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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; rosarno</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>«Puttano domani vieni a lavorare». «Prima pagare». «Ah si? Allora vai a fare&#8230;»</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 21:25:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si cominciava a lavorare con le prime luci dell’alba e si finiva col buio&#8230;». Le paghe venivano date «da chi ci chiamava, non dagli italiani». A volte però «ci contavano meno cassette di quelle raccolte per pagarci meno». E se qualcuno si faceva male, magari cascando da un albero, «il rischio era di non lavorare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si cominciava a lavorare con le prime luci dell’alba e si finiva col  buio&#8230;». Le paghe venivano date «da chi ci chiamava, non dagli  italiani». A volte però «ci contavano meno cassette di quelle raccolte  per pagarci meno». E se qualcuno si faceva male, magari cascando da un  albero, «il rischio era di non lavorare più». <span id="more-7800"></span></p>
<p>Voci da Rosarno. Voci di  schiavi che si sono ribellati e poi liberati. Quasi tutti ventenni ma  qualcuno ha anche più di 40 anni; sono arrivati in Italia dalle terre a  sud del deserto del Sahara dopo viaggi massacranti, sopravvivere è già  stata una selezione naturale. Qualcuno di loro è invece in Italia da  oltre dieci anni, prima regolare poi clandestino. Sono i testimoni  dell’inchiesta Migrantes della procura di Palmi che ha portato in  carcere 31 persone di cui 21 italiani proprietari di aziende agricole  della piana di Gioia Tauro e dieci caporali, tutti stranieri, con  l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa (degli  enti previdenziali) e allo sfruttamento del lavoro clandestino.</p>
<p>Le  inchieste sul lavoro nero non sono certo una novità. Ma quella della  squadra mobile di Reggio Calabria e della procura di Palmi ha la  caratteristica di avere come testimoni chiave gli stessi schiavi  abituati da sempre a subìre e che invece si sono ribellati. Le 421  pagine dell’ordinanza ruotano intorno a queste testimonianze poi  riscontrare da appostamenti e intercettazioni telefoniche. «Di  particolare significato &#8211; si legge nel documento &#8211; sono le dichiarazioni  di alcuni extracomunitari dimoranti in condizioni di assoluto degrado e  di miseria nella periferia di Rosarno in contrada Pomona, molti feriti  durante gli incidenti di gennaio i quali hanno superato la paura nei  confronti dei loro sfruttatori e hanno reso ampie dichiarazioni sulle  modalità del loro sfruttamento».</p>
<p>Abdelaziz R. ha 43 anni e viene  dal Marocco. «Dal 1997 &#8211; racconta a verbale i primi giorni di febbraio &#8211;  sono in Italia con regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro.  Tre anni fa però non l’ho potuto più rinnovare perchè in base alla  legge Bossi-Fini non avevo più i requisiti. Da allora vivo in giro per  l’Italia facendo lavori saltuari e stagionali». A fine novembre 2009  Abdelaziz arriva per la prima volta a Rosarno. «Ho trovato rifugio nella  ex fabbrica Pomona (i ruderi abbandonati e infestati dai topi ndr) con  un’altra ventina di stranieri, tutti alla ricerca di un lavoro  giornaliero». Le giornate sono lunghissime e massacranti, racconta  Abdelaziz, «dalle prime luci dell’alba al tramonto, praticamente si  smetteva di lavorare quando non si vedeva più». Era l’intermediario  straniero (il caporale) che «mi pagava a fine giornata. Ci veniva a  prendere all’alba in un punto fuori Rosarno e ci riportava la sera».</p>
<p>La  paga era di «25 euro da cui bisognava detrarre 3 euro da dare  all’intermediario per il trasporto ai campi. Quando ho lavorato  direttamente per un italiano, la paga era di 35 euro al giorno: vuol  dire che l’intermediario se ne intascava dieci per ognuno di noi».  Abdelaziz indica poi i nomi dei caporali, di ognuno fornisce il  cellulare, una descrizione e il modello di macchina, elementi  fondamentali per gli investigatori per ricostruire il passaggio  successivo della catena di schiavitù: i proprietari delle aziende  agricole.</p>
<p>Anche Amine D. marocchino di 23 anni, sentito a verbale  il 24 gennaio ha fatto i nomi dei caporali, «Dokkali, Brahim, Farouk e  Sadraoui Mohamed. Quasi tutte le persone che hanno lavorato con me sono  senza permesso di soggiorno e il caporale lo sapeva. I caporali  preferivano quelli senza permesso di soggiorno, una garanzia perché ogni  sopruso che loro commettevano non poteva essere denunciato. E’  impossibile che il lavoratore senza permesso di soggiorno vada a  denunciare qualcosa o qualcuno. Siamo trattati peggio degli schiavi  perché oltre a lavorare dalla mattina presto a tarda sera, a volte per  riscuotere quei pochi soldi di lavoro dobbiamo pregare il caporale che  li versa poco alla volta e talvolta li nega».</p>
<p>Khalid, anche lui  23 anni, ha raccontato che «nonostante riuscissi a raccogliere il frutto  di tutte le piante, alla fine della giornata, non venivo mai pagato per  tutto il lavoro fatto frutto raccolto. Facevano sparire le cassette per  pagare meno».<br />
Non erano da meno i proprietari dei terreni agricoli.  Il 26 gennaio 2010 gli investigatori ascoltano questa telefonata tra  Domenico Paglianiti, titolare dell’omonima ditta in località San  Calogero, uno straniero di nome Marou e un terzo uomo chiamato “Puttano”  (uomo 3). Marou (M): «Oh, Mimmo». Paglianiti (P.):«Che cazzo vuoi,  merda?» M.: «Puttano ha detto che parla te». P. «Dov&#8217;è il puttano?».  Uomo 3: «Si, pronto». P:«Sei arrivato, puttano?». Uomo 3: «Adesso  Rosarno». P:«E tu domani vieni a lavorare?». Uomo 3: «Prima di lavorare,  pagare, prima soldi». P:«Vaffanculo, non ti do una lira, io!».<br />
Si  sono ribellati in quindici su un giro di 500-600 sfruttati. Hanno  dimostrato che è possibile.</p>
<p>Claudia Fusani</p>
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		<title>Rosarno, intervista a Luigi Nieri</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 06:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo intervistato Luigi Nieri, assessore al Bilancio della Regione Lazio per Sinistra Ecologia Libertà, indagato per aver partecipato ad una manifesta a Roma in solidarietà dei migranti di Rosarno, contro il razzismo e la mafia. 1. Qualche giorno fa hai ricevuto la comunicazione da parte della Digos di un&#8217;indagine sul tuo conto per aver partecipato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Luigi Nieri, assessore al Bilancio della Regione Lazio per Sinistra Ecologia Libertà, indagato per aver partecipato ad una manifesta a Roma in solidarietà dei migranti di Rosarno, contro il razzismo e la mafia.<span id="more-4246"></span></p>
<p><strong>1. Qualche giorno fa hai ricevuto la comunicazione da parte della Digos di un&#8217;indagine sul tuo conto per aver partecipato ad una manifestazione in solidarietà  dei migranti di Rosarno. Che cosa è  successo? </strong></p>
<p>Il 9 gennaio presi parte a un sit-in di solidarietà con i migranti di Rosarno vittime dell’intolleranza e del razzismo. In quell’occasione i manifestanti chiesero di poter raggiungere il Viminale per protestare contro le incredibili posizioni assunte dal Ministro Maroni. A quel punto le forze dell’ordine hanno sbarrato la strada al corteo e hanno cominciato a caricare violentemente i manifestanti. In quel preciso istante stavo parlando con i responsabili della Digos per indurli alla ragionevolezza.  Mentre parlavo con loro alle mie spalle è partita la carica. Il tutto è documentato da un video che circola su Youtube (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=UZCLoUWZQWw" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=UZCLoUWZQWw</a>). Dopo qualche giorno sono stato messo a conoscenza, dalla Digos, di un’indagine sul mio conto.</p>
<p>Lo ritengo un fatto grave. Perché rivendico la legittimità di ogni forma di protesta contro chi tratta  gli immigrati come ‘non persone’, proprio mentre in Italia si respira una brutta aria intrisa di razzismo.</p>
<p><strong>2. Tempo fa la presenza di rappresentanti istituzionali durante le manifestazioni, presidi e cortei era una garanzia, sia per i manifestanti e sia per le forze dell&#8217;ordine. Che cosa è cambiato?</strong><strong></strong></p>
<p>La partecipazione di un Assessore regionale a una manifestazione è una garanzia per i manifestanti. E’ una necessaria presenza sociale e istituzionale, un segnale di democrazia. Quando però si sceglie di reprimere ogni forma di dissenso sociale con l’intervento della polizia, si esce dal gioco democratico e si entra in un ambito in cui la normale dialettica democratica viene prevaricata. In questa circostanza è accaduto qualcosa di più grave: non solo non è stato dato alcun ascolto a un rappresentante delle istituzioni, ma si è deciso addirittura di denunciarlo. In quel momento rappresentavo, come Assessore al Bilancio, un pezzo dello Stato. Nessuno ha tenuto conto di ciò. E’ un segnale che preoccupa e indigna. Ogni giorno che passa il Governo mostra il suo feroce volto autoritario.  Ho voluto denunciare questo episodio con un video su Youtube (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=BNyZnltNQ9k" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=BNyZnltNQ9k</a>). In occasioni come queste la rete deve diventare uno strumento utile di resistenza.</p>
<p><strong>3. Le intimidazioni, la repressione e le indagini sui manifestanti rischiano di delegittimare le voci di protesta, collocandole nell’immaginario collettivo come ”i soliti che sanno solo protestare” e vanificando così il messaggio politico. Pensi che sostituire le “arance insanguinate” di Rosarno, che raccontano di violenze, privazione di diritti, razzismo e mafia, con l’immagine strumentale di quattro ragazzi che protestano senza alcun fine sia una strategia premeditata?</strong><strong></strong></p>
<p>In questo nostro Paese ogni accadimento viene distorto, travisato e reinterpretato capziosamente. La strategia è dunque generale. In pochi sanno delle battaglie che si stanno conducendo nel Paese contro la privatizzazione dell’acqua, contro il nucleare, contro il razzismo. E’ evidente il tentativo di ridurre, agli occhi dell’opinione pubblica, ogni forma di dissenso a fenomeno marginale e localistico. La verità è che si tratta di battaglie che raccolgono il consenso della maggioranza del Paese. Battaglie grazie alle quali la sinistra ha l’occasione di essere forza egemonica. La raccolta di firme contro la privatizzazione dell’acqua, ad esempio, riceve in ogni parte del Paese migliaia di adesioni. Eppure i grandi media sembrano non prestargli sufficiente attenzione, esclusa qualche trasmissione ‘illuminata’.</p>
<p><strong>4. Tornando al territorio… tu sei assessore regionale nel Lazio. A Roma sono all’ordine del giorno aggressioni e intimidazioni di stampo fascista. Alcuni definiscono queste azioni delle “bravate”. Non credi che siano, al contrario, parte di un problema molto più complesso, che investe e riguarda in primo luogo la politica e l’amministrazione della città? </strong><strong></strong></p>
