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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; scuola</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Per ricostruire l’Italia ripartiamo dalla scuola</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 21:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre la politica da talk show continua uno sterile dibattito sulle alleanze per costruire la coalizione da contrapporre al centro destra,  il processo di smantellamento della scuola pubblica va avanti in silenzio. Nella manovra di luglio il centro-destra ha introdotto la normativa dell’accorpamento &#8220;forzoso&#8221; dei circoli didattici. Secondo questa nuova norma, a partire dall&#8217;anno scolastico 2012/2013, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre la politica da talk show continua uno sterile dibattito sulle alleanze per costruire la coalizione da contrapporre al centro destra,  il processo di smantellamento della scuola pubblica va avanti in silenzio. Nella manovra di luglio il centro-destra ha introdotto la normativa dell’accorpamento &#8220;forzoso&#8221; dei circoli didattici. Secondo questa nuova norma, a partire dall&#8217;anno scolastico 2012/2013, le scuole elementari e medie autonome dovranno far posto a istituti comprensivi con almeno mille alunni. I circoli didattici, che comprendono classi di scuola materna, elementare e secondaria di primo grado verranno smembrati e i plessi riaccorpati in modo da formare istituti comprensivi (scuola dell&#8217;infanzia, primaria e secondaria di primo grado) con oltre un migliaio di studenti.</p>
<p><span id="more-32637"></span></p>
<p>Il motivo ufficiale è quello solito del ragionier Tremonti: occorre risparmiare e in questo modo si possono tagliare gli stipendi di qualche migliaio di dirigenti e direttori amministrativi. A guardar bene, però, c’è il sospetto che ci sia anche una motivazione assai più di bottega: quella di riguadagnare qualche consenso nel nord leghista visto che i tagli riguarderanno soprattutto le regioni del Sud.  Secondo i calcoli del ministero, infatti, a fronte di circa 1.300 scuole che saranno cancellate su tutto il territorio nazionale, quasi 1000 saranno a carico delle regioni del Sud. In Lombardia, verranno tagliate 24 istituzioni scolastiche mentre in Campania ne spariranno ben 285.</p>
<p>Ma la vera posta in gioco è la centralità della scuola pubblica e il diritto di tutti ad avere un’istruzione di qualità. Un diritto che verrà negata, nei fatti, ai bimbi che vivono nei piccoli paesi dove si abbatterà la scure di Tremonti. Per loro non ci sarà più la possibilità di frequentare le scuole locali e dovranno affrontare un pendolarismo giornaliero, una vera e propria “odissea”, viste le difficoltà dei trasporti regionali, anche quelli tagliati con l’accetta.</p>
<p>Si tratta di una norma inaccettabile che viola il diritto allo studio sancito dalla Costituzione. Contro di essa bisogna organizzare una battaglia, fin da subito, per provare a cancellarla, per impedire che l’anno prossimo si realizzi un accorpamento, fatto solo con criteri da ragioniere, che avrà effetti disastrosi. Può essere il primo passo per riportare il tema della formazione e della ricerca al centro del dibattito politico del centro-sinistra, un banco di prova per aggregare quelle forze che vogliono sfidare l’attuale maggioranza per il governo del paese.</p>
<p>Per ridare dignità alla politica, infatti, dobbiamo uscire dalle sterili discussioni sugli schieramenti e cominciare a parlare di priorità, perché la politica non può ridursi all’amministrazione di condominio, alla parità di bilancio, ma richiede scelte e assunzioni di responsabilità: non ci può essere alternativa politica senza un progetto di trasformazione del paese.</p>
<p>Senza investimenti significativi in scuola, università e ricerca &#8211; che riducano il divario rispetto agli altri paesi europei e diano concrete prospettive alle giovani generazioni &#8211; è impossibile immaginare un nuovo modello di sviluppo per l’Italia che sia in grado di affrontare, con uguale urgenza, la crisi economica, sociale e ambientale.</p>
<p>Tutto il resto è noia!  Il solito teatrino che, sotto le macerie della politica, rischia di seppellire ogni ipotesi di cambiamento reale del nostro paese.</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
<p><em>pubblicato anche sull&#8217;unità</em></p>
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		<title>L&#8217;improvvisazione al ministero</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 21:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Convocati alle h. 8 del 13 ottobre, i 32600 candidati che si sono presentati alla prova pre-selettiva del concorso per I dirigenti scolastici hanno potuto solo dopo tre ore e mezzo iniziare a rispondere ai “100 quesiti in 100 minuti” previsti dal bando che ha indetto il reclutamento per 2368 posti di dirigente. Occorre premettere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Convocati alle h. 8 del 13 ottobre, i 32600 candidati che si sono presentati alla prova pre-selettiva del concorso per I dirigenti scolastici hanno potuto  solo dopo tre ore e mezzo iniziare a rispondere ai “100 quesiti in 100 minuti” previsti dal bando che ha indetto il reclutamento per 2368 posti di dirigente. <span id="more-32319"></span></p>
<p>Occorre premettere che, come è noto, la gestazione della prova di ieri è stata quanto mai difficile. Ai primi di settembre, il Ministero ha pubblicato sul sito, come previsto dalla normativa, i 5663 quiz tra cui sarebbero stati estratti quelli dell’esame. Peccato che si potessero contare un migliaio di errori e che sia stato necessario rivedere, come ha un po’ ipocritamente scritto il Ministero nella nota del 6 ottobre, “tutte le domande con formulazioni non adeguate, che  avrebbero potuto indurre in errore I candidati”.</p>
<p>Naturalmente per scaricarsi la coscienza, il Ministro ha fatto subito rilevare che la colpa non era sua, ma degli esperti che avevano formulato le prove e I  cui nomi sono stati prontamente pubblicati sul sito del MIUR. Un’ encomiabile, anche se tardiva e strumentale, opera di trasparenza, che ha permesso di rilevare alcuni casi incompatibilità: infatti, fra gli esperti, ci sarebbero alcuni formatori dei corsi di preparazione al concorso stesso.</p>
<p>Perle di vario genere erano poi presenti anche nelle domande somministrate all’ esame e  meritano una particolare considerazione quelle, relative alla lingua inglese, con cui la Gelmini non ha trascurato di farsi un po’ di propaganda. Un esempio: &#8221;Italian Education Minister, Maria Stella Gelmini, claims new reforms save millions of euros&#8217;. Risposte: A save, B saves, C would have saved, D were saving “.</p>
<p>Ci risulta anche che lo svolgimento delle prove non sia sempre avvenuto in un clima di serenità e tale da favorire la concentrazione.</p>
<p>Insomma un grande, indecoroso pasticcio compiuto dal ministro forse più spocchioso e impreparato che abbia occupato l’ufficio di Viale Trastevere.</p>
<p>Speriamo che i doverosi accertamenti della magistratura permettano di fare chiarezza e di ristabilire giustizia in caso di accertate irregolarità.</p>
<p>Ma non ci dobbiamo nascondere che, anche se fosse stata condotta con meno improvvisazione e superficialità, una simile prova  non avrebbe costituito un buon metodo per selezionare coloro che dovranno guidare le scuole. Così si sottopongono, infatti, i candidati a una prova iniziale meramente nozionistica e non si mettono in atto strumenti, quali, ad esempio, la predisposizione di un’apposita Scuola per dirigenti, I cui corsi si concludano con prove approfondite e articolate sui programmi svolti. Prove  che permettano di accertare realmente se I candidati  posseggono o meno le competenze adeguate a dirigere un istituto.</p>
<p>Chiara Acciarini</p>
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		<title>In piazza con studenti e lavoratori</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 21:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da sempre i saperi sono stati l’arma più efficace in mano alle classi subalterne per combattere le disuguaglianze, per spostare i rapporti di forza, per migliorare le condizioni materiali di vita. Per questo la maggioranza di centro destra ha messo scuola, università e ricerca pubblica nel mirino. Quando Tremonti e Gelmini tagliavano risorse vitali, precarizzavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da sempre i saperi sono stati l’arma più efficace in mano alle classi subalterne per combattere le disuguaglianze, per spostare i rapporti di forza, per migliorare le condizioni materiali di vita. Per questo la maggioranza di centro destra ha messo scuola, università e ricerca pubblica nel mirino. Quando Tremonti e Gelmini tagliavano risorse vitali, precarizzavano i lavoratori della conoscenza, il loro obiettivo era ridimensionare l’acceso ai saperi  e  mantenerlo appannaggio delle classi dominanti, che possono permettersi scuole e università private, costose ed esclusive.<span id="more-31791"></span></p>
<p>Gli effetti sono stati devastanti. Classi pollaio e materie scomparse nella scuola, corsi di laurea in bilico per l’assenza di risorse e diritto allo studio cancellato nelle università.</p>
<p>Contro tutto questo occorre riaprire una stagione di mobilitazione (a cominciare dalle manifestazione degli studenti e dallo sciopero della CGIL). Occorre protestare contro un governo che sperpera risorse nelle guerre, nelle grandi opere inutili, nella corruzione dilagante e che mette in campo una manovra che, ancora una volta, colpisce il lavoro, lo stato sociale, le nuove generazioni.</p>
<p>C’è bisogno di ribaltare il pensiero liberista e di dare priorità all’intervento pubblico. Gli <strong>investimenti </strong><strong> pubblici</strong> per <strong>i</strong><strong><strong>s</strong>truzione, formazione e ricerca</strong> <strong> devono essere</strong><strong> </strong><strong>il</strong> <strong>volano</strong> per una <strong>diversa qualità dello sviluppo</strong> del nostro paese, la chiave per uscire da una crisi che non è solo economica ma sociale ed ambientale.</p>
<p>Umberto Guidoni</p>
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		<title>Prove Invalsi: nella scuola cresce il rifiuto</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 03:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rivolta contro le prove INVALSI della scuola  secondaria, scoppiata da  poche settimane, si è diffusa in modo ampio e, forse, imprevisto. Ma già dallo scorso anno scolastico le docenti e i docenti della scuola del primo ciclo, in particolare della primaria avevano messo in  atto forme di contrasto di un’operazione che appariva scorretta nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rivolta contro le prove INVALSI della scuola  secondaria, scoppiata da  poche settimane, si è diffusa in modo ampio e, forse, imprevisto.</p>
<p>Ma già dallo scorso anno scolastico le docenti e i docenti della scuola del primo ciclo, in particolare della primaria avevano messo in  atto forme di contrasto di un’operazione che appariva scorretta nelle finalità, impropria nella metodologia, sbagliata nel merito.<span id="more-25469"></span></p>
<p>Era apparso  gravissimo pretendere di valutare le scuole e i docenti, proprio mentre si tagliavano in modo pesantissimo  gli organici e i finanziamenti.</p>
<p>Veniva denunciato  l’intento,  esplicitato come possibilità  nella direttiva triennale 2008/10, di premiare o penalizzare le scuole sulla base dei risultati dei test .</p>
<p>Veniva  rifiutata la logica di “misurazione” sottesa all’operazione dell’ INVALSI, laddove la valutazione richiede strumenti e modalità di azione molto più complessi e raffinati.</p>
<p>Molte scuole, compresa quella da me diretta, la “Iqbal Masih”, avevano  contestato l’utilizzo di test,  uniformi e mal congegnati, da somministrare  a prescindere dai contesti classe, dalle situazioni di ciascun alunno, dai programmi effettivamente svolti dagli insegnanti, dalla provenienza culturale e geografica dei bambini…</p>
<p>Molte  scuole primarie e medie deliberarono, così, di non sottoporre gli alunni alle prove.</p>
<p>Molti genitori scelsero  di non mandare i propri figli a scuola nei giorni di somministrazione delle prove,  rifiutando una metodologia così rozza e semplificatoria di valutazione per i propri figli.</p>
<p>Molti Collegi, come quello della “Iqbal Masih” deliberarono  <strong>di non inviare i risultati delle prove</strong> all’INVALSI,  ma di fare dei test  un  uso interno, eliminando quelli ambigui o scorretti e  utilizzando gli altri  con tempi e modalità  diversificate  a seconda delle situazioni degli alunni e delle classi, insieme alle altre  prove di verifica che ciascun team o consiglio di classe aveva elaborato.</p>
<p>Nel giugno del 2010  il Collegio dei docenti della scuola “Iqbal Masih” inviò anche all’INVALSI una nota molto dettagliata sui motivi di metodo e di merito che avevano portato al <strong>rifiuto dell’intera</strong> <strong>operazione di valutazione</strong> così come l’Istituto l’aveva organizzata, ricevendo, come sola risposta, la richiesta di un incontro che poi si è realmente tenuto nel presente a.s., nel mese di marzo con uno dei responsabili del progetto presso l’INVALSI, il dott. Ricci.</p>
<p>L’incontro, peraltro, ha confermato ciò che il Collegio aveva anticipato: la parzialità dello strumento “test”, l’impossibilità di  valutare i docenti tramite i risultati degli alunni, la non obbligatorietà  di partecipazione all’operazione  INVALSI per i docenti.</p>
<p><strong>Questo dimostra che contestare in modo riflessivo e rifiutare di collaborare ad azioni scorrette e configgenti con l’autonomia e la professionalità delle scuole è possibile e auspicabile.</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non è sanzionabile chi respinge proposte inadeguate e motiva professionalmente la propria posizione.</span></strong></p>
<p>Quest’anno ci auguriamo che il rifiuto diventi generalizzato e convinca anche i genitori degli alunni più piccoli e gli studenti della secondaria superiore, così da diventare  per tutti  un momento di riflessione alta  sul tema cruciale della verifica-valutazione.</p>
<p>Simonetta Salacone</p>
<p>già dirigente della scuola primaria “Iqbal Masih” di Roma</p>
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		<title>Saperi, appunti per la Scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 04:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento Università e Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[saperi sel]]></category>
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		<description><![CDATA[Traccia di discussione in vista dell&#8217;appuntamento di sabato, &#8220;L&#8217;Italia dei Saperi&#8221; di Simonetta Salacone (qui gli altri documenti:  Sistema Scolastico di Chiara Acciarini 1 e Scuola Privata (C.A.),  Una traccia per la scuola di Carla Corciulo, Gli ITS di Vico Codella) I DOCENTI PRIMA FORMAZIONE: E’ fondamentale, per insegnare in qualunque segmento scolastico una buona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Traccia di discussione in vista dell&#8217;appuntamento di sabato, <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/vetrina/saperi-un-investimento-per-il-futuro" target="_self">&#8220;L&#8217;Italia dei Saperi&#8221;</a> di Simonetta Salacone</p>
<p>(qui gli altri documenti:  <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/wp-content/uploads/2011/04/Temi-di-discussione-per-il-sistema-scolastico.doc" target="_blank">Sistema Scolastico di Chiara Acciarini 1</a> e <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/wp-content/uploads/2011/04/Scuolaprivata.doc" target="_blank">Scuola Privata (C.A.)</a>,  <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/wp-content/uploads/2011/04/TRACCIA-PER-LA-DISCUSSIONE.doc">Una traccia per la scuola di Carla Corciulo</a>, <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/wp-content/uploads/2011/04/ITS-contributo-di-Vico-Colella-DOCENTE-ROMA.doc" target="_blank">Gli ITS di Vico Codella</a>)</p>
<p><strong>I DOCENTI</strong></p>
<p>PRIMA FORMAZIONE:</p>
<p>E’  fondamentale,   per insegnare in qualunque segmento scolastico una buona formazione disciplinare accompagnata da conoscenze di natura psicopedagogia, didattica, metodologica e da esperienza diretta svolta nelle scuole, sotto la guida di docenti di ruolo esperti e preparati.<span id="more-23394"></span></p>
<p>Opzioni possibili</p>
<ol>
<li><span style="text-decoration: underline;">Laurea magistrale 	disciplinare</span> (inclusiva di esami di metodologia e didattica 	della  disciplina per chi intenderà insegnare) a cui aggiungere <span style="text-decoration: underline;">un 	tirocinio</span> (annuale? biennale?) da svolgersi presso scuole  che 	si autopropongano e che siamo selezionate dagli USR sulla base di 	precisi requisiti, a cui assegnare risorse e a cui garantire 	supporto</li>
</ol>
<ol>
<li><span style="text-decoration: underline;">Percorso di 	specializzazione successivo alla laurea quinquennale</span> (annuale? 	biennale?) inclusivo di insegnamenti attinenti non soltanto le 	didattiche disciplinari, ma anche elementi di psicopedagogia, storia 	dell’educazione, pedagogia speciale e di esperienze di tirocinio 	guidato, da svolgersi, come per le SSIS attraverso la collaborazione 	di  Facoltà Universitarie disciplinari, di facoltà di Pedagogia e 	di  Scuole di ogni ordine e grado.</li>
</ol>
<p>(nel primo caso si affiderebbe la formazione dei docenti solo alle Facoltà o Corsi    nei quali hanno conseguito la laurea, nel secondo caso, come già per le SSIS, ci sarebbe una collaborazione con Facoltà di Pedagogia o Scienze della Formazione o dell’ Educazione e delle Scuole da cui far intervenire i tutor)</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Problema aperto:</span></p>
<p>Conservare la caratteristica di percorso abilitante per le lauree quinquennali relative all’insegnamento nei primi due gradi di scuola (Infanzia e Primaria)?</p>
<p>Aggiungere a questo tipo di percorso  un possibile  accesso anche per questi due ordini da lauree quinquennali disciplinari, a cui si siano aggiunti bienni di specializzazione  di psicopedagogia, metodologia, didattica, pedagogia speciale ecc. relative al segmento scolastico in cui si intende operare?</p>
<p>(Il problema è il seguente: è   possibile che un laureato con competenze disciplinari impari a diventare un buon docente di scuola dell’infanzia o primaria, attraverso percorsi dedicati, relativi  ai primi  segmenti di età scolare? Può esservi una spendibilità ampia per lauree di tipo disciplinare? Può diventare una ricchezza che anche nei primi ordini e gradi scolastici operino docenti con forti competenze disciplinari? <strong>L’ipotesi in esame acquista particolare significato nella scelta, necessaria, di abbandonare per sempre la figura del maestro unico</strong>)</p>
<p>Accanto a questa proposta se ne può individuare un’altra: è possibile prevedere per chi abbia svolto  percorsi di formazione all’insegnamento di scuola dell’infanzia e primaria,  arricchiti di esami di pedagogia speciale e clinica,  la possibilità di utilizzo per attività di sostegno anche in scuola secondaria?</p>
<p>(in questo caso si amplierebbe la spendibilità del titolo per coloro che avessero frequentato lauree quinquennali abilitanti)</p>
<p>RECLUTAMENTO</p>
<p>Due le possibili opzioni:</p>
<ol>
<li>I tirocini o  le 	scuole di specializzazione, a cui si  viene  ammessi tramite prova 	selettiva,   formano  contingenti di docenti  a numero chiuso. <strong>Il 	numero dovrebbe essere calcolato maggiorando di una certa 	percentuale (10-20%) il fabbisogno territoriale stimato per il 	successivo biennio-triennio</strong>. Tutti quelli che superano la  	formazione vengono assorbiti entro un  biennio (o triennio) .</li>
</ol>
<ol>
<li>I tirocini o le  	scuole di specializzazione  servono per accedere a concorsi su scala 	nazionale da tenersi  con scansione biennale (o triennale)</li>
</ol>
<p>Sono da escludere opzioni che prevedano la costituzione di “albi professionali” da cui le singole Scuole  o Reti di Scuole possano attingere per chiamata diretta o organizzando Concorsi .</p>
<p>SOLUZIONE DEL PROBLEMA DEL   PRECARIATO</p>
<p>Possibili opzioni:</p>
<ol>
<li>Gli attuali precari 	che hanno già effettuato percorsi di specializzazione o superato 	concorsi sono gradualmente assorbiti su tutti i posti vacanti 	disponibili. Solo al termine di questa operazione si avviano altre 	forme di assunzione</li>
</ol>
<ol>
<li>I precari presenti 	nelle  graduatorie vengono assorbiti con un sistema di doppio canale 	che garantisca anche quote di immissione in ruolo per i nuovi 	formati</li>
</ol>
<p>(per i precari  che hanno insegnato  senza  di titolo di specializzazione o concorso sarebbero  da prevedere, comunque,  percorsi  formativi  riservati, come condizione per essere reimmessi nelle graduatorie )</p>
<p>La premessa a tutta la soluzione del precariato sta nel recupero dei tagli agli  organici sia dei docenti che del personale ITP e ATA,  effettuati a seguito  del decreto legge  n. 112/2007, convertito nella legge n. 133/2008 ,  e confermati nei Regolamenti attuativi delle Riforme introdotte dal ministro Gelmini in tutti gli ordini e gradi di scuola ,  rivelatisi devastanti per la qualità stessa dell’offerta di istruzione.</p>
<p>Devono,  inoltre essere  ripristinati numeri massimi di alunni per classe (25 , 20 in presenza di disabili) anche nella scuola secondaria,  che permettano di seguire tutti gli alunni, anche quelli più fragili, i ragazzi appartenenti a famiglie  di  migranti o portatori di forte disagio sociale.</p>
<p>Solo così, infatti , si possono e prevenire   bocciature e conseguenti abbandoni.</p>
<p>Gli organici di sostegno devono  stabilizzarsi su quote  credibili, evitando di ricorrere ad organico di fatto che rende precaria la relazione proprio per i più bisognosi di continuità .</p>
<p>Infine occorre  garantire tempi di compresenza dei docenti  titolari di classe da  dedicare agli alunni  ai quali siano  stati  diagnosticati  DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) ,  per i quali non è più previsto il  diritto all’insegnante di  sostegno</p>
<p><strong>Una richiesta fondamentale per la soluzione definitiva della piaga del precariato sta nell’assegnazione alle scuole di  un organico funzionale, che  serva a realizzare il POF  di ogni scuola e copra le esigenze individuat</strong>e,  <strong>ivi compresa la copertura di supplenze brevi (inferiori a 15 giorni)</strong></p>
<p><strong>SEL richiede che  si torni ai modelli di tempo modulare e di tempo pieno nella scuola primaria,   ripristinando  i tempi della compresenza fra docenti  e che si torni ai  modelli di 30 ore e di tempo prolungato nella scuola secondaria di primo grado e si rivedano i pesanti tagli agli orari della secondaria, soprattutto per quanto riguarda i tempi dei laboratori nelle scuole tecniche e negli istituti professionali.. </strong></p>
<p><strong>SEL propone,  inoltre,  che sia garantito in ogni ordine scolastico un orario di cattedra inclusivo dei tempi  per la  messa a punto  e il coordinamento della programmazione, così come fino ad oggi è stato per la scuola primaria (22 ore frontali + 2 ore di programmazione di team). </strong></p>
<p>FORMAZIONE IN SERVIZIO &#8211;  VALUTAZIONE  &#8211;  CARRIERA</p>
<p>La delicatezza dell’attività docente e l’accresciuta  complessità  dei saperi e della struttura sociale comportano un’attenzione particolare alla formazione in servizio,  a supporto della professionalità di tutti gli insegnanti.</p>
<p>E’ dovere dell’Amministrazione garantire risorse per l’aggiornamento,  periodi sabbatici  di ritorno in formazione, opportunità di ricerca e di scambio culturale anche a  livello europeo,  strutture territoriali di supporto alle problematicità che si evidenzino nel rapporto educativo con gli alunni.</p>
<p>Si possono prevedere scatti stipendiali anticipati per docenti che ne facciano richiesta, a seguito di percorsi lunghi di formazione-aggiornamento, di attività di  ricerca presso università,  enti, fondazioni culturali riconosciute,  ovvero  per docenti che abbiano svolto funzioni aggiuntive a quella docente , a supporto dell’organizzazione e del funzionamento della singola unità scolastica    (es. : funzione vicaria, coordinamento di Progetti di ricerca nazionali o europei, funzione di Coordinatore di dipartimento,  funzione psicopedagogica, referenza  di Rete, responsabilità in ordine alla documentazione di Progetti, specializzazione nell’utilizzo di particolari linguaggi e tecnologie avanzate …)</p>
<p>Tali  riconoscimenti  <strong>non </strong>dovrebbero però  consistere in una modifica della funzione di base, che dovrebbe restare quella didattica.</p>
<p>Riteniamo che ai docenti <strong>più</strong> che uno svolgimento di “carriera”, che li porti fuori dalla funzione  docente, interessino articolazioni del percorso professionale che possano prevedere momenti di esonero o semiesonero dal servizio per autoaggiornamento , studio e  ricerca, finalizzati  all’arricchimento delle proprie competenze professionali e della propria cultura disciplinare e psicopedagogia.</p>
<p>Il riconoscimento  delle anticipazioni di carriera dovrebbe essere affidato al Comitato di valutazione interno a ciascun Istituto, che dovrebbe essere struttura  stabile, di durata pluriennale, fornito di competenze,  incaricato di   operare in stretto contatto con un Istituto Nazionale per la Valutazione , autonomo sia rispetto al Ministero che alle Scuole.</p>
