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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; sinistra e libertà</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Per non morire di caccia.. Due giorni di lutto venatorio</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 07:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aveva 47 anni di Arezzo la mia città, l&#8217;ultima vittima innocente della caccia. Andava per funghi la domenica mattina e un cacciatore di 41 anni ha distrutto contemporaneamente due vite quella dell&#8217;ucciso e quella dello sparatore che disperato ha cercato in ogni modo di prestare soccorso. Un anno fa vicino a Pisa (in Toscana ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aveva 47 anni  di Arezzo la mia città, l&#8217;ultima vittima innocente della caccia. Andava per funghi la domenica mattina e un cacciatore di 41 anni ha distrutto contemporaneamente due vite quella dell&#8217;ucciso e quella dello sparatore che disperato ha cercato in ogni modo di prestare soccorso.</p>
<p><span id="more-14778"></span>Un anno fa vicino a Pisa (in Toscana ci sono 120.000 dei 700.000 cacciatori residui italiani) un veterinario omeopata della stessa età veniva ucciso sempre per il maledetto vizio di voler passeggiare nel bosco, di voler cercare funghi oppure di voler per un attimo immergersi nella natura.</p>
<p>Tra un innocente e l&#8217;altro in un anno vengono uccisi anche una trentina  (chi dice diciotto, chi dice  oltre 40) di cacciatori vittime consapevoli dell&#8217;industria e delle lobby venatorie. In queste ore un altro morto ,stavolta cacciatore, viene segnalato dalle cronache nelle Marche ;un giovane di 45 anni.</p>
<p>Si muore alle volte per incidente, ovvero si inciampa e si ferisce a morte l&#8217;altro magari amico di battuta, ma in genere l&#8217;incidente è determinato da come si va a caccia o dall&#8217;ansia di sparare comunque al primo muover di fornde.</p>
<p>La battuta al cinghiale è in genere teatro della gran parte degli incidenti, un cacciatore viene lasciato alla posta mentre gli altri assieme ai cani vanno in battuta sospingendo verso la posta i cinghiali terrorizzati. Difficile tenere lo stesso orientamento e la stessa posizione per ore e spesso quando arriva il cinghiale lo sparo va in direzione dei battitori stessi coinvolgendo spesso i cani oppure i cacciatori.</p>
<p>La caccia di fronte a questi due morti dovrebbe avere la reazione di fermarsi per almeno due giorni in segno di lutto e di partecipazione e credo che le forze politiche dovrebbero chiedere al governo almeno questo fermo per far riflettere tutti quanti per  poi approvare tutte quelle norme che impediscono lo sciamare di cacciatori troppo vicini alle abitazioni obbligando  a segnalare con  tabellazioni visibili e chiare con giorni di anticipo le aree interessate alle battute..</p>
<p>Tutti ormai nei boschi dovrebbero  indossare gilets  rifrangenti sia i cacciatori che gli innocenti nei giorni di caccia aperta. Ai cacciatori inoltre  dovrebbe poi essere fatto il test che si fa a i guidatori di automobile per controllare tasso alcolico o altri “sostegni” alla fatica.</p>
<p>Piccole cose che salverebbero la vita e che da consigliere verde e poi insieme al gruppo di sinistra  in regione abbiamo chiesto inascoltati per anni raccogliendo invece l&#8217;accusa che  avremo anche oggi di speculare sulla morte.</p>
<p>E&#8217; così , chi muore in campagna è un morto di serie b, non ha diritto a mobilitazioni  né a odg di solidarietà. Si muore sia su trattori senza coperture o  colpiti da pallini in una quantità spaventosa  (percentualmente due volte superiore agli incidenti sul lavoro)ma evidentemente considerata normale da tutti.</p>
<p>Potremmo essere diversi almeno noi?</p>
<p>E non farci sorpassare in chiarezza da un ministro di  questo governo che  prima ha tentato di mettere in mano il fucile anche ai sedicenni e  poi voleva aprire la caccia anche agli orsi?</p>
<p>Fabio Roggiolani</p>
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		<title>2 ottobre: a Roma Assemblea Nazionale di SEL con le lavoratrici ed i lavoratori</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 08:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2 ottobre si terrà a Roma l&#8217;assemblea Nazionale di SEL, con le lavoratrici e e con i lavoratori, che vedrà la partecipazione di Nichi Vendola. Verso il congresso: mettiamo al centro della nostra discussione il lavoro, la sua dignità, le condizioni materiali di vita delle donne e degli uomini che lavorano. Da mesi le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 ottobre si terrà a Roma l&#8217;assemblea Nazionale di SEL, con le lavoratrici e e con i lavoratori, che vedrà la partecipazione di Nichi Vendola.</p>
<p>Verso il congresso: mettiamo al centro della nostra discussione il lavoro, la sua dignità, le condizioni materiali di vita delle donne e degli uomini che lavorano.</p>
<p>Da mesi le cronache quotidiane riferiscono di fabbriche occupate, scioperi, manifestazioni di protesta di giovani e meno govani precari. Il disagio accomuna i lavoratori pubblici e privati, le impresse produttive ed i servizi, i lavoratori della conoscenza e quelli della terra. Il lavoro nel suo insieme subisce un&#8217;impoverimento ed una svalorizzazione a causa del dominio dell&#8217;economia finanziaria sull&#8217;economia reale.</p>
<p><span id="more-13197"></span>Un partito di sinistra non può nascere senza porsi il problema di analizzare le cause di questa situazione e di fare proposte capaci di riconnettere le diverse lotte dentro una cornice unitaria.</p>
<p>Il problema infatti non è che nel mondo globalizzato il conflitto capitale – lavoro sia superato, ma piuttosto che l&#8217;indebolimento della forza del lavoro ha squilibrato i termini stessi del conflitto rompendo persino il compromesso capitale – democrazia.</p>
<p>Non sarà possibile nessun nuvo compromesso sociale, con buona pace di Marchionne, Marcegaglia, Veltroni ecc, senza ricostruire la forza del lavoro e della sua rappresentanza.</p>
<p>Di questo vogliamo discutere il 2 ottobre a Roma, <em><strong>all&#8217;Auditorium di via Rieti dalle 9.30 alle 14.00</strong></em>, ascoltando le testimonianze dei lavoratori e delle lavoratrici,  dei sindacalisti e di chi si sta spendendo per la costruzione di una sinistra nuova capace di interpretare le moderne contraddizioni e costruire le condizioni per la transizione ad un nuovo modello di sviluppo.</p>
<p>Consideriamo questo appuntamento una tappa fondamentale del percorso congressuale e per questo ci aspettiamo la presenza di tutti i territori.</p>
<p>Betty Leone</p>
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		<title>SEL in festa a Buti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 09:01:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>14-19 settembre 2010 ore 18.00, Circolo 1° maggio, Buti</p>
<p><span id="more-12435"></span></p>
<p>SEL in festa a Buti</p>
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		<title>Vendola: &#8220;Io, terapia d&#8217;urto del Pd&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 09:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governatore della Puglia attacca i democratici: &#8220;Partito incompiuto e senza senso&#8221;. E il sindaco di Torino non esclude una sua candidatura e invoca un &#8220;cambio di passo&#8221; Dalla sua poltrona di presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola osserva non disinteressato ciò che accade a Roma. Il leader di Sinistra e Libertà ha da poco lanciato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il governatore della Puglia attacca i democratici: &#8220;Partito incompiuto e  senza senso&#8221;. E il sindaco di Torino non esclude una sua candidatura e  invoca un &#8220;cambio di passo&#8221;</p>
<p><span id="more-11853"></span><strong> </strong>Dalla sua poltrona di  presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola osserva non  disinteressato ciò che accade a Roma. Il leader di Sinistra e Libertà ha  da poco lanciato la sua candidatura a premier, turbando da quel giorno  il sonno di molti nel centrosinistra. D’Alema è ancora scottato da  quanto accadde un anno fa in Puglia, quando Vendola riuscì a battere  prima lui alle primarie, poi Berlusconi alle urne.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Nichi Vendola, che cosa sta accadendo?</strong><br />
«Il voto su Caliendo evidenzia lo stato di agonia di ciò che abbiamo  chiamato centrodestra e che dalle vicende di questi ultimi giorni esce  sconvolto. La destra si divide: da una parte quella costituzionale e  progressista, moderna, attaccata al primato delle libertà individuali  come quella di Fini..»</p>
<p><strong>&#8230;troppi complimenti da sinistra non faranno male a Fini?</strong></p>
<p>«No, nessun complimento. Le destre le voglio battere tutte, faccio solo  un’analisi. E poi c’è la destra di Berlusconi, con tratti nordamericani e  tratti sudamericani. Una destra delle Americhe, diciamo».</p>
<p><strong>Che giudizio dà della scelta di Fini?<br />
</strong>«Ho sempre osservato con attenzione il suo percorso, non ci  vedo tatticismi ma un processo reale di evoluzione. Occupa uno spazio  che in Italia non era mai stato occupato. Poi c’è la divisione  strategica all’interno del berlusconismo, tra il premier e Tremonti. Tra  il populismo e il liberismo egoistico. Il miracolo di Berlusconi è  stato tenere insieme questi due aspetti, ora il miracolo è finito».<strong></strong></p>
<p><strong>E’ stato bravo il Cavaliere&#8230;</strong><br />
«Non bravo, straordinario. Guardi, non sono io quello che lesina i  complimenti al presidente del Consiglio. Solo gli sciocchi hanno bisogno  di denigrare l’avversario. Nel mio campo ci vorrebbe più analisi e meno  anatema per capire come ha funzionato il marchingegno del  berlusconismo».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Dalla crisi si esce solo con le elezioni?</strong><br />
«Le crisi sono più di una: quella economico-finanziaria prima negata e  ora lampante; poi c’è una crisi sociale, che è ancora sottotraccia ma  che rischia di esplodere in un autunno caldissimo; poi c’è la crisi  morale di un paese che pare non voler abbandonare i classici luoghi del  delitto: mafia, massoneria deviata, malaffare».</p>
<p><strong>Le elezioni risolverebbero tutto?</strong><br />
«L’insieme di queste crisi ci parlano di un paese che ha bisogno di un  atto di pulizia, e non servono alchimie di palazzo come governi di  difficile formulazione».</p>
<p><strong>Non chiede elezioni per un atto di convenienza personale?</strong><br />
«Non ho fregole particolari. Penso che la terapia d’urto sia la medicina migliore per la democrazia».</p>
<p><strong>E il terzo polo? Ci crede?</strong></p>
<p>«Un embrione di terzo polo sgretola il bipolarismo all’italiana, costruito in maniera avventata. Ma staremo a vedere».<strong></strong></p>
<p><strong>La candidatura Vendola si colloca in un’ottica bipolare?</strong><br />
«La mia candidatura nasce in questo quadro, nella ricerca della mitica conquista del mitico centro».</p>
<p><strong>Perché si è candidato?</strong><br />
«Per smuovere le acque nel centrosinistra, per stanarne i vertici».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Dove nasce la crisi del Pd? Carenza di leadership?</strong><br />
«E’ un problema di progetto. Il Pd appare alla ricerca di un’identità  mai sbocciata. E’ un partito incompiuto e questa incompiutezza contamina  tutto il centro sinistra: l’alleanza che non c’è, l’alleanza che  potrebbe essere una cosa ma anche una cosa diversa. C’ è addirittura chi  pensa che Marchionne sia un progressista. Con questi ragionamenti il  centrosinistra sembra più una seduta spiritica che una proposta per il  paese».</p>
<p><strong>Lei sta con Marchionne o contro?</strong><br />
«Sto con gli operai di Pomigliano e di Melfi».</p>
<p><strong>A Pomigliano c’erano gli operai della Cisl e quelli della Fiom.</strong><br />
«Sto contro il ricatto di Marchionne. Sto con la Costituzione della  Repubblica, dalla parte di quegli operai che a trent’anni paiono averne  cinquanta. Voglio che i lavoratori siano portatori di diritti e non  vittima di una forma di schiavitù. Lavoro e libertà si devono  abbracciare».</p>
<p><strong>Ieri Enrico Letta le ha sbarrato la porta, dicendo che il Pd ha il leader, Bersani.</strong><br />
«Sto in una coalizione di centrosinistra ma certe volte non capisco in  quale coalizione Letta voglia militare. Sto con il popolo del Pd, la  nostra più grande risorsa».</p>
<p><strong>Quindi largo alle primarie di coalizione?</strong><br />
«Le primarie sono indispensabili. Sono la benzina nel motore in una macchina che fa tanta fatica a mettersi in moto».</p>
<p><strong>Il Pd pare un partito appenninico. Perché finisce per avere solo lì la sua forza? Clientele, strutture, apparati?</strong><br />
«Con tutte le criticità possibili, credo ci sia soprattutto una lunga  storia di buon governo. Il modello del riformismo nato nell’Italia  centrale ha superato molte prove importanti. E’ un insediamento  territoriale che va esportato al sud e al nord battendo il grande  venditore di sogni che è Berlusconi».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ma la politica ha bisogno dei sogni&#8230;</strong><br />
«Certo, ma cosa è sognare il futuro per il paese, la sua collocazione  nel mondo e indicarlo alla gente, una cosa è vendere un aquilone in  cielo o tutte le altre favole berlusconiane. Che tra l’altro finiscono  prima o poi per sgretolarsi».</p>
<p><strong>Quali sono le favole?</strong><br />
«La sicurezza, tanto sbandierata salvo poi vedere i poliziotti davanti a  Montecitorio a protestare contro i tagli del governo; la filantropia  berlusconiana finita a L’Aquila davanti a promesse mancate e a risvolti  penali che mi paiono solo all’inizio».</p>
<p><strong>Che cosa pensa quando sente parlare di lei come un poeta? Per un politico non dovrebbe essere un gran complimento&#8230;</strong><br />
«I miei avversari sono abbastanza ripetitivi e anche un po’ stucchevoli.  Mi rivolgono quest’accusa, ma alla fine mi fanno pubblicità. In un  mondo così cinico evidentemente quest’idea del poeta ha pagato. E in  ogni caso, pagava o no, così sono fatto».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Le dicono di essere solo un Berlusconi di sinistra. La fa ridere?<br />
</strong>«Purtroppo non alludono al reddito. Sono un prodotto  eterodosso. La differenza tra me e lui è che lui è un populista  classico, io sono un populista antipopulista».</p>
<p>P.F. De Robertis</p>
<p>fonte: http://qn.quotidiano.net</p>
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		<title>Post di Nichi: Per combattere la povertà</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 08:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri, a Bruxelles, ho concluso i lavori del Forum sulla lotta alla povertà e all’esclusione sociale organizzato dal Comitato delle Regioni. Il welfare europeo deve contenere la cultura della differenza di genere, la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione dei migranti, deve abbandonare l’assistenzialismo e combattere modelli di sviluppo feroce e non inclusivo. 80 milioni di europei, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, a Bruxelles, ho concluso i lavori del  Forum sulla lotta alla povertà e all’esclusione sociale organizzato dal  Comitato delle Regioni. Il welfare europeo deve  contenere la cultura della differenza di genere, la cultura  dell’accoglienza e dell’inclusione dei migranti, deve abbandonare  l’assistenzialismo e combattere modelli di sviluppo feroce e non  inclusivo. 80 milioni di europei, 20 milioni di bambini, 30 milioni di  anziani vivono oggi sotto il livello di povertà. Povertà non solo per  mancanza di reddito e di lavoro, ma povertà di servizi, che colpisce  anche il ceto medio.<span id="more-9757"></span></p>
<div>
<p>La Strategia UE 2020 si adopera per ridurre del 25% la popolazione al di  sotto della soglia di povertà, ma questo obiettivo rende necessaria la  scelta di azioni coraggiose e non contraddittorie. Per questo ho  proposto sia l’idea di un’anagrafe delle povertà, attraverso una banca  dati delle buone pratiche europee per capirne meglio la complessità, sia  il tema del reddito di cittadinanza per una giovane generazione che,  più di tutte le altre, subirà le conseguenze della crisi odierna.</p>
<p>Nichi</p>
</div>
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		<title>Video, Marzullo intervista Nichi Vendola</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 16:18:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Guarda il video della puntata di Crozza Alive in cui è intervenuto Nichi Vendola. Qui il video in cui Crozza imita il segretario del Pd Bersani e in cui partecipa anche Nichi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda il <a href="http://www.la7.it/trasmissioni/video_dettaglio.asp?Tras m=crozzaalive&amp;video=40431&amp;prop=adv" target="_blank">video</a> della puntata di Crozza Alive in cui è intervenuto Nichi Vendola.</p>
<p>Qui il <a href="http://www.la7.it/trasmissioni/video_dettaglio.asp?Trasm=crozzaalive&amp;video=40410&amp;prop=adv" target="_blank">video</a> in cui Crozza imita il segretario del Pd Bersani e in cui partecipa anche Nichi.</p>
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		<title>Convocazione riunione Forum Politiche Internazionali di SEL</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 13:57:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[il Forum sulle Politiche Internazionali di Sinistra Ecologia e Libertà si riunirà venerdì prossimo 16 aprile alle ore 14.00 presso la sede di Sinistra, Ecologia e Libertà a Via Goito, 39 (Roma) con il seguente ordine del giorno a. sessione di brainstorming su Sinistra e politica estera, nella quale si identificheranno le questioni tematiche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il <strong>Forum sulle Politiche Internazionali di Sinistra Ecologia e  Libertà</strong> si riunirà <strong>venerdì prossimo 16 aprile alle ore 14.00  presso la sede di Sinistra, Ecologia e Libertà a Via Goito, 39 (Roma)</strong> con il seguente ordine del giorno<br />
<span id="more-7247"></span>a. sessione di brainstorming su Sinistra e politica estera, nella  quale si identificheranno le questioni tematiche e le aree geografiche  centrali per l&#8217;elaborazione e l&#8217;iniziativa politica</p>
<p>b.  organizzazione del lavoro di elaborazione teorica, produzione di  documenti specifici, contatti con soggetti &#8220;esterni&#8221; a SEL</p>
<p>c. come assicurare la comunicazione ed il coinvolgimento degli  aderenti a SEL non residenti a Roma</p>
<p>d. monitoraggio delle  attività del Parlamento Europeo e rapporti con i partiti di sinistra  europei</p>
<p>e. identificazione di iniziative &#8220;politiche&#8221; ,  adesione  del Forum alla Marcia Perugia-Assisi e partecipazione al Forum Sociale  Europeo di Istanbul ed</p>
<p>Sulla base dei temi emersi nel brainstorming, il Forum potrebbe   proporre la stesura di alcuni brevi paper di discussione e di analisi e  proposta che potranno essere prodotti sia da partecipanti al Forum ma  meglio ancora da soggetti esterni specializzati nei temi.</p>
<p>Questi paper poi saranno discussi con esperti, militanti, aderenti a  SEL e rappresentanti dei movimenti sia su blog (una delle ipotesi è  quella di aprire unblog dedicato) che con una serie di incontri ( almeno  uno a Nord, uno al Centro ed uno al Sud) per poi produrre le tesi o il  documento politico da portare al Congresso.</p>
<p>Nel corso delle prossime riunioni del Forum si provvederà anche a  mettere a punto le modalità per assicurare una partecipazione diretta  degli aderenti di SEL alle discussioni, ed all’elaborazione collettiva .<br />
Anche  a tal riguardo si riportano di seguito quattro domande &#8220;generali&#8221;  che potrebbero guidarci nella discussione iniziale:</p>
<p>a. quando  si parla di riforma della governance globale, in senso  democratico e multipolare, c’è chiarezza sul se questa si dovrà  continuare a basare su assunti geopolitici e geostrategici che non  escludono anzi presuppongono una politica di potenza che prevede anche  l’uso della forza armata?  Per dirla ancora più crudamente a sinistra si  è tutti d’accordo che la forza mite dell’Europa che vorremmo non deve  misurarsi in chiave antiamericana con un esercito europeo ed una  conseguente corsa agli armamenti?  Ma anzi perseguire il disarmo come  strategia di costruzione di relazioni giuste ed eque tra gli stati?</p>
<p>b. quando si parla di pace e costruzione di relazioni eque  tra  popoli, si ha  ben chiaro quali siano oggi le vere sfide? E che la  necessità di uscire dalla trappola dei combustibili fossili ,  riconoscendo il debito ecologico nei confronti del mondo di maggioranza  serve non solo a ridurre le emissioni di gas serra ma anche a prevenire  conflitti possibili su risorse scarse o per lo meno evitare che tale  scarsità diventi strumento di politica di potenza? Per dirla crudamente:  a sinistra sono tutti convinti dell’urgenza di superare il mito dello  sviluppo, e della liberazione della classe operaia attraverso la  crescita dei consumi e del potere d’acquisto delle merci?</p>
<p>c. quando si parla di diritti umani, e di promozione e rispetto  degli stessi, e della protezione degli esseri umani, si riesce a fare un  passo in avanti, uscendo dalla trappola ideologica che vede questa come  estensione di una politica “imperiale” e piuttosto provi a studiare a  fondo i limiti ed i rischi di forme di ingerenza umanitaria?<br />
Ovvero, si ritiene  urgente iniziare a produrre una chiave di lettura e  delle risposte alternative alla deriva securitaria su scala globale, e  pratiche di promozione dei diritti che siano fondate sulla diplomazia  popolare, la nonviolenza, e la solidarietà e giustizia ecologica ed  economica?</p>
<p>d. Quando si parla di diritti civili e di esportazione della  democrazia come uno dei pilastri della politica estera etica, si può  ipotizzare una modalità di promozione e sostegno ai diritti umani,  civili e politici, che sia scevra di relativismo culturale? Come si deve  ad esempio affrontare il tema dei diritti di genere e delle donne in  società e culture “altre” nelle quali tali diriti sembrano essere  subalterni ad imperativi religiosi o etnici?</p>
<p>Per ulteriori informazioni: <a href="mailto:francescomartone1@gmail.com" target="_blank">francescomartone1@gmail.com</a></p>
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		<title>SEL aderisce allo sciopero generale della Cgil</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 11:02:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sinistra Ecologia Libertà invita tutte le lavoratrici e i lavoratori ad aderire allo sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 12 Marzo, e invita i cittadini a partecipare alle manifestazioni territoriali convocate in molte piazze d’Italia nella stessa giornata. Rilanciare un piano per la piena occupazione e sostenere il reddito dei disoccupati e degli inoccupati; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinistra Ecologia Libertà invita tutte le lavoratrici e i lavoratori ad aderire allo sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 12 Marzo, e invita i cittadini a partecipare alle manifestazioni territoriali convocate in molte piazze d’Italia nella stessa giornata. <span id="more-5170"></span>Rilanciare un piano per la piena occupazione e sostenere il reddito dei disoccupati e degli inoccupati; ridare dignità al lavoro a partire dall’aumento dei salari e delle pensioni; ristabilire una giustizia fiscale in modo che l’economia pubblica non sia sostenuta solo dalla tassazione dei redditi fissi, da lavoro dipendente e da pensione; combattere il lavoro nero e l’evasione fiscale e contributiva; combattere lo sfruttamento dei lavoratori più deboli, siano essi giovani, donne, immigrati.</p>
<p>Sono queste le priorità della nostra azione politica per le quali SEL è solidale con la Cgil e sarà nelle piazze insieme con le lavoratrici ed i lavoratori in sciopero ed i pensionati in lotta.</p>
<p>Segreteria Nazionale Sinistra Ecologia Libertà</p>
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		<title>Verbale riunione gruppo lavoro “Forum del lavoro” di SeL del 26 febbraio</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella riunione del 26 febbraio si sono meglio definiti gli impegni della campagna elettorale e definitivamente messi a punto i materiali sul lavoro sempre per la campagna elettorale. Qui di seguito per memoria riportiamo le date più significative: 3 marzo Parte la campagna sul lavoro promossa dalla segreteria nazionale. Le parole d’ordine saranno occupazione precarietà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella riunione del 26 febbraio si sono meglio definiti gli impegni della campagna elettorale e definitivamente messi a punto i materiali sul lavoro sempre per la campagna elettorale. Qui di seguito per memoria riportiamo le date più significative:<span id="more-5136"></span></p>
<p><strong>3 marzo</strong> Parte la campagna sul lavoro promossa dalla segreteria nazionale. Le parole d’ordine saranno <strong>occupazione precarietà dignità</strong>. Sul sito di <strong><em>Sel</em></strong> troverete, da quella data, i materiali che nel dettaglio traducono le parole d’ordine in proposte concrete da utilizzare nella campagna elettorale per le prossime elezioni regionali.</p>
<p><strong>5 marzo</strong> <strong>ore 15</strong> Presso la Sala della Pace della Provincia di Roma, iniziativa sulla democrazia nei luoghi di lavoro organizzata dal <strong>Tavolo del Lavoro</strong> (tavolo che ricordo, è nato con l’ambizione di mettere al centro dell’attenzione i temi del lavoro ed è promosso da rappresentanti di tutte le forze politiche di opposizione &#8211; ad esclusione dell’UDC).</p>
<p><strong>12 marzo </strong>Sciopero generale della Cgil di 4 ore con manifestazioni territoriali. Saremo presenti alla manifestazioni con un volantino che si sta predisponendo e che sarà pubblicato sul sito di <strong><em>SeL.</em></strong></p>
<p><strong>20 marzo (?) Roma</strong> (?)         La data e il luogo sono ballerini ma intorno a quella data il Comitato scientifico di <strong><em>Sel </em></strong>terrà la sua iniziativa nazionale sui diritti sociali e del lavoro, prendendo spunto dai dettati Costituzionali (art.1 e art.3). Ricordo che il Comitato scientifico organizzerà iniziative con obiettivi analoghi in diverse città d’Italia sui beni comuni, il nucleare, la lotta alla mafia e alla criminalità, il federalismo e il regionalismo.</p>
<p>Continua intanto in diverse città italiane la presentazione della nostra ricerca sul “<strong>Rapporto tra</strong> <strong>lavoratori e partiti”.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La prossima riunione del gruppo di lavoro del Forum si terrà dopo le elezioni.</p>
<p>Titti Di Salvo</p>
<p>Roma, 28 febbraio 2010</p>