<p>A Roma e nel Lazio la presenza di frange di estrema destra è preoccupante. Il loro radicamento nei territori coincide spesso con fenomeni di violenza, di intolleranza, di xenofobia e di omofobia. Da quando Alemanno si è insediato in Campidoglio si sono moltiplicati i pestaggi verso gli stranieri, le aggressioni politiche e le violenze nei confronti degli omosessuali. Tutti ricorderanno l’attentato al ‘Coming out’ e i tanti fatti di cronaca degli ultimi anni. D’altronde l’ascesa di Alemanno fu accolta con grande entusiasmo dai gruppi neofascisti. Basti ricordare i saluti romani in Piazza del Campidoglio. Quegli stessi saluti romani che hanno accolto Renata Polverini in occasione dell’inaugurazione della campagna elettorale per le prossime elezioni regionali.<strong> </strong></p>
<p><strong>5. I migranti di Rosarno adesso si trovano a Roma, ma l’opinione pubblica sembra aver già spento i riflettori, dimenticandosi di loro. La politica? </strong><strong></strong></p>
<p>E’ vero che gran parte dell’opinione pubblica ha spento i riflettori. Ma è altrettanto vero che ancora esiste una rete di solidarietà, fatta di associazioni, volontari e di alcuni soggetti politici come Sinistra Ecologia e Libertà che non hanno mai abbassato la guardia contro il razzismo e l’intolleranza. Giovedì scorso, ho preso parte al sit-in attraverso il quale 200 lavoratori africani di Rosarno, presenti nella Capitale, chiedevano aiuto e diritto d’asilo. Insieme ad una loro delegazione, abbiamo incontrato il vice Prefetto. La richiesta d’incontro era partita dalla Rete Antirazzista Romana. Il Vice Prefetto ci ha assicurato la sua piena disponibilità a trattare il caso. E’ stato questo un esempio di collaborazione proficua tra società, politica e istituzioni. Una modalità che deve diventare consuetudinaria se si vuole ricreare quel tessuto sociale che si è da tempo smarrito. Un compito che deve essere svolto anche lontano dai riflettori.</p>
<p>Ylenia Daniello</p>
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		<title>Né schiavi né clandestini</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 11:37:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una grande iniziativa contro le mafie e lo sfruttamento ha prodotto sabato scorso una mobilitazione molto significativa a Reggio Calabria. Sel si è fatta promotrice di un grande confronto tra diverse esperienze in vista del no mafia day che in aprile coinvolgerà la capitale calabrese. Sono intervenuti magistrati, intellettuali, amministratori e varie esperienze del mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una grande iniziativa contro le mafie e lo sfruttamento ha prodotto sabato scorso una mobilitazione molto significativa a Reggio Calabria. Sel si è fatta promotrice di un grande confronto tra diverse esperienze in vista del no mafia day che in aprile coinvolgerà la capitale calabrese. <span id="more-3924"></span></p>
<p>Sono intervenuti magistrati, intellettuali, amministratori e varie esperienze del mondo del sindacato e dell´ associazionismo. Al centro Rosarno e la perdita d´innocenza del Mezzogiorno dopo i fatti gravissimi del &#8220;pogrom&#8221; &#8211; secondo una definizione di <strong>Gennaro Migliore </strong>che ha introdotto i lavori &#8211; ai danni degli immigrati che si erano ribellati alle condizioni indicibili di vita in cui il caporalato e la `ndrangheta li avevano costretti.</p>
<p>Migliore ha legato la vicenda dei migranti alla progressiva svalorizzazione del lavoro &#8211; &#8220;merce povera&#8221; e alla crescente ondata di xenofobia e razzismo che ha caratterizzato le politiche della Lega e del governo Berlusconi.  Molto emozionante è stata la testimonianza di <strong>Peppino Lavorato</strong> ex sindaco di Rosarno negli anni novanta che ha ricordato quanto la tradizione di accoglienza e di rispetto della località calabrese in pochi anni sia stata bruciata dalla scelta della mafia di cacciare chi ha deciso di alzare la testa e ribellarsi. La sinistra ha perso l´anima &#8211; ha ricordato Lavorato &#8211; rinunciando ad esercitare egemonia su questi temi, dimenticando che il suo primo compito è sviluppare la fratellanza universale ed allargare la sfera dei diritti.<strong> </strong></p>
<p><strong>Enzo Macrì</strong>, procuratore della Direzione Antimafia, ha snocciolato cifre interessanti sul peso enorme e transnazionale della `ndrangheta senza rinunciare a smontare le scelte politiche operate in questi ultimi anni da parte dei vari governi che si sono succeduti. E´ evidente che dentro questo passaggio stretto ci sono anche le condizioni difficili che sta vivendo la magistratura, i tagli alle spese per la giustizia, l´attacco continuo a cui è sottoposta da parte della politica e delle mafie.  &#8220;Questo governo ottiene conquiste nella cattura dei latitanti?&#8221; ha chiesto ancora ironicamente il magistrato,  che ha spiegato le difficoltà nella lotta alle &#8216;ndrine: &#8220;A me sembra che i latitanti catturati siano rami secchi che vengono potati per far ricrescere più sana la pianta mafiosa; le 3 organizzazioni fatturano solo con la droga 145 miliardi di euro annui, che stanno tutti investendo per, non dico infiltrare, ma impadronirsi del tessuto imprenditoriale lombardo, in vista di Expo2015. Ecco perchè a Nord si dovrebbero interessare delle mafie; invece noto come l&#8217; emergenza di ordine pubblico sentita dai settentrionali sia l&#8217;immigrazione clandestina&#8221;.</p>
<p>Lungo questo paradosso si è sviluppata tutta la discussione, con gli interventi di <strong>Piero Soldini</strong> della Cgil- che ha proposto la piena applicazione dell&#8217;art.18 della legge Turco Napolitano e della direttiva &#8220;Fava&#8221; della comunità europea che consente agli immigrati sfruttati di rivalersi penalmente e amministrativamente contro i datori di lavoro -, <strong>Eva Catizone</strong>, <strong>Gianni Speranza</strong> &#8211; che ha ricordato la sua esperienza in trincea da sindaco di Lamezia Terme negli ultimi cinque anni &#8211; , <strong>Alberto Spampinato</strong> di Ossigeno, <strong>Celeste Costantino</strong>.</p>
<p>Ha chiuso <strong>Claudio Fava</strong> che ha rilanciato le parole d&#8217;ordine dell&#8217;iniziativa: &#8220;Sinistra e libertà nasce per costruire un&#8217;altra politica, anche qui in Calabria, mentre altri partiti si sono rassegnati a difendere l&#8217;esistente, magari garantendo candidature e ricandidature&#8221;.Il coordinatore della segreteria di Sel ha rilanciato anche la proposta del no mafia day, che può essere insieme alla manifestazione di Libera a Milano un modo di riaccendere i riflettori sulla realtà calabrese,a partire dalla clamorosa sequenza di fatti avvenuti nelle ultime settimane: bomba al tribunale, Rosarno e la autovettura piena di armi e di esplosivi ritrovata sul percorso del corteo presidenziale.</p>
<p>Arturo Scotto</p>
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		<title>Rosarno: SEL Lazio &#8211; Solidarieta&#8217; a Nieri. Grave che sia indagato.</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 18:45:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Esprimiamo la nostra totale e incondizionata solidarietà all&#8217;assessore Luigi Nieri, che nei giorni scorsi ha ricevuto comunicazione dalla Digos di essere indagato per aver partecipato, dopo i fatti di Rosarno, a una manifestazione in difesa dei diritti degli immigrati. E&#8217; un messaggio molto grave quello che viene recapitato ad un rappresentante istituzionale che, non solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-3698"></span>&#8220;Esprimiamo la nostra totale e incondizionata solidarietà all&#8217;assessore  Luigi Nieri, che nei giorni scorsi ha ricevuto comunicazione dalla Digos  di essere indagato per aver partecipato, dopo i fatti di Rosarno, a una manifestazione in difesa dei diritti degli immigrati. E&#8217; un messaggio molto grave quello che  viene recapitato ad un rappresentante istituzionale che, non solo voleva  semplicemente manifestare una solidarietà agli immigrati di Rosarno e  quindi un messaggio contro la mafia, il razzismo, il lavoro nero e lo  sfruttamento, ma la cui presenza era una garanzia per i manifestanti e  il rapporto con le forze dell&#8217;ordine. Non è degno di un paese civile il  fatto che coloro che manifestano contro il razzismo vengano indagati.&#8221;</p>
<p>Così Angelo Fredda, Loredana De Petris, Marco Furfaro<img id="__skype_nh_node_id_38" onmouseover="__skype_nh_icon_mouseOver(this);" onmouseout="__skype_nh_icon_mouseOut(this);" src="chrome://skype_ff_toolbar_win/content/icons/icon_offline.png" border="none" alt="" /> e  Giancarlo Torricelli del coordinamento regionale di Sinistra Ecologia  Libertà del Lazio.</p>
<p>Uff. Stampa Sinistra Ecologia Libertà Lazio</p>
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		<title>Rosarno: Vendola, Stato andato a ripristinare ordine mafioso</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 14:32:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[BARI, 18 GEN «La legalità parte dal diritto alla vita ma lo Stato a Rosarno è andato a ripristinare l&#8217;ordine mafioso, la pax mafiosa». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, presentando oggi a Bari gli incontri sulla Shoah promossi dall&#8217;assessorato regionale al Mediterraneo nell&#8217;ambito del &#8216;Mese della Memorià 2010. «È inquietante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BARI, 18 GEN</p>
<p>«La legalità parte dal diritto alla vita ma lo Stato a Rosarno è andato a ripristinare l&#8217;ordine mafioso, la pax mafiosa». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, presentando oggi a Bari gli incontri sulla Shoah promossi dall&#8217;assessorato regionale al Mediterraneo nell&#8217;ambito del &#8216;Mese della Memorià 2010. «È inquietante il contesto europeo e nazionale per il ritorno al lessico esorcizzato dalla cultura democratica. In Italia si avverte &#8211; secondo Vendola &#8211; la sensazione di regresso della cultura civile. Quella data dall&#8217;idea spaventevole delle diversità». «Non è un caso &#8211; ha aggiunto &#8211; che non si parli del record assoluto stabilito nel 2009 quanto a morti e suicidi nelle carceri italiane. Il cadavere di Stefano Cucchi è stato già derubricato».</p>
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		<title>No Mafia day, prime risposte</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 05:35:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Claudio nel proporre una manifestazione contro tutte le mafie proprio a Reggio Calabria immagina una risposta coraggiosa della società civile che non può restare inascoltata, a maggior ragione proprio per l’evidente sintonia tra gli interessi delle cosche e quelle della destra al governo e nel Parlamento. Nel suo articolo è spiegata in modo chiarissimo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Claudio nel proporre una manifestazione contro tutte le mafie proprio a Reggio Calabria immagina una risposta coraggiosa della società civile che non può restare inascoltata, a maggior ragione proprio per l’evidente sintonia tra gli interessi delle cosche e quelle della destra al governo e nel Parlamento.<span id="more-2544"></span></p>
<p>Nel suo articolo è spiegata in modo chiarissimo la tecnica delle minacce mafiose per intimidire il governo o addirittura pilotate dallo stesso per giustificare quei provvedimenti che la mafia aspetta a ricompensa del proprio appoggio.</p>