<p>La valutazione dei singoli docenti dovrebbe rientrare fra i compiti della valutazione di sistema che l’Istituto dovrebbe periodicamente effettuare in stretto contatto con le scuole stesse e con le autovalutazioni dalle stesse effettuate.</p>
<p>Il delicato tema della Valutazione di sistema dovrebbe assumere un forte spessore di ricerca e vedere direttamente coinvolto tutto il  personale delle scuole,   nella individuazione condivisa di indicatori di qualità ed efficacia dell’azione educativa e dell’organizzazione di ogni Istituto .</p>
<p>La valutazione  di sistema, infine , dovrebbe essere finalizzata <strong>non</strong> a premiare le situazioni che funzionano meglio,<strong> ma </strong> a supportare quelle più critiche.</p>
<p>PER CONCLUDERE</p>
<p>Il rapporto  numerico alunni/docenti non è indifferente ai fini dell’accoglienza e dell’ascolto dei bisogni educativi di tutti gli alunni.</p>
<p>La scuola è  luogo di relazioni significative, dove si cresce insieme e dove i docenti svolgono un  ruolo delicatissimo e prezioso per la  formazione critica e la  maturazione sociale dei propri alunni .</p>
<p>L’attività  educativa deve essere sempre attività  di  ricerca e deve mirare   alla scelta di  possibili strategie e soluzioni efficaci dei problemi dell’apprendimento: mettere al centro l’alunno e i suoi apprendimenti è  tema centrale per prevenire la  dispersione, l’abbandono,  i ritardi scolastici.</p>
<p>Per realizzare tutto questo sono fondamentali le riflessioni comuni, lo scambio di pareri e informazioni, la programmazione interdisciplinare, la  condivisione di modalità di valutazione formativa  degli apprendimenti e delle competenze  degli alunni, la capacità di  comunicare con i genitori   e con gli altri adulti che, al di fuori della scuola, intervengono con azioni educative  nei loro confronti.</p>
<p>Lo spessore  della riflessione adulta si  esprime nella  <span style="text-decoration: underline;"><strong>collegialità,</strong></span> i cui tempi sono  centrali  per il successo delle azioni educative quanto, se  non  più dell’insegnamento frontale.</p>
<p>Risparmiare sui docenti e ridurre la loro attività  alla  sola trasmissione delle conoscenze  disciplinari   vuol dire  negare la parte   più  importante del loro lavoro, quella di educare  bambini e adolescenti , attraverso il sapere disciplinare,  alla cittadinanza attiva, critica , responsabile  e  far sì che  quelle conoscenze,   che rappresentano il condensato della cultura  organizzata  della società in cui viviamo, diventino competenze da agire socialmente  e in maniera solidale con il contesto in cui ciascuno è inserito.</p>
<p>Simonetta Salacone</p>
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		<title>Immigrazione, è un problema di cultura</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 07:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli ultimi eventi del Mediterraneo stanno decisamente sconvolgendo l’assetto politico e sociale dell’Europa la quale non è però pronta a capire ed accettare ciò che sta avvenendo. Il caso degli immigrati a Lampedusa ne sono una chiara dimostrazione che ovviamente non investe solo la politica miope e provinciale della Lega, ma si allarga a macchia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli ultimi eventi del Mediterraneo stanno decisamente sconvolgendo l’assetto politico e sociale dell’Europa la quale non è però pronta a capire ed accettare ciò che sta avvenendo.<span id="more-22542"></span></p>
<p>Il caso degli immigrati a Lampedusa ne sono una chiara dimostrazione che ovviamente non investe solo la politica miope e provinciale della Lega, ma si allarga a macchia d’olio a tutta la cultura occidentale. In questo caso, infatti, oltre alla palese incapacità e malafede del nostro governo è da rilevare il balbettio sommesso di una nazione che non sa più a quali radici culturali attingere per , non dico capire, ma almeno cercare di farlo, il tutto condito dalla ormai secolare abitudine a pensare che la nostra sia l’unica cultura considerabile faro di civiltà e tutto il resto sia manifestazione di arretratezza e sottocultura. Si ripete, insomma, l’antico schema di scontro tra fissi e nomadi, dove il nomadismo, non creando strutture stabili, è da considerarsi involutivo e incapace di avanzare sulla strada del progresso, nascondendo, in realtà, la grande paura delle società fisse di qualsiasi cosa che possa mettere in crisi i loro modelli di stabilità e privilegi.</p>
<p>Questa è, oggi, la reazione dell’Europa di fronte all’ondata che ci arriva dall’Africa a cui non sappiamo guardare con occhi curiosi, ma semplicemente rintanandoci nell’angolo dei nostri schemi ormai fatiscenti. Proprio in questo si fa avanti il problema per la sinistra di invertire questa tendenza egoistica e decadente che nella nostra Italia sta assumendo contorni inquietanti e paradossali. Per questo non affronterò il problema dal punto di vista della polemica politica, ma tenterò di buttare il seme di possibili percorsi da seguire per un cammino che ci porti verso l’integrazione globale da opporre al globalismo economico.</p>
<p>Il percorso principe che ci si pone davanti  è sicuramente quello dell’istruzione e cioè il concetto di una scuola basata sul principio di inclusione e non di esclusione (che  è il modello che sempre più si afferma ai giorni nostri). Inclusione significa molte cose che partono sicuramente dal suo senso più stretto che è quello di aprirsi a tutti senza preclusioni di razza o ceto e su cui è facile trovare un accordo universale anche se, troppo spesso, si ferma solo alla dichiarazione di intenti, ma inclusione vuol dire soprattutto un sistema di istruzione che non parta più dalla sicurezza che la vera e unica cultura nasca dal Rinascimento prima e dalla Rivoluzione Industriale poi (o per i più pragmatici dalla Rivoluzione Francese), ma che abbia la capacità, in un mondo dove l’informazione viaggia con una velocità incredibile, di guardare al resto del pianeta con occhi e sentimenti diversi.</p>
<p>Il sistema scolastico italiano, d’altro canto, da una vita si trova di fronte a questa necessità che scaturisce dalla natura stessa della nostra terra, dalla sua conformazione di ponte tra due o addirittura tre continenti, la tradizione, in questo senso, è lunga e parte dagli albori dell’Impero Romano, senza contare che quel mare che oggi ci mette in comunicazione con l’Africa e l’Oriente è stato anche la grande via che gli italiani di varie generazioni hanno utilizzato per spargersi per il mondo. Oggi, tutto questo sembra perso riducendoci, di fatto, ad una piccola entità geografica socialmente appiattita sui valori della Lega Nord e incapace di cogliere il grande valore di ciò che ci sta avvenendo intorno, stralunati e letteralmente stracciati dal fatto che il resto del mondo quello povero e incolto abbia saputo cogliere i nostri progressi tecnologici, come internet, per mettere in piedi una rivoluzione che probabilmente andrà ben oltre la nostra Rivoluzione Industriale.</p>
<p>E, dove se non nella scuola si devono saper cogliere questi fermenti?</p>
<p>Invece, quello che ci troviamo di fronte, soprattutto dopo la riforma Gelmini, è il tentativo sempre più palese di rendere la scuola un mero strumento di particolarismi industriali e privati allontanandola definitivamente dal suo scopo fondamentale di formatrice di menti. Per esempio l’integrazione culturale per gli stranieri nel nostro Paese è affidata ai servizi sociali e non ha mai trovato un canale di dignità riconosciuta e curriculare neppure nella scuola dell’obbligo, le varie figure di mediatori e integratori culturali non hanno un riconoscimento che li inserisca in principi di valutazione nazionale. Senza contare che i principi ispiratori della mediazione prevedono soltanto l’insegnamento della nostra cultura agli stranieri senza porsi realmente la possibilità che in quel crogiuolo che dovrebbe essere la scuola l’arrivo di così tante realtà diverse apra la possibilità della nascita di una cultura integrata di respiro mondiale.</p>
<p>Concludo dicendo che sarebbe un grave errore se si considerasse questo aspetto come marginale e non fondamentale nella scuola che dovremmo costruire, perché contro il disfacimento messo in atto del sistema istruzione non si può lottare solamente chiedendo un ritorno indietro, ma bisogna contrapporre idee che vadano avanti e che sappiano creare uomini e donne in grado di vivere i grandi cambiamenti del mondo, altrimenti continueremo ad assistere alle scene penose di questi giorni di un Occidente balbettante le cui paure, egoismi e ignoranze non permettono un vero salto in avanti del genere umano.</p>
<p>Loretta Scannavini</p>
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		<title>Mio figlio cieco senza Giochi. Colpa della Gelmini</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 15:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro ministro Gelmini, ieri mio figlio che ha 10 anni mi ha chiesto di essere lasciato al portone e di poter salire al secondo piano per raggiungere la casa della nonna da solo. Cosa c’è di strano in questo? Nulla, ma di particolare c’è che mio figlio è cieco dalla nascita. È inutile dirle quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro ministro Gelmini,</p>
<p>ieri mio figlio che ha 10 anni mi ha chiesto di essere lasciato al portone e di poter salire al secondo piano per raggiungere la casa della nonna da solo. Cosa c’è di strano in questo? Nulla, ma di particolare c’è che mio figlio è cieco dalla nascita.<span id="more-22044"></span></p>
<p>È inutile dirle quale felicità abbia provato io nel vederlo, in assoluto silenzio, salire quelle scale, contando i gradini e mantenendo altissimo il livello di concentrazione. È inutile dirle quanto abbia sofferto nel non aiutarlo e nel dargli quella fiducia necessaria a compiere una straordinaria impresa. È inutile dirle che per questi bambini ogni azione che per gli altri è normale costituisce un traguardo, che con sforzo, dedizione e tanta fatica a volte si supera. È inutile dirle che per un genitore ogni conquista e ostacolo superato è soddisfazione e dolore.</p>
<p>Mio figlio frequenta una scuola pubblica dove ogni giorno si confronta con bambini della sua età e ogni minuto rinnova la consapevolezza della sua diversa abilità, che diventa poi una risorsa quando riesce faticosamente a fare le cose insieme a loro. Ho sempre pensato che la sua diversa normalità non fosse un limite ma la capacità di fare le cose in altro modo, ho sempre creduto che il confronto con gli altri bambini fosse per entrambi fonte di arricchimento e di conoscenza. Ho sempre creduto che il sapere, il conoscere chi è diverso permette di sconfiggere l’ignoranza, il pregiudizio, l’emarginazione.</p>
<p>Oggi scopro che gli studenti diversamente abili non possono correre, giocare e divertirsi ai Giochi della Gioventù, come tutti gli altri, ma devono restare a guardare, fare da spettatori di una vita normale che è degli altri e non la loro. Perchè non ci sono i fondi necessari a garantire la loro assistenza. Oggi apprendo che essere diversamente abile è un ostacolo non a se stessi, alle proprie capacità di fare le cose, ma agli altri, alla loro normalità e alla loro possibilità di arrivare primi o ultimi. Oggi scopro che mio figlio è meno studente, meno cittadino, meno importante degli altri.</p>
<p>Non era questo il mondo che io ho immaginato per lui, non era questo il futuro che speravo per lui e le assicuro che pensare al domani di questi bambini non è fonte di tranquillità. Soprattutto quando la discriminazione arriva da chi dovrebbe prendersi cura di loro.</p>
<p>Le auguro di divertirsi ai Giochi della Gioventù, ma le auguro anche che tutte le persone che rifiutano la discriminazione disertino questa manifestazione, lasciandola sola a guardare nel vuoto.<br />
Perché è questo, il vuoto, che lei ha lasciato dentro di me.</p>
<p>Valentina Rinaldi</p>
<p>Da<em> Il Fatto quotidiano </em>del 22 marzo 2011</p>
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		<title>L&#8217;arroganza di chi non ha cuore la scuola</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 03:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giudichiamo veramente inqualificabile l’iniziativa della Direttora dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio che, immaginiamo con il consenso del Ministero, sta attuando un’iniziativa di Orientamento alla scelta degli studi universitari per gli alunni dell’ultimo anno delle scuole superiori del Lazio Sentite come. Con Circolare n. 1702 del 25 gennaio 2011 si invia a tutte le scuole il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giudichiamo veramente inqualificabile l’iniziativa della Direttora dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio che, immaginiamo con il consenso del Ministero,  sta attuando  un’iniziativa di Orientamento  alla scelta degli studi universitari  per gli alunni dell’ultimo anno delle scuole superiori del Lazio</p>
<p>Sentite come.<span id="more-21676"></span></p>
<p>Con Circolare n. 1702 del 25 gennaio 2011 si invia a tutte le scuole  il seguente  programma, insieme con  la scheda di adesione.</p>
<p>Gli alunni  (circa 5.000 di scuole statali e paritarie) verranno trasportati con pullman privati presso il santuario del Divino Amore, a Roma, dove incontreranno i rappresentanti   di Università Pubbliche e Private. Oltre al trasporto verranno offerti gratuitamente il pranzo, gadget e uno spettacolo della Star Rose Academy (Accademia di spettacolo fondata dalle suore Orsoline).</p>
<p>Per finire si potrà assistere alla Messa celebrata dal Rettore della Pontificia Università Lateranense.</p>
<p>Perché al Divino amore?</p>
<p>Lo spiega, con fraseggiare alato (non vi ricorda l’aulico pensiero dello Stato etico del ventennio?)  la   Direttora   Maria   Maddalena Novelli : “Il santuario del Divino Amore è meta tradizionale di pellegrinaggi che si svolgono soprattutto di notte. Oggi come ieri il santuario si offre a tutti, cattolici e di altra religione, credenti e non credenti, italiani e stranieri, tutti  cittadini e pellegrini di Roma, come il traguardo di un viaggio notturno, passaggio umano denso di difficoltà, ma che si conclude nella luce del mattino. Il pellegrinaggio,  lungo cammino attraverso la notte, è evocativo di un messaggio simbolico per i nostri giovani: la vita che viviamo e che costruiamo incontra momenti di buio e sforzo, soprattutto quando si affrontano scelte importanti, e la paura e  l’incertezza  si  incontrano con il desiderio. Sono momenti che ci accomunano tutti nella ricerca interiore delle soluzioni, in un percorso di progressiva consapevolezza che ci consente di “sfondare la notte” nella luminosità del giorno che nasce.”</p>
<p>La docente di un Liceo romano, colei  che sta facendo  circolare l’informazione denuncia “il gravissimo e costosissimo affronto alla concezione dell’istruzione pubblica e laica… la pubblicità che viene offerta alle Università private, laiche e cattoliche, in un momento di grave crisi dell’Istruzione pubblica statale… gli sprechi di risorse…mentre nelle scuole si tira avanti a fatica perché manca l’essenziale per il funzionamento”.</p>
<p>L’operazione     sta nel solco della  forzatura in atto per  equiparare la scuola dello Stato  a quella  paritaria (ahimé, quanti danni ha fatto Luigi Berlinguer con la legge n. 62!).</p>
<p>Risponde, inoltre,  all’idea che solo una visione religiosa della vita possa far accedere ad orizzonti valoriali.</p>
<p>L’ascesi dal buio alla luce, dalla paura e  dal desiderio alla consapevolezza per i nostri  giovani   si concludono, guarda caso, in un santuario cattolico e, sia pure per chi lo vuole, con il rito della  Messa.</p>
<p>Sottesa a queste “alte” ragioni per noi che pensiamo sempre male, c’è la pubblicità (neanche gratuita, ma pagata con i soldi di noi contribuenti!) alle Università private e cattoliche.</p>
<p>Ci chiediamo: come mai nessun dirigente scolastico ha  ancora denunciato questa pesante incursione sulla laicità  della Scuola pubblica  e questo inaudito spreco di risorse finanziarie?</p>
<p>Forse non tutte le scuole hanno ricevuto la Circolare.</p>
<p>Forse  molti Dirigenti e Consigli di Istituto  hanno deciso di non aderire all’iniziativa.</p>
<p>Forse (speriamo non  sia così!)  il decreto legislativo  n. 150 del Ministro Brunetta che impone  ai dipendenti della PA di astenersi da dichiarazioni che vadano a detrimento dell’immagine dell’Amministrazione e prevede  sanzioni disciplinari in caso di  disobbedienza  sta già facendo strame della libertà di pensiero e della decenza professionale di  tanti:  impiegati, docenti,  dirigenti.</p>
<p>SEL non si fermerà ad un’azione di denuncia all’opinione pubblica.</p>
<p>Come componente del tavolo Regionale per la difesa della Scuola Pubblica Statale del Lazio  intende agire  nelle sedi istituzionali e  presso l’organo di controllo finanziario, la Corte dei Conti.</p>
<p>Chiediamo a tutti i cittadini, in particolare ai lavoratori della Scuola, di esercitare al massimo la vigilanza  su tutti gli atti dell’Amministrazione che travalichino il diritto, il buon senso  e il rispetto dovuto alla Scuola Pubblica , in un momento tanto grave che vede, accanto ai disastrosi tagli di risorse, la delegittimazione della Scuola e della sua azione educativa da parte del Presidente del Consiglio e della sua “replicante”,  la Ministra   Gelmini.</p>
<p>Simonetta Salacone</p>
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		<title>Il premier se ne fotte della scuola e del Paese</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 09:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualcuno prima o poi dovrà spiegare a Silvio Berlusconi che il presidente del Consiglio dei ministri rappresenta, ahimè, non solo una maggioranza politica ma l’intero paese. Di più: rappresenta lo Stato nella sua funzione di governo. E se Il capo di un governo dice che la scuola pubblica del paese su cui governa fa schifo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno prima o poi dovrà spiegare a Silvio Berlusconi che il  presidente del Consiglio dei ministri rappresenta, ahimè, non solo una  maggioranza politica ma l’intero paese. Di più: rappresenta lo Stato  nella sua funzione di governo. E se Il capo di un governo dice che la  scuola pubblica del paese su cui governa fa schifo, delle due l’una: o  ha bevuto oppure se ne fotte. Della scuola (pubblica), del paese e degli  italiani&#8221;. <span id="more-20590"></span></p>
<p>Così l&#8217;esponente di Sel <strong>Claudio Fava</strong> in una  nota inviata ad Articolo21.</p>
<p>&#8220;Berlusconi interpreta il suo mestiere come  un abusivo, un forestiero che abita le stanze di Palazzo Chigi col  pensiero inchiodato alle camere da letto di Palazzo Grazioli e di  Arcore. E da forestiero ritiene naturale insultare la scuola pubblica,  cioè dello Stato. In quell’insulto grossolano non c’è solo il fastidio  per un sistema scolastico che, pur tra mille difficoltà, continua a  rappresentare uno dei pochi luoghi ancora liberi da condizionamenti e da  ricatti. Non c’è solo l’equivoco culturale di chi pensa sempre male del  pubblico (di ogni servizio pubblico: scuole, ospedali, tribunali…) e  vorrebbe privatizzare ogni risorsa, ogni diritto, ogni opportunità. In  Berlusconi, nella sua battuta, c’è il segno di un’antica ipocrisia, di  una politica di regime che tifa per i giovani rivoltosi in Libia ma  vuole i giovani italiani quieti, silenziosi e rassegnati. In ultima  analisi, Berlusconi e i suoi immaginano che questa debba essere la  funzione dell’insegnamento: educare a obbedir tacendo, a non farsi  troppe domande, a non cercare troppe risposte&#8221;.</p>
<p>&#8220;Per questo &#8211; prosegue  Fava &#8211; il 12 marzo dobbiamo essere in tanti in piazza per la  Costituzione&#8230; Se la battaglia in difesa della Costituzione ha oggi un  senso profondo è proprio perché porta dentro di sé la difesa, puntuale e  inemendabile, di tutti i suoi diritti e i suoi valori. A cominciare dal  diritto a un’istruzione pubblica e libera da condizionamenti, da  obbedienze, da reticenze. Bene che in questa battaglia vi si ritrovi  oggi anche il PD, dopo lunghi mesi di suoi tentennamenti tra la  centralità della scuola pubblica e gli ammiccamenti alle scuole private e  confessionali&#8221;.</p>
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		<title>Nuova politica e un&#8217;&#8221;altramente&#8221; per la scuola</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 06:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo incontrato recentemente Luca Casarini, Gianni Rinaldini e Michele De Palma a Marghera per la bellissima kermesse di “ Uniti contro la crisi “. C’era anche Fausto Bertinotti e non possiamo negare di aver vissuto anche con sentimento quell’occasione di ritrovarsi per dirla parafrasando la canzone, “ noi che siamo stati a Genova “. Dieci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo incontrato recentemente Luca Casarini, Gianni Rinaldini e Michele De Palma a Marghera per la bellissima kermesse di “ Uniti contro la crisi “. C’era anche Fausto Bertinotti e non possiamo negare di aver vissuto anche con sentimento quell’occasione di ritrovarsi per dirla parafrasando la canzone, “ noi che siamo stati a Genova “.<span id="more-20842"></span></p>
<p>Dieci anni dopo nessuno di noi è più eguale a se stesso. A partire da ciò che facciamo. Allora,  eravamo parlamentari e dirigenti del Prc, mentre ora il nostro connotato principale, quello in nome di cui raccogliamo l’invito alla discussione che viene rivolto dagli articoli di Luca, Gianni e Michele, è legato all’impresa che da due anni proviamo a fare e che porta il nome di “ Altramente-scuola per tutti”. Cosa voglia essere, lo diciamo in breve: usare la cassetta degli attrezzi di cui disponiamo per produrre pratiche di accrescimento della consapevolezza individuale e collettiva. Così facciamo insieme il “ soccorso scolastico “ contro la dispersione o un convegno internazionale “ per una nuova coalizione del lavoro in Europa “, giusto qualche giorno fa a Roma. Come dicono Gianni e Michele, questo ci serve a prendere parola partendo da noi. Nessuno da solo ce la può fare, dicono sempre Rinaldini e De Palma: e se questo è vero per la straordinaria Fiom figuriamoci per noi che siamo piccola cosa.</p>
<p>Sentiamo vitale il confronto, sia per aiutarci, insieme, a ricostruire il senso di una storia che per tanti anni è stata comune o molto ravvicinata; sia per dare forza alla nuova che abbiamo intrapreso e che vorremmo fosse capace di intrecciarsi ad altre. Il quadro di questa fase ci sembra quello che in particolare Gianni e Michele descrivono. Il Berlusconismo è una metastasi di una malattia di cui però il “  Cavaliere nero “ non è la sola causa; e l’Italia è la “ nazione infetta “ sì, ma di un Continente, l’Europa, anch’esso tutto profondamente sofferente. La malattia per noi si chiama rottura tra sviluppo e democrazia, dove un’idea sempre più insostenibile, socialmente ed  ambientalmente, dello sviluppo, sempre più si contrappone alla democrazia. Al punto che quando esplodono  nel Mediterraneo delle vere rivoluzioni democratiche, destinate ad aprire una fase del tutto nuova, come accadde con l’89, ma, forse, ancora con maggiore linearità, questa Europa, complice dei tiranni, è assente. Ma anche quelle che possiamo chiamare genericamente le sinistre, italiane o europee, anch’esse balbettano. E’ questa situazione drammatica che deve  interrogare la politica. Ancor di più di qualche passaggio,  più o meno tattico, che ha sollevato i dubbi e la richiesta di confronto di Luca. Il punto è l’impotenza della “ nostra politica “.</p>
<p>Essa viene da lontano, dalla nostra inadeguatezza a corrispondere a ciò che avveniva con la globalizzazione liberista. Ci sono stati movimenti straordinari. Essi hanno chiesto alla politica che non ha saputo essere all’altezza anche quando pure ci ha provato con generosità come è stato, almeno per noi, con la Rifondazione Comunista di Genova. Ma perché non ce la si è fatta? E’ stata solo l’esperienza difficile e certo non vincente del governo a dividere? Le difficoltà che oggi viviamo stando all’opposizione politica e sociale ci dicono che forse non è così semplice. E se provassimo a pensare che quella rottura democratica, che non è solo istituzionale ma sociale e culturale, ha deprivato di senso la vecchia politica? E che non basta chiederle di cambiare ma occorre rifondarla? E che per farlo occorre osare quello che non osammo dopo Genova e cioè azzerare ogni separatezza e riplasmare un comune fare società? In fondo è la strada che ci propone l’idea di uniti contro la crisi; quella a cui ci sentiamo di lavorare col nostro fare scuola per un’altramente. Se provassimo a “ fondare “ questa nuova politica, per reti, coalizioni, nuove dimensioni forse faremmo un passo avanti.</p>
<p>Graziella Mascia, Patrizia Sentinelli</p>
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		<title>Fuoriclasse!</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 13:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Presidente del Consiglio che  colpisce  con   dichiarazioni offensive la Scuola dello Stato e i docenti che vi operano, dopo averla  mortificata e frantumata  con   i tagli indiscriminati di risorse, rispondiamo portando all’aperto esperienze, lavori proposte delle  scuole delle nostre città. La Scuola dello Stato,  la Scuola della Repubblica, quella a cui la Costituzione affida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Presidente del Consiglio che  colpisce  con   dichiarazioni offensive la Scuola dello Stato e i docenti che vi operano, dopo averla  mortificata e frantumata  con   i tagli indiscriminati di risorse, rispondiamo portando all’aperto esperienze, lavori proposte delle  scuole delle nostre città.<span id="more-20760"></span></p>