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		<title>Competizione, altruismo e sostenibilità</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 06:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quando non si sfocia nella disgrazia teorica del darwinismo sociale, accade spesso che i principi dell’evoluzione biologica siano utilizzati per giustificare politiche sociali di stampo liberista, individuando nella competizione il cardine di un processo che permetterebbe di selezionare i sistemi migliori (più efficienti, efficaci, meno costosi, ecc.). Non solo: i comportamenti solidali e altruisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quando non si sfocia nella disgrazia teorica del darwinismo sociale, accade spesso che i principi dell’evoluzione biologica siano utilizzati per giustificare politiche sociali di stampo liberista, individuando nella competizione il cardine di un processo che permetterebbe di selezionare i sistemi migliori (più efficienti, efficaci, meno costosi, ecc.). <span id="more-5078"></span>Non solo: i comportamenti solidali e altruisti diventano in quest’ottica delle forzature innaturali, utopie, del tutto contrarie alla vera natura di tutti gli organismi viventi, tanto che su questi comportamenti non è possibile edificare una società funzionante.</p>
<p>Le cose stanno ovviamente in modo molto diverso.</p>
<p><strong>La teoria dell’evoluzione si basa su due principi in apparenza molto semplici</strong>:</p>
<p>1) dato un ambiente, gli organismi (siano essi batteri o sapiens) che vivono al suo interno trasmettono il proprio patrimonio genetico solo a patto che riescano a nutrirsi, crescere e riprodursi. – Corollario: gli organismi più efficienti nel nutrirsi e riprodursi, hanno più probabilità di propagare il proprio patrimonio genetico.</p>
<p>2) Nella trasmissione del patrimonio genetico, vi sono delle alterazioni che portano a varianti minori interne alla specie o assai più di rado comportano un “salto” dando vita ad una nuova specie. – Corollario: le variazioni del genotipo possono dare vita ad un organismo che dimostra una maggiore o minore <em>fitness</em>, ovvero attitudine alla sopravvivenza, rispetto a quella di chi lo precede temporalmente.</p>
<p>Sgombriamo il campo anche da un dubbio legittimo: i tratti comportamentali di un individuo sono dettati da principi evolutivi allo stesso modo dei tratti fisici?</p>
<p><strong>Oggi si può dire con ragionevole certezza che, entro certi limiti, l’evoluzione gioca un ruolo  importante anche sui tratti comportamentali</strong>: il genoma infatti determina la struttura cerebrale di ogni individuo di una specie, agendo in concorso con le esperienze che caratterizzano la vita di ogni singolo individuo e una certa dose di casualità. Il risultato di questo mix a tre componenti è che vi sono alcuni comportamenti che accomunano la maggior parte degli individui di una specie.</p>
<p>E’ noto ad esempio che un ratto di laboratorio, posto di fronte ad un gatto, esibirà il comportamento dettato dalla paura, anche quando non abbia mai avuto esperienza prima del predatore. Perché? Perché “conviene” dal punto di vista della specie: nel corso dei millenni, quei ratti che non esibivano il comportamento di fuga -supponiamo per semplicità- di fronte ad un gatto avevano molte più probabilità di restare uccisi.</p>
<p>In altri termini, parafrasando Homer Simpson (st.13,ep.21), se il rarissimo bruco Screamarpillar è sessualmente attratto dal fuoco, il comportamento che ne segue incrementerà in modo sensibile le probabilità che questa specie si estingua.</p>
<p>Tutto il processo appena descritto viene di solito semplificato come “competizione per la vita degli organismi viventi”, spostando così erroneamente l’attenzione dalla propagazione del patrimonio genetico di una specie alla sopravvivenza del singolo individuo e ignorando di conseguenza almeno due fenomeni ormai noti: 1) l’emergere naturale di comportamenti altruistici intra-specie. 2) Nel lungo periodo, l’interazione tra specie può essere o sostenibile o instabile.</p>
<p><strong>Altruismo. </strong>E’ facilmente intuibile come la propagazione del patrimonio genetico possa portare all’emergere ad esempio dell’altruismo parentale: un genitore dotato dell’istinto di accudire i propri figli ha più probabilità che il proprio corredo genetico/comportamentale si diffonda rispetto a quel genitore che al contrario non ha questo istinto. Per lo stesso motivo, molte specie (i mammiferi in testa) tendono a socializzare tra più elementi adulti la fase di cura dei piccoli, dando vita ad una strategia evolutivamente stabile per la specie, più che per il singolo individuo.</p>
<p>Non si tratta tuttavia della sola cura parentale: molte specie prevedono forme di assistenza reciproca tra individui adulti nella ricerca del cibo, esibendo sia comportamenti sociali di collaborazione (basti pensare alle tecniche di caccia o di difesa in branchi) che di vera e propria condivisione del cibo anche in casi in cui la fase di caccia avvenga in modo individuale (un esempio famoso riguarda alcune specie di chirotteri).</p>
<p><strong>Sostenibilità. </strong>Per quanto riguarda il problema della stabilità/sostenibilità, lo si comprende considerando il processo della selezione naturale come integrato sia al suo contesto che alla dimensione temporale. Ambiente ed organismi costituiscono un unico sistema dominato da una forte interazione e che quindi viene alterato dal processo stesso di selezione: ad esempio, un predatore troppo efficiente che porti all’estinzione la propria preda si troverà a vivere in un ambiente diverso da quello iniziale, dove non è detto che le sue caratteristiche siano ancora vincenti, tanto che, considerando un intervallo di tempo abbastanza lungo, la propria efficienza sarebbe causa della propria stessa fine.</p>
<p>La cosa che ci interessa in questo caso dei sistemi complessi è che tendono a non permettere di sviluppare modelli predittivi: un sostenibile è stabile proprio perché, i vari organismi esistenti restano in equilibrio (finché l’ambiente resta invariato); ma se questo equilibrio si spezza per il sopravvento di uno o più organismi, la sostenibilità diventa una incognita e aumenta il rischio di un collasso di sistema, ovvero di un cambio drastico della <em>fitness</em> richiesta e la conseguente estinzione di molte specie, fino a che non sia raggiunto un nuovo equilibrio, che a sua volta potrà essere o sostenibile o instabile.</p>
<p>Chi utilizza la selezione competitiva come processo di selezione sociale del “migliore”, si macchia quindi di una doppia colpa: prima di tutto cerca di bloccare artificialmente ogni forma di comportamento altruistico (minando così una delle basi della sopravvivenza dei “migliori”) in secondo luogo non tiene conto del fatto che gli attori sociali sono in grado di modificare il loro ambiente (la società) in un modo che può risultare distruttivo per tutti gli attori coinvolti. Il risultato è il fiorire di teorizzazioni a riguardo di modelli di società che anche per questo motivo si dimostrano immancabilmente fragili e destinate al collasso periodico.</p>
<p>Vincenzo Fiore (candidato alle elezioni regionali nella provincia di Roma) &#8211; http://www.vincenzofiore.it/</p>
<p>Vito Trianni</p>
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		<title>Valerio Verbano, un nuovo partigiano, nell’antifascismo di oggi e di domani.</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 13:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono trascorsi 30 anni da quel venerdì 22 febbraio del 1980 in cui tre fascisti entrano in casa di Valerio, imbavagliano e legano i genitori, lo aspettano al rientro dalla scuola e lo uccidono con un colpo di pistola alla schiena. 30 anni durante i quali le indagini su questo assassinio sono state affossate, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono trascorsi 30 anni da quel venerdì 22 febbraio del  1980 in cui tre fascisti entrano in casa di Valerio, imbavagliano e  legano i genitori, lo aspettano al rientro dalla scuola e lo uccidono  con un colpo di pistola alla schiena. 30 anni durante i quali le  indagini su questo assassinio sono state affossate, i reperti, utili per  l’identificazione dei killer, sono scomparsi dai corpi di reato, i nomi  dei colpevoli sono rimasti ignoti.</p>
<p><span id="more-4615"></span>Carla, la madre di Valerio non si  arrende. E noi siamo con lei, nel pretendere giustizia e convinti che  Valerio Verbano, un ragazzo per sempre, la sua storia, l’impegno  politico, la figura di nuovo partigiano, siano nella memoria della  città, in questo 22 febbraio a  30 anni dalla sua morte e  per sempre, nei comportamenti solidali e antifascisti di oggi e di  domani. Troppe volte abbiamo assistito a operazioni strumentali, che in  nome di una presunta pacificazione hanno tentato di cancellare la  memoria, i fatti, le responsabilità.</p>
<p>Noi non eravamo tutti uguali. Ben  venga una nuova strada intitolata a Valerio, ma né il sindaco né altri  pensino di usare questo riconoscimento per mettere sullo stesso piano  storie, emozioni e pratiche politiche differenti.</p>
<p><strong>Sabato 20 Febbraio Corteo per Valerio da via Monte Bianco  alle 16,00.</strong></p>
<p><strong>A piazza Sempione alle 20,00 Concerto con i 99 Posse,  Assalti Frontali, Colle der Fomento.</strong></p>
<p><strong>Lunedì 22 “un fiore per Valerio”. Dalle 16.00 a via  Monte Bianco.</strong></p>
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		<title>Verbale riunione forum Lavoro SEL</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 10:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’11 febbraio si è tenuta la riunione del Forum del lavoro, convocata per mettere a punto l’ultima delle iniziative programmate dal Forum nei mesi precedenti, che ricordo erano tre: la presentazione della ricerca sul rapporto lavoratori/partiti (realizzata  a Torino l’8 ottobre 2009 e che sta proseguendo in molte città italiane); l’iniziativa di riflessione e proposta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 1ex;">
<div>
<p>L’11 febbraio si è tenuta la riunione del Forum del lavoro, convocata per mettere a punto l’ultima delle iniziative programmate dal Forum nei mesi precedenti, che ricordo erano tre: la presentazione della ricerca sul rapporto lavoratori/partiti (realizzata  a Torino l’8 ottobre 2009 e che sta proseguendo in molte città italiane);<span id="more-4606"></span> l’iniziativa di riflessione e proposta sulla crisi (che abbiamo realizzato il 10 dicembre 2009); ed infine, una iniziativa sulla democrazia sindacale e quella economica, come contributo e condizione per la qualità della democrazia italiana.</p>
<p>Nella precedente riunione (vedi verbale ) e sulla base dei testi già inviati (di Betti Leone e Wilma Casavecchia), avevamo indicato una data per la tenuta del seminario.</p>
<p>Ma per più ragioni si è valutato di rimandare l’iniziativa a dopo le elezioni regionali.</p>
<p>Infatti l’argomento si presta poco al clima politico attuale perché richiede una pacata riflessione seminariale, difficile nel vivo della polemica elettorale.</p>
<p>In secondo luogo il Comitato scientifico di Sel , presieduto da Fabio Mussi, ha previsto di promuovere in campagna elettorale 4 iniziative nazionali in 4 città italiane per rendere visibile il nostro profilo politico: sul ruolo delle Regioni (a 30 anni dalla legge istitutiva); sul nucleare e per sostenere il referendum; sui beni comuni e sull’art.1 (…La Repubblica è fondata sul lavoro…) e 3 (principio di non discriminazione) della Costituzione italiana.</p>
<p>La qualità dei temi, l’esiguità dei tempi, delle energie e delle risorse, ci hanno fatto scegliere di non aggiungere iniziative ad iniziative.</p>
<p>Abbiamo comunque deciso di proseguire la nostra discussione il <strong>26 febbraio alle ore 12 , s</strong>empre in <strong>via Goito 39 &#8211; Roma, </strong>per meglio definire la nostra proposta su democrazia sindacale ed economica, in previsione dell’iniziativa che faremo successivamente e in previsione della nostra presenza al seminario del 5 marzo, promosso dal “Tavolo del lavoro”, sulla democrazia sindacale.</p>
<p>Titti di Salvo</p></div>
</div>
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		<title>Il bidone della scuola</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 04:02:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mettiamo che tra voi lettori ci sia un giovanotto da poco laureato in Lingue e Letterature straniere con un voto generoso, diciamo tra il 105 e il 110. Mettiamo ancora che conosca perfettamente inglese e francese, che abbia un diploma post laurea come esperto bibliotecario e che possa contare su una congrua esperienza maturata nell’organizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamo che tra voi lettori ci sia un giovanotto da poco laureato in Lingue e Letterature straniere con un voto generoso, diciamo tra il 105 e il 110. Mettiamo ancora che conosca perfettamente inglese e francese, che abbia un diploma post laurea come esperto bibliotecario e che possa contare su una congrua esperienza maturata nell’organizzazione dei fondi bibliotecari.</p>
<p><span id="more-4568"></span>Mettiamo infine che abbia perfette conoscenze di biblioteconomia, bibliografia e storia delle biblioteche. E naturalmente che sappia usare tutti i programmi informatici necessari a queste sue competenze. Bene, se qualcuno di voi possiede questi titoli potrà partecipare a un concorso per la gestione della biblioteca della facoltà di Lingue con sede a Ragusa. Se i titoli verranno ritenuti idonei, se avrà sbaragliato la concorrenza e se supererà il colloquio d’ammissione, otterrà un incarico per sei mesi, dietro un compenso lordo complessivo di cento euro. Che, tolte le tasse, fa 13 euro al mese. Più o meno dieci centesimi di euro l’ora.</p>
<p>Il bando sta nel sito dell’Università di Catania, numero di riferimento 458. E non è storia isolata. Quando il ministro Brunetta parla dei bamboccioni nostri che invece di andare a faticare vivono appesi alle gonne delle mamme, quando allude a un paese di pigri e imbelli, dovremmo chiedergli se il governo di cui egli è ministro è lo stesso che ospita la signora Gelmini. E se anche lui, Brunetta, ha condiviso i colpi di mannaia che il suo governo ha vibrato contro l’università e la ricerca. Qualche cifra? La sforbiciata al Fondo per il finanziamento ordinario delle università, operata dalla Finanziaria per il 2009, registra un taglio progressivo dai 702 milioni di euro nel 2010 agli 835 milioni di euro nel 2011. Il programma sistema universitario e formazione post-universitaria perde in un solo anno un miliardo e seicentoquarantasei milioni di euro. I fondi per borse di studio, i prestiti d&#8217;onore, i contributi per alloggi, residenze universitari e attività sportiva diminuiscono del 60%.</p>
<p>La ministra dice che i tagli servono a colpire gli sprechi, le cattedre inutili, i corsi fantasma, le aree di parcheggio universitario. Giusto. Peccato che queste sforbiciate abbiamo invece risparmiato le baronie, i califfati, le sacche di potere clientelare che si sono costruite all’ombra dei senati accademici nel corso dei lustri. Alla fine chi pagherà pegno sarà il laureato con titoli, eccellenze ed esperienza che si vedrà offrire tredici euro al mese per gestire una biblioteca universitaria. Non è né una riforma né una controriforma, commentava un preside di facoltà: è un omicidio che ha per vittima l&#8217;università e la ricerca.</p>
<p>Quando Sarkozy, presidente gollista, ha vinto le elezioni, il primo provvedimento che ha imposto al suo esecutivo è stato uno stanziamento ulteriore per la ricerca scientifica e l’università francese, un miliardo e settecento milioni in più. Il ragionamento suo e degli altri leader politici europei, di destra o di sinistra poco importa, è che un’uscita dalla crisi passa anche attraverso un investimento sulla qualità del nostro sapere, sugli strumenti cognitivi che metteremo a disposizione dei nostri bamboccioni, su una ricerca scientifica adeguata a un tempo e a un mondo in cui crisi finanziaria e devastazione ambientale richiedono contromisure strutturali. E dove pensi di costruirle, queste contromisure, se non investendo nell’università, in un sapere applicato alle cose vere e concrete del mondo? Dove nasce la green economy, attorno alle macchinette del caffè alla borsa di Milano o nelle aule universitarie che cercano e ricercano, sperimentano e inventano, discutono e mettono in discussione?</p>
<p>Noi invece i tagli preferiamo farli sulla pelle di quei ragazzi. Tredici euro al mese, e ringrazia che te li diamo. Altrimenti ti tocca fare come certi amici miei, eterni professori in attesa di cattedra, che per fare un po’ di punteggio sperando in una supplenza, vanno a lavorare gratis nelle scuole private. Alla fine del mese si troveranno in mano una busta paga compilata alla perfezione, stipendio ministeriale, tredicesime, assegni familiari, ferie non godute, spese d’aggiornamento professionale, scatti d’anzianità, contributi, straordinario… ogni cifra al posto giusto. Peccato che dentro non ci sia un centesimo. Una patacca.</p>
<p>Questo è un paese di patacche. Non contano le cose, ma il modo in cui si dicono o si vendono. Il bando di concorso per quell’incarico da tredici euro al mese ha lo stesso linguaggio alto e perentorio dei bandi di gara della NASA. Loro però vanno sulla luna, noi restiamo qui, a casa: a chiederci, leggendo di Bertolaso, quale sia la differenza tecnica tra l’andare a puttane con i soldi degli italiani e un massaggio privato per combattere lo stress.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Una riflessione per tutti noi</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 05:59:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Meno di un anno fa, durante la mia campagna elettorale a Roma, ho fatto diverse iniziative con Giulia Rodano, allora assessore alla cultura della regione Lazio. All’assemblea per il programma  lei oltre a Luigi Nieri, hanno spiegato i risultati ottenuti dai loro assessorati e dalla regione nel suo insieme. Sul sito di Sinistra Ecologia Libertà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Meno di un anno fa, durante la mia campagna elettorale a Roma, ho fatto diverse iniziative con Giulia Rodano, allora assessore alla cultura della regione Lazio. All’assemblea per il programma  lei oltre a Luigi Nieri, hanno spiegato i risultati ottenuti dai loro assessorati e dalla regione nel suo insieme.<span id="more-4565"></span></p>
<p>Sul sito di Sinistra Ecologia Libertà Giulia Rodano ha anche espresso il suo apprezzamento per la straordinaria vittoria di Nichi Vendola in Puglia. Motivo di orgoglio per tutti noi, la vittoria di Nichi. Quindi tutto normale fino a quando ho visto alla televisione e sui giornali che Giulia Rodano si candida per l’Italia dei valori.</p>
<p>Che cosa è successo? Eppure sto nel Coordinamento nazionale forse qualcosa avrei dovuto sapere. Non mi pareva che nel lavoro fatto insieme emergessero divergenze, forse diverse sfumature, ma questo è normale in una forza politica in via di costituzione che riunisce diverse sensibilità, storie, provenienze, culture. Non doveva essere proprio questa la nostra ricchezza? Allora che cosa ha spinto Giulia Rodano a candidarsi con l’Italia dei valori, una forza di opposizione che ha poco a che vedere con la nostra storia e sensibilità politica? È stato un colpo di fulmine?</p>
<p>Mi piacerebbe saperlo, mi rifiuto di credere che anche tra noi ci sia una corsa alle poltrone. E poi, mi imbatto in un manifesto di Battilocchio candidato con la Polverini, lo scorso anno anche lui era candidato alle europee con noi di Sinistra e libertà. Abbiamo cercato in ogni modo di rispettare i tempi del Partito socialista che non coincidevano con quelli di Sinistra Ecologia Libertà, ma le fughe in avanti anche dei socialisti non rispettano nessun calendario. Quello che chiedo è una riflessione sincera su di noi, possiamo farla dopo le elezioni regionali, ma dobbiamo farla.</p>
<p>Giuliana Sgrena</p>
<p>Coordinamento Naz.le Sinistra Ecologia Libertà</p>
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		<title>Le elezioni regionali e &#8220;crisi dello Stato Nazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 05:52:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia sta avviandosi alla scadenza delle elezioni regionali previste per il 28 e 29 Marzo 2010, in una situazione di vero e proprio disfacimento non solo del suo territorio (Calabria e Sicilia sono esempi fin troppo facili da indicare) ma politico, economico, istituzionale e soprattutto morale (intendiamo “morale” in senso complessivo, al di là delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia sta avviandosi alla scadenza delle elezioni regionali previste per il 28 e 29 Marzo 2010, in una situazione di vero e proprio disfacimento non solo del suo territorio (Calabria e Sicilia sono esempi fin troppo facili da indicare) ma politico, economico, istituzionale e soprattutto morale (intendiamo “morale” in senso complessivo, al di là delle inchieste giudiziarie in corso, delle vicende più o meno recenti, affidando in questo una responsabilità precisa alla “politica”, intesa come arena all&#8217;interno della quale i soggetti dovrebbero indicare un orientamento, una strada per il futuro: per questo motivo la corruzione della “politica” è fatto ben diverso dalla corruzione “privata”).<span id="more-4578"></span><br />
Negli anni scorsi si è discusso molto di “crisi” e “superamento” dello “Stato Nazione”, di ritorno in forma nuova della antica contraddizione tra centro e periferia che, in Europa, avrebbe dovuto trovare una risposta proprio a livello continentale, attraverso un meccanismo di relazioni sovraregionali: L&#8217;Europa nel frattempo non si è fatta, sul piano politico, adottando anche un meccanismo indiscriminato di allargamento di tipo “nazionale”, e la crisi finanziaria ed economica ha riportato in auge – appunto – quel concetto di “Stato Nazione” che appariva, ai più, come uno strumento da oltrepassare.</p>
<p>In Italia questo stato di cose ha assunto una acutezza negativa particolare, per via della regressione dal ruolo di saldatura ricoperta fino ad un certo punto dal complesso del sistema politico (su questo punto si possono confrontare due interessanti articoli: “La crisi dei leader e i partiti federali” di Giuseppe De Rita apparso sul Corriere della Sera martedì 16 Febbraio, e quello , destinato al “caso francese” ma sicuramente utilizzabile anche da noi apparso sul numero in edicola di “Le Monde diplomatique” ( Un think thank parigino mostra la via delle neo politica) a firma di Alexander Zevin.</p>
<p>Quanto al superamento degli Stati Nazionali ed al rischio disgregazione sociale ci si può confrontare, invece, con quanto scritto da Giulio Sapelli (dal titolo, appunto: “Il superamento degli stati nazionali e il rischio di disgregazione sociale”) apparso, sempre sul Corriere della Sera, Domenica 14 Febbraio.</p>
<p>Torniamo, però, al filo del nostro discorso relativo alle Elezioni Regionali: ebbene, nella fase preparatoria di queste elezioni, si è palesato come al ruolo negativo svolto, fin qui dalle Regioni, quale espressioni prevalentemente di centri di potere separati, si sia accompagnato una sorta di “puzzle impazzito” nella scelta delle candidature e degli schieramenti, proponendo una situazione dove, al di là della necessitò urgente di riflettere sul meccanismo dell&#8217;elezione diretta e dell&#8217;attribuzione del premio di maggioranza ( non si tratta, beninteso, di “tecnicalità” ma di fattori di grande importanza sul piano politico”), si è palesato uno stato di cose perfettamente aderente all&#8217;idea di una politica praticata da “gruppi”, aggregazioni di “lobby” (nell&#8217;accezione negativa cui questo termine è attribuita in Italia), cordate varie.</p>
<p>E&#8217; risaltato, in tutta la sua negatività, il facile cedimento verificatosi negli anni scorsi ad una sorta di  “federalismo” senza bussola, cui si è ceduto per timidezza, timore di apparire “antiquati” e di restare soffocati da un nuovo vincolo populista. Da destra, da parte degli interpreti originali del personalismo populista e da parte di chi ha saputo introdurre davvero, nel nostro Paese, il “partito personale” si delinea già una risposta, utile anche per fronteggiare situazioni diverse di disgregazione come quelle derivanti dal ravvivarsi (se mai ce ne fosse stato bisogno) della “questione morale”: fare delle elezioni regionali elezioni di “medio termine”, contrassegnate dal solito referendum sul solito “uomo solo al comando”: o con me o contro di me.</p>
<p>Così si realizza l&#8217;ennesima torsione autoritaria del nostro sistema. Per la sinistra può esserci ancora tempo ? Non è il caso di mettersi a contare i Presidenti di Regione vinti o persi (7-6; 6-7, chissà&#8230;) ma di uscire da subito da una latente subalternità, che si è ben dimostrata in questo ultimo periodo (alcuni, forse intenti a perseguire le proprie velleità personali hanno ricalcato esattamente la strada che ci sta portando alla rovina).<br />
Da sinistra può partire, subito, l&#8217;idea di una nuova coesione nazionale quale base di fondo per affrontare la gravità crescente della crisi economica e morale: a partire dalla difesa della Costituzione, si potrebbe convocare un “tavolo nazionale” di programma che porti alcuni elementi omogenei come punti di fondo programmatici con al centro l&#8217;idea della programmazione economica e del territorio e della restituzione alle Regioni della loro funzione legislativa riferita al livello locale.</p>
<p>Franco Astengo</p>
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		<title>Lettera aperta a Nichi</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 05:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Nichi, crediamo tanto nella necessità e nell’urgenza di un nuovo partito della sinistra da averne già aperto una sezione, ancorchè virtuale. Una sezione, Nichi, perché vogliamo un partito, un partito nuovo che sappia risvegliare interesse, ricreare passioni e speranze dove esistono passività e disillusione, che sappia riannodare le fila di una sinistra divisa e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Nichi,</p>
<p>crediamo tanto nella necessità e nell’urgenza di un nuovo partito della sinistra da averne già aperto una sezione, ancorchè virtuale. Una sezione, Nichi, perché vogliamo un partito, un partito nuovo che sappia risvegliare interesse, ricreare passioni e speranze dove esistono passività e disillusione, che sappia riannodare le fila di una sinistra divisa e stanca, delusa da una politica che genera indifferenza, che ha spento qualsiasi voglia di partecipare e di fare. <span id="more-4575"></span><br />
Un partito germoglio di una sinistra nuova, forte negli ideali e nella visione della realtà, vicina ai luoghi del disagio e della sofferenza, che studi, ricerchi, programmi, discuta, convinca, lotti.  Un partito laboratorio cioè o, se vuoi, con tante fabbriche, qui a Roma e nel resto del Paese, che torni a farci sognare.</p>
<p>Avrai seguito il dibattito che si è sviluppato in rete (in una miriade di siti, vorrà pur dire qualcosa) in questi anni. Un dibattito ampio, serio, impegnato tra compagni, giovani, semplici cittadini, tutti animati dalla stessa voglia di un nuovo protagonismo politico.</p>
<p>Un esempio di comunità attiva, fattiva, partecipativa come vorremmo che fosse tutta la società che, invece, lo strapotere dei media ha nettamente marcato, segnando un’egemonia culturale che, incontrastata, è diventata, giorno dopo giorno, modello di vita e riferimento comportamentale di massa. Una società chiusa in un recinto sempre più ristretto di spazi democratici e sempre più caratterizzato da forti tensioni sociali.</p>
