica che  riporterà il paese al voto e alla guerra politica. Per cui verrebbe  voglia di dire che di Berlusconi e delle sue provocazioni non ci  curiamo, resti pure con i compari suoi, noi restiamo con la nostra  storia e amen.</p>
<p>E invece no. Stavolta no. Non più risposte garbate, non più sorrisi di  sufficienza, non più lo sguardo rivolto altrove.  Se Berlusconi continua  a prendersela con i film e le novelle invece che con gli amici suoi  mafiosi, se pensa che tutto gli sia consentito, anche trasformare il  dolore di un popolo nella passerella per le sue esibizioni politiche, se  questa è l’idea che il signor Berlusconi ha di noi, è bene che lui  sappia, e non solo attraverso queste righe, che idea abbiamo ormai noi  di lui. Fosse solo un tycoon della televisione, un piazzista di  supermercati o un palazzinaro brianzolo, le cose che abbiamo da dirgli  gliele andremo a cantare a casa sua. Ma Silvio Berlusconi, per grazia e  volontà anche nostra, è il capo del governo. Per cui i torsoli della  nostra memoria glieli dovremo tirare addosso nella casa che questo paese  gli ha affidato: Palazzo Chigi.</p>
<p>Quanti sono i figli, i genitori, le vedove degli italiani passati per le  armi dalla mafia in questi anni: mille? Duemila? Di più? Che si  ritrovino tra qualche giorno davanti al palazzo del governo, come  facevano le madri e i padri dei ragazzi argentini torturati a morte  nelle galere degli ammiragli. Che si ritrovino tutti, senza officianti  né partiti al seguito, con le foto dei loro ammazzati appese al collo.  Che mostrino a Berlusconi la sua vergogna mostrandogli l’offesa di  quelle morti. Che lo facciano senza fingere pudore, senza pensare di  recar disturbo. Che si muniscano di rumore e di rabbia, come hanno fatto  per trent’anni a Buenos Aires le madri di Plaza de Mayo, andando a  ricordare ogni benedetto giovedì ai governanti di turno la vergogna di  un paese senza verità. Che accompagnino quelle foto di famiglie spezzate  con il frastuono di mestoli e pentole, l’orchestra poverissima di chi  ha pochi suoni e poco fiato a disposizione. Che non abbiano imbarazzo di  dire di Berlusconi che quell’uomo parla e pensa come un mafioso.</p>
<p>Non dirlo oggi è peccato. Fare finta, stringersi nel proprio sdegno,  parlar d’altro: sarebbero un peccato e una viltà. Molti pensano che far  memoria dei morti di mafia sia ormai un discorrere da plebei, una  retorica bolsa che non porta pane né companatico, non fabbrica voti, non  prende titoli sui tigì. Proprio per questo dobbiamo ritrovarci non in  un convegno o in una piazza qualsiasi ma davanti al palazzo di governo:  con quelle foto appese al collo, con quei rumori da periferia e con le  nostre facce: i figli, i genitori, le vedove. Senza delegare, senza  attendere convocazioni. Per dire la rabbia, non l’attesa. E per dirlo  con forza, senza offrire più pazienza e mestizia. Se non lo facciamo  noi, chi lo farà? Se non ci fossero state quelle madri, in piazza di  Maggio, chi avrebbe portato sulle spalle le loro parole? O qualcuno è  così imbelle da pensare che gli sputi di un capo del governo siano solo  parole innocue e irrisolte? Che rientrino fra le legittime potestà che  gli sono state riconosciute con il voto? Tra le licenze della politica  c’è forse il diritto di dire che la mafia è solo una fiction?</p>
<p>Tra qualche giorno un Senatore della repubblica verrà considerato  colpevole d’essere mafioso e il suo più illustre protettore continuerà a  governare per conto nostro su questo paese. Fino a quando dobbiamo  continuare a far finta di niente? Me ne frego di chi ha vinto le  elezioni o di quando torneremo al voto: ci sono silenzi che non hanno  rimedio né giustificazione. Tacere oggi, o far parlare gli altri, su  quegli sputi alla nostra memoria sarebbe solo un atto di codardia  civile.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Cosa nostra e la politica: le nuove ombre</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 07:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Come i Re magi, gli italiani aspettano che la cometa indichi loro il  giusto cammino e intanto si godono la primavera. Può darsi che al posto  della mangiatoia trovino un resort progettato dalla Protezione civile e  fabbricato dai palazzinari del Bertolaso, può darsi che nel frattempo il  bambinello Gesù sia stato rimandato in Giudea con Giuseppe e Maria,  clandestini senza rimedio e senza sanatoria. Può darsi, ma poco importa:  senza stella cometa non ci si muove d’un passo. Fuor di metafora.</p>
<p>Dei  molti segnali elettorali sconfortanti che arrivano dal Mezzogiorno  d’Italia ne scelgo solo uno. Campania: defilatisi i pochi buoni  candidati che avevamo (Saviano, De Magistris), ha vinto la destra, ha  perso malamente De Luca, si è sbriciolato il centrosinistra e non c’è  una sola immagine, un gesto forte, una cartolina illustrata di questa  campagna elettorale che faccia sperare in meglio. Ci cono invece  diecimila preferenze in tasca a Roberto Conte, condannato in primo grado  per aver comprato i voti della camorra, dichiarato decaduto dal vecchio  consiglio regionale, ricandidato con la destra e rieletto.</p>
<p>Tra qualche  giorno il nuovo consiglio lo dichiarerà nuovamente decaduto, ma vuoi  mettere lo scuorno dato ai giudici e ai fetenti che l’hanno accusato?  Diecimila preferenze di amici suoi che l’hanno votato pure se sapevano  che era amico d’un capo camorra e che in consiglio regionale non avrebbe  potuto rimettere più piede.  Sono tanti, diecimila amici di quella  razza. Raccontano di un paese che si fa scivolare addosso la merda senza  un battito di ciglia, come i nobili alla corte di Francia che non si  lavavano per due mesi ma si mettevano la cipria sulla parrucca, non si  sa mai.</p>
<p>Perchè a noi  piace stare sul pero, aspettando che passi la mala  giornata. Guardate lo spettacolo siciliano. Sugli affari del governatore  Rafè Lombardo ci sono tremila pagine di rapporto dei ROS, ore di  intercettazioni telefoniche, dichiarazione a verbale di collaboratori di  giustizia, riscontri, atti, fatti: ma se chiedete al Partito  Democratico di uscire dalla vischiosità di quella finta maggioranza, di  tirar fuori dalla giunta i due suoi assessori travestiti da “tecnici” e  di chiedere ai tre magistrati ingaggiati in giunta per il lifting di  Lombardo di andarsene anche loro, se chiedete al PD non un gesto di  coraggio o di imprudenza ma di elementare decenza politica (per esempio  una mozione di sfiducia per Lombardo) ti guardano come se fossi un  marziano.</p>
<p>E poi ti spiegano che sì, l’inchiesta, certo, la mafia, gli  affari, però… L’onorevole Lumia, che della commissione Antimafia fu  presidente e dell’intesa con Lombardo è il grande cerimoniere, spiega  che bisogna semmai avviare “una riflessione sul rapporto tra mafia e  politica”: un’altra? La millesima? Settanta indagati a Catania, gli  appalti di mezza Sicilia passati al setaccio di Cosa Nostra, le  benevolenze tra i politici catanesi e i capimafia Aiello e Matteo  Messina Denaro, e noi ci mettiamo ad organizzare convegni? Lasciando che  Lombardo resti il governatore di sei milioni di siciliani con i voti,  gli assessori e gli auguri di buona salute del centrosinistra? E poi  quando ci rifilano un sessantuno a zero abbiamo pure la faccia tosta di  lamentarci?</p>
<p>Di questa inchiesta si parla da mesi. E se ne parla come d’una inchiesta  sgradita anche a pezzi del sistema giudiziario e di potere catanese.  Già una volta il procuratore D’Agata aveva chiesto che venisse  archiviata e il Gip gli ha detto di no. E quando sono arrivate le prime,  naturali indiscrezioni sul fatto che il presidente di una regione fosse  sotto inchiesta per mafia, il Procuratore della Repubblica, invece di  promettere il rigore della propria azione, se l’è presa con la fuga di  notizie: complotto, strumentalizzazione politica, lesa maestà… Come  dire: a noi interessa il dito, non la luna. Intanto i rotocalchi locali  della famiglia Ciancio hanno appaltato editoriali e titoli agli avvocati  difensori di Lombardo: le accuse a don Rafè? Polveroni, calunnie,  infamità…</p>
<p>Questo è il quadro. E mentre la mafia mette le mani nelle tasche della  politica, la politica ricama simposi, analisi, riflessioni. Il furto di  memoria stavolta è un furto di vita, di dignità, di verità. Per cui,  dalla modestia di questa pagina, ci permettiamo di chiedere che  Lombardo, ennesimo governatore siciliano inquisito per rapporti con la  mafia, si dimetta senza aspettare l’ignominia di una sentenza di  condanna come fece Cuffaro. Che i siciliani tornino subito, e  orgogliosamente, al voto. Che il centrosinistra, laggiù, ritrovi la  schiena diritta e il gusto di mandare al diavolo chi propone supplementi  di riflessione e di umiliazione.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Claudio Fava Mafia infiltrazioni in Emilia Romagna. A Bologna domani mercoledì 24 marzo ore 21.00</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 14:09:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Attenzione, la mafia e’ anche qui”. E’ il titolo della manifestazione pubblica che Sinistra Ecologia Liberta’ ha promosso per domani sera – mercoledi 24 marzo alle ore 20,30 – a Bologna, sulla criminalita’ organizzata e sulle infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna. La serata che sara’ presieduta dal capogruppo di Sel in Regione Ugo Mazza, sara’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-6586"></span></p>
<p><strong>“Attenzione, la mafia e’ anche qui”. </strong></p>
<p>E’ il titolo della manifestazione pubblica che <strong>Sinistra Ecologia Liberta’</strong> ha promosso per domani sera – <strong>mercoledi 24 marzo alle ore 20,30</strong> – a <strong>Bologna</strong>, sulla criminalita’ organizzata e sulle infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna.</p>
<p>La serata che sara’ presieduta dal capogruppo di Sel in Regione <strong>Ugo Mazza</strong>, sara’ introdotta da <strong>Libero Mancuso</strong>, ex magistrato ed ex assessore del comune di Bologna. Interveranno tra gli altri <strong>Valentino Minarelli</strong> della Fillea Cgil e <strong>Gianguido </strong>Naldi, capolista di Sel-Idee Verdi al consiglio regionale dell’Emilia R.</p>
<p>Sara’ <strong>Claudio Fava</strong>, coordinatore della segreteria nazionale di Sel e grande esperto del fenomeno mafioso a concludere l’iniziativa.</p>
<p>Lo rende noto l’ufficio stampa di Sinistra Ecologia Liberta’</p>
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		<title>I morti non dimenticano</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 06:21:21 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi diranno, che a Milano è andato in scena un rito stanco, che questa giornata della memoria rivolta ai morti delle mafie è una solo parodia di buoni sentimenti. Vi diranno, magari con un sorriso di circostanza, che quei nomi li conosciamo ormai a memoria come le parabole del Vangelo, san Falcone, il beato Borsellino, che sono apologhi morali buoni per portare in gita i bambini delle elementari ma che il Paese (con la maiuscola, ovviamente) ha bisogno di altro, altri sono i problemi, altre le urgenze, per cui sbrigatevi con la giaculatoria dei nomi dei vostri morti e poi tutti a casa che c’abbiamo da fare.<span id="more-6532"></span></p>