<p>La Scuola dello Stato,  la Scuola della Repubblica, quella a cui la  Costituzione affida il compito di istruire e  formare i cittadini, è scuola aperta a tutti, in cui si cresce attraverso  l’incontro con i saperi disciplinari, apparati di conoscenza in continua evoluzione,  in cui si organizzano i prodotti della ricerca e della storia di ogni società.</p>
<p>Nella Scuola della Repubblica  non si viene né indottrinati né condizionati,  ma si  viene educati  mediante il confronto  fra culture, storie personali, esperienze diverse.</p>
<p>Gli unici valori assoluti di riferimento nella scuola di tutti sono quelli indicati   dalla  Costituzione: la libertà ,  l’uguaglianza  di fronte alla legge e la  pari dignità sociale, a prescindere da “ distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”, i diritti inviolabili dell’uomo “sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità”, la “solidarietà politica, economica e sociale” dovere inderogabile a cui  ciascuno è chiamato.</p>
<p>Altro che inculcare!</p>
<p>Né la Scuola né le  famiglie  operano positivamente, se prevedono di  “inculcare”  valori, sia che lo facciano in buona che in cattiva fede.</p>
<p>Individui liberi sono il frutto di un’educazione aperta e pluralista. in cui è bene che gli adulti  rendano  espliciti  e testimonino  le proprie opinioni, le fedi, gli impegni di vita, ma senza pretendere di indicarli  come assoluti ed unici.</p>
<p>SEL promuove lezioni all’aperto nel giorno di sabato 5 marzo in molte città italiane.</p>
<p>Sarà l’occasione per parlare  di come cambia la società e di come, di conseguenza, stia cambiando la Scuola.</p>
<p>Parleremo di Costituzione, di educazione alla legalità, di integrazione dei nuovi cittadini che provengono da tante e diverse parti del mondo,  di come sono cambiati i modi dell’apprendere con l’introduzione dei  nuovi linguaggi tecnologici e della comunicazione multimediale.</p>
<p>Parleremo delle di criticità e difficoltà delle scuole ad affrontare e risolvere  i problemi quotidiani di sopravvivenza a seguito dei tagli alle risorse e delle difficoltà dei docenti ad adeguare la didattica ai nuovi bisogni educativi dei propri alunni.</p>
<p>Parleremo  degli abbandoni scolastici , dei risultati  che ottengono gli studenti, tanto diversi a seconda delle situazioni territoriali,  dei diversi investimenti  degli enti locali sui servizi di supporto alla scuola e sugli interventi per il diritto allo studio, garantito dalla Costituzione.</p>
<p>Parleremo delle proposte che  SEL pone come condizioni ineludibili perché si possa affrontare una nuova stagione di riforme vere e di rilancio della Scuola italiana.</p>
<p>Di questo e di tanto altro SEL chiama  a ragionare non solo gli studenti, i docenti, i ricercatori  i genitori, ma tutti i  cittadini.</p>
<p>E’ solo un inizio.</p>
<p>Ringraziamo  Berlusconi : grazie alle sue inqualificabili dichiarazioni  ci è più facile riproporre oggi, all’attenzione dell’intera società  il tema della istruzione e della formazione.</p>
<p>Occorre rendere tutti consapevoli che se il nostro  Paese  non cresce  è proprio perché  disinveste   nei settori  dell’istruzione e della formazione, che sono invece indicati, in tutti i Paesi del mondo  come  fattori  fondamentale della coesione sociale, dello  sviluppo e di un nuovo e più sano rapporto dell’umanità con l’ambiente e i suoi equilibri.</p>
<p>Simonetta Salacone</p>
<p><a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/vetrina/sabato-5-marzo-tutti-in-piazza-per-la-scuola" target="_self">Qui il link con tutte le iniziative</a></p>
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		<title>Sulla scuola, dire (e fare) qualcosa di più</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 04:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche questa volta, dopo l’affondo, la retromarcia (apparente): “Sono stato travisato”… L’intervento di Berlusconi alla convention dei sedicenti Cristiani Riformisti non è stato frutto di semplice calore oratorio, ma il segno ulteriore di un attacco alla scuola statale che viene avanti da anni e che è culminato con il taglio di 8 miliardi in 3 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche questa volta, dopo l’affondo, la retromarcia (apparente): <em>“Sono stato travisato”</em>…</p>
<p>L’intervento di Berlusconi alla convention dei sedicenti Cristiani Riformisti non è stato frutto di semplice calore oratorio, ma il segno ulteriore di un attacco alla scuola statale che viene avanti da anni e che è culminato con il taglio di 8 miliardi in 3 anni, operato con la legge 6 marzo 2008, n. 133. Il tutto, con la solita fanfara che si tratta di una riforma epocale, l’unica vera riforma dopo quella di Giovanni Gentile, che sarà premiato il merito, e così via blaterando&#8230;<span id="more-20566"></span></p>
<p>Non si era mai vista prima d’ora una riforma epocale non a costo zero, ma addirittura accompagnata da una gigantesca sottrazione di risorse. In realtà, si tratta di un lucido disegno di <strong>destrutturazione dell’unico luogo di formazione pluralistica</strong> aperto a tutti, l’unica, vera, opportunità di mobilità sociale.</p>
<p>In realtà, se c’è in Italia una scuola che <em>“inculca i propri principi”</em> – per usare l’espressione  di Berlusconi &#8211; agli alunni che la frequentano, questa è proprio la scuola paritaria, che è emanazione di soggetti privati (quasi sempre la Chiesa) e assume gli insegnanti non attraverso concorsi pubblici o precise graduatorie di merito, come accade per la scuola statale, ma per conoscenza diretta, ossia con procedure tese a garantire che nell’insegnamento vengano appunto <em>“inculcati”</em> alcuni principi, e non altri.</p>
<p>Ma a me è parso più grave l’intervento fatto dalla Gelmini a difesa del premier, dell’uscita del premier stesso. Ha detto, tra l’altro: <em>“Per noi, e secondo quanto afferma la Costituzione italiana, la scuola può essere sia statale sia paritaria. In entrambi i casi è un&#8217;istituzione pubblica, cioè al servizio dei cittadini”</em>.</p>
<p><strong>Primo</strong>: la Costituzione Italiana non afferma che la scuola può essere sia statale che paritaria, per la semplice ragione che quando fu promulgata (1948) la scuola paritaria non esisteva, né è stata inserita nelle modifiche successive. Essa è nata con la legge 10 marzo 2000, n. 62, fortemente (e improvvidamente) voluta dall’allora ministro Berlinguer. Se una cosa dice in merito la Costituzione, questa è l’art. 33: <em>“L&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne è l&#8217;insegnamento… La Repubblica detta le norme generali sulla istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi … Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”</em>.</p>
<p><strong>Secondo</strong>: la scuola paritaria non è al servizio dei cittadini, quanto meno non di tutti i cittadini, in quanto per frequentarla sono richieste rette cospicue, a volte di alcune migliaia di euro all’anno. Cifre che né gli operai di Mirafiori e neppure le famiglie del ceto medio dell’Italia di oggi si possono permettere.</p>
<p>Allora, qual è lo scenario, a cosa preludono gli interventi di Berlusconi e della Gelmini?</p>
<p>Sbaglieremmo, come ha fatto Bersani, se ci limitassimo a difendere la laboriosità e l’onestà intellettuale dei nostri insegnanti, che peraltro sono meglio difesi, su questo terreno, dalla CGIL.</p>
<p>Le cose di cui si deve occupare la Sinistra sono due: la prima è quale risposta dare a quello che si configura ormai<strong> come un attacco frontale alla scuola pubblica di massa</strong>, come è stata costruita nella seconda metà del secolo scorso, a partire dalla Costituzione: un luogo deputato a <em>“rimuovere </em>– come dice l’art. 3 &#8211; <em>gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese”</em>.  In sostanza, come combattere e sconfiggere la linea del governo Berlusconi, che è, semplicemente, quella di <strong>tornare all’epoca in cui studiava soltanto chi se lo poteva permettere</strong>.</p>
<p>La seconda è che l’affermazione gelminiana su citata prelude al disegno, già manifestato nelle sedi proprie, che – in sede di attuazione del federalismo in materia scolastica – l’attribuzione dell’organico dei docenti alle singole Regioni venga effettuata tenendo conto indifferentemente delle scuole statali e di quelle paritarie, aggirando così l’art. 33 della Costituzione. Non solo: dato che questa operazione avverrà nell’ambito della dotazione organica nazionale già impoverita dai tagli di Tremonti, di fatto si tratterà di sottrarre ulteriori quote di organico alle Regioni meridionali, dove la presenza delle scuole paritarie è marginale, allargando così i divari già esistenti.</p>
<p>Dato che le cose stanno così, la Sinistra non deve limitarsi a respingere le uscite offensive del premier, ma deve farsi carico di mettere in campo una larga iniziativa unitaria per cercare di impedire questo disegno; a partire dall’accendere i fari dell’opinione pubblica nazionale sulla devastazione che la scuola statale sta subendo, <strong>che è un problema che non riguarda gli insegnanti, ma l’assetto civile, democratico, sociale dell’Italia</strong>, e dalla partecipazione concreta (cioè qualcosa di più della semplice adesione) allo sciopero della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza del 25 marzo e allo sciopero generale deciso dalla CGIL.</p>
<p>Carlo De Santis</p>
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		<title>Berlusconi, la scuola pubblica e noi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 03:44:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I volgari e rozzi attacchi che Berlusconi ha di nuovo rivolto alla scuola pubblica italiana, e segnatamente agli insegnanti che in essa sono quotidianamente impegnati, rappresentano non solo la scontata conferma di quale sia il ruolo che la destra assegna all’istruzione pubblica nell’Italia dei nostri tempi, ma anche la cifra di una sottocultura politica che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I volgari e rozzi attacchi che Berlusconi ha di nuovo rivolto alla scuola pubblica italiana, e segnatamente agli insegnanti che in essa sono quotidianamente impegnati, rappresentano non solo la scontata conferma di quale sia il ruolo che la destra assegna all’istruzione pubblica nell’Italia dei nostri tempi, ma anche la cifra di una sottocultura politica che considera lo smantellamento della scuola e dell’università pubbliche come un passaggio necessario nell’opera di ridefinizione delle forme e della qualità del nostro vivere democratico e civile. <span id="more-20540"></span></p>
<p>La scuola e l&#8217;università che la destra vuole infatti imporci sono palesemente inadeguate rispetto alle sfide tanto della società italiana quanto di quella europea: non viene promossa alcuna mobilità sociale ma al contrario si fa in modo che le differenze continuino a perpetuarsi e che le diverse condizioni economiche, sociali e culturali della famiglia di provenienza continuino a definire i percorsi di studio e di successo di gran parte degli studenti.</p>
<p>Una scuola e un&#8217;università insomma lontanissime dal cammino che invece l&#8217;Agenda di Lisbona suggeriva, il cammino cioè di una società basata sulla conoscenza e sul sapere, intesi come motore dell&#8217;innovazione e dello sviluppo sociale, indispensabili all&#8217;Italia e all&#8217;Europa di cui avremmo bisogno: un&#8217;Italia e un&#8217;Europa del sapere, dell&#8217;istruzione e della formazione lungo tutto l&#8217;arco della vita, in cui il concetto stesso di cittadinanza si declina compiutamente solo grazie al ruolo dell&#8217;istruzione pubblica, quale motore di promozione e inclusione, capace di rimuovere gli ostacoli culturali e sociali di partenza e dare forma e senso – nella sua dimensione laica – ad una società multietnica e interculturale al tempo stesso coesa e solidale, piu&#8217; giusta e democratica.</p>
<p>È da queste speranze e dalla determinazione e la rabbia che le accompagna che in quest’ultimo autunno il movimento degli studenti è ripartito, sovvertendo letteralmente l’agenda della politica nazionale. Oggi le centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi, docenti e genitori, donne e uomini che in questi mesi hanno riempito istituti e atenei occupati o autogestiti, strade e piazze, guardando al futuro non solo della scuola o dell&#8217;università ma del Paese chiedono un radicale cambio di rotta e, soprattutto,  di essere parte attiva di quel cambiamento. Sta alla sinistra, a noi piu’ di altri, dare voce e strumenti a chi vuole lottare per una scuola, per un&#8217;università, per un&#8217;Italia diversa e migliore, che non ha spazio e voce, ma già c’è. Un’Italia di cui ogni giorno di piu’ il degrado politico, morale e culturale del berlusconismo ci fa avvertire il bisogno e l’urgenza, prima che sia troppo tardi.</p>
<p>Samuele Mascarin</p>
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		<title>Bocciata la Gelmini, Ministro marionetta</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 06:56:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ un’arte quella di dire enormi bugie, come se fossero verità, anzi quasi credendoci. E’ lo stile del premier, ma anche la Ministra Gelmini non gli è da meno. Tutto il mondo della Scuola, dell’Università e della Ricerca si è dichiarato in disaccordo rispetto alle sue proposte . Ad esempio a dicembre 2010, durante la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ un’arte quella di dire enormi bugie, come se fossero verità, anzi quasi credendoci. E’ lo stile del premier, ma anche la Ministra Gelmini non gli è da meno. Tutto il mondo della Scuola, dell’Università e della Ricerca si è dichiarato in disaccordo rispetto alle sue proposte . Ad esempio a dicembre 2010, durante la discussione alla Camera dei deputati, un imponente corteo di studenti, ricercatori, professori manifestava il proprio pacifico dissenso, eppure Mariastella continuava a dire di aver interpretato desideri e bisogni di docenti e studenti, di avere la condivisione e l’assenso dell’intero mondo universitario.<span id="more-20253"></span><br />
E resta il fatto che questa proposta, presentata circa due anni fa come la grande riforma che avrebbe premiato il merito, risolto e reso trasparente il reclutamento, bloccato la fuga dei cervelli, favorendo un ingresso massiccio dei giovani nel sistema universitario, è in realtà una “riformicchia” che lima le spese e taglia la crescita culturale.</p>
<p>E così pure il tanto dichiarato inserimento dei giovani è diventato un lungo cammino di precarietà, come la storia dell’inserimento in coda nelle graduatorie ad esaurimento in altre tre Province differenti rispetto a quella in cui si è inseriti a pieno punteggio. Numeri dietro cui ci sono storie di sacrifici e sofferenze, di valigie piene di una nostalgia prepotente, che racchiudono spesso affetti lasciati a centinaia di chilometri per accumulare punteggi di servizio.</p>
<p>Il Governo ha dovuto prendere atto che la norma-vergogna sulle graduatorie della scuola rendeva il Milleproroghe oltremodo incostituzionale, calpestando la sentenza della Consulta di qualche giorno fa. Grazie anche all&#8217;intervento di Napolitano ha dovuto fare marcia indietro. Il maxi-emendamento al Milleproroghe non contiene più la proroga degli aggiornamenti delle graduatorie degli insegnanti precari, sulla quale si era pronunciata la Corte Costituzionale, il 9 febbraio scorso. Errori su errori, scorrettezze istituzionali e la manifesta incapacità di porsi un limite, anche dinanzi al giudice delle leggi. Il ministro Gelmini non ha perso occasione per assecondare le spinte discriminatorie di quei pezzi della Lega nord meno adatti ad occuparsi dei temi della cultura e della scuola. Dopo la giusta sentenza della Suprema Corte, che sostanzialmente bocciava la norma razzista che metteva i docenti meridionali in coda alle graduatorie di altre province a prescindere dal punteggio, è necessario sapere dal ministro Gelmini quali provvedimenti intende prendere per ottemperare alla sentenza. Si spera che dopo l&#8217;ennesima bocciatura, prenda atto che il criterio meritocratico è l&#8217;unico che può e deve essere applicato per la formulazione delle graduatorie.</p>
<p>Questo Governo dovrebbe capire che non sono di certo i criteri geografici a decidere se uno sia o non sia un bravo docente. Quel che è certo è che il buon maestro non si costruisce a tavolino. Più importanti delle indicazioni ministeriali, che ultimamente sono spesso confuse, dei libri di testo e dei corsi on line sono la solida formazione ricevuta negli studi universitari e soprattutto la fiducia nella possibilità d’incidere sulla massa di adolescenti inerti o distratti, valorizzando i talenti dei singoli individui e assicurando loro la necessaria preparazione disciplinare. In poche parole l’insegnante deve credere nel lavoro che fa e scommettere su sé stesso.</p>
<p>Giorgio Crescenza</p>
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		<title>Gruppo Scuola di SEL: obiettivi, organizzazione e attività future</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 12:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si avvia a pieno ritmo il gruppo nazionale scuola, coordinato da Simonetta Salacone, del Dipartimento della Conoscenza. Il primo incontro si è tenuto il giorno 2 febbraio 2011 con la partecipazione di Maria Chiara Acciarini, Vico Codella, Giorgio Crescenza, Fabiana Fabiani, Alba Sasso e Loretta Scannavini. Il gruppo ha discusso i seguenti argomenti: obiettivi, organizzazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvia a pieno ritmo il gruppo nazionale scuola, coordinato da Simonetta Salacone,  del Dipartimento della Conoscenza. Il primo incontro si è tenuto il giorno 2 febbraio 2011 con la partecipazione di Maria Chiara Acciarini, Vico Codella, Giorgio Crescenza, Fabiana Fabiani, Alba Sasso e Loretta Scannavini.<span id="more-19420"></span></p>
<p>Il gruppo ha discusso i seguenti argomenti: obiettivi, organizzazione, attività future.</p>
<p>Sul piano degli <em>obiettivi </em>il gruppo concorda che sia  sempre più  necessario essere presenti nelle realtà di movimenti e associazioni, impegnate in difesa della scuola pubblica/statale e contemporaneamente  essere in grado di lanciare campagne con parole d’ordine riconoscibili che partano direttamente da Sinistra Ecologia e Libertà.</p>
<p>Per fare questo è essenziale, superando la  fase della sola  protesta, approfondire alcuni argomenti ed enucleare <em>idee e proposte </em>che siano condivise da tutto il popolo di SEL. A tal proposito si intende avviare una serie di <em>seminari </em>(almeno due) da tenersi entro aprile- maggio 2011. Questi saranno l’occasione per delineare e condividere un <em>programma</em> di massima sulla scuola, a partire non solo dagli aspetti teorici,  ma anche dalle situazioni e dalle contraddizioni che oggi vivono  le scuole, anche a seguito delle pessime riforme del ministro  Gelmini.</p>
<p>Fra i temi indicati durante l’incontro si è deciso di scegliere i seguenti che appaiono essere comprensivi di più ampie argomenti:</p>
<ul>
<li><strong>Autonomia 	scolastica</strong> (dagli aspetti organizzativi a quelli più statutari 	e “aziendalistici”; decentramento, sussidiarietà e poteri; 	aspetti economico-finanziari; livelli essenziali della prestazione;  	organizzazione oraria e modelli scolastici consolidati come il tempo 	pieno e il modulo nella primaria e  il tempo  prolungato nella 	secondaria di primo grado; organizzazione del curricolo: cuore del 	curricolo e curricolo integrato; annualità, cicli, periodi 	scolastici diversificati; classi, gruppi; Organi Collegiali e di 	gestione…)</li>
<li><strong>Obbligo 	d’istruzione</strong> (ripensare l’intero sistema uscendo 	dall’ambiguità del “diritto/dovere” e  tornando al dettato 	costituzionale; indicare la durata, l’innalzamento e 	l’articolazione interna dell’intero percorso) A tal fine si 	esamineranno nel dettaglio le Riforme del primo e secondo ciclo 	introdotte dalla Gelmini, che distrugge in particolare la scuola  	primaria, così come si era riformata dagli anni ’80 e  	l’istruzione tecnica e professionale. Si approfondiranno inoltre  	il rapporto Istruzione-Formazione professionale e  quello del 	diritto alla conoscenza e del diritto all’istruzione, riportando 	dentro il sistema dell’istruzione tutte quelle esperienze 	innovative di “confine” quali i CTP, i corsi di alfabetizzazione 	per migranti , gli EDA, gli ITS.</li>
<li><strong>Formazione e 	reclutamento dei docenti</strong>, aggiornamento e supporti alla 	professionalità degli ATA e dei Docenti, organico funzionale e 	figure coadiuvanti quali i mediatori linguistico- culturali, gli 	assistenti ai diversamente abili, gli addetti alle biblioteche e ai 	laboratori …</li>
</ul>
<p>Tutti gli argomenti sopra indicati verranno affrontati non solo dal punto di vista dell’<em>ingegneria istituzionale </em>e dell’organizzazione ma anche da quella dei <em>contenuti e della qualità didattica</em>.</p>
<p>Il gruppo ritiene irrinunciabile non abbandonare le lotte e le mobilitazioni per raggiungere i seguenti obiettivi, già indicati nelle battaglie di inizio anno scolastico da SEL e per trovare da subito modalità di  impegno  quotidiano e condiviso, non  solo dagli operatori , ma anche da studenti e famiglie,  per ripristinare le condizioni per la qualità della scuola:</p>
<ol>
<li><strong>Restituzione dei 	tagli effettuati dal Governo alla Scuole e all’Università dal 	2008;</strong></li>
<li><strong>Blocco 	dell’ultima tranche di tagli prevista per l’anno scolastico 	2011/12;</strong></li>
<li><strong>Ritiro delle 	Riforme del primo e del secondo ciclo scolastico;</strong></li>
<li><strong>Nomina in ruolo 	dei precari su tutte le cattedre vacanti (attualmente circa 100.000)</strong></li>
</ol>
<p>Il gruppo nazionale si impegna a costruire una rete individuando gruppi o iscritti SEL che sui territori si interessano di scuola.  Sarà attivato inoltre, una spazio sul sito nazionale dedicato ai temi della Scuola e del Sapere, dove raccogliere le buone pratiche, le proposte, i suggerimenti ed  elencare <em>tutte le iniziative che SEL tiene localmente</em> (a tal fine si chiede ai responsabili territoriali di fornire tempestivamente titoli e programmi delle suddette iniziative).</p>
<p>Il gruppo nazionale al proprio interno si distribuirà i compiti a partire dalle singole competenze e dai ruoli che ciascuno ricopre,  anche nelle Istituzioni .</p>
<p>Il gruppo manterrà un costante raccordo con gli altri FORUM per affrontare tematiche trasversali quali: l’economia, il lavoro e l’ambiente.</p>
<p>Il gruppo nazionale è aperto all’apporto di altri compagni che intendano offrire con continuità il loro apporto e il loro tempo.</p>
<p>Fra le proposte di impegno immediato viene indicato quello di <strong>promuovere</strong> dove non esistano <strong>tavoli regionali in difesa della scuola pubblica/statale</strong> con altre forze politiche, associazioni e movimenti per favorire vertenze e mobilitazioni territoriali (o di partecipare ove i tavoli già esistano)</p>
<p>Si invitano tutti i compagni interessati a pronunciarsi sulle proposte indicate dal gruppo nazionale, a suggerirne altre e a fornire indicazioni per la realizzazione dei seminari (logistica, articolazione dei contenuti ed eventuali esperti).</p>
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		<title>Incarichi e Struttura dip.to Università e Ricerca</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 09:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Dipartimento nazionale Università e Ricerca (scuola, movimenti e politiche giovanili) si struttura nella seguente modalità: Responsabile Nazionale: Umberto Guidoni Scuola: Simonetta Salacone  (simonettasalacone@libero.it) Movimenti e politiche giovanili: Marco Furfaro  (marco.furfaro@sxmail.it)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Dipartimento nazionale <strong>Università e Ricerca</strong> (scuola, movimenti e politiche giovanili) si struttura nella seguente modalità:<strong></strong></p>
<p><strong>Responsabile Nazionale</strong>: Umberto Guidoni</p>
<p><strong>Scuola</strong>: Simonetta Salacone  (simonettasalacone@libero.it)</p>
<p><strong>Movimenti e politiche giovanili</strong>: Marco Furfaro  (marco.furfaro@sxmail.it)</p>
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		<title>Ripensiamo la scuola</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 09:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con il nuovo anno urge riprendere il grande dibattito nazionale su quale scuola si vuole per i nostri bambini e le nostre bambine e i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Ci vuole una discussione, di cui Sinistra Ecologia Libertà tenga le fila, che si caratterizzi perché entra nel merito. È tempo infatti di ridare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il nuovo anno urge riprendere il grande dibattito nazionale su quale scuola si vuole per i nostri bambini e le nostre bambine e i nostri ragazzi e le nostre ragazze.</p>