<p>Bisogna, in fretta, riconquistare consenso, egemonia ricompattando pezzi di società oggi frantumati. Bisogna ridare al Paese un’ossatura, ricostruirne la spina dorsale, farlo uscire dalla pericolosa mediocrità del quotidiano, ridargli speranze e futuro, prima che sia troppo tardi.<br />
Così non è più da tanto tempo. E non lo è per la mutazione genetica del PD e per i contrasti, le resistenze, i particolarismi di una sinistra racchiusa nelle proprie intangibili certezze, nel proprio vocabolario di parole, nei propri simboli che poco dicono, ormai, alla stragrande maggioranza del popolo italiano. Non si tratta, quindi, di resuscitare il vecchio, ma di costruire qualcosa di nuovo e, possibilmente, di altrettanto importante.<br />
Questo dicevamo in tanti, convinti che davvero “i processi di cambiamento si costruiscono dal basso”.</p>
<p>Caro Nichi, se siamo qui a scriverti è per esternare a te, che incarni la nostra stessa voglia di cambiamento e di rinnovamento, problemi e difficoltà che rischiano di riportarci di colpo con i piedi per terra, ponendoci di fronte ad una situazione che avremmo voluto profondamente diversa. Invece di sentirci il motore della rinascita della sinistra e del Paese, riaffiorano, in molti di noi, delusione ed amarezza che spengono entusiasmi e voglia di fare.</p>
<p>Le discussioni atroci e laceranti riguardo le candidature per le elezioni regionali, almeno nel Lazio, riportano in luce tempi e modi inaccettabilmente vecchi.  Assistiamo al trionfo dell’autoreferenzialità,delle lotte di potere tra le tante anime di SEL, che anziché liberarsi e contaminarsi in una comunità nuova, le cui tracce sono appena visibili nei territori, si rinchiudono ancora nelle trincee delle componenti fondatrici. Siamo soffocati da uno spaventoso deficit di democrazia che esclude ( quasi ) tutti da ogni possibilità di intervento su metodi, criteri e scelta di persone per rappresentare degnamente nella regione  il nostro impegno, la nostra diversità, la società alla quale vogliamo parlare. Stando così le cose non si esce dall’angolo, non ci si libera di una condizione minoritaria che non ci appartiene, per storia e volontà.<br />
Tutto questo evidenzia ancora l’esistenza di  gruppi dirigenti, privi di coraggio politico, che poco hanno contribuito a costruire il nuovo, diffondendo invece un senso di inadeguatezza e lontananza dai fermenti e dalle passioni di tanti.</p>
<p>Basterà il congresso per correggere una rotta abbondantemente smarrita e per rimettere in moto il processo di riaggregazione e ricostruzione di tutta la sinistra? E’ la penultima speranza che ci è rimasta. L’ultima sei tu, Nichi.</p>
<p>Un forte abbraccio.</p>
<p><a title="www.sezionelasinistra.net  " href="http://www.sezionelasinistra.net" target="_blank">www.sezionelasinistra.net </a></p>
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		<title>In merito agli scontri avvenuti ieri in Val di Susa in zona Coldimosso&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 16:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In merito agli scontri avvenuti ieri in Val di Susa in zona Coldimosso, tra manifestanti e forze di polizia e che hanno causato diversi feriti tra ambo le parti e un manifestante in gravi condizioni all’ospedale, Gianni Favaro portavoce regionale di Sinistra Ecologia e Libertà ha rilasciato la seguente dichiarazione: “E’ gravissimo che manifestanti siano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-left: 0.64cm; margin-right: 0.49cm; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><span id="more-4536"></span>In merito agli scontri avvenuti ieri in Val di Susa in zona  Coldimosso, tra manifestanti e forze di polizia e che hanno causato diversi feriti tra ambo le parti e un manifestante in gravi condizioni all’ospedale, Gianni Favaro portavoce regionale di Sinistra Ecologia e Libertà ha rilasciato la seguente dichiarazione:</span></span></p>
<p style="margin-left: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">E’ gravissimo che manifestanti siano stati brutalmente malmenati dalle forze di polizia, in un paese democratico ciò non dovrebbe mai avvenire, purtroppo questa destra che ci governa ci ha abituato a questi eccessi antidemocratici. </span></span></p>
<p style="margin-left: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">In realtà attorno alla vicenda delle trivellazioni in Val di Susa ci sono due strategie convergenti che puntano a smantellare il confronto democratico e il ruolo istituzionale dei sindaci e  dei consigli comunali della valle.</span></span></p>
<p style="margin-left: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Le ragioni del movimento no tav hanno saputo imporsi all’attenzione di tutta l’opinione pubblica ed anche delle istituzione quando i sindaci e le associazioni politiche che sostengono il movimento hanno saputo garantire la non- violenza e l&#8217;isolamento di quelle frange che usano il movimento come paravento per obbiettivi insurrezionali e per alimentare tra i valligiani la sfiducia e la rassegnazione. </span></span></p>
<p style="margin-left: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Il governo Berlusconi e il ministro leghista degli interni hanno l&#8217;interesse a esasperare il confronto per legittimare la repressione violenta e per delegittimare il lavoro importante che i sindaci della valle e le istituzioni piemontesi stanno svolgendo sul progetto tav. </span></span></p>
<p style="margin-left: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; font-style: normal;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">In questo quadro il calcolato sfinimento dei poliziotti, impegnati in valle con turni massacranti, da parte del ministero degli interni e le continue inaccettabili provocazioni di una parte minoritaria del movimento sono due facce della stessa medaglia che puntano ad esasperare il confronto, a escludere la mediazione della politica e a creare le condizioni oggettive per “l’incidente” che giustifichi l’intervento diretto del Governo.”</span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
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		<title>A colloquio con Elvira Dones&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:26:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Elvira Dones, scrittrice e documentarista, è figlia di molte culture: di origini albanesi, vive tra gli Stati Uniti e la Svizzera, Paese nel quale &#8211; ventottenne &#8211; scappò prima del crollo del muro di Berlino. &#8220;Dopo gli orrori dello Stalinismo &#8211; ci racconta, nel corso di una lunga e piacevole chiacchierata &#8211; ero determinata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Elvira Dones, scrittrice e documentarista, è figlia di molte culture: di origini albanesi, vive tra gli Stati Uniti e la Svizzera, Paese nel quale &#8211; ventottenne &#8211; scappò prima del crollo del muro di Berlino. &#8220;Dopo gli orrori dello Stalinismo &#8211; ci racconta, nel corso di una lunga e piacevole chiacchierata &#8211; ero determinata a farmi una cultura di destra in Svizzera, tanto ero disgustata dal regime da cui scappavo! </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ma è stato impossibile: il confronto con la destra, priva di speranze e di ideali è stato deludente!&#8221;. In Italia, dove è conosciuta per i suoi numerosi romanzi, in questi giorni ha fatto sentire la sua voce dalle colonne della Repubblica: il suo intervento nei confronti dell&#8217;ennesima </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>boutade</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> di Berlusconi, che concederebbe una deroga allo stop agli sbarchi degli albanesi, se corredati da &#8220;belle ragazze&#8221;, ha fatto il giro del mondo. &#8220;E&#8217; incredibile: da quando Repubblica ha pubblicato la mia lettera &#8211; racconta &#8211; ho avuto 1500-1600 contatti al giorno in più!&#8221;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Probabilmente dipende dal fatto che Elvira Dones è una delle poche intellettuali che ha trovato il coraggio di rispondere alla &#8220;carineria&#8221; del premier: &#8220;mi sembra così assurdo &#8211; afferma stupita- che nessuno sottolinei la bassezza di questi interventi. Oramai le battutacce di Berlusconi non fanno più notizia, e se la fanno è per oscurare notizie ben più gravi sulla situazione italiana.&#8221;. Impietosa, Elvira ci racconta un&#8217;Italia che conosciamo bene, ma lo fa con la lucidità e l&#8217;obiettività propri di chi non vive in questo Paese: &#8220;ogni giorno – confessa &#8211; comincio la giornata leggendo i quotidiani italiani, poi quelli svizzeri e statunitensi. Vivo nei sobborghi di Washington DC &#8211; continua &#8211; e questo è un centro culturale importante. Gli amici giornalisti di tutte le testate del mondo transitano da qui, e inevitabilmente, a ogni nuovo scandalo mi chiedono &#8216;allora Elvira? Questi italiani se ne libereranno?&#8217;. Io non so rispondere, perché in qualunque altro Paese del mondo uno come Berlusconi lo avrebbero già costretto alle dimissioni!&#8221;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">E&#8217; inevitabile il confronto con l&#8217;Albania: &#8220;siamo molto simili &#8211; afferma la scrittrice &#8211; anche se l&#8217;Albania non ha una storia di democrazia come l&#8217;Italia. Proprio ieri &#8211; afferma con una certa tristezza &#8211; Berisha, il nostro presidente, ha voluto rilasciare un commento per giustificare la frase di Berlusconi: l&#8217;ho trovato disgustoso. Eppure &#8211; continua &#8211; quello che mi fa paura non è tanto Berisha, ma una nuova generazione di destra parlamentare che si è insediata in Albania. Sono trentenni che vengono dalla Sapienza, dalla Bocconi, dalla Sorbona, e che dai vostri bei Paesi hanno imparato soprattutto la cultura deteriore, fatta di arrivismo, apparenza e potere. &#8216;Highly educated&#8217;, si direbbe, ma soprattutto ai soldi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">A questa classe che avanza &#8211; aggiunge la scrittrice &#8211; per fortuna si oppone una società civile bellissima, fatta di persone intelligenti, ma non aggressive. Questo può essere uno svantaggio, perché a quell&#8217;urlare della destra bisognerebbe opporre la stessa aggressività, benché positiva. Occorre saper comunicare le proprie idee, e contrastare la violenza di quelle spinte ideologistiche senza cuore.&#8221;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Elvira Dones conosce bene le dinamiche sociali dei due Paesi e ammette l&#8217;interesse per la politica: &#8220;per anni molti amici hanno cercato di coivolgermi, ma la politica non mi è mai piaciuta del tutto. Poi siamo arrivati a un punto in cui la situazione chiedeva che tutti intervenissimo, e mi sono lasciata portar via dalla speranza che nelle elezioni del giugno 2009 ci sarebbe stata una svolta.&#8221;. Elvira parla delle ultime elezioni albanesi, vinte da Berisha e la cui  legittimità è stata messa in dubbio dall’opposizione che ha parlato di un sospetto di brogli. &#8220;La politica, ci dice Elvira, ha bisogno di persone in gamba e oneste. L&#8217;onestà è la caratteristica più importante. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Non è più il tempo di votare il cosidetto &#8216;male minore&#8217;, però bisogna anche stare attenti a non incorrere nel pericolo anarchico.&#8221;. E&#8217; difficile interpretare le forme attraverso cui si canalizza il consenso popolare. E’ difficile anche capire la legittimazione che moltissime donne italiane oggi concedono a questa nuova forma di maschilismo dominante. Osservazioni, quelle di Elvira, che in ogni caso dovrebbero far riflettere, anche noi “extraparlamentari”.</span></p>
<p>Nicola Cirillo</p>
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		<title>Caro Ministro Carfagna, Le spiego chi sono i veri facinorosi…</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna,  candidata capolista del Pdl al Consiglio regionale della Campania, è stata contestata a Boscoreale, in provincia di Napoli da oltre 150 manifestanti radunatisi nella piazza adiacente il Municipio per gridare il loro fermo “no” alla realizzazione di una nuova discarica a Terzigno . “Sono facinorosi che non avranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna,  candidata capolista del Pdl al Consiglio regionale della Campania, è stata contestata a Boscoreale, in provincia di Napoli da oltre 150 manifestanti radunatisi nella piazza adiacente il Municipio per gridare il loro fermo “no” alla realizzazione di una nuova discarica a Terzigno .<span id="more-4508"></span></p>
<p>“<em>Sono facinorosi che non avranno nulla. Vadano a protestare contro chi ha distrutto la Campania&#8221;</em>, è stato il suo commento.</p>
<p>E’ certo che il termine facinoroso piace molto ai rappresentanti dell’attuale Governo. Sono facinorosi i precari che rivendicano il diritto a un lavoro stabile,  gli studenti e i docenti che contestano  il decreto Gelmini, i disoccupati che scioperano, gli operai di Pomigliano D’Arco e di Termini Imerese,  e si trasformano in facinorosi anche gli abitanti di Boscoreale che, stanchi del fatto che il territorio campano sia diventato una pattumiera, urlano con tutto il fiato che hanno in gola “no” all’ipotesi di una nuova discarica a Terzigno.</p>
<p>Ma cosa significa facinoroso? Letteralmente si definisce facinoroso chi è incline, dedito ad atti di ribellione e di violenza, chi è rissoso e, anche, chi è dedito al malaffare.</p>
<p>Non ci sembra che nelle manifestazioni di protesta, che in questi anni si sono susseguite, ci sia stata violenza. Non ci sono stati episodi di intolleranza ma, al contrario, quasi sempre tutto si è svolto in maniera civile. Per quale motivo, allora,  i rappresentanti del Governo, Premier Berlusconi in primis, amano tanto usare, e abusare, il termine facinoroso?</p>
<p>Avrò anche la memoria corta, ma non ricordo che ci siano state espressioni forti di censura contro gli episodi  di razzismo, spesso accompagnati da atti di violenza cruenta e inaudita, che hanno costellato le cronache negli ultimi mesi.</p>
<p>Nemmeno ho mai udito usare il termine facinoroso per gli autori di queste azioni scellerate naziste neo o vetero. E se qualcuno con provvedimenti e norme ad hoc, fa passare l’idea che “immigrazione” uguale a “delinquenza”, alimentando l’intolleranza che si porta dietro la violenza, non si rende colpevole di azioni scellerate? Non sarebbe più giusto definire questo “qualcuno” facinoroso e non, ad esempio, gli studenti che manifestano legittimamente e senza turbare l&#8217;ordine pubblico?</p>
<p>E se facinoroso è sinonimo anche di “colui che è dedito al malaffare”, da quale personaggio di questo governo, chiamato a gestire la cosa pubblica, cominciamo l’elenco? Se la magistratura dovesse stabilire che Bertolaso, innocente fino a prova contraria, è davvero reo dei fatti a lui imputati, non gli calzerebbe a pennello la definizione di “facinoroso”?</p>
<p>Quindi,  caro Ministro Carfagna, quelle persone che ha visto a Boscoreale non sono dei facinorosi, e non subiscono nessuna &#8220;infiltrazione malavitosa&#8221;. Lei li ha etichettati come &#8220;facinorosi&#8221; ha asserito che &#8220;non avranno nulla&#8221;, gli ha consigliato di andare a protestare contro chi ha distrutto la Campania.  E il Governo che Lei rappresenta, che sbandiera ai quattro venti che “ha risolto l’emergenza rifiuti”, cosa non vera come avrà potuto constatare con i Suoi occhi,  pensa che si stia adoperando per il bene della Campania, o stia dando a questa Regione il colpo di grazia?</p>
<p>E ancora,  perché se  l’emergenza è “finita” per decreto legge,  è necessario continuare ad aprire le discariche?</p>
<p>Oggi Legambiente ci dice che il Parco del Vesuvio non è compatibile con una discarica, Lei caro Ministro, ritiene che una buca colma di rifiuti sia compatibile con un Parco Naturale. E come definirebbe chi si rende complice di reati ambientali, perpetrati a danno del territorio e della salute dei cittadini in nome degli affari, o meglio del più redditizio “malaffare”? Per Lei sono o no dei facinorosi?</p>
<p>Un cittadino che urla la sua rabbia perché vede a rischio la salute dei suoi figli, (se non lo sapesse La informo che buona parte della popolazione di Acerra e Caivano sta già morendo perché colpita da malattie ematiche e tumori devastanti, causati dall’inquinamento), per quanto mi riguarda, è solo un cittadino arrabbiato che ha tutti i motivi per esserlo.</p>
<p>Per Lei è un facinoroso? Beh, che dire? Questione di punti di vista. Ma, mi consenta, parafrasando il suo Premier, sono un cittadino campano, e se per salvaguardare il mio territorio, già trasformato in una gruviera, devo unire la mia voce al coro dei “no” per impedire l’apertura di altre discariche, che non hanno mai risolto il problema emergenza rifiuti per il passato, e non lo risolveranno nemmeno per il futuro, sarò ben lieto di essere annoverato nel Suo elenco di “facinorosi”.</p>
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		<title>Tante voci, un solo cuore</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 14:23:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Care e cari, abbiamo bisogno di tutti voi, di ognuno di noi per fare in modo che in questa campagna elettorale il nostro simbolo e la nostra politica, la buona politica, sia conosciuta nonostante l’oscuramento mediatico cui siamo sottoposti. Recentemente, è stata approvato in commissione Vigilanza una norma che ci esclude persino dalle tribune politiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Care e cari,</em></p>
<p><em>abbiamo bisogno di tutti voi, di ognuno di noi per fare in modo che in questa campagna elettorale il nostro simbolo e la nostra politica, la buona politica, sia conosciuta nonostante l’oscuramento mediatico cui siamo sottoposti. Recentemente, è stata approvato in commissione Vigilanza una norma che ci esclude persino dalle tribune politiche nella prima parte della campagna elettorale.</em></p>
<p><em>Non abbiamo grandi mezzi a disposizione, poche, pochissime risorse finanziare. Ma abbiamo dalla nostra l&#8217;entusiasmo delle tante ragazze e ragazzi che hanno attraversato le fabbriche di Nichi, la nostra assemblea nazionale, i nostri circoli. Le compagne e i compagni che ogni giorno, questo sito ne è un esempio, spendono energia e passione per Sinistra Ecologia Libertà senza chiedere niente in cambio. Sono le ragazze e i ragazzi che stanno investendo nel futuro, nel nostro futuro.</em></p>
<p><em>In SEL militano tanti giovani e tanti altri meno giovani, che portano l’esperienza e il coraggio di chi è rimasto in questa piccola barca per affrontare un viaggio lungo e non facile, gustandosi il paesaggio lungo la strada con negli occhi il sogno dell’approdo: la ricostruzione di una grande sinistra italiana.</em></p>
<p><em>Per affrontare questa campagna elettorale abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Per questo vi chiediamo di darci una mano, producendo e inviandoci documenti, video, materiali, ma anche con un semplice click del mouse, della tastiera, per condividere i video su facebook, per invitare nuovi “amici” nei nostri gruppi, nella nostra pagina fan, per inviare i video agli amici e agli interessati. Le nostre risorse siete voi, siamo noi.</em></p>
<p><em>Questo sogno utile può vivere solo con il nostro entusiasmo, che non varrà molto, ma che forse vale tutto. </em></p>
<p><em>In questo primo nuovo video di SEL TV ci sono le vostre parole, i nostri sogni. Tante voci, un solo cuore. </em></p>
<p><em>Buon lavoro e buon viaggio a tutte/i noi.</em></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/D3Zmp4IB7uk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/D3Zmp4IB7uk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>SEL a difesa dello zucchero Italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 06:10:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A difesa dello zucchero italiano, SEL solidarizza con la filiera bieticolo saccarifera a rischio di estinzione per colpa del Governo. L’intera filiera dello zucchero ha manifestato la propria rabbia sotto il Ministero delle Politiche agricole. Un settore già massacrato che rischia la scomparsa definitiva per i mancati impegni del Governo Berlsuconi-Zaia a conservare gli accordi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; text-align: justify } --></p>
<p><em>A difesa dello zucchero italiano, SEL solidarizza con la filiera bieticolo saccarifera a rischio di estinzione per colpa del Governo.</em></p>
<p>L’intera filiera dello zucchero ha manifestato la propria rabbia sotto il Ministero delle Politiche agricole. Un settore già massacrato che rischia la scomparsa definitiva per i mancati impegni del Governo Berlsuconi-Zaia a conservare gli accordi presi con la filiera ed autorizzati in sede comunitaria.<span id="more-4417"></span></p>
<p>Nel 2005 Sotto le spinte del WTO la Commissione Europea con il folle accordo del Governo Berlusconi &#8211; Alemanno, ha cancellato in Italia centinaia di migliaia di ettari coltivati a barbabietola, chiusi 15 zuccherifici su 19, decine di migliaia di lavoratori in cassa integrazione altre migliaia di lavoratori occasionali, avventizi, cancellati senza garanzia alcuna dal mondo del lavoro.</p>
<p>Unico impegno preso dell’allora Governo Italiano il mantenimento in vita di 4 zuccherifici con aiuti di stato riconosciuti dalla Commissione Europea ovvero circa 43 milioni di euro l’anno. I Governi Berlusconi – Alemanno, Prodi De Castro hanno sempre mantenuto gli impegni. L’attuale Governo poi ha continuamente e formalmente rassicurato la filiera anche nel Piano per la ristrutturazione del settore adottato dal Comitato interministeriale il 31 gennaio 2007 è presieduto autorevolmente da Gianni Letta.</p>
<p>Oggi invece per la prima volta per gli anni 2009 e 2010 nonostante le continue promesse di Zaia il Governo non è in grado di mantenere impegni solennemente presi davanti le istituuzioni comunitarie.</p>
<p>A rischio quel che resta dell’ intera filiera bieticolo saccarifera, 4 stabilimenti industriali, 2000 operai, 10.000 aziende agricole migliaia di avventizi, controterzisti, stagionale etc.</p>
<p>Per Sel vanno mantenuti gli impegni per 2009 e per il 2010 in primis e contemporaneamente vanno avviate tutte le trattative per riuscire ad ottenere da Bruxelles l’autorizzazione ad erogare al settore aiuti nazionali anche dopo il 2010 e fino alla scadenza dell’OCM zucchero, come richiesto più volte dalla filiera. In caso contrario, l’Italia uscirebbe inevitabilmente e totalmente dalla produzione di zucchero, perdendo irreversibilmente la quota nazionale assegnata dall’UE a vantaggio esclusivo degli altri Paesi europei.</p>
<p>Senza gli 86 Milioni di Euro (2009-10) e ulteriori autorizzazioni comunitari ad aiuti nazionali, lo sforzo di mantenere in vita gli zuccherifici e ad oggi impresa disperata anche per la scarsa propensione manifestata dagli industriali (soprattutto negli anni addietro) a migliorare la produttività industriale e la competitività.</p>
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		<title>Il buon governo vince</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 10:27:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tremilacinquecentosei cittadine e cittadini di Lamezia Terme hanno sfidato la pioggia ed il gelo che hanno imperversato domenica 14 febbraio anche a Lamezia, profondo Sud, per partecipare alle primarie di coalizione per la scelta del candidato Sindaco del centrosinistra.Più del doppio rispetto al numero di cittadini che hanno partecipato alle ultime primarie per il congresso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tremilacinquecentosei cittadine e cittadini di Lamezia Terme hanno sfidato la pioggia ed il gelo che hanno imperversato domenica 14 febbraio anche a Lamezia, profondo Sud, per partecipare alle primarie di coalizione per la scelta del candidato Sindaco del centrosinistra.<span id="more-4383"></span>Più del doppio rispetto al numero di cittadini che hanno partecipato alle ultime primarie per il congresso del PD ed il trenta per cento in più rispetto a quelli che nella stessa giornata e negli stessi seggi hanno scelto di partecipare alle primarie per le regionali : un dato di assoluto rilievo per una città di 70.000 abitanti e 42.000 votanti (dato delle ultime amministrative).</p>
<p>Gianni Speranza, Sindaco uscente e nostro compagno, ha ottenuto il 75,39% dei consensi (2643 voti validi) contro il 14,06% di Chiara Macrì (493 voti validi), del PD, e il 10,55% di Giovanni Cimino (370 voti validi), sempre del PD.<br />
Lungo l’intera giornata giovani, anziani, intere famiglie hanno  fatto la fila nei tre seggi allestiti in città, con un entusiasmo e una partecipazione straordinari. Si sono mobilitati in difesa del “loro” Sindaco contro i ripetuti tentativi, palesi e occulti, di tendere tranelli e creare ostacoli alla sua naturale ricandidatura dopo il primo mandato.</p>
<p>Come già in Puglia, e più della Puglia, l’elettorato di centrosinistra si è ribellato alle logiche incomprensibili e opache che, prescindendo dai risultati dell’azione amministrativa, tentavano una “normalizzazione” del caso Lamezia, laboratorio di buona politica e d’innovazione amministrativa, tanto più importante in una regione come la Calabria che tende a brillare esattamente per le ragioni opposte.<br />
Ora la partita si sposta sul terreno più impervio della vera competizione elettorale con il centrodestra e gli altri candidati sindaci espressione di liste civiche locali.</p>
<p>Cinque anni fa Gianni Speranza vinse le elezioni al ballottaggio, con il 66% dei consensi, ma non avendo una maggioranza in Consiglio Comunale perché le liste del centrodestra avevano superato già al primo turno il 50% dei voti mentre il loro candidato sindaco era rimasto molto al di sotto. Di qui le previsioni di una breve durata della consiliatura da parte di avversari e alleati. Previsione smentita, anno dopo anno, dai fatti e dai risultati dell’azione amministrativa.</p>
<p>La sfida che oggi lancia Gianni Speranza riguarda proprio questo punto: non solo vincere, ma avere in Consiglio una solida maggioranza che possa consentire a lui, alla sua amministrazione e a tutta la città di marciare spediti verso gli obiettivi che ci si è prefissati senza la quotidiana corsa ad ostacoli che ha caratterizzato i primi cinque anni. Di qui l’appello alla città e al centrosinistra che è chiamato a dare vita a liste forti e rappresentative affinché si realizzi un risultato coerente con la volontà di dare a Lamezia altri cinque anni di buon governo, di legalità e di sviluppo.</p>
<p>Nuccio Iovine</p>
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		<title>Spunti di riflessione</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 10:23:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Care compagne, cari compagni, siamo tutti in attesa di un figlio, perché un po’ ci sentiamo genitori noi tutti che ci siamo impegnati e che crediamo nella nascita di Sinistra Ecologia Libertà e non vogliamo essere ingannati. Per un programma che ci faccia superare la deriva morale, economica, sociale e democratica in cui è precipitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Care compagne, cari compagni, siamo tutti in attesa di un figlio, perché un po’ ci sentiamo genitori noi tutti che ci siamo impegnati e che crediamo nella nascita di Sinistra Ecologia Libertà e non vogliamo essere ingannati.<span id="more-4380"></span></p>
