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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; nucleare</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Dal nucleare alla Tav: un modello di sviluppo in piena crisi</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 07:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Ad oggi non sappiamo ancora quali siano le dimensioni effettive dell’incidente presso il sito nucleare di Marcoule. Le autorità francesi hanno prodotto ampie rassicurazioni minimizzando la portata dell’esplosione avvenuta. Liguria e Piemonte sono le regioni italiane confinanti. Torino dista solo 250 km circa in linea d’aria. Il governo della regione Piemonte sembra vittima della legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad oggi non sappiamo ancora quali siano le dimensioni effettive dell’incidente presso il sito nucleare di Marcoule. Le autorità francesi hanno prodotto ampie rassicurazioni minimizzando la portata dell’esplosione avvenuta.<span id="more-30924"></span></p>
<p>Liguria e Piemonte sono le regioni italiane confinanti. Torino dista solo 250 km circa in linea d’aria.</p>
<p>Il governo della regione Piemonte sembra vittima della legge del contrappasso: è stato da sempre nuclearista convinto, mantenendo questa opzione anche dopo il disastro della centrale giapponese.</p>
<p>Nel mese di giugno dell’altr’anno, a poche settimane dal suo insediamento, Roberto Cota decide infatti di ritirare il ricorso alla Corte Costituzionale presentato dalla precedente giunta Bresso contro la legge che dava facoltà al governo di individuare il sito per una centrale nucleare, anche contro il parere delle regioni.</p>
<p>All’inizio di quest’anno la Corte dà ragione a Puglia, Toscana e Emilia Romagna, che hanno invece mantenuto il ricorso. E’ la prima crepa nel percorso nuclearista della giunta Cota.</p>
<p>Segue la tragedia giapponese, che orienta sensibilmente  l’opinione pubblica, tanto che il governo nazionale  è intervenuto stabilendo la moratoria di un anno sulle decisioni in merito.</p>
<p>La giunta regionale contemporaneamente inizia a dichiarare sui media che il Piemonte non sarebbe risultato sito idoneo. E alla nostra question time in Consiglio Regionale,  che chiedeva un pronunciamento formale, che potesse andare oltre l’ambiguità delle dichiarazioni rilasciate, l’assessore  competente chiariva che non vi era alcun passo indietro da parte della giunta regionale. Anzi nessuna chiusura sul nucleare: la dichiarazione di presunta <strong>non idoneità del Piemonte</strong><strong> </strong>era giustificata col fatto che non si conoscevano i nuovi parametri tecnici per i siti delle centrali.</p>
<p>Fortunatamente è intervenuto l’esito referendario a salvare i piemontesi dalle velleità nucleariste di Cota e della sua giunta, che si trovano anche a trattare più dell’80% delle scorie nucleari presenti nel nostro Paese. Rispetto ad esse abbiamo più volte richiesto trasparenza nella gestione, a partire dal passaggio sul nostro territorio dei convogli che le trasportano.</p>
<p>Ora l’incidente francese mette  ancor di più il Piemonte di fronte alle scelte del tutto errate del suo governo regionale e nazionale sul fronte energetico.</p>
<p>Alla notizia dello scoppio, abbiamo prontamente richiesto di riferire in Consiglio Regionale sul monitoraggio della radioattività.</p>
<p>E  seguono però naturalmente due considerazioni. La prima è che sarebbe giunto il momento di investire seriamente sulle energie alternative.</p>
<p>La seconda è che il modello di sviluppo promosso da questa giunta vede con il nucleare fallire miseramente uno dei suoi cardini.</p>
<p>Sarebbe allora ora di adottare un approccio critico anche di fronte ad un altro pilastro di questo modello: la TAV, la linea ferroviaria Torino-Lione, sostenuta con lo stesso accanimento ideologico.</p>
<p>Su La Stampa di domenica venivano riportati alcuni dati sui pendolari verso le grandi città: 500 mila a Milano, 290 mila a Roma, 249 mila a Napoli 242 mila a Torino. Condizioni di viaggio in genere pessime. Questa è la priorità da affrontare nelle politiche sui trasporti, anche per il Piemonte, all’interno di un piano trasportistico nazionale, ad ora inesistente. Molto concreti sono invece i tagli della manovra finanziaria destinati a distruggere il trasporto pubblico locale.</p>
<p>Sarebbe ora di discutere di questi temi lasciando da parte quella che è diventata l’ideologia pro Tav.</p>
<p>Monica Cerutti</p>
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		<title>Esplosioni di quorum</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 12:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha vinto l&#8217;Italia migliore. Ha vinto l&#8217;Italia che guarda al futuro, quella del senso civico, non rassegnata, quella che non si fa condizionare da un dibattito politico avvitato su se stesso, falsato, irreggimentato, a tratti persino arrogante. Hanno vinto i cittadini e le cittadine che si sono recate in massa a votare, contro ogni pronostico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha vinto l&#8217;Italia migliore. Ha vinto l&#8217;<strong>Italia che guarda al futuro</strong>, quella del senso civico, non rassegnata, quella che non si fa condizionare da un dibattito politico avvitato su se stesso, falsato, irreggimentato, a tratti persino arrogante. Hanno vinto i cittadini e le cittadine che si sono recate in massa a votare, contro ogni pronostico. E&#8217; l&#8217;Italia che vuole cambiare, che forse è già cambiata, che vuole decidere il presente e il futuro per conto proprio.<span id="more-27562"></span></p>
<p>Ha vinto l&#8217;<strong>Italia che abbraccia la vita</strong>, per cui l&#8217;acqua è un bene prezioso, che manda a dire che non c&#8217;è mercato quando si parla di bisogni primari, di beni comuni. L&#8217;Italia che si interroga su quei bambini, un milione e mezzo, che muoiono ogni anno per il mancato accesso ai servizi idrici e che vuole rispondere collettivamente. I problemi del mondo sono problemi nostri.</p>
<p>Ha vinto l&#8217;Italia che si guarda intorno e scopre un<strong> Paese bellissimo</strong>, che si domanda perché sia possibile costruire un sistema energetico basato sulle energie rinnovabili a pochi passi da noi, nelle lande tedesche, e non tra i borghi di casa nostra. Non ci saranno brutte e grigie centrali intorno a noi negli anni a venire, ma solo il profumo del futuro.</p>
<p>Ha vinto l&#8217;Italia che rabbrivisce per tutti quei ragazzi e quelle ragazze che non hanno avuto né giustizia né un processo e mai ce l&#8217;avranno. Per chi muore ogni giorno nelle carceri, per chi giustiza non ce l&#8217;avrà mai. Ha vinto l&#8217;Italia per cui la legge è uguale per tutti. <strong>Per tutelare innanzitutto gli ultimi</strong>, non per mettere in galera i potenti.</p>
<p>Hanno vinto i cittadini, che ancora prima dei partiti, hanno promosso i referendum, raccolto milioni di firme, fatto una campagna capillare <strong>senza fermarsi mai</strong>.</p>
<p>Hanno vinto coloro che hanno votato “no”, che credono ancora nell&#8217;importanza di esprimere la propria opinione con un voto, mettendo la scheda nell&#8217;urna e <strong>decidendo</strong> di testa propria cosa era giusto o meno fare.</p>
<p>Ha vinto un&#8217;Italia che a troppi, nei partiti, era sconosciuta. L&#8217;Italia che ha animato le piazze e le strade del Paese in questi mesi. Gli studenti e la loro rabbia giovane, le donne e la voglia di partecipazione, i lavoratori e la dignità di chi non cede ai potenti, i giovani e il loro protagonismo ritrovato.</p>
<p>Da oggi tutto è possibile. <strong>Niente sarà più come prima</strong>.</p>
<p>Marco Furfaro</p>
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		<title>Il referendum e l&#8217;Italia che verrà</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 15:22:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domenica e lunedì si vota per i referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento. Domenica scorsa, in un’intervista all’Unità, il presidente della Toscana Enrico Rossi (qui il testo) ha detto che, quasi quasi, nei 4 quesiti ci sono le basi per un prossimo programma di governo di centrosinistra: nuovo modello di sviluppo, beni comuni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica e lunedì si vota per i referendum su acqua pubblica,  nucleare e legittimo impedimento. Domenica scorsa, in un’intervista  all’Unità, il presidente della Toscana Enrico Rossi (<a href="http://www.unita.it/italia/intervista-a-enrico-rossi-ora-i-referendum-poi-ricambio-e-programma-i-di-pietro-spataro-i-1.300581">qui il testo</a>)  ha detto che, quasi quasi, nei 4 quesiti ci sono le basi per un  prossimo programma di governo di centrosinistra: nuovo modello di  sviluppo, beni comuni, la legge è uguale per tutti. Certo, ci sono altri  punti da sviluppare e quella di Rossi è più che altro una provocazione  culturale. Vediamo di cosa si parla nei quesiti ma vediamo anche come le  idee che gli stanno dietro sono le più realistiche in circolazione.<span id="more-27418"></span></p>
<p>1. <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Per-cambiare.-Appello-per-i-referendum-8312">L’appello per i referendum</a> spiega molto bene il nocciolo dei quesiti. Per esempio: “Il nucleare è  un cattivo affare: costa troppo, quasi tutti i paesi lo stanno  abbandonando e in Italia le centrali non entrerebbero in funzione che  tra quindici anni.” <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Quanto-ci-costa-davvero-il-nucleare-3923">Sbilanciamoci aveva calcolato i costi già tempo fa</a>:  basti pensare che servono molti anni per costruire una centrale che  funzionerà per 40 anni e che ne richiederà 50 per essere smantellata. Il  “decommissioning” (appunto, lo smantellamento di una vecchia centrale)  dei 4 impianti italiani che si decise di chiudere con il referendum del  1987 ci costa ogni anno l’1% della nostra bolletta elettrica. E nessuno,  in realtà, sa bene oggi come completare l’operazione di smantellamento,  stoccaggio e conservazione delle scorie.</p>
<p>2. La Germania di Angela Merkel (capo di governo non certo  estremista) ha deciso di fermare le proprie centrali nucleari entro il  2022. Per il 2020 un terzo della sua energia proverrà da fonti  rinnovabili. Ma attenzione, perché il piano è addirittura più ambizioso:  entro il 2050 <em>tutta</em> l’energia tedesca proverrà da queste  fonti, con una riduzione della produzione di CO2 (anidride carbonica)  dell’80-85% rispetto ai livelli del 1990. Secondo un rapporto della  Umwelt Bundesamt (Agenzia Federale dell’ambiente) con le tecnologie  esistenti oggi si tratta di obiettivi ragionevoli. Il problema, dice il  presidente dell’Agenzia, è politico: bisogna lavorare seriamente sul  risparmio energetico convertendo anche gli edifici esistenti e poi  accettare un sistema dove il flusso di energia non proviene più da  alcuni grandi produttori ma da decine di migliaia di piccoli impianti,  anche casalinghi. Una bella rivoluzione, anche in termini di potere. In  questo articolo di <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Un-altra-energia-e-possibile-8574">Sbilanciamoci</a> il paragone tra il 5% di energia da rinnovabili dell’Italia e il 17%  della Germania, ma anche i grandi investimenti americani e, udite udite,  cinesi. Eh sì, la Cina non è solo salari bassi ma anche scuole che  preparano molto meglio delle nostre e grandi investimenti nelle  rinnovabili.</p>
<p>3. L’acqua, poi. “Qui i referendum sono due: uno sulla gestione  privata e l’altro sui profitti delle imprese – la legge prevede per i  gestori un rendimento non inferiore al 7%. La privatizzazione non  porterebbe a un miglioramento dell’efficienza, ma alla perdita del  controllo da parte delle comunità locali su una risorsa essenziale,  all’aumento dei profitti e del potere delle multinazionali dell’acqua,  al moltiplicarsi dei prezzi pagati dai cittadini.”<a href="http://italia2013.org/2011/03/09/acquedotto-pugliese-happy-end/"> Scrivemmo qui dell’esempio dell’acquedotto pugliese</a> (da solo fornisce acqua a quasi un italiano su <img src='http://www.sinistraecologialiberta.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> dove si decise di non privatizzare ma di avviare un piano coraggioso  fatto di abbattimento delle esternalizzazioni (gli appalti agli esterni,  molto spesso precarizzazioni mascherate) , riduzioni di organico,  aumento dei servizi, riduzione delle morosità.</p>
<p>4. Infine il legittimo impedimento: “Il governo ha introdotto il “legittimo impedimento” che <em>permette  al Presidente del Consiglio e ai Ministri di non comparire in udienza  penale per la durata della loro carica. È un segno dell’arbitrio del  potere politico e dell’“impunibilità” dei potenti. La Corte  costituzionale ne ha già abrogato le norme portanti; bocciando quel che  resta della legge, il referendum metterebbe fine alla legislazione “su  misura” fatta apposta per evitare che Silvio Berlusconi affronti i  processi in corso.” </em><a href="http://italia2013.org/2009/10/30/in-morte-di-stefano-cucchi/">Scrivemmo qui</a>,  dopo la morte di Stefano Cucchi, quali erano secondo noi i problemi  della giustizia in Italia. Chissà che da lunedì sera non ce ne si  cominci ad occupare sul serio.</p>
<p>Domenica e lunedì non si vota solo sul nucleare ma anche sul modello  di sviluppo e, in definitiva, sulla distribuzione del potere energetico  ed economico. Non si decide solo dell’acqua ma anche dei beni comuni: si  pensi solo al progetto di privatizzazione delle spiagge o a quella,  strisciante, dell’istruzione universitaria dove negli ultimi anni  (quando al governo c’è stata quasi solo la destra) sono crollati gli  iscritti alle facoltà pubbliche e sono aumentati quelli alle private.  Una vittoria dei sì (con il superamento del quorum) sarebbe anche una  bocciatura di tante politiche economiche che hanno condizionato la  nostra vita negli ultimi 30 anni, quasi sempre in peggio. Infine il  legittimo impedimento: non solo una bocciatura delle leggi ad personam  ma un’idea di democrazia dove chi governa è soggetto alla legge, non  “sciolto dalla legge”.</p>
<p>La novità, rispetto agli ultimi 30 anni, è che oggi le politiche dei  beni comuni, delle energie rinnovabili e della giustizia uguale per  tutti sono molto più realistiche di quelle della destra. E forse qui sta  la sfida per il programma del centrosinistra: essere allo stesso tempo  pragmatici e radicali.</p>
<p>Mattia Toaldo<br />
Italia2013</p>
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		<title>Tanta voglia di cambiare&#8230; con un coro di sì</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 15:21:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; un segnale: il pubblico in un anfiteatro che insorge in coro spontaneamente per far valere le ragioni del sì. Senza nulla di previsto o di organizzato. Si sono sentiti applausi e cori al Teatro Greco di Siracusa, che ospita le rappresentazioni classiche: uno spettatore ha sventolato una bandiera che invita a votare sì ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E&#8217; un segnale</strong>: il pubblico in un anfiteatro che insorge in coro spontaneamente per far valere le ragioni del sì. Senza nulla di previsto o di organizzato. Si sono sentiti applausi e cori al Teatro Greco di Siracusa, che ospita le rappresentazioni classiche: uno spettatore ha sventolato una bandiera che invita a votare sì ai referendum. <span id="more-27459"></span></p>
<p>L&#8217;episodio si è verificato subito prima dell&#8217;inizio di Andromaca, una delle due tragedie previste nel cartellone dell&#8217;ente teatrale Inda. Ma si sono vissuti momenti di tensione nell&#8217;antica cavea quando un responsabile della pubblica sicurezza ha tolto la bandiera allo spettatore, scatenando la reazione di gran parte del pubblico che, in coro, ha manifestato la volontà di recarsi alle urne e ha urlato &#8220;<strong>vergogna</strong>&#8221; a chi metteva il silenziatore alle ragioni pro-referendum, anche se in una sede dove nulla del genere era stato programmato. E&#8217; uno dei tanti piccoli segnali che i cittadini vogliono <strong>manifestare e dire la propria opinione</strong>.</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="330" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="config=http://www.youreporter.it/player/ext/config.xml.php?vkey=a72f3244a43e567c450ee0ff81a24b3b%26colors=youreporter%26size=normale" /><param name="src" value="http://static.youreporter.it/player/embed.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="330" src="http://static.youreporter.it/player/embed.swf" allowfullscreen="true" flashvars="config=http://www.youreporter.it/player/ext/config.xml.php?vkey=a72f3244a43e567c450ee0ff81a24b3b%26colors=youreporter%26size=normale"></embed></object></p>
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		<title>4 è il numero perfetto per i referendum</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 14:03:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nucleare ci sarà. E’ presto per sapere le motivazioni, ma mi sento di affermare che con questa decisione la Cassazione ha evitato una grave menomazione del pronunciamento referendario. Senza la possibilità di esprimersi sulle questioni energetiche il voto del 12 e 13 giugno sarebbe stato monco. Credo, infatti, che ci sia che il filo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nucleare ci sarà. E’ presto per sapere le motivazioni, ma mi sento di affermare che con <strong>questa decisione</strong> la Cassazione ha evitato una grave menomazione del pronunciamento referendario. Senza la <strong>possibilità di esprimersi</strong> sulle questioni energetiche il voto del 12 e 13 giugno sarebbe stato monco. Credo, infatti, che ci sia che il filo conduttore che accomuna questi referendum che, a prima vista, sembrano così <strong>eterogenei</strong>. <span id="more-27072"></span>E’ l’attenzione al <strong>bene comune</strong> e ai diritti di tutti: concetti  troppo spesso calpestati nell’era berlusconiana giunta ormai al <strong>capolinea</strong>. I cittadini sono chiamati ad esprimersi su come una<strong> società moderna</strong> deve tutelare alcuni diritti universali.</p>
<p>Per i quesiti <strong>sull’acqua</strong> il rapporto appare immediato. L’acqua è un bene<strong> vitale</strong>, il nostro corpo ne è composto per oltre il 60%; lo stesso concetto di vita, in tutte le sue forme, non può essere disgiunto dalla presenza di questo <strong>prezioso elemento</strong>. L’accento va posto prorprio sul termine <strong>pubblico</strong>, che non vuole dire solo proprietà delle fonti  ma, appunto, come rendere disponibile un servizio gestito dalle <strong>comunità locali </strong>in modo trasparente, adeguato ai bisogni e garantito a tutti. Insomma, si tratta di salvaguardare un <strong>diritto concreto ed esigibile</strong>.</p>
<p>Discorso <strong>meno diretto</strong> per il quesito sul legittimo impedimento. Qui si tratta di un <strong>diritto astratto</strong> ma non meno importante.  Si deve ripristinare in Italia, il principio costituzionale <strong>dell’uguaglianza dei cittadini</strong> di fronte alla legge, una <strong>garanzia</strong> per tutti che viene messa in discussione dal fatto che un individuo, o un gruppo di persone, possa <strong>chiamarsi fuori</strong> in nome del ruolo istituzionale che ricopre. Abolire questa anomalia serve a <strong>rafforzare</strong> un diritto di tutti e ad abolire un <strong>privilegio</strong>. Ancora una volta, si fa prevale l’interesse comune sugli interessi di pochi.</p>
<p>Ma è col <strong>nucleare</strong>, e per questo è importante che sia rimasta la possibilità di esprimersi su questo tema, che si chiude il ragionamento sui diritti, anche quelli delle <strong>generazioni a venire</strong>. Perché un tema che raramente emerge rispetto alla opzione nucleare è quello della <strong>rigidità</strong> della scelta atomica che non solo ipoteca le scelte dell’oggi ma, soprattutto, quelle del domani.</p>
<p>La questione nucleare è in qualche modo la <strong>metafora</strong> del berlusconismo: perseguire il proprio interesse senza curarsi di quello che accade agli altri. In questo caso, c’è chi è disposto ad un <strong>patto col diavolo</strong> per perseguire il mito della crescita, per aumentare i consumi, per continuare a sprecare energia. A chi vuole lucrare sulla costruzione delle centrali non interessa se ai nostri discendenti lasciamo in eredità una tecnologia assai <strong>pericolosa</strong> e un pianeta avvelenato dalle scorie radioattive.</p>
<p>Per garantire i <strong>diritti di tutti</strong>, anche di quelli che non sono ancora nati c’è solo una scelta possibile: rallentare i <strong>consumi </strong>di energia, ovvero diventare <strong>più efficienti</strong> e più attenti <strong>alla qualità</strong> dei consumi. In questo modo possiamo guadagnare tempo prezioso per aumentare le energie dal vento e dal sole e per investire risorse sulle nuove forme di energie rinnovabili, lasciando a chi viene dopo di noi<strong> la possibilità di scegliere</strong> quale futuro vorrà realizzare.</p>
<p>Dunque un <strong>referendum</strong> per dire <strong>SI</strong> ai diritti di tutti, ai beni comuni, e per sconfiggere chi pensa di gestire la cosa pubblica per i <strong>propri interessi privati</strong>. Un secondo schiaffo, dopo quello delle amministrative, è il modo di liberarsi, definitivamente, della cappa di piombo del  berlusconismo.</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
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		<title>Balle atomiche, parte seconda: sicurezza</title>
		<link>http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/balle-atomiche-parte-seconda-sicurezza/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 21:02:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel periodo immediatamente successivo all&#8217;incidente di Fukushima (marzo 2011), il discorso sulla presunta sicurezza delle centrali nucleari ha ricevuto molto meno spazio che in passato. Già oggi, però, nonostante l&#8217;incidente giapponese sia molto lontano dall&#8217;essere risolto, i sostenitori del nucleare e dell&#8217;astensione al referendum hanno ricominciato ad spacciare per vero l&#8217;assunto che gli incidenti avvenuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel periodo immediatamente successivo all&#8217;incidente di Fukushima (marzo 2011), il discorso sulla <strong>presunta sicurezza</strong> delle centrali nucleari ha ricevuto molto meno spazio che in passato. Già oggi, però, nonostante l&#8217;incidente giapponese sia molto lontano dall&#8217;essere risolto, i sostenitori del nucleare e dell&#8217;astensione al referendum hanno ricominciato ad spacciare per vero l&#8217;assunto che gli incidenti avvenuti siano pochissimi e sempre legati a luoghi dove gli standard di sicurezza e tecnologici sono in definitiva molto bassi.<span id="more-27251"></span></p>