<p>Per questo c’è un nesso decisivo tra la manifestazione del NO-B-DAY del 5 dicembre u.s. e la proposta di Claudio, lanciata subito dopo quella grande partecipazione di popolo, indirizzata non solo contro un unico uomo, ma contro un sistema di impunità politica che è la diretta responsabile dell’impunità mafiosa, che quell’uomo oggi rappresenta in modo tanto arrogante quanto esplicito.</p>
<p>L’individuazione di una responsabilità personale, seguito da un puntuale quanto sospetto attentato contro di lui – anche questo nell’ottica delle minacce mirate? Forse un giorno lo sapremo &#8211;  ha dato modo a quest’uomo, detentore del controllo quasi totale dei mass media, di indossare i panni della vittima e, quindi, in sostanza di annullare l’effetto trainante di quell’enorme corteo di dissenso e quindi di rallentare anche l’esigenza della proposta di Claudio.</p>
<p>E’ evidente che i fatti degli ultimi giorni tanto bene descritti nell’articolo di Claudio, tra i quali non va dimenticata l’arrogante dimostrazione di capacità di pilotaggio di quel sentimento di odio verso gli immigrati, tanto caro al Governo, ostentata dai capibastone della ‘ndrangheta calabrese, attraverso la quale hanno colto anche l’obiettivo di fare un favore alla Lega, permettendo al Ministro dell’Interno, il super leghista Maroni, di fare sfoggio di tolleranza zero verso gli immigrati cacciandoli da Rosarno e probabilmente anche dall’Italia. Alla faccia della Lega, ultimo baluardo del Nord operoso contro il Sud mafioso.</p>
<p>Il messaggio è chiaro, chi si ribella ad una condizione di sottomissione è punito o direttamente dalla Mafia o dal Governo e questo vale anche per quelle associazioni che con tanto coraggio hanno rilevato i beni della mafia per farne delle cooperative di attività produttive legali e che usano quegli spazi per diffondere un messaggio di speranza ai giovani fatto di lavoro e dignità umana, contro chi predica la scorciatoia del guadagno facile di attività criminali.</p>
<p>Così dovremo essere proprio tanti, tanti che Reggio Calabria e l’intero Meridione non potrà non vederci, non vedere che esiste un popolo del NO-MAFIA-DAY  che non si lascia abbindolare dai trucchetti, che ha capito benissimo la posta in gioco.</p>
<p>Ma per ridare una speranza e aiutare al risveglio civico il popolo del Meridione non basterà una  manifestazione, per quanto bella, grande e forte essa sia, accanto a questa dovremmo proporre e praticare lotte concrete che durino nel tempo.</p>
<p>Penso, ad esempio, che dovremmo iniziare una campagna di occupazione dei beni sottratti alla mafia, che le nostre bandiere &#8211; come durante le occupazioni delle terre sventolavano sulle proprietà dei latifondisti e su Portella della Ginestra &#8211; dovrebbero sventolare, insieme a quelle delle cooperative del lavoro onesto, su quelle proprietà illecite, che un governo e un parlamento collusi, si apprestano attraverso la finanziaria del 2010 a restituire alle associazioni criminali.</p>
<p>Dovremo imparare a costruire le nuove legalità di chi si batte per la giustizia contro l’ingiustizia del lavoro negato e della vita sottratta a chi rivendica diritti civili e sociali.</p>
<p>Franco Moretti SEL Roma-XV Municipio</p>
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		<title>Rosarno, una battaglia per liberarci dalla mafia</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 05:09:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da molti anni i cittadini rosarnesi soffrono sulla propria pelle la presenza violenta e sanguinaria della ’ndrangheta.  I numerosi omicidi, i ferimenti, le prepotenze, le  estorsioni  sono l’opera criminale e funesta  della ‘ndrangheta .  Da quindici, venti anni queste violenze si abbattono in forme ancora più gravi sugli ultimi arrivati, le donne e gli uomini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da molti anni i cittadini rosarnesi soffrono sulla propria pelle la presenza violenta e sanguinaria della ’ndrangheta.  I numerosi omicidi, i ferimenti, le prepotenze, le  estorsioni  sono l’opera criminale e funesta  della ‘ndrangheta . <span id="more-2507"></span> Da quindici, venti anni queste violenze si abbattono in forme ancora più gravi sugli ultimi arrivati, le donne e gli uomini scappati dai loro paesi per sfuggire alla fame, alle guerre, alle torture di regimi corrotti e liberticidi : i migranti. Sono in grandissima parte giovani che, per salari di fame offrono le loro braccia, i loro saperi, la loro generosità alle persone in difficoltà, alla vita cittadina ed alla sua economia. In particolare all’economia  agrumicola, che fino agli anni ’60 dava redditi decorosi ai piccoli e medi proprietari che sono i soggetti sociali prevalenti sul territorio.</p>
<p>Nei primi anni ’70 iniziò il cambiamento ed il decadimento economico per concomitanti fattori. La caduta del prezzo del prodotto per l’ingresso nel mercato europeo di arance di altre nazioni del bacino del Mediterraneo ; le politiche governative ed europee  che, invece di aiutare i contadini a trasformare e migliorare il prodotto, produssero meccanismi perversi che incentivarono  le truffe;  e, soprattutto, l’allontanamento violento di  quei  corretti commercianti che ad ogni inizio di annata agrumaria arrivavano nelle campagne e compravano gli agrumi a prezzo di mercato, conveniente e remunerativo per gli agricoltori. Con intimidazioni e minacce, li allontanò la ‘ndrangheta per rimanere unica acquirente ed imporre un prezzo sempre più basso al produttore. E nel corso degli anni si è impossessata di tutta la filiera agricola. Dalle campagne , ai trasporti, alla mercati. Impone il prezzo basso ai coltivatori, il sottosalario ai braccianti, il prezzo alto ai consumatori: deruba tutti.</p>
<p>Questi introiti si aggiungono agli altri molto più ricchi e vantagiosi : traffico delle droghe, delle armi, attività industriali e commerciali, appalti e cantieri pubblici , estorsioni, etc. Essa sa che per continuare ad arricchirsi deve mantenere integro il suo imperio su tutto il territorio, imponendolo con la violenza, il terrore ed il silenzio impaurito dei colpiti. L’anno scorso questa trama è stata spezzata. L’hanno spezzata  i più poveri, i migranti africani. Quando due giovani furono feriti da colpi di pistola, i neri in massa si sono recati a denunciare e collaborare con le forze dell’ordine, determinando il conseguente arresto dei presunti colpevoli.</p>
<p>Un episodio esemplare per quanti vogliono seriamente liberarsi dall’oppressione mafiosa. Così fu interpretato da quanti proponemmo alla Commissione Straordinaria che amministra il comune di attribuire il ‘Premio Giuseppe Valarioti’ ai migranti africani ed Antonello Mangano che volle dare al suo libro il titolo : ‘Gli Africani salveranno Rosarno’  E così lo intese anche la ‘ndrangheta : un esempio pericoloso per il suo controllo del territorio. Le persone vessate se si uniscono possono battere i prepotenti ed i violenti.  La ‘ndrangheta non ha digerito l’episodio,  l’ha messo nella sua  memoria ed ha utilizzato l’occasione opportuna per vendicare la sconfitta dell’anno scorso, per chiudere e vincere la partita, così dimostrando a tutti che nessuno può opporsi ad essa, senza subire violenta rappresaglia.</p>
<p>Ecco i fatti come emergono dai resoconti giornalistici. Giovedì due neri colpiti con arma da fuoco nei pressi di due diversi  luoghi ad altissima concentrazione di migranti e , come ha scritto qualche giornale anche beffeggiati. La contemporanea  diffusione della falsa notizia che erano stati uccisi altri quattro ( ne parla il funzionario di polizia Enzo Letizia su l&#8217;Unità di domenica 10 gennaio) ha scatenato la violenta reazione che ha danneggiato e terrorizzato soprattutto persone pulite ed oneste, che spesso hanno partecipato anche alla costruzione di momenti e fatti di solidarietà , accoglienza, integrazione con i migranti. Ciò ha permesso a gruppi di delinquenti di inserirsi nella protesta della popolazione onesta danneggiata ed impaurita, per strumentalizzarla ed aprire la caccia violenta ai neri e la cacciata dei neri africani. Fatto altamente significativo: non di tutti i migranti, ma solo dei neri , quelli che alla ‘ndrangheta si sono ribellati.</p>
<p>Bisogna lavorare affinché i gravissimi criminali episodi di rappresaglia sui più poveri ed umili della terra che hanno  indignato l’Italia ed il mondo  civile,  aprano  gli occhi  anche  ai  cittadini onesti di Rosarno che sono la stragrande maggioranza della popolazione. Per raggiungere questo risultato non bisogna nascondersi dietro un dito.</p>
<p>La rappresaglia e la cacciata dei migranti neri hanno macchiato pesantemente l’immagine del paese ed  aperto una ferita profonda e dolorosissima  Per molti anni, senza alcuno aiuto dei governanti nazionali e regionali, generosi cittadini, associazioni di volontariato,  comunità religiose,  amministratori si sono fatti carico di tenere presenti e vivi , nella difficile e degradata e pericolosa situazione del paese,i sentimenti della umana fratellanza fra comunità di diversa condizione, storia e cultura.</p>
<p>Un lavoro che sembra essersi disperso, con il pericolo di un gravissimo arretramento culturale e civile. Rinverdendo una grande, nobile storia di lotte sociali e civili e di solidarietà umana, oggi le donne e gli uomini puliti e generosi che a Rosarno sono presenti e vitali, qualunque sia il loro pensiero politico, devono caricarsi del gravoso compito di risanare la ferita ed il rapporto con i migranti e combattere assieme a loro la battaglia per liberare tutta la popolazione dalla violenza mafiosa.</p>
<p>Giuseppe Lavorato</p>
<p>Già sindaco di Rosarno</p>
<p>Sinistra  Ecologia  Libertà</p>
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		<title>Troppa (in)tolleranza e nessun diritto. Appello contro il razzismo e lo sfruttamento.</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 05:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di seguito riportiamo l&#8217;appello redatto dalle comunità migranti e associazioni antirazziste di Roma, cui Sinistra Ecologia Libertà ha aderito ed è parte attiva nelle iniziative. SEL sarà presente martedì 19 gennaio alle ore 16 in Piazza Santi Apostoli sotto la prefettura per manifestare contro il razzismo, contro le mafie e lo sfruttamento e portare al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di seguito riportiamo l&#8217;appello redatto dalle comunità migranti e associazioni antirazziste di Roma, cui Sinistra Ecologia Libertà ha aderito ed è parte attiva nelle iniziative. <strong>SEL sarà presente martedì 19 gennaio alle ore 16 in Piazza Santi Apostoli sotto la prefettura per manifestare contro il razzismo, contro le mafie e lo sfruttamento e portare al governo una proposta diversa da quella dell&#8217;intolleranza e delle espulsioni di massa.</strong></em><span id="more-2502"></span><strong></strong></p>
<p><strong>troppa (in)tolleranza e nessun diritto<br />
CONTRO IL RAZZISMO E LO SFRUTTAMENTO<br />
</strong><br />
con i migranti di Rosarno, contro la Bossi-Fini e contro Maroni &#8211; Esplode una tragedia annunciata a Rosarno, uno dei ghetti del profondo Sud d’Italia, una delle zone grigie senza diritti del Paese. Migliaia di migranti sfruttati nei campi, ridotti in schiavitù e infine perseguitati e deportati. È una tragedia annunciata perché si ripete, dopo la rivolta di Castelvolturno, una rivolta provocata dall’odio razzista. Abbiamo assistito agli spari sugli africani che provano ad affermare i propri diritti più elementari. A Rosarno negli ultimi dieci anni la situazione è peggiorata, nell’assenza quasi totale delle istituzioni locali e nazionali, mentre le denunce delle associazioni, dei movimenti, dei rosarnesi e calabresi sensibili sono state ignorate.</p>