<p><em>Per un programma che ci faccia superare la deriva morale, economica, sociale e democratica in cui è precipitato il Paese</em></p>
<p>PER IL SUPERAMENTO DELLA DERIVA MORALE</p>
<p>Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad una continua e costante decadenza morale, civile e democratica del nostro Paese, frutto non solo delle politiche dei governi di centro/destra, ma anche e soprattutto grazie al grave silenzio e alla inadeguatezza delle opposizioni in Parlamento nel contrastare apertamente, anche con mirate manifestazioni di piazza e decise azioni dimostrative, che sicuramente avrebbero coinvolto la società civile, la deriva morale in cui ci ha fatto sprofondare l’attuale premier e la sua cricca di Governo. Tutto ciò si è verificato e si è ampliato in modo esponenziale da quando i vertici dei due maggiori partiti della coalizione del governo Prodi decisero di costituire il PD, per mero istinto di conservazione, mettendo nel cassetto la politica ed in particolar modo la risoluzione del conflitto di interessi, che è alla base dell’attuale degrado morale e istituzionale. Insomma Un tentativo di imitazione, in pejus, dei metodi del Premier, molto lontani dagli effettivi bisogni della gente.</p>
<p>Ora chiediamo al nostro nascente partito che, affinché l’intero Paese non si trasformi definitivamente in un deserto morale e non diventi una società passiva e inerte, nasca e si sviluppi quale soggetto politico davvero nuovo e che ponga in primo piano, tra gli altri problemi gravi da affrontare, con un programma ben preciso e chiaro, una vera ed efficace “rivoluzione morale” che combatta in modo credibile il cinismo delle attuali classi dirigenti e che sappia irrorare le giuste motivazioni per porre fine alla rassegnazione di una vasta parte della popolazione. Un programma che ponga in primo piano la gente e che si propaghi andando a fare politica tra la gente, un appello non rivolto ai militanti di base, che hanno fatto già proprio tale concetto, ma soprattutto e prevalentemente a chi è delegato a rappresentarci, contro la passività e il becero conformismo che caratterizza tutti coloro che raggiungono gli alti livelli, sia all’interno dei vari governi che nei vari partiti dell’arco costituzionale. Un programma che sia la base di una riforma morale per gli italiani. Si tratta sicuramente di cominciare in pochi, ma l’essere in pochi all’inizio di una “rivoluzione” non deve essere un motivo per desistere ma sentirsi fieri di costituire un élite la cui moralità e il cui esempio riporti la dignità, l’etica morale, il senso della vergogna e il rispetto per le istituzioni fra le virtù civili del nostro Paese, che non possono che rafforzare la nostra democrazia.</p>
<p>PER UN PROGRAMMA POLITICO DI SINISTRA E LIBERTÀ</p>
<p>Carissime/i dalla nostra militanza tra la gente e dalle costanti discussioni sul territorio sono venute dalla gente osservazioni e appunti molto interessanti, che qui di seguito riporto e che vi trasmetto affinchè possano essere recepiti per la realizzazione del programma politico di SeL.</p>
<p>1. In primis ci è stato richiesto di essere portatori di una nuova politica che sia al servizio della collettività e non la solita politica autoreferenziale, in cui si identificano maggioranza e opposizione;</p>
<p>2. aprire una discussione sulla crisi economica, morale e istituzionale che si è abbattuta sull’Italia in questi anni e pensare alla società che dovrà essere dopo la crisi, sicuramente ridisegnata, per far fronte ai soliti ricchi, cha nel frattempo saranno diventati più ricchi, e per dare una speranza sul futuro al gran numero di poveri e diseredati, che nel frattempo saranno enormemente aumentati. Diciamo ciò perché la storia ci insegna che dopo una depressione di vasta portata come quella attuale negli anni immediatamente successivi il numero dei disoccupati e dei poveri aumenterà in modo esponenziale, con gravi problemi sociali (vedi la depressione del ’29). Infatti negli USA i più gravi problemi legati alla povertà e alla disoccupazione si verificarono nel 1932 (tre ani dopo la depressione), anno in cui si cominciarono ad intravedere i primi segnali di ripresa e praticamente, purtroppo, le previsioni e le condizioni attuali vanno nello stesso senso.</p>
<p>NOI QUESTA DERIVA DOVREMO SAPERLA TAMPONARE CON PROPOSTE POLITICHE MIRATE E ADEGUATE.</p>
<p>3. Ecco allora il richiamarsi ad una nuova politica e ad un nuovo sviluppo, in pratica dovremo essere i fautori di una nuova rivoluzione industriale, che abbia alla base la ricerca e lo sviluppo delle fonti di energia alternative. Elaboriamo e mettiamo in atto un programma di ricerca e sviluppo delle fonti alternative di energia che non trovò sbocco circa 20 anni fa, grazie alla mancanza di volontà politica per le pressioni delle lobbies del petrolio, quando, con un referendum popolare, la popolazione si proclamò contraria alle centrali nucleari.</p>
<p>Un programma economico che metta in primo piano lo sviluppo delle fonti energetiche alternative non solo creerà milioni di nuovi posti di lavoro nel settore e nell’indotto, ma produrrà energia sufficiente per rimettere in moto l’industria manifatturiera, salvaguardando non solo i posti di lavoro in pericolo ma anche e soprattutto l’ambiente e la salute della gente.</p>
<p>Chiediamo che nel nostro programma sia posto in primo piano la difesa ad oltranza dello stato sociale, elemento che è stato alla base del crescente successo della LINKE, che ha avuto un percorso politico simile al nostro, fino a raggiungere, in un periodo relativamente breve, una percentuale nazionale dell’11%, nonostante gli sbarramenti imposti dalla legge elettorale tedesca. Chiediamo, quindi, che, a fronte dell’emergenza economica, morale, politica, sociale e democratica in cui è precipitata l’Italia, assumano rilevanza nel programma da elaborare i seguenti elementi, su cui lavorare con grande determinazione:</p>
<p>• difesa dello Stato sociale;</p>
<p>• lotta alla precarietà;</p>
<p>• sanità pubblica;</p>
<p>• istruzione pubblica;</p>
<p>• difesa dell’ambiente;</p>
<p>• laicità e diritti;</p>
<p>• libertà di espressione;</p>
<p>• sviluppo delle fonti alternative di energia;</p>
<p>• etica e moralità della politica;</p>
<p>• PARTECIPAZIONE.</p>
<p>Pochi ma determinanti argomenti che dovranno caratterizzare Sinistra Ecologia Libertà e che sicuramente sapranno catalizzare l’attenzione della gente su Sinistra Ecologia Libertà.</p>
<p>4. Infine, come chiesto da un gran numero di militanti, dobbiamo essere un partito di lotta che deve conquistare visibilità, negata sistematicamente dai media e dalla stampa ufficiali, con azioni dimostrative in cui siano protagonisti, oltre ai militanti, anche i vertici, perché, in mancanza dei media, anche e prevalentemente così si fa politica, oltre che essere presenti tra la gente.</p>
<p>Il partito di lotta cui fanno riferimento i nostri militanti deve essere quel partito che scenda in piazza e organizzi manifestazioni per denunciare le nefande politiche del governo. Rivendicare, poi, il diritto a manifestare, perché le manifestazioni di piazza non possono essere equiparate ad azioni terroristiche, come l’attuale maggioranza vorrebbe far credere all’opinione pubblica, ma sono una della tante forme di dissenso e di espressione di un malcontento imperante a cui si fa ricorso in Democrazia. Tutto ciò non vuol dire, come più volte ha lasciato intendere anche il PD, non essere un partito di governo, perché tutte le forme di protesta e di dissenso che non deraglino in violenza, sono parte delle tante espressioni della democrazia.</p>
<p>Elio Lauria</p>
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		<title>Chi vuole fare un uso ideologico della scuola</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 07:02:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho spedito questa lettera a “Repubblica” e ad altri giornali: Non so se verrà pubblicata. Repubblica non ha mai ospitato una mia lettera, nonostante utilizzi in maniera “strillata” nei titoli e negli articoli il mio nome e quello della scuola che dirigo. Torno sul  tema della “giornata del ricordo” che nella scuola che dirigo (come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho spedito questa lettera a “Repubblica” e ad altri giornali: Non so se verrà pubblicata. Repubblica non ha mai ospitato una mia lettera, nonostante utilizzi in maniera “strillata” nei titoli e negli articoli il mio nome e quello della scuola che dirigo. <span id="more-4336"></span></p>
<p>Torno sul  tema della “giornata del ricordo” che nella scuola che dirigo (come in moltissime, forse la maggioranza) delle scuole elementari del Paese non è stata celebrata, per  dare alcuni chiarimenti a chi la scuola non la conosce e a chi non fa il mestiere dell’insegnante.</p>
<p>Primo:  la scuola non è luogo di celebrazioni, ma di  educazione attraverso lo studio  e l’approfondimento culturale dei fatti.</p>
<p>Secondo: i contenuti della  programmazione  sono scelti dai docenti, all’interno di “indicazioni programmatiche”  e vengono opportunamente adeguati alle età e alle capacità degli alunni,  alle situazioni e ai contesti.</p>
<p>Terzo: la storia non si legge con l’ottica dei “buoni &#8211; cattivi”, la scienza non si affronta secondo le categorie del “vero –falso”, i prodotti dell’arte non si  giudicano  con lo sguardo del “bello – brutto e  del “conforme alla morale corrente” e così via. Per questo una buona scuola mette a confronto idee diverse, pone dubbi e domande, insegna  ai bambini, sin dalla più tenera età, e poi ad adolescenti e giovani ad affrontare problemi,cercando  risposte nei fatti, nei documenti, nelle  ricerche già effettuate da  studiosi, nella cultura  socialmente consolidata e raccolta nei corpi disciplinari … sapendo però che nessuna risposta è mai  definitiva, che   i prodotti della  ricerca non sono mai acquisiti in maniera definitiva, che ogni contenuto disciplinare  è  rivedibile.<br />
Solo così si  dà spazio al pensiero critico e si aiutano bambini e giovani a non  avere paura delle proprie idee, anzi a saperle   esprimere liberamente, a saper accettare il confronto, senza presunzione, ma anche senza timidezza e ad essere pronti a recedere dalle proprie certezze a fronte di nuove conoscenze e scoperte.</p>
<p>Quarto: l’educazione di bambini e adolescenti deve  sviluppare le  intelligenze di diversa natura e saper far ricorso anche all’emotività, senza che questa sopravanzi alla riflessione. Nel caso specifico di eventi bellici o drammatici, ricordo quanta delicatezza essi pongono se riportati a bambini di età infantile (ai bambini si deve parlare degli eventi drammatici,  ma  con messaggi di  vita e di speranza, non di morte o di violenza non dominabile , come benissimo ha indicato Benigni nel suo film “La vita è bella”)</p>
<p>Quinto: chi pretende di dettare alle scuole  i contenuti della didattica, le  modalità di utilizzo del personale,   strumenti rigidi per la programmazione – verifica &#8211; valutazione,  chi pretende di  stabilire dall’esterno per i docenti  regole minuziose di comportamento,  non solo viola l’autonomia di pensiero e la libertà di insegnamento, ma  punta a fare delle scuole luoghi di educazione autoritaria e di  costruzione del consenso (per arrivare ad una scuola di regime ci vuole poco).<br />
Sesto: nessun dirigente o docente pretende di insegnare a politici ed amministratori  il loro mestiere.  Altrettanto rispetto pretendiamo nei confronti del nostro lavoro di docenti e dirigenti scolastici:  sappiamo noi quanto sia delicato il compito di educare che la società ci affida.<br />
Pretendiamo, come i nostri politici ed amministratori, di essere giudicati, con onestà intellettuale, con sguardo attento ai contesti e non general &#8211; generico sui risultati che otteniamo.<br />
I nostri risultati venite a vederli nella scuole che criticate.</p>
<p>La scuola primaria  è scuola complessivamente di eccellenza, come riconosciuto a livello internazionale. La “I. Masih, nello specifico,  esprime un’offerta formativa di  qualità riconosciuta anche da tanti soggetti esterni  e  sarebbe proprio strano che qualcuno intendesse  punirla nelle persone della sottoscritta e dei docenti!!</p>
<p>I vostri risultati,  amministratori e politici, li valutiamo quotidianamente, quando,  di fronte ai nuovi bisogni educativi della società ,  ci proponete solo tagli al personale, agli orari, ai curricola scolastici, all’obbligo scolastico, ai finanziamenti, ai servizi di pulizia, di trasporto, di assistenza… e ci private dei tempi della ricerca, del confronto fra adulti, della relazione con gli studenti, della didattica operativa, dell’aggiornamento professionale.</p>
<p>Simonetta Salacone</p>
<p>Dirigente scolastica della scuola “Iqbal Masih” di Roma</p>
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		<title>Apoteosi della Democrazia partecipata</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 06:02:51 +0000</pubDate>
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<p>La partecipazione dei Circoli di Sinistra Ecologia Libertà all&#8217;apertura della campagna elettorale per Nichi Vendola Presidente 2010 segna un momento di rilevante importanza nel percorso politico dei Circoli.<span id="more-4330"></span></p>
<p>E&#8217; stata una partecipazione sentita, attiva e condivisa con gli amici e i compagni della Fabbrica (molti dei quali fanno parte dei Circoli SEL) e che ci rende fiduciosi e pronti nel voler affermare i nostri principi, soprattutto dopo l&#8217;ennesima prova di grandezza, carisma e umiltà da parte di Nichi Vendola.</p>
<p>Ancora una volta si afferma la Puglia Migliore fatta di migliaia di partecipanti, molti dei quali costretti a restare inpiedi, compresi alcuni di noi, ma comunque come rapiti dal fiume in piena del discorso di Nichi Vendola. Erano anni che nei luoghi della sinistra e del centrosinistra non si verificava un evento del genere: una vera e propria apoteosi della parteciapzione democratica.</p>
<p>Certo, spesso, in questi ultimi anni, abbiamo assistito a ben altre apoteosi, ma intrise di demagogia e di slogan, di vuote parole, di giaculatorie che hanno insultato e svilito il lavoro e i lavoratori, operai e imprese, precari e disoccupati, donne, bambini e pensionati, immigrati e diseredati, ridotti a meno di carta straccio, a sostegno di una democrazia inesistente che sempre più somiglia ad una farsa, ad una fiction, simile a un tristo reality. A volte è sembrato di essere prigionieri di un improbalile &#8220;grande fratello&#8221;, impossibilitati all&#8217;esercizio delle libertà e dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo, costretti a doveri imposti dalle regole di un mercato feroce e di una politica che ha saputo solo saccheggiare e impoverire oltre le tasche degli italiani, anche lo spirito.</p>
<p>Negli ultimi cinque anni intanto ha fatto capolino sulla scena della politica, in Puglia e in Italia, una nuova speranza per la democrazia.<br />
L&#8217;esempio, l&#8217;impegno, il lavoro, l&#8217;insistenza, la tenacia di Nichi Vendola, il suo perseguire con coerenza e fermezza i principi e la pratica di una democrazia parteciapta che presta orecchio e cuore alle necessità e alle vocazioni del nostro territorio, degli uomini e delle donne che lo vivono, al di la di ogni differenza e discriminazione di censo, di credo e di nazionalità, il suo credere e resistere finanche agli attacchi più feroci volti a distruggere quella che egli stesso ha più volte definito una &#8220;rivoluzione gentile&#8221;, questa forza forte della natura &#8211; oserei dire della verità &#8211; ha restituito alla Puglia e all&#8217;Italia, a una moltitudine di delusi, rassegnati, allontanati e distanti dalla partecipazione attiva alla vita politica del paese, la speranza di una politica migliore, facendo della Puglia una Puglia Migliore.</p>
<p>Oggi la Puglia è all&#8217;avanguardia nella realizzazione di una democrazia partecipata grazie alle politiche sulle energie rinnovabili che affrancano la Puglia dalla scure del nucleare e delle fonti inquinanti che soffocano Taranto e Brindisi; l&#8217;internalizzazione dell&#8217;impiego pubblico a cominciare dalla sanità; il recupero della disoccupazione e del precariato nella scuola, nella ricerca, nell&#8217;impresa (siamo l&#8217;unica regione d&#8217;Italia che non ha subito la crisi del turismo); e ancora la ripubblicizzazione dell&#8217;acqua quale diritto primario e inalienabile per ogni essere umano; la difesa e la valorizzazzione del patrimonio ambientale a partire dal piano costa, quello archeologico, artistico e culturale.</p>
<p>Ma nonostante il grande impegno di Vendola e della sua Giunta regionale continui sono stati gli ostacoli e gli impedimenti da parte del Governo Berlusconi con in testa Fitto, Ministro degli Affari Regionali, tendendi a frenare lo sviluppo sostenibile della Puglia, tenendo bloccati, ad esempio di Fondi F.A.S., in barba al tanto propagandato federalismo e soprattutto all&#8217;amore per la Puglia. Chiudendo il suo discorso il Presidente Vendola si è rivolto a Berlusconi e Fitto dicendo, &#8220;è più di un anno che ci hai promesso lo sblocco dei Fondi Fas. 3 miliardi di Euro. Fitto non li fa sbloccare per farmi morire, per provare a farmi perdere la campagna elettorale. Sono i nostri soldi, i soldi dei pugliesi. Che vergogna, ministro Fitto. Questo sarebbe il Partito dell&#8217;Amore? E l&#8217;amore per la Puglia dov&#8217;è&#8221;?</p>
<p>La sfida continua e il lavoro da realizzare è ancora tanto e lo stesso Presidente Vendola ha riconosciuto che nonostante i successi ottenuti non sono mancati gli errori verso i quali grande è l&#8217;impegno a porre rimedio. Per questo la parteciapzione attiva di tutti, anche attraverso il lavoro della Fabbrica e dei Circoli SEL, è necessario e indispensabile attraverso proposte e discussioni, progetti e impegno da parte di tutti gli aderenti.<br />
Entra nel vivo la campagna elettorale di Sinistra Ecologia Libertà e il lavoro a cui siamo chiamati è un patrimonio comune da salvaguardare con amore e dedizione, per ralizzare una Puglia Migliore, una Politica Migliore, fatta di scelte condivise e parteciapte, libere e coscienti.</p>
<p>Lasciamo la Fiera del Levante e la Fabbrica di Nichi avvolti da una sorta di apoteosi della democrazia partecipata fatta di gioia e di applausi, di sorrisi e di abbracci, come fossimo in una grande famiglia la famiglia della Puglia Migliore.</p>
<p>Giuseppe Vinci</p></div>
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		<title>Vignetta del giorno</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 23:31:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-4294  aligncenter" title="crisi di valori" src="http://www.sinistraeliberta.eu/wp-content/uploads/2010/02/crisi-di-valori1-300x131.jpg" alt="crisi di valori" width="300" height="131" /></p>
<p style="text-align: center;">http://www.eber.splinder.com/</p>
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		<title>Nucleare, attenti al referendum</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 23:29:32 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti: questo Governo  vuole ad ogni costo tornare al nucleare e sottovalutarne l’iniziativa sarebbe un  grave errore.<span id="more-4290"></span></p>
<p>In altri campi quando il Governo ha capito che rischiava  di restare isolato ha cambiato strada, questa volta no. Eppure la maggioranza  delle Regioni (13) ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge  99/2009 che reintroduce il nucleare in Italia. Perfino Zaia afferma che il  nucleare si può fare ma non nella Regione in cui si candida Presidente, fingendo  di dimenticare di avere contribuito a questa folle scelta come Ministro di  questo Governo. E’ uno dei segnali che il gradimento del nucleare nell’opinione  pubblica è molto basso e che solo la pressione della lobby affaristica, guidata  in Italia dall’Enel e da un corposo settore di Confindustria, per ora mantiene  l’argomento all’ordine del giorno.</p>
<p>Il Governo punta a consolidare un blocco di interessi  molto in sintonia con la sua politica economica, ma si preoccupa anche di  cercare consenso nell’opinione pubblica e di non avere intralci alla propria  determinazione. Tanto è vero che dopo la richiesta dell’Amministratore Delegato  dell’Enel di togliere i poteri alle Regioni in materia di energia e nucleare il  Ministro Scaiola non ha trovato di meglio che affermare la stessa cosa e di  denunciare le leggi di “denuclearizzazione” di Puglia, Basilicata e Campania.  Intanto emergono episodi inquietanti, come la distribuzione dell’opuscolo  “Energia per il futuro” come inserto di alcune pubblicazioni diocesane. Un  libretto patinato prodotto da Sviluppo Nucleare Italia con “accattivanti”  citazioni papali e cardinalizie  che  dovrebbero testimoniare come il magistero della Chiesa sia favorevole al  nucleare civile.</p>
<p>Il Governo intanto mente sui conti e sui  costi.</p>
<p>Come tutti sappiamo, le centrali costano enormemente di  più di quanto si dice. Se venissero calcolati anche smantellamento e scorie,  come si dovrebbe fare, l’energia elettrica da nucleare risulterebbe anche  finanziariamente insostenibile.</p>
<p>Il risparmio il Governo lo individua nell’unico aspetto  che dovrebbe avere risorse adeguate: l’Agenzia per la sicurezza, dove assicura  che spenderà poco. In realtà una creatura rachitica perchè non deve essere in  grado di disturbare le decisioni della lobby nuclearista. Se poi la sicurezza  dei cittadini e dell’ambiente ne risentirà pazienza, come prova l’incredibile  ruolo assegnato ai privati nella costruzione e nella gestione degli impianti,  tutto orientato a trasferire gli aspetti dell’incolumità e della salute dentro  la logica del mercato. Del resto fa il paio con una legislazione che taglia  fuori le Regioni, gli Enti locali e i cittadini, tanto è vero che non solo il  Governo vuole decidere da solo, ma pretende di imporre la militarizzazione dei  siti nucleari prescelti.</p>
<p>Per di più Scaiola non vuole ammettere che il nucleare,  per i lunghissimi tempi di approntamento, non permetterà di rispettare gli  obiettivi di Kyoto entro il 2012, per cui i cittadini – come avvisa il Kyoto  Club &#8211; pagheranno un debito accumulato dal 2008 di oltre 3 milioni di euro al  giorno, con sicuri riflessi anche sulla loro bolletta della luce. Mentre puntare  sulle energie da fonti rinnovabili e all’obiettivo europeo “20/20/20”  permetterebbe di iniziare subito a rientrare nei parametri, creerebbe – secondo  CGIL e Legambiente &#8211;  almeno 100.000  posti di lavoro qualificati e non farebbe correre  rischi alla salute dei cittadini e dei  lavoratori.</p>
<p>Per questo siamo d’accordo con Cogliati Dezza (il  Manifesto del 4 Febbraio) sulla costituzione da subito di un coordinamento di  tutte le forze che sono contro il nucleare. Aggiungiamo che in questa fase  preelettorale la scelta contro il nucleare deve caratterizzare le coalizioni che  si candidano a governare le Regioni. Nessun voto deve andare a chi è a favore  del ritorno del nucleare, o lo appoggia dissimulandone  le conseguenze come fanno Formigoni e la  Lega in Lombardia.</p>
<p>E’ importante che anche questa occasione faccia crescere  l’informazione e la conseguente opposizione alle centrali e ai depositi,  garantendo l’elezione di Governi regionali schierati contro l’atomo, ma anche  sollecitati allo sviluppo dell’alternativa del sole. E’ il modo migliore per  sostenere i ricorsi che molti Consigli hanno fatto alla Corte Costituzionale  contro la legge 99/2009.</p>
<p>Resta il problema del referendum abrogativo della legge  99/2009. Certo il referendum non è strumento da prendere alla leggera. Tuttavia  non si può ignorare che la decisione di promuoverlo è già in campo.</p>
<p>Se l’iniziativa referendaria contro il nucleare si  collegasse a quella ormai decisa per l’acqua – il cui esito corre rischi  analoghi – in nome di una forte presa dei temi della vita, della sopravvivenza,  della giustizia climatica e sociale, è fondamentale chiedere con forza che  diventi veramente un’iniziativa unitaria, tale che possa essere condivisa da  tutte le componenti dello schieramento contro il nucleare auspicato da Cogliati  Dezza.</p>
<p>Potremmo così accompagnare al no sul nucleare un si ad  una proposta di legge di iniziativa popolare fondata sulle energie rinnovabili e  cercare di unificare il fronte dei beni comuni – acqua, energia, alimentazione –  in una narrazione coerente e desiderabile.</p>
<p>Mario Agostinelli, Alfiero Grandi</p>
<p>Comitato Si alle energie rinnovabili, NO al nucleare</p>
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		<title>Primarie: dopo Nichi, Gianni Speranza!</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 23:21:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gianni Speranza è persona mite. Cinque anni fa ha preso un Comune allo sfascio, sciolto per mafia, ed ha cercato di rimetterlo in piedi. Ci è riuscito, confrontandosi con una realtà difficile e dura, facendo i conti con minacce e intimidazioni, oltre che con l’ordinario degrado della politica e della vita pubblica. Lo ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gianni Speranza è persona mite.</em></p>
<p><em> Cinque anni fa ha preso un Comune allo sfascio, sciolto per mafia, ed ha cercato di rimetterlo in piedi. Ci è riuscito, confrontandosi con una realtà difficile e dura, facendo i conti con minacce e intimidazioni, oltre che con l’ordinario degrado della politica e della vita pubblica. Lo ha fatto contrastando a viso aperto l’illegalità diffusa e la criminalità organizzata, che assediano il territorio di Lamezia Terme.  Per tanti cittadini la sua ricandidatura a sindaco per il centrosinistra sarebbe dovuta essere scontata, ma, come in Puglia, qualcuno ha pensato che così non dovesse essere. </em></p>
<p><em>Il sindaco uscente avrebbe voluto evitare le primarie, ma le ha accettate per il bene della coalizione e, soprattutto, per la sua città, che lo ha ripagato con un risultato straordinario.  Oltre 3.500 persone si sono recate a votare, più del doppio delle elezioni che il Pd tenne per la scelta del suo segretario ed il 30% in più di elettori che ieri, nello stesso giorno della scelta del candidato sindaco del centrosinistra, hanno espresso il proprio voto nelle primarie del PD per le elezioni regionali. </em></p>
<p><em>Speranza, esponente di Sinistra Ecologia Libertà ha vinto le primarie con 2.643 voti pari al 75,39%. Alla competizione per individuare il candidato sindaco hanno partecipato anche l&#8217;ex segretario cittadino del Pd, Chiara Macrì, che ha ottenuto 493 voti pari al 14,06 e l&#8217;ex assessore comunale, Giovanni Cimino con 370 voti pari al 10,55%.</em></p>
