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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; pd</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Il caso Penati, noi e gli altri</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 12:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caso Penati ha aggiunto fango alla politica. Si sa il fango sommerge tutto, anche le cose belle. Toglie forza e credibilità a chi oggi deve rappresentare una politica altra perché autonoma, a tutti i livelli, dal mercato finanziario, dalla logica affarista, dai privilegi di pochi, compresi quelli ottenuti dal fare politica. Siamo oltre la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso Penati ha aggiunto fango alla politica. Si sa il fango sommerge tutto, anche le cose belle. Toglie forza e credibilità a chi oggi deve rappresentare una politica altra perché autonoma, a tutti i livelli, dal mercato finanziario, dalla logica affarista, dai privilegi di pochi, compresi quelli ottenuti dal fare politica. Siamo oltre la soglia del “sono tutti uguali” che è la fine della politica. Eppure, a me sembra che non ci sia la reazione necessaria, come se fossimo colti dal virus dell’impotenza di fronte alla colata lavica dello schifo che emanano quelle “attività della politica”. Vorrei che SEL si caratterizzasse ancor di più per provocare uno scossone distinguendo, con rigore, i piani.<span id="more-30823"></span></p>
<p>E’ importante premettere che il giustizialismo è una barbarie, e che le garanzie dello Stato di diritto sono un bene della nostra civiltà, debbano valere per tutti i casi. Non è accettabile per nessuno che si ceda al “processo di piazza”. Questo, del resto, é il contrario dell’interesse dei “poveri cristi” che, senza alternativa, vanno subito in carcere.</p>
<p>A noi deve interessare anche “dare alla politica ciò che è della politica”. E alcune domande sorgono immediate.</p>
<p>La prima. Perché quell’amministratore arriva a un ruolo così importante nella segreteria nazionale del PD? Perché proprio Penati che ha non personificato a Milano un’opzione politica “moderata” come usa dire la politically correct, bensì la radicale rincorsa delle idee altrui (il suo rapporto con la Lega docet). Anche se perdente, cosa ancor più grave per un partito a vocazione maggioritaria, questa scelta era ritenuta l’unica possibile. Fino a che, non dopo tempi millenari, un candidato che ha detto e fatto altro è stato eletto sindaco di Milano. Grazie ancora a Giuliano Pisapia e buon lavoro a tutta la sua maggioranza, hanno bisogno che la battaglia viso aperto contro sistemi clientelari sia sempre più salda.</p>
<p>La seconda domanda. Non è tempo di farla finita con la realpolitik della contrattazione delle “città”. Piacere al “bel mondo”(quello della finanza e delle costruzioni per esempio) è sempre stato una forte sirena, una regola da cui, si dice, per governare, non si può sgarrare, ma che in realtà può servire ad arricchirsi sul piano personale.</p>
<p>Quell’ambiente risplende, ma non è una luce. E’ responsabile della miseria economica e culturale del nostro paese, sa ingegnarsi solo per salvare i propri interessi e rendite. Chiede una politica servile anche sul piano culturale. La questione morale nasce laddove non c’è più voglia di cambiare la realtà e i poteri consolidati né quella di mettere se stessi al rischio di questa prova. Il caso Penati, al di là delle sue vicende giudiziarie, mostra che proprio questa politica non è più sopportabile. Blocca la voglia di reinventare il mondo, le città, di investire su una nuova ricchezza per tutti/e: sapere, cultura, armonia con la natura, lavoro come realizzazione, creatività, libertà, partecipazione, trasparenza.</p>
<p>Su tutto ciò, Sel deve incalzare e andare oltre la realpolitik. La necessità di costruire alleanze politiche è un tutt’uno con la battaglia per scardinare schemi mentali e pratiche politiche obsolete e perniciose alla Penati. Saremo più forti e utili se, nella necessaria condivisione con altre forze a partire dal PD, sapremo non eludere queste domande e dare ad esse le risposte alternative nelle parole e nei comportamenti.</p>
<p>Marisa Nicchi</p>
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		<title>Una nuova fase per Sel</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 09:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giusto il tempo di festeggiare le grandi vittorie delle amministrative e dei referendum e già si è aperta una fase del tutto nuova. Le due vittorie della primavera ci dicono che ciò su cui avevamo puntato, e sperato si realizzasse, e cioè una crisi della compagine di Governo che portasse alle elezioni precedute da primarie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto il tempo di festeggiare le grandi vittorie delle amministrative e dei referendum e <strong>già si è aperta una fase del tutto nuova</strong>. Le due vittorie della primavera ci dicono che ciò su cui avevamo puntato, e sperato si realizzasse, e cioè una crisi della compagine di Governo che portasse alle elezioni precedute da primarie che dessero alla coalizione alternativa il profilo derivante da una affermazione di Vendola capace poi di vincere anche il confronto con Berlusconi, era tutt’altro che campata in aria.<span id="more-28744"></span></p>
<p>Le amministrative e i referendum hanno <strong>confermato sia la crisi delle destre che la forza del binomio tra leaderships alternative e forti alternative programmatiche</strong>. La barra di questo binomio va dunque mantenuta. Ma subito sono affiorati scogli assai perigliosi su questo cammino. Ne indico almeno 5. Il primo è la risposta da dare agli esiti dei referendum. Che si recepisca sul serio il portato dei quesiti referendari è tutt’altro che scontato. E tra coloro che spingono in una direzione che annacquerebbe enormemente il risultato è proprio una parte consistente del centrosinistra e del PD.</p>
<p>Il secondo è ciò che accade con la Tav che riguarda sia <strong>la capacità di ascolto verso i movimenti sia la capacità di ripensare progetti che</strong> la realtà ha dimostrato del tutto fallimentari per costi e danni provocati: anche qui le distanze con il prevalente del centrosinistra sono grandi.</p>
<p>Terzo, forse principale, l’accordo sui contratti, estremamente negativo sia per il merito, che fa saltare il punto cardine della democrazia, sia perché allude ad un nuovo perimetro di compatibilità politico e sociale. Quarto, è il contesto europeo che con l’approvazione quasi definitiva dei  meccanismi che rendono permanenti la sostanza e le metodologie della stretta di Bruxelles sui bilanci ma anche sui salari e le pensioni, pesa come un macigno.</p>
<p>Qui il tentativo delle forze del le sinistre europee di smarcarsi e <strong>di proporre una alternativa  è stato vanificato dalla tenaglia dei poteri effettivi </strong>ma anche dalle proprie debolezze interne, che in Italia sono evidentissime data la subalternità di buona parte del centrosinistra ai dettami monetaristici.</p>
<p>Quinto, il tema della riforma elettorale che vede già in campo due ipotesi divaricanti del e nel PD. Divaricanti perché allusive precisamente della necessità di avere <strong>una idea su come procedere dentro o fuori</strong> lo spartito della seconda repubblica, verso il consolidamento dell’assetto maggioritario oppure un sistema tedesco che riconsegni lo scettro alla politica partecipata, opzione che io condivido appieno perché funzionale alla ricostruzione della sinistra e della democrazia.</p>
<p>Tutti questi punti stanno vedendo una difficoltà di posizionamento di SEL. Innanzitutto perché <strong>c’è una pressione fortissima nei nostri confronti</strong>. Quello che si vuole da parte del prevalente del centrosinistra è rompere il nesso tra leadership e cambiamento forte e lo fanno in due modi. Spingendo ad una rottura, o a un depotenziamento della relazione con i movimenti; circoscrivendo il campo delle compatibilità. Per evitare che ciò accada occorre saper agire in direzione esattamente opposta e cioè dare più forza alla volontà di impatto sulla politica del bisogno di cambiamento che vive con i movimenti; agendo in modo continuo sul nodo con cui esso può esprimersi e cioè il tema della democrazia come principio imprescindibile sempre ed ovunque.</p>
<p>Ma poi c’è un nodo di fondo che si ripropone ed è quello <strong>della prigione maggioritaria</strong>. Il sistema maggioritario alla fine per sua dinamica intrinseca rompe la relazione tra movimenti e politica in quanto quest’ultima è funzionale all’assemblaggio del più uno e su ciò si modula. Anche al proprio interno. La distanza abissale tra i movimenti e i partiti che misuriamo oggi viene da lontano ma si è resa strutturale col maggioritario.</p>
<p>Le drammatiche esperienze che abbiamo vissute con i nostri governi ce lo debbono ricordare. Ma i problemi aperti oggi su referendum da recepire e Tav <strong>ci danno un campanello d’allarme</strong> che può essere salutare se sapremo affrontarlo per tempo. Ma non è facile, come dimostrano anche le nostre difficoltà non solo a prendere posizione ma a provare a incidere sui processi che ricordavo. Pensare di risolvere questo problema con qualche aggiustamento del modo di funzionare che ci siamo dati per riflessioni sulla forma partito ma forse anche perché speravamo di arrivare alle elezioni politiche già questo anno, non può né bastare né servire.</p>
<p>Occorre costruire <strong>una discussione politica su come si naviga tra questi scogli</strong> e verso quale rotta; e occorre rafforzare ed estendere la capacità politica complessiva di tutte le nostre forme organizzate. Le due cose, naturalmente, stanno insieme.</p>
<p>Roberto Musacchio</p>
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		<title>TAV, per quelli che fanno finta di non sapere o non sanno</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 12:49:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il progetto TAV ( alta velocità ferroviaria) comincia ad essere pensato e progettato dentro ff.ss. oltre venti anni fa e su quell&#8217;ipotesi si apre subito un dibattito serio e ampio in Italia. Lo animarono soprattutto alcuni trasportisti famosi ( Zambrini in primis ma non solo lui..), urbanisti celebri, alcuni economisti, le associazioni ambientaliste tutte, gli ambientalisti Pci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto TAV ( alta velocità ferroviaria) comincia ad essere <strong>pensato e progettato</strong> dentro ff.ss. oltre venti anni fa e su quell&#8217;ipotesi si apre subito un dibattito serio e ampio in Italia. Lo animarono soprattutto alcuni trasportisti famosi ( Zambrini in primis ma non solo lui..), urbanisti celebri, alcuni economisti, le associazioni ambientaliste tutte, gli ambientalisti Pci poi Ds che io dirigevo, i Verdi, Rifondazione quando nacque, e i sindacati.<span id="more-28375"></span></p>
<p><strong>Due erano le proposte</strong> che in quegli anni oramai lontani si confrontavano: da una parte il progetto TAV che prevedeva una direttrice verticale Napoli Milano e una orizzontale venezia torino fino a Lione. Treni super veloci, su binari diversi da quelli normali, con pendenze diverse, molte gallerie e dunque tanti scavi, costi alti e tempi molto lunghi di realizzazione. A sostegno di questo progetto non solo le ff.ss. ma i governi dell&#8217;epoca, i poteri forti, l&#8217;impregilo e la Fiat in primis ma anche alcune cooperative, diverse banche, e anche i sindacati che <strong>pensavano ne potesse venire lavoro e occupazione</strong>.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte invece mettemmo a punto <strong>un progetto alternativo e diverso</strong> che prevedeva detto in breve il raddoppio di tutta la rete esistente, l&#8217;utilizzo della vecchia rete per le merci in modo da arrivare anche noi a standard europei nel trasporto di merci su ferro, e l&#8217;utilizzo della nuova rete che doveva viaggiare in parallelo un po più veloce per le persone, ma per tutti, pendolari in primis e cittadini tutti. Questo progetto sarebbe stato fattibile in <strong>6/8 anni</strong> e avrebbe comportato costi che erano la metà e forse anche meno di quelli che si sono spesi per la Tav.</p>
<p>La prima proposta metteva<strong> al centro la velocità</strong>, la competitività con l&#8217;aereo, e per questo veniva spacciata come la più moderna, noi mettevamo al centro lo spostamento delle merci dalla gomma al ferro ( come la Germania stava già facendo da un decennio e non solo lei..) e l&#8217;esigenza di dare a tutti i cittadini un servizio efficiente, anche più rapido ma non super veloce. E io penso ancora oggi che <strong>il più moderno</strong> fosse il secondo progetto, che avrebbe diminuito sostanzialmente le emissioni in atmosfera perchè avrebbe diminuito di circa il 30/40 per cento i mezzi pesanti, che sarebbe stato alla portata di tutti, sarebbe costato meno e sarebbe stato fatto in tempi più brevi e con impatti ambientali minimi.</p>
<p>Queste due ipotesi diverse si confrontarono per alcuni anni e alla fine ebbe la meglio il progetto TAV che era <strong>sostenuto non solo dai sindacati ma anche da tutti i partiti più grandi compresi i Ds</strong>.  Nei Ds solo gli ambientalisti si schierarono a favore del secondo progetto. E il parlamento adottò quel progetto. E con la lentezza e l&#8217;approssimazione che sappiamo quel progetto partì e ci mise oltre dieci anni per realizzare le prme tratte con costi enormi.</p>
<p>Persa quella battaglia gli ambientalisti tutti (ma anche molti sindaci,amministratori, cittadini e associazioni) si dedicarono a <strong>migliorare l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;opera</strong> oramai decisa, proponendo correzioni, pendenze diverse, meno gallerie e tutto perchè l&#8217;assetto idrogeologico del nostro paese secondo noi non avrebbe ben sopportato un opera di tal genere. Se qualcuno avesse la pazienza di andare a vedere come erano i primi progetti di tav tra Firenze e Bologna e tra Roma e Napoli vedrebbe bene come sono cambiati, pur restando dentro una logica che non abbiamo mai condiviso. Cercammo sostanzialmente di minimizzare i danni.</p>
<p>Nel frattempo<strong> i costi della tav lievitavano di giorno in giorno</strong> e i tempi diventavano biblici, le merci continuavano a girare in gran parte su gomma, come avviene tuttora, e cresceva il disagio dei viaggiatori normali, di quelli che non hanno 100 euro per fare roma bologna andata e ritorno, e dei pendolari che usano il treno per andare al lavoro. Furono chiuse diverse linee piccole e diverse stazioni diventarono spettrali e abbandonate. Ci aspettavamo, noi che avevamo proposto un altra strada, che <strong>partisse una riflessione seria</strong> sui limiti di quel progetto ma nulla accadde, siccome il progetto aveva preso il via bisognava portarlo a termine. Naturalmente ogni tratta aveva i suoi problemi e quella della Valle Susa ne proponeva di enormi, per la fragilità del territorio, per l&#8217;attraversamento della valle che già veniva fatto da una grande arteria che faceva passare migliaia di mezzi pesanti su gomma ogni giorno, per l&#8217;opposizione di quasi tutti i sindaci e le comunità locali, i cittadini intendo.</p>
<p>Anche su quella tratta si sono apportati cambiamenti per attutire l&#8217;impatto ma <strong>resta un&#8217;opera ambientalmente molto impattante</strong> e di dubbia utilità per diminuire il traffico pesante da quella valle. Questa è la storia per sommi capi e resta scritta nelle scelte trasportistiche di questo nostro paese. Gli anni ci diranno chi aveva ragione ma io penso e temo che alla fine, come per il nucleare, la ragione stia dalla nostra parte.</p>
<p>Ecco perchè <strong>continuare a porre dubbi </strong>su quella scelta è legittimo, non è eversivo di nulla e soprattutto non è una scelta irresponsabile, come qualcuno dice. Anche sul nucleare eravamo degli irresponsabili noi che non lo volevamon dall&#8217;inizio, e invece adesso tutti hanno capito che una tecnologia che non sa chiudere il suo ciclo è essa si irresponsabile e pericolosa. E diversi paesi che vi erano entrati ne stanno uscendo pur se gradualmente.</p>
<p>Quante discussioni ho fatto con Bersani quando eravamo ancora nello stesso partito sia sulla tav sia sul nucleare. Sul nucleare ho avuto ragione io non lui che era favorevole, sulla tav lo diranno gli anni. Ma anche <strong>sul Ponte sullo stretto</strong> abbiamo avuto ragione noi ambientalisti e anche su quell&#8217;opera il pci prima e anche i ds poi erano in gran parte favorevoli. Mentre pare che ora il Pd abbia cambiato idea. E anche <strong>sull&#8217;acqua bene comune </strong>e dunque pubblico vedo con piacere che la posizione del Pd e di Bersani è cambiata. Discutere dunque serve. <strong>E serve la partecipazione dei cittadini</strong>. E noi non abbiamo mai discusso solo per dire dei No. Abbiamo sempre controproposto altre strade perchè il nostro ambientalismo è serio e propositivo. Quanto al fatto che in ogni lotta alcuni gruppi e centri sociali s&#8217;infilino dentro è fenomeno normale, che può non piacere ma che accade da sempre. Non è però una buona ragione per scatenare la repressione più dura.</p>
<p>Da ultimo il direttore di Europa oggi scrive che non saremmo noi di Sel alleati affidabili e che non abbiamo una cultura di governo perchè abbiamo sollevato dubbi sulla tav&#8230;trasecolo&#8230;proprio perchè abbiamo una cultura di governo li abbiamo sollevati. Noi vogliamo <strong>ferrovie efficienti</strong>, popolari e dunque accessibili ai più, vogliamo<strong> treni umani</strong> e non carri bestiame per i pendolari, e lavoriamo perchè il sistema trasportistico italiano diventi europeo e dunque porti una buona metà delle sue merci su ferro. E questi obiettivi la tav non li ha garntiti finora dove è stata fatta e non li garantirà neppure in futuro. Ci vuole <strong>coraggio nelle scelte</strong>, anche quello di cambiare strada se quella intrapresa non risponde alle esigenze di un paese e dei suoi cittadini. Convinceteci del contrario, noi siamo disponibili ad ascoltare. Ma randellare non è discutere.</p>
<p>Fulvia Bandoli</p>
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		<title>La fine del berlusconismo e la ricostruzione della sinistra</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 21:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In attesa che il possibile quorum – risultato tutt’altro che scontato, viste le omertà del Viminale sulle modalità e il peso del voto degli italiani all’estero &#8211; seppellisca definitivamente le follie nucleariste, le pulsioni privatizzatrici del bene comune per eccellenza quale è l’acqua e i tentativi di fuga dalla giustizia del premier e dei ministri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa che il <strong>possibile quorum</strong> – risultato tutt’altro che scontato, viste le omertà del Viminale sulle modalità e il peso del voto degli italiani all’estero &#8211; seppellisca <strong>definitivamente</strong> le follie nucleariste, le pulsioni privatizzatrici del bene comune per eccellenza quale è l’acqua e i tentativi di fuga dalla giustizia del premier e dei ministri, vale la pena di tornare a ragionare <strong>sul voto amministrativo</strong>. <span id="more-27537"></span>Diverse sono le analisi che ormai hanno messo in <strong>chiara luce</strong> la portata e il dettaglio degli esiti elettorali.</p>
<p>In estrema sintesi si possono trarre almeno le <strong>seguenti conclusioni:</strong></p>
<p>1) l’astensionismo è un poco diminuito rispetto al 2008, soprattutto per il ritorno al voto dell’elettorato di sinistra, ma la partecipazione al voto resta inferiore a quella delle precedenti comunali;</p>
<p>2) il centrosinistra ha nettamente migliorato le sue posizioni, avendo conquistato 10 comuni in più, mentre il centrodestra ne ha persi 17; in termini di voti cresce rispetto alle precedenti regionali, soprattutto al Nord;</p>
<p>3) il terzo polo ne esce ridimensionato nelle aspettative;</p>
<p>4) l’affermazione delle forze della sinistra di alternativa è buona (non considero tra queste ovviamente l’Idv), ma ben al di sotto del 10%;</p>
<p>5) il Pd tiene al Nord, avanza a Milano, ma crolla al Sud, Napoli in primo luogo.</p>
<p>Quindi il centrosinistra è <strong>il vincitore.</strong> Chi, a sinistra, si è collocato fuori ha raggiunto percentuali irrisorie, mentre la soluzione destra-centro-sinistra vanta solo l’affermazione di Macerata che, con tutto rispetto per la città dello sferisterio, poco può di fronte a casi come quelli di Torino, di Cagliari, di Milano o di Napoli. Si potrebbe quindi concludere che al di fuori del centrosinistra non vi è possibilità di battere le destre. Ma la domanda successiva diventa: <strong>quale centrosinistra</strong>? Questo ha presentato profili programmatici e figure diverse, non ascrivibili solo alle tradizioni locali. Sempre in linea riassuntiva mi sembrano tre i modelli di centrosinistra che hanno dominato la scena. Quelli che si sono affermati a Torino, a Milano, a Napoli.</p>
<p>A Torino ha vinto <strong>la continuità</strong>. Direi un centrosinistra classico con un’evidente egemonia moderata. A Milano (e l’interessantissima Cagliari può essere anch’essa iscritta in questa fattispecie, senza fare torto alla storica singolarità sarda) si è affermato un centrosinistra plasmato dal risultato delle elezioni primarie, nel quale un intelligente Pd ha saputo trarre <strong>il massimo vantaggio</strong> per sé pur essendo stato sconfitto nelle primarie stesse, ma non è in grado di esprimere un’egemonia sulla coalizione, poiché questa è stata conquistata dalla <strong>capacità inclusiva</strong> di Pisapia, e delle forze che lo hanno sostenuto, capace di parlare a molti settori della società milanese senza fare venire meno la propria chiara opzione di sinistra. A Napoli ha vinto chi è partito non solo fuori ma <strong>contro il centrosinistra</strong>, rifiutando le stesse primarie di coalizione, chi ha fatto dell’innovazione e della discontinuità la sua arma principale, chi ha affondato le mani nella crisi dei partiti per raggiungere la società e su questa base ha permesso a un centrosinistra di ricostruirsi su <strong>basi rinnovate</strong>. Tutti questi processi, specialmente quelli che riguardano gli ultimi due modelli più innovativi, sono fragili, a pericolo di involuzione, né è chiaro quale tra questi prevarrà, ma sono finalmente in campo. La loro<strong> vitalità</strong> e i loro esiti saranno decisivi per la sconfitta definitiva del berlusconismo.</p>
<p>Non vi è mai trasposizione meccanica del voto amministrativo sul quadro politico, così come non vi sarà per il voto referendario neppure nella migliore delle ipotesi. Tutti questi eventi, cui aggiungerei la bella prova dello sciopero generale della Cgil del 6 maggio, dovrebbero però fare giustizia di molte <strong>alchimie politiche</strong> dimostratesi infondate. Non mi riferisco solo alla comica proposta di un intervento delle forze dell’ordine costituito per liberarci da Berlusconi, ma soprattutto alla supposta indispensabilità di un <strong>allargamento a destra</strong> della coalizione quale condizione indispensabile per la vittoria. Non è stato così, in modo molto evidente, non lo sarà nella prossima scadenza elettorale politica, anticipata o no, pur essendo molto probabile che si vada a votare sempre con questo meccanismo che cerca di fare sopravvivere il bipolarismo. La strada è tracciata.</p>
<p>E’ quella del rafforzamento del centrosinistra dal punto di vista <strong>della proposta</strong> e del profilo programmatico. Un solo esempio. Il governo che verrà dovrà fare i conti con <strong>i diktat europei</strong> sul debito che spingono il nostro paese a una manovra di 46 miliardi di euro, secondo le autorevoli stime della Corte dei Conti. Se farla e come farla è uno dei punti più qualificanti e va discusso per tempo, per evitare <strong>gli errori</strong> del primo e del secondo governo Prodi. Né può essere un argomento per iniziati. Aprire un cantiere su queste questioni significa anche porsi il problema di chiuderlo con una proposta in positivo. Ogni forza politica faccia le sue riflessioni, ma è il centrosinistra <strong>nel suo insieme</strong> che deve dare un segnale forte. Si potrebbe fare  una <em>convention </em>di tre giorni – per indicare un tempo non strozzato di dibattito – <strong>aperta a tutte le forze politiche interessate</strong> a fare parte di una simile coalizione    e ai movimenti. Da lì potrebbe partire una griglia di proposte da discutere e affinare in un più lungo e articolato processo di coinvolgimento a livello territoriale. Il tempo è breve, ma c’è, bisogna cominciare subito.</p>
<p><strong>La ricostruzione della sinistr</strong>a passa attraverso la sconfitta del berlusconismo. Non è possibile rovesciare, proprio adesso che questo obiettivo appare più vicino,   l’ordine dei processi. Per questo le ipotesi che qua e là emergono di fare un partito unico della sinistra, fondato su Pd, Sel e Idv, mi appaiono devianti. Non solo perché restringono arbitrariamente il campo dei soggetti impegnati a una ricostruzione della sinistra, ma perché si basano su un’analisi <strong>quantomeno discutibile</strong> del Pd stesso. Da molte parti si sente dire, anche da esponenti di quel partito, che il progetto del Pd è fallito. E’ vero, soprattutto per chi non da oggi lo afferma, vedendo anche in questo l’aprirsi alla sinistra del Pd di <strong>una prateria</strong> che meriterebbe di essere percorsa con strumenti adeguati. Il nuovo soggetto politico della sinistra di cui si parla nel documento conclusivo del congresso di Sel, <strong>è precisamente questo</strong>.</p>
<p>Ma non si possono attribuire a un progetto intenzioni non proprie. Se si pensa che il progetto del Pd fosse una moderna sinistra socialdemocratica  e si volesse perciò parlare di fallimento, si commetterebbe <strong>un errore</strong>. Il Pd è nato rompendo con l’idea stessa della sinistra, fuoriuscendo dalla <strong>sua storia</strong> e da quella del movimento operaio. La sua ambizione è occupare il centro, secondo un’opzione che Kirchheimer avrebbe definito di “partito pigliatutto”, essere <strong>il protagonista</strong> di una modernizzazione moderata del paese entro un processo di omologazione europea. “Il paese normale” di cui, seppur con diversi accenti ci hanno parlato sia D’Alema che Veltroni. Per questo il bipolarismo, anzi <strong>il bipartitismo</strong>, è consustanziale a questo progetto, quale migliore strumento per la competizione al centro. Il suo fallimento consiste nel fatto che da un lato<strong> l’operazione pigliatutto</strong> non gli riesce ed anzi questa lo tiene costantemente in pericolo di implosione, dall’altro dal fatto che la formazione di un nuovo blocco sociale e culturale, nato anche <strong>grazie alla disgregazione di</strong> quello berlusconiano, può prendere consistenza e volto solo in una dimensione di riformismo radicale. Quale quella che proprio i candidati non del Pd nelle recenti elezioni hanno saputo incarnare. E’ questo quindi il campo che dobbiamo rafforzare.</p>
<p>Alfonso Gianni</p>
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		<title>Avanti tutta con la proposta di SEL!</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 15:20:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’intervista di ieri di Nichi Vendola sul Corriere ha colto nel segno aprendo un dibattito all’interno del Partito Democratico e più in generale nel centrosinistra. Ha il pregio di aver voluto rilanciare la proposta di Sinistra Ecologia Libertà, capitalizzandone il risultato positivo alle amministrative e rifiutando l’opzione, che sembrerebbe indicare il PD, di tornare ciascuno nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’intervista di ieri di Nichi Vendola sul Corriere ha colto nel segno aprendo un dibattito all’interno del Partito Democratico e più in generale nel centrosinistra. Ha il pregio di aver voluto rilanciare la proposta di Sinistra Ecologia Libertà, capitalizzandone il risultato positivo alle amministrative e rifiutando l’opzione, che sembrerebbe indicare il PD, di <strong>tornare ciascuno nei propri recinti di appartenenza</strong>, in attesa di futuri confronti sui programmi o peggio di dimostrare la propria “affidabilità”.<span id="more-27475"></span></p>
<p>Per questo, vedo nelle sue parole l’idea di rafforzare SEL, riaffermandone le ragioni fondative. Nessun tentativo di archiviare la nostra esperienza, ma  al contrario un orizzonte strategico molto impegnativo.</p>
<p>Il successo di SEL non è infatti rappresentato dal suo peso specifico ottenuto in percentuale, seppur significativo e determinante in molte realtà, ma dal vedere riconosciuta dagli elettori la propria opzione politica:<strong> il superamento della strategia delle alleanze, della sommatoria dei partiti, dei perimetri da tracciare in modo asettico, indipendentemente dai progetti e dalla credibilità delle persone.</strong></p>
<p>La vittoria di Pisapia a Milano e le scelte che si sta apprestando a portare avanti nella formazione della sua squadra ne sono l’emblema: dalla convinzione, dimostratasi errata, che la sua candidatura emersa dalle primarie fosse una battaglia persa in anticipo, alla possibile nomina di una personalità quale quella di Tabacci nella sua giunta.</p>
<p>Sappiamo però che i partiti “tradizionali” del centrosinistra, a partire dal PD, stentano comunque a mettere in soffitta le classificazioni “perimetrali” di moderato, riformista, radicale, così come l’idea che “si vinca al centro”, non  accettando un confronto a 360 gradi nel merito dei temi per costruire un’alternativa convincente all’attuale governo. Né possiamo ritenere praticabile la logica politicista di pensare che si debba scegliere tra primarie e alleanza con l’Udc.</p>
<p>Noi dobbiamo provare a tenere insieme<strong> forma e sostanza</strong>, evitando il pericolo delle sterili discussioni trite e ritrite, sul fatto che prima debbano venire i contenuti poi il contenitore o viceversa, tanto frequenti e irrisolte alla nascita del Partito Democratico. La soluzione che abbiamo individuato sono le <strong>primarie, in cui i partiti si mettono in gioco con le forze sociali, esprimendo candidati e programmi.</strong></p>
<p>Con il suo congresso SEL ha scelto la <strong>forma partito</strong>, di darsi una struttura, un’organizzazione per la messa in campo della sua proposta, pur non rinunciando a riconoscerne i limiti e con la chiara ambizione di voler andare “oltre”, mantenendo l’apertura tipica di un movimento che vorrebbe coinvolgere anche chi viene da altre realtà e può rappresentare un valore aggiunto.  L’inclusione di numerose candidature esterne nelle nostre liste alle amministrative ne è già il segno tangibile. Quindi nessun passo indietro rispetto all’idea di partito, che non possiamo però considerare sufficiente ad affrontare la sfida in atto.</p>
<p>E in questo “andare oltre”, abbiamo anche affermato più volte l’esigenza di procedere a scomposizioni e ricomposizioni, nell’elaborazione dell’alternativa. Intravedo questo intento nelle parole di Nichi, non l’ipotesi di una<strong> fusione a freddo tra noi e il PD</strong>, come lo è stato per DS e Margherita.  Noi vorremmo lavorare alla costruzione di una grande forza politica nel nostro Paese in grado di tradurre nel concreto le tre parole che abbiamo individuato come nostri tratti caratterizzanti: <strong>sinistra, ecologia e libertà.</strong></p>
<p>I <strong>contenuti referendari</strong> sono il primo banco di prova di questo lavoro comune nel centrosinistra, che ha già interessato partiti e forze sociali. Un primo tassello incoraggiante.</p>
<p>Monica Cerutti</p>
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		<title>Mettiamoci in gioco, ma oltre i vecchi soggetti politici</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 11:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’intervista di Nichi Vendola al Corriere della Sera propone un punto di partenza sostanziale e assolutamente condiviso (“mettersi tutti in gioco…”) ma suggerisce un cambio sostanziale di rotta sul quale sarà bene discutere tra noi, a cominciare dall’assemblea nazionale del 18 giugno. Il primo punto è la retrocessione di SEL a un “movimento”, se la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/vetrina/vendola-noi-e-il-pd-in-un-soggetto-unico" target="_blank">L’intervista di Nichi Vendola al Corriere della Sera</a> propone un punto di partenza sostanziale e assolutamente condiviso (“mettersi tutti in gioco…”) ma suggerisce un cambio sostanziale di rotta sul quale sarà bene discutere tra noi, a cominciare dall’assemblea nazionale del 18 giugno. <span id="more-27404"></span></p>
<p>Il primo punto è la retrocessione di SEL a un “<strong>movimento</strong>”, se la giornalista riporta correttamente le parole di Nichi. Nel nostro congresso fondativo di ottobre (fondativo di un nuovo partito) abbiamo spiegato che la forma partito, così come ci viene consegnata dalle esperienze del secolo scorso, ci appare oggi inadeguata e insufficiente. Va ripensata, migliorata, superata in avanti. Ma chiudere SEL nell’astrattezza di un movimento è una soluzione riduttiva. Vogliamo <strong>sperimentare forme nuove</strong> di organizzazione, di partecipazione, di democrazia – ci siamo detti a Firenze – lavorando alla costruzione di un partito che non sia il nostro punto di arrivo. Dev’essere uno strumento, una comunità aperta alla vita reale, insomma il lievito per costruire, con altre forze, con altre storie, un’alternativa nel paese. Derubricare SEL a movimento, rinunciando anche a sperimentare il suo potenziale di innovazione politica, non è il cammino che ci eravamo dati.</p>
<p>Il secondo punto, più di merito, riguarda la prospettiva indicata da Nichi e riassunta nel titolo dell’articolo: noi e il PD in un nuovo soggetto. Non mi sembra questa la nostra ambizione. <strong>Superare i vecchi soggetti politici</strong> del centrosinistra in un cantiere che apra, in Italia e altrove, a una cultura e a una pratica politica di segno radicalmente nuovo è cosa ben diversa dalla fusione fredda tra noi e il partito di Bersani. Fondersi al PD oggi significa solo aggiungere una corrente di sinistra, organizzata e legittimata, al patchwork irrisolto che è stata fino ad ora l’esperienza dei Democratici. Peraltro in questi tre anni i risultati elettorali e politici hanno bocciato senza rimedio l’idea veltroniana di un partito a vocazione maggioritaria e onnivora. Noi e il PD insieme, anche se con un nome nuovo di zecca e quadri dirigenti rinnovati, saremmo figli di quella proposta. Sbagliata ieri e oggi.</p>
<p>Mescolare non vuol dire accorpare. Vuol dire costruire a sinistra un <strong>campo nuovo</strong> di forze che vadano bel oltre l’esperienza del PD e di SEL. Vuol dire ripensare un principio di rappresentanza che oggi è irrisolto (chi rappresenta davvero, nelle istituzioni, gli operai di Mirafiori? I precari delle università? Il ceto medio impoverito e arrabbiato?).</p>
<p>E’ un processo che non permette accelerazioni né semplificazioni, altrimenti si riproducono gli stessi errori che i Ds e la Margherita consumarono fondando insieme il PD. Non me ne vogliano Bettini e La Torre: il big bang non si annuncia girando un interruttore ma fabbricandone le condizioni culturali e politiche <strong>fuori dai  nostri partiti</strong> ancor prima che nei nostri gruppi dirigenti. Ed essere noi e il PD cofondatori di un nuovo soggetto politico sarebbe oggi un’operazione tutta dentro il perimetro della politica più tradizionale.</p>
<p>Non è questa la nostra ambizione e non credo che sia questo il senso vero delle parole di Nichi, ma su questi passaggi, sdrucciolevoli se lasciati alle libere interpretazioni, è bene discutere senza l’ansia di arrivare ai titoli di coda della nostra storia. Siamo nati otto mesi fa: un po’ di strada a piedi, prima di archiviare SEL, vale ancora la pena farla.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Pd, Idv e Sel: intesa per i ballottaggi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 23:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I responsabili nazionali Enti locali di PD, IDV e SEL, considerati gli ottimi risultati ottenuti al primo turno delle amministrative dai candidati del centrosinistra, comunicano di aver raggiunto un&#8217;intesa volta a ricomporre le differenziazioni nelle poche realtà locali in cui non era ancora stato trovato un accordo, per contribuire così al rafforzamento della proposta su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I responsabili nazionali Enti locali di <strong>PD</strong>, <strong>IDV</strong> e  <strong>SEL</strong>, considerati gli <strong>ottimi risultat</strong>i ottenuti al primo turno delle  amministrative dai candidati del <strong>centrosinistra</strong>, comunicano di aver  raggiunto  un&#8217;intesa volta a ricomporre le differenziazioni nelle poche realtà  locali in cui non era ancora stato trovato un accordo, per contribuire  così al rafforzamento della proposta su tutto il territorio.<span id="more-26490"></span></p>
<p>Una proposta capace di comprendere il disagio  sociale diffuso e di interpretare la <strong>speranza</strong> di chi crede che sia  possibile costruire un&#8217;<strong>Italia diversa</strong>, partendo dai territori.</p>
<p>Il centrosinistra vince sviluppando dialogo e  aperture a tutte le forze di opposizione a Berlusconi e scegliendo i  candidati più forti con <strong>programmi chiari e condivisi</strong>.</p>
<p>L’opposizione, determinata a risolvere i problemi  reali dei cittadini e a dare delle risposte concrete in ogni singola  realtà territoriale, si sta dimostrando così capace di costruire  un&#8217;<strong>alternativa  credibile di governo</strong>. Le prossime giornate saranno tutte dedicate al<strong> sostegno</strong> dei nostri candidati affinché i risultati del primo turno  possano confermarsi anche ai ballottaggi.</p>
<p>Lo scrivono in una nota congiunta Davide Zoggia, Ignazio Messina e Paolo Cento</p>
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		<title>Nichi: &#8220;Il nostro popolo ci chiede un’alleanza tra Pd, Sel e Idv&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 10:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;attacco di Bossi che da&#8217; del &#8216;matto&#8217; a Pisapia lo liquida cosi&#8217;: &#8216;Buttarla in psichiatria rivela la crisi di nervi della destra&#8217;. Dopo di che Nichi Vendola pensa a domani e a dopodomani. Il domani significa &#8216;vincere i ballottaggi di Milano e Napoli&#8217;. E il dopodomani vuol dire &#8216;aprire il cantiere del nuovo centrosinistra. Un cantiere che di fatto e&#8217; stato gia&#8217; aperto con queste elezioni amministrative direttamente dal nostro popolo. Grazie alle primarie ovviamente, che sono il vero vincitore di questa partita&#8217;. <span id="more-26436"></span><br />
<strong>Prima di capire chi ha vinto, vediamo chi ha perso. </strong><br />
&#8216;Gli sconfitti sono tre. Il primo e&#8217; il centrodestra in tutte le sue varianti. Non si tratta di una batosta ordinaria ma della fine di un ciclo politico, basti pensare che Berlusconi riesce a riempire solo una parte del suo Palasharp nella sua Milano, che diserta la festa del suo Milan nella sua piazza Duomo e che sfugge il suo popolo a Napoli. Un leader populista che si nega al popolo e&#8217; la fotografia del suo declino&#8217;.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Gli altri due sconfitti? </strong><br />
&#8216;Sono il politicismo e la politologia. Il primo che ancora pensa di orientare l&#8217;opinione pubblica e la societa&#8217; secondo formule fisse e astratte, la rincorsa al centro, il trasversalismo moderato&#8230; E il secondo che guarda alla politica come fosse un mondo a parte rispetto alla vita quotidiana. Prendiamo il politologo italiano piu&#8217; famoso, Giovanni Sartori: disse che in Puglia io avrei vinto le primarie ma non le secondarie. E fu seguito da tutto lo stato maggiore del centrosinistra. La storia ha detto il contrario per due volte&#8217;.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Passiamo ai vincitori. Massimo D&#8217;Alema, intervistato ieri dal nostro giornale, dice che non ha vinto la sinistra radicale, ma il Pd. </strong><br />
&#8216;Io sono molto contento se vince il Pd, se vince Sel, se vince l&#8217;Idv, non mi appassiono alle gare su chi e&#8217; arrivato primo. Penso invece che abbiano vinto tutti coloro che hanno saputo rendere credibile l&#8217;idea dell&#8217;alternativa al berlusconismo. Cioe&#8217; ha vinto quel centrosinistra che non c&#8217;e&#8217; ma che gli elettori stanno costruendo dal basso. Il nostro popolo considera naturale l&#8217;alleanza tra Bersani, Di Pietro e Vendola e ce la chiede, direi anzi che con queste elezioni ce la impone per il futuro. A meno che non si voglia seguire la Farmacopea di Enrico Letta che sull&#8217;Espresso di oggi sostiene sorprendentemente che queste elezioni incoraggiano l&#8217;alleanza tra Pd e Udc&#8230; Qualcuno dovrebbe dire a Enrico che l&#8217;unico posto in cui perdiamo in Toscana e&#8217; Grossetto, dove il Pd si era alleato col Terzo Polo e non con noi&#8217;.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Anche D&#8217;Alema pero&#8217; insiste sull&#8217;alleanza col Terzo Polo.</strong><br />
&#8216;Ma pure io sono pronto a collaborare col Terzo Polo, senza veti imposti o subiti. Ma il punto oggi non e&#8217; questo, bensi&#8217; concentrarci su quello che la nostra gente ci chiede, ossia una coalizione costruita dal basso che metta al primo posto i diritti: al lavoro, alla liberta&#8217; e alla giustizia sociale (non al giustizialismo). Ho la sensazione che anche D&#8217;Alema si sia reso conto che non ha molto senso continuare ad usare etichette logore che funzionano solo nel ristretto giro del ceto politico: riformista, radicale, moderato&#8230;&#8217;.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Tra l&#8217;altro parla bene delle primarie. </strong><br />
&#8216;Appunto, ha capito anche lui che portano un valore aggiunto. Faccio una domanda retorica: senza le primarie, il Pd avrebbe scelto Pisapia a Milano? Ovviamente no e probabilmente non avremmo vinto&#8217;.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Per vincere sul serio pero&#8217; manca ancora la prova decisiva. </strong><br />
&#8216;Ma e&#8217; una prova che possiamo superare bene, sia a Milano sia a Napoli. Mobilitando di nuovo tutti quelli che hanno partecipato a questa battaglia e allargando il campo. Per esempio ai grillini, che al di la&#8217; del loro leader che non ha occhi per distinguere tra Moratti e Pisapia, devono essere assolutamente coinvolti nel cantiere del nuovo Centrosinistra&#8217;.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cantiere che avra&#8217; il clou nelle primarie per la premiership del Paese?</strong><br />
&#8216;Il cantiere serve a creare l&#8217;onda, le primarie a trasformare quest&#8217;onda in uno tsunami che sommergera&#8217; l&#8217;Italia peggiore vista in questi ultimi vent&#8217;anni&#8217;.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E lei, Vendola, cavalchera&#8217; questo tsunami candidandosi alle primarie per il governo dell&#8217;Italia di domani? </strong><br />
Oggi per me e&#8217; importante sottolineare che questo strumento e&#8217; entrato nel cuore del nostro popolo. Mi fermo qui perche&#8217; non vorrei che qualcuno si occupi del mio presunto narcisismo piuttosto che del sistema giusto per vincere&#8217;&#8221;.</p>
<p>Riccardo Barenghi</p>
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		<title>Nichi, l&#8217;exploit della sinistra:&#8221;Bersani fidati,l&#8217;alternativa si fa con noi&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 03:29:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Il vento che abbiamo fatto soffiare e’ straordinario, ma non voglio mettere nessun cappello su questa vittoria. Spero che sia il carburante per un nuovo centrosinistra credibile, affidabile e praticabile: quello che ha auspicato Napolitano». Nichi Vendola, il leader di Sel, è euforico.Vendola, qual è la lezione che viene da Milano? «E’  saltata la camicia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Il vento che abbiamo fatto soffiare e’ straordinario, ma non voglio mettere nessun cappello su questa vittoria. Spero che sia il carburante per un nuovo centrosinistra credibile, affidabile e praticabile: quello che ha auspicato Napolitano». <span id="more-26005"></span> <strong>Nichi Vendola, il leader di Sel, è euforico.Vendola, qual è la lezione che viene da Milano? </strong></p>
<p><strong></strong> «E’  saltata la camicia di forza che teneva imbrigliato il paese. L´Italia migliore si leccava le ferite e guardava con sgomento il declino economico e il regresso civile di una nazione smarrita. Improvvisamente la domanda di cambiamento e’  riuscita a trovare il gancio giusto per emergere dalla rassegnazione. Ma sono due le lezioni che vengono da questo voto».</p>
<p><strong>Quali?</strong></p>
<p><strong></strong> «La prima e’  legata all´insopportabilita’ del berlusconismo nella sua fase agonizzante. E’  una sorta di disobbedienza civile a una democrazia autoritaria. L´altra lezione e’  per il centrosinistra: quando l´offerta di cambiamento e’ credibile, la gente si rincuora e ti vota. Ma quando il centrosinistra si immerge nella palude, allora prevale lo scoramento e per la nostra coalizione e’  una sorta di coazione al naufragio. Nell´urna vincono Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli: il Pd e’ posto di fronte alle proprie responsabilita’, non potra’ fare finta di niente».</p>
<p><strong>A Napoli il candidato Morcone, appoggiato anche da Sel, e’  andato male. Questo e’  un fatto che non si puo’ oscurare.</strong></p>
<p><strong></strong> «No, non si puo’ oscurare. In una realta’ in cui il centrosinistra aveva da compiere molte autocritiche e’ riuscito a trasformare persino le primarie in un boomerang e a dividersi. Un errore ingiustificabile. Tuttavia Lettieri, il candidato di destra, ha una perfomance mediocre e le capitali del Sud e del Nord avranno, alla fine dei ballottaggi, due sindaci di centrosinistra. Ne sono sicuro. Da domani si lavora pancia a terra per Giuliano e per Luigi».</p>
<p><strong>Per Sel e’ una vittoria su tutta la linea?</strong></p>
<p>«Vittoria tripla. Perche’ e’ la dimostrazione che le primarie rappresentano davvero un valore aggiunto. E’ la fuoriuscita dal politicismo di chi crede che solo al centro si vince. Inoltre per un partito neonato anche i risultati della lista sono molto incoraggianti».</p>
<p><strong>Secondo lei, la strategia delle alleanze del Pd deve cambiare? </strong></p>
<p><strong></strong> «La prima cosa che deve cambiare e’  questa insostenibile leggerezza di un centrosinistra che e’ un´allusione, e non un cantiere. Cambia il vento in Italia, il berlusconismo prende uno schiaffo forse fatale, nonostante il centrosinistra nel paese non sia ancora quello che deve essere. Il centrosinistra va tutto costruito».</p>
<p><strong>Un messaggio per Bersani?</strong></p>
<p><strong></strong> «Gli dico: non abbia paura. Dobbiamo reciprocamente dirci di non avere paura. Il paese ci incoraggia a metterci in campo e a usare ago e filo per ricucire una grande tela che e’  quella della lotta alla precarieta’, di un nuovo modello di sviluppo, di diritti sociali e di diritti di liberta’»</p>
<p>.  <strong>Ora si sente piu’ forte anche come candidato premier?</strong></p>
<p>«Voglio parlare di una vittoria comune adesso e mi sembra assolutamente palpabile la forza che si sprigiona con i processi di partecipazione democratica. Le primarie sono davvero per noi il metodo e la sostanza dell´alternativa».  Giovanna Casadio  Repubblica</p>
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		<title>E Vendola sogna la leadership</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 11:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se pochi si aspettavano che vincesse le primarie, nessuno pensava che potesse battere il sindaco di Berlusconi nella città di Berlusconi. Invece è successo ed è (scusate il bisticcio) un successo non solo di Giuliano Pisapia ma anche di chi ha voluto e sostenuto in tutti i modi la sua candidatura. Cioè Nichi Vendola. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se pochi si aspettavano che vincesse le primarie, nessuno pensava che potesse battere il sindaco di Berlusconi nella città di Berlusconi. Invece è successo ed è (scusate il bisticcio) un successo non solo di Giuliano Pisapia ma anche di chi ha voluto e sostenuto in tutti i modi la sua candidatura. Cioè Nichi Vendola. Il quale non nasconde la sua soddisfazione, anzi la sua «felicità» per un risultato elettorale che da Milano a Cagliari vede affermarsi la sua idea di politica: primarie per coinvolgere il popolo nella scelta del candidato e poi battaglia elettorale contro l’avversario. Battaglia che si combatte meglio, e forse si può anche vincere, proprio perché prima è stato chiesto ai propri elettori di scegliersi direttamente chi vogliono votare.<span id="more-26129"></span></p>
<p>Poi certo, magari la lista di Sel, il partito di Vendola, non è andata benissimo ovunque, assestandosi tra il 4 e il 5 per cento, ma si tratta di una forza politica giovane e non ancora strutturata sul territorio, che quindi fatica ad affermarsi in elezioni amministrative dove i problemi locali fanno premio sull’immagine nazionale e mediatica del leader. Che poi è il vero punto di forza di Vendola e che dovrebbe funzionare molto meglio quando si voterà per il governo del Paese.</p>
<p>Oltretutto non era questo, ossia un exploit del suo partito, che il Governatore pugliese si aspettava da queste elezioni, lui puntava soprattutto ad affermare la sua cultura e la sua strategia politica, dimostrando che seguendo quella strada si può anche battere l’invincibile avversario. E bisogna riconoscere che c’è riuscito, non solo a Milano ma anche a Cagliari dove Massimo Zetta, candidato appunto di Sel, ha prima sconfitto alle primarie Antonello Cabras del Pd e adesso si ritrova al ballottaggio contro l’uomo del centrodestra.</p>
<p>Non è andata così a Napoli, invece, dove Vendola per una serie di ragioni legate ai rapporti politici interni al suo partito ed esterni (il Pd) ha dovuto mollare quello che lui stesso aveva contribuito a lanciare, ossia Luigi De Magistris, per ripiegare sull’ex prefetto Mario Morcone. Che però ha perso e adesso Vendola si ritrova a dover sostenere un candidato che lui voleva ma il suo partito no (un referendum tra gli iscritti aveva scelto Morcone). Certo, se anche lì ci fossero state le primarie di coalizione magari la storia avrebbe preso un’altra strada, ma non è andata così e adesso si tratta di fare quadrato attorno all’ex Pm, sperando che anche il Pd faccia lo stesso. Vendola comunque è più che ottimista: «Sono pronto a scommettere che Pisapia e De Magistris saranno i sindaci di Milano e Napoli».</p>
<p>Tra quindici giorni sapremo se avrà vinto la sua ultima ardita scommessa, intanto però ha sicuramente vinto quella che fece quando cominciò la sua avventura politica da leader di Sel: costringere il suo alleato-rivale, ossia il Pd, a scendere sul terreno a lui più congeniale. Quello appunto delle primarie e di un’alleanza fatta perché «il nostro popolo la vuole». E si tratta di una vittoria che arriva al momento giusto, visto che da qualche mese la stella di Vendola si era impallidita nella vana attesa di elezioni anticipate che non arrivavano mai.</p>
<p>Dopo questi risultati, però, non solo le elezioni si riaffacciano all’orizzonte, magari l’anno prossimo, ma soprattutto sarà più difficile per i dirigenti del Partito democratico continuare a tergiversare sulle alleanze e sulle primarie per il futuro candidato premier del centrosinistra. Ed è proprio qui che Vendola giocherà la sua partita principale, scommettendo su se stesso per la corsa a Palazzo Chigi.</p>
<p>Riccardo Barenghi</p>
<p>La Stampa</p>
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		<title>Beppe Grillo e l&#8217;inutile terzismo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 09:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono sempre stato antinuclearista, ambientalista, libertario, attento agli stili di vita altrui, critico dei consumi di massa. Ho in questi anni visitato molte galere e centri dove sono reclusi ingiustamente gli immigrati. Ho il mio conto su una banca non armata. Potrei essere, quindi, un attivista o un candidato del movimento cinque stelle di Beppe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre stato antinuclearista, ambientalista, libertario, attento agli stili di vita altrui, critico dei consumi di massa.  Ho in questi anni visitato molte galere e centri dove sono reclusi ingiustamente gli immigrati.  Ho il mio conto su una banca non armata. <span id="more-24495"></span>Potrei essere, quindi, un attivista o un candidato del movimento cinque stelle di Beppe Grillo. In realtà no, un difetto ce l’ho a suo/loro dire, ossia sono un politico. Il fatto che sia un politico di sinistra, di Sel e non del Partito Democratico, che faccia battaglie in parte coincidenti con le sue/loro non conta.</p>
<p>Beppe Grillo sta trascinando il suo movimento, i suoi sostenitori verso un pericoloso terzismo di origine snob. Anch’io in passato mi sono ribellato alla logica perdente di votare il meno peggio. Anch’io mi sono sottratto al ricatto del voto utile. Ma se le proprie battaglie – penso a quella per l’acqua pubblica, per una economia pulita e solidale, per il software libero, contro la tortura nelle galere – coincidono con quelle di altri, è insensato nonché pericoloso scegliere la via dell’isolamento partitico.</p>
<p>Le liste di Grillo si presenteranno alle prossime amministrative con propri candidati sindaci i quali hanno preannunciato che non daranno indicazioni di voto al secondo turno. Come si fa, ad esempio nella decisiva Milano, a sostenere che Letizia Moratti e Giuliano Pisapia siano uguali, non votabili allo stesso modo? Pisapia è una figura di grande qualità della sinistra italiana. Un garantista di sinistra. Con la Moratti – e il suo capolista Silvio Berlusconi &#8211; se la gioca inaspettatamente.</p>
<p>Il fatto che Pisapia abbia fatto il parlamentare non è una macchia nella sua carriera politica. E’ la naturale evoluzione di una appartenenza dentro il campo nobile della sinistra. Lo stesso vale anche per le altre città. E un giorno ancora non individuato varrà anche per le elezioni politiche nazionali. Beppe Grillo chiama Berlsuconi “il nano”. Ora tocca a lui comportarsi da gigante e scegliere la via della democrazia che affida alle maggioranze il governo, rinunciando a un pezzo di visibilità personale e aiutando il Paese a liberarsi da chi lo ha ridotto a malaffare e luogo di lenocinio.</p>
<p>Infine una osservazione sull’uso delle parole e del linguaggio. Quello di Grillo è sempre più un linguaggio aggressivo, sopra i toni ordinari, a volte insultante. Chi usa il verbo “odiare” crea sentimenti di odio. La mitezza e la cura del linguaggio sono virtù politiche nobili. Creano un effetto positivo di fiducia e serenità. La mitezza e l’accuratezza non sono un artifizio per blandire le masse, ma l’unica via per far ragionare le persone, per parlare alle loro teste e non alla loro pancia.</p>
<p>Luigi Nieri</p>
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		<title>Sulla guerra in Libia scoppia la pace tra PdL e Lega</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 17:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il PD comprimario della sceneggiata alla Camera La discussione alla Camera sull’intervento militare italiano in Libia ci restituisce un quadro desolante. Sulla guerra scoppia la pace tra Pdl e Lega, con l’escamotage che chiede alla Nato di tenere conto del limite della missione, peraltro subito sconfessato dalla Nato stessa. E’ stata una scaramuccia nella maggioranza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il PD comprimario della sceneggiata alla Camera</em></p>
<p>La discussione alla Camera sull’intervento militare italiano in Libia ci restituisce un quadro desolante.</p>
<p>Sulla guerra scoppia la pace tra Pdl e Lega, con l’escamotage che chiede alla Nato di tenere conto del limite della missione, peraltro subito sconfessato dalla Nato stessa.</p>
<p><span id="more-24408"></span></p>
<p>E’ stata una scaramuccia nella maggioranza che la Lega ha utilizzato a fini elettorali.Del tutto insoddisfacente il comportamento del Partito Democratico, che rinuncia a fare opposizione su un tema  così importante, rendendosi comprimario della sceneggiata denunciata dallo stesso Bersani.</p>
<p>Monica Cerutti</p>
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		<title>&#8220;Serve un nuovo centrosinistra. Il Pd rischia di aspettare Godot&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 12:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Nichi su Il Fatto Quotidiano di oggi, a cura di Fabrizio D’Esposito. ‘Serve un nuovo centrosinistra, il Pd rischia di aspettare Godot &#8211; dice Nichi &#8211; Berlusconi è minoranza nel paese, una minoranza rancorosa, da mandare all’opposizione al più presto’. Sulle bombe italiane a Tripoli, ieri pomeriggio, ci sono state ben tre ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Nichi su Il Fatto Quotidiano di oggi, a cura di Fabrizio D’Esposito. ‘Serve un nuovo centrosinistra, il Pd rischia di aspettare Godot &#8211; dice Nichi &#8211; Berlusconi è minoranza nel paese, una minoranza rancorosa, da mandare all’opposizione al più presto’.</p>
<p><span id="more-24045"></span>Sulle bombe italiane a Tripoli, ieri pomeriggio, ci sono state ben tre  ore di differenza tra Nichi Vendola e Pier Luigi Bersani. Nel senso che  il leader di Sinistra ecologia libertà alle quindici ha detto che la  “guerra è sempre una sconfitta”. Il segretario del Pd si è espresso  invece alle sei di sera con una dichiarazione minimalista, condizionata  dal sì del Colle allo “sviluppo naturale della missione” in Libia. Ha  spiegato Bersani: “Credo che la risoluzione già votata sia capiente di  un’iniziativa italiana”. Forse anche per questo il partito del  governatore pugliese ha sfondato il muro del 7% nel sondaggio Cise-Sole  24 Ore pubblicato ieri dal quotidiano confindustriale. Sette virgola  uno, a fronte di un Pdl indebolito e di un Pd convalescente, che sarebbe  condannato al “suicidio” se si alleasse col terzo polo centrista  anziché con Sel e Idv.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Vendola, se oggi foste al governo con il Pd lei sostituirebbe Bossi.</strong></em><br />
Ma quello dei leghisti non è pacifismo.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Che cos’è?</em></strong><br />
È  cinismo, indifferenza. Una posizione dettata dal fatto di mettersi al  riparo dall’arrivo di altri profughi. Non scherziamo, Emergency e  Calderoli non si possono paragonare.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Il risultato politico però non cambia. Sel non è in Parlamento. Altrimenti?</em></strong><br />
Ci divideremo su questo, senza dubbio.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Il Pd fa anche scudo a Napolitano.</em></strong><br />
Sono stato tante volte d’accordo con il capo dello Stato ma adesso dissento con molta sofferenza.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Non c’è alcun “sviluppo naturale” della missione libica?</em></strong><br />
No,  assolutamente. Il teatrino di Berlusconi contiene una sequenza  incredibile di salti logici. Siamo passati dalla vergogna del baciamano  al Rais alle bombe. Senza dimenticare che noi siamo stati il paese  colonialista che ha occupato la Libia.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>L’Italia ha tentennato per settimane.</em></strong><br />
Appunto. E l’ansia di  Berlusconi non era per le sorti del popolo libico ma per quella  dell’amico Gheddafi. Adesso ci accodiamo ai bombardamenti aprendo un  altro grave problema.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Quale?</em></strong><br />
Cosa faremo in Siria, nello Yemen? Qual è il metro per  misurare che la violazione dei diritti umani non è più tollerabile? La  verità è che l’Europa è senza classe dirigente, senza antenne per capire  quello che stava e sta succedendo nelle viscere delle società  mediterranee.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>E l’Italia?</strong></em><br />
È l’avanguardia della retroguardia europea. L’escalation militare fa tornare un fantasma che sinora non aveva fatto capolino.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>L’islamismo radicale.</em></strong><br />
I  fondamentalisti troveranno vigore per la loro campagna  anti-occidentale. La guerra che situazioni ha determinato sinora? La  Libia potrebbe essere un nuovo Afghanistan.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>A sinistra come se ne esce? Il premier si batte solo con un’alleanza Pd-Idv-Sel.</strong></em><br />
Per  me la teoria dell’ingerenza è morta e sepolta, insieme con le ideologie  del Novecento. Però mi rifiuto di credere che l’unico volto  dell’ingerenza sia quello della guerra. Io voglio ingerire eccome se uno  Stato sovrano tortura i suoi oppositori.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Una risposta a metà.</em></strong><br />
La sinistra mondiale deve discutere su come dare  luoghi e forme nuove al diritto internazionale, dopo che le guerre  infinite di Bush, con gli errori di Blair, hanno ridisegnato la  geografia del pianeta.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Fermiamoci alla sinistra italiana.</strong></em><br />
Oggi siamo divisi. Ma sono  convinto che se fossimo stati al governo non avremmo accolto Gheddafi  col baciamano e avremmo capito le rivoluzioni mediterranee come accadde  con quelle dell’est europeo.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Il Muro di Berlino.</em></strong><br />
Oggi sta crollando un altro muro, un muro  d’acqua. E sarebbe ora che l’Europa riprendesse il processo di  allargamento con la Turchia e i paesi balcanici come l’Albania.<br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Per il momento è Sel ad allargarsi al 7,1 per cento.</em></strong><br />
Un dato straordinario, considerato che siamo ancora un partito fragile,  senza rappresentanza parlamentare. Il merito è del nostro riformismo  radicale: né apolegeti dell’avversario, né custodi cimiteriali del  passato.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Il centrosinistra vince però non ha una strategia, scrive il Sole 24 Ore. Né un leader, né un programma. Niente di niente.</strong></em><br />
Il problema è il Pd. Un partito che rischia di fare come il protagonista di “Aspettando Godot”. Loro aspettano il terzo polo.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Che invece ha tutto da guadagnarci se va da solo.</strong></em><br />
Esatto. Il punto vero è che oggi c’è un grande casino.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Un casino a volte inerte.</strong></em><br />
Il punto vero è che tutti passiamo a  interrogarci su cosa sarà la destra senza Berlusconi e se l’edificio del  Pdl resisterà a questo terremoto. Poi, su che cosa sarà il centro. Lo  stesso centrosinistra è molto preso da questa discussione.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Nessuno che s’interroghi su che cosa sia la sinistra.</strong></em><br />
L’ho detto a Bersani. La mia domanda è stata: facciamo un cantiere per costruire il nuovo centrosinistra?<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>E lui?</strong></em><br />
Mi ha risposto che è già oltre. Ma oltre cosa? Noi stiamo ancora nell’al di qua, compreso il Pd.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Reiteri, bombe a parte.</strong></em><br />
Si può fare un’offensiva unitaria sulla  giustizia, sui referendum di giugno. C’è spazio per un’agenda comune.  Non dimentichiamo che il centrodestra di Berlusconi è minoranza nel  paese. Una minoranza rancorosa da mandare all’opposizione.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Ma c’è una montagna da scalare: la coalizione, il leader.</strong></em><br />
Il punto  centrale sono le primarie. Sono lo strumento ideale, che liberano  un’energia straordinaria. Anche il programma deve essere scelto dal  popolo di sinistra, mica bisogna  scriverlo al chiuso delle segreterie.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>I suoi critici diranno che lei è il solito populista.</strong></em><br />
Intanto a  Milano il risultato delle primarie ha messo in campo un candidato,  Pisapia, che adesso fa paura alla Moratti e a Berlusconi.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Ma a Napoli  avete scelto di appoggiare il prefetto Morcone, non De Magistris. Una  partita in salita, visti i sondaggi che danno Morcone terzo.</strong></em><br />
Al di là di quello che sarà il risultato, ai ballottaggi si troverà un punto di equilibrio per riunificare il centrosinistra.<br />
<em><strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Amministrative decisive per il governo. Un test nazionale, per ammissione del Cavaliere.</strong></em><br />
Se il miracolo non lo farà San Gennaro, ci penserà Sant’Ambrogio.</p>
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		<title>A proposito dell&#8217;intervista a il manifesto&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 10:43:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A proposito dell’intervista fatta sul manifesto ieri 21 aprile 2011, vorrei precisare che ovviamente non ho proposto in alcun modo l’ingresso nel PD. Penso l’esatto contrario. Qualche malevolo commento sarà stato tratto in inganno dal titolo dell’intervista. Bastava leggere il merito correttamente riportato da Matteo Bartocci, per avere la conferma che l’offensiva unitaria nei confronti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito dell’intervista fatta sul manifesto ieri 21 aprile 2011, vorrei precisare che ovviamente non ho proposto in alcun modo l’ingresso nel PD. Penso l’esatto contrario. Qualche malevolo commento sarà stato tratto in inganno dal titolo dell’intervista.<span id="more-23869"></span></p>
<p>Bastava leggere il merito correttamente riportato da Matteo Bartocci, per avere la conferma che l’offensiva unitaria nei confronti del PD è tesa, nelle intenzioni, ad aprire un confronto di merito (sciopero generale, amministrative, referendum) in grado di aprire un processo democratico positivo per preparare l’alternativa.</p>
<p>Naturalmente la mia convinzione resta quella di costruire in Italia un grande soggetto unitario della Sinistra fuori da logiche minoritarie ed autoreferenziali.</p>
<p>Il nostro paese, in Europa, con il PD, rappresenta un’anomalia. Altro che confluire nel PD!</p>
<p>E’ il PD che va superato per un nuovo soggetto a sinistra. Ovviamente ho il pieno rispetto per coloro che scelgono legittimamente di difendere una minorità identitaria ed hanno una avversione congenita per ogni ipotesi di governo.</p>
<p>Ognuno è libero di coltivare il proprio orticello. Faccio solo notare che lo spazio si è così ristretto che rischia di ridursi ad un vasetto sul balcone.</p>
<p>Franco Giordano</p>
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		<title>Giordano: &#8220;Noi vendoliani con il PD ed oltre&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 12:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per i vendoliani l&#8217;alleanza non basta: serve una nuova formazione. Le primarie si allontanano «ma Vendola chiede innovazione e unità» ai democratici. Sciopero generale della Cgil, comunali e referendum: Berlusconi può essere sconfitto. Obiettivo? Un soggetto unico. «Bisogna costruire qui e ora un nuovo soggetto politico, una nuova sinistra che faccia dell&#8217;unità e dell&#8217;innovazione culturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per i vendoliani l&#8217;alleanza non basta: serve una nuova formazione. Le  primarie si allontanano «ma Vendola chiede innovazione e unità» ai  democratici. Sciopero generale della Cgil, comunali e referendum:  Berlusconi può essere sconfitto. Obiettivo? Un soggetto unico. <span id="more-23864"></span> «Bisogna costruire qui e ora un nuovo soggetto politico, una nuova  sinistra che faccia dell&#8217;unità e dell&#8217;innovazione culturale il perno  dell&#8217;alternativa a Berlusconi». Per Franco Giordano, ex segretario di  Rifondazione e dirigente del partito di Vendola, Sinistra e libertà «da  sola non basta». E&#8217; questo il senso del «patto di consultazione»  proposto ancora ieri dal governatore pugliese a Pd e Idv. Un «oltre  Berlusconi» declinato in modo un po&#8217; diversamente dal Bersani in maniche  di camicia.  <strong>Giordano, Sel propone un «patto di consultazione» a Pd e Idv ma  Bersani vi risponde che state già facendo qualcosa in più, visto che  siete alleati alle amministrative&#8230;</strong> Purtroppo le cose non stanno così e non sono così semplici. Dobbiamo  prendere decisioni importanti, il patto di consultazione e di unità è  decisivo, altrimenti non saremo credibili. Col Pd bisogna battere molto  il tasto dell&#8217;unità perché entro giugno ci sono appuntamenti  fondamentali per un&#8217;alleanza che vuole essere alternativa a Berlusconi:  lo sciopero generale della Cgil, le amministrative e i referendum. Il  treno sta passando. E se non lo prendiamo ora vuol dire che  l&#8217;alternativa alla destra non è ancora pronta.  <strong>Vedi un Pd troppo timido sullo sciopero generale della Cgil?</strong> E&#8217; in gioco non solo il contratto nazionale ma anche un tema  fondamentale come il diritto di sciopero. Il Pd da che parte sta nella  vertenza Bertone? Era da sciocchi pensare che Mirafiori e Pomigliano  fossero un&#8217;eccezione. Come si vede, avevamo ragione noi: la Fiat  continua ad affossare i diritti e a perseguire l&#8217;abbattimento del costo  del lavoro senza investire in qualità e innovazione. Non a caso le  macchine di Marchionne non si vendono. Lo sciopero generale va sostenuto  perché può rappresentare l&#8217;approdo e l&#8217;identità sociale di una nuova  coalizione, un centrosinistra unito che mette il lavoro al centro della  sua proposta.  <strong>Come si concilia però la critica a Marchionne con il sostegno a Piero Fassino a Torino?</strong> La nostra presenza in quella coalizione serve proprio a condizionare le  sue politiche e a fargli cambiare di segno. Fassino lo sa: non è mai  stato in discussione, e non lo sarà mai, il nostro appoggio alla Fiom e  al sindacato. L&#8217;accordo con il Pd è reciproco.  <strong>Insistere su un patto tra partiti non significa che alle primarie non ci credete più nemmeno voi?</strong> Le primarie verranno. Questa proposta è propedeutica a definire il  perimetro dell&#8217;alternativa. Contro i referendum Berlusconi le sta  tentando tutte. Come nel gioco delle tre carte rinvia il nucleare perché  sa che farebbe da calamita per il quorum. Mi piacerebbe discutere con  il Pd anche di acqua pubblica e rinnovabili, dell&#8217;alternativa economica a  Tremonti. Dobbiamo iniziare a farlo.  <strong>D&#8217;Alema però (e non solo lui) continua a escludere le primarie.</strong> D&#8217;Alema è sempre D&#8217;Alema. Segue lo stesso schema fin da ragazzo: cerca  un accordo con pezzi del centrodestra per portarli a sinistra. Ma  aspetta Godot. Dobbiamo provare ad animare questo processo unitario  dotandolo di una partecipazione di massa. Se il Pd non investe sullo  sciopero generale e sui referendum non avremo più il tempo di cambiare  marcia. Stiamo vivendo un passaggio epocale, le miserie della politica  italiana occultano a stento quello che sta accadendo nel mondo. Bisogna  investire qui e ora sulla fondazione di una nuova sinistra in grado di  costruire un modello culturale e politico nuovo, una diversa idea di  democrazia.  <strong>Sel non è sufficiente per questa «nuova sinistra»?</strong> Sel da sola non basta. Continuo a pensare che bisogna costruire un unico  soggetto politico. L&#8217;affondo unitario di Vendola sul Pd ha esattamente  questa ambizione. Certo, come dice Nichi, aspettiamo a mettere il carro  davanti ai buoi ma questo processo intanto dobbiamo costruirlo.  <strong>Rifondazione e il Pdci sono esclusi da questa coalizione?</strong> Lungi da noi il voler ridurre la platea. E&#8217; Rifondazione ad aver detto  che non è disponibile a una coalizione di governo. E&#8217; un tema che ci  divide da tempo e secondo me è auspicabile una loro maturazione. Il  problema non è nostro. L&#8217;unità di partiti, movimenti e associazioni è  dirimente per costruire una sinistra nuova. Ma per battere la destra non  puoi più eludere il tema del governo, dell&#8217;unità e dell&#8217;innovazione  culturale. Come opposizione siamo già uniti, in molti casi lavoriamo  insieme. Ma le forze vanno unificate di più fino a costruire un nuovo  soggetto politico. La scomparsa di una grande sinistra in questo paese è  un&#8217;anomalia che va sanata.  <strong>Berlusconi a Milano si è candidato per il Pdl. Pensi che il Pd sia pronto a una sfida così importante?</strong> Penso che a Milano anche nel Pd si sia messo in moto un processo  positivo. Le primarie e la figura straordinaria di Pisapia stanno  facendo dare il meglio a tutte le forze politiche. C&#8217;è una  partecipazione che va anche oltre i partiti. Milano non è ancora il  laboratorio della nuova sinistra ma è sicuramente un segnale di buona  politica.  il manifesto</p>
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		<title>Vendola: &#8220;Patto di consultazione Pd-Idv-Sel o la sinistra resterà una nebulosa&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 07:18:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L´appello di Vendola a Bersani: &#8220;al crollo del berlusconismo bisogna contrapporre una nostra proposta visibile e unitaria. Patto di consultazione Pd-Idv-Sel o la sinistra resterà una nebulosa&#8221;. «Il berlusconismo è in caduta libera ma il centrosinistra non appare pronto». Un atto d´accusa a Bersani e a Di Pietro, presidente Vendola? «Un appello. Il Pd, noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L´appello di Vendola a Bersani: &#8220;al crollo del berlusconismo bisogna contrapporre una nostra proposta visibile e unitaria. Patto di consultazione Pd-Idv-Sel o la sinistra resterà una nebulosa&#8221;.<span id="more-23792"></span></strong></p>
<p>«Il berlusconismo è in caduta libera ma il centrosinistra non appare pronto».</p>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Un atto d´accusa a Bersani e a Di Pietro, presidente Vendola?<br />
</strong>«Un  appello. Il Pd, noi di &#8220;Sinistra ecologia e libertà&#8221;, Idv abbiamo il  dovere di trovare l´uscita di sicurezza dal berlusconismo. Per aprire  quella porta la chiave siamo noi, se la nostra proposta è credibile,  unitaria, forte. Ci vuole un patto di consultazione. Una agenda comune.  Il coraggio da parte di ciascuno di un passo verso gli altri senza  contemplarsi allo specchio narcisisticamente mentre il paese va alla  deriva. Sapendo che la questione di fondo è la fuoriuscita dal cono  d´ombra in cui la gioventù italiana è prigioniera, in un ergastolo della  precarietà, che inibisce la visione del futuro».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Insomma, &#8220;svegliamoci&#8221; è il suo invito?<br />
</strong>«Diamoci  da fare. Il Pd è il perno del centrosinistra, per questo lo  sollecitiamo. Entriamo dentro una stagione interessante che parte dallo  sciopero generale del 6 maggio e arriva ai referendum del 12 giugno.  Berlusconi teme il responso popolare sulle privatizzazioni (della  giustizia e dell´acqua), obiettivi strategici del centrodestra. Per  questo il &#8220;sovrano&#8221; ha il battiquorum e ha paura inoltre che il nucleare  sia una calamita formidabile per portare la gente alle urne. Oggi noi  centrosinistra siamo una nebulosa, gli uni e poi gli altri e gli altri  ancora. Abbiamo al contrario bisogno di lavorare rapidamente per mettere  in campo una sorta di telaio, per usare una metafora».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Fuor di metafora?<br />
</strong>«I  mille fili di innovazione, di ribellione: il protagonismo delle donne,  la pluralità dei movimenti dei giovani, la nuova trama ecologica per  ripensare l´intera economia a partire dal definitivo abbandono del  nucleare. Noi dobbiamo dare un telaio, la possibilità cioè che le cento  vertenze aperte dell´Italia civile aggancino una proposta politica  forte. Essere in grado di interpretare sia il disagio sociale che la  speranza e l´indignazione che vediamo nelle proteste, nelle ribellioni,  nelle lotte. L´appuntamento cruciale è a difesa della civiltà del lavoro  con lo sciopero generale della Cgil».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Il suo appello è rivolto solo a Bersani e a Di Pietro e non a Casini e a Fini?<br />
</strong></div>
<div>«Coloro  che si definiscono Terzo polo, e che recintano in modo sistematico il  loro territorio, rivendicano una strategia fondata sull´equidistanza  rispetto alla destra e alla sinistra. Osservo che i lavori in corso nel  centrodestra sono soprattutto per l´adeguamento anti sismico  dell´edificio del Pdl».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Anche lei come Bersani è ottimista sulla vittoria di Pisapia contro la Moratti?<br />
</strong>«Si  è aperta una possibilità. Non faccio cabala sulla politica. Penso solo  che a Milano si sta determinando un moltiplicatore di energia e la  coalizione del centrosinistra ritrova forza, coesione, grinta,  radicamento. La destra è nel panico».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Pensa a un soggetto politico unitario del centrosinistra?<br />
</strong>«Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Ci vuole un respiro lungo per costruire la sinistra del futuro».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>La sua proposta è il contrario del &#8220;governo di decantazione&#8221; di Veltroni e Pisanu?<br />
</strong>«Con  tutto il rispetto per Veltroni e Pisanu il &#8220;governo di decantazione&#8221; è  una proposta che vive nelle astrazioni di una politica prevalentemente  mediatica. Come dire, un &#8220;beau geste&#8221;. Non c´è il contesto, i numeri, la  volontà politica. Io credo che si tratti di una proposta profondamente  sbagliata, ma non vorrei fare un dibattito su una cosa che non c´è»</div>
<div></div>
<div>Giovanna Casadio</div>
<div></div>
<div>Repubblica</div>
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		<title>In Sicilia il governo non è più Lombardo</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 14:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Claudio Fava]]></category>
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		<description><![CDATA[Con tre righe di nota, il segretario del PD Bersani (e con lui, il segretario regionale Lupo) hanno di fatto messo fine alla loro esperienza di governo con Raffaele Lombardo, rais di Sicilia, in procinto d’essere rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Scrive Bersani che i provvedimenti della procura di Catania “suscitano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con tre righe di nota, il segretario del PD Bersani (e con lui, il segretario regionale Lupo) hanno di fatto messo fine alla loro esperienza di governo con Raffaele Lombardo, rais di Sicilia, in procinto d’essere rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Scrive Bersani che i provvedimenti della procura di Catania “suscitano preoccupanti interrogativi che, al di là degli sviluppi giudiziari, investono il ruolo del presidente della Regione Sicilia”. Al di là degli sviluppi giudiziari vuol dire una sola cosa: non si aspetterà una sentenza per staccare la spina al governo Lombardo. Aggiunge Bersani che “questi fatti richiedono una riconsiderazione della situazione politica nel governo della Regione e della iniziativa del PD”. Se le parole non sono acqua di pioggia, Lombardo è già formalmente sfiduciato.<span id="more-23639"></span></p>
<p>Cos’è accaduto in questi ultimi giorni? Nulla. Meglio: nulla che non fosse già accaduto, conosciuto, dichiarato, scritto, verbalizzato da tempo. L’onorevole Raffaele Lombardo avrebbe chiesto voti a Cosa Nostra per sé e per i propri partiti (ne ha frequentati diversi). Le carte d’accusa dicono che Lombardo e il fratello Angelo (altro onorevole parlamentare dell’MPA) si sarebbero accordati “con la famiglia catanese di Cosa Nostra in un arco temporale particolarmente esteso per ricevere voti in numerose competizioni elettorali (elezioni europee del 1999, elezioni provinciali del 2003, elezioni europee del 2004, elezioni regionali e comunali del 2008) …con la promessa di attivarsi in favore della stessa organizzazione mafiosa nell’adozione di scelte politico-amministrative”. Insomma, voti in cambio “di concessioni, di autorizzazioni, di appalti, di servizi pubblici…”. In sostanza, alla mafia Lombardo e il suo partito avrebbero offerto “la propria completa disponibilità ad assecondare le esigenze della consorteria mafiosa”.</p>
<p>Sono fatti, valutazioni, episodi noti da mesi. Le cene elettorali, i festeggiamenti dopo la vittoria alle regionali, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, le cinquemila pagine del rapporto d’accusa dei Ros, gli ottanta faldoni di atti e fatti giudiziari… Una storia imbarazzata già rivelata dai giornali, raccontata dagli atti ufficiali, consacrata nei verbali di intercettazioni ambientali, nei filmati, nelle foto… Ciò che ci dicono adesso i giudici è che hanno finito il loro lavoro e che chiedono il processo: e questo è mestiere loro. Mestiere della politica era altro: mettersi di fronte alle evidenze, senza nascondere la faccia dietro le procedure dei tribunali, e dire che governare con Raffaele Lombardo e con la sua cricca era una scelta eticamente e politicamente insostenibile.</p>
<p>Oggi lo dice, con parole semplici, il segretario del PD Bersani. Come lo hanno detto per mesi, con parole di rabbia e di stupore, le migliaia di elettori del centrosinistra che due anni fa votarono per un loro candidato, Anna Finocchiaro, contrapposto a Lombardo e al suo spregiudicato sistema di clientele e di affari. Bastava conservare memoria di quella campagna elettorale, e di chi fosse, di chi sia sempre stato nella trincea della politica Raffaele Lombardo. Bastava questo, senza dover frugare nelle carte giudiziarie che lo riguardano, per ammettere l’indecenza dell’inciucio siciliano.</p>
<p>Oggi Bersani lo dice, e gliene siamo grati, Dice che il giudizio suo e del suo partito non sarà vincolato, con la miopia di un notaio di paese, agli sviluppi giudiziari di questa inchiesta. Dice cose necessarie e opportune, le dice in ritardo ma le dice: e questo è ciò che importa.</p>
<p>Imbarazza invece l’ostinazione con cui certi dirigenti del PD di laggiù continuano a far i sanculotti di Lombardo: come direbbe Totò, a prescindere. Dice l’onorevole Lumia, in fulgido politichese, che l’esperienza del governo Lombardo è “una sfida senza precedenti sulle riforme, già realizzate e da realizzare”. Chiosa Cracolici, capogruppo PD al consiglio regionale, che “questo clima da caccia alle streghe è insopportabile”. Caccia alle streghe? Ma quale caccia? Quali streghe? L’ex boss pentito di Cosa Nostra Gaetano D’Aquino racconta di un incontro elettorale prima delle regionali. C’era il boss Rosario Di Dio e parlò della “necessità di appoggiare l’Mpa e di votare Raffaele Lombardo”. Se qualcuno, dopo queste parole a verbale, ha voglia di continuare a scodinzolare attorno a Lombardo o di parlare di “sfida senza precedenti”, si accomodi. La faccia è sua.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Caro Pd&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 07:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Nichi da Gli Altri del 4 marzo 2011, a cura di Angela Mauro. Leggi l&#8217;articolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Nichi da Gli Altri del 4 marzo 2011, a cura di Angela Mauro.</p>
<p>Leggi l&#8217;<a href="http://www.glialtrionline.it/home/2011/03/04/nichi-vendola-%C2%ABcaro-pd-perche-hai-paura-di-me%C2%BB/">articolo</a></p>
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		<title>Cambia l&#8217;Italia &#8211; Il video integrale</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 13:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una bella giornata. Una domenica di festa. Con tante, tante persone che come noi coltivano il sogno di un&#8217;Italia migliore, un&#8217;Italia piena di speranza e di fiducia. In un futuro che comincia adesso. Qui l&#8217;intervento di Nichi (diviso in due parti): PARTE 1: PARTE 2:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una bella giornata. Una domenica di festa. Con tante, tante persone che come noi coltivano il sogno di un&#8217;Italia migliore, un&#8217;Italia piena di speranza e di fiducia. In un futuro che comincia adesso.<br />
</em></p>
<p><em>Qui l&#8217;intervento di Nichi (diviso in due parti):</em></p>
<p>PARTE 1:<br />
<iframe src="http://player.vimeo.com/video/20511085?color=bb0000" width="500" height="381" frameborder="0"></iframe></p>
<p>PARTE 2:<br />
<iframe src="http://player.vimeo.com/video/20513678?color=bb0000" width="500" height="381" frameborder="0"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Da Torino una sola parola d’ordine: primarie!</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 10:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri è stata una giornata significativa per Sinistra Ecologia Libertà. A Roma Nichi alla nostra iniziativa “Cambia l’Italia” ha parlato a tutto al Paese, segnando un passo avanti nella costruzione di quello che ha chiamato il nostro “patrimonio collettivo”. Il valore aggiunto del centrosinistra, la leva per costruire il capovolgimento del berlusconismo sono per noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri è stata una giornata significativa per Sinistra Ecologia Libertà.</p>
<p>A Roma Nichi alla nostra iniziativa “Cambia l’Italia” ha parlato a tutto al Paese, segnando un passo avanti nella costruzione di quello che ha chiamato il nostro <strong>“patrimonio collettivo”</strong>.<span id="more-20508"></span></p>
<p>Il valore aggiunto del centrosinistra, la leva per costruire il capovolgimento del berlusconismo sono per noi <strong>la partecipazione democratica e le primarie</strong>.</p>
<p>E Nichi si è spinto a definirle <strong>l’anima del centrosinistra</strong>, non un capriccio.</p>
<p>Sempre ieri, a più di 500 km di distanza, e precisamente a Torino, tutte le voci del Partito Democratico erano in perfetta sintonia con le sue affermazioni.</p>
<p>E’ tornato il sereno, dopo che nei giorni passati, si era parlato di <strong>“primarie al veleno”</strong>, per i colpi bassi nella campagna elettorale e per i possibili inquinamenti del voto.</p>
<p>Già a metà giornata, con i primi dati di un’affluenza molto ampia, sono iniziate <strong>le prese di posizione favorevoli degli esponenti del PD,</strong> che hanno apprezzato la partecipazione democratica e stabilito le primarie come strumento fondamentale per selezionare i candidati.</p>
<p>Fra i primi a valutare molto positivamente questa esperienza, proprio Giorgio Merlo, vicePresidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, che invece ha sempre dimostrato grande scetticismo nei confronti delle primarie, auspicandone il superamento.</p>
<p>Le dichiarazioni entusiastiche si sono susseguite e aumentate nel momento in cui si è conosciuto il dato definitivo della partecipazione pari a<strong> 53000 votanti</strong>, un numero raggiunto a Torino solo con le primarie di Prodi.</p>
<p>Con un po’ di ironia, non si può non sottolineare che raramente tutti gli esponenti del Partito Democratico si trovano così in sintonia fra loro su uno stesso argomento.</p>
<p>E sposta addirittura in alto l’asticella Walter Veltroni, per il quale bisognerebbe: “fare una legge che imponga a tutti i partiti di svolgere le primarie per scegliere i propri candidati”.</p>
<p>Registriamo dunque positivamente <strong>la legittimazione unanime delle primarie</strong>, che nel dibattito interno al Partito Democratico sono state seriamente messe in discussione.</p>
<p>A Torino ciò coincide con <strong>un grande successo dei candidati del PD,</strong> che da soli prendono più dell’80% dei voti.</p>
<p>C’è stato praticamente <strong>un plebiscito nei confronti di Piero Fassino,</strong> che ha raccolto il 55.3% delle espressioni di voto; i pronostici lo davano come favorito, soprattutto in corrispondenza ad un’alta affluenza ai seggi. E così è stato.</p>
<p>Mentre <strong>Davide Gariglio, l’altro esponente del PD, è arrivato al 27.3%,</strong> puntando soprattutto sul rinnovamento generazionale. Ad prima analisi sembrerebbe, però, che <strong>l’età media dei votanti sia stata piuttosto elevata.</strong></p>
<p>Da questo dato, dobbiamo partire in vista dell’appuntamento delle elezioni effettive.</p>
<p>I due candidati non appartenenti al PD hanno ottenuto rispettivamente<strong> Gianguido Passoni  il 12.4% che in termini assoluti è pari a 6585 voti, e Michele Curto il 4.1% pari a 2199 voti</strong>, puntando proprio sui giovani.</p>
<p>Con queste esperienze SEL deve adesso provare a lavorare in vista delle elezioni effettive, andando a esplicitare il suo profilo programmatico su alcune questioni centrali, emerse nella campagna elettorale delle primarie, e costruendo contemporaneamente la squadra che correrà per il consiglio comunale.</p>
<p>Monica Cerutti</p>
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		<title>Caramanico passa a SEL</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 21:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Franco Caramanico]]></category>
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		<description><![CDATA[Il consigliere regionale Franco Caramanico ha detto addio al Partito Democratico per entrare a far parte della squadra di Nichi Vendola, Sinistra ecologia e libertà. Ad ufficializzare il passaggio e a spiegare le motivazioni della scelta politica è stato lo stesso Caramanico, questa mattina nel corso di una conferenza stampa. &#8220;Mi chiedo se io possa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><strong>Il consigliere regionale Franco Caramanico ha detto addio al  Partito Democratico per entrare a far parte della squadra di Nichi  Vendola, Sinistra ecologia e libertà.</strong> </strong>Ad ufficializzare il  passaggio e a spiegare le motivazioni della scelta politica è stato lo  stesso Caramanico, questa mattina nel corso di una conferenza stampa. <a name="continua"></a> <span id="more-20386"></span></p>
<p>&#8220;Mi chiedo se io possa essere utile ad un partito &#8211; ha  dichiarato il consigliere &#8211; che non ritiene di farmi parte integrante  del suo progetto politico e che giudica spesso sommariamente la mia  esperienza&#8221;. Caramanico ha inoltre specificato di nutrire alcun  risentimento, né desiderio di rivalsa nei confronti del suo ex  schieramento politico, ma &#8220;il maggiore sostegno &#8211; ha aggiunto il nuovo  esponente di Sel &#8211; in ogni angolo della Provincia, è arrivato proprio  dai compagni di sinistra, dagli ex DS, da quelle persone che oggi si  aspettano da me comportamenti e scelte autenticamente di sinistra&#8221;.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="401" height="326" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/UQjAyxx7Qmc?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="401" height="326" src="http://www.youtube.com/v/UQjAyxx7Qmc?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Nessun passo indietro</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:10:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non ci penso neanche lontanamente di fare un passo indietro sulle primarie. Le primarie sono l’unico strumento che io conosco, grezzo ma efficace, per far vivere il centrosinistra come un processo di partecipazione democratica, allargata, popolare. Molto spesso il centrosinistra ha una coalizione ma non un’anima. E le primarie possono essere l’anima che le manca. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Non ci penso neanche lontanamente di fare un passo indietro sulle <strong>primarie</strong>. Le primarie sono l’unico strumento che io conosco, grezzo ma efficace, per far vivere il <strong>centrosinistra</strong> come un processo di <strong>partecipazione democratica</strong>,  allargata, popolare. Molto spesso il centrosinistra ha una coalizione  ma non un’anima. E le primarie possono essere l’anima che le manca.<span id="more-19912"></span></p>
<p>Ho fatto il nome di Rosy Bindi perché quello è l’unico caso in cui si  capisce che si sta facendo una coalizione ed eventualmente un governo  che ha obiettivi limitati per una fase provvisoria. Ho preso sul serio  quella che veniva indicata come una necessità nazionale. Partire dallo  stato di emergenza democratica del nostro paese e immaginare la  necessità di una fase di transizione dentro a una coalizione molto larga  che si impegni a rimuovere le macerie di questa cadente seconda  Repubblica.</p>
<p>L’esecutivo che nascerebbe avrebbe però un recinto e un respiro  limitato, tanto che ripristinato con la collaborazione di tanti un  quadro di regole democratiche, poi non si può stare tutti insieme perché  ad esempio Fli ha una strategia rispettabile ma è un competitor.</p>
<p>Proporre il nome del presidente del Pd non è proporre me stesso. Vuol  dire che non ero prigioniero delle mie ambizioni personali; per una  volta non ho detto la parola primarie e ho accettato il discorso che mi  veniva proposto. Ma se il discorso è serio, il recinto e il suo respiro  sono questi, altrimenti vuol dire che qualcuno sta imbrogliando. E non  sono certamente io.</p>
<p>Abbiamo bisogno di una nuova fase politica e abbiamo l’urgenza di  recuperare l’orgoglio di poter vivere in un paese democratico, libero  che consenta ai cittadini, alle giovani generazioni e alle donne di  vivere all’altezza dei propri sogni.  Abbiamo la necessità di recuperare  un sentimento unitario, soprattutto nell’anno del 150° anniversario  dell’unità nazionale, che oggi trova ostacoli e inciampi proprio per  parte di chi è al governo.</p>
<p>Noi in Puglia il 17 marzo faremo festa e speriamo che l’Italia faccia  festa per il tricolore, per la patria e che faccia festa alla Lega.</p>
<p>Nichi</p>
</div>
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		<title>Vendola: &#8220;le primarie sono imprescindibili&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 13:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vendola, dopo giorni di sussurri, ora ci deve una risposta. La fa o no questa «santa allenza» con Pd e terzo polo? Rispondo ma prima devo fare una premessa. Prego. Il partito democratico è il perno fondamentale di qualsiasi costruzione alternativa al berlusconismo e nessuno può immaginare di sfuggire a questo confronto che &#8211; prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vendola, dopo giorni di sussurri, ora ci deve una risposta. La fa o no questa «santa allenza» con Pd e terzo polo?</strong><br />
Rispondo ma prima devo fare una premessa.<span id="more-19260"></span><br />
<strong>Prego.</strong><br />
Il  partito democratico è il perno fondamentale di qualsiasi costruzione  alternativa al berlusconismo e nessuno può immaginare di sfuggire a  questo confronto che &#8211; prima di tutto &#8211; è necessario per l&#8217;Italia. E  tuttavia al carattere «necessitato» di questo confronto non si può  sacrificare l&#8217;esercizio di una critica seria.<br />
<strong>Vendola, «santa alleanza» sì o no? </strong><br />
La proposta di «union sacrée» contro Berlusconi è strategicamente priva di qualsiasi fondamento ed è tatticamente un suicidio.<br />
<strong>Un suicidio addirittura. Perché?</strong><br />
Perché  è frutto di un non voler intendere la vera natura del progetto di  Gianfranco Fini che è legata a una critica da destra della destra  Berlusconiana. Il progetto di Fini propone la rifondazione di un campo  politico che è proprio di una destra moderna e europea, segnata dagli  ingredienti del liberismo economico e del laicismo culturale.<br />
Una destra «per bene» tutto sommata ma sempre destra.<br />
Io  rispetto molto i miei interlocutori politici e considero Fini un uomo  degno di grande rispetto e attenzione. Non capisco perché debba  manipolarne le idee e quell&#8217;impianto politico-culturale che sta tra una  certa nostalgia dell&#8217;eleganza di Giorgio Almirante e la costruzione di  una destra alla Chirac. Io prendo seriamente il suo progetto, ma  quello resta il suo progetto. Io cosa possa fare con Fini? Posso  cambiare la legge elettorale, posso fare una legge sul conflitto di  interessi e regolare il sistema dell&#8217;informazione. Punto.<br />
<strong>Fini è liquidato ma resta l&#8217;alleanza. Pd, Fli, Udc, Api. Non le sembra un po&#8217; troppo?</strong><br />
Infatti.  Possibile che l&#8217;emergenza sia tale da essere costretti a comporre un  quadro di alleanze contro natura con un solo agnello di dio, con una  sola vittima sacrificale che verrebbe espunta da questo rassemblement? E  la vittima è Di Pietro.<br />
<strong>Già, perché Di Pietro no e Vendola sì?</strong><br />
Perché  il disegno è quello di un terzo polo che ingloba il Pd, trascina in  posizione subordinata e con la coda tra le gambe Vendola e offre a  Casini anche lo scalpo dei cosiddetti giustizialisti.<br />
<strong>Non è che i giustizialisti piacciono a tutti. </strong><br />
Il  giustizialismo è un veleno della cultura e della politica che ha  infettato tutte le case di tutti gli schieramenti. Contro il  giustizialismo delle idee &#8211; che oggi ha un segno di classe che parla di  contenimento e di galera per i poveri cristi &#8211; io sono disponibile a  fare una battaglia. Non sono però disponibile a regalare uno scalpo a  chi intenderebbe così portarsi a casa una dote ricca di significati.<br />
<strong>Eppure il «Corsera» ieri dava per certa la sua apertura a Casini. </strong><br />
Io  non ho mai esercitato un diritto di veto nei confronti di chicchessia. E  non ho mai detto con Casini mai. L&#8217;unico problema che ho posto è quello  dell&#8217;apertura di un cantiere in cui ci si possa confrontare  «all&#8217;aperto».<br />
<strong>Con Fini no, con Casini si discute. Ma col Pd che si fa, soprattutto rispetto al tema del lavoro, vedi Mirafiori?</strong><br />
Ho  notato il turbamento di Fassino e Chiamparino rispetto ai nuovi annunci  di Marchionne e spero almeno che da questo momento in poi si smetta di  chiudere la discussione con un atteggiamento di saccenteria che non ha  ragion d&#8217;essere. E&#8217; il Pd che ha sbagliato non vedendo il ricatto di  Pomigliano e Mirafiori.<br />
<strong>Un giudizio pesante. Sono pur sempre alcuni tra gli eredi del Pci.</strong><br />
Il  Pd non ha capito il doppio movimento che in quelle vicende si è  consumato. Di colonizzazione europea da parte della Chrysler &#8211; a  cominciare dall&#8217;Italia &#8211; e di devastazione delle relazioni industriali  costruite nel corso del &#8217;900 . Non a caso il Pd non replica nel merito  quando Berlusconi e Tremonti dicono di cambiare l&#8217;art. 41 della  Costituzione. Come se quello fosse un terreno sul quale è possibile  aprire una discussione.<br />
<strong>L&#8217;articolo 41 non si tocca. E il Pd non si è proprio strappato le vesti per difenderlo.</strong><br />
Per  Berlusconi si tratta di «scrivere» Marchionne là dove c&#8217;era «scritto»  art. 41. Si tratta di costituzionalizzare il principio di  irresponsabilità sociale e ambientale dell&#8217;impresa. Su questo terreno  c&#8217;è fino in fondo il profilo culturale della destra. E la sinistra?  Dov&#8217;è il lavoro? E i riformisti? esiste un riformismo possibile se non  si aggancia alla terra di lavoro? Possibile che il riformismo si sia  ridotto a una mediocre apologia del turbocapitalismo nella sua fase più  disumana e più irrazionale?<br />
<strong>Appunto, «e la sinistra?».</strong><br />
Noi  abbiamo la necessità di mettere in campo un nuovo centrosinistra e di  aprire subito il cantiere, quello di una ricerca programmatica che  incontri le questioni nodali di questo passaggio d&#8217;epoca. In un cantiere  programmatico abbiamo bisogno di trovare risposte condivise sul terreno  decisivo della redistribuzione delle ricchezze e della lotta contro la  povertà.<br />
<strong>Una materia, quella del lavoro, in cui ultimamente più  agguerrita del Pd sembra l&#8217;Idv. Non sarebbe meglio allearsi con chi le  battaglie dei metalmeccanici le ha sostenute?</strong><br />
Io non voglio  discutere di forze politiche, né di vincoli e paletti. Non voglio  discutere di veti e di interdizioni ma dell&#8217;Italia, della sua crisi, del  suo dolore, delle sue speranze. E tutti coloro che sono disponibili a  mettere in campo un programma alternativo fondato sul primato dei beni  comuni, sulla difesa del lavoro inteso non come merce, sugli  investistimenti nella cultura e nella pubblica istruzione, sulla lotta  sociale contro il maschilismo e le sue patetiche performance dentro la  scena pubblica.<br />
<strong>Troppo di sinistra per il Pd. Non è che le stanno  tendendo un tranello e che sotto alle lusinghe del Pd c&#8217;è il solito  zampino di D&#8217;Alema? </strong><br />
Loro di due cose si devono convincere. Del  fatto che difficilmente potranno determinare le condizioni perché il mio  partito svolga un ruolo gregario.<br />
<strong>La seconda?</strong><br />
L&#8217;idea che il senso della mia iniziativa sia quello di lanciare un&#8217;Opa sul partito democratico.<br />
<strong>Ecco, l&#8217;Opa sul Pd. Tutti sono convinti che questo sia il suo obiettivo.</strong><br />
Altri  l&#8217;hanno lanciata &#8211; non io &#8211; settori della borghesia d&#8217;impresa, centri  del potere economico del nostro paese, per non parlare del fatto che  anche una parte del disegno centrista è proprio quella di cannibalizzare  il partito democratico. Sbaglio o Rutelli oggi è un leader del terzo  polo?<br />
<strong>Sì Rutelli è un leader del terzo Polo. E a molti non piacerebbe che lo diventasse anche Nichi Vendola.</strong><br />
Io  sono leale e ho un&#8217;unica ambizione. Vorrei che il piccolo e meschino  tirassegno nei miei confronti si interrompesse. Perché la mia ambizione  non è quella di sovrapporre la mia carriera alle sorti del paese.  Eviterei questo genere di torsioni polemiche perché si possono  facilmente capovolgere su chi le promuove. Quindi se potessimo mettere  al bando questo livello di meschinità &#8211; e parlo di alcuni leader Pd &#8211; ne  guadagneremmo tutti quanti in stile e in salute politica.<br />
<strong>Se ne approfitta. Dall&#8217;assemblea nazionale il Pd non ne è uscito molto bene. </strong><br />
Quell&#8217;assemblea  descrive una condizione di sofferenza, una frammanentazione di lotte  intestine portata a conseguenze catastrofiche. Ma è un problema del Pd.<br />
<strong>E un altro problema del Pd sono le primarie. </strong><br />
Se  il Pd non vuole rompersi la testa e non vuole andare a sbattere non può  sgombrare il campo da uno strumento che in tutta evidenza risulta  essere la dotazione di un&#8217;energia supplementare, l&#8217;apertura di un  processa democratico e culturale che rende credibile la parola d&#8217;ordine  dell&#8217;alternativa al berlusconismo. Chi gioca al depotenziamento, al  sabotaggio o all&#8217;esorcismo del tema delle primarie sta giocando col  fuoco.</p>
<p>Iaia Vantaggiato</p>
<p>fonte: il manifesto</p>
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		<title>Primarie Torino, il lavoro innanzitutto</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 09:28:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Monica Cerutti: Con l’uscita di scena di Giorgio Airaudo, il tema del lavoro deve comunque rimanere al centro dalle primarie di Torino La scelta di Giorgio Airaudo di non candidarsi alle primarie di Torino merita grande rispetto, perché sappiamo essere sofferta, ma di grande responsabilità in relazione al suo lavoro sulla vertenza Fiat. La sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Monica Cerutti: Con l’uscita di scena di Giorgio Airaudo, il tema del lavoro deve comunque rimanere al centro dalle primarie di Torino</em></p>
<p>La scelta di Giorgio Airaudo di non candidarsi alle primarie di Torino merita grande rispetto, perché sappiamo essere sofferta, ma di grande responsabilità in relazione al suo lavoro sulla vertenza Fiat. La sua candidatura avrebbe posto al centro del dibattito torinese la questione del lavoro.<span id="more-18968"></span></p>
<p>Ora è nostro compito far sì che questa rimanga comunque elemento di confronto fra tutti i candidati. SEL ha da sempre sostenuto le primarie come strumento di elaborazione programmatica, al di là della competizione fra i nomi, se intesi come mere bandierine.</p>
<p>Crediamo che questo approfondimento debba far emergere sia elementi di continuità rispetto all’amministrazione comunale uscente, che di discontinuità necessari ad affrontare un nuovo ciclo per la città, che trovi un giusto equilibrio fra le diverse vocazioni.</p>
<p>E il tema del futuro della Fiat a Torino gioco necessariamente un ruolo rilevante. Le passate elezioni amministrative hanno avuto come punto di forza l’operazione sulle aree di Mirafiori. Ora è necessario comprendere quali politiche il Comune di Torino possa mettere in campo, non limitandosi  ad essere semplicemente il supporter di Sergio Marchionne, come è stato negli ultimi mesi.</p>
<p>Una nota a margine: ben sei candidati….e neanche una donna!</p>
<p>Monica Cerutti</p>
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		<title>Primarie: Massimo ha vinto!</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 19:43:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Massimo Zedda ha vinto le primarie con Antonello Cabras. Nella sfida per candidatura a sindaco di Cagliari, in Sardegna, Cabras, 61 anni, senatore, è stato sconfitto dallo sfidante di Sel, il giovane consigliere comunale e regionale Massimo Zedda con uno scarto di circa 500 voti. Alla fine della conta, Cabras si ferma al 35% mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Massimo Zedda ha vinto le primarie con Antonello Cabras. Nella sfida per candidatura a sindaco di  Cagliari, in Sardegna, Cabras, 61 anni, senatore, è stato  sconfitto dallo sfidante di Sel, il giovane consigliere comunale e  regionale Massimo Zedda con uno scarto di circa 500 voti. Alla fine della conta, Cabras si ferma al 35% mentre il giovane Zedda si attesta al 47%. Il totale dei partecipanti al voto è stato di 5.600 votanti contro i circa 7.000 delle primarie di due anni fa. <span id="more-18947"></span><br />
Dunque  sarà Massimo Zedda a rappresentare tutta la coalizione  di centrosinistra alle prossime elezioni per il sindaco della capoluogo sardo.</p>
<p>Complimenti Massimo!</p>
<p>Redazione</p>
<p>Il commento di Nichi:</p>
<h3><em>Cagliari, esempio di buona politica</em></h3>
<p><em><strong>Massimo Zedda</strong>, 35enne candidato di <strong>Sinistra Ecologia Libertà</strong>, ha vinto ieri sera le <strong>primarie del centrosinistra di Cagliari</strong>.  E’ stata una giornata importante, non solo per Cagliari e per la  Sardegna.  E’ stata una giornata importante per tutta l’Italia. Ogni  volta che nel  nostro paese assistiamo a forme di democrazia  partecipata, reale,  diretta, genuina, viviamo un passaggio importante,  una nuova tappa di  avvicinamento a quel cambiamento che cerchiamo con  forza, con decisione.  Ed è questo il dato politico più importante, a  mio avviso, il reale  portato del momento delle primarie, al di là di  chi poi vince.</em></p>
<p><em>Abbiamo la necessità di ricostruire trame di buona  politica e abbiamo  il dovere di farlo con le persone, all’aria aperta e  non chiusi in  stanze in cui non risuonano le domande di partecipazione  e di  cambiamento. Il momento politico che stiamo vivendo, la crisi  economica e  sociale che continua a tirare fendenti, pongono  interrogativi  importanti alla classe dirigente, soprattutto del  centrosinistra. E noi  dobbiamo avere il coraggio di incontrare queste  domande e di fornire  risposte convincenti e autorevoli.</em></p>
<p><em>Un primo  momento sono sicuramente le primarie. E allora complimenti e  auguri a  Massimo Zedda, alla città di Cagliari e a tutti coloro che in  queste  primarie si sono impegnati, dando un chiaro esempio di buona  politica.</em></p>
<p><em>Nichi</em></p>
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		<title>Nichi: &#8220;le primarie sono un valore aggiunto&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 10:24:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per me le primarie sono un valore aggiunto. Cancellarle renderebbe molto debole la figura del candidato premier . Governo di transizione? Piuttosto si torni presto alle urne: questa è una vera necessità democratica. ROMA &#8211; «Veltroni apre nei miei confronti. Dice: &#8220;Tu sei un alleato necessario, svolgi un ruolo prezioso, quello di coprire con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Per me le primarie sono un valore aggiunto.  Cancellarle renderebbe molto debole la figura del candidato premier . Governo di transizione? Piuttosto si torni presto alle urne:  questa è una vera necessità democratica.</strong></div>
<p>ROMA &#8211; «Veltroni apre nei miei confronti. Dice:  &#8220;Tu sei un alleato necessario, svolgi un ruolo prezioso, quello di  coprire con la tua radicalità la parte della sinistra&#8221;». Nichi Vendola,  il leader di Sel, al &#8220;Lingotto 2&#8243; è stato una sorta di convitato di  pietra.<span id="more-18655"></span></p>
<p><strong>Vendola, veramente Veltroni ha marcato la  distanza tra i Democratici e lei. Ha giudicato del tutto sbagliato il  suo giudizio negativo su Marchionne e fuori luogo paragonare Carlo  Giuliani a Falcone.</strong><br />
«Poiché Walter pensa che questa sinistra  debba essere in posizione subordinata indica due questioni su cui  svolge una critica di merito. Su Marchionne. Per Veltroni è un´icona  della modernità; per me propone un capitalismo autoritario. Faccio  notare che un giornalista prestigioso come Galli della Loggia di fronte  alla vicenda Mirafiori ha detto che è ormai tempo di riconoscere che i  diritti sociali sono incompatibili con la globalizzazione dei mercati e  perciò cambiare la Costituzione. È questo che vuole Veltroni? Non è  ultraconservatore non affrontare il tema della mobilità sostenibile? Da  sei anni governo una grande regione come la Puglia, non sopporto le  etichette di riformista o radicale. Su Carlo Giuliani. Controlli su  internet, non l´ho mai paragonato a Falcone. Non buttiamoci tra i piedi  trappole politico-mediatiche».<br />
<strong>Non si sente tenuto fuori  dalla porta?</strong><br />
«I punti di divergenza riguardano la nostra  idea di modernità. Ma sulla costruzione di un´alleanza larga non pongo  veti. Però ci vuole una bussola e la questione morale ne è il primo  punto. L´involgarimento della politica produce pervasività; le dinamiche  corruttive sono una problema anche del centrosinistra. E poi al centro  dobbiamo avere i temi di un paese che deve riconvertire il proprio  modello di sviluppo. Nessuno è proprietario di una ricetta salvifica. Ma  tanti cedimenti alle cultura liberista hanno prodotto danni alla  sinistra e al paese. Ci vuole una contesa delle idee, avendo noi il  coraggio di dire basta: si metta punto alla crisi del paese e si torni  alle urne perché questa è una necessità democratica».<br />
<strong>Non è  d´accordo su un governo di transizione?</strong><br />
«Finora non andare  alle urne ha acuito la crisi e il degrado. A Walter poi dico: sei sicuro  che Marchionne rappresenti gli interessi del sistema d´impresa? E la  fuoriuscita da una lunga storia di relazioni industriali rischia di  diventare una fatale crisi dell´autonomia del sindacato che è stato  garante del compromesso tra capitale e lavoro. Perché la modernità non è  mai un miglioramento delle condizioni materiali di vita delle  persone?».<br />
<strong>Torniamo alle alleanze. Niente veti vuol dire che  le starebbe bene un patto anche con Casini e Fini?</strong><br />
«Fini  credo che abbia conclusivamente recintato il proprio partito dentro al  centrodestra. Non mi pare il caso di produrre ulteriore confusione nel  marasma della politica italiana. Affrontiamo il problema di come si  salva l´Italia, di come si esce da questo vergognoso pantano».<br />
<strong>Unione  sepolta?</strong><br />
«L´Unione, in quanto faticosissimo condominio in  cui ciascuno sventolava la propria bandierina, è inadeguata a questo  passaggio d´epoca».<br />
<strong>In questa fase di emergenza, potrebbero  saltare le primarie: forse con qualche ragione.</strong><br />
«Le primarie  sono un valore aggiunto e aiutano un pezzo grande del paese a ritrovare  il filo rosso della speranza. Cancellarle renderebbe molto debole la  figura del candidato premier del centrosinistra».<br />
<strong>Preferirebbe  sfidare Veltroni o Bersani?</strong><br />
«Mi piace discutere delle loro  idee, piuttosto che dare giudizi sbrigativi come qualche volta il Pd fa  nei miei confronti».</p>
<p>Giovanna Casadio</p>
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		<title>Video: Bologna, Cagliari… buona fortuna!</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 19:24:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 23 gennaio a Bologna e il 30 a Cagliari, si celebreranno le primarie con cui gli elettori del centrosinistra sceglieranno il candidato per le elezioni comunali. Nichi affida due appelli al voto a due videolettore, una dedicata ad Amelia Frascaroli, candidata alle primarie di Bologna, l’altra a Massimo Zedda, candidato alle primarie di Cagliari. ’Amelia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 gennaio a Bologna e il 30 a Cagliari,  si celebreranno le <strong>primarie</strong> con cui gli elettori del  centrosinistra sceglieranno il candidato per le elezioni comunali.</p>
<div>
<p>Nichi affida due appelli al voto a due videolettore, una dedicata ad <strong>Amelia  Frascaroli</strong>, candidata alle primarie di Bologna, l’altra a <strong>Massimo  Zedda</strong>, candidato alle primarie di Cagliari. ’Amelia  è il cambiamento’ dice e ‘Massimo incontra le domanda dei giovani, può  spiazzare la vecchia politica’.<br />
Guarda la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=sw_KGaQYab8">videolettera</a> per Bologna<br />
Guarda la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4Snc886q34E">videolettera</a> per Cagliari</p>
</div>
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		<title>&#8220;Riapriamo la partita, si al campo largo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 09:39:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una riflessione di Massimiliano Smeriglio  sulla costruzione del centrosinistra, il ruolo di Sinistra Ecologia e Libertà e rapporti con il PD, uscita oggi su &#8221;Il Manifesto&#8221; Clicca qui]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione di Massimiliano Smeriglio  sulla costruzione del centrosinistra, il ruolo di Sinistra Ecologia e Libertà e rapporti con il PD, uscita oggi su &#8221;Il Manifesto&#8221;</p>
<p><a href="http://www.sinistraeliberta.eu/pdf/smeriglio.pdf">Clicca qui</a></p>
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		<title>Nichi: &#8220;Sono pronto a un cantiere comune col Pd&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 18:39:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nichi Vendola e il caso Fiat: «Non sono pentito di aver parlato di schiavismo né di essermi presentato ai cancelli di Mirafiori». Sulla “confluenza” col Pd: «Felice delle offerte di Bettini e Latorre per lavorare alla costruzione di un grande cantiere comune». Nichi Vendola, Goffredo Bettini le ha proposto sul Riformista di confluire nel Pd [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nichi Vendola e il caso Fiat: «Non sono pentito  di aver parlato di schiavismo né di essermi presentato ai cancelli di  Mirafiori». Sulla “confluenza” col Pd: «Felice delle offerte di Bettini e  Latorre per lavorare alla costruzione di un grande cantiere comune».<span id="more-18143"></span></p>
<p><strong>Nichi Vendola, Goffredo Bettini le ha proposto sul Riformista  di confluire nel Pd o comunque di lavorare alla costruzione di un  soggetto unico della sinistra. Poco tempo fa un invito simile le era  arrivato dal vicepresidente dei senatori democratici, Nicola Latorre.</strong></p>
<p>Mi  ha molto colpito la civiltà e anche la cordialità delle parole di  Goffredo Bettini, che girano attorno ai dilemmi di una stagione politica  persino drammatica e che guardano con schiettezza alla questione di  quella che io chiamo la «natura incerta» del Pd.<br />
Mi colpisce molto, e  non lo dico per civetteria personale, che da quello che è stato il  principale collaboratore di Walter Veltroni vengano spunti di  riflessione che si intrecciano con quelli offerti da Nicola Latorre,  cioè dal principale collaboratore di Massimo D’Alema.</p>
<p><strong>C’è già  chi sospetta grandi trattative: lei segretario democrat con Bersani  candidato premier, o viceversa. La sua disponibilità è a entrare nel Pd o  a costruire un nuovo soggetto comune della sinistra?</strong></p>
<p>Non è  questione di nome né di ruoli. Bettini si è rivolto a me e a Sinistra  ecologia e libertà riconoscendo il ruolo di questa creatura neonata. E  nel suo intervento c’è anche il respiro di una vera e sincera ricerca  culturale. Ora serve una riflessione comune sulle radici, sull’impianto  culturale e sulla strategia. Ce lo chiedono gli appuntamenti veri della  politica &#8211; e non le mie «narrazioni», come dice qualcuno &#8211; e cioè il  lavoro, il nucleare, la privatizzazione degli acquedotti, la critica  alla sciaguratissima riforma Gelmini, la lotta contro la precarietà.  Perché se non parliamo di questo, io non so di cosa parliamo. Su questi  temi è bene che il confronto avvenga all’aperto, dentro la grande  costruzione civile di un cantiere.</p>
<p><strong>Mezzo Pd è terrorizzato all’idea di convivere in coalizione con lei. Figuriamoci in un partito.</strong></p>
<p>Pippo  Civati ha detto che apparivo come una specie di convitato di pietra  alla direzione del Pd. E ho letto parole che sembrano evocare la  necessità di un esorcista nei miei confronti. Interventi come quello di  Bettini sono ossigeno anche per questo, perché tra i tanti problemi  della berlusconizzazione della politica c’è anche questo globale  involgarimento. Non si può immaginare che la crisi della democrazia si  possa affrontare in una specie di grezzo talk show.</p>
<p><strong>Lei è tra i  principali imputati della berlusconizzazione della sinistra.  «Cesarismo», Pier Luigi Bersani gliel’ha rimproverato dal palco della  manifestazione di piazza San Giovanni.</strong></p>
<p>Curioso che questa accusa  mi fosse rivolta da chi quel giorno campeggiava in gigantografie che  stavano ovunque. Questa polemica mi è già stata scagliata addosso nel  2005 e nel 2010. La trovo sbagliata, fuorviante e perdente, perché  veramente toglie il fiato al dibattito, è una fuga dalla politica. Così  non discutiamo, ci insultiamo. Io ho sempre evitato di fare  l’autocritica degli altri. Ho posto il problema della necessità di  mettere a fuoco le insufficienze e la deriva di tutte le culture  politiche della sinistra. Di un certo radicalismo che affoga insieme ai  soggetti sociali che evoca negli abissi del minoritarismo, della  testimonianza e qualche volta perfino dell’estetica della sconfitta. Ma  anche di un riformismo senza riforme che appare sempre di più un  inseguimento di qualunque smottamento a destra e che complessivamente  resta prigioniero del paradigma delle compatibilità date. I guardiani  del riformismo come quelli del radicalismo hanno in comune la gestione  delle rendite di posizione. Ma noi assistiamo a un passaggio d’epoca.  Nessuno può più vivere di rendite di posizione. Bisogna navigare in mare  aperto.</p>
<p><strong>Lei è il leader di un piccolo partito. Pronto a scioglierlo?</strong></p>
<p>Ho  contribuito alla nascita di un partito per riaprire la partita. E  partita è termine che mi piace più di partito. Innanzitutto perché è  femminile, poi perché non dimentica la crisi della forma partito e  perché aiuta a pensare che il totem della fondazione del soggetto  popolare e unitario della sinistra del ventunesimo secolo è aperto in  Italia e in Europa. La sfida a Berlusconi si mette in piedi ricostruendo  le casematte della sinistra e un progetto con un alito riformatore e  democratico. E sono contento che certe aperture arrivino in un contesto  in cui la contesa nei miei confronti è aspra e villana. Come dimostra  anche qualche pezzo del Riformista.</p>
<p><strong>Del Riformista?</strong></p>
<p>Sì, la cronaca sulla mia sortita a Mirafiori era inaccettabile.</p>
<p><strong>Non è fuori luogo che un politico si presenti ai cancelli a fare campagna per il no?</strong></p>
<p>La  politica diventa marcia quando pensa che sia inappropriato occuparsi di  lavoro. Che l’organo della borghesia scriva negli editoriali che è  retrò e sbagliato frequentare i cancelli delle fabbriche, posso capirlo.  Ma trovo miope e sconvolgente che la politica non si renda conto che la  sua crisi è nella totalitaria soggezione al primato del sistema  d’impresa, nel non avere più un discorso pubblico fondato sul primato  dell’autonomia e del bene comune, nel non essere più punto di mediazione  tra interessi sociali.</p>
<p><strong>Non pensa che la sua trasferta torinese le sia costata un po’ di consensi?</strong></p>
<p>Una  battaglia identitaria e tradizionalmente classista sulla vertenza Fiat  non solo restringe clamorosamente la platea del consenso ma non consente  di vedere che nel modello Marchionne c’è un’idea di società  post-liberale e postcristiana. Perché dal mio punto di vista sono in  gioco davvero valori di libertà e la possibilità di vedere, anche solo  di vedere, la dignità delle persone che lavorano in fabbrica. E  viceversa trovo inconcepibile questa specie di cupio dissolvi di  qualsivoglia autonomia intellettuale della sinistra, che sceglie come  proprio angolo di svolta e come idolo ideologico l’espressione più  estremista di una borghesia che torna a esprimere una angosciante  incapacità di porsi come classe generale.</p>
<p><strong>Lei ha dato di «schiavista» a Marchionne. Dove la colloca un giudizio del genere?</strong></p>
<p>L’onestà  intellettuale consiste anche nel non correggere e non edulcorare quello  che ho visto e ascoltato, parlando con gli operai Fiat sia a Melfi che a  Pomigliano. Quando torna la solitudine del singolo lavoratore e della  singola lavoratrice, che smettono di essere classe ed entrano in una  dimensione di negoziato privato con l’impresa, lì il lavoro regredisce a  un dato biologico. In tante parti del mondo si assiste alla pulsione a  regolare la globalizzazione attorno al paradigma del lavoro neoservile.  Non chiamiamola modernità. La modernità dovrebbe essere costruire  connessione tra lavoro e libertà.</p>
<p><strong>Se si perde il lavoro, è più difficile ragionare di libertà.</strong></p>
<p>Vorrei  discutere su come fuoriuscire dal Novecento senza precipitare, e privi  di un paracadute sociale e culturale, nel baratro di un nuovo Ottocento.  Perché il punto del lavoro è fondativo della cultura democratica del  Novecento, quella che ha visto protagonisti i lavoratori industriali e i  lavoratori delle campagne. Immaginare che la sinistra possa recidere il  cordone ombelicale con la questione sociale e con la questione dei  produttori, scegliendo di concentrarsi sui costumi, sulla questione  morale o sui consumatori, per me è una prospettiva suicida.</p>
<p><strong>Non sono suicidi anche i propositi aventiniani della Fiom?</strong></p>
<p>Attenzione,  perché alle estreme conseguenze del metodo Marchionne c’è la resa del  sindacato. E l’industria è stata forte quando il sindacato è stato  forte. La morte del sindacato è un rischio anche per l’impresa. E la  storia ci dice che quello che accade a Mirafiori non resta a Torino, ma  ha attinenza con la civiltà di tutto il paese.</p>
<p><strong>In molti la  ritengono, per le sue posizioni e per l’indisponibilità a far parte di  un cartello ampio, il principale ostacolo per la formazione di una  coalizione in grado di sconfiggere Berlusconi.</strong></p>
<p>Se si parte dai  soggetti sociali, invece che dal Palazzo e dalle sue alchimie, si può  arrivare a una coalizione più larga. Ma se si parte dalla definizione  preventiva di una coalizione, si resta al gioco dei veti reciproci. E io  a questo gioco non ho mai partecipato.</p>
<p><strong>Nel Pd si discute sul  ridimensionamento delle primarie. Di Pietro non vuol farle se si vota a  breve. E D’Alema dice che se lei punta all’egemonia nel centrosinistra è  alle elezioni che deve giocarsela, col suo partito, e non alle  primarie.</strong></p>
<p>Vorrei fare astinenza dalla questione delle primarie,  altrimenti mi accusano di parlare solo di questo. Dico solo che delle  obiezioni che mi sono state rivolte non ne ho capita nessuna. Sono tutte  posticce, arzigogolate e barocche e servono solo a misconoscere il  fatto che la mia presenza dentro al processo politico delle primarie  contribuisce a irrobustirne il significato, perché le rende vere. E  consente di discutere delle questioni davvero importanti, innanzitutto  col popolo del Pd.</p>
<p>Stefano Cappellini</p>
<p>Fonte: ilriformista</p>
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		<title>Vendola: «Ripartire dal sociale per battere il berlusconismo»</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 15:40:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In mille hanno gremito l&#8217;auditorium del Leonardo per ascoltare il leader di Sinistra ecologia e libertà. La proposta: «Si può fare politica senza nominare Casini o il premier. No a geometrie fra entità astratte» La «narrazione»: «Il cambiamento ha bisogno di tanti alfabeti, la sinistra ha bisogno di tante sinistre» «Guarda che dopo non usciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> In mille hanno gremito l&#8217;auditorium del Leonardo per ascoltare il leader di Sinistra ecologia e libertà. </strong><strong><strong>La proposta: «Si può fare politica senza nominare Casini o il premier.  No a geometrie fra entità astratte»  La «narrazione»: «Il cambiamento ha  bisogno di tanti alfabeti, la sinistra ha bisogno di tante sinistre» </strong></strong><span id="more-18140"></span></p>
<p>«Guarda che dopo non  usciamo più». «Pazienza, Paolo, proviamo». Uno scambio di battute tra  due persone, giusto un attimo prima di immergersi nella bolgia festante  dell&#8217;auditorium di via Balestrieri. Tanti giovani, tanti anche di altre  forze politiche del centrosinistra. Questo e altro per Nichi Vendola,  leader di Sinistra Ecologia Libertà e candidato alle primarie del  centrosinistra (se e quando ci saranno). Prima di lui quattro racconti  di Arun, Romana, Giordano ed Elisa, rispettivamente migrante sulla gru,  cittadina di Adro antidiscriminazioni, operaio Iveco e precaria dai  tanti lavori. Quattro «narrazioni» per dirla alla Vendola, quattro modi  per dire che «si può fare politica senza mai nominare Casini o  Berlusconi, per affermare che la politica può anche essere storie  concrete e può non essere la geometria che misura distanze e vicinanze  tra entità astratte».</p>
<p>DI BERLUSCONI e delle sue vicende, anche  giudiziarie, Vendola osserva che «la prostituzione più grande è quella a  cui intendono spingere un&#8217;intera generazione con le politiche sociali  che stanno attuando». Poi aggiunge: «Il berlusconismo lo si sconfigge  anche ripristinando l&#8217;eleganza del dire». È per questo che bisogna  reinventare un linguaggio: «Non so come sconfiggerlo, il berlusconismo,  se non mettendo in campo un&#8217;altra narrazione». Vendola afferma di essere  andato a Mirafiori «non per tenere comizi, ma per esprimere la  necessità di un ascolto». È questo ascolto che permette «di non evocare  il lavoro in modo generico», di sentire le sofferenze dei turni di  lavoro, dei ritmi, delle pause, della precarietà.</p>
<p>IL TEMA è questo:  come rimettere al centro la questione sociale. Vendola richiama con  orgoglio la storia del Novecento, quella storia «che ha costretto tutti a  guardare il volto di chi non aveva volto», la storia della «vita viva  della plebe diffusa che si fa proletariato cosciente». «Il nodo è quello  che lega libertà e lavoro». È la questione sociale il tema del  Novecento, quella «con cui tutti hanno dovuto cimentarsi». Vendola non  teme di essere antico, anzi, rileva che è la modernità di Marchionne (e  di chi lo sostiene) ad «assomigliare a quella di “Tempi Moderni” di  Chaplin». Vendola attraversa il Novecento, richiama le lotte per la  riduzione dell&#8217;orario di lavoro, cita don Milani, Gramsci e Benedetto  Croce. Rileva che l&#8217;articolo 1 della Costituzione è il momento più alto  del Novecento.<br />
«La libertà è vera &#8211; afferma &#8211; se è libertà dalla paura e dalla precarietà, dall&#8217;ignoranza e dalla superstizione».</p>
<p>Istruzione  e salute sono «indicatori di civiltà e non merce da acquistare», il  &#8217;68-&#8217;69 «una grande operazione di svecchiamento della società italiana  bigotta, quella del delitto d&#8217;onore e dell&#8217;incesto punito solo se dava  pubblico scandalo».</p>
<p>IN ITALIA E NEL MONDO il &#8217;68 fu «critica della  cultura e liberazione dalla conoscenza». È da allora che iniziò la  «voglia di rivincita», alla quale «il terrorismo, che spinge alla  privatizzazione della politica, diede una mano». Per Vendola è chiaro  che il mantra «la classe operaia non c&#8217;è più» ripetuto per anni è stata  un&#8217;operazione ideologica finalizzata a «ritogliere lo spazio pubblico»  ai lavoratori e alle lavoratrici.<br />
Sul Partito democratico rilancia  il dialogo e invita ad abbandonare l&#8217;abitudine all&#8217;insulto, mentre ad  altri pezzi del centrosinistra dice che «la rivolta morale, se non  incontra la questione sociale, non ci porta da nessuna parte». Richiama  la necessità di ragionare sui rapporti di produzione. E anche ai  «rapporti di riproduzione, come ci hanno insegnato le donne». «Il  cambiamento ha bisogno di molti alfabeti &#8211; afferma &#8211; e la sinistra ha  bisogno di tante sinistre».</p>
<p>Nichi Vendola, più di mille persone in  sala per ascoltarlo, invita a mettersi in ascolto delle «narrazioni»,  l&#8217;unico modo per «incontrarsi, riconoscersi, prendersi per mano e  provare a entrare nella storia».</p>
<p>Fonte: Brescia Oggi</p>
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		<title>Lettera aperta al segretario del PD Giuseppe Lupo</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 09:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Giuseppe, scrivo a te, segretario del Partito Democratico, perché voglio scrivere a tutto il tuo partito. Le vicende di questi giorni sul referendum di Caltagirone hanno avuto il pregio di riaprire in Sicilia un dibattito che sembrava sepolto dietro le dichiarazioni assolutiste di Cracolici e di Lombardo. La scelta coraggiosa delle donne e degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuseppe,</p>
<p>scrivo a te, segretario del Partito Democratico, perché voglio scrivere a tutto il tuo partito.</p>
<p>Le vicende di questi giorni sul referendum di Caltagirone hanno avuto il pregio di riaprire in Sicilia un dibattito che sembrava sepolto dietro le dichiarazioni assolutiste di Cracolici e di Lombardo.<span id="more-18050"></span></p>
<p>La scelta coraggiosa delle donne e degli uomini del PD di Caltagirone di sfidare il quartier generale riaccende una speranza per tutto il centrosinistra, perché mette all&#8217;ordine del giorno dell&#8217;agenda politica siciliana alcune questioni centrali per il futuro dell&#8217;Isola.</p>
<p>La prima questione riguarda il sostegno di un pezzo del centrosinistra, sicuramente il più consistente, al governo Lombardo.</p>
<p>Questo sostegno è per noi un fatto gravissimo sotto il profilo democratico, infatti la maggioranza che sostiene il governo non ha avuto nessuna legittimazione  attraverso le urne. Io penso che in politica non esistano tradimenti, ma soltanto delle scelte; pertanto il PD può liberamente scegliere in Sicilia di passare da uno schieramento ad un altro, solo che questo deve avvenire alla luce del sole e misurando il consenso con le elezioni, altrimenti diventa un ribaltamento della sovranità popolare e quindi un atto antidemocratico.</p>
<p>Sotto il profilo politico invece questo governo ha dimostrato di non essere all&#8217;altezza delle sfide che deve affrontare oggi la Sicilia. Quattro governi in due anni hanno praticamente paralizzato la macchina amministrativa impegnata a sostituire i dirigenti ogni volta che Lombardo reclutava un nuovo deputato all&#8217;Ars. Le “riforme” millantate sono tutte inchiodate al palo, dalla tanto sbandierata ripubblicizzazione dell&#8217;acqua, al piano energetico, alla riforma del ciclo dei rifiuti. Intanto la Fiat a Termini Imerese chiude, la disoccupazione giovanile sfiora il 50%, le città restano sommerse dai rifiuti, 26.000 giovani l&#8217;anno lasciano la Sicilia che vede partire insieme a loro il proprio futuro.</p>
<p>A questa terra serve un piano per il lavoro che quantifichi gli investimenti per ogni settore produttivo e ne valuti la ricaduta occupazionale, servono investimenti per la formazione di una nuova classe dirigente che possa andare a specializzarsi anche all&#8217;estero, ma che poi sia invogliata a tornare in una terra che investe sui giovani e non su stagisti, su idee imprenditoriali innovative e non sulle mogli dei presidenti.</p>
<p>E poi c&#8217;è il profilo morale di questo governo: se una persona qualsiasi incontra un boss mafioso in un autogrill, vi passeggia a braccetto nella pubblica piazza o gli mastica davanti sigarette, non è un fatto, di per sé, giuridicamente rilevante. Ma se a farlo è il Presidente della Regione Sicilia questo diventa un fatto moralmente ed eticamente inaccettabile. Non spetta a noi stabilire se la condotta del presidente Lombardo costituisce un reato, per questo c&#8217;è la magistratura, alla politica spetta però il compito di garantire l&#8217;affidabilità e la trasparenza delle istituzioni, altrimenti, come sta accadendo, si perde la fiducia dei cittadini. Per questo è insopportabile che Raffaele Lombardo continui a mantenere la propria carica e che il Partito Democratico non lo abbia ancora mandato a casa.</p>
<p>In discussione oggi c&#8217;è la nostra storia, la storia del centrosinistra siciliano, piegata da tante sconfitte, ma orgogliosa dei tanti momenti di rinascita di questa terra.</p>
<p>Il centrosinistra è stato una coalizione di forze democratiche che si sono battute per il cambiamento e mai una forza per governare meglio l&#8217;esistente, perché sappiamo tutti che l&#8217;esistente è marcio e va cambiato radicalmente.</p>
<p>Oggi voi state consegnando all&#8217;oblio questa storia, e con questa anche le speranze di tanti Siciliani che hanno creduto di costruire un futuro migliore votando contro Lombardo alle passate elezioni.</p>
<p>Mi dispiace perché questa deriva produce un danno alla Sicilia ed ai Siciliani, che chissà quanto dovranno aspettare prima di rivedere una coalizione in grado di guidare la rinascita della nostra terra. Mi dispiace soprattutto perché oggi nella fase più acuta di crisi del centrodestra si apriva la possibilità cambiare pagina, ma le scelte del gruppo dirigente del PD ci inchiodano sempre sullo stesso racconto. Il nostro popolo, il popolo del centrosinistra, ci chiede di cambiare il volto della Sicilia; fino ad ora non siamo stati capaci, e forse alcuni dirigenti del tuo partito che ne sono stati i maggiori responsabili farebbero bene a tacere.</p>
<p>Una coalizione esiste se esistono i luoghi di discussione e di confronto pubblico, esiste se c&#8217;è un progetto comune, esiste se le scelte si condividono. In questo momento non esiste la coalizione, ma esiste il popolo del centro sinistra che chiede di poter partecipare alle scelte, questo ci insegnano le donne e gli uomini che hanno votato al referendum di Caltagirone, nei confronti dei quali io nutro profondo rispetto.</p>
<p>Insieme possiamo uscire da questa impasse solo se chiamiamo la nostra gente a partecipare ad un grande dibattito pubblico sul futuro della Sicilia.</p>
<p>Per questo ti chiedo di incontrarci pubblicamente, tutto il centrosinistra, per decidere se esistono, a partire dalle prossime elezioni amministrative, le condizioni per stare insieme e come e quando interrogare con un referendum tutto il nostro popolo.</p>
<p>Con stima</p>
<p>Erasmo Palazzotto</p>
<p>Coordinatore Regionale di Sinistra Ecologia e Libertà</p>
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		<title>Video, Nichi a Che tempo che fa</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 09:58:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nichi Vendola è stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa. Clicca qui per vedere il video]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nichi Vendola è stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa.</p>
<p>Clicca <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-eb1b22e0-01be-4f79-ac75-149c0a3c1416.html#p=0" target="_blank">qui</a> per vedere il video</p>
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		<title>Chi vorreste a duellare con Berlusconi? Nichi</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 21:11:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli italiani, secondo un&#8217;indagine di Sky, vogliono il duello Vendola/Berlusconi. Il governatore è il nono «personaggio» dell&#8217;anno passato. Agli italiani è stato chiesto cosa pensano dei faccia a faccia televisivi tra politici. un confronto tra Silvio Berlusconi e il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, è al quarto posto di una classifica sui confronti più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli italiani, secondo un&#8217;indagine di Sky, vogliono il duello Vendola/Berlusconi. Il governatore è il nono «personaggio» dell&#8217;anno passato.</em></p>
<p>Agli italiani è stato chiesto cosa pensano dei faccia a faccia  televisivi tra politici. un confronto tra Silvio Berlusconi e il  governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, è al quarto posto di una  classifica sui confronti più attesi, mentre è in decima posizione tra i  desideri degli italiani un dibattito tra Vendola e il segretario del  Pd, Pierluigi Bersani.<span id="more-17656"></span></p>
<p>L&#8217;INDAGINE &#8211; È quanto si rileva  da un’indagine che SkyTg24 ha affidato all’istituto di ricerche Digis.  Il sondaggio è stato eseguito il 16 e 17 dicembre con metodologia Cati  su un campione di mille casi rappresentativo dell’universo di  riferimento per sesso, età, area geografica, ampiezza del comune di  residenza e condizione professionale. La domanda era semplice: si è  domandato agli italiani chi vorrebbero vedere affrontarsi sul piccolo  schermo. La battaglia per i faccia a faccia televisivi tra politici, che  dovrebbe essere la regola in un paese occidentale democratico, è centro  di una campagna lanciata da Sky da alcune settimane, che invita  attraverso promo e inserzioni i leader politici a incontrarsi davanti  alle telecamere. Emilio Carelli, direttore di SkyTg24, pronto a tutto  per vincere questa battaglia mediatica, spiega che «la disponibilità  espressa da Berlusconi per la partecipazione ai faccia faccia tv con i  leader dell&#8217;opposizione è un segnale positivo per l’informazione del  nostro Paese» , anche se il premier ha ribadito che a suo parere i talk  show sono risse che danneggiano l’immagine della politica ed è stato  chiaro nel dire che la sua partecipazione avverrà solo «a patto che  siano rispettate delle regole rigide e vengano fissati dei tempi su  domande e risposte» .</p>
<p>PAR CONDICIO &#8211; Per questo a  SkyTg24 si pensa di costituire in previsione di queste trasmissioni un  comitato di saggi che dovrà garantire il rispetto delle regole, ispirate  alla tradizione anglosassone; un comitato nel quale ci saranno figure  istituzionali del passato, come ex presidenti del consiglio e altre  cariche dello stato. Certo, un dialogo alla pari con colui che incarna  il centrodestra sarebbe una vetrina importante per Vendola che  fortissimamente vuole le primarie, per ottenere l’investitura popolare  di leader del centrosinistra e contrapporsi proprio al presidente del  consiglio nella prossima sfida elettorale. E gli italiani sembrano dare  ragione alle sue ambizioni. Il sondaggio prevedeva una scala di  preferenza tra 1 e 10: il faccia a faccia Berlusconi-Vendola ha ottenuto  un punteggio di 6,32 superando quello Berlusconi-Bersani che raggiunge  il 6,30, preceduto solo dai confronti/scontri tra Maria Stella Gelmini e  gli studenti (al primo posto), tra il presidente Usa Barack Obama e  quello iraniano Mahmud Ahmadinejad e quello tra Berlusconi e Gianfranco  Fini. Ma il governatore pugliese ha fatto incetta di posizioni di  rilievo anche nella rosa delle 101 notizie dell’anno 2010 raccolte  sempre da SkyTg24: è al nono posto nella classifica del personaggio  dell’anno appena trascorso.</p>
<p>Mariangela Pollonio</p>
<p>fonte: corriere.it<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Landini: &#8220;Noi isolati? Siamo a più 10%&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 05:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, ricorre all’ironia. Così, tra il serio e il faceto, si esibisce in una stoccata affilata verso quei dirigenti “riformisti” (così si autodefiniscono) che lo hanno attaccato per il no del suo sindacato all’intesa Fiat. D’Alema ha detto: “Landini non lavora alla catena di montaggio&#8230;”. Il leader della Fiom sorride, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, ricorre  all’ironia. Così, tra il serio e il faceto, si esibisce in una stoccata  affilata verso quei dirigenti “riformisti” (così si autodefiniscono) che  lo hanno attaccato per il no del suo sindacato all’intesa Fiat. D’Alema  ha detto: “Landini non lavora alla catena di montaggio&#8230;”. Il leader  della Fiom sorride, anche se con un punta di amarezza: “Trovo curiosa –  spiega – questa accusa di non poter criticare l’accordo perché non sarei  un lavoratore. Ho iniziato come apprendista saldatore a 16 anni,  nell’officina del signor Cavazzoni a San Polo D’Enza. Ma al  contrario di alcuni dirigenti del Pd, non penso che loro non possano  parlare dell’accordo Mirafiori perché non hanno mai lavorato in fabbrica  in vita loro. Mi basterebbe semplicemente che cercassero di mettersi  nei panni di chi alla catena ci deve andare ogni giorno”.<span id="more-17486"></span></p>
<p><strong>Landini, il suo primo stipendio da metalmeccanico?</strong></p>
<p><em>Credo&#8230; sulle 800 mila lire al mese. Una pacchia rispetto a oggi.</em></p>
<p><em> </em><strong>Ce lo vedi D’Alema saldatore?</strong></p>
<p><em>Non  lo so, non lo conosco abbastanza. Ricordo i miei primi giorni: ti  dovevi abituare a respirare i fumi, vapori acri della fiamma, che  bruciano la gola&#8230;. Ma anche la gioia di prendere il mio primo  brevetto, diventando operaio specializzato.</em></p>
<p><em> </em><strong>Altro ricordo dell’apprendistato?</strong></p>
<p><em>Bisogna  imparare a proteggersi dalla fiamma. La sera, se non stavi attento,  chiudevi gli occhi e ti ritrovavi davanti le stelle. Non dormivi più.</em></p>
<p><em> </em><strong>Quando è che decidi di diventare sindacalista?</strong></p>
<p><em>Non mi sono iscritto da giovane a nessuna segreteria. Pensa, fu il freddo dei cantieri all’aperto a cambiarmi la vita.</em></p>
<p><em> </em><strong>Cioè?</strong></p>
<p><em>Sono  diventato delegato perché lavoravamo con la fiamma ossidrica, ma  morivamo di freddo, e iniziammo a lottare. Non fosse stato per questo,  oggi non sarei sindacalista.</em></p>
<p><em> </em><strong>Ripetono che la Fiom dice sempre no.</strong></p>
<p><em>Una  panzana colossale. Abbiamo firmato accordi con Whirpool Indesit,  Electrolux&#8230; Sono tutte multinazionali, mica società di mutuo soccorso!  Come mai solo la Fiat ha bisogno di infrangere il contratto?</em></p>
<p><em> </em><strong>Dicono che non volete lavorare di più.</strong></p>
<p><em>Falso.  Avevamo proposto alla Fiat di organizzare la pausa a rotazione: a  Mirafiori così si sarebbero prodotte 30mila macchine in più. Non ci  hanno nemmeno risposto.</em></p>
<p><em> </em><strong>Dicono che non volete lavorare come i tedeschi.</strong></p>
<p><em>Una  balla. Li abbiamo appena incontrati, i sindacalisti tedeschi: loro un  contratto così non ce l’hanno e non lo firmerebbero mai!</em></p>
<p><em> </em><strong>Dicono che fate battaglie ideologiche e di principio.</strong></p>
<p><em>Con  questo accordo la Fiat acquisisce la libertà di licenziare i lavoratori  in sciopero. Non mi pare una questione molto astratta.</em></p>
<p><em> </em><strong>Siete voi che avete dichiarato guerra al Pd o è il contrario?</strong></p>
<p><em>Primo.  Non tutto il Pd è sulle incredibili posizioni filo-Marchionne. Fassina &#8211;  con la “A”, eh, eh &#8211; e Cofferati, tanto per fare dei nomi, sono stati  molto critici.</em></p>
<p><em> </em><strong>E Bersani?</strong></p>
<p><em>Ha detto parole limitative, che fra l’altro non sono chiare. Mi farebbe piacere spiegargli.</em></p>
<p><em> </em><strong>Cioè?</strong></p>
<p><em>La  linea secondo cui l’investimento della Fiat sarebbe buono, ma sui  diritti c’è qualcosa che non va. Siamo al solito ma-anche. Non si  capisce nulla.</em></p>
<p><em> </em><strong>Nel Pd, non solo D’Alema, c’è chi vi dice: non fate gli interessi dei lavoratori.</strong></p>
<p><em>A  me farebbe piacere che, per una volta, quei dirigenti si mettessero nei  panni di chi dovrebbero rappresentare, e non in quelli della  controparte.</em></p>
<p><em> </em><strong>Come spieghi le loro posizioni?</strong></p>
<p><em>Facile. Evidentemente non conoscono le condizioni di chi lavora. Non ci parlano.</em></p>
<p><em> </em><strong>E voi siete sicuri di avere il loro consenso?</strong></p>
<p><em>Allora:  da giugno ad oggi, in tutte le elezioni che si sono celebrate, la Fiom  segnala il 10 per cento in più di voti. Il trend dei loro consensi mi  pare&#8230;. che sia meno brillante.</em></p>
<p><em> </em><strong>Dicono che vi siete impuntati su una posizione miope.</strong></p>
<p><em>Veramente  erano loro che a giugno dicevano: accettiamo l’accordo di Pomigliano  perché si tratta di una posizione eccezionale e irripetibile, una deroga  una tantum. S’è visto!</em></p>
<p><em> </em><strong>Non vi ponete i problemi dell’impresa?</strong></p>
<p><em>A  Brescia abbiamo firmato contratti di solidarietà e aumenti di  produttività, concordati per salvare occupazione, d’accordo con le  imprese.</em></p>
<p><em> </em><strong>Perché con la Fiat non si poteva?</strong></p>
<p><em>A Mirafiori hanno fotocopiato lo stesso accordo e hanno detto ai sindacati: prendere o lasciare.</em></p>
<p><em> </em><strong>Dicono che rompete l’unità sindacale.</strong></p>
<p><em>Difendiamo i diritti dei lavoratori, che è il nostro mestiere. L’unità sindacale la rompe chi accetta accordi discriminatori.</em></p>
<p><em> </em><strong>Per voi Cisl e Uil sono sindacati “gialli”?</strong></p>
<p><em>Sono un “sindacato gendarme” che controlla gli operai in accordo con l’azienda.</em></p>
<p><em> </em><strong>Come mai non sei riuscito a convincere D’Alema e Bersani?</strong></p>
<p><em>Non ho mai avuto il piacere di parlargli. Se mi chiamassero, magari&#8230;</em></p>
<p><em> </em><strong>Avete paura di contarvi con il referendum?</strong></p>
<p><em>Semmai è il contrario: vogliamo che i voti sugli accordi siano imposti per legge.</em></p>
<p><em> </em><strong>Però forse a Mirafiori vi asterrete?</strong></p>
<p><em>Noi diciamo che votare dicendo ai lavoratori: “O dici sì o chiudiamo” rasenta il ricatto.</em></p>
<p><em> </em><strong>Un punto di questo accordo che vorresti far scoprire a D’Alema e Bersani?</strong></p>
<p><em>C’è  scritto che l’azienda può imporre un aumento di produzione anche nei  ritardi della fornitura. Cioè per cause di cui il lavoratore non ha  nessuna responsabilità! Un bel paradosso.</em></p>
<p><em> </em><strong>Perché?</strong></p>
<p><em>Immagina  questo: se i cinesi che fanno le materie prime scioperassero, i  lavoratori della Fiat dovrebbero fare gli straordinari. Una bella idea  della globalizzazione.</em></p>
<p><em>Fonte: ilfattoquotidiano<br />
</em></p>
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		<title>Lavoro e democrazia sono il futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 11:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo un’intervista a Nichi, a cura di Bepi Martellotta e pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Il caso Fiat e il rapporto fra democrazia e lavoro, la costruzione di una alternativa a Berlusconi e la minaccia del federalismo leghista, questi i temi principali trattati. Leggi l’intervista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Vi proponiamo un’intervista a <strong>Nichi</strong>, a cura di <strong>Bepi Martellotta</strong> e pubblicata sulla <strong>Gazzetta del Mezzogiorno</strong>. Il  caso Fiat e il rapporto fra democrazia e lavoro, la costruzione di una  alternativa a Berlusconi e la minaccia del federalismo leghista, questi i  temi principali trattati.</p>
<p>Leggi l’<a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=11&amp;IDNotizia=392858">intervista</a></p>
</div>
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		<title>Con i lavoratori. Quindi, con la Fiom</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 04:07:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mentre centinaia di persone si apprestavano a festeggiare il Natale e a comprare gli ultimi regali, a Torino, ai lavoratori è stato regalato un bel &#8220;pacco&#8221;, che quando sarà scartato, non porterà di certo gioia e felicità ma sacrifici e negazione di diritti. Il 23 Dicembre, in quel di Mirafiori, un altro duro colpo, dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre centinaia di persone si apprestavano a festeggiare il Natale e a comprare gli ultimi regali, a Torino, ai lavoratori è stato regalato un bel &#8220;pacco&#8221;, che quando sarà scartato, non porterà di certo gioia e felicità ma sacrifici e negazione di diritti.</p>
<p>Il 23 Dicembre, in quel di Mirafiori, un altro duro colpo, dopo Pomigliano, è stato inferto ai diritti dei lavoratori riconosciuti dalla Costituzione e dalla legge n.300 del 1970 (lo Statuto dei lavoratori).<span id="more-17384"></span></p>
<p>Infatti, Fim, Uilm, Ugl e Fismic hanno firmato un <strong>accordo separato</strong> con l’ormai famoso “taglia diritti“ Marchionne. Un accordo che si potrebbe definire illiberale e antidemocratico, perché non si è tenuto conto del fatto che la Fiom, il sindacato dei metalmeccanici più rappresentativo e che sta vincendo in quasi tutte le fabbriche metal meccaniche in cui si rinnovano le RSU, non ha firmato tale accordo. L’importante è avere il supporto della maggioranza dei sindacati aziendali, anche se sono presenti solo in un’azienda. Per non parlare poi del ridicolo referendum aziendale, che si terrà a Gennaio, con il quale si chiede ai lavoratori di votare a favore dell’accordo, cioè di rinunciare ai propri diritti (voglio ricordare che qualsiasi diritto è materia indisponibile), pena la perdita del posto di lavoro. Un vero e proprio ricatto.</p>
<p>Non si vuole criticare solo il modo di sottoscrizione e di “approvazione” di tale accordo, quel che più spaventa è il contenuto, un taglio di diritti mai visto prima. Un vero e proprio ritorno al passato.</p>
<p>Cominciamo dal diritto sindacale. Tra le righe dell’accordo si evince che solo il sindacato che sottoscriverà tale accordo, potrà costituire delle Rsa aziendali, negando questo diritto ai sindacati non sottoscrittori. In poche parole vuol dire che, la RSU non sarà più scelta dai lavoratori attraverso l’elezione, ma sarà nominata direttamente dai sindacati firmatari, cioè riconosciuti dall’azienda. Un po’ come accadeva nel periodo fascista, col corporativismo sindacale, in cui era lo Stato che riconosceva la legittimità dei sindacati. Uno strappo costituzionale gravissimo perché si limita la libera scelta di associazione sindacale, così come statuito dall’art. 39 della Costituzione. Inoltre è previsto anche, che se un lavoratore o una lavoratrice sciopereranno, per dimostrare il proprio disappunto su quest’accordo, saranno licenziati, infischiandosene totalmente del diritto di sciopero riconosciuto dalla nostra Carta Costituzionale.</p>
<p>Non è tutto.</p>
<p>E’ prevista anche la riduzione delle pause, l’incremento degli straordinari, il non pagamento di alcuni giorni di malattia per chi si ammali subito prima o subito dopo un giorno di riposo o di ferie, la costituzione di una commissione paritetica La lista è lunga.</p>
<p>Adesso veniamo agli “investimenti” che sono previsti da quest’accordo. Ovvero, è previsto che a Mirafiori saranno costruiti Suv, cioè dei mezzi di trasporto poco ecosostenibili, che sono poco venduti in Italia e che sicuramente saranno venduti negli Usa trasformando Mirafiori in una grande piattaforma di distribuzione per la Chrysler. Ebbene, poiché nei periodi in crisi sarebbe più corretto investire in innovazione, ricerca, ecc, e siccome l’idea di mobilità sta cambiando, perché, per esempio, il buon Marchionne, invece di produrre Suv, non realizza mezzi per la mobilità sostenibile? Perché la FIAT deve guardare sempre al passato e non al futuro? Perché non intraprendere la strada dell’innovazione? È vero, investire sul nuovo è rischioso, ma è molto più remunerativo di investire sul vecchio.</p>
<p>Quello che in tutta questa vicenda preoccupa, è l’azione di killer aggio che è stata attuata nei confronti della Contrattazione Collettiva Nazionale. Con l’accordo di Pomigliano prima, quello di Mirafiori poi, e l’uscita da Confindustria, Marchionne farà da apripista ad altre aziende italiane, nell’instaurazione di un modello di contrattazione aziendalista e neocorporativo, alternativo alla contrattazione nazionale.</p>
<p>Insomma, ancora una volta, i lavoratori e le lavoratrici nonostante l’opera di macelleria sociale di Tremonti, nonostante siano gli unici che stanno pagando effettivamente la crisi, vedranno, sotto ricatto, peggiorare le proprie condizioni di lavoro, senza poter dire una parola.</p>
<p>Per questo motivo mi sento di sostenere la battaglia che la Fiom e la Cgil stanno conducendo, accanto ai lavoratori e alle lavoratrice, e mi sento di dire: “chi non è con la Fiom,è contro i lavoratori e le lavoratrici”.</p>
<p>Michele Lorusso</p>
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		<title>Riproviamoci</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Dec 2010 14:31:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli ultimi scampoli di quest&#8217;anno si stanno caratterizzando per il loro interesse nell&#8217;incomprensibile politica italiana. La rottura tra Fini e Berlusconi segna probabilmente un momento di cesura storica, forse la chiusura definitiva di un troppo lungo ciclo di egemonia culturale, ancor prima che istituzionale. Il principale partito del centrodestra, dopo aver ampiamente vinto le elezioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli ultimi scampoli di quest&#8217;anno si stanno  caratterizzando per il loro interesse nell&#8217;incomprensibile politica  italiana. La rottura tra Fini e Berlusconi segna probabilmente un  momento di cesura storica, forse la chiusura definitiva di un troppo  lungo ciclo di egemonia culturale, ancor prima che istituzionale.<span id="more-17307"></span></em></p>
<p>Il principale partito del centrodestra, dopo aver ampiamente vinto le  elezioni politiche nel 2008, è imploso trascinando il Paese in un  vortice di incertezza e degrado che contribuisce ad incrementare  pericolosamente il distacco tra cittadini ed istituzioni. Il movimento  nelle Università e nelle Scuole ha avuto dunque il grande merito di  riorganizzare, seppur in maniera embrionale, delle forme di  partecipazione politica, di riaprire un minimo di dibattito pubblico  partendo dai temi centrali della Cultura, della Conoscenza e dei  Diritti. Il movimento ha concorso, per certi aspetti, persino a  ridisegnare i confini della comunicazione mettendo in difficoltà il  ruolo dei media classici a tutto vantaggio della efficienza comunicativa  della Rete. La spontaneità e il largo sentimento di condivisione che si  è venuto a creare con le recenti proteste stanno costringendo la  politica a fare i conti con sè stessa e con i suoi limiti d&#8217;azione, di  rappresentanza e soprattutto di comunicazione.<br />
Nelle ultime settimane  è scesa in campo una nuova generazione, non facilmente circoscrivibile  dal punto di vista anagrafico o politico, nella quale si ritrovano  giovani privati del futuro, una generazione definita da molti sociologi  come quella del &#8220;lavoro mai&#8221;, difficilmente inquadrabile secondo  paradigmi tipicamente &#8220;novecenteschi&#8221;. Un protagonismo, questo, capace  di destrutturare molte delle categorie fin qui adoperate dalla stessa  cultura storica del centrosinistra. La Crisi attuale d&#8217;altro canto sta  evidenziando tutte le contraddizioni di un modello di sviluppo globale  esclusivamente foriero di ingiustizie sociali e di degrado ambientale.  Quello stesso modello di sviluppo che ha espunto il Lavoro dal novero  dei diritti umani, relegandolo a &#8220;merce&#8221;.<br />
Un mutamento di così ampia e  penetrante portata non può che rimettere in discussione l&#8217;intero  bagaglio di convincimenti del fronte progressista, superando quella  dicotomia, spesso solo mediatica e sinceramente tanto asfissiante quanto  anacronistica, tra radicali e riformisti. Oggi è il tempo di uno scatto  d&#8217;orgoglio, di una ripartenza, di una riconversione, addirittura di un  nuovo linguaggio. Il Centrosinistra dovrebbe porsi come priorità  assoluta quella di restituire alla politica: dignità, passione e  genuinità, qualità che sembrano essere andate perse, riassumendo la  questione morale come la bussola per qualsiasi azione riformatrice. E&#8217;  giunto il tempo, per citare di Don Luigi Ciotti, di &#8220;cercare acqua nuova  e pulita per i troppi pozzi avvelenati della politica&#8221;. In quest&#8217;ottica  diventa tanto inadeguata quanto incomprensibile la scelta del Partito  Democratico siciliano di appoggio esterno alla giunta di Raffaele  Lombardo, tutt&#8217;oggi sott&#8217;inchiesta per concorso esterno in associazione  mafiosa.<br />
Quello di cui questo Paese ha estremo bisogno è di un nuovo  Centrosinistra che si candidi con coraggio a guidare il lungo e  tortuoso processo di emancipazione del nostro Paese dall&#8217;illegalità,  dalla disuguaglianza, dal degrado etico e culturale verso un livello di  libertà, uguaglianza, democrazia e, aggiungiamo, sobrietà più nobile.  Non si tratta di essere contrari a priori ad un dialogo con le forze  centriste del cosiddetto neonato &#8220;Terzo Polo&#8221;, di cui si intuisce la  funzione storica e il contributo strategico che può garantire nel  processo di liberazione dall&#8217;eversione berlusconiana e nella costruzione  di un polo conservatore maggiormente europeista e costituzionale.  Comprendiamo persino la necessità di un nuovo &#8220;compromesso straordinario  e costituente&#8221; tra forze politiche di diversa matrice culturale, in  grado di difendere le istituzioni della Repubblica da pulsioni  autoritarie e soprattutto di cambiare l&#8217;attuale legge elettorale.<br />
Quella  però deve essere la conclusione di un processo, oseremmo dire l&#8217;extrema  ratio. Quello però che non si riesce a capire è il sentimento di  aprioristica e quasi rassegnata subalternità ai conservatori, vecchi e  nuovi. Nel momento di massimo logoramento dell&#8217; egemonia berlusconiana  il centrosinistra non è stato capace di costruirsi un ruolo politico  lasciando che la scena fosse occupata per intero dalla crisi del  centrodestra e dai suoi attori.<br />
Deve terminare il momento del  tatticismo, delle lunghe attese degli avvenimenti del campo avverso,  della decisione dell&#8217;agenda politica da parte del centrodestra: è ora  che il centrosinistra si ritrovi nell&#8217;elaborazione di un proprio punto  di vista, di un proprio programma d&#8217;azione, di un nuovo linguaggio  capace di arrivare alle coscienze dei cittadini che parta dalle positive  esperienze locali dove il PD e la sinistra governano insieme da anni e  governano con ottimi risultati.<br />
Quale il punto di partenza? La scelta  delle primarie quale meccanismo democratico principe con il quale  individuare il soggetto più adatto a portare avanti tali idee.  Riprendendo quanto scritto da Guido Crainz recentemente su Repubblica:  &#8220;la possibilità di un mutamento dipende tutta dal centrosinistra, dalla  sua capacità di superare le cristallizzazioni e le troppo anguste  alternative che si sono delineate sin qui&#8221;.</p>
<p>Mattia Ciampicacigli</p>
<p>Francesco Scoppola</p>
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		<title>Migliore: &#8220;Il Pd non romperà con Nichi. L&#8217;autolesionismo ha un limite&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 05:51:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo un&#8217;intervista del Riformista a Gennaro Migliore sulla situazione politica attuale. Clicca qui]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi proponiamo un&#8217;intervista del Riformista a Gennaro Migliore sulla situazione politica attuale.</p>
<p>Clicca <a href="http://www.sinistraeliberta.eu/wp-content/themes/sel2010/images/MIGLIORERIFORMISTA.pdf" target="_blank">qui</a></p>
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		<title>Video, Nichi a In Mezz&#8217;ora</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 05:23:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Clicca <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-40bf03cc-d7f2-44bb-86af-a2f53aa9948a.html#p=0" target="_blank">qui</a> per vedere la puntata di &#8220;In Mezz&#8217;ora&#8221; di Lucia Annunziata con Nichi Vendola.</p>
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		<title>Videoforum al Mattino</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 06:35:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo il filmato del videoforum di Nichi con i giornalisti del Mattino di Padova. Nel lungo dialogo, Nichi affronta i temi dei rifiuti, della solidarietà, del federalismo e dell’immigrazione.Inoltre, non sono stati trascurati i temi della politica nazionale, dalla crisi del governo Berlusconi alle prospettive future. Guarda il video]]></description>
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<p>Vi proponiamo il filmato del videoforum di <strong>Nichi</strong> con i giornalisti del <strong>Mattino di Padova</strong>. Nel lungo dialogo, Nichi affronta i temi dei rifiuti, della solidarietà, del federalismo e dell’immigrazione.Inoltre, non sono stati trascurati i temi della politica nazionale, dalla crisi del governo Berlusconi alle prospettive future.</p>
<p>Guarda il <a href="http://mattinopadova.gelocal.it/multimedia/2010/12/18/video/padova-videoforum-al-mattino-con-nichi-vendola-27507097/1">video</a></p>
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		<title>Alleanze larghe. Ma per fare cosa?</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 06:44:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla vergogna dei giorni scorsi (non penso alla fiducia confermata al governo Berlusconi ma al modo in cui gli è stata garantita) si sarebbe potuto trarre insegnamento per parole e azioni adeguate, più umili nel riconoscimento dei propri errori, più sobrie nell’indicare una nuova strategia politica. Non è andata così. All’acquisto in contanti di parlamentari della Repubblica non è corrisposta una sola parola di preoccupazione dal presidente Napolitano. Il suk di Montecitorio, definito uno spettacolo indecente nei commenti politici di tutti i paesi, dai silenzi del Quirinale è stato salutato come l’esercizio di autonome e sovrane prerogative del parlamento. Quale sovranità e soprattutto quale autonomia vi sia nelle parole di Scilipoti e di Calearo, a noi comuni mortali continua a sfuggire.<span id="more-16997"></span></p>
<p>Intanto l’opposizione si riorganizza. I pronunciamenti del segretario del Pd sono stati chiari: archiviamo le primarie e allarghiamo la coalizione al terzo polo, così forse un giorno avremo un voto in più di Berlusconi. A prescindere dal fatto che le primarie non sono nella disponibilità di nessuno, nemmeno di Bersani, convinto di poterle concedere o meno come faceva Carlo Alberto con lo Statuto, resta imbarazzante la perseveranza con cui il PD continua a proporre matrimoni politici a Fini e a Casini. Lo scrivo senza spirito di polemica, perché nel mio imbarazzo non c’è alcun pregiudizio. Solo un giudizio. Meglio, una domanda: ci si allea per far che?</p>
<p>Anche gli scolari hanno compreso che il problema non sarà semplicemente sconfiggere ai punti Berlusconi ma costruire nel paese una via d’uscita dal berlusconismo. Che in questi anni non è stata solo una mortificazione delle regole e dell’etica pubblica, un debordare del privato nel pubblico, un’assenza di pudore e di verità. E’ stato soprattutto altro. Per esempio l’apparire all’orizzonte d’un progetto politico e culturale che proclama, in nome dei mercati e della competizione, la fine dei diritti. Le parole di Marchionne non sono state un incidente di percorso e Pomigliano è la prova d’orchestra di una riscrittura spietata dei rapporti tra capitale e lavoro. Che si può raccontare, ci si perdoni la semplificazione, in una battuta: meno diritti a chi lavora, meno doveri per chi produce. Non a caso questo governo ha proposto la rottamazione dello statuto dei lavoratori e l’archiviazione di fatto dell’art.41 della Costituzione, quello che parla dei “fini sociali” dell’impresa. Che oggi rivendica invece la propria incondizionata libertà: di fare e disfare i contratti, di piantare e spiantare i propri stabilimenti sul territorio nazionale, di accettare o rifiutare la contrattazione collettiva.</p>
<p>Bene: cos’hanno in comune sulla valutazione etica del mercato, sui limiti da attribuirgli e sulle tutele inemendabili da riconoscere al lavoro subordinato, cosa condividono su questo terreno con il partito di Fini (che ha fatto del liberismo il proprio manifesto culturale una settimana fa) non dico la sinistra italiana ma il cauto riformismo del PD? E le centinaia di migliaia di giovanotti e professori precari che si sono arrampicati sul tetti delle loro università per guardare in faccia il paese e per mostrare la povertà delle loro “gru”, quei palazzi del cosiddetto sapere spogliati di ogni funzione, di ogni risorsa, di ogni futuro: che cosa gli diciamo, che stiamo con loro ma anche con la Gelmini? Come fai ad arrampicati  allegro e sfacciato in cima ai tetti per portar loro solidarietà se poi decidi che alle elezioni bisogna andare assieme al partito di Fini che una settimana fa ha votato a favore della riforma universitaria?</p>
<p>E allora torniamo al nostro quesito: ci si allea con Fini, cioè con una proposta politica orgogliosamente e lucidamente di destra, per far cosa? Governare questo paese, disincagliarlo dai falsi miti del berlusconismo, redimerne il senso comune sempre più involgarito non si ottiene limitandosi a riscrivere insieme le regole. Perché dopo e dietro le regole viene la politica. E a quelli come Scilipoti, che si vendono la faccia per un tozzo di pane, non devi opporre anatemi ma il coraggio della verità: tu da che parte stai? Con Marchionne, con la Gelmini, con Fini? O con i lavoratori, gli studenti, i precari, i cittadini illividiti dai teatrini della politica? Prima rispondiamo a questa domanda, poi decidiamo chi sta con chi.</p>
<p>Claudio Fava</p>
<p>Fonte: unità</p>
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		<title>Ora mettiamo le ali</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 16:46:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo un’intervista a Nichi, pubblicata oggi sul Secolo XIX. Al centro dell’intervista l’analisi sul voto di fiducia alla Camera, la vicinanza con il popolo del PD che scende in piazza e l’urgenza di costruire un centrosinistra forte, capace di intercettare il senso di disagio sociale che è nel Paese. Leggi l’intervista]]></description>
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<p>Vi proponiamo un’intervista a <strong>Nichi</strong>, pubblicata oggi sul <strong>Secolo XIX</strong>.  Al centro dell’intervista l’analisi sul voto di fiducia alla Camera, la  vicinanza con il popolo del PD che scende in piazza e l’urgenza di  costruire un centrosinistra forte, capace di intercettare il senso di  disagio sociale che è nel Paese.</p>
<p>Leggi <a id="p2562" href="http://www.nichivendola.it/cms-upload/vendola-secolo-xix.pdf">l’intervista</a></p>
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		<title>&#8220;C&#8217;è un&#8217;Italia Migliore&#8221;. La campagna per Nichi Vendola Presidente.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 17:47:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’è qualcuno che crede nelle bacchette magiche, c’è qualcuno che pensa alla rivoluzione, c’è chi, sconfortato, si è già arreso da tempo. E invece noi sappiamo che basta saperla trovare, basta darle fiducia, basta aiutarla ad alzare la testa, ma per fortuna, un’Italia migliore c’è. C’è un’Italia migliore sui tetti delle università, nelle aule delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>C’è qualcuno che crede nelle bacchette  magiche, c’è qualcuno che pensa alla rivoluzione, c’è chi, sconfortato,  si è già arreso da tempo. E invece noi sappiamo che basta saperla  trovare, basta darle fiducia, basta aiutarla ad alzare la testa, ma per  fortuna, un’Italia migliore c’è.<br />
C’è un’Italia migliore sui tetti delle università, nelle aule delle  scuole pubbliche, accanto a una culla, in coda a un supermercato, in un  laboratorio di ricerca male illuminato, in una piazza piena di persone e  di speranze, in case di fortuna, nelle librerie, nel lavoro quotidiano  di tante associazioni, persino nei bar.<span id="more-16809"></span></p>
<p>C’è un’Italia migliore fatta di cittadini che hanno preferito la fatica dell’onestà al comfort della furbizia.</p>
<p>Da questa certezza nasce la campagna nazionale per Nichi Vendola  Presidente, a partire da cinque temi fondamentali che però da soli non  bastano a descrivere l’idea di Paese, di società, di modello di sviluppo  che vorremmo. Per questo vi invitiamo ad una gara di creatività e di  partecipazione: tra qualche giorno su nichivendola.it ognuno potrà  proporre la sua idea e creare il suo slogan per contribuire, insieme a  tante e a tanti, con passione e coraggio, a costruire un’Italia  migliore.</p>
<p>Ecco la <a href="http://www.ceunitaliamigliore.it/">campagna</a></p>
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		<title>Vendola: &#8221;Il Paese ha reazione di rigetto&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 17:53:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il leader Sel commenta a RepubblicaTv il voto di fiducia al governo Berlusconi: &#8220;Berlusconi non è la malattia e Tremonti non è la medicina: è il centrodestra la malattia da curare. Non si può cantare &#8216;vieni via con me&#8217; a Fini&#8221; Guarda l&#8217;intervista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il leader Sel commenta a RepubblicaTv il voto di fiducia al governo Berlusconi:  &#8220;Berlusconi non è la malattia e Tremonti non è la medicina: è il  centrodestra la malattia da curare. Non si può cantare &#8216;vieni via con  me&#8217; a Fini&#8221;</p>
<p><a href="http://tv.repubblica.it/copertina/vendola-il-paese-ha-reazione-di-rigetto/58298?video=&amp;pagefrom=2" target="_blank">Guarda l&#8217;intervista</a></p>
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		<title>«La piazza è l’inizio delle primarie. Un errore barricarsi nel palazzo»</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 08:57:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sindrome di Godot. La sinistra aspetta Fli e Udc per poter mettere in campo un’ipotesi vincente. Intervista a Nichi Vendola. «La piazza di San Giovanni e&#8217; un punto di partenza. Bisogna lavorare per costruire piazza Italia, la piazza dell’Italia migliore capace di condurre al capolinea l’Italia peggiore barricata dentro Palazzo Chigi». I veti, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La sindrome di Godot. La sinistra aspetta Fli e Udc per poter  mettere in campo un’ipotesi vincente. Intervista a Nichi Vendola.</em></p>
<p>«La piazza di San Giovanni e&#8217; un punto di partenza.  Bisogna lavorare per costruire piazza Italia, la piazza dell’Italia  migliore capace di condurre al capolinea l’Italia peggiore barricata  dentro Palazzo Chigi».<span id="more-16786"></span></p>
<p>I veti, le esclusioni non fanno parte del mondo  di Nichi Vendola, presidente della Puglia e leader di Sel, pronto ad  aprire a larghe alleanze.<!--more--><br />
<strong>Lei, pero&#8217;, alla manifestazione del Pd non  c’era.<br />
</strong>«Bersani aveva invitato me e Antonio Di Pietro, ma trattandosi di  una iniziativa del Pd era giusto rispettare questa scelta».<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Il Pd  incerto tra Casini, Fini, Di Pietro, Vendola. Ma le sue ipotesi di  alleanze rischiano di naufragare per mancanza di interesse da parte  altrui.</strong><br />
«Il problema non riguarda gli assetti del ceto politico. Il vero  nodo e&#8217;  individuare gli alleati fondamentali nella societa&#8217;. Oggi ci sono  le condizioni per costruire alleanze vincenti non solo con il mondo del  precariato, del lavoro subordinato, degli studenti. Oggi ci sono le  condizioni per un’alleanza con il mondo delle partite Iva, del Family  day: e&#8217; una parte d’Italia che paga un prezzo salatissimo, a causa di  politiche economiche e sociali che portano il Paese verso l’Ottocento».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Perche&#8217; il Pd riempie le piazze ma non suscita altrettanto entusiasmo al  momento del voto? </strong><br />
«Non c’e&#8217;  dubbio che di fronte alla crisi strutturale  del centrodestra e all’autentica deflagrazione della coalizione di  governo, il centrosinistra sia apparso distante, incerto e ancora  incapace di una offerta politica forte. E invece il Paese ha bisogno di  una speranza, di un grande progetto di trasformazione, di un cantiere  credibile, plurale a cui prendono parte tutti i mondi dell’alternativa.  Tutto il centrosinistra ha bisogno di una marcia in piu&#8217;».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Gli elettori  hanno l’impressione di una sinistra afasica di fronte a un avversario,  Berlusconi, che mai era stato cosi&#8217; in difficoltà.</strong><br />
«C’e&#8217;  indubbiamente  qualcosa che non funziona quando, a fronte di una coalizione in caduta  libera, non ce n’e&#8217; un’altra in forte ascesa. Il problema e&#8217;  il  centrosinistra stesso, ma anche le alleanze, il programma in questo  passaggio epocale. Bisogna costruire non nel chiuso del palazzo ma  all’”aria aperta”, implementando il fattore della partecipazione  democratica. La piazza di San Giovanni e&#8217;  l’inizio delle primarie».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Se  Berlusconi ottiene la fiducia nel Pd si parla gia&#8217; di resa dei conti.  Masochismo e che altro? </strong><br />
«Il dato numerico e&#8217; soprattutto un elemento  simbolico nella contesa molto maschile tra il premier e il suo  antagonista a destra, Fini. Ma il dato politico non cambia con qualche  voto in piu&#8217; ».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cambia pero&#8217;  per la sinistra, che rischia di implodere. </strong><br />
«La  vicenda dell’ultimo anno e&#8217;  emblematica: la destra discute del suo  futuro, altrettanto fa il centro, mentre la sinistra discute del destino  della destra e del centro. Si autorimuove e vive in una sindome  beckettiana da aspettando Godot: per potere mettere in campo un’ipotesi  vincente aspetta ora Casini ora Fini. E invece bisogna rompere un  argine, cedere un pezzo di sovranita&#8217;  a un popolo piu&#8217;  vasto e ritrovare  nelle primarie la ragione e l’entusiasmo di un centrosinistra che torna a  vincere».</p>
<p>Maria Paola Milanesio</p>
<p>Fonte: il mattino</p>
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		<title>Nichi: «L’epoca del berlusconismo si chiude con il voto popolare»</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 14:00:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nichi Vendola non era in piazza col Pd ieri a Roma, ma nei discorsi tra manifestanti e dirigenti di lui si parlava spesso e volentieri: una sorta di convitato di pietra. Come mai non è andato al corteo? «Non esageriamo coi convitati&#8230; Non c’ero perché avrei introdotto un elemento da teatrino della politica, la mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nichi Vendola non era in piazza col Pd ieri  a Roma, ma nei discorsi tra manifestanti e dirigenti di lui si parlava  spesso e volentieri: una sorta di convitato di pietra.<span id="more-16636"></span><br />
<strong>Come mai non è andato al corteo?</strong><br />
«Non  esageriamo coi convitati&#8230; Non c’ero perché avrei introdotto un  elemento da teatrino della politica, la mia presenza poteva apparire  come una contrapposizione alla leadership del Pd. Però quella piazza  rappresenta un presidio democratico fondamentale per il futuro del  Paese. E’ il cuore popolare della domanda di alternativa al  berlusconismo. E non lo dico certo come forma di galateo politico, ma  perché ci credo profondamente».</p>
<p><strong>Ma alla fine non sarà stata una manifestazione come tante, senza esito?<br />
</strong>«Per  le forze del centrosinistra ritrovare il proprio popolo è decisivo,  anche la fisicità di una manifestazione è un’uscita di sicurezza  rispetto alla tentazioni diaboliche di chiudersi dentro in rituali  politicistici del Palazzo».</p>
<p><strong>Sta alludendo a eventuali governi tecnici o di responsabilità nazionale nel caso di caduta di Berlusconi?</strong><br />
«Esattamente.  Io penso che se cade Berlusconi si può, al massimo, dar vita a un  governo che rifaccia quell’obbrobrio di legge elettorale. Ma certo non a  un’alleanza tra destra e sinistra che si occupi di riforme economiche e  sociali, visti i danni che su quel fronte ha provocato il  berlusconismo. E il berlusconismo è il nemico da battere, anche senza  Berlusconi».<br />
<strong><br />
Dunque, elezioni anticipate nel 2011?<br />
</strong>«Oggi  siamo sull’orlo di un precipizio, è urgente mettere in campo la  prospettiva della salvezza per il Paese. L’Italia ha bisogno di un  cambiamento radicale, un cambiamento che deve essere legittimato da una  prova democratica. Quanto prima ci si congeda dal berlusconismo  attraverso il popolo, meglio è per tutti gli italiani».</p>
<p><strong>Prima  delle elezioni dovrebbero però svolgersi le primarie del centrosinistra  alle quali lei si è candidato con largo anticipo: lo sa che nel Pd sono  sempre più forti le spinte per evitare questa prova del fuoco, visti  anche i risultati di quelle pugliesi e milanesi?</strong><br />
«Sento anch’io  in giro parecchi mal di pancia e preoccupazioni, ma non credo che questa  stagione politica possa essere gestita con l’arma della furbizia. Anche  la manifestazione di oggi ha un profumo di primarie. A me sembra  evidente che le primarie siano ormai considerate da milioni di persone  un modo per riappropriarsi della politica, moltissimi si sentono  incoraggiati a venire verso il centrosinistra proprio grazie a questo  strumento. Parlo degli operai che non vogliono tornare a relazioni  industriali di tipo ottocentesco e che protestano sulle gru, di coloro  che chiedono che la ricerca e la didattica non siano venduti come  dentifrici e patate nei supermercati e salgono sui tetti, delle donne e  dei giovani che pretendono più libertà, degli immigrati che chiedono  cittadinanza. Le primarie sono l’incontro tra la politica e il Paese  migliore».</p>
<p><strong>Eppure si moltiplicano le pressioni per evitarle, forse hanno paura di lei.</strong><br />
«Sono  poco interessato a cogliere tutti i mormorii della politica. Però penso  che fermare le primarie, che peraltro sono state un fondamento per la  vita del Pd, sarebbe come cercare di bloccare l’eruzione di un vulcano».</p>
<p><strong>Da una metafora all’altra, lei ha detto che il suo partito,  Sel, è un seme destinato a morire per far nascere qualcosa di più  grande. Anche il Pd è un seme che dovrà morire con voi?</strong><br />
«Non  voglio evocare immagini di morte ma di vita. Di vita per tutto il  centrosinistra. E allora dico che la prospettiva di tutti noi dovrebbe  essere quella di costruire il partito del futuro».</p>
<p><strong>Secondo lei il progetto del Partito democratico è fallito?</strong><br />
«Non  lo dico io ma lo dicono alcuni dirigenti di quello stesso partito. Io  credo che l’orgoglio della propria comunità politica sia linfa vitale a  condizione che non degeneri nella boria di partito. E questo  insegnamento di Gramsci vale per i grandi e per i piccoli».</p>
<p><strong>Morale della favola?<br />
</strong>«La  morale è che non dobbiamo discutere di se e come rifare il Pd, bensì di  come e quando ricostruire il centrosinistra italiano. Il tema, ripeto, è  il partito del futuro».</p>
<p>Riccardo Barenghi</p>
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		<title>Primarie non vuol dire opa</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 11:14:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le primarie che si terranno in molte delle città chiamate al voto sono  una pratica di buona politica che non puo né deve essere utilizzata per  la competizione tra partiti o peggio componenti interne. Per questo  appare fuorviante ridurre come ha fatto anche <em>Europa</em> questa potenzialità ad un <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/122936/lopa_ostile_di_vendola_sulle_citta" target="_blank">opa addirittura ostile di Vendola</a> sul Pd.<span id="more-16285"></span></p>
<p>Semmai  dobbiamo tutti essere mossi dalla necessità di aprire porte e finistre  alle domande di nuova portecipazione che giungono dai territori per  liberare la politica locale dai condizionamenti di un potere spesso  opaco e trasversale.</p>
<p>Le primarie di Milano sono un successo perché  rompono la liturgia politicista e rendono trasparente il confronto e  anche e soprattutto piu competitivo il centrosinistra. Sono convinto che  la stessa cosa può accadere a Bologna, Torino, Napoli e in tanti altri  posti.</p>
<p>Noi di Sel siamo pronti a convergere su candidature innovative  e di qualità capaci di dare un segno alle primarie e non ha la  vocazione di concepire questo passaggio come occasione per mettere la  propria bandierina ovunque e ognuno in questo percorso, a cominciare dal  Pd, deve spogliarsi dalla voglia di militarizzarle.</p>
<p>Ad esempio se  dovesse essere confermata la disponibilità di Libero Mancuso, alle  primarie di Napoli, ci troveremmo di fronte ad una opportunità utile per  tutto il centro sinistra come dimostrano i tanti pronunciamenti di  importanti personalità della cultura napoletana.</p>
<p>Facciamole queste  primarie, senza paura, lasciamo spazio alle candidature di esprimersi e  confrontarsi sulle alleanze e i programmi per poi sostenere tutti  insieme quella che risulterà piu convincente alla verifica con il nostro  popolo. L’esito delle primarie di Milano con la vittoria di Pisapia non  può in alcun modo essere ingabbiato in una lettura politicistica che  drammatizza il dibattito all’interno di singoli partiti.</p>
<p>Proprio  Pisapia sta dimostrando infatti che una volta vinte le primarie bisogna  avere molta cura nel valorizzare tutta la coalizione e se possibile  provare ad allargarla a quanti pur non partecipando alle primarie  decidono di dare un contributo. Insomma nessuna drammatizzazione è utile  in quello che deve essere un processo aperto e partecipato dove  finalmente insieme alle leadership locali si deve anche discutere di  contenuti e programmi.</p>
<p>Ad esempio nei comuni e nelle provincie che  andranno al voto la tutela dei beni comuni, a cominciare dalla  ripubblicizzazione dell’acqua sarà un contenuto di discontinuità con le  coalizioni passate? O la riconversione del modello di consumo e abuso  del territorio potrà diventare finalmente una delle risposte della green  economy a questa crisi? Le primarie sono tutto questo e perdere  l’occasione renderebbe solo più difficile la costruzione di proposte  convincenti per il governo delle città.</p>
<p>Questa ventata di  partecipazione locale è tanto piu utile se si guarda a quel che accade  nel paese. La crisi di Berlusconi è evidente ed è auspicabile che si  materializzi in parlamento con il voto del 14 dicembre ma forte è il  rischio di una lunga agonia istituzionale con governi cosidetti di  responsabilita istituzionale che, propagandati per fare una cosa giusta  come una nuova legge elettorale, in realta intervengono senza alcun  mandato popolare sulla crisi economica in sostanziale continuità con  Tremonti.</p>
<p>È evidente che non c’è alcun automatismo tra le primarie  locali e le primarie nazionali, ma una buona riuscita delle prime nel  merito e nel metodo aiuterà anche a sdrammatizzare quelle nazionali,  ricordando che il leader di Sel Vendola e il leader de Pd Bersani sulla  loro celebrazione hanno preso un impegno pubblico.</p>
<p>Paolo Cento</p>
<p>fonte: Europa</p>
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		<title>Video, Nichi a inonda</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 09:54:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Guarda il video della puntata &#8220;Vendola, il Pd e la Woodstock di Grillo&#8221; di La7 di &#8220;Inonda&#8221;. Ospite Nichi Vendola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda il <a href="http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50190267" target="_blank">video</a> della puntata &#8220;Vendola, il Pd e la Woodstock di Grillo&#8221; di La7 di &#8220;Inonda&#8221;. Ospite Nichi Vendola</p>
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		<title>Vendola/Governo: chi nel PD flirta con Tremonti fa errore imperdonabile</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 16:18:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma, 6 set. (Adnkronos) &#8211; &#8220;Chi nel Pd flirta con Tremonti commette un errore imperdonabile&#8221;. Lo dice Nichi Vendola ai cronisti. Secondo il governatore pugliese va sventato &#8220;il rischio&#8221; che sotto la pressione della crisi economica si dia vita a &#8220;una santa alleanza che veda insieme magari il Pd e Tremonti. Sarebbe un errore imperdonabile&#8221;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 6 set. (Adnkronos) &#8211; &#8220;Chi nel Pd flirta con Tremonti commette un errore imperdonabile&#8221;. Lo dice Nichi Vendola ai cronisti.<br />
Secondo il governatore pugliese va sventato &#8220;il rischio&#8221; che sotto la pressione della crisi economica si dia vita a &#8220;una santa alleanza che veda insieme magari il Pd e Tremonti. Sarebbe un errore imperdonabile&#8221;.</p>
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		<title>Ossessionati da Vendola</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 09:31:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma di cos’hanno paura i segretari dei partiti del centrosinistra? In un paese che marcisce e precipita, con una maggioranza in crisi verticale e le mafie al governo, l’unica questione che interroga e affligge Pd, Idv e via cantando è la candidatura di Nichi Vendola alle primarie. Una decina di sondaggi di diversa estrazione danno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma di cos’hanno paura i segretari dei partiti del centrosinistra? In un  paese che marcisce e precipita, con una maggioranza in crisi verticale e  le mafie al governo, l’unica questione che interroga e affligge <strong>Pd, Idv</strong> e via cantando è la candidatura di <strong>Nichi Vendola</strong> alle primarie. Una decina di sondaggi di diversa estrazione danno  Vendola vincente su tutti e come unico competitor in grado di affrontare  <strong>Berlusconi:</strong> dovrebbe essere ragione per un encomio solenne. Invece è una guerra di comunicati, uno stillicidio di premesse e di distinguo: <strong>Fioroni</strong> si vuole bruciare come <strong>Jan Palach, D’Alema</strong> pretende solo candidati moderati, <strong>Veltroni</strong> non pervenuto.<span id="more-11774"></span><br />
Imbarazza soprattutto la privatissima ossessione di <strong>Di Pietro</strong> che ogni giorni apparecchia sulle agenzie una decina di motivi (suoi)  per cui Vendola deve restare a fare il governatore delle Puglie. I  maliziosi (e io tra questi) pensano che lo dica solo per paura di  smarrire voti e protagonismo a vantaggio di Vendola e della sua parte  politica. Che dire? In un paese normale, un leader politico considerato  da tutti i sondaggi come il candidato più forte, verrebbe pregato di non  ritirare la propria candidatura. In Italia, no. In Italia il  centrosinistra preferisce perdere con qualche vecchio babbione piuttosto  che vincere con uno che poi magari ci fa un po’ d’ombra.</p>
<p>Claudio Fava</p>
<p>Fonte: ilfattoquotidiano</p>
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