<p>Ci vuole una discussione, di cui Sinistra Ecologia Libertà tenga le fila, che si caratterizzi perché entra nel merito.<span id="more-17547"></span></p>
<p>È tempo infatti di ridare un senso pieno alla politica che non può più essere lasciata, da una parte o dall’altra, a trovare ragioni solo in se stessa. Anche perché chi fa <em>buona scuola</em> ha imparato a capire che mettere a punto buone pratiche <em>nel piccolo </em>è condizione necessaria, ma insufficiente. Si sa infatti, per esperienza, che la tenuta di uno spazio educativo non può avvenire senza che l’intero castello del sistema istruzione, per utilizzare una metafora cara alla pedagogista Franca Pinto Minerva, non sia almeno capace di sostenere, per tutti, un livello accettabile di risultati.</p>
<p>Le grandi questioni educative devono, quindi, come più volte ha ribadito Nichi Vendola, poter segnalare alla politica contenuti e scelte fondanti, contribuendo a ridarle senso.</p>
<p>Il dibattito su una scuola davvero rinnovata, che oltrepassi l’idea nefasta di questo Governo, deve prendere l’avvio da forti idee-guida e chiamare tutti a un confronto ampio, libero da condizionamenti contingenti e di bottega, misurato sui profondi bisogni delle persone che crescono oggi.</p>
<p>La scuola pubblica italiana è stata il più potente fattore di promozione sociale e diffusione del sapere nella nostra storia unitaria. Fino alla metà del Novecento, però aveva intorno una società che si rispecchiava in alcuni valori e modi educativi relativamente stabili. La scuola deve cambiare perché il mondo in cui è collocata è mutato per sempre, negli ultimi decenni del secolo appena concluso.</p>
<p>È altrettanto legittimo ribadire che negli anni, nonostante la Gelmini, titolare di una meschina riforma che lima le spese, teme le idee e si affida solo a un modello azienda, possibilmente leghista, gli “operatori” più tenaci, dal basso, hanno fatta diventare la Scuola luogo di educazione, di formazione della personalità, luogo di apprendimenti di condotte, luogo di crescita delle singole individualità. Questo va assolutamente difeso e potenziato.</p>
<p>Pertanto, ricercare nella scuola nuovi contesti di significato per studenti e insegnanti è insieme, un’avventura e un dovere, ai quali non ci si può sottrarre.</p>
<p>SEL ha approvato durante il Congresso un Ordine del giorno su un’idea di scuola laica e pluralista che va sicuramente discusso e ampliato, ma mi pare sia un buon inizio. I modi per costruire le idee possono essere certamente diversi, ma la buona relazione educativa resta <em>la bussola</em> di ogni buona scuola per una buona società.</p>
<p>E allora, le scelte sul futuro della scuola che dovranno essere assunte da un futuro Governo di centrosinistra dovranno porre al centro un’idea di sapere e di istruzione come beni non negoziabili. Come risorse pubbliche e collettive.<br />
Su questo punto, c’è bisogno di un forte e netto segnale di discontinuità rispetto al passato.</p>
<p>Giorgio Crescenza</p>
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		<title>La Felicità pubblica al potere</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 09:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La conferenza dei capigruppo del Senato ha fissato la discussione finale sul disegno di legge Gelmini dopo il 14 dicembre, data in cui alla Camera dei Deputati verrà decisa la sorte del Governo Berlusconi. Nella ex maggioranza di centrodestra regna il caos, i finiani rappresentano in tal senso l’emblema della contraddizione. Prima salgono sui tetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La conferenza dei capigruppo del Senato ha fissato la discussione finale sul disegno di legge Gelmini  dopo il 14 dicembre, data in cui alla Camera dei Deputati verrà decisa la sorte del Governo Berlusconi. Nella ex maggioranza di centrodestra regna il caos, i finiani rappresentano in tal senso l’emblema della contraddizione.</p>
<p><span id="more-16265"></span>Prima salgono sui tetti inscenando una finta ed effimera solidarietà, poi scelgono di votare a favore della legge. Fortunatamente però, il Movimento degli studenti, dei ricercatori e dei precari, che martedì scorso ha invaso prepotentemente le strade e le piazze del nostro Paese, sembra essere non solo ad un passo dalla vittoria, con l’affossamento del ddl Gelmini, ma soprattutto sembra che sia riuscito ad anticipare i tempi della politica.</p>
<p>Il Governo Berlusconi, prima ancora di essere sfiduciato dal Parlamento, appare oggi già sfiduciato da un’intera generazione. Il Movimento ha ora dinanzi a sé settimane impegnative, durante le quali dovrà dimostrarsi in grado di ribattere con estrema puntualità all’ondata di propaganda elettorale che il Governo e la Ministra Gelmini riverseranno sui media pubblici e privati.</p>
<p>E’ tempo dunque di squarciare ogni velo d’ipocrisia, a partire dal ribaltamento nei termini di una delle parole d’ordine più inflazionate: la meritocrazia. Dobbiamo affermare con chiarezza che per noi la promozione della meritocrazia, seppur auspicabile in certi specifici ambiti, non può in alcun modo marginalizzare il riconoscimento sociale dei bisogni e dell’uguaglianza.</p>
<p>Esattamente il contrario di ciò che è avvenuto con il taglio del 89,54% del fondo borse di studio e la speculare istituzione del prestito d’onore, due elementi che congeleranno ancora di più la perdurante immobilità sociale del nostro Paese.</p>
<p>Noi non ci fermeremo, vivremo intensamente, giorno dopo giorno, ogni istante di questa meravigliosa Felicità collettiva.</p>
<p>Mattia Ciampicacigli</p>
<p>Jacopo Agrimi</p>
<p>Cesare Cagnetta</p>
<p><a href="http://www.sinistraeliberta.eu/wp-content/uploads/2010/12/studenti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16266" title="studenti" src="http://www.sinistraeliberta.eu/wp-content/uploads/2010/12/studenti-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Anche l’operaio vuole il figlio dottore…</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 09:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo non è un articolo. Non vuole e non può esserlo. La cronaca la fanno gli altri giornali. I quotidiani. Noi qui parliamo del paese reale. Ci interessa raccontare le persone che lottano e per farlo spesso usiamo la forma della testimonianza diretta. Ecco la mia testimonianza, quella di una redattrice di questo blog ma soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo non è un articolo. Non vuole e non può esserlo. La cronaca la  fanno gli altri giornali. I quotidiani. Noi qui parliamo del paese  reale. Ci interessa raccontare le persone che lottano e per farlo spesso  usiamo la forma della testimonianza diretta.</p>
<p>Ecco la mia testimonianza, quella di una redattrice di questo blog ma soprattutto di una studentessa.<span id="more-15947"></span></p>
<p>Del 29 novembre ricorderò il silenzio di centinaia di miei colleghi  seduti per terra con le gambe incrociate e la testa in su, che  ascoltavano Roberto Saviano ricordare gli studenti dell’Aquila morti  sotto le macerie della Casa dello Studente. Nessun brusio. Questa è  stata la rivoluzione più grande che posso scrivere. Interesse, rispetto,  consapevolezza.</p>
<p>Parlo di Cagliari, parto dalla mia città. Che poi è il capoluogo di  quest’isola dei cassintegrati che proviamo a raccontarvi assieme alle  altre vertenze della penisola. Parto da questi 250 mila abitanti che  nessuno racconta. Da questi 35 mila studenti che faticano a viverci in  un comune che non fa degli universitari una risorsa. Basta sfogliare i  giornali per trovarle tutte, da nord a sud, da Torino a Palermo, per non  incontrarla mai Cagliari, né in un articolo, né in una foto.</p>
<p><a rel="shadowbox[post-5925];player=img;" href="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2010/12/camy-jolla-5594-1.jpg"></a></p>
<p>Ma noi c’eravamo. Come i migliaia e migliaia di studenti che l’altra  notte, e nei giorni precedenti, e oggi, e anche domani, Assieme, in  tutto il bel Paese, hanno intrapreso una lotta di Unità che sembra un  omaggio a questo centocinquantegno.</p>
<p>Parto dal Palazzo delle Scienze, un edificio storico appena fuori le  mura medioevali del quartiere di Castello che ha visto generazioni di  studenti sardi laurearsi in quelle materie scientifiche che in Italia  diventano simbolo di coraggio e sfida, che in Sardegna sono la prova che  se le scegli sei un po’ matto. Perché si può studiare letteratura senza  fondi, forse, ma fisica o chimica no. I soffitti sono alti, i pavimenti  consumati, gli scalini hanno quella leggera curva al centro che  testimonia i piedi, le vite che li hanno calpestati. Gli striscioni, i  lumicini, alle pareti i necrologi che annunciano la imminente morte  dell’Università. Il 29 in tutta Italia sui tetti e sui monumenti, per  strada, durante fiaccolate e processioni, c’erano quelli che volevano  Restare. Che avrebbero mille motivi per andar via. E invece sono qui,  non si muovono, non progettano una fuga all’estero. Perché anche per  emigrare ci vogliono mezzi economici. E in questo momento, se per alcuni  è una scelta nobile, per altri è l’unica possibile.</p>
<p>Pioveva fisso. Poco, ma senza pausa. Durante tutta la giornata  sentivi la gente, in autobus, al supermercato, in banca, alle poste, per  strada, dire che con questo tempo nessuno si sarebbe mosso di casa. E  invece in 500 hanno marciato per il centro storico e altri centinaia e  centinaia di ragazzi hanno deciso di trascorrere, la notte prima della  votazione del Ddl Gelmini, nelle proprie facoltà, e in quel Palazzo  monumentale delle Scienze che abbiamo scelto di prendere come simbolo.  Il maxi schermo montato per vedere il programma di Fazio e Saviano Vieni  via con me, è servito anche per collegamenti via web con le altre  Università italiane occupate. L’altro ieri, anche un po’ grazie ai mezzi  di comunicazione, le nuove generazioni hanno “fatto l’Italia”. Si sono  incontrate in luoghi simbolo del Paese, hanno intrattenuto collegamenti  fra di loro, hanno visto una puntata che ieri ha volutamente scelto di  parlare di diritto allo studio. Hanno ascoltato in religioso silenzio,  non l’autore di un libro ma un ragazzo, giovanissimo, che ha scelto da  che parte stare, che ha sacrificato tutta la sua vita per gridare ad  alta voce cosa è giusto e cosa no.</p>
<p><a rel="shadowbox[post-5925];player=img;" href="http://www.isoladeicassintegrati.com/wp-content/uploads/2010/12/manifestazione-5.jpg"></a></p>
<p>Non ho molto altro da raccontarvi, sono una studentessa che era lì  perché crede che le belle idee hanno bisogno di belle teste, che devono  mobilitarsi, non arrendersi, non aspettare sia qualcun altro a cambiare  le cose, che per una volta ha voluto occuparsi della sua Vertenza, della  sua Crisi, del suo Futuro.</p>
<p>Fra un elenco e un altro, visto che è di moda, ho pensato di stilarne  anche io uno che possa ancora meglio farvi entrare nello spirito  dell’altra sera.</p>
<ul>
<li>Il grembiule di Andrea che preparava assieme ad altre decine di ragazzi da mangiare</li>
<li>Le mani fredde di Eleonora</li>
<li>La proiezione ballerina del programma di Saviano che si interrompeva ogni dieci minuti.</li>
<li>Il fumo delle cipolle arrostite e spesso bruciate</li>
<li>Il lumicini rossi che sono gli stessi che mette mia nonna nella tomba di mio nonno</li>
<li>Il cannonau</li>
<li>Le foto di Roberto che mi fanno uscire malissimo</li>
<li>Il pavimento bagnato</li>
<li>L’ombrello che ho mollato a un mio amico perché ero stanca di tenerlo</li>
<li>Il cielo umido di qui, quando piove senza sosta.</li>
<li>Gli occhi stanchi di Valentina che è una ricercatrice</li>
<li>La processione dei politici locali</li>
<li>Il silenzio mentre Saviano elencava le giovani vittime del terremoto abruzzese</li>
<li>Il sonno che però fai finta di non avere perché a 24 anni non devi mai averne</li>
<li>I fuori sede contenti perché ieri si è fatta comunità, ieri Cagliari non li ha fatti sentire ospiti, li ha integrati</li>
<li>Marco che alle 2 del mattino rilascia un’intervista e spiega che  oggi non è finita, ma è solo l’inizio di una lunga lotta per il futuro  di questo paese</li>
</ul>
<p>Qui sotto la dichiarazione del Presidente del Consiglio degli  studenti di Cagliari. La voce sua è la voce di una scelta unanime fra  tutti gli studenti italiani. Non mollare il nostro futuro a chi non  lavora per costruircelo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="410" height="329" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/b3shy0IXGUI?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="410" height="329" src="http://www.youtube.com/v/b3shy0IXGUI?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>La riforma lunedì è passata alla Camera, la mobilitazione come aveva  annunciato Marco Meloni non si ferma. Vi aggiorneremo nelle prossime  ore!</p>
<p>Claudia Sarritzu</p>
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		<title>E’in campo un’intera generazione. La nostra</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 09:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono giornate intense quelle che stanno vivendo le Università italiane, giornate nelle quali il più delle volte giorno e notte si confondono vicendevolmente in un vortice di sogni e passioni che uniscono le tante facoltà occupate lungo tutta la Penisola. Questa volta si ha la sensazione nuova, rispetto al 2008, di sentire coinvolta una intera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono giornate intense quelle che stanno vivendo le Università italiane, giornate nelle quali il più delle volte giorno e notte si confondono vicendevolmente in un vortice di sogni e passioni che uniscono le tante facoltà occupate lungo tutta la Penisola. <span id="more-15479"></span>Questa volta si ha la sensazione nuova, rispetto al 2008, di sentire coinvolta una intera generazione. Una generazione che sembra finalmente uscire da un letargo, apparentemente senza speranza e protrattosi troppo a lungo, per ricominciare a provare il desiderio di sfidare il futuro, di contrastare la precarietà delle proprie idee prima ancora che la precarietà nel lavoro e nello studio.</p>
<p>Una generazione consapevole che la crisi economica, e le politiche che ne sono derivate, stanno ridisegnando addirittura i suoi paradigmi esistenziali. La generazione che ha oggi tra venti e trenta anni è, probabilmente, la più qualificata di sempre, anche per questo è difficile accettare che le gravi responsabilità di coloro che hanno avvallato un modello economico ingiusto ed effimero si riversino ora soprattutto sulle sue spalle, accrescendo una volta di più diseguaglianze di reddito e di opportunità.</p>
<p>E’ in questo quadro che si inserisce l’attacco indiscriminato che la morente gestione berlusconiana sta perpetrando contro il vasto mondo della Conoscenza e della Cultura, ovvero contro i soli  veri settori strategici del futuro di una economia avanzata come dovrebbe essere quella italiana. La propaganda e la disinformazione di regime, condita peraltro da inaccettabili istigazioni alla violenza, come quella recente del direttore del TG4 Emilio Fede, non mancano occasione per riaffermare la assoluta necessità dei tagli alla cultura, purché non sia quella delle scuole o università private. Si dimentica sempre che in Francia e Germania, a fronte della stessa crisi economica, gli investimenti in cultura e ricerca sono stati considerati sin da subito prioritari, settori preziosi da tutelare.</p>
<p>Il Forum studenti di SEL, “Sapere è libertà”, è al fianco dei sindacati studenteschi e partecipa al  movimento che in queste ore sta manifestando negli atenei e nelle scuole occupate. Il Forum studenti di SAL denuncia la progressiva e sistematica delegittimazione dell&#8217;università e della ricerca pubbliche in Italia, che contribuirà ad ipotecare seriamente il futuro della nostra società. Il Forum chiede con forza il ritiro immediato di questo sciagurato decreto della Gelmini e auspica che il nuovo gruppo dirigente di Sinistra Ecologia Libertà consideri il tema dei Saperi sempre più come una delle cifre fondanti del proprio agire politico &#8211; una delle sue stesse ragion d’essere.</p>
<p>E’ necessario riaprire al più presto un grande dibattito pubblico nel Paese, che rimetta al centro dell’agenda politica il tema del Sapere come bene comune.</p>
<p>Il Forum studenti sarà in piazza, domani, sabato 27, in occasione della manifestazione nazionale della CGIL perché  “<em>Il Futuro è dei giovani e del lavoro. Diritti e più democrazia” non può che essere anche un nostro </em>slogan.</p>
<p>I coordinatori del Forum Studenti di SEL, “Sapere è Libertà”</p>
<p>Mattia Ciampicacigli</p>
<p>Cesare Cagnetta</p>
<p>Jacopo Agrimi</p>
<p><a href="http://www.sinistraeliberta.eu/wp-content/themes/sel2010/images/seluni.png">scarica il volantino</a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>SEL sostiene pienamente le ragioni della giornata nazionale di lotta del 17 novembre per una &#8220;vera&#8221; riforma della scuola.</title>
		<link>http://www.sinistraecologialiberta.it/comunicati-stampa-territori/sel-sostiene-pienamente-le-ragioni-della-giornata-nazionale-di-lotta-del-17-novembre-per-una-vera-riforma-della-scuola/</link>
		<comments>http://www.sinistraecologialiberta.it/comunicati-stampa-territori/sel-sostiene-pienamente-le-ragioni-della-giornata-nazionale-di-lotta-del-17-novembre-per-una-vera-riforma-della-scuola/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 15:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione_sel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa territori]]></category>
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		<category><![CDATA[sinistra ecologia e libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stati confermati in pieno gli effetti negativi del recepimento della legge Gelmini-Tremonti con l&#8217;abbassamento della qualità complessiva dell&#8217;intero sistema formativo pubblico e l&#8217;incremento dei finanziamenti alla formazione privata. Queste scelte impoveriscono l&#8217;intero Paese e mettono a rischio la competitività della nostra economia e il futuro dei giovani. Purtroppo, i tanto sbandierati miglioramenti introdotti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati confermati in pieno gli effetti negativi del recepimento  della legge Gelmini-Tremonti con l&#8217;abbassamento della qualità  complessiva dell&#8217;intero sistema formativo pubblico e l&#8217;incremento dei  finanziamenti alla formazione privata. Queste scelte impoveriscono  l&#8217;intero Paese e mettono a rischio la competitività della nostra  economia e il futuro dei giovani. Purtroppo, i tanto sbandierati  miglioramenti introdotti in sede locale grazie all&#8217;autonomia scolastica  provinciale sono ancora evanescenti, contraddittori e in via di  definizione, sia  nella scuola in lingua tedesca che in quella in lingua  italiana.  Ma proprio laddove era possibile introdurre significativi  distinguo positivi rispetto al preoccupante quadro nazionale alcune  scelte della Provincia sono oggettivamente gravi e incomprensibili. La  chiusura di indirizzi fondamentali, in particolare, negli Istituti  professionali, il rafforzamento del ruolo della formazione professionale  come scuola di serie b anzichè ccome ponte tra scuola e mondo del  lavoro, il taglio di un&#8217;ulteriore ora settimanale per il triennio degli  istituti tecnici già fortemente penalizzati dalla legge Gelmini, la  mancata soluzione per gli indirizzi musicali, il taglio oggettivo di  attività didattiche fondamentali, in particolare, quelle di tipo  laboratoriale, sono tutte scelte peggiorative che rispondono ad una  logica ragionieristica di risparmio anzichè ad un progetto di sviluppo  della qualità. In questo modo, si rischia seriamente di incrementare il  già vasto disagio sociale dei giovani e di aumentare i ritardi del  nostro territorio in termini di compettività. <strong>E&#8217; ancora possibile  invertire questa tendenza. Anche in ragione della crisi di governo si  sospenda la legge &#8220;Gelmini&#8221; e si riapra un confronto con il mondo della  scuola. La Giunta Provinciale, inevece, abbandoni le sue chiusure  autoreferenziali e recepisca le proposte ragionevoli che il mondo della  scuola e la società civile stanno avanzando aprendo, finalmente, veri  tavoli di trattativa con il mondo della scuola. </strong></p>
<p>Sinistra Ecologia Libertà Alto Adige</p>
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		<title>Per colpa della Gelmini meno visite al Museo Egizio</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 10:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Meno visite scolastiche al Museo Egizio, colpa della riforma Gelmini”, lo sostiene Eleni Vassilika -direttrice del Museo Egizio di Torino- in una lettera inviata direttamente alla Ministra. La Gelmini ha tagliato gli incentivi per le visite scolastiche, le cosiddette “gite”, conservando però per gli accompagnatori le responsabilità civili e penali, risultato: tanti istituti sono costretti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Meno visite scolastiche al Museo Egizio, colpa della riforma Gelmini”, lo sostiene Eleni Vassilika -direttrice del Museo Egizio di Torino- in una lettera inviata direttamente alla Ministra.</p>
<p>La Gelmini ha tagliato gli incentivi per le visite scolastiche, le cosiddette “gite”, conservando però per gli accompagnatori le responsabilità civili e penali, risultato: tanti istituti sono costretti a cancellare i viaggi e molti insegnanti si rifiutano di accompagnare gli studenti.<br />
<span id="more-14597"></span>Precari &#8216;tagliati&#8217;, classi straripanti, lezioni nei corridoi, ricercatori senza futuro, materie come l&#8217;informatica considerate superflue sui banchi mentre internet era una delle tre &#8216;i&#8217;, e ora anche i tagli ai viaggi d’istruzione, uno dei momenti più importanti di formazione per gli studenti.</p>
<p>Un’ulteriore conferma che la riforma Gelmini sta uccidendo l’istruzione pubblica nel nostro paese.</p>
<p>Monica Cerutti, Sinistra Ecologia Libertà</p>
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		<title>La scuola di Adro. Non giochiamo allo scaricabarile</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 10:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia secondo cui il dirigente scolastico della scuola elementare e media di Adro, dopo aver ricevuto l’approvazione del Consiglio di Istituto, sta procedendo alla rimozione dei simboli della Lega non ci deve tranquillizzare. Anzi, ci allarma. Non ripeto le argomentazioni su questa vicenda, già pubblicate su questo sito il 14 settembre scorso. E lasciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia secondo cui il dirigente scolastico della scuola elementare e media di Adro, dopo aver ricevuto l’approvazione del Consiglio di Istituto, sta procedendo alla rimozione dei simboli della Lega non ci deve tranquillizzare. Anzi, ci allarma.</p>
<p><span id="more-13611"></span></p>
<p>Non ripeto le argomentazioni su questa vicenda, già pubblicate su questo sito il 14 settembre scorso. E lasciamo stare l’arrogante reazione del sindaco, che dopo aver detto nei giorni scorsi di essere disposto a rimuovere i simboli leghisti, purchè qualcuno rimborsasse il comune, oggi minaccia di rimetterli qualora il dirigente scolastico li faccia rimuovere (e in questo caso, i soldi dove li troverebbe?). Lasciamolo stare, perché lui ha già … gettato il cuore oltre l’ostacolo ed è convinto di vivere già in uno Stato diverso dall’Italia, il cui capo è il <em>Senatur</em>: per lui, insomma, la Repubblica Italiana e la democrazia si fermano ad Adro e perciò si comporta come l’improbabile borgomastro del primo nucleo dell’agognato Stato di Padania, peraltro a partito unico e finalmente liberato dall’Italia.</p>
<p>Occupiamoci dei fatti. <strong>Ebbene, non spetta al dirigente scolastico e neppure al  Consiglio di Istituto mettere mano all’edificio scolastico e ai suoi arredi, perchè si tratta di materia di competenza del comune</strong>. Il Consiglio di Istituto, semmai, ha il potere di deliberare sull’intitolazione della scuola. Anzi, visto che oggi intende cambiarla, è lecito chiedersi: chi aveva deciso di intitolarla – appena un mese addietro &#8211; a Gianfranco Miglio, se non il Consiglio di Istituto? Siamo di fronte a un’altra violazione di legge, da parte del sindaco?</p>
<p>In attesa che venga chiarita la vicenda dell’intitolazione della scuola, il punto è che sulla rimozione dei simboli <strong>qualcuno sta scaricando sul dirigente scolastico e sugli organi collegiali della scuola responsabilità improprie</strong>. In sintesi: accertato che non è possibile, in Italia, da quando c’è la democrazia, imprimere simboli di un partito su un edificio pubblico e sulle sue suppellettili; accertato che invece questo sindaco della Repubblica della banane lo ha fatto; preso atto che è rimasto inascoltato l’appello (fermo) del Presidente Napolitano, nonché quello (blando) del ministro dell’istruzione, <strong>chi davvero ha il potere di imporre al sindaco la rimozione dei simboli è soltanto il prefetto di Brescia</strong>.</p>
<p>Perché non lo ha fatto finora? Ne “I promessi sposi”, vi è la celebre figura del curato del paese di Renzo e Lucia: don Abbondio. Il Manzoni dice di lui che <em>“non era nato con un cuor di leone”</em>. Non ho notizie del cuore del prefetto di Brescia, ma non deve essere una pura coincidenza il fatto che egli dipende dal ministro dell’interno, Maroni, esponente di primo piano della Lega, come l’infelice sindaco di Adro.</p>