<p><em>Sull&#8217;esito delle primarie, <strong><strong></strong></strong>Speranza ha detto che &#8220;tremila e cinquecento lametini nel giorno piu&#8217; piovoso e piu&#8217; freddo dell&#8217;anno hanno fatto la fila per ore per dare una indicazione democratica. Sono molto grato a tutti e mi sento impegnato pienamente nella sfida per dare alla nostra citta&#8217; altri cinque anni di buongoverno e di amministrazione trasparente&#8221;.</em></p>
<p><em>Una fase si è chiusa. Il 28 e 29 marzo tutto il centrosinistra sosterrà Gianni Speranza per chiedere agli elettori di confermare la buona amministrazione che ha ridato dignità alla città di Lamezia Terme.</em></p>
<p><em>Grazie Gianni, un grande in bocca al lupo da parte di tutte/i noi.</em></p>
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		<title>Gadget e magliette, è Nichimania</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 23:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I duemila sostenitori in Fiera e l´avvio di una campagna elettorale un po&#8217;  all&#8217;americana . Gadget e magliette, è Nichimania. Il suo popolo: &#8220;È il nostro Obama&#8221;. Ci sono gli avvocati, i professori universitari ma anche i pensionati. E le mamme con i passeggini. I duemila presenti, compatti, sollevano e sventolano i tantissimi cartelli che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>I duemila sostenitori in Fiera e l´avvio di una campagna elettorale un po&#8217;  all&#8217;americana . Gadget e magliette, è Nichimania. Il suo popolo: &#8220;È il nostro Obama&#8221;. Ci sono gli avvocati, i professori universitari ma anche i pensionati. E le mamme con i passeggini.<span id="more-4283"></span></em></p>
<p>I duemila presenti, compatti, sollevano e sventolano i tantissimi cartelli che hanno in mano. Non più bandiere (poche quelle in sala, tre quelle del Pd, una di Rifondazione, una decina dell´Idv). Cambiano i linguaggi, ci si avvicina di più a quelli usati negli Usa. C´è anche qualcosa del Veltroni prima maniera, quello del discorso del Lingotto di Torino, quello che all´America ha guardato per primo. Vendola, in più, ci mette del suo. Un´ironia e un uso dell´aggettivazione che è ormai il suo marchio di fabbrica. Oggetto di imitazione, vera consacrazione trasversale dei nostri tempi. Il suo popolo, applaude, e tanto. Oltre trenta le interruzioni nei novanta minuti di discorso.<br />
Sta qui la Nichimania: nei gadget e nella cura dell´allestimento, nei cartelli e nelle frasi che la gente gli urla: «Sei unico». «Continua così». «Sei il nostro Obama». E poi quel «Nichi, Nichi» ritmato e ripetuto, il richiamo dei Nichi boys. Che non sono solo i ragazzi dei &#8220;Bollenti spiriti&#8221; e dei &#8220;Principi attivi&#8221;. I giovani ci sono, sono tanti, sono quelli delle Fabbriche sul territorio. Ma ci sono anche gli anziani. I sessantenni che arrivano da Lecce o da Foggia. Gli avvocati, i professori universitari ma anche i pensionati. Le mamme con i passeggini.<br />
Si alzano tutti in piedi quando Vendola fa il suo ingresso sul palco, vestito scuro, camicia bianca, cravatta lilla, orecchino e anello al pollice. Insieme istituzionale e un po´ &#8220;scapigliato&#8221;. «A chi mi chiede se sono più riformista o radicale &#8211; racconta &#8211; non so come rispondere. E come chiedere a un insetto di fare l´entomologo». In sala si ride. Ma ci si indigna, anche, quando, in un crescendo retorico, Vendola critica Berlusconi che aveva auspicato che dall´Albania arrivassero solo «belle ragazze». «Berlusconi vergogna, vergogna, vergogna», urla Vendola. E il suo popolo va in visibilio. Si esalta, finanche quando il candidato governatore parla di giustizia e di sicurezza, della sua ricetta per non lasciare al centrodestra «l´egemonia» su questi argomenti. Il pubblico ride quando quasi sbeffeggia il suo «antagonista», Raffaele Fitto. «Un incorreggibile che non ha imparato la lezione, altrimenti non si sarebbe messo nelle condizioni di ri-perdere».<br />
Ma non è solo Fitto, l´oggetto degli strali di Vendola. Il suo obiettivo è il governo nazionale. Sa di poter calcare la mano contro il ministro dell´agricoltura Luca Zaia, quella dell´Istruzione Maria Stella Gelmini, fino al ministro dell´Economia Giulio Tremonti. Tra il suo popolo c´è la consapevolezza che nell´aria «finalmente c´è qualcosa di diverso», come dicono in tanti tra i giovani presenti. La Puglia viene vista e raccontata come una riserva indiana che resiste al governo nazionale. I seguaci della Nichimania rivendicano con orgoglio questo tratto della campagna elettorale pugliese. E Vendola sa, lo dice, che «dalla Puglia parte il riscatto del sud contro il governo». E sa che è così che costruisce il suo profilo di leader nazionale.</p>
<p>Mauro Favale</p>
<p><em>Fonte: Repubblica di Bari</em></p>
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		<title>Una politica di pace. Per salvare la Grecia dal fallimento</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 07:01:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La Grecia non sarà lasciata sola” ha detto la Merkel al termine della riunione dei 27. E Sarkozy, per non essere da meno, ha rincarato la dose. “Abbiamo mandato un segnale chiaro, forte e privo di ambiguità”. In realtà le conclusioni del vertice europeo assomigliano più a un peto di un gatto che non a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La Grecia non sarà lasciata sola” ha detto la Merkel al termine della riunione dei 27. E Sarkozy, per non essere da meno, ha rincarato la dose. “Abbiamo mandato un segnale chiaro, forte e privo di ambiguità”. In realtà le conclusioni del vertice europeo assomigliano più a un peto di un gatto che non a un rombo di tuono.<span id="more-4253"></span></p>
<p>La Ue non ha deciso un bel nulla. Tranne che “monitorare” (come va di moda questa parola quando si tratta di nascondere l’inattività!) la povera Grecia che viene lasciata così in balia di sé stessa. Spetterà al premier del centrosinistra greco George Papandreou ridurre il deficit. “Io non pago” diceva uno striscione nelle manifestazioni e negli scioperi indetti dai sindacati greci. Ma, se l’Europa non  va in aiuto, quello slogan così esplicito resterà purtroppo tale e non diventerà realtà.</p>
<p>Il consiglio europeo ha incoraggiato, anzi ha costretto, Papandreou a portare avanti il suo programma di “lacrime e sangue” per ridurre il deficit. Si tratta, scrivevamo l’altro ieri, di ridurre il debito pubblico dall’attuale 12% al fatidico e folle 3%, voluto dagli accordi di Maastrichjt che tutti gli altri stanno tranquillamente violando, entro il 2012. Il che comporta il congelamento degli stipendi sotto i duemila euro nel settore pubblico, il blocco del turn over, la sospensione di ogni intervento e spesa pubblici e naturalmente l’elevamento dell’età pensionabile a 65 anni di età.</p>
<p>Ma è più che probabile che un simile massacro sociale, sempre che la ribellione che cova nel popolo greco lo permetta, non riesca nel compito prefissato. Ecco dunque che s’avanza la prospettiva di un intervento del Fondo monetario internazionale. Un prestito di 50 miliardi di euro – di questo si è accennato – costringerebbe la Grecia a tagli della spesa pubblica ancora più ingenti. In sostanza provocherebbe l’argentinizzazione (se è lecito coniare un neologismo) di un paese della Ue, con la possibilità che simili logiche di intervento possano estendersi agli altri Pigs, cioè Portogallo, Irlanda (e, perché no, Italia) e Spagna. Ciò che poteva essere ritenuto incredibile solo ieri sta diventando una minaccia concreta. Germania e Francia avrebbero la possibilità di evitarla, se si decidessero ad assumere loro il ruolo di sostenitori della Grecia. Ma per ora non hanno fatto nulla al di fuori delle dichiarazioni vuote e roboanti di cui sopra e di riconvocare una riunione più ristretta dove saranno protagonisti i governi dei due più potenti governi d’Europa.</p>
<p>Eppure nel dibattito economico e politico internazionale le idee non mancano per affrontare la crisi greca, e di tutto il Sud d’Europa, in modo meno devastante e assai più efficace e proficuo sotto diversi punti di vista, non solo economici e sociali. Per esempio si potrebbe affrontare il problema da un altro punto di vista, quello della pace. Può sembrare strano, invece è perfettamente logico. Grecia, e Turchia e Cipro, spendono moltissimo per la loro difesa. Circa tre, quattro volte quanto gli altri paesi della Ue. Il motivo è semplice: se non sono in guerra da sempre (dai tempi della guerra di Troia si potrebbe dire, come ha annotato un acuto analista di politica internazionale) è certo che si guardano in cagnesco e si temono reciprocamente. Chiudere l’eterna guerra di Troia vorrebbe dire  riportare le spese militari di questi paesi almeno nella norma, già di per sé eccessiva quanto inutile, della media dei paesi Ue. Tutto questo liberebbe risorse da destinare al riequilibrio dei conti, ma soprattutto ad una spesa sociale in grado di rilanciare la domanda interna e riassestare l’economia. Certamente sperare che la Grecia lo faccia da sola  è eccessivo, anche perché costruire la pace costa  in termini finanziari, anche se una volta fatto è l’investimento più produttivo che ci sia. L’Europa potrebbe invece, senza sconquassare i propri bilanci, venire incontro a quella zona del Mediterraneo, facilitando anche dal punto di vista economico la chiusura dei contenziosi con la reciproca soddisfazione dei paesi in questione. Nello stesso tempo nessuno potrebbe accusare nessuno di interventi indebiti nelle economie altrui o di aiuti vietati dai vincoli europei.</p>
<p>Sarebbe un bell’esempio per dimostrare che non è solo la guerra che rilanciando il mercato di armi interno può diventare volano di una ripresa economica, come avvenne infatti ai tempi della seconda guerra mondiale per gli Stati Uniti ancora immersi nella grande depressione degli anni ’30. In questo caso sarebbe la pacificazione ha innestare in tempi rapidi le migliori condizioni per la ripresa economica.</p>
<p>Ma purtroppo a Bruxelles di tutto questo non si è parlato ed anche Berlusconi, che pure non aveva niente da dire, ha perso l’occasione per tacere e ha rilanciato la consunta idea di innalzare nei paesi a rischio di default l’età pensionabile!</p>
<p>Alfonso Gianni</p>
<p>Comitato Scientifico SEL</p>
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		<title>Assessore Regione Sicilia: basta con Camilleri e Sciascia, portano sfiga. Dichiarazione di Fava (SEL) in merito.</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 16:24:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Destra o sinistra, Francia o Spagna&#8230;.tutto e&#8217; permesso in Sicilia, pur di fare l&#8217;assessore della Regione di Lombardo. Dispiace sentire dall&#8217;esponente Pd Centorrino gli stessi luoghi comuni della destra berlusconiana: alla Sicilia fanno male Sciascia e Camilleri, le fiction sulla mafia, l&#8217;aeroporto di Punta Raisi intitolato a Falcone e Borsellino&#8230;. E&#8217; quanto afferma Claudio Fava, coordinatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: small;"><span id="more-4264"></span>Destra o sinistra, Francia o Spagna&#8230;.tutto e&#8217;  permesso in Sicilia, pur di fare l&#8217;assessore della Regione di Lombardo.</span></div>
<div><span style="font-size: small;">Dispiace sentire dall&#8217;esponente Pd Centorrino gli  stessi luoghi comuni della destra berlusconiana: alla Sicilia fanno male  Sciascia e Camilleri, le fiction sulla mafia, l&#8217;aeroporto di Punta  Raisi intitolato a Falcone e Borsellino&#8230;.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: small;">E&#8217; quanto afferma <strong>Claudio Fava</strong>,  coordinatore della <strong>segreteria naziona</strong>le di <strong>Sinistra  Ecologia Liberta&#8217;</strong>, commentando le parole dell&#8217;assessore  regionale stamani a Siracusa.</span></div>
<div></div>
<div>Lo rende noto l&#8217;ufficio stampa di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;</div>
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		<title>Il sistema Bertolaso&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 16:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una parola d’ordine forte per creare consenso: “dalle tende alle case in poco tempo”. Il concentramento degli sforzi e delle risorse ( poche rispetto alle necessità ma comunque tante) su un unico obiettivo: la costruzione, alla periferia della città, di case antisismiche temporanee, ma destinate ad una durevole utilizzazione. Un centro di spesa, la protezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una parola d’ordine forte per creare consenso: “dalle tende alle case in poco tempo”. Il concentramento degli sforzi e delle risorse ( poche rispetto alle necessità ma comunque tante) su un unico obiettivo: la costruzione, alla periferia della città, di case antisismiche temporanee, ma destinate ad una durevole utilizzazione.</p>
<p><span id="more-4260"></span> Un centro di spesa, la protezione civile, con poteri di deroga alle normative vigenti e sottratto persino ai controlli delle assemblee elettive dei Comuni e della Regione. Sono questi  gli ingredienti “del miracolo aquilano” che ha fatto il giro di tutto il mondo.</p>
<p>I comitati cittadini e le poche voci isolate che hanno cercato di mettere in guardia sui rischi di questo modello, che hanno contestato l’esclusione dei cittadini e delle istituzioni locali dalle decisioni e dai controlli, che hanno denunciato la mancanza di trasparenza nelle azioni della protezione civile, sono stati messi a tacere con l’accusa di essere disinteressati al bene delle persone che avevano bisogno di risposte certe e rapide. Da tempo ormai la possibilità di decidere rapidamente è diventata nel senso comune l’alibi per la riduzione degli spazi democratici e, anziché lavorare sull’efficienza delle istituzioni pubbliche, si è preferito aggirare le normative ed evitare i vincoli che garantiscono la correttezza delle procedure.</p>
<p>Del resto gli Aquilani hanno sopportato per mesi un regime militare senza reagire, in attesa dell’assegnazione di una casa.Ora lo scandalo della Maddalena rivela inequivocabilmente che la mancanza di controlli espone agli “affari” degli imprenditori senza scrupoli, allo spreco del denaro pubblico, allo sfruttamento dei lavoratori e che alla fine a guadagnarci sono sempre i soliti noti.</p>
<p>Non so se Bertolaso sia regista o vittima della sua stessa creatura: questo lo accerterà la Magistratura. Bertolaso però non è solo una persona, è un sistema, una concezione di protezione civile onnivora in cui l’efficienza è un mito tecnologico più che uno strumento di sicurezza per i cittadini e di stimolo all’esercizio della cittadinanza attiva attraverso il volontariato. La politica deve opporsi a questo modello e soprattutto all’estensione dei metodi della protezione civile a tutti i cosiddetti “grandi eventi”non solo perché questo espone, come ormai è evidente, alla corruzione, ma anche perché impoverisce gli strumenti della democrazia e della partecipazione.</p>
<p>Per questo si deve impedire ad ogni costo l’approvazione del decreto che trasforma la protezione civile in una spa, dandole quindi maggiore autonomia e discrezionalità. E’ intollerabile che il Governo non fermi l’iter del decreto dopo le rivelazioni di questi giorni e sarebbe quindi necessaria una mobilitazione dei cittadini ancora capaci di indignarsi.</p>
<p>Sono in gioco la credibilità delle istituzioni pubbliche e la qualità della nostra democrazia.</p>
<p>di Betty Leone</p>
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		<title>Draghi: crisi economica  Gennaro Migliore (SEL) Le parole di Draghi confermano che la crisi non è ancora finita&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 15:56:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le parole di Draghi stamani non sono altro che l&#8217;ulteriore ed autorevole conferma che &#8211; nonostante i vari spot del Presidente del Consiglio &#8211; la crisi economica non e&#8217; finita, e non sono sono ancora finire le conseguenze sulle fasce piu&#8217; deboli della societa&#8217; italiana: lavoratori dipendenti, anziani sempre meno autosufficienti, giovani precari. E&#8217; il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: small;">Le parole di Draghi stamani non sono altro che  l&#8217;ulteriore ed autorevole conferma che &#8211; nonostante i vari spot del  Presidente del Consiglio &#8211; la crisi economica non e&#8217; finita, e non sono  sono ancora finire le conseguenze sulle fasce piu&#8217; deboli della societa&#8217;  italiana: lavoratori dipendenti, anziani sempre meno autosufficienti,  giovani precari. </span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span id="more-4255"></span>E&#8217; il giudizio di <strong>Sinistra Ecologia Liberta&#8217; </strong>affidato a <strong>Gennaro Migliore</strong> della segreteria  nazionale, dopo l&#8217;intervento di Draghi sull&#8217;economia italiana.</span></div>
<div><span style="font-size: small;">Bisogna &#8211; prosegue l&#8217;esponente di Sel &#8211; che il  governo Berlusconi si distragga un po&#8217; dai temi della giustizia e si  interessi invece della crisi economica. Faccia quello che non ha ancora  fatto a sostegno dell&#8217;economia e per una nuova politica industriale nel  Paese: incentivi solo a chi difende l&#8217;ccupazione, si blocchino i  licenziamenti, si riducano le tasse per i redditi bassi, e la pressione  fiscale aumenti invece per rendite e transazioni finanziarie.</span></div>
<div><span style="font-size: small;">Lo rende noto l&#8217;ufficio stampa di Sinistra Ecologia  Liberta&#8217;.</span></div>
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		<title>Intervista al Professor Nicola Fiorita</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 06:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nicola Fiorita, professore associato di diritto ecclesiastico, insegna all’Università della Calabria, dove è titolare anche del corso di diritto islamico, e all’Università di Firenze. Nel dibattito culturale partecipa in particolare al confronto sui temi della laicità dello Stato e dei diritti delle minoranze religiose. A partire da essi abbiamo chiesto il suo punto di vista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nicola Fiorita, professore associato di diritto ecclesiastico, insegna all’Università della Calabria, dove è titolare anche del corso di diritto islamico, e all’Università di Firenze. Nel dibattito culturale partecipa in particolare al confronto sui temi della laicità dello Stato e dei diritti delle minoranze religiose. A partire da essi abbiamo chiesto il suo punto di vista su alcune delle questioni che possono caratterizzare la ricostruzione del profilo culturale della nuova sinistra italiana.<strong></strong></p>
<p><strong><span id="more-4250"></span>Professor Fiorita, in primo luogo: che aria tira nell’università, non soltanto nel mondo accademico, ma anche tra gli studenti?</strong></p>
<p>Dopo la mobilitazione dell’anno passato, l’università italiana mi pare entrata in una malinconica fase di rassegnazione. I tagli indiscriminati stanno ridisegnando il volto di questa istituzione e ipotecando il futuro della produzione e della trasmissione del sapere, ma il corpo accademico non va al di là di un lamento sterile e si perde nella titanica impresa di salvare l’esistente con risorse insufficienti, mentre gli studenti sembrano sopiti, anestetizzati. L’anno scorso avevo assistito con grande fiducia alla nascita dell’Onda che, specie in Calabria, mi sembrava in grado di strutturasi e di incidere sulle cose. Non è stato così: la mancanza di sponde politiche, l’assenza di prospettive ampie e la desuetudine al lavoro collettivo si sono rivelati macigni insuperabili.</p>
<p><strong>Veniamo ai temi più caldi del discorso pubblico. Ritiene che il pontificato di Benedetto XVI abbia imposto una nuova concezione dell’impegno dei cattolici nella società e in politica ovvero interpreti delle tendenze di fondo del cattolicesimo italiano del dopo-Ruini?</strong></p>
<p>Benedetto XVI non è stato, finora, all’altezza del compito. Direi quasi che non è ancora divenuto Papa. La chiesa sconta così la presenza di un potere centrale tutto proteso verso l’esterno e verso l’alto, ma poco incisivo all’interno e indifferente verso il basso. In questo particolare contesto si sviluppa il governo della Chiesa italiana, la cui azione si rivela sempre più politica e sempre più differente da quella di altri episcopati nazionali. In questo contesto, soprattutto, si confrontano anime, progetti politici e ambizioni individuali senza più filtri né mediazioni, tanto da produrre quegli scontri all’ultimo sangue di cui ci raccontano le cronache di questi giorni.</p>
<p><strong>Semplificando in maniera molto brutale, pensa che la chiesa italiana si sia un po’ ripiegata su sé stessa, con tratti finanche “settari”, e in tal modo assecondi alcuni caratteri regressivi nel rapporto con la società? Insomma che non cerchi tanto il dialogo quanto l’affermazione di una nuova egemonia?</strong></p>
<p>Ho da poco compiuto quaranta anni, faccio parte di una generazione che ha conosciuto solo la chiesa post-conciliare e che aveva interiorizzato l’idea di una Chiesa plurale &#8211; in cui potevano coesistere il cardinale Biffi e Don Puglisi, il cardinale Marcinkus e Padre Balducci – e rispettosa della diversità; una Chiesa che stigmatizzava l’errore ma non l’errante. In pochi anni tutto è cambiato e l’elemento più significativo dell’involuzione del mondo ecclesiale mi sembra proprio la marginalizzazione assoluta delle voci dissonanti, la riduzione al silenzio del dissenso, il rifiuto di chi, come Don Alessandro Santoro, esprime punti di vista diversi da quelli ufficiali. Una chiesa monolitica e autoritaria che si rapporta in modo nuovo, anzi antico, con il potere statale, ma – sia ben chiaro – che tracima nella politica soprattutto per la debolezza di quest’ultima. Le gerarchie ecclesiali, come ha scritto Bosetti, sono più attente ad orientare le masse che a riempire le chiese, ma il successo di questa strategia deriva principalmente dall’arrendevolezza della politica e dalla scelta di alcuni soggetti della destra italiana di affidare alla Chiesa il compito di riempire quel vuoto di ideologia e di senso morale che li caratterizza.</p>
<p><strong>Quali conseguenze intravede sul piano della Costituzione formale e di quella materiale nei rapporti fra Stato e Chiesa?</strong></p>
<p>Andiamo verso lo svuotamento delle norme costituzionali che regolano il fenomeno religioso e che pure disegnano un modello prudente di diritto ecclesiastico. L’uguale liberta tra tutte le confessioni religiose è divenuta l’uguale libertà tra alcune confessioni religiose, quelle con intesa, con conseguente discriminazione dei gruppi religiosi scomodi (primo fra tutti l’Islam). La Chiesa cattolica si vede restituita una posizione di assoluto privilegio ma non attraverso il tradizionale strumento del Concordato quanto piuttosto mediante una legislazione unilaterale che attribuisce ad essa vantaggi di ogni tipo; la laicità viene spezzettata, privata dei suoi caratteri di neutralità e imparzialità, e ridotta ad una mera clausola di stile.</p>
<p><strong>Veniamo al rapporto con le altre culture e le religioni non cattoliche. In quale misura, a suo parere, la consapevolezza della necessità di una piena apertura religiosa e culturale di fronte alla grandezza dei fenomeni migratori è presente nel nostro Paese? E quanto questa consapevolezza viene a volte piegata a fini strumentali dalla politica?</strong></p>
<p>In questo momento il nostro Paese vive una situazione davvero paradossale: da un lato si affinano gli strumenti per combattere le discriminazioni e si cerca di valorizzare fino in fondo il principio di uguaglianza, dall’altro assistiamo alla proliferazione di norme e comportamenti esplicitamente discriminatori che mirano a vanificare quello stesso principio di uguaglianza. In vaste aree del Paese, soprattutto attraverso ordinanze razziste e irragionevoli di sindaci leghisti, si sta sviluppando una xenofobia istituzionale davvero gravissima. Insomma, nel nostro ordinamento coesistono norme antidiscriminatorie di ultima generazione e provvedimenti di ispirazione medioevale, così come nella società coesistono componenti avanzate, aperte alla diversità e già contaminate, e componenti impaurite, richiuse su se stesse e dedite solo alla difesa dei propri privilegi. L’uso politico dell’egoismo e della paura, così sapientemente alimentati dai media compiacenti, da parte della destra è sotto gli occhi di tutti.</p>
<p><strong>In questo senso come interpreta le posizioni assunte dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che pure rappresenta una certa tradizione culturale?</strong></p>
<p>Il presidente Fini ha assunto posizioni molto interessanti sul tema dell’immigrazione e ha dimostrato di saper mantenere l’indispensabile autonomia dalle indicazioni della Chiesa, ma conserva ancora una lettura riduttiva della laicità. In ogni caso, anche quando non appare del tutto convincente, il Presidente Fini sembra procedere con argomentazioni ragionevoli e democratiche. Caratteristiche che lo rendono un gigante nello scenario italiano. Quanto al resto, il percorso personale e politico compiuto dal Presidente Fini è così ampio che i punti di partenza sono ormai del tutto irrilevanti.</p>
<p><strong>A sinistra c’è più paura o timidezza? La battaglia per l’egemonia culturale di gramsciana memoria si è ribaltata in una sostanziale subalternità da salotto televisivo?</strong></p>
<p>Non ho risposta, anzi è una domanda che mi pongo più volte. Io so che la sinistra italiana ha abbandonato dei pezzi del suo Dna ma non so perché questo è accaduto e accade ancora. Faccio un esempio: il finanziamento in favore delle scuole private attraverso la creazione di un sistema integrato è stato sperimentato in Emilia- Romagna dove pure esisteva un modello di scuola pubblica invidiato da mezzo mondo, è stato avversato dalla base dei partiti di sinistra che si sono mobilitati per indire un referendum abrogativo e ciò nonostante è stato esteso a tutto il Paese da un ministro di sinistra di un governo di centrosinistra. L’egemonia culturale richiede idee, coraggio e fiducia e si avvizzisce ben presto quando i valori vengono mortificati in nome di alleanze, accordi e scambi di favore.</p>
<p><strong>Cosa si aspetta da una forza come <em>Sinistra Ecologia Libertà</em>?</strong></p>
<p>Mi aspetto molto perché molto c’è da fare. Ricostruire il senso del bene comune e del vivere insieme, restituire fiducia e speranza in una società migliore, dare voce e forza ai bisogni degli ultimi, investire sul valore della partecipazione. Diritti civili, libertà, laicità ma anche ambiente, lavoro, meridione sono termini che delineano già un’urgenza di intervento, eppure niente sarà sufficiente se non si tornerà a collocare al centro del dibattito pubblico quel principio di uguaglianza che costituisce la vera ragione d’essere della sinistra e che oggi subisce un’erosione quotidiana. Ecco, mi aspetto che l’eguaglianza torni ad essere la stella polare della sinistra e che sulla riduzione delle differenze si ricominci a imperniare il progetto individuale e collettivo di una società più giusta.</p>