<p>Non vi diranno che nella stessa città in cui l’associazione Libera ha chiamato a raccolta la memoria dell’Italia antimafiosa, a poche centinaia di metri dalla piazza che riepiloga quei tremila nomi di ammazzati, il camorrista più feroce e il mafioso più spietato per mesi hanno continuato a incontrarsi e a ragionare insieme nel cortile di un carcere durante l’ora d’aria. Come se tutte le precauzioni previste dalla legge per i capimafia fossero diventate all’improvviso acqua fresca, trastulli da legulei. Parliamo di Giuseppe Graviano, capomafia di Brancaccio, mente e braccio delle stragi che avrebbero dovuto trascinare nel ’93 il paese nella guerra civile. Parliamo di Francesco Schiavone, “Sandokan”, capo del clan dei Casalesi, la più spietata macchina da guerra inventata dalla camorra per regolare i propri conti e amministrare i propri affari. Per mesi Graviano e  Sandokan hanno trascorso insieme il loro tempo di socialità trasformando il carcere duro in un soufflè di buone chiacchiere e onesti proponimenti criminali, alla faccia del 41 bis.<br />
Ma poco importa. Vi diranno che l’antimafia è diventata una professione malinconica, che la memoria è solo compiacimento, che di quei santini ne abbiamo piene le tasche e che tanto il Cavaliere ha promesso di liberarci da tutte le Cose Nostre in anni tre e mesi zero a partire da oggi, per cui piantiamola di grattare nelle storie del passato, di chiederci sempre chi e perché, di portarci il lutto stretto in faccia e nei pensieri, la vita è bella, rumorosa e gagliarda come la politica, è allegra come quella sala napoletana che due giorni fa s’è riempita di voci e di applausi perché c’era in visita Berlusconi, e Berlusconi a Napoli è meglio del Vesuvio, spara parole e lapilli, fa la mossa, canta e racconta, meglio di Maradona, meglio di Eduardo, meglio il cavaliere di quegli italiani tristi con i loro morticini appesi al collo, e pazienza se il padrone di casa che si dava da fare per far decollare gli applausi e far sculettare le majorettes è un signore che di nome fa Nicola e di cognome Cosentino, e pazienza se i giudici (tutti comunisti, ci mancherebbe) lo vorrebbero in galera perché lo considerano amico della camorra, e pazienza se ci sono cinque-pentiti-cinque che dicono di lui che stava a disposizione di Sandokan e dei Casalesi: fatevene una ragione perché a Napoli, quando c’è da fare festa alla destra, quando c’è da accogliere il capo del governo, è a lui che toccano gli onori di casa, a Nicola Cosentino, ‘nu guaglione svelto e sperto alla faccia delle infamità che raccontano su di lui, alla faccia di anno zero che tanto l’abbiamo chiuso, alla faccia dei magistrati che volevano arrestarlo e invece la Camera gli ha detto che lì dentro, a Montecitorio, nisciun’è fesso, ma quale arresto, ma quale processo, ma itivinne!</p>
<p>Per cui, cari miei, quando  a Milano cominceremo a leggere i nomi dei nostri ammazzati, pure quelli morti senza sapere perché, certi bambini con la colpa addosso d’essere figli sbagliati, certi padri con la colpa di non aver imparato a farsi i cazzi loro, quei nomi leggiamoli sottovoce, per piacere. Anzi, non leggiamoli affatto, lasciamo che il nostro sguardo scivoli via dalle loro storie, lasciamo che vite e morti siano solo un grumo di segni indistinti sulla faccia del paese, graffi e sfregi senza rumore, lasciamo che su di loro ci sia silenzio e solo silenzio: per non disturbare le conversazioni tra Graviano e Sandokan, per non infastidire l’operoso lavoro del sottosegretario Cosentino, per lasciar dormire sonni tranquilli al nostro Cavaliere.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Claudio Fava: Mafia a Milano domani sabato 20 manifestazione nazionale di Libera. Giornata della memoria per le vittima di mafia</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 13:02:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vale la pena scendere un sabato mattina per le vie di Milano, per ricordare le vittime della mafia e l’impegno contro la criminalita’ organizzata, come fara’ domani Libera? Vale la pena manifestare quando non passa giorno che magistrati e forze dell’ordine arrestano latitanti e  boss, e  la Piovra pare colpita a fondo? E’ quanto afferma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-6427"></span></p>
<p>Vale la pena scendere un sabato mattina per le vie di Milano, per ricordare le vittime della mafia e l’impegno contro la criminalita’ organizzata, come fara’ domani Libera? Vale la pena manifestare quando non passa giorno che magistrati e forze dell’ordine arrestano latitanti e  boss, e  la Piovra pare colpita a fondo?</p>
<p>E’ quanto afferma <strong>Claudio Fava</strong>, coordinatore della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’, nel ricordare l’adesione e il sostegno di Sel alla mobilitazione civile che domani attraversera’ le vie del capoluogo lombardo.</p>
<p>Si, ne vale la pena, &#8211; prosegue Fava &#8211;  finche’ quei magistrati e quei poliziotti e carabinieri faranno il loro dovere senza risorse e strumenti. Ne vale la pena finche’ ci saranno sindaci che cancellano Peppino Impastato dalle biblioteche comunali. Ne vale la pena finche’ ci saranno prefetti che dicono che la mafia non esiste. Ne vale la pena finche’ ci saranno squadre giovanili di calcio che scendono in campo  con il lutto al braccio per il boss morto. Ne vale la pena finche’  ci saranno ragazzi con le magliette “no mafia” che non possono entrare al Parlamento europeo. Ne vale la pena finche’ ci saranno politici collusi con la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra tra gli scranni del Parlamento italiano.</p>
<p>E per tutto  questo &#8211; conclude Fava &#8211; che saremo domani a Milano insieme ai cari amici di Libera, a don Ciotti, e ai giovani e alle ragazze del nord e del sud d’Italia che non si rassegnano.</p>
<p>Lo rende noto l’ufficio stampa di Sinistra Ecologia Liberta’.</p>
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		<title>La XV Giornata della Memoria e dell&#8217;Impegno in ricordo delle vittime delle mafie</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 05:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La XV Giornata della Memoria e dell&#8217;Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, si celebrerà in Lombardia, a Milano, sabato 20 marzo 2010. Milano sarà protagonista dei giorni del 19 (con l&#8217;incontro tra i familiari delle vittime e a seguire momento ecumenico di ricordo delle vittime) e del 20 (con la marcia al mattino e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La XV Giornata della Memoria e dell&#8217;Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, si celebrerà in Lombardia, a Milano, sabato 20 marzo 2010.</p>
<p>Milano sarà protagonista dei giorni del 19 (con l&#8217;incontro tra i familiari delle vittime e a seguire momento ecumenico di ricordo delle vittime) e del 20 (con la marcia al mattino e i seminari).<span id="more-6389"></span><br />
Sarà come sempre importante coinvolgere tutta la rete di Libera, gli studenti, la cittadinanza e le associazioni piccole e grandi.</p>
<p>Il tema che porremo al centro della Giornata, sarà la dimensione finanziaria delle mafie. Troppo spesso si licenzia frettolosamente ancora oggi il problema mafie come qualcosa che riguarda solo alcune regioni del Sud Italia. Sappiamo per certo che non è così, che oggi le mafie investono in tutto il mondo e che nel Nord Italia ci sono importanti cellule di famigerati clan, che riciclano denaro sporco, investono capitali nell&#8217;edilizia e nel commercio, sono al centro del narcotraffico, sfruttano attraverso lavoro nero.<br />
La corruzione, oggi nuovamente a livelli altissimi come sottolineato dalla Corte dei Conti, è un fenomeno presente in misura crescente dove ci sono maggiori possibilità di business: è dunque il Nord tutto a doversi guardare da questi fenomeni di penetrazione di capitali illeciti.</p>
<p>Milano è la città in cui<strong> fu ucciso nel 1979 Giorgio Ambrosoli, </strong>avvocato esperto in liquidazioni coatte amministrative, che stava indagando sui movimenti del banchiere siciliano Michele Sindona.</p>
<p>Milano è la città in cui il <strong>27 luglio del 1993</strong> ci fu una delle bombe che esprimevano l&#8217;attacco diretto allo Stato da parte della mafia: <strong>la strage di via Palestro</strong>, nei pressi del Padiglione di Arte Contemporanea. Ci furono cinque morti.</p>
<p>Milano è infine la città in cui <strong>si terrà l&#8217;Expo nel 2015,</strong> una manifestazione che attrarrà ingenti capitali e su cui sarà importante vigilare al fine di non consentire l&#8217;infiltrazione delle mafie.</p>
<p>Per tutte queste ragioni e per molte altre, <strong>ci ritroveremo il 20 marzo 2010 a Milano, per celebrare la XV Giornata Nazionale della Memoria e dell&#8217;Impegno, in ricordo delle vittime delle mafie.</strong></p>
<p><a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2931">IL PROGRAMMA DELLE GIORNATE E I SEMINARI TEMATICI</a></p>
<p>Fonte: Libera &#8211; Associazioni, nomi e numeri contro le mafie (<a href="http://www.libera.it" target="_blank">http://www.libera.it</a>)</p>
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		<title>Voi per i soprusi, noi contro la mafia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 23:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio mentre il paese si smarrisce dietro i volteggi elettorali della destra, le sue leggine “ad listam” e la confusione di ricorsi, un pezzo del nostro territorio continua a essere sottoposto al marcamento stretto e violento delle mafie. In Calabria, dopo la bomba del mese scorso agli uffici giudiziari, i magistrati della Procura sono tornati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Proprio mentre il paese si smarrisce dietro i volteggi elettorali della destra, le sue leggine “ad listam” e la confusione di ricorsi, un pezzo del nostro territorio continua a essere sottoposto al marcamento stretto e violento delle mafie.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span id="more-5922"></span>In Calabria, dopo la bomba del mese scorso agli uffici giudiziari, i magistrati della Procura sono tornati sotto il tiro della ‘ndrangheta. Lettere, pallottole, il fiato pesante di chi vuole lanciare un estremo, definitivo avvertimento: ai giudici e alla città. Ritrovarci ancora una volta a Reggio Calabria e sostenere, sabato 13 marzo, il “No mafia day” organizzato laggiù da decine di associazioni non è solo un gesto concreto di attenzione e di solidarietà per chi in quella città lavora e vive in prima linea.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E’ il tentativo di rimettere, a partire dalla Calabria, la lotta alla mafia e la questione morale al centro della discussione politica e dell’attenzione delle istituzioni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E va fatto oggi che ogni confronto viene congelato e rinviato a tempi più opportuni, quando le elezioni regionali saranno trascorse. E’ su questa ridicola condizione sospensiva che la buona politica deve far sentire la propria voce: quando le mafie decidono di aggredire lo Stato, non è certo una campagna elettorale a renderle meno pericolose o avide.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Lo scontro in corso in Calabria ha per obiettivo l’egemonia su quella regione, se debba ancora essere affidata alle leggi della Repubblica o se sia stata avocata irrimediabilmente dalla ‘ndrangheta. Di fronte all’enormità della sfida, cosa facciamo: aspettiamo tempi migliori? Celebriamo le elezioni regionali facendo finta di nulla come se vivessimo in un altro paese? Ci dilettiamo sui ricorsi elettorali e smarriamo la misura di questa emergenza?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La manifestazione di sabato è un modo per dire no all’istinto di rimozione, all’inerzia con cui aspettiamo che, anche sulla lotta alla mafia, l’agenda della nostra indignazione venga scritta da altri.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Sabato saremo a Reggio Calabria per ripetere che un paese costretto a obbedire e a tacere non è un paese libero. E non è il nostro paese.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Claudio Fava</p>