<p><strong>I Fatti: </strong>partendo dal principio che il mero conteggio del numero di incidenti è chiaramente meno interessante di una analisi dell&#8217;impatto provocato dall&#8217;incidente (come dire che cento incidenti in centrali eoliche fanno meno danni -più facilmente gestibili e meno costosi- rispetto ad un unico incidente in una centrale nucleare), <strong>la quantità di incidenti nucleari è generalmente sottostimata</strong>.</p>
<p>Quella che segue è quindi una forma di esercizio di memoria: la lista di <span style="text-decoration: underline;">alcuni</span> tra gli incidenti più noti legati all&#8217;utilizzo della nucleare civile.</p>
<p>1952 – Chalk river, Canada – parziale fusione del nocciolo del reattore, con successiva fuoriuscita di liquido refrigerante contaminato, fatto confluire in una cava abbandonata.</p>
<p>1957 – Windscale, UK &#8211; combustione lenta della grafite del reattore con conseguente fuga di radioattività in forma di nube. La radioattività su Londra (distante 500 km dal reattore) giunge fino a 20 volte oltre il valore naturale.</p>
<p>1957 – Majak, ex-URSS &#8211; l&#8217;incidente interessa  un deposito di materiali radioattivi localizzato in un sito militare segreto. Rilascio di radioattività nell&#8217;ambiente.</p>
<p>1958 – Chalk River, Canada – incendio di parte del combustibile con contaminazione dell&#8217;interno del reattore.</p>
<p>1958 &#8211; Vinča, Yugoslavia – contaminazione radioattiva di parte del personale in seguito ad un guasto legato ai rilevatori di radiazioni.</p>
<p>1959 &#8211; Santa Susana Field Laboratory, California, USA – Fusione parziale del nocciolo in seguito ad una forte escursione di potenza: significative fughe di gas radioattivo.</p>
<p>1964 &#8211; Charlestown, Rhode Island, USA – Incidente che interessa la massa critica del reattore, generato da un errore di valutazione di un operatore, esposto ad una dose letale di radiazioni.</p>
<p>1966 &#8211; Monroe, Michigan, USA – Fusione parziale del nocciolo con contaminazione del vaso di contenimento.</p>
<p>1966-1967 (data esatta sconosciuta, luogo esatto sconosciuto). Perdita di potenza dell&#8217;impianto di raffreddamento, con conseguente probabile fusione del nocciolo del rompighiaccio sovietico <em>Lenin. </em>Livelli di contaminazione prodotti: sconosciuti; numero esatto di decessi nell&#8217;equipaggio: ignoto.</p>
<p>1967 &#8211; Dumfries e Galloway, UK – Incendio del combustibile con conseguente contaminazione interna al reattore.</p>
<p>1969 – Lucens, Svizzera &#8211; Un difetto consistente nel sistema di raffreddamento causa la fusione e l&#8217;esplosione del nocciolo, con conseguente massiccia contaminazione della caverna nella quale il reattore è costruito. Radiazioni all&#8217;esterno della caverna vengono evitate ma si è costretti a sigillare l&#8217;area e interdire l&#8217;accesso.</p>
<p>1975 &#8211;  Greifswald, ex Germania Est – Danni parziali al combustibile fissile generatisi in seguito ad una simulazione di condizioni di emergenza riguardanti l&#8217;impianto di raffreddamento.</p>
<p>1977 &#8211; Jaslovské Bohunice, ex- Cecoslovacchia – Danni al combustibile fissile con rilascio di radioattività nell&#8217;area della centrale.</p>
<p>1979 &#8211; Three Mile Island, Pennsylvania, USA. La fusione parziale del nocciolo causa un eccesso di vapori radioattivi che vengono rilasciati all&#8217;esterno dell&#8217;impianto. I gravissimi danni riportati rendono necessaria la chiusura dell&#8217;unità due, ad oggi -32 anni dopo- ancora sotto monitoraggio, in attesa delle future azioni di smantellamento.</p>
<p>1980 – Saint-Laurent-Nouan, Francia.  Fusione di un canale del carburante nel reattore con rilascio minimo di materiali nucleari.</p>
<p>1981 – Tsurunga, Giappone. Rilascio di materiale radioattivo nel Mar del Giappone.</p>
<p>1982 – Ontario, New York, USA. Una diminuzione del liquido refrigerante induce i tecnici a rilasciare in atmosfera una quantità di gas radioattivi per ridurre i rischi di esplosione del reattore.</p>
<p>1983 – Buenos Aires, Argentina. Durante un test, l&#8217;errore di un operatore comporta un aumento delle fissioni e di conseguenza l&#8217;esposizione a radiazioni letali all&#8217;interno dell&#8217;impianto.</p>
<p>1986 – Chernobyl, ex-URSS. Fusione completa del nocciolo con conseguente esplosione e scoperchiamento del reattore. La successiva fuga in aria di combustibile polverizzato e materiali altamente radioattivi causa una grave contaminazione ambientale che rende inabitabile per un tempo indefinito un&#8217;area di oltre 3000 km quadrati, influendo sul livello di radioattività naturale di buona parte dell&#8217;Europa. Circa 400000 persone vengono evacuate dalle aree maggiormente contaminate in Ucraina, Bielorussia e Russia. L&#8217;ONU accerta un bilancio di 65 morti nell&#8217;immediato, mentre stime a lungo termine variano a seconda delle analisi da 4000 a 100000 decessi causati in modo indiretto (tumori e leucemie su un arco di circa ottanta anni).</p>
<p>1986 &#8211;  Hamm-Uentrop, ex-Germania Ovest. Parte del combustibile viene danneggiata a causa di un malfunzionamento meccanico: il successivo rilascio di radiazioni interessa un&#8217;area di circa due km di raggio a partire dal reattore.</p>
<p>1987 – Goiânia, Brasile. Un apparecchio di radioterapia abbandonato in un ospedale viene per errore aperto disperdendo nell&#8217;ambiente cesio-137.</p>
<p>1989 &#8211;  Vandellos, Spagna. Incendio in uno dei due turbo-generatori.</p>
<p>1993 – Tomsk, Russia. In seguito all&#8217;esplosione del contenitore che custodisce le sostanze per la pulizia e la decontaminazione dei reattori, si liberano nell&#8217;ambiente uranio, plutonio, acido nitrico ed un misto di scorie organiche e radioattive, interessando un&#8217;area di oltre 120 km quadrati.</p>
<p>1999 – Tokaimura, Giappone. Un errore nella preparazione del nitrato di uranile provoca sovraesposizioni radiologiche dei lavoratori dell&#8217;impianto di fabbricazione di combustibile nucleare.</p>
<p>1999 &#8211; Ishikawa, Giappone. Un malfunzionamento del sistema di controllo delle barre di Uranio porta a 15 minuti di reazioni fissili fuori controllo. La compagnia elettrica Hokuriku, proprietaria del reattore falsifica le registrazioni facendo sparire l&#8217;incidente fino al marzo 2007.</p>
<p>2005 – Sellafield, UK. Per diversi mesi una perdita in una tubazione porta alla fuoriuscita di acido nitrico misto a uranio e plutonio che confluisce in un bacino di contenimento.</p>
<p>2005 &#8211; Braidwood, Illinois, USA. Contaminazione delle falde acquifere, a livelli ritenuti non pericolosi, causata da una perdita di tritio nella centrale.</p>
<p>2006 &#8211;  Erwin, Tennessee, USA. Perdita di 35 litri di soluzione di uranio arricchito durante il trasferimento.</p>
<p>2006 – Fleurus, Belgio. Un incidente in un impianto radiologico commerciale causa un&#8217;elevata dose di radiazioni che investe uno dei lavoratori dell&#8217;impianto.</p>
<p>2011 (in corso: dati sono ancora parziali) – Fukushima, Giappone. In seguito ad una ondata di maremoto, si bloccano i generatori ausiliari relativi all&#8217;impianto di raffreddamento: molti i reattori compromessi da fusioni parziali, nonostante i meccanismi automatici di spegnimento siano entrati in funzione in seguito al terremoto. Diverse esplosioni -a distanza di giorni l&#8217;una dall&#8217;altra- hanno interessato i reattori provocando la dispersione di materiale radioattivo nell&#8217;area circostante, riversandosi in mare, rendendo inabitabile per un tempo indefinito un&#8217;area di circa 3000 km quadrati e innalzando i livelli medi di radioattività in una parte considerevole del Giappone, fino ad interessare Tokyo. La situazione non è ancora risolta, a distanza di tre mesi dal terremoto.</p>
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		<title>Balle atomiche, parte prima: i costi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 03:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bufala]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra le leggende metropolitane che si cercano di imporre attraverso la mera ripetizione di dati falsi, ce ne sono alcune che riguardano l&#8217;utilizzo dell&#8217;energia nucleare per la produzione di energia elettrica. Fattoide &#8211; riproposto ad esempio in un simpatico cartello nella puntata del 2/06/2011 di Annozero, trasmissione condotta da Michele Santoro &#8211; : il costo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le leggende metropolitane che si cercano di imporre attraverso la mera ripetizione di dati falsi, ce ne sono alcune che riguardano l&#8217;utilizzo dell&#8217;energia nucleare per la produzione di energia elettrica.<span id="more-27206"></span></p>
<p><strong>Fattoide</strong> &#8211; riproposto ad esempio in un simpatico cartello nella puntata del 2/06/2011 di Annozero, trasmissione condotta da Michele Santoro &#8211; : il <strong>costo</strong> di produzione dell&#8217;energia elettrica ricavata da centrali nucleari è <strong>più basso </strong>di qualsiasi altro sistema di produzione. Un esempio di stime prodotte: costo per un MegaWatt di energia</p>
<ul>
<li>450€ fotovoltaico</li>
<li>60 € termico</li>
<li>35 € nucleare</li>
</ul>
<p><strong>I fatti, per punti:</strong></p>
<ol>
<li>Il confronto è 	portato prendendo in considerazione da un lato le <strong>centrali nucleari 	meno costose</strong>, ovvero quelle che prevedono misure di sicurezza molto 	meno rigide, rispetto a quelle che poi vengono presentate quando si 	parla di probabilità di incidenti (delle due l&#8217;una: o la 	probabilità di un incidente sale, oppure salgono i costi di 	produzione dell&#8217;energia). Dall&#8217;altro lato del confronto, invece, si 	prendono in considerazione i <strong>sistemi meno efficienti</strong> di produzione 	elettrica alternativi, ad esempio considerando il fotovoltaico di 	vecchia generazione (effettivamente in uso, ma che non verrebbe 	installato se si progettasse un eventuale impianto oggi).</li>
<li>Non si tiene conto 	dell&#8217;aumento (considerato da tutti gli analisti come inevitabile) 	dei costi legati all&#8217;acquisto del “combustibile” &#8211; l&#8217;<strong>uranio </strong>-, che 	vedrà diminuire l&#8217;offerta (le risorse non sono infinite) e 	aumentare la domanda (molti paesi emergenti sono stati indotti 	all&#8217;uso del nucleare). Dovendo fare un calcolo dei <strong>costi legati alla 	produzione</strong>, qualunque industriale costretto a fare un investimento 	che vedrà l&#8217;inizio della produzione tra almeno un decennio (tempi 	di costruzione di una centrale), cercherebbe di fare un confronto basandosi su prezzi plausibili tra 10-20 anni, più il tempo di esercizio di una centrale (altri 40 anni circa per la generazione 3), se volesse capire l&#8217;effettiva competitività del “prodotto”.</li>
<li>In modo del 	tutto<strong> illegittimo</strong> si esclude nel calcolo il conteggio sia delle 	<strong>spese relative allo stoccaggio delle scorie, sia delle spese 	relative allo smantellamento delle centrali</strong>. Per le prime, come è 	noto, occorre predisporre uno smaltimento che garantisca sicurezza per un tempo lungo  -letteralmente- migliaia di anni, causando spese proporzionalmente 	elevate. A questi costi vanno aggiunti quelli legati allo stesso 	“<strong>spegnimento</strong>” e <strong>messa in sicurezza </strong>richiesto da questo genere di 	centrali elettriche. Questa operazione richiede oggi in media circa <strong>30 anni</strong> a partire dalla data in cui si decide di “spegnere”, 	ma ad esempio i lavori relativi al 	reattore di Calder Hall a Sellafield 	in 	Gran Bretagna, chiuso nel 2003, termineranno all&#8217;incirca nel 2115 	(vedi: <a href="http://www.nao.org.uk/publications/0708/the_nuclear_decommissioning_au.aspx?alreadysearchfor=yes" target="_blank">Nuclear 	Decomissioning</a>) 	. Si tratta di un reattore di vecchia generazione e ci lascia immaginare quanto le finanze italiane abbiano tratto vantaggio dalla scelta del referendum anti-nuclearista.</li>
</ol>
<p>PS su segnalazione: l&#8217;agenzia che si occupa di analisi statistiche per il dipartimento dell&#8217;Energia statunitense -<strong>U.S. Energy Information Administration</strong> (EIA)- pubblica ogni anno le sue stime. Qui potete leggere <a href="http://www.eia.gov/oiaf/archive/aeo10/electricity.html" target="_blank">le ultime stime al 2020 e al 2035</a>: in particolare segnalo per semplicità <a href="http://www.eia.gov/oiaf/archive/aeo10/images/figure63-lg.jpg" target="_blank">i grafici riguardanti i costi previsti</a>, nei quali comunque non vengono conteggiate le spese riguardanti il trattamento delle scorie e quelle relative allo smantellamento delle centrali.</p>
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		<title>Il referendum sarà un plebiscito</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 23:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fincantieri]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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		<description><![CDATA[Ancona La “buona politica” è tornata e il referendum sarà “un plebiscito”. Acqua, terra, giustizia sono diritti inalienabili. Perchè anche da essi si misura il nostro grado di felicità. Ecco Nichi Vendola, governatore della Puglia e leader di Sel, atteso oggi (ieri per chi legge, ndr) al Festival della felicità a Urbino e in piazza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancona La “buona politica” è tornata e il referendum  sarà “un plebiscito”. Acqua, terra, giustizia sono diritti inalienabili.  Perchè anche da essi si misura il nostro grado di felicità. Ecco <strong>Nichi  Vendola</strong>, governatore della Puglia e leader di Sel, atteso oggi (ieri per chi legge, ndr) al  Festival della felicità a Urbino e in piazza Cavour ad Ancona.<span id="more-27219"></span></p>
<p><strong>Presidente, cosa è la felicità per lei?<br />
</strong><br />
“E’ nelle cose che hanno dato senso alla mia vita: il sorriso di mio  padre che non c’è più, Natale in famiglia con un esercito di cugini e  nipoti, la scoperta del mondo, la politica come spinta etica e  confronto. E’ amore. Con un metro paradossale che si chiama dolore e che  ne dà la misura”.</p>
<p><strong>Dal Pil al Bil, dal metro economico a quello del benessere. E’ possibile?<br />
</strong><br />
“Siamo a un punto in cui non si può non arrivarci. Un benessere  misurato in termini di mercificazione comporta un gigantesco, planetario  malessere. Non solo dei poveri che pagano il prezzo del benessere degli  altri. Penso alle mutazioni climatiche, alla desertificazione, alla  cattiva alimentazione, all’inquinamento. Fukushima ci dice che dobbiamo  riconsiderare cosa è il benessere, individuando un percorso per la  felicità come diritto universale. Per avere orizzonti nel futuro, dare  valore alla propria persona, godere della bellezza”.</p>
<p><strong>Referendum, si raggiungerà il quorum?<br />
</strong><br />
“Non ne ho dubbi. E’ tornata la buona politica come relazione tra pratica di governo e speranza di vita e cultura”.</p>
<p><strong>E quale giudizio daranno gli italiani?<br />
</strong><br />
“Sarà un plebiscito. Quattro “sì” che seppelliranno l’ultima meschinità  del governo Berlusconi. Hanno mentito consapevolmente e  spudoratamente”.</p>
<p><strong>La “larga alleanza” e i voti di Sel hanno  portato alla vittoria del centrosinistra al ballottaggio per la  Provincia di Macerata. E’ una strada che apre prospettive anche a  livello nazionale?<br />
</strong><br />
“Immaginare alleanze con formule alchemiche  che prevedono un monopolio centrista è impraticabile. Il “laboratorio”  si fa con le primarie, la partecipazione democratica, rimescolando le  carte delle contese ideologiche. Abbiamo dato i nostri voti con  generosità, senza negoziare alcunchè. Ma il punto è l’Italia che  vogliamo, la crisi, il programma”.</p>
<p><strong>E quale sarà da ora in poi la strada per il centrosinistra?<br />
</strong><br />
“Sono gli elettori ad averla indicata. Di fronte alle protervie del  centrodestra l’Italia migliore ha aperto gli occhi. E attraverso una  mobilitazione larga e costante nel tempo ci ha consentito di vincere”.</p>
<p><strong>I partiti hanno ancora futuro?<br />
</strong><br />
“Possono vivere se luoghi di confronto fra la politica e la domanda  sociale di cambiamento e se sono in grado di veicolare il confronto sui  grandi dilemmi del nostro tempo. Se avranno il coraggio di buttarsi nel  mare agitato del cambiamento”.</p>
<p><strong>Vicenda Fincantieri, l’Ad Bono ha ritirato il piano industriale. Si apre una nuova fase?<br />
</strong><br />
“Una prima, parziale vittoria c’è stata. In questa vicenda è stato  vergognoso il silenzio del governo, l’aver consentito a Fincantieri  atteggiamenti provocatori fono a chiedere l’intervento dell’esercito per  soffocare la rabbia dei lavoratori. Ma oggi quella rabbia ha avuto la  forza di diventare discorso politico costringendo a mettere da parte  un’operazione di pulizia etnica e ricominciare il negoziato”.</p>
<p><strong>Con  le Marche la Puglia partecipa a progetti di cooperazione in Adriatico.  Quale il ruolo delle Regioni nel processo di internazionalizzazione?<br />
</strong><br />
“Quanto più crescerà la capacità di mettere in campo politiche sovra  regionali in un’ottica di cooperazione, tanto più saremo in grado di  mettere in campo una logica euromediterranea per pace, sviluppo e  benessere per tutti i popoli”.</p>
<p>Pia Bacchielli</p>
<p>corriere adriatico</p>
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		<title>Referendum, ora tocca a noi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 12:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[acqua]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;La decisione della Corte di Cassazione, oltre che un riconoscimento del rispetto delle leggi italiane, al di là dei tentativi di imbroglio e di trucchetti di cui il governo  Berlusconi ha abusato in queste settimane, è un atto di rispetto nei confronti degli elettori e delle elettrici chiamati alle urne il 12  e 13 giugno&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La decisione della Corte di Cassazione, oltre che un riconoscimento del rispetto delle leggi italiane, al di là dei tentativi di imbroglio e di trucchetti di cui il governo  Berlusconi ha abusato in queste settimane, è <strong>un atto di rispetto</strong> nei confronti degli elettori e delle elettrici chiamati alle urne il 12  e 13 giugno&#8221;.<span id="more-27067"></span></p>
<p>Il commento a caldo di Nichi Vendola, dopo la decisione della Corte di Cassazione di ammettere il referendum sulle centrali nucleari.</p>
<p>&#8220;Ora, tocca a tutti noi &#8211; prosegue il leader di Sel &#8211;  fare in modo che nei pochi giorni che ci sono rimasti gli italiani siano informati correttamente dell&#8217;importanza dei quesiti, e che il quorum venga raggiunto. Abbiamo l&#8217;occasione di esibire cosa è l&#8217;antiberlusconismo quando non è insulto o espressione di rancore: rimettendo al centro un&#8217;idea di bene comune. Ne sono certo, i<strong>l giudizio del popolo italiano sarà netto</strong>: un sì per l&#8217;acqua pubblica, un sì per impedire che gli affaristi riportino il pericolo nucleare nel nostro Paese, un sì per impedire la privatizzazione della giustizia&#8221;.</p>
<p>Red.</p>
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		<title>A che punto sta il referendum</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 12:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[legittimo impedimento]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi e domani presidio (anche serale) davanti a Montecitorio per impedire che il parlamento blocchi il referendum sul nucleare. C’è chi l’ha definita “Puerta del Sol a Montecitorio” perché l’idea è quella di riproporre un accampamento permanente per la difesa della democrazia. Ma a che punto sta il tentativo di impedire l’esercizio di questo diritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.referendumacqua.it/component/content/article/93.html" target="_blank">Oggi e domani presidio (anche serale) davanti a Montecitorio</a> per impedire che il parlamento blocchi il <strong>referendum sul nucleare</strong>. C’è chi l’ha definita “<a href="http://asud.net/it/news/6-italia/1571-puerta-del-sol-a-montecitorio.html" target="_blank">Puerta del Sol a Montecitorio</a>” perché l’idea è quella di riproporre un accampamento permanente per la difesa della democrazia. Ma a che punto sta il tentativo di impedire l’esercizio di questo diritto costituzionale?<span id="more-26560"></span></p>
<p>Bisogna leggersi <a href="http://www.qualenergia.it/articoli/20110519-referendum-nucleare-funzionera-il-boicottaggio-governativo" target="_blank">questa intervista al costituzionalista Alberto Lucarelli</a> che è stato uno dei promotori dei quesiti sull’acqua e che, notizia di sabato, potrebbe diventare un assessore della giunta De Magistris a Napoli in caso di vittoria: un motivo di più per i napoletani per vincere ogni resistenza e andare a votare domenica e lunedì prossimi.</p>
<p>In pratica, spiegano Lucarelli e il suo intervistatore, le norme per bloccare il referendum sono contenute nel decreto omnibus che sarà votato dalla Camera tra domani e mercoledì – ecco l’importanza del presidio. Il governo potrebbe porre la <strong>fiducia </strong>sul provvedimento, viste anche le sconfitte parlamentari della scorsa settimana. A quel punto ci sarebbe lo scoglio della Presidenza della Repubblica che dovrebbe firmare il testo approvato dal parlamento: una decisione non proprio scontata ma non è detto che <strong>Napolitano non firmi</strong>. Infine, spetterebbe alla <strong>Cassazione</strong> decidere se il nuovo provvedimento cancella effettivamente i referendum. Infatti, la consultazione è cancellata solo se il testo approvato dal parlamento ripropone la volontà dei promotori del referendum. Nel frattempo, però, il comitato promotore che è a tutti gli effetti un organo dello Stato, solleverà il conflitto di attribuzioni di fronte alla Corte Costituzionale.</p>