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		<title>&#8220;Bertolaso, vogliamo risposte&#8221; Video-messaggio di Claudio Fava</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 16:04:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Claudio Fava Coordinatore della Segreteria di Sinistra Ecologia Libertà pone alcune domande a Bertolaso sullo scandalo che ha toccato la protezione civile negli ultimi giorni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Claudio Fava Coordinatore della Segreteria di Sinistra Ecologia  Libertà pone alcune domande a Bertolaso sullo scandalo che ha toccato la  protezione civile negli ultimi giorni.<span id="more-4207"></span></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GDfElFRJEjg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/GDfElFRJEjg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Il messaggio di Vendola e il congresso del Psi</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 14:26:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Convegno  Nazionale del 1° Febbraio dei Socialisti  e delle Associazioni Socialiste firmatarie della dichiarazione del 20/12/2009  ha  ribadito con decisione la validità del Progetto Costituente  di una nuova forza della Sinistra, segnando l’apertura di una fase nuova  nel  dibattito  sul futuro dei  rapporti  tra il Partito Socialista e le altre forze politiche che in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Convegno  Nazionale del 1° Febbraio dei Socialisti  e delle Associazioni Socialiste firmatarie della dichiarazione del 20/12/2009  ha  ribadito con decisione la validità del Progetto Costituente  di una nuova forza della Sinistra, segnando l’apertura di una fase nuova  nel  dibattito  sul futuro dei  rapporti  tra il Partito Socialista e le altre forze politiche che in Dicembre hanno dato vita a Sinistra Ecologia e Libertà.<span id="more-4205"></span></p>
<p>I Compagni convenuti a Roma da tutta Italia hanno infatti ribadito le ragioni politiche della conferma dell’impegno  del Partito Socialista nella costruzione di una nuova forza della Sinistra , definita nel suo disegno fondativo al momento della costituzione nel Luglio scorso di Sinistra e Libertà, avviando un lavoro di ridefinizione della identità e dei contenuti di un nuovo progetto riformatore dei Socialisti sul quale affrontare e definire  le fasi  successive di un processo costituente,  tuttora correttamente mantenuto aperto, come richiesto, dalle altre forze partecipanti  nella loro  assemblea del 19 e 20  Dicembre.</p>
<p>In attuazione di questa impostazione politica  a conclusione dei lavori è stato nominato un comitato promotore nazionale di 100 compagni, provenienti da tutte le realtà territoriali  del Partito e dalle associazioni Socialiste, con il compito di strutturare organizzativamente una Lega nazionale dei Socialisti, che riunisca tutti i compagni sostenitori di questo nuovo progetto politico, e lavorare, sulla base dei contenuti e delle analisi sviluppate nel dibattito , alla preparazione di  una  mozione per il  Congresso Nazionale del PSI che immediatamente dopo le elezioni politiche ,come stabilito, dovrà definitivamente decidere sulla partecipazione o meno dei Socialisti alla costruzione del nuovo Partito.</p>
<p>Ai compagni riuniti è giunto un cordiale messaggio di saluto e di ringraziamento del compagno Vendola che è successivamente è divenuto oggetto di una  forte strumentalizzazione politica della segreteria del partito diretta a far definitivamente saltare i fili di un dialogo politico nuovamente riannodato.</p>
<p>Il Segretario del Partito Socialista nell’intento, legittimo, di contrastare  l’opinione dei compagni che intendono rilanciare il progetto costituente originario di Sinistra e Libertà, e sicuramente   preoccupato di mascherare quello che si va  sempre più palesando come un autentico disastro politico  del Partito alle elezioni regionali, si è  inoltrato, sbagliando,  in considerazioni polemiche sul messaggio inviato da Vendola, omettendo, è da presumere deliberatamente, di valutare la notevole  sostanza positiva del contenuto politico di quello scritto.</p>
<p>Il messaggio  nel rivolgere un naturale invito a partecipare alla costruzione della nuova forza della Sinistra  ai  Socialisti che hanno deciso di sostenerlo alle  primarie della Puglia contro l’allineamento  della segreteria nazionale del partito  alle indicazioni di voto di D’Alema, contiene una  nettissima affermazione della specifica  rilevanza storica e politica del Socialismo italiano  quale apporto fondamentale del  progetto di SeL, assolutamente nuova nei suoi contenuti e nelle sue implicazioni nella dialettica politica della Sinistra italiana successiva al 93’.</p>
<p>Siamo lontani anni luce dal generico,  ipocrita, e strumentale richiamo, tipico della Sinistra ufficiale della II repubblica,  all’ esperienza del Socialismo Europeo, richiamata esclusivamente in contrapposizione al percorso politico di governo  del PSI,  schiaffeggiata  in faccia ai Socialisti Italiani  quale sorta di  fulgido  archetipo da loro miseramente tradito .</p>
<p>Un richiamo del genere ,rimasto del resto privo di qualsiasi successiva concreta conseguenza sulla cultura di governo dell’Ulivo, è stato sbandierato, peraltro molto maldestramente ,quale possibile fonte di legittimazione  di una sinistra di governo  post- comunista , prima prodiana, ed oggi riunificata attorno all’asse PD- IDV,  molto debole culturalmente, del tutto  priva di identità riformatrice , e ,quel che è peggio,  costantemente prigioniera della necessità impellente di ricorrere sistematicamente a legittimazioni di poteri esterni al proprio schieramento sociale di riferimento, acquisite attraverso una sostanziale omogeneità delle politiche di governo da essa espresse al modello neo- liberista sul quale è stata ridefinita la costituzione materiale del paese all’interno del nuovo involucro istituzionale della II Repubblica.</p>
<p>Il messaggio di Vendola  ai compagni della Sinistra Socialista affronta  finalmente con chiarezza, in modo a nostro parere assolutamente soddisfacente,  questo   punto chiave irrisolto del rapporto tra i Socialisti ed il resto della Sinistra Italiana  riguardante il giudizio sulla valenza  del   ruolo svolto dal Socialismo  italiano nella storia politica e sociale del paese, intimamente connesso alla conseguente corretta lettura della reale natura politica dei processi avviati nel paese con la distruzione delle rappresentanze politiche della I Repubblica.</p>
<p>Tale riconoscimento del patrimonio politico e culturale del Socialismo italiano, anche, e forse soprattutto, nella sua concreta  lunga esperienza di governo della  societa’ italiana, procede  infatti di pari passo  con la  condivisione della nostra riflessione sullo smantellamento del compromesso  democratico e sociale costruito tra le grandi forze popolari costituzionali ( DC- PSI-PCI) per il tramite della sintesi attuativa  dei governi del Centro-Sinistra (64/92) progressivamente portato a compimento ,a partire dal periodo 92/94 , anche con il consenso delle nuove rappresentanze della sinistra di governo.</p>
<p>La corretta valutazione della rilevanza del Riformismo Socialista nella precedente costruzione democratica del paese si innesta quindi su una profonda e contemporanea critica della successiva involuzione democratica della nostra società , generata dalla ridefinizione su un terreno neo-liberista dell’insieme dei rapporti sociali e produttivi, accompagnata dalla drastica marginalizzazione della capacità di governo reale dei processi economici e finanziari da parte del sistema politico,  parallela alla perdita di sovranità degli stati a fronte dei processi di globalizzazione finanziaria e monetaria, e caratterizzata dallo stravolgimento e dalla successiva omogeneizzazione alle logiche di mercato dei modelli culturali collettivi.</p>
<p>Dalla crisi verticale di questo modello economico, emersa prepotentemente nell’ultimo biennio a livello globale, nasce quindi la necessità a Sinistra di  un progetto di riforma complessiva  del modello di sviluppo delle società sviluppate di fronte all’esaurimento delle loro prospettive di crescita, i cui cardini di riferimento risiedono   in un processo di rifondazione del Socialismo  e della Sinistra  che parte innanzitutto dal pieno recupero della originaria concezione strutturale del Riformismo Socialista Italiano ed Europeo.</p>
<p>Su queste basi politiche, che trovano finalmente piena conferma nel  caloroso messaggio del compagno Vendola al nostro convegno del 1° febbraio, tutti i Socialisti hanno il dovere verso la propria storia ed i propri valori di valutare serenamente questo nuovo grande progetto di rinascita della Sinistra costituito da Sinistra e Libertà, nel quale il Socialismo Italiano può serenamente investire la propria volontà di riaffermare le ragioni della  centralita’ politica .dei suoi valori e della sua cultura.</p>
<p>Su queste basi misureremo tutti la nostra  autentica lealtà nei confronti del Partito, a partire dal suo Segretario Nazionale, il quale ne ha dato finora ben scarsa prova arrivando a giustificare la assenza di liste Socialiste in regioni fondamentali in cambio della garanzia di posizioni amministrative individuali da parte del PD, invertendo di colpo la linea politica del Partito in pieno spregio dei deliberati degli organi di Partito che indicavano Sinistra e Libertà come l’indirizzo politico su cui impegnare le energie dei Socialisti&#8230;</p>
<p>Ma di questo parleremo al congresso, e dal modo in cui questo si svolgerà, e dai suoi risultati politici, trarremo le nostre conseguenze.</p>
<p>Franco Bartolomei</p>
<p>Direzione Nazionale del Partito Socialista Italiano</p>
<p>Segretario della Associazione Socialismo e Sinistra</p>
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		<title>Lo sguardo offuscato di questo paese&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 06:30:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Diciamoci la verità: il problema non è se il figlio di Vito Ciancimino abbia detto o meno tutta la verità; il problema è che Silvio Berlusconi non ha mai detto la verità. Sull’origine delle proprie fortune, sui capitali che hanno alimentato le sue prime speculazioni, sulla verità del suo sodalizio con Marcello Dell’Utri, sui pedaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamoci la verità: il problema non è se il figlio di Vito Ciancimino abbia detto o meno tutta la verità; il problema è che Silvio Berlusconi non ha mai detto la verità. Sull’origine delle proprie fortune, sui capitali che hanno alimentato le sue prime speculazioni, sulla verità del suo sodalizio con Marcello Dell’Utri, sui pedaggi pagati da Forza Italia ai grandi elettori mafiosi.</p>
<p><span id="more-4144"></span>Su tutto questo, il capo del governo da un quindicennio ci ammannisce frottole, barzellette o proteste sguaiate. Senza dimenticare, al momento opportuno, di far pubblico elogio del capomafia Mangano, morto da eroe all’ergastolo senza aver tradito il patto d’omertà.</p>
<p>In qualsiasi altro paese gli elettori avrebbero congedato politicamente Berlusconi senza attendere le rivelazioni del figlio di un mafioso e senza pretendere l’elemosina d’una sua condanna passata in giudicato. In Italia invece abbiamo sospeso ogni giudizio morale: ombre e penombre, sospetti e certezze, fino a quando non vengono celebrati dalla decisione di un tribunale, non sono mai degni d’una valutazione civile, politica, elettorale. Quel milione e duecentomila voti presi da Salvatore Cuffaro per la sua elezione a governatore della Sicilia, mentre era già in corso il processo che lo vedeva imputato (e l’avrebbe visto poi condannato) per favoreggiamento ai mafiosi, è una cartolina dolente ma fedele del rapporto che esiste oggi tra la politica e il paese reale. Chi votò Cuffaro condannava, certo, quelle sue losche amicizie: ma non se ne faceva problema. Il suo voto andava al candidato in cambio d’una carezza, una promessa, un cannolo a pasqua.</p>
<p>E’ avvenuta la stessa cosa con Berlusconi. Ombre e penombre fanno ormai parte del personaggio, come i capelli trapiantati, la corte di ragazzine e le barzellette sulla madonna. A normalizzare il Cavaliere abbiamo contribuito un po’ tutti. Una sinistra che ha derubricato, in questi anni, la lotta alla mafia tra le varie ed eventuali; un Partito Democratico capace di inventarsi una campagna elettorale senza mai nominare Berlusconi (“il capo dell’opposizione” diceva Veltroni…); un falso garantismo che induce l’opposizione a ritenere utile il dialogo con la maggioranza sulle cosiddette riforme, senza il coraggio di ammettere che le uniche riforme che servono a questa maggioranza sono quelle destinate a garantire in eterno l’impunità di Berlusconi e dei suoi sodali. In quale altro paese civile metà dell’attività legislativa viene impiccata al destino giudiziario di un uomo? Processo breve, legittimo impedimento, lodo Alfano, immunità parlamentare… C’è un solo progetto di legge che toglierà un giorno alla durata dei processi? No. Servono ad altro e ad altri. Eppure il PD fa sapere ogni giorno che sulle riforme, sulla giustizia, sull’immunità si può e si deve discutere.</p>
<p>Ecco il problema. Ciancimino junior e le cose tristi che rivela sono solo la scorza, l’involucro. Diremmo: il male minore. Il male peggiore è lo sguardo offuscato di questo paese. Sarebbe utile che SEL partisse da questo bisogno di verità, per poi rivendicare la propria diversità.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Primarie Lamezia Terme: una Speranza da confermare&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 06:20:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domenica 14 febbraio si svolgeranno, anche a Lamezia Terme, le primarie per la scelta del candidato a Sindaco per il centrosinistra. Gli elettori del centrosinistra (e ci si augura solo quelli…) saranno chiamati a scegliere tra Gianni Speranza, sindaco uscente e nostro compagno, e Chiara Macrì e Giovanni Cimino del Partito Democratico. In verità non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 14 febbraio si svolgeranno, anche a Lamezia Terme, le primarie per la scelta del candidato a Sindaco per il centrosinistra. Gli elettori del centrosinistra (e ci si augura solo quelli…) saranno chiamati a scegliere tra Gianni Speranza, sindaco uscente e nostro compagno, e Chiara Macrì e Giovanni Cimino del Partito Democratico.</p>
<p><span id="more-4151"></span>In verità non c’era alcun bisogno di queste primarie. Gianni Speranza, eletto sindaco al ballottaggio per la prima volta nel 2005, pur senza maggioranza in consiglio comunale ha concluso positivamente il mandato, nonostante in molti avessero scommesso sul fatto che l’amministrazione non sarebbe andata oltre i primi sei mesi di vita. Sono passati invece cinque anni nel corso dei quali la città ha ripreso fiducia nelle sue forze, superato momenti difficili e posto le basi per il suo futuro.</p>
<p>Lamezia è, per numero di abitanti, la quarta città della Calabria e per collocazione geografica e risorse disponibili ha una funzione strategica per l’intera regione. Cinque anni fa la vittoria di Gianni arrivò all’indomani del secondo scioglimento per mafia del consiglio comunale in un decennio: un’onta che la giunta Speranza ha affrontato con trasparenza e buon governo, impegnando tutta la città nella lotta alla criminalità organizzata.</p>
<p>Era quindi del tutto ovvia, su queste basi, una ricandidatura del Sindaco con l’obiettivo di completare il lavoro avviato. Anche perché tutto il centrosinistra, ed in particolare il PD che ha avuto il vicesindaco e numerosi assessori, è stato pienamente partecipe dell’esperienza amministrativa e dei suoi risultati positivi per l’intera consiliatura.</p>
<p>Ma le contraddizioni interne al PD hanno portato a complicare anche le cose semplici e a imporre, anche a Lamezia e senza alcuna seria motivazione politica, le primarie che il Sindaco, pur di fronte alla contrarietà di tutte le altre forze dell’alleanza, per senso di responsabilità e spirito unitario ha accettato. In un primo momento i candidati del PD pronti a “sfidare” Speranza erano addirittura tre. Poi, a seguito della dichiarazione di sostegno al sindaco sottoscritta da tutti i consiglieri comunali, dagli assessori e da molti altri esponenti del PD, una dei tre candidati &#8211; la magistrata Gabriella Reillo – si è ritirata.</p>
<p>Così, mentre da tempo la deputata del PDL Ida D’Ippolito, candidata a sindaco per il centrodestra, è in campagna elettorale e l’imprenditore televisivo Francesco Grandinetti, a capo di una lista civica, pure, il centrosinistra aspetta l’esito delle primarie di domenica prossima.</p>
<p>Ma sono in tanti a mobilitarsi, in queste ore, a difesa della Lamezia migliore, quella che Speranza è riuscito a rappresentare e a dare voce: la Lamezia che solo un anno fa si è stretta attorno al Presidente Napolitano in visita nella città; quella che ha reagito alle estorsioni con mobilitazioni e denuncie, dando vita alla più attiva associazione antiracket della regione; quella che ha pensato al suo futuro partecipando alla redazione del suo piano strategico; quella che ha difeso e ampliato le sue politiche sociali e la natura pubblica dei suoi servizi; quella che hanno raccontato in Italia e all’estero (per ultimo su Le Monde) come testimonianza che anche al sud si può, nonostante tutto, cambiare.</p>
<p>Con la serenità e la fermezza con cui ha affrontato le tante difficoltà di questi anni Gianni Speranza si appresta ad affrontare prima le primarie di domenica prossima e poi la campagna elettorale del 28 e 29 marzo. E tutti noi con lui siamo impegnati a dare forza e sostegno all’esperienza straordinaria di questi anni e al laboratorio positivo che Lamezia ormai rappresenta per la Calabria e il mezzogiorno.</p>
<p>Nuccio Iovene</p>
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		<title>Gli imbarazzi e gli interessi della destra sulla privatizzazione dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 06:06:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo il decreto Ronchi è sceso un silenzio impressionante sul tema: “ gestione del bene acqua “, come cosa pubblica, risorsa da valorizzare e tutelare dagli appetiti dei privati. E&#8217; evidente che dopo le battaglie annunciate dalla destra del Lazio, Alemanno in testa, oggi c&#8217;è un cambiamento di programma a dir poco vergognoso. E&#8217; bene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il decreto Ronchi è sceso un silenzio impressionante sul tema: “ gestione del bene acqua “, come cosa pubblica, risorsa da valorizzare e tutelare dagli appetiti dei privati.<span id="more-4161"></span></p>
<p>E&#8217; evidente che dopo le battaglie annunciate dalla destra del Lazio, Alemanno in testa, oggi c&#8217;è un cambiamento di programma a dir poco vergognoso.</p>
<p>E&#8217; bene ricordare che solo un anno fà il Sindaco di Roma, aveva solennemente giurato che non avrebbe ceduto altre quote oltre quelle che crearono con ACEA S.p.a.</p>
<p>Oggi per imbonire, nella campagna per le regionali, l&#8217;UDC e il suo potentato ( il suocero di Casini è il Sig. Caltagirone, imprenditore che è riuscito a fare affari con chiunque ed oggi vuole allargare i propri interessi in ACEA S.p.a. ), annuncia che cederà il 20% delle quote appartenenti al Comune di Roma.</p>
<p>A parte lo strano silenzio dei Consiglieri Comunali di Roma, crediamo che su una vicenda di questa portata ci dovrebbe essere un allarme generale di tutti i soggetti portatori delle tesi a difesa del pubblico sul privato; non fosse altro che per le azioni mediamente indegne dei “nostri” capitalisti che continuano a socializzare bene solo le perdite addossandole al sistema degli ammortizzatori sociali.</p>
<p>In un momento ove chi ha potere e fuoco da vendere, sembra superare facili imbarazzi e crea condizioni di affari, alla faccia della tanto annunciata separazione e del conflitto di interessi, come dobbiamo intendere questa nuova posizione della destra del Lazio, se non come una resa incondizionata ai padroni del vapore?!</p>
<p>Come può un leader cristiano (o meglio cattolico a giorni alterni) condividere percorsi personali così facilmente esposti ad interessi familiari?!</p>
<p>Al Comune di Roma esiste un barlume d&#8217;idea sulle attese delle popolazioni reatine circa il bene acqua, che ci è stato scippato e per il quale da oltre ottant&#8217;anni siamo in diversi modi a rivendicare misure di compensazione economiche?! (anche al tribunale Superiore delle Acque).</p>
<p>Il tema trasferito ai privati, è del tutto evidente, diventerebbe irrisolvibile o diversamente, trasferito direttamente nelle bollette e quindi pagato  ancora una volta dai cittadini (forse solo della Provincia di Roma).</p>
<p>Nella campagna svolta da Alemanno per la Provincia di Rieti (in favore di Costini) il tema acqua come bene pubblico fu toccato ed in profondità, con promesse solenni che arrivavano al cosiddetto “ ristoro economico “ appena si fosse insediata la giunta di Destra.</p>
<p>Le cose, come sappiamo, sono andate diversamente ed oggi l&#8217;acqua è diventata merce di scambio per il nuovo Consiglio Regionale.</p>
<p>L&#8217;UDC appoggia la Polverini, che è ovviamente supportata dal Alemanno e gli interessi della politica si spostano sulla partita ACEA.</p>
<p>In ACEA si creano gli spazi adatti agli interessi di Caltagirone che, acquisendo altre quote, di fatto diventerebbe l&#8217;azionista di maggioranza della più potente azienda ex-municipalizzata d&#8217;Italia.</p>
<p>Così l&#8217;acqua viene definitivamente catalogata come il bene su cui investire capitali espropriando di fatto il concetto sin qui condiviso che vedeva i cittadini soggetti ed attori unici in quanto azionisti diretti.</p>
<p>Sappiamo che sull&#8217;acqua ci saranno le guerre del futuro, ma noi che ci navighiamo sull&#8217;acqua, vogliamo poter dire sempre la nostra senza compromessi e con chiarezza.</p>
<p>Chiediamo a tutto il Centro-Sinistra impegnato in questa campagna elettorale, di condividere l&#8217;impegno affinchè il “ bene acqua “ sia il perno di un nuovo impegno che dia certezze condivisione di obiettivi.</p>
<p>A chi ricopre ruoli di controllo o di gestione al Comune ed in Provincia di Roma, sollecitiamo l&#8217;attenzione per questo tema non più rinviabile. Alla nuova Regione Lazio l&#8217;impegno per una nuova legge che imponga certezza nei vari ambiti ottimali affinchè si possa risolvere definitivamente il tema delle interferenze d&#8217;ambito e quindi stabilire un ristoro economico certo per le aree come quelle del reatino, ove le risorse vengono prelevate senza alcun ritorno, neanche in termini occupazionali.</p>
<p>Non facciamo passare sotto silenzio queste sciagurate decisioni della destra del Lazio, ne va del nostro futuro.</p>
<p><strong>Luigi Taddei </strong></p>
<p>Assessore Provinciale alle Politiche Sociali e del Lavoro di Rieti &#8211; Sinistra Ecologia Libertà</p>
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		<title>Un nuovo modello economico e sociale</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 06:06:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Istat ha comunicato i dati riguardo il vertiginoso calo della produzione industriale del 2009 rispetto al 2008, pari al 17,5%, considerata la diminuzione più alta dal 1991. In un solo anno un balzo all&#8217;indietro di ben un ventennio.I settori che hanno risentito maggiormente di questa profonda crisi economica sono la metallurgia e la fabbricazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Istat ha comunicato i dati riguardo il vertiginoso calo della produzione industriale del 2009 rispetto al 2008, pari al 17,5%, considerata la diminuzione più alta dal 1991. In un solo anno un balzo all&#8217;indietro di ben un ventennio.<span id="more-4152"></span>I settori che hanno risentito maggiormente di questa profonda crisi economica sono la metallurgia e la fabbricazione di macchinari in genere. Il settore alimentare registra un -1,6%, mentre quello farmaceutico un +2,8%.</p>
<p>D&#8217;altronde è sotto gli occhi di tutti la situazione dell&#8217;economia italiana, finchè se ne dica, è ferma al palo. L&#8217;opulenta Brianza poi è ormai alle corde, la piccola e media impresa è costretta a fronteggiare problemi di un mercato sempre più in flessione da un lato, e insoluti dall&#8217;altro, il tutto condito da un sistema bancario sempre più rigido nell&#8217;offrire credito. Situazione che viene nella quasi totalità dei casi pagata a caro prezzo dalle famiglie.</p>
<p>Sempre più nuclei famigliari vivono in situazioni di crescente difficoltà e disagio. Fin dall&#8217;inizio del nuovo secolo, anche a seguito di una spasmodica crescita complessiva dell&#8217;inflazione, i poveri sono aumentati, sempre più italiani sono in gravi difficoltà economiche o alle soglie di una simile condizione.</p>
<p>Sarebbe giusto e saggio partire dalla valutazione di questi dati senza dividersi fra pessimisti e ottimisti.</p>
<p>Sappiamo che le zone più colpite non sono più solo quelle del centro-sud del Paese, ma sono andate via via espandendosi anche in zone &#8220;franche&#8221;, dove il lavoro non è mai mancato. Oltre che non bastare più i soldi dello stipendio per arrivare a fine mese, avanza lo spettro di perderlo definitivamente, senza una ben chiara prospettiva futura.</p>
<p>Una situazione che inevitabilmente si riflette nella contrazione dei consumi e nel cambiamento stesso degli stili di vita.</p>
<p>In questa fase di difficoltà, il cittadino ha bisogno di tutto meno che di un taglio dei servizi, di un impoverimento del welfare, di una contrazione della sanità pubblica. Non servono una tantum estemporanee o azioni propagandistiche, quanto strategie concrete per sostenere chi sia in difficoltà a pagare l&#8217;affitto, assistere gli anziani, curare la propria salute, che sono poi l&#8217;equivalente dei diritti cui aspira ogni cittadino.</p>
<p>Questa situazione sembra essere lasciata a se stessa, non vedo politiche destinate a convertire una economia troppo legata al sistema economico/immobiliare, il quale nel corso dell&#8217;ultimo decennio ha portato oltre che ad un forte indebitamento, ad un progressivo abbandono di nuove tecnologie produttive, di nuovi stili di vita, destinati anche ad un pensiero di &#8220;decrescita&#8221;.</p>
<p>Se non ora, quando il momento di proporre un nuovo modello di sviluppo economico e sociale?</p>
<p>Andrea Sironi</p>
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		<title>Casinò a 5 stelle: una proposta fuori luogo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 06:03:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’idea non era delle migliori e la bocciatura è arrivata secca e sonora dalla Fipe – Confcommercio, che rappresenta oltre 250mila pubblici esercizi in Italia: “No ai casinò previsti dal Ministro al Turismo Michela Vittoria Brambilla”.L’idea di fornire gli alberghi a 5stelle di lussuosi casinò per “rilanciare il settore” è venuta alla Brambilla a pochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’idea non era delle migliori e la bocciatura è arrivata secca e sonora dalla Fipe – Confcommercio, che rappresenta oltre 250mila pubblici esercizi in Italia: “No ai casinò previsti dal Ministro al Turismo Michela Vittoria Brambilla”.<span id="more-4156"></span>L’idea di fornire gli alberghi a 5stelle di lussuosi casinò per “rilanciare il settore” è venuta alla Brambilla a pochi mesi dal suo insediamento al rinato Ministero del Turismo. La formula è più o meno questa: una ventina di hotel di lusso avranno in dotazione al loro interno delle case da gioco seguendo quella che, a detta della Brambilla “è una proposta contenuta in un decreto legge, portata avanti per affrontare meglio i competitor turistici del nostro paese”. Quasi indignato il ministro quando affermò che “in Francia ci sono ben 185case da gioco”.</p>