<p>- Ma quello che è accaduto sulla Piana di Gioia Tauro è soltanto l&#8217;ennesimo segnale del disagio profondo dei cittadini immigrati in Italia. A pochi mesi dall’approvazione del Pacchetto sicurezza, si determina sempre più concretamente un contesto sociale dove i più deboli, gli invisibili sono merce da sfruttare. Sono le politiche securitarie del governo a determinare la clandestinità di centinaia di migliaia di persone, alimentando il lavoro nero nei campi, nei cantieri nelle fabbriche, in tutto il Paese.</p>
<p>- Ciò è ancor più vero nel Sud del Paese. In Campania, in Sicilia, in Puglia e in Calabria l’economia agricola si basa essenzialmente sulla manodopera straniera a basso costo. Ed è lì che si negano i diritti più elementari: lavorano e vivono come fantasmi, senza vie di fuga. Seguono le rotte stagionali dei campi che vanno dal Tavoliere a Castel Volturno, da Sibari a Rosarno fino a Cassibile, lavorando per pochi spiccioli e vivendo in condizioni inaccettabili.</p>
<p>- Ed è qui che si inserisce la questione mafiosa. Sono le mafie a gestire i traffici di esseri umani, sono le mafie a controllare le campagne. Lo dicono le tante inchieste che colpiscono la manovalanza criminale, senza però individuare il livello superiore. Nel Sud del Paese, le politiche securitarie giocano a favore delle organizzazioni mafiose: un salto indietro di oltre 60 anni, quando il caporalato era la forma tipica di organizzazione del lavoro agricolo.</p>
<p>- Sono gravi e non possono passare sotto silenzio le parole pronunciate dal commissario prefettizio di Rosarno, che è Comune sciolto per mafia: la rivolta come diversivo voluto dalla ‘ndrangheta per distogliere l’attenzione da Reggio Calabria, dopo l’allarme bomba in procura. Parole ancora più gravi quelle di Maroni, che invoca il pugno duro contro i clandestini mentre è in corso la “caccia al nero” a colpi di fucile. Si profila in questo modo un vero e proprio “modello Rosarno”, uno schema di deportazione brutale delle tante aree di degrado e sfruttamento che ha già avuto un precedente a San Nicola Varco. E che adesso il governo intende applicare a tappeto.</p>
<p>Per questi motivi siamo solidali coi migranti di Rosarno e con tutti coloro nel nostro Paese non ricevono un’accoglienza dignitosa e a cui non sono garantiti i diritti elementari:<br />
PER I DIRITTI E LA DIGNITA’<br />
RIBELLARSI E’ GIUSTO</p>
<p>- Il caso Rosarno è dunque un caso nazionale. Perché è un prodotto delle politiche sulla sicurezza e un episodio del generale clima di intolleranza che si respira in Italia, perché è un caso umanitario, perché è un episodio dello sfruttamento comune nelle campagne del Sud, perché è un prodotto della questione meridionale, perché si interseca con la questione mafiosa, perché occorre ripristinare l’agibilità politica e democratica in Calabria.</p>
<p>- Ci appelliamo alla società civile rosarnese, a quelle fasce di disagio sociale che vengono sottomesse dal governo clientelarmafioso del territorio, affinché riconoscano nei lavoratori immigrati un alleato nella lotta per il riscatto da questo sistema soffocante. La solidarietà verticale che si è espressa a Rosarno è tipica: con la crisi, è utile a padronato e governo indirizzare il disagio sociale contro l’anello più debole in una guerra tra poveri che impedisce di riconoscersi come ugualmente sfruttati. Per questo è importante capire che la lotta per la regolarizzazione dei lavoratori immigrati è la stessa lotta di tutti i lavoratori italiani costretti al lavoro nero e alla crescente precarietà sociale.</p>
<p>-E’ importante dunque sostenere una mobilitazione nazionale, che coinvolga le associazioni e i partiti, i sindacati e le organizzazioni di massa, le realtà territoriali, la chiesa, i movimenti, i cittadini e le cittadine che dicono no al razzismo. Costruiamo una rete nazionale di solidarietà che supporti gli africani prima sfruttati e poi deportati. E mobilitiamoci sui territori, per costruire un movimento capace di dare un segnale forte sul caso Rosarno, radicare il dissenso, progettare l’accoglienza.</p>
<p>- Se di regole c’è bisogno, si tratta di leggi che tutelino i diritti dei migranti, contro il lavoro nero, e politiche di accoglienza degne di questo nome. Per questo motivo chiediamo la concessione del permesso di soggiorno a tutti i migranti di Rosarno. Lanciamo una vertenza per la regolarizzazione degli stranieri che lavorano in agricoltura. E chiediamo una sanatoria generalizzata che salvaguardi la vita di migliaia di cittadini sfruttati e soggiogati dalle mafie che gestiscono la compravendita di forza lavoro.</p>
<p>- Dopo la protesta e il corteo del 9 gennaio, dopo il sit-in con le arance insanguinate del 12 gennaio al Senato, dopo le tante iniziative che si sono svolte nel Paese, la mobilitazione non si ferma, ma cresce.</p>
<p><strong>- Il 19 gennaio a Roma, a Caserta e in tante altre città italiane si terranno dei presidi sotto le prefetture, per far sentire la nostra voce portare al governo le nostre proposte.<br />
A ROMA APPUNTAMENTO SOTTO LA PREFETTURA IN P.ZZA SANTI APOSTOLI ALLE ORE 16.00</strong></p>
<p>- 24 gennaio a Roma l’assemblea nazionale sulle migrazioni, che segue alla grande iniziativa del 17 ottobre, Via De Lollis, n. 6 Roma (vicino Metro Termini).</p>
<p>comunità migranti e associazioni antirazziste di Roma</p>
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		<title>Non solo Rosarno</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 08:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rosarno non è un’emergenza, purtroppo sta diventando la normalità in un paese che non ha mai affrontato seriamente la questione dell’immigrazione. Sempre vista come un problema e mai come un diritto (previsto dalla dichiarazione universale dei diritti umani). L’Italia essendo stata un paese di emigrazione si è trovata senza strumenti per far fronte al fenomeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rosarno non è un’emergenza, purtroppo sta diventando la normalità in un paese che non ha mai affrontato seriamente la questione dell’immigrazione.</p>
<p><span id="more-2416"></span>Sempre vista come un problema e mai come un diritto (previsto dalla dichiarazione universale dei diritti umani). L’Italia essendo stata un paese di emigrazione si è trovata senza strumenti per far fronte al fenomeno in senso contrario, si è spaventata e invece di attrezzarsi dal punto di vista politico, economico, culturale nel migliore dei casi l’ha affrontato come emergenza umanitaria e nei peggiori come un problema di sicurezza (vedi il pacchetto sicurezza entrato in vigore in agosto). L’introduzione del reato di clandestinità è una abnormità giuridica: una persona diventa un criminale senza aver commesso nessun reato, i bambini nati in Italia da genitori stranieri sono apolidi quando non invisibili, se i genitori non hanno un permesso di soggiorno.</p>
<p>Una forza di sinistra deve affrontare il tema in modo complessivo perché Rosarno ci ha ricordato che l’immigrazione si scontra con l’illegalità mafiosa e la sua violenza, con il lavoro nero, ma questi sono problemi italiani e non solo dei migranti, anche se loro ne sono doppiamente soggiogati per la loro debolezza (dovuta anche alle nostre leggi) e quindi schiavizzati. Dunque immigrazione e legalità e lavoro (con tutti i diritti relativi), ma anche cittadinanza (che favorirà l’emancipazione delle donne) e scuola.</p>
<p>L’ultima circolare della Gelmini mette il tetto al 30 per cento per gli alunni stranieri nelle classi della scuola pubblica, ma spesso gli alunni (nati in Italia) sono stranieri solo perché noi non vogliamo garantire loro una cittadinanza italiana dovuta, come lo è negli altri stati civili (dalla Francia agli Stati uniti). Noi continuiamo ad applicare il diritto di sangue, dunque non sei italiano se non lo sono i genitori, invece dovremmo applicare il diritto di suolo: è italiano chi è nato in Italia, lo chiede persino Fini!</p>
<p>Non solo. A chi vive nel nostro paese occorre garantire tutti i diritti (lavoro, sanità, scuola, voto, etc.) e chiedere il rispetto dei doveri (quelli stabiliti dalle nostre leggi), solo sulla base dell’uguaglianza si può costruire una convivenza degna di questo nome, solo così potremo cercare di disinnescare le guerre tra poveri.  Solo così l’intolleranza che domina i rapporti tra le persone (anche tra gli italiani, la caccia del diverso) potrà essere limitata e impedirà il dilagare del razzismo.</p>
<p>Così come solo uno stato laico può garantire la libertà di religione.</p>
<p>Giuliana Sgrena</p>
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		<title>Rosarno: SEL partecipa a iniziativa &#8220;Arance insanguinate&#8221; davanti a Senato</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 10:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma, 12 gennaio 2009 &#8220;Questo pomeriggio Sinistra Ecologia e Libertà parteciperà all&#8217;iniziativa, organizzata dalle associazioni antirazziste e dalle comunità migranti in solidarietà con i migranti di Rosarno, che si terrà alle 16:30 a Roma in Piazza Navona davanti al Senato, in contemporanea all&#8217;audizione del Ministro Maroni. Durante l&#8217;iniziativa verranno distribuite delle arance &#8220;insanguinate&#8221;: le arance [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 12 gennaio 2009</p>
<p>&#8220;Questo pomeriggio Sinistra Ecologia e Libertà parteciperà all&#8217;iniziativa, organizzata dalle associazioni antirazziste e dalle comunità migranti in solidarietà con i migranti di Rosarno, che si terrà alle 16:30 a Roma in Piazza Navona davanti al Senato, in contemporanea all&#8217;audizione del Ministro Maroni. Durante l&#8217;iniziativa verranno distribuite delle arance &#8220;insanguinate&#8221;: le arance di Rosarno, che narrano la storia di quei migranti considerati dalla malavita merce da sfruttare, una comunità di invisibili cui è stato sottratto il diritto alla vita. Vi è il bisogno di raccontare, sfatando anche un&#8217;opinione pubblica che troppe volte strumentalizza o riduce a stereotipi la rivendicazione di persone che denunciano la loro condizione di schiavitù, che Rosarno è solo la punta di un iceberg di una gomorra infernale che attraversa tutto il nostro Paese e che he riguarda la politica, le istituzioni, la malavita, pezzi interi di società italiana&#8221;.</p>
<p>&#8220;Chiediamo al governo di non cadere nella demagogia delle operazioni simboliche e inefficaci, come le inumane espulsioni di massa, ma di attuare un&#8217;azione concreta che investa la complessità del problema, che si può risolvere solo con il coinvolgimento di tutte le forze democratiche del Paese, con la lotta senza quartiere al lavoro nero e alle mafie, con misure che fronteggino lo sfruttamento nei campi agricoli, con il permesso di soggiorno per coloro che vengono sfruttati e ridotti in schiavitù, con un piano concreto di accoglienza&#8221;.</p>
<p>Lo afferma in una nota Marco Furfaro del coordinamento nazionale Sinistra Ecologia e Libertà.</p>