<p>Sembra una strada sufficientemente accidentata e quindi si potrebbe concludere che è inutile fare pressioni sul parlamento in questa settimana perché, anche se dovesse approvare la legge che cancella i quesiti, ci sarebbero poi mille altri modi per farli tenere comunque. Invece, se si sovrappone il percorso che abbiamo appena descritto con il calendario, ci si accorge che fa parte di una “strategia dell’incertezza” per cui si dà fino all’ultimo l’impressione all’opinione pubblica che non è detto che si terranno i referendum: un bell’incentivo all’astensione. Bisogna considerare poi che le<strong> TV pubbliche</strong> stanno dando tanto spazio ai <strong>comizi di Berlusconi</strong> e pochissimo ad informare i cittadini sui quesiti. Infine c’è la data: <strong>il 12 ed il 13 giugno </strong>sono il primo weekend dopo la chiusura delle scuole e per molti (milanesi e napoletani in testa) sarebbe la terza votazione in un mese dopo il primo ed il secondo turno delle comunali.</p>
<p>Ce n’è abbastanza per continuare ed intensificare la mobilitazione: <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/E-adesso-i-referendum%21-8362" target="_blank">su questa pagina del sito Sbilanciamoci!</a> ci sono tutti i materiali e gli articoli per fare campagna. Come insegna la campagna di Pisapia (di cui <a href="http://italia2013.org/2011/05/22/la-moratti-e-liquida-noi-no/" target="_blank">ci ha parlato Lorenzo Fanoli qui</a>) le nuove tecnologie permettono oramai delle vere e proprie mobilitazioni orizzontali: senza bisogno di avere contatti con i comitati basta scaricare i volantini e stamparli, attaccarli a pali della luce o negli ingressi dei condomini.</p>
<p>Infine, qualche informazione pratica sul <strong>presidio</strong>. Oggi (lunedì) è dalle 14 alle 24, ci sarà la “tenda per la democrazia” e poi interverranno artisti e intellettuali. La sera ci sarà la veglia. Domani (martedì) si inizia dalle 10 e si finisce sempre a mezzanotte. Il microfono sarà aperto e ci saranno anche delle performance. Ci si vede in piazza Montecitorio, a Roma.</p>
<p>Mattia Toaldo</p>
<p>Italia2013</p>
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		<title>No al nucleare. Con un plebiscito</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 21:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cittadini sardi hanno detto no al nucleare. Il 97,64 per cento dei votanti non vuole centrali nucleari in Sardegna. E&#8217; il risultato del referendum consultivo sul nucleare nell&#8217;isola. Oltre ogni previsione la percentuale dei votanti: il 59,34%. Il quorum per la validità della consultazione era fissato al 33 per cento. In tutte le otto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cittadini sardi hanno detto no al nucleare. Il 97,64 per cento dei  votanti non vuole centrali nucleari in Sardegna. E&#8217; il risultato del  referendum consultivo sul nucleare nell&#8217;isola. Oltre ogni previsione la  percentuale dei votanti: il 59,34%. Il quorum per la validità della  consultazione era fissato al 33 per cento.<span id="more-26000"></span></p>
<p>In tutte le otto province della Sardegna gli elettori hanno espresso  la loro netta contrarieta&#8217; all&#8217;installazione nell&#8217;isola di centrali  nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive. Nel  Cagliaritano  i SI hanno raggiunto il 96,66 per cento, nell&#8217;Oristanese  il 98,17 per cento, nel Medio Campidano il 97,77 per cento, nella  provincia di Carbonia-Iglesias il 95,89 per cento. A Olbia-Tempio i SI  sono stati il 96,39 per cento.</p>
<p>Alta l&#8217;affluenza alle urne. In provincia di Cagliari (566 sezioni) ha  votato il 61,39 per cento degli aventi diritto (300.278 votanti su  489.104 iscritti); a Carbonia-Iglesias (144 sezioni) ha votato il 65,91  per cento (79.124 votanti su 120.042); nel Medio Campidano (112 sezioni)  l&#8217;affluenza è stata del 61,59 per cento (56.934 votanti su 92.435); nel  Nuorese (183 sezioni) del 59,12 per cento (85.692 votanti su 144.945),  nell&#8217;Oristanese (211 sezioni) il 57,84 per cento (88.370 votanti su  152.768); in Ogliastra (67 sezioni) il 58,67 per cento (31.229 votanti  su 53.225); nella provincia di Olbia-Tempio (156 sezioni) il 59,11 per  cento (76.351 votanti su 129.167), nel Sassarese (381 sezioni) il 54,76  per cento (163.076 votanti su 297.799).</p>
<p>&#8220;Una vittoria eclatante per tutto il Paese&#8221;, ha fatto sapere il  Comitato &#8220;vota sì&#8221; per fermare il nucleare, di cui fanno parte oltre 80  associazioni. &#8220;Il &#8216;no&#8217; al nucleare ha stravinto. Un segnale chiaro a chi  pensa che gli italiani si faranno prendere per il naso. Dalla Sardegna  arriva una vittoria eclatante, e non solo per i cittadini dell&#8217;isola.  Ogni italiano voterebbe allo stesso modo anche dopo mesi di  disinformazione e boicottaggio&#8221;.</p>
<p>redazione</p>
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		<title>Nucleare sardo, quorum già raggiunto</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 11:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle 22.00 di ieri la chiusura dei seggi nella prima giornata di voto in Sardegna ha già decretato un esito importantissimo sul piano politico: con il 37% di affluenza al voto il quorum (previsto per i referendum regionali in 1/3 degli aventi diritto) per il referendum regionale consultivo contro il nucleare è già stato raggiunto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle 22.00 di ieri la chiusura dei seggi nella prima giornata di voto in  Sardegna ha già decretato un esito importantissimo sul piano politico:  con il 37% di affluenza al voto il quorum (previsto per i referendum  regionali in 1/3 degli aventi diritto) per il referendum regionale  consultivo contro il nucleare è già stato raggiunto.<span id="more-25944"></span><br />
Come  auspicabile, ma anche comodamente ipotizzabile, la quota di SI (quindi  contraria al nucleare nell&#8217;Isola) sarà abbondantemente superiore a  quella dei NO.</p>
<p>E sarà un segnale  inequivocabilmente ostile al progetto nucleare del governo Berlusconi.  Un atto di autodeterminazione che vuole essere un segnale per tutto il  Paese in vista del referendum nazionale e che &#8211; adesso &#8211; la  rappresentanza democratica dei sardi avrà il dovere etico e politico di  far valere come decisione vincolante.<br />
Una gran  bella notizia e un bel segnale nella Sardegna che cambia e che oggi dirà  anche quale sarà il futuro di Cagliari, Iglesias, Villacidro e Olbia.<br />
Ma se l&#8217;alba si vede dal mattino&#8230; si può sperare in una bella serata.</p>
<p>Michele Piras</p>
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		<title>Il referendum sardo contro il nucleare</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 14:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 15-16 di maggio &#8211; oltre alle elezioni amministrative &#8211; in Sardegna si svolgerà anche una consultazione referendaria tutta locale contro il nucleare. Si tratta di un referendum consultivo, previsto dallo Statuto d&#8217;Autonomia dell&#8217;Isola, il cui quesito recita &#8221;Sei contrario all&#8217;installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 15-16 di maggio &#8211; oltre alle elezioni amministrative &#8211; in Sardegna si svolgerà anche una consultazione referendaria tutta locale contro il nucleare. Si tratta di un referendum consultivo, previsto dallo Statuto d&#8217;Autonomia dell&#8217;Isola<span id="more-25463"></span>, il cui quesito recita &#8221;Sei contrario all&#8217;installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?&#8221;.</p>
<p>Con ogni evidenza si tratta di un referendum regionale &#8211; con un quorum di 1/3 dell&#8217;elettorato (poco meno di 600 mila persone) &#8211; che non ha carattere vincolante per lo Stato nazionale, che ha potestà esclusiva in materia di politica energetica.</p>
<p>Tuttavia &#8211; visto anche che la Corte Costituzionale (sentenza n.33 del 2011) ha riconosciuto che sul tema del nucleare il governo nazionale non può esimersi dall&#8217;acquisire il parere delle Regioni coinvolte nel piano di localizzazione dei siti nucleari &#8211; esso assume una valenza di carattere più generale e rappresenta un test di straordinario significato per verificare l&#8217;opinione di una parte di italiani in vista della tornata referendaria nazionale del 12 giugno prossimo e più in generale circa l&#8217;ipotesi di ritorno al nucleare.</p>
<p>La tragedia di Fukushima è davanti agli occhi di tutti. Le forti emozioni suscitate dall&#8217;immane tragedia che ha colpito il Giappone hanno riportato alla mente Chernobyl, lo spettro della nube radioattiva, la morte e la malattia disseminata per decenni a centinaia di kilometri dall&#8217;epicentro dell&#8217;esplosione.</p>
<p>Di nuovo in Giappone. Quasi un segnale dell&#8217;ira degli dei. A ricordare che non c&#8217;è nucleare buono. Non quello civile. Meno ancora &#8211; certamente &#8211; quello militare.</p>
<p>In tutto il pianeta si è generata una reazione di paura che ha indotto molti governi ad intraprendere piani di dismissione delle centrali nucleari. In Italia pare aver provocato unicamente l&#8217;effetto di un rinvio del programma nucleare del governo Berlusconi, con la chiara intenzione di far saltare anche il referendum nazionale convocato per il 12 giugno.</p>
<p>Ed anche qui pare proprio che gli affari del premier &#8221;valgano ben una messa&#8221;.</p>
<p>Il referendum sardo diventa allora un appuntamento strategico, che tutte le forze politiche e sociali sane dell&#8217;Isola stanno sostenendo. Lo è sia che il referendum nazionale si svolga a giugno che &#8211; a maggior ragione &#8211; se dovesse essere rinviato di un anno.</p>
<p>La Sardegna &#8211; addirittura anche secondo Margherita Hack (ci piange il cuore ma è così) &#8211; sarebbe a detta di tutti la &#8221;terra ideale&#8221; sia per l&#8217;ubicazione di centrali atomiche che per il sito nazionale di stoccaggio delle scorie ereditate dal passato.</p>
<p>Lo sarebbe per due motivi principali. In primo luogo l&#8217;assenza di rischio sismico, dato che l&#8217;Isola è una delle Regioni geologicamente più assestate del Bel Paese.</p>
<p>In secondo luogo per la sua particolare conformazione abitativa &#8221;a ciambella&#8221;: ovvero un Isola di 35 mila kmq con un centro in via di progressivo spopolamento (caratterizzato da piccoli e piccolissimi paesi di 1000/3000 abitanti) e una fascia costiera e semi-costiera (particolarmente Olbia, Sassari e la cintura metropolitana di Cagliari) nella quale si &#8221;accalca&#8221; circa la metà della popolazione sarda.</p>
<p>Ovviamente il freddo ragionamento sull&#8217;ottimalità non tiene conto di alcune variabili &#8221;indipendenti&#8221;. Ad esempio del fatto che l&#8217;Isola &#8211; anche a causa delle scelte scellerate che gli speculatori edilizi amici del nostro premier hanno compiuto nel corso dei decenni &#8211; vive in uno stato di dissesto idrogeologico che non ha nulla da invidiare a casi più noti alle cronache nazionali. Ad esempio il fatto che anche i sardi &#8211; pur considerati longevi oltre la media nazionale &#8211; si ammalano al contatto con sostanze radioattive.</p>
<p>Ad esempio il fatto che quest&#8217;Isola &#8211; colonizzata nei secoli in molteplici varianti sul tema &#8211; è già una immensa portaerei, letteralmente occupata da migliaia di ettari di servitù militari &#8211; terrestri, aeree e marittime &#8211; fra le quali: poligoni interforze &#8221;in affitto&#8221; (si narra che in quello del Salto di Quirra anche Mu&#8217;ammar Gheddafi abbia sperimentato le medesime armi che oggi scarica su Misurata), basi Nato, aeroporti militari (come quello di Decimomannu) dai quali in queste ore stanno partendo i tornado di La Russa alla volta della Libia.</p>
<p>Insomma la Sardegna dopo il crollo del Muro di Berlino è passata dal ruolo di &#8220;retroguardia&#8221; assegnatole dalla Guerra Fredda ad &#8220;avamposto&#8221; sulla nuova frontiera dei conflitti internazionali.</p>
<p>E supponiamo &#8211; nella peggiore delle ipotesi &#8211; una escalation del conflitto libico. Sai che bella accoppiata avere i poligoni e le centrali nucleari a portata di tiro: due piccioni con una sola fava.</p>
<p>Sinistra. Ecologia. Libertà. Nomina sunt omina. In Sardegna abbiamo voluto scegliere questa strada due volte. Perché abbiamo la convinzione che quest’Isola può essere altro, realmente una delle porte del Mediterraneo, in maniera naturale terra di pace e cooperazione fra i popoli. Meticcia per storia, pacifista per la sua storia, ecologica per vocazione, libera per volontà.</p>
<p>Perciò abbiamo pensato che – al di la della diffusa sindrome Nimby – gli indipendentisti locali (a cui va dato atto di aver promosso questo appuntamento) stavolta avessero ragione. E così ci siamo fatti trovare pronti a sostenere anche noi il referendum. Con i nostri temi. Con la nostra idea dell’Isola futura. Sapendo che solo per il sole, il vento ed il mare potremmo produrre energia e lavoro in sovrabbondanza per noi e per tanti altri senza alcun rischio per l’ambiente, le persone, il territorio e le generazioni future.</p>
<p>“Il mondo non ci stato lasciato in eredità dai nostri padri, ma ci viene dato in prestito dai nostri figli”.</p>
<p>E  pensate che anche il governatore pidiellino Cappellacci in questi  giorni ha dismesso il suo proverbiale zainetto modaiolo ed è salito sulla  barricata antinuclearista (seppur in maniera abbastanza virtuale). Lo si vede in  televisione passeggiare per sterminati prati verdi chiedendo ai sardi di  andare a votare il 15/16 maggio. Che immagine idilliaca e che gioia al  cuor.</p>
<p>Peccato  che difficilmente chi è nuclearista a Roma può facilmente dirsi contrario a Cagliari.  Peccato che non si è ancora ascoltata una parola del Presidente della  Regione contro i sommergibili nucleari statunitensi ormeggiati al porto  di Cagliari. Peccato che le stesse passeggiate naturalistiche non le  faccia sulla questione dell&#8217;uso di armi all&#8217;uranio impoverito nel  poligono di Quirra.</p>
<p>Del resto abitiamo nello stesso Paese e – al di la della percezione spazio temporale della distanza – la Capitale non è poi così lontana. I sardi presto gli chiederanno conto anche di questo.</p>
<p>Il  nucleare è una follia sul piano ambientale, ecologico, economico ed  anche occupazionale. Una follia che va sconfitta. E fra qualche giorno i  sardi avranno l’occasione di dire SI contro il nucleare e contro le scorie  nucleari. Per una volta si arriva per primi. Il nostro orgoglioso auspicio è di  poter portare al Paese ed al Pianeta una buona notizia il 15 e 16 di maggio.</p>
<p>Michele Piras <em><br />
</em></p>
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		<title>Ai referendum teniamo insieme sole e acqua!</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 03:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Condivido l’analisi e l’allarme di cui si fa portavoce Asor Rosa ed anche il suo sgomento per la inammissibile  riluttanza delle forze che dovrebbero difendere la Costituzione ad entrare  in partita.  La mia convinzione è che ci sono due appuntamenti strategici per mutare corso alla stagione politica: la vittoria di Pisapia a Milano e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido l’analisi e l’allarme di cui si fa portavoce Asor Rosa ed anche il suo sgomento per la inammissibile  riluttanza delle forze che dovrebbero difendere la Costituzione ad entrare  in partita.  La mia convinzione è che ci sono due appuntamenti strategici per mutare corso alla stagione politica: la vittoria di Pisapia a Milano e il successo pieno dei referendum. Berlusconi lo capisce a tal punto da giocare tutto il volume di fuoco di cui dispone sulle elezioni nella capitale lombarda e da oscurare e depotenziare l’attenzione per i contenuti della consultazione popolare, tenuta viva a suo dispetto dal più sconvolgente cambiamento in atto nella biosfera da quando la nostra specie abita il pianeta.<span id="more-23990"></span></p>
<p>Con l’unica osservazione riguardo alle amministrative sul fatto che parliamo troppo poco e distrattamente di acqua e energia, al punto da aver consentito alla Moratti – imprenditrice e legata agli interessi petrolieri &#8211; di impunemente impadronirsi di un “si” tattico-strumentale, mi concentro qui sul 12 e 13 Giugno.</p>
<p>Non condivido i toni di soddisfazione, che sono seguiti all’annuncio dell’azzeramento di tutte le norme previste per la realizzazione degli impianti nucleari, peraltro già opzionati nell’accordo Berlusconi-Sarkozy e normati tra ENEL e EDF con l’entusiasmo delle lobbies e degli industriali nostrani destinatari delle commesse.  Come non capire che semplicemente tentano di sospendere la partita e, diciamola tutta, di vincerla a tavolino. Si legga bene il dispositivo con cui il Governo vuole togliere di mezzo il quesito: rimanda ad un approfondimento “scientifico” quando saremo “lontani dall’emozione suscitata dal disastro giapponese” (come se non fosse “scientifico” l’accadimento in sé) e ad una valutazione complessiva in sede europea sulla “sicurezza compatibile” – perché di questo si tratta – dei reattori in funzione nell’intero continente. Ovvero, se ne chiuderanno i cinque o sei più esposti, si vareranno alcune misure di sicurezza di effetto mediatico e si proporranno i reattori più recenti (gli EPR già opzionati o gli AP1000 in offerta, con buona pace di Areva  e Westinghouse) come compensativi. E chi meglio di un governo Berlusconi-Tremonti, con quella maggioranza parlamentare che ci fa inorridire tutti i giorni, potrebbe far digerire, in base ad un accordo tra governi europei non certo propensi alla fine dell’atomo, la chiusura di un reattore “insicuro” vicino alle Alpi  con l’apertura di uno “nuovo fiammante” sull’asta del Po? E’ la democrazia diretta che oggi fa più paura ed è essa che va in tutti i modi esorcizzata, con l’obiettivo aggiuntivo di separare le sorti della privatizzazione dell’acqua dall’accesso incentivato alla fonte solare.</p>
<p>E’ qui che mi sento di avanzare una proposta. Al di là dell’esito dei trucchi governativi (e non è detto ancora che il referendum venga definitivamente aggirato) gettiamoci nella campagna referendaria parlando insieme di acqua e sole, confermando una lettura della trasformazione epocale che la politica non vuole cogliere, ma la società ha capito. Teniamo tutti gli appuntamenti congiunti, raccontiamo come non si possa riconquistare l’acqua pubblica, senza tener conto della cogenza della crisi climatica, del consumo dell’”oro blu” per tradurre il calore della combustione dei fossili e della fissione dell’uranio in consumi innaturali, senza chiarire che, se la sosteniamo col consenso popolare, siamo alla più grande svolta di politica economica dopo lo sconquasso liberista, che prevede il ritorno nel campo dei beni comuni del sole e dell’acqua, due fonti di vita, di giustizia climatica e sociale, di lavoro qualificato e di occupazione dignitosa.</p>
<p>Hermann Scheer, il compianto parlamentare della SPD che più di ogni altro ha <em>politicamente</em> creato le condizioni per fare della fonte solare l’alternativa concreta  ai fossili e all’atomo,  ripeteva che era giunto il momento per cui le leggi della fisica avrebbero dovuto mettere da parte  quelle dell’economia liberista. E sarebbe stato un entusiasta sostenitore dei Si nella consultazione popolare del 12 e 13 Giugno per proiettare acqua e sole in una coerente e unitaria dimensione collegata alla vita. Facciamo allora  <em>deflagrare nell’opinione pubblica </em>i contenuti comuni ai tre quesiti, che rappresentano una svolta  nei rapporti proprietari e nella democrazia economica non dissimile da quanto il divorzio rappresentò per la valorizzazione della laicità.  Parliamo della sopravvivenza della specie e del diritto alla vita e della possibilità di sottrarli all’economia per ricomporli nel quadro delle leggi della natura.</p>
<p>Quando la notte guardiamo le stelle e la luna risplende nel buio, noi osservatori &#8211; non certo indispensabili per l’esistenza di quelle meraviglie – dovremmo ricordare che l’Universo si sta espandendo e raffreddando da miliardi di anni. È solo perché è trascorso tanto tempo dal big ben e tutta l’energia allora concentrata si è conservata, ricondensandosi talvolta e diluendosi in uno spazio immenso nonché trasformandosi attraverso innumerevoli processi dispersi, che è stato possibile che su un Pianeta del sistema solare  sia apparsa la vita che si è evoluta e differenziata fino ai nostri giorni e che verrebbe meno senza acqua o con troppo consumo istantaneo di energia accumulata nei millenni quando l’uomo non abitava ancora la terra.</p>
<p>La fruizione efficiente della fonte solare, il ritorno alle rinnovabili, la dimensione territoriale e cooperativa della produzione di energia, l’integrazione di terra, aria, fuoco e acqua nei cicli naturali, la riduzione del consumo di merci, la sufficienza cui improntare gli stili di vita, sono una necessità. Abbiamo modo di ribadirlo senza dover seguire l’agenda infernale di Berlusconi. Facciamolo, senza adattarci in patria a improbabili vittorie che hanno il sapore  della furbizia che ci fa vergognare all’estero.</p>
<p>Michele Agostinelli</p>
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		<title>Referendum: la mobilitazione continua</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 09:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La decisione del governo sul nucleare non deve trarci in inganno. Se da una parte l&#8217;emendamento che sospende l&#8217;iter di realizzazione delle centrali nucleari è una vittoria del movimento antinucleare, dall&#8217;altra siamo di fronte al tentativo del governo di truccare le carte perché consapevole di un successo dei referendari il 12 giugno. Comunque il nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La decisione del governo sul nucleare non deve trarci in inganno. Se da una parte l&#8217;emendamento che sospende l&#8217;iter di realizzazione delle centrali nucleari è una vittoria del movimento antinucleare, dall&#8217;altra siamo di fronte al tentativo del governo di truccare le carte perché consapevole di un successo dei referendari il 12 giugno.</p>
<p><span id="more-23817"></span></p>
<p>Comunque il nuovo testo deve ancora essere approvato definitivamente dal parlamento e sarà la cassazione a stabilire la corrispondenza del testo approvato con i quesiti referendari e l&#8217;obiettivo sostanziale di bloccare definitivamente il nucleare in Italia.</p>
<p>Quindi la mobilitazione referendaria deve continuare sia contro il nucleare che per gli altri referendum sull&#8217;acqua e il legittimo impedimento con l&#8217;obiettivo di raggiungere innanzi tutto il quorum nel voto del 12 giugno.</p>
<p>Paolo Cento</p>