<p>Italia in ritardo nel baccarat dunque? “Mi chiedo perché qui da noi – ha tuonato la Brambilla – non possiamo avere queste strutture? Perché non riaprire le case da gioco che sono state chiuse nel frattempo?”.</p>
<p>La risposta la fornisce il Fipe: &#8220;La nascita di nuove case da gioco porterà più danni che benefici&#8221; &#8211; si legge in una nota &#8211;  &#8221;non servirà a stimolare la domanda turistica, né porterà contributi consistenti nelle casse dello Stato&#8221;. Fipe ha ricordato che &#8220;il mondo dei casinò sta vivendo un momento di grande difficoltà a livello mondiale e per questo sembra ancora più assurda l&#8217;idea di poter fare cassa da un settore in piena crisi&#8221;. E&#8217; &#8220;un modello antiquato e diseducativo che alimenta comportamenti che spesso portano alla rovina persone e famiglie&#8221;.</p>
<p>Secondo Centro Studi Fipe, i casinò potrebbero generare al massimo lo 0,5% in più delle presenze all&#8217;anno. A rafforzare il fronte del no c’ha pensato la Federgioco italiana: “Brambilla soprassiedi – hanno affermato – davvero non riusciamo a spiegarci come  mai un Ministro della Repubblica possa formulare una legge delicata come quella che disciplina la nascita di nuove Case da Gioco senza neppure consultare l&#8217;associazione che riunisce le Case da Gioco Italiane!”</p>
<p>Secondo la Federgioco il settore è in forte crisi ed una proposta del genere affosserebbe del tutto gli unici quattro casinò esistenti riuniti nell’Associazione Federgioco.</p>
<p>Ma perché la Brambilla si batte tanto per questa proposta? Forse perché è un affare per lo Stato. Come si evince dalla bozza ddl consultabile liberamente in rete (<a href="http://speciali.espresso.repubblica.it/pdf/brambilla2.pdf">http://speciali.espresso.repubblica.it/pdf/brambilla2.pdf</a>), i casinò saranno un affare soprattutto per lo Stato: il prelievo erariale si applica infatti «sul prodotto lordo dei giochi, costituito dalla differenza tra le poste giocate e le vincite incassate: l&#8217;aliquota applicata è del 35 per cento del prodotto lordo per i primi 25 milioni di euro» e passa al 35 per cento tra i 25 e i 50 milioni fino al 40 per cento per incassi superiori ai 50 milioni”.</p>
<p>Basterà una partita a Roulette, blackjack, chemin de fer o baccarat per rilanciare il turismo in Italia? Il settore avrebbe bisogno di ben altre promozioni: il patrimonio artistico, le bellezze paesaggistiche, il rilancio delle spiagge (vedi il caso Salento tanto per citare un esempio) e dell’ immenso patrimonio folkloristico italiano che ogni singola Regione possiede, forse vengono prima di un ddl a favore del gioco d’azzardo per ricchi. Con un sistema integrato di servizi pubblici e privati ed un miglioramento delle infrastrutture (vedi la Salerno – Reggio Calabria o alcune vie delle aree interne del Mezzogiorno) il turismo in Italia ne trarrà grossi benefici. A quel punto tra lo chemin ed il Tresette non ci sarà tanta differenza.</p>
<p>Gaetano Vessichelli</p>
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		<title>Il ministro dell’Interno e la sua campagna d’Africa. E noi</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:56:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fedele alla consegna di erigere muri e fortezze contro i migranti del sud del mondo, il ministro Maroni estende la politica degli accordi bilaterali oltre le regioni sahariane e firma accordi con i Paesi da cui hanno origine gli spostamenti di chi cerca altri luoghi per sopravvivere e vivere. E’ un modello di confinamento estensivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fedele alla consegna di erigere muri e fortezze contro i migranti del sud del mondo, il ministro Maroni estende la politica degli accordi bilaterali oltre le regioni sahariane e firma accordi con i Paesi da cui hanno origine gli spostamenti di chi cerca altri luoghi per sopravvivere e vivere.<span id="more-4067"></span></p>
<p>E’ un modello di confinamento estensivo contro i migranti, che tende a inglobare quanto più possibile gli Stati africani nell’edificazione di una cintura di sicurezza a difesa del Mediterraneo, mare nostrum ridotto a grifagno avamposto dell’Europa. Così, in questi giorni, il ministro italiano, accompagnato dal capo della Polizia, è andato in missione  in Ghana e nel Niger per incontrare gli esponenti di riferimento di quei governi e stringere accordi pudicamente denominati di “collaborazione sulla sicurezza”.</p>
<p>In realtà si tratta di veri e propri patti di polizia, che mirano a rafforzare la cintura di sicurezza mediterranea; patti che il ministro dell’Interno presenta, secondo l’impostazione che persegue da quando si è installato al Viminale, mescolando cioè  in un unico calderone i problemi del traffico di droga e il terrorismo con la migrazione di chi fugge dai luoghi di origine per motivi che nulla hanno a che vedere con delinquenza e terrorismo.</p>
<p>Il Ghana, ha spiegato Maroni, durante la sua visita ad Accra, capitale di quel Paese, rappresenta “uno snodo fondamentale per il traffico di droga verso l’Europa”. Parole inequivocabili, per chiarire come anche l’immigrazione che parte da là sia più o meno riconducibile alla stessa matrice e che le misure di sicurezza da adottare siano le stesse, sia che si tratti del contrasto al traffico di droga sia che occorra dare una soluzione al problema degli spostamenti degli umani.</p>
<p>Proprio per questo l’accordo firmato col Ghana e gli altri a seguire – oltre al Niger Maroni pensa al Senegal e agli altri Stati dell’area – sono sostanzialmente accordi su misure di polizia, fondati sulla priorità del contrasto alla fuga dei nativi dal Paese di origine tramite rafforzamenti delle operazioni della polizia locale e la formazione in Italia di squadre miste di polizia per l’identificazione e il rimpatrio di chi è colto senza permesso di soggiorno.</p>
<p>La strategia del confinamento estensivo in funzione anti-migranti e della riduzione del fenomeno migratorio e questione di ordine pubblico celebra con il governo di centrodestra la sua più articolata rappresentazione. Nel silenzio e nell’indifferenza, bisogna aggiungere. Forse anche perché appare sempre più difficile, anche a chi non condivide quella politica, tentare di fare o proporre qualcosa di alternativo.</p>
<p>La vicenda di Rosarno tuttavia è sfuggita al silenzio non soltanto perché la violenza che l’ha contrassegnata non poteva non bucare lo schermo. Ma perché una parte della sinistra ha battuto un colpo. Bisogna ripartire da là? Anche da là, sicuramente. Punto alto, per quel che è possibile oggi. Il problema del diritto degli Stati a imporre a tutti i costi restrizioni  nell’accesso al territorio e alle risorse, o del diritto degli individui a muoversi liberamente sul territorio del mondo sono problemi che toccano in radice l’idea di società, di mondo, di libertà che si ha. Interrogano sicuramente la sinistra anche se non solo. Riguardano l’Italia e l’Europa.</p>
<p>L’Europa che dovrebbe guardare in tutt’altro modo al Mediterraneo. Maroni va avanti come un carro armato, non c’è da meravigliarsi. Fa il suo lavoro di ministro leghista e nessuno ormai gli dice niente. Il suo modello di sicurezza del Paese rischia di creare assuefazione diffusa, adattamento a come vanno le cose, oltre che un crescente consenso tra chi ha già le sue stesse idee e si sente tutelato da quella politica. Un’ulteriore deriva di civiltà, insomma.</p>
<p>Per questo contribuire al successo delle mobilitazioni e delle iniziative dei migranti, allo sciopero del primo marzo e quanto altro potrà essere messo in opera, non è solo un doveroso atto di solidarietà. Ma è proprio ricostruire un’idea del mondo, ridare un’anima alla politica. A quella della sinistra, intanto. Non se ne dovrebbe fare a meno. Soprattutto in stagione di elezioni e di alleanze difficili.</p>
<p>Elettra Deiana</p>
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		<title>Riforma della scuola, c&#8217;è bisogno di sinistra</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 06:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un primo dato : questa riforma “epocale” del duo Gelmini –Tremonti nasce senza memoria e senza progetto. Un restyling della scuola superiore così come è, anzi una sua semplificazione. C’è una pesante riduzione di ore, ma soprattutto di discipline. Perché le ore nella scuola non sono solo una ripartizione oraria, ma una organizzazione della didattica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un primo dato : questa riforma “epocale” del duo Gelmini –Tremonti nasce senza memoria e senza progetto. Un restyling della scuola superiore così come è, anzi una sua semplificazione. C’è una pesante riduzione di ore, ma soprattutto di discipline. Perché le ore nella scuola non sono solo una ripartizione oraria, ma una organizzazione della didattica.</p>
<p>In realtà si continua implacabilmente nella riduzione di insegnanti. E di risorse, con le scuole allo stremo che addirittura si inventano il ‘gratta e vinci’ per sopravvivere. Bisognerà tagliare ancora, ammonisce Tremonti. Insomma, come dicono a ragione gli studenti, la scuola sta diventando sempre più il bancomat del governo.</p>
<p>Senza memoria perché senza analisi dell’esistente, tranne le solite quattro chiacchiere sulla scuola europea, dove però studentesse e studenti stanno a scuola molto di più rispetto ai loro coetanei italiani. E dove sulla scuola si investe. E senza discussione, senza dibattito parlamentare, senza condivisione con chi quella riforma dovrebbe costruire e praticare, dagli insegnanti, ai dirigenti, agli enti locali, alle Regioni. E senza informazione per quanti il prossimo anno dovranno iscriversi per la prima volta alla secondaria superiore.  Insomma è stato disegnato un contenitore con un contenuto che ancora non c’è. E ragazze e ragazzi e le loro famiglie dovranno scegliere al buio.</p>
<p>E il contenitore disegna una scuola con percorsi assolutamente separati tra loro. A canne d’organo, come si diceva della riforma Gentile. Il canale dei licei per i più dotati, gli istituti tecnici per i quadri intermedi, gli istituti professionali, peraltro impoveriti, per mansioni esecutive. Scompare l’idea di un biennio unitario e orientativo che è il periodo della vita scolastica in cui ragazze ragazzi consolidano le loro conoscenze e scelgono consapevolmente i percorsi successivi. No qui si sceglie a 13 anni dopo  la scuola media. Anzi per alcuni – i meno volenterosi- dopo la terza media  al posto dell’obbligo di istruzione si apre anche il canale dell’apprendistato. Una non scuola e un non lavoro. E così si consegnano ragazze e ragazzi al loro retroterra culturale e sociale, in una spirale che riproduce e cristallizza diseguaglianze anche nell’accesso al sapere.</p>
<p>Certo c’è  stata grande enfasi nella presentazione, ma non sempre gli annunci corrispondono alla realtà. Più lingue straniere , si dice, ma la riduzione delle ore colpisce anche questo insegnamento e la seconda lingua straniera non è sempre garantita. E i Licei musicali, la grande novità, che dovrebbero partire il prossimo anno dovranno fare i conti non solo con la difficoltà di organizzare in tempi brevi questo percorso, ma anche con la difficoltà di raccordarsi sia con le medie annesse ai conservatori, sia con la riforma dei Conservatori ancora non pienamente attuata.</p>
<p>Ma quel che è più grave è davvero la mancanza di un progetto che guardi al futuro, che sappia fare i conti con la realtà, con i bisogni di sapere sempre più estesi che richiederebbe la “cosiddetta società della conoscenza”.</p>
<p>Si riducono gli indirizzi, ma questo è un valore in sé?  Ed è un valore  l’idea di una scuola subalterna alle “richieste del mondo del lavoro” , come annunciato nella conferenza stampa di presentazione? Ma la realtà italiana di un sistema produttivo ancora troppo restio  all’investimento tecnologico, alla ricerca, all’innovazione di prodotto quali profili professionali chiederà alla scuola?</p>
<p>In piena crisi  economica e sociale , con una disoccupazione crescente che taglia il futuro delle giovani generazioni sembra quasi che l’istruzione la conoscenza servano, soprattutto per i tanti che partono già fortemente svantaggiati, per imparare ad adeguarsi, a districarsi, e neppure a competere. Tanto la gara è truccata. E  percorsi di tipo addestrativo non faranno che aumentare questo svantaggio, in un contesto in cui le innovazioni tecnologiche portano a vorticosi  cambi dei profili delle professioni e delle abilità richieste.</p>
<p>Una scuola come un percorso di preparazione e adattamento ai modelli di subordinazione sociale, che si affermano nell’economia mondializzata. Il governo di centro destra insomma fa sue quelle ricette facili che per anni sono venute da un certo mondo imprenditoriale. Meno insegnanti, più managerialità, più competitività. Una scuola che in un futuro non poi tanto lontano misurerà la sua efficienza  nell’assumere (e poi forse licenziare) gli insegnanti. Il disegno di legge Aprea è in paziente attesa per completare l’opera. <strong></strong></p>
<p>Insomma una gerarchia di percorsi  e una gerarchia di saperi: quelli  immediatamente utili,<strong> </strong>e quelli che superspecializzano, ma solo alcuni, i vincenti. Insomma a decidere del futuro delle giovani generazioni sarà il caso o la fortuna.</p>
<p>Dove si è nati, in quale famiglia si è nati. Non solo, questa scuola “minima”, meno ore di italiano anche nei licei classici, sarà sempre più impari a combattere la desertificazione culturale della società attuale. Ma soprattutto qual è il ruolo che questa proposta assegna alla scuola? Quale il progetto di società ?</p>
<p>Io credo che il nostro, nostro della sinistra intendo, ragionamento sulla scuola debba ripartire proprio da qui. Dal fatto, sottovalutato anche quando abbiamo governato,  che il problema è culturale e politico prima ancora che legislativo. Che quando parliamo di scuola parliamo di cultura, di informazione, di cambiamenti nel modo di produrre e fruire di sapere e conoscenza. E che stiamo parlando di democrazia se se diciamo che l’accesso alla conoscenza non è consumo individuale, secondo l’ottica neoliberista, ma diritto da garantire a tutti e per tutto l’arco della vita.</p>
<p>E che parliamo di diritti quando diciamo che  la scuola deve rappresentare una risorsa di crescita personale e umana, di autonomia, tanto più necessaria oggi, quanto più si centralizzano e diventano impersonali i poteri economici e si frammenta, perde di socialità, si precarizza il lavoro. E che quando parliamo di queste cose parliamo della vita concreta dei giovani, della loro crescita, della legittimità dei sogni e delle aspirazioni di ognuna e ognuno,  della  possibilità di futuro dei singoli e del Paese.</p>
<p>Per tutti questi motivi il problema della scuola non può essere solo degli addetti ai lavori. Vogliamo provare tra le forze della sinistra a ricostruire una riflessione comune, un’analisi dello stato delle cose, a costruire una iniziativa politica con proposte radicali e significative per contrastare  una legge restauratrice che ha lo sguardo rivolto al passato? La scuola , gli insegnanti non possono più essere lasciati soli.</p>
<p>Alba Sasso</p>
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		<title>La vertenza Ispra nell’emergenza degli enti pubblici di ricerca</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:44:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo una lunga e sofferta trattativa il 20 gennaio 2010 è stato sottoscritto un  protocollo d’intesa per il superamento del precariato in ISPRA col Ministero dell’Ambiente, la struttura commissariale e tutte le organizzazioni sindacali. Il Protocollo rappresenta un obiettivo passo avanti  nella vertenza per quanto non risolutivo. L’accordo contiene molte delle richieste contenute nella piattaforma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una lunga e sofferta trattativa il 20 gennaio 2010 è stato sottoscritto un  protocollo d’intesa per il superamento del precariato in ISPRA col Ministero dell’Ambiente, la struttura commissariale e tutte le organizzazioni sindacali. <span id="more-4048"></span>Il Protocollo rappresenta un obiettivo passo avanti  nella vertenza per quanto non risolutivo. L’accordo contiene molte delle richieste contenute nella piattaforma FLC CGIL ed è la premessa per ricondurre le varie tipologie di lavoro flessibile al contratto a tempo determinato per la successiva trasformazione a tempo indeterminato utilizzando tutti gli strumenti legislativi e contrattuali esistenti. Così almeno intende applicarlo la   CGIL. Si tratta di una vertenza complicata che è bene conoscere nel merito perché paradigmatica di ciò che accade oggi nel mondo della ricerca pubblica.</p>
<p>Da poco insediatosi il governo di centro destra , nell’ottica di una razionalizzazione delle spese e di un controllo più stringente sulla ricerca ambientale, decide, tra le altre cose di fondere gli enti vigilati dal ministero dell’ambiente in una struttura unica. Una scelta frettolosa che prescinde da qualunque confronto con la comunità scientifica e con le organizzazioni sindacali e che produce da subito un blocco complessivo delle attività a causa di una gestione commissariale ingessata e con un preciso mandato: tagliare.</p>
<p>Dei tre enti Apat (agenzia per la protezione ambientale e del territorio), Infs (istituto nazionale della fauna selvatica) ed icram (istituto per la ricerca applicata al mare) è quest’ultimo ad essere più penalizzato in termini di capacità di lavoro, implementazione dei progetti di ricerca e  attività. Ma i primi lavoratori a farne le spese sono 170 collaboratori coordinati e continuativi dell’ex apat in cui contratti scadono a giugno 2009. L’amministrazione commissariale si oppone al rinnovo e a nulla vale la protesta di tutte le organizzazioni sindacali. Naturalmente i mesi estivi fanno gioco a smorzare le mobilitazioni. L’autunno riprende con una nuova fase di protesta che ha come obiettivo il ministero dell’ambiente responsabile di un commissariamento che sta massacrando la ricerca ambientale e i lavoratori precari. In questo contesto si colloca la straordinaria iniziativa di un gruppo consistente di lavoratori, in maggioranza dell’ex icram, di scegliere la forma estrema di protesta del tetto.</p>
<p>Una scelta che si colloca nella impossibilità di trovare una risposta nella conduzione tradizionale della trattativa con una controparte oggettivamente sfuggente e sorda alle richieste del sindacato.</p>
<p>La vicenda offre lo spunto per alcune riflessioni. La prima, quella più ovvia: se rimane solo il gesto estremo per farsi ascoltare è evidente che gli strumenti di conflitto o sono inadeguati o non vengono agiti come serve. La CGIL si è battuta per i precari dell’Ispra come per i precari di tutti gli enti di ricerca (cosa nota e ampiamente riconosciuta a parte i soliti e direi ciclici tentativi di calunniare questa organizzazione) ma nel caso specifico deve essere fatta una riflessione sul rapporto tra obiettivi da raggiungere e forme della lotta. Abbiamo puntato a riconquistare un tavolo di confronto quando era invece necessario individuare gli strumenti per modificare i rapporti di forza al fine di consentire uno sbocco favorevole della trattativa. Non si è trattata di una scelta “concertativa”, per utilizzare un termine in voga, ma della valutazione che non esistevano le condizioni per una protesta immediata e unita dei lavoratori dei tre enti (divisi dalle politiche della controparte e frustrati dai pochi risultati raggiunti in un anno di mobilitazioni praticamente quotidiane). Questa protesta, invece, insegna a tutti che anche in condizioni complicate  la determinazione e la radicalità della lotta può ricostruire condizioni di solidarietà e la conquista di spazi reali di confronto. La seconda considerazione è che la politica si manifesta sulle tematiche del lavoro solo quando ci sono apparizioni televisive. Forse a molti compagni che si battono tutti i giorni nei partiti del centro sinistra potrà sembrare una critica ingiusta ma è fondata per la maggioranza. Meglio una comparsata sul tetto senza sapere di cosa si parla che un confronto autentico sulle necessità e le esigenza del mondo del lavoro della ricerca pubblica. Probabilmente sarebbe utile fare entrambe le cose e prestare ascolto per tempo alle istanze del mondo del lavoro con l’obiettivo di affermare un punto di vista autonomo e consapevole.</p>
<p>Più in generale anche la vertenza Ispra, assieme alle altre aperte, conferma un cambio di scenario radicale nei settori della conoscenza dove esiste una relazione ormai visibile ad occhio nudo tra livelli occupazionali e investimento in politiche pubbliche.</p>
<p>Mentre infatti i precari di alcuni enti di ricerca vedono  la prospettiva<br />
dell’assunzione grazie anche all’iniziativa del sindacato e delle lotte degli ultimi anni, altri continuano a lavorare con contratti a termine o parasubordinati e molti rischiano di essere licenziati. Esistono poi situazioni al limite del paradosso dove i lavoratori precari non sono stati ancora stabilizzati, pur avendo tutti i requisiti, per una contraddizione interna alla stessa normativa che impedisce l’assunzione per mancanza di <em>turn over</em> e dotazione organica.</p>
<p>E’ indispensabile un intervento normativo, che consenta a gli enti di ricerca di programmare le assunzioni di personale senza gli attuali vincoli anacronistici ma in base al limite di spesa complessiva.<br />
Ciò permetterebbe non solo di risolvere il problema dei precari di oggi ma anche di evitare che il precariato continui a riprodursi all’infinito. E’ altrettanto necessario rilanciare  un reclutamento ciclico e programmato nel tempo che utilizzi non solo le risorse dei pensionamenti previsti (molti) ma anche aggiuntive vista l’evidente necessità di crescita di tutto il sistema della ricerca unica via d’uscita dalla crisi facendo un passo in avanti verso un nuovo modello di sviluppo.</p>
<p>Inutile dire che nelle università e nella scuola la situazione è anche più drammatica per il numero delle persone coinvolte e per l’entità dei tagli ma questa è una storia che merita uno spazio più lungo.</p>
<p>Francesco Sinopoli</p>
<p>FLC Cgil</p>
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		<title>Gli smemorati del segreto di Stato</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 07:37:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti italiani (oggi presieduto da Massimo D’Alema, fino a ieri da Francesco Rutelli) fa sapere che nelle prossime riunioni si pronuncerà sulla congruità e proporzionalità nell’uso del segreto di Stato per il caso Abu Omar. Scrupolo doveroso, perbacco. Se non fosse che quel segreto fu agitato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti italiani (oggi presieduto da Massimo D’Alema, fino a ieri da Francesco Rutelli) fa sapere che nelle prossime riunioni si pronuncerà sulla congruità e proporzionalità nell’uso del segreto di Stato per il caso Abu Omar. <span id="more-4035"></span></p>
<p>Scrupolo doveroso, perbacco. Se non fosse che quel segreto fu agitato, invocato e infine opposto contro il processo di Milano proprio dal governo Prodi: di cui D’Alema era ministro degli Esteri e Rutelli vicepresidente del Consiglio. In una sbrigativa amnesia, Francesco Rutelli dimentica oggi ciò che affermò ieri quando, parlando a nome del Governo, accusò i procuratori di Milano Ferdinando Pomarici e Armando Spataro di «aver illegittimamente e ripetutamente violato il segreto di Stato» nella conduzione delle indagini sul sequestro dell&#8217;ex imam egiziano, di «aver violato le prerogative di secretazione del governo» e di aver operato dolosamente «l&#8217;acquisizione di materiale classificato e di elementi informativi» su cui «il governo aveva provveduto ad apporre il segreto di Stato».</p>
<p>Tecnicamente, oggi lo sappiamo, erano tutte balle. La sentenza che ha ritenuto (grazie al governo Prodi e ai suoi segreti di Stato) non giudicabili i vertici del Sismi, ha spiegato che Pollari e i suoi collaboratori erano colpevoli. Quel sequestro si consumò con la «compiacenza, e forse la conoscenza del Sismi, ma che di tale circostanza non è stato possibile approfondire le evenienze probatorie, pur esistenti, per l’apposizione del segreto di Stato» da parte del governo italiano.</p>
<p>Traduzione: il Sismi sapeva e ha taciuto; se questo tribunale non può condannare Pollari e soci, prendetevela con chi li ha voluti proteggere da Palazzo Chigi.</p>
<p>Un furto di verità. Subito trasformato in campane a festa per il generale Pollari che per un pelo non ci siamo ritrovati come Commissario dei beni confiscati alle mafie o come nuovo capo della Protezione civile. Ma non disperiamo che Berlusconi sappia trovargli comunque alti incarichi degni di lui. Ci preoccupa di più il furto di memoria. Furto con scasso, utilizzando, com’è consuetudine antichissima di questo paese, il segreto di Stato come un piede di porco per divellere fatti, nomi, responsabilità. A quel furto hanno prestato manforte anche i quaranta parlamentari del centrosinistra che chiesero la verità, tutta la verità sul caso Abu Omar e sulle trattative con la CIA, ma che di quella loro indignazione (interrogazioni, interviste, pugni sbattuti sugli scranni di Montecitorio) hanno poi inesorabilmente smarrito ogni traccia. Ci preoccupa la memoria slabbrata e stracciata degli italiani. Che da mezzo secolo s’arresta dinnanzi a verità inopportune e dunque protette da provvidenziali segreti di Stato (solo per titoli: piazza Fontana, piazza della Loggia, gli archivi della P2 in Uruguay, l’Italicus, il caso Telecom-Sismi…).</p>
<p>Su quest’espressione, segreto di Stato, in apparenza così alta e responsabile, s’è esercitata negli anni la peggior retorica patriottica e politica. Un po’ com’è accaduto per l’istituto dell’immunità, immaginato per garantire libertà di parola e di mandato ai parlamentari della Repubblica e trasformato in una licenza d’impunità, con voti d’aula tronfi e sfacciati per salvare dalla galera gli amici dei mafiosi e dei camorristi. Anche del segreto di Stato si disse subito: s’applicherà solo per il superiore interesse della nazione, per la sicurezza interna ed esterna del Paese, per tutelare l’incolumità degli italiani. Da Portella della Ginestra in poi, con rarissime eccezioni, non è stato mai così. L’unica risorsa che i governi hanno voluto tutelare con quel segreto, è stata la faccia di qualche Presidente del consiglio, di qualche ministro e di qualche loro faccendiere.</p>
<p>Questa, si dirà, è la storia d’Italia: che ci vogliamo fare? Giulio Andreotti, per i suoi novant’anni, ha spiegato che lui, i suoi segreti di Stato se li porterà in paradiso: e noi gli crediamo. Insomma, non ci sveleranno, non ci riveleranno, non ci spiegheranno. Ma che almeno non ci trattino da perfetti idioti. Coloro che ieri imposero il segreto per imbavagliare i giudici di Milano, oggi si dicono impegnati a capire se quel segreto fosse poi così necessario: ecco, amici, sono proprio questi esercizi di fumosa ipocrisia che potrebbero essere risparmiati al Paese. Rapinarci la verità e la memoria, amen: ma farci passare anche per fessi, questo no.</p>
