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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; sinistra</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>La marcia in più della sinistra italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 04:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sinistra italiana ha una grande ricchezza, di cui sembrano dimenticarsi talvolta i suoi leader: un patrimonio di mobilitazione e partecipazione che si è riattivato ed ingrandito negli ultimi mesi portando ad importanti vittorie. Questo blog è nato in tempi bui, dopo quello che definimmo “l’anno zero” della sinistra italiana: il 2008 con la sconfitta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sinistra italiana ha <strong>una grande ricchezza</strong>, di cui sembrano  dimenticarsi talvolta i suoi leader: un patrimonio di mobilitazione e  partecipazione che si è riattivato ed ingrandito negli ultimi mesi  portando ad importanti vittorie. Questo blog è nato in tempi bui, dopo  quello che definimmo “l’anno zero” della sinistra italiana: il 2008 con  la sconfitta alle politiche, l’eliminazione di una parte della sinistra  dalla rappresentanza parlamentare, la vittoria di Alemanno a Roma. <span id="more-28387"></span>Nelle  ultime settimane abbiamo avuto <strong>la fortuna di descrivere e indagare un  paese diverso</strong>: quello delle amministrative e quello dei referendum. E’  bene riflettere e analizzare i cambiamenti nella società che sono alla  radice di quelle vittorie, lo abbiamo fatto <a href="http://italia2013.org/2011/06/13/come-cambia-litalia-del-referendum/">qui collettivamente</a> e lo ha fatto <a href="http://italia2013.org/2011/06/07/e-ora-tocca-a-noi/">qui Cecilia D’Elia</a>. Oggi abbiamo degli studi che <strong>ci spiegano meglio cosa è successo</strong>, vediamone alcuni.</p>
<p>Il primo studio è quello di Ilvo Diamanti e della sua<a href="http://demos.it/a00603.php"> Demos</a>.  Molti, nella lettura, si saranno fermati <strong>ai pronostici elettorali</strong> che  danno il centrosinistra “classico” (Pd, Idv, Sel più, se vorrà, la  Federazione della Sinistra) in vantaggio di 7 punti percentuali sul  centrodestra. C’è poi il calo del Terzo Polo e un dato importante sul  centrosinistra: a beneficiare della tornata elettorale e referendaria  sembrano essere soprattutto Pd e Idv, mentre Sel perde quasi un terzo  dei suoi consensi “virtuali” tra febbraio e giugno. Dati che varrà la  pena commentare solo se saranno confermati da altri sondaggi.</p>
<p>E’ invece importante riflettere sul resto dell’indagine Demos che  riguarda l’intensità e la modalità di partecipazione alle recenti  campagne amministrative e referendarie. <strong>La mobilitazione è stata molto  alta</strong> negli elettorati di Sel, Movimento 5 stelle e Idv ma anche in  quelli di Pd e Fli: la percentuale di elettori di questi partiti che  dichiara di aver fatto campagna o di aver cercato di convincere qualcuno  a votare varia dal 29% tra chi vota per il partito di Bersani al 52%  tra chi sostiene Sinistra Ecologia e Libertà.</p>
<p>Tra tutti gli  intervistati, il 16% dichiara di aver <strong>partecipato alla campagna</strong> o di  aver lavorato sulla partecipazione al voto. Come? In oltre la metà dei  casi con una campagna orizzontale tra i conoscenti: familiari o colleghi  di lavoro. Gli esperti dicono che è il tipo di campagna che funziona di  più: un conto è vedere un estraneo in tv, un conto è ascoltare il  consiglio da un amico o un familiare. Quasi il 10% ha usato internet, un  altro dato molto importante su cui torneremo tra poco. Dei 16 italiani  su 100 che dichiarano di essersi mobilitati, 9 sono “nuovi”:<strong> non  l’avevano mai fatto prima</strong>. Tra di essi, un terzo ha usato internet,  facendo la campagna “reticolare”, come l’ha chiamata Diamanti. <a href="http://italia2013.org/tag/milano/" target="_blank">Abbiamo scritto in una serie di articoli su Milano</a> come sia stata importante, nella campagna che ha portato alla vittoria  di Pisapia, la combinazione tra l’attivazione dei militanti sulla Rete e  la loro campagna orizzontale sul territorio.</p>
<p>E qui si arriva al dato più interessante politicamente, che  riguarda <strong>le categorie sociali</strong>. Le donne sono solo il 37% tra i  mobilitati “storici” (quelli che l’hanno sempre fatto) ma sono ben il  46% tra quelli nuovi. Le ragazze e i ragazzi al di sotto dei 30 anni si  sono mobilitati in misura doppia rispetto al passato. I due terzi dei  nuovi mobilitati <strong>hanno la maturità o la laurea</strong>. Mentre tra i militanti  storici prevalgono <strong>pensionati e dipendenti pubblici</strong>, tra quelli nuovi  crescono gli studenti e gli “operai”. Il 58% dei nuovi mobilitati è  orientato a sinistra o a favore del centrosinistra. Sovrapponiamo questi  dati alle mobilitazioni sociali dell’ultimo anno: quella delle donne di  “se non ora quando?” (<a href="http://italia2013.org/2011/06/19/se-non-ora-quando-a-siena-il-9-e-10-luglio/">che si rivedranno qui, molto presto</a>),  quella degli studenti e dei ricercatori di quest’autunno, le  mobilitazioni operaie e del mondo del lavoro, di cui quelle della Fiom  sono state solo la parte più visibile.</p>
<p>E poi, il mondo della cultura che  si riflette nel dato sul titolo di studio. Si guardi alla <a href="http://italia2013.org/2009/03/27/anno-zero1-cosa-e-successo-nelle-elezioni-italiane-del-2008-ripasso-2/">nostra analisi “sociale” della sconfitta del 2008</a> per capire quanto sia straordinario questo cambiamento: lì si perse con <strong> l’astensionismo dei giovani </strong>con alto livello di studio e con il  passaggio a destra di una parte dei ceti popolari per non parlare dei 18  punti di scarto tra Berlusconi e Veltroni nel voto femminile. Qui <strong>si  vince riportando al voto</strong> e alla mobilitazione queste categorie. E’ una  mobilitazione che non va data per scontata nella campagna per le  politiche, però.</p>
<p><a href="http://www.linkiesta.it/dati-e-numeri-cosi-la-rete-ha-vinto-i-referendum">Questo articolo dell’epistemologo Paolo Bottazini,</a> invece, ci spiega come <strong>ha funzionato la campagna sulla Rete</strong> e come <a href="http://www.linkiesta.it/dati-alla-mano-la-destra-non-ha-ancora-scoperto-facebook">la destra non abbia ancora capito i social network</a>.  Probabilmente non è solo questione di comprensione: è che un modello di  comunicazione reticolare e orizzontale è molto difficile da adattare ad  un partito personale e autoritario come quello di Berlusconi. E poi,  non basta dire Rete. Bottazini fa un’affermazione che molti politici  dovrebbero tenere a mente:<strong> tutto è partito da lontano</strong>, molti mesi prima  dei referendum. L’esempio più importante è la pagina Facebook “Acqua  pubblica” creata dal sindaco di Cassinetta di Lugagnano (un piccolissimo  comune lombardo all’avanguardia su politiche urbane e ambientali) e che  ha raccolto <strong>un milione di fan</strong>. Leggermente meno persone (900mila) hanno  visto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yp9iJ3pPuL8" target="_blank">questo video</a> su youtube in cui un giornalista si avvicinava alla centrale di Fukushima.</p>
<p>E veniamo all’ultimo gruppo di dati, che riguarda la TV:  quella “generalista” (i vecchi 7 canali principali) dove le immagini e  le notizie su Fukushima, ad un certo punto, <strong>sono praticamente sparite</strong>.  Non serve essere dei complottisti paranoici per dire che, forse, non si è  trattato di casualità. Basta leggere<a href="http://inchieste.repubblica.it/?ref=HRER2-1" target="_blank"> l’inchiesta di Repubblica</a> su come vennero oscurati i risultati delle regionali del 2005 per  capire che, quando si tratta di esercitare la censura ed il controllo  sull’informazione, la destra riesce ad essere assai reticolare.</p>
<p>Peccato  per loro, perché quello strumento sul quale si concentrano è sempre<strong> meno  importante</strong>: un’elaborazione dello Studio Frasi pubblicata questa  settimana dall’Espresso ci dice che nell’ultima stagione televisiva (12  settembre 2010-28 maggio 2011) Canale 5 ha perso il 10,5% di share  rispetto all’anno precedente, Italia 1 il 10,7% e Rete 4 l’8,47%. Rai 1 e  Rai 2 hanno perso, rispettivamente, il 5,25% ed il 6,96%. Alcuni  spettatori <strong>saranno sicuramente “migrati”</strong> verso i canali digitali o  satellitari ma è anche vero che, nello stesso periodo, Rai 3 ha  guadagnato il 2,9% e La7 addirittura il 28,3%. Se si vuole avere il  polso di cosa cambia nella società italiana bisogna andare più a fondo e  guardare al successo di certi programmi: l’ascesa del Grande Fratello  anticipò, nel 2000, l’egemonia televisiva del centrodestra degli anni  duemila.</p>
<p>Ebbene, l’ultima <strong>stagione del reality</strong> è stato un vero  fallimento: poco più di 5milioni di spettatori medi e uno share del 23%.  Poco se si pensa che fino al 2006 si era stabilmente sopra il 30%. Chi  ricorda ora di quando “Vieni via con me” batté in ascolti proprio il  Grande Fratello? Cambiano i gusti e cambiano gli interessi, non bisogna  dare la TV per morta ma<strong> continuare a pensare a buoni programmi</strong>.</p>
<p>E di buoni programmi oltre che di buoni strumenti e buon personale  politico ha bisogno la sinistra italiana se vuole sfruttare la risorsa  della partecipazione e le opportunità fornite da alcuni cambiamenti  sociali. Non è solo questione di primarie ma anche, <a href="http://italia2013.org/2011/06/22/dopo-i-referendum-leconomia-e-la-politica-del-noi/" target="_blank">come abbiamo scritto qui</a>,  di quale risposta si da alla crisi economica e dei conti pubblici  perché sennò il rischio è di fare la fine dei socialisti greci o  spagnoli.</p>
<p>Mattia Toaldo</p>
<p>fonte http://italia2013.org</p>
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		<title>Vendola: &#8220;Così vince la sinistra&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 08:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le amministrative e i referendum hanno parlato chiaro: primarie sempre, dialogo con tutti, consultazioni dalla base per decidere il programma. E basta negoziati tra i leader nei corridoi. Parla il leader di Sinistra Ecologia e Libertà. Quando l&#8217;antropologia politica studierà miracoli e colpi di scena &#8211; le amministrative, i referendum &#8211; al tempo del berlusconismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le amministrative e i referendum hanno parlato chiaro: <strong>primarie    sempre</strong>, dialogo con tutti, consultazioni dalla base per decidere il    programma. E basta negoziati tra i leader nei corridoi. Parla il    leader di Sinistra Ecologia e Libertà.<span id="more-27758"></span></p>
<p>Quando l&#8217;antropologia politica studierà miracoli e colpi di scena &#8211; le amministrative, i referendum &#8211; al tempo del berlusconismo ma al di fuori da esso, Nichi Vendola, leader di Sel, governatore di Puglia per ben due volte fuori ortodossia, vate delle primarie sempre, sarà al primo posto. Dopo di lui, Giuliano Pisapia sindaco &#8211; stesse radici &#8211; e il botto referendario. Vittorie sulle quali Nichi ha molto puntato e si è molto speso, a volte nel timore di tanti. &#8220;Potere al popolo&#8221;, per lui è più che mai vero, nel senso di consultarlo, per andare oltre il vecchio modello di partito. Vendola parla di questo, del programma del centrosinistra da dare in outsourcing, dei rapporti con Bersani e Di Pietro, della possibile interlocuzione con Pier Ferdinando Casini.<br />
<strong><br />
Il successo delle amministrative. I referendum ben oltre il quorum. Improvvisamente, in Italia, la svolta.</strong><br />
&#8220;Bisogna considerare lo scenario globale e guardare con molta attenzione le novità dei segni che dalla piazza Puerta del Sol alla piazza Tahrir raccontano un network planetario, una rete della libertà e un linguaggio che declina l&#8217;alfabeto dei diritti, l&#8217;espressione dell&#8217;indignazione. E&#8217; la fine di un&#8217;epoca e di un&#8217;egemonia della destra che ha cucito insieme integrazione economica e disintegrazione socio-culturale usando un vocabolario cinico e maschilista, mercantile e predatorio che va dalla saga dei petrolieri texani a quella di Arcore con Apicella. Questo per ricordare in che mondo è capitato quello che è capitato in Italia&#8221;.</p>
<p><strong>Bene. Allora cosa ha determinato la svolta?</strong><br />
&#8220;Non il centrosinistra. Non i partiti. Ma i tanti movimenti che hanno lavorato alla semina, dissodato una terra molto pietrosa e inquinata dal berlusconismo&#8221;.</p>
<p><strong>Quali?</strong><br />
&#8220;In primis le donne che a febbraio, manifestando, hanno messo a fuoco la natura del berlusconismo: non una malattia ma una fisiologia, in qualche modo, l&#8217;autobiografia della nazione. I giovani, quelli dello slogan del &#8220;futuro è adesso&#8221;, assillati da una gigantesca crisi sociale, dall&#8217;urgenza della precarietà del lavoro, della dequalificazione degli apparati formativi. Fiom e Cgil. I piccoli comitati territoriali, migliaia, l&#8217;associazionismo, il volontariato, la mobilitazione frontale del mondo cattolico. E l&#8217;impegno di due grandi cattedre: quella di papa Ratzinger e quella del papa laico, Mario Draghi. Ambedue hanno colto nella precarietà un dato di crisi globale della nostra società. Il mondo mette in movimento tanti mondi. Tanti mondi mettono in movimento il mondo&#8221;.</p>