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		<title>Rosarno, una stagione all&#8217;inferno</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 09:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rosarno: uno degli ultimi lembi di Calabria, nella Piana di Gioia Tauro, dove ci sono gli oliveti basiliani tra i più antichi d’Italia, a due passi dal più grande porto per transhipment del Mediterraneo. Rosarno, un luogo segnato dalla ‘ndrangheta e un comune sciolto per mafia. Rosarno, dove come in un girone dantesco trova(va) abitualmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rosarno: uno degli ultimi lembi di Calabria, nella Piana di Gioia Tauro, dove ci sono gli oliveti basiliani tra i più antichi d’Italia, a due passi dal più grande porto per transhipment del Mediterraneo. Rosarno, un luogo segnato dalla ‘ndrangheta e un comune sciolto per mafia. Rosarno, dove come in un girone dantesco trova(va) abitualmente asilo una moltitudine d’invisibili, di migranti stagionali.<span id="more-2323"></span>Giovani, uomini per lo più, solo poche le donne; giovani, tra i 20 e i 30 anni, non tutti e non solo irregolari, clandestini da respingimenti, come vorrebbe l’On. Ministro Maroni, verso i quali-  a suo dire – si sarebbe manifestata sinora eccessiva tolleranza…. Arrivano dai Sud del mondo, ogni anno, lavorano qualche mese alla raccolta degli agrumi e delle olive, poi vanno via, a metà febbraio, per spostarsi in Puglia per la raccolta del pomodoro. Vivono in un melting pot di condizioni precarie: in quei non-luoghi che sono le ex fabbriche, senza luce, acqua, riscaldamento, finanche senza un tetto, con bagni chimici che non vengono svuotati per giorni e interi giorni&#8230; Sono africani: ivoriani, ghanesi, marocchini, nigeriani&#8230; Vivono in un territorio segnato da famiglie il cui cognome è impresso in rossoenero nella storia della Calabria, dove oggi nel ridisegno strategico delle ‘ndrine, sono anche e soprattutto le donne a comandare… Lavorano per 25 euro al giorno (trasporto ai campi escluso, escluso l’acquisto di stivali e guanti necessari alla raccolta, ovviamente escluso quello che devono ai caporali…). Malgrado questo, nel corso di questi anni, questi invisibili hanno avuto il coraggio di diventare simbolo di battaglie di libertà e dignità; quello stesso coraggio che troppo spesso è mancato a chi quei territori abita da sempre. E così hanno denunciato abusi, aggressioni, ritorsioni, episodi di violenze solo apparentemente gratuite. Una umanità ferita e umiliata dagl’interessi della criminalità organizzata e non… Esseri umani, paradossalmente schiavizzati e criminalizzati.</p>
<p>A volerla dire con Rimbaud, una Stagione all’Inferno, da dissoluzione del mondo del lavoro nero.</p>
<p>Si è come rotta, a Rosarno, la sentimentalità dei luoghi tra neri e popolazioni locali, in una Regione – la Calabria &#8211; dove pure – come a Riace – s’è fatta società locale da politiche virtuose d’accoglienza dell’Altro. A Riace, dove la forma meticciata e l’interculturalità si sono trasformate in ricchezza. Si è come infranto l’equilibrio, in verità in quel luogo spesso assai precario, lo stato di convivenza tra popolazioni locali e  migranti. E si sono vedute scene d’una guerriglia urbana, che ha superato in concorrenza  le bidonvilles parigine di qualche tempo fa.</p>
<p>Sono più di dieci anni che i migranti lavorano nella Piana, anche e soprattutto per la criminalità organizzata… E sono tollerati finché provvedono alla raccolta delle arance o delle olive, gestita per lo più dalle organizzazioni criminali. Pare strano che i problemi si siano verificati solo alla fine del periodo della raccolta, quando magari chi, tra i più fragili, ha protestato per avere la propria paga è stato aggredito… Pare strano, anche considerato che forse sta cambiando, e sicuramente cambierà a partire dai fatti di Rosarno, la geografia della manodopera da lavoro nero. E in Calabria i caporali iniziano a prediligere manovalanza d’altra etnia, magari rumena…</p>
<p>Certo, questa vicenda di clandestinità, d’illegalità diffusa, di mancanza di diritti è anche e soprattutto il risultato d’una legge razzista, la Bossi-Fini, che sinora ha creato solo barbarie. Ma dovremmo interrogarci anche su quella parte di noi che la barbarie l’ha praticata, girando armata per le strade di Rosarno, dando la caccia sfrenata all’Altro…. Ben sapendo che fortunatamente c’è una Calabria differente, come quella dei compagni di Cosenza, che in visita ai migranti feriti, in ospedale, portando abiti e dolci s’accompagnavano con un cartello: “L’altra Calabria vi abbraccia”.</p>
<p>Oggi a Rosarno di neri quasi non ce ne sono più….Li hanno <em>de</em>-portati, per una nuova forma d’esodo, nei CPA a Crotone, Bari, Foggia, chissà….</p>
<p>Li ho visti passare, stanotte, stipati negli autobus. Dai vetri filtravano sguardi impauriti e  umidi, e non per la pioggia che correva forte… Erano scortati dalle auto della Polizia, a Cosenza, che pure è città aperta e tollerante, che sin dalle sue origini ha praticato l’accoglienza dell’Altro, come fu per quel re barbaro d’Alarico.</p>
<p>Che, a volerla dire tutta, qui si sarebbe potuto mandare qualche segnale reale in più: che qui è soprattutto mancata la sensibilità e la generosità istituzionale, da prossimità sociale e solidale…</p>
<p>Sono andati via….Sperando che con loro non s’involi la speranza di costruzione di un’Altra Calabria possibile, che pure i neri di Rosarno hanno rappresentato. Nella consapevolezza che molto dipenderà da noi: dalla nostra volontà di non dimenticare quello che in sole 48 ore è successo, in quel lembo di Calabria.</p>
<p>E molto dipenderà dalla nostra capacità di farne una questione nazionale, di Rosarno. Iniziando a porci delle domande, tante. A partire da quelle arance, che spesso sono sulle nostre tavole, che arrivano sui mercati da comunità globale. Su chi, e come le raccoglie quelle nostre arance… Arance amare! Che per Coldiretti nel passaggio dai campi alle nostre tavole il prezzo s’impenna e aumenta del 474%&#8230;.</p>
<p>Spendendosi, collettivamente, per altre forme di percezione e <em>sim</em>-patia dell’Altro.</p>
<p>Eva Catizone</p>
<p>Coordinamento Nazionale SeL</p>
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		<title>A caccia di neri. di Celeste Costantino</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 11:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Il Manifesto A Rosarno esiste un gioco chiamato “andare per marocchini”, altri lo chiamano “il gioco della Nazionale”. Per partecipare bisogna andare in gruppo sugli scooter con i bastoni &#8211; appunto lungo la via Nazionale &#8211; sfrecciare accanto ai migranti che la percorrono a piedi di ritorno da lavoro, prendere la mira e picchiarli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da Il Manifesto</p>
<p>A Rosarno esiste un gioco chiamato “andare per marocchini”, altri lo chiamano “il gioco della Nazionale”. Per partecipare bisogna andare in gruppo sugli scooter con i bastoni &#8211; appunto lungo la via Nazionale &#8211; sfrecciare accanto ai migranti che la percorrono a piedi di ritorno da lavoro, prendere la mira e picchiarli, proprio come i giocatori di polo con la palla.</p>
<p><span id="more-2317"></span>C’è anche una variabile: c’è chi sale sui cavalcavia armato di sassi e fa il tiro a bersaglio. E’ anche accaduto &#8211; nel 2008 &#8211; che i migranti venissero sparati con pistole . Ieri l‘altro, raccontano le cronache, c’erano tre ragazzi a bordo di una macchina scura. Ridevano e urlavano. Poi hanno iniziato a sparare con fucili ad aria compressa.<br />
E’ qui, in questo contesto drammatico, che vivono i migranti di Rosarno. Le minacce e le intimidazioni, lo sfruttamento sul lavoro e le condizioni disumane sono lì, che si mescolano al lavoro prezioso fatto da molti per cercare di rendere la loro vita meno infernale.<br />
Abbiamo conosciuto la storia dei migranti di Rosarno nel 2005, è un ragazzino di 16 anni a raccontarcela per la prima volta. Inizia a raccontare una storia surreale: migliaia di extracomunitari, di neri che vivono in una condizione di schiavitù. Sfruttati nella raccolta di arance nei campi della piana di Gioia Tauro, una giornata di lavoro 25 centesimi, ammassati in una ex fabbrica dismessa a dormire nei cartoni. Fino a quel momento avevamo sentito parlare di luoghi di questo tipo e anche di sfruttamento di migranti nell’agricoltura, ma il caso di Rosarno, a mezz’ora da casa nostra, aveva dell’incredibile.<br />
Andammo di domenica, con due macchine. Nei giorni feriali era impossibile: alle cinque del mattino, ci dicevano, sono già a bordi della nazionale che aspettano di essere presi e portati nei campi (inavvicinabili) e poi ci sono gruppi di compaesani che controllano il posto e si insospettiscono se vedono gente di fuori. Così abbiamo fatto e così siamo entrati nell’inferno chiamato Rosarno. Che oggi solo chi è colpevolmente distratto può dire di non conoscere.<br />
Così adesso che i migranti con coraggio e disperazione hanno deciso di ribellarsi all’ennesimo e violento attacco subito &#8211; mentre a Reggio Calabria una bomba alla procura generale passa nel (quasi) disinteresse generale &#8211; non vogliamo parlare di quello che c’era dentro alla Cartiera (e nelle ex fabbriche e nei capannoni che oggi l‘hanno sostituita), ora quello che è importante è capire cosa c’era e c’è attorno alla Cartiera.<br />
Quella domenica la cosa più impressionante non furono paradossalmente le condizioni di vita dei migranti, ma fu un vecchio rosarnese che guidava un’Ape che, passando da lì, con un gesto automatico sputò in direzione della Cartiera e urlò: “Cornuti! Mmerda!”. Poi girò lo sguardo e vide noi, dei volti bianchi, delle facce non di Rosarno, stranieri anche noi. E si sentì spiazzato. Ci raccontarono che quello di sputare era un’abitudine giornaliera. Perché? C’è razzismo a Rosarno. E non bisogna nascondersi, come fa il commissario prefettizio dicendo che “il ferimento accaduto ieri di due immigrati non è riconducibile a razzismo”. Bisogna invece provare a disinnescarlo, in un territorio fatto di emigranti e di lavoratori delle campagne. Coloro i quali sfruttano oggi questi lavoratori paradossalmente sono gli stessi che venivano sfruttati negli anni 50 e 60 dai proprietari terrieri.<br />
E c’è un altro cortocircuito che va disinnescato e porta direttamente alla criminalità organizzata.<br />
&#8220;Il problema degli immigrati va riallacciato a quello della &#8216;ndrangheta. C&#8217;è uno sfruttamento pilotato da parte della criminalità e questo a causa dell&#8217;assenza dello Stato, che deve tornare a intervenire&#8221;, spiega don Pino Demasi, vicario generale della diocesi di Oppido-Palmi e referente di Libera in Calabria. Il sistema delle cosche è perfetto: i boss che non hanno mai lasciato le campagne richiedono la manodopera, mettono a disposizione i mezzi di trasporto e si arricchiscono nell’ombra. E pur avendo dei business molto più redditizi continuano a mantenere Rosarno come il loro quartier generale perché poca importanza ha se siamo in presenza di famiglie che fatturano milioni di euro ogni anno con il traffico internazionale degli stupefacenti, il loro potere di sopraffazione è lì che va mantenuto, è lì che va ostentato. Quindi non deve stupire nessuno se i figli di questi boss per esempio come ci racconta Antonello Mangano in “Gli africani salveranno Rosarno. E forse anche l’Italia” in un capitolo dal titolo emblematico “La mafia più pazza del mondo” fanno rapine nei negozi, derubano un migrante a fine giornata o rubano una macchina. Perché “chista è a me zona”.<br />