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		<title>Nichi: &#8220;Berlusconi ha paura della democrazia&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 13:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo alle comiche finali. La paura del quorum, la paura dunque della democrazia, spinge il governo Berlusconi a cancellare le norme della sua “rivoluzione nuclearista” nella speranza di preservare la sua porcata del legittimo impedimento e il suo affare della privatizzazione dell’acqua. Ancora una volta gli affari privati di una cricca occupano per intero la cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo alle comiche finali. La paura del quorum, la paura dunque della <strong>democrazia</strong>, spinge il governo Berlusconi a cancellare le norme della sua “rivoluzione nuclearista” nella speranza di preservare la sua porcata del legittimo impedimento e il suo affare della privatizzazione dell’acqua.<a id="more-2695"></a><br />
Ancora una volta gli affari privati di una cricca occupano per intero la cosa pubblica. Che tristezza!<span id="more-23762"></span></p>
<p>Comunque possono stare certi che sull’appuntamento di giugno, per il successo dei  referendum su legittimo impedimento e l’acqua, non verrà meno il nostro impegno per far pesare l’orientamento dei cittadini italiani a favore del bene pubblico.</p>
<p>Nichi</p>
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		<title>Nucleare, il governo è allo sbando</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 13:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva la notizia di un emendamento del governo ad un articolo di un decreto in fase di conversione che accoglierebbe integralmente la richiesta referendaria di abrogare le norme già in vigore per costruire nuove centrali nucleari in Italia. Bella notizia! Istruzioni per l’uso: vediamo il testo e vediamo se passa e vediamo se il decreto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva la notizia di un emendamento del governo ad un articolo di un decreto in fase di conversione che accoglierebbe integralmente la richiesta referendaria di abrogare le norme già in vigore per costruire nuove centrali nucleari in Italia.<span id="more-23757"></span></p>
<p>Bella notizia!</p>
<p>Istruzioni per l’uso: vediamo il testo e vediamo se passa e vediamo se il decreto viene convertito e quando diventa legge. E’ successivamente la Corte di Cassazione a poter dire se il referendum è superato perché le norme sono già state abrogate.</p>
<p>Secondo: il 12 e 13 giugno si voterà egualmente e dobbiamo chiedere a tutti gli italiani che erano orientati ad andare a votare di andare a votare comunque, per dire si all’acqua pubblica innanzitutto, ai due quesiti che abrogano norme in vigore che privatizzano la gestione dell’acqua, SEL è in campo.</p>
<p>Terzo: il governo Berlusconi mostra di essere allo sbando, dopo che per anni ha fatto del nucleare pietra miliare della politica economica e energetica, dopo che per mesi ha ripetuto che nulla doveva cambiare in seguito al dramma delle centrali giapponesi.</p>
<p>Quarto: il governo Berlusconi mostra di avere paura della sconfitta nelle amministrative e nei referendum, una paura legata ai sondaggi ma anche al merito dello scontro politico; la sconfitta deve ancora maturare a livello elettorale e le prossime settimane saranno decisive, SEL è in campo.</p>
<p>Quinto: c’è un’immediata verifica sull’intenzione di prendere in giro gli italiani, visto che la conferenza stato-regioni deve discutere un decreto governativo che taglia gli incentivi alle energie rinnovabili; domani manifesteremo a Roma con i lavoratori metalmeccanici del settore e con il tavolo unitario di “sosrinnovabili”, SEL chiede che il governo ritiri quel decreto, coerentemente con il no definitivo al nucleare.</p>
<p>Valerio Calzolaio</p>
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		<title>Con l&#8217;energia pulita. SEL al Solar Day</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sinistra Ecologia Libertà aderisce e partecipa al Solar Day di mercoledì 20 aprile. Ecco la nota di Nichi Vendola e Loredana De Petris: &#8220;E’ ormai evidente che il decreto del Governo del 3 marzo scorso sta affossando tutto il comparto delle energie rinnovabili. E tutto tace dal fronte del Ministro Romani che aveva promesso di modificarlo. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinistra Ecologia Libertà aderisce e partecipa al <strong>Solar Day</strong> di mercoledì <strong>20 aprile</strong>.<span id="more-23733"></span></p>
<p>Ecco la nota di Nichi Vendola e Loredana De Petris:</p>
<p>&#8220;E’ ormai evidente che il decreto del Governo del 3 marzo scorso sta affossando tutto il comparto delle energie rinnovabili.<a id="more-2694"></a> E tutto tace dal fronte del Ministro Romani che aveva promesso di modificarlo. I militanti e molti esponenti di Sinistra Ecologia Libertà saranno dunque in piazza domani mattina a fianco di Fiom, Fim e Uilm e ai lavoratori del comparto che manifesteranno davanti al Ministero dello sviluppo economico e il pomeriggio al Solar Day, sit in davanti a Montecitorio di “SOS rinnovabili”, per chiedere un nuovo decreto che rimetta in moto un settore in forte crescita. L’unico che ha garantito occupazione e soprattutto l’unico che puo’ assicurare, abbandonando definitivamente la pericolosa follia del ritorno al nucleare, la sicurezza energetica del nostro Paese&#8221;.</p>
<p>Red.</p>
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		<title>La scienza e il cigno nero</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 12:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era difficile credere che l&#8217;Italia potesse tornare davvero al nucleare. Ora, dopo Fukushima, decisioni come la &#8220;pausa di riflessione&#8221; di un anno suonano irrisorie. Non è del solo nucleare che si tratta, ma di un intero modo di avere a che fare con la natura, e fra gli umani. Di un&#8217;intera preistoria, gloriosa e rovinosa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era difficile credere che l&#8217;Italia potesse tornare davvero al nucleare.  Ora, dopo Fukushima, decisioni come la &#8220;pausa di riflessione&#8221; di un anno  suonano irrisorie. Non è del solo nucleare che si tratta, ma di un  intero modo di avere a che fare con la natura, e fra gli umani. Di  un&#8217;intera preistoria, gloriosa e rovinosa.<span id="more-23633"></span><br />
I colpi che subiamo senza  saperli prevedere, e tanto meno prevenire, hanno riportato all&#8217;ordine  del giorno la questione dell&#8217;eterogenesi dei fini, cioè della  probabilità che i risultati delle nostre azioni vadano a finire lontano  dagli scopi che ci eravamo proposti. Siccome l&#8217;eterogenesi dei fini è  una formula difficile, ora si dice cigno nero. (I cigni neri esistono  davvero &#8211; in Patagonia hanno nero il collo e rosso attorno agli occhi,  bellissimi, e tutti neri in Australia). Probabilmente, oltre che  rassegnarci al fatto che i frutti dell&#8217;albero che scuotiamo cadono fuori  dal cesto, dobbiamo rimettere in causa gli stessi scopi che abbiamo  dato per scontati lungo qualche migliaio d&#8217;anni. Abbiamo bisogno di una  conversione ecologica, che è altra cosa da una riconversione produttiva:  come il passaggio da una vita da cacciatori a una da tessitrici.  Torniamo a Fukushima e al suo antefatto, Hiroshima. L&#8217;anno scorso morì, a  93 anni, l&#8217;ingegnere Tsutomu Yamaguchi. Tutto il mondo ne parlò, aveva  fatto un memorabile discorso alle Nazioni Unite, ed era l&#8217;unica persona  ufficialmente riconosciuta come superstite a due bombe atomiche.  Yamaguchi era in trasferta a Hiroshima il 6 agosto 1945, fu ferito e  ustionato,   rientrò a Nagasaki in tempo per la seconda bomba, il 9  agosto. Ebbe l&#8217;impressione che il fungo atomico l&#8217;avesse inseguito. Le  vittime giapponesi sopravvissute a quel primo esperimento atomico (i  morti furono 240 mila subito, altri 270 mila per gli effetti delle  radiazioni) si vergognarono a parlarne, o non vollero, più ancora di  quanto sia successo ai superstiti di Auschwitz. Yamaguchi ne tacque fino  al 2005, quando il suo secondo figlio, anche lui sopravvissuto a  Nagasaki, morì di cancro.</p>
<p>Il Giappone, solo destinatario, finora, di  un bombardamento atomico, prese su sé la missione di porre riparo a  quella catastrofe trasformando l&#8217;energia nucleare in una risorsa  pacifica. È questo a rendere così definitiva la tragedia di Fukushima.  La correzione di un errore immane tradotta in una replica dell&#8217;errore.  Eterogenesi dei fini la più impressionante. Il fine da rimettere in  causa è la fiducia senza riserve nel progetto di domare e dominare la  natura, la passione per una scienza impaziente di ogni limite che non  sia meramente tecnico e provvisorio. E l&#8217;abitudine cui rinunciare è la  mortificazione provata di fronte alla necessità di tornare indietro, di  disfare il già fatto. Di fronte al Regresso. Così per il nucleare, ma  non solo per il nucleare.</p>
<p>Certo, il nucleare è davvero &#8220;un&#8217;altra  cosa&#8221;. Gli ultimi anni si vanno riempiendo di cigni neri e di emergenze,  l&#8217;11 settembre e il crollo finanziario, lo tsunami giapponese e le  rivolte arabe: non abbastanza da persuadere coloro che non sono disposti  a cambiare strada, e anzi invitano a imboccare più risolutamente la  strada di prima, che sia la divinità del mercato o la perennità  dell&#8217;homo automobilista. I reattori di Fukushima si erano appena crepati  che un coro esaltato proclamava l&#8217;impegno ad &#8220;andare avanti&#8221; sulla  strada del nucleare. (&#8220;Avanti!&#8221;, antica e nobile parola d&#8217;ordine  dell&#8217;epoca del Progresso). Tra i ripensamenti, mi ha colpito la lettera  di Umberto Veronesi qui, dove distingue fra l&#8217;&#8221;errore umano&#8221; di Cernobyl  e Three Mile Island, e l&#8217;&#8221;incidente di strategia&#8221; di Fukushima. (Anche  per Fukushima si farà presto -(si è già fatto)- a invocare l&#8217;errore  umano). Veronesi sembra confidare che gli errori umani siano  correggibili fino a offrire la &#8220;sicurezza&#8221;. Ma l&#8217;errore non è soltanto  un difetto rivedibile dell&#8217;umanità, è l&#8217;umanità stessa. Si può spingersi  a dire che niente è più umano che l&#8217;errore: cioè l&#8217;agire secondo  un&#8217;intenzione riflessa, e il suo scacco. Col nucleare, questa  probabilità risulta in effetti catastrofici. Al mondo sono in funzione  453 centrali nucleari, e una è bastata allo scempio di Fukushima. &#8220;Ma lo  tsunami è stato eccezionale&#8221;: già. Un errore della natura? La natura li  fa, chiedete all&#8217;islandese: solo che non li premedita, né li usa per  castigarci, muove la coda distrattamente. Propongo a Veronesi, che crede  a quel che dice (addirittura alla ineluttabilità del nucleare, pena la  fine del genere umano) di immaginare che l&#8217;errore umano sia nella  decisione stessa di piegare e impiegare l&#8217;energia nucleare. Non è  questione di abdicare alla scienza, al contrario: di chiederle di  trovare altre strade alla convivenza umana.</p>
<p>Il nucleare è &#8220;altra  cosa&#8221;: ma insieme è, per eccesso, rivelatore di una relazione  distruttiva con la terra in cui e di cui viviamo: anche ordinariamente e  &#8220;pacificamente&#8221; distruttiva. Che sia così, sono in moltissimi ormai a  intenderlo: ma anche a provare una sensazione di impotenza e di resa,  perché ci siamo spinti assai oltre in un modo di produrre e consumare e  vivere, e per la giusta diffidenza verso vecchi miti di palingenesi, e  nuovi miti di &#8220;decrescita&#8221;. Così, spaventati di ammettere l&#8217;emergenza  universale, rincorriamo le innumerevoli emergenze particolari, come quel  giocoliere del Circo di Pechino che fa girare una lunga fila di piatti  sui bastoncini e corre di qua e di là a dare un altro colpettino al  piatto che ciondola e sta per cadere.</p>
<p>C&#8217;è bisogno di cambiare, nelle  persone e nelle cose. C&#8217;è un verbo riflessivo e uno transitivo:  convertirsi e riconvertire. Si può scegliere di farlo, o si può essere  costretti: è come scegliere di rinforzare l&#8217;argine, o aspettare che la  piena l&#8217;abbia travolto. Come a Lampedusa. Ci sono persone pazienti e  competenti che affrontano l&#8217;agenda dettata da premesse come queste,  senza sottovalutare la portata dell&#8217;impresa, ma senza lasciarsene  intimidire fino alla rassegnazione e, appunto, all&#8217;abitudine. Lo fece  Alexander Langer, lo fa, con tanti altri, Guido Viale. I lettori di  Repubblica ne conoscono gli interventi puntuali (e anche profetici) su  alcune delle abitudini &#8220;irrinunciabili&#8221; e &#8220;irreversibili&#8221; che sembrano  diventate una seconda  -  o terza e quarta  -  natura, in questa parte  di mondo, e si sbrigano a diventarlo anche nelle altre: l&#8217;automobile  privata, il pieno di monnezza, il trionfo della confezione e del consumo  usa e getta. Si intitola appunto, un nuovo saggio appena uscito di  Viale, &#8220;La conversione ecologica&#8221; (NdA, Rimini). Spiega che non si dà  una cultura adeguata allo stato del pianeta se non nel riconoscimento di  chi è venuto prima e nella disposizione a cambiare rotta e animo,  combinando lungimiranza e prossimità, capacità di pensare in grande e di  agire in piccolo, responsabilità e iniziativa &#8220;dal basso&#8221; e, dovunque  sia possibile, impegno di reti e istituzioni. Chi lo legga, e non sia  avvezzo a questo dibattito, si ritroverà dapprima diviso fra una  sensazione di enormità e una di inevitabilità: &#8220;non c&#8217;è alternativa&#8221;,  infatti. Poi, cominciano i problemi concreti. A partire da quegli  effetti della globalizzazione qui spesso e variamente trattati, cui si  possono immaginare due tipi di risposte. Uno (Scalfari lo chiama dei  &#8220;vasi comunicanti&#8221;) prova a immaginare in quale punto possano  incontrarsi le opposte tendenze, quella rapida del lavoro nei paesi  &#8220;sviluppati&#8221; a degradarsi e venir meno, e quella lenta nei paesi  &#8220;emergenti&#8221; a conquistarsi remunerazioni e diritti decenti. Un incontro  per il quale si dovrebbe pensare all&#8217;idea &#8220;come nuova&#8221; di  un&#8217;associazione Internazionale dei lavoratori  -  e dei cittadini.  Un&#8217;altra risposta punta soprattutto alla &#8220;riterritorializzazione&#8221; di  produzioni e consumi, a cominciare dall&#8217;autonomia alimentare ed  energetica e dalle relazioni di prossimità, &#8220;a km zero&#8221;: un modo di vita  in cui le cose viaggino il meno possibile, e siano le idee, i saperi, e  le persone stesse, a fare il giro di un mondo sempre più condiviso. È  possibile che i due approcci, piuttosto che contrari, si mostrino  complementari. Per riportare lavoro e consumo al loro luogo bisogna  attenuare la convenienza parassitaria della delocalizzazione e dei  viaggi intercontinentali delle merci.</p>
<p>Quanto al bene comune, che di  un movimento vasto e mondiale è diventato la parola d&#8217;ordine più o meno  ideologica, ebbe un tempestivo manifesto nell&#8217;acquaforte di Goya dai  &#8220;Disastri della guerra&#8221;, con l&#8217;ecclesiastico vampiro che legifera  &#8220;contro il bene comune&#8221;. Così distante da un altro frate, che chiamava  l&#8217;acqua sorella, la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta,  et non l&#8217;avrebbe mai privatizzata.</p>
<p>Adriano Sofri</p>
<p>Repubblica</p>
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		<title>Referendum, un passaggio epocale per il Paese</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 05:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rossana Rossanda ha di recente scritto un articolo per “il Manifesto” all’inizio dell’anno nel quale fa notare come sia difficile di questi tempi essere italiana/o trovandosi all’estero. Ed ancora più se si trova in Europa ma con una storia politica come la sua. Visto che il momento è davvero particolarmente difficile, credo che sia riduttiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rossana Rossanda ha di recente scritto un articolo per “il Manifesto” all’inizio dell’anno nel quale fa notare come sia difficile di questi tempi essere italiana/o trovandosi all’estero. Ed ancora più se si trova in Europa ma con una storia politica come la sua.<span id="more-22787"></span></p>
<p>Visto che il momento è davvero particolarmente difficile, credo che sia riduttiva questa considerazione e bisogna allargare l’angolo di visuale per considerare più e meglio la condizione politica italiana attuale quale proveniente dagli ultimi 16 anni e non solo come conseguenze emotive individuali ma come percorso storico che ci sta portando, oggi, proprio oggi, verso un traguardo assolutamente negativo che ben più gravi conseguenze avrà che non una personale difficoltà a sentirsi italiano all’estero.</p>
<p>E’ infatti molto più difficile essere italiani e trovarsi in Italia oggi. Ci dispiace per il disagio della Rossanda ma chi fa politica, chi ha dedicato nobilmente gran parte della propria vita nel praticare una buona politica per incidere in meglio nella storia del proprio Paese è giusto adesso che deve accorgersi di cosa sta per avvenire o può avvenire.</p>
<p>Il nostro Paese e tutti noi italiani ci stiamo avviando quasi inconsapevolmente verso le rapide di un fiume sul quale navighiamo e fra un po’ arriveremo ad un grande balzo che determinerà un forte peggioramento delle condizioni strutturali della società italiana.<br />
Tutto ciò avviene nel silenzio più o meno colpevole dei mezzi di comunicazione di massa, e nell’inanità ed inefficacia della classe politica di opposizione parlamentare che ufficialmente dovrebbe avere maggiore interesse a bloccare o cercare di contrastare questi percorsi.</p>
<p>Ha forse ragione in questo la Rossanda che, nel descrivere il panorama politico attuale dà una precisa ed esatta idea di una politica debole, senza forti programmi e senza forza delle idee o dei consensi. La debolezza della politica coinvolge tutta la vita pubblica per la verità, ed è iniziata subito dopo la fine del mondo diviso in due blocchi: adesso è il Mercato Globale che indirizza le decisioni delle economie mondiali e le sue decisioni passano sopra gli Stati, che hanno leggi locali e relative, e passa anche sopra le democrazie e le deboli politiche attuali.</p>
<p>Questo è il quadro, ed alla luce di questo se dunque guardiamo agli ultimi anni ed al percorso che, con qualsiasi governo, hanno avuto le gestioni e le proposte di gestione dei Servizi Pubblici, vediamo chiaramente che stiamo andando alla resa dei conti definitiva.</p>
<p>Abbiamo davanti a noi i Referendum, ed, a parte quello sul nucleare che fù già affrontato e che riguarda pur sempre il business, sono 2 i Quesiti sulla ripubblicizzazione dei Servizi Idrici Integrati che contano e che ineluttabilmente determineranno le politiche future di questo e degli altri governi.</p>
<p>Coloro che detengono il potere e che posseggono i mezzi di comunicazione come vediamo cercano in ogni modo di far passare tutto sotto silenzio per coinvolgere il meno possibile i cittadini elettori, ed è allora chiaro che il loro obiettivo (che è l’obiettivo imposto dalle logiche del Mercato Globale) resta quello di non far raggiungere il ‘quorum’ del 50% + 1 dei votanti.</p>
<p>Questo allora è il punto chiave che non deve essere sottaciuto: se non si raggiungerà il ‘quorum’ ogni possibilità di avere una gestione pubblica dell’Acqua Bene Comune sarà persa per sempre, perché nessun altro governo, di qualsiasi orientamento sia, mai più affronterà questo tema pensando che è politicamente perdente (o comunque non sufficientemente sensibile).</p>
<p>A questo seguiranno poi tutti gli altri Servizi Pubblici, non c’è alcun dubbio. L’Acqua è Bene Comune indisponibile per eccellenza e si è visto nella reazione della gente lo scorso anno durante la raccolta delle firme, ecco perché adesso stiamo portando avanti questa battaglia per l’Acqua, perché cerchiamo di riportare alla democrazia ed alla politica la gestione della cosa pubblica, mentre di contro i Mercati ed i politici loro alleati allo stesso obiettivo specularmente puntano. Negare, impedire la riconquista della gestione pubblica ed avere così da ora in poi finalmente aperto il percorso del loro credo politico, governare per il profitto.</p>
<p>Se quindi non si raggiunge il ‘quorum’ si perde la gestione democratica dell’Acqua per sempre, e poi si perderanno tutti gli altri Servizi Pubblici con aumento indiscriminato delle tariffe e  con l’avvio, a lungo perseguito dal Mercato anche in Italia, del neo-liberismo già imperante nel resto del mondo occidentale.</p>
<p>Questa è la semplice e terribile conclusione: ci stiamo avvicinando ad un appuntamento epocale, dopo il quale il nostro Paese si potrà avviare o verso il ripristino lento di una rinata democrazia gestionale o verso la perdita definitiva della democrazia nella cosa pubblica.</p>
<p>Non ci resta che andare tutti a votare [perché le proiezioni dànno vincente i SI in caso di raggiungimento di ‘quorum’] e portare assolutamente tutti al voto, combattendo contro le avversioni dei Mercati e dei Media.</p>
<p>Giuseppe Sunseri</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nucleare no grazie</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 08:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello che serve è lo sviluppo sociale Dopo aver proclamato le “magnifiche sorti e progressive” dell’atomo, dopo avere giurato e spergiurato che “senza il nucleare l’Italia era destinata al fallimento”, che il “costo dell’energia elettrica in Italia era tutta colpa del referendum anti-nucleare” la maggioranza fa dietrofront. Una ritirata senza ripensamenti, senza una analisi tecnica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quello che serve è lo sviluppo sociale</em></p>
<p>Dopo aver proclamato le <em>“magnifiche sorti e progressive”</em> dell’atomo, dopo avere giurato e spergiurato che <em>“senza il nucleare l’Italia era destinata al fallimento”, </em>che il <em>“costo dell’energia elettrica in Italia era tutta colpa del referendum anti-nucleare” </em>la maggioranza fa dietrofront. Una ritirata senza ripensamenti, senza una analisi tecnica che ci dica cosa è cambiato e perché, in una settimana, il nucleare non è più urgente e indispensabile per il futuro del paese.<span id="more-22188"></span></p>
<p>A dire il vero la Prestigiacomo ha parlato chiaro: <em>&#8220;… non possiamo perdere le elezioni per il nucleare…”</em>. Questa frase, carpita da un microfono aperto, più di altre ci fa capire quale sia il senso delle istituzioni di questa maggioranza, quale sia la loro idea di governo.  I problemi del paese si agitano non perché ci sia una strategia per affrontarli ma come una clava per colpire i nemici politici.  Il nucleare, come la giustizia e la sicurezza, servono soprattutto come argomenti per blandire l’opinione pubblica. Ed allora si fanno dichiarazioni mirabolanti senza contradittorio, senza prove e si tenta di “inculcare” &#8211; secondo un’infelice espressione del capo del governo &#8211; un pensiero unico.</p>