<p><strong>Un patrimonio. Come capitalizzarlo?</strong><br />
&#8220;Un centrosinistra che lascia alle spalle l&#8217;immobilismo e la conservazione, è un centrosinistra che torna a vincere. Attenzione: torna a vincere perché è sospinto da un formidabile processo di critica verso le oligarchie. Vince perché ha vinto l&#8217;ingerenza democratica. Abbiamo assistito a una bella lezione sul modo di dirimere le controversie più incandescenti, no? Se avessimo convocato gli stati maggiori del centrosinistra per assumere una linea comune sull&#8217;acqua bene comune, non ci saremmo mai riusciti. Come abbiamo risolto, allora? Con la democrazia, con la partecipazione e la discussione collettiva. Sono stati i referendum a riscrivere un pezzo del programma del centrosinistra&#8221;.</p>
<p><strong>Ultimamente, lei ha prefigurato la nascita di un unico partito con Pd e Sel.</strong><br />
&#8220;Sarebbe un errore riprendere l&#8217;ordinario cammino dei partiti. Considero i partiti necessari ma non esaustivi, inadeguati per certi versi a rappresentare le domande di cambiamento. Su ciascun problema, continuiamo ad esibire le nostre magliette: io sono un radicale, tu sei un riformista, quello è un antagonista e tu sei un moderato. Vale solo il posizionamento simbolico. Ma poi la discussione come la facciamo? Mettiamola così: è cambiato il mondo. Lo so è una dichiarazione apodittica. Ma oggi il mio radicalismo consiste davvero soltanto nella considerazione che è finito il Novecento, a Fukushima, al Cairo, a Tripoli. Risolvere i problemi di oggi con gli occhiali di ieri, rischia di farci parlare con codici diventati arcaici. &#8221;<br />
<strong>Belle parole, molti concetti, ma nella pratica? C&#8217;è un modello, un esempio concreto?</strong><br />
&#8220;Io dico: apriamo il cantiere dell&#8217;alternativa di un nuovo centrosinistra. Le ultime esperienze ci devono aver insegnato cosa non si fa, per esempio la mediazione al ribasso costruendo un programma cartaceo in cui il negoziato ha riguardato l&#8217;aggettivo, il sostantivo&#8230;&#8221;.</p>
<p><strong>Si riferisce all&#8217;Ulivo, all&#8217;Unione?</strong><br />
&#8220;Non si può replicare l&#8217;idea di un&#8217;armata Brancaleone per una partita elettorale e la prospettiva di gestire del potere. Forse non si è capito: noi siamo chiamati tutti quanti a salvare l&#8217;Italia, e cambiarla. Dobbiamo farlo con il popolo dei referendum, molto più coraggio e meno patemi. Pesiamo le percentuali della speranza invece di guardare alle percentuali di partito&#8221;.</p>
<p><strong>Ripeto, nella pratica?</strong><br />
&#8220;Va bene. Entriamoci. E prendiamo Milano: poteva mai esserci un risultato più improbabile? Ha vinto il candidato più radicale dato perdente. Che costruisce una compagine di governo in cui fa tutte le operazioni di cui c&#8217;è bisogno. Operazione numero uno: parità di genere, non quote rosa, ma in giunta metà donne e metà uomini, come ho fatto anch&#8217;io in Puglia. Due: sceta di personalità di aree politico-culturali che hanno competenze e rappresentano mondi vitali, penso alla sua vice sindaca Maria Grazia Guida e al suo rapporto strettissimo con la storia del cattolicesimo ambrosiano. Tre: Bruno Tabacci. Seleziona nell&#8217;area moderata una competenza di assoluto rilievo e universalmente stimata. Pisapia non solo non tradisce nessuna delle speranze anche le più radicali, ma dimostra una capacità di allargamento di tutti i soggetti coinvolti. Questa è la mia ossessione, interloquire con tutti andando al merito delle cose&#8221;.</p>
<p><strong>Anche con i moderati?</strong><br />
&#8220;Nella possibile interlocuzione con Pier Ferdinando Casini non si può immaginare che il presupposto sia cancellare la questione dei diritti civili, delle istanze di libertà che stanno maturando nella cuore della società. Significa che si vuole imporre qualcosa? No, ma che si vuole discutere della vita delle persone. Dobbiamo avere il coraggio di trovare un punto avanzato di programma riformatore, lavorare a una rivoluzione riformista, al centro la lotta alla precarietà, il diritto al lavoro e al reddito, la giustizia sociale, la guerra all&#8217;evasione fiscale&#8230; Il tutto non al chiuso ma all&#8217;aperto&#8221;.</p>
<p><strong>Primarie anche per le scelte di fondo? La linea in outsourcing, com&#8217;è stato per la privatizzazione dell&#8217;acqua o per il nucleare?</strong><br />
&#8220;Perché non costruire un grande spazio pubblico sulle idee, sulle scelte programmatiche? In tanti Comuni il programma è stato creato con forum e discussioni corali e popolari, non è stato sequestrato nell&#8217;autoreferenzialità del ceto politico, non assoggettato a oligarchie&#8221;.</p>
<p><strong>Un unico partito con Pd e Sel uniti. Esternalizzare il programma politico a una grande discussione pubblica. Bersani o Di Pietro sono su questa linea?</strong><br />
&#8220;Capovolgiamo la prospettiva. Con tutta la simpatia, pongo questi quesiti a Bersani e a Di Pietro. Le primarie ci hanno fatto bene o ci hanno fatto male? I referendum ci hanno fatto bene o male? Hanno fatto bene al centrosinistra. Alla democrazia. All&#8217;Italia. Lì c&#8217;è il deposito dei segreti per tornare a vincere. Siamo condannati a vincere. Dobbiamo vincere per forza. Ma se lo facciamo perché siamo rampanti e desiderosi di potere, non scalderemo il cuore di nessuno. Ricorda il cartello sul Nichi express, il treno organizzato dai giovani per le elezioni? C&#8217;era scritto: &#8220;Torno per votare? No, voto per tornare&#8221;. Quei ragazzi avevano riacciuffato la speranza, l&#8217;elemento fondamentale&#8221;.</p>
<p><strong>Mi spieghi un arcano: Di Pietro ha commentato che non bisogna strumentalizzare il risultato dei referendum e chiedere le dimissioni di Berlusconi. Cos&#8217;è successo?</strong><br />
&#8220;Quando noi politici diventiamo strateghi della tattica, a volte produciamo formulazioni paradossali. E&#8217; chiaro che il referendum non è stato pro o contro Berlusconi, ma pro o contro il berlusconismo. Di Pietro sostiene questo per un problema di posizionamento tattico, e lo dico con molto affetto. Certo che bisogna andare a votare. E l&#8217;esito del referendum è il secondo, se non il terzo, avviso di sfratto al governo&#8221;.</p>
<p><strong>Bersani si è vendolizzato, invece.</strong><br />
&#8220;Non posso che essere felice se il Pd si sposta a sinistra. Va bene anche se questa rischia di essere una formulazione politicistica. Ma io non sono un uomo in carriera, tutti sanno che parlo con sincerità. Non lotto per riaprire un partito, ma per riaprire una partita&#8221;.</p>
<p><strong>Ha citato Pisapia, ma non una parola su Luigi De Magistris. Perché non lo avete appoggiato?</strong><br />
&#8220;Per un elemento di onestà intellettuale e per un errore. Equiparare Bassolino a Cosentino era inaccettabile. Ma era troppo facile autoliberarsi di qualunque complesso di colpa appoggiando De Magistris. Poi ero un po&#8217; risentito, avrei gradito che si fosse candidato alle primarie, lo avremmo sostenuto senza esitazione. Detto questo, abbiamo fatto un errore di valutazione politica&#8221;.</p>
<p><strong>Bersani premier e Vendola leader del partito, potrebbe funzionare?</strong><br />
&#8220;E&#8217; una domanda per chi pensa che la politica sia come un meccano, come i giochi della Lego. Siamo tutti indispensabili se ci mettiamo a disposizione della costruzione di un cantiere molto più largo di noi plurale, popolare, innovativo. Penso che la costruzione della proposta, del programma e dell&#8217;indicazione dei leader sia una proprietà pubblica, un bene comune da affidare alla saggezza del popolo&#8221;.</p>
<p><strong>Proprio come l&#8217;acqua?</strong><br />
&#8220;Proprio come l&#8217;acqua&#8221;.</p>
<p>Denise Pardo</p>
<p>l&#8217;espresso</p>
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		<title>Avanti tutta con la proposta di SEL!</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 15:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’intervista di ieri di Nichi Vendola sul Corriere ha colto nel segno aprendo un dibattito all’interno del Partito Democratico e più in generale nel centrosinistra. Ha il pregio di aver voluto rilanciare la proposta di Sinistra Ecologia Libertà, capitalizzandone il risultato positivo alle amministrative e rifiutando l’opzione, che sembrerebbe indicare il PD, di tornare ciascuno nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’intervista di ieri di Nichi Vendola sul Corriere ha colto nel segno aprendo un dibattito all’interno del Partito Democratico e più in generale nel centrosinistra. Ha il pregio di aver voluto rilanciare la proposta di Sinistra Ecologia Libertà, capitalizzandone il risultato positivo alle amministrative e rifiutando l’opzione, che sembrerebbe indicare il PD, di <strong>tornare ciascuno nei propri recinti di appartenenza</strong>, in attesa di futuri confronti sui programmi o peggio di dimostrare la propria “affidabilità”.<span id="more-27475"></span></p>
<p>Per questo, vedo nelle sue parole l’idea di rafforzare SEL, riaffermandone le ragioni fondative. Nessun tentativo di archiviare la nostra esperienza, ma  al contrario un orizzonte strategico molto impegnativo.</p>
<p>Il successo di SEL non è infatti rappresentato dal suo peso specifico ottenuto in percentuale, seppur significativo e determinante in molte realtà, ma dal vedere riconosciuta dagli elettori la propria opzione politica:<strong> il superamento della strategia delle alleanze, della sommatoria dei partiti, dei perimetri da tracciare in modo asettico, indipendentemente dai progetti e dalla credibilità delle persone.</strong></p>
<p>La vittoria di Pisapia a Milano e le scelte che si sta apprestando a portare avanti nella formazione della sua squadra ne sono l’emblema: dalla convinzione, dimostratasi errata, che la sua candidatura emersa dalle primarie fosse una battaglia persa in anticipo, alla possibile nomina di una personalità quale quella di Tabacci nella sua giunta.</p>
<p>Sappiamo però che i partiti “tradizionali” del centrosinistra, a partire dal PD, stentano comunque a mettere in soffitta le classificazioni “perimetrali” di moderato, riformista, radicale, così come l’idea che “si vinca al centro”, non  accettando un confronto a 360 gradi nel merito dei temi per costruire un’alternativa convincente all’attuale governo. Né possiamo ritenere praticabile la logica politicista di pensare che si debba scegliere tra primarie e alleanza con l’Udc.</p>
<p>Noi dobbiamo provare a tenere insieme<strong> forma e sostanza</strong>, evitando il pericolo delle sterili discussioni trite e ritrite, sul fatto che prima debbano venire i contenuti poi il contenitore o viceversa, tanto frequenti e irrisolte alla nascita del Partito Democratico. La soluzione che abbiamo individuato sono le <strong>primarie, in cui i partiti si mettono in gioco con le forze sociali, esprimendo candidati e programmi.</strong></p>
<p>Con il suo congresso SEL ha scelto la <strong>forma partito</strong>, di darsi una struttura, un’organizzazione per la messa in campo della sua proposta, pur non rinunciando a riconoscerne i limiti e con la chiara ambizione di voler andare “oltre”, mantenendo l’apertura tipica di un movimento che vorrebbe coinvolgere anche chi viene da altre realtà e può rappresentare un valore aggiunto.  L’inclusione di numerose candidature esterne nelle nostre liste alle amministrative ne è già il segno tangibile. Quindi nessun passo indietro rispetto all’idea di partito, che non possiamo però considerare sufficiente ad affrontare la sfida in atto.</p>
<p>E in questo “andare oltre”, abbiamo anche affermato più volte l’esigenza di procedere a scomposizioni e ricomposizioni, nell’elaborazione dell’alternativa. Intravedo questo intento nelle parole di Nichi, non l’ipotesi di una<strong> fusione a freddo tra noi e il PD</strong>, come lo è stato per DS e Margherita.  Noi vorremmo lavorare alla costruzione di una grande forza politica nel nostro Paese in grado di tradurre nel concreto le tre parole che abbiamo individuato come nostri tratti caratterizzanti: <strong>sinistra, ecologia e libertà.</strong></p>
<p>I <strong>contenuti referendari</strong> sono il primo banco di prova di questo lavoro comune nel centrosinistra, che ha già interessato partiti e forze sociali. Un primo tassello incoraggiante.</p>
<p>Monica Cerutti</p>
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		<title>Mettiamoci in gioco, ma oltre i vecchi soggetti politici</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 11:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’intervista di Nichi Vendola al Corriere della Sera propone un punto di partenza sostanziale e assolutamente condiviso (“mettersi tutti in gioco…”) ma suggerisce un cambio sostanziale di rotta sul quale sarà bene discutere tra noi, a cominciare dall’assemblea nazionale del 18 giugno. Il primo punto è la retrocessione di SEL a un “movimento”, se la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/vetrina/vendola-noi-e-il-pd-in-un-soggetto-unico" target="_blank">L’intervista di Nichi Vendola al Corriere della Sera</a> propone un punto di partenza sostanziale e assolutamente condiviso (“mettersi tutti in gioco…”) ma suggerisce un cambio sostanziale di rotta sul quale sarà bene discutere tra noi, a cominciare dall’assemblea nazionale del 18 giugno. <span id="more-27404"></span></p>