<p>Allora, il Ministero dell’Interno vuole decidersi a risolvere questo problema, prima che l’improbabile borgomastro di cui sopra trovi altri imitatori? E prima che altri partiti facciano cose simili nei comuni dove sono maggioranza?</p>
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		<title>Umberto Guidoni: SEL per l’alternativa. Il sapere libera tutti.</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 08:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il sapere libera tutti: scuola, universita&#8217; e ricerca per l&#8217;alternativa&#8221; e&#8217; il titolo dell&#8217;appuntamento pubblico, promosso da Sinistra Ecologia Liberta&#8217; per domani pomeriggio, martedi 12 ottobre 2010, a Roma presso la Sala Fredda della Cgil (in via Buonnaroti, 12), a cui parteciperanno esperti del settore della formazione, docenti universitari, amministratori pubblici, lavoratori della scuola, rappresentanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-13513"></span></p>
<p>&#8220;<strong>Il sapere libera tutti: scuola, universita&#8217; e ricerca per l&#8217;alternativa</strong>&#8221; e&#8217; il titolo dell&#8217;appuntamento pubblico, promosso da Sinistra Ecologia Liberta&#8217; per domani pomeriggio, <strong>martedi 12 ottobre 2010, a Roma presso la Sala Fredda della Cgil </strong>(in via Buonnaroti, 12<strong>), a cui parteciperanno esperti del settore della formazione, docenti universitari, amministratori pubblici, lavoratori della scuola, rappresentanti degli studenti e dei ricercatori. </strong></p>
<p>I lavori avranno inizio alle ore 16,30. Interveranno tra gli altri Benedetto Vertecchi, Alba Sasso, Simonetta Salacone, Giorgio Parisi, Marco Rizzoni, Giorgio Crescenza, Carla Corciulo, Simonetta Carrarini, Cesare Cagnetta, Alessio Stazi, Vincenzo Fiore.</p>
<p>Alle <strong>ore 18, 30</strong> interverra&#8217;<strong> Mimmo Pantaleo</strong>, segretario generale della Flc-Cgil.<br />
Concludera&#8217; i lavori <strong>Umberto Guidoni</strong></p>
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		<title>Usciamo dal Palazzo</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 14:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come in un turpe copione già visto, le cronache da basso impero di quest’ultimo atto del berlusconismo sono insieme tragiche e grottesche. Tutte le volgarità profonde da cui sono stati costellati gli ultimi anni precipitano ora tutte insieme in un calderone mefitico in cui le barzellette antisemite fanno il paio con l’esposizione dei simboli leghisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come in un turpe copione già visto, le cronache da basso impero di quest’ultimo atto del berlusconismo sono insieme tragiche e grottesche. Tutte le volgarità profonde da cui sono stati costellati gli ultimi anni precipitano ora tutte insieme in un calderone mefitico in cui le barzellette antisemite fanno il paio con l’esposizione dei simboli leghisti ad Adro, gli esorcismi e le bugie con cui un governo inetto cerca di rimuovere la spazzatura campana s’intrecciano con le continue riesplosioni, su e giù per la penisola, della questione morale e il panorama devastato spazia dall’infiltrazione della ‘ndrangheta nei poteri della Lombardia sino alla rivendicazione inumana delle espulsioni in massa della povera gente destinata ai lager libici.</p>
<p>Su tutto aleggia la rimozione colpevole del fallimento non solo di un governo ma di un intero sistema, quella che dà il tono a tutta una lunga fase: il rifiuto di affrontare e anche solo nominare il disastro provocato creando quella generazione che dovremmo chiamare del “lavoro mai”. Quella formula che dà i brividi quando la si legge sulla cartella penale degli ergastolani, “fine pena mai”, ricompare, rovesciata, nelle carte d’identità di milioni di giovani: “lavoro mai”.</p>
<p>Ma non si tratta di ricapitolare per l’ennesima volta il repertorio di guasti profondissimi e di fallimenti camuffati da successi del berlusconismo. Bisogna invece scoprire come tutti questi elementi si incastrino agevolmente nel mosaico di una autentica e complessiva crisi di regime: una crisi che coinvolge insieme  sia l’architettura e lo spirito democratico del nostro paese sia tutti gli elementi di coesione sociale. Questione sociale e questione democratica tornano infine a imporsi come stabilmente intrecciate.</p>
<p>Il fallimento di questo centrodestra e del bipolarismo è lo sfondo di questa deriva drammatica in cui naufraga la cosiddetta seconda repubblica. Quando arriveremo al bilancio di questi anni, rischiamo di trovarci di fronte un elenco sterminato di vittime eccellenti: la scuola pubblica, il contratto collettivo nazionale, l’immagine stessa del futuro per le giovani generazioni. Ma gli annunci stentorei di un televenditore in crisi di credibilità diventano particolarmente insultanti quando hanno come oggetto il Sud, che è stato il terreno della più gigantesca spoliazione di risorse dell’intera storia nazionale.</p>
<p>In dieci anni il Mezzogiorno ha perso 7 punti percentuali di trasferimenti ordinari dallo Stato e ha visto i salvadanai riempiti dalla Comunità europea con l’obiettivo di coprire il divario di sviluppo rispetto al Nord trasformati in un bancomat del governo.  Con i soldi del Sud sono stati finanziati gli ammortizzatori sociali per tutta l’Italia ed è stata foraggiata la “cricca spa” cui era stata appaltata la ricostruzione dell’Abruzzo dopo il terremoto. Con i soldi del Sud sono state pagate le clientele della Lega nord. E ora questo progressivo smembramento del paese, questa inesorabile frammentazione dei suoi corpi sociali, può arrivare a compimento con il varo di un cattivo federalismo destinato a completare il processo di separazione in due del paese.</p>
<p>Quella in cui viviamo è già l’Italia delle secessioni. E’ l’Italia della secessione del Nord, della fuga da una lunga storia di paziente costruzione unitaria, dell’abdicazione dai doveri della solidarietà sociale, della brutale fuoriuscita dal Welfare. E’ l’Italia dell’educazione alla guerra finanziata da Ignazio La Russa. C’è un’istantanea che, meglio di ogni altra, rende ragione di quale paese e quale società abbia  in mente Silvio Berlusconi: è l’immagine delle scuole elementari con classi riempite da trenta e più bambini, dei disabili che rischiano di ritrovarsi senza insegnante di sostegno, di quelle decine di migliaia di precari che hanno letteralmente tenuto in piedi la scuola pubblica e che sono stati da un giorno all’altro cancellati.</p>
<p>La scuola è il luogo in cui si incrociano la dimensione della vita reale delle famiglie e quella del lavoro, dove si incontrano le generazioni. E’ nello smantellamento della scuola pubblica che si delinea e si realizza il progetto sociale di Berlusconi: quello che spinge ai margini gli apparati di formazione e al loro posto adopera le tv come strumento di formazione, informazione e manipolazione.</p>
<p>La cerimonia stanca del voto di fiducia ha rappresentato una pagina di vecchia politica, con il presidente del consiglio ormai prigioniero del suo stesso teatrino. La riedizione di una nuova maggioranza tenuta insieme solo dall’istinto di sopravvivenza e dalla paura di perdere doveva durare solo pochi giorni, e ha resistito anche meno. Che in un quadro come questo il centrosinistra giochi la sua battaglia cercando alleati tra chi pochi giorni fa ha pur votato la fiducia al governo Berlusconi è paradossale.</p>
<p>Quando il populista deve temere il suo popolo e rinchiudersi nel palazzo, quello è il momento in cui il centrosinistra, per rendersi credibilmente alternativo, deve saper uscire dal palazzo e lasciarsi alle spalle i giochi dei suoi corridoi.  Deve mettersi in relazione con i soggetti sociali in carne e ossa, avere il coraggio di andare oltre le ragioni di bottega e anche oltre la mera sommatoria di tutte le botteghe. Deve riaprire in ogni luogo d’Italia le officine del futuro. Deve essere capace di riconnettere la politica alla vita.</p>
<p>Nichi Vendola</p>
<p>da Gli Altri</p>
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		<title>Ripartiamo dalla scuola</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 15:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Nichi su scuola e precariato. Da il manifesto del 1° ottobre 2010, di Matteo Bartocci. Leggi l&#8217;articolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Nichi su scuola e <strong>precariato</strong>.<br />
Da il manifesto del 1° ottobre 2010, di Matteo Bartocci.<br />
Leggi l&#8217;<a href="http://www.rassegnastampacrp.com/public/stampa/011010/il%20Manifesto/LOC509835.pdf">articolo</a></p>
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		<title>Serve un sussulto</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 11:59:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Italia gli edifici scolastici sono fatiscenti: i figli vanno nelle stesse aule dei padri, che non sono dissimili da quelle dei loro padri; i baroni dell’Università sono sopravvissuti al 68 e i loro assistenti (che parteciparono al 68) sono diventati i nuovi baroni; con la devolution avremo, con tutta probabilità, anche, Guardie Padane dietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia gli edifici  scolastici sono fatiscenti: i figli vanno nelle stesse aule dei padri,  che non sono dissimili da quelle dei loro padri; i baroni  dell’Università sono sopravvissuti al 68 e i loro assistenti (che  parteciparono al 68) sono diventati i nuovi baroni; con la devolution  avremo, con tutta probabilità, anche, Guardie Padane dietro la cattedra.</p>
<p><span id="more-13157"></span>Nel nordest del miracolo leghista, si tende ad andare via prima da una  scuola “che non insegna niente” e a prendersi intanto quei mille euro  mensili da magazziniere a differenza di quello che avviene al Sud, dove  si temporeggia ad affacciarsi nel mondo del lavoro, anche perché non è  semplice trovarlo.Quello che milioni di persone pensano della riforma  Gelmini è che tolga dei diritti e che dia molto poco in cambio.</p>
<p>Tutto  qui. Naturalmente hanno ragione. Nessuno, credo, sprona la sua bambina  dicendole: “Studia e diventerai come Mariastella Gelmini”. Ci si può  immaginare però, che nelle case italiane, non tanto un bel voto a scuola  quanto una imprevista furbizia portino al vispo “pargolo” applausi e  regali: “Questo, piano piano, ci diventa un altro Silvio”, dice lo  zio.Ironia a parte, si sa da dove veniamo.</p>
<p>Ancora poco tempo fa eravamo  tutti analfabeti, carne da trincea, madri inesauste della Patria  premiate dal Duce come le bestie più fruttifere, manodopera da spostare,  emigranti. In un comizio del 1948 a Napoli, Alcide De Gasperi si  rivolse alla folla senza pane e senza lavoro e disse: “Imparate  l’inglese e andate all’estero”. Era il risultato del ventennio  scolastico fascista, del libro e moschetto, dei saggi ginnici e delle  leggi razziali. Era realistico De Gasperi.</p>
<p>Poi però abbiamo ottenuto  molti successi: una buona Costituzione, la graduale abolizione  dell’avviamento, le scuole serali, le 150 ore del sindacato, l’ingresso  allargato all’Università. Tutta roba strappata ormai. Molti dei successi  sono il premio di piccole iniziative, di tenacia e di utopie delle  tante “api operaie” che le hanno proposte e le hanno poi viste crescere,  naturalmente attraverso mille difficoltà.</p>
<p>La scuola, sia quella negata  che quella conquistata, parte da Socrate che venne condannato a morte  per i suoi sistemi educativi. Passerà anche la Gelmini, c’è da esserne  certi. Passerà anche la meschina riforma che lima le spese, teme le idee  e si affida solo a un modello azienda, possibilmente leghista. Quello  che però sarà la scuola pubblica in Italia davvero non è dato sapere.  Certo più soldi e più investimenti, ma anche qualità, eccellenze,  autonomia, motivazione, riqualificazione sono parole sulla bocca di  tutti, ma tendono a rimanere parole che finiscono poi inghiottite nel  grande edificio misterioso di viale Trastevere.</p>
<p>In fin dei conti, una  scuola libera, dove gli studenti abbiano la possibilità di apprendere,  di ribellarsi senza essere bastonati, di ridere dei loro professori, di  andare a fare merenda l’uno a casa dell’altro, di superare i propri  maestri, potrebbe essere una buona idea. Costa certamente.“Serve un  sussulto, innanzitutto da parte delle Istituzioni” dice Nichi Vendola  “capace di ricostruire un’idea di società alternativa al modello barbaro  che ci indica la vicenda di Adro”. È rischioso, perché non si sa mai  che cosa capita, ma è l’unica cosa possibile ed è molto divertente.</p>
<p><em>Giorgio Crescenza</em></p>
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		<title>Scuola; Nieri (Sel): “Iniziativa Sel repressa in modo inaccettabile. Tutti gli studenti regalino libro di don Milani al Ministro Gelmini”</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 08:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Identificati perché volevano regalare al Ministro Gelmini il libro &#8216;Lettera ad una professoressa&#8217; di Don Milani. Un brutto episodio -  è quanto dichiara Luigi Nieri capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio regionale del Lazio  -  L&#8217;iniziativa, promossa da alcuni militanti di Sinistra Ecologia e Libertà, aveva solo l&#8217;obiettivo di richiamare l&#8217;attenzione del Ministro sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Identificati perché volevano regalare al Ministro Gelmini il libro &#8216;Lettera ad una professoressa&#8217; di Don Milani. Un brutto episodio -  è quanto dichiara <strong>Luigi Nieri </strong>capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio regionale del Lazio  -  L&#8217;iniziativa, promossa da alcuni militanti di Sinistra Ecologia e Libertà, aveva solo l&#8217;obiettivo di richiamare l&#8217;attenzione del Ministro sulle preoccupazioni che tantissimi studenti e altrettanti genitori stanno esprimendo in queste ore sulle condizioni della scuola pubblica italiana, colpita da tagli alle risorse e al personale docente. Una iniziativa intelligente e non violenta, repressa in modo inaccettabile e miope con allontanamenti coatti e il rischio di denunce”.</p>
<p>“Il Ministro Gelmini -  prosegue <strong>Nieri –</strong> invece di aprire al dialogo con la cittadinanza  e con le sue rappresentanze, nel delicatissimo momento in cui si attua la sua riforma, preferisce isolarsi e chiudere ogni forma di confronto, trasformando un problema culturale in una questione di ordine pubblico. Sarebbe significativo se in ogni scuola d&#8217;Italia gli studenti accogliessero il Ministro Gelmini con le copie del libro di Don Milani. Un modo per dire che la scuola pubblica italiana, con tutto il suo patrimonio di saperi e professionalità, non è in vendita”.</p>
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		<title>Marco Furfaro (SEL Lazio): a Gelmini – SEL voleva solo regalarti un libro. Per questo hanno portato un consigliere in commissariato?</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 13:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Avendo scoperto con enorme rammarico che nel giorno dell’apertura delle scuole, la ministra Gelmini si sarebbe recata al Gemelli per inaugurare l’anno scolastico in una scuola privata, avevamo deciso di andare lì per regalarle un libro “Lettera ad una professoressa”di Don Milani”, racconta Marco Furfaro, il portavoce regionale di Sinistra Ecologia Libertà, dopo essere stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Avendo scoperto con enorme rammarico che nel giorno dell’apertura delle scuole, la ministra Gelmini si sarebbe recata al Gemelli per inaugurare l’anno scolastico in una scuola privata, avevamo deciso di andare lì per regalarle un libro “Lettera ad una professoressa”di Don Milani”, racconta Marco Furfaro, il portavoce regionale di Sinistra Ecologia Libertà, dopo essere stato identificato e invitato ad allontanarsi dal Policlinico mentre cercava, insieme ad alcuni militanti di SEL, di regalare al Ministro il libro del prete fiorentino.</p>
<p>“Attendevamo la Gelmini nel corridoio, io ho tentato di porgerle il libro, ma sono stato allontanato, hanno chiesto i documenti a me e ad altri tre compagni, come se fossimo dei pericolosi sovversivi”- continua Furfaro &#8211; “ma la cosa più sconcertante che altri due compagni che la attendevano in aula, tra cui il consigliere del II municipio Luca Sappino sono stati portati nel commissariato dell’ospedale. Hanno redatto un verbale e sequestrato loro -  si legge – 16 locandine raffiguranti Don Lorenzo Milani (uno storico sovversivo) e due bandiere (oggetti notoriamente contundenti)”.</p>
<p>“Sembra  che la Gelmini -conclude il portavoce di SEL – abbia paura persino della sua ombra. C’erano ragazze e ragazzi che volevano semplicemente parlarle, regalarle un libro. Adesso quei ragazzi rischiano una denuncia. E’ una vergogna che un Ministro si rifiuti di parlare con la generazione della quale dovrebbe prendersi cura “.</p>
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		<title>Claudio Fava: lunedì mattina 13 settembre ore 8.00 davanti alle scuole italiane parte campagna SEL “Più ignoranza per tutti”</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 07:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedi prossimo,  13 settembre,  in molte regioni italiane sara&#8217; il primo giorno di scuola. Una scuola vessata e impoverita dalla Gelmini, dai tagli che impone, dall’autoritarismo che restaura. Sinistra Ecologia Liberta&#8217;  ha convocato per quella mattina  una giornata di mobilitazione alle 8.30 davanti all’ingresso delle scuole italiane, in piu&#8217; di cento citta&#8217; italiane saranno organizzati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedi prossimo,  13 settembre,  in molte regioni italiane sara&#8217; il primo giorno di scuola. Una scuola vessata e impoverita dalla Gelmini, dai tagli che impone, dall’autoritarismo che restaura. Sinistra Ecologia Liberta&#8217;  ha convocato per quella mattina  una giornata di mobilitazione alle 8.30 davanti all’ingresso delle scuole italiane, in piu&#8217; di cento citta&#8217; italiane saranno organizzati banchetti, distribuzione di volantini, e dossier sullo sfascio prodotto dal governo Berlusconi.</p>
<p>E&#8217; quanto annuncia <strong>Claudio Fava</strong>, coordinatore della segreteria nazionale di Sel.</p>
<p>La scuola pubblica &#8211; prosegue l&#8217;esponente del partito di Vendola &#8211; di fatto viene rottamata, siamo ultimi in Europa per le risorse destinate alla formazione e all&#8217;istruzione. Quella che viene contrabbandata come opera riformatrice da parte del ministro Gelmini e&#8217; una truffa e un crimine: contro i bambini e i ragazzi che impareranno meno e peggio. Una truffa e un crimine contro gli insegnanti, gia&#8217; oggi umiliati e i meno pagati del continente. Una truffa e un crimine contro l&#8217;Italia, che sara&#8217; piu&#8217; ignorante e dunque piu&#8217; debole.</p>
<p>La scuola invece &#8211; conclude Fava &#8211; e&#8217; un bene prezioso, una risorsa di democrazia e di civilta&#8217;. L&#8217;unico investimento sicuro sul futuro.</p>
<p><strong>A ROMA SARANNO TANTISSIMI GLI APPUNTAMENTI PREVISTI.<br />
QUELLO SIMBOLICO SARA&#8217; ALL&#8217;ESQUILINO DAVANTI ALLA SCUOLA &#8220;DI DONATO&#8221;, IN VIA BIXIO 85,  DOVE IL VOLANTINAGGIO SARA&#8217; EFFETTUATO DA CLAUDIO FAVA, UMBERTO GUIDONI, PAOLO CENTO, LOREDANA DE PETRIS, ELETTRA DEIANA, DAI CONSIGLIERI REGIONALI DI SEL LUIGI NIERI E FILIBERTO ZARATTI, DALLA CONSIGLIERA COMUNALE GEMMA AZUNI, DAL CONSIGLIERE DELLA PROVINCIA DI ROMA GIANLUCA PECIOLA </strong></p>
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		<title>Lunedì SEL si mobilita per la Scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 09:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari compagni, il 13 settembre in molte regioni italiane sarà il primo giorno di scuola. Una scuola vessata e impoverita dalla riforma Gelmini, dai tagli che impone, dall&#8217;autoritarismo che restaura. La segreteria nazionale ha convocato per la mattina del 13 una giornata di mobilitazione alle 8.30 davanti all&#8217;ingresso delle scuole elementari italiane. Saremo presenti con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari compagni, il 13 settembre in molte regioni italiane sarà il primo giorno di scuola. Una scuola vessata e impoverita dalla riforma Gelmini, dai tagli che impone, dall&#8217;autoritarismo che restaura. <span id="more-12501"></span>La segreteria nazionale ha convocato per la mattina del 13 una giornata di mobilitazione alle 8.30 davanti all&#8217;ingresso delle scuole elementari italiane.</p>
<p>Saremo presenti con un volantino che vi mandiamo in allegato e che rappresenta il nostro punto di vista sulla crisi drammatica in cui sta precipitando la scuola pubblica in Italia.</p>
<p>Vi chiedo di prevedere una presenza significativa dei nostri militanti davanti alle scuole della vostra città per distribuire il nostro volantino. E&#8217; indispensabile che in ogni capoluogo si possa organizzare un nostro presidio almeno davanti a una scuola, invitando anche la stampa locale.</p>
<p>Sarà un momento di presenza e di battaglia politica oltre che un modo per impegnare Sinistra Ecologia Libertà accanto a insegnanti, studenti e genitori che vivono la riforma del governo come un crimine contro la qualità e l&#8217;autonomia del sapere in Italia.</p>
<p>Un abbraccio a tutte e tutti</p>
<p>Claudio Fava<br />
Coordinatore Nazionale SEL</p>
<p>scarica il <a href="http://www.sinistraeliberta.eu/materiali/A5_beata_gss.pdf">volantino</a>:</p>
<p>La dichiarazione del Forum Saperi di SEL:</p>
<p>A fronte degli scellarati attacchi del ministro Gelmini alla scuola pubblica,alla nostra idea di società,alle migliaia di precari,agli studenti,alle loro famiglie,il forum nazionale studentesco dei saperi di sel aderisce al volantinaggio del 13 settembre davanti alle elementari portandolo anche di fronte alle scuole superiori.</p>
<p>Saremo all&#8217;entrata dei nostri istituti per dire basta alla carneficina verso la scuola pubblica,baluardo di democrazia e uguaglianza sociale in Italia.<br />
I lavori del forum continueranno poi per tutto l&#8217;Autunno a fianco del movimento stuentesco,con la nostra passione,le nostre idee, la nostra elaborazione.Non basta dire no alla &#8220;beata Ignoranza&#8221; del ministro, dobbiamo essere pronti ad elaborare proposte concrete per un &#8220;altra idea&#8221; di scuola e di società.</p>
<p><a href="http://www.selforumsaperi.blogspot.com/" target="_blank">www.selforumsaperi.blogspot.com/</a></p>
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		<title>Fabbriche e università: l’Italia dalla seria A alla serie B dell’Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 08:58:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le vicende dell’industria metalmeccanica italiana e quelle di scuola e università, apparentemente distanti tra di loro, sono in realtà espressioni dello stesso problema di fondo. Il nostro Paese, alla vigilia delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità e ancora alle prese con una devastante crisi economica iniziata nel 2007, sta inesorabilmente passando dalla serie A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le vicende dell’industria metalmeccanica italiana  e quelle di scuola e università, apparentemente distanti tra di loro,  sono in realtà espressioni dello stesso problema di fondo. Il nostro  Paese, alla vigilia delle celebrazioni per il 150° anniversario  dell’unità e ancora alle prese con una devastante crisi economica  iniziata nel 2007, sta inesorabilmente passando dalla serie A alla serie  B dell’Europa. A  partire dagli anni Ottanta l’Italia ha smantellato e privatizzato buona  parte delle sue grandi imprese pubbliche oramai governate malamente  dalla politica con il risultato che in alcuni settori industriali, come  la chimica, le capacità e l’esperienza italiana sono sostanzialmente  scomparse.</p>
<p>Altre aziende, come la Telecom nelle telecomunicazioni, hanno  generato lauti profitti per gli imprenditori cui sono state vendute ma  sono divenute del tutto secondarie sul piano della competizione  internazionale, non meno burocratiche che in passato e facili prede di  imprese straniere. Solo Eni e Finmeccanica resistono tra le grandi. Per  il resto, le esportazioni italiane e la persistenza di un tessuto e una  cultura industriale dipendono per il 90 per cento da piccole aziende,  spesso a conduzione familiare, molto suscettibili agli umori dei mercati  internazionali e non in grado di trainare da sole, anche culturalmente,  un sistema Paese.</p>
<p>L’unica  grande azienda manifatturiera privata italiana resta dunque la Fiat che  produce già oggi la maggior parte delle sue vetture fuori dall’Italia.  Essa è pronta ad impegnarsi a 20 miliardi di nuovi investimenti nel  Paese solo a condizione che la conflittualità nelle fabbriche venga  azzerata tramite una cessione in favore diritti dei suoi manager, e che  ritmi e modalità di lavoro vengano induriti. La sfida della “Fabbrica  Italia” è quella della quantità di prodotto, e cioè di dare il proprio  contributo alla produzione di 6 milioni di macchine in tutto il mondo  entro il 2014, feticcio al quale viene subordinato ogni elemento della  strategia industriale di Marchionne.</p>