<p>Se non riscuotono successo, come a teatro, si passa al prossimo spettacolo in cartellone. Le priorità del governo cambiano, di settimana in settimana, in base alle esigenze della maggioranza: talvolta per accontentare le lobby affaristiche, a volte semplicemente in base alle mutevoli priorità personali del premier. E’ una sorta di campagna elettorale permanente dove si lanciano proclami e si varano iniziative di governo, non per affrontare le priorità nazionali ma in base ai risultati dei sondaggi.</p>
<p>Se non ci fosse stata la tragedia giapponese sarebbero andati avanti sul nucleare con la sicumera di chi sta facendo una operazione “epocale” per salvare il paese (come per la scuola, l’università e la giustizia). Oggi hanno messo la sordina, propongono la moratoria di un anno perché il nucleare ha perso “appeal” nei sondaggi e il tema delle centrali atomiche torna in soffitta, magari per essere rispolverato prima della fine della legislatura. Per questo non bisogna fare l’errore di trascurare il referendum, dobbiamo essere certi che i cittadini si esprimano sul nucleare per bloccare definitivamente ogni colpo di coda di questa maggioranza.</p>
<p>In questo distacco fra bulimia delle dichiarazioni e l’assenza di risposte ai problemi reali, chi paga il prezzo più alto è l’Italia che è spinta sempre più ai margini dell’Europa. Senza una politica energetica chiara e allineata con quella europea,  il nostro paese rischia di trovarsi su un binario morto, perché comunque sulla “favola nucleare” ha dilapidato risorse preziose che potevano essere usate per accelerare l’abbandono dei combustibili fossili e l’approdo verso le rinnovabili e una maggiore efficienza energetica.</p>
<p>Si parla tanto di “responsabilità civile” dei giudici ma dovremmo parlare della responsabilità civile di quei ministri che hanno fatto scelte che danneggiano gli interessi degli italiani.</p>
<p>Non c’è emotività tra chi si oppone al nucleare e non vogliamo che ce ne sia. Ci sono analisi, studi, ragionamenti che conducono tutti ad una sola conclusione. Per uscire dalla crisi economica, sociale ed ambientale non abbiamo bisogno di costruire centrali nucleari, ma abbiamo bisogno di ripensare il significato dello sviluppo che non può essere più inteso come crescita continua dei consumi ma deve diventare sviluppo sociale, dei servizi, della cultura.  Rispetto a questo, la scelta energetica non è neutrale e, soprattutto, non può più aspettare!</p>
<p>Tra chi chiede di confrontarsi sui dati reali e chi è abituato a discutere dei sondaggi, chi prende decisioni sotto l’onda dell’emotività? Chi è antiscientifico?</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
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		<title>Lettera aperta di Mussi al prof. Veronesi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 09:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appare stamani su Il Fatto Quotidiano, una lettera aperta  di Fabio Mussi presidente della direzione nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217; ed ex ministro della Ricerca nel governo Prodi,  al prof. Umberto Veronesi presidente dell&#8217;Agenzia per la Sicurezza Nucleare: Caro professor Veronesi, per la stima che Le porto, confermata ogni volta dagli incontri avuti, da parlamentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appare  stamani su Il Fatto Quotidiano, una lettera aperta  di Fabio Mussi  presidente della direzione nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217; ed ex  ministro della Ricerca nel governo Prodi,  al prof. Umberto Veronesi  presidente dell&#8217;Agenzia per la Sicurezza Nucleare:<span id="more-21756"></span></em></p>
<p>Caro professor Veronesi,</p>
<p>per la stima che Le porto, confermata ogni volta dagli incontri avuti, da parlamentare e ministro, con Lei, ministro e grande scienziato, e confermata anche  dalle parole di ieri con cui si pone il problema di una pausa di riflessione  mi prendo la libertà di scriverLe questa lettera aperta per chiederLe un atto, le dimissioni da Presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, di cui Le illustro brevemente il senso.</p>
<p>Non so se sia vero quello che leggo, e cioè che l’Agenzia, già insediata da mesi, e alla quale è affidata una funzione delicatissima e vitale, non abbia ancora una sede, e si riunisca “al bar”. Sarebbe già questo disarmante.</p>
<p>E non voglio neanche tornare estesamente sulle ragioni che dividono in radice i favorevoli e i contrari, non “alla scienza”, naturalmente, ma all’uso di questa determinata tecnologia. Per quanto mi riguarda, sono contrario dall’incidente di Three Miles Island. Sono contrario per ragioni economiche e non certo emovite..</p>
<p>Penso infatti che nei calcoli correnti ci sia una truffa, perché, a parte il costo elevatissimo della costruzione di una centrale, sul Kw atomico devono essere caricati i costi di mantenimento e di <em>decommissioning </em>delle centrali fuori esercizio, e della messa in sicurezza per decine, centinaia e migliaia di anni delle scorie. Problema questo nient’affatto risolto a 60 anni dall’inizio del nucleare civile: seconda formidabile ragione di contrarietà. Sono contrario anche perché, pur potendo essere fortemente ridotto da tecnologie più evolute, il rischio di incidente, che dipende da un albero probabilistico di eventi, non può essere portato a zero, e naturalmente cresce per esempio in caso di territorio altamente sismico, di guerra e di terrorismo, o anche solo con l’aumento del numero di impianti. Sono contrario perché cominciamo a intravedere la fine di tutte le fonti non rinnovabili, e spetta  alle generazioni viventi – proprio queste, proprio le nostre &#8211; immaginare una società diversa, meno vorace di materia ed energia, più in equilibrio con la natura, e destinare risorse crescenti alla ricerca scientifica e tecnologica per un mutamento radicale del modello energetico.</p>
<p>Potrei continuare, ma questi sono argomenti per un dibattito in tempi normali, e Lei, professor Veronesi, ha espresso opinioni del tutto opposte a queste. Legittimo. La mia richiesta parte però da una specifica considerazione politica in un momento eccezionale e drammatico.</p>
<p>Dopo il potentissimo terremoto e il maremoto in Giappone, il sito di Fukushima sembra proprio fuori controllo. Il Commissario europeo all’energia Oettinger ha pronunciato la parola “Apocalisse”. La Germania ha fermato sette centrali e ha sospeso la decisione di prolungare la vita alle altre. Francia e Russia fanno un generale verifica dei loro impianti. Gli Stati Uniti attendono di sapere che cosa sia veramente successo in Giappone, prima del via libera al piano di Obama per 20 nuove centrali. Mi permetto di pensare che l’espansione del nucleare civile finisca qui, anno di grazia 2011. Comunque, tutti i governi del mondo hanno reagito all’emergenza razionalmente, prendendosi pause e tempi per le verifiche. L’unico che ha reagito emotivamente –“Avanti, avanti, avanti!”- è quello italiano. Sostenuto da giornali spesso di proprietà di costruttori che fiutano l’odore dei soldi. Fermarsi a riflettere dovrebbe essere considerato un dovere di esseri pensanti. Un dovere che ieri caro professore lei ha richiamato con serieta&#8217;.</p>
<p>Ma il governo ha nominato Lei, oncologo di fama mondiale, anche per spendere il suo prestigio di fronte all’opinione pubblica. Le Sue dimissioni da Presidente dell’Agenzia, caro Veronesi, motivate con una esigenza di approfondimento, di fronte alla estrema gravità degli eventi giapponesi, potrebbero contribuire fortemente a indurre anche il governo italiano almeno  ad una pausa di riflessione su scelte che condizioneranno la vita di molte generazioni a venire.</p>
<p>Grazie dell’attenzione, con amicizia</p>
<p>Suo  Fabio Mussi</p>
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		<title>Referendum, non fidarsi è meglio</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 10:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;immane tragedia giapponese ha scosso tutti. E il dramma incombente che viene dalla centrale nucleare fuori controllo sta imponendo una riflessione di fondo alle opinioni pubbliche mondiali e ai governi di ogni orientamento politico. Sembra che da quella tragedia e da quel rischio stia nascendo una nuova coscienza globale no nuke, o per lo meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;immane tragedia giapponese ha scosso tutti. E il dramma  incombente che viene dalla centrale nucleare fuori controllo sta imponendo una riflessione di fondo alle opinioni pubbliche mondiali e ai governi di ogni orientamento politico. Sembra che da quella tragedia e da quel rischio stia nascendo una nuova coscienza globale no nuke, o per lo meno dubbiosa. Anche in Italia.</p>
<p>Sembra che il Governo, dopo giorni di sicumera nuclearista, si sia fatto più prudente, persino disponibile a pensarci su, a prendersi un po&#8217; di tempo. E d&#8217;altronde se avesse continuato nella linea dura pro nuke dei primi giorni sarebbe stato l&#8217;unico in Europa e forse nel mondo. Un po&#8217; troppo da reggere anche per un premier “eroico e un po&#8217; matto”&#8230;</p>
<p>Ecco allora che le dichiarazioni di importanti esponenti si incanalano lungo la strada della prudenza, ministri si aprono al dubbio, alla necessità di verifiche.</p>
<p>C&#8217;è da fidarsi? Penso di no. Il perché è presto detto: ci sono passaggi politici di grande importanza alle porte, le elezioni amministrative ed i referendum. Questi appuntamenti saranno  segnati anche dalla vicenda giapponese, dalla emozione che ha suscitato e dalle paure che il nuke ha fatto emergere. E le forze politiche che continuassero testardamente ad essere favorevoli potrebbero  subire un difficoltà di consenso. La ministra Prestigiacomo, in una candida frase captata  fuorionda l&#8217;ha detto: “mica possiamo perdere le elezioni per il nucleare&#8230;”</p>
<p>Così stanno le cose, e per i referendum è ancora più rischioso perché lì ci vuole il quorum e la partita si gioca proprio sulla partecipazione di almeno il 50% dell&#8217;elettorato.</p>
<p>C&#8217;è da aspettarsi, dunque, un crescendo di “ripensiamoci”, “prendiamoci una pausa di riflessione”, “sentiamo cosa fa la UE”, “ verifichiamo i limiti di sicurezza”, “non è una decisione a cuor leggero”, ecc. ecc. Tutte dichiarazioni interessanti, ma assolutamente prive di effetto pratico rispetto alle leggi ed ai decreti pro nuke approvati, ma che possono (o vogliono) avere un effetto insinuante  sulla importanza della partecipazione ai referendum. Come dire: ma se anche il governo è  contrario al nucleare ormai lo siamo tutti e dunque è quasi inutile il voto..”</p>
<p>Questo, io credo, sarà il refrain che praticherà il Governo, spalleggiato da tutti i pro nuke più convinti. E lo faranno nel modo più insinuante, più convincente, dando l&#8217;impressione di una vera e propria marciaindietro giocata con grande battage pubblicitario sui media, nei talkshow, dappertutto. Ma senza toccare le norme in vigore, per poter riprendere il cammino poi, passata la buriana emotiva.</p>
<p>E allora bisogna sapere che generiche mozioni, ordini del giorno o altre forme di espressione di opinione delle assemblee elettive (dal Parlamento ai Consigli Comunali) più o meno contro  il nucleare, se non accompagnate da un concreto impegno a sostenere la partecipazione al referendum, sono inutili se non potenzialmente dannose perché possono dare, appunto,  l&#8217;impressione di un tale comune sentire dal far pensare alla quasi  inutilità del voto dei cittadini.  Dobbiamo invece dire con forza e continuamente che servono leggi, decreti, delibere per abrogare le attuali norme pro nuke. Niente di più, ma niente di meno. E siccome è difficile che ci siano atti legislativi abrogativi prima del referendum la strada maestra è e rimane quella di dare la parola ai cittadini, a cominciare dal pretendere che sia il Governo direttamente a promuovere la partecipazione al voto. Solo così si possono abrogare nei fatti e non a chiacchiere le norme che hanno rilanciato il nucleare in Italia.</p>
<p>E se sono veri i ripensamenti vogliamo sentire il Premier ed i ministri cominciare da subito, e fino all&#8217;ultimo giorno possibile,  sollecitare i cittadini a partecipare al voto. Sennò la loro “conversione” non sarà credibile, anzi&#8230;.</p>
<p>Mirko Lombardi</p>
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		<title>L&#8217;Europa ferma il nucleare. E l&#8217;Italia?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 10:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ il commissario europeo all’energia, il tedesco Gunther Oettinger, a parlare di rischio di apocalisse nucleare; ed è l’agenzia nucleare francese a stimare a livello 6, a solo un passo dal massimo che è 7, la gravità dell’incidente nucleare di Fukushima. E sono leader di governi come quello tedesco, la signora Merkel, a decidere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ il commissario europeo  all’energia, il tedesco Gunther Oettinger, a parlare di rischio di apocalisse nucleare; ed è l’agenzia nucleare francese a stimare a livello 6, a solo un passo dal massimo che è 7, la gravità dell’incidente nucleare di Fukushima. E sono leader di governi come quello tedesco, la signora Merkel, a decidere di fermare subito 7 delle 17 centrali ancora in funzione nel proprio Paese. <span id="more-21738"></span>Moratoria decisa in Svizzera per i nuovi impianti. L’Austria chiede di ridiscutere subito di nucleare nel Continente, e infatti sono già in previsioni incontri in merito da parte del Consiglio Europeo.</p>
<p>Riflessioni si riaprono in tutti i Paesi, dalla Francia alla Polonia, anche sull’onda di una ridiscesa in campo dei movimenti ambientalisti. In realtà l’Europa da tempo non puntava più veramente sul nucleare. I dati dicono di 197 centrali presenti su un territorio  comprensivo però anche dell’Est, incluse Russia, Ucraina, Lituania.</p>
<p>Produrrebbe, il nucleare, il 35% circa del totale della energia elettrica consumata. Ma è bene ricordare che la quota dei consumi elettrici è meno di un quarto dei consumi energetici totali. L’uso del nucleare è concentrato in alcuni Paesi, come la Francia, ma anche l’Ucraina, la Bulgaria, la Spagna che alzano la media. Di nuove centrali ne sono previste ben poche, 13, e quasi tutte ad Est. Ben di più quelle già dismesse, 81! Dopo l’incidente di Chernobyl  c’è stata una moratoria di fatto. Ora, era cominciata, sotto la pressione continua della lobby nuclearista, una ripresina destinata a non reggere il colpo di questa nuova tragedia. Naturalmente la speranza è che le conseguenze del dramma giapponese siano assai più contenute. Ma il rischio che stiamo correndo conferma che la sua dimensione non è accettabile.</p>
<p>Non a caso, come dicevo, la politica europea dell’energia e del clima è andata in un’altra direzione. Le scelte energetiche si fondano sul risparmio, la transizione alle rinnovabili, la costruzione di una comunità dell’energia in grado di governare i mercati. Quelle per il clima prevedono direttive che rendono obbligatorio sia il risparmio che il ricorso alle fonti rinnovabili. Non c’è traccia nel cosiddetto “ pacchetto clima “ di indicazioni pro nucleare. Anzi, il nucleare non è calcolabile neanche nelle quote delle fonti antiserra. Il pacchetto clima poggia su una realtà già ampiamente diffusa di sviluppo delle rinnovabili ed è a sua volta alla base di quella scelta dell’economia verde che l’Europa si è proposta come propria strategia da qui al 2020.</p>
<p>Il tentativo di cosiddetto rilancio del nucleare era in realtà riducibile ad un rinvio nella chiusura degli impianti tedeschi, per altro già decisa, e a qualche operazione  assai discutibile volta a godere dei finanziamenti per la messa in sicurezza degli impianti dell’Est. Tutto molto effimero, al punto che la Merkel  può invertire repentinamente la rotta, forte dell’ampia diffusione delle rinnovabili realizzata nel suo Paese. Discorso analogo lo si potrebbe fare su scala mondo dove la ripresa di una domanda nucleare è assai ridotta e circoscritta in particolare alla Cina. Di fronte a questi dati la protervia e la dabbenaggine del governo italiano sono incredibili.</p>
<p>Gli unici ad insistere pervicacemente. E del resto quelli più inadempienti su tutta la vera politica europea, come dimostra la vicenda vergognosa dei tagli alle rinnovabili. Questa protervia deve essere sconfitta, come già accadde con il referendum che dopo Chernobyl chiuse il nucleare in Italia. Era uno scandalo democratico che una volontà referendaria fosse cancellata a colpi di decreti. Anche solo per questo richiedere un nuovo referendum era sacrosanto. Il dramma in corso ci dice ora di quanto sia giusto che a pronunciarsi sul proprio futuro, quando sono in ballo scelte così di fondo, siano i cittadini.</p>
<p>Sarebbe gravissimo che chi vuole imporre una dimensione di rischio così grande, e così inutile, cercasse di sottrarla al giudizio popolare cercando di far scattare l’arma astensionistica. Se hanno argomenti, li confrontino con i nostri. Su tutto, dalla sicurezza, ai costi, alle opportunità tecnologiche, ai modelli sociali. Ivi compreso il diritto di non vivere in presenza di rischi estremi, che è un diritto di modernità e non una paura ancestrale, laddove anche la paura deve essere rispettata. Sono abituate, le destre, a cavalcare la paura. Lo fanno verso i migranti, anche adesso che le rivoluzioni mediterranee dovrebbero chiederci di ripensare il nostro rapporto con quei Paesi ed anche con il petrolio.</p>
<p>Petrolio e nucleare fanno parte di un mondo vecchio che dobbiamo superare. Per farlo ormai ci sono le possibilità tecnologiche. Basta pensare diverso. Magari rendendosi conto che in quei Paesi mediterranei  c’è più sole di quanto, pur tanto, petrolio ci sia. Un nuovo paradigma, quello dei beni comuni, di cui acqua ed energia sono i pilastri. Per questo la grande manifestazione  del 26 marzo per l’acqua bene comune sarà naturalmente  perché anche l’energia lo sia.</p>
<p>Roberto Musacchio</p>
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		<title>Se non ora, quando?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 09:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il bollettino dell&#8217;International Atomic Energy Agency (Iaea) di lunedì 14 marzo 2011 alle ore 15.39 recava: Rischio di collasso del reattore 1 e 3.185 mila persone evacuate (c&#8217;è l&#8217;elenco delle cittadine evacuate). Il sito del Daily-Yomiuri, ritenuto il principale quotidiano giapponese in lingua inglese riferiva domenica sera che il reattore n. 3 dell&#8217;impianto nucleare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong>Il bollettino dell&#8217;International Atomic Energy Agency (Iaea) di lunedì 14 marzo 2011 alle ore 15.39 recava: <em>Rischio di collasso del reattore 1 e 3.185 mila persone evacuate (c&#8217;è l&#8217;elenco delle cittadine evacuate)</em>. <span id="more-21724"></span></p>
<p>Il sito del <em>Daily-Yomiuri</em>,  ritenuto il principale quotidiano giapponese in lingua inglese riferiva  domenica sera che il reattore n. 3 dell&#8217;impianto nucleare di Fukushima  ha perduto la sua capacità di fornire acqua al suo nocciolo, un danno  che ha abbassato il livello dell&#8217;acqua di raffreddamento e ha lasciato  scoperti 2.95 metri su 4 delle barre di combustibile nucleare. Questo  vuol dire che la parte delle barre di combustibile non coperte  dall&#8217;acqua di raffreddamento si fonde all&#8217;istante, per cui il materiale  contenuto (uranio più scorie) viene trascinato dal vapore scaricato dai  tecnici in atmosfera per impedire che la pressione si alzi troppo e  faccia esplodere il reattore stesso.</p>
<p>Di ora in ora cresce l&#8217;allarme.  Sull&#8217;onda della tragedia giapponese, la paura del nucleare scuote il  mondo. Persino negli Stati uniti, dove dopo quarant&#8217;anni di stasi il  presidente Obama aveva prospettato un anno fa lo stanziamento di 36  miliardi di dollari in prestiti per costruire nuove centrali,  l&#8217;esplosione nella centrale di Fukushima (sono 23 le centrali in  funzione con lo stesso tipo di impianto) sta provocando una marcia  indietro. Edward J. Markey, presidente della Commissione energia e  risorse della Camera, ha chiesto all&#8217;amministrazione una moratoria nella  costruzione di nuove centrali nelle aree a rischio sismico e maggiori  garanzie di sicurezza in quelle già realizzate. Anche i repubblicani non  hanno negato i loro timori.</p>
<p>In Europa, la cancelliera Angela Merkel ha deciso di sospendere il  prolungamento del ciclo di vita operativo dei 16 reattori atomici civili  ancora attivi in Germania, la Svizzera ha bloccato la procedura di  domanda di autorizzazione alla costruzione di tre nuovi siti, l&#8217;Austria  chiede un riesame a livello europeo. E oggi a Bruxelles la Commissione  europea terrà un vertice con i responsabili ufficiali dei paesi Ue in  possesso di centrali nucleari e con i gestori degli impianti. Lo  scenario di un addio al nucleare e di una conversione il più veloce  possibile della produzione energetica nel Vecchio continente, dall&#8217;atomo  alle energie rinnovabili, sembra diventare sempre più realtà.</p>
<p>Soltanto  i nostri eroi, sprezzanti del pericolo, tengono duro. Se non fosse  ostaggio di un «eroe un pò pazzo» (è lo stesso B. a definirsi con  civetteria così) il governo italiano dovrebbe decidere di sospendere il  progetto nucleare, o almeno di bloccarne l&#8217;attuazione fino  all&#8217;effettuazione del prossimo referendum che punta a cancellare la  legge 99/2009, aspettando il responso degli elettori. Gli italiani  devono scuotersi. I sondaggi già dicono che non vogliono il nucleare  nella propria regione. Scendano in piazza per fermare la cricca che  punta sul nucleare come a un altro ricco osso da spolpare. Anche in  questo caso, se non ora quando?</p>
<p>Marcello Cini</p>
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		<title>Nucleare, una questione mondiale</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 04:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La questione nucleare è tutt’altro che una questione nazionale, il problema della sicurezza delle centrali è molto più vasto di quanto ci si immagina. Intorno al territorio italiano, a pochi chilometri dai nostri confini, esistono centrali decrepite che funzionano regolarmente e delle quali non si conosce poi un granchè. Forse l’esempio più eclatante è quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione nucleare è tutt’altro che una questione nazionale, il  problema della sicurezza delle centrali è molto più vasto di quanto ci  si immagina. <span id="more-21637"></span></p>