Che la situazione fosse esplosiva era chiaro da tempo: il 12 dicembre 2008, alle cinque del pomeriggio, due giovani italiani a bordo di una Panda bianca sparano contro un gruppo di migranti che tornano dal lavoro nei campi di aranceti: vengono colpiti due ivoriani. Già quel giorno i migranti erano scesi in piazza per protestare. Già in quelle ore s’era mostrata tutta l’inadeguatezza della risposta dello Stato, dei cittadini di Rosarno. Che questa volta fanno di più: fanno una contromanifestazione per chiedere agli africani di andare via, qualcuno si prende il gusto di salire in terrazza per sparare colpi di pistola in aria.<br />
C’è un intero sistema che è al collasso. Rosarno esiste nell’indifferenza generale. “Durante la stagione della raccolta &#8211; ha scritto Alessio Magro sul Manifesto già nel 2006 &#8211; le sirene tacciono. Poi arrivano le retate ad orologeria: qualche arresto, un pugno di espulsioni per far quadrare i conti. Ogni tanto un blitz: botte e sconquassi per rimettere ordine nei periodi di tensione”. Nel frattempo un altro anno passa e questi fantasmi dalla pelle nera mandano avanti l’industria degli agrumi. Rosarno è probabilmente il luogo in cui la Bossi-Fini ha dato i suoi frutti più amari. Un fallimento totale. O la sublimazione di un sistema perverso che il ministro Maroni che oggi parla di “troppa tolleranza” continua irresponsabilmente ad alimentare.<br />
Rosarno è lo specchio dell’inadeguatezza della classe dirigente calabrese che si riempie gli occhi del modello Riace e non fa nulla per replicare quella felice esperienza altrove, per permettere ai ragazzi di Rosarno di lavorare tranquillamente.<br />
Tra qualche settimana i lavoratori di Rosarno non serviranno più. Fra un anno ne arriveranno altri. E la ruota ricomincerà a girare.</p>
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		<title>Razzisti dentro: come ci si lava la coscienza</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 04:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Italia è un Paese razzista? O meglio: gli italiani sono razzisti? Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto partire dalla definizione del termine “razzismo”. Il Devoto-Oli, nell’edizione del 1971, recita: “Razzismo è ogni tendenza, psicologica o politica, suscettibile di assurgere a teoria o di esser sanzionata dalla legge, che, fondandosi sulla presunta superiorità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è un Paese razzista? O meglio: gli italiani sono razzisti? Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto partire dalla definizione del termine “razzismo”. Il Devoto-Oli, nell’edizione del 1971, recita: “<em>Razzismo è ogni tendenza, psicologica o politica, suscettibile di assurgere a teoria o di esser sanzionata dalla legge, che, fondandosi sulla presunta superiorità di una razza sulle altre o su di un’altra, favorisca o determini discriminazioni sociali o addirittura genocidio</em>”.<span id="more-2301"></span>A questo punto sembra abbastanza chiaro cosa sia il razzismo e, soprattutto, chi è razzista e chi no. La definizione non lascia scampo: molte delle manifestazioni del pensiero dominante in questo momento in Italia sono razziste. Di fronte alla purezza delle parole bisogna arrendersi. E non basta premettere a una considerazione neonata la formula “Io non sono razzista, però&#8230;” perché risulta in contraddizione con qualsiasi svolgimento futuro del pensiero. Pensare che un essere umano con il colore della pelle diverso dal nostro abbia meno diritti di noi è razzista. Affermare che alcune etnie non sono in grado di svolgere alcuni lavori è razzista, tanto quanto affermare che possono svolgere solo quelli che impiegano braccia e gambe e non il cervello. Sbracciarsi e urlare che tutti gli appartenenti a una comunità nazionale sono stupratori perché uno di loro stupra, non è soltanto un sillogismo mal riuscito, ma è soprattutto razzista. Premettere che “Io non sono razzista, però&#8230;” non ci salva dall’essere tali. E’ razzista scostarsi da un rom appena salito sull’autobus per paura di un furto. E’ razzista cambiare marciapiede perché di fronte a noi si para un ragazzo di colore con un borsone in spalla. E’ razzista chiamare la Municipale perché alcuni uomini dall’accento dell’est dormono ubriachi sulle panchine di un parco o di una piazza. “Io non sono razzista, però&#8230;”: no, tu sei razzista. La famosa frase “italiani, brava gente”, se utilizzata per dimostrare una superiorità morale nei confronti dei moderni “barbari” è razzista. Un inciso: nella Grecia del V secolo a.C. erano chiamati “barbari” gli stranieri provenienti dalle terre a nord dell’Ellade. E non perché puzzavano, ma perché “balbettavano” (<em>barbaro</em> da <em>bar bar</em> &#8211; “balbuziente”). Un problema linguistico, quindi. Quando i macedoni, con Alessandro Il Grande, conquistarono l’intera penisola, smisero di essere barbari: tutti parlavano la <em>koinè dialektos</em>.</p>
<p>Non solo, sei razzista e pavido. Hai paura. Hai paura perché non conosci. Hai paura di una cultura diversa e la chiami terrorismo. Hai paura di una cultura diversa e ti lamenti per l’odore di cipolla che aleggia sul pianerottolo di casa perché il tuo vicino è indiano. Hai  paura che qualcuno ti rubi un lavoro che non ti sogneresti mai di svolgere. “Signora”, chiesi un giorno, “perché ce l’ha con gli immigrati?”. La signora rispose che rubavano il lavoro al figlio. “Che lavoro fa suo figlio?” L’avvocato. “Signora, ma gli immigrati vendono i cd falsi, le borse fasulle, le teste d’aglio al mercato, raccolgono i pomodori, vendono la frutta, chiedono l’elemosina, corrono su e giù per le spiagge con asciugamani e tappeti!” Non fa niente, rubano il lavoro. Dovetti desistere. La paura è figlia di un bisogno di sicurezza. E nei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo, la sicurezza viene a mancare.</p>
<p>Tornando alla definizione, il razzismo è una “<em>tendenza, psicologica o politica</em>”: questo sta a significare che non è sufficiente votare o appoggiare una formazione politica democratica e che si professa a favore dell’integrazione per essere immuni dall’accusa di razzismo. Si può appoggiare un partito progressista ed essere razzisti. Dipende da come si intende il progressismo. Quindi, si può avere una visione positiva dell’integrazione quando ciò riguarda temi generali ed essere razzisti quando il problema dell’integrazione arriva nel condominio dove viviamo. Il fatto di “dirsi” antirazzisti non significa che poi non si agisca da razzisti. Ma vale anche l’inverso. Ci si può definire antirazzisti e votare una formazione politica che fa del razzismo il suo cavallo di battaglia, o che ha nel suo programma elettorale proposte di esclusione sociale in favore della difesa di interessi “autoctoni”. Ancora una volta questo non ci lava la coscienza. Non c’è da scherzare, accade oggi nelle nostre città.</p>
<p>Si può obiettare: io non credo che ci sia una razza superiore, o che ci siano etnie superiori ad altre, ma voglio che ognuno stia a casa sua. Bene, non s</p>
<p>sei razzista, sei <em>xenofobo</em>. Anche in questo caso il Devoto-Oli del ’71 giunge in nostro soccorso. La xenofobia è “<em>l’avversione indiscriminata nei confronti degli stranieri</em>”. Non sei razzista, stai tranquillo, sei xenofobo. Forse per te il termine è meno infamante del primo, se non altro perché è di origine greca e fai fatica a capire cosa significhi, ma è altrettanto devastante nelle declinazioni pratiche. O forse di più? Perché si può dire che i filippini sono brave persone e i rumeni no, ma gridare che “hanno tutti rotto i coglioni e se ne devono andare a casa loro” è assai peggio.</p>
<p>Non sarà, poi, che gli stranieri ci fanno paura perché sembrano non voler sottostare alle regole non scritte che opprimono questo Paese? Castel Volturno e Rosarno non sono forse l’esempio più cristallino di come gli unici a ribellarsi alla schiavitù, allo sfruttamento e alle organizzazioni mafiose siano stati proprio gli immigrati? Soffermiamoci a riflettere. Forse una risposta la troviamo. Fino a che sono rimasti nelle baracche ai margini dei campi, il nostro occhio si è rifiutato di vedere. Ma quando ne sfilano duemila in corteo nelle strade della tua città, allora vorresti che la spazzatura tornasse sotto al tappeto. Gli spari contro, li prendi a sprangate. No, ormai è tardi, la polvere si è alzata.</p>
<p>L’Italia è un Paese razzista? O meglio: gli italiani sono razzisti? No, non si può generalizzare, è da razzisti! Ma gli strumenti per capire chi lo è e chi no li abbiamo. E’ un lavoro che dobbiamo fare su noi stessi. Bisogna soltanto avere il coraggio di chiederselo. Io sono razzista?</p>
<p>Ivan Errani</p>
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		<title>Rosarno non è poi così lontana dalla realtà di Vittoria e della fascia trasformata</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 04:54:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Basta fare un giro nelle nostre campagne dove vivono migliaia di immigrati in casolari di fortuna e asserviti ad un sistema perverso di accesso al lavoro in agricoltura che spesso fa capo a un “caporalato” di ritorno ai limiti dello schiavismo che sta sempre più caratterizzando l’organizzazione del mondo del lavoro all’interno delle aziende agricole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Basta</strong> fare un giro nelle nostre campagne dove vivono migliaia di immigrati in casolari di fortuna e asserviti ad un sistema perverso di accesso al lavoro in agricoltura che spesso fa capo a un “caporalato” di ritorno ai limiti dello schiavismo<span id="more-2297"></span> che sta sempre più caratterizzando l’organizzazione del mondo del lavoro all’interno delle aziende agricole e di trasformazione (magazzini) che vede una sottomissione dei lavoratori immigrati non solo a causa di una legge sbagliata da cambiare immediatamente che è la Bossi-Fini, ma anche perché spesso le aziende grandi medie e piccole vedono sbagliando solo qui la possibilità di abbattere i costi e quindi di sopravvivere, sfruttando questi lavoratori. <strong>Basta</strong> recarsi negli Hard discount della nostra città dove da anni ormai gli italiani sono minoranza, sono presenti soprattutto cittadini dell’est europa e del nord africa, che faticano a fare la spesa per sopravvivere. <strong>Basta</strong> ricordare la rissa avvenuta qualche mese fa in piazza senia a Vittoria e i tanti episodi di intolleranza razziale denunciati anche da chi si occupa direttamente della questione, vedi comunità cristiane e Caritas.</p>
<p>Di fronte a tutto ciò noi pensiamo che ci sia un solo modo per scongiurare il peggio: <strong>il rispetto delle regole e delle leggi.</strong> Cosa assolutamente necessaria in tutti i campi dell’economia e della convivenza civile, se non si fa questo a rischiare è la stessa tenuta democratica del nostro territorio e le contraddizioni possono diventare un miscela esplosiva. Le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, gli Organi Ispettivi devono vigilare perché non ci siano sopraffazioni e soprusi, se, come pensiamo, c’è un ritorno indietro rispetto alla conquista di diritti fondamentali dei lavoratori avremo la legge della giungla, del vince il più forte e la mafia continuerà a gestire il malaffare. Determinando reazioni scomposte se non vere e proprie sommosse come quelle alle quali stiamo assistendo in Calabria.</p>