<p>Il primo punto è la retrocessione di SEL a un “<strong>movimento</strong>”, se la giornalista riporta correttamente le parole di Nichi. Nel nostro congresso fondativo di ottobre (fondativo di un nuovo partito) abbiamo spiegato che la forma partito, così come ci viene consegnata dalle esperienze del secolo scorso, ci appare oggi inadeguata e insufficiente. Va ripensata, migliorata, superata in avanti. Ma chiudere SEL nell’astrattezza di un movimento è una soluzione riduttiva. Vogliamo <strong>sperimentare forme nuove</strong> di organizzazione, di partecipazione, di democrazia – ci siamo detti a Firenze – lavorando alla costruzione di un partito che non sia il nostro punto di arrivo. Dev’essere uno strumento, una comunità aperta alla vita reale, insomma il lievito per costruire, con altre forze, con altre storie, un’alternativa nel paese. Derubricare SEL a movimento, rinunciando anche a sperimentare il suo potenziale di innovazione politica, non è il cammino che ci eravamo dati.</p>
<p>Il secondo punto, più di merito, riguarda la prospettiva indicata da Nichi e riassunta nel titolo dell’articolo: noi e il PD in un nuovo soggetto. Non mi sembra questa la nostra ambizione. <strong>Superare i vecchi soggetti politici</strong> del centrosinistra in un cantiere che apra, in Italia e altrove, a una cultura e a una pratica politica di segno radicalmente nuovo è cosa ben diversa dalla fusione fredda tra noi e il partito di Bersani. Fondersi al PD oggi significa solo aggiungere una corrente di sinistra, organizzata e legittimata, al patchwork irrisolto che è stata fino ad ora l’esperienza dei Democratici. Peraltro in questi tre anni i risultati elettorali e politici hanno bocciato senza rimedio l’idea veltroniana di un partito a vocazione maggioritaria e onnivora. Noi e il PD insieme, anche se con un nome nuovo di zecca e quadri dirigenti rinnovati, saremmo figli di quella proposta. Sbagliata ieri e oggi.</p>
<p>Mescolare non vuol dire accorpare. Vuol dire costruire a sinistra un <strong>campo nuovo</strong> di forze che vadano bel oltre l’esperienza del PD e di SEL. Vuol dire ripensare un principio di rappresentanza che oggi è irrisolto (chi rappresenta davvero, nelle istituzioni, gli operai di Mirafiori? I precari delle università? Il ceto medio impoverito e arrabbiato?).</p>
<p>E’ un processo che non permette accelerazioni né semplificazioni, altrimenti si riproducono gli stessi errori che i Ds e la Margherita consumarono fondando insieme il PD. Non me ne vogliano Bettini e La Torre: il big bang non si annuncia girando un interruttore ma fabbricandone le condizioni culturali e politiche <strong>fuori dai  nostri partiti</strong> ancor prima che nei nostri gruppi dirigenti. Ed essere noi e il PD cofondatori di un nuovo soggetto politico sarebbe oggi un’operazione tutta dentro il perimetro della politica più tradizionale.</p>
<p>Non è questa la nostra ambizione e non credo che sia questo il senso vero delle parole di Nichi, ma su questi passaggi, sdrucciolevoli se lasciati alle libere interpretazioni, è bene discutere senza l’ansia di arrivare ai titoli di coda della nostra storia. Siamo nati otto mesi fa: un po’ di strada a piedi, prima di archiviare SEL, vale ancora la pena farla.</p>
<p>Claudio Fava</p>
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		<title>Milano, le ragioni di un successo generazionale</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 21:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Milano è successo qualcosa. La vittoria di Giuliano Pisapia alle elezioni amministrative è conseguenza di processi profondi che hanno attraversato la metropoli negli ultimi dieci mesi. È ancora presto per analizzare in profondità cosa davvero sia cambiato in questa fase, ma proviamo ad abbozzare qualche riflessione sul ruolo che le giovani generazioni hanno avuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Milano è successo qualcosa. La vittoria di Giuliano Pisapia alle  elezioni amministrative è conseguenza di processi profondi che hanno  attraversato la metropoli negli ultimi dieci mesi. È ancora presto per  analizzare in profondità cosa davvero sia cambiato in questa fase, ma  proviamo ad abbozzare qualche riflessione sul ruolo che le<strong> giovani  generazioni</strong> hanno avuto durante la campagna elettorale.<span id="more-27316"></span> Ci imponiamo  però una premessa: sarebbe estremamente riduttivo immaginare questa  campagna elettorale straordinaria (“<em>extra ordinaria</em>”) solamente  per quanto riguarda la questione generazionale. L’<strong>intera città</strong> e tutte  le generazioni sono state attraversate trasversalmente da un’onda di  partecipazione e coinvolgimento. Detto questo, confermiamo un dato  emerso con buona frequenza sui media nazionali: è stata una campagna  segnata da un <strong>eccezionale protagonismo giovanile</strong>. Consapevoli di  mancare in completezza, riportiamo almeno tre esempi a corroborare  questa tesi, cercando di sposare le tentazioni auto narrative ad  elementi di analisi.</p>
<p><strong>Le tante (irrituali) strade del protagonismo generazionale nella campagna elettorale di Milano</strong></p>
<p>Anzitutto i giovani sono stati una <strong>parte vitale dell’ossatura  organizzativa, politica e programmatica </strong>dello staff del candidato  sindaco sin dalle primarie. Ruoli  strategici della campagna elettorale  erano di competenza dei giovani. Il tavolo di coordinamento dei comitati  (la campagna si è strutturata attraverso una funzionante sinergia tra i  partiti ed i comitati elettorali di quartiere), composto da  circa una  ventina di persone, aveva un’<strong>età media di 26 anni</strong>. Inoltre sono stati  alcuni tra gli stessi ragazzi del coordinamento dei comitati che hanno  pensato, immaginato e sperimentato la struttura organizzativa dei  comitati ed il loro rapporto con lo staff del sindaco.</p>
<p>Contemporaneamente, per aprire un ragionamento su questioni  prettamente generazionali, si è costituita una rete di “<strong>Giovani x  Pisapia</strong>”. Una rete a maglie larghissime che è riuscita a fare in modo  che i propri contenuti ed il proprio vocabolario diventassero parte  integrante della campagna elettorale. La <strong>disponibilità di Giuliano  Pisapia</strong> a confrontarsi con quei messaggi ha permesso che la campagna dei  “Giovani x Pisapia” non rimasse solo una campagna dei giovani per  giovani, ma una campagna dei giovani per la città.</p>
<p>Il terzo esempio rimane quello forse più significativo per  comprendere l’entità della partecipazione giovanile alla campagna ed è  il <strong>racconto di una militanza nuova</strong> ed estemporanea di gruppi di ragazzi  che in piena autonomia hanno deciso di costruire iniziative elettorali e  culturali nei propri luoghi, ma con un linguaggio capace di viralizzare  i contenuti dei “Giovani x Pisapia”: <em>micro e macro bottellon</em>, feste, volantinaggi, aperitivi, dibattiti e <em>flash mob</em> si sono moltiplicati in modo esponenziale tanto che, anche chi ha  lavorato con continuità in questi mesi, non li saprebbe elencare tutti.</p>
<p><strong>Interlocutori, radicalismo non ideologico, responasabilizzazione: gli ingredienti irrinunciabili</strong></p>
<p>È come se affianco al tentativo del centrosinistra di liberare Milano  da decenni di malgoverno delle destre si fosse contemporaneamente <strong> riaperta una partita generazionale</strong>. Generazioni che hanno approfittato  della campagna elettorale per rilanciare i propri temi nonostante questi  fossero solo tangenti rispetto al contesto di un’elezione  amministrativa. Il risultato è che molti giovani si sono riavvicinati  alla politica ed hanno provato a scalfire la propria vocazione  all’irrappresentabilità.</p>
<p>Proviamo a capire un po’ meglio.</p>
<p><em>In primis</em> è stata determinante la figura di Giuliano Pisapia ed un modello di <em>leadership </em>basata sull’<strong>ascolto</strong> e sulla <strong>disponibilità</strong> al confronto: Pisapia prima di parlare di giovani ha parlato con i giovani.</p>
<p>In secondo luogo Giuliano Pisapia è stato un candidato sindaco scelto  attraverso <strong>primarie</strong> realmente competitive e capace di farsi portatore  di un bisogno di trasformazione reale della città. E’ stata una campagna  elettorale costruita con contenuti e linguaggi molto distanti dalle  ideologie novecentesche, ma forte del coraggio di mettere in campo una  ipotesi di trasformazione radicale del capoluogo lombardo. Questa  partecipazione generazionale alla campagna ha spiegato anzitutto che  “perfino” a Milano<strong> la logica del <em>moderatismo </em>non paga</strong>. La  campagna è stata vincente perché ha costruito entusiasmo intorno ad una  aspettativa di cambiamento, ed intorno a questa è riuscita a convincere  anche l’elettorato moderato. Una logica opposta a quella perdente in  tante altre occasioni. Abituati ad un centrosinistra impaurito,  schiacciato da egemonie settarie e corporative, continuamente tentato di  adottare forme e linguaggi mutuati dalla destra, i giovani hanno  partecipato a questa tornata elettorale proprio perché c’era in campo la  volontà di un cambiamento concreto e reale. Un terzo dato: aver  partecipato anche alla scrittura del programma elettorale all’interno  delle “<em>Officina della città</em>” ha permesso il miscelarsi di sogno  e pragmatismo, <strong>bisogni concreti ed immaginari collettivi</strong>. Le risposte  attese dalla città per migliorare il proprio vivere quotidiano sono  riuscite ad entrare all’interno di un percorso culturale e politico di  trasformazione più ampio. La sinistra ha così ritrovato cittadinanza nei  discorsi e nei bisogni dei giovani.</p>
<p><strong>“Non domani, adesso”: a Milano, i giovani si sono mobilitati per il loro presente</strong></p>
<p>Proviamo a fare ancora un passo: l’Italia è un <strong>paese gerontocratico</strong> che fa del giovanilismo la propria malattia costituente. L’immaginario  dominante è quello del giovane, ma i luoghi di decisione gli vengono  negati continuamente. Nella politica e nella società italiana, il ruolo  attribuito al giovane è quello di apparire come <em>testimonial</em> “nuovo” di prodotti vecchi. Questa campagna elettorale ha rovesciato  proprio questo paradigma. In un paese dove solitamente i giovani si  vedono ma non sono, la logica è stato ribaltata:<strong> i giovani c’erano e  solo in virtù di questo apparivano</strong>. La comparsa dei ragazzi sui  palcoscenici era conseguenza del loro lavoro dietro le quinte e la loro  presenza era giustificata da qualità ben diverse dalla mera età.</p>
<p>La precarietà che sta schiacciando intere generazioni trova il suo <em>humus </em>culturale  anche nell’idea per cui i giovani sarebbero un soggetto che verrà e non  una realtà attuale. La politica in questo è esemplare. Con  l’attribuzione ( e contemporaneamente l’assunzione) di <strong>responsabilità  reali</strong> si è spezzato il circolo vizioso del ricatto possibile, perché ad  un certo punto percentuali crescenti di campagna hanno iniziato a  dipendere dai giovani, dalle loro capacità, dai loro saperi. Dinnanzi  all’incapacità di immaginare il proprio futuro, si è riusciti ad  arginare la precarietà attraverso la responsabilità e l’autonomia.  Una  generazione ha iniziato a immaginarsi come soggetto del tempo presente  attraverso l’assunzione di responsabilità. Non a caso lo slogan dei  “giovani x Pisapia” era  “<strong>Non domani, adesso!</strong>”. Non tanto a voler  rimarcare l’urgenza del cambiamento, quanto a richiedere alla politica  di non essere più una generazione declinata al futuro. Come si sarebbe  detto in altri luoghi “il nostro tempo è adesso”.</p>
<p>Ora <strong>la sfida è stata lanciata</strong>. Il vero nodo ora è fare in modo che questo <em>modus operandi</em> rimanga un elemento costante interno all’amministrazione: attraverso il  governo di Milano generazioni precarie possono iniziare a costruire il  proprio presente.</p>
<p>Alessandro Capelli<em>, 25 anni. Dottorando in diritto costituzionale  presso l’Universita’ Statale di Milano e’ stato uno dei portavoce dei  Giovani per Pisapia.</em></p>
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		<title>Adesso tocca a noi</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 03:39:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Funziona così. C’è un candidato del Pdl, Armando Chiaro, che corre per fare il consigliere comunale a Quarto, paesone napoletano tra le fumarole dei Campi Flegrei. C’è poi un carico da novanta della camorra, Giuseppe Polverino detto o’ Barone, erede di Nuvoletta, un piede in Campania e un altro in Spagna, dalle parti di Tarragona, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Funziona  così. C’è un candidato del Pdl, Armando Chiaro, che corre per fare  il consigliere comunale a Quarto, paesone napoletano tra le fumarole  dei Campi Flegrei. C’è poi un carico da novanta della <strong>camorra</strong>, Giuseppe  Polverino detto o’ Barone, erede di Nuvoletta, un piede in Campania  e un altro in Spagna, dalle parti di Tarragona, dove è diventato ‘o  re dei traffici di hascish. <span id="more-27198"></span>C’è infine un’inchiesta della Procura  di Napoli che all’inizio del mese scorso ha spalancato le porte del  carcere a 39 persone, tutti amici e cumparielli del “Barone” al  quale hanno sequestrato un <strong>impero  economico </strong>il cui valore è stato stimato in almeno un miliardo di euro:  panifici, macellerie, centri commerciali, supermercati, appartamenti,  ville, auto&#8230;</p>