<p>Intorno al territorio italiano, a pochi chilometri dai nostri  confini, esistono centrali decrepite che funzionano regolarmente e delle  quali non si conosce poi un granchè.</p>
<p>Forse l’esempio più eclatante è quello della centrale di Krsko, in  Slovenia, a poco più di 130 Km da Trieste, centrale quella di Krsko che  risale al 1975, il cui reattore di vecchissima tecnologia è stato più  volte riparato. Inoltre molti sostengono che sia stata costruita  addirittura vicino ad una faglia sismica.</p>
<p>Capite bene che qualsiasi guasto a Krsko, comporterebbe un enorme  rischio anche al territorio italiano, eppure sembra che la volontà di  cambiare rotta non ci sia, questo perchè dietro l’energia nucleare e  dietro la costruzione di nuove centrali si celano enormi interessi, con  il nucleare i monopolisti dell’energia ricavano utili esorbitanti.</p>
<p>A giugno il secondo referendum che potrebbe far naufragare la  politica nuclearista esasperatamente sponsorizzata da questo Governo. La  chiamata alle urne è una tappa fondamentale per chi crede nelle energie  rinnovabili e nella loro modernità.</p>
<p>Nel frattempo, alcuni parlamentari del Partito Democratico hanno  pubblicato una lista dei siti dove potranno essere costruite nuove  centrali nucleari. Secondo Ermete Realacci (Pd), tale mappa è  reale, visto che a seguito di una sua interrogazione del 12 gennaio 2010  il Governo non negò la sua validità.</p>
<p>Di seguito la lista.</p>
<p>Andrea Sironi</p>
<p>–</p>
<p><strong>Piemonte</strong><br />
1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli).<br />
2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella)</p>
<p><strong>Lombardia</strong><br />
3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia)<br />
4. la zona a sud di Mantova lungo il Po<br />
5. la zona a sud di Cremona lungo il Po</p>
<p><strong>Veneto</strong><br />
6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo)<br />
7. la zona del delta del Po (Rovigo)<br />
8. la zona della foce del Piave (Venezia)<br />
9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia)</p>
<p><strong>Friuli Venezia Giulia</strong><br />
10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine)<br />
11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone)</p>
<p><strong>Emilia Romagna</strong><br />
12. La zona costiera a nord (Ferrara e Ravenna) e la meridionale fino a Rimini<br />
13. La zona a nord di Fidenza fra Taro e Po (Parma) Toscana<br />
14. Isola di Pianosa (Livorno)<br />
15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno)<br />
16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto)<br />
17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto)</p>
<p><strong>Lazio</strong><br />
18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo)<br />
19. l’area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo)<br />
20. l’area costiera di Borgo Sabotino (Latina)Campania<br />
21. Foce del Garigliano (Caserta)<br />
22. Foce del Sele (Salerno)</p>
<p><strong>Calabria</strong><br />
23. area costiera di Sibari (Cosenza)<br />
24. la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cosenza.<br />
25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord  di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi,  Tronca).<br />
26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro)</p>
<p><strong>Molise</strong><br />
27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli)</p>
<p><strong>Puglia</strong><br />
28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto)<br />
29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia)<br />
30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia)<br />
31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce)<br />
32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce)<br />
33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici<br />
34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici<br />
35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi)</p>
<p><strong>Basilicata</strong><br />
36. tutta la costa ionica della regione</p>
<p><strong>Sardegna</strong><br />
37. foce del Flumendosa (Cagliari)<br />
38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro)<br />
39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro)<br />
40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari)<br />
41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano)</p>
<p><strong>Sicilia</strong><br />
42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento)<br />
43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa)<br />
44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta)<br />
45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani)</p>
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		<title>Il tragico paradosso: quando serve, il nucleare non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 08:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarebbe troppo facile ribadire quello che ha sempre sostenuto il movimento ambientalista, che “il nucleare è intrinsecamente pericoloso perché anche un solo incidente può creare rischi elevatissimi”. Sarebbe anche un tantino «cinico» utilizzare questo tragico terremoto, il cui bilancio di vite umane sembra ancora destinato a crescere, per puntare il dito contro la retorica nuclearista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe troppo facile ribadire quello che ha sempre sostenuto il movimento ambientalista, che “il nucleare è intrinsecamente pericoloso perché anche un solo incidente può creare rischi elevatissimi”. Sarebbe anche un tantino «cinico» utilizzare questo tragico terremoto, il cui bilancio di vite umane sembra ancora destinato a crescere, per puntare il dito contro la retorica nuclearista del governo Berlusconi.<span id="more-21523"></span></p>
<p>Tuttavia una riflessione è d’obbligo. La tragica situazione in cui si trova il Giappone, con un paese in ginocchio ed un sistema di produzione energetica paralizzato anche a causa delle rigidità delle centrali nucleari, ci fa capire che un modello di sviluppo «energy-intensive» è troppo pericoloso e al contempo troppo fragile. Usando una parola ormai abusata ma che dovrebbe essere la stella polare delle decisioni politiche: è una scelta non sostenibile.</p>
<p>E sembra una terribile «legge del contrappasso» che questa riflessione emerga proprio guardando alla tragedia toccata al Giappone, paese che più di altri ha investito risorse nel campo dell’efficienza e della diversificazione delle fonti energetiche.</p>
<p>Proprio quando ce n’è più bisogno, le centrali nucleari giapponesi vengono spente per rilascio di materiale radioattivo o per evitare ulteriori incidenti. La Tokyo Electric Power ha risentito pesantemente dei gravi problemi delle due centrali nucleari di Fukushima al punto di lanciare un allarme black-out nella capitale e nei suoi dintorni.</p>
<p>Ecco la vera ragione per cui penso che il nucleare sia la risposta sbagliata alla crisi energetica e ambientale che stiamo attraversando. Perché le centrali atomiche danno la falsa illusione di avere un capacità di generazione illimitata, di poter disporre di energia per alimentare una crescita di consumi mentre la realtà dimostra che sono le prime a fallire se c’è un emergenza tragica e imprevedibile come il terremoto in Giappone, ma anche più semplicemente e prevedibilmente come nel caso della siccità che ha colpito la Francia qualche anno fa.</p>
<p>E’ ormai superato il concetto stesso di grandi impianti di generazioni concentrati che alimentano linee di distribuzione di migliaia di km. E’ un’idea inefficiente e pericolosa, forse inevitabile nel secolo scorso, ma che le moderne tecnologie stanno consegnando alle reliquie del millennio ormai trascorso. Nel terzo millennio, nell’era di internet, il nuovo paradigma energetico deve essere quello delle reti elettriche intelligenti e della produzione distribuita, che rende i cittadini, al tempo stesso, produttori e consumatori. Un sistema robusto e flessibile, capace di resistere ai cataclismi e agli sconvolgimenti climatici e di adattarsi alle esigenze di una società aperta e democratica.</p>
<p>Albert Einstein diceva che <em>“il primo passo per risolvere un problema è rendersi conto che esiste”. </em></p>
<p>Per questo siamo per le rinnovabili e contro il nucleare. Perché il pensiero unico che c’è dietro la scelta nuclearista impedisce di vedere il vero problema: non si tratta di produrre più energia ma di essere più efficienti e flessibili. Lo sviluppo non è sinonimo di crescita dei consumi e le tecnologie oggi disponibili ci permettono di immaginare un futuro illuminato dal sole e senza i rischi delle scorie radioattive.</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
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		<title>La storia del mondo boccia il nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 07:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello che sta accadendo di apocalittico, di catastrofico in Giappone in queste ore, è qualcosa che turba la coscienza del mondo, che addolora tutti noi e che ci fa sentire una grande inquietudine. Io chiedo che il governo nazionale per senso del decoro e per il principio della realtà, ritiri immediatamente la propria opzione nuclearista e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che sta accadendo di apocalittico, di catastrofico in <strong>Giappone</strong> in queste ore, è qualcosa che turba la coscienza del mondo, che addolora tutti noi e che ci fa sentire una grande inquietudine.<span id="more-21586"></span></p>
<p>Io chiedo che il governo nazionale per senso del decoro e per il principio della realtà, ritiri immediatamente la propria opzione nuclearista e torni a discutere con le regioni, ma anche con il mondo accademico, con l’intelletualità e con l’ambientalismo, di quale modello di politica energetica dobbiamo adottare. Il nucleare oggi vede ferito a morte un ingrediente fondamentale della sua narrazione, la leggenda della sua sicurezza.</p>
<p>Quel fumo radioattivo è un’ipoteca drammatica non solo per quei territori del Giappone, ma anche per tutta la specie umana sul pianeta. Chiedo con forza che il governo e il parlamento blocchino l’opzione nuclearista nel nostro Paese. Credo che il referendum che si svolgerà anche sul nucleare dovrebbe essere svuotato di significato. Spero cioè che prima di arrivare al referendum il governo possa dire basta, ci abbiamo provato ma l’opzione nucleare è stata falsificata dalle vicende della storia del mondo.</p>
<p>Nichi</p>
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		<title>Contro la lobby del nucleare</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 09:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Il dibattito sull’energia in Italia è truccato dalla lobby del nucleare”. Così Nichi ieri ha parlato del decreto Romani, in una conferenza stampa organizzata da Sinistra Ecologia Libertà, per rimarcare la posizione che SeL ha da sempre chiaramente espresso sul tema delle energie rinnovabili e del nucleare. Insieme a Nichi, Grazia Francescato, Loredana De Petris, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-size: 13px; font-weight: normal;">“Il dibattito sull’energia in Italia è truccato dalla lobby del nucleare”. Così Nichi ieri ha parlato del decreto Romani, in una conferenza stampa organizzata da Sinistra Ecologia Libertà, per rimarcare la posizione che SeL ha da sempre chiaramente espresso sul tema delle energie rinnovabili e del nucleare.</span></h3>
<p>Insieme a Nichi, Grazia Francescato, Loredana De Petris, Valerio Calzolaio e Fabio Roggiolani.</p>
<p>Guarda il <a href="http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Archivio/Player_con_contenuti_archivio2Window?action=1">video</a></p>
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		<title>Perché i referendum sono importanti</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 07:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì la Corte Costituzionale ha deciso per l’ammissibilità di alcuni importanti quesiti referendari sull’acqua, sul nucleare e sul “legittimo impedimento”. Insieme alle elezioni amministrative sarà questa la battaglia fondamentale di questa primavera, a meno che non vengano convocate le elezioni anticipate. In ballo ci saranno alcuni degli elementi fondanti del “trentennio conservatore italiano”: il deteriorarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì la Corte Costituzionale ha deciso per l’ammissibilità di  alcuni importanti quesiti referendari sull’acqua, sul nucleare e sul  “legittimo impedimento”. Insieme alle elezioni amministrative sarà  questa la battaglia fondamentale di questa primavera, a meno che non  vengano convocate le elezioni anticipate.<span id="more-18244"></span></p>
<p>In ballo ci saranno alcuni  degli elementi fondanti del <a href="http://italia2013.org/2010/07/28/chiudere-il-trentennio-conservatore-cosa-dice-davvero-l%e2%80%99america-all%e2%80%99italia/">“trentennio  conservatore italiano”</a>: il deteriorarsi della qualità della  democrazia e la restrizione degli spazi di partecipazione,  l’affermazione delle rendite e della finanza a scapito della produzione,  la privatizzazione dei beni comuni, la concezione del “Capo” come  persona “libera dalle leggi” solo perché eletta dal popolo. Una vittoria  dei sì su questi quesiti sarebbe una svolta importante quasi quanto una  vittoria nelle elezioni politiche. Vediamo perché.</p>
<p>1. I due quesiti sull’acqua propongono di cancellare due norme  importanti: la prima è contenuta nell’articolo 23bis della <a href="http://www.bosettiegatti.com/info/norme/statali/2008_0133.htm">legge  133 del 2008</a> e stabilisce che la gestione dell’acqua deve essere  affidata, tramite gara, o ad aziende private oppure ad aziende miste in  cui comunque la quota di privati non sia inferiore al 40%; il secondo  quesito invece propone di abrogare una norma emanata ai tempi del  governo di centrosinistra (il comma 1 dell’art. 154 del <a href="http://www.ambientediritto.it/legislazione/varie/2006/dlgs_2006_n.152.htm">decreto  legislativo 152 del 2006</a>) che inseriva tra i criteri per  determinare la bolletta dell’acqua anche l’ “adeguatezza della  remunerazione del capitale investito”. Si tratterebbe, secondo il  comitato promotore del referendum, di un 7% della tariffa e ciò senza  che sia richiesta una quota di investimenti per il miglioramento del  servizio. Qui sta infatti uno dei nodi su cui si voterà: la politica di  privatizzazioni avviata negli anni ’90 ha prodotto in molti casi delle  vere rendite di posizione per i privati che, una volta comprate le  società, potevano fare profitti senza dover fare investimenti. Ne  parlammo già a proposito <a href="http://italia2013.org/2010/10/15/perche-il-16-ottobre-riguarda-tutti/">del  gruppo Benetton</a> che di fronte alla concorrenza internazionale nel  campo dell’abbigliamento si rifugiò nelle aziende privatizzate e poi  penetrò il mondo dell’editoria e della finanza per proteggere e  legittimare queste stesse rendite. Se si guarda alla storia del  capitalismo italiano degli ultimi 30 anni ci si accorge che non si  trattava di un caso isolato ma anzi di una linea di sviluppo comune:  dalla produzione alla rendita e alla finanza.</p>
<p>2. Ci sono poi altre due questioni fondamentali. La prima è che  l’acqua è un bene comune, un diritto che va garantito a tutte e a tutti  semplicemente perché sono esseri umani. In 28 zone d’Italia (i  cosiddetti Ato, Ambiti Territoriali Ottimali) il servizio è stato già in  tutto o in parte privatizzato in questi anni. In molti casi, anche in  questa regione, l’aumento delle bollette è stato spropositato senza che  ci fosse un adeguato miglioramento del servizio. La legge oggetto del  referendum (la Ronchi-Fitto) estenderebbe il sistema anche ai 64 Ato  ancora gestiti dal pubblico. E’ quindi una legge ideologica che estende a  tutti un sistema che già ha dato prova di essere ingiusto. E’ una legge  figlia del trentennio conservatore italiano, in cui il liberismo si è  coniugato con la tutela dei più arretrati tra i grandi interessi  privati. Infine c’è una questione non del tutto secondaria sollevata da  Stefano Rodotà: la Ronchi-Fitto è una legge che in parte attua delle  normative comunitarie. Si temeva che proprio per questo la Consulta  bocciasse il referendum, visto che <a href="http://www.governo.it/Governo/Costituzione/2_titolo1.html">l’articolo  75</a> vieta di tenere referendum su “leggi di autorizzazione a  ratificare trattati internazionali”. Un’interpretazione restrittiva di  questo articolo avrebbe portato ad escludere dai referendum tutte le  norme di attuazione di direttive e regolamenti comunitari, che nel  nostro ordinamento sono sempre di più. In pratica sarebbe stato  fortemente limitato l’uso del referendum, rafforzando ancora di più  l’idea che ogni volta che si decide in Europa si toglie potere ai  cittadini: e invece non è così, c’è sempre una responsabilità politica  del parlamento e del governo italiani anche quando si dice che “è  l’Europa che ce lo impone”. Insomma, anche il semplice fatto che si voti  è già una vittoria per la democrazia.</p>
<p>3. Con molta probabilità, vista l’abrogazione solo parziale della  legge sul legittimo impedimento, si voterà anche sulla sua cancellazione  come richiesto dal referendum proposto dall’Italia dei Valori. Una  vittoria dei sì significherebbe una bocciatura dell’idea che un “eletto  dal popolo” sia immune dalle leggi che governano gli altri cittadini (e  già abbiamo scritto su <a href="http://italia2013.org/2009/10/11/eletto-dal-popolo-ma-mi-faccia-il-piacere/">quanto  poco fondata sia l’idea che Berlusconi sia “eletto dal popolo”</a>).  Dall’altro lato il pericolo di questo referendum è che si trasformi  nell’ennesimo plebiscito a favore del Capo, presentato come vittima  delle toghe rosse. Una vittoria dei no aprirebbe uno scenario spaventoso  con la destra che si sentirebbe legittimata ad azzerare ogni  contrappeso al potere esecutivo, non solo i magistrati.</p>
<p>4. Infine, l’ultimo quesito su cui si voterà è quello sul nucleare.  Si tratta di abrogare una serie di norme emanate tra il 2008 ed il 2010  che permettono di reintrodurre le centrali nucleari nel nostro Paese,  nonostante ci fosse stato un referendum in materia nel 1987 nel quale la  stragrande maggioranza degli elettori aveva bocciato l’utilizzo  dell’energia atomica. Si tratta qui di decidere su due questioni in  realtà: non solo la politica energetica del nostro Paese (più nucleare e  combustibili fossili oppure più rinnovabili?) ma anche il rapporto tra  politica e lobby. Non è un mistero infatti che la decisione del governo  Berlusconi fu anche il frutto delle pressioni di una composita “lobby  nucleare” e che la tecnologia che intendiamo acquistare dai francesi ha  già sperimentato enormi problemi di realizzazione in Finlandia, come fu  documentato da una <a href="http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-e0326a48-2e52-4380-bd13-dec42532d1e3.html">puntata  di Presa Diretta</a> (che andrà vista e rivista nella campagna  referendaria). A proposito, è da vedere il <a href="http://www.forumnucleare.it/">sito della lobby</a>, un vero  esperimento di esportazione in Italia dei metodi di comunicazione  pubblica dei gruppi di pressione usati negli USA.</p>
<p>5. Lo scrivemmo <a href="http://italia2013.org/2010/07/28/chiudere-il-trentennio-conservatore-cosa-dice-davvero-l%E2%80%99america-all%E2%80%99italia/">già  quest’estate</a>: il trentennio conservatore americano iniziò il 6  giugno del 1978 con il referendum in California sulla “proposition 13”  che stabiliva un tetto massimo alle tasse sugli immobili. La vittoria  dei sì su un quesito allo stesso tempo molto concreto ma dalla vasta  portata ideologica segnò il primo successo significativo di quel  movimento conservatore che avrebbe portato Ronald Reagan alla Casa  Bianca, con grandi conseguenze anche per l’Europa e l’Italia. I  referendum di questa primavera nel nostro Paese, soprattutto quelli  sull’acqua e sul nucleare, potrebbero avere la stessa valenza e aprire  una nuova pagina nella politica (e nella vita quotidiana) di questo  Paese.</p>
<p>Italia2013</p>
<p><a href="http://italia2013.org/" target="_blank">Sito Italia 2013</a></p>
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		<title>Il nucleare? Tecnologia vecchia</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 06:48:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Paolo Cento, voi di Sinistra Ecologia Libertà avete sostenuto il quesito sul nucleare nonostante le frizioni con l&#8217;Italia dei Valori di Antonio di Pietro. Ce la farete a raggiungere il quorum? Spero di si. Bisogna aprire un grande dibattito e recuperare la distanza con le associazioni ambientaliste. Non hodifficoltà a dire che diversamente il quorum [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Paolo Cento, voi di Sinistra Ecologia Libertà avete sostenuto il quesito sul nucleare nonostante le frizioni con l&#8217;Italia dei Valori di Antonio di Pietro. Ce la farete a raggiungere il quorum?</strong></p>
<p>Spero di si. Bisogna aprire un grande dibattito e recuperare la distanza con le associazioni ambientaliste. Non hodifficoltà a dire che diversamente il quorum sarebbe a rischio.<span id="more-18121"></span></p>
<p><strong>E&#8217; un invito all&#8217;unità?</strong></p>
<p>Non c&#8217;è alternativa. Noi riconosciamo a Di Pietro il merito di aver dato il via all&#8217;iniziativa, ma ora gli chiediamo di evitare una battaglia di bandiera. Perché non è detto che l&#8217;opinione pubblica reagisca compattamente come accadde nel 1987.</p>
<p><strong>Non è passato troppo tempo da allora? Lei crede che la gente si accontenti di un &#8220;no al nucleare&#8221;?</strong></p>
<p>Non c&#8217;è dubbio. Io ero nel comitato promotore del referendum di allora, e sono convinto che siamo in un contesto del tutto diverso. La battaglia questa volta deve essere in positivo. Il messaggio deve essere &#8220;no al nucleare, si alle energie alternative&#8221;.</p>
<p><strong>Nessuna energia alternativa è in grado di offrire lo stesso rendimento del nucleare. Non è così?</strong></p>
<p>Il nucleare sul quale punta il governo è una tecnologia vecchia, e lo dimostreremo. Attorno a noi, in Europa, si è aperto un dibattito interessante.</p>
<p>A. Ba.</p>
<p>Fonte: la stampa</p>