<p>Anche  nella scuola e nell’università il processo non è dissimile. Fino agli  anni Settanta avevamo mantenuto un sistema scolastico e universitario di  una qualità tale da consentirci un confronto alla pari con i grandi  Paesi dell’Europa continentale, dalla Francia alla Germania. Alla sfida  dell’allargamento di tali sistemi educativi oltre un ridotto numero di  privilegiati che ne avevano beneficato fino agli anni Sessanta abbiamo  tuttavia sostanzialmente fallito. Prima assunzioni in massa di personale  non sempre sufficientemente motivato e preparato e poi, in questi  ultimi anni dopo la riforma del tre più due nell’università, utilizzo in  massa di precari giovani e meno giovani, volenterosi e spesso preparati  ma sottopagati e sottoposti a continui ricatti. Sia nella scuola che  nell’università il feticcio sembra diventato quello del numero dei  diplomati e laureati senza alcuna attenzione alla qualità di diplomi di  scuola secondaria e di laurea, nonché alle condizioni di chi lavora  nelle istituzioni educative.</p>
<p>Produttività prima della qualità, con il  risultato che la scuola è in realtà diventata spesso più elitaria perché  costringe le famiglie a ricorrere agli insegnanti privati, e  l’università produce meno laureati che all’inizio della riforma del tre  più due e di qualità peggiore. Il  parallelismo tra un’industria dell’auto che si occupa prevalentemente  di disciplinare il lavoro e ridurne gli spazi di libertà e di creatività  piuttosto che di proporre nuovi modelli e tecnologie in grado di  trovare i propri mercati; e un’università quasi esclusivamente  concentrata sulla sua sopravvivenza espandendo le aree del lavoro  precario e sottopagato a discapito della qualità dell’insegnamento e  della ricerca è sconsolante.</p>
<p>Da  questa analisi certamente troppo schematica ne deriva che le sfide non  consisteranno solo nel mettere toppe – difendere con le unghie contratti  e diritti acquisiti nell’industria, pianificare le assunzioni dei  precari nel mondo della scuola e università –, ma nel tentare di  ribaltare un modello di economia e di politica. Alla produttività  bisognerà riuscire ad anteporre il prodotto: cioè alla quantità di  prodotto bisognerà anteporre cosa si produce e come lo si produce.</p>
<p>E  allo stesso tempo alla questione della difesa dei posti di lavoro e dei  salari bisognerà affiancare (e forse anteporre) la questione  dell’eguaglianza nei posti di lavoro tra precari e non, della  partecipazioni democratica alle scelte nei luoghi di lavoro, della  ricerca di nuove motivazioni per chi lavora in situazioni di  preoccupante isolamento umano. Non  è detto che una battaglia politica e sindacale basti a riportare  l’Italia a dialogare alla pari con le altri grandi nazioni che oramai  stanno acquisendo un vantaggio strutturale sulle più deboli dell’Unione  europea.</p>
<p>Un’azione interna dovrà certo poi essere accompagnata da misure  strutturali a livello di Unione europea che consentano una perequazione  tra le aree più avvantaggiate e quelle più svantaggiate dalla moneta  unica e una democratizzazione generale del sistema. Di queste misure  l’Italia ha certamente tutta l’autorevolezza per farsi portavoce.  L’importante però è che oggi si ragioni sul futuro e si ribaltino errori  nei quali oramai si susseguono da oltre venti anni Governi di  centrodestra e centrosinistra concentrati esclusivamente sulla  produttività, la flessibilità, il controllo del bilancio e gli altri  feticci di una macroeconomia che ha impoverito sia culturalmente che  economicamente il nostro Paese.</p>
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		<title>Umberto Guidoni: scuola – manifestazione precari davanti a Montecitorio</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 08:31:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siamo in qui in piazza con i lavoratori precari della scuola non solo per sostenere la loro giusta e legittima battaglia a difesa dei posti di lavoro, ma anche perche&#8217; stanno lottando in tutte le piazze d&#8217;Italia  per il futuro del nostro Paese e dei nostri figli. E&#8217; quanto afferma Umberto Guidoni, della segreteria nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo in qui in piazza con i lavoratori precari della scuola non solo per sostenere la loro giusta e legittima battaglia a difesa dei posti di lavoro, ma anche perche&#8217; stanno lottando in tutte le piazze d&#8217;Italia  per il futuro del nostro Paese e dei nostri figli.<br />
E&#8217; quanto afferma Umberto Guidoni, della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;, che insieme a Gennaro Migliore e a Simonetta Salacone, ha portato il sostegno di Sel alla manifestazione dei precari della scuola davanti alla Camera dei Deputati.<br />
La riforma &#8216;epocale&#8217; della Gelmini e di Tremonti &#8211; prosegue Guidoni -  risulta un&#8217;idea semplificata, che torna pesantemente indietro nel tempo. Il progetto berlusconiano disegna una scuola meno: meno istruzione, meno cultura, meno obbligo scolastico, meno autonomia, meno partecipazione, meno collegialita&#8217;. Si riporta la scuola indietro di un secolo<strong>.<br />
</strong>Il rapporto dell&#8217;Ocse di ieri, &#8211; conclude l&#8217;esponente di Sel -  se mai ce ne fosse stato il bisogno,  e&#8217; il giudizio piu&#8217; limpido, piu&#8217; netto ed esauriente della situazione comatosa il cui si ritrova il sistema della formazione italiana. Situazione a cui il ministro Gelmini   negli ultimi 24 mesi ha dato un contributo  determinante.</p>
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		<title>In tanti hanno già risposto all’appello, il Governo fermi questa macelleria sociale</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 14:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da giorni si svolge un presidio a Montecitorio dei precari della scuola di Palermo, per dare eco al dissenso di una politica restrittiva, dettata da un’unica logica: quella del risparmio. In tanti hanno accolto l’invito venuto dai precari di Palermo in sciopero della fame a sostenere la loro lotta. È tragico che si debba ricorrere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da giorni si svolge un presidio a Montecitorio dei precari della   scuola di Palermo, per dare eco al dissenso di una politica restrittiva,   dettata da un’unica logica: quella del risparmio. In  tanti hanno  accolto l’invito venuto dai precari di Palermo in sciopero  della fame a  sostenere la loro lotta. <span id="more-12288"></span>È tragico che si debba ricorrere  a forme  estreme di protesta come lo sciopero della fame per denunciare  la  gravità della situazione prodotta dai tagli alla scuola e dalla   cosiddetta riforma Gelmini, che hanno portato decine di migliaia di   lavoratori alla disperazione.<br />
Il dato complessivo a livello nazionale  è di circa 25 mila cattedre e  15 mila posti in meno per il personale  ATA per l’anno scolastico  2010/11, che si aggiungono ai 57000 posti  persi già l’anno scorso. Per  tutti gli ordini e i gradi di scuola le  riduzioni del personale sono  legate:  all’aumento dei numero di alunni  per classe, alla chiusura di  alcuni plessi, alla riconduzione di tutte  le cattedre a 18 ore nella  secondaria, all’abolizione delle compresenze e  alla riduzione del tempo  pieno.</p>
<p>Non nuovi finanziamenti, non più  appropriate forme di valutazione dei  vari processi di ricerca, non il  potenziamento di rete integrata, mondo  produttivo, servizi e società, ma  attraverso “la spada di Damocle”  della precarizzazione del lavoro dei  Docenti, Insegnanti e Ricercatori,  e la negazione dei fondi per  l’innovazione si vuole far morire lo  sviluppo del nostro Paese.</p>
<p>Per  questo la scuola della Gelmini e di Tremonti risulta un’idea   semplificata, che torna pesantemente indietro nel tempo ed è una scuola a   una dimensione che deve costare sempre di meno. Il progetto   berlusconiano disegna una scuola meno. Meno istruzione, meno cultura,   meno obbligo scolastico, meno autonomia, meno partecipazione, meno   collegialità e che riporta la scuola indietro di un secolo, vale a dire a   quell’idea di nazione, di società chiusa a riccio, nell’arrogante e   meschina difesa del proprio “particulare”.</p>
<p>In tal senso il presidio  non denuncia soltanto la terribile situazione  lavorativa, ma anche tutte  le innovazioni pedagogiche e didattiche che  si sono avvicendate negli  ultimi decenni e che hanno fatto della Scuola  Primaria una vera “perla”  dello scenario formativo europeo</p>
<p>Per questo alcuni rappresentanti  politici del PD, SEL, Federazione  della Sinistra e IDV hanno già dato la  propria adesione alla  piattaforma proposta dal presidio:<br />
-         ritiro dei tagli;<br />
-         assunzione dei precari a tempo indeterminato;<br />
-         rifiuto del maestro unico;<br />
-         ritiro della “riforma” della scuola secondaria.<br />
Si  auspica che in tanti possano aggiungersi a coloro i quali hanno già   firmato e che il Governo ascolti e fermi questa “macelleria sociale e   culturale”.</p>
<p>di Giorgio Crescenza</p>
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		<title>Scompaiono  i corsi serali dalla scuola italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 11:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che la riforma Gelmini fosse devastante lo sapevamo in partenza, ma è fresca fresca la notizia per cui salteranno gran parte delle scuole serali pubbliche per il limite numerico di studenti imposto dalla nuova normativa che è di 25 alunni per classe. Il numero è già pazzesco per la scuola regolare e nel caso dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che la riforma Gelmini fosse devastante lo sapevamo in partenza, ma è fresca fresca la notizia per cui salteranno gran parte delle scuole serali pubbliche per il limite numerico di studenti imposto dalla nuova normativa che è di 25 alunni per classe. Il numero è già pazzesco per la scuola regolare e nel caso dei corsi serali che sono per antonomasia di recupero per un verso e di agevolazione per i lavoratori che aspirano a un titolo di studio, diventa un limite pazzesco!</p>
<p><span id="more-12192"></span></p>
<p>Inoltre, per Rieti e per molte altre città di provincia sarà la morte totale di ogni possibilità di servizio pubblico di istruzione per chi fuoriuscito dalla scuola, nella maggior parte dei casi per motivi di disagio sociale, senza aver raggiunto il titolo voglia tentare di superare il gap della mancanza di attestati scolastici.</p>
<p>La via indicata da questi provvedimenti è chiara: se hai i soldi il diploma te lo paghi presso qualche centro privato con buona pace dei tanto ventilati livelli di qualità dell&#8217;insegnamento e della possibilità, fondamentale in uno stato civile, di aprire le porte dell&#8217;istruzione a tutti.</p>
<p>Sinistra Ecologia Libertà ha già più volte criticato aspramente i tagli sulla scuola voluti da questo governo, ma oggi torna a chiedere a tutti e in particolar modo alle istituzioni pubbliche e a quelle scolastiche di intervenire duramente e prontamente su questo stato di cose, mettendo in atto tutte le possibili soluzioni affinché Rieti non perda anche questa ultima spiaggia di civiltà.</p>
<p>L&#8217;Istruzione Pubblica è una necessità irrinunciabile per un Paese che si definisca democratico e la soppressione di strumenti che permettano a tutti di accedervi è il ritorno al Medioevo e alla chiusura in ceti invalicabili della società.</p>
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		<title>Berlusconi, il Cepu e la riforma dell’università</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 05:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa Berlusconi è andato in visita all&#8217;università, cosiddetta telematica, eCampus di Novedrate, in provincia di Como.  La notizia è passata sui quotidiani soprattutto per la pesante battuta su Rosi Bindi, una caduta di stile più degna di un pessimo attore di avanspettacolo, che di un capo di governo. Nel pieno di una crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa Berlusconi è andato in visita all&#8217;università, cosiddetta <em>telematica,</em> eCampus di Novedrate, in provincia di Como.  La notizia è passata sui quotidiani soprattutto per la pesante battuta su Rosi Bindi, una caduta di stile più degna di un pessimo attore di avanspettacolo, che di un capo di governo.<span id="more-11670"></span></p>
<p>Nel pieno di una crisi della maggioranza, mentre è in atto una grande mobilitazione negli Atenei, Berlusconi va a rendere omaggio e a fare pubblicità a Francesco Polidori &#8211; alias Mister CEPU, il “re della formazione facile a pagamento”: dalla maturità fino alla laurea.  Del Gruppo CEPU fanno parte, infatti,  le Grandi Scuole per ripetenti di lungo corso, l’università presso l&#8217;eCampus, gli Istituti Callegari, l&#8217;Accademia del Lusso e la Scuola Radio Elettra, quella in cui è riuscito a diplomarsi perfino Umberto Bossi.</p>
<p>E sceglie proprio l&#8217;Ateneo eCampus, autorizzato con decreto nel 2006 dall&#8217;allora ministro Letizia Brichetto–Moratti, che è l&#8217;unica università telematica approvata nonostante il parere contrario del Consiglio universitario nazionale (Cun) e dal Comitato nazionale per la valutazione (Cnvu).  Inoltre, Il Cun ha segnalato alla Gelmini molte incongruenze sul funzionamento delle università telematiche e gli esperti del Cnvu sono attesi entro l&#8217;anno a Novedrate proprio per verificare se l&#8217;offerta didattica è in linea con gli standard di legge.</p>
<p>E pensare che la Gelmini pontifica sul merito e tuona contro la proliferazione degli atenei statali. Può sembrare una follia ma, come ha detto Mussi: <em>«c&#8217;è del metodo in questa follia!”».</em></p>
<p>Non deve sfuggire che la visita ad un istituto privato è avvenuta proprio mentre il testo della &#8220;controriforma&#8221; Gelmini è giunto all&#8217;esame del parlamento.  Non si può non cogliere il tempismo: da un lato l’ineffabile ministro attacca l&#8217;autonomia dell’università pubblica, dall’altro il premier tesse le lodi dell’istruzione universitaria a pagamento.</p>
<p>Così di fronte alle difficoltà in cui versa la scuola e l’università italiana, soprattutto a causa dei tagli indiscriminati e della “precarizzazione” dei docenti, il centro-destra propone un modello di istruzione privato ed elitario.  E’ un disegno lucido che il governo sta conducendo sistematicamente smantellando, pezzo a pezzo, la rete pubblica del sapere.</p>
<p>Quando il progetto di “mercificazione” del sapere sarà compiuto, le scuole e le università pubbliche saranno solo un ghetto per le fasce più deboli che non potranno permettersi di pagare un’istruzione privata. Il sapere come privilegio di classe e non come diritto.</p>
<p>E’ la logica di Berlusconi<em>:</em><em> «</em><em>non possiamo pensare che i figli degli operai diventino tutti dottori!</em><em>».</em></p>
<p>Umberto Guidoni</p>
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		<title>Umberto Guidoni: Contro le circolari platealmente illegali della Gelmini</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 11:06:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Nel suo attivismo bulemico, ancora una volta il governo è andato oltre la soglia della legalità. Il tribunale amministrativo boccia il tentativo di riordino della scuola fatto con le circolari”. E’ questo il commento di Umberto Guidoni alla ordinanza del Tar del Lazio che ha giudicato «illegittime» le norme applicative della Gelmini. In pratica il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Nel suo attivismo bulemico, ancora una volta il governo è andato oltre la soglia della legalità. Il tribunale amministrativo boccia  il tentativo di riordino della scuola fatto con le circolari”.</em> E’ questo il commento di Umberto Guidoni alla <span id="more-11537"></span>ordinanza del Tar del Lazio che ha giudicato «illegittime» le norme applicative della Gelmini. In pratica il ministro ha dato disposizioni sull&#8217;organico ancor prima che fosse diventata legge la sua riforma della scuola superiore.</p>
<p>Guidoni aggiunge che: <em>“Il ministro dovrebbe trarne le conseguenze e rinviare di un anno ogni ulteriore atto, come ha chiesto anche la FLC-CGIL, a partire dai trasferimenti del personale della scuola superiore”.</em></p>
<p>“<em>A settembre SEL organizzerà iniziative contro la riforma della Gelmini e i tagli indiscriminati, per ribadire la  centralità della scuola pubblica e la necessità di valorizzare i docenti, a partire dalla stabilizzazione dei precari”</em> ha concluso Guidoni.</p>
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		<title>Scuola e Costituzione: un binomio inscindibile.</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 08:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scuola italiana, di ogni ordine e grado è la fucina per la formazione dei cittadini del domani. E&#8217; indubbio che attualmente versa in gravi condizioni, a causa degli attacchi condotti verso tutta la pubblica amministrazione e la scuola in particolare. Le funzioni della scuola sono riscontrabili essenzialmente in: • la formazione della persona e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->La scuola italiana, di ogni ordine e grado è la fucina per la formazione dei cittadini del domani.<br />
E&#8217; indubbio che attualmente versa in gravi condizioni, a causa degli attacchi condotti verso tutta la pubblica amministrazione e la scuola in particolare.<br />
<span id="more-11207"></span><br />
Le funzioni della scuola sono riscontrabili essenzialmente in:<br />
• la formazione della persona e del cittadino;<br />
• la trasmissione  delle conoscenze storiche che hanno caratterizzato la formazione dello stato in cui viviamo;<br />
• l&#8217;accrescimento delle conoscenze culturali e tecniche, in modo che gli alunni possano inserirsi agevolmente nella società, una volta divenuti adulti;<br />
• l&#8217;incentivazione delle capacità di partecipazione civica ai meccanismi democratici, in modo che a tutti possa essere data la possibilità di partecipazione alla vita dello stato.</p>
<p>C&#8217;è stato un gran dibattito nell&#8217;ultimo ventennio su quali dovessero essere le conoscenze che la scuola deve trasmettere. Alcuni tentativi maldestri di modifica dei programmi sono stati portati avanti in quelle regioni ove le formazioni politiche a grande espressione localistica sono diffuse. Altri tentativi hanno cercato di mettere in discussione la storia tout court, in modo da avallare le tesi della propria parte politica.<br />
Non è un argomento di poco conto. Se la stessa storia di un popolo viene messa in contraddizione dalle parti politiche contrenti, non è la conoscenza degli stessi scolari che viene ad essere messa in discussione, ma la stessa essenza e cultura del popolo che in quello stato vive.</p>
<p>Le conoscenze culturali e tecniche sono attualmente fondate su programmi poco rivisitati ed ancora fondati su quanto si conosceva in passato. Affermare che la scuola non riesce a rispecchiare la società ed i suoi bisogni è diventato così lapalissiano che nessuno ne dubita.<br />
Lo scollamento è intervenuto con la continua riduzione dei fondi, che non ha permesso alla scuola di utilizzare appieno le tecnologie, ormai ampiamente diffuse nella società, e costringendola a vivere in uno status di separazione da una società che a grandi passi si evolve e progredisce.<br />
Lo stesso obiettivo di inserimento degli studenti nella società in modo produttivo una volta diventati adulti, è diventato irrealizzabile in quanto non è più riscontrabile quella funzione di &#8220;ponte&#8221; per le ragioni espresse sopra.</p>
<p>La libertà dell&#8217;insegnamento (art 33 della Costituzione) oltre ad affermare la libertà della scienza e dell&#8217;arte e la libertà del loro insegnamento (cosa messa pesantemente in discussione dalle ingerenze dello Stato del Vaticano), al comma 3, prevede anche che si possono istituire scuole gestite da enti privati. Ma la stessa Costituzione stabilisce che queste possano istituirsi senza oneri per lo stato. E&#8217; indubbio che il finanziamento da parte dello stato di tali scuole sottolinea un riconoscimento statale della funzione che esse svolgono che però non può essere condivisibile. Se infatti è lo stato che deve &#8220;programmare&#8221; la formazione dei propri cittadini futuri, non può darsi che siano altri a costruire percorsi educativi particolari, spesso distaccati dalla società generale, ma solo espressione di interessi economici ed ideologici di parte. Questo è un grave rischio per la stessa democrazia e per lo stesso Stato in quanto se si porta tale opportunità alle estreme conseguenze, non è impensabile che tale possibilità sottenda il rischio che chiunque possa costruire percorsi formativi, causando una parcellizzazione conflittuale dei saperi, della condivisione dei valori e delle stesse conoscenze.</p>
<p>La possibilità di partecipazione civica ai meccanismi democratici della società, importante funzione della scuola statale, è messa in discussione dall&#8217;affievolimento dei decreti delegati che permisero, già dal &#8217;74, la possibilità di sperimentazione della partecipazione. Oggi, gli istituti previsti dai decreti delegati sono impastati nei gangli di una burocrazia che, giorno dopo giorno, si intrica sempre più, svuotando di significato tutto lo spirito per il quale erano nati. Si permette agli studenti, sempre più spesso, di utilizzare le ore delle assemblee per fare altro, i consigli dei docenti sono, il più delle volte, relegati a mero atto formale di rispetto ossessivo delle procedure, i consigli di istituto, in cui vi sono rappresentati tutti gli attori interessati (genitori, insegnanti, capi di istituto, lavoratori della scuola) non hanno una reale autonomia decisionale, ma servono esclusivamente da supporto alle scelte dei Dirigenti Scolastici.</p>
<p>Sorge spontanea una domanda: come mai gli attori interessati, gli insegnanti, i lavoratori della scuola, non colgono tali difficoltà e non ne chiedono un intervento che modifichi radicalmente lo status quo? Quale è lo stato di soddisfazione dei &#8220;formatori&#8221; per il loro lavoro svolto? Si sentono tali lavoratori pienamente utili alla società (come avveniva fino a trenta anni fa), oppure sentono la difficoltà del rapporto con le esigenze della società? E se lo sentono (cosa indubbia, vista la fine che fanno gli studenti una volta finito il corso di studio), perché non richiedono a gran voce un intervento in tal senso?</p>
<p>La realtà è che gli stessi &#8220;formatori&#8221; sono ormai messi in condizione di impotenza tanto che non possono agire per contribuire a modificare le cose.</p>
<p>Un laureato, con in più altri due anni di formazione all&#8217;insegnamento, che al momento dell&#8217;ingresso nella scuola prende uno stipendio di soli 1300 euro circa, che diventano massimo 1600 euro dopo trenta anni di servizio, fatica ad amministrare le sue esigenze familiari. Non può dedicarsi all&#8217;aggiornamento, non può essere propositivo, è spesso costretto al doppio lavoro per mantenersi, non ha accesso all&#8217;uso delle nuove tecnologie, resta relegato ai margini della società, in uno stato di quasi sopravvivenza. Figurarsi se può incentivare e farsi promotore di innovazioni. Non è azzardato affermare che il ruolo degli insegnanti e dei lavoratori della scuola è stato a mano a mano svuotato del suo valore sociale e relegato, nell&#8217;immaginario generale, da una propaganda becera, in una condizione di quasi marginalità ed inutilità. Ci sono, è vero, molti insegnanti che sono modelli di impegno e dedizione, ma lo stato non può affidare un compito così importante alla iniziativa ed alla buona volontà dei singoli. Deve creare le condizioni perché tutti possano svolgerlo al meglio possibile.</p>
<p>Il ruolo degli insegnanti era un ruolo di gran rispetto fino a venti o trenta anni fa nella società. Il mio maestro di scuola elementare era una persona socialmente rispettata e con il suo stipendio riusciva a mantenere una famiglia composta da una moglie casalinga e tre figlie che riuscirono a frequentare l&#8217;università, ed a laurearsi a spese del padre.<br />
Oggi sfido qualunque insegnante a fare altrettanto.<br />
L&#8217;insegnante è l&#8217;esecutore materiale dei programmi ministeriali e l&#8217;attuatore di fatto delle politiche e della legislazione dello stato in tema di istruzione. Non è azzardato considerarlo il rappresentante dello stato al cospetto dei cittadini in formazione.<br />
Come lo stato tratta questi lavoratori? Li mette in condizione di assolvere nel migliore dei modi alla loro funzione?<br />
È indubbio che per come conosciamo la scuola oggi lo stato non riesce a creare le migliori condizioni perché questo avvenga.<br />
Come possono gli alunni identificarsi e sviluppare un senso di rispetto verso tali lavoratori, se in definitiva questi sono percepiti dagli stessi come dei perdenti, degli emarginati? Come possono svilupparsi i processi di identificazione, strada maestra sia per l&#8217;acquisizione delle conoscenze, sia per il rispetto del vivere civile?</p>
<p>Altro grave dilemma è stata tutta la discussione sul diritto allo studio. Spesso si è confuso il diritto allo studio con la necessità della promozione e della riuscita scolastica.<br />
Se da un lato è giusto che gli alunni in condizioni di bisogno abbiano le stesse possibilità di accesso allo studio, così come garantito dalla Costituzione, non altrettanto condivisibile è la tesi che tutti debbano potersi diplomare o laureare al di là dei propri meriti, confondendo questo principio con la possibilità che tutti possano poi inserirsi nella società con pari possibilità.<br />