<p>Finisce  in manette anche <strong>Armando Chiaro</strong>, il candidato del Popolo delle Libertà:  candidato, capolista e segretario del partito. La casa in cui si nascondeva  il boss e altri beni della cosca erano intestati a lui. Un <strong>fiancheggiatore</strong>,  dicono i giudici, un colletto bianco che ripuliva i denari della camorra  e poi andava a riferire in Spagna a Polverino come andavano gli affari.  Scrivono i carabinieri che al candidato era venuta pure voglia di aprire  una discarica per occuparsi di <strong>monnezza</strong>, e come prevedono le liturgie  mafiose aveva chiesto udienza al boss Polverino per chiedergli il permesso.  Insomma, una personcina a modo. Arrestato, ma rimasto in lista (troppo  tardi per depennarlo). Ed <strong>eletto</strong>, puntualmente, con 385 preferenze.  Il sindaco, anche lui del Pdl, è passato al primo turno con il 60%  dei voti e adesso se lo ritroverà a mezzo servizio tra il consiglio  comunale e Poggioreale.</p>
<p>La notizia,  ovviamente, non è l’arresto di un consigliere napoletano del  partito di Berlusconi e di Cosentino per presunti traffici con la camorra.  La notizia, imbarazzante, è che lo abbiano egualmente votato ed eletto.  Come se queste elezioni fossero state un piccolo palcoscenico su cui  affacciarsi per spiegare come stanno davvero le cose a Quarto Flegrei  e dintorni, ovvero chi comanda davvero, chi decide davvero, chi ha vinto  davvero. <strong>Un atto di forza e di impunità </strong>che ricorda il caso di Roberto  Conte, ex consigliere regionale del PD, candidato del centrodestra un  anno fa in Campania: ineleggibile perché già condannato per concorso  esterno in associazione camorristica, ma eletto egualmente alla faccia  nostra con diecimila preferenze (e già tornato, grazie a ricorsi e  cavilli, a far il consigliere regionale).</p>
<p>C’è  una Napoli che esulta, giustamente, per la vittoria di De Magistris  e del centrosinistra. E c’è poi un Mezzogiorno che, voltato l’angolo,  continua a essere <strong>terra di rapina civile</strong>, di impunità politica, di  spietato arrembaggio mafioso.</p>
<p>Se qualcuno pensava che bastasse espugnare  (si può scrivere, almeno?) Napoli per liberare la politica dai lacci  e lacciuoli della mediazione della camorra, bene, si sbagliava. <strong>C’è  un paese che va recuperato a una politica libera, limpida, autonoma</strong>:  e non sarà questione di giorni o settimane.</p>
<p>Lo scriviamo pensando  ai sorrisi facili di chi crede che, archiviato Berlusconi, il paese  si sia rimesso in piedi. Non è così. Esiste ormai una diffusa <strong>vocazione  alla tolleranza malavitosa</strong>, all’aggiustamento, alla mediazione: non  solo in Campania. La ‘ndrangheta è sbarcata in Lombardia non per  il soggiorno obbligato dei suoi padrini ma per aver conquistato alla  causa del profitto facile e mafioso una piccola schiera di amministratori,  imprenditori e faccendieri, tutti lombardi (o padani, se preferite)  da decine di generazioni.</p>
<p>Le preferenze al consigliere comunale arrestato  non sono folkore napoletano: <strong>sono il racconto di un paese</strong> che spesso,  alle ragioni della buona politica, preferisce le convenienze della furbizia.  Adesso tocca a De Magistris, a Pisapia, a Zedda. Ma anche a noi. Quei  385 voti raccattati, pur in galera, dal consigliere del Pdl sono una  risata in faccia ai nostri festeggiamenti e ai nostri trionfalismi.</p>
<p>A Quarto, il paese suo, la festa cittadina si celebra il 12 settembre  ed è dedicata a Santa Maria Libera Nos A Scandalis: ci sarà una settimana  di fuochi d’artificio, giochi e processioni. Gli scandali, però,  non se li porterà via la Madonna, e nemmeno i carabinieri. Adesso tocca  a noi, non ai santi.</p>
<p>Claudio  Fava</p>
<p>unità</p>
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		<title>Nichi: &#8220;Grazie alle primarie la Sinistra è ritornata&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 04:54:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parla Nichi Vendola: il Pdl è in crisi di nervi«Grazie alle primarie la Sinistra è ritornata. Si sta sfaldando il muro del berlusconismo nella sua vetrina più scintillante &#8220; ROMA. «Ritorna la sinistra come necessita&#8217; sociale, come bisogno diffuso». Nichi Vendola, leader di Sel vede il Pdl «in crisi di nervi», rilancia le primarie e scommette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parla Nichi Vendola: il Pdl è in crisi di nervi«Grazie alle primarie la Sinistra è ritornata. Si sta sfaldando il muro del berlusconismo nella sua vetrina più scintillante &#8220;<span id="more-26188"></span><br />
<strong> ROMA. </strong><strong>«Ritorna la sinistra come necessita&#8217; sociale, come bisogno diffuso». Nichi Vendola, leader di Sel vede il Pdl «in crisi di nervi», rilancia le primarie e scommette sulle vittorie di Pisapia, De Magistris e Zedda nei ballottaggi: «col voto il centro sinistra scende dal lettino dello psicanalista».<br />
</strong><strong> La destra minimizza il risultato?<br />
</strong>«Mi sembra che ci sia la volonta&#8217; di girare attorno al morto».<br />
<strong>Invece?<br />
</strong>«Invece e&#8217; accaduto qualcosa di straordinario. La destra prende un colpo nella sua postazione fondamentale. Viene sradicata dalle proprie certezze e colpita duramente nella sua vetrina più scintillante, Milano. A questo si deve aggiungere il flop a Napoli e il grandissimo dato della Sardegna».<br />
<strong>Il centro sinistra riuscira&#8217; a raccogliere questa sfida?<br />
</strong>«In Italia stiamo intercettando quel sentimento di ribellione. Se sta cominciando a crollare la diga del berlusconismo e&#8217; anche perche&#8217;  il centro sinistra sta diventando più credibile».<br />
<strong>Dal voto arriva un messaggio anche per voi.<br />
</strong>«Noi siamo nati con le primarie. E le primarie sono le vere vincitrici di queste elezioni. Con loro abbiamo sparigliato, fatto la mossa del cavallo. Sono scesi in campo per il centro sinistra degli outsiders che mai la nomenklatura avrebbe selezionato, vincitori delle primarie come Pisapia o Zedda che stanno entuasiasmando l’Italia».<br />
<strong>A napoli avete però appoggiato Morcone e non De Magistris.<br />
</strong>«Dividersi a Napoli e&#8217; stato un errore. Noi ci schieriamo senza tentennamenti con De Magistris che vincera&#8217;  e sarà il prossimo sindaco di Napoli. Così come lo sara&#8217; Pisapia a Milano».<br />
<strong>Ritorna la sinistra  ?<br />
</strong>«Si, stiamo cercando di intercettare quella domanda disperata che puo&#8217; trovare un gancio politico al quale aggrapparsi per costruire un nuovo futuro».<br />
<strong>Cosa chiedete al Pd? di non avere paura scegliere e di allearsi in modo organico con voi?<br />
</strong>«Torna la sinistra non come un fatto della politica ma come necessita&#8217; sociale e culturale, come bisogno diffuso. Al Pd chiediamo di confrontarsi con quell’Italia migliore che attraverso il voto vuole realizzare un nuovo cantiere del centro sinistra».<br />
<strong>Primarie sempre, anche per la scelta del candidato premier?<br />
</strong>«Nessun diktat ma la cessione di sovranità che il centro sinistra ha dato al suo popolo ha un valore aggiunto straodinario. A Milano e a Cagliari i due outsiders stanno facendo tremare i giganti del berlusconismo»</p>
<p>Vindice Lecis</p>
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		<title>Primarie, scelte chiare e candidati credibili. Così rinasce la sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 04:32:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ un risultato straordinario, nel senso letterale del termine. Vediamo in che senso è straordinario, limitandoci a indagare nel campo di coloro i quali si oppongono a Berlusconi. E’ un risultato che sancisce quanto segue: 1) paga la chiarezza della proposta politica, nonché  l’affidabilità umana del candidato; 2) è morto prima ancora di nascere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ un risultato straordinario, nel senso letterale del termine. Vediamo in che senso è straordinario, limitandoci a indagare nel campo di coloro i quali si oppongono a Berlusconi. E’ un risultato che sancisce quanto segue: 1) paga la chiarezza della proposta politica, nonché  l’affidabilità umana del candidato; 2) è morto prima ancora di nascere il terzo Polo, ossia non esiste una nuova forte opzione centrista; 3) cresce il plafond elettorale di Beppe Grillo. Da questi punti si desume che: conta sempre più l’offerta politica quando essa è chiaramente di sinistra; si rafforza l’importanza della leadership.<span id="more-26132"></span></p>
<p>In prospettiva nazionale, di conseguenza, va subito costruita una piattaforma politico-programmatica che veda in Pd-Sel-Idv i pilastri della coalizione, aperta ai soggetti che vorranno condividerne obiettivi, proposte e finalità. Una prima prova di unione dovrebbe essere la organizzazione di una partecipazione di massa ai referendum di giugno. Non meno importante è la costruzione di un percorso che porti, in tempi brevi, alla scelta del candidato premier, attraverso le primarie. E’ questo il momento di premere sull’acceleratore e dare la spallata alla destra. Se il partito democratico dovesse nuovamente farsi vincere da tatticismi, paure, dubbi sarebbe pazzesco e autolesionista.</p>
<p>E’ venuta meno, in un solo colpo, la decantazione veltroniana. Ora vedremo se nel Pd qualcuno avrà ancora il coraggio di proporre un asse prioritario con il terzo polo argomentando che Vendola – troppo di sinistra – spaventerebbe l’elettorato moderato. Va constatato che non esiste più l’elettorato moderato. Esiste invece un elettorato di sinistra, stanco di non sentirsi rappresentato da una classe dirigente democratica, incapace di comprendere gli umori profondi della sua gente. Gente che non vuole essere imbrogliata con proposte politiche di destra, ma vuole risposte chiare di sinistra.</p>
<p>E quindi è arrivata l’ora di scegliere colui il quale dovrà essere alla guida di una alleanza che dovrà battere la destra (di Berlusconi, Tremonti, Bossi) nel 2013, o ancora prima, qualora la Moratti dovesse essere sconfitta.</p>
<p>Luigi Nieri</p>
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		<title>E Vendola sogna la leadership</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 11:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se pochi si aspettavano che vincesse le primarie, nessuno pensava che potesse battere il sindaco di Berlusconi nella città di Berlusconi. Invece è successo ed è (scusate il bisticcio) un successo non solo di Giuliano Pisapia ma anche di chi ha voluto e sostenuto in tutti i modi la sua candidatura. Cioè Nichi Vendola. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se pochi si aspettavano che vincesse le primarie, nessuno pensava che potesse battere il sindaco di Berlusconi nella città di Berlusconi. Invece è successo ed è (scusate il bisticcio) un successo non solo di Giuliano Pisapia ma anche di chi ha voluto e sostenuto in tutti i modi la sua candidatura. Cioè Nichi Vendola. Il quale non nasconde la sua soddisfazione, anzi la sua «felicità» per un risultato elettorale che da Milano a Cagliari vede affermarsi la sua idea di politica: primarie per coinvolgere il popolo nella scelta del candidato e poi battaglia elettorale contro l’avversario. Battaglia che si combatte meglio, e forse si può anche vincere, proprio perché prima è stato chiesto ai propri elettori di scegliersi direttamente chi vogliono votare.<span id="more-26129"></span></p>
<p>Poi certo, magari la lista di Sel, il partito di Vendola, non è andata benissimo ovunque, assestandosi tra il 4 e il 5 per cento, ma si tratta di una forza politica giovane e non ancora strutturata sul territorio, che quindi fatica ad affermarsi in elezioni amministrative dove i problemi locali fanno premio sull’immagine nazionale e mediatica del leader. Che poi è il vero punto di forza di Vendola e che dovrebbe funzionare molto meglio quando si voterà per il governo del Paese.</p>
<p>Oltretutto non era questo, ossia un exploit del suo partito, che il Governatore pugliese si aspettava da queste elezioni, lui puntava soprattutto ad affermare la sua cultura e la sua strategia politica, dimostrando che seguendo quella strada si può anche battere l’invincibile avversario. E bisogna riconoscere che c’è riuscito, non solo a Milano ma anche a Cagliari dove Massimo Zetta, candidato appunto di Sel, ha prima sconfitto alle primarie Antonello Cabras del Pd e adesso si ritrova al ballottaggio contro l’uomo del centrodestra.</p>
<p>Non è andata così a Napoli, invece, dove Vendola per una serie di ragioni legate ai rapporti politici interni al suo partito ed esterni (il Pd) ha dovuto mollare quello che lui stesso aveva contribuito a lanciare, ossia Luigi De Magistris, per ripiegare sull’ex prefetto Mario Morcone. Che però ha perso e adesso Vendola si ritrova a dover sostenere un candidato che lui voleva ma il suo partito no (un referendum tra gli iscritti aveva scelto Morcone). Certo, se anche lì ci fossero state le primarie di coalizione magari la storia avrebbe preso un’altra strada, ma non è andata così e adesso si tratta di fare quadrato attorno all’ex Pm, sperando che anche il Pd faccia lo stesso. Vendola comunque è più che ottimista: «Sono pronto a scommettere che Pisapia e De Magistris saranno i sindaci di Milano e Napoli».</p>