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		<title>Primarie: dopo Nichi, Gianni Speranza!</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 23:21:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gianni Speranza è persona mite. Cinque anni fa ha preso un Comune allo sfascio, sciolto per mafia, ed ha cercato di rimetterlo in piedi. Ci è riuscito, confrontandosi con una realtà difficile e dura, facendo i conti con minacce e intimidazioni, oltre che con l’ordinario degrado della politica e della vita pubblica. Lo ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gianni Speranza è persona mite.</em></p>
<p><em> Cinque anni fa ha preso un Comune allo sfascio, sciolto per mafia, ed ha cercato di rimetterlo in piedi. Ci è riuscito, confrontandosi con una realtà difficile e dura, facendo i conti con minacce e intimidazioni, oltre che con l’ordinario degrado della politica e della vita pubblica. Lo ha fatto contrastando a viso aperto l’illegalità diffusa e la criminalità organizzata, che assediano il territorio di Lamezia Terme.  Per tanti cittadini la sua ricandidatura a sindaco per il centrosinistra sarebbe dovuta essere scontata, ma, come in Puglia, qualcuno ha pensato che così non dovesse essere. </em></p>
<p><em>Il sindaco uscente avrebbe voluto evitare le primarie, ma le ha accettate per il bene della coalizione e, soprattutto, per la sua città, che lo ha ripagato con un risultato straordinario.  Oltre 3.500 persone si sono recate a votare, più del doppio delle elezioni che il Pd tenne per la scelta del suo segretario ed il 30% in più di elettori che ieri, nello stesso giorno della scelta del candidato sindaco del centrosinistra, hanno espresso il proprio voto nelle primarie del PD per le elezioni regionali. </em></p>
<p><em>Speranza, esponente di Sinistra Ecologia Libertà ha vinto le primarie con 2.643 voti pari al 75,39%. Alla competizione per individuare il candidato sindaco hanno partecipato anche l&#8217;ex segretario cittadino del Pd, Chiara Macrì, che ha ottenuto 493 voti pari al 14,06 e l&#8217;ex assessore comunale, Giovanni Cimino con 370 voti pari al 10,55%.</em></p>
<p><em>Sull&#8217;esito delle primarie, <strong><strong></strong></strong>Speranza ha detto che &#8220;tremila e cinquecento lametini nel giorno piu&#8217; piovoso e piu&#8217; freddo dell&#8217;anno hanno fatto la fila per ore per dare una indicazione democratica. Sono molto grato a tutti e mi sento impegnato pienamente nella sfida per dare alla nostra citta&#8217; altri cinque anni di buongoverno e di amministrazione trasparente&#8221;.</em></p>
<p><em>Una fase si è chiusa. Il 28 e 29 marzo tutto il centrosinistra sosterrà Gianni Speranza per chiedere agli elettori di confermare la buona amministrazione che ha ridato dignità alla città di Lamezia Terme.</em></p>
<p><em>Grazie Gianni, un grande in bocca al lupo da parte di tutte/i noi.</em></p>
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		<title>Rosarno, intervista a Luigi Nieri</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 06:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo intervistato Luigi Nieri, assessore al Bilancio della Regione Lazio per Sinistra Ecologia Libertà, indagato per aver partecipato ad una manifesta a Roma in solidarietà dei migranti di Rosarno, contro il razzismo e la mafia. 1. Qualche giorno fa hai ricevuto la comunicazione da parte della Digos di un&#8217;indagine sul tuo conto per aver partecipato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Luigi Nieri, assessore al Bilancio della Regione Lazio per Sinistra Ecologia Libertà, indagato per aver partecipato ad una manifesta a Roma in solidarietà dei migranti di Rosarno, contro il razzismo e la mafia.<span id="more-4246"></span></p>
<p><strong>1. Qualche giorno fa hai ricevuto la comunicazione da parte della Digos di un&#8217;indagine sul tuo conto per aver partecipato ad una manifestazione in solidarietà  dei migranti di Rosarno. Che cosa è  successo? </strong></p>
<p>Il 9 gennaio presi parte a un sit-in di solidarietà con i migranti di Rosarno vittime dell’intolleranza e del razzismo. In quell’occasione i manifestanti chiesero di poter raggiungere il Viminale per protestare contro le incredibili posizioni assunte dal Ministro Maroni. A quel punto le forze dell’ordine hanno sbarrato la strada al corteo e hanno cominciato a caricare violentemente i manifestanti. In quel preciso istante stavo parlando con i responsabili della Digos per indurli alla ragionevolezza.  Mentre parlavo con loro alle mie spalle è partita la carica. Il tutto è documentato da un video che circola su Youtube (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=UZCLoUWZQWw" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=UZCLoUWZQWw</a>). Dopo qualche giorno sono stato messo a conoscenza, dalla Digos, di un’indagine sul mio conto.</p>
<p>Lo ritengo un fatto grave. Perché rivendico la legittimità di ogni forma di protesta contro chi tratta  gli immigrati come ‘non persone’, proprio mentre in Italia si respira una brutta aria intrisa di razzismo.</p>
<p><strong>2. Tempo fa la presenza di rappresentanti istituzionali durante le manifestazioni, presidi e cortei era una garanzia, sia per i manifestanti e sia per le forze dell&#8217;ordine. Che cosa è cambiato?</strong><strong></strong></p>
<p>La partecipazione di un Assessore regionale a una manifestazione è una garanzia per i manifestanti. E’ una necessaria presenza sociale e istituzionale, un segnale di democrazia. Quando però si sceglie di reprimere ogni forma di dissenso sociale con l’intervento della polizia, si esce dal gioco democratico e si entra in un ambito in cui la normale dialettica democratica viene prevaricata. In questa circostanza è accaduto qualcosa di più grave: non solo non è stato dato alcun ascolto a un rappresentante delle istituzioni, ma si è deciso addirittura di denunciarlo. In quel momento rappresentavo, come Assessore al Bilancio, un pezzo dello Stato. Nessuno ha tenuto conto di ciò. E’ un segnale che preoccupa e indigna. Ogni giorno che passa il Governo mostra il suo feroce volto autoritario.  Ho voluto denunciare questo episodio con un video su Youtube (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=BNyZnltNQ9k" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=BNyZnltNQ9k</a>). In occasioni come queste la rete deve diventare uno strumento utile di resistenza.</p>
<p><strong>3. Le intimidazioni, la repressione e le indagini sui manifestanti rischiano di delegittimare le voci di protesta, collocandole nell’immaginario collettivo come ”i soliti che sanno solo protestare” e vanificando così il messaggio politico. Pensi che sostituire le “arance insanguinate” di Rosarno, che raccontano di violenze, privazione di diritti, razzismo e mafia, con l’immagine strumentale di quattro ragazzi che protestano senza alcun fine sia una strategia premeditata?</strong><strong></strong></p>
<p>In questo nostro Paese ogni accadimento viene distorto, travisato e reinterpretato capziosamente. La strategia è dunque generale. In pochi sanno delle battaglie che si stanno conducendo nel Paese contro la privatizzazione dell’acqua, contro il nucleare, contro il razzismo. E’ evidente il tentativo di ridurre, agli occhi dell’opinione pubblica, ogni forma di dissenso a fenomeno marginale e localistico. La verità è che si tratta di battaglie che raccolgono il consenso della maggioranza del Paese. Battaglie grazie alle quali la sinistra ha l’occasione di essere forza egemonica. La raccolta di firme contro la privatizzazione dell’acqua, ad esempio, riceve in ogni parte del Paese migliaia di adesioni. Eppure i grandi media sembrano non prestargli sufficiente attenzione, esclusa qualche trasmissione ‘illuminata’.</p>
<p><strong>4. Tornando al territorio… tu sei assessore regionale nel Lazio. A Roma sono all’ordine del giorno aggressioni e intimidazioni di stampo fascista. Alcuni definiscono queste azioni delle “bravate”. Non credi che siano, al contrario, parte di un problema molto più complesso, che investe e riguarda in primo luogo la politica e l’amministrazione della città? </strong><strong></strong></p>
<p>A Roma e nel Lazio la presenza di frange di estrema destra è preoccupante. Il loro radicamento nei territori coincide spesso con fenomeni di violenza, di intolleranza, di xenofobia e di omofobia. Da quando Alemanno si è insediato in Campidoglio si sono moltiplicati i pestaggi verso gli stranieri, le aggressioni politiche e le violenze nei confronti degli omosessuali. Tutti ricorderanno l’attentato al ‘Coming out’ e i tanti fatti di cronaca degli ultimi anni. D’altronde l’ascesa di Alemanno fu accolta con grande entusiasmo dai gruppi neofascisti. Basti ricordare i saluti romani in Piazza del Campidoglio. Quegli stessi saluti romani che hanno accolto Renata Polverini in occasione dell’inaugurazione della campagna elettorale per le prossime elezioni regionali.<strong> </strong></p>
<p><strong>5. I migranti di Rosarno adesso si trovano a Roma, ma l’opinione pubblica sembra aver già spento i riflettori, dimenticandosi di loro. La politica? </strong><strong></strong></p>
<p>E’ vero che gran parte dell’opinione pubblica ha spento i riflettori. Ma è altrettanto vero che ancora esiste una rete di solidarietà, fatta di associazioni, volontari e di alcuni soggetti politici come Sinistra Ecologia e Libertà che non hanno mai abbassato la guardia contro il razzismo e l’intolleranza. Giovedì scorso, ho preso parte al sit-in attraverso il quale 200 lavoratori africani di Rosarno, presenti nella Capitale, chiedevano aiuto e diritto d’asilo. Insieme ad una loro delegazione, abbiamo incontrato il vice Prefetto. La richiesta d’incontro era partita dalla Rete Antirazzista Romana. Il Vice Prefetto ci ha assicurato la sua piena disponibilità a trattare il caso. E’ stato questo un esempio di collaborazione proficua tra società, politica e istituzioni. Una modalità che deve diventare consuetudinaria se si vuole ricreare quel tessuto sociale che si è da tempo smarrito. Un compito che deve essere svolto anche lontano dai riflettori.</p>
<p>Ylenia Daniello</p>
