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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; Sinistra Ecologia Libertà</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>La scuola pubblica e la crisi : Ripartire dal diritto alla conoscenza e ai saperi per la crescita del Paese</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 12:49:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione_sel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[30 Gennaio 2012 alle ore 17.30 Salone Razetti &#8211; Altomonte (prov. Cosenza) Convegno Regionale organizzato dal Coordinamento Regionale della Calabria e dal Circolo &#8220;Michele Presta&#8221; di Altomonte. Conclude Alba SASSO, partecipano Fernando Pignataro, Elvira Berlingieri, Rosa Gallicchio, Fortunato Cacciatore, Teresa Ferrato, Francesco Fusca, Giuseppe Giudiceandrea, Carmen Iannuzzi, Mario Melfi, Assunta Morrone, Gianni Speranza, Gianfranco Trotta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>30 Gennaio 2012 alle ore 17.30</p>
<p>Salone Razetti &#8211; Altomonte (prov. Cosenza)</p>
<p>Convegno Regionale organizzato dal Coordinamento Regionale della Calabria e dal Circolo &#8220;Michele Presta&#8221; di Altomonte. Conclude Alba SASSO, partecipano Fernando Pignataro, Elvira Berlingieri, Rosa Gallicchio, Fortunato Cacciatore, Teresa Ferrato, Francesco Fusca, Giuseppe Giudiceandrea, Carmen Iannuzzi, Mario Melfi, Assunta Morrone, Gianni Speranza, Gianfranco Trotta</p>
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		<title>SEL Andria: diamoci un taglio! Alle spese militari</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 09:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione_sel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa territori]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra Ecologia Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Sinistra Ecologia e Libertà ha lanciato nelle settimane passate  la campagna “Diamoci un taglio! Alle spese militari” (è ancora possibile sottoscrivere la petizione al seguente indirizzo http://www.sinistraecologialiberta.it/petizione/) affinché  il Parlamento e il Governo adottassero urgentemente provvedimenti per ridurre la spesa militare del nostro Paese con l’obiettivo di riportare la nostra spesa effettiva sotto lo 0,9 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinistra Ecologia e Libertà ha lanciato nelle settimane passate  la campagna “Diamoci un taglio! Alle spese militari” (è ancora possibile sottoscrivere la petizione al seguente indirizzo <a href="../../../../../petizione/" target="_blank">http://www.sinistraecologialiberta.it/petizione/</a>) affinché  il Parlamento e il Governo adottassero urgentemente provvedimenti per ridurre la spesa militare del nostro Paese con l’obiettivo di riportare la nostra spesa effettiva sotto lo 0,9 per cento del Pil.<br />
L’Italia spende oltre 25 miliardi di euro per la difesa militare, pari a circa l’1,4 per cento del proprio prodotto interno lordo.<br />
Si tratta di un volume di spesa ingiustificato nell’attuale situazione internazionale e di crisi economica, tanto più nel momento in cui si chiede ai cittadini italiani di sopportare una manovra iniqua che preferisce tagliare la spesa sociale e il trasporto pubblico piuttosto che rinunciare a qualche cacciabombardiere.<br />
Oggi più che mai è necessario investire nella scuola, nella sanità, nella cultura, nell’edilizia pubblica e popolare per ridurre e invertire la tendenza al progressivo depauperamento dei lavoratori e dei pensionati.<br />
Nei giorni scorsi il Consiglio Comunale di Palermo ha approvato all&#8217;unanimità una mozione contro lo stanziamento di fondi per l&#8217;acquisto di armi, disposto dal Governo nazionale in particolare contro l&#8217;acquisto dei potenti cacciabombardieri F-35, delle vere macchine da guerra.<br />
Si auspica che il significativo pronunciamento dell&#8217;organo istituzionale comunale, rappresentativo dei cittadini appartenenti alla quinta città d&#8217;Italia, sia preso seriamente in considerazione dal Presidente del Consiglio. L’auspicio è che anche altri enti locali si possano esprimere in tal senso.<br />
Motivati dalla convinzione che le ragioni di una previsione di riduzione delle spese in armamenti sia necessaria al fine di rimodulare la spesa per finalità sociali e per dare risposte occupazionali alle fasce più deboli e bisognose, il Circolo di Sel di Andria ha deciso di sostenere l’opportunità che anche il Consiglio comunale della nostra Città faccia la scelta di sostenere questa battaglia di civiltà e che la Presidenza del consiglio comunale si impegni a far pervenire quanto deliberato al Presidente del Consiglio dei Ministri e presenterà quindi il testo redatto all’approvazione del Consiglio Comunale.<span style="color: #888888"><span style="color: #000000"><br />
I coordinatori<br />
Valentina Lomuscio &#8211; Michele Lorusso<span style="color: #888888"><br />
</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>SEL Andria: solidarietà al sostituto commissario della polizia di stato Michele Sergio</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 09:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione_sel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa territori]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra Ecologia Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Il circolo di Sel Andria stigmatizza le minacce e le intimidazioni rivolte al sostituto commissario della Polizia di Stato, Michele Sergio. Le “attenzioni” rivolte a coloro che si impegnano ogni giorno e fino in fondo nel proprio lavoro, anche quando le condizioni strutturali e strumentali non sono delle più favorevoli, sono dimostrazione del fatto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><em>Il circolo di Sel Andria </em><em>stigmatizza le minacce e le intimidazioni rivolte al sostituto commissario della Polizia di Stato, Michele Sergio. </em></span></p>
<p><span><em>Le “attenzioni” rivolte a coloro che si impegnano ogni giorno e fino in fondo nel proprio lavoro, anche quando le condizioni strutturali e strumentali non sono delle più favorevoli, sono dimostrazione del fatto che l’abnegazione con cui ci si dedica alla collettività infastidisce coloro che intendono “governare con la paura”. </em></span></p>
<p><span><em>A costoro la comunità cittadina tutta deve opporsi senza se e senza ma e dare dimostrazione di un rinnovato senso civico e di amore verso sia la propria città sia verso  coloro che per compito istituzionale si pongono a difesa dei diritti e della incolumità di noi tutti.</em></span></p>
<p><span><em> </em></span></p>
<p><span><em>I coordinatori</em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Luca Telese (il Fatto Q.) intervista Vendola</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 04:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[bersani]]></category>
		<category><![CDATA[centrosinistra]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il risultato elettorale il leader di Sel sfida Bersani e Di Pietro. “Siamo la seconda forza della sinistra, il quarto partito. Superiamo il 10% a Bologna, l’8%  a Gorizia, a Cagliari siamo al 7%, a Torino quasi al 6%, ma i numeri non sono la cosa importante? E cosa, allora? Sel ha un anno: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><strong>Dopo il risultato elettorale</strong> <strong>il leader di Sel sfida Bersani e Di Pietro</strong>.</p>
<p><strong></strong>“Siamo  la seconda forza della sinistra, il quarto partito. Superiamo il 10% a  Bologna, l’8%  a Gorizia, a Cagliari siamo al 7%, a Torino quasi al 6%,  ma i numeri non sono la cosa importante? E cosa, allora? Sel ha un anno:  avevamo promesso, non l’ennesimo partito, ma di riaprire la partita.  L’abbiamo fatto nelle città in cui l’impresa pareva impossibile – a  Cagliari, a Milano – mobilitando tutta la coalizione su candidati  competitivi. Possono farci mille critiche, ma questo è un fatto”.<span id="more-26280"></span> Nichi Vendola è ottimista, quasi euforico per il risultato  elettorale, incazzato nero per il voto della Camera sull’omofobia.  Speranzoso per il futuro, a un patto: “Siamo tornati a giocare e a  vincere nelle città, grazie alle primarie: bisogna fare altrettanto a  livello nazionale”.</p>
<p><strong>Partiamo dal voto di oggi.</strong></p>
<p><strong></strong>Non è un episodio isolato, slegato da quel che accade. <strong></strong></p>
<p><strong>No</strong>?</p>
<p>È  parte del racconto di questo centrodestra. Sono forsennatamente  islamofobici a parole e maledettamente talebani, sul piano dei diritti  civili.</p>
<p><strong>Un voto non casuale, quindi.</strong></p>
<p>Un filo tiene insieme rifiuto dei diversi, maschilismo e omofobia in questo centrodestra.<strong></strong></p>
<p><strong>Quale?</strong></p>
<p><strong></strong>Sono frammenti dello stesso discorso pubblico della destra: di un genere maschile fragile, ma ammalato di onnipotenza. <strong></strong></p>
<p><strong>Il partito della libertà?</strong></p>
<p>La loro “libertà” è un codice proprietario e predatorio. <strong></strong></p>
<p><strong>Cos’è stato il voto delle amministrative, in questo quadro?</strong></p>
<p><strong></strong> L’increspatura  del mare che si fa onda. In un Paese paralizzato e immobile,  finalmente, siamo riusciti a far scendere la sinistra dal lettino dello  psicanalista, a finire  l’autoflagellazione.</p>
<p><strong>Tutto merito delle primarie?</strong></p>
<p>Sono state il fascio di luce che ha illuminato le crepe dei totem della destra. <strong></strong></p>
<p><strong>Ne sei sicuro?</strong></p>
<p>Saremmo  riusciti a rompere il falso mito del buongoverno della Moratti, se  Onida, Boeri, Sacerdoti e Pisapia non avessero portato dal centro alla  periferia, dibattito e confronto?</p>
<p><strong>Ma a livello nazionale non si fa?</strong></p>
<p>Perché non tutti sono ancora convinti che il centrosinistra dovrebbe avere una proposta autonoma.</p>
<p><strong>Ovvero Bersani&#8230;</strong></p>
<p>Non ho parlato di Bersani.  <strong></strong></p>
<p><strong>Non vuoi dire che è contro le primarie: per diplomazia?</strong></p>
<p><strong></strong>Ero rimasto alle sue dichiarazioni pubbliche: era  favorevole! <strong></strong></p>
<p><strong>Però poi ha frenato.</strong></p>
<p><strong> </strong>Dice che sono premature. Credo che queste elezioni dimostrino: prima si parte meglio è.  <strong></strong></p>
<p><strong>Le cose da fare quali sono?</strong></p>
<p><strong></strong>Il centrosinistra deve avere una proposta autonoma, un’agenda, un leader che lancia la sfida. <strong></strong></p>
<p><strong>Non siete riusciti a fare una manifestazione insieme!</strong></p>
<p>Lo so.<strong></strong></p>
<p><strong>È  anche colpa tua?</strong></p>
<p>Assolutamente no. Dall’estate scorsa chiedo: apriamo un cantiere con la società civile.</p>
<p><strong>Cosa ti ha detto Bersani, dopo il voto?</strong></p>
<p>Non mi ha ancora chiamato. <strong></strong></p>
<p><strong>Nemmeno tu, però, lo hai chiamato.</strong></p>
<p>Io non voglio porre petulanti ultimatum. La mia priorità oggi sono i ballottaggi.<strong></strong></p>
<p><strong>Sosterrai tutti?</strong></p>
<p>Sono ventre a terra, in ogni secondo libero che ho&#8230; <strong></strong></p>
<p><strong>Anche a Napoli?</strong></p>
<p>Sono in battaglia al fianco di De Magistris.</p>
<p><strong>Però non lo avevi sostenuto&#8230;</strong></p>
<p>Ho  sempre detto che lo volevo sindaco. Ma lì avevano votato i militanti di  Sel, e quando c’è la democrazia non ci sono errori. Il vero sbaglio è  stato prima, quando le guerre interne del Pd hanno fatto saltare – caso  unico in Italia! – la regolarità delle primarie. Adesso va costruito un  ponte fra le due anime divise.</p>
<p><strong>Anche se De Magistris non concede apparentamenti?</strong></p>
<p><strong></strong>Non voglio far pensare che io stia barattando il mio sostegno! Spero che l’accordo si trovi. <strong></strong></p>
<p><strong>Dicono: i vostri candidati sono estremisti.</strong></p>
<p>Solo un pazzo può considerare “estremista Pisapia” e “moderati” Berlusconi e la Moratti.   <strong></strong></p>
<p><strong>C’è bisogno del centro?</strong></p>
<p>Questo voto dimostra che le teorie esoteriche sull’ineluttabilità degli accordi politici non valgono un tubo. <strong></strong></p>
<p><strong>Adesso ce l’hai con D’Alema?</strong></p>
<p><strong></strong>Con tutti quelli che dicono: Si vince solo al centro! come se fosse un dogma di fede. <strong></strong></p>
<p><strong>Adesso ce l’hai con il Pd!</strong></p>
<p>Sembrano  il protagonista di Aspettando Godot, sempre in attesa di qualcosa che  non arriva. Bisogna smettere di attendere e rimettersi in moto.</p>
<p>Luca Telese</p>
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		<title>Cambia l&#8217;Italia, cambia il sito</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 11:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vento sta cambiando, lo percepisci nell’aria, nelle strade, nelle piazze. C’è un’Italia migliore là fuori che finalmente ha deciso di mostrarsi, di riprendersi. E anche noi vogliamo fare la nostra parte. Una nuova veste, un nuovo sito. Lo abbiamo reso più snello, più pulito, più funzionale. E &#8211; è il nostro auspicio &#8211; più interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vento sta cambiando, lo percepisci nell’aria, nelle strade, nelle piazze. <strong>C’è un’Italia migliore</strong> là fuori che finalmente ha deciso di mostrarsi, di riprendersi. E anche noi vogliamo fare la nostra parte. Una nuova veste, <strong>un nuovo sito</strong>. Lo abbiamo reso più snello, più pulito, più funzionale. E &#8211; è il nostro auspicio &#8211; più interessante per coloro che ci guardano con curiosità o che si imbattono nel nostro mondo.<span id="more-26238"></span></p>
<p>E’ la prima <em>release</em> di un lavoro collettivo, un progetto in costruzione pensato con l’ambizione di “dialogare” e interagire con coloro con cui non parliamo mai e non solo con chi in SEL è già approdato. E’ il nostro contributo per <strong>riaprire la partita</strong>, non semplicemente uno strumento di partito.</p>
<p>Abbiamo elaborato il sito con la consapevolezza che un progetto web è <strong>un&#8217;opera aperta</strong>. Non si finisce mai di limare, di aggiustare, di migliorare. Un &#8220;sito&#8221;, per quanto ci riguarda, è come un giardino. Disegni, progetti, zappi, pianti ma non finisci mai di curare quello che hai realizzato. Poi arrivano le persone e ci fanno quello che gli pare. Tu vedi come loro usano questo spazio e lo riassembli per farceli stare sempre più comodi.</p>
<p>Questo per dire che questa prima release non sarà certo perfetta, perché è così che dovrebbe essere e perché vogliamo continuare a costruire questo progetto assieme a voi.</p>
<p>E’ stato un lavoro in totale <strong>autonomia</strong>, ci teniamo a dirlo (e a ringraziare in particolare Gennaro). Lo abbiamo elaborato e costruito pensando a coloro che navigano sulla rete, agli interessati, a coloro che non votano o che non sono iscritti, a cosa potesse interessare e cosa meno. Lasciandoci alle spalle i condizionamenti e l’intrusione delle segreterie di partito. Lo scriviamo perché siamo fieri di stare in un partito che <strong>delega</strong> a chi ha competenze e professionalità come i ragazzi e le ragazze che hanno lavorato a questo progetto. Un partito che pensa prima di tutto a coloro che ha di fronte piuttosto che alle proprie esigenze di autorappresentazione. Una banalità per molti, ma che nella politica italiana diventa la costante del proprio agire.</p>
<p>In questa prima release, rispetto al passato, abbiamo semplificato e razionalizzato gli articoli per categorie tematiche. Abbiamo aggiunto le “buone notizie” e le “bufale”, fatte per smascherare leggende metropolitane messe in giro dalla cattiva informazione. La nostra prima campagna è <strong>Batti(il)quorum</strong>: dobbiamo diffondere, partecipare, invitare le persone a votare per i referendum del 12 e 13 giugno. Presto in homepage ci sarà un mappamondo virtuale dove individuare i circoli di SEL.</p>
<p>Nelle prossime settimane ci saranno ulteriori novità, di cui la più importante sarà l’area riservata agli utenti. Un particolare social network dove elaborare il proprio profilo, comunicare con gli altri, postare i propri pensieri e condividerli.</p>
<p>E’ una tappa, un nuovo approdo. Diteci come continuare e come migliorare.</p>
<p>Un ringraziamento particolare va a Ylenia, Ivano, Raffaele, Mapi, Vincenzo, Giovanni, Sabrina, Bea, Patrizia, Laura, Riccardo e a tutte e tutti coloro che ci aiutano nella costruzione di questo <strong>sogno utile</strong>.  Senza di loro questo, e tanto altro, non sarebbe nemmeno immaginabile.</p>
<p>Marco Furfaro</p>
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		<title>Videolettera di Nichi: &#8220;Il voto, un gesto di libertà&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Videolettera di Nichi in vista del voto di domenica e lunedì. &#8220;E&#8217; un passaggio drammatico per il Paese &#8211; dice Nichi &#8211; in particolare per i più giovani, per i più piccoli, per i più vecchi, per i diversamente abili. Sinistra Ecologia Libertà più che un partito è una partita aperta, un&#8217;idea di centrosinistra nuovo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Videolettera di <strong>Nichi </strong>in vista del voto di domenica e lunedì. &#8220;E&#8217; un passaggio drammatico per il Paese &#8211; dice Nichi &#8211; in particolare per i più giovani, per i più piccoli, per i più vecchi, per i diversamente abili. <strong>Sinistra Ecologia Libertà più che un partito è una partita aperta</strong>, un&#8217;idea di centrosinistra nuovo, capace di costruire un cantiere grande e credibile di alternativa al berlusconismo&#8221;<br />
<span id="more-25486"></span></p>
<p>L&#8217;Italia, a causa di Berlusconi e del suo governo, è<strong> un paese crudele e spaventato</strong>, incapace di esprimere quella generosità che in politica significa welfare, stato sociale, reti di solidarietà.</p>
<p>&#8220;Per questo, pensando a quell&#8217;<strong>Italia migliore</strong> che c&#8217;è in tanti borghi, in tanti comuni, in tante province, in tanti territori dove si vota in questo turno elettorale c&#8217;è bisogno di pensare che ogni voto sia un seme buono, dove domani c&#8217;è un bel germoglio.</p>
<p>Per questo vi chiedo di fare un gesto di libertà, un gesto pulito e controcorrente, un gesto di sinistra, di ecologia e, appunto, di libertà: <strong>un voto per Sinitra Ecologia Libertà</strong>&#8221;</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/EXfTj6Bwx88?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/v/EXfTj6Bwx88?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Fiat di Termoli: niente permessi per le elezioni</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 05:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I permessi elettorali non saranno pagati ai dipendenti della Fiat di Termoli. A renderlo noto è stata la stessa azienda. I dipendenti che saranno impegnati nei seggi come rappresentanti di lista non potranno usufruire dei permessi retribuiti previsti per legge. La Fiat considererà i giorni in cui saranno impegnati come giorni di ferie o di permesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->I permessi elettorali non saranno pagati ai dipendenti della Fiat di Termoli. A renderlo noto è stata la stessa azienda. I dipendenti che saranno impegnati nei seggi come rappresentanti di lista non potranno usufruire dei permessi retribuiti previsti per legge. La Fiat considererà i giorni in cui saranno impegnati come giorni di ferie o di permesso non retribuito. La notizia ha provocato reazioni dure da parte dei sindacati e degli stessi partiti e movimenti politici.<span id="more-25874"></span></p>
<p>Simone Coscia, candidato presidente di Partecipazione Democratica e di Sinistra Molisana chiede il rispetto della legge, in particolare dell’art. 119 del T.U. n° 361 del 1957, modificato dall’art. 11 L. n° 53/1990 che stabilisce che in occasione di tutte le consultazioni elettorali disciplinate dalle leggi della Repubblica, coloro che adempiono funzioni presso uffici elettorali ivi compresi i rappresentanti di lista, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro per tutto il periodo corrispondente alla durata delle relative operazioni. La legge stabilisce, altresì, che i giorni di assenza dal lavoro compresi nel periodo delle operazioni elettorali sono considerati a tutti gli effetti giorni di attività lavorativa. &#8220;Inoltre, la legge n° 690 del 1992 &#8211; ha aggiunto Coscia &#8211; chiarisce che i lavoratori di cui al 1° comma dell’art.119, hanno diritto al pagamento delle specifiche quote retributive, in aggiunta alla ordinaria retribuzione mensile, o a riposi compensativi per i giorni festivi o non lavorativi dello svolgimento delle operazioni elettorali.” Per la Uilm &#8220;ad oggi non esiste alcuna forma di gestione sul profilo legislativo diverso da quello precedente, pertanto le modalità sono le stesse. Nell’eventualità di comportamenti diversi da quelli ormai consolidati (utilizzo dei permessi individuali, anziché permessi elettorali) la Uilm rimane a disposizione per qualsiasi iniziativa. Raccomandiamo i lavoratori alla massima calma senza accettare nessuna provocazione e forzatura&#8221;.</p>
<p>I sindacati annunciano battaglia. Intanto il segretario regionale del PD Danilo Leva ha chiesto l’intervento del Prefetto di Campobasso per verficare la legitimità della decisione assunta dai vertici FIAT di Termoli di non concedere i permessi elettorali ai lavoratori chiamati a svolgere attività elettorali in occasione delle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio. Umberto Mastronardi, della Fiom-Cgil di Termoli, ricorda alla Fiat &#8220;che esiste il Testo Unico del ’57 secondo cui i rappresenti di lista sono componenti del seggio elettorale di conseguenza i giorni delle elezioni e di scrutinio sono considerati di attività&#8221;. Per la Fiom &#8220;nessuno può ritenersi al di sopra delle leggi, né tantomeno la Fiat!! Pertanto chiediamo alla Fiat Powertrain di Termoli, nel rispetto delle disposizioni di legge, di disporre il pagamento delle suddette giornate con le modalità e le tempistiche vigenti&#8221;. In caso contrario annuncia azioni legali mettendo a disposizione dei lavoratori i propri avvocati. I Cobas parlano di “indegno ricatto”. E, dopo il ritrovamento di alcuni proiettili in fabbrica nei giorni scorsi, il clima allo stabilmento di Rivolta del Re torna ad arroventarsi. Interviene anche il segretario provinciale di Sinistra Ecologia Libertà, Vincenzo Notarantelo. &#8220;I rappresentanti di lista designati dai partiti &#8211; afferma &#8211; hanno una funzione fondamentale per la nostra democrazia perché assistono allo scrutinio delle schede votate al fine di garantire la corretta espressione del voto. Il rappresentante di lista è un attore del seggio a tutti gli effetti come gli scrutatori, anzi a differenza degli scrutatori ha diritto di parola e può far mettere a verbale osservazioni su decisioni che non ritenga corrette. Proprio per questa importante funzione i giorni festivi e quelli non lavorativi- prosegue Notarangelo - devono essere recuperati con giornate di riposo compensativo, nel periodo immediatamente successivo alle operazioni elettorali, o con quote aggiuntive di retribuzione. La Fiat dovrebbe sapere che viviamo in una Repubblica dove solo la Costituzione e le leggi, e non certo i manager, sanciscono i diritti e i doveri dei cittadini e dei lavoratori. La decurtazione dei giorni di ferie è un fatto gravissimo che nega il diritto costituzionale dei cittadini di partecipare al momento elettorale e, quindi, di concorrere al progresso democratico del paese. Non c’è nessuna ragione di opportunità politica o sindacale per questa scelta, se non quella &#8211; conclude il segretario di SEL &#8211; di sottrarre ai lavoratori un diritto derivante da una legge dello Stato&#8221;. Sinistra Ecologia Libertà nazionale ha inviato una lettera al prefetto.</p>
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		<title>Video, Nichi a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 08:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nichi Vendola, Amelia Frascaroli e tante tantissime persone in piazza a Bologna per un appassionato comizio. Tutt@a votare per la lista &#8220;Con Amelia per Bologna con Vendola&#8221;. Il video:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nichi Vendola, Amelia Frascaroli e tante tantissime persone in piazza a Bologna per un appassionato comizio. Tutt@a votare per la lista &#8220;Con Amelia per Bologna con Vendola&#8221;.</p>
<p>Il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5CqTLt5w1Kc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/5CqTLt5w1Kc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Un voto utile. A sinistra</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 21:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si avvicina la data del 16 maggio quando SEL proverà a tradurre in numeri quel consenso che percepiamo  ma al momento non siamo in grado di quantificare, se non attraverso lusinghieri sondaggi riferiti al voto politico. L’aspettativa nei nostri confronti è alta. Non vogliamo deludere sapendo che abbiamo meno mezzi da mettere in campo rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvicina la data del 16 maggio quando SEL proverà a tradurre in numeri quel consenso che percepiamo  ma al momento non siamo in grado di quantificare, se non attraverso lusinghieri sondaggi riferiti al voto politico.<span id="more-24310"></span></p>
<p>L’aspettativa nei nostri confronti è alta. Non vogliamo deludere sapendo che abbiamo meno mezzi da mettere in campo rispetto agli avversari e ai nostri alleati che competono con noi.</p>
<p>Ma abbiamo una marcia in più. Anche oggi a un mercato in una periferia di Torino, Mirafiori sud, la parola magica è <strong>Vendola</strong>. Molti mi hanno detto “<strong>Io sto con Nichi”</strong>. E funziona spesso anche con chi è più riottoso, non ne vuole più sapere della politica e soprattutto dei politici, spesso retrocessi a “politicanti”, che non si occupano dei veri problemi.</p>
<p>La delusione è marcata anche verso la “Sinistra” che non sta facendo opposizione al governo. Noi ricordiamo che SEL non è in parlamento. Non avrebbe dubbi sul <strong>no alla bombe sulla Libia</strong> senza confondersi col pacifismo leghista o avrebbe posizioni chiare sul <strong>testamento biologico.</strong></p>
<p>Ma è proprio su questioni come il fine vita che le amministrazioni locali di centrosinistra sono più avanti dei loro rappresentanti a Roma.</p>
<p>A Torino noi abbiamo presentato già nel 2009, in concomitanza alla triste vicenda di Eluana Englaro, una mozione in consiglio comunale per l’istituzione del registro del testamento biologico, il cui intento è stato ripreso l’anno successivo dall’approvazione di una delibera di iniziativa popolare.</p>
<p>Analogamente abbiamo approvato il riconoscimento delle <strong>unioni civili</strong>, cioè della “famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo”, in assenza di una legge nazionale. Abbiamo così contribuito all’affermazione della laicità delle istituzioni, ancorando il Partito Democratico a questa scelta.</p>