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		<title>Referendum, sì a due sull&#8217;acqua e uno sul nucleare</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 15:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due dei quattro referendum contro la &#8216;privatizzazione&#8217; dell&#8217;acqua e uno sul nucleare. I giudici hanno rigettato il quesito promosso da Di Pietro per abrogare parte del decreto Ronchi-Fitto e quello promosso dal Comitato &#8216;Siacquapubblica&#8217; per cancellare le norme del precedente governo Prodi in materia di ambiente sulle forme di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due dei quattro  referendum contro la &#8216;privatizzazione&#8217; dell&#8217;acqua e uno  sul nucleare.</p>
<p>I giudici hanno rigettato  il quesito promosso da Di  Pietro per  abrogare parte del decreto Ronchi-Fitto e quello  promosso dal Comitato  &#8216;Siacquapubblica&#8217; per cancellare le norme  del precedente governo Prodi  in materia di ambiente sulle forme  di gestione e sulle procedure di  affidamento delle risorse  idriche.  <span id="more-17975"></span><br />
Ammesso  anche il quesito sul nucleare promosso dall&#8217;Idv di Di Pietro  per  cancellare circa 70 norme contenute nei provvedimenti che con il   governo Berlusconi hanno riaperto la strada a nuove centrali.</p>
<p>Via libera invece della Consulta agli altri due quesiti del  Comitato  &#8216;Siacquapubblica&#8217; che raccoglie giuristi quali Stefano  Rodota&#8217; e  Gaetano Azzariti: uno per l&#8217;abrogazione delle norme  del decreto  Ronchi-Fitto sulle modalita&#8217; di affidamento con gara  a privati dei  servizi pubblici di rilevanza economica, l&#8217;altro  intende cancellare le  norme del governo Prodi sulla determinazione della tariffa del servizio  idrico integrato in base all&#8217;adeguata remunerazione del capitale  investito.</p>
<p>Fonte: unita.it</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Invece del nucleare&#8221;, il manifesto delle imprese</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 06:15:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un salasso di risorse che drenerebbe gli investimenti fuori dall&#8217;Italia bloccando la ripresa di uno dei pochi settori in crescita: la green economy. E&#8217; questa la motivazione del manifesto «Invece del nucleare» con il quale imprenditori e manager chiedono al governo di cambiare rotta rinunciando all&#8217;atomo francese per lanciare un modello di crescita verde che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong>Un salasso di risorse che drenerebbe  gli investimenti fuori dall&#8217;Italia bloccando la ripresa di uno dei pochi settori  in crescita: la green economy. E&#8217; questa la motivazione del manifesto «Invece  del nucleare» con il quale imprenditori e manager chiedono al governo di  cambiare rotta rinunciando all&#8217;atomo francese per lanciare un modello di  crescita verde che in Germania ha già dato 350 mila posti di lavoro diretti e  oltre 1 milione nell&#8217;indotto. <span id="more-16510"></span></p>
<p>«Lo scenario prospettato dal governo, 25 per cento  di elettricità atomica e 25 per cento di rinnovabili al 2030 &#8211; si legge  nell&#8217;appello &#8211; comporterebbe una enorme distrazione di risorse a discapito delle  nuove energie (efficienza e rinnovabili). Nella migliore delle ipotesi, quando  tra 10-12 anni si iniziasse a generare elettricità nucleare sarebbe lo Stato,  attraverso la fiscalità generale, o gli utenti, attraverso le bollette, a  cofinanziare il nucleare.</p>
<p>Questo perché il costo è estremamente oneroso: oltre 5  miliardi di euro per una centrale, più di 40 miliardi per l&#8217;intero programma.  Stime che raddoppiano, e anche più, se si considerano i costi del futuro  decommissioning. Un rapporto del 2009 del Mit, Massachusetts Institute of  Technology, ha valutato il costo dell&#8217;elettricità da nucleare in 8,4 centesimi  di dollaro per chilowattora, più del gas e del carbone».</p>
<p>L&#8217;elenco dei primi  cento firmatari del manifesto curato dal Kyoto Club, il cartello delle industrie  impegnate in campo ambientale, è aperto da tre nomi di rilievo: Pasquale  Pistorio, il manager che ha fatto la fortuna di STMicroelectronics, Catia  Bastioli, amministratore delegato di Novamont, Gianluigi Angelantoni,  amministratore delegato dell&#8217;omonimo gruppo che, assieme a Siemens, lavora sulle  nuove frontiere del solare termodinamico. «Un proverbio cinese che amo molto  dice: &#8220;Se vuoi una quercia tra 50 anni devi piantarla oggi&#8221;: quella è saggezza»,  commenta Angelantoni. «Ma non accorgersi nemmeno di quello che già esiste è  follia: per una piena competitività delle rinnovabili non ci sarà da aspettare  50 anni, è un obiettivo ormai a portata di mano. Non si capisce dunque secondo  quale logica sarebbe conveniente impegnarsi oggi, a prescindere dai rischi  legati all&#8217;inquinamento e al terrorismo, nella costruzione di centrali nucleari  che quando entreranno in esercizio dovranno misurarsi con fonti rinnovabili che  nel frattempo avranno fatto passi avanti da gigante».</p>
<p>Per misurare la  convenienza delle rinnovabili del resto non c&#8217;è da spostare gli occhi troppo in  là. Basta prendere i dati di consuntivo del 2009: il 61 per cento della nuova  potenza elettrica installata in Europa viene da impianti alimentati da fonti  rinnovabili; e la percentuale, sempre nel 2009, è del 43 per cento negli Stati  Uniti. «E&#8217; singolare che qualcuno parli di rinascita del nucleare nel momento in  cui questa tecnologia conosce la sua crisi più profonda», osserva Gianni  Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. «Prendiamo il dato degli  impianti costruiti a livello globale negli ultimi 5 anni, tra il 2005 e il 2009:  la somma di eolico e solare ha battuto il nucleare 14 a 1 in termini di potenza  installata e 3 a 1 in termini di elettricità prodotta. Se poi si tenesse conto  delle centrali atomiche dismesse nel quinquennio la differenza diventerebbe  ancora più clamorosa».</p>
<p>Antonio Cianciullo</p>
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Raccolta firme pro-rinnovabili, ultime indicazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 04:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo alla fase conclusiva della raccolta delle firme a sostegno della legge di iniziativa popolare &#8220;Sviluppo dell&#8217;efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima&#8221;. Partiamo dalla fine: il 21 dicembre è l&#8217;ultimo giorno utile per consegnare le firme raccolte alla Camera dei deputati e quindi abbiamo già fissato l&#8217;appuntamento. La consegna deve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo alla fase conclusiva della  raccolta delle firme a sostegno della legge di iniziativa popolare  &#8220;Sviluppo dell&#8217;efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la  salvaguardia del clima&#8221;. <span id="more-15761"></span></p>
<p>Partiamo dalla fine: il 21 dicembre è  l&#8217;ultimo giorno utile per consegnare le firme raccolte alla Camera dei  deputati e quindi abbiamo già fissato l&#8217;appuntamento. La consegna deve avvenire con i moduli  completi di autenticazione delle firme e con l&#8217;attestazione del Comune  di residenza che chi ha firmato è elettore (sull&#8217;intero modulo se è con  firme di un unico comune ed è possibile recarsi al Comune o allegando i  certificati elettorali dei singoli firmatari rilasciati sempre dai  Comuni).</p>
<p>Senza questo completamento dei moduli le firme verranno  scartate, quindi restano un atto di sostegno politico alla proposta ma  ai fini della presentazione della proposta di legge alla Camera non  verranno conteggiate. Per questo occorre che i moduli con le  firme vengano inviati al comitato nazionale (Comitato SI alle energie  rinnovabili NO al nucleare c/o CGIL Lazio via Buonarroti 12  00185 Roma)  completati in ogni aspetto. I moduli debbono essere consegnati o  fisicamente, come è preferibile, alla portineria di via Buonarroti 12  (che è aperta dal lunedi al venerdi) oppure inviati per posta e in  questo caso occorre tenere conto dei tempi postali più lunghi della fase  prenatalizia al massimo entro il 10 dicembre (meglio qualche giorno  prima) in modo da consentirne la verifica e il riconteggio perchè vanno  consegnati alla Camera controllati e contati.</p>
<p>Se i moduli per qualunque  ragione arrivassero non completi di certificazione elettorale  diventerebbe molto difficile ottenerla dai Comuni in tempo utile se i  moduli stessi non arrivassero al nazionale entro questa settimana (3  dicembre).</p>
<p>La redazione</p>
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		<title>Monica Cerutti (SEL Piemonte): Nucleare: nuova interrogazione sui convogli di scorie che attraversano periodicamente  il Piemonte</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 16:12:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi, 23° anniversario dei tre referendum che misero al bando il nucleare in Italia,  Sinistra Ecologia Libertà ha ribadito con le altre forze del centrosinistra il suo NO al ritorno a quella tecnologia . Il 5 novembre Consiglio dei Ministri ha nominato i vertici dell&#8217;Agenzia per la sicurezza nucleare, indicando come presidente Umberto Veronesi. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 23° anniversario dei tre referendum che misero al bando il nucleare in Italia,  Sinistra Ecologia Libertà ha ribadito con le altre forze del centrosinistra il suo NO al ritorno a quella tecnologia .</p>
<p>Il 5 novembre Consiglio dei Ministri ha nominato i vertici dell&#8217;Agenzia per la sicurezza nucleare, indicando come presidente Umberto Veronesi. A settembre la Sogin, società controllata dal Ministero del Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, ha individuato 52 aree  per ospitare il sito per le scorie radioattive, tra cui vi è anche il Monferrato.</p>
<p>Ricordiamo che in Piemonte sono presenti ben quattro siti nucleari nelle località di Bosco Marengo (AL); Trino Vercellese (VC), Saluggia (TO); e una percentuale non inferiore all&#8217;80% delle scorie nucleari italiane sono presenti nella nostra regione.</p>
<p>Come diretta conseguenza, sul suolo piemontese transitano decine di convogli ogni anno che trasportano le scorie radioattive.</p>
<p>La Legge Regionale 5/2010, molto avanzata, ma purtroppo non molto conosciuta, norma l&#8217;attività sulla protezione dai rischi da esposizioni a radiazioni ionizzanti. Facciamo notare che l&#8217;applicazione di tale legge è del tutto insoddisfacente: la giunta stessa ammette di non possedere tutti i dati circa le attività di trasporto di materiale radioattivo effettuate, ma il solo numero di quelle note è già di per sé preoccupante.</p>
<p><strong>10 spedizioni dal maggio a luglio del 2007 da Trino, Saluggia e Garignano (Ce), 16 spedizioni dal 16 dicembre 2007 al 20 giugno 2009 dalla centrale nucleare di Caorso (PC) al confine italo-francese del Frejus (con verosimile passaggio su Torino, non comunicato ufficialmente); una spedizione nel gennaio 2010 dal Deposito Avogadro di Saluggia (VC) al CEA di Cadarache (F), attraverso il confine di Ventimiglia (IM).</strong></p>
<p>A causa del mancato stanziamento dei fondi previsti dalla legge, non è ancora stato realizzato nemmeno l&#8217;archivio generale delle azioni che riguardano le scorie, compresi i trasporti.</p>
<p><strong>Per queste gravi inadempienze Sinistra Ecologia Libertà presenta una nuova interrogazione chiedendo chiarezza sulla sicurezza dei piemontesi.</strong></p>
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		<title>Paolo Cento: il non si faccia illusioni, nonostante nomina Sen. Veronesi, il nucleare in Italia non tornerà</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 09:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nomina del sen. Veronesi a capo dell agenzia sicurezza nucleare conferma il tentativo di un governo ormai sempre piu&#8217; in crisi di garantire alla lobby dell&#8217; atomo la fattibilita&#8217; della centrali nel nostro Paese anche in un contesto politico che puo&#8217; mutare profondamente nei prossimi mesi. Lo afferma Paolo Cento, di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nomina del sen. Veronesi a capo dell agenzia sicurezza nucleare conferma il tentativo di un governo ormai sempre piu&#8217; in crisi di garantire alla lobby dell&#8217; atomo la fattibilita&#8217; della centrali nel nostro Paese anche in un contesto politico che puo&#8217; mutare profondamente nei prossimi mesi.<br />
Lo afferma Paolo Cento, di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;.<br />
Ma la realta&#8217;  &#8211; prosegue l&#8217;esponente ambientalista di Sel &#8211; e&#8217; assai diversa perche sta crescendo nei territori la moblitazione antinucleare e per le energie rinnovabili mentre nelle prossime settimane ci dovra essere il pronunciamento sull&#8217; ammissibilita&#8217; di un nuovo referendum contro la scelta nuclearista del governo.<br />
Lunedi  prossimo 8 novembre  &#8211; conclude Cento &#8211; proprio per ricordare la vittoria referendaria contro il nucleare dopo la tragedia di Cernobyl e per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare sulle energie pulite Sinistra Ecologia Liberta&#8217; ha convocato un sit-in sotto le sede dell&#8217; Enel a Roma</p>
<p>Il presidio <strong>&#8220;NON PASSEREMO ALLA SCORIA&#8221; </strong>si svolgera&#8217; dalle ore 12 a Roma in viale Regina Margherita, 137  a cui parteciperanno nostri militanti, ambientalisti, scienziati, ed esponenti nazionali di Sel tra cui Paolo Cento, Loredana De Petris, Marco Furfaro.</p>
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		<title>A Conegliano per l’energia pulita</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 09:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[04/11/2010 ore 20.30 presso sala Hotel Cristallo, corso Mazzini 45, Conegliano Sì all’energia pulita NO AL NUCLEARE giovedì 4 novembre ore 20.30 la nuova proposta di legge popolare sulle energie rinnovabili   Presso la sala dell’Hotel Cristallo  Corso Mazzini 45 Conegliano  relatori:  Stefano Dall’Agata  Consigliere Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà  Oscar Mancini  Responsabile Regionale Ambiente CGIL [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>04/11/2010 ore 20.30 presso sala Hotel Cristallo, corso Mazzini 45, Conegliano</p>
<p><span id="more-14229"></span></p>
<p>Sì all’energia pulita NO AL NUCLEARE</p>
<p>giovedì 4 novembre ore 20.30 la nuova proposta di legge popolare sulle energie rinnovabili   Presso la sala dell’Hotel Cristallo  Corso Mazzini 45 Conegliano  relatori:  Stefano Dall’Agata  Consigliere Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà  Oscar Mancini  Responsabile Regionale Ambiente CGIL Veneto</p>
<p>Organizza Sinistra Ecologia Libertà Conegliano  Su Facebook A Conegliano per l’energia pulita http://www.facebook.com/event.php?eid=158881187485294&amp;ref=mf</p>
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		<title>No al nucleare e turbogas si alle energie pulite &#8211; Cavarzere</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 12:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>06/11/2010 ore 15.00, via Dante 12 &#8211; Cavarzere VE</p>
<p><span id="more-14174"></span>incontro pubblico</p>
<p>info:</p>
<p>http://www.selcavarzere.it/</p>
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		<title>Diventeremo tutti nuclearisti?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 08:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse non dobbiamo più stupirci se in un “regime leggero” le manifestazioni di piazza non fanno più notizia. Se per attirare l’attenzione della stampa i lavoratori che difendono i propri diritti devono salire sui tetti delle fabbriche. Se tre operai di Melfi reintegrati dal giudice devono appellarsi al Presidente della Repubblica per respingere l’umiliazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse non dobbiamo più stupirci se in un “regime leggero” le manifestazioni di piazza non fanno più notizia. Se per attirare l’attenzione della stampa i lavoratori che difendono i propri diritti devono salire sui tetti delle fabbriche. Se tre operai di Melfi reintegrati dal giudice devono appellarsi al Presidente della Repubblica per respingere l’umiliazione di essere mantenuti da chi li ha licenziati. È allora possibile che, nell’epoca del berlusconiano “risorgimento nucleare”, 100mila persone che sfilano in corteo per dire il proprio “no” al nucleare siano resi invisibili all’opinione pubblica e considerati ininfluenti ai processi democratici per cui reclamano il diritto di partecipare.</p>
<p><span id="more-13187"></span></p>
<p>Così è stato. Quanto accaduto sabato pomeriggio per le vie di Berlino, nella più imponente e creativa azione no nuke degli ultimi mesi, è stato ignorato dai quotidiani italiani, che sarebbero impazziti se solo un dimostrante avesse rotto una vetrina. Non sto parlando del servilismo scontato di Minzolini, ma della disattenzione non innocente dei grandi giornali che nella capitale tedesca hanno corrispondenti fissi e dell’oscuramento di tutte le TV, se si eccettua un richiamo sfuggente di Repubblica e l’inserimento estemporaneo di spezzoni di riprese nell’inchiesta di Iacona sulle scorie delle centrali tedesche. Allora ho cominciato a pensare che l’affermazione del Cavaliere (“Nucleare? Convinceremo gli Italiani…”) abbia cominciato a funzionare già al presente. Perché l’evento berlinese, accompagnato da manifestazioni in tutta Europa in preparazione del raduno internazionale di Colmar del 3 ottobre, è di quelli da non dimenticare per niente. Dopo la decisione del governo Merkel di prolungare la vita delle centrali nucleari in media di 12 anni, la popolazione ha circondato la sede del Bundestag ed ha accumulato un enorme castello di bidoni di cartone con impresso il marchio radioattivo sotto le finestre del potere, bollando come “accanimento terapeutico” il favore reso alle lobbies dell’atomo. Chiaro che per il governo italiano il movimento d’oltralpe con il messaggio che il futuro del nucleare “è spento” non doveva proprio contaminare l’etere nostrano in cui torna ad andare in onda Porta a Porta, con le poltrone già pronte per ENEL, ENI, Prestigiacomo, Battaglia e Veronesi! I segnali di promozione dell’atomo e di rimozione di qualsiasi opposizione e critica sono eclatanti e coinvolgono molteplici attori, alcuni del tutto imprevisti. Alcuni mesi fa le diocesi italiane (per fortuna non tutte) hanno infilato nei mensili distribuiti ai fedeli un opuscolo dell’ENEL in cui il papa benediceva il nucleare civile. Il Riformista ha pubblicato un appello di esperti, lobbisti, amministratori e decisori del PD per il ritorno dell’atomo “contro l’oscurantismo di un ambientalismo irresponsabile”. Il Corriere descrive almeno una volta ogni settimana la “conversione” di qualche oscuro scienziato verso i “reattori sicuri di nuova generazione”, così alle porte da avere indotto i possessori degli impianti datati di quarant’anni a prolungarne il funzionamento per un altro decennio.</p>
<p>L’offensiva sarà implacabile. E la dritta la dà un imponente (per soldi investiti nella ricerca e per potenza di fuoco immessa dalle istituzioni pro-nucleari) studio presentato all’ultimo Forum Ambrosetti di Cernobbio. “Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”, in oltre duecento pagine, celebra le magnificenze e le convenienze del nucleare con enfasi pari all’inconsistenza delle prove addotte. Debole e facilmente criticabile scientificamente, ma determinante per la creazione del consenso. Basta, per capirne la finalità e la destinazione, la composizione del “comitato guida” che ha ispirato la ricerca e le sue conclusioni. Oltre ai massimi rappresentanti di EDF e ENEL, al responsabile del Ministero per lo Sviluppo (a guida Scajola-Berlusconi), all’authority (indipendente!) per l’energia, ci troviamo l’ineffabile professor Veronesi, Carlo Rossella di Medusa Film e fidato comunicatore del Cavaliere e Maurizio Lupi, inesperto di fusione atomica, ma uomo della Compagnia delle Opere di tutto rispetto. E basta, infine, leggere in testa al sommario della ricerca, piena di grafici e di schemi, che le parole chiave sono “bipartisan” e “creazione del consenso”.  Su le maniche, ragazzi!</p>
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		<title>Marco Furfaro (SEL Lazio): nucleare, pronti a fare le barricate</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 08:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Ci opporremo con ogni mezzo ad ogni ipotesi di ritorno al nucleare nella regione Lazio a costo di fare le barricate. Il governo tenta ancora una volta di violare il patto democratico che vige in questo paese, e passare sopra la volontà dei cittadini che già con un referendum si sono pronunciati chiaramente contro questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Ci opporremo con ogni mezzo ad ogni ipotesi di ritorno al nucleare nella regione Lazio a costo di fare le barricate. Il governo tenta ancora una volta di violare il patto democratico che vige in questo paese, e passare sopra la volontà dei cittadini che già con un referendum si sono pronunciati chiaramente contro questa energia obsoleta”. Cosi Marco Furfaro, portavoce laziale di Sinistra Ecologia Libertà,  in merito alle ipotesi di siti nucleari della Sogin.</p>
<p>“Il nucleare &#8211; spiega Furfaro &#8211; è una tecnlogia costosa, insicura, che porterà benefici solo a qualche grande industria e che rovinerà il territorio laziale. La Polverini si pronunci e difenda questo territorio, altrimenti lo faremo da soli, sapendo di avere la gente dalla nostra parte.”.</p>
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		<title>Vendola: nucleare, sito in Puglia? Lotteremo contro follia</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 15:42:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(ANSA) &#8211; BARI, 23 SET &#8211; &#8216;Siamo prontissimi ad accoglierli, non specifico come. Mentre devono sapere che noi lotteremo in generale contro la follia del nucleare e qui in Puglia con la massima serenita&#8217;: avranno la piu&#8217; civile, pacifica e partecipata reazione popolare della storia pugliese&#8217;. Lo ha detto ai giornalisti il presidente della Regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ANSA) &#8211; BARI, 23 SET &#8211; &#8216;Siamo prontissimi ad accoglierli, non specifico come. Mentre devono sapere che noi lotteremo in generale contro la follia del nucleare e qui in Puglia con la massima serenita&#8217;: avranno la piu&#8217; civile, pacifica e partecipata reazione popolare della storia pugliese&#8217;. Lo ha detto ai giornalisti il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, commentando la possibile localizzazione di un sito per le scorie nucleari tra Puglia e Basilicata da parte della Sogin, la societa&#8217; che si occupa della messa in sicurezza degli impianti nucleari italiani ancora in funzione e di quelli dismessi. (ANSA).</p>