La scuola deve proporre modelli meritocratici che giustamente mettano in risalto le capacità dei singoli individui, ma allo stesso tempo indirizzi tutti verso il giusto utilizzo delle proprie capacità.<br />
La società non può permettersi, oggi, di poggiarsi su individui con scarse capacità, ma deve promuovere la formazione e la specializzazione avanzata a chi dimostra di avere capacità.</p>
<p>Serve quindi un impegno profondo dello stato nel finanziare chi merita e metterlo in condizione di poter rendersi utile alla società. Gli attuali presalari (non so se si chiamano ancora così) o le attuali borse di studio sono irrisorie (negli anni &#8217;60 con una borsa di studio si poteva comprare un&#8217;utilitaria) e non permettono agli studenti bisognosi di poter proseguire gli studi che, in questi casi, dovrebbero essere a totale carico dello stato. Attualmente, invece, la scuola è piena di figli di chi ha la possibilità di permetterselo, e molti cervelli che potrebbero fare la differenza restano fuori dai percorsi formativi. Molti altri, invece, proseguono gli studi anche senza averne la capacità, ma affidandosi esclusivamente alle risorse economiche e &#8220;politiche&#8221; della propia famiglia di origine.</p>
<p>In sostanza serve un ripensamento generale dell&#8217;attuale sistema scolastico, ma le direttive principali che si possono individuare sono riassumibili in questo modo:</p>
<p>• I programmi scolastici siano realmente condivisi secondo le reali esigenze della società, sia in termini culturali, sia in termini di conoscenze tecnico-scientifiche.<br />
• Siano previsti percorsi di formazione civica con l&#8217;allargamento delle possibilità di partecipazione democratica che a distanza di più di trenta anni, andrebbero profondamente rivisti, alla luce delle attuali esigenze e delle attuali evoluzioni dei meccanismi democratici. In sostanza si dia reale potere a studenti, famiglie, insegnanti, lavoratori della scuola di decidere le politiche di gestione della scuola.<br />
• Si modifichi l&#8217;inquadramento occupazionale degli insegnanti. Si richiedano le 36 ore settimanali di impegno (suddivise in 18 ore di insegnamento e in 18 ore per programmazioni, verifiche, collegi ed altro), così come avviene per tutti gli altri lavoratori della pubblica amministrazione, ma in cambio si dia dignità al loro salario, raddoppiandolo per le posizioni di partenza e costruendo percorsi di avanzamento, mutuandoli dai modelli introdotti in sanità (customer care, aggiornamenti, specializzazioni, professionalizzazioni).<br />
• Si realizzi un reale collegamento fra scuola e mondo produttivo e sociale (sanità, servizi, &#8230;ecc,), prevedendo la possibilità di ingresso nelle realtà scolastiche delle stesse realtà produttive, in modo da offrire la possibilità di promozione delle esigenze formative. Tale ingresso potrebbe essere realizzato con l&#8217;offrire al mondo produttivo e sociale alcune ore di insegnamento da attuarsi con tecnici designati da tali realtà, con costi a carico dello stato. I discenti potrebbero frequentarli a seconda degli interessi e delle motivazioni.<br />
• Si istituiscano fondi di sostegno per gli alunni bisognosi e meritevoli.<br />
• Si assuma a carico dello stato la spesa per la frequenza della scuola dell&#8217;obbligo.<br />
• Si investa in tecnologie che mettano la scuola al passo con i tempi (informatica, laboratori, attrezzature&#8230;..).<br />
• Si istituisca la possibilità di un progetto simile all&#8217;Erasmus anche per gli studenti liceali.<br />
• Si lasci agli enti privati la possibilità di istituire scuole, ma lo stato eviti, finanziandole, di dargli riconoscimento giuridico statale.<br />
• Si richieda alla scuola proposte di innovazione per la stessa società.</p>
<p>In definitiva, l&#8217;attuazione attenta e completa dell&#8217;art 33, 34, 35, 36 e 46 della Costituzione sembra essere la soluzione migliore per la risoluzione dei mali che affliggono la scuola italiana. Tali articoli, è utile ricordarlo recitano:</p>
<p><strong>Art. 33</strong><strong><br />
</strong>L&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne è l&#8217;insegnamento.<br />
La Repubblica detta le norme generali sull&#8217;istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.<br />
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.<br />
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.</p>
<p><strong>art 34</strong><br />
La scuola è aperta a tutti.<br />
L&#8217;istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.<br />
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.<br />
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.</p>
<p><strong>Art 35</strong><strong><br />
</strong>La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.<br />
Cura la formazione e l&#8217;elevazione professionale dei lavoratori.</p>
<p><strong>Art 36</strong><br />
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un&#8217;esistenza libera e dignitosa.</p>
<p><strong>Art 46</strong><strong><br />
</strong>Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.</p>
<p>Una scuola che funzioni bene, è l&#8217;unica condizione che la stessa SOCIETÀ e lo stesso STATO funzionino altrettanto bene.<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p>Mario Liso</p>
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		<title>E la chiamano maturità</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 08:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando è tempo di esami di maturità la scena è – più o meno – sempre questa. Tg di mezzogiorno, lui è un giovane cronista dal volto adatto alle inchieste di piazza, lei è una studentessa ancora più giovane vestita di una canottierina bianca e di una coda portata alta. La domanda, secondo copione, ricorre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando è tempo di esami di maturità la scena è – più o meno –  sempre questa. Tg di mezzogiorno, lui è un giovane cronista dal volto  adatto alle inchieste di piazza, lei è una studentessa ancora più  giovane vestita di una canottierina bianca e di una coda portata alta.</p>
<p><span id="more-10738"></span> La domanda, secondo copione, ricorre identica ogni anno, tanto che ormai  è inserita nei programmi scolastici. “Qual è stata la prova più  difficile?” chiede lui agitando il microfono della rete, “alzarsi la  mattina così presto” risponde lei se ragazza di spirito, oppure,  “sicuramente la terza prova” se condivide l&#8217;incubo più diffuso tra i  maturandi, le tante materie mischiate insieme da una commissione d&#8217;esame  formata per metà da cordiali sconosciuti. Un sorriso, e poi i buoni  propositi per l&#8217;estate. Il servizio successivo nel tg parla infatti di  vacanze.</p>
<p>Questa è, grossomodo, la desolazione che accompagna il  dibattito attorno alla maturità. D&#8217;altronde siamo ormai a luglio è di  discussioni serie non vien proprio voglia. Al massimo ci si avventura in  critiche &#8211; perlopiù polemiche e gratuite &#8211; sulle tracce del tema  d&#8217;italiano o sull&#8217;autore scelto per la versione di greco. Foibe  contrapposte all&#8217;olocausto, il Ricordo contrapposto alla Memoria (come  previsto peraltro dal calendario delle celebrazioni), Mussolini  affiancato a Togliatti, e poi gli Ufo.</p>
<p>I giornali hanno  dedicato spazi abbondanti alla maturità, speso battute e inchiostro,  impegnato firme prestigiose e intellettuali fini. Una marea di energie  consumate per raggiungere un incredibile risultato, parlare di maturità  senza mai parlare di scuola. E tutto perché è la prima domanda, quella  fatta dal cronista con la faccia da inchiesta di piazza alla studentessa  con la canottierina e la coda alta, ad esser sbagliata. O almeno, è la  risposta della studentessa (o dello studente, ovviamente) ad esser  limitata, schiacciata sul presente, tutta presa dall&#8217;esame appena  sfangato. “Qual è la prova più difficile?” chiede il cronista. La  risposta poteva benissimo essere, “resistere tutti questi anni senza  mandare tutti a quel paese e mollare gli studi”. Questa sì che sarebbe  una risposta “matura”.</p>
<p>Sarebbe bello e utile infatti che  la maturità, almeno nei dibattiti sulla stampa, nei partiti e in tv,  diventasse l&#8217;occasione per valutare non tanto gli studenti, quanto la  scuola stessa. Non gli insegnati, né i dirigenti, badate. Neanche il  ministro di turno, in realtà. Dovremmo approfittare dell&#8217;occasione,  della sindrome del voto, del giudizio e della valutazione, per mettere  un po&#8217; alla prova l&#8217;idea di scuola, il significato che oggi veicola  l&#8217;istituzione scolastica.</p>
<p>Ad esempio. Vi siete mai  soffermati, avete mai posato l&#8217;occhio, sempre guardando la solita  intervista del cronista e della maturanda, sull&#8217;ingresso che fa da  sfondo? Uno vale l&#8217;altro, non state a pensarci troppo su, tanto sono  tutti uguali. Lo trovereste così: se vi dice bene è coperto di scritte,  manifesti, adesivi e graffiti. Se vi dice male, è appena ridipinto con  vernici scadenti di tonalità assai tristi. E non avete ancora varcato la  soglia. Mai stati in una classe? Mai scritto un tema poggiati su un  banco tutto sgangherato? Mai seguito una lezione di un docente depresso?</p>
<p>Qual è l&#8217;idea che  passa anche solo ad osservare i nostri edifici scolastici? Qual è la  sensazione che provano studenti e docenti, ogni mattina, entrando in  scuole che cadono a pezzi? È la sensazione degli ultimi, di quelli che  sanno – ma fanno finta spesso di non ricordare – di non contare poi  nulla.</p>
<p>La stessa sensazione che si prova ad esser allevati nel  culto e nella retorica del merito ed esser poi giudicati secondo media  matematica, con buona pace del rapporto docente/discente e della  pedagogia. La stessa sensazione che si prova a studiare informatica  senza avere un computer, o che si prova insegnando inglese senza averne  il tempo.</p>
<p>Ecco perché la studentessa più che “matura” è  “eroica”, una sopravvissuta. Come lo sono i docenti, quando non sono  ormai troppo avviliti, viziati o corrotti da tutto ciò che li circonda.</p>
<p>Se poi il  cronista, davanti a quell&#8217;ingresso, si mette a legger riforme, leggi e  finanziarie, dopo la domanda sulla prova non potrà far altro che  chiedersi, “che ci sarà da tagliare ancora?”.</p>
<p>Luca Sappino</p>
<p><em>pubblicato su Gli Altri</em></p>
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		<title>La scuola meno della Gelmini</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 09:45:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La scuola pubblica statale ha ricevuto un attacco durissimo, sviluppato attraverso la Legge 133, con 8 miliardi di euro sottratti al settore dell’Istruzione, la Legge 169, che ha cancellato modulo e compresenze nella scuola primaria, la riforma della secondaria con i nuovi quadri orario che annullano le sperimentazioni e impoveriscono l’offerta formativa. La logica che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scuola pubblica statale ha ricevuto un attacco durissimo, sviluppato attraverso la Legge 133, con 8 miliardi di euro sottratti al settore dell’Istruzione, la Legge 169, che ha cancellato modulo e compresenze nella scuola primaria, la riforma della secondaria con i nuovi quadri orario che annullano le sperimentazioni e impoveriscono l’offerta formativa.<span id="more-10579"></span></p>
<p>La logica che ha animato questi provvedimenti, tesi solo ad un risparmio di risorse economiche, è quella del <em>divide et impera</em>, a discapito della qualità dell’istruzione e delle condizioni di vita e di lavoro nella scuola.</p>
<p>Il prossimo anno si perderanno solo nel Lazio 1830 cattedre in organico di diritto e 237 in organico di fatto. Il settore più colpito è quello della Secondaria, a causa della riforma che entrerà pienamente a regime per le classi prime, ma che per le seconde, le terze e le quarte comporterà una riduzione sensibile dei quadri orari. Nei Licei il monte settimanale sarà ridotto a 30 e 32 ore per i Tecnici ed i Professionali, cancellando tutte le innovative sperimentazioni pedagogiche degli ultimi decenni.</p>
<p>Il dato complessivo a livello nazionale è di circa 25 mila cattedre e 15 mila posti in meno per il personale ATA per l’anno scolastico 2010/11, che si aggiungono ai 57000 posti persi già l’anno scorso. Per tutti gli ordini e i gradi di scuola le riduzioni del personale sono legate:  all’aumento dei numero di alunni per classe, alla chiusura di alcuni plessi, alla riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore nella secondaria, all’abolizione delle compresenze e alla riduzione del tempo pieno.</p>
<p>Lo scenario dei tagli rivela tutta la sua drammaticità se si tiene conto delle dichiarazioni fatte nell’ultimo anno a proposito di presunti pensionamenti che avrebbero compensato i tagli.  La nuova <em>tranche</em> di tagli non troverà alcun fattore di compensazione e gli effetti complessivi in termini di disoccupazione saranno drammatici.</p>
<p>Ancora una volta il sistema dell’istruzione ed in particolare la scuola è chiamata a pagare un prezzo altissimo a fronte delle speculazioni finanziarie che determinano la crisi del debito pubblico in Europa. Sacrifici a livello formativo, lavorativo e professionale che vengono consegnati come un macigno alle giovani generazioni. Così, mentre altri Paesi come Francia e Germania investono nei settori dell’Istruzione e dell’Università, quali ambiti strategici su cui investire per superare la crisi economica, in Italia si saccheggia la scuola e con essa il futuro dei “piccoli in crescita”.</p>
<p>Per questo la scuola della Gelmini e di Tremonti risulta un’idea semplificata, che torna pesantemente indietro nel tempo ed è una scuola a una dimensione che deve costare sempre di meno. Il progetto berlusconiano disegna una scuola meno. Meno istruzione, meno cultura, meno obbligo scolastico, meno autonomia, meno partecipazione, meno collegialità e che riporta la scuola indietro di un secolo, vale a dire a quell’idea di nazione, di società chiusa a riccio, nell’arrogante e meschina difesa del proprio “particulare”.</p>
<p>Giorgio Crescenza</p>
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		<title>Scuola: maturità di regime</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 09:15:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando ho letto i titoli dei temi, saggi, articoli, ecc., della maturità non volevo credere ai miei oc­chi, eppure erano lì chiari e inequivocabili: storia, “la foibe” e i giovani e la politica illustrati da una citazione di Mussolini che apriva la strada all&#8217;Italia fascista, certo lo abbiamo visto accostato a To­gliatti, Aldo Moro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"></span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando ho letto i titoli dei temi, saggi, articoli, ecc., della maturità non volevo credere ai miei oc­chi, eppure erano lì chiari e inequivocabili: storia, “la foibe” e i giovani e la politica illustrati da una citazione di Mussolini che apriva la strada all&#8217;Italia fascista, certo lo abbiamo visto accostato a To­gliatti, Aldo Moro e Giovanni Paolo II, <span id="more-10517"></span>ma lui campeggiava per primo e lasciatevelo dire da una vecchia redattrice la maggior parte degli studenti avrà letto solo la prima citazione (vecchia strategia di qualsiasi direttore di carta stampata, il titolo è quello che conta); certo poi c&#8217;era anche Primo Levi con un improbabile traccia sulle influenze letterarie e artistiche che lo avevano guidato quasi dimenticando che lui ha scritto di ebrei, nazismo, emarginazione con l&#8217;originalità del vissuto personale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo è quanto, ma la cosa più incredibile è stata la quasi non reazione della sinistra a questo scempio! Chi ci governa continua a portare avanti la propria “rivoluzione culturale” che vuole un&#8217;Italia imme­more di essere nata dalla Resistenza al fascismo ancora più che dal Risorgimento, che vuole sdoga­nare il fascismo dalle sue immonde azioni e noi ne sottovalutiamo la portata. Sì qualche commento l&#8217;ho letto, anche molto buono, ma profondamente tecnico, freddo, distante, quasi senza indignazio­ne, come se oggi essere equidistanti o meglio political correct sia il massimo di un possibile atteg­giamento democratico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quanti hanno compreso che in questo esame abbiamo raggiunto l&#8217;apice della svendita dell&#8217;Istruzione pubblica, abbiamo messo il cappello sulla scuola delle fiction e dei reality televisivi? Abbiamo abbassato totalmente la guardia contro i rischi del crollo della democrazia, abbiamo chiu­so la porta al ricordo degli orrori del nazismo e del suo servo fascista italiano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La storia impone sempre prese di posizione chiare, la storia non è fatta di pensieri morbidi e acco­modanti, come facciamo a dimenticare che dietro ad ogni governo, ad ogni tiranno, ad ogni guerra, c&#8217;è un popolo che soffre e che spesso ha fatto la storia ribellandosi e prendendo in mano il proprio destino.<br />
Cara sinistra è arrivata l&#8217;ora di gridare forte contro questa scuola che ci stanno propinando, contro una pseudo-cultura svuotata e svuotante di ogni passione, quando Don Milani insegnava agli svan­taggiati del mondo non si sognava neppure lontanamente di essere political correct, era passione pura e lui ci ha indicato la strada per una scuola di tutti, una scuola che desse a tutti gli strumenti per una visione critica della società.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La cultura è rivoluzionaria e per questo l&#8217;istruzione fa paura ai Grandi Fratelli, oggi non ci possiamo fermare solo agli odiosi tagli sulla scuola dobbiamo avere il coraggio di far diventare l&#8217;insegnamen­to una palestra di idee un luogo dove i giovani si formino per affrontare la vita e far evolvere la so­cietà e se le mura scolastiche si stringono portiamo la scuola in strada, torniamo a parlare con i gio­vani e sono convinta che questo non si può fare con bellissimi discorsi di maniera.</p>
<p>Loretta Scannavini<br />
Sinistra Ecologia Libertà di Rieti e Provincia</span></span></p>
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		<title>Scuola, Università, Ricerca: la parola agli studenti</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è svolto sabato 19 giugno a Bologna un incontro che ha coinvolto il gruppo dirigente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e una sessantina di studenti medi e universitari espressione di diverse realtà associative territoriali, in prevalenza del centro nord. L’incontro, sviluppatosi come un appuntamento di carattere seminariale, è nato dall’esigenza di Sinistra Ecologia Libertà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolto sabato 19 giugno a Bologna un incontro che ha coinvolto il gruppo dirigente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e una sessantina di studenti medi e universitari espressione di diverse realtà associative territoriali, in prevalenza del centro nord.<span id="more-10399"></span></p>
<p>L’incontro, sviluppatosi come un appuntamento di carattere seminariale, è nato dall’esigenza di Sinistra Ecologia Libertà di riconnettere un segmento del mondo giovanile – in particolare studenti medi e universitari – con il processo di costruzione di Sinistra Ecologia Libertà, privilegiando un approfondimento relativo ai contenuti piu’ che alle forme di tale percorso politico.  Il confronto ha quindi coinvolto in modo orizzontale una serie di esperienze di carattere studentesco, universitario e giovanile che in questi anni si sono sviluppate autonomamente sul territorio e i cui attivisti – in termini collettivi o individuali – hanno nel tempo assunto Sinistra Ecologia Libertà come propria area politica di riferimento.</p>
<p>L’incontro, che ha in questo senso rappresentato una prima parziale ma importante occasione di confronto e approfondimento, ha registrato numerosi interventi, sia delle realtà universitarie (Pavia, Trieste, Bologna, Brescia, Roma, Urbino, Pisa, Trento, Forlì) sia di quelle studentesche e giovanili (Torino, Genova, Bologna, Modena, Massa, Pesaro, Barletta, Roma, Milano), a cui si sono aggiunti i contributi e gli spunti di riflessioni proposti da Maria Chiara Acciarini, Paolo Cento e Umberto Guidoni, responsabile nazionale Università, Ricerca e Innovazione</p>
<p>Il dibattito si è sviluppato principalmente su tre punti focali:</p>
<p>- la disamina e l’analisi  delle politiche della destra nel campo dell’istruzione e del sapere  - che per molti aspetti chiamano in causa non solo il mondo della scuola e dell’università ma i termini e la qualità stessa della democrazia nel nostro Paese &#8211; e le proposte della sinistra per fare dell’istruzione e della formazione la leva fondamentale del progresso civile, culturale, economico della società italiana ed europea;</p>
<p>- la proposta di alcune iniziative specifiche in vista delle mobilitazioni del prossimo autunno al fine di collegare le lotte contro i provvedimenti del Ministro Gelmini ad un&#8217;iniziativa politica piu’ ampia e articolata che punti sulle riforme e su una diversa idea di società;</p>
<p>- l’individuazione di ipotesi di lavoro comune utili a favorire la partecipazione degli studenti all’elaborazione e alla definizione dell’iniziativa politica di Sinistra Ecologia Libertà sui temi della scuola, dell’università e della ricerca;</p>
<p>Riprendendo quest’ultimo punto Claudio Fava, coordinatore della Segreteria nazionale, ha avanzato la proposta di un forum tematico aperto al contributo degli studenti medi e universitari che si riconoscono nel percorso di Sinistra Ecologia Libertà: uno spazio orizzontale e inclusivo, aperto alle tante e diverse esperienze che vivono sui territori e capace di rappresentare le istanze di soggetti sociali reali come quelli che vivono e innervano il mondo della scuola, dell’università e della ricerca.</p>
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		<title>Qual è la situazione attuale dell&#8217;istruzione in Italia e a Pordenone? Quale futuro sotto la scure dei tagli?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 15:42:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[22/06/2010, ore 21.00  Auditorium della Regione  &#8211; via Roma  &#8211; Pordenone INTRODUCE: MICHELE CIOL, coordinamento provinciale Sinistra Ecologia Libertà INTERVENGONO: ADRIANO ZONTA, segretario provinciale FLC CGIL SONIA D’ANIELLO, portavoce coordinamento genitori Pordenone CONCLUDE: DOMENICO PANTALEO SEGRETARIO NAZIONALE FLC CGIL]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>22/06/2010, ore 21.00  Auditorium della Regione  &#8211; via Roma  &#8211; Pordenone</p>
<p><span id="more-10188"></span></p>
<p>INTRODUCE:</p>
<p>MICHELE CIOL, coordinamento provinciale Sinistra Ecologia Libertà</p>
<p>INTERVENGONO:</p>
<p>ADRIANO ZONTA, segretario provinciale FLC CGIL</p>
<p>SONIA D’ANIELLO, portavoce coordinamento genitori Pordenone</p>
<p>CONCLUDE:</p>
<p>DOMENICO PANTALEO</p>
<p>SEGRETARIO NAZIONALE FLC CGIL</p>
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		<title>Per una Scuola Pubblica di Qualità.  Quale riordino scolastico in Provincia di Teramo?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 16:03:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 10 giugno 2010 – ore 17.30, Giulianova Paese, Loggiato sotto Belvedere</p>
<p><span id="more-9751"></span></p>
<p>ASSEMBLEA DIBATTITO</p>
<p>Intervengono : Valfrido Di Odoardo  (Coordinatore SEL di Giulianova) Luciano Crescentini , Pasquale Avolio, Giuseppe Di Febo, Alfonso Vella, Cecilia Falconi, Tommaso Di Febo (Coordinatore Provinciale SEL – Teramo) e Gianni Melilla (coordinatore Regionale Sinistra Ecologia e Libertà),  Conclude : Piero Sansonetti &#8211; Direttore de GLI ALTRI</p>
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		<title>Scuola, Università, Ricerca: Beni comuni</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 07:50:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fin dai tempi antichi, nell’età del Rinascimento e dell’epoca illuminista i più significativi pensatori e legislatori hanno posto l’educazione e l’istruzione tra gli elementi fondanti che permettono il progressivo miglioramento economico, politico e morale di una nazione. I Paesi più  avanzati collocano in una posizione centrale il tema della formazione scolastica e universitaria, della formazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fin dai tempi antichi, nell’età del Rinascimento e dell’epoca illuminista i più significativi pensatori e legislatori hanno posto l’educazione e l’istruzione tra gli elementi fondanti che permettono il progressivo miglioramento economico, politico e morale di una nazione.</p>
<p><span id="more-9344"></span></p>
<p>I Paesi più  avanzati collocano in una posizione centrale il tema della formazione scolastica e universitaria, della formazione culturale più in generale e della ricerca scientifica in tutte le sue diramazioni.</p>
<p>L’educazione culturale e l’autoformazione sono aspetti fondanti dell’individuo e di una società che vuole promuovere e difendere i valori cardinali della civiltà moderna e postilluminista quali quelli della eguaglianza, della solidarietà, dei diritti politici e sociali, della libertà nelle sue forme culturalmente elaborate, della pace e della empatia sociale.</p>