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		<title>Claudio Fava: camorra minacce alla giornalista Capacchione.</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 12:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I camorristi e i loro amici devono sapere che accanto a Rosaria c’e’ l’Italia degli onesti, un intero Paese che considera la sconfitta delle mafie una priorita’ democratica per tutti. E’ quanto afferma Claudio Fava, coordinatore della segreteria nazionale, esprimendo la solidarieta’ di Sinistra Ecologia Liberta’ alla giornalista Rosaria Capacchione vittima di intimidazioni mafiose ieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-4191"></span></p>
<p>I camorristi e i loro amici devono sapere che accanto a Rosaria c’e’ l’Italia degli onesti, un intero Paese che considera la sconfitta delle mafie una priorita’ democratica per tutti.</p>
<p>E’ quanto afferma <strong>Claudio Fava</strong>, coordinatore della segreteria nazionale, esprimendo la solidarieta’ di <strong>Sinistra Ecologia Liberta’</strong> alla giornalista Rosaria Capacchione vittima di intimidazioni mafiose ieri a Napoli.</p>
<p>Lo rende noto l’ufficio stampa di Sinistra Ecologia Liberta’.</p>
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		<title>Lo sguardo offuscato di questo paese&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 06:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diciamoci la verità: il problema non è se il figlio di Vito Ciancimino abbia detto o meno tutta la verità; il problema è che Silvio Berlusconi non ha mai detto la verità. Sull’origine delle proprie fortune, sui capitali che hanno alimentato le sue prime speculazioni, sulla verità del suo sodalizio con Marcello Dell’Utri, sui pedaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamoci la verità: il problema non è se il figlio di Vito Ciancimino abbia detto o meno tutta la verità; il problema è che Silvio Berlusconi non ha mai detto la verità. Sull’origine delle proprie fortune, sui capitali che hanno alimentato le sue prime speculazioni, sulla verità del suo sodalizio con Marcello Dell’Utri, sui pedaggi pagati da Forza Italia ai grandi elettori mafiosi.</p>
<p><span id="more-4144"></span>Su tutto questo, il capo del governo da un quindicennio ci ammannisce frottole, barzellette o proteste sguaiate. Senza dimenticare, al momento opportuno, di far pubblico elogio del capomafia Mangano, morto da eroe all’ergastolo senza aver tradito il patto d’omertà.</p>
<p>In qualsiasi altro paese gli elettori avrebbero congedato politicamente Berlusconi senza attendere le rivelazioni del figlio di un mafioso e senza pretendere l’elemosina d’una sua condanna passata in giudicato. In Italia invece abbiamo sospeso ogni giudizio morale: ombre e penombre, sospetti e certezze, fino a quando non vengono celebrati dalla decisione di un tribunale, non sono mai degni d’una valutazione civile, politica, elettorale. Quel milione e duecentomila voti presi da Salvatore Cuffaro per la sua elezione a governatore della Sicilia, mentre era già in corso il processo che lo vedeva imputato (e l’avrebbe visto poi condannato) per favoreggiamento ai mafiosi, è una cartolina dolente ma fedele del rapporto che esiste oggi tra la politica e il paese reale. Chi votò Cuffaro condannava, certo, quelle sue losche amicizie: ma non se ne faceva problema. Il suo voto andava al candidato in cambio d’una carezza, una promessa, un cannolo a pasqua.</p>
<p>E’ avvenuta la stessa cosa con Berlusconi. Ombre e penombre fanno ormai parte del personaggio, come i capelli trapiantati, la corte di ragazzine e le barzellette sulla madonna. A normalizzare il Cavaliere abbiamo contribuito un po’ tutti. Una sinistra che ha derubricato, in questi anni, la lotta alla mafia tra le varie ed eventuali; un Partito Democratico capace di inventarsi una campagna elettorale senza mai nominare Berlusconi (“il capo dell’opposizione” diceva Veltroni…); un falso garantismo che induce l’opposizione a ritenere utile il dialogo con la maggioranza sulle cosiddette riforme, senza il coraggio di ammettere che le uniche riforme che servono a questa maggioranza sono quelle destinate a garantire in eterno l’impunità di Berlusconi e dei suoi sodali. In quale altro paese civile metà dell’attività legislativa viene impiccata al destino giudiziario di un uomo? Processo breve, legittimo impedimento, lodo Alfano, immunità parlamentare… C’è un solo progetto di legge che toglierà un giorno alla durata dei processi? No. Servono ad altro e ad altri. Eppure il PD fa sapere ogni giorno che sulle riforme, sulla giustizia, sull’immunità si può e si deve discutere.</p>
<p>Ecco il problema. Ciancimino junior e le cose tristi che rivela sono solo la scorza, l’involucro. Diremmo: il male minore. Il male peggiore è lo sguardo offuscato di questo paese. Sarebbe utile che SEL partisse da questo bisogno di verità, per poi rivendicare la propria diversità.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Né schiavi né clandestini</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 11:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una grande iniziativa contro le mafie e lo sfruttamento ha prodotto sabato scorso una mobilitazione molto significativa a Reggio Calabria. Sel si è fatta promotrice di un grande confronto tra diverse esperienze in vista del no mafia day che in aprile coinvolgerà la capitale calabrese. Sono intervenuti magistrati, intellettuali, amministratori e varie esperienze del mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una grande iniziativa contro le mafie e lo sfruttamento ha prodotto sabato scorso una mobilitazione molto significativa a Reggio Calabria. Sel si è fatta promotrice di un grande confronto tra diverse esperienze in vista del no mafia day che in aprile coinvolgerà la capitale calabrese. <span id="more-3924"></span></p>
<p>Sono intervenuti magistrati, intellettuali, amministratori e varie esperienze del mondo del sindacato e dell´ associazionismo. Al centro Rosarno e la perdita d´innocenza del Mezzogiorno dopo i fatti gravissimi del &#8220;pogrom&#8221; &#8211; secondo una definizione di <strong>Gennaro Migliore </strong>che ha introdotto i lavori &#8211; ai danni degli immigrati che si erano ribellati alle condizioni indicibili di vita in cui il caporalato e la `ndrangheta li avevano costretti.</p>
<p>Migliore ha legato la vicenda dei migranti alla progressiva svalorizzazione del lavoro &#8211; &#8220;merce povera&#8221; e alla crescente ondata di xenofobia e razzismo che ha caratterizzato le politiche della Lega e del governo Berlusconi.  Molto emozionante è stata la testimonianza di <strong>Peppino Lavorato</strong> ex sindaco di Rosarno negli anni novanta che ha ricordato quanto la tradizione di accoglienza e di rispetto della località calabrese in pochi anni sia stata bruciata dalla scelta della mafia di cacciare chi ha deciso di alzare la testa e ribellarsi. La sinistra ha perso l´anima &#8211; ha ricordato Lavorato &#8211; rinunciando ad esercitare egemonia su questi temi, dimenticando che il suo primo compito è sviluppare la fratellanza universale ed allargare la sfera dei diritti.<strong> </strong></p>
<p><strong>Enzo Macrì</strong>, procuratore della Direzione Antimafia, ha snocciolato cifre interessanti sul peso enorme e transnazionale della `ndrangheta senza rinunciare a smontare le scelte politiche operate in questi ultimi anni da parte dei vari governi che si sono succeduti. E´ evidente che dentro questo passaggio stretto ci sono anche le condizioni difficili che sta vivendo la magistratura, i tagli alle spese per la giustizia, l´attacco continuo a cui è sottoposta da parte della politica e delle mafie.  &#8220;Questo governo ottiene conquiste nella cattura dei latitanti?&#8221; ha chiesto ancora ironicamente il magistrato,  che ha spiegato le difficoltà nella lotta alle &#8216;ndrine: &#8220;A me sembra che i latitanti catturati siano rami secchi che vengono potati per far ricrescere più sana la pianta mafiosa; le 3 organizzazioni fatturano solo con la droga 145 miliardi di euro annui, che stanno tutti investendo per, non dico infiltrare, ma impadronirsi del tessuto imprenditoriale lombardo, in vista di Expo2015. Ecco perchè a Nord si dovrebbero interessare delle mafie; invece noto come l&#8217; emergenza di ordine pubblico sentita dai settentrionali sia l&#8217;immigrazione clandestina&#8221;.</p>
<p>Lungo questo paradosso si è sviluppata tutta la discussione, con gli interventi di <strong>Piero Soldini</strong> della Cgil- che ha proposto la piena applicazione dell&#8217;art.18 della legge Turco Napolitano e della direttiva &#8220;Fava&#8221; della comunità europea che consente agli immigrati sfruttati di rivalersi penalmente e amministrativamente contro i datori di lavoro -, <strong>Eva Catizone</strong>, <strong>Gianni Speranza</strong> &#8211; che ha ricordato la sua esperienza in trincea da sindaco di Lamezia Terme negli ultimi cinque anni &#8211; , <strong>Alberto Spampinato</strong> di Ossigeno, <strong>Celeste Costantino</strong>.</p>
<p>Ha chiuso <strong>Claudio Fava</strong> che ha rilanciato le parole d&#8217;ordine dell&#8217;iniziativa: &#8220;Sinistra e libertà nasce per costruire un&#8217;altra politica, anche qui in Calabria, mentre altri partiti si sono rassegnati a difendere l&#8217;esistente, magari garantendo candidature e ricandidature&#8221;.Il coordinatore della segreteria di Sel ha rilanciato anche la proposta del no mafia day, che può essere insieme alla manifestazione di Libera a Milano un modo di riaccendere i riflettori sulla realtà calabrese,a partire dalla clamorosa sequenza di fatti avvenuti nelle ultime settimane: bomba al tribunale, Rosarno e la autovettura piena di armi e di esplosivi ritrovata sul percorso del corteo presidenziale.</p>
<p>Arturo Scotto</p>
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		<title>Mafia: a Reggio Calabria no stop anti-cosche di Sinistra Ecologia Libertà</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 18:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(ASCA) &#8211; Roma, 5 feb &#8211; La Calabria vittima delle intimidazioni della &#8216;ndrangheta che lancia avvertimenti allo Stato che non si vuole arrendere alla criminalita&#8217; organizzata. La Calabria teatro di eventi terribili come quello avvenuto a Rosarno poche settimane fa. Sara&#8217; questo lo scenario del meeting promosso da Sinistra e Liberta&#8217; per domani a Reggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-3685"></span>(ASCA) &#8211; Roma, 5 feb &#8211; La Calabria vittima delle intimidazioni della  &#8216;ndrangheta che lancia avvertimenti allo Stato che non si vuole  arrendere alla criminalita&#8217; organizzata. La Calabria teatro di eventi  terribili come quello avvenuto a Rosarno poche settimane fa.<br />
Sara&#8217;  questo lo scenario del meeting promosso da Sinistra e Liberta&#8217; per  domani a Reggio Calabria in cui porteranno la propria testimonianza  magistrati, sindacalisti, intellettuali, giornalisti, amministratori  pubblici impegnati nella difesa della legalita&#8217; e dei diritti delle  persone.<br />
&#8216;No Mafia Now &#8211; Ne&#8217; schiavi ne&#8217; clandestini, solo cittadini&#8217;  vuole essere, spiega in una nota Sel, il contributo affinche&#8217; i  riflettori non si spengano sulla Calabria e sui calabresi onesti e  solidali.<br />