<p>Tra quindici giorni sapremo se avrà vinto la sua ultima ardita scommessa, intanto però ha sicuramente vinto quella che fece quando cominciò la sua avventura politica da leader di Sel: costringere il suo alleato-rivale, ossia il Pd, a scendere sul terreno a lui più congeniale. Quello appunto delle primarie e di un’alleanza fatta perché «il nostro popolo la vuole». E si tratta di una vittoria che arriva al momento giusto, visto che da qualche mese la stella di Vendola si era impallidita nella vana attesa di elezioni anticipate che non arrivavano mai.</p>
<p>Dopo questi risultati, però, non solo le elezioni si riaffacciano all’orizzonte, magari l’anno prossimo, ma soprattutto sarà più difficile per i dirigenti del Partito democratico continuare a tergiversare sulle alleanze e sulle primarie per il futuro candidato premier del centrosinistra. Ed è proprio qui che Vendola giocherà la sua partita principale, scommettendo su se stesso per la corsa a Palazzo Chigi.</p>
<p>Riccardo Barenghi</p>
<p>La Stampa</p>
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		<title>Rotolando verso Nord</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 09:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SEL ha intrapreso con il congresso della fine dell’anno scorso un viaggio, che ha come obiettivo la costruzione di un’alternativa a sinistra, pronta alle scomposizioni e ricomposizioni. In quest’ottica, abbiamo continuato a vedere positivamente, senza però considerarla la nostra ragione sociale, la  crescita percentuale nei sondaggi, legata soprattutto all’elevato livello di gradimento e popolarità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SEL ha intrapreso con il congresso della fine dell’anno scorso un viaggio, che ha come obiettivo la costruzione di un’alternativa a sinistra, pronta alle scomposizioni e ricomposizioni. In quest’ottica, abbiamo continuato a vedere positivamente, senza però considerarla la nostra ragione sociale, la  crescita percentuale nei sondaggi, legata soprattutto all’elevato livello di gradimento e popolarità di Nichi.<span id="more-26159"></span></p>
<p>E non mancavano i timori che, non potendoci confrontare nelle elezioni politiche, il passaggio alle amministrative potesse portare un forte ridimensionamento alla nostra progettualità.</p>
<p>Oggi possiamo invece affermare che siamo praticamente vincenti su quasi tutta la nostra linea.</p>
<p>A partire dalle primarie, che si sono ormai universalmente accreditate nel centrosinistra come lo strumento da praticare per arrivare alla vittoria elettorale. Tutti abbiamo presente lo splendido risultato di Milano, ma anche Torino e Novara fanno la loro parte, e ci offrono un ulteriore  rafforzamento in questa direzione.</p>
<p>SEL ha iniziato a divenire una realtà anche nel  nord, visto fino ad oggi come poco ricettivo alle istanze della sinistra.  Finora abbiamo considerato la nostra formazione politica come molto sbilanciata a vantaggio del radicamento meridionale.</p>
<p>E’ passato poco più di anno dalle elezioni regionali: in Piemonte avevamo registrato con il trionfo leghista un risultato molto contenuto, che aveva permesso l’elezione di un consigliere per il cosiddetto rotto della cuffia.</p>
<p>Ora, a Torino, abbiamo semplicemente più che triplicato i voti: da 7300 del 2010 a 22647 del 2011, che corrispondono al 5.66% e ci rendono in pratica il secondo partito della coalizione, essendo i Moderati  &#8211; artefici di un risultato più che lusinghiero &#8211; una formazione strettamente collegata al Partito Democratico, a partire dagli stessi candidati.</p>
<p>Questi voti evidenziano anche il pericolo che non abbiamo sottovalutato, cioè l’essere schiacciati tra il consenso al partito del candidato a sindaco, Piero Fassino, e la protesta, catalizzata dai grillini, più che dal candidato alternativo della Federazione della Sinistra.</p>
<p>E un piccolo moto d’orgoglio: a Torino abbiamo superato, seppur per poco più di 1500 voti, proprio il Movimento Cinque Stelle, che ha conseguito performance più positive in altri Comuni, piemontesi e non, ma fondamentalmente solo al nord.</p>
<p>Per esempio, a Novara, il loro candidato a sindaco ha ottenuto il 7.4%. Ma proprio in quella città il candidato del centrosinistra, che abbiamo sostenuto, va al ballottaggio, in modo del tutto inaspettato, trovandosi nel feudo della Lega e in particolare del presidente della Regione, Roberto Cota.</p>
<p>A Novara, otteniamo una buona percentuale, il 4.5%: questo dato, insieme a quello di altri Comuni , sparsi nella regione, ci fa proprio dire che il vento in Piemonte è cambiato. Domodossola, altro feudo della destra, va al ballottaggio, e si assiste, lì come nelle altre realtà, a un forte arretramento della Lega a vantaggio del PdL.</p>
<p>Anche il cosiddetto Terzo Polo ha ottenuto risultati molto deludenti, che almeno in Piemonte non gli permettono di fare l’ago della bilancia. Questo è un ulteriore elemento che rafforza la nostra linea progettuale. La rincorsa del centro in virtù di alchimie costruite in modo asettico non funziona.</p>
<p>Ci vuole un’idea di società per il Paese. Anche il nord ha risposto all’appello. Forse possiamo finalmente superare la contrapposizione della questione settentrionale a quella meridionale.</p>
<p>Abbiamo bisogno di un progetto alternativo per tutta l’Italia, a partire dall’affrontare seriamente la precarietà che riguarda il nord come il sud, centro compreso.</p>
<p>Monica Cerutti</p>
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		<title>Sciopero generale?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 05:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vicenda della Bertone a mio modesto parere rende non più differibile una discussione puntuale in ordine al ruolo del sindacato nel nostro Paese e in Europa. La sinistra politica non può rimanere indifferente rispetto a quello che succede in Italia né limitarsi ad essere un semplice osservatore o a trincerarsi dietro il concetto dell&#8217;autonomia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda della Bertone a mio modesto parere rende non più differibile una discussione puntuale in ordine al ruolo del sindacato nel nostro Paese e in Europa. La sinistra politica non può rimanere indifferente rispetto a quello che succede in Italia né limitarsi ad essere un semplice osservatore o a trincerarsi dietro il concetto dell&#8217;autonomia. Spesso in passato questa ha rappresentato tra l&#8217;altro un alibi per dissimulare e distinguere le diverse aree di influenza.<span id="more-24583"></span></p>
<p>Alla Bertone si consuma l&#8217;ennesimo ricatto a danno dei lavoratori. Il peggiore sino ad ora messo in piedi da Marchionne. Perché non si tratta di un&#8217;azienda FIAT ma di una azienda in cui semmai l&#8217;intervento della casa torinese potrebbe essere &#8220;salvifico&#8221;. Perché lì &#8211; e non a Pomigliano e non Mirafiori e non a Melfi &#8211; la FIOM ha la maggior parte degli iscritti e del consenso dei lavoratori. È chiaro che Marchionne vuole lo scalpo della FIOM.</p>
<p>L&#8217;azienda fa cassa integrazione da anni e questa sembra essere per gli operai l&#8217;ultima possibilità. Prendere o lasciare. Accettare il modello Marchionne o niente. Si ha un bel dire che il conflitto di classe c&#8217;è se c&#8217;è il lavoro (per chi ancora ritiene che ci sia), che il sindacato può svolgere il suo compito se c&#8217;è un impresa che continua ad investire, ma qui si tratta di un modello &#8211; fabbrica Italia &#8211; che è al di fuori dei principi tracciati dalla nostra Costituzione e dalle leggi vigenti. Questo però non lo dice nessuno. Non siamo più nemmeno alla riduzione del danno ma al sistematico e progressivo azzeramento delle conquiste in termini normativi e salariali fino alla radicale contraddizione dei principi fondamentali della nostra Repubblica.</p>
<p>Mi domando perché ci si attardi su una &#8211; a questo punto &#8211; insulsa retorica sul primo maggio e con polemiche sulle presunte o reali intenzioni di modificare l&#8217;art.1 della Costituzione. È una ipocrisia insostenibile. Sentire la Camusso scagliarsi contro il Sindaco Renzi e poi sostenere che l&#8217;accordo della Bertone va sottoscritto e che bene hanno fatto le RSU a firmarlo è una contraddizione su cui non si può rimanere silenti. Il rischio che aleggia attorno a queste affermazioni è che ci sia una retorica lavoro ossificata, mummificata che nulla a che vedere con la vita reale delle persone. Un totem che serve da surrogato ad una identità che rischia di perdersi nei meandri della gestione dell&#8217;ordinario.</p>
<p>Tutto questo presta il fianco a molte di quelle critiche, speciose e fintamente di sinistra come quella del Sindaco di Firenze, che in realtà si sommano ad una vulgata qualunquista e antipolitica sapientemente diretta dalla attuale egemonia culturale gelli-berlusconiana che mira all&#8217;abbattimento del sindacato.</p>
<p>Sia chiaro: se la discussione tra la Camusso e Renzi fosse stata seria io non avrei avuto nessun dubbio di schierarmi con la prima. Purtroppo non lo è stata e, d&#8217;altro canto, le parole di Renzi, se depurate del connotato intrinseco della egemonia culturale a cui ho appena fatto cenno, alludono ad una serie di problemi reali che non possono essere lasciati a questo PD né ai suoi sedicenti rottamatori e con cui dovremmo fare al più presto i conti.</p>
<p>La stessa unità sindacale perde di significato se non si chiarisce qual è il terreno su cui praticare questa unità. L&#8217;isolamento della FIOM ormai rischia di essere un obiettivo concentrico su cui convergono diversi protagonisti non solo datoriali e che la CGIL ormai sembra vivere come un peso tutta protesa com&#8217;è verso l&#8217;indistinta unità. Sembra quasi che lo sciopero generale sia stato un incidente di percorso a cui è opportuno porre rimedio con un bagno sacrificale. Uno sciopero generale che, viste le affermazioni sulla Bertone, sembra quasi aver perso di senso e di significato.</p>
<p>Ancora una volta ineludibile è la questione della rappresentanza. Soprattutto nel mondo del lavoro. In questo momento storico pare essere in crisi tutto ciò che si pone da intermediazione e da filtro tra le istanze della base e i livelli superiori. E tuttavia la questione rimane pur sempre centrale. Piero Bevilacqua alcune settimane fa sul manifesto poneva una serie di interrogativi partendo da una semplice riflessione sulla mondializzazione del capitale e il localismo del lavoro. Se da una parte infatti il capitale è mobile e planetario, altrettanto può esserlo il diritto, la maglia delle regole imposte dalle lotte o dalla politica. In altre parole &#8211; se non corrompo il pensiero di Bevilacqua &#8211; vi è un ruolo politico che può e deve essere svolto nell&#8217;interesse del lavoro, un ruolo che potrebbe essere potenzialmente universale.</p>
<p>Bevilacqua non ha dubbi, vista la catastrofe culturale in cui è caduto il PD e il ruolo che a suo parere è ancora troppo limitato a causa della consistenza attuale dei partiti di sinistra, la forza che può assumere questo tipo di iniziativa – e che deve farlo urgentemente – è la CGIL.</p>
<p>Condivido a fondo questo pensiero e non ho dubbi sul mio sostegno allo sciopero generale ma questa CGIL così com&#8217;è può essere all&#8217;altezza del compito che l&#8217;aspetta? O sarebbe piuttosto meglio dire che dovrebbe aspettarla?</p>
<p>È forse arrivato il momento che anche la sinistra politica si occupi di questo desolante scenario. Non può restare in attesa di tempi migliori sapendo che una interlocuzione &#8211; quale che sia &#8211; con gruppi dirigenti che non rappresentano più nessuno e sono tutti preoccupati della propria sopravvivenza e della propria ricollocazione non può portare da nessuna parte. L&#8217;autonomia del sindacato è una cosa &#8220;sacra&#8221; se ci si trova al cospetto di un sindacato che svolge appieno la sua funzione. Oggi il più delle volte ci troviamo di fronte ad &#8220;esecutori testamentari&#8221; che &#8220;governano&#8221; le condizioni postume di una crisi aziendale. La riduzione del danno che in alcuni contesti &#8211; si badi -  è doverosa  sembra ormai essere l&#8217;unica bussola. Sembra quasi che si siano persi i rudimenti fondamentali di un&#8217;agire politico sindacale che sembra appartenere ad altri tempi. La sopravvivenza dei gruppi dirigenti e la loro costante ricollocazione in seno al sindacato e nel rapporto privilegiato con il partito democratico appaiono essere assorbenti. E questa continua ricollocazione a tutti i livelli presta il fianco a dichiarazioni come quelle di Renzi secondo cui sarebbe meglio che molti dirigenti sindacalisti &#8220;andassero a lavorare&#8221;. Una barbarie qualunquista come questa non può essere in nessun modo giustificabile ma forse e senza forse sarebbe il momento (e qui ancora Bevilacqua) in cui la CGIL assolva all&#8217;obbligo che su di essa incombe di avviare al proprio interno un censimento che ridefinisca i compiti di dirigenti, funzionari, impiegati, per cambiare in corsa la sua organizzazione e le sue strategie. Su questo punto si sono accumulati negli anni omissioni e stratificazioni di impropri equilibri, interni e perversi, che non appaiono più comprensibili né tollerabili. È stato anche detto che questo sindacato non può più vivere nella routine mentre sul mondo del lavoro si abbatte la tempesta. Io ritengo che la sinistra politica e noi di Sinistra Ecologia Libertà non possiamo attendere che questa tempesta travolga per sempre i lavoratori. Abbiamo consentito un progressivo e incessante abbattimento dei diritti e delle conquiste dei lavoratori. Le sei ore e quaranta in agricoltura sono ormai un miraggio e l&#8217;esercito di riserva dei lavoratori migranti irregolari e ricattabili rappresenta la condizione per una moderna riduzione in schiavitù. Lavoratori gli uni contro gli altri e la paura come mezzo di governo delle coscienze. Queste &#8220;conquiste al contrario&#8221; si stanno spostando nei call center, nell&#8217;utilizzo improprio delle cooperative, nella somministrazione di manodopera etc. Abbiamo consentito, in una parola, la esautorazione dei principi costituzionali.</p>