<p>Proprio per questo crediamo fermamente che nessuno può permettersi il lusso di far finta di niente anche quelli che oggi si ritengono i più furbi pagheranno le conseguenze di un impostazione che schiaccia e mette al tappeto altri lavoratori.</p>
<p>Tutto si tiene e il sistema deve garantire a tutti dignità e possibilità di vedere un futuro se no è la fine. Allora fermiamoci, mentre siamo ancora in tempo e definiamo una strategia che nel rispetto della legalità consenta a tutti di portare a casa un reddito decente per sopravvivere. Invitiamo le forze politiche, le associazioni di volontariato, le organizzazioni professionali (CIA, Coldiretti, ecc.), le organizzazioni sindacali (CGIL,CISL,UIL,ecc.) a prendere in mano il movimento dei lavoratori agricoli (imprenditori e braccianti,indigeni e immigrati) per condurlo democraticamente verso nuovi traguardi.</p>
<p>Enzo Cilia</p>
<p>coordinatore provinciale SEL Ragusa</p>
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		<title>La troppa tolleranza dello Stato</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 06:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vaso di Pandora è stato aperto. Hanno cercato di tenerlo chiuso il più possibile. Abbiamo anche noi distolto lo sguardo da esso, per non rischiare che fosse scoperchiato, invece qualcosa è andato storto. A Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, un male nascosto ma nello stesso tempo conosciuto da tutti, è finalmente emerso dall’oblio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vaso di Pandora è stato aperto. Hanno cercato di tenerlo chiuso il più possibile. Abbiamo anche noi distolto lo sguardo da esso, per non rischiare che fosse scoperchiato, invece qualcosa è andato storto.<span id="more-2304"></span></p>
<p>A Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, un male nascosto ma nello stesso tempo conosciuto da tutti, è finalmente emerso dall’oblio. E’ stata necessaria una rivolta di sfruttati. Non di italiani ma di immigrati letteralmente schiavizzati da italiani.</p>
<p>Troppa tolleranza verso gli immigrati? No, magari troppa tolleranza verso chi li sfrutta. Tutti sapevano e nessuno parlava. A tutti facevano comodo quel centinaio di africani “stipati” in dormitori-lager dove neanche i topi dormivano per quanto le condizioni di vivibilità erano disagiate. Nei dintorni del paesino parecchi erano consapevoli della loro presenza e del loro sfruttamento nei campi. Ricattati, costretti in condizioni disumane perché “irregolari” (data la facilità con cui si diventa tali per le implicazioni della legge sull’immigrazione).</p>
<p>Condividere la richiesta di sicurezza degli abitanti di Rosarno è sacrosanto. Ed è giusto intervenire contro una escalation di violenza. Ma come siamo arrivati a questo punto? Di chi è la responsabilità? Il Comune essendo estremamente piccolo non sapeva o faceva finta di non sapere cosa succedeva sul proprio territorio? Chi sfruttava in nero quelle persone? A chi conveniva?</p>
<p>Le risposte saranno accertate dalla magistratura, se mai un inchiesta verrà aperta. Ma in fondo anche noi sappiamo darcele. In una regione dove la ‘ndrangheta si è sostituita allo Stato, può capitare questo ed altro. Solo 25 euro per oltre 14 ore di lavoro. Se fosse successo ad un italiano, lo avrebbero licenziato o gli avrebbero sparato direttamente alle gambe? Questo è quello che è successo a loro.</p>
<p>La reazione alla violenza spesso genera violenza. E’ triste pensare che nella nostra terra, madre di tanti diritti, in particolare di quello d’asilo, si scopre che di diritti ce ne sono sempre meno.</p>
<p>Gli “scafisti”, spesso ITALIANI, altro non sono che mercanti di uomini in stretti rapporti con la mala locale che consapevoli della disperata situazione di queste donne e uomini, sfruttano la loro disperazione per trarne profitto, impiegandole in una condizione di servitù che ricorda le condizioni del feudalesimo tra il IX ed il X secolo.</p>
<p>Purtroppo siamo nel XXI.</p>
<p>L’immigrazione ruba lavoro agli italiani. Questa è la frase con cui si lamentano milioni di italiani. Verrebbe da ridere se la situazione non fosse così tragica.</p>
<p>Provate a vivere anche per un solo giorno in case di cartone di 10 metri quadri e 4 inquilini. Provate a sentire i morsi del freddo e della fame. Della paura ad ogni sirena, consapevoli che stanno cercando voi. Pensate che il vostro unico fine è SOPRAVVIVERE, sfruttati, come facevano i mercanti negrieri nei confronti della loro “merce” umana.</p>
<p>Immigrati lo siamo stati anche noi. Facciamo finta di non ricordarlo o forse non lo ricordiamo affatto. Perché alla fine della giornata il nostro stomaco non brontola.</p>
<p>Il Vaso di Pandora è scoperchiato. Speriamo che la Speranza, presente anche nel mito, si concretizzi in condizioni di vita migliori per questi esseri umani che, come dimostratosi da quello che è stato, hanno lo stesso colore del nostro sangue.</p>
<p>Trovare i veri responsabili di questa situazione, oltre che ristabilire l’ordine pubblico, è tra gli obbiettivi fondamentali. Non demandabile ad un aspettativa di giustizia, ma ad una concreta ed immediata azione della magistratura.</p>
<p>di Giovanni Russo</p>
<p><em>in collaborazione con Sirna Bonucci</em></p>
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		<title>&#8220;Organizziamo un No Mafia Day&#8221; di Claudio Fava</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 06:09:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proposta: organizziamo un “no mafia” day. Organizziamolo a Reggio Calabria per farne un ponte virtuale e concreto fra tutti coloro che considerano &#8211; in Sicilia, in Calabria, altrove &#8211; la lotta alle mafie una questione di civiltà e di democrazia, non solo di tribunali. Organizziamolo subito, prima che l’eco di quella bomba contro la Procura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proposta: organizziamo un “no mafia” day. Organizziamolo a Reggio Calabria per farne un ponte virtuale e concreto fra tutti coloro che considerano &#8211; in Sicilia, in Calabria, altrove &#8211; la lotta alle mafie una questione di civiltà e di democrazia, non solo di tribunali. Organizziamolo subito, prima che l’eco di quella bomba contro la Procura Generale di Reggio si smarrisca. Organizziamolo per far sentire la voce di questo paese a chi ritiene che si sia riaperto il tempo delle trattative, delle mediazioni, dei mercanteggiamenti. E che tutto possa essere acquistato o svenduto: anche la decenza delle leggi, anche la memoria degli ammazzati.<span id="more-2312"></span></p>
<p>Va letta, e meditata, l’intervista rilasciata ieri dal procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, uno che di mafia ne mastica, dopo venticinque anni trascorsi nella Procura di Palermo. Vogliono trattare con lo Stato, dice Pignatone. Come fecero i corleonesi nel 1992 attraverso i buoni uffici di Vito Ciancimino. Come faceva il cartel di Medellin, vivo Pablo Escobar, tirando giù gli aerei a colpi di dinamite.  Vogliono trattare perché sono deboli, spiega Pignatone, e ha ragione: molti arresti, molte condanne, molte confische. Io aggiungo: vogliono trattare perché  deboli siamo anche noi. E perfino un’organizzazione austera, quasi autarchica come la ‘ndrangheta, capisce che alzando il livello dello scontro forse qualcosa di buono se ne potrà ricavare.</p>
<p>Perché dovrebbero pensare il contrario? Da quasi trent’anni i mafiosi bestemmiano contro l’infamia della legge La Torre che toglie loro la roba e per regalarla alle amministrazioni comunali e alle cooperative di giovani disoccupati. Volevano che i beni confiscati venissero messi all’asta giudiziaria per poterseli riprendere pagando in contanti: li hanno accontentati. Da lungo tempo i capimafia lamentano d’esser trattati senza il dovuto riguardo nel regime speciale al quale li confina il 41 bis: isolamento diurno, nessun contatto con l’esterno, nessun privilegio al loro rango. Adesso apprendiamo che Filippo Graviano, un po’ d’ergastoli da scontare per stragi menate in tutto il paese, potrà finalmente accompagnarsi ad altri detenuti. Quando l’avevano chiamato a un confronto con il pentito Spatuzza fece sapere che non se la sentiva, non ce la faceva: era stanco e di cattivo umore per quest’accanimento del 41 bis. Dopo due settimane le maglie si sono d’incanto allentate. Lo prevede la legge, ha commentato qualcuno. Non è chiaro invece cosa preveda la legge nel caso in cui un detenuto, in isolamento, riesca a mettere incinta la moglie. Graviano c’è riuscito: si vede che avrà buoni rapporti con lo spirito santo.</p>
<p>Le mafie vogliono trattare. Perché sono affaticate, perché hanno perduto pezzi e smalto. E perché questo clima politico è, probabilmente, irripetibile. Dove troveranno più, nei cent’anni a venire, un parlamento che si tiene al proprio posto l’onorevole Cosentino accusato da sei pentiti di essere a disposizione del clan dei Casalesi?  Chi glielo regalerà più un senatore della Repubblica come Dell’Utri che vanta come eroe della patria il capomafia Mangano? Dove mai troveranno un Consiglio dei Ministri con cassetti così profondi e polverosi da inghiottire per sempre le richieste che i prefetti spediscono a sua eccellenza il ministro dell’interno chiedendogli di sciogliere comuni mafiosi? (Per inciso: qualcuno ha notizia di che fine abbia fatto la richiesta di scioglimento del comune di Paternò dopo l’arresto di un assessore per associazione mafiosa? Non pervenuto? Capisco…)</p>
<p>Adesso la ndrangheta bussa alla porta dei tribunali calabresi a colpi di tritolo, e qualcuno al Viminale decide di mandare cento poliziotti in più laggiù. Ben fatto. Basterà? No. Il procuratore Pignatone, uomo attento a misurare le parole, ieri spiegava che anche la mafia calabrese ha imparato a coprirsi le spalle e a costruirsi un sistema di “relazioni esterne”: amicizie eccellenti, complicità adeguate, “quella che a Palermo chiamano zona grigia, la borghesia mafiosa…”. Che si fa contro questi colletti bianchi: gli si manda contro la celere?</p>
<p>Di fronte al ritrovato orgoglio criminale delle cosche, di fronte alla sfacciata pretesa di poter riaprire le trattative come se a misurarsi fossero due stati sovrani e non una nazione civile aggredita da un grumo di malviventi, di fronte alle ovvie elemosine che questo governo regala a poliziotti e magistrati continuando intanto a smantellare i pochi efficaci strumenti legislativi che abbiamo, servirà un “no mafia” day? Io dico di sì. Non a sconfiggere la mafia, ma a far sapere che non ci siamo abituati ad essa: a questo servirà. E ci sono momenti in cui mostrare la schiena dritta di un paese vale cento volte più del buon esito di un processo.</p>
<p>Claudio Fava</p>
<p><em>pubblicato da l&#8217;Unità</em></p>