Hanno finora assicurato la propria testimonianza dal palco  della no-stop Moni Ovadia, l&#8217;ex presidente della Commissione Antimafia  Francesco Forgione, Peppino Lavorato ex sindaco antimafia di Rosarno che  fu il primo sindaco a costituirsi come parte civile contro la  &#8216;ndrangheta, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, il  magistrato Vincenzo Macri&#8217;, sindaci del Mezzogiorno come Salvatore Vozza  di Castellammare di Stabia, Gianni Speranza sindaco di Lamezia e  Domenico Lucano sindaco di Riace.</p>
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		<title>Immigrazione – Mafia: Meeting Sinistra Ecologia Liberta’  a Reggio Calabria</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 13:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Calabria vittima delle intimidazioni della ‘ndrangheta che lancia sinistri avvertimenti allo Stato che non si vuole arrendere alla criminalita’ organizzata. La Calabria teatro di eventi terribili come quello avvenuto a Rosarno poche settimane fa. La Calabria utilizzata da Berlusconi per i suoi teatrini , le sue promesse, e le sue odiose battute razziste. Sara’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-3644"></span>La Calabria vittima delle intimidazioni della  ‘ndrangheta che lancia sinistri avvertimenti allo Stato che non si vuole  arrendere alla criminalita’ organizzata. La Calabria teatro di eventi  terribili come quello avvenuto a Rosarno poche settimane fa. La Calabria  utilizzata da Berlusconi per i suoi teatrini , le sue promesse, e le  sue odiose battute razziste.</p>
<p>Sara’ questo lo scenario del meeting promosso  da Sinistra e Liberta’ per domani  <strong>6 febbraio 2010 </strong>a <strong>Reggio  Calabria</strong> in cui porteranno la propria testimonianza magistrati,  sindacalisti, intellettuali, giornalisti, amministratori pubblici  impegnati nella difesa della legalita’ e dei diritti delle persone.</p>
<p>Lo rende noto un comunicato dell&#8217;ufficio stampa  di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;.</p>
<p>“<strong>No Mafia Now – Ne’ schiavi ne’ clandestini,  solo cittadini</strong>” vuole essere – prosegue la nota – il contributo  affinche’ i riflettori non si spengano sulla Calabria e sui calabresi  onesti e solidali.</p>
<p>Il meeting si svolgera’ domani pomeriggio  <strong>sabato  6 febbraio 2010</strong> dalle <strong>ore 16</strong> presso <strong>E’ Hotel</strong> del Lido  comunale  (via Giunchi 6).</p>
<p>Hanno finora assicurato la propria  testimonianza dal palco della no-stop <strong>Moni Ovadia</strong>, l’ex  presidente della Commissione Antimafia <strong>Francesco</strong> <strong>Forgione</strong>,  <strong>Peppino Lavorato</strong> ex sindaco antimafia di Rosarno che fu il primo  sindaco a costituirsi come parte civile contro la ‘ndrangheta,   il  procuratore aggiunto di Palermo <strong>Antonio Ingroia</strong>, il magistrato <strong>Vincenzo  Macri’</strong>, sindaci del Mezzogiorno come <strong>Salvatore</strong> <strong>Vozza</strong> sindaco di Castellammare di Stabia, <strong>Gianni Speranza</strong> sindaco di  Lamezia e <strong>Domenico</strong> <strong>Lucano</strong> sindaco di Riace. Inoltre <strong>Mimmo  Nasone</strong> dell’Associazione Libera, <strong>Celeste Costantino</strong> dell’associazione Da Sud, il giornalista <strong>Alberto</strong> <strong>Spampinato</strong> di Ossigeno, l’osservatorio della Fnsi e dell’OdG sui troppi  giornalisti minacciati in Italia, il segretario calabrese della Cgil <strong>Sergio  Genco</strong>, il responsabile nazionale Cgil Immigrati <strong>Piero Soldini</strong>,  i docenti <strong>Ada Cavazzani</strong> e <strong>Giap Parini</strong>, gli esponenti dl  SEL <strong>Claudio Fava</strong>, <strong>Gennaro Migliore, Elettra Dejana</strong>, <strong>Eva  Catizone</strong>.</p>
<p>Roma, 5 febbraio 2010</p>
<p><strong><a href="../" target="_blank">www.sinistraeliberta.eu</a></strong></p>
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		<title>Immigrazione – Mafia martedì 2 feb. a Lamezia Terme ore 12  Conferenza Stampa SEL</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 15:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentazione  Meeting “No Mafia Now &#8211; Ne’ Schiavi, Ne’ Clandestini, Solo Cittadini&#8221; (Previsto A  Reggio Calabria Sabato 6 Febbraio) Domani martedi 2 febbraio 2010 alle ore 12.00, presso l’hotel Lamezia a Sant’Eufemia di Lamezia Terme,  conferenza stampa di Sinistra Ecologia Liberta’ per la presentazione del meeting : “No Mafia Now – Ne’ schiavi ne’ clandestini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span id="more-3401"></span>Presentazione  Meeting </strong></p>
<p><strong> “No Mafia Now &#8211; Ne’ Schiavi, Ne’ Clandestini, Solo Cittadini&#8221; (Previsto A  Reggio Calabria Sabato 6 Febbraio)</strong></p>
<p><strong>Domani </strong><strong>martedi 2 febbraio 2010</strong><strong> alle </strong><strong>ore 12.00,</strong><strong> presso l’hotel </strong><strong>Lamezia</strong><strong> a Sant’Eufemia di </strong><strong>Lamezia Terme,  conferenza stampa  di Sinistra Ecologia Liberta’ per </strong><strong>la presentazione del  meeting</strong><strong> </strong><strong>: </strong>“<strong>No Mafia Now – Ne’ schiavi ne’  clandestini, solo cittadini</strong><strong>” previsto per sabato prossimo  6  febbraio a Reggio Calabria  e a cui  hanno  assicurato la loro partecipazione intellettuali come Moni Ovadia,  magistrati da Ingroia a Macri’, associazioni antimafia di cittadini  e  del volontariato, sindaci del Mezzogiorno, esponenti politici della  sinistra da Claudio Fava  a Gennaro Migliore.</strong></p>
<p><strong>Alla conferenza stampa di  domani parteciperà </strong><strong>Arturo Scotto</strong><strong> dell’esecutivo nazionale di SeL, insieme  agli esponenti calabresi di Sinistra Ecologia Liberta’ </strong><strong>Gori Cosentino</strong><strong>, </strong><strong>Eva  Catizone</strong><strong>, </strong><strong>Pino Tassi.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Lo rende noto l’ufficio stampa di Sinistra  Ecologia Liberta’</strong></p>
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		<title>Mafia, meeting di Sinistra Ecologia Libertà a Reggio C.</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 13:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IMMIGRAZIONE – MAFIA CLAUDIO FAVA: MEETING SINISTRA E LIBERTA’ A REGGIO CALABRIA SABATO 6 FEBBRAIO – ORE 16 “NO MAFIA NOW &#8211; NE’ SCHIAVI, NE’ CLANDESTINI, SOLO CITTADINI&#8221; ***************** La Calabria vittima delle intimidazioni della ‘ndrangheta che lancia sinistri avvertimenti allo Stato che non si vuole arrendere alla criminalita’ organizzata. La Calabria teatro di eventi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IMMIGRAZIONE – MAFIA</strong></p>
<p><strong>CLAUDIO FAVA: MEETING SINISTRA E LIBERTA’ </strong></p>
<p><strong>A REGGIO CALABRIA SABATO 6 FEBBRAIO – ORE 16</strong></p>
<p><strong>“NO MAFIA NOW &#8211; </strong><strong>NE’ SCHIAVI, NE’ CLANDESTINI, SOLO CITTADINI&#8221;</strong><strong></strong></p>
<p>*****************</p>
<p>La Calabria vittima delle intimidazioni della ‘ndrangheta che lancia sinistri avvertimenti allo Stato che non si vuole arrendere alla criminalita’ organizzata. La Calabria teatro di eventi terribili come quello avvenuto a Rosarno poche settimane fa. La Calabria utilizzata da Berlusconi per i suoi teatrini , le sue promesse, e le sue odiose battute razziste.</p>
<p>Sara’ questo lo scenario del meeting promosso da Sinistra e Liberta’ il prossimo <strong>6 febbraio </strong>a <strong>Reggio Calabria</strong> in cui porteranno la propria testimonianza magistrati, sindacalisti, intellettuali, giornalisti, amministratori pubblici impegnati nella difesa della legalita’ e dei diritti delle persone.</p>
<p>E’ quanto afferma <strong>Claudio Fava</strong>, coordinatore della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’.</p>
<p>“<strong>No Mafia Now – Ne’ schiavi ne’ clandestini, solo cittadini</strong>” vuole essere – prosegue Fava – il nostro contributo affinche’ i riflettori non si spengano sulla Calabria e sui calabresi onesti e solidali.</p>
<p>********</p>
<p>Il meeting si svolgera’ <strong>sabato 6 febbraio 2010</strong> dalle <strong>ore 16</strong> presso <strong>E’ Hotel</strong> del Lido comunale  (via Giunchi 6).</p>
<p>Hanno finora assicurato la propria testimonianza dal palco della no-stop <strong>Moni Ovadia</strong>, l’ex presidente della Commissione Antimafia <strong>Francesco</strong> <strong>Forgione</strong>, <strong>Peppino Lavorato</strong> ex sindaco antimafia di Rosarno che fu il primo sindaco a costituirsi come parte civile contro la ‘ndrangheta,   il procuratore aggiunto di Palermo <strong>Antonio Ingroia</strong>, il magistrato <strong>Vincenzo Macri’</strong>, sindaci del Mezzogiorno come <strong>Salvatore</strong> <strong>Vozza</strong> sindaco di Castellammare di Stabia, <strong>Gianni Speranza</strong> sindaco di Lamezia e <strong>Domenico</strong> <strong>Lucano</strong> sindaco di Riace. Inoltre <strong>Mimmo Nasone</strong> dell’Associazione Libera, <strong>Celeste Costantino</strong> dell’associazione Da Sud, il giornalista <strong>Alberto</strong> <strong>Spampinato</strong> di Ossigeno, l’osservatorio della Fnsi e dell’OdG sui troppi giornalisti minacciati in Italia, il segretario calabrese della Cgil <strong>Sergio Genco</strong>, il responsabile nazionale Cgil Immigrati <strong>Piero Soldini</strong>, i docenti <strong>Ada Cavazzani</strong> e <strong>Giap Parini</strong>, gli esponenti dl SEL <strong>Claudio Fava</strong>, <strong>Gennaro Migliore, Elettra Dejana</strong>, <strong>Eva Catizone</strong>.</p>
<p>Il programma definitivo del  meeting sara’ presentato la prossima settimana a Reggio Calabria.</p>
<p>Lo rende noto l’Ufficio Stampa di Sinistra Ecologia Liberta’.</p>
<p>Roma, 29 gennaio 2010</p>
<p><strong><a href="../" target="_blank">www.sinistraeliberta.eu</a></strong></p>
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		<title>&#8220;Furti di memoria&#8221; di Claudio Fava</title>
		<link>http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/furti-di-memoria-di-claudio-fava/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 16:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La propria memoria, il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi se l’è giocata ai dadi, un tiro maldestro e di colpo Milano si è purificata di tutti i suoi peccati, passati e futuri. A Milano non c’è mafia, dice il prefetto come se vivesse a Stoccolma e non in uno dei crocevia più strategici e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La propria memoria, il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi se l’è giocata ai dadi, un tiro maldestro e di colpo Milano si è purificata di tutti i suoi peccati, passati e futuri.<span id="more-2881"></span> A Milano non c’è mafia, dice il prefetto come se vivesse a Stoccolma e non in uno dei crocevia più strategici e spietati dei traffici criminali italiani. E pazienza per quei 2.730.000 risultati che vi darà google se imposterete, l’una accanto all’altra, le parole mafia e Milano. Peccato che questo furto di memoria il prefetto Lombardi se lo sia inflitto proprio in occasione della visita a Milano della Commissione parlamentare antimafia: come dire, che diavolo ci siete venuti a fare fin qui?</p>