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		<title>Con le bugie sul nucleare Tremonti supera il maestro</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 11:38:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tremonti non vuole essere da meno di Berlusconi in fatto di disinformazione. Lo ha dimostrato sulla crisi finanziaria, da lui prima smentita poi paventata e ora riproposta a corrente alternata. Ma se il trucco può funzionare in campo economico, appare addirittura imbarazzante quando il nostro “tuttologo” vuole parlare di energia come ha fatto all’ iniziativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tremonti non vuole essere da meno di Berlusconi in fatto di disinformazione. Lo ha dimostrato sulla crisi finanziaria, da lui prima smentita poi paventata e ora riproposta a corrente alternata. Ma se il trucco può funzionare in campo economico, appare addirittura imbarazzante quando il nostro “tuttologo” vuole parlare di energia come ha fatto all’ iniziativa del PdL di Cortina d&#8217;Ampezzo. Voglio riportare integralmente il Tremonti “pensiero”: <em>«Un punto che ci penalizza è quello del nucleare: noi importiamo energia. </em></p>
<p><em>Mentre tutti gli altri paesi stanno investendo sul nucleare noi facciamo come quelli che si nutrono mangiando caviale, non è possibile. Non dobbiamo credere a quelli che raccontano le balle dei mulini a vento, le balle dell&#8217;eolico, vi siete mai chiesti perchè in Italia non ci sono i mulini a vento? Quello dell&#8217;eolico è un business ideato da organizzazioni corrotte che vogliono speculare e di cui noi non abbiamo certo la quota di maggioranza».</em><em> </em>Come al solito, è un misto di parziali verità condito con realtà ignorate, populismo e pesanti allusioni. Insomma un perfetto campione dell’informazione a senso unico che ci viene propinata a reti unificate.</p>
<p>E’ vero che l’Italia importa elettricità dalla Francia, ma il solerte ministro dimentica di dire come e perché. Le centrali nucleari francesi non si possono spegnere e continuano a produrre energia elettrica anche di notte quando c’è meno richiesta. Per questo i francesi sono costretti a svenderla all’Italia che può comprarla a prezzi stracciati. Al contrario la Francia non ha sufficiente elettricità per coprire il suo alto fabbisogno di giorno, al picco della richiesta, ed è costretta ad importarla proprio dall’Italia che ha un eccesso di capacità produttiva di energia elettrica.</p>
<p>Come è ben noto (articolo di Le Monde del 17 novembre scorso) è più la quantità di energia elettrica che la Francia importa di giorno di quella che esporta di notte. Come si vede mezze verità condite da una colossale bugia: l’Italia ha un eccesso di capacità produttiva e non ha bisogno di nuove centrali, tantomeno nucleari.</p>
<p>Sull’accusa di malaffare abilmente gettata contro le fonti rinnovabili il ministro dovrebbe sapere che sono i grandi appalti e la scarsa trasparenza ad attirare il rischio di corruzione e di infiltrazioni di organizzazioni criminali. Mi sembra che basti l’esempio della “protezione Civile SpA”, di cui Tremonti e il suo governo hanno la “quota di maggioranza”.</p>
<p>Infine, il nuovo Tremonti europeista non può certo ignorare che lo sforzo verso l’efficienza energetica (consumi più efficienti e non più centrali) e l’uso delle fonti rinnovabili sono indicazioni che vengono dall’Europa che ha stabilito l’obiettivo di ridurre il fabbisogno del 20% e di aumentare, contemporaneamente, del 20% la quota di energia prodotta con fonti alternative ai combustibili fossili e al nucleare.</p>
<p>Ma si sa, per diventare premier occorre superare il maestro! Mi sembra che Tremonti ci stia riuscendo almeno per quanto concerne la demagogia e la superficialità.</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
<p>Da: L&#8217;Unità</p>
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		<title>Gazebo SEL Biella</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 10:30:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[18/09/2010 ore 15.00, Biella, inizio Via Italia Il coordinamento Provinciale di Sinistra Ecologia e libertà di Biella comunica che da sabato 18 settembre riprenderà a pieno ritmo l&#8217;attività politica della nuova formazione politica guidata da Nichi Vendola. Da questo sabato e per quelli successivi allestiremo alcuni gazebo informativi sulla situazione politica italiana e nello specifico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>18/09/2010 ore 15.00, Biella, inizio Via Italia</p>
<p><span id="more-12865"></span></p>
<p>Il  coordinamento Provinciale di Sinistra Ecologia e libertà di Biella  comunica che da sabato 18 settembre riprenderà a pieno ritmo l&#8217;attività  politica della nuova formazione politica guidata da Nichi Vendola. Da  questo sabato e per quelli successivi allestiremo alcuni gazebo  informativi sulla situazione politica italiana e nello specifico  lanceremo oltre che la campagna  di adesione a SEL in vista del  Congresso fondativo di ottobre, anche la nostra perentoria richiesta di  elezioni anticipate per archiviare definitivamente la stagione di  Berlusconi e del berlusconismo.  Saremo in piazza a partire da questo  sabato dalle 15 all&#8217;inizio di Via Italia (altezza Banca Sella) per  chiedere a gran voce le elezioni anticipate, per protestare contro la  macelleria sociale imposta dalla manovra finanziaria di Tremonti che sta  in particolare distruggendo la scuola pubblica e per lanciare la  raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare contro  il nucleare.  Sarà l&#8217;inizio della nostra campagna d&#8217;autunno che si  articolerà anche come rete per la richiesta di primarie di coalizione  all&#8217;interno del centro sinistra che riteniamo unico viatico possibile  per la ripresa di partecipazione del nostro popolo. Per questo mentre  chiederemo le dimissioni di Berlusconi coglieremo l&#8217;occasione per  lanciare anche a Biella la candidatura di Nichi Vendola a Premier  dell&#8217;intero centro sinistra.</p>
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		<title>Riunione congiunta Frabbrica di Nichi Nettuno e Circolo Sel Anzio-Nettuno RM</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:30:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[26/08/2010 ore 18.30, presso sede Legambiente Largo Venezia, 22 &#8211; Anzio Colonia Riunione organizzativa in vista delle primarie del centrosinistra e per lanciare iniziative locali su nucleare e acqua]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>26/08/2010 ore 18.30, presso sede Legambiente Largo Venezia, 22 &#8211; Anzio Colonia</p>
<p><span id="more-12016"></span></p>
<p>Riunione organizzativa in vista delle primarie del centrosinistra e per lanciare iniziative locali su nucleare e acqua</p>
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		<title>Monica Cerutti (SEL Piemonte): Sul nucleare il Piemonte c’è, mentre sul fotovoltaico no. La giunta regionale fa enormi passi indietro in campo energetico</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 09:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per l&#8217;Assessore all&#8217;Ambiente Ravello il nucleare è uno slogan: &#8220;Sul nucleare il Piemonte c&#8217;è&#8221;. Il via libera dato in questa forma e le successive dichiarazioni rese dall&#8217;Assessore, durante la presentazione del rapporto annuale di Arpa sull&#8217;ambiente, destano più allarme che stupore. La Giunta Cota, come già avvenuto sulle questioni della manovra finanziaria, anche sul terreno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-10986"></span></p>
<p>Per l&#8217;Assessore all&#8217;Ambiente Ravello il nucleare è uno slogan: &#8220;Sul nucleare il Piemonte c&#8217;è&#8221;.</p>
<p>Il via libera dato in questa forma e le successive dichiarazioni rese dall&#8217;Assessore, durante la presentazione del rapporto annuale di Arpa sull&#8217;ambiente, destano più allarme che stupore.</p>
<p>La Giunta Cota, come già avvenuto sulle questioni della manovra finanziaria, anche sul terreno energetico, non esita a collocarsi come la più filo-governativa sino al punto dell&#8217;autolesionismo dichiarando la propria disponibilità ad ospitare centrali nucleari sul proprio territorio.</p>
<p>Non è un problema da poco per una Regione che ospita quattro siti nucleari e se si considera che non meno dell&#8217; 80% delle scorie nucleari prodotte in Italia nel passato sono presenti in Piemonte.</p>
<p>Rendere simili dichiarazioni prima ancora che inizi la discussione sull&#8217;inidviduazione del sito unico di stoccaggio delle scorie è un fatto grave, per non dire sconsiderato. Non avendo la benchè minima idea di come risolvere i problemi del &#8220;vecchio&#8221; nucleare, si pensa ad un fantomatico &#8220;nuovo&#8221;, che si pretende di presentare come esente da rischi o conseguenze, pur sapendo che non è così. La posizione di chi mette in dubbio le scelte fatte dal Governo sul nucleare pensiamo che non sia per nulla &#8220;stupida&#8221; nè &#8220;limitata&#8221;, come afferma Ravello, ma quanto meno responsabile</p>
<p>Su tali questioni i cittadini devono essere informati puntualmente ed in modo trasparente, e non imboniti a suon di slogan. Per questo nei giorni scorsi abbiamo presentato un’interrogazione in Consiglio Regionale sullo stato di attuazione della Legge Regionale a tutela dai rischi da radiazioni ionizzannti,. E, a questo puntio, presentiamo una nuova interrogazione per conoscere se esistano già delle località piemontesi candidate ad ospitare le nuove centrali.</p>
<p>E&#8217; ridicolo come tutto il mondo stia puntando sull&#8217;economia verde, mentre in Piemonte il verde si limiti a qualche fazzoletto svettante dai taschini di qualche Consigliere Regionale. Perchè mentre Ravello offre a Roma in dote il Piemonte al nucleare, un altro Assessore, Giordano, chiude il cerchio della non-strategia energetica annunciando il blocco delle autorizzazioni  alle installazioni di  fotovoltaico nella nostra Regione.</p>
<p>Tutela del paesaggio e riduzione dello sfruttamento del suolo devono essere tenute in considerazione, ma bisogna definire un piano serio sul fronte energetico.</p>
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		<title>Prestigiacomo stregata dal nucleare dimentica l’Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 10:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In visita alla centrale nucleare di Flamanville, il ministro dell’Ambiente si è cimentata in una difesa d’ufficio delle meraviglie dell’atomo e ha lanciato un appello all’opposizione a riconsiderare la sua contrarietà nei confronti del programma nucleare del governo. Sarebbe forse più appropriato rivolgere le sue attenzioni ai presidenti di regione, colleghi di partito o alleati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In visita alla centrale nucleare di Flamanville, il ministro dell’Ambiente  si è cimentata in una difesa d’ufficio delle meraviglie dell’atomo e ha  lanciato un appello all’opposizione a riconsiderare la sua contrarietà nei confronti  del programma nucleare del governo. Sarebbe forse più appropriato rivolgere  le sue attenzioni ai presidenti di regione, colleghi di partito o alleati della maggioranza che, a più riprese, hanno dichiarato la loro indisponibilità  ad ospitare siti nucleari sul territorio della propria regione.<span id="more-10492"></span></p>
<p>Ma vorrei rispondere al ministro ricordandole che si occupa di ambiente e  non di sviluppo industriale e che una maggiore dinamicità nell’ambito delle sue competenze potrebbe risolvere i problemi energetici del paese assai più  delle centrali nucleari a cui si dedica con tanta passione.</p>
<p>Vado al punto che riguarda l’applicazione della direttiva energia-clima  approvata dall’Unione Europea alla fine del 2008. Secondo la direttiva europea,  ogni paese &#8211; quindi anche l’Italia &#8211; dovrà ridurre le emissioni di gas serra  del 20%, attraverso una maggiore efficienza energetica (+ 20%) ed un aumento  della quota di energie rinnovabili (+20%). Tutto questo entro il 2020, pena sanzioni  per i paesi inadempienti.</p>
<p>La ministra, cosi dinamica sul tema nucleare, non ha ancora messo in piedi  un piano per raggiungere questi obiettivi obbligatori e anzi ha contestato a  più riprese le cifre fornite dalla Commissione ed condivise da tutti i  paesi, compreso il nostro. Il risultato è che stime autorevoli dicono che  l’Italia non sarà in grado di raggiungere le quote richieste dall’Europa entro il  2020 e forse non ci riuscirà nemmeno nel 2032.</p>
<p>Eppure il primo obiettivo di aumentare l’efficienza è alla portata del nostro  paese e anzi il sistema produttivo italiano ha dato eccellenti esempi della sua capacità di contenere i consumi energetici (il successo della FIAT in  America è anche legato all’efficienza dei suoi veicoli).</p>
<p>Ci sarebbe bisogno di politiche per incentivare l’efficienza e la riduzione  dei consumi finali, per favorire occupazione di qualità e per diminuire  l’uso dei combustibile fossile. Le stime dell’ENEA (ente pubblico di ricerca) per  il settore dell’elettricità parlano di circa 75 miliardi di KWh/anno  risparmiati, da subito.  Si tratta dell’energia elettrica che dovrebbero produrre &#8211; non prima del 2020 &#8211; le quattro centrali che  il governo Berlusconi intende realizzare.</p>
<p>Allora la domanda alla Prestigiacomo è d’obbligo. A chi conviene il nucleare?  Certamente non all’Italia. La scelta nucleare, una scelta tutta ideologica,  corrisponde all’interesse di poche grandi imprese e rischia di allontanarci  dall’Europa e di far pagare al paese un costo altissimo, in termini ambientali,  economici e di crescita sociale.</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
<p><em>Resp. Università, Ricerca e Innovazione</em></p>
<p>Fonte: l&#8217;Unità<em><br />
</em></p>
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		<title>Umberto Guidoni: Una domanda alla Prestigiacomo- A chi conviene il nucleare?</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 15:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vorremmo ricordare al ministro Prestigiacomo  che si occupa di ambiente e non di sviluppo industriale e che una maggiore dinamicita&#8217; nell’ambito delle sue competenze potrebbe risolvere i problemi energetici del Paese assai piu&#8217; delle centrali nucleari a cui si dedica con tanta passione. E&#8217; quanto afferma Umberto Guidoni, della segreteria nazionale di Sinistra ecologia Liberta&#8217;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorremmo ricordare al ministro Prestigiacomo  che si occupa di ambiente e non di sviluppo industriale e che una maggiore dinamicita&#8217; nell’ambito delle sue competenze potrebbe risolvere i problemi energetici del Paese assai piu&#8217; delle centrali nucleari a cui si dedica con tanta passione.<br />
E&#8217; quanto afferma <strong>Umberto Guidoni</strong>, della <strong>segreteria nazionale di Sinistra ecologia Liberta&#8217;</strong>.<br />
Una domanda alla Prestigiacomo &#8211; prosegue Guidoni -  e&#8217;d’obbligo. A chi conviene il nucleare? Certamente non all’Italia.<br />
La scelta nucleare, una scelta tutta ideologica,  &#8211; conclude l&#8217;esponente di Sel &#8211; corrisponde all’interesse di poche grandi imprese e rischia di allontanarci dall’Europa e di far pagare al Paese un costo altissimo, in termini ambientali, economici e di crescita sociale.</p>
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		<title>Post di Nichi: Nucleare bocciato</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 16:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Corte Costituzionale ha bocciato la legge che permetteva il ritorno all’energia nucleare nel nostro paese. Questa legge era stata fortemente voluta dal presidente del Consiglio e dall’ex ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Era considerata uno dei fiori all’occhiello del governo nazionale. La Corte Costituzionale fa giustizia cassandola, restituendo agli enti locali, ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte Costituzionale ha bocciato la legge  che permetteva il ritorno all’energia nucleare nel nostro paese. Questa  legge era stata fortemente voluta dal presidente del Consiglio e dall’ex  ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio  Scajola. Era considerata uno dei fiori all’occhiello del governo  nazionale.<span id="more-10390"></span></p>
<p>La Corte Costituzionale fa giustizia cassandola, restituendo  agli enti locali, ed in particolar modo alle regioni, la facoltà di  appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali  dell’esecutivo nazionale in materia di energia nucleare. Finisce anche  ogni possibilità di commissariamento, essendo stata dichiarate  illegittima ogni urgenza in materia. Numerosi erano stati i ricorsi  presentati, anche dalla Regione Puglia, ma avevamo anche ricordato al  Governo che sarebbe stato possibile costruire centrali nucleari in  regioni come la Puglia soltanto facendo ricorso ai carri armati.</p>
<div>
<p>La Consulta ha restituito dignità al rapporto tra Stato e Regioni, reso  impraticabile dall’arroganza del governo nazionale che voleva &#8211; in  sintonia con non meglio precisati interessi privati anche stranieri &#8211;  trasferire in Italia tecnologie vecchie e pericolose e costosissime  sotto ogni punto di vista e soprattutto per la gestione futura di scorie  e siti contaminate. Rimarremo vigili perché ci aspettiamo altre  sorprese. Molti sono gli interessi in gioco: noi tuteleremo solo il  nostro territorio e i nostri cittadini.</p>
<p>Nichi</p>
</div>
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		<title>SEL Busto Arsizio aderisce alla manifestazione No nucleare day</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 12:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 26 Giugno si svolgerà a Milano una manifestazione non solo &#8220;contro&#8221; il Nucleare ma anche &#8220;sul&#8221; nucleare. E&#8217; una manifestazione nata e costruita unicamente da quei cittadini che hanno voluto informarsi in maniera approfondita sui reali rischi e vantaggi circa l&#8217;introduzione del Nucleare in Italia ed in seguito a questa ricerca hanno sentito la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-10316"></span></p>
<p><strong>Il 26 Giugno si svolgerà a Milano una manifestazione non solo &#8220;contro&#8221; il Nucleare ma anche &#8220;sul&#8221; nucleare.</strong></p>
<p>E&#8217; una manifestazione nata e costruita unicamente da quei cittadini che hanno voluto informarsi in maniera approfondita sui reali rischi e vantaggi circa l&#8217;introduzione del Nucleare in Italia ed in seguito a questa ricerca hanno sentito la necessità di organizzare una manifestazione, soprattutto informativa, per rendere la popolazione più consapevole sulla posizione da prendere nei confronti della prospettata reintroduzione del Nucleare.</p>
<p>Non ci saranno bandiere di partito in quanto la manifestazione è totalmente Apartitica.</p>
<p>Le uniche bandiere che sventoleranno in piazza, saranno di colore GIALLO come GIALLO è il Sole, emblema dell&#8217;energia pulita.</p>
<p>La manifestazione si svolgerà in <strong>Piazza Fontana ed avrà inizio alle h 14:00</strong></p>
<p>Si avvicenderanno sul palco interventi informativi da parte di Ingegneri Nucleari, Docenti di Economia, Medici, Ecologisti ed Attivisti che illustreranno anche quali sono le alternative ecosostenibili esistenti che permettono di produrre l&#8217;energia di cui abbiamo tanto bisogno.</p>
<p>Utilizzando Vento, Acqua e Sole, è scongiurato il pericolo della produzione di Scorie Nucleari, estremamente pericolose, che a tuttoggi sono un<strong>problema irrisolvibile</strong> in quanto, <strong>in tutto il mondo</strong>, <strong>non è stato ancora trovato il sistema per smaltirle</strong> o per rendere inefficace la loro attività che ha la durata di migliaia di anni.</p>
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		<title>SEL Bologna: Nucleare. Un comitato contro centrali in Italia. Lo guida il chimico Balzani. Aderiscono segretari SEL, PRC e Verdi.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 16:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa territori]]></category>
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		<description><![CDATA[(DIRE) Bologna, 27 mag. &#8211; Un uomo che scappa dalla centrale nucleare e corre verso il sole. L&#8217;immagine del cartello e&#8217; semplice e chiara: l&#8217;ha ideata &#8220;Energia e democrazia. No al nucleare&#8221;, comitato bolognese nato per sostenere le energie rinnovabili e contrario all&#8217;ingresso dell&#8217;atomo in Italia. Gli obiettivi del neonato comitato sono diversi: in primis, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-9260"></span>(DIRE) Bologna, 27 mag. &#8211; Un uomo che scappa dalla centrale nucleare e corre verso il sole. L&#8217;immagine del cartello e&#8217; semplice e chiara: l&#8217;ha ideata &#8220;Energia e democrazia. No al nucleare&#8221;, comitato bolognese nato per sostenere le energie rinnovabili e contrario all&#8217;ingresso dell&#8217;atomo in Italia. Gli obiettivi del neonato comitato sono diversi: in primis, l&#8217;adozione di un piano energetico nazionale finalizzato ad una riduzione dei consumi e basato percio&#8217; su massicci investimenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili; in secondo luogo, la riaffermazione di quel &#8220;no&#8221; che gli italiani espressero sul nucleare nel referendum del 1987, con relativa elencazione dei tanti &#8220;problemi&#8221; che questa forma di energia causerebbe; infine, la promozione di iniziative pubbliche per informare e sensibilizzare i cittadini sulla tematica.<br />
Tra i fondatori del comitato, ambientalisti e vari esponenti della sinistra bolognese quali Franco Franchi (segretario Psi), Ros sella Giordano (segretaria del Prc), Daniela Guerra (segretaria Verdi), Gianguido Naldi e altri esponenti di Sinistra ecologia e liberta&#8217;. Capofila e&#8217; il chimico Vincenzo Balzani che ha tenuto in mattinata a Bologna una conferenza stampa di presentazione all&#8217;assemblea pubblica che si terra&#8217; il 9 giugno, 21, al Baraccano in cui si tratteranno in maniera ancor piu&#8217; esaustiva le tante argomentazioni contrarie all&#8217;ingresso dell&#8217;energia nucleare in Italia.</p>
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