<p>E non è stato sempre semplice. Un altro esempio è la modifica dello Statuto Comunale che vi ha inserito il principio dell’<strong>acqua pubblica.</strong> Su questa strada avevamo come oppositore niente meno che il sindaco Sergio Chiamparino, dichiaratosi da sempre favorevole al Decreto Ronchi.</p>
<p>Proprio sui servizi pubblici locali, oltre che sulla difesa dei diritti, SEL ha avuto un ruolo e auspica di continuare ad averlo.  E’ stato molto importante il nostro contributo nella discussione sul <strong>trasporto pubblico locale,</strong> dove abbiamo deciso di percorrere  la strada della gara piuttosto che la vendita a privati di almeno il 40% del capitale e l’affidamento della gestione della locale azienda dei trasporti, la GTT.  Abbiamo  scommesso sul fatto che GTT potesse vincere la gara, richiedendo come vincolo l’impegno a non procedere successivamente verso la privatizzazione. Ora possiamo dire che abbiamo avuto ragione:  la nostra azienda pubblica si è aggiudicata il servizio. La nostra sfida successiva è continuare a dimostrare che un’azienda pubblica possa essere efficiente e individuare <strong>modalità di partecipazione degli stessi lavoratori e utenti</strong> alla gestione del servizio pubblico di trasporto, dando corso a quanto previsto dall’articolo 43 della Costituzione. Si tratta di un successo rispetto a chi da sinistra ci accusava di procedere alla privatizzazione di GTT.</p>
<p>Questo è invece l’esempio di come noi riteniamo debba lavorare  una Sinistra, senza aggettivi, capace di costruire delle politiche di governo, anche differenziandosi in alcune occasioni dalla linea apparentemente maggioritaria. E alcune scelte urbanistiche sono state l’occasione, come il<strong> grattacielo Intesa Sanpaolo,</strong> nel quale il problema, per noi, non sono stati i metri in più in altezza rispetto alle Mole, ma il suo impatto. Noi lavoreremo affinché <strong>la politica urbanistica futura esprima delle sensibili discontinuità </strong>rispetto ad alcuni progetti messi in campo negli ultimi anni, soprattutto in corrispondenza al consumo del suolo.</p>
<p>Da questi presupposti pensiamo di costruire dal basso il progetto di un centrosinistra in grado di rappresentare <strong>un cambiamento per il Paese,</strong> su tutti i temi, compresi il lavoro e il welfare. E’  fondamentale che il nostro riformismo radicale, “né apologeta dell’avversario, né custode cimiteriale del passato”, per dirla come Nichi, possa pesare con dei numeri significativi.</p>
<p><strong>Il voto a SEL è il voto utile alla sinistra. A Torino e negli altri comuni e nelle province dove si rinnovano le amministrazioni.</strong></p>
<p>Monica Cerutti</p>
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		<title>Nichi: &#8220;Come tutti gli anni della mia vita, ci sarò&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 03:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un video, disponibile da oggi sul canale Youtube dell&#8217;Europride, Nichi Vendola ha espresso la sua adesione a Europride Roma 2011, la manifestazione a sostegno dei diritti di gay, lesbiche e trans che sfilera&#8217; a Roma sabato 11 giugno prossimo. &#8220;Io ci sarò  - dice Vendola &#8211;  come tutti gli anni della mia vita saro&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con un video, disponibile da oggi sul canale <a href="www.youtube.com/user/europrideroma" target="_blank">Youtube</a> dell&#8217;<a href="http://www.europrideroma.com/" target="_blank">Europride</a>, Nichi Vendola ha espresso la sua adesione a Europride Roma 2011, la manifestazione a sostegno dei diritti di gay, lesbiche e trans che sfilera&#8217; a Roma sabato 11 giugno prossimo.</p>
<p><span id="more-23983"></span><br />
&#8220;Io ci sarò  - dice Vendola &#8211;  come tutti gli anni della mia vita saro&#8217; al gay pride, un appuntamento che ha a che fare con la libertà di tutti e di tutte, un appuntamento che guarda alle zone d&#8217;ombra che ci sono in tanta parte del mondo, alla violazione dei diritti delle persone, ai pregiudizi che ancora cingono di filo spinato la vita e i sentimenti di milioni di esseri umani&#8221;.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="305" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GoeARymlqKM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="305" src="http://www.youtube.com/v/GoeARymlqKM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&#8220;I gay, le lesbiche, i trans &#8211; continua Vendola &#8211; rappresentano un mondo che ha scosso dalle fondamenta l&#8217;autorappresentazione del mondo. Un mondo plurale, fatto di tanti colori, un mondo che non puo&#8217; essere ridotto al bianco e al nero. Io ci sarò perché quella varietà di colori è sempre memoria e nostalgia dell&#8217;arcobaleno&#8221;.</p>
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		<title>Primo Maggio, Festa del Lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 21:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Torino ogni Primo Maggio, dal mattino presto e a qualsiasi tempo, Piazza Vittorio si riempie di gente, di genitori con i figli, di striscioni, di persone che orgogliosamente mostrano sul bavero un fiore, una coccarda, un nastrino. C’è Torino in piazza Vittorio a quell’ora: una parte sfilerà ordinatamente fino in Piazza San Carlo, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Torino ogni Primo Maggio, dal mattino presto e a qualsiasi tempo, Piazza Vittorio si riempie di gente, di genitori con i figli, di striscioni, di persone che orgogliosamente mostrano sul bavero un fiore, una coccarda, un nastrino.<span id="more-24141"></span></p>
<p>C’è Torino in piazza Vittorio a quell’ora: una parte sfilerà ordinatamente fino in Piazza San Carlo, al suono della banda con davanti i gonfaloni dei Comuni, il sindacato e poi i partiti, le associazioni, gli studenti.</p>
<p>Un’altra parte si fermerà ai lati delle strade ad applaudire chi sfila, a leggere tutti gli striscioni, a salutare le persone che riconosce e che magari non vede da tempo ma che sa avrebbe ritrovato lì al corteo.</p>
<p>Poi, arrivati presto in Piazza S.Carlo, molti torneranno indietro a rifare lo stesso tragitto: se la prima volta hanno sfilato dietro lo striscione del Sindacato, la seconda sfileranno dietro quello del proprio partito o di un’associazione, o con le Donne in nero.</p>
<p>A Torino si dice che se per qualche motivo sventurato non ci fosse il corteo, i torinesi da soli il Primo maggio andrebbero al mattino presto in Piazza Vittorio e poi lentamente verso Piazza S.Carlo salutando e sorridendo.</p>
<p>Sarà per questo che ad una torinese come me, la polemica sull’apertura dei negozi il  Primo Maggio ,mette addosso  prima di tutto tanta tristezza.</p>
<p>In questi giorni la polemica si è alzata di tono: si è provato a buttare la croce sulla Cgil,trovando nella posizione di contrarietà all’apertura dei negozi la conferma della sua scarsa modernità,tranne poi scoprire che anche il segretario della Cisl di Bologna (e non solo lui) aveva la stessa posizione,quello stesso che aveva polemizzato duramente con la Cgil nei giorni precedenti sulle modalità di svolgimento della giornata.</p>
<p>Poi la discussione si è ampliata fino ad arrivare al rapporto tra aperture dei negozi nei giorni festivi e andamento del Pil,per finire alla miopia della sinistra e del sindacato che non coglierebbe il cambiamento nella modernità dei bisogni delle persone,il nuovo equilibrio tra la sfera del lavoro e quella del consumo.</p>
<p>Ho anche letto un’interessante testo di Irene Tinagli su un quotidiano sul senso della vita delle città e sul  ruolo dei negozi come “occhi aperti” (mia definizione) sulla città, antidoto contro il degrado e l’abbandono dei quartieri. Ma tutto ciò che c’entra?</p>
<p>Non ho letto nulla al contrario sul senso del Primo Maggio:né sulle ragioni storiche di quella ricorrenza, né su come sia attuale la rivendicazione della dignità e della libertà del lavoro, nel tempo in cui lavoro e diritti vengono contrapposti.</p>
<p>Non ho letto nulla che ricordasse il senso nazionale, europeo,mondiale di una ricorrenza che è tale in quasi tutto il mondo :una delle poche che abbraccia tutto il villaggio globale.</p>
<p>Non ho neanche letto nulla &#8211; a proposito di negozi e di commesse, di bisogni moderni e nuove civiltà &#8211; su quel recente contratto del commercio che aggiunge ai salari bassissimi e agli  orari di lavoro  frammentati al punto da impedire una vita normale, il peggioramento del trattamento in caso di malattia e il  mancato versamento da parte delle imprese  del settore all’Inps del contributo di malattia.</p>
<p>Ciò che colpisce, più ancora che la scelta dell’apertura dei negozi sono le motivazioni dette  a sostegno di quella scelta, i silenzi e le rimozioni.</p>
<p>La polemica italiana  fa emergere come prima vittima il senso nazionale e globale di quella data,cancellata dalla rincorsa a chi la spara più grossa sull’argomento:è l’ennesimo  segno di come sia profonda la mortificazione del lavoro e del suo valore nell’Italia di oggi,è un segno dei tempi.</p>
<p>C’è chi ha detto che si passa dalla Festa del Lavoro alla festa dello shopping. Però  a me non viene da ridere.</p>
<p>Viva il Primo maggio.</p>
<p>Titti Di Salvo</p>
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		<title>Chi immagina un Paese migliore lo vota</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 08:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un videomessaggio Nichi invita a votare Sinistra Ecologia Libertà alle elezioni amministrative tutti coloro che pensano che il lavoro sia un diritto di cittadinanza e la precarietà una saracinesca chiusa sul proprio futuro. Si rivolge a chi pensa che investire sulla scuola, sull’università, sulla ricerca, sulla cultura non sia un vizio e a chi pensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un videomessaggio Nichi invita a votare Sinistra Ecologia Libertà alle elezioni amministrative tutti coloro che pensano che il lavoro sia un diritto di cittadinanza e la precarietà una saracinesca chiusa sul proprio futuro.<a id="more-2699"></a> Si rivolge a chi pensa che investire sulla scuola, sull’università, sulla ricerca, sulla cultura non sia un vizio e a chi pensa che l’ecologia sia la conversione dell’economia qui e ora.<span id="more-23824"></span></p>
<p>Perché chi immagina un Paese migliore lo vota.</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GdjWWoQ6OLM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/GdjWWoQ6OLM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>A Vittorio&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 13:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono parole sufficienti per esprimere il dolore, lo sdegno, l’orrore di fronte ad un delitto e ad una violenza così orribile? Esprimo a nome di tutti i compagni e le compagne di Sinistra Ecologia Libertà la nostra commozione e il nostro omaggio per la vita e per il sacrificio di Vittorio Arrigoni, testimone dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono parole sufficienti per esprimere il <strong>dolore</strong>, lo sdegno, l’orrore di fronte ad un delitto e ad una violenza così orribile?<br />
Esprimo a nome di tutti i compagni e le compagne di Sinistra Ecologia  Libertà la nostra commozione e il nostro omaggio per la vita e per il  sacrificio di Vittorio Arrigoni, testimone dei diritti dei popoli.</p>
<p>Nichi</p>
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		<title>Processo breve, SEL in piazza con i familiari delle vittime</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 11:31:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sinistra Ecologia Libertà in piazza domani, mercoledì 13, a Montecitorio con i familiari delle vittime Con la “prescrizione breve” all’esame della Camera in questi giorni, moriranno migliaia di processi. Tra i piu&#8217; noti: Parmalat, Antonveneta, Cirio, il disastro ferroviario di Viareggio, la casa dello studente de L’Aquila crollata con il terremoto, e poi infortuni sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sinistra Ecologia Libertà in piazza domani, mercoledì 13, a Montecitorio con i familiari delle vittime<br />
</em></p>
<p>Con la “prescrizione breve” all’esame della Camera in questi giorni, moriranno migliaia di processi. Tra i piu&#8217; noti: Parmalat, Antonveneta, Cirio, il disastro ferroviario di Viareggio, la casa dello studente de L’Aquila crollata con il terremoto,  e poi infortuni sul lavoro e morti bianche oltre ovviamente ai processi nei quali e&#8217; imputato Silvio Berlusconi che sono la vera ragione di questo provvedimento. Per questo i familiari delle vittime che spesso da anni chiedono verita&#8217; e giustizia saranno domani mercoledì 13 aprile davanti alla Camera dei Deputati  per far sentire la loro protesta.  Noi saremo con loro.</p>
<p>Lo affermano un gruppo di esponenti di Sinistra Ecologia Liberta&#8217; che saranno presenti domani a Montecitorio: l&#8217;ex presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione, l&#8217;ex vicepresidente della Camera Carlo Leoni, Paola Balducci, Elettra Deiana, Dino Di Palma.</p>
<p>Sinistra Ecologia Liberta&#8217; &#8211; proseguono &#8211;  unira&#8217;  la propria voce a quella di chi chiede semplicemente che la giustizia non sia azzoppata dall’ ennesima legge ad personam, legge che offende chiunque abbia trascorso anni e anni della propria vita chiedendo verita&#8217; e giustizia. Si accertino invece  le responsabilita&#8217; penali di fatti gravi e delittuosi che non possono restare impuniti.</p>
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		<title>Ravenna, una lista di sole donne</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 07:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una lista di 32 candidate, tutta al femminile, per il consiglio comunale di Ravenna in vista delle amministrative di maggio. E’ la scelta di Sinistra Ecologia e Libertà, un fatto che ‘non ha precedenti nella storia della Repubblica italiana’ secondo la segretaria del circolo locale di Sel Tania Pavirani, intervistata dal ‘Resto del Carlino’. Prevista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una lista di 32 candidate, tutta al femminile, per il consiglio comunale di Ravenna in vista delle amministrative di maggio. E’ la scelta di Sinistra Ecologia e Libertà, un fatto che ‘non ha precedenti nella storia della Repubblica italiana’ secondo la segretaria del circolo locale di Sel Tania Pavirani, intervistata dal ‘Resto del Carlino’. <span id="more-23055"></span><br />
Prevista invece la presenza femminile al 50% per la lista provinciale. ‘I motivi sono diversi – ha spiegato la segretaria – Penso alla manifestazione del 13 febbraio, al coordinamento ‘Se non ora quando’. Ha dimostrato che i tempi sono maturi perche’ avvenga uno stravolgimento. I partiti devono smetterla di ripetere che bisogna eleggere piu’ donne nelle istituzioni, purche’ siano gli altri a farlo. Noi siamo cosi’ sicure che verra’ eletta una donna. I nostri tre consiglieri comunali sono donne ed e’ una donna anche l’assessore espresso dal partito, Elettra Stamboulis. La scelta della lista quindi garantisce continuita’ ad un percorso intrapreso da tempo. Le nostre candidate sono donne che si impegneranno per i valori della sinistra, dell’ambientalismo e della laicita”.</p>
<p>‘Vendola ha detto che dirà quello che pensa di questa bellissima lista quando verra’ a Ravenna in campagna elettorale’, ha aggiunto Tania Pavirani. E nessun ‘collega uomo’ ha avuto da ridire. ‘La decisione e’ stata presa all’ interno del circolo ed e’ stata condivisa da tutti gli organismi di partito. Senza nessuna pregiudiziale o disaccordo’.</p>
<p>La redazione</p>
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		<title>Reddito minimo garantito: proposte per l&#8217;iniziativa politica di Sel</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 06:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La questione del reddito minimo garantito, cioè di una misura universale di sostegno al reddito dei cittadini basata sul diritto ad una vita dignitosa, come sancito dalla dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, occupa da molti anni il dibattito Europeo sulle politiche sociali e sulle innovazioni al sistema di welfare. Il reddito garantito è stato considerato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione del reddito minimo garantito, cioè di una misura universale di sostegno al reddito dei cittadini basata sul diritto ad una vita dignitosa, come sancito dalla dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, occupa da molti anni il dibattito Europeo sulle politiche sociali e sulle innovazioni al sistema di welfare. Il reddito garantito è stato considerato una misura di contrasto alla povertà o piuttosto una misura di sostegno all&#8217;autonomia personale; una misura per aiutare l&#8217;inserimento nel mercato del lavoro o piuttosto un reddito di ultima istanza per chi viene espulso dal mercato del lavoro. <span id="more-22703"></span></p>
<p>Tutti i Paesi Europei, ad eccezione di Italia, Grecia e Ungheria si sono dotati di una qualche forma di sostegno al reddito più o meno estesa , rispondente a due tendenze fondamentali:</p>
<ul>
<li>reddito di cittadinanza 	considerato diritto di ciascuna persona priva di risorse sufficienti 	per una vita autonoma.</li>
<li>Reddito minimo garantito per 	coprire i periodi di inattività forzata e permettere a chi cerca un 	lavoro di non essere costretto ad accettare qualunque tipo di 	occupazione a qualunque condizione contrattuale subendo il ricatto 	per mancanza di reddito, contribuendo in questo modo a qualificare 	anche l&#8217;offerta di lavoro.</li>
</ul>
<p>La prima tendenza corrisponde ad una visione di welfare di cittadinanza che trova conferma nell&#8217;art.34 della Carta di Nizza, la seconda tendenza corrisponde ad una visione di welfare lavoristico che considera il lavoro il fondamento della società e la base della dignità e autonomia delle persone. La contrapposizione tra queste due tendenze ha condizionato fortemente il dibattito italiano sul tema, anche in conseguenza del valore centrale che la nostra Costituzione riconosce al lavoro. Questa contrapposizione va superata perché l&#8217;aumento delle diseguaglianze, la precarizzazione dei rapporti di lavoro, la crisi economica che produce crescita della disoccupazione, specialmente giovanile, sta estendendo il rischio di povertà,  che riguarda oggi anche i lavoratori, a fasce sempre più ampie di popolazione e soprattutto sta privando un&#8217;intera generazione di giovani di autonomia e speranza di futuro. In questa situazione la garanzia di un reddito minimo diviene questione centrale per l&#8217;architettura di un welfare capace di affrontare i cambiamenti sociali del nostro tempo. Questo non significa abbandonare una politica per la buona e piena occupazione ma piuttosto creare le condizioni perché l&#8217;accesso al mondo del lavoro sia libero e privo di ricatti.</p>
<p>In effetti la risoluzione sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva, votata a Dicembre 2010 dal parlamento Europeo, propone una politica in cui le misure di reddito garantito e il lavoro sono ambedue strumenti di uscita dall&#8217;esclusione sociale e il primo non serve a legittimare la flessibilità e la precarietà del lavoro. Purtroppo le risoluzioni non hanno alcun potere vincolante per i Paesi UE e la richiesta alla Commissione di emanare una direttiva Europea sul reddito di base è stata bocciata per pochi voti. Associazioni e forze politiche di sinistra presenti al parlamento Europeo stanno organizzando ora una raccolta di firme per proporre una direttiva su iniziativa dei cittadini ( l&#8217;equivalente della nostra legge di iniziativa popolare). Può essere un&#8217;occasione importante per rilanciare anche in Italia la discussione sul reddito minimo garantito e sulla riforma dei vari strumenti di sostegno al reddito presenti nell&#8217;insieme delle nostre politiche sociali.</p>
<p>Lo Stato Sociale Italiano è di tipo misto, in parte lavoristico e familistico con finanziamento contributivo, in parte universalistico( sanità, istruzione, assistenza) finanziato dalla fiscalità generale. Nell&#8217;insieme è costituito da una serie di misure frammentate, spesso incoerenti tra loro, che lo rendono inadeguato ad affrontare le emergenze principali costituite dalle diseguaglianze, l&#8217;esclusione sociale dei giovani, l&#8217;invecchiamento della popolazione.</p>
<p>Possiamo individuare tre campi di intervento per una politica di reddito garantito:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">-i giovani</span>: in Italia non esiste alcuna politica che permetta ai giovani che concludono il loro corso di studi di rendersi autonomi dalla famiglia di provenienza e di affrontare liberamente la ricerca di un&#8217;occupazione che sia fonte di un reddito dignitoso ed espressione delle proprie attitudini e competenze. Si tratta di una grande questione nazionale perchè si perde in questo modo tutto l&#8217;apporto che la creatività e l&#8217;intraprendenza giovanile portano allo sviluppo civile di un Paese e si condanna un&#8217;intera generazione alla perdita di indipendenza e all&#8217;esclusione dai processi sociali.</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">i disoccupati ed i 	precariamente occupati:</span> il 	nostro sistema di ammortizzatori sociali esclude il 50% dei 	disoccupati, che non hanno alcuna copertura economica, a fronte di 	una media Europea di esclusi del 20, 30%.Questa situazione fa sì 	che l&#8217;Italia sia ai primi posti in Europa per rischio di povertà. 	Sono privi di ogni forma di sostegno al reddito i lavoratori 	parasubordinati,quelli occasionali,i giovani in cerca di lavoro, i 	disoccupati di lunga durata. Anche il sistema di finanziamento su 	base contributiva, se si esclude la cassa integrazione in deroga che 	è finanziata da risorse pubbliche, è estremamente disomogeneo 	perché esistono 24 modelli diversi di contribuzione a seconda delle 	categorie di riferimento. E&#8217; evidente a tutti che questo sistema è 	iniquo e inefficiente ma nonostante si discuta da anni di una 	riforma degli ammortizzatori sociali di tipo universale ci si è 	sempre fermati all&#8217;emanazione di leggi delega mai attuate.</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">i pensionati:</span>il 	sistema previdenziale contributivo che entrerà a breve a pieno 	regime, non prevede più la pensione minima da garantire con 	l&#8217;integrazione di risorse derivate dalla fiscalità generale. E&#8217; 	dunque assai concreto il rischio, soprattutto per le giovani 	generazioni e le donne che fanno lavori precari e discontinui, di 	avere una pensione al di sotto del reddito minimo vitale. Si tratta 	di una questione complessa che andrebbe più correttamente 	affrontata all&#8217;interno del sistema previdenziale.</li>
</ul>
<p>Si può scegliere di affrontare questi problemi o attraverso la proposta di istituire una misura di  reddito minimo garantito, che riguardi tutti i cittadini con reddito individuale inferiore a 8000 euro lordi l&#8217;anno, o restringendo la platea dei beneficiari agli inoccupati in cerca di lavoro e ai disoccupati, armonizzando la misura con le politiche lavoristiche già esistenti. La prima proposta ha il rischio di livellare al basso tutte le politiche di sostegno al reddito già esistenti(p.es.Cig), la seconda di non affrontare il tema della povertà e dell&#8217;autonomia giovanile e di rendere il reddito una misura condizionata al lavoro purché sia. Si potrebbe perciò convenire, anche per motivi di sostenibilità economica, di proporre un mix di politiche che mantenga, pur riformandole, le misure finanziate su base contributiva e che, come fa la risoluzione Europea , faccia del reddito minimo lo strumento universale, finanziato con la fiscalità generale, per promuovere una società inclusiva e agire positivamente sulla qualità del mercato del lavoro, privilegiando la condizione giovanile.</p>
<p>La legislazione italiana considera il reddito minimo garantito( declinato negli atti legislativi nazionali o come reddito minimo di inserimento o come reddito di ultima istanza) una misura assistenziale e perciò, sulla base della riforma del titolo V della Costituzione, di pertinenza regionale, dal momento che l&#8217;unica attribuzione di carattere Nazionale rimane la definizione dei livelli essenziali di assistenza in assenza dei quali le Regioni stesse non sono obbligate a legiferare in materia di reddito minimo. C&#8217;è dunque uno spazio importante di iniziativa politica Regionale gia&#8217; esercitato in molte Regioni.</p>
<p>L&#8217;iniziativa politica di Sel deve svilupparsi tenendo conto del contesto sopradescritto in base al quale il gruppo di lavoro riunito dal dipartimento welfare propone i seguenti impegni:</p>
<ul>
<li>partecipazione 	attiva alla campagna Europea di raccolta firme per la presentazione 	di una direttiva sul reddito di base di iniziativa dei cittadini.</li>
</ul>
<ul>
<li>Presentazione 	di proposte di legge sul reddito minimo garantito in tutte le 	Regioni in cui abbiamo nostri consiglieri, sulla base di principi 	condivisi che tengano conto delle proposte già presentate( Lazio, 	Marche, Emilia Romagna)</li>
<li>Sostegno 	alle proposte di riforma degli ammortizzatori sociali su base 	universalistica e contrasto della proposta governativa di affidare 	la materia alla gestione delle parti sociali attraverso gli enti 	bilaterali.</li>
</ul>
<p>Come possono i Comuni e le Province, che hanno il compito di coordinare le politiche sociali,aiutare questo processo? Potrebbero razionalizzare tutte le prestazioni monetarie che già elargiscono alle famiglie in difficoltà( contributo affitto, contributo riscaldamento, facilitazioni tariffarie ecc.) e stabilire una misura generale di sostegno al reddito che, insieme all&#8217;offerta di un pacchetto di servizi, potrebbe contribuire a far avanzare un&#8217;idea di welfare fondata sull&#8217;autonomia e la libertà delle persone. Questa misura andrebbe integrata dalla riorganizzazione delle politiche attive del lavoro, già nelle competenze delle Province.</p>
<p>Naturalmente queste proposte scontano le difficoltà derivanti dalla riduzione delle risorse pubbliche per gli Enti Locali e perciò pensiamo di accompagnare la campagna elettorale per le amministrative con una campagna Nazionale che chieda la definizione del “reddito minimo garantito” come livello essenziale di assistenza, con la conseguente assegnazione di risorse Nazionali attraverso una legge quadro che stabilisca i principi attuativi di una politica di sostegno al reddito, oggi fondamentale anche per la fuoriuscita dalla crisi economica.</p>
<p>SEL considera l&#8217; innovazione del welfare attraverso l&#8217;istituzione di una misura di reddito minimo garantito, coordinata con le politiche attive del lavoro, un carattere distintivo della propria proposta politica.</p>
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		<title>Videolettera di Nichi a* ragazz* del 9 aprile</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 23:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nichi si rivolge ai tanti giovani che il prossimo 9 aprile scenderanno in tante piazze del Paese, per rivendicare i diritti oggi negati.  &#8220;Ogni ragazzo, ogni ragazza ha il diritto di poter spalancare la finestra per guardare un orizzonte di senso, di collocazione produttiva, di autonomia e di libertà. Quando una generazione viene abbandonata nelle sabbie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nichi si rivolge ai tanti giovani che il prossimo <strong>9 aprile</strong> scenderanno in tante piazze del Paese, per rivendicare i diritti oggi  negati.  &#8220;Ogni ragazzo, ogni ragazza ha il diritto di poter spalancare la  finestra per guardare un orizzonte di senso, di collocazione  produttiva, di autonomia e di libertà. Quando una  generazione viene abbandonata nelle sabbie mobili della precarietà &#8211;  dice Nichi - si crea un problema per tutta la società&#8221;.</p>