<p>Gli stessi concetti sulla verginità di Milano li esprimeva il sindaco socialista Pillitteri, una ventina d’anni fa. Incurante del senso del ridicolo che quelle sue parole producevano in una città frequentata da stimati gentiluomini come Luciano Liggio (pensate il caso, fu arrestato proprio a Milano, in via Ripamonti) Gerlando Alberti, Gaetano, Fidanzati, Stefano Bontate… “Suvvia, signori, quale mafia! Furti di autoradio, qualche scippo, un po’ di vagabondi a bivaccare sulle panchine della stazione centrale”. E centotrè sequestri di persona in dieci anni. Anni in cui c’erano più morti ammazzati a Milano che a Palermo.</p>
<p>Il prefetto Lombardi ha detto che a Milano non c’è mafia e il prefetto, come Bruto, è uomo d’onore: dovremo credere a lui e pensare che raccontino balle quelli dell’istituto Mario Negri che, distillando l’acqua delle fogne di Milano, hanno calcolato un consumo di dodicimila dosi di cocaina al giorno. La città, dicono quei comunisti dei magistrati, è diventata la capitale europea della coca: che è merce pregiata. Costa. Cento euro al grammo. Chi è che la distribuisce: l’esercito della salvezza? Le dame di carità? No, la ‘ndrangheta. Che ha fatto di Milano la propria capitale morale e finanziaria. Altrimenti, che li avrebbero celebrati a fare lassù in questi anni dieci maxiprocessi?</p>
<p>Il rapporto di Milano con la criminalità mafiosa è storia, non chiacchiera da bar. La storia di Calvi e di Sindona, i due grandi banchieri che da Milano gestivano, inquinavano e riciclavano i denari di Cosa Nostra. La storia di Giorgio Ambrosoli, liquidatore dell’Ambrosiano, ammazzato a Milano dai killer della mafia nel luglio del ’79. La storia dell’insediamento metodico, progressivo, inarrestabile, di decine di famiglie mafiose calabresi che si sono impadronite di tutto l’hinterland milanese mescolando i loro investimenti all’economia legale, dando l’assalto alla filiera degli appalti pubblici, diventando in pochi anni mafiosi in doppiopetto, economicamente e politicamente irreprensibili. Da qui il dubbio che all’appuntamento con l’Expo 2015, il più colossale ingorgo di appalti e investimenti pubblici nella storia milanese, non siano estranei interessi e ambizioni mafiose.</p>
<p>Bene, cosa fa un prefetto della Repubblica di fronte al rischio di un gigantesco inquinamento criminale? Si mette sull’attenti e recita la lezioncina che gli è stata impartita dal Viminale: a Milano la mafia non esiste, a Palermo è stata da tempo sconfitta, gli appalti pubblici nel nostro paese sono tutti limpidi, più puliti d’un bucato col candeggio. Certo, da qualche parte c’è qualcuno che s’intigna ancora a parlare di cosche, ma sono fuochi fatui, piroette da professionisti dell’antimafia, come quei due palermitani fissati con Cosa Nostra e il terzo livello, com’è che si chiamavano? ma sì, loro, Falcone e Borsellino…</p>
<p>Vorremmo sbagliarci, ma alla miopia del prefetto di Milano milanese forse non è estraneo un governo che considera i propri prefetti poco più che maggiordomi incaricati di dare fiato alla voce del padrone. Così non è sempre, naturalmente: e quando sulla strada di Palazzo Chigi si profila un funzionario con la schiena dritta, viene subito mandato a fare altri mestieri. E’ accaduto al prefetto di Latina, Bruno Frattasi, colpevole d’aver preteso di applicare le leggi della repubblica anche in una città, Fondi, amministrata dalla mafia. Il prefetto chiede lo scioglimento del Comune e il ministro Maroni dispone invece lo scioglimento – metaforico &#8211; del prefetto, immediatamente richiamato a Roma a far la muffa. Stessa musica a Venezia dove il prefetto Michele Lepri di Gallerano aveva ritenuto di dover facilitare il trasferimento di trentotto famiglie sinti (tutti cittadini italiani) dalla baraccopoli in cui vivevano in un villaggio messo a disposizione dal comune di Venezia. La Lega s’è arrabbiata: zingari? a casa nostra? con tetto, acqua corrente e luce elettrica? Non se ne parla nemmeno, <em>rauss</em>, fuori dalle scatole. I sinti e pure il signor prefetto che Maroni avrebbe volentieri mandato a dirigere il traffico in laguna ma poi, benevolmente, si è limitato a richiamare a Roma, alla catena.</p>
<p>Non vorremmo sbagliarci, ma con siffatto governo, un prefetto come quello di Milano è destinato a una fulgida carriera. Auguri.</p>
<p>Claudio Fava</p>
<p><em>pubblicato da l&#8217;Unità </em></p>
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		<title>Mafia, Fava (Sel): Cuffaro deve dimettersi</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 13:33:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Le  sentenze si rispettano dimettendosi. Toto&#8217; Cuffaro, diventato senatore della Repubblica per mettersi al sicuro dalla giustizia, e&#8217; una vergogna per tutto il Paese&#8221;. E&#8217; quanto afferma Claudio Fava, coordinatore della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;. Lo rende noto l&#8217;ufficio stampa di Sinistra Ecologia Liberta&#8217; Roma, 23 gennaio 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">&#8220;Le  sentenze si rispettano dimettendosi.</span><span style="font-size: medium;"> Toto&#8217; Cuffaro, diventato senatore della Repubblica per mettersi al sicuro dalla giustizia, e&#8217; una vergogna per tutto il Paese&#8221;.</span></p>
<div><span style="font-size: medium;">E&#8217; quanto afferma <strong>Claudio Fava</strong>, coordinatore della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;. </span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><br />
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<div><span style="font-size: medium;">Lo rende noto l&#8217;ufficio stampa di Sinistra Ecologia Liberta&#8217; </span></div>
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<div><span style="font-size: medium;">Roma, 23 gennaio 2010 </span></div>
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		<title>Rosarno: Vendola, Stato andato a ripristinare ordine mafioso</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 14:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BARI, 18 GEN «La legalità parte dal diritto alla vita ma lo Stato a Rosarno è andato a ripristinare l&#8217;ordine mafioso, la pax mafiosa». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, presentando oggi a Bari gli incontri sulla Shoah promossi dall&#8217;assessorato regionale al Mediterraneo nell&#8217;ambito del &#8216;Mese della Memorià 2010. «È inquietante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BARI, 18 GEN</p>
<p>«La legalità parte dal diritto alla vita ma lo Stato a Rosarno è andato a ripristinare l&#8217;ordine mafioso, la pax mafiosa». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, presentando oggi a Bari gli incontri sulla Shoah promossi dall&#8217;assessorato regionale al Mediterraneo nell&#8217;ambito del &#8216;Mese della Memorià 2010. «È inquietante il contesto europeo e nazionale per il ritorno al lessico esorcizzato dalla cultura democratica. In Italia si avverte &#8211; secondo Vendola &#8211; la sensazione di regresso della cultura civile. Quella data dall&#8217;idea spaventevole delle diversità». «Non è un caso &#8211; ha aggiunto &#8211; che non si parli del record assoluto stabilito nel 2009 quanto a morti e suicidi nelle carceri italiane. Il cadavere di Stefano Cucchi è stato già derubricato».</p>
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		<title>No Mafia day, prime risposte</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 05:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Claudio nel proporre una manifestazione contro tutte le mafie proprio a Reggio Calabria immagina una risposta coraggiosa della società civile che non può restare inascoltata, a maggior ragione proprio per l’evidente sintonia tra gli interessi delle cosche e quelle della destra al governo e nel Parlamento. Nel suo articolo è spiegata in modo chiarissimo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Claudio nel proporre una manifestazione contro tutte le mafie proprio a Reggio Calabria immagina una risposta coraggiosa della società civile che non può restare inascoltata, a maggior ragione proprio per l’evidente sintonia tra gli interessi delle cosche e quelle della destra al governo e nel Parlamento.<span id="more-2544"></span></p>
<p>Nel suo articolo è spiegata in modo chiarissimo la tecnica delle minacce mafiose per intimidire il governo o addirittura pilotate dallo stesso per giustificare quei provvedimenti che la mafia aspetta a ricompensa del proprio appoggio.</p>
<p>Per questo c’è un nesso decisivo tra la manifestazione del NO-B-DAY del 5 dicembre u.s. e la proposta di Claudio, lanciata subito dopo quella grande partecipazione di popolo, indirizzata non solo contro un unico uomo, ma contro un sistema di impunità politica che è la diretta responsabile dell’impunità mafiosa, che quell’uomo oggi rappresenta in modo tanto arrogante quanto esplicito.</p>
<p>L’individuazione di una responsabilità personale, seguito da un puntuale quanto sospetto attentato contro di lui – anche questo nell’ottica delle minacce mirate? Forse un giorno lo sapremo &#8211;  ha dato modo a quest’uomo, detentore del controllo quasi totale dei mass media, di indossare i panni della vittima e, quindi, in sostanza di annullare l’effetto trainante di quell’enorme corteo di dissenso e quindi di rallentare anche l’esigenza della proposta di Claudio.</p>
<p>E’ evidente che i fatti degli ultimi giorni tanto bene descritti nell’articolo di Claudio, tra i quali non va dimenticata l’arrogante dimostrazione di capacità di pilotaggio di quel sentimento di odio verso gli immigrati, tanto caro al Governo, ostentata dai capibastone della ‘ndrangheta calabrese, attraverso la quale hanno colto anche l’obiettivo di fare un favore alla Lega, permettendo al Ministro dell’Interno, il super leghista Maroni, di fare sfoggio di tolleranza zero verso gli immigrati cacciandoli da Rosarno e probabilmente anche dall’Italia. Alla faccia della Lega, ultimo baluardo del Nord operoso contro il Sud mafioso.</p>
<p>Il messaggio è chiaro, chi si ribella ad una condizione di sottomissione è punito o direttamente dalla Mafia o dal Governo e questo vale anche per quelle associazioni che con tanto coraggio hanno rilevato i beni della mafia per farne delle cooperative di attività produttive legali e che usano quegli spazi per diffondere un messaggio di speranza ai giovani fatto di lavoro e dignità umana, contro chi predica la scorciatoia del guadagno facile di attività criminali.</p>
<p>Così dovremo essere proprio tanti, tanti che Reggio Calabria e l’intero Meridione non potrà non vederci, non vedere che esiste un popolo del NO-MAFIA-DAY  che non si lascia abbindolare dai trucchetti, che ha capito benissimo la posta in gioco.</p>
<p>Ma per ridare una speranza e aiutare al risveglio civico il popolo del Meridione non basterà una  manifestazione, per quanto bella, grande e forte essa sia, accanto a questa dovremmo proporre e praticare lotte concrete che durino nel tempo.</p>
<p>Penso, ad esempio, che dovremmo iniziare una campagna di occupazione dei beni sottratti alla mafia, che le nostre bandiere &#8211; come durante le occupazioni delle terre sventolavano sulle proprietà dei latifondisti e su Portella della Ginestra &#8211; dovrebbero sventolare, insieme a quelle delle cooperative del lavoro onesto, su quelle proprietà illecite, che un governo e un parlamento collusi, si apprestano attraverso la finanziaria del 2010 a restituire alle associazioni criminali.</p>