<p>L’educazione culturale si attua con diverse modalità nel corso dei vari periodi che scandiscono la vita dell’individuo, accompagna ognuno di noi dalla età prescolare all’intero corso della nostra esistenza fino a svilupparsi nella vita di ciascuno come autoformazione: è dunque un bene comune primario di tutti, un bene la cui cura non può essere ceduta a un sistema privato parallelo poiché, per prima cosa fra altre, implicherebbe una cessione della sovranità di ogni persona, di ogni cittadino, nei confronti di un bene che appartiene alla intera società civile in cui viviamo. Istruzione e ricerca scientifica sono il frutto e il sedimento di un enorme patrimonio storico e culturale.</p>
<p>Non solo l’istruzione è un bene comune, un bene pubblico e dunque un bene che tutti siamo chiamati a proteggere e a promuovere ma è anche e soprattutto l’elemento che determina una lettura critica del presente e una prospettiva di cambiamento del futuro.</p>
<p>I padri della nostra Costituzione hanno ereditato e affermato questa concezione. L’istruzione deve essere un bene comune, pubblico e libero costantemente accessibile a tutte le età e a tutte le condizioni sociali poiché esso è la via principale per garantire l&#8217;uguaglianza, il rispetto umano e sociale di tutti gli individui, è la via per la reciproca comprensione culturale e per l’integrazione, è il modo per superare paure sociali e individuali e rendere reale il processo di ricomposizione dei conflitti di ogni natura, da quelli relazionali a quelli mondiali, è la via principale – ad esempio &#8211; per una lettura critica degli accadimenti economici di questi giorni e per comprendere la necessità di modificare l’attuale processo di contorsione e di riaffermazione in modi surrettizzi e rinnovati del capitale nazionale e internazionale.</p>
<p>La difesa e la promozione dell’istruzione e della ricerca scientifica devono costituire l’impegno fondamentale e pervasivo di ogni progetto di alternativa politica della sinistra. Senza un appello forte a non disconoscere e a non trascurare questo valore primario non stiamo investendo sul futuro, non stiamo lavorando a un effettivo cambiamento della società. Solo se agli individui vengono forniti gli strumenti di lettura critica della realtà, solo allora ciascuna persona non cederà la sua sovranità a uno spot televisivo, a un imbonitore politico, a una idea di economia presentata come ineluttabile e “naturale”, ma si interrogherà sulle mistificazioni, sulle false verità, sui tagli economici che gli vengono presentati come necessari ma che sono invece il frutto di un portato storico, di scelte orientate e che si possono e si devono modificare. Solo così potrà esserci consapevolezza condivisa e partecipata e solo così potrà radicarsi il cambiamento nella politica ambientale, economica, legislativa.</p>
<p>L’educazione scolastica in tutti i suoi livelli e la ricerca scientifica in tutte le sue specializzazioni ci forniscono gli strumenti critici e concettuali per essere dei cittadini attivi all’interno di uno stato moderno e non degli spettatori imboniti dalla potenza economica e mediatica di un leader, non dei nuovi sudditi.</p>
<p>La ricerca scientifica &#8211; di base e applicata &#8211; è un aspetto sempre più  essenziale per attuare l’alternativa a una economia e a stili di vita che distruggono le fondamentali risorse ambientali e umane, che impediscono i processi di evoluzione sociale, che impediscono l’affermazione di una diversa idea di convivenza civile, politica ed economica. Queste sono alcune delle ragioni che chiedono a tutti quanti credono nella alternativa politica e impongono a tutta la sinistra di adoperarsi affinché la scuola e la ricerca scientifica, di base e applicata, libera e curiosa, vengano difese dal legislatore, vengano potenziate e sostenute dal finanziamento pubblico.</p>
<p>La cultura, l’istruzione ci appartengono, appartengono a ogni individuo: sono beni comuni.</p>
<p>La prospettiva di una alternativa e di un cambiamento e il miglioramento economico per essere efficaci si devono radicare non in un appello indistinto al popolo da parte di pochi illuminati, ma in individui consapevoli e criticamente attivi nell&#8217;affermare e attuare la propria parte di sovranità politica. Questa è la via principale per costruire la reale partecipazione politica, economica e solidale di tutte le persone che vivono sul territorio nazionale.</p>
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		<title>SEL Emilia Romagna: Scuola, mozione PRC, SEL-VERDI contro circolare direttore scolastico</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 16:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-9257"></span>Bologna, 27 mag. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Una mozione nella quale si censura la circolare del direttore generale dell&#8217;Ufficio Scolastico Regionale, Marcello Limina, e&#8217; stata presentata dai consiglieri della Regione Emilia Romagna Roberto Sconciaforni (Prc) e Gian Guido Naldi (Sel-Verdi). All&#8217;origine della vicenda e delle polemiche sorte in regione, l&#8217;invio da parte di Limina di una circolare in cui diffida dirigenti e insegnanti dal rendere sulla stampa dichiarazioni di critica &#8220;con toni talvolta esasperati e denigratori &#8211; scrive lo stesso Limina &#8211; che possano ledere l&#8217;immagine dell&#8217; Amministrazione pubblica&#8221; e li invita a &#8220;rapportarsi con i loro superiori gerarchici nella gestione delle relazioni con la stampa&#8221;.<br />
Secondo i consiglieri, i contenuti di tale circolare sono &#8220;in evidente contraddizione con gli art. 2, 21 e 33 della Costituzione e quindi incompatibili con i valori della Costituzione Italiana&#8221;.</p>
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		<title>Cara Gelmini, sono un’insegnante libera</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Ministro Gelmini, ho letto che hanno provato a mettere il bavaglio agli insegnanti che parlano alla stampa o dissentono dalle linee del governo. Se non si ubbidisce, via alle sanzioni disciplinari. Ma non ci credo, mi aiuti Lei a capire. Mi sembra la solita propaganda contro il Governo. In Emilia Romagna il Dirigente dell’Ufficio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro <strong>Ministro Gelmini</strong>,</p>
<p>ho letto che hanno provato a mettere il <strong>bavaglio agli  insegnanti</strong> che parlano alla stampa o dissentono dalle linee del  governo. Se non si ubbidisce, via alle <strong>sanzioni disciplinari</strong>.</p>
<p><span id="more-9126"></span>Ma non ci credo, mi aiuti Lei a capire. Mi sembra la solita  propaganda contro il Governo. In Emilia Romagna il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale <strong>Marcello  Limina</strong> ha inviato ai presidi una circolare riservata in cui  invita ad astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo  possano ledere l’immagine dell’Amministrazione Pubblica. Nella circolare  in sostanza <strong>si invitavano i Presidi a sensibilizzare il  personale della scuola sul corretto comportamento da tenere con gli  organi di stampa</strong>.</p>
<p>Ho letto -spero che non sia vero- che Lei ha replicato: “Non è  consentito usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda  politica: chi desidera fare politica si candidi alle elezioni e non  strumentalizzi le istituzioni”. Io non ci credo che Lei abbia potuto dire questo: secondo me hanno  modificato le sue parole ed il suo pensiero.</p>
<p><strong>Dissentire non vuol dire offendere</strong>.</p>
<p>La scuola cade a pezzi, mancano la carta igienica ed il sapone,  mancano i soldi per pagare i supplenti, mancano i mezzi per garantire  una didattica di qualità agli alunni diversamente abili. I tagli sul  personale docente hanno creato danni gravissimi. La qualità della  didattica si è abbassata nonostante l’impegno ed il sacrificio di noi  tutti. Lo sanno i miei colleghi insegnanti, ne sono consapevoli i  Dirigenti, i genitori ed il personale ATA.</p>
<p>Voglio essere chiara e sincera e corretta con Lei. Io sono una cittadina, sono un’insegnante e faccio politica ogni  giorno con il mio comportamento, con le mie scelte, con l’uso quotidiano  e consapevole del mio senso critico. Ho una testa mia, vedo, guardo,  parlo e critico. Come Lei saprà, il <em>polites </em>nel mondo greco era il cittadino,  ecco perché si dice <strong>politica</strong>.</p>
<p>La politica è nella sua originaria accezione lo spazio di attività e  di iniziativa del cittadino. Io come tale riconosco i miei diritti ed i  miei doveri. Agli antipodi del polites, i greci antichi ponevano l’<em>idiotes </em>ovvero l’individuo che non si curava dell’’interesse della  collettività e che si estraniava dal governo della città. Io non posso estraniarmi da ciò che accade nello Stato in cui vivo ed  in cui voto ed in cui pago regolarmente le tasse.</p>
<p>Ciascuno di noi può fare ciò che chiama <strong>propaganda</strong>.  Propaganda, come Lei saprà, viene dal latino e in breve vuole dire: cosa  che deve essere diffusa. Nessuno può vietarmi di diffondere ciò che  penso, anche e proprio perché sono un’insegnante. Anche se non ho un  giornale di proprietà, una rete televisiva di proprietà, posso dire nel  rispetto altrui ciò che mi pare e considero quest’insegnamento ricevuto  un insegnamento da diffondere.</p>
<p>Non commetto un reato e nessuno in realtà può azzittirmi. Da cittadina e da insegnante non condivido il suo operato. Non riesco  a capire come si decida di fare una riforma tagliando le ore di  lezione. Non riesco a comprenderne l’efficacia didattica perché in  realtà non c’è. Come si può privilegiare la qualità dell’insegnamento a  discapito della quantità del monte orario? <strong>La qualità è anche  quantità nella scuola</strong>. Un quadro orario più snello mi sembra  solo un modo per ridurre il numero degli insegnanti e non per ridurre  gli sprechi. Investire nella scuola non è uno spreco.</p>
<p>Sono libera di dirlo e di scriverlo.</p>
<p>Distinti saluti,</p>
<p>Viviana Ettorre</p>
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		<title>Cambiare l’università, cambiare la società</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 11:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Università italiana è in mobilitazione questa settimana. Si protesta contro il disegno di legge di riforma presentato dal ministro Gelmini e contro i tagli portati avanti da questo governo, non casualmente, fin dai primi mesi in cui aveva il potere. Insieme con la situazione degli enti lirici sono due spie della situazione della cultura in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Università italiana è in mobilitazione questa settimana. Si  protesta contro il <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_20/benedetti-riforma-universita-protesta-ricercatori_ffc23c4a-63d1-11df-ae00-00144f02aabe.shtml" target="_blank">disegno di legge di riforma </a>presentato dal ministro  Gelmini e contro i tagli portati avanti da questo governo, non  casualmente, fin dai primi mesi in cui aveva il potere. <span id="more-8921"></span>Insieme con la  situazione degli <a href="http://www.corriere.it/politica/10_aprile_30/napolitano-firma-decreto-lirica_f6f4e674-5438-11df-a5b5-00144f02aabe.shtml">enti  lirici</a> sono due spie della situazione della cultura in questo paese  che si trova davanti non solo al governo più anti-intellettuale della  storia della repubblica ma anche al fallimento di un modello di  sviluppo, quello dell’<a href="http://italia2013.wordpress.com/2009/12/08/il-futuro-migliore-che-cresce-nel-presente/">Italia  molecolare</a>, che non ha mai veramente fatto tesoro del patrimonio  storico e culturale di questo paese preferendo concentrarsi su altre  risorse: le micro-dimensioni, il basso costo del lavoro, la possibilità  di aggirare leggi e imposizione fiscale, l’assenza di sindacati e il  rapporto con il territorio, inteso non come cultura e storia ma come  insieme di poteri e forze locali.</p>
<p>E’ la sopravvivenza ad ogni costo di  quel modello, con la conseguente scomparsa di tutto ciò che gli è  estraneo come la cultura e la ricerca, che oggi è in gioco. La battaglia sull’università e la ricerca non è una battaglia di  resistenza. E’ da lì, come dalla cultura e dall’economia sostenibile,  che parte una risposta diversa alla crisi. Ma è sempre da lì che parte  un assetto dei poteri dentro la società, anzi dentro la vita delle  persone, diverso. Ecco perché, oltre alle <a href="http://www.flcgil.it/index.php/layout/set/print/layout/set/print/notizie/news/2010/maggio/ddl_gelmini_sull_universita_e_il_momento_di_contrastare_una_vera_e_propria_contro_riforma">giuste  rivendicazioni</a> di questa settimana, è utile fare alcune  riflessioni.</p>
<p>1. La crisi attuale può essere l’opportunità per aggravare le attuali  ingiustizie ma può essere anche l’opportunità per cambiare modello di  sviluppo. Negli ultimi 15 anni si è chiesto all’università di “preparare  al mondo del lavoro”. Che poi questo mondo non volesse così tanti  laureati era una questione che si è sottovalutato. Ma proviamo a  rovesciare il discorso: e se l’università invece che adeguarsi  all’economia ne preparasse e ne costruisse una nuova? Se, come già in  parte avviene, gli atenei fossero gli incubatori di nuove imprese più  pulite, moderne, rispettose delle diverse culture? Ecco, dobbiamo  chiedere più soldi per l’università proprio per questo: perché è  l’inizio di una nuova politica industriale.</p>
<p>Non sto pensando solo alle  facoltà scientifiche, a quelle giuridico-economiche o a ingegneria.  L’università può diventare il centro dove si rivaluta il lavoro  intellettuale, soprattutto quello “umanistico” e lo si rimette nella  parte centrale della società invece che ai margini dov’è oggi. Davvero  un paese con il patrimonio che abbiamo noi non sa che farsene di  laureati in lettere o in storia dell’arte? Trasformare le università,  soprattutto quelle del sud, in incubatori di una nuova economia è la  base di partenza per liberare davvero le donne, i giovani e  i  meridionali dalla trappola attuale.</p>
<p>2. L’integrazione degli stranieri è oggi vissuta, anche dentro le  università, come un peso a cui non si riesce a far fronte. Va invece  vista come una risorsa: se c’è una cosa che le grandi economie asiatiche  possono insegnarci è che la contaminazione e la rielaborazione delle  culture e dei saperi degli altri sono il segreto del successo, non  l’inizio della fine.  La scuola e l’università diventino un luogo dove  si confrontano le culture più diverse e dove si arriva, anche, a sintesi  più alte. Ospitiamo le donne del mondo islamico nelle nostre  università. Confrontiamoci con loro, diamogli un luogo da cui scrivere,  pensare, agire. E non spaventiamoci, per esempio, di fronte a quelle che  associano le parole femminismo e islam.</p>
<p>3. La scuola e l’università sono stati per alcuni decenni il luogo  della mobilità sociale. Chi voleva un futuro migliore per i propri  figli, cercava di farli diventare “dottori”. Non a caso la scuola media  unica fu la prima riforma del centrosinistra degli anni ’60. Oggi la  scuola, ma soprattutto l’università, tende a riprodurre le  disuguaglianze (<a href="http://italia2013.wordpress.com/2010/02/09/quando-la-classe-non-e-acqua/">ne  parlammo già qui</a>). Questo avviene per due motivi: l’assenza o la  scarsità di welfare rende l’università un percorso ad ostacoli per chi  non ha dietro una famiglia benestante; la laurea e l’istruzione non sono  più, molto spesso, un fattore di promozione all’interno del mondo del  lavoro ma talvolta finiscono per essere un peso. Quanti, impossibilitati  ad entrare nel mondo del lavoro intellettuale, sempre più chiuso o  sempre più povero (e talvolta entrambe le cose), devono nascondere la  propria laurea nel curriculum per avere gli impieghi a basso reddito e  bassa qualifica che offre la nostra economia? Anche per questo bisogna  pensare all’università come luogo di promozione di una nuova politica  industriale.</p>
<p>4. La questione dell’università e della ricerca (che condivide molti  problemi con la scuola) è il nesso tra le tante possibilità di riforma  della nostra società. Se vinciamo lì, poi si può vincere anche fuori più  facilmente. La qualità dello sviluppo, il valore del lavoro  intellettuale, i rapporti di potere feudali, la multiculturalità come  risorsa: sono problemi dell’università e della ricerca ma in realtà sono  problemi di tutta la società italiana (e forse non solo italiana). E’  in questo campo che dovremo costruire una nuova identità nazionale  basata sull’inclusione e la sintesi, non sull’esclusione del diverso.</p>
<p>E questi sono solo alcuni esempi di come,  rappresentando la propria  parte di società, si può rendere il paese più giusto e più dinamico.</p>
<p>Cecilia D&#8217;Elia</p>
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		<title>INVALSI, ovvero come omologare il livello scolastico allo share televisivo</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 08:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacerebbe avere un parere da tutti gli insegnanti e i  dirigenti scolastici che hanno partecipato al­l&#8217;INVALSI per la classe V delle primarie, sui due testi d&#8217;italiano, il primo titolato in dialetto della Val Sugana, &#8220;L&#8217;useliera&#8221;, che narra di una realtà molto locale assolutamente incomprensibile per chi vive storie diverse (l&#8217;autore del brano, tale Franceschini, era, inoltre, emerito preside dell&#8217;Università Cattolica oltre che direttore della rivista della Congrega del Sacro Cuore) e il secondo su un impro­babile divisione tra mammiferi patriarcali e insetti matriarcali, dove oltre a usare una categoria ap­plicabile solo alla società umana e comunque patrimonio di una società maschilista, si spiegava che matriarcato significa dominio della femmina.</p>
<p><span id="more-8549"></span>Mi piacerebbe, poi, sapere il senso dei questionari statitistici fatti prima e dopo la prova, perché se il loro unico scopo è dimostrare che i ragazzi provenienti dai ceti &#8220;colti&#8221; siano più bravi a scuola, beh.. lo sapevamo da qualche secolo e forse potevamo risparmiare lo stress ai nostri ragazzi di rispondere ad un interrogatorio sulle loro famiglie. Perché non si parla della poltiglia culturale che sta diventando la nostra scuola?</p>
<p>La tanto odiata riforma Gelmini oltre ad essere devastante per i tagli, fa una cosa ancora peggiore: omologa sempre di più l&#8217;istruzione (non più pubblica) italiana al target dei programmi televisivi, continuando una stagione inaugurata da tempo e mirata a far sì che dalla scuola non escano più ge­nerazioni preparate e pronte a rinnovare una società malata, ormai avvolta su se stessa e incapace di trovare vie di uscita.</p>
<p>Le famigerate prove INVALSI ci dovrabbero far conoscere i livelli dei nostri studenti e insegnanti, ma rassomigliano sempre di più ai sondaggi per gli indici di gradimento, falsate allo stesso modo e piegate alle logiche di un potere mediatico, perché questo deve essere la scuola del regime televisi­vo.</p>
<p>Tutto ciò ci fa rimpiagere perfino il rigido sistema ad esami di qualche anno fa che almeno si basava su una valutazione nozionistica e non sul nulla. Oggi hanno ridato i voti alla scuola, la possibilità di bocciare per un insufficienza, ma su cosa viene chiesto di valutarli? Quanto passerà perché la linea di demarcazione tra bravi e ciucci sarà data dalla frequentazione o meno dei Reality Show? Quanto ancora dobbiamo svilire gli insegnanti per portarli a non insegnare più?</p>
<p>Quando si portò l&#8217;assalto alla scuola di classe si pensava ad un sistema di istruzione aperto a tutti e aperto alla lettura critica della società dove la parola docenza rispettasse la sua vera natura di mae­stro, in un sistema destinato ad integrare tutti ai livelli di conoscenza di una società che richiedeva sempre più specializzazione e cultura per applicarla.</p>
<p>Oggi siamo nel baratro e il compito che spetta a tutti noi, genitori, studenti, insegnanti e cittadini tutti è quello di riprenderci ciò che ci appartiene strappando la scuola dalle mani dello share televisi­vo.<br />
Per questo è arrivato il momento di incontrarci e mettere sul piatto proposte nuove, denunciando la deriva sociale e culturale della scuola italiana e non lasciando che questa continui ad essere la cassa di risonanza di chi ha reso l&#8217;Italia il paese delle veline, ma torni ad essere la palestra delle giovani menti, di quelle giovani menti che devono vincere la sfida contro una delle crisi sociali e umane più terribili della nostra storia.</p>
<p>Loretta Scannavini<br />
Sinistra Ecologia Libertà<br />
di Rieti e Provincia</p>
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		<title>7 maggio: smascheriamo la giovinezza del potere</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 18:55:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane, due, tra le principali università di Roma –Tor Vergata e Roma Tre – sono state attraversate da episodi di violenza, che ci lasciano attoniti e preoccupati. Nel primo caso sono avvenuti, in pieno giorno, durante lo svolgimento di un Senato Accademico, nel secondo invece, durante la sera, di fronte alla Facoltà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane, due, tra le principali università di Roma –Tor  Vergata e Roma Tre – sono state attraversate da episodi di violenza, che  ci lasciano attoniti e preoccupati. Nel primo caso sono avvenuti, in  pieno giorno, durante lo svolgimento di un Senato Accademico, nel  secondo invece, durante la sera, di fronte alla Facoltà di Lettere. In  entrambe i casi, i diretti responsabili di queste aggressioni,  indiscriminate, perpetrate ai danni degli studenti, appartengono  all’organizzazione Blocco Studentesco, la parte giovanile del gruppo  politico di Casa Pound. <span id="more-8202"></span></p>
<p>Per scoprire di cosa si tratta è sufficiente  guardare il sito e i blog: loro stessi, infatti, si definiscono  “fascisti del terzo millennio”.<br />
Non si tratta solo di slogan, ma di  un’applicazione diretta e sistematica di pratiche violente ed  antidemocratiche, fatte di insulti, minacce, aggressioni, ai danni degli  studenti universitari e della scuole superiori, che esprimono delle  opinioni differenti, contrarie alle teorie e ai metodi di ispirazione  neofascista. Il Blocco studentesco, già l’anno passato, nel pieno del  movimento dell’Onda, si è reso responsabile di aggressioni e disordini,  colpendo direttamente, durante la discussione in Senato del d.d.l  Gelmini, gli studenti che manifestavano a Piazza Navona.</p>
<p>E’  probabilmente superfluo richiamare alcuni principi costituzionali, o la  legge Mancino del ’93, che vietano esplicitamente gesti e azioni che si  richiamano all’ideologia nazifascista. Molto più semplicemente,  basterebbe osservare che la proliferazione di questi gruppi, ci segnala  una situazione di vera e propria emergenza democratica. In questo  contesto, è importante assumere una posizione chiara, dire che coloro  che incitano alla discriminazione razziale, coloro che applicano  sistematicamente la violenza nei confronti del diverso, coloro che  traggono ispirazione dal fascismo e dal cameratismo militaresco, non  sono i benvenuti nelle scuole e nell’università. Ed è importante che a  dire questo sia l’intero corpo democratico, in primis del mondo della  formazione, per ribadire che la libertà e la democrazia non sono dati  acquisiti una volta per tutte, ma pratiche da difendere e rinnovare ogni  giorno.</p>
<p>Chiediamo a tutti i componenti del mondo della  formazione, docenti in primo luogo, ricercatori, dottorandi studenti, ma  anche a tutte le forze politiche, di prender parola, di esprimersi a  riguardo. Di aprire gli occhi rispetto alla vera natura di queste  organizzazioni che, se da un lato presentano pubblicamente una nuova  facciata di presunta democraticità, dall’altro perpetuano un’ideologia e  delle pratiche profondamente violente e anti-costituzionali. Crediamo   sia necessario, mai come adesso, ribadire con forza, che i gruppi che  si ispirano nel loro agire politico quotidiano al fascismo, sono corpi  estranei al tessuto vivo di scuola e università e pertanto non devono  trovare cittadinanza e accessibilità in questi luoghi, di cui la  democrazia e l’antifascismo costituiscono la base imprescindibile.</p>
<p>Chiediamo   a tutte le forze politiche democratiche di prendere posizione, in modo  chiaro e netto, rispetto alla manifestazione che il Blocco studentesco  intende fare venerdì 7 maggio. E’ importante che tutti, dai municipi, al  comune fino ad arrivare alla regione, dicano – così come ha già fatto  l’Anpi – che questa manifestazione, organizzata da un gruppo di  neofascisti con il beneplacito del P.d.L.,  deve essere vietata,  assolutamente. Per quel giorno, dalle università di Roma e da  tutte le scuole, abbiamo deciso di mobilitarci. Crediamo che non si  possa rimanere in silenzio, di fronte ad una situazione di emergenza,  meglio di urgenza democratica. Crediamo che, nonostante le riduzioni  semplicistiche operate dai media, chi conduce una pratica politica  aggressiva, razzista, militare, non possa essere equiparato tout court  ad un gruppo di studenti, o sedicenti tali.</p>
<p>STUDENTI MEDI ED  UNIVERSITARI</p>
<p>Appuntamento alle ore 10:00 in Piazza Santi Apostoli a  Roma &#8211; 7 maggio</p>
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