<p>&#8220;I giovani sono border line, sono inquilini scomodi, sono una lista di  attesa quindi &#8211; conclude Vendola - è giusto che questa generazione  faccia sentire forte la propria voce, la propria rabbia, la propria  determinazione&#8221;.<span id="more-22797"></span></p>
<p>Guarda il videomessaggio:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ZSthcCuI6-s?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/ZSthcCuI6-s?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/9aprile2011" target="_self">Qui la pagina del 9 aprile<br />
</a></p>
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		<title>Ci volete morti viventi? E noi ci riprendiamo la vita!</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 11:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le scalinate di Trinita&#8217; dei Monti a Piazza di Spagna sono state animate da un flash mob organizzato da Sinistra Ecologia Liberta&#8217;. Le ragazze e i ragazzi di SEL in vista della manifestazione nazionale di sabato prossimo 9 aprile, hanno messo in scena una Zombie Walk. Consapevoli che la precarieta&#8217;, la mancanza di diritti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le scalinate di Trinita&#8217; dei Monti a Piazza di Spagna sono state animate  da un flash mob organizzato da Sinistra Ecologia Liberta&#8217;. Le ragazze e  i ragazzi di SEL in vista della manifestazione nazionale di sabato  prossimo 9 aprile, hanno messo in scena una Zombie Walk.<span id="more-22783"></span></p>
<p>Consapevoli che la precarieta&#8217;, la mancanza di diritti e garanzie  non riguardano semplicemente il mondo del lavoro, hanno immaginato di  raccontarsi cosi&#8217;: £senza diritti e senza controllo sulla nostra vita, lo  stato italiano ci ha reso zombies: ne&#8217; morti, ne&#8217; vivi. Simbolo della  condizione che ormai caratterizza ben piu&#8217; di una sola generazione,  deboli da soli, inarrestabili quando si muovono in tanti. Gli zombie  scompaiono se ci si unisce tutti per affermare la centralita&#8217; delle  nostre vite&#8221;.</p>
<p>Per questo il 9 aprile saranno in piazza, perche&#8217; l&#8217;appello  a raccontarsi e non essere raccontati, a stare insieme e non da soli, a  credere che un&#8217;alternativa sia possibile, e&#8217; anche loro.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="452" height="276" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/i_Tmfo8w-9o?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="452" height="276" src="http://www.youtube.com/v/i_Tmfo8w-9o?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Notte della democrazia. Nessuno manchi</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 12:23:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scontri tra le Istituzioni della Repubblica. Parlamento sottomesso ai diktat dell&#8217;esecutivo e ridotto a mercato degli scambi di collocazione politica. Giustizia piegata alla necessità prioritaria di salvare il premier dai processi che incombono. Come chiamare tutto questo se non la notte della democrazia? Intanto   i problemi del Paese restano insoluti: dalla crisi economica ai problemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scontri tra le Istituzioni della Repubblica. Parlamento sottomesso ai diktat dell&#8217;esecutivo e ridotto a mercato degli scambi di collocazione politica. Giustizia piegata alla necessità prioritaria di salvare il premier dai processi che incombono. Come chiamare tutto questo se non la notte della democrazia? Intanto   i problemi del Paese restano insoluti: dalla crisi economica ai problemi drammatici del mondo del lavoro e della precarietà alle continue emergenze ambientali.</p>
<p><span id="more-22718"></span></p>
<p>E ora anche l&#8217;incapacità del governo italiano di offrire una soluzione degna di questo nome a chi, dall&#8217;altra sponda del Mediterraneo  sta fuggendo dalle guerre, dalla fame, dalle privazioni, dalle violenze.Impedire questo scempio istituzionale, aprire una stagione nuova per il Paese è oggi il compito di chi ha a cuore un&#8217; Italia migliore. Alle varie manifestazioni   che si susseguiranno domani pomeriggio e sera parteciperanno tra gli altri Francesco Forgione, Gennaro Migliore, Elettra Deiana, Carlo Leoni, Marco Furfaro.</p>
<p><em>Martedì 5 aprile, in concomitanza con il ritorno in aula del processo breve, si svlogerà a Roma  “Democrazia Day – Notte bianca della Democrazia”. L’iniziativa  nasce da una idea partorita dal Presidio permanente di Montecitorio e sarà promossa dal Popolo Viola, Articolo 21 e Libertà e Giustizia, Move On Italiano. Si inizierà nel pomeriggio dalle 14.30 in poi con un presidio permanente in Piazza Montecitorio e alle 20.00 ci si spoterà in Piazza Sant’Apostoli (Roma) si alterneranno artisti, rappresentati della società civile, dei partiti, del mondo delle associazionismo in un happening dedicato alla democrazia all’insegna del tricolore e della costituzione.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>9 aprile, tutte le piazze</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 05:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grande manifestazione è prevista in molte piazze d&#8217;Italia, è una manifestazione di lavoratori che vogliono uscire la precariato. Partecipano diverse associazioni della società civile, fra cui: Uds, Link, Articolo 21, Prossima Italia, Valigia Blu, Pugliamo l&#8217;Italia, Errori di Stampa, Popolo Viola, Reset Italia, European Alternatives. Poi i Lavoratori Phonomedia in lotta di Catanzaro, Donne di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande manifestazione è prevista in molte piazze d&#8217;Italia, è una  manifestazione di lavoratori che vogliono uscire la precariato.  Partecipano  diverse associazioni della società civile, fra cui:  Uds,  Link, Articolo 21, Prossima Italia, Valigia Blu, Pugliamo l&#8217;Italia, Errori di  Stampa, Popolo Viola, Reset Italia, European Alternatives. Poi i  Lavoratori Phonomedia in lotta di Catanzaro, Donne di Classe, Arte della  Resistenza e, tra i personaggi del mondo dello spettacolo, Silvia  Avallone, Valerio Mastandrea, Jasmine Trinca, Dario Vergassola, Ascanio  Celestini, Luciano Gallino, Giulia Innocenzi, Michele Serra, Umberto Guidoni e Margherita  Hack.<span id="more-22599"></span></p>
<p>Il comunicato de &#8220;il nostro tempo è adesso&#8221; ci spiega che &#8220;Il 9  aprile sarà una grande giornata di mobilitazione in cui finalmente noi  precari, disoccupati, lavoratori autonomi, studenti, noi giovani senza  diritti scenderemo in piazza per manifestare, uniti, la nostra  esistenza, per rivendicare i diritti che oggi ci sono negati, per far  sentire la nostra voce e raccontare chi siamo, perché vogliamo un altro  paese, un paese che investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni  invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le  competenze e cancellando ogni possibilità di realizzazione personale.  Per fare questo dovremo essere in tanti e dovremo essere ovunque. Non  una sola grande manifestazione a Roma, ma centinaia di piazze in tutta  Italia da cui gridare la nostra esistenza e il nostro desiderio non più  rinviabile di vivere la vita.&#8221;</p>
<p>Si mobilitano anche gli studenti medi e  universitari: &#8220;Non potevamo non cogliere l’appello a questa  mobilitazione, non siamo più disposti ad aspettare, a delegare ad altri  il nostro presente, a berci ancora una volta la storiella del futuro che  prima o poi arriverà, quel lontano futuro in cui finalmente sarà il  nostro momento.Noi vogliamo poter contare ora e subito, vogliamo imporre  al Paese il dramma di più generazioni per cui ormai la precarietà si è  fatta vita, dimensione esistenziale.Questo autunno lo abbiamo  rivendicato dalle nostre piazza, con un grande movimento studentesco che  ha scosso l’Italia, ma ora non vogliamo fermarci, non siamo disposti a  scomparire ancora una volta dall’agenda politica di questo Paese,  chiediamo risposte e cambiamenti immediati.Questo governo sta  distruggendo il nostro presente e il nostro futuro. In un periodo di  crisi ormai cronica come questo distrugge scuole e università con tagli  indiscriminati e riforme scellerate, dequalifica il lavoro che non è più  un diritto ma un privilegio, condannandoci a una dipendenza a vita  dalle nostre famiglie, a dover vivere con l’angoscia di un contratto che  scade e una borsa di studio che non ci viene più data. Oppure ci  condanna all’esilio forzato, a cercare all’estero qualcun altro che  riesca ad apprezzare le nostre competenze e la nostra voglia di  impegnarci per il bene comune. Noi però abbiamo deciso di non  rassegnarci, di cambiare a tutti i costi questo Paese. Per questo il 9  aprile saremo in piazza, ancora una volta, per riprenderci le nostre  città, la nostra dignità, i nostri spazi e la nostra cittadinanza, in un  Paese che ha bisogno di noi e contro chi, invece, ci umilia e vuole  spingerci oltre confine. Vogliamo moltiplicare la partecipazione a questa giornata insieme a  tutte le studentesse e gli studenti che nelle proprie città vogliono  riprendersi uno spazio che ci hanno rubato.&#8221;</p>
<p>Alcune delle piazze interessante dalla manifestazione nazionale:</p>
<p>-ROMA piazza Repubblica ore 15:00 street parade fino al Colosseo,<br />
-MILANO Colonne di San Lorenzo ore 15:30<br />
-NAPOLI piazza Mancini ore 9:00 corteo fino a Piazza del Gesù, ore 12:00 concerto finale<br />
-PALERMO piazza Indipendenza ore 17:00 fino a Piazza Bologni, ore 19:00 &#8220;I giovani siciliani si raccontano&#8221;<br />
-TORINO piazza Vittorio ore 15:00<br />
-GENOVA Via San Lorenzo ore 17:00<br />
-MODENA &#8220;Precary Parata&#8221; ore 15:30 Facoltà di Economia di Modena fino a Piazza Mazzini<br />
-ANCONA Piazza del Plebiscito ore 10:00 il comitato marchigiano  partecipa alla Marcia per il Lavoro e si incontra presso lo stand del  Comitato Il nostro tempo è adesso<br />
-CATANZARO piazza Prefettura ore 17:30<br />
-TARANTO Piazza Roma San Vito via del Faro 44 iniziativa e dibattito dalle 16:00 in poi<br />
-CESENA Piazza Almerici dalle ore 16:00<br />
-BERGAMO Piazza Matteotti dalle ore 16:30<br />
-SIRACUSA Tempio di Apollo ore 9:30<br />
-NOVARA Piazza Matteotti ore 15:000</p>
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		<title>Neanche questa è la nostra guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 03:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che, prima o poi, ci fosse una guerra decisa dalla maggioranza la cui responsabilità fosse invece ascritta all&#8217;opposizione era prevedibile nell&#8217;incastro politico nazionale. Ma questo dettaglio è piccola cosa, al massimo destinata a risollevare un po&#8217; le sorti del consenso dell&#8217;Arcoriano dopo il disastro mediatico circa le posizioni sul nucleare ed il pericolo corso in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che, prima o poi, ci fosse una guerra decisa dalla maggioranza la cui  responsabilità fosse invece ascritta all&#8217;opposizione era prevedibile  nell&#8217;incastro politico nazionale. Ma questo dettaglio è piccola cosa, al  massimo destinata a risollevare un po&#8217; le sorti del consenso  dell&#8217;Arcoriano dopo il disastro mediatico circa le posizioni sul  nucleare ed il pericolo corso in Giappone. Certo che, in vero, vedere un  Partito Democratico sempre pronto a sostenere gli allarmi sulla  sicurezza della Lega Nord, quand&#8217;anche siano evidenti prodromi di ogni  salto razzista della politica nazionale, e non inseguirla mai sulle  questioni della Guerra (dal Kosovo alla Libia) lascia un po&#8217; interdetti. <span id="more-21971"></span></p>
<p><strong>E&#8217;  la paura della responsabilità, la paura della ritorsione è quella che alimenta il no delle destre.</strong> Paura codarda che in ogni istante può trasformarsi in coraggio idiota  come avvenne proprio a partire dalla prima guerra di Libia quando il  nazionalismo <em>progressista</em> iniziò a fondersi con il <em>populismo. </em>Ma erano altri tempi, eppoi furono quelli del fascismo. E sappiate che<strong> l&#8217;allarme terrorismo e quello immigrazione aiu</strong><strong>teranno questa fusione</strong>. Servono a questo.</p>
<p>Similmente finché stiamo dalla parte dei bombardanti si può comprendere  la sospensione contestuale proposta del Presidente della Repubblica  che, siccome non possiamo contraddire l&#8217;articolo 11 della Costituzione,  si occupa di ridefinire semanticamente la guerra e distinguerla dalle  operazioni armate internazionali. E&#8217; assai probabile che dalle vittime  la sottile differenza non sia colta, ed il problema non sarà risolto da  un saggio di Umberto Eco.</p>
<p>Per chi l&#8217;avesse scordato ecco il testo:</p>
<p><em>Art. 11</em></p>
<p><em><strong>L&#8217;Italia  ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri  popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali</strong>;  consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni  di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la  giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni  internazionali rivolte a tale scopo.</em></p>
<p>Quel chiarissimo, in condizioni di parità, come dire, risolve ogni fraintendimento circa l&#8217;attacco forse necessario alla Libia.</p>
<p>Già.<strong> La questione della <em>necessità</em>, della <em>umanità</em>, della guerra in Libia non è certo da trascurarsi.</strong> Non basterebbe, cosa che nessuno fa, richiamare alla propria  responsabilità coloro che Gheddafi hanno armato e pretenderne le  dimissioni. E non basta nemmeno invocare gli agenti inglesi, e forse  pure francesi, che da circa un mese muovono nelle file dell&#8217;opposizione  per trasformare l&#8217;aspettative popolari libiche alimentate dai <em>moti per il pane e la libertà</em> di Egitto e Tunisia in rivolta anti-regime. Non basta neanche ricordare  le commesse petrolifere, gli investimenti, la necessità di avere un  nuovo Kosovo o un nuovo Montenegro in Africa del Nord, necessità  maggiore proprio ora che accanto si apre qualche spazio di <em>democrazia</em>.</p>
<p>Forse davvero<strong> visto che il <em>migliore dei mondi possibili</em> non ci piace occorrerà metterlo in discussione</strong>. In toto. Rompere il vetro, per avere la via di fuga. Già. <strong>Due sono i modi con cui possiamo farci scudo di quell&#8217;articolo 11 della nostra Costituzione</strong>. <strong>Il primo imbelle</strong>,  per chiamarsi fuori e salvare la nostra anima. Meglio che bombardare è  comunque anche ciò, nonostante l&#8217;agitarsi dei pragmatici <em>umanitaristi</em>. L&#8217;altro? <strong>L&#8217;altro è quello di mettere in discussione e scindere un trinomio ideologico e mitico: libertà, democrazia e libero mercato</strong>.</p>
<p>La <em>libertà</em> ce la dobbiamo tenere. Forse non cantavamo <em>viva il comunismo e la libertà</em>, aggiungendo poi un po&#8217; di nomi che con la libertà ebbero un rapporto ambiguo, però. Eppoi c&#8217;è la Resistenza, nota come <em>lotta di liberazione nazionale</em> in cui assieme ai bombardamenti americani ed inglesi, proprio come oggi  in Libia, v&#8217;era l&#8217;azione delle milizie partigiane, un po&#8217; diverse dai <em>competitor gheddafiani</em>.  E del resto questo equilibrio costituzionale tenne in piedi, e pure in  scacco, l&#8217;Italia fino al 1989 costringendo taluni ad agire sommersi tra  servizi segreti,  logge deviate e criminalità mafiosa. E mentre  bombardavano gli americani, ancora maledetti dai nostri genitori  antifascisti (e questa è la base di certe posizioni del PDL e della Lega  di oggi) a terra c&#8217;era quella lotta di popolo che ha provato, fallendo,  a dare un senso a quella libertà. Ha fallito ma il tempo è stato lungo e  l&#8217;eredità lasciata, la Costituzione è ottima.</p>
<p>La <em>democrazia</em> la dobbiamo definire. E definire bene. Anzi è  questa l&#8217;ambiguità da rompere. Certo, qualsiasi democrazia formale è  meglio di una dittatura, pure in Libia, ovviamente. E&#8217; meglio perché  offre spazi ed opportunità. E&#8217; meglio perché l&#8217;oppressione del dissenso  deve scivolare verso l&#8217;emarginazione sociale per essere operativa. E&#8217;  meglio perché uno spezzone della classe borghese può filantropicamente  provare a rappresentare le istanze politiche dei ceti popolari. Però a  noi la democrazia formale deve non bastare. Lo possiamo dire? <em>Liberté, Egalité, Fraternité. </em>Come  sempre, come la democrazia greca, era per i cittadini francesi, per  tutti però. Ecco dev&#8217;essere per i cittadini del mondo. Ed i <em>Rafale</em> che bombardano la Libia non portano Egalité. E&#8217; questo il più difficile  esercizio per la sinistra contemporanea, costruire la teoria per un  mondo democratico. Pensare ed agire le istituzioni <em>borghesi</em> dell&#8217;Europa per questo fine.</p>
<p>Sul <em>libero mercato</em> pare essere tutto più facile. Un bel no.  Punto. Se qualcuno pensa ancora che il libero mercato possa accoppiarsi  fecondamente con democrazia o libertà consigliamo un bel viaggio nelle  periferie statunitensi, quelli interne o quelle lasciate dagli squadroni  della morte sudamericani, o, di contro, nella Cina capitalista. Certo  una efficiente teoria economica descrive l&#8217;assalto al <em>libero mercato</em> il presupposto della vittoria. Fino ad ora però non ha funzionato, né l&#8217;assalto né la vittoria.</p>
<p><strong>C&#8217;è la guerra</strong>. E come ogni guerra dopo lascerà la fame  tra la povera gente, come prima della guerra. Così sarà se nessuno  riuscirà a mettere nella guerra elementi, teorie e prassi,  rivoluzionari. Così sarà se il popolo non parteciperà, non come soldato  però. All&#8217;opposto: disubbidendo. O meglio ancora creando le proprie  ubbidienze. Nessuno si illuda che ciò basti. Prima della Resistenza  italiana vi fu la guerra civile spagnola. Una disfatta, d&#8217;eroi ma una  disfatta.</p>
<p><strong>Ha ragione chi dice che non basta mettersi contro i bombardamenti e contro Gheddafi.</strong> Ha ragione, però, solo se aggiunge che bisogna mettersi contro lo stato  di cose presente quello per chi c&#8217;è Gheddafi e ci sono i bombardamenti.</p>
<p>David Lognoli</p>
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		<title>Vendola: si può essere contro Gheddafi e per la pace</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 07:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vendola si schiera con il No alle bombe. &#8220;L&#8217;Onu prevede anche la diplomazia&#8221;. </strong><strong>Noi  e l´Europa in questi anni siamo stati indifferenti, e complici delle  malefatte del dittatore di Tripoli e di tutti i raìs del Mediterraneo<br />
</strong></p>
<p>ROMA &#8211; «La risoluzione dell´Onu contiene vari ingredienti e poteva  essere letta in molti modi. Si è scelta la strada più rischiosa  riproducendo il ciclo paradossale di impedire il massacro di civili  attraverso massacri di civili». Nichi Vendola si schiera decisamente  contro l´intervento armato in Libia dopo quelle che erano sembrate delle  timide aperture. «Se fossi in Parlamento voterei no ai bombardamenti su  Tripoli», dice il leader di Sel e governatore della Puglia. Che  annuncia il risveglio del mondo pacifista. «Nelle prossime ore e nei  prossimi giorni, quando l´opinioni pubbliche italiana e europea si  confronteranno con la realtà, si potrà costruire una mobilitazione su  due versanti: contro Gheddafi e contro la guerra».<br />
<strong><span id="more-21941"></span></strong></p>
<p><strong>Sulla mozione  delle Nazioni unite Giorgio Napolitano non la pensa come lei. Parla di  azione autorizzata dal Consiglio di sicurezza.<br />
</strong>«Non c´è dubbio. È  stata adottata una risoluzione Onu che in qualche maniera dà una  copertura legale alle decisioni assunte dai Paesi occidentali. Che poi  ci sia una contraddizione tra questi impegni di carattere palesemente  militare e il precetto scolpito nell´articolo 11 della Costituzione è  una questione di grande rilievo. Che resta aperta».<br />
Dire no alle bombe non significa essere indifferenti alle sofferenze degli insorti e della popolazione civile?<br />
«Noi  siamo stati non solo indifferenti ma complici, insieme con l´Europa  intera, delle malefatte di Gheddafi e di tutti i rais del Mediterraneo  in questi anni».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Questo è il passato. Adesso qual è l´alternativa all´azione militare?<br />
</strong>«Tra  l´indifferenza e la guerra la terza opzione è la politica del  negoziato, della diplomazia che pure sono strade previste nella  risoluzione dell´Onu. Si può lavorare a tenaglia sul regime libico con  tutti i mezzi per arrivare a un cessate il fuoco e una forza di  interposizione di pace. L´esperienza che abbiamo fatto in Libano  dimostra che l´alternativa esiste. Anche perché l´Occidente non ha molta  credibilità presso quei popoli. Cosa abbiamo detto delle truppe saudite  che sono andare in Bahrein a reprimere la ribellione del popolo?  Niente. Cosa diciamo della repressione degli oppositore in Arabia  saudita? Niente. Aver usato due pesi e due misure selezionando tiranni  da abbattere e altri da mettere nei consigli di amministrazione fa  apparire la nostra guerra in Libia un capriccio».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>I pacifisti  sono un po´ ai margini. E non li abbiamo visti neanche quando Gheddafi  ha cominciato a usare le armi contro il suo popolo.<br />
</strong>«Il  sentimento pacifista è innanzitutto un sentimento di indignazione contro  Gheddafi. Per me lo slogan è &#8220;no a Gheddafi no alla guerra&#8221;. Nelle  prossime ore si può costruire una mobilitazione su questi due pilastri.  Spero però che a differenza di altre volte lo spirito di guerra non si  traduca in spirito di intolleranza».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Verso chi?<br />
</strong>«Verso il  pacifismo che non è una ridotta di estremisti o di utopisti. È un punto  di osservazione che ha svelato la menzogna diventata sistema delle  guerre».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Senza fermarle.<br />
</strong>«La seconda potenza mondiale,  come il New York Times definì il pacifismo, è stata sconfitta. Ma questo  risultato lo stiamo pagando tutti in maniera dolorosa. È stata  sconfitta la possibilità di entrare in un´epoca che capovolgesse  l´azzardo della guerra infinita nella sfida della pace infinita».</p>
<p>Goffredo De Marchis</p>
<p>da La Repubblica</p>
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		<title>Napoli, SEL sceglie Morcone</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 19:44:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il referendum tra gli iscritti di Sinistra e libertà che a Napoli hanno scelto di appoggiare in candidato sindaco del Pd, il prefetto anticlan Mario Morcone, nel ballottaggio con il candidato di Idv, l&#8217;ex magistrato Luigi De Magistris. Morcone ha ottenuto 350 voti rispetto ai 254 di De Magistris. Dopo l&#8217;esito del referendum interno, SEL [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il referendum tra gli iscritti di Sinistra e libertà che a  Napoli hanno scelto di appoggiare in candidato sindaco del Pd, il  prefetto anticlan Mario Morcone, nel ballottaggio con il candidato di  Idv, l&#8217;ex magistrato Luigi De Magistris. Morcone ha ottenuto 350 voti  rispetto ai 254 di De Magistris.<span id="more-21920"></span></p>
<p>Dopo l&#8217;esito del referendum interno, SEL lancia  un appello a Luigi De Magistris a &#8220;riconsiderare il tema dell&#8217; unita&#8217; della coalizione. Abbiamo  compiuto il nostro percorso democratico&#8221; &#8211; afferma &#8216;Sinistra e liberta&#8217;  di Napoli &#8211; &#8220;unici tra le forze politiche a scegliere in questo modo il  candidato alle Comunali, ma non rinunciamo al tema dell&#8217; unita&#8217; gia&#8217; a  partire delle Municipalità e rivolgiamo un appello a De Magistris in questo senso&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;No alla guerra e no a Gheddafi&#8221;. La posizione di SEL</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 16:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il  Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;, riunitosi oggi a Roma con la relazione di Nichi Vendola e la discussione successiva, ha approvato il seguente documento sulla vicenda libica: La guerra contro la Libia è la risposta più sbagliata e pericolosa alla domanda di democrazia che si è affermata in tutto il Mediterraneo nel corso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il  Coordinamento Nazionale di Sinistra  Ecologia Liberta&#8217;, riunitosi oggi a Roma con la relazione di Nichi  Vendola e la discussione successiva, ha approvato il seguente documento  sulla vicenda libica:</em><span id="more-21907"></span></p>
<p><strong>La guerra contro la Libia è la risposta più sbagliata e pericolosa </strong>alla domanda di democrazia che si è affermata in tutto il Mediterraneo nel corso degli ultimi mesi.<strong> Chiediamo un immediato cessate il fuoco per consentire l&#8217;avvio di un negoziato tra le parti</strong> che abbia come interesse superiore quello della protezione delle popolazioni civili, con l&#8217;obiettivo di mantenere l&#8217;integrita’ e l&#8217;autonomia di quel Paese sotto un nuovo governo democratico. <strong>Chiediamo che si apra subito un corridoio umanitario per consentire ai profughi di salvarsi</strong> dalla guerra e l&#8217;immediata predisposizione degli strumenti piu’ adeguati per garantire ad essi un&#8217;accoglienza su tutto il territorio europeo</p>
<p>A meno di ventiquattro ore dall&#8217;avvio dei bombardamenti da parte della Coalizione dei volenterosi appare evidente che lo scenario più  probabile è quello di una vera e propria escalation militare, che potrebbe portare ad esiti che vanno ben oltre la stessa risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu, ivi compresa l&#8217;invasione militare terrestre delle forze della coalizione.</p>
<p>Il presidente Sarkozy ha ribadito, fin dall&#8217;avvio dei bombardamenti francesi, che l&#8217;obiettivo da perseguire è quello di “andare fino in fondo”, prefigurando uno scenario di guerra che è ben distante dalle iniziali dichiarazioni di protezione delle parti che avevano partecipato alla ribellione contro il regime totalitario del colonnello Gheddafi. Per questo, fin da subito, come Sinistra Ecologia Libertà, avevamo espresso la netta contrarieta’ per la parte della risoluzione 1973 che consentiva l&#8217;uso dell&#8217;offensiva militare ad una coalizione di cui, oggi, l&#8217;Italia fa pienamente parte. Questa risoluzione è tardiva, a fronte di una situazione sul campo libico che necessitava un celere intervento politico e diplomatico a favore degli insorti quando questi ultimi avevano il pieno controllo di una parte importante del Paese e prima che Gheddafi potesse riorganizzare le sue forze e procedere alla riconquista delle zone liberate dal suo regime. Le settimane che sono trascorse hanno evidenziato la debolezza dell&#8217;intervento politico della comunità internazionale, che non è riuscita neppure ad imporre le sanzioni economiche e commerciali che avrebbero davvero indebolito il regime di Gheddafi, dal congelamento dei conti e delle partecipazioni azionarie legate al rais fino all&#8217;indispensabile e totale embargo del commercio delle armi.</p>