<p>Dovremo imparare a costruire le nuove legalità di chi si batte per la giustizia contro l’ingiustizia del lavoro negato e della vita sottratta a chi rivendica diritti civili e sociali.</p>
<p>Franco Moretti SEL Roma-XV Municipio</p>
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		<title>Rosarno, una battaglia per liberarci dalla mafia</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 05:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da molti anni i cittadini rosarnesi soffrono sulla propria pelle la presenza violenta e sanguinaria della ’ndrangheta.  I numerosi omicidi, i ferimenti, le prepotenze, le  estorsioni  sono l’opera criminale e funesta  della ‘ndrangheta .  Da quindici, venti anni queste violenze si abbattono in forme ancora più gravi sugli ultimi arrivati, le donne e gli uomini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da molti anni i cittadini rosarnesi soffrono sulla propria pelle la presenza violenta e sanguinaria della ’ndrangheta.  I numerosi omicidi, i ferimenti, le prepotenze, le  estorsioni  sono l’opera criminale e funesta  della ‘ndrangheta . <span id="more-2507"></span> Da quindici, venti anni queste violenze si abbattono in forme ancora più gravi sugli ultimi arrivati, le donne e gli uomini scappati dai loro paesi per sfuggire alla fame, alle guerre, alle torture di regimi corrotti e liberticidi : i migranti. Sono in grandissima parte giovani che, per salari di fame offrono le loro braccia, i loro saperi, la loro generosità alle persone in difficoltà, alla vita cittadina ed alla sua economia. In particolare all’economia  agrumicola, che fino agli anni ’60 dava redditi decorosi ai piccoli e medi proprietari che sono i soggetti sociali prevalenti sul territorio.</p>
<p>Nei primi anni ’70 iniziò il cambiamento ed il decadimento economico per concomitanti fattori. La caduta del prezzo del prodotto per l’ingresso nel mercato europeo di arance di altre nazioni del bacino del Mediterraneo ; le politiche governative ed europee  che, invece di aiutare i contadini a trasformare e migliorare il prodotto, produssero meccanismi perversi che incentivarono  le truffe;  e, soprattutto, l’allontanamento violento di  quei  corretti commercianti che ad ogni inizio di annata agrumaria arrivavano nelle campagne e compravano gli agrumi a prezzo di mercato, conveniente e remunerativo per gli agricoltori. Con intimidazioni e minacce, li allontanò la ‘ndrangheta per rimanere unica acquirente ed imporre un prezzo sempre più basso al produttore. E nel corso degli anni si è impossessata di tutta la filiera agricola. Dalle campagne , ai trasporti, alla mercati. Impone il prezzo basso ai coltivatori, il sottosalario ai braccianti, il prezzo alto ai consumatori: deruba tutti.</p>
<p>Questi introiti si aggiungono agli altri molto più ricchi e vantagiosi : traffico delle droghe, delle armi, attività industriali e commerciali, appalti e cantieri pubblici , estorsioni, etc. Essa sa che per continuare ad arricchirsi deve mantenere integro il suo imperio su tutto il territorio, imponendolo con la violenza, il terrore ed il silenzio impaurito dei colpiti. L’anno scorso questa trama è stata spezzata. L’hanno spezzata  i più poveri, i migranti africani. Quando due giovani furono feriti da colpi di pistola, i neri in massa si sono recati a denunciare e collaborare con le forze dell’ordine, determinando il conseguente arresto dei presunti colpevoli.</p>
<p>Un episodio esemplare per quanti vogliono seriamente liberarsi dall’oppressione mafiosa. Così fu interpretato da quanti proponemmo alla Commissione Straordinaria che amministra il comune di attribuire il ‘Premio Giuseppe Valarioti’ ai migranti africani ed Antonello Mangano che volle dare al suo libro il titolo : ‘Gli Africani salveranno Rosarno’  E così lo intese anche la ‘ndrangheta : un esempio pericoloso per il suo controllo del territorio. Le persone vessate se si uniscono possono battere i prepotenti ed i violenti.  La ‘ndrangheta non ha digerito l’episodio,  l’ha messo nella sua  memoria ed ha utilizzato l’occasione opportuna per vendicare la sconfitta dell’anno scorso, per chiudere e vincere la partita, così dimostrando a tutti che nessuno può opporsi ad essa, senza subire violenta rappresaglia.</p>
<p>Ecco i fatti come emergono dai resoconti giornalistici. Giovedì due neri colpiti con arma da fuoco nei pressi di due diversi  luoghi ad altissima concentrazione di migranti e , come ha scritto qualche giornale anche beffeggiati. La contemporanea  diffusione della falsa notizia che erano stati uccisi altri quattro ( ne parla il funzionario di polizia Enzo Letizia su l&#8217;Unità di domenica 10 gennaio) ha scatenato la violenta reazione che ha danneggiato e terrorizzato soprattutto persone pulite ed oneste, che spesso hanno partecipato anche alla costruzione di momenti e fatti di solidarietà , accoglienza, integrazione con i migranti. Ciò ha permesso a gruppi di delinquenti di inserirsi nella protesta della popolazione onesta danneggiata ed impaurita, per strumentalizzarla ed aprire la caccia violenta ai neri e la cacciata dei neri africani. Fatto altamente significativo: non di tutti i migranti, ma solo dei neri , quelli che alla ‘ndrangheta si sono ribellati.</p>
<p>Bisogna lavorare affinché i gravissimi criminali episodi di rappresaglia sui più poveri ed umili della terra che hanno  indignato l’Italia ed il mondo  civile,  aprano  gli occhi  anche  ai  cittadini onesti di Rosarno che sono la stragrande maggioranza della popolazione. Per raggiungere questo risultato non bisogna nascondersi dietro un dito.</p>
<p>La rappresaglia e la cacciata dei migranti neri hanno macchiato pesantemente l’immagine del paese ed  aperto una ferita profonda e dolorosissima  Per molti anni, senza alcuno aiuto dei governanti nazionali e regionali, generosi cittadini, associazioni di volontariato,  comunità religiose,  amministratori si sono fatti carico di tenere presenti e vivi , nella difficile e degradata e pericolosa situazione del paese,i sentimenti della umana fratellanza fra comunità di diversa condizione, storia e cultura.</p>
<p>Un lavoro che sembra essersi disperso, con il pericolo di un gravissimo arretramento culturale e civile. Rinverdendo una grande, nobile storia di lotte sociali e civili e di solidarietà umana, oggi le donne e gli uomini puliti e generosi che a Rosarno sono presenti e vitali, qualunque sia il loro pensiero politico, devono caricarsi del gravoso compito di risanare la ferita ed il rapporto con i migranti e combattere assieme a loro la battaglia per liberare tutta la popolazione dalla violenza mafiosa.</p>
<p>Giuseppe Lavorato</p>
<p>Già sindaco di Rosarno</p>
<p>Sinistra  Ecologia  Libertà</p>
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		<title>Troppa (in)tolleranza e nessun diritto. Appello contro il razzismo e lo sfruttamento.</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 05:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di seguito riportiamo l&#8217;appello redatto dalle comunità migranti e associazioni antirazziste di Roma, cui Sinistra Ecologia Libertà ha aderito ed è parte attiva nelle iniziative. SEL sarà presente martedì 19 gennaio alle ore 16 in Piazza Santi Apostoli sotto la prefettura per manifestare contro il razzismo, contro le mafie e lo sfruttamento e portare al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di seguito riportiamo l&#8217;appello redatto dalle comunità migranti e associazioni antirazziste di Roma, cui Sinistra Ecologia Libertà ha aderito ed è parte attiva nelle iniziative. <strong>SEL sarà presente martedì 19 gennaio alle ore 16 in Piazza Santi Apostoli sotto la prefettura per manifestare contro il razzismo, contro le mafie e lo sfruttamento e portare al governo una proposta diversa da quella dell&#8217;intolleranza e delle espulsioni di massa.</strong></em><span id="more-2502"></span><strong></strong></p>
<p><strong>troppa (in)tolleranza e nessun diritto<br />
CONTRO IL RAZZISMO E LO SFRUTTAMENTO<br />
</strong><br />
con i migranti di Rosarno, contro la Bossi-Fini e contro Maroni &#8211; Esplode una tragedia annunciata a Rosarno, uno dei ghetti del profondo Sud d’Italia, una delle zone grigie senza diritti del Paese. Migliaia di migranti sfruttati nei campi, ridotti in schiavitù e infine perseguitati e deportati. È una tragedia annunciata perché si ripete, dopo la rivolta di Castelvolturno, una rivolta provocata dall’odio razzista. Abbiamo assistito agli spari sugli africani che provano ad affermare i propri diritti più elementari. A Rosarno negli ultimi dieci anni la situazione è peggiorata, nell’assenza quasi totale delle istituzioni locali e nazionali, mentre le denunce delle associazioni, dei movimenti, dei rosarnesi e calabresi sensibili sono state ignorate.</p>
<p>- Ma quello che è accaduto sulla Piana di Gioia Tauro è soltanto l&#8217;ennesimo segnale del disagio profondo dei cittadini immigrati in Italia. A pochi mesi dall’approvazione del Pacchetto sicurezza, si determina sempre più concretamente un contesto sociale dove i più deboli, gli invisibili sono merce da sfruttare. Sono le politiche securitarie del governo a determinare la clandestinità di centinaia di migliaia di persone, alimentando il lavoro nero nei campi, nei cantieri nelle fabbriche, in tutto il Paese.</p>
<p>- Ciò è ancor più vero nel Sud del Paese. In Campania, in Sicilia, in Puglia e in Calabria l’economia agricola si basa essenzialmente sulla manodopera straniera a basso costo. Ed è lì che si negano i diritti più elementari: lavorano e vivono come fantasmi, senza vie di fuga. Seguono le rotte stagionali dei campi che vanno dal Tavoliere a Castel Volturno, da Sibari a Rosarno fino a Cassibile, lavorando per pochi spiccioli e vivendo in condizioni inaccettabili.</p>
<p>- Ed è qui che si inserisce la questione mafiosa. Sono le mafie a gestire i traffici di esseri umani, sono le mafie a controllare le campagne. Lo dicono le tante inchieste che colpiscono la manovalanza criminale, senza però individuare il livello superiore. Nel Sud del Paese, le politiche securitarie giocano a favore delle organizzazioni mafiose: un salto indietro di oltre 60 anni, quando il caporalato era la forma tipica di organizzazione del lavoro agricolo.</p>
<p>- Sono gravi e non possono passare sotto silenzio le parole pronunciate dal commissario prefettizio di Rosarno, che è Comune sciolto per mafia: la rivolta come diversivo voluto dalla ‘ndrangheta per distogliere l’attenzione da Reggio Calabria, dopo l’allarme bomba in procura. Parole ancora più gravi quelle di Maroni, che invoca il pugno duro contro i clandestini mentre è in corso la “caccia al nero” a colpi di fucile. Si profila in questo modo un vero e proprio “modello Rosarno”, uno schema di deportazione brutale delle tante aree di degrado e sfruttamento che ha già avuto un precedente a San Nicola Varco. E che adesso il governo intende applicare a tappeto.</p>
<p>Per questi motivi siamo solidali coi migranti di Rosarno e con tutti coloro nel nostro Paese non ricevono un’accoglienza dignitosa e a cui non sono garantiti i diritti elementari:<br />
PER I DIRITTI E LA DIGNITA’<br />
RIBELLARSI E’ GIUSTO</p>