<p>Oggi nel ricatto fatto ai lavoratori della Bertone e soprattutto alla FIOM ci consentiamo il lusso di rimanere spettatori. Lasciamo che la dirigenza nazionale della FIOM venga attaccata da destra e da sinistra. Rectius: soprattutto da destra ma con l&#8217;inconsapevole od ottuso avallo della sinistra sindacale. Da questa assurda e meschina vicenda non si esce con un ricollocazione dei gruppi dirigenti. Non la capirebbe nessuno. La sinistra politica non può rimanere a guardare. Abbiamo il compito di parlare di cose che riguardano il futuro di milioni di giovani. Il fatto che i pensionati costituiscano la più gran parte dei rappresentati da questo sindacato è un dato di fatto. E che la rimanente e minoritaria parte siano i garantiti non può negarlo nessuno. Rimanere come un pugile suonato nell&#8217;angolo non ha più senso. Accettare che la ridefinizione al ribasso delle relazioni industriali si faccia strada significa attendersi che a breve questa ridefinizione abbia delle conseguenze nelle relazioni sociali. È già avvenuto agli inizi degli anni &#8217;80 e il tipo umano precario e insicuro è la produzione che quella vittoria del liberismo ha imposto.</p>
<p>Mentre scrivo ho come la sensazione di fare uno sforzo inutile che non servirà a nulla ma ho la presunzione di ritenere che una discussione come questa debba essere subito tematizzata al nostro interno. Senza il timore di calpestare i piedi a nessuno.</p>
<p>Il PD, dobbiamo dircelo, condiziona le scelte dei gruppi dirigenti della CGIL e poi quando questa decide comunque di scendere in piazza (come è successo ad esempio il 4 aprile del 2009) o quando indice lo sciopero generale non può nemmeno darvi un convinto sostegno, perché dilaniato al suo interno da altre relazioni o zone di influenza. A volte penso che l&#8217;unità sindacale serva solo al PD. Non certo ai lavoratori.</p>
<p>Non so se la posizione della CGIL assunta in relazione alle scelte della RSU della Bertone sia compatibile con le ragioni dello sciopero generale. Quello che è certo è che le questioni che questa vicenda pone al Paese intero non possono essere affrontate semplicemente discutendo sempre a ridosso del ricatto. Quel ricatto riguarda le generazioni intere che ne subiranno le conseguenze permanenti. Chi rappresenta oggi lavoratori esclusi dal lavoro? Si può pensare di offrire loro un futuro sulla permanente riduzione dei diritti? Il progetto di Mrachionne e l a stessa riduzione dei diritti (quella fatta sinora) non hanno portato al desolante scenario che viviamo?</p>
<p>Abbiamo il compito di volare più in alto. Di parlare di queste questioni. L&#8217;alternativa a Berlusconi passa attraverso questi temi. Non affrontarli sarebbe per noi un disastro. Ogni unità d&#8217;azione o patto di consultazione così come, del resto, la stessa  unità sindacale devono preliminarmente chiarire su quale piano avvengono. Altrimenti non servono a nulla.</p>
<p>Può darsi che la distinzione tra sinistra radicale e riformista non sia più attuale od utile ma altrettanto certo è che la sinistra deve abbandonare la strada finora percorsa del &#8220;riformismo in peius&#8221;.</p>
<p>Paolo Pesacane</p>
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		<title>La sinistra che serve</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 06:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da alcuni mesi i principali sondaggisti politici danno SEL stabilmente oltre il 7% nelle intenzioni di voto. Si tratta di una percentuale ancora “virtuale” non essendo SEL rappresentata in parlamento. Tuttavia la persistente stabilità del dato fa ritenere che essa sia oramai la quarta forza politica del nostro paese e che attorno a essa e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni mesi i principali sondaggisti politici danno SEL stabilmente  oltre il 7% nelle intenzioni di voto. Si tratta  di una percentuale ancora “virtuale” non essendo SEL  rappresentata in parlamento. Tuttavia la persistente stabilità del dato fa ritenere che essa sia oramai la quarta forza politica del nostro paese e che attorno a essa e al suo leader, Nichi Vendola, stia crescendo un consenso stabile e inequivocabilmente di sinistra.  Se questo 7% resterà un limite invalicabile o se, in tempi più rapidi del previsto, passerà a valori di due cifre, dipende tutto dai suoi dirigenti e militanti; e questo sta alimentando  un sentito bisogno di dibattito e di approfondimento su  che cosa sia SEL e su quale debba essere il suo futuro.<span id="more-24311"></span></p>
<p>Un impegno questo che non può essere lasciato solo a Vendola.  Non perché non ne sarebbe capace.  Ma perché c’è oggi la necessità di dare a tutti noi un disegno più compiuto di quello che ci si è, sino ad ora, dato.  Affinché tutti possano  essere non solo ascoltatori (di Vendola) ma anche e soprattutto testimoni e diffusori di ciò che SEL vuole rappresentare nell’attuale panorama politico italiano ed europeo. Capaci di rappresentare, di narrare, come direbbe Vendola, quali sono le radici quali la storia quali i valori quale il disegno di una nuova idea di società. Capaci di narrare una sinistra diversa e per certi versi nuova per il nostro paese. Senza queste risposte c’è il rischio che si resti ascoltatori e non attori del nuovo che SEL ambisce a rappresentare.</p>
<p>A guardare il panorama “virtuale”, delle intenzioni di voto, appare da mesi chiaro che esiste oggi, un solo partito, numericamente consistente, chiaramente identificabile come di sinistra. La sinistra “antagonista” è allo zero virgola, la sinistra socialista italiana è svaporata e il PD non è più definibile come un partito di sinistra, almeno da quando tale si è autodefinito nel contesto europeo. Può essere definito come un partito moderato di centro, con molti richiami ad una cultura di sinistra, ma difficile definirlo come un partito “laico” di sinistra. È chiaro che parlo della dirigenza; di chi concorre a definirne la linea politica, non certo di chi lo vota o ne è militante di base, dove il sentirsi di sinistra è ancora, certamente, forte e prevalente.</p>
<p>In un tale contesto, il compito di SEL non può più essere quello di “unire la sinistra”, ma è quello di “dare rappresentanza” al diffuso sentirsi di sinistra, presente nel nostro paese. E per “rappresentarlo” è assolutamente indispensabile che ci si cominci a chiarire, come nel famoso quadro di Gauguin,: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Su questo terreno Vendola  ha insegnato tutto, quando ha detto che alla sinistra occorre “una nuova narrazione”. Una narrazione che manca oramai da più vent’anni. Non è un gioco di parole. Per vincere non si possono dare per scontati i propri valori. Bisogna predicarli, o prevarrà l’altra parte che li predica. Per predicarli bisogna formularli in modo chiaro. Se si resta sospesi continuamente come il PD, tra Scilla e Cariddi, tra lavoratori ed imprenditori, tra CGIL e CISL tra Stato e mercato, incapaci di farne una sintesi e una scala di valori e di priorità, allora difficilmente si diventa attrattivi, si diventa credibili, si suscitano emozioni e voglia di impegnarsi per uno scopo per il quale vale la pena di spendersi.</p>
<p>La sinistra, quella politica, quella partitica, nel Parlamento italiano, non c’è più. Facciamocene una ragione! C’è invece, nella società, un diffuso sentimento di sinistra, una diffusa cultura di sinistra in mezzo alla gente tra i pochi che votano ancora, e i molti che non votano più. Una moltitudine forse maggioritaria nel paese, che è in attesa di chi sa darle un senso, una rappresentanza, un motivo, un disegno chiaro per tornare a partecipare, a dare un po’ del proprio tempo per un qualcosa che si condivide. La sinistra ha dalla sua parte valori come l’eguaglianza  l’equità e la solidarietà e un disegno di società dove i bisogni “che fanno comunità”: la scuola la sanità le pensioni i diritti di cittadinanza e di lavoro, l’acqua ma anche i trasporti, devono essere garantiti da uno Stato vissuto come “collettività” e all’individuo resta la libertà di costruirsi la propria vita, affettiva e lavorativa, lontano dalla violenza dalle guerre dalla povertà dalla miseria dall’ignoranza da una vita senza senso di solidarietà. Eppure essa non sa trasmettere questo racconto di valori; non sa renderlo attrattivo almeno quanto quell’altro, della destra, basato invece sullo scontro, sull’individualismo senza freni, sull’arricchimento individuale, sulla sopraffazione e il disprezzo dell’altro, sulle guerre, sul saccheggio delle risorse naturali, sulla distruzione dell’ambiente, sull’esaltazione del privato contro tutto ciò che è bene comune. Una visione di breve respiro: perché distruttiva della società e dei suoi legami; angosciante, ma, paradossalmente, ancora vincente.</p>
<p>SEL,  insegna Vendola, dovrebbe partire da qui; da questa coscienza; da questa necessità: ricostruire un nuovo racconto di ciò che la sinistra può rappresentare per l’ Italia. Ma da dove partire. Molti intellettuali, o pseudo tali, soprattutto nel campo amico, hanno detto che la sinistra è finita perche sono finite, con il ‘900,  le ideologie e che dunque occorre andare “oltre” le ideologie. Tesi bizzarra: sarebbe come dire che le letture di Dante e di Leopardi non servono più a costruire la poesia del presente, perché appartengono a secoli oramai passati.</p>
<p>Ma un fondo di verità, se riferito alla sola Italia, una tale tesi ce l’ha. La sinistra, in Europa, i suoi conti con la storia delle sinistre li ha fatti. E li ha fatti, apertamente e definitivamente nel secondo dopoguerra  nel 1959, a Bad Godesberg, quando, con il partito socialdemocratico tedesco, ebbe il coraggio di dire che lo scopo dei partiti socialisti non  è imporre una propria ideologia, ma realizzare e mantenere ovunque la democrazia perche solo essa può consentire di realizzare i valori etici della libertà dell’eguaglianza e della solidarietà che sono a fondamento dell’idea socialista. Quella svolta, che vide il socialismo proporsi con l’ambizione di voler diventare  il modello sociale e culturale di un intero popolo, e non di una sola parte di esso, fu rapidamente seguita da tutte le sinistre europee, tranne che in Italia, e i suoi effetti furono enormi. Le radici dell’attuale cultura europea  l’invenzione dello stato sociale e dell’economia sociale di mercato, il modello socioculturale europeo di cui oggi ancora beneficiamo e che ci consentono, ancora oggi, di fare culturalmente argine alle derive distruttive delle destre, sono per gran parte originate da lì. Certo, ci furono poi le deviazioni, da quel pensiero originario, come il blairismo e la terza via.  Ma il loro rapido fallimento ne ha mostrato l’inconsistenza e reso più evidente che è da quell’idea del socialismo, non ideologico, ancorato indissolubilmente alla democrazia, che occorre ripartire.</p>
<p>In Italia questa svolta non ci fu in modo così chiaro e trasparente. Perché  non la capì e non la volle il maggiore partito delle sinistra che, rimasto ancorato ad una visione ideologica della società, dopo molteplici travagli interni, preferì sciogliersi in una indistinta forma di partito del buono e del bene, il PD,  rifiutando ogni riferimento europeo alla socialdemocrazia. Così pur di non dirsi socialdemocratici ci si è detti “democratici” e si è usciti dal socialismo europeo. Forse più che una analisi politica occorrerebbe una analisi psicoanalitica perché fu proprio il continuare a vivere la politica come ideologia che spinse i vertici dei Ds a confluire in un altro partito con forti richiami ideologici, quelli cattolici, piuttosto che accettare l’idea, tutta laica, del socialismo europeo che, tra le sue radici annovera i valori del cristianesimo, senza vedervi per questo un qualche antagonismo .</p>
<p>A questo punto anche SEL, a mio avviso, si trova ad un bivio: se non vuole restare un partito provinciale ed essere confinato nella sterile polemica delle sinistre italiane, deve avere il coraggio di fare il salto e di affacciarsi sul panorama europeo. Dare un forte segnale che essa è, si sente ed intende partecipare a pieno titolo dei movimenti socialisti europei. Per ricevere contributi e dare contributi. Se avremo il coraggio di questo forte passaggio, i tanti, in Italia, che ancora credono che il futuro italiano ed europeo non potrà che essere ancora dei partiti socialisti, comincerà a vedere SEL non più come una forza politica forse passeggera o dal futuro incerto, ma come la sola vera e credibile forza politica di sinistra che  unisce l’Italia alla percorso politica della sinistra europea. Certo, ci sono molte cose che non  piacciono nel socialismo europeo, a partire dalla sua incapacità a superare gli interessi nazionali per darsi una strategia europea o dalla suo pacifismo più difensivo che militante o dalla sua ancora insufficiente scelta politica ambientalista. Ma, guardando all’Europa quale si presenta oggi, non si dovrebbe mai dimenticare che oggi, questa Europa, che tanto non piace, è una Europa governata dalle destre e che compete a noi tutti ribaltarla. I segnali elettorali provenienti dalla Germania e dalla Francia dicono che l’idea socialista, aprendosi anche ad altri contributi,  può tornare vincente se saprà parlare dei suoi valori più alati che l’hanno storicamente definita  in Europa, smettendola di farsi tentare da terze vie che la rappresentano come repliche confuse di una conservatorismo moderato. Ed  è proprio su questo terreno che SEL  può dare, al socialismo europeo il suo contributo.</p>
<p>Per questo  nell’imminenza di una tornata elettorale  amministrativa, ma con connotazioni tutte politiche, credo che SEL farebbe bene a dire, chiaro e forte, che essa  si sente oggi la sola forza politica capace di riportare l’Italia all’interno di quel grande cantiere di proposte politiche che è stato, è e tornerà ad essere il socialismo europeo. In tanti aspettano questo: è ora di farlo. Perché, come dice Vendola: un’Italia migliore c’è già. Basta, ora, darle voce.</p>
<p>Alberto Ferrari</p>
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		<title>La sinistra del 51%</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 09:36:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per decenni il 51% è stato un miraggio per la sinistra italiana. Eppure, è la percentuale che raggiungerebbe, oggi in pieno declino berlusconiano, un programma di sinistra. L’ultima conferma viene dall’Osservatorio Politico del Centro Italiano Studi Elettorali (CISE), un gruppo interuniversitario in cui collaborano ricercatori e studiosi sia della Luiss che dell’Università di Firenze. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per decenni il 51% è stato un miraggio per la sinistra italiana. Eppure, è la percentuale che raggiungerebbe, oggi in pieno declino berlusconiano, un programma di sinistra. L’ultima conferma viene dall’Osservatorio Politico del Centro Italiano Studi Elettorali (<a href="http://cise.luiss.it/" target="_blank">CISE</a>), un gruppo interuniversitario in cui collaborano ricercatori e studiosi sia della Luiss che dell’Università di Firenze.<span id="more-24283"></span></p>
<p>La prima buona notizia è che la scala delle priorità degli italiani sembra essere molto vicina alla sinistra: l’immigrazione preoccupa l’8,5% degli intervistati mentre il 54,9% ritiene che il maggiore problema sia il lavoro e, tra questi, quelli che guardano al centrosinistra per risolverlo sono il doppio di quelli che si rivolgono al centrodestra. La grande maggioranza pensa però o che le due coalizioni si equivalgano oppure che nessuna possa dare una soluzione al problema. Qui sta forse una delle ragioni dell’astensionismo: non solo l’ “antipolitica” ma la sfiducia nelle capacità della politica di dare una risposta ai problemi della vita. La rilevanza del tema è però già di per se una buona notizia: nelle elezioni vige il principio dell’ “issue priming” per cui chi vota associa più o meno automaticamente la soluzione di un determinato problema ad una parte politica. Se quello che l’angoscia di più è la disoccupazione o il welfare tenderà a rivolgersi alla sinistra, se invece lo preoccupano le tasse alte, la criminalità o l’immigrazione tenderà a votare a destra.</p>
<p>Le domande dei ricercatori del CISE riguardavano, oltreché le preferenze di voto, anche l’opinione su alcuni grandi temi. E da qui viene la seconda buona notizia per la sinistra italiana che riguarda le proposte economiche. “Chi possiede ricchezze sopra un milione di euro dovrebbe pagare più tasse di adesso” chiedevano gli intervistatori. Il 55,3% degli intervistati si dichiarava “molto d’accordo” e il 26,5% “abbastanza”. “I servizi sociali dovrebbero essere ridotti per abbassare le tasse” continuavano quelli del CISE. “Per niente d’accordo” si dichiarava più del 60% degli intervistati e “poco d’accordo” un altro 15%. “Oltre alla scuola pubblica, lo Stato dovrebbe finanziare anche la scuola privata” era la terza domanda alla quale rispondeva di essere in completo disaccordo il 50,9% degli intervistati mentre il 21,1% si dichiarava “poco d’accordo”.</p>
<p>Si potrebbe pensare che però i temi etici siano il vero terreno scivoloso per la sinistra. E ci si sbaglierebbe. La terza buona notizia viene infatti dalle domande sulle coppie di fatto: all’affermazione “alle coppie di fatto omosessuali o eterosessuali dovrebbero essere garantiti gli stessi diritti” ben il 55,6% si dichiara molto o abbastanza d’accordo. Il 55,3% è poi ostile ad una legge che obblighi “la nutrizione artificiale per i malati in stato di incoscienza” e il 58,6% è contrario ad ogni provvedimento che renda “più difficile l’aborto”. Anche sull’immigrazione, poi, ci sono buone notizie: il 76,4% è molto o abbastanza d’accordo con l’affermazione “gli immigrati regolari che pagano le tasse dovrebbero poter votare alle elezioni per il sindaco del comune dove abitano”.</p>
<p>Un quadro di opinioni non troppo diverso era emerso anche da analisi svolte dall’Itanes dopo le elezioni del 2008 e da Demos-Coop l’anno scorso. Dati ancora più stupefacenti se si pensa che da molti anni nessuno dei grandi partiti sostiene che bisogna tassare i più ricchi o che si devono dare gli stessi diritti a tutte le coppie. Stando ai dati CISE, una sinistra che si battesse per tassare i milionari, per sostenere i servizi sociali e abolire i finanziamenti alle scuole private, per i diritti di tutte le coppie di fatto, contro revisioni della legge sull’aborto e a favore del testamento biologico non scenderebbe mai sotto al 50% su nessuno di questi temi. Tutto facile allora? No, e per molti motivi tra cui vale la pena sottolinearne tre: conta come si presentano i problemi (“meno tasse” o “meno servizi pubblici”?), serve la capacità di fare politica e costruire reti in base a scelte dirimenti invece che beneficiando della rendita di posizione data dalla destra peggiore d’Europa e infine servirebbe una classe dirigente credibile, che sia stata meno ambigua su questi temi negli ultimi 15 anni.</p>
<p>La somma di PD, IDV e SEL, sempre nell’indagine del CISE, raccoglie “solo” il 44,1% dei consensi. Forse può crescere.</p>
<p>Mattia Toaldo</p>
<p>(articolo uscito su <a href="http://www.ilmanifesto.it/">Il Manifesto</a>)</p>
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		<title>A proposito dell&#8217;intervista a il manifesto&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 10:43:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A proposito dell’intervista fatta sul manifesto ieri 21 aprile 2011, vorrei precisare che ovviamente non ho proposto in alcun modo l’ingresso nel PD. Penso l’esatto contrario. Qualche malevolo commento sarà stato tratto in inganno dal titolo dell’intervista. Bastava leggere il merito correttamente riportato da Matteo Bartocci, per avere la conferma che l’offensiva unitaria nei confronti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito dell’intervista fatta sul manifesto ieri 21 aprile 2011, vorrei precisare che ovviamente non ho proposto in alcun modo l’ingresso nel PD. Penso l’esatto contrario. Qualche malevolo commento sarà stato tratto in inganno dal titolo dell’intervista.<span id="more-23869"></span></p>
<p>Bastava leggere il merito correttamente riportato da Matteo Bartocci, per avere la conferma che l’offensiva unitaria nei confronti del PD è tesa, nelle intenzioni, ad aprire un confronto di merito (sciopero generale, amministrative, referendum) in grado di aprire un processo democratico positivo per preparare l’alternativa.</p>
<p>Naturalmente la mia convinzione resta quella di costruire in Italia un grande soggetto unitario della Sinistra fuori da logiche minoritarie ed autoreferenziali.</p>
<p>Il nostro paese, in Europa, con il PD, rappresenta un’anomalia. Altro che confluire nel PD!</p>
<p>E’ il PD che va superato per un nuovo soggetto a sinistra. Ovviamente ho il pieno rispetto per coloro che scelgono legittimamente di difendere una minorità identitaria ed hanno una avversione congenita per ogni ipotesi di governo.</p>
<p>Ognuno è libero di coltivare il proprio orticello. Faccio solo notare che lo spazio si è così ristretto che rischia di ridursi ad un vasetto sul balcone.</p>
<p>Franco Giordano</p>
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		<title>Giordano: &#8220;Noi vendoliani con il PD ed oltre&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 12:38:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per i vendoliani l&#8217;alleanza non basta: serve una nuova formazione. Le primarie si allontanano «ma Vendola chiede innovazione e unità» ai democratici. Sciopero generale della Cgil, comunali e referendum: Berlusconi può essere sconfitto. Obiettivo? Un soggetto unico. «Bisogna costruire qui e ora un nuovo soggetto politico, una nuova sinistra che faccia dell&#8217;unità e dell&#8217;innovazione culturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per i vendoliani l&#8217;alleanza non basta: serve una nuova formazione. Le  primarie si allontanano «ma Vendola chiede innovazione e unità» ai  democratici. Sciopero generale della Cgil, comunali e referendum:  Berlusconi può essere sconfitto. Obiettivo? Un soggetto unico. <span id="more-23864"></span> «Bisogna costruire qui e ora un nuovo soggetto politico, una nuova  sinistra che faccia dell&#8217;unità e dell&#8217;innovazione culturale il perno  dell&#8217;alternativa a Berlusconi». Per Franco Giordano, ex segretario di  Rifondazione e dirigente del partito di Vendola, Sinistra e libertà «da  sola non basta». E&#8217; questo il senso del «patto di consultazione»  proposto ancora ieri dal governatore pugliese a Pd e Idv. Un «oltre  Berlusconi» declinato in modo un po&#8217; diversamente dal Bersani in maniche  di camicia.  <strong>Giordano, Sel propone un «patto di consultazione» a Pd e Idv ma  Bersani vi risponde che state già facendo qualcosa in più, visto che  siete alleati alle amministrative&#8230;</strong> Purtroppo le cose non stanno così e non sono così semplici. Dobbiamo  prendere decisioni importanti, il patto di consultazione e di unità è  decisivo, altrimenti non saremo credibili. Col Pd bisogna battere molto  il tasto dell&#8217;unità perché entro giugno ci sono appuntamenti  fondamentali per un&#8217;alleanza che vuole essere alternativa a Berlusconi:  lo sciopero generale della Cgil, le amministrative e i referendum. Il  treno sta passando. E se non lo prendiamo ora vuol dire che  l&#8217;alternativa alla destra non è ancora pronta.  <strong>Vedi un Pd troppo timido sullo sciopero generale della Cgil?</strong> E&#8217; in gioco non solo il contratto nazionale ma anche un tema  fondamentale come il diritto di sciopero. Il Pd da che parte sta nella  vertenza Bertone? Era da sciocchi pensare che Mirafiori e Pomigliano  fossero un&#8217;eccezione. Come si vede, avevamo ragione noi: la Fiat  continua ad affossare i diritti e a perseguire l&#8217;abbattimento del costo  del lavoro senza investire in qualità e innovazione. Non a caso le  macchine di Marchionne non si vendono. Lo sciopero generale va sostenuto  perché può rappresentare l&#8217;approdo e l&#8217;identità sociale di una nuova  coalizione, un centrosinistra unito che mette il lavoro al centro della  sua proposta.  <strong>Come si concilia però la critica a Marchionne con il sostegno a Piero Fassino a Torino?</strong> La nostra presenza in quella coalizione serve proprio a condizionare le  sue politiche e a fargli cambiare di segno. Fassino lo sa: non è mai  stato in discussione, e non lo sarà mai, il nostro appoggio alla Fiom e  al sindacato. L&#8217;accordo con il Pd è reciproco.  <strong>Insistere su un patto tra partiti non significa che alle primarie non ci credete più nemmeno voi?</strong> Le primarie verranno. Questa proposta è propedeutica a definire il  perimetro dell&#8217;alternativa. Contro i referendum Berlusconi le sta  tentando tutte. Come nel gioco delle tre carte rinvia il nucleare perché  sa che farebbe da calamita per il quorum. Mi piacerebbe discutere con  il Pd anche di acqua pubblica e rinnovabili, dell&#8217;alternativa economica a  Tremonti. Dobbiamo iniziare a farlo.  <strong>D&#8217;Alema però (e non solo lui) continua a escludere le primarie.</strong> D&#8217;Alema è sempre D&#8217;Alema. Segue lo stesso schema fin da ragazzo: cerca  un accordo con pezzi del centrodestra per portarli a sinistra. Ma  aspetta Godot. Dobbiamo provare ad animare questo processo unitario  dotandolo di una partecipazione di massa. Se il Pd non investe sullo  sciopero generale e sui referendum non avremo più il tempo di cambiare  marcia. Stiamo vivendo un passaggio epocale, le miserie della politica  italiana occultano a stento quello che sta accadendo nel mondo. Bisogna  investire qui e ora sulla fondazione di una nuova sinistra in grado di  costruire un modello culturale e politico nuovo, una diversa idea di  democrazia.  <strong>Sel non è sufficiente per questa «nuova sinistra»?</strong> Sel da sola non basta. Continuo a pensare che bisogna costruire un unico  soggetto politico. L&#8217;affondo unitario di Vendola sul Pd ha esattamente  questa ambizione. Certo, come dice Nichi, aspettiamo a mettere il carro  davanti ai buoi ma questo processo intanto dobbiamo costruirlo.  <strong>Rifondazione e il Pdci sono esclusi da questa coalizione?</strong> Lungi da noi il voler ridurre la platea. E&#8217; Rifondazione ad aver detto  che non è disponibile a una coalizione di governo. E&#8217; un tema che ci  divide da tempo e secondo me è auspicabile una loro maturazione. Il  problema non è nostro. L&#8217;unità di partiti, movimenti e associazioni è  dirimente per costruire una sinistra nuova. Ma per battere la destra non  puoi più eludere il tema del governo, dell&#8217;unità e dell&#8217;innovazione  culturale. Come opposizione siamo già uniti, in molti casi lavoriamo  insieme. Ma le forze vanno unificate di più fino a costruire un nuovo  soggetto politico. La scomparsa di una grande sinistra in questo paese è  un&#8217;anomalia che va sanata.  <strong>Berlusconi a Milano si è candidato per il Pdl. Pensi che il Pd sia pronto a una sfida così importante?</strong> Penso che a Milano anche nel Pd si sia messo in moto un processo  positivo. Le primarie e la figura straordinaria di Pisapia stanno  facendo dare il meglio a tutte le forze politiche. C&#8217;è una  partecipazione che va anche oltre i partiti. Milano non è ancora il  laboratorio della nuova sinistra ma è sicuramente un segnale di buona  politica.  il manifesto</p>
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		<title>Chi immagina un Paese migliore lo vota</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 08:42:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un videomessaggio Nichi invita a votare Sinistra Ecologia Libertà alle elezioni amministrative tutti coloro che pensano che il lavoro sia un diritto di cittadinanza e la precarietà una saracinesca chiusa sul proprio futuro. Si rivolge a chi pensa che investire sulla scuola, sull’università, sulla ricerca, sulla cultura non sia un vizio e a chi pensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un videomessaggio Nichi invita a votare Sinistra Ecologia Libertà alle elezioni amministrative tutti coloro che pensano che il lavoro sia un diritto di cittadinanza e la precarietà una saracinesca chiusa sul proprio futuro.<a id="more-2699"></a> Si rivolge a chi pensa che investire sulla scuola, sull’università, sulla ricerca, sulla cultura non sia un vizio e a chi pensa che l’ecologia sia la conversione dell’economia qui e ora.<span id="more-23824"></span></p>
<p>Perché chi immagina un Paese migliore lo vota.</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GdjWWoQ6OLM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/GdjWWoQ6OLM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Vendola: &#8220;Patto di consultazione Pd-Idv-Sel o la sinistra resterà una nebulosa&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 07:18:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L´appello di Vendola a Bersani: &#8220;al crollo del berlusconismo bisogna contrapporre una nostra proposta visibile e unitaria. Patto di consultazione Pd-Idv-Sel o la sinistra resterà una nebulosa&#8221;. «Il berlusconismo è in caduta libera ma il centrosinistra non appare pronto». Un atto d´accusa a Bersani e a Di Pietro, presidente Vendola? «Un appello. Il Pd, noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L´appello di Vendola a Bersani: &#8220;al crollo del berlusconismo bisogna contrapporre una nostra proposta visibile e unitaria. Patto di consultazione Pd-Idv-Sel o la sinistra resterà una nebulosa&#8221;.<span id="more-23792"></span></strong></p>
<p>«Il berlusconismo è in caduta libera ma il centrosinistra non appare pronto».</p>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Un atto d´accusa a Bersani e a Di Pietro, presidente Vendola?<br />
</strong>«Un  appello. Il Pd, noi di &#8220;Sinistra ecologia e libertà&#8221;, Idv abbiamo il  dovere di trovare l´uscita di sicurezza dal berlusconismo. Per aprire  quella porta la chiave siamo noi, se la nostra proposta è credibile,  unitaria, forte. Ci vuole un patto di consultazione. Una agenda comune.  Il coraggio da parte di ciascuno di un passo verso gli altri senza  contemplarsi allo specchio narcisisticamente mentre il paese va alla  deriva. Sapendo che la questione di fondo è la fuoriuscita dal cono  d´ombra in cui la gioventù italiana è prigioniera, in un ergastolo della  precarietà, che inibisce la visione del futuro».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Insomma, &#8220;svegliamoci&#8221; è il suo invito?<br />
</strong>«Diamoci  da fare. Il Pd è il perno del centrosinistra, per questo lo  sollecitiamo. Entriamo dentro una stagione interessante che parte dallo  sciopero generale del 6 maggio e arriva ai referendum del 12 giugno.  Berlusconi teme il responso popolare sulle privatizzazioni (della  giustizia e dell´acqua), obiettivi strategici del centrodestra. Per  questo il &#8220;sovrano&#8221; ha il battiquorum e ha paura inoltre che il nucleare  sia una calamita formidabile per portare la gente alle urne. Oggi noi  centrosinistra siamo una nebulosa, gli uni e poi gli altri e gli altri  ancora. Abbiamo al contrario bisogno di lavorare rapidamente per mettere  in campo una sorta di telaio, per usare una metafora».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Fuor di metafora?<br />
</strong>«I  mille fili di innovazione, di ribellione: il protagonismo delle donne,  la pluralità dei movimenti dei giovani, la nuova trama ecologica per  ripensare l´intera economia a partire dal definitivo abbandono del  nucleare. Noi dobbiamo dare un telaio, la possibilità cioè che le cento  vertenze aperte dell´Italia civile aggancino una proposta politica  forte. Essere in grado di interpretare sia il disagio sociale che la  speranza e l´indignazione che vediamo nelle proteste, nelle ribellioni,  nelle lotte. L´appuntamento cruciale è a difesa della civiltà del lavoro  con lo sciopero generale della Cgil».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Il suo appello è rivolto solo a Bersani e a Di Pietro e non a Casini e a Fini?<br />
</strong></div>
<div>«Coloro  che si definiscono Terzo polo, e che recintano in modo sistematico il  loro territorio, rivendicano una strategia fondata sull´equidistanza  rispetto alla destra e alla sinistra. Osservo che i lavori in corso nel  centrodestra sono soprattutto per l´adeguamento anti sismico  dell´edificio del Pdl».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Anche lei come Bersani è ottimista sulla vittoria di Pisapia contro la Moratti?<br />
</strong>«Si  è aperta una possibilità. Non faccio cabala sulla politica. Penso solo  che a Milano si sta determinando un moltiplicatore di energia e la  coalizione del centrosinistra ritrova forza, coesione, grinta,  radicamento. La destra è nel panico».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Pensa a un soggetto politico unitario del centrosinistra?<br />
</strong>«Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Ci vuole un respiro lungo per costruire la sinistra del futuro».<br />
<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>La sua proposta è il contrario del &#8220;governo di decantazione&#8221; di Veltroni e Pisanu?<br />
</strong>«Con  tutto il rispetto per Veltroni e Pisanu il &#8220;governo di decantazione&#8221; è  una proposta che vive nelle astrazioni di una politica prevalentemente  mediatica. Come dire, un &#8220;beau geste&#8221;. Non c´è il contesto, i numeri, la  volontà politica. Io credo che si tratti di una proposta profondamente  sbagliata, ma non vorrei fare un dibattito su una cosa che non c´è»</div>
<div></div>
<div>Giovanna Casadio</div>
<div></div>
<div>Repubblica</div>
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		<title>Nessuna scorciatoia</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 13:09:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ad Asor Rosa e al Manifesto: Sui danni enormi del berlusconismo siamo d&#8217;accordo. Su come combatterli mi pare di no. Compro il Manifesto da sempre, ne rispetto storia,battaglie,autonomia. Sono di sinistra e come per voi, lo dimostrano le battaglie fatte e il mio percorso. E non mi fa piacere quando mi trovo a criticarvi . [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ad Asor Rosa e al Manifesto: Sui danni enormi del berlusconismo siamo d&#8217;accordo. Su come combatterli mi pare di no.</em></p>
<p>Compro il Manifesto da sempre, ne rispetto storia,battaglie,autonomia. Sono di sinistra e come per voi, lo dimostrano le battaglie fatte e il mio percorso. E non mi fa piacere quando mi trovo a criticarvi . Ma ho imparato negli anni che il dissenso puo&#8217; servire e cerco di praticarlo con tranquillità.<span id="more-23760"></span></p>
<p>Comincio dunque col dire che diversamente da quanto sostiene Rangeri la proposta avanzata da Asor Rosa ha fatto sobbalzare prima di tutto tantissime persone di sinistra. Di questo mi preoccupo io, non di Giuliano Ferrara. Infatti quando ho letto l &#8216;articolo di Asor Rosa ho pensato subito che quello che Norma Rangeri ha chiamato un semplice paradosso fosse invece un formidabile boomerang che qualcuno avrebbe subito lanciato contro la nostra fronte. E cosi&#8217; e&#8217; stato.</p>
<p>La proposta di un intervento &#8220;dall alto&#8221; che ci liberasse di Berlusconi con l&#8217;aiuto dei carabinieri e della polizia accompagnata dalla valutazione, per me quasi piu&#8217; grave, sulla inutilita&#8217; e l&#8217;inefficacia dei movimenti e di un agire politico collettivo non era e non e&#8217; a mio avviso una boutade. Quando e&#8217; fatta in prima persona da un intellettuale di sinistra che piu&#8217; volte si e&#8217; espresso sulla strategia politica di questo o quel partito assume il peso di una proposta politica che discende dalla analisi fatta nella prima parte dello stesso articolo. Anche su quella avrei da dire almeno una cosa: mettendo da parte cio&#8217; che hanno fatto in questi mesi e potrebbero ancora fare le forze sociali, i lavoratori , i precari e il personale della scuola, tutti i cittadini con i referendum sull acqua e sul nucleare, si mette da parte il conflitto, si depotenzia la partecipazione alla politica e questo non mi sembra un dettaglio. Nonostante si sia detto e scritto piu&#8217; e piu&#8217; volte in questo diciassettennio che non faremo cadere le destre e il berlusconismo con un di piu&#8217; di giustizialismo il terreno che quell articolo proponeva finiva per essere ancora una volta solo quello: la democrazia e&#8217; in pericolo di vita , il parlamento e&#8217; asservito e l uomo che ci governa e&#8217; corrotto e cambia a suo piacimento le regole. non ce&#8217; piu&#8217; tempo.</p>
<p>C&#8217;e&#8217; naturalmente una parte di verita&#8217; in queste affermazioni ma e&#8217; solo una parte perche&#8217; io credo invece che il nostro sistema democratico abbia ancora forze e anticorpi per reagire,che il Parlamento non sia un collegio allargato di difesa del premier ma una sede nella quale molte e molti hanno tentato con dignita&#8217; di contrastare tutto questo come altri lo hanno fatto nelle piazze. E che il Quirinale abbia svolto appieno il suo ruolo nel dire che sottoporra&#8217; a verifica il provvedimento appena approvato.</p>
<p>Non credo ci sia diversita&#8217; di valutazione tra noi sul fatto che i danni del berlusconismo sono gravissimi, per come questo Presidente del consiglio pensa lo sviluppo, la democrazia e il parlamento, i diritti del lavoro,la scuola e la ricerca, il ruolo del privato, l impunita&#8217; per il capo, il corpo delle donne, il ruolo dei vari poteri dello stato e molto altro ancora. Ma questi danni non si potranno contenere e combattere se l&#8217; opposizione non trova una sua cultura politica, le sue alleanze sociali, una idea di Italia e di sviluppo convincente e alternativa alle destre, e se non rinuncia una volta per tutte alla tentazione di batterlo solo con e sulla giustizia, che resta il suo terreno preferito. Quello che gli consente di nascondere il fallimento delle sue politiche di governo in tutti i settori strategici.</p>
<p>Il giustizialismo esasperato,quello che rappresenta Berlusconi come un delinquente comune, consente di far dimenticare tutti i giorni a milioni di italiani che questo presidente del consiglio non governa e che il dramma piu&#8217; grande di questo paese e&#8217; la oramai insopportabile umiliazione del lavoro accompagnata dalla vita precaria e priva di futuro di milioni di giovani e il potere concentrato in poche oligarchie economiche.</p>
<p>I temi della giustizia dobbiamo vederli ma non caderci dentro fino all ultimo capello. Mentre lui si reca mestamente raggrinzito e contornato da avvocati a spiegare le serate passate nello squallido drive in di casa sua, la nostra mossa del cavallo potrebbe essere quella di mettere finalmente con i piedi a terra una alternativa credibile e convincente sull&#8217;Italia che vogliamo.</p>
<p>Non e&#8217; forse vero che le destre calano nei consensi ma le opposizioni non crescono come dovrebbero e che il malcontento va quasi tutto in astensione? Possiamo ignorare questa realta&#8217;? Questo accade perche&#8217; l alternativa alle destre non e&#8217; ancora ben visibile,solida, strutturata in una alleanza di popolo ,in soggetti politici precisi, in proposte chiare.</p>
<p>Nei giorni scorsi si sono organizzati i ragazzi precari, tra qualche settimana proviamo ad andare al ballottaggio a milano ( non capita da oltre un decennio) e a fare il quorum su due questioni strategiche per la qualita&#8217; del nostro sviluppo come l&#8217;acqua pubblica e la politica energetica. Un colpo di mano dall alto oltre che irrealistica e frutto di una crescente rassegnazione mi pare infine una proposta che non puo&#8217; appartenere alla Sinistra.</p>
<p>Anche quando in parlamento si aggregano maggioranze poco