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		<title>Fava (SEL): Organizziamo un &#8216;no-mafia day&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 19:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma, 9 gen &#8211; &#8221;Organizziamo un &#8216;no-mafia day&#8217;. Organizziamolo a Reggio Calabria per farne un ponte virtuale e concreto fra tutti coloro che considerano -in Sicilia, in Calabria, altrove- la lotta alle mafie una questione di civilta&#8217; e di democrazia, non solo di tribunali&#8221;. E&#8217; la proposta che lancia Claudio Fava, del Coordinamento Nazionale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 9 gen &#8211; &#8221;Organizziamo un &#8216;no-mafia day&#8217;.</p>
<p>Organizziamolo a Reggio Calabria per farne un ponte virtuale  e concreto fra tutti coloro che considerano -in Sicilia, in  Calabria, altrove- la lotta alle mafie una questione di  civilta&#8217; e di democrazia, non solo di tribunali&#8221;.</p>
<p>E&#8217; la proposta che lancia Claudio Fava, del Coordinamento  Nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217; dalle colonne del  quotidiano L&#8217;Unita&#8217;, rivolgendosi alle forze politiche e  sociali, ai movimenti, alle associazioni e al volontariato  antimafia&#8221;.</p>
<p>&#8221;Organizziamolo subito -prosegue Fava- prima che l&#8217;eco di  quella bomba contro la Procura Generale di Reggio si  smarrisca. Organizziamolo per far sentire la voce di questo  Paese a chi ritiene che si sia riaperto il tempo delle  trattative, delle mediazioni, dei mercanteggiamenti&#8221;.</p>
<p>&#8221;Le mafie -sostiene Fava- vogliono trattare. Perche&#8217; sono  affaticate, perche&#8217; hanno perduto pezzi e smalto. E perche&#8217;  questo clima politico e&#8217;, probabilmente, irripetibile (&#8230;)  Di fronte al ritrovato orgoglio criminale delle cosche, di  fronte alla sfacciata pretesa di poter riaprire le trattative  come se a misurarsi fossero due stati sovrani e non una  nazione civile aggredita da un grumo di malviventi, di fronte  alle ovvie elemosine che questo governo regala a poliziotti e  magistrati continuando intanto a smantellare i pochi efficaci  strumenti legislativi che abbiamo, servira&#8217; un &#8216;no mafia  day&#8217;? Io dico di si&#8217;. Non a sconfiggere la mafia, ma a far  sapere che non ci siamo abituati ad essa: a questo servira&#8217;.</p>
<p>E ci sono momenti in cui  &#8211; conclude Fava &#8211; mostrare la  schiena dritta di un Paese vale cento volte piu&#8217; del buon  esito di un processo&#8221;.</p>
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<td class="testo_standard" width="383" height="10" valign="bottom"><strong>MAFIA: FAVA(SEL), UN &#8216;NO-MAFIA DAY&#8217; A REGGIO CALABRIA </strong></td>
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<p align="justify">(ASCA) &#8211; Roma, 9 gen &#8211; &#8221;Organizziamo un &#8216;no-mafia day&#8217;.</p>
<p>Organizziamolo a Reggio Calabria per farne un ponte virtuale  e concreto fra tutti coloro che considerano -in Sicilia, in  Calabria, altrove- la lotta alle mafie una questione di  civilta&#8217; e di democrazia, non solo di tribunali&#8221;.</p>
<p>E&#8217; la proposta che lancia Claudio Fava, del Coordinamento  Nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217; dalle colonne del  quotidiano L&#8217;Unita&#8217;, rivolgendosi alle forze politiche e  sociali, ai movimenti, alle associazioni e al volontariato  antimafia&#8221;.</p>
<p>&#8221;Organizziamolo subito -prosegue Fava- prima che l&#8217;eco di  quella bomba contro la Procura Generale di Reggio si  smarrisca. Organizziamolo per far sentire la voce di questo  Paese a chi ritiene che si sia riaperto il tempo delle  trattative, delle mediazioni, dei mercanteggiamenti&#8221;.</p>
<p>&#8221;Le mafie -sostiene Fava- vogliono trattare. Perche&#8217; sono  affaticate, perche&#8217; hanno perduto pezzi e smalto. E perche&#8217;  questo clima politico e&#8217;, probabilmente, irripetibile (&#8230;)  Di fronte al ritrovato orgoglio criminale delle cosche, di  fronte alla sfacciata pretesa di poter riaprire le trattative  come se a misurarsi fossero due stati sovrani e non una  nazione civile aggredita da un grumo di malviventi, di fronte  alle ovvie elemosine che questo governo regala a poliziotti e  magistrati continuando intanto a smantellare i pochi efficaci  strumenti legislativi che abbiamo, servira&#8217; un &#8216;no mafia  day&#8217;? Io dico di si&#8217;. Non a sconfiggere la mafia, ma a far  sapere che non ci siamo abituati ad essa: a questo servira&#8217;.</p>
<p>E ci sono momenti in cui  &#8211; conclude Fava &#8211; mostrare la  schiena dritta di un Paese vale cento volte piu&#8217; del buon  esito di un processo&#8221;.</td>
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		<title>Umanità smarrita</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 17:47:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le cronache di violenza e di razzismo che rimbalzano dalla città di Rosarno evocano storie millenarie di persecuzione nei confronti di minoranze di ogni tipo. Siamo tutti convocati ad un aspro rendiconto sulla deriva della nostra vita civile, questi pogrom non possono essere considerati una questione periferica di ordine pubblico: c’è come un Paese che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le cronache di violenza e di <strong>razzismo</strong> che rimbalzano dalla città di <strong>Rosarno</strong> evocano storie millenarie di persecuzione nei confronti di minoranze di ogni tipo.<span id="more-2293"></span> Siamo tutti convocati ad un aspro rendiconto sulla deriva della nostra vita civile, questi pogrom non possono essere considerati una questione periferica di ordine pubblico: c’è come un Paese che si sta incarognendo, avvitando nelle proprie fobie, smarrendo i propri codici di convivialità e di accoglienza. Lo sdoganamento del lessico della xenofobia e della criminalizzazione dei più poveri è una questione che chiama in causa la responsabilità della politica e di tutti gli attori fondamentali della nostra società. In quel buco nero della ragione in cui si apre lo spazio della “caccia all’uomo” (si tratti di un nero o di un clochard, non fa differenza) dobbiamo saper guardare i segni di un degrado, di una decadenza della nostra cultura sociale, di una regressione a cui nessuno può arrendersi. Occorre una mobilitazione democratica e popolare capace di spezzare la catena della violenza. Occorre dire parole di pace, di tolleranza. Occorre lottare per recuperare sentimenti elementari di solidarietà e di fraternità. Occorre recuperare l’orizzonte della nostra smarrita umanità.</p>
<p>Nichi Vendola</p>
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		<title>Rosarno, Manifestazione Roma. SEL: grave cariche polizia. Maroni chiarisca</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 18:54:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma, 9 gennaio 2009 &#8220;Durante il presidio i manifestanti stavano esprimendo la loro solidarietà agli immigrati in modo molto pacifico e tranquillo. C&#8217;erano tante persone, tra le quali anche esponenti politici e giornalisti, che rivendicavano il rilancio di un clima di legalità e giustizia, a Rosarno come nel resto del Paese. Il gruppo di manifestanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 9 gennaio 2009</p>
<p>&#8220;Durante il presidio i manifestanti stavano esprimendo la loro solidarietà agli immigrati in modo molto pacifico e tranquillo. C&#8217;erano tante persone, tra le quali anche esponenti politici e giornalisti, che rivendicavano il rilancio di un clima di legalità e giustizia, a Rosarno come nel resto del Paese. Il gruppo di manifestanti voleva incamminarsi da Piazza Esquilino verso Piazza del Viminale, dove avrebbe dovuto terminare il presidio. I poliziotti, già presenti in numero sproporzionato per l&#8217;occasione e in assetto antisommossa, hanno iniziato a caricare i manifestanti mentre i responsabili del corteo stavano discutendo con i responsabili della polizia.</p>
<p>Alcuni manifestanti sono stati picchiati in modo inspiegabile, tra i quali una ragazza colpita con il manganello alla testa e che si trova adesso all&#8217;ospedale Umberto I. Questo ha generato un clima di tensione inutile, sfociato in ulteriori contusioni e con alcuni poliziotti che irresponsabilmente gridavano &#8220;picchiamoli, picchiamoli!&#8221;. Poi ci sono state altre cariche e aggressioni verso i manifestanti. Non c&#8217;è stato, da parte dei manifestanti, nessun lancio di sassi, sanpietrini o bottiglie. Questo Paese sta prendendo una deriva insopportabile, dove qualsiasi voce di dissenso viene repressa e dove le istituzioni non riescono a prendersi la responsabilità di garantire i propri cittadini.</p>
<p>Chiediamo un incontro al Ministro dell&#8217;Interno Maroni per chiarire sull&#8217;accaduto e alle forze di opposizione presenti in Parlamento di farsi promotrici di un&#8217;interrogazione che faccia luce sui fatti di Roma. Si sta creando un clima di tensione nel Paese intollerabile per una democrazia che vuole definirsi tale&#8221;.</p>
<p>Lo afferma in una nota Marco Furfaro del coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà.</p>
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		<title>Rosarno, Sel partecipa a presidio Roma in solidarietà immigrati</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 15:30:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma, 9 gennaio 2009 &#8220;La politica, la buona politica ha il dovere di non derubricare la questione Rosarno a una pura e semplice violenza ma prendere al cuore il problema nella sua totalità, con coraggio e senza indugio. Vi è il bisogno di tutte le forze democratiche e antimafiose di questo paese di tornare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong>Roma, 9 gennaio 2009</p>
<p>&#8220;La politica, la buona politica ha il dovere di non derubricare la questione Rosarno a una pura e semplice violenza ma prendere al cuore il problema nella sua totalità, con coraggio e senza indugio. Vi è il bisogno di tutte le forze democratiche e antimafiose di questo paese di tornare a narrare il racconto complessivo di una vicenda emblematica della forza di sfruttamento della mafia, della brutalità del caporalato, dell&#8217;assenza dello Stato e di diritti fondamentali per la sopravvivenza umana, di politiche governative che hanno creato le condizioni affinché alcune situazioni prendessero corpo e fermentassero. Adesso abbiamo il dovere di esprimere solidarietà agli sfruttati e non farli diventare, come qualcuno vorrebbe, i capriespiatori se non addirittura i carnefici.</p>
<p>Condanniamo, inoltre, la feroce strumentalizzazione di una rivolta e di una rivendicazione che nasce da mesi di tensione, da condizioni igienico-sanitarie inespiegabilili, dalla sottrazione di ogni tipo di diritto sociali, ma che purtroppo, anche dall&#8217;opinione pubblica, viene spesso isolata o ridotta a stereotipo.</p>
<p>Quella che oggi abbiamo di fronte non è solo una battaglia per la legalità e per il ripristino della verità e della giustizia, è una battaglia per il futuro del nostro Paese. Per questo Sinistra Ecologia e Libertà ha aderito e parteciperà al  presidio di solidarietà con gli immigrati di Rosarno organizzato dalle associazioni antirazziste e da altre comunità di immigrati che si terrà oggi pomeriggio a Roma, alle ore 16.30, di fronte al ministero dell&#8217;Interno&#8221;.</p>
<p>Lo afferma in una nota Marco Furfaro del coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà.</p>
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