<p>Siamo convinti che il principio della non interferenza negli affari dei singoli stati sia un delitto contro un principio più grande ed importante, quello del rispetto dei diritti umani. Siamo altresì convinti che ogni qual volta la parola “umanitario” si sia accostata alla guerra si siano prodotte violazioni e violenze ancora più gravi. La realpolitik seleziona i diritti umani a seconda degli obiettivi strategici. Accade così che in Yemen si spari sulla folla che protesta, provocando decine di vittime, che in Bahrein ci sia l&#8217;intervento repressivo dell&#8217;Arabia Saudita, per non parlare di quanto accade da anni in Somalia o, più recentemente, in Costa d&#8217;Avorio, senza che vi sia una reazione degna da parte della comunità internazionale a garanzia del principio, evidentemente per essa NON universale, della tutela dei diritti umani.</p>
<p><strong>Consideriamo il colonnello Gheddafi uno dei peggiori dittatori del pianeta</strong>. Senza esitazioni, mentre gran parte dei paesi occidentali lo riveriva, ne abbiamo denunciato le nefandezze. Mentre il presidente del Consiglio Berlusconi si affannava nel baciamano al tiranno, grato per i suoi servigi economici ed ancor di piu’ per la ferocia con la quale la Libia controllava il flusso dei migranti dall&#8217;Africa, noi eravamo dalla parte di chi chiedeva la revoca del trattato con la Libia e l&#8217;immediata messa in opera di misure che proteggessero le vite dei migranti detenuti nel deserto libico.</p>
<p><strong>Siamo stati fin dall&#8217;inizio e senza esitazioni dalla parte delle popolazioni</strong> che, sollevandosi, hanno rovesciato i regimi autocratici della Tunisia e dell&#8217;Egitto, cosi’ come abbiamo sostenuto e sosterremo le mobilitazioni per la liberta’ e la democrazia in Marocco, Algeria, Yemen, Bahrein e Albania. Lo abbiamo fatto con convinzione, sicuri che il complice silenzio di Paesi oggi in prima fila nella guerra, come la Francia e l&#8217;Italia, fosse motivato da opportunismo balbettante oltre che dalla reale incomprensione di cio’ che in quei Paesi stesse accadendo, a partire dalla scomparsa dell&#8217;orizzonte fondamentalista nella narrazione di quelle società. E’ evidente, infatti, che gli unici soggetti che avessero rapporti con quelle realta’ fossero le forze della societa’ civile internazionale, nelle quali pienamente ci riconosciamo, e non certo le diplomazie a lungo complici dei regimi.</p>
<p>Per noi il no alla guerra e l&#8217;inimicizia e l&#8217;avversione nei confronti di Gheddafi hanno ugual rilievo. Dobbiamo uscire dal vicolo cieco tra inerzia e guerra per generalizzare il tema dei diritti umani e della democrazia.</p>
<p><strong>Per questo chiediamo che il nostro Paese non partecipi</strong>, in ottemperanza all&#8217;articolo 11 della Costituzione e anche in ragione del passato colonialista dell&#8217;Italia, alla guerra promossa dalla cosiddetta Coalizione dei volenterosi e che, al contrario, l&#8217;Italia si faccia promotrice di una iniziativa politica per determinare il cessate il fuoco e l&#8217;apertura del tavolo negoziale, oltre  a richiedere l&#8217;applicazione delle parti della risoluzione 1973 che consentirebbero di promuovere un&#8217; intervento positivo per il cambio del regime e la protezione dei civili. Per ottenere questo risultato è fondamentale il <strong>coinvolgimento dell&#8217;Unione Africana</strong> e della stessa Lega Araba, che stanno prendendo pesantemente le distanze dall&#8217;intervento militare. Gli stessi Paesi che si sono astenuti sulla risoluzione 1973, a partire dalla Cina passando per la Germania, il Brasile e la Russia, stanno indicando nell&#8217;intervento militare una forzatura della stessa risoluzione. Insistiamo nel credere che sia il tempo del cessate il fuoco per consentire a forze  di interposizione sotto chiaro mandato dell&#8217;Onu, di Paesi che non abbiano partecipato all&#8217;attacco di queste ore e che non abbiano interessi economici diretti nell&#8217;area, di garantire la transizione alla democrazia e la protezione dei civili.</p>
<p>Siamo molto preoccupati per ciò che l&#8217;intervento militare può voler dire per le stesse domande di democrazia espresse in quell&#8217;area, pregiudicando la direzione progressista delle rivoluzioni arabe: dal silenzio dei governi occidentali alla guerra come unico strumento di relazione internazionale, siamo di fronte al peggior volto dell&#8217;occidente.</p>
<p>Riteniamo che ci debba essere un ruolo completamente diverso dell&#8217;Europa. L&#8217;iniziativa francese e l&#8217;inerzia tedesca rappresentano l&#8217;evidente assenza di una politica comune. Le pericolose dichiarazioni di irresponsabilità dei governi europei, in cui l&#8217;Italia tristemente primeggia, nei confronti dei profughi ne evidenzia la regressione culturale e civile. Essere una superpotenza affacciata su un mare in ebollizione comporta tutt&#8217;altre responsabilita’. Si adotti, quindi, una vera politica euro-mediterranea, che impedisca alla guerra di essere la “continuazione dell&#8217;inesistenza della politica”. Si affronti l&#8217;emergenza profughi sospendendo il Frontex e determinando una nuova politica di accoglienza ed integrazione di uomini e donne i cui diritti umani non possono essere difesi con le bombe nei Paesi di provenienza, per poi essere calpestati appena mettano piede sul suolo europeo. Non si dimentichi mai che la piu’ grande violazione dei diritti umani Gheddafi l&#8217;ha messa in opera proprio sui migranti, su mandato delle potenze europee, e che di queste violazioni in primo luogo dovrà rispondere al Tribunale penale internazionale. Una politica euromediterranea che sappia tutelare davvero i diritti e la sicurezza delle popolazioni, a partire dal riconoscimento dei diritti e della sicurezza reciproca di Israele e Palestina.</p>
<p><strong>Siamo convinti che questo sia il momento di coinvolgere l&#8217;opinione pubblica in una generale mobilitazione per i diritti umani, la democrazia e la pace.</strong> Proprio per questo chiediamo di non militarizzare innanzitutto i pensieri, di non abbandonare mai lo spirito critico e la cognizione delle conseguenze che gli atti di queste ore possono determinare. La costruzione della pace è l&#8217;unica alternativa e non possiamo scoraggiarci dicendo che il suo raggiungimento sia pieno di ostacoli. <strong>Costruire la pace significa dire la verità, emanciparsi da ogni logica di campo, essere contro i dittatori senza esitazioni e stare sempre dalla parte delle popolazioni che subiscono le violenze delle guerre</strong>.</p>
<p>Sinistra Ecologia Libertà</p>
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		<title>Nucleare, una questione mondiale</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 04:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La questione nucleare è tutt’altro che una questione nazionale, il problema della sicurezza delle centrali è molto più vasto di quanto ci si immagina. Intorno al territorio italiano, a pochi chilometri dai nostri confini, esistono centrali decrepite che funzionano regolarmente e delle quali non si conosce poi un granchè. Forse l’esempio più eclatante è quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione nucleare è tutt’altro che una questione nazionale, il  problema della sicurezza delle centrali è molto più vasto di quanto ci  si immagina. <span id="more-21637"></span></p>
<p>Intorno al territorio italiano, a pochi chilometri dai nostri  confini, esistono centrali decrepite che funzionano regolarmente e delle  quali non si conosce poi un granchè.</p>
<p>Forse l’esempio più eclatante è quello della centrale di Krsko, in  Slovenia, a poco più di 130 Km da Trieste, centrale quella di Krsko che  risale al 1975, il cui reattore di vecchissima tecnologia è stato più  volte riparato. Inoltre molti sostengono che sia stata costruita  addirittura vicino ad una faglia sismica.</p>
<p>Capite bene che qualsiasi guasto a Krsko, comporterebbe un enorme  rischio anche al territorio italiano, eppure sembra che la volontà di  cambiare rotta non ci sia, questo perchè dietro l’energia nucleare e  dietro la costruzione di nuove centrali si celano enormi interessi, con  il nucleare i monopolisti dell’energia ricavano utili esorbitanti.</p>
<p>A giugno il secondo referendum che potrebbe far naufragare la  politica nuclearista esasperatamente sponsorizzata da questo Governo. La  chiamata alle urne è una tappa fondamentale per chi crede nelle energie  rinnovabili e nella loro modernità.</p>
<p>Nel frattempo, alcuni parlamentari del Partito Democratico hanno  pubblicato una lista dei siti dove potranno essere costruite nuove  centrali nucleari. Secondo Ermete Realacci (Pd), tale mappa è  reale, visto che a seguito di una sua interrogazione del 12 gennaio 2010  il Governo non negò la sua validità.</p>
<p>Di seguito la lista.</p>
<p>Andrea Sironi</p>
<p>–</p>
<p><strong>Piemonte</strong><br />
1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli).<br />
2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella)</p>
<p><strong>Lombardia</strong><br />
3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia)<br />
4. la zona a sud di Mantova lungo il Po<br />
5. la zona a sud di Cremona lungo il Po</p>
<p><strong>Veneto</strong><br />
6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo)<br />
7. la zona del delta del Po (Rovigo)<br />
8. la zona della foce del Piave (Venezia)<br />
9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia)</p>
<p><strong>Friuli Venezia Giulia</strong><br />
10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine)<br />
11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone)</p>
<p><strong>Emilia Romagna</strong><br />
12. La zona costiera a nord (Ferrara e Ravenna) e la meridionale fino a Rimini<br />
13. La zona a nord di Fidenza fra Taro e Po (Parma) Toscana<br />
14. Isola di Pianosa (Livorno)<br />
15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno)<br />
16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto)<br />
17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto)</p>
<p><strong>Lazio</strong><br />
18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo)<br />
19. l’area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo)<br />
20. l’area costiera di Borgo Sabotino (Latina)Campania<br />
21. Foce del Garigliano (Caserta)<br />
22. Foce del Sele (Salerno)</p>
<p><strong>Calabria</strong><br />
23. area costiera di Sibari (Cosenza)<br />
24. la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cosenza.<br />
25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord  di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi,  Tronca).<br />
26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro)</p>
<p><strong>Molise</strong><br />
27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli)</p>
<p><strong>Puglia</strong><br />
28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto)<br />
29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia)<br />
30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia)<br />
31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce)<br />
32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce)<br />
33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici<br />
34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici<br />
35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi)</p>
<p><strong>Basilicata</strong><br />
36. tutta la costa ionica della regione</p>
<p><strong>Sardegna</strong><br />
37. foce del Flumendosa (Cagliari)<br />
38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro)<br />
39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro)<br />
40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari)<br />
41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano)</p>
<p><strong>Sicilia</strong><br />
42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento)<br />
43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa)<br />
44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta)<br />
45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani)</p>
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		<title>La “primavera araba”, Israele e l’Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 03:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Unione Europea non riesce ancora a esprimere una linea strategica adeguata alla portata della “rottura” storica che sta provocando la “primavera araba”. E questo, non solo nei confronti dei paesi liberati o in via di liberazione, ma anche verso quelli non ancora investiti dai sommovimenti popolari. Tra i paesi verso cui è necessario riorientare in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Unione Europea non riesce ancora a esprimere una linea strategica adeguata alla portata della “rottura” storica che sta provocando la “primavera araba”. E questo, non solo nei confronti dei paesi liberati o in via di liberazione, ma anche verso quelli non ancora investiti dai sommovimenti popolari. Tra i paesi verso cui è necessario riorientare in anticipo la posizione europea, l’UE farebbe bene a includere Israele. Finora si è parlato solo di come la “primavera araba” potrà ripercuotersi sul conflitto israelo-palestinese e sulle future relazioni tra i paesi arabi e Israele. <span id="more-21642"></span></p>
<p>Non ci si è ancora azzardati a includere Israele tra i paesi in cui l’effetto domino potrebbe arrivare a scuotere l’assetto interno del paese. Eppure anche in Israele la democrazia e i diritti umani sono a rischio. Un esempio, tra i tanti che si potrebbero citare a sostegno di questa affermazione, è quanto accaduto ad Ameer Makhoul, cittadino israeliano arabo, che il 30 gennaio 2011 il Tribunale di Haifa ha condannato a nove anni di carcere, con l’accusa di spionaggio e contatti con <em>Hesbollah</em>. Ameer Makhool è il Direttore di <em>Ittijah</em>, la rete delle organizzazioni della società civile impegnate nella lotta contro le discriminazioni che colpiscono i cittadini arabi d’Israele. Discriminazioni nell’accesso ai servizi sociali, alla scuola, alla casa, al lavoro, alle attività commerciali e imprenditoriali. Fino a odiose misure che calpestano i diritti umani, come quelle che impediscono il ricongiungimento familiare delle coppie “miste”, tra cittadini d’Israele e palestinesi dei Territori Occupati. Chi volesse documentarsi, anche solo attraverso internet, sulla vicenda di Amir Makhoul scoprirebbe una storia di violazioni di diritti umani: dalla negazione dei diritti elementari di difesa dell’imputato fino all’impiego della tortura. Questo caso peraltro rende evidente un altro inquietante problema: la mancanza di stato di diritto in Israele. Non solo nel senso classico della separazione dei poteri, né soltanto in quello dell’arbitrarietà dei poteri esecutivo e giudiziario nei confronti delle leggi vigenti (la pratica dell’illegalità), ma soprattutto nella produzione di leggi e norme esse stesse intrinsecamente illegali perché non ispirate ai fondamentali principi di proporzionalità, ragionevolezza (non arbitrarietà) e imparzialità (non discriminazione). Che si faccia da tempo ricorso a questo tipo di norme nei Territori Occupati e soprattutto a Gerusalemme Est è cosa risaputa. Le demolizioni forzose delle abitazioni, le confische, la cacciata di migliaia di palestinesi da interi quartieri di Gerusalemme Est, sono supportate da leggi e norme che hanno il marchio dell’“illegalità”. Meno nota è la situazione di mancanza di stato di diritto che Israele impone ai suoi stessi cittadini. Il caso di Ameer Makhool è illuminante. Il capo d’accusa che è alla base della sua condanna è di aver passato a un giordano, attivista della società civile e presunto agente di <em>Hezbollah</em>, informazioni sull’ubicazione di una base militare dello <em>Shin Bet</em> e degli uffici del <em>Mossad </em>(i due servizi segreti israeliani). Informazioni che, quand’anche fossero state veramente fornite, in Israele sono di dominio pubblico. Allora dov’è lo spionaggio? E’ qui che entra in gioco la norma “illegale”. Infatti, nel codice penale israeliano è stata inserita una norma secondo la quale si può essere imputati di spionaggio, anche se l’informazione passata all’”agente nemico” sia pubblicamente nota, e anche se nel fornire l’informazione non vi sia alcun intento di nuocere. Una norma che si presta a ogni genere di arbitrarietà, e che sembra fatta apposta per eliminare persone “fastidiose” dalla scena politica e civile.</p>
<p>Tutto ciò fa venire alla mente il famigerato <em>Sabotage Act</em>, la legge sudafricana in base alla quale nel 1963 Nelson Mandela fu condannato all’ergastolo. Una legge repressiva che, grazie alla sua formulazione generica, permise di considerare tradimento una serie di reati minori. E come in Sudafrica, una legge nata per reprimere la lotta contro la discriminazione non colpì ferocemente solo i militanti neri ma anche moltissimi bianchi, anche in Israele sta succedendo una cosa analoga. Dopo la guerra contro Gaza, coloro, arabi o ebrei, che condannano le violazioni dei diritti umani sono accusati dalla stampa filogovernativa e da parlamentari di essere contro lo Stato d’Israele. Questa campagna rischia di trasformarsi in un vero e proprio regime repressivo con l’approvazione alla <em>Knesset</em> di quattro disegni di legge liberticidi, mirati a spegnere le voci delle organizzazioni della società civile israeliana, arabe ed ebree, che si battono per i diritti umani. È’ interessante (se così si può dire) notare come leggi simili siano presenti in molti stati arabi. Il paragone con il Sudafrica dell’<em>appartheid</em> non è azzardato. In questi ultimi anni, l’analogia è stata molto spesso evocata per la “bantuizzazione” in atto nei territori palestinesi. Ma ciò che fa saltare i nervi al potere  israeliano e ai suoi portavoce nei media, è quando l’analogia riguarda la situazione interna a Israele. Quanti articoli sono stati scritti per dimostrare che il paragone con il Sudafrica è improprio perché in Israele gli arabi hanno il diritto di voto mentre in Sudafrica i neri non l’avevano! E poi, l’affermazione che continuiamo a sentire dappertutto, da Radio Radicale alle massime istituzioni dell’UE, che Israele è l’unica democrazia nel Sud del Mediterraneo! Non c’è solo ignoranza o faziosità in quest’affermazione, ma una sorta di pigrizia mentale nell’aver accettato, con la cultura politica dell’era Bush, la riduzione della democrazia a solo processo elettorale. Se è vero invece, come i padri della politologia contemporanea ci hanno insegnato, che la democrazia esiste solo quando insieme all’elezione di rappresentanti ci siano anche libertà fondamentali e stato di diritto, dobbiamo ammettere che nella sponda sud del Mediterraneo non c’è nessun paese democratico. E questo vale anche per Israele. Non è sufficiente che la minoranza araba possa partecipare alle elezioni, quando essa è discriminata nei suoi più elementari diritti di cittadinanza. Non è sufficiente che Israele sia il solo paese nella regione ad avere istituzioni rappresentative simili a quelle dei paesi democratici occidentali, quando queste stesse istituzioni calpestano stato di diritto e libertà fondamentali, a discapito di tutti i cittadini, siano essi arabi o ebrei.</p>
<p>Sono molte le denunce d’intellettuali israeliani su un razzismo che non riguarda più i cittadini arabi, ma che ormai pervade le istituzioni e l’intera società israeliana. Ciononostante, l’opinione pubblica e le istituzioni europee non sembrano nemmeno accorgersi del ciclone che sta precipitando Israele in un baratro medioevale. Eppure, ciò che sta accadendo nei paesi arabi dovrebbe indurre l’UE a cambiare atteggiamento nei confronti di Israele. Non nel senso della rimessa in discussione del diritto all’esistenza e alla sicurezza, ma di pretendere da questo paese ciò che si richiede a tutti i Paesi Partner Mediterranei. L’UE in questi anni non ha dimostrato il rigore necessario a far rispettare gli Accordi di Associazione né i principi della Politica Europea di Vicinato. E ciò soprattutto per quanto riguarda lo Statuto Avanzato, una sorta di <em>upgrading </em>nel partenariato, riconosciuto a quei paesi che più si siano approssimati agli standard europei nel campo dei principi democratici e che abbiano compiuto progressi importanti nella <em>good governance </em>e nelle riforme politiche. Lo Statuto Avanzato è molto ambito dalla maggioranza dei paesi del Vicinato, non tanto per i limitati benefici economici quanto per la legittimazione a livello internazionale e interno che ne traggono i Governi. Nell’area mediterranea lo Statuto Avanzato è stato riconosciuto a Israele, Marocco e Giordania; mentre negoziati erano in corso fino a qualche settimana fa con Tunisia ed Egitto. In un autocritico intervento al Parlamento Europeo di qualche mese fa, il Commissario Stefan Füle ha ammesso che in questo campo l’UE ha “spesso privilegiato la forma piuttosto che la sostanza”. Se questo è vero per Marocco e Giordania, lo è altrettanto per Israele. Dopo quanto sta succedendo nel mondo arabo, ciò che fino a ieri era giudizio critico alle aperture dell’UE ai cosiddetti paesi arabi moderati da parte delle Organizzazioni dei Diritti Umani e delle represse opposizioni politiche nazionali, oggi diventa aperta condanna delle popolazioni di questi stessi paesi. Infatti, nonostante i tardivi pronunciamenti a favore dei cambiamenti in Tunisia ed Egitto, l’Europa è accusata di connivenza con le dittature, deposte e ancora al potere.</p>
<p>Cambiare atteggiamento verso Israele vuol dire che l’UE e i Governi degli Stati Membri incomincino a trattare questo paese come ci si augura che d’ora in poi vengano trattati tutti i paesi arabi.  Dobbiamo a tutti i costi evitare che il giorno in cui i cittadini israeliani abbiano lo stesso soprassalto di dignità di quelli arabi (le ultime manifestazioni a Tel Aviv fanno sperare che questo giorno non sia così lontano) non debbano anch’essi accusarci per non essere intervenuti, aver taciuto e non aver voluto vedere, quando ancora qualcosa si poteva fare in aiuto ai cittadini e alla società civile. Quando si chiede all’Europa di intervenire con determinazione, spesso si pensa subito alle sanzioni commerciali. Non si deve cadere nella trappola di questa banalizzazione. Non è al boicottaggio che l’UE deve ricorrere, salvo che non si tratti dei prodotti degli insediamenti nei Territori Occupati; ma lì è un problema di contrasto a un’illegalità nel commercio internazionale. L’UE deve pretendere il rispetto delle regole contenute nell’Accordo di Associazione con Israele. L’articolo 2 – presente peraltro in tutti gli Accordi con i Paesi Partner Mediterranei – stabilisce che “il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali (…) costituisce un elemento essenziale” dell’Accordo stesso. Più volte in questi ultimi anni le organizzazioni della società civile e persino il Parlamento Europeo hanno invano chiesto la sospensione dell’Accordo di Associazione, per la violazione dell’articolo 2. D’altra parte, non è facile intervenire su Israele quando lo stesso articolo non è rispettato dalla maggioranza dei Paesi Partner. Ma l’impunità di cui ha finora goduto Israele si deve soprattutto a quella sorta di eccezione che, per motivi non solo storici, esso ha rappresentato. E’ venuto il momento che Israele diventi, e soprattutto sia considerato, un paese normale, un paese come tutti gli altri paesi mediterranei. Poiché la “primavera araba” imporrà all’UE di cambiare registro, il primo atto che da parte europea dovrebbe essere compiuto nei confronti di Israele (come di tutti i paesi del Vicinato che violano i principi democratici) è quello di far sentire forte la riprovazione morale e politica dell’Europa. Lo dovrebbero fare le istituzioni europee, i governi e i parlamenti degli Stati Membri, i partiti e le organizzazioni della società civile, i media. Lo dovrebbero fare soprattutto tutti quelli che dicono di avere a cuore le sorti dello stato israeliano. Il governo di Israele e quelli degli altri paesi mediterranei debbono percepire che il vento è cambiato, che  non può più valere la regola del “male minore” rispetto al pericolo fondamentalista o alla messa in discussione della stabilità regionale. Per due ragioni. Primo, perché l’attualità politica internazionale si sta incaricando di dimostrare l’inconsistenza dei “rischi maggiori”. Secondo, perché anche nel Mediterraneo non ci può più essere nessuna considerazione di opportunità politica che valga di più della libertà e dei diritti dei cittadini.</p>
<p>Infine, condurre Israele alla normalità, trattarlo come un paese normale, può essere anche la precondizione per la soluzione del conflitto israelo-palestinese. Quando la riprovazione del mondo, o comunque dell’Europa, non si esprimerà più solo per le sopraffazioni nei confronti dei palestinesi, ma per lo stravolgimento in atto della vita civile e democratica all’interno d’Israele, anche se nell’immediato si potranno manifestare ulteriori arroccamenti, essa non potrà non influire sul processo di democratizzazione del paese che prima o poi anche gli israeliani dovranno intraprendere. E allora potrebbe essere proprio la democratizzazione di Israele il fattore decisivo nel porre fine a un conflitto che dura da più di sessant’anni. Ecco perche è arrivata l’ora di finire con l’eccezione israeliana.</p>
<p>Andrea Amato</p>
<p>Presidente dell’IMED- Istituto per il Mediterraneo</p>
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		<title>L&#8217;arroganza di chi non ha cuore la scuola</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 03:57:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giudichiamo veramente inqualificabile l’iniziativa della Direttora dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio che, immaginiamo con il consenso del Ministero, sta attuando un’iniziativa di Orientamento alla scelta degli studi universitari per gli alunni dell’ultimo anno delle scuole superiori del Lazio Sentite come. Con Circolare n. 1702 del 25 gennaio 2011 si invia a tutte le scuole il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giudichiamo veramente inqualificabile l’iniziativa della Direttora dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio che, immaginiamo con il consenso del Ministero,  sta attuando  un’iniziativa di Orientamento  alla scelta degli studi universitari  per gli alunni dell’ultimo anno delle scuole superiori del Lazio</p>
<p>Sentite come.<span id="more-21676"></span></p>
<p>Con Circolare n. 1702 del 25 gennaio 2011 si invia a tutte le scuole  il seguente  programma, insieme con  la scheda di adesione.</p>
<p>Gli alunni  (circa 5.000 di scuole statali e paritarie) verranno trasportati con pullman privati presso il santuario del Divino Amore, a Roma, dove incontreranno i rappresentanti   di Università Pubbliche e Private. Oltre al trasporto verranno offerti gratuitamente il pranzo, gadget e uno spettacolo della Star Rose Academy (Accademia di spettacolo fondata dalle suore Orsoline).</p>
<p>Per finire si potrà assistere alla Messa celebrata dal Rettore della Pontificia Università Lateranense.</p>
<p>Perché al Divino amore?</p>