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		<title>La Grecia mette a nudo la debolezza della Ue</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 19:46:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Potrà mai un solo piccolo paese, il cui numero di abitanti è inferiore a quello di Los Angeles, mettere in crisi un intero continente? Si domandava l&#8217;altro giorno un noto operatore finanziario statunitense. Sì, può, perché quella europea è un&#8217;economia integrata; perché la strada della svalutazione della moneta, antica e facile valvola di sfogo, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Potrà mai un solo piccolo paese, il cui numero di abitanti è inferiore a quello di Los Angeles, mettere in crisi un intero continente? Si domandava l&#8217;altro giorno un noto operatore finanziario statunitense.<span id="more-4043"></span><br />
Sì, può, perché quella europea è un&#8217;economia integrata; perché la strada della svalutazione della moneta, antica e facile valvola di sfogo, è preclusa dall&#8217;esistenza della moneta unica; infine perché il malato non è uno solo, ma sono almeno quattro o cinque.</p>
<p>Sono i cinque porcellini, come vengono chiamati con scarso affetto, i PIGS, che in inglese oltre a indicare i rosei maiali è anche acronimo di Portogallo, Irlanda ( o Italia o entrambi), Grecia e Spagna. Come si vede, con la sola eccezione dell&#8217;isola nordica ex miracolo economico, si tratta dell&#8217;Europa del Sud, come a ribadire che la assoluta prevalenza dell&#8217;asse franco-tedesco, di un&#8217;Europa carolingia, a lungo andare e sotto i colpi della attuale micidiale crisi internazionale, non poteva fare altro che spaccare la fragile connessione europea.</p>
<p>Il premier greco ha detto di rifiutare gli aiuti. Ma per farcela da solo dovrebbe dare mazzate al proprio popolo, alzare le tasse e contemporaneamente ridurre drasticamente la spesa. Ne verrebbe fuori un massacro sociale di proporzioni spaventose, un totale precipitare dell&#8217;occupazione già molto scarsa, con conseguenze migratorie questa volta comunitarie di giovani e  di ex lavoratori greci che farebbero impallidire quelle già in atto dall&#8217;Africa o dall&#8217;Est Europa. L&#8217;aumento del deficit greco è incontrollabile, il differenziale (spread) tra i titoli di stato greci e i bond tedeschi è ai suoi massimi, il paese ha perso ogni credibilità e il pericolo di fallimento (default) del  sistema paese è dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Nelle prossime ore i 27 si riuniranno per decidere cosa fare. Per ora l&#8217;idea di un intervento diretto del Fondo monetario internazionale pare avere perso quota. Ed è meglio che sia così. Il FMI ha più capacità di intervento verso paesi che possono svalutare la moneta. Non è questo il caso come abbiamo detto. Ma soprattutto il FMI è abituato a porre condizioni tali da privare i paesi debitori di ogni potestà di politica economica. Sembra quindi che i maggiorenti europei si orientino verso prestiti bilaterali.</p>
<p>Naturalmente ad essere chiamata in causa per prima è la potente Germania, che sta valutando l&#8217;ipotesi di un prestito &#8220;a condizioni molto stringenti&#8221;. Non c&#8217;è infatti da aspettarsi nessuna generosità teutonica. Tuttavia se invece passasse l&#8217;idea del Regno Unito di promuovere l&#8217;intervento del FMI, la situazione sarebbe ancora peggiore, non solo per la Grecia, ma per tutta la Ue, poiché sarebbe chiaro agli occhi del mondo l&#8217;inesistenza di un soggetto politico economico in grado di cavarsi di impaccio con le proprie forze. E&#8217; quindi più probabile che tra poco sarà la Germania a scendere in campo, forse supportata dalla Francia. Ma anche in questo caso c&#8217;è poco da stare allegri, poiché verrebbe ulteriormente ribadito il bastone di comando in mano all&#8217;asse franco-tedesco.</p>
<p>Staremo a vedere, ma è utile domandarsi se sia possibile un&#8217;altra soluzione. Probabilmente no, nei tempi strettissimi in cui urge decidere e intervenire prima di un nuovo crollo spaventoso. Ma domandarselo ora e soprattutto cercare delle risposte è importante dal punto di vista politico, per preparare una risposta comune europea ad altre tutt&#8217;altro che improbabili crisi. La vicenda greca evidenzia la necessità inderogabile di una politica economica, finanziaria e industriale degna di questo nome a livello europeo, senza la quale la Ue è destinata a sfaldarsi e a mettere in pericolo la stessa moneta unica. La stessa potenza mercantile della Germania resta ingolfata se il mercato interno europeo perde di capacità di assorbimento dei suoi prodotti. Il riequilibrio delle ragioni di scambio è da ricercare non solo a livello mondiale, ma proprio all&#8217;interno dell&#8217;Europa. Invece proprio su questo è fallito il vertice di Pittsburgh con le posizioni contrapposte tra Obama (fautore del riequilibrio) e la Merckel (che ovviamente puntava semplicemente a nuove regole per il mercato finanziario, che peraltro nessuno ha ancora visto). In Europa vi è bisogno sia di un forte rilancio della domanda interna, in particolare nei paesi mediterranei (senza dimenticarci della povera Irlanda) e nello stesso tempo di aumentare la domanda estera per i prodotti di questi ultimi. Come dire per aspera ad astra, specialmente nella condizione in cui l&#8217;Euro si mantiene molto forte. Ma non credo vi sia altra strada.</p>
<p>Sarebbe dunque decisivo relegare definitivamente in soffitta il cosiddetto piano di stabilità, i vincoli di Maastricht, peraltro sbugiardati dagli stessi paesi che a suo tempo li avevano imposti, cioè Francia e Germania. Bisognerebbe incrementare il bilancio europeo per creare un polmone di compensazione tra i vari paesi e per finanziare politiche europee. Servirebbe una tobin tax  per tagliare almeno le unghie alla speculazione e fare cassa. Ci vorrebbe, insomma, un&#8217;altra Europa. Quella che abbiamo sta fallendo.</p>
<p>Alfonso Gianni, Comitato Scientifico SEL</p>
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		<title>Orientamenti e disorientamenti : cosa vuol essere SEL nel Mezzogiorno?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 06:32:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è facile essere sempre coerenti con i principi di una buona politica, a volte le contingenze condizionano e i ritardi pure. Stavolta parlo per me e solo per me. Per fare chiarezza nella mia testa e spesso l’unico modo che ho è quello di scrivere o di discutere con altre e altri le mie opinioni.<br />
<span id="more-3878"></span>Per me la coerenza è un principio che va perseguito, a volte ci si riesce e a volte no. Ma tendere alla coerenza bisogna, in politica soprattutto altrimenti si è come foglie al vento.<br />
Sinistra Ecologia Libertà nasce per cercare di dar corpo ad una buona politica di sinistra, per essere una sinistra autonoma e competitiva con il Pd (il che non esclude alleanze ma non significa mai appiattimento), una sinistra che ha una cultura di governo (che non vuol dire non stare al governo per forza ma porsi sempre il tema della soluzione dei problemi che si incontrano anche stando all’opposizione), una Sinistra che mette al centro il lavoro e la qualità ambientale dello sviluppo come due cose che si tengono e non alternative tra loro, una Sinistra solidale e parte di un mondo multietnico e dunque contro ogni forma di razzismo, una Sinistra giusta e dunque non giustizialista, che crede nello stato di diritto per tutte e tutti, una Sinistra che vede la differenza e la libertà femminile come uno dei fondamenti del proprio profilo, una Sinistra che non rinuncia mai alla non violenza e alla laicità.<br />
Questi principi ognuno a suo modo si sono perfettamente incarnati nella battaglia fatta in Puglia per difendere e affermare il diritto di Vendola a candidarsi per un nuovo mandato, contrastando una visione solo numerica e matematica delle alleanze, e per questa ragione ho scritto in un altra nota che l&#8217;esperienza pugliese &#8220;ci costituiva&#8221; (era cioè per noi emblematica ed esemplare) più di qualsiasi assemblea. In questi giorni mi sono chiesta se Sel sia riuscita sempre a dar corpo a quei principi nella scelta delle alleanze per regionali o nell’appoggio a questo o quel candidato. E purtroppo la mia risposta non è positiva. Mi pare che la situazione che ci troviamo davanti sia eccessivamente variegata e non lo dico per menar scandalo ma solo per ricordare a noi tutte e tutti quanto lavoro su noi stessi ci sia ancora da fare.</p>
<p>Faccio solo due esempio per tutti&#8230;nel sud c&#8217;è da molti anni un problema serio legato alla incapacità di governare (incapacità che coinvolge giunte di destra come in Sicilia ma anche di centro sinistra come in Campania e Calabria), in queste realtà la nostra posizione (proprio per rimarcare la diversità positiva della Puglia) dovrebbe caratterizzarsi per il massimo di rigore e di innovazione nel modo di fare politica, nelle pratiche, nei contenuti e anche nella scelta delle persone. Io non sono mai stata tra coloro che hanno urlato a squarciagola che un avviso di garanzia era un motivo bastante per non candidare una persona (anzi io penso che sia come dice la legge solo un istituto a garanzia di chi lo riceve) e dunque non valuto la candidatura di Loiero o di De Luca dal punto di vista della giustizia&#8230;credo che queste due persone non siano esempi di buona politica per ciò che hanno rappresentato in questi anni, Loiero per la totale incapacità a governare la sua regione e De Luca per il fatto che la sua idea di convivenza con gli immigrati e la sua idea di sicurezza sono quanto di più distante possa esserci da ciò che dovremmo rappresentare noi.</p>
<p>Lo stesso potrei dire di Penati, candidato in Lombardia, che sugli stessi temi esprime orientamenti analoghi. Inoltre non apprezzo in linea di principio le sorde e durature contrapposizioni personali e purtroppo in Campania da oltre quindici anni si contrappongono, pur nello stesso partito, due gruppi che non si risparmiano colpi durissimi (Bassolino da un lato e De Luca dall&#8217;altro) e anche per questo era giusto che noi fossimo gli interpreti di un superamento di entrambe queste logiche.<br />
Ma De Luca può vincere mi hanno obiettato alcuni&#8230;.e di fronte a questa motivazione io non posso far altro che dire che anche noi abbiamo tante cose da mettere a punto&#8230;e non perchè a me piaccia perdere ma perchè non intendo vincere al di sopra dei principi nei quali credo.<br />
Questa naturalmente è solo la mia opinione personale e vale come tale. Noi siamo in fase costituente e dunque è bene che subito dopo le lezioni di questo e di altro si discuta a fondo. Altrimenti il nostro profilo resterà indeterminato e difficile da cogliere. Vendola, la sua giunta e il governo della Puglia sono stati un segnale di speranza e di rinascita per tutto il mezzogiorno, quel segnale noi dovremmo portare dovunque.</p>
<p>Fulvia Bandoli</p>
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		<title>Campagna nobel pace per le donne africane</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 06:30:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Yaounde (Camerun) 9 febbraio 2010: A novembre 2009 è stata lanciata ad Ancona una grande campagna internazionale per la candidatura al premio Nobel per la pace 2011 alle donne africane. Questa iniziativa è stata promossa da Chiama l&#8217;Africa e Cipsi con il contributo di numerose organizzazioni della società civile africane anche per portare all&#8217;attenzione mondiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Yaounde (Camerun) 9 febbraio 2010:</div>
<div>A novembre 2009 è stata lanciata ad Ancona una grande campagna  internazionale per la candidatura al premio Nobel per la pace 2011 alle  donne africane.</div>
<div><span id="more-3893"></span>Questa iniziativa è stata promossa da Chiama l&#8217;Africa e  Cipsi con il contributo di numerose organizzazioni della società civile  africane anche per portare all&#8217;attenzione mondiale l&#8217;importante e  fondamentale contributo delle donne africane alla trasformazione di un  continente già impoverito e ora colpito duramente dalla crisi globale ma  che ha al suo interno molte potenzialità ed energie. L&#8217;Europa e  l&#8217;insieme degli attori internazionali devono rispettare l&#8217;Africa e la  sua sovranità nelle scelte economiche e sociali, è il grido accorato dei  tanti e tante che prendono parola durante tutti gli incontri di  presentazione della campagna. Chiedono di lavorare insieme per un futuro  equilibrato, libero e non subalterno agli interessi delle grandi  potenze e delle multinazionali. Chiedono rispetto dei beni naturali e  salvaguardia dell&#8217;agricoltura rurale. L&#8217;accaparamento delle terre da  parte di imprese straniere riduce ulteriormente gli spazi di  sopravvivenza e  la competitività internazionale piega l&#8217;economia  locale, creando dipendenza dall&#8217;estero per le importazioni di beni  alimentari. In questo contesto sono le donne che con più tenacia e  determinazione si fanno carico di portare cure e maggiore benessere alla  comunità. Sono loro che si occupano di intraprendere con l&#8217;ausilio del  microcredito nuove imprese locali, soprattutto in campo agricolo, ma non  solo. Interessante sono ad esempio le attività anche nel tessile e  artigianale. Sono loro che si impegnano maggiormente con i figli  perchè  possano frequentare la scuola. L&#8217;educazione, a partire dalla  scolarizzazione, è un elemento essenziale per consentire accesso ad  attività sociali e ad esperienze inclusive. Sono loro che si occupano  della salute familiare, anche quando le condizioni  socio-economico-ambientali sono difficili. Sono sempre loro le più  partecipi alle iniziative  di prevenzione e di cura e di  partecipazione.Il loro impegno per uscire dalla povertà e dalla morsa  del neoliberismo è di grande valore nella costruzione della pace e degno  del prestigioso riconoscimento mondiale. Le donne sono ancora le prime  vittime della violenza e della povertà ma nello stesso tempo soggetti  consapevoli che lottano e resistono per affermare diritti e dignità.</div>
<div>Molte iniziative a favore della campagna già si sono intraprese in  Italia e in Europa. Ci sono state mozioni di sostegno votate da Enti  Locali, conferenze e presentazioni, incontri con parlamentari e  rappresenti di governo.In questi giorni a Yaounde si è svolto un  seminario per approfondire i temi che muovono la candidatura al Nobel,  con il contributo significativo di alcune esperienze africane. Si è  parlato di donne ed economia, del ruolo delle organizzazioni della  società civile, dei rapporti con la politica, della cultura tradizionale  e modernità, di religioni, di ecologia. Si è discusso molto anche di  diritti violati e di potere maschile nella famiglia africana. Al termine  si è convenuto sulla necessità e possibilità di moltiplicare anche in  Africa le iniziative di sensibilizzazione per comunicare il senso  politico e culturale che ha in se il premio Nobel per la pace alle donne  africane. Sarà una campagna che porterà in giro per il continente  l&#8217;emozione per il riconoscimento  al ruolo e al valore delle donne. E&#8217;  stata prodotto  un documento che accompagnerà lo sviluppo della campagna  anche in Italia che si potrà trovare insieme allìappello e alla  petizione da sottoscrivere sul sito <a href="http://www.noppaw.org/" target="_blank">www.noppaw.org</a>.</div>
<div>Patrizia Sentinelli</div>
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		<title>Sud, lavoro non manganelli</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 06:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giorno 8 febbraio, a Castellammare si è consumato l’ennesimo atto di violenza perpetrato dalle forze dell’ordine contro le tute blu. Un atto deprecabile, inaudito e ingiustificabile. Gli operati della Fincantieri di Castellammare hanno tentato un blocco stradale per protestare contro l’assenza del Governo, che preoccupato di correre dietro lodi ad personam, leggi comunitarie che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno 8 febbraio, a Castellammare si è consumato l’ennesimo atto di  violenza perpetrato dalle forze dell’ordine contro le tute blu. Un atto  deprecabile, inaudito e ingiustificabile.<br />
<span id="more-3870"></span>Gli operati della Fincantieri di Castellammare hanno tentato un blocco  stradale per protestare contro l’assenza del Governo, che preoccupato di  correre dietro lodi ad personam, leggi comunitarie che liberalizzano la  caccia, e legittimi impedimenti, non si accorge del dramma che stanno  attraversando migliaia di lavoratori, vittime di una crisi industriale,  che al Sud e in Campania, appare ormai endemica.<br />
La cantieristica navale è uno dei settori che è in crisi da anni, tanto  che l’inizio delle proteste sacrosante dei lavoratori preoccupati del  loro futuro, si perde nella notte dei tempi.<br />
I sindacati hanno più volte fatto presente che in tutto il Gruppo  Fincantieri esiste una situazione drammatica dei carichi di lavoro. I  lavoratori in cassa integrazione ordinaria, che sono attualmente circa  700, saliranno a 1.200 a metà anno, per arrivare a circa 1.600 a fine  2010.<br />
C’è il rischio reale che nei prossimi mesi, in alcuni stabilimenti non  si possa più utilizzare la cassa integrazione ordinaria.  D’altra parte  la Fincantieri ha già annunciato che, di fronte a questa eventualità,  potrebbe ricorrere a misure di carattere straordinario e/o strutturale.  Eventualità da scongiurare assolutamente perché la crisi, come, ha  dichiarato la Fiom, e come dicono gli accordi sottoscritti, deve essere  affrontata con strumenti di gestione ordinaria e con l’obiettivo di  garantire la continuità di tutti i siti produttivi del gruppo e del loro  dimensionamento occupazionale.<br />
Insomma la situazione è davvero grave, e rischia di coinvolgere, anche  se in diversa misura, tutti gli stabilimenti e le sedi.<br />
Uno dei siti più colpiti è innegabile che sia quello di Castellammare di  Stabia, che conta, oggi, quasi 400 dipendenti in cassa integrazione. Le  motivazioni addotte dall’azienda sono sempre le stesse: la difficoltà  ad acquisire nuove commesse sul mercato mondiale in tutte le tipologie  di costruzioni navali.<br />
Alla luce di queste difficoltà, il Governo, in un tavolo che tenutosi il  18 dicembre 2009, si era impegnato a sbloccare le commesse pubbliche.  Fu proprio il Ministro dello Sviluppo Economico Scajola, a quel tavolo, a  dare garanzie che, entro il 18 gennaio si sarebbe definito il problema.<br />
La scorsa settimana era stata già inoltrata l&#8217;ennesima richiesta al  Prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, proprio per sollecitare  l’intervento del Ministro Scajola.  Ma le risposte, sia dall&#8217;azienda sia  dal Governo, tardano ad arrivare, per cui gli operai della Fincantieri,  in cassa integrazione da otto mesi, sono stati costretti a ritornare in  strada per riportare l&#8217;attenzione sul problema occupazione  dell&#8217;industria navale e, nello specifico, sullo stabilimento di  Castellammare di Stabia.<br />
Di fronte a questo quadro è inaccettabile il comportamento del Governo  che non mantiene neanche i pochi impegni che aveva assunto. Si continua a  pagare lo scotto dell’assenza di una politica industriale a sostegno  del settore e i continui rinvii nella definizione di un pacchetto  straordinario di commesse pubbliche rischiano di trasformare una  situazione, già di per sé grave, in un disastro che può compromettere in  modo irreversibile le prospettive della cantieristica navale italiana.<br />
Dopo mesi d’incertezze, documenti, rinvii e promesse, resta solo da  costatare, amaramente, che non esiste nemmeno la reale volontà di  intervenire con programmi produttivi che possano abbattere veramente la  Cassa integrazione. I lavoratori, esasperati, dovevano richiamare  l’attenzione del Governo, e lo hanno fatto con l’unica arma a loro,  ancora, consentita: la protesta.<br />
Le tute blu hanno occupato il cantiere e bloccato il traffico della  stradale a Pozzano, all&#8217;altezza del bivio per Sorrento, per poco più di  quindici di minuti. Nel tentativo di rimuovere il blocco, che ha  coinvolto un centinaio di persone, è intervenuta la polizia e durante  una carica sono rimasti feriti un delegato sindacale che avrebbe  ricevuto una manganellata e sarebbe stato medicato in ospedale, e un  lavoratore che avrebbe riportato una contusione alla testa dopo una  caduta. Insomma, quello stesso Stato che dovrebbe garantire loro lavoro e  futuro, decide di soffocare la protesta e di farlo utilizzando i  manganelli. Non c’è che dire, un modus operandi che ci proietta  indietro, in un passato buio fatto di padroni e schiavi che pagavano con  la morte la ribellione. E se questo è il “buon governo” di cui tanto si  fregiano Berlusconi e C., siamo fieri di dire che noi stiamo dalla  parte opposta.<br />
E’ tanto difficile capire che se a Castellammare muore Fincantieri,  muore l’intera città? Solo chi vuole tenere occhi e orecchie tappati,  non se ne accorge. Per questo trovo assurdo che lo Stato risponda a  legittime richieste, la violenza. Quello che è accaduto è davvero  inaccettabile.<br />
Com’era ovvio, la carica della polizia è stata condannata da tutti:  cittadini, sindacati e amministratori comunali. Anche per il sindaco  Salvatore Vozza e la sua giunta, l’azione della polizia è da condannare  perché senza attenuanti. Tra l’altro, per il primo cittadino c’è una  grande responsabilità del Governo per quanto è accaduto. Il mancato  mantenimento degli impegni assunti è la causa principale della tensione  crescente in città. Castellammare rischia di trasformarsi in una  polveriera se non si affronterà al più presto la vertenza Fincantieri.<br />
A fianco dei lavoratori è sceso l’intero paese e l’intera giunta Vozza.  Non è più il tempo delle chiacchiere. Chiarezza e impegni certi, questo è  ciò che adesso serve.  La situazione è e resterà tesa se il Governo non  convocherà ad horas un tavolo che decida lo sblocco delle commesse  pubbliche. Forse a Roma non se ne sono accorti, ma qui siamo  all&#8217;esplosione di una vera e propria emergenza sociale.</p>
<p>Il lavoro è un  dramma in Campania, e questi operai difenderanno con le unghie e con i  denti il loro. Per quanto riguarda noi, non garantiamo solo la  solidarietà dovuta e obbligatoria, ma per ribadire il nostro impegno per  Fincantieri, chiederemo un incontro alla Regione con le parti  interessate, e un incontro con il Prefetto per condannare ciò che è  accaduto e chiedere le verifiche e i provvedimenti del caso.</p>
<p>di Tonino Scala</p>
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		<title>Nucleare: i nostri figli vogliono sapere</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 04:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Consiglio dei Ministri oggi varerà definitivamente il decreto, già esaminato in via preliminare il 22 dicembre, che consentirà di individuare i siti delle nuove centrali nucleari. Attenzione, si decideranno soprattutto tre cose: i criteri con cui individuare i siti, quelli per localizzare i depositi delle scorie e le misure per compensare le popolazioni interessate, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dei Ministri oggi varerà definitivamente il decreto, già esaminato in via preliminare il 22 dicembre, che consentirà di individuare i siti delle nuove centrali nucleari.<span id="more-3883"></span></p>
<p>Attenzione, si decideranno soprattutto tre cose: i criteri con cui individuare i siti, quelli per localizzare i depositi delle scorie e le misure per compensare le popolazioni interessate, ma i luoghi che ospiteranno i siti non saranno indicati! L&#8217;argomento ha una sua valenza politica.</p>
<p>Tant&#8217;è vero che il decreto – nel secondo punto &#8211; dovrebbe prevedere anche le compensazioni economiche per gli enti locali che accoglieranno i siti. Se esistono “compensazioni”, evidentemente esistono dei “danni”, dei “disagi”, degli “svantaggi” di cui le forze di governo non vogliono assumersi responsabilità in un periodo elettorale così delicato.</p>
<p>Il terzo punto all&#8217;ordine del giorno riguarda la localizzazione delle scorie. Si tratta di scorie radioattive, rifiuti che dovranno rimanere in sicurezza per 250.000 anni. Tutti ricordiamo le proteste locali per impedire la costruzione di discariche nel proprio territorio. Questa volta si tratta di scorie radioattive. Forse si potrebbe pensare di affidarne lo smaltimento alla &#8216;ndragheta, esattamente come  è stato fatto – secondo Gianni Lannes, giornalista d&#8217;inchiesta specializzato in ecomafie &#8211; con le scorie derivanti dallo smantellamento delle vecchie centrali. Ma il trucco delle navi affondate è già svelato e gli investigatori tengono sotto controllo le attività di alcune società sospette.</p>
<p>L&#8217;ostilità delle popolazioni è palese e il ministro Scajola la conosce bene, tanto da temerla e procrastinare la localizzazione dei siti a dopo il voto. Eppure lo Stato italiano è firmatario della Convenzione di Aarhus del 1998, che stabilisce l’obbligatorietà della partecipazione dei cittadini alla scelte sulla localizzazione delle centrali nucleari e sulla gestione dei rifiuti radioattivi. È giusto, allora, andare a votare senza conoscere le intenzioni dei candidati su un tema così importante?</p>
<p>Con le prossime elezioni del 28 marzo sceglieremo i consigli delle Regioni, enti a cui la Costituzione, nell&#8217;articolo 117,  demanda la potestà legislativa su una serie di materie come la tutela della salute, il governo del territorio, il trasporto e la distribuzione nazionale dell&#8217;energia. Il decreto  governativo tutela i siti nucleari come “zone di interesse strategico militare” e dunque intende sottrarli al governo regionale e ai cittadini, per cederli a presidi militarizzati.</p>
<p>Secondo molti costituzionalisti si aprirà una grossa battaglia costituzionale tra Stato e Regioni dissenzienti (Puglia, Campania e Basilicata hanno già approvato normative che precludono il loro territorio all&#8217;istallazione di impianti nucleari o al deposito di scorie radioattive). A meno che non venga riformato l&#8217;articolo 117 della Costituzione. Una riforma che richiede “dialogo” tra le forze politiche. Il PDL, ovviamente, tiene le fila del discorso, ma anche l&#8217;UDC di Casini è favorevole al nucleare.</p>
<p>Ecco che allora è necessario portare la questione nucleare nei programmi elettorali e esigere che rilevi nella formazione delle alleanze. E da cittadini occorre pretendere un&#8217;informazione seria e corretta prima che il danno venga compiuto. Per evitare proteste alla Masaniello, certo, ma anche per tutelare la propria salute, quella dei propri figli e quella delle 10.000 generazioni future che convivranno con  scorie che non hanno mai scelto.</p>
<p>Nicola Cirillo</p>
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