<p>- Il caso Rosarno è dunque un caso nazionale. Perché è un prodotto delle politiche sulla sicurezza e un episodio del generale clima di intolleranza che si respira in Italia, perché è un caso umanitario, perché è un episodio dello sfruttamento comune nelle campagne del Sud, perché è un prodotto della questione meridionale, perché si interseca con la questione mafiosa, perché occorre ripristinare l’agibilità politica e democratica in Calabria.</p>
<p>- Ci appelliamo alla società civile rosarnese, a quelle fasce di disagio sociale che vengono sottomesse dal governo clientelarmafioso del territorio, affinché riconoscano nei lavoratori immigrati un alleato nella lotta per il riscatto da questo sistema soffocante. La solidarietà verticale che si è espressa a Rosarno è tipica: con la crisi, è utile a padronato e governo indirizzare il disagio sociale contro l’anello più debole in una guerra tra poveri che impedisce di riconoscersi come ugualmente sfruttati. Per questo è importante capire che la lotta per la regolarizzazione dei lavoratori immigrati è la stessa lotta di tutti i lavoratori italiani costretti al lavoro nero e alla crescente precarietà sociale.</p>
<p>-E’ importante dunque sostenere una mobilitazione nazionale, che coinvolga le associazioni e i partiti, i sindacati e le organizzazioni di massa, le realtà territoriali, la chiesa, i movimenti, i cittadini e le cittadine che dicono no al razzismo. Costruiamo una rete nazionale di solidarietà che supporti gli africani prima sfruttati e poi deportati. E mobilitiamoci sui territori, per costruire un movimento capace di dare un segnale forte sul caso Rosarno, radicare il dissenso, progettare l’accoglienza.</p>
<p>- Se di regole c’è bisogno, si tratta di leggi che tutelino i diritti dei migranti, contro il lavoro nero, e politiche di accoglienza degne di questo nome. Per questo motivo chiediamo la concessione del permesso di soggiorno a tutti i migranti di Rosarno. Lanciamo una vertenza per la regolarizzazione degli stranieri che lavorano in agricoltura. E chiediamo una sanatoria generalizzata che salvaguardi la vita di migliaia di cittadini sfruttati e soggiogati dalle mafie che gestiscono la compravendita di forza lavoro.</p>
<p>- Dopo la protesta e il corteo del 9 gennaio, dopo il sit-in con le arance insanguinate del 12 gennaio al Senato, dopo le tante iniziative che si sono svolte nel Paese, la mobilitazione non si ferma, ma cresce.</p>
<p><strong>- Il 19 gennaio a Roma, a Caserta e in tante altre città italiane si terranno dei presidi sotto le prefetture, per far sentire la nostra voce portare al governo le nostre proposte.<br />
A ROMA APPUNTAMENTO SOTTO LA PREFETTURA IN P.ZZA SANTI APOSTOLI ALLE ORE 16.00</strong></p>
<p>- 24 gennaio a Roma l’assemblea nazionale sulle migrazioni, che segue alla grande iniziativa del 17 ottobre, Via De Lollis, n. 6 Roma (vicino Metro Termini).</p>
<p>comunità migranti e associazioni antirazziste di Roma</p>
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		<title>Rosarno: SEL partecipa a iniziativa &#8220;Arance insanguinate&#8221; davanti a Senato</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 10:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma, 12 gennaio 2009 &#8220;Questo pomeriggio Sinistra Ecologia e Libertà parteciperà all&#8217;iniziativa, organizzata dalle associazioni antirazziste e dalle comunità migranti in solidarietà con i migranti di Rosarno, che si terrà alle 16:30 a Roma in Piazza Navona davanti al Senato, in contemporanea all&#8217;audizione del Ministro Maroni. Durante l&#8217;iniziativa verranno distribuite delle arance &#8220;insanguinate&#8221;: le arance [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 12 gennaio 2009</p>
<p>&#8220;Questo pomeriggio Sinistra Ecologia e Libertà parteciperà all&#8217;iniziativa, organizzata dalle associazioni antirazziste e dalle comunità migranti in solidarietà con i migranti di Rosarno, che si terrà alle 16:30 a Roma in Piazza Navona davanti al Senato, in contemporanea all&#8217;audizione del Ministro Maroni. Durante l&#8217;iniziativa verranno distribuite delle arance &#8220;insanguinate&#8221;: le arance di Rosarno, che narrano la storia di quei migranti considerati dalla malavita merce da sfruttare, una comunità di invisibili cui è stato sottratto il diritto alla vita. Vi è il bisogno di raccontare, sfatando anche un&#8217;opinione pubblica che troppe volte strumentalizza o riduce a stereotipi la rivendicazione di persone che denunciano la loro condizione di schiavitù, che Rosarno è solo la punta di un iceberg di una gomorra infernale che attraversa tutto il nostro Paese e che he riguarda la politica, le istituzioni, la malavita, pezzi interi di società italiana&#8221;.</p>
<p>&#8220;Chiediamo al governo di non cadere nella demagogia delle operazioni simboliche e inefficaci, come le inumane espulsioni di massa, ma di attuare un&#8217;azione concreta che investa la complessità del problema, che si può risolvere solo con il coinvolgimento di tutte le forze democratiche del Paese, con la lotta senza quartiere al lavoro nero e alle mafie, con misure che fronteggino lo sfruttamento nei campi agricoli, con il permesso di soggiorno per coloro che vengono sfruttati e ridotti in schiavitù, con un piano concreto di accoglienza&#8221;.</p>
<p>Lo afferma in una nota Marco Furfaro del coordinamento nazionale Sinistra Ecologia e Libertà.</p>
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		<title>Rosarno, una stagione all&#8217;inferno</title>
		<link>http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/rosarno-una-stagione-allinferno/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 09:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Rosarno: uno degli ultimi lembi di Calabria, nella Piana di Gioia Tauro, dove ci sono gli oliveti basiliani tra i più antichi d’Italia, a due passi dal più grande porto per transhipment del Mediterraneo. Rosarno, un luogo segnato dalla ‘ndrangheta e un comune sciolto per mafia. Rosarno, dove come in un girone dantesco trova(va) abitualmente asilo una moltitudine d’invisibili, di migranti stagionali.<span id="more-2323"></span>Giovani, uomini per lo più, solo poche le donne; giovani, tra i 20 e i 30 anni, non tutti e non solo irregolari, clandestini da respingimenti, come vorrebbe l’On. Ministro Maroni, verso i quali-  a suo dire – si sarebbe manifestata sinora eccessiva tolleranza…. Arrivano dai Sud del mondo, ogni anno, lavorano qualche mese alla raccolta degli agrumi e delle olive, poi vanno via, a metà febbraio, per spostarsi in Puglia per la raccolta del pomodoro. Vivono in un melting pot di condizioni precarie: in quei non-luoghi che sono le ex fabbriche, senza luce, acqua, riscaldamento, finanche senza un tetto, con bagni chimici che non vengono svuotati per giorni e interi giorni&#8230; Sono africani: ivoriani, ghanesi, marocchini, nigeriani&#8230; Vivono in un territorio segnato da famiglie il cui cognome è impresso in rossoenero nella storia della Calabria, dove oggi nel ridisegno strategico delle ‘ndrine, sono anche e soprattutto le donne a comandare… Lavorano per 25 euro al giorno (trasporto ai campi escluso, escluso l’acquisto di stivali e guanti necessari alla raccolta, ovviamente escluso quello che devono ai caporali…). Malgrado questo, nel corso di questi anni, questi invisibili hanno avuto il coraggio di diventare simbolo di battaglie di libertà e dignità; quello stesso coraggio che troppo spesso è mancato a chi quei territori abita da sempre. E così hanno denunciato abusi, aggressioni, ritorsioni, episodi di violenze solo apparentemente gratuite. Una umanità ferita e umiliata dagl’interessi della criminalità organizzata e non… Esseri umani, paradossalmente schiavizzati e criminalizzati.</p>
<p>A volerla dire con Rimbaud, una Stagione all’Inferno, da dissoluzione del mondo del lavoro nero.</p>
<p>Si è come rotta, a Rosarno, la sentimentalità dei luoghi tra neri e popolazioni locali, in una Regione – la Calabria &#8211; dove pure – come a Riace – s’è fatta società locale da politiche virtuose d’accoglienza dell’Altro. A Riace, dove la forma meticciata e l’interculturalità si sono trasformate in ricchezza. Si è come infranto l’equilibrio, in verità in quel luogo spesso assai precario, lo stato di convivenza tra popolazioni locali e  migranti. E si sono vedute scene d’una guerriglia urbana, che ha superato in concorrenza  le bidonvilles parigine di qualche tempo fa.</p>
<p>Sono più di dieci anni che i migranti lavorano nella Piana, anche e soprattutto per la criminalità organizzata… E sono tollerati finché provvedono alla raccolta delle arance o delle olive, gestita per lo più dalle organizzazioni criminali. Pare strano che i problemi si siano verificati solo alla fine del periodo della raccolta, quando magari chi, tra i più fragili, ha protestato per avere la propria paga è stato aggredito… Pare strano, anche considerato che forse sta cambiando, e sicuramente cambierà a partire dai fatti di Rosarno, la geografia della manodopera da lavoro nero. E in Calabria i caporali iniziano a prediligere manovalanza d’altra etnia, magari rumena…</p>
<p>Certo, questa vicenda di clandestinità, d’illegalità diffusa, di mancanza di diritti è anche e soprattutto il risultato d’una legge razzista, la Bossi-Fini, che sinora ha creato solo barbarie. Ma dovremmo interrogarci anche su quella parte di noi che la barbarie l’ha praticata, girando armata per le strade di Rosarno, dando la caccia sfrenata all’Altro…. Ben sapendo che fortunatamente c’è una Calabria differente, come quella dei compagni di Cosenza, che in visita ai migranti feriti, in ospedale, portando abiti e dolci s’accompagnavano con un cartello: “L’altra Calabria vi abbraccia”.</p>
<p>Oggi a Rosarno di neri quasi non ce ne sono più….Li hanno <em>de</em>-portati, per una nuova forma d’esodo, nei CPA a Crotone, Bari, Foggia, chissà….</p>
<p>Li ho visti passare, stanotte, stipati negli autobus. Dai vetri filtravano sguardi impauriti e  umidi, e non per la pioggia che correva forte… Erano scortati dalle auto della Polizia, a Cosenza, che pure è città aperta e tollerante, che sin dalle sue origini ha praticato l’accoglienza dell’Altro, come fu per quel re barbaro d’Alarico.</p>
<p>Che, a volerla dire tutta, qui si sarebbe potuto mandare qualche segnale reale in più: che qui è soprattutto mancata la sensibilità e la generosità istituzionale, da prossimità sociale e solidale…</p>
<p>Sono andati via….Sperando che con loro non s’involi la speranza di costruzione di un’Altra Calabria possibile, che pure i neri di Rosarno hanno rappresentato. Nella consapevolezza che molto dipenderà da noi: dalla nostra volontà di non dimenticare quello che in sole 48 ore è successo, in quel lembo di Calabria.</p>
<p>E molto dipenderà dalla nostra capacità di farne una questione nazionale, di Rosarno. Iniziando a porci delle domande, tante. A partire da quelle arance, che spesso sono sulle nostre tavole, che arrivano sui mercati da comunità globale. Su chi, e come le raccoglie quelle nostre arance… Arance amare! Che per Coldiretti nel passaggio dai campi alle nostre tavole il prezzo s’impenna e aumenta del 474%&#8230;.</p>
<p>Spendendosi, collettivamente, per altre forme di percezione e <em>sim</em>-patia dell’Altro.</p>
<p>Eva Catizone</p>
<p>Coordinamento Nazionale SeL</p>
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