<p>Lo spiega, con fraseggiare alato (non vi ricorda l’aulico pensiero dello Stato etico del ventennio?)  la   Direttora   Maria   Maddalena Novelli : “Il santuario del Divino Amore è meta tradizionale di pellegrinaggi che si svolgono soprattutto di notte. Oggi come ieri il santuario si offre a tutti, cattolici e di altra religione, credenti e non credenti, italiani e stranieri, tutti  cittadini e pellegrini di Roma, come il traguardo di un viaggio notturno, passaggio umano denso di difficoltà, ma che si conclude nella luce del mattino. Il pellegrinaggio,  lungo cammino attraverso la notte, è evocativo di un messaggio simbolico per i nostri giovani: la vita che viviamo e che costruiamo incontra momenti di buio e sforzo, soprattutto quando si affrontano scelte importanti, e la paura e  l’incertezza  si  incontrano con il desiderio. Sono momenti che ci accomunano tutti nella ricerca interiore delle soluzioni, in un percorso di progressiva consapevolezza che ci consente di “sfondare la notte” nella luminosità del giorno che nasce.”</p>
<p>La docente di un Liceo romano, colei  che sta facendo  circolare l’informazione denuncia “il gravissimo e costosissimo affronto alla concezione dell’istruzione pubblica e laica… la pubblicità che viene offerta alle Università private, laiche e cattoliche, in un momento di grave crisi dell’Istruzione pubblica statale… gli sprechi di risorse…mentre nelle scuole si tira avanti a fatica perché manca l’essenziale per il funzionamento”.</p>
<p>L’operazione     sta nel solco della  forzatura in atto per  equiparare la scuola dello Stato  a quella  paritaria (ahimé, quanti danni ha fatto Luigi Berlinguer con la legge n. 62!).</p>
<p>Risponde, inoltre,  all’idea che solo una visione religiosa della vita possa far accedere ad orizzonti valoriali.</p>
<p>L’ascesi dal buio alla luce, dalla paura e  dal desiderio alla consapevolezza per i nostri  giovani   si concludono, guarda caso, in un santuario cattolico e, sia pure per chi lo vuole, con il rito della  Messa.</p>
<p>Sottesa a queste “alte” ragioni per noi che pensiamo sempre male, c’è la pubblicità (neanche gratuita, ma pagata con i soldi di noi contribuenti!) alle Università private e cattoliche.</p>
<p>Ci chiediamo: come mai nessun dirigente scolastico ha  ancora denunciato questa pesante incursione sulla laicità  della Scuola pubblica  e questo inaudito spreco di risorse finanziarie?</p>
<p>Forse non tutte le scuole hanno ricevuto la Circolare.</p>
<p>Forse  molti Dirigenti e Consigli di Istituto  hanno deciso di non aderire all’iniziativa.</p>
<p>Forse (speriamo non  sia così!)  il decreto legislativo  n. 150 del Ministro Brunetta che impone  ai dipendenti della PA di astenersi da dichiarazioni che vadano a detrimento dell’immagine dell’Amministrazione e prevede  sanzioni disciplinari in caso di  disobbedienza  sta già facendo strame della libertà di pensiero e della decenza professionale di  tanti:  impiegati, docenti,  dirigenti.</p>
<p>SEL non si fermerà ad un’azione di denuncia all’opinione pubblica.</p>
<p>Come componente del tavolo Regionale per la difesa della Scuola Pubblica Statale del Lazio  intende agire  nelle sedi istituzionali e  presso l’organo di controllo finanziario, la Corte dei Conti.</p>
<p>Chiediamo a tutti i cittadini, in particolare ai lavoratori della Scuola, di esercitare al massimo la vigilanza  su tutti gli atti dell’Amministrazione che travalichino il diritto, il buon senso  e il rispetto dovuto alla Scuola Pubblica , in un momento tanto grave che vede, accanto ai disastrosi tagli di risorse, la delegittimazione della Scuola e della sua azione educativa da parte del Presidente del Consiglio e della sua “replicante”,  la Ministra   Gelmini.</p>
<p>Simonetta Salacone</p>
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		<title>Succede a l&#8217;Aquila. Dove un Paese racconta se stesso</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 12:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Otto ragazzi cacciati dalla Casa dello Studente de l’Aquila e privati della borsa di studio. Per aver fumato una sigaretta. E un silenzio assordante. Della politica, dei mezzi di informazione. Come se non fosse un fatto, una notizia sconvolgente. Come se fumare una sigaretta nella sala studio portasse naturalmente, senza enfasi, senza stupore, all’esclusione della borsa di studio, alla cacciata dal posto in cui dormono, alle facilitazioni cui hanno accesso per concludere gli studi, visto che la loro condizione economica non glielo permetterebbe mai.<br />
<span id="more-21167"></span></p>
<p>Un regolamento. Un atto burocratico. Una leggerezza. Tre elementi per cui basterebbe leggere qualsiasi giornale o semplicemente passare per le strade di questa Italia per capire che non possono essere sufficienti per rompere i sogni di una vita e le prospettive di futuro di ragazzi che, di colpe, ne hanno già scontate anche troppe. E purtroppo non loro.</p>
<p>Otto ragazzi, cinque provenienti da Israele, due molisani e un abruzzese, che, oltre le paure e le speranze, condividono un reddito familiare che non supera i 10 mila euro. Che studiano matematica, ingegneria, medicina. Studenti di varie province italiane scappati dalla periferia,  altri arrivati in Italia per sfuggire a una vita militare, alla propria guerra. E con tanta voglia di studiare.</p>
<p>Ragazzi che compiono una leggerezza. Ragazzi su cui si scatena una violenza inaudita.</p>
<p>L’atto di revoca non è stato nemmeno annunciato. Nessun preavviso. Un atto a firma del direttore dell’Adsu (Azienda per il diritto agli studi universitari), Luca Valente, tra gli imputati nel processo per il crollo della Casa dello Studente in cui morirono sette ragazzi e il custode. Imputati perché, secondo l’accusa, non avrebbero fatto tutto quello che era nei loro poteri per chiudere la struttura che fu evacuata nove giorni prima del sisma a seguito delle ripetute denunce dei ragazzi e poi riaperta. Un atto che dichiara guerra al buon senso, a una comunità.</p>
<p>Qualcosa si muove, all’inizio. Il buon senso sembra prevalere e si intravede la possibilità di mettere la parola fine a questa assurda vicenda. Così sembrava fino a ieri pomeriggio, quando gli otto ragazzi dovevano rientrare all&#8217;interno della Casa dello Studente. Ma all’ultimo momento, sulla soglia dei loro alloggi, a un passo dalla fine di questo brutto scherzo, che tutto è nuovamente precipitato nella farsa. Ai ragazzi viene comunicato che il loro canone di locazione non è più di 140 euro mensili a posto letto. Adesso ci sono 617,84 euro da pagare. Inutile dire quanto sia sproporzionata quella cifra per ragazzi che beneficiano delle borse di studio proprio perché non possono permettersi affitti “normali”.</p>
<p>E’ stato il commissario straordinario dell’Adsu, Francesco D’Ascanio, ad annunciare la nuova disposizione comunicatagli tramite mail dalla Sge, che gestisce appunto quella palazzina. Nella comunicazione si diceva chiaramente che gli otto studenti, “colpevoli” di aver fumato una sola sigaretta diversi mesi fa vicino a una finestra di una sala studio della nuova casa dello studente, non potevano più beneficiare del canone di locazione inizialmente stabilitoma dovevano quattro volte tanto, cioè la stessa tariffa per gli studenti ex-ospiti del campus universitario di Pizzoli, ancora sotto sequestrato dall&#8217;autorità giudiziaria che ha ravvisato irregolarità edilizie. Gli universitari non hanno potuto quindi rientrare nella loro nuova “casa” e hanno dovuto trascorrere la notte in alloggi di fortuna.</p>
<p>In Italia c’è una generazione intera cui viene negata la possibilità di riprendersi la vita, nei suoi diritti e nelle sue forme più elementari. A l’Aquila un pezzo di questa generazione si è addormentata per sempre in una maledetta notte di aprile. Non per colpa loro, non per colpa del destino. Ma per una mancata prevenzione, per edifici non a norma o comunque non all’altezza dei tempi, per una cinica superficialità che antepone il profitto alla vita. Per colpa della politica che non cura e nemmeno pensa alle persone, ma solo a far quadrare i conti o alle convenienze elettorali. Che durano il tempo di un mandato o due, mentre i respiri, le ansie spezzate di quei ragazzi sono la biografia di un Paese.</p>
<p>Da quella notte niente sarà più come prima. Le storie di chi ha avuto la fortuna di uscirne vivo raccontano notti insonni, mancanza di appetito, la testa che gira forte ogni volta che lo sguardo svolge verso la terra.</p>
<p>Sono le storie di chi si porta dietro ricordi che mai avrebbe voluto e uno stress psicologico che gli nega sonno e sogni, la lotta di chi cerca di non precipitare nuovamente nel ricordo della tragedia per ricavarsi la serenità, la minima serenità per poter affrontare gli studi, per rimanere in regola con i crediti universitari e non perdere la borsa di studio. C’è chi la perde per una maledetta sigaretta che incappa in un regolamento ferreo e chi non riesce a scrollarsi di dosso gli incubi.</p>
<p>Come Cinzia, Ana Paola, Hisham e Stefania. Hanno guardato in faccia la morte, gli è passata vicino, li ha sfiorati e li ha per fortuna lasciati andare. Ma hanno visto morire i loro amici. Hanno visto crollare i sogni condivisi, le speranze e le paure di una generazione spesso troppo sola e che, in quelle tristi e grigie mura, almeno riusciva a farsi comunità e ritrovare sorrisi e pensieri per giorni migliori. Il trauma è ancora talmente grande in loro che non riescono a sostenere il numero di esami di un tempo, quello previsto dalla normativa per accedere alla borsa di studio. Non hanno fumato nessuna sigaretta. Ma hanno la colpa di non aver rispettato i termini, come in qualsiasi altra Università italiana, come se quella notte non fosse mai accaduta.</p>
<p>Non è questione di legalità. E’ una questione di civiltà. Quei ragazzi, quello che è avvenuto parlano a un Paese smarrito, assuefatto ai potenti che trasgrediscono le regole più elementari di convivenza civile e si accanisce con violenza con i suoi figli, negandogli il presente ancor prima che il futuro.</p>
<p>Non serve provare vergogna per un Paese che non ci rappresenta più o per una classe politica che  ha vergognosamente svilito la sua funzione primaria.  A quei ragazzi serve non sentirsi soli, serve essere raccontati. L’Italia non è lo specchio della sua classe dirigente. Ci hanno solo messo nelle condizioni di sentirci soli fra tanti. Proviamo a ritrovarci.</p>
<p>Raccontiamola questa storia. Per sentirci meno soli. Noi e loro.</p>
<p>Marco Furfaro</p>
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		<title>La clava della riforma della giustizia</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 04:20:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La riforma della giustizia minaccia alcuni fondamenti della nostra civiltà giuridica e lancia un’ipoteca sull’autonomia e l’indipendenza dei pubblici ministeri. E’ epocale nel senso che è da un epoca intera che si parla di questa riforma, che in realtà è il tentativo mal celato di sottrarre un pezzo della classe dirigente di questo paese, ai suoi guai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>riforma della giustizia</strong> minaccia alcuni fondamenti della nostra civiltà giuridica e lancia <strong>un’ipoteca sull’autonomia e l’indipendenza dei pubblici ministeri</strong>. E’ epocale nel senso che è da un epoca intera che si parla di questa riforma, che in realtà è il tentativo mal celato di sottrarre un pezzo della classe dirigente di questo paese, ai suoi guai giudiziari.<span id="more-21278"></span></p>
<p>Diciamo che è dal 1994 che il dibattito sulla giustizia e, di più, tutta la politica italiana è paralizzata da annunci di riforme epocali che servono a coprire cose un po’ meno epocali come le incombenze giudiziarie del premier.</p>
<p>Insomma, la giustizia andrebbe riformata perché c’è una giustizia negata per i cittadini; andrebbe riformata perché le imprese falliscono per via della inesigibilità dei crediti; andrebbe riformata perché le carceri italiane sono il sintomo della mancanza di giustizia tipica del nostro paese; andrebbe riformata perché in Italia vige un doppio codice: giustizialista con i deboli, garantista con i potenti.</p>
<p>Mentre l’orizzonte è ingombrato dalla anomalia tutta italiana del berlusconismo. Da anni non si fa altro che parlare di come organizzare la giustizia per garantire l’impunità di un pezzo di classe dirigente. Ho l’impressione che da questo punto di vista si tratti di una minaccia, piuttosto che di una riforma.</p>
<p>Nichi</p>
<p>Vi segnaliamo il convegno:</p>
<p>PROCESSO BREVE RIFORME della GIUSTIZIA &#8211; COSTITUZIONE</p>
<p>con Carlo Leoni,Paola Balducci, Elettra Deiana, Francesco Forgione,Luigi Ligotti, Roberto Natale, Dino Palma Alberto vannucci,Guido Calvi, Donatella Ferrante, Piergiorgio Morosini, Luca Palamara, Valerio Spignarelli.</p>
<p><strong>CONCLUDE NICHI VENDOLA</strong></p>
<p><strong>Roma 18 Marzo ore 10 Palazzo Marini &#8211; Sala delle colonne Via Poli 19</strong></p>
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		<title>Contro la lobby del nucleare</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 09:30:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Il dibattito sull’energia in Italia è truccato dalla lobby del nucleare”. Così Nichi ieri ha parlato del decreto Romani, in una conferenza stampa organizzata da Sinistra Ecologia Libertà, per rimarcare la posizione che SeL ha da sempre chiaramente espresso sul tema delle energie rinnovabili e del nucleare. Insieme a Nichi, Grazia Francescato, Loredana De Petris, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-size: 13px; font-weight: normal;">“Il dibattito sull’energia in Italia è truccato dalla lobby del nucleare”. Così Nichi ieri ha parlato del decreto Romani, in una conferenza stampa organizzata da Sinistra Ecologia Libertà, per rimarcare la posizione che SeL ha da sempre chiaramente espresso sul tema delle energie rinnovabili e del nucleare.</span></h3>
<p>Insieme a Nichi, Grazia Francescato, Loredana De Petris, Valerio Calzolaio e Fabio Roggiolani.</p>
<p>Guarda il <a href="http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Archivio/Player_con_contenuti_archivio2Window?action=1">video</a></p>
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		<title>Una scelta nelle mani di ciascuno di noi</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 04:10:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nessuno, a meno che le circostanze lo costringano ,ha voglia di pensare alla fine della vita. Tantomeno si desidera immaginare  una fine difficile,piena di sofferenze, magari senza più autonomia e coscienza di sè. Si spera tutti quanti in un&#8217;uscita indolore,improvvisa e magari inconsapevole. E si ha ben chiaro, non potendo scegliere cosa ci toccherà, di non voler soffrire comunque oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno, a meno che le circostanze lo costringano ,ha voglia di pensare alla fine della vita. Tantomeno si desidera immaginare  una fine difficile,piena di sofferenze, magari senza più autonomia e coscienza di sè. Si spera tutti quanti in un&#8217;uscita indolore,improvvisa e magari inconsapevole. E si ha ben chiaro, non potendo scegliere cosa ci toccherà, di non voler soffrire comunque oltre ogni  limite: se si dovesse essre trascinati dalle terapie e dalle tecniche in una via crucis insostenibile e dolorosissima ognuno vorrebbe poter dire qual&#8217;è il limite, il proprio limite, oltre il quale la sopravvivenza non è più vita. Vorrebbe dirlo o averlo detto a una persona di fiducia con una scelta che lo stato, il medico,gli infermieri, i parenti non possono contraddire.<span id="more-20969"></span></p>
<p>Ecco, quando si parla di tastamento biologico, la questione è tutta qui: sulla propria vita, quando non c&#8217;è più speranza ma solo il buco nero della<br />
sofferenza, non c&#8217;è un&#8217;autorità superiore a quella di ognuno di noi. Naturalmente chi vive credendo che la propria vita appartenga a Dio ha il<br />
diritto di affidarsi, per l&#8217;ultima parola, al medico, al sacerdote o alle tecniche anche più estreme. Perchè lo sceglie, non perchè lo dice una legge<br />
votata da un grupo di parlamentari che decidono per tutti. Così come devono poter scegliere quelli che non credono oppure credono in un Dio che non passa per l&#8217;idratazione e l&#8217;alimentazione forzata.</p>
<p>Quasi ovunque nel nostro continente funziona così, la scelta è nelle mani di ciascuno, attraverso il testamento biologico, e va rispettata. In Italia,<br />
invece, un manipolo di governanti che non ha nemmeno i voti della maggioranza degli elettori, vuole mettere le mani sulla vita e la morte di<br />
ciascun cittadino. Ci si può indignare o meno per il mercato di leggi, ragazze, affari, seggi elettivi, parlamentari e magistrati corrotti messo in<br />
opera dal gruppo di potere che ruota intorno a Berlusconi. Ma le mani su come io debba morire, con quanta sofferenza, dignità, libertà, no, questo è troppo.</p>
<p>Vogliono fare una legge tremenda perchè hanno un debito con una gerarchia vaticana che chiude un occhio sulla compravendita di donne (e non solo) e vuole in cambio qualche soddisfazione a danno nostro. Vogliono una legge tremenda perchè sono autoritari, perchè la libertà sui corpi deve essere solo quella imposta dal mercato e autorizzata da chi sta in alto. Tanto sanno bene che per una persona con buone relazioni, di potere o professionali, alla fine nel silenzio di una camera da letto o di ospedale, la soluzione si trova, anche se la legge la vieta. Gli altri si arrangino.<br />
Poichè questa idea &#8220;violenta&#8221; dello stato e della legge in ambiti così delicati piace assai poco, proviamo a rendergli la vita difficile. E<br />
facciamo pagare loro il dazio più alto possibile.</p>
<p>Gloria Buffo</p>
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		<title>Servono segnali di civiltà</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre tv e giornali occupano intere pagine e intere trasmissioni sul caso Ruby, ora focalizzando l&#8217;attenzione non più sull&#8217;aspetto sessuale o peccaminoso, non più degno di note particolari, bensì su quello anagrafico, imponendo al popolo italiano un dubbio amletico: ai tempi del &#8220;bunga bunga&#8221;, Ruby, era o non era minorenne? Fiumi di parole, di testimonianze, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre  tv e giornali  occupano intere pagine e intere trasmissioni sul caso  Ruby, ora  focalizzando l&#8217;attenzione non più sull&#8217;aspetto sessuale o  peccaminoso,  non più degno di note particolari, bensì su quello  anagrafico,  imponendo al popolo italiano un dubbio amletico: ai tempi  del &#8220;bunga  bunga&#8221;, Ruby, era o non era minorenne?<span id="more-20877"></span></p>
<p>Fiumi   di parole, di testimonianze, di opinioni che ubriacano l&#8217;opinione   pubblica e spostano il baricentro del pensiero comune verso una   dimensione totalizzante e illusoria, di facile effetto, allontanandolo   così dai problemi quotidiani, problemi con i quali è sempre più   necessario misurarsi, almeno per comprenderli.</p>
<p>Dati   e informazioni che faticano a trovare spazi nei vari palinsesti e  nelle  varie linee editoriali, sono i morti sul lavoro, che pesano come   macigni sulle coscienze di tutti, ma non fanno spettacolo, non  aumentano  l&#8217;audience di una trasmissione, non fanno vendere più  giornali, non  fanno pettegolezzo, eppure nel loro assordante silenzio  sono lì a  raccontarci chi siamo e dove stiamo andando.</p>
<p>Nei   primi due mesi del 2011 sono deceduti 188 lavoratori, poco più del 20%   riguarda il settore edile, poco più del 24% del totale riguarda il   settore agricolo, l&#8217;11% quello degli autotrasporti. In testa alla   classifica si trovano due regioni, l&#8217;Emilia Romagna e la Lombardia con   quattordici decessi, che raddoppiano se si aggiungono i lavoratori   deceduti sulle strade, terza regione è quella siciliana con tredici   vittime.</p>
<p>Autentiche   stragi che non hanno una particolare &#8220;regionalità&#8221;, colpiscono un   intero modo di pensare il lavoro e la sua sicurezza, ragionamenti questi   che hanno abbandonato la scena, si sono dispersi non si capisce ben   dove, lasciando campo libero allo show da avanspettacolo.</p>
<p>Questo  imbarazzato silenzio, anche da parte delle istituzioni è grave, ancora  di più in un Paese dove il  riconoscimento del sacrificio sul lavoro e  l’iscrizione al relativo  elenco speciale necessita di lungaggini  burocratiche che non dando  diritto poi a nulla di che.</p>
<p>Servono segnali importanti, segnali di civiltà.</p>
<p>Andrea Sironi</p>
<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p>Di  seguito le cartine  regionali e provinciali che mappano le morti sul  lavoro nei primi due  mesi del 2011, elaborate dall&#8217;Osservatorio  indipendente di Bologna sulle  morti per infortuni sul lavoro.</p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><strong><img src="http://www.lasinistra.mb.it/Portals/0/LASINISTRA/IMMAGINI3/cartina%20nord%20morti%20sul%20lavoro%2028-02-2011.jpg" alt="" width="480" height="353" /></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><strong><img src="http://www.lasinistra.mb.it/Portals/0/LASINISTRA/IMMAGINI3/cartina%20centro%20morti%20sul%20lavoro%2028-02-2011.jpg" alt="" width="480" height="339" /></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><strong><img src="http://www.lasinistra.mb.it/Portals/0/LASINISTRA/IMMAGINI3/cartina%20sud%20morti%20sul%20lavoro%2028-02-2011.jpg" alt="" width="450" height="418" /></strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Caro Pd&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 07:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Nichi da Gli Altri del 4 marzo 2011, a cura di Angela Mauro. Leggi l&#8217;articolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Nichi da Gli Altri del 4 marzo 2011, a cura di Angela Mauro.</p>
<p>Leggi l&#8217;<a href="http://www.glialtrionline.it/home/2011/03/04/nichi-vendola-%C2%ABcaro-pd-perche-hai-paura-di-me%C2%BB/">articolo</a></p>
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		<title>Dignità delle donne? Se ne può fare a meno</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 04:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla manifestazione del 13 febbraio, con la sua forza, fantasia, carico di inquietudini e di indignazione femminile per lo stato del nostro Paese, alla devozione patriottica per i 150 anni dell’Unità d’Italia: questo oggi è il richiamo alle donne che viene dalle organizzatrici di “Se non ora, quando?”. Una torsione indigesta, che porta alla luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla manifestazione del 13 febbraio, con la sua forza, fantasia, carico di inquietudini e di indignazione femminile per lo stato del nostro Paese, alla devozione patriottica per i 150 anni dell’Unità d’Italia: questo oggi è il richiamo alle donne che viene dalle organizzatrici di “Se non ora, quando?”. Una torsione indigesta, che porta alla luce e svela le ambiguità di fondo che già c’erano nei modi di costruzione e di rappresentazione sulle piazze dell’evento e in quell’ossessivo richiamo alla dignità femminile offesa che è stato in queste settimane il leit motiv dominante della campagna.<span id="more-20839"></span></p>
<p>Dignità delle donne e nazione? Bisogna parlarne, allora.</p>
<p>Di dignità offesa, disonorata, trasgredita, rifiutata, le donne sono morte e muoiono ancora per mano maschile. Succede spesso soprattutto in altri mondi ma talvolta ancora nel nostro, e non solo per il fatto che nel nostro ci sono anche altri mondi.</p>
<p>E dunque di che parliamo quando parliamo di dignità delle donne?</p>
<p>“Vogliamo un Paese che rispetti la dignità delle donne”: questo lo slogan, l’appello, la dichiarazione di intenti che ha dato vita all’ondata di mobilitazioni femminili del 13 febbraio e che, all’indomani di quella giornata, pare consolidarsi, stando alle dichiarazioni delle promotrici, nell’azione di un comitato permanente sulla stessa lunghezza d’onda.</p>
<p>Ma in che cosa consiste la “dignità delle donne”? E che cosa si intende con l’espressione “Un Paese che rispetti la dignità delle donne”? E, soprattutto, da che punto di vista dovrebbe dipanarsi il metro di giudizio sull’osservanza di tale obbligo?</p>
<p>Materia, questa del punto di vista, ostica come poche e anche, se solo ci si pensasse su, difficile da accettare perché l’idea che possa esserci una dignità delle donne “in quanto donne” contiene l’antico vizio di riproporre la parte femminile della società – le donne appunto &#8211; come un corpo fusionale, un tutt’uno indifferenziato, dove la reciprocità del rispecchiamento tra simili discende da quell’indistinto e insopportabile “in quanto donne”, che ci fa di nuovo corpo indifferenziato, a disposizione di qualcosa, secondo il peggiore retaggio del patriarcato che fu. Questa volta, a disposizione del riscatto del Paese, che Berlusconi offende nella sua dignità, e anche, passaggio dopo passaggio, a disposizione della rivisitazione patriottica della Nazione, il cui anniversario la scompaginata maggioranza al governo non è in grado, per evidenti ragioni, di celebrare adeguatamente e molte esponenti del centrosinistra sono invece pronte ad accogliere e festeggiare. In quanto donne che difendono la propria dignità e dunque quella del Paese? Evidentemente sì. Il corpo delle donne e la Nazione pensate insieme? La dignità delle prime specchio della dignità nazionale? Si può fare, direbbe qualcuno di quell’area politica.</p>
<p>Il ritornello dell’offesa alla dignità delle donne è stato ripetuto in queste settimane fino allo stordimento mediatico ed è stato scritto in tutte le salse, come se la giostra sessuale messa in scena dal premier potesse essere condensata una volta per tutte in quello slogan, rappresentata nella forma di un’offesa diretta al corpo delle donne e amen. E come se le pimpanti ragazze di vita di villa Arcore, prestandosi al mercimonio, coinvolgessero tutte le donne e tutte le donne dovessero fare gloriosa falange contro l’obbrobrio. Uno scatto di dignità femminile e anche la dignità della Nazione è salva: questo è il messaggio.</p>
<p>Ma la materia chiamata “dignità delle donne” è ardua da trattare ed equivoca da dirimere, e anche rischiosa, per la forte suggestione regressiva che contiene.</p>
<p>E’ materia ardua perché per una trafila infinita di stagioni della storia umana la dignità delle donne è stata iscritta in codici e registri redatti dagli uomini, pensata in funzione della dignità dei maschi, dei loro codici di onore e di rispettabilità sociale. E del loro immaginario virile, della loro modalità di trascendenza simbolica, del loro potere sulle donne. Il corpo delle donne è stato sempre sezionato, funzionalizzato, rappresentato secondo l’idea del mondo e delle relazione umane che gli uomini si erano fatti e che avevano imposto alle donne. La verginità del corpo femminile, affinché un uomo ne prendesse possesso, sicuro che altri non l’avessero violato; e l’obbligo della pudicizia dei comportamenti femminili per preservare quel possesso; e l’esistenza di una vita femminile racchiusa nello spazio domestico della casa e sotto protezione e tutela dell’uomo, a definire e rappresentare il luogo del dominio maschile di fronte alla società; e i figli “<em>da</em>” e “<em>di</em>” quell’uomo a sigillo e conferma della discendenza maschile e, per le donne, del senso e del valor sociale del proprio corpo, altrimenti, se sterile, svilito: la dignità della donna era disegnata entro queste rigide e claustrofobiche coordinate che separavano lo spazio invalicabile tra ciò che era degno e ciò che non era degno. Sante o puttane, spose o amanti e concubine, dame o avventuriere e via discorrendo.</p>
<p>E tutto questo non secoli fa.</p>
<p>In Italia ci siamo portate appresso, fino all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, il delitto d’onore e fino alla metà dello stesso decennio un codice del diritto di famiglia che imponeva l’obbligo dell’obbedienza al capofamiglia da parte della moglie e dei figli. Per non parlare, fino alla fine degli anni Ottanta, della violenza sessuale ascritta a reato contro la morale della famiglia e l’onore del maschio.</p>
<p>Si è prodotto in queste settimane come un corto circuito tra la nozione di donne e quella di Nazione; un insano, deleterio connubio che ha fatto capolino in molti discorsi pubblici femminili, prima e dopo il 13 febbraio. Corpo delle donne e Patria, un fondamentale abbinamento della tradizione patriarcale che è stato (ed è ancora) fondativo e performativo di tutte le destre, in particolari quelle estreme, e che viene inopinatamente rimesso a nuovo oggi da un’altra parte politica.</p>
<p>E così tra la manifestazione del 13 febbraio e le celebrazioni indette per i 150 anni (prossimo 17 marzo) si è prodotto un indigeribile messaggio patriottico, che accomuna donne e Nazione sotto il segno della dignità da difendere. Non si capisce se siamo di fronte a una totale perdita delle memoria politica oppure a una mossa politica per occupare uno spazio – quello dell’anniversario dei 150 dell’Unità nazionale &#8211; che la maggioranza o lascia scoperto o malamente gestisce. Ancora una volta entrano in scena donne impegnate in una politica a latere, che si prendono cura dei deficit della propria parte politica ma non aprono certo nuovi spazi di protagonismo femminile. Anzi il rischio è che contribuiscano a farli regredire.</p>
<p>La Nazione ha storicamente a che fare con le donne, questo è ovvio. Anche la nazione italiana, come la storia insegna. Ma la Nazione è intrinsecamente nemica della libertà delle donne. Anche questo la storia l’insegna. Dignitose e obbedienti, come i codici prescrivevano, prima che le donne prendessero la politica nelle proprie mani e cambiassero le cose. Indecorosamente libere.</p>
<p>Meglio ricordarlo.</p>
<p>Elettra Deiana</p>
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		<title>Fuoriclasse!</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 13:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Presidente del Consiglio che  colpisce  con   dichiarazioni offensive la Scuola dello Stato e i docenti che vi operano, dopo averla  mortificata e frantumata  con   i tagli indiscriminati di risorse, rispondiamo portando all’aperto esperienze, lavori proposte delle  scuole delle nostre città. La Scuola dello Stato,  la Scuola della Repubblica, quella a cui la Costituzione affida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Presidente del Consiglio che  colpisce  con   dichiarazioni offensive la Scuola dello Stato e i docenti che vi operano, dopo averla  mortificata e frantumata  con   i tagli indiscriminati di risorse, rispondiamo portando all’aperto esperienze, lavori proposte delle  scuole delle nostre città.<span id="more-20760"></span></p>
<p>La Scuola dello Stato,  la Scuola della Repubblica, quella a cui la  Costituzione affida il compito di istruire e  formare i cittadini, è scuola aperta a tutti, in cui si cresce attraverso  l’incontro con i saperi disciplinari, apparati di conoscenza in continua evoluzione,  in cui si organizzano i prodotti della ricerca e della storia di ogni società.</p>
<p>Nella Scuola della Repubblica  non si viene né indottrinati né condizionati,  ma si  viene educati  mediante il confronto  fra culture, storie personali, esperienze diverse.</p>
<p>Gli unici valori assoluti di riferimento nella scuola di tutti sono quelli indicati   dalla  Costituzione: la libertà ,  l’uguaglianza  di fronte alla legge e la  pari dignità sociale, a prescindere da “ distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”, i diritti inviolabili dell’uomo “sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità”, la “solidarietà politica, economica e sociale” dovere inderogabile a cui  ciascuno è chiamato.</p>
<p>Altro che inculcare!</p>
<p>Né la Scuola né le  famiglie  operano positivamente, se prevedono di  “inculcare”  valori, sia che lo facciano in buona che in cattiva fede.</p>
<p>Individui liberi sono il frutto di un’educazione aperta e pluralista. in cui è bene che gli adulti  rendano  espliciti  e testimonino  le proprie opinioni, le fedi, gli impegni di vita, ma senza pretendere di indicarli  come assoluti ed unici.</p>
<p>SEL promuove lezioni all’aperto nel giorno di sabato 5 marzo in molte città italiane.</p>
<p>Sarà l’occasione per parlare  di come cambia la società e di come, di conseguenza, stia cambiando la Scuola.</p>
<p>Parleremo di Costituzione, di educazione alla legalità, di integrazione dei nuovi cittadini che provengono da tante e diverse parti del mondo,  di come sono cambiati i modi dell’apprendere con l’introduzione dei  nuovi linguaggi tecnologici e della comunicazione multimediale.</p>
<p>Parleremo delle di criticità e difficoltà delle scuole ad affrontare e risolvere  i problemi quotidiani di sopravvivenza a seguito dei tagli alle risorse e delle difficoltà dei docenti ad adeguare la didattica ai nuovi bisogni educativi dei propri alunni.</p>
<p>Parleremo  degli abbandoni scolastici , dei risultati  che ottengono gli studenti, tanto diversi a seconda delle situazioni territoriali,  dei diversi investimenti  degli enti locali sui servizi di supporto alla scuola e sugli interventi per il diritto allo studio, garantito dalla Costituzione.</p>
<p>Parleremo delle proposte che  SEL pone come condizioni ineludibili perché si possa affrontare una nuova stagione di riforme vere e di rilancio della Scuola italiana.</p>
<p>Di questo e di tanto altro SEL chiama  a ragionare non solo gli studenti, i docenti, i ricercatori  i genitori, ma tutti i  cittadini.</p>
<p>E’ solo un inizio.</p>
<p>Ringraziamo  Berlusconi : grazie alle sue inqualificabili dichiarazioni  ci è più facile riproporre oggi, all’attenzione dell’intera società  il tema della istruzione e della formazione.</p>
<p>Occorre rendere tutti consapevoli che se il nostro  Paese  non cresce  è proprio perché  disinveste   nei settori  dell’istruzione e della formazione, che sono invece indicati, in tutti i Paesi del mondo  come  fattori  fondamentale della coesione sociale, dello  sviluppo e di un nuovo e più sano rapporto dell’umanità con l’ambiente e i suoi equilibri.</p>
<p>Simonetta Salacone</p>
<p><a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/vetrina/sabato-5-marzo-tutti-in-piazza-per-la-scuola" target="_self">Qui il link con tutte le iniziative</a></p>
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		<title>Napoli dopo le primarie</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 06:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vicenda delle primarie di Napoli è diventata la vicenda delle irregolarità denunciate e della mancata proclamazione di un vincitore accettato da tutti. Quest’esito ha inevitabilmente oscurato altre considerazioni. A partire dal risultato, buono nelle condizioni date, del candidato della società civile e delle sinistre, Libero Mancuso, piazzatosi terzo con quasi 7000 voti dopo una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda delle primarie di Napoli è diventata la vicenda delle irregolarità denunciate e della mancata proclamazione di un vincitore accettato da tutti. Quest’esito ha inevitabilmente oscurato altre considerazioni. A partire dal risultato, buono nelle condizioni date, del candidato della società civile e delle sinistre, Libero Mancuso, piazzatosi terzo con quasi 7000 voti dopo una campagna elettorale povera di mezzi e durata poco più di un mese.<span id="more-20688"></span></p>
<p>A ben vedere, però, nelle primarie di Napoli sono presenti due elementi importanti, che meritano una riflessione: una richiesta di partecipazione da un lato e una domanda di cambiamento dall’altro. Una spinta alla partecipazione  non declinata contro la politica ma per la politica. Una spinta che non è disponibile a sciogliersi nell’antipolitica,  solo vuole una politica diversa e migliore. Un voto che è anche una domanda che chiede di colmare un vuoto di rappresentanza che, a Napoli più che altrove, della politica è un punto di sofferenza e di crisi. Dunque per questo domanda di cambiamento.</p>
<p>Certo, ha  registrato, quella consultazione, irregolarità e forme di malcostume per certi versi radicate e non per questo meno censurabili. Ma ha lasciato intravedere  –  ovviamente occorrerà ancora molto lavoro per consolidare questo elemento – anche un terreno da arare per il centro-sinistra.</p>
<p>Si sbaglierebbe perciò a cedere alla tentazione di ricavare da quella vicenda qualche dividendo da incassare nella prossima tornata elettorale. Vale la pena, invece, interrogarsi in positivo su come quel voto, pure con tutte le sue contraddizioni, possa diventare  fattore di trasformazione: non chiamandosi fuori, non limitandosi a optare per autoinvestiture e corse in solitario ma aprendo le porte al cambiamento.</p>
<p>La sinistra (i partiti e la sinistra diffusa o forse solo frammentata) e il centro-sinistra dovrebbero ripartire da qui, cercando innanzitutto di riconnettersi alla città. E tenendo fermi due punti. In primo luogo, chi è l’avversario. Che è la destra. La destra campana. Populista,  affarista, molto al limite della legalità e anche oltre la legalità,di cui i capi sono i Cosentino, i Cesaro, i Landolfi. I quali puntano a completare la conquista della filiera istituzionale incassando dopo provincia e regione la terza città d’Italia. E poi, quello che dovrebbe essere  un obiettivo altrettanto urgente: cambiare e ristrutturare insieme il centro-sinistra napoletano.</p>
<p>Ci si può provare, a patto di non lasciarsi risucchiare dalle lacerazioni e dalle contrapposizioni del Pd – la causa prima, non unica ma prevalente sì, già di due pesanti sconfitte. Non rimanendo prigionieri del binomio continuismo-discontinuità che dilania quel partito a Napoli fin dalla sua fondazione. Non per eludere o negare la necessità della discontinuità, ma perché non ci può essere discontinuità credibile se non la si qualifica. Se non si dice cosa quella discontinuità contiene e cosa vuole cambiare. Tutto molto complicato se innanzitutto non si ricompone l’unità della coalizione. Diversamente, il rischio che il centro-sinistra corre a Napoli è quello di marciare diviso per poi subire una sconfitta che sarà comune. E a quel punto disastrosa.</p>
<p>Naturalmente, serve anche un programma condiviso, persuasivo, capace di indicare proposte all’altezza delle domande che la città pone. I rifiuti, per dirne una. L’ennesima crisi, favorita anche dalla provincializzazione del ciclo, centrato per ora &#8211; in attesa di futuribili e assai poco desiderabili inceneritori, essendo quello di Acerra  poco più di un rottame a mezzo servizio &#8211; sulle discariche, ha fatto cadere il velo della propaganda berlusconiana. Lo spostamento della soluzione da sversatoi ormai saturi o improponibili per l’opposizione delle popolazioni a minidiscariche disseminate sul territorio della provincia conferma che quel modello, figlio della logica emergenziale,  è fallimentare.</p>
<p>C’è qui non solo, come è evidente, un problema di efficacia della politica, ma anche la questione fondamentale di come vada infranto il paradigma tecnocratico che vuole la scissione tra decisione e partecipazione e la subordinazione della seconda alla prima. Non si cambia passo rispetto alla subalternità  a interessi economici grandi e piccoli (più o meno trasparenti), se la politica non si riappropria dello spazio pubblico. Se non associa al momento della decisione chi abita quello spazio. Per questo, soprattutto a Napoli, è urgente per il centro-sinistra pensare a una cultura dell’ amministrazione che vada oltre la vacua neutralità della formula assai in voga della “soluzione dei problemi”. Prioritario diventa piuttosto scegliere e dire il segno e la direzione delle soluzioni che si propongono.</p>
<p>Un punto centrale per il programma di un centro-sinistra rinnovato però davvero si impone: Napoli per non arrendersi al declino non può che rilanciarsi come grande città europea e mediterranea. Solo pensandosi come snodo nevralgico al centro del Mediterraneo, di questo Mediterraneo  in cerca di nuovi equilibri e di nuovi spazi di libertà, e ritagliandosi un ruolo adeguato la città potrà ritrovarsi. Anche per questo nella sinistra e nel centro-sinistra si deve aprire lo spazio a gruppi dirigenti rinnovati e all’altezza della sfida.</p>
<p>Tra gli spasmi del governo Berlusconi, la Lega sta imponendo a tappe forzate il federalismo fiscale, che amplificherà la marginalità e la residualità del Sud. E’ impossibile immaginare che da Napoli parta un nuovo protagonismo della sinistra e del centro-sinistra, un’azione politica partecipata, solidale, di progresso, per invertire un destino di decadenza scritto da altri?</p>
<p>Raffaele Cimmino</p>
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		<title>Domattina Nichi a Radio Anch&#8217;io</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 15:06:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nichi Vendola sara&#8217; protagonista della puntata di domani di &#8216;Radio anch&#8217;io&#8217;, in onda su Radio1 alle 9.05. Il leader di Sel, ospite in studio di Ruggero Po, rispondera&#8217; alle domande degli ascoltatori sui temi dell&#8217;attualita&#8217; nazionale e internazionale: dalle politiche per il Mediterraneo all&#8217;emergenza umanitaria, alle vicende interne nei rapporti tra maggioranza e opposizione e dentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nichi Vendola sara&#8217; protagonista della puntata di domani di &#8216;Radio anch&#8217;io&#8217;, in onda su Radio1 alle 9.05.</p>
<p>Il leader di Sel, ospite in studio di Ruggero Po, rispondera&#8217; alle domande degli ascoltatori sui temi dell&#8217;attualita&#8217; nazionale e internazionale: dalle politiche per il Mediterraneo all&#8217;emergenza umanitaria, alle vicende interne nei rapporti tra maggioranza e opposizione e dentro la stessa opposizione.</p>
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		<title>Mobilitiamoci in difesa delle energie rinnovabili</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 07:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo mesi di campagna mediatica guidata anche da giornali del centrosinistra contro alcuni eccessi del fotovoltaico a terra ecco che il governo svela il suo progetto che causerà la fine dell&#8217;intero settore in Italia. È  in fase di approvazione, su proposta del Ministro Romani, un decreto legislativo di recepimento della Direttiva 2009/28/CE, che contiene norme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo mesi di campagna mediatica guidata anche da giornali del  centrosinistra contro alcuni eccessi del fotovoltaico a terra ecco che  il governo svela il suo progetto che causerà la fine dell&#8217;intero settore  in Italia. È  in fase di approvazione, su proposta del Ministro Romani, un decreto  legislativo di recepimento della Direttiva 2009/28/CE, che contiene  norme oltremodo penalizzanti quali il limite di potenza incentivabile  fissato, per il fotovoltaico, a 8.000 MW, e la fine, raggiunta tale  soglia, di qualsiasi tipo d’incentivo.Per tutti anche per i piccoli e  piccolissimi impianti familiari e aziendali.<br />
<span id="more-20618"></span>Non più la discussione su impianti che rubano terra all&#8217;agricoltura ma  la fine di TUTTI gli incentivi. Il decreto poi contiene norme che erano  già state denunciate da molti gruppi politici nelle aule parlamentari  quali  la conferma del divieto di installare a terra impianti  fotovoltaici sopra 1 MW, la riduzione retroattiva del 30% degli  incentivi all&#8217;eolico, il meccanismo delle aste al ribasso per  l&#8217;aggiudicazione d’impianti di potenza superiore a 5 MW, lo stop ai  regolamenti edilizi comunali e alle leggi regionali che sostengono le  rinnovabili nell’edilizia.</p>
<p>Il limite di 8.000 MW  che solo alcuni anni fa appariva immenso ora è  un obiettivo notevolmente modesto, ricordando, per esempio, che la sola  Germania ha posto il target a 52mila megawatt, di cui 18 già adesso  installati e che nel ridurre o bloccare gli incentivi si è mossa dando  tempi alle imprese di riorganizzare i propri obbiettivi , di ampliare la  loro offerta e di internazionalizzarsi.<br />
La moratoria su tutti gli impianti è una stupida follia che non trova  ancora una reazione diffusa in tutta la società e questo è il segno che  il berlusconismo tramite le performances di Sgarbi ha modificato i  cervelli di troppi leader politici anche di opposizione.</p>
<p>Verso gli incentivi si dovrebbe procedere con una progressiva riduzione  proporzionalmente al calo dei costi d’installazione delle rinnovabili e  solo quando raggiunta la “grid parity” (ovvero l&#8217;equivalenza del costo,  per il consumatore finale, di un kilowatt di energia fotovoltaica con un  kilowatt prodotto da fonti convenzionali), le misure incentivanti  potrebbero essere definitivamente abrogate.</p>
<p>il taglio retroattivo del 30% agli incentivi per l’eolico va contro la  stessa Unione Europea, che ha stabilito il divieto di introdurre misure  retroattive per non togliere certezze agli investimenti già effettuati o  programmati nel settore.<br />
Inserire il meccanismo delle aste al ribasso per gli impianti oltre i 5  megawatt diminuisce le garanzie contro le infiltrazioni del malaffare,  che sono state la foglia di fico con cui è partita la caccia alle  rinnovabili.<br />
Il risultato è che  sarà impossibile per il nostro Paese centrare gli  obiettivi europei del 2020 ostacolando l’importante occasione di  sviluppo di filiere industriali in Italia e la creazione di decine di  migliaia di nuovi posti di lavoro, oltre a quelli già creati fino ad  oggi (oltre centoventimila) che rischiano di scomparire in pochi mesi.</p>
<p>I costi per bollette italiane non sono certo da addebitarsi allo  sviluppo delle rinnovabili, bensì agli incentivi che negli anni e  tuttora sono devoluti per le c.d. “assimilabili”, le fonti fossili e per  l’eredità dell’avventura nucleare, oltre a tutta una serie di costi  impropri che sottraggano a cittadini e imprese oltre 4 miliardi di €  all&#8217;anno, nel 2010 su 5,7 mld di € di incentivi del cosiddetto cip6 solo  800 mln sono andati al solare e all&#8217;eolico.</p>
<p>Il  rapporto dell&#8217;UNEP (programma Onu per l&#8217;Ambiente) spiega che  investire circa l&#8217;1,25% del Pil globale ogni anno nell&#8217;efficienza  energetica e nelle fonti rinnovabili potrebbe tagliare la domanda di  energia del 9% nel 2010 e quasi del 40% entro il 2050, riducendo così in  modo rilevante le preoccupazioni sulla sicurezza dell&#8217;energia,  l&#8217;inquinamento e, non da ultimo, per i cambiamenti climatici  catastrofici.<br />
Sinistra Ecologia e libertà deve mobilitarsi, incontrare gli operatori  del settore, chiedere al sindacato di fare immediatamente iniziativa,  insomma mettere al centro dell&#8217;agenda questo micidiale decreto che apre  con un golpe economico la campagna per il referendum sul nucleare.<br />
Ai nostri consiglieri regionali provinciali e comunali chiedo di  presentare ordini del giorno, che posso fornirgli in pochi minuti, e di  incontrare in ogni territorio gli operatori del settore, di misurarne la  disperazione e di censire i posti di lavoro che si perderanno.<br />
Vorrei da ultimo ribadire che sono soldi nostri, pagati dal 1992, che  abbiamo sottratto solo in parte agli inceneritori e che non fanno parte e  non appesantiscono in nessuno scenario di incremento delle rinnovabili  la fiscalità generale.<br />
È tempo di scelte chiare, spero di vedere che il mio partito saprà scegliere rapidamente e bene con chi schierarsi.</p>
<p>Fabio Roggiolani</p>
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		<title>Sulla scuola, dire (e fare) qualcosa di più</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 04:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche questa volta, dopo l’affondo, la retromarcia (apparente): “Sono stato travisato”… L’intervento di Berlusconi alla convention dei sedicenti Cristiani Riformisti non è stato frutto di semplice calore oratorio, ma il segno ulteriore di un attacco alla scuola statale che viene avanti da anni e che è culminato con il taglio di 8 miliardi in 3 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche questa volta, dopo l’affondo, la retromarcia (apparente): <em>“Sono stato travisato”</em>…</p>
<p>L’intervento di Berlusconi alla convention dei sedicenti Cristiani Riformisti non è stato frutto di semplice calore oratorio, ma il segno ulteriore di un attacco alla scuola statale che viene avanti da anni e che è culminato con il taglio di 8 miliardi in 3 anni, operato con la legge 6 marzo 2008, n. 133. Il tutto, con la solita fanfara che si tratta di una riforma epocale, l’unica vera riforma dopo quella di Giovanni Gentile, che sarà premiato il merito, e così via blaterando&#8230;<span id="more-20566"></span></p>
<p>Non si era mai vista prima d’ora una riforma epocale non a costo zero, ma addirittura accompagnata da una gigantesca sottrazione di risorse. In realtà, si tratta di un lucido disegno di <strong>destrutturazione dell’unico luogo di formazione pluralistica</strong> aperto a tutti, l’unica, vera, opportunità di mobilità sociale.</p>
<p>In realtà, se c’è in Italia una scuola che <em>“inculca i propri principi”</em> – per usare l’espressione  di Berlusconi &#8211; agli alunni che la frequentano, questa è proprio la scuola paritaria, che è emanazione di soggetti privati (quasi sempre la Chiesa) e assume gli insegnanti non attraverso concorsi pubblici o precise graduatorie di merito, come accade per la scuola statale, ma per conoscenza diretta, ossia con procedure tese a garantire che nell’insegnamento vengano appunto <em>“inculcati”</em> alcuni principi, e non altri.</p>
<p>Ma a me è parso più grave l’intervento fatto dalla Gelmini a difesa del premier, dell’uscita del premier stesso. Ha detto, tra l’altro: <em>“Per noi, e secondo quanto afferma la Costituzione italiana, la scuola può essere sia statale sia paritaria. In entrambi i casi è un&#8217;istituzione pubblica, cioè al servizio dei cittadini”</em>.</p>
<p><strong>Primo</strong>: la Costituzione Italiana non afferma che la scuola può essere sia statale che paritaria, per la semplice ragione che quando fu promulgata (1948) la scuola paritaria non esisteva, né è stata inserita nelle modifiche successive. Essa è nata con la legge 10 marzo 2000, n. 62, fortemente (e improvvidamente) voluta dall’allora ministro Berlinguer. Se una cosa dice in merito la Costituzione, questa è l’art. 33: <em>“L&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne è l&#8217;insegnamento… La Repubblica detta le norme generali sulla istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi … Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”</em>.</p>
<p><strong>Secondo</strong>: la scuola paritaria non è al servizio dei cittadini, quanto meno non di tutti i cittadini, in quanto per frequentarla sono richieste rette cospicue, a volte di alcune migliaia di euro all’anno. Cifre che né gli operai di Mirafiori e neppure le famiglie del ceto medio dell’Italia di oggi si possono permettere.</p>
<p>Allora, qual è lo scenario, a cosa preludono gli interventi di Berlusconi e della Gelmini?</p>
<p>Sbaglieremmo, come ha fatto Bersani, se ci limitassimo a difendere la laboriosità e l’onestà intellettuale dei nostri insegnanti, che peraltro sono meglio difesi, su questo terreno, dalla CGIL.</p>
<p>Le cose di cui si deve occupare la Sinistra sono due: la prima è quale risposta dare a quello che si configura ormai<strong> come un attacco frontale alla scuola pubblica di massa</strong>, come è stata costruita nella seconda metà del secolo scorso, a partire dalla Costituzione: un luogo deputato a <em>“rimuovere </em>– come dice l’art. 3 &#8211; <em>gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese”</em>.  In sostanza, come combattere e sconfiggere la linea del governo Berlusconi, che è, semplicemente, quella di <strong>tornare all’epoca in cui studiava soltanto chi se lo poteva permettere</strong>.</p>
<p>La seconda è che l’affermazione gelminiana su citata prelude al disegno, già manifestato nelle sedi proprie, che – in sede di attuazione del federalismo in materia scolastica – l’attribuzione dell’organico dei docenti alle singole Regioni venga effettuata tenendo conto indifferentemente delle scuole statali e di quelle paritarie, aggirando così l’art. 33 della Costituzione. Non solo: dato che questa operazione avverrà nell’ambito della dotazione organica nazionale già impoverita dai tagli di Tremonti, di fatto si tratterà di sottrarre ulteriori quote di organico alle Regioni meridionali, dove la presenza delle scuole paritarie è marginale, allargando così i divari già esistenti.</p>
<p>Dato che le cose stanno così, la Sinistra non deve limitarsi a respingere le uscite offensive del premier, ma deve farsi carico di mettere in campo una larga iniziativa unitaria per cercare di impedire questo disegno; a partire dall’accendere i fari dell’opinione pubblica nazionale sulla devastazione che la scuola statale sta subendo, <strong>che è un problema che non riguarda gli insegnanti, ma l’assetto civile, democratico, sociale dell’Italia</strong>, e dalla partecipazione concreta (cioè qualcosa di più della semplice adesione) allo sciopero della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza del 25 marzo e allo sciopero generale deciso dalla CGIL.</p>
<p>Carlo De Santis</p>
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		<title>Cambia l&#8217;Italia &#8211; Il video integrale</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 13:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una bella giornata. Una domenica di festa. Con tante, tante persone che come noi coltivano il sogno di un&#8217;Italia migliore, un&#8217;Italia piena di speranza e di fiducia. In un futuro che comincia adesso. Qui l&#8217;intervento di Nichi (diviso in due parti): PARTE 1: PARTE 2:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una bella giornata. Una domenica di festa. Con tante, tante persone che come noi coltivano il sogno di un&#8217;Italia migliore, un&#8217;Italia piena di speranza e di fiducia. In un futuro che comincia adesso.<br />
</em></p>
<p><em>Qui l&#8217;intervento di Nichi (diviso in due parti):</em></p>
<p>PARTE 1:<br />
<iframe src="http://player.vimeo.com/video/20511085?color=bb0000" width="500" height="381" frameborder="0"></iframe></p>
<p>PARTE 2:<br />
<iframe src="http://player.vimeo.com/video/20513678?color=bb0000" width="500" height="381" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Ce ne vorrebbero, di giornate come questa</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 06:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LA RISPOSTA &#8211; Ce ne vorrebbero di giornate come questa, in compagnia di tanti volti carichi d’aspettativa, in attesa del più formidabile oratore dei nostri tempi. Nichi Vendola non è un messia e neanche un eroe, non è un semidio e nemmeno la punta di diamante del centro-sinistra. Questa figura dal taglio così inconsueto, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LA RISPOSTA &#8211; </strong>Ce ne vorrebbero di giornate come questa, in compagnia di tanti volti carichi d’aspettativa, in attesa del più formidabile oratore dei nostri tempi. Nichi Vendola non è un messia e neanche un eroe, non è un semidio e nemmeno la punta di diamante del centro-sinistra. Questa figura dal taglio così inconsueto, così unico ed esemplare, è anche la risorsa più moderna e preziosa che la piazza sta mobilitando, nell’inaridito panorama politico italiano, sconvolto da un quasi ventennio di scandali giudiziari e condito da presenze e personalità opinabili, certamente biasimevoli.<span id="more-20535"></span></p>
<p>Il ragazzo di Terlizzi costruisce, dai tempi del PCI, l’avamposto della sinistra che presta orecchio ai problemi della gente e nei suoi eloqui santifica il bene più caro e ad oggi più bistrattato: la parola. Nichi è un politico impeccabile di quelli a rischio estinzione; Nichi è un omosessuale devotamente e filantropicamente legato alla fede cattolica carica di misericordia; Nichi è uno scrittore, un giornalista e monologhista, che parla alla gente delle questioni strutturali accantonate e reputate via via più ornamentali e superflue. Il suo messaggio è sempre nitido e mai confuso o reticente. La sua forza è quella di mantenere un’umiltà magnifica, ma anche quella di rimanere se stesso quando la mentalità eversiva sembra farla da padrona, quando è il furbo e non l’onesto a brindare alla vittoria, quando chi vuole bene al piccolo, al povero o al malato, finisce in panchina e non gioca mai.</p>
<p>Vuole <em>riaprire la partita</em>, questo folle. Gli auguriamo di farcela, glielo auguriamo non con piglio disinteressato, ma con la consapevolezza di avere l’occasione di reagire contro questo stagnamento mentale. Nichi risponde dinamico alla inspiegabile apatia delle classi dirigenti, alla inammissibili cecità determinata da un <em>selvaggio west</em>, che quasi due decenni di tele-berlusconismo dilagante ha contribuito a creare. Serve un deciso cambio di rotta e quando s’accalora davanti alla gente, lo fa perché è a disagio anch’egli in un archetipo putrefatto di mala-mentalità, in questo acquario di cadaveri decomposti, in un mondo che lo porta a scalpitare e ad esserci da megafono, da impianto audio su scala nazionale, da illustre rappresentante della comunità degli ammutoliti e delle necessità altrui.</p>
<p><strong>IL NICHI-MONDO</strong> – In quasi un’ora e mezza d’intervento, davanti a iscritti e non, in un teatro tendastrisce di Roma gremito, il leader SeL ha ripercorso il tortuoso sentiero che conduce alla politica nostrana ed internazionale, addentrandosi nelle tematiche scomode, quelle che genericamente non incrementano i consensi, ma solo lo scetticismo. Dopo aver ringraziato gli organizzatori dell’evento, “che con mezzi a dir poco <em>francescani</em>” hanno permesso il verificarsi della manifestazione, sguaina la spada in difesa dei giovani di Tripoli e Bengasi, ribadendo l’importanza di una fratellanza tra popoli e la sua vicinanza al Maghreb, “frontiera di una nuova grande Europa”.</p>
<p>Scandisce forte il suo astio nei confronti di politiche liberiste che hanno consegnato la Grecia all’abbraccio del passato e soprattutto condanna la “dittatura del metro del Pil”, quindi la sudditanza ad un indice aritmetico, che solo marginalmente quantifica il benessere e la civiltà di un popolo. Un limite oggettivo e sistemico originato dalla maniacale monetizzazione di ogni cosa, a cui le moderne democrazie dovranno far fronte.</p>
<p>Si libera dalla “caricatura di una società di liberi ed uguali, che si era ipostatizzata con lo stalinismo” e paventa una sinistra inedita, ecologica e che abbia a cuore le libertà dei deboli e degli oppressi, soffocati dall’ingiustizia e dall’iniquità dei potenti. Un modello consensuale senza più falce e martello, ma con il tema della giustizia sociale sempre in primo piano.</p>
<p>Non mancano, come è ovvio che sia, i colpi di strale al sistema <em>partecipato</em> da Silvio Berlusconi, “l’amico di Geddafi, impegnato nelle serate di bunga bunga” ed il cui partito, il Pdl, non si sa bene quali libertà contempli ed iscriva nel proprio registro delle priorità. Ringrazia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per aver consegnato un’immagine migliorata dell’Italia all’estero, rimediando allo sfacelo costituito dal binomio Ln-Pdl, e chiede a Bersani, con sincero affetto, di combattere insieme questa battaglia per il cambiamento, valorizzando e mettendo a frutto lo strumento democratico per antonomasia: le primarie.</p>
<p>Innovazione, progresso, cultura, donne, giovani e scuola pubblica, un fiume in piena Nichi Vendola. E a chi lo taccia di essere un ermetico utopista, un visionario inadatto o un fuoco destinato a sopirsi in quella meravigliosa terra che è la Puglia, quest’uomo dall’innata sensibilità risponde con i fatti, governando bene la sua regione al suo secondo mandato e scendendo in campo da leader della sinistra italiana, da nostro rappresentante, da maiuscolo uomo di cultura.</p>
<p>Matteo Baglioni</p>
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		<title>Senza lavoro per decreto: 15.000 famiglie a rischio</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 04:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[On. Presidente del Consiglio dei Ministri On. Ministro dello Sviluppo Economico On. Ministro dell&#8217;ambiente, della tutela della natura e del mare On. Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali In questi giorni, si decide la morte per decreto delle energie rinnovabili in Italia. Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>On. Presidente del Consiglio dei Ministri<br />
On. Ministro dello Sviluppo Economico<br />
On. Ministro dell&#8217;ambiente, della tutela della natura e del mare<br />
On. Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali</p>
<p>In questi giorni, si decide la morte per decreto delle energie  rinnovabili in Italia. Quindicimila famiglie rischiano di perdere in  pochi mesi il posto di lavoro, un indotto che occupa altre 100.000  persone sarà colpito. E&#8217; un prezzo altissimo, in termini sociali ed  economici, che verrà pagato da uno dei pochissimi settori produttivi non  colpiti dalla crisi e da un numero importante di lavoratori e famiglie.  E&#8217; quello che succederà se il Consiglio dei Ministri approverà il  decreto sulle rinnovabili nella versione che circola in questi giorni  all&#8217;interno del Parlamento e su cui si leggono anticipazioni di stampa.<span id="more-20538"></span></p>
<p>Dopo pochi mesi dalla (lungamente attesa) approvazione, nel mese di  agosto dello scorso anno, della legge sul nuovo conto energia, lo scorso  31 gennaio la Commissione europea ha adottato, come noto, una  raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le  politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando  esplicitamente strumenti normativi retroattivi, causa di incertezza sul  mercato e di congelamento degli investimenti.</p>
<p>A dispetto di queste premesse nelle bozze del decreto legislativo  rinnovabili leggiamo la previsione di introdurre retroattivamente un  limite vincolante di 8.000 MW. Stop ai progetti autorizzati e in corso  di autorizzazione. Stop a molti cantieri in corso. Un vero e proprio  tetto al fotovoltaico, più di 6 volte inferiore a quello fissato dalla  Germania. È questa la prospettiva che annienterebbe il settore  fotovoltaico a partire dalla prossima settimana con l&#8217;eventuale  approvazione in Consiglio dei Ministri. A farne immediatamente le spese  saranno circa 150.000 lavoratori impiegati direttamente e indirettamente  nel fotovoltaico.</p>
<p>In queste condizioni un&#8217;industria nascente è condannata a morte prima  ancora di essere diventata pienamente adulta. Se nell’arco di pochi  giorni non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico  rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini  occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati  Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto  robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle  rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni  Ottanta.</p>
<p>Siamo sbigottiti, è incomprensibile. Non è abbastanza promuovere  l&#8217;ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a  oltre 15.000 addetti diretti e fino a 100.000 indiretti, offrire  l&#8217;opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti  energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i  poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili?  Prima l&#8217;eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che  distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo?</p>
<p>Nonostante il parere positivo in sede di Commissioni Parlamentari (per  cui lo schema di decreto attuativo della direttiva 2009/28 sull’energia  da fonti rinnovabili si inserisce nel quadro della politica energetica  europea volta a ridurre la dipendenza dalle fonti combustibili fossili e  le emissioni di CO2) il dibattito in corso, specie per le notizie di  stampa spesso espressione di interessi non necessariamente palesi e  esplicati in sede politica e sociale, sembra preludere ad un intervento  legislativo che andrà, si teme, in senso diametralmente opposto a  quello, voluto dalla Commissione, di incoraggiamento delle politiche di  sviluppo delle fonti rinnovabili.</p>
<p>La realtà è diversa. A fronte di una crisi che non smette di mordere il  tessuto produttivo, è vero che il settore delle rinnovabili si muove in  netta controtendenza. Gli incentivi (che, ricordiamo, non gravano sul  bilancio dello Stato ma nemmeno su quello delle famiglie, come invece si  è letto in questi giorni) hanno creato un volano virtuoso che ha  consentito al Paese di riavvicinarsi al gruppo dei paesi leader nel  campo dell’innovazione e della capacità produttiva. Il fotovoltaico, in  un contesto così difficile come quello che abbiamo visto delinearsi  negli ultimi anni, rappresenta un settore in crescita occupazionale e di  fatturato, oltre che un settore tecnologicamente in evoluzione.</p>
<p>Confidiamo nell’equilibrio e nella saggezza del Governo e del Parlamento  affinché si voglia intervenire per evitare che un altro tassello della  nostra economia cada vittima di contrapposti interessi e di battaglie  ideologiche. Confidiamo che saprete dare un futuro alle nostre famiglie e  ai nostri figli che si trovano oggi incolpevoli nella precarietà e  nell&#8217;incertezza.</p>
<p>Roberto Recupero</p>
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		<title>Berlusconi, la scuola pubblica e noi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 03:44:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I volgari e rozzi attacchi che Berlusconi ha di nuovo rivolto alla scuola pubblica italiana, e segnatamente agli insegnanti che in essa sono quotidianamente impegnati, rappresentano non solo la scontata conferma di quale sia il ruolo che la destra assegna all’istruzione pubblica nell’Italia dei nostri tempi, ma anche la cifra di una sottocultura politica che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I volgari e rozzi attacchi che Berlusconi ha di nuovo rivolto alla scuola pubblica italiana, e segnatamente agli insegnanti che in essa sono quotidianamente impegnati, rappresentano non solo la scontata conferma di quale sia il ruolo che la destra assegna all’istruzione pubblica nell’Italia dei nostri tempi, ma anche la cifra di una sottocultura politica che considera lo smantellamento della scuola e dell’università pubbliche come un passaggio necessario nell’opera di ridefinizione delle forme e della qualità del nostro vivere democratico e civile. <span id="more-20540"></span></p>
<p>La scuola e l&#8217;università che la destra vuole infatti imporci sono palesemente inadeguate rispetto alle sfide tanto della società italiana quanto di quella europea: non viene promossa alcuna mobilità sociale ma al contrario si fa in modo che le differenze continuino a perpetuarsi e che le diverse condizioni economiche, sociali e culturali della famiglia di provenienza continuino a definire i percorsi di studio e di successo di gran parte degli studenti.</p>
<p>Una scuola e un&#8217;università insomma lontanissime dal cammino che invece l&#8217;Agenda di Lisbona suggeriva, il cammino cioè di una società basata sulla conoscenza e sul sapere, intesi come motore dell&#8217;innovazione e dello sviluppo sociale, indispensabili all&#8217;Italia e all&#8217;Europa di cui avremmo bisogno: un&#8217;Italia e un&#8217;Europa del sapere, dell&#8217;istruzione e della formazione lungo tutto l&#8217;arco della vita, in cui il concetto stesso di cittadinanza si declina compiutamente solo grazie al ruolo dell&#8217;istruzione pubblica, quale motore di promozione e inclusione, capace di rimuovere gli ostacoli culturali e sociali di partenza e dare forma e senso – nella sua dimensione laica – ad una società multietnica e interculturale al tempo stesso coesa e solidale, piu&#8217; giusta e democratica.</p>
<p>È da queste speranze e dalla determinazione e la rabbia che le accompagna che in quest’ultimo autunno il movimento degli studenti è ripartito, sovvertendo letteralmente l’agenda della politica nazionale. Oggi le centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi, docenti e genitori, donne e uomini che in questi mesi hanno riempito istituti e atenei occupati o autogestiti, strade e piazze, guardando al futuro non solo della scuola o dell&#8217;università ma del Paese chiedono un radicale cambio di rotta e, soprattutto,  di essere parte attiva di quel cambiamento. Sta alla sinistra, a noi piu’ di altri, dare voce e strumenti a chi vuole lottare per una scuola, per un&#8217;università, per un&#8217;Italia diversa e migliore, che non ha spazio e voce, ma già c’è. Un’Italia di cui ogni giorno di piu’ il degrado politico, morale e culturale del berlusconismo ci fa avvertire il bisogno e l’urgenza, prima che sia troppo tardi.</p>
<p>Samuele Mascarin</p>
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		<title>Una nuova PAC per un modello agricolo sostenibile</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 14:53:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi mesi è aperta la discussione sulla futura politica agricola comune per il periodo 2014-2020. La Commissione Europea ha presentato una prima proposta, gli Stati membri esprimeranno le loro valutazioni così come il Parlamento europeo. La conclusione sarà determinata per la prima volta dalla codecisione Consiglio-Parlamento. Sinistra Ecologia e Libertà intende partecipare in piena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi mesi è aperta la discussione sulla futura politica agricola comune per il periodo 2014-2020. La  Commissione Europea ha presentato una prima proposta, gli Stati membri esprimeranno le loro valutazioni così come il Parlamento europeo. La conclusione sarà determinata per la prima volta dalla codecisione Consiglio-Parlamento.<span id="more-20530"></span></p>
<p>Sinistra Ecologia e Libertà intende partecipare in piena autonomia al dibattito e costruire una proposta innovativa per una nuova Pac nel contesto di un modello agricolo socialmente giusto e ambientalmente avanzato, avviando nel contempo un confronto con altri soggetti del mondo professionale, sociale, ambientalista e politico istituzionale.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Lo scenario internazionale</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>I temi dell’agricoltura e dell’alimentazione sono tornati spesso in questo periodo al centro dell’attenzione: aumenti dei prezzi delle materie prime e di generi alimentari primari, processi di finanziarizzazione dell’economia e bolle speculative, eventi climatici e catastrofi naturali, perdita di reddito dei produttori, sono tutti elementi che caratterizzano il quadro internazionale e provocano reazioni diverse nel Sud e nel Nord del mondo.</p>
<p>Sempre più i destini del pianeta saranno determinati anche  dalla capacità di condividere  a livello globale le modalità di utilizzo delle risorse alimentari e di quelle naturali più in generale.</p>
<p>Appaiono oggi del tutto evidenti i grandi limiti e la non sostenibilità del modello economico e sociale &#8211; caratterizzato dal predominio degli interessi delle multinazionali delle sementi, della chimica e del petrolio &#8211; che ha condizionato le agricolture del mondo.</p>
<p>Abbiamo detto “un nuovo mondo è possibile”: sovranità alimentare, diversificazione produttiva e salvaguardia della biodiversità, uso sostenibile delle risorse naturali e valorizzazione del lavoro sono fra i cardini di una nuova governance globale democratica.</p>
<p>In questo contesto è utile ribadire, come ci insegnano movimenti sociali, Ong, Organizzazioni Professionali e Sindacali su scala mondiale, nonché diversi Governi, che il cibo non è una merce e, dunque, la definizione delle  regole sugli scambi agricoli internazionali dovrebbe stare fuori  dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC/WTO) ed essere piuttosto affidata alle agenzie dell’Onu.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">L’Europa e la Pac</span></p>
<p>Per l’agricoltura come per l’intero sistema economico, l’Europa non può e non deve essere solo un principio ideale, ma una necessità concreta. L’Unione Europea è l’unica risposta possibile alla complessità delle economie e delle società post-industriali, alla crescita del livello in cui operano i processi di globalizzazione ed alle sfide di una competitività internazionale sempre più agguerrita: fenomeni, tutti, che rendono inadeguata la dimensione nazionale.</p>
<p>Negli ultimi anni, le istituzioni europee hanno mostrato molti limiti, a partire da una sostanziale adesione al neo-liberismo, si sono mostrate  deboli, divise e su molte vicende  ha riguadagnato terreno una visione nazionalistica. Più del modello europeo garante di pace, diritti sociali e civili, progresso e sostenibilità ambientale,  sembra essersi costituita “l’Europa dei ragionieri”, per i quali l’unico risultato da conseguire è la contabilità dei saldi di bilancio.</p>
<p>Anche la  Politica agricola comune subisce le conseguenze di questo approccio e rischia pesanti tagli. Sebbene il bilancio dell’Unione Europea rappresenti solo il 2% della spesa pubblica complessiva degli Stati membri e la spesa  agricola comunitaria non raggiunga l’1% di tutte le analoghe spese nazionali, c’è chi sostiene la necessità di una sua  ulteriore riduzione, ignorando, peraltro, che  la media degli aiuti dei paesi OCSE a vantaggio dell’ agricoltura è di gran lunga superiore ai sostegni comunitari.</p>
<p>Non siamo difensori dell’attuale politica agricola comune, anzi ne reclamiamo un radicale cambiamento ma ciò non può significare il ridimensionamento del budget, motivato da generici ed ideologici richiami all’ “innovazione”.</p>
<p>La Pac, nella sua fase iniziale, ha svolto una funzione di garanzia nell’approvvigionamento di beni alimentari per i cittadini europei e di stabilizzazione dei prezzi per i produttori che è andata man mano esaurendosi. Successivamente si sono consolidati forti elementi di distorsione e di disequilibrio, in particolare attraverso una distribuzione degli aiuti che ha favorito la rendita ed accentuato le diseguaglianze, con l’80% del sostegno attribuito al solo 20% degli agricoltori.  Oggi, dunque, la sua impostazione ed i suoi strumenti non rispondono più agli interessi generali, non sono in grado di reggere alle nuove sfide, né difendono i produttori dalle continue crisi.</p>
<p>Nel 2009 il reddito agricolo per unità di lavoro annuo nell’UE è calato dell’11,6% rispetto all’anno precedente, per l’Italia la contrazione è stata pari al 20,7% (EUROSTAT, 2010). Alla caduta del reddito del settore primario si associa e si consolida la tendenza degli ultimi decenni dell’inarrestabile fenomeno della caduta dei livelli occupazionali e dell’invecchiamento della media degli occupati.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Un modello agricolo sostenibile</span></p>
<p>E’ necessario costruire un modello agricolo e rurale europeo che, salvaguardando le diversità, sia sostenibile socialmente, economicamente, eticamente ed ambientalmente .</p>
<p>Occorre riconoscere che la terra, con la sua fertilità e le biodiversità che racchiude, è un “bene comune”. Dobbiamo considerare la terra e la sua fertilità come  un’ elemento da preservare come fonte insostituibile di alimenti, di conservazione della biodiversità, della cultura e dell’identità dei popoli, oltre che garante della tutela del paesaggio e formidabile strumento per la difesa dai cambiamenti  climatici.</p>
<p>Pensiamo ad una agricoltura che riaffermi la sua funzione primaria di produrre alimenti e  capace di:</p>
<p>-         dare reddito agli agricoltori e nuova qualità della vita nelle aree rurali,</p>
<p>-         valorizzare il lavoro costruendo nuova e buona occupazione,</p>
<p>-         produrre eticamente garantendo la sicurezza alimentare ed il benessere degli animali,</p>
<p>-         assicurare la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio anche promuovendo l’uso delle fonti di energia rinnovabili sulla base di una loro corretta regolamentazione e pianificazione,</p>
<p>-          mantenere una forte diversificazione produttiva e multifunzionalità dei servizi offerti, con una connotazione di qualità legata al territorio,</p>
<p>-         sconfiggere una logica produttivistica meramente quantitativa e basata anche sull’utilizzo degli OGM.</p>
<p>Queste idee incontrano le nuove sensibilità dei cittadini-consumatori ma hanno bisogno di forti gambe per camminare: c’è bisogno, insieme, di una nuova politica pubblica e del protagonismo degli agricoltori e delle popolazioni rurali perché esse si affermino.</p>
<p>E’ indispensabile rafforzare gli strumenti di organizzazione economica del mondo agricolo, a partire dalla cooperazione e ridurre l’enorme divario nei rapporti di forza lungo la catena alimentare. A tale scopo l’aggregazione dei produttori è una premessa necessaria ma allo stesso tempo occorrono nuove regole per rendere trasparente la formazione dei prezzi e per impedire qualsiasi forma di speculazione e di oligopolio nel sistema della distribuzione. E’ sicuramente importante, inoltre, sostenere i sistemi di commercializzazione a circuito breve.</p>
<p>Un modello agricolo sostenibile significa costruire nuove regole e relazioni internazionali. E’ necessario regolamentare i derivati finanziari che operano sulle materie prime destinate all’alimentazione e prevedere un sistema di reciprocità delle norme sanitarie, ambientali e sui diritti del lavoro.</p>
<p>Non è possibile, infine, pensare di mantenere in vita un sistema che esclude o emargina la gran parte della popolazione del Sud del mondo che vive di agricoltura. La questione della fame e della sottonutrizione deve riguardarci. Occorre costruire le condizioni per passare dalla competizione alla cooperazione.</p>
<p>In tal senso sarebbe importante che la nuova Pac dia un contributo agli obiettivi delle Tre Convenzioni Globali delle Nazioni Unite: Biodiversità, Clima globale, Lotta alla desertificazione.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Una nuova Pac</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>I dati del censimento agricolo europeo  stimano in circa 40 milioni le persone che lavorano nelle aziende agricole europee. Nell’UE un posto di lavoro su sei dipende dalla produzione agricola. La catena alimentare, dagli agricoltori ai trasformatori, rappresenta inoltre  il più grande settore economico dell‘Unione Europea  e gli agricoltori “custodiscono”  il 45%  del territorio dell&#8217;Unione. “Numeri” importanti ed  impossibili da confermare senza il contributo della PAC.</p>
<p>Una Pac, innovativa, solida, “verde” e con uno sguardo aperto al mondo è quella per la quale intendiamo dare il nostro contributo di idee, di proposte e di iniziative.</p>
<p>In primo luogo bisogna riaffermare il ruolo della Pac quale politica pubblica europea. Pertanto occorre costruire un consenso largo per evitare che il budget agricolo complessivo venga messo in discussione, in sede di confronto sul bilancio Ue, anche e soprattutto, dai ministri economici e finanziari dei Paesi membri, in larga maggioranza subalterni al pensiero dominante neo-liberista.</p>
<p>A proposito, poi, della ripartizione delle risorse fra gli Stati è indispensabile che, nel quadro di un necessario riequilibrio, si consideri non solo il criterio della superficie agricola disponibile ma anche quello relativo alla Plv realizzata e la quantità e qualità del lavoro impiegato, sia autonomo che dipendente.</p>
<p>Un concetto fondamentale da affermare è quello della redistribuzione del sostegno fra gli agricoltori. Gli aiuti non devono più sostenere la rendita ma piuttosto i comportamenti virtuosi ed in questo quadro si dovrà superare il criterio della “storicità” dei pagamenti basati sulle produzioni realizzate più di dieci anni fa. Nello stesso tempo si dovranno fissare dei tetti massimi negli importi da erogare.</p>
<p>Si dovrebbe andare oltre l’attuale rigidità tra le politiche del primo e del secondo pilastro, costruendo elementi di sinergia tra il sostegno alla competitività e quello relativo alle misure ambientali. E’ sempre più necessario, infatti, premiare chi produce e investe in lavoro, ambiente e innovazione.</p>
<p>Abbiamo ricordato come il reddito degli agricoltori sia il grande problema di questa fase. I vecchi strumenti della Pac non hanno messo al riparo i produttori né dalle calamità, sempre più frequenti a causa anche dei cambiamenti climatici, né dalle crisi di mercato e dall’andamento volatile dei prezzi che ormai è diventato “strutturale”. La gestione dei rischi deve, dunque, diventare una priorità attraverso l’implementazione di nuove risorse e di adeguati strumenti, in particolare quelli (fondi mutualistici e assicurazioni) gestiti collettivamente dalle forme economiche organizzate degli agricoltori.</p>
<p>Queste ultime devono essere sostenute ed incentivate sia dal punto di vista normativo che da quello delle risorse economiche. Occorre rafforzare, in particolare nel nostro Paese che ha un deficit in questo senso, le Organizzazioni dei Produttori ed  i sistemi integrati di filiera. Organizzazione ed aggregazione sono le parole chiave per affrontare le sfide di oggi. In questo quadro potrebbe essere preso come  modello di riferimento il sistema dei “programmi operativi” utilizzato nel settore ortofrutticolo.</p>
<p>Pur mantenendo l’unicità e l’omogeneità delle politiche a livello europeo potrà essere utile prevedere la possibilità per i Paesi membri di utilizzare apposite dotazioni nazionali finalizzate a sostenere scelte di politica agraria specifiche, relative ad alcuni settori o ad alcune aree geografiche.</p>
<p>Una particolare attenzione deve essere dedicata alla necessità del ricambio generazionale. Se vogliamo immaginare un futuro per l’agricoltura europea, infatti, si dovranno aiutare i giovani a subentrare nell’attività delle aziende esistenti ma anche a crearne delle nuove. Creatività, innovazione, qualità della vita nelle aree rurali sono  elementi essenziali per garantire tutto ciò.</p>
<p>Fra le scelte che la nuova Pac deve compiere vi è senz’altro quella di supportare con maggiore intensità il sistema biologico che, insieme al rifiuto degli Ogm, possono diventare elementi caratterizzanti del sistema agroalimentare europeo. Occorre sostenere chi sceglie di adottare questi metodi produttivi ed accompagnarli nella fase di transizione.</p>
<p>In questo quadro la definizione di un grande piano europeo per la produzione di proteine vegetali  libere da Ogm per l’alimentazione animale rappresenta un elemento indispensabile di coerenza.</p>
<p>Nella programmazione degli Stati membri, non solo relativamente alle politiche di sviluppo rurale, si dovranno premiare tutti quei comportamenti che contribuiscono ad una gestione sostenibile delle risorse naturali, a partire da un uso responsabile dell’acqua “bene comune”,  all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, all’impiego di pratiche agronomiche volte all’abbattimento delle emissioni di CO2, al “risparmio” ed alla salvaguardia del suolo anche attraverso la riduzione degli input chimici. Inoltre vanno sostenute le azioni dirette a monitorare e garantire lo stato di salute della flora e della fauna selvatica a partire dagli insetti pronubi.</p>
<p>Per mantenere l’indispensabile presenza degli agricoltori e delle loro famiglie su tutto il territorio, anche come presidio ambientale, bisogna che la Pac  garantisca un reddito minimo, in particolare alle piccole aziende familiari e nelle zone montane e svantaggiate.</p>
<p>Infine l’intero sistema degli aiuti, dalle procedure ed adempimenti che riguardano gli agricoltori agli atti amministrativi che impegnano gli Stati, devono essere drasticamente semplificati.</p>
<p><em>a cura del gruppo Agricoltura del Forum Territorio e Paesaggio</em></p>
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		<title>Da Torino una sola parola d’ordine: primarie!</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 10:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri è stata una giornata significativa per Sinistra Ecologia Libertà. A Roma Nichi alla nostra iniziativa “Cambia l’Italia” ha parlato a tutto al Paese, segnando un passo avanti nella costruzione di quello che ha chiamato il nostro “patrimonio collettivo”. Il valore aggiunto del centrosinistra, la leva per costruire il capovolgimento del berlusconismo sono per noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri è stata una giornata significativa per Sinistra Ecologia Libertà.</p>
<p>A Roma Nichi alla nostra iniziativa “Cambia l’Italia” ha parlato a tutto al Paese, segnando un passo avanti nella costruzione di quello che ha chiamato il nostro <strong>“patrimonio collettivo”</strong>.<span id="more-20508"></span></p>
<p>Il valore aggiunto del centrosinistra, la leva per costruire il capovolgimento del berlusconismo sono per noi <strong>la partecipazione democratica e le primarie</strong>.</p>
<p>E Nichi si è spinto a definirle <strong>l’anima del centrosinistra</strong>, non un capriccio.</p>
<p>Sempre ieri, a più di 500 km di distanza, e precisamente a Torino, tutte le voci del Partito Democratico erano in perfetta sintonia con le sue affermazioni.</p>
<p>E’ tornato il sereno, dopo che nei giorni passati, si era parlato di <strong>“primarie al veleno”</strong>, per i colpi bassi nella campagna elettorale e per i possibili inquinamenti del voto.</p>
<p>Già a metà giornata, con i primi dati di un’affluenza molto ampia, sono iniziate <strong>le prese di posizione favorevoli degli esponenti del PD,</strong> che hanno apprezzato la partecipazione democratica e stabilito le primarie come strumento fondamentale per selezionare i candidati.</p>
<p>Fra i primi a valutare molto positivamente questa esperienza, proprio Giorgio Merlo, vicePresidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, che invece ha sempre dimostrato grande scetticismo nei confronti delle primarie, auspicandone il superamento.</p>
<p>Le dichiarazioni entusiastiche si sono susseguite e aumentate nel momento in cui si è conosciuto il dato definitivo della partecipazione pari a<strong> 53000 votanti</strong>, un numero raggiunto a Torino solo con le primarie di Prodi.</p>
<p>Con un po’ di ironia, non si può non sottolineare che raramente tutti gli esponenti del Partito Democratico si trovano così in sintonia fra loro su uno stesso argomento.</p>
<p>E sposta addirittura in alto l’asticella Walter Veltroni, per il quale bisognerebbe: “fare una legge che imponga a tutti i partiti di svolgere le primarie per scegliere i propri candidati”.</p>
<p>Registriamo dunque positivamente <strong>la legittimazione unanime delle primarie</strong>, che nel dibattito interno al Partito Democratico sono state seriamente messe in discussione.</p>
<p>A Torino ciò coincide con <strong>un grande successo dei candidati del PD,</strong> che da soli prendono più dell’80% dei voti.</p>
<p>C’è stato praticamente <strong>un plebiscito nei confronti di Piero Fassino,</strong> che ha raccolto il 55.3% delle espressioni di voto; i pronostici lo davano come favorito, soprattutto in corrispondenza ad un’alta affluenza ai seggi. E così è stato.</p>
<p>Mentre <strong>Davide Gariglio, l’altro esponente del PD, è arrivato al 27.3%,</strong> puntando soprattutto sul rinnovamento generazionale. Ad prima analisi sembrerebbe, però, che <strong>l’età media dei votanti sia stata piuttosto elevata.</strong></p>
<p>Da questo dato, dobbiamo partire in vista dell’appuntamento delle elezioni effettive.</p>
<p>I due candidati non appartenenti al PD hanno ottenuto rispettivamente<strong> Gianguido Passoni  il 12.4% che in termini assoluti è pari a 6585 voti, e Michele Curto il 4.1% pari a 2199 voti</strong>, puntando proprio sui giovani.</p>
<p>Con queste esperienze SEL deve adesso provare a lavorare in vista delle elezioni effettive, andando a esplicitare il suo profilo programmatico su alcune questioni centrali, emerse nella campagna elettorale delle primarie, e costruendo contemporaneamente la squadra che correrà per il consiglio comunale.</p>
<p>Monica Cerutti</p>
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		<title>&#8220;Cambiare questo centrosinistra. Ma senza cedere al liberismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 16:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sinistra e Libertà &#8220;è in campo, per assumersi una responsabilità che fa tremare le gambe&#8221;, &#8220;come soggetto che punta a cambiare questo centrosinistra e creare un cantiere che possa tenere assieme la cultura di centro con quella di sinistra&#8221;. Ma ciò deve avvenire &#8220;senza veti, perchè io non li pongo, ma non li subisco. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinistra e  Libertà &#8220;è in campo, per assumersi una responsabilità che fa tremare le  gambe&#8221;, &#8220;come soggetto che punta a cambiare questo centrosinistra e  creare un cantiere che possa tenere assieme la cultura di centro con  quella di sinistra&#8221;. Ma ciò deve avvenire &#8220;senza veti, perchè io non li  pongo, ma non li subisco. E nessuno può pensare di avere lo scettro&#8221;.  Nichi Vendola lancia dal palco del pala Tendastrisce al quartiere  Prenestino, periferia pasoliniana della Capitale, il manifesto  programmatico e politico del suo movimento, ma anche la sua sfida al  Partito Democratico.<span id="more-20414"></span><br />
A cominciare dalle primarie &#8220;che non sono un  capriccio ma sono forma e sostanza di una nuova stagione&#8221;. Vendola  chiarisce subito di esser disponibile a dialogare, ma fissa una serie di  paletti che considera ineludibili: &#8220;La crisi che abbiamo davanti non è  solo economica &#8211; spiega parlando ai cinquemila simpatizzanti arrivati da  diverse parti d&#8217;Italia e che lo applaudiranno molte volte &#8211; ma è una  crisi di democrazia nel presente e una crisi sociale che esploderà&#8221;.  Dunque, la ricetta che deve essere proposta dalla sinistra non può  essere quella liberista, &#8220;perchè il liberismo non è la medicina, ma è la  malattia&#8221;.</p>
<p>Ed ecco perchè, ripete, se pure è pensabile una  grande coalizione di forze in chiave anti-berlusconiana che va da Sel a  Fini, &#8220;non sarebbe pensabile un governo di legislatura che abbia    dentro Sel e anche Andrea Ronchi, che da ministro firmò il  decreto sulla privatizzazione dell&#8217;acqua&#8221;. Una soluzione del genere,  aggiunge, può avere l&#8217;orizzonte limitato di cambiare la legge elettorale  o fare una legge sul conflitto d&#8217;interessi, ma &#8220;sarebbe strategicamente  e tatticamente perdente&#8221;. No a Mario Monti, dunque, o a Luca di  Montezemolo, la sinistra è altro, deve tornare ad avere un orizzonte più  ampio. &#8220;Compagno Bersani &#8211; dice &#8211; possibile che levare gli occhi verso  un orizzonte più ampio significa dedicarsi alla poesia..?&#8221;.</p>
<p>Il  leader di Sel usa parole care al suo popolo: rivendica il ritorno del  pubblico nell&#8217;economia, nell&#8217;istruzione e nella sanità, dice che &#8220;ci  vuole una grande sinistra per sentirsi veramente fratelli dei giovani  del Cairo e di Tripoli&#8221;, sostiene che &#8220;la vita è più agra oggi perchè la  nostra Costituzione è stata depotenziata&#8221;, difende il sindacato,  &#8220;perchè indebolirlo significa indebolire la vita democratica e rendere  più pigro il sistema delle imprese&#8221;, urla un secco &#8216;no&#8217; al nucleare  perchè &#8220;il futuro è dell&#8217;energia alternativa&#8221;.</p>
<p>Contesta con  parole durissime gli allarmi sugli sbarchi di clandestini, lanciati  dagli esponenti del centrodestra, chiamamandoli &#8220;barbari amici di  dittatori e mafiosi che non hanno rispetto per la vita umana e per chi  fugge dalla fame e dalla guerra&#8221;. E critica la politica economica del  governo che &#8220;ha introdotto la più pesante patrimoniale sui poveri e i  deboli&#8221;, intaccando l&#8217;articolo 41 della Costituzione che invece è &#8220;una  scultura sacra&#8221;. I toni sono altrettanto forti nei confronti di  Berlusconi, a partire dal legame del premier con Gheddafi (&#8220;è stato  l&#8217;ultimo a condannarlo, e lo ha fatto con voce tremante&#8221;) fino alla  scuola pubblica dopo l&#8217;attacco di ieri &#8220;<a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/02/27/news/bersani_difende_la_scuola_pubblica_dal_premier_schiaffo_inaccettabile-12960510">Un paese deve investire nella scuola pubblica <sup>1</sup></a> &#8211; dice &#8211; perchè è il cuore della crescita economica: e sono stati 15  anni di tv berlusconiane e di crisi della scuola &#8211; aggiunge &#8211; a creare  una generazione narcotizzata dal trash e dalla pornocrazia&#8221;.</p>
<p>Ma  anche sullo scandalo Ruby, perchè &#8220;bisogna avere a cuore il destino dei  coetanei di quella ragazza che non possono vedere il marciapiede o  palazzo Grazioli come orizzonte della loro realizzazione personale&#8221;.<br />
Sinistra  e Libertà è in campo, scandisce Vendola mettendo in guardia i suoi e  spiegando sibillinamente che &#8220;le provocazioni continueranno&#8221;. Il  governatore pugliese lascia quasi intendere di poter fare un passo  indietro quando sottolinea che &#8220;il leaderismo è una malattia se comporta  una delega in bianco: se anche questo leader che parla vi si ritirasse  dalla scena, queste parole resterebbero come un patrimonio collettivo&#8221;.</p>
<p>Ai  cronisti che dietro il palco gli chiederanno una spiegazione, Vendola  chiarirà che non ha nessuna intenzione di farsi da parte e che il suo  messaggio era riferito a coloro che, anche dentro al Pd, lo hanno  accusato di eccesso di protagonismo o di essere un fenomeno mediatico.  Tema sviscerato anche dal palco, quando Vendola prende le distanze dal  &#8216;grillismo&#8217;, e rivendica la sua &#8220;diversità cuturale da chi popola il  teatrino televisivo delle anime belle&#8221;.</p>
<p>Gli ultimi passaggi del  discorso di Vendola sono parole d&#8217;ordine rivolte alla platea che lo  applaude a lungo, poco prima che dagli altoparlanti si diffondano le  note di &#8216;Bella Ciao&#8217;: &#8220;rifare la sinistra è possibile, non bisogna  cedere sulla nostra identità ma non dobbiamo avere paura di aprirci&#8221;.</p>
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		<title>Cambiamo l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 18:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dobbiamo cambiare l’Italia e mettere in campo idee, speranze e tutta la nostra forza di volontà per farlo. Vogliamo condividere l’appuntamento di domani con l’Italia migliore, quella che ha patito e sta patendo di vivere in un Paese con una classe dirigente che ha sdoganato le subculture più retrive, più reazionarie, più maschiliste, più xenofobe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong>Dobbiamo cambiare l’Italia</strong> e  mettere in campo idee, speranze e tutta la nostra forza di volontà per  farlo. Vogliamo condividere l’appuntamento di domani con <strong>l’Italia migliore</strong>,  quella che ha patito e sta patendo di vivere in un Paese con una classe  dirigente che ha sdoganato le subculture più retrive, più reazionarie,  più maschiliste, più xenofobe, più omofobe. <span id="more-20403"></span><br />
Vogliamo condividere la manifestazione con un’Italia civile, quella che  coltiva il culto della memoria, che si commuove pensando al sangue  versato per guadagnare la libertà, penso all’Italia dei giovani e delle  ragazze che si arrampica e si appende sui tetti per reclamare il diritto  all’istruzione e alla cultura, o che si arrampica sulle gru per  rivendicare il diritto al lavoro. L’Italia che ama la Costituzione e che  fra poche settimane, il 12 marzo si ritroverà di nuovo in Piazza del  Popolo. L’Italia del popolo italiano.</p>
<p>Vorrei sentirmi parte di un processo in cui la politica diventa una  proprietà pubblica. La politica è condivisione, è guardarsi in faccia,  prendersi per mano, è etica del volto, è capacità di scrutare i segni  del cambiamento, è confronto con i dilemmi veri della nostra società: il  Mediterraneo in fiamme con le sue contraddizioni e le sue grandi  potenzialità per il suo futuro democratico, i dilemmi ambientali, i  diritti dei più deboli, il lavoro, il rapporto uomo-donna, i diritti del  creato.</p>
<p>La politica dovrebbe innalzare il proprio sguardo a questa altezza e  tirarsi fuori dalle sabbie mobili in cui è precipitata in Italia. Ecco,  con la mia gente, con donne e uomini di tutte le età del mio partito,  Sinistra Ecologia Libertà, discuteremo di questo domani al Tendastrisce  di Roma: di come darci coraggio per dare coraggio all’Italia.</p>
<p>Nichi</p>
<p>Ecco la scheda della <a href="../27febbraio2011">giornata</a></p>
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		<title>Alle primarie di Torino voterei Michele Curto</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica prossima si svolgeranno le elezioni Primarie per individuare il candidato Sindaco del centro-sinistra a Torino; si fronteggiano due esponenti “pesanti” del PD come Davide Gariglio e Piero Fassino seguiti da tre outsider: il medico dei Radicali Silvio Viale e due candidati di sinistra, l’Assessore al Bilancio della Giunta Chiamparino ed ex PdCI Guido Passoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica prossima si svolgeranno <strong>le elezioni Primarie per individuare il candidato Sindaco del centro-sinistra a Torino</strong>; si fronteggiano due esponenti “pesanti” del PD come <strong>Davide Gariglio</strong> e <strong>Piero Fassino</strong> seguiti da tre <em>outsider</em>: il medico dei Radicali Silvio Viale e due candidati di sinistra, l’Assessore al Bilancio della Giunta Chiamparino ed ex PdCI <strong>Guido Passoni</strong> e il giovane indipendente <strong>Michele Curto</strong>.<span id="more-20244"></span></p>
<p>Premetto subito che trovo <strong>decisamente assurdo che si siano prodotte due candidature a sinistra</strong> dei democratici, e soprattutto che questo avvenga proprio a Torino e  proprio in presenza di due candidati, Fassino e Gariglio, che fanno la  gara a chi appare più moderato e compatibilista con i poteri forti della  Città.</p>
<p>Detto questo, da “straniero” che ha per  molti anni vissuto il proprio impegno politico tra Biella e Torino e che  ritiene, anche in qualità di amministratore pubblico, che <strong>non sia indifferente chi e come governerà il capoluogo regionale nei prossimi anni</strong>, mi permetto di <strong>indicare una preferenza</strong> e di avanzare alcuni spunti.</p>
<p>Negli anni dell’Università a Torino ho avuto modo di <strong>conoscere</strong> uno dei due candidati di sinistra, Michele Curto, <strong>ho costruito con lui</strong> la prima lista di sinistra in Ateneo il “Collettivo spartaco”, lui fresco di diploma e noi un po’ più <em>sgamati</em> ma certamente molto più ideologici provammo questa prima esperienza  assieme. Da allora le nostre strade hanno cominciato a viaggiare  parallelamente: nei percorsi della “disobbedienza civile”, nel movimento  altermondialista, <strong>a Genova</strong> nel 2001, nelle vertenze piccole e grandi come <strong>nelle strade impervie della Valle di Susa</strong> contro la TAV.</p>
<p>Io e Michele <strong>abbiamo scelto forme di militanza diversa</strong>, io direttamente in un partito e lui nel sociale e nell’associazionismo.</p>
<p>La sua <strong>scelta di saltare il fossato</strong> che ci ha separato in questi anni è per me un segno di grande coraggio. E’ la presa in carico diretta di <strong>una responsabilità prima di tutto nei confronti della sua Città </strong>e poi verso la sinistra tutta.</p>
<p>A pensarci oggi la sua candidatura avrebbe <strong>dovuto partire molti mesi fa</strong>,  innanzi tutto per coprire l’enorme sproporzione di mezzi e risorse che  hanno messo in campo Fassino e Gariglio e che è addirittura riuscita a  trasformare dei “rottamatori” in “restauratori”. Ci sarebbe voluto quel  tempo che è mancato per far <strong>lievitare ulteriormente la necessità di un cambiamento</strong> che a Torino è necessario oltre che fisiologico.</p>
<p>Michele però ha deciso all’ultimo di  buttarsi in un’impresa quasi impossibile accettando secondo me la sfida  più grande ovvero quella di provare a dire due cose importantissime: <strong>c’è un alternativa a sinistra del centro sinistra e questa alternativa deve essere giovane.</strong> La sfida è tutta qui, e non è affatto banale o resistenziale.</p>
<p><strong>Torino e il Piemonte</strong> dopo il terremoto innescatosi con la vittoria delle destre e della Lega l’anno scorso, stanno vivendo <strong>un periodo di grande incertezza</strong>,  i “poteri forti” di questa Regione sono tutti indirizzati a sostenere  questo o quel candidato a patto di avere la garanzia che <strong>il controllo degli “affari” rimanga saldamente nelle loro mani.</strong> La campagna di Michele per questo è indicativa: un’arancia coltivata nelle terre sottratte alle mafie e al caporalato, <strong>come cifra di un impegno sociale</strong> ma anche politico che fanno del suo percorso di vita <strong>la migliore biografia</strong> che si possa spendere e che lo rendono <strong>“indisponibile”</strong> proprio a certi poteri.</p>
<p>Spero che quest’avventura che ha  investito Michele e chi l’ha sostenuto in queste settimane con  convinzione, permettano &#8211; a prescindere dal risultato di domenica-, di <strong>continuare un percorso di ri-costruzione a sinistra</strong> di cui il nostro paese ma soprattutto la nostra Regione e il suo capoluogo hanno davvero bisogno.</p>
<p><strong>In bocca al lupo Michele</strong>!</p>
<p>Roberto Pietrobon</p>
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		<title>Che Tripoli bruci, ma che la “roba” italiana sia salva!</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 06:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi è da chiedersi la ragione di un così roboante silenzio italiano di fronte alla condanna che da più sedi internazionali sta giungendo al regime libico. Infatti ammonire “basta con le violenze”, come hanno detto Berlusconi e Frattini, è meno di un peto di gatto rispetto al massacro generalizzato, che rappresentanti Onu qualificano addirittura come genocidio, in corso a Bengasi e a Tripoli, ove si cerca di spegnere la rivolta – senza peraltro riuscirvi &#8211; con raids aerei, carri armati e fucili caricati per uccidere. Una ragione c’è e non sta nei gossip, ma in solidi interessi che legano l’Italia alla Libia.<span id="more-20100"></span></p>
<p>In primo luogo sono le risorse energetiche del paese nordafricano che fanno gola. La Libia è il primo fornitore di petrolio all’Italia, garantendo il 23,3% del nostro fabbisogno, mentre tramite il gasdotto Greenstream, che collega le coste libiche a Gela, di cui la National Oil Corporation libica ha rilevato una parte della quota che era dell’Eni, arriva quasi il 12% del gas utilizzato dal nostro paese. E’ chiaro che l’Eni è in fibrillazione per gli avvenimenti libici e preferirebbe la calma piatta a qualunque costo pur di non rimettere in discussione quanto il suo numero uno, Paolo Scaroni,  aveva ottenuto solo un anno fa, cioè il prolungamento venticinquennale delle concessioni in loco.</p>
<p>Ma anche in fatto di armi non scherziamo. Solo nel biennio 2008-2009 l’Italia ha autorizzato le proprie ditte a vendere armi alla Libia per un totale di 205 milioni di euro, più di un terzo dell’ammontare di tutte le autorizzazioni concesse dalla Ue. A differenza di Francia e Germania che hanno sospeso gli invii di materiale bellico ai paesi nordafricani teatro della rivolta popolare, l’Italia ha continuato come se nulla fosse. D’altro canto la Libyan Investment Authority possiede il 2,01% &#8211; con la prospettiva di arrivare al 3% &#8211; delle azioni Finmeccanica, il che significa essere la seconda forza, dopo il Ministero dell’Economia italiano, in quella azienda, la cui produzione a fini bellici è in continua espansione. La sollevazione popolare di queste ore rischia di rimettere in discussione l’impianto per l’assemblaggio degli elicotteri Augusta, nonché le installazioni di strumentazioni per il controllo del territorio meridionale libico a fini antimmigrazione.</p>
<p>Non poteva mancare anche una rilevantissima presenza libica nel sistema finanziario italiano. E’ quella in Unicredit, ove la Libia è virtualmente primo azionista, possedendone il 4,9%, tramite la sua Banca Centrale, e il 2,5% tramite il già citato Libyan Investment Authority. Anche sul fronte delle telecomunicazioni i libici sono molto attivi, possiedono infatti il 14,8% di Retelit, controllata da  Telecom Italia, attiva nei servizi a banda larga. Mentre Impregilo, la grande società di infrastrutture, è impegnata in Libia nella costruzione di tre centri universitari.</p>
<p>Complessivamente l’Istituto per il commercio estero valuta che la presenza italiana in Libia ammonti attualmente a 130 aziende per un’occupazione complessiva di 600 persone. Ma questo quadro – assolutamente per difetto – non può concludersi senza ricordare che la neonata passione sportiva della famiglia Gheddafi non si è fermata all’infelice comparsata di uno dei figli del colonnello nelle file del Perugia di Gaucci , ma assai più corposamente si è spinta fino a possedere il 7,5% della società sportiva Juventus (d’altro canto la Fiat è di casa in Libia) tramite la Libyan Arab Foreign Investment Company.</p>
<p>Perché stupirsi, dunque, se Berlusconi – il cui ultimo atto di politica internazionale è la telefonata alla questura di Milano per fare rilasciare Ruby – e  i nostri governanti di fronte alla rivolta e al massacro in atto, hanno semplicemente scelto di infilare la testa sotto la sabbia (del deserto libico)?</p>
<p>Alfonso Gianni</p>
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		<title>Marta ha vinto!</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 09:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marta Testa, 33 anni, laureata con 110 e lode, due master conseguiti fra Cile e Francia, professionista affermata di una azienda internazionale ed oggi funzionaria della Regione Sardegna, candidata proposta da Sinistra Ecologia e Libertà, ha vinto con il 58% dei consensi le elezioni primarie del centrosinistra di Iglesias. (www.martatesta.it). Una donna solare, preparata, arrembante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marta Testa, 33 anni, laureata con 110 e lode, due master conseguiti fra Cile e Francia, professionista affermata di una azienda internazionale ed oggi funzionaria della Regione Sardegna, candidata proposta da Sinistra Ecologia e Libertà, ha vinto con il 58% dei consensi le elezioni primarie del centrosinistra di Iglesias. (<a href="http://www.martatesta.it/" target="_blank">www.martatesta.it</a>).<span id="more-20079"></span></p>
<p>Una donna solare, preparata, arrembante nella capacità che ha avuto di attraversare le elezioni primarie come un “corpo a corpo” con la questione sociale, con la marginalità alla hanno costretto da troppo tempo la sua generazione, il suo genere.</p>
<p>I volti impressi nella memoria di chi c’era, domenica 20 febbraio sul calendario gregoriano. Di decine di giovani ragazze e ragazzi che Marta ha saputo entusiasmare e conquistare all’impegno politico.</p>
<p>E le lacrime di commozione di tanti e tante che giovani più non sono, ma che di sconfitte ne hanno subite troppe, dalla politica come dalla vita.</p>
<p>E l’Isola dei precari &#8211; come a Cagliari per Massimo Zedda &#8211; riscopre il gusto e la voglia del cambiamento.</p>
<p>Cambiare la direzione di marcia, accelerare il passo di un Centrosinistra che fatica a trovare una sua progettualità e un suo profilo.</p>
<p>La “my way” in versione sarda del superamento del berlusconismo allora la indica il nostro popolo alle primarie, in quella dimensione partecipativa che sta divenendo – a tutti gli effetti – lo strumento del Big Bang nel campo democratico e progressista.</p>
<p>Altro che “inquinamento del voto”, come purtroppo si sono affrettati a dichiarare i dirigenti locali del PD. Ma la chiara, trasparente affermazione di una Iglesias migliore, più fresca e cosciente delle proprie potenzialità, adagiate fra cielo e mare intorno all’immenso suo patrimonio archeologico minerario.</p>
<p>Marta è il “cervello in fuga” che ritorna nella propria terra e che decide di mettersi a disposizione, di un impegno pubblico, di una politica per la trasformazione della società. Un atto di coraggio. Lo si capisca dalla condizione sociale ed occupazionale drammatica nella quale versa la Sardegna, dal grido di dolore che spazza quotidianamente una provincia in corso di deindustrializzazione come quella del Sulcis Iglesiente.</p>
<p>E se non bastasse lo si chieda alla professoressa Lilli Pruna, si interroghi il recente rapporto sul mercato del lavoro in Sardegna e la sua tragica narrazione: quella della metà dei giovani che non lavora, del 74% degli under 24 che non studia, non lavora e “non si pone il problema”, quella degli oltre 200 mila precari che – su una base attiva inferiore a 700 mila lavoratori – costituisce ormai “il prevalente” occupazionale.</p>
<p>Marta Testa conquista 1450 voti contro i 930 del suo principale sfidante, Andreano Madeddu, storico dirigente di estrazione moderata sostenuto dal Partito Democratico. Poco meno di 400 voti è invece la somma dei consensi raccolti dal candidato dell’Idv e dalla candidata di Rosso Mori.</p>
<p>Una pagina di bella politica. Una fotografia della Sardegna che può essere e di una generazione che può di nuovo sperare.</p>
<p>Grazie Marta.</p>
<p>Michele Piras</p>
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