Segnalare eventuali passeggeri di etnia giudea che salgano sui treni delle Ferrovie dello Stato; riportare i dati anagrafici dei suddetti giudei nell’apposito formulario; trasmettere alle autorità competenti la segnalazione per i provvedimenti del caso…».
Se ci capitasse tra le mani una circolare di questo tono, sappiamo cosa accadrebbe: notisti, editorialisti, intellettuali, parlamentari di questa o quella parte, direttori, professori, sacerdoti, sindacati, papi, vescovi, ambasciatori… tutti giustamente indignati per quel refuso di burocrazia razzista che refuso non sarebbe affatto: scriverebbero che in quel riferimento alla razza e ai giudei c’è lo specchio di un paese malato, ci sono i suoi umori profondi, l’instancabile ricerca di un diverso, di uno straniero su cui scaricare tossine e fatiche. In Europa ci direbbero, senza troppi fronzoli, che siamo diventati un paese di merda, razzista e omofobo, umile con i forti e miserabile con tutti gli altri. Avrebbero ragione? Certo che avrebbero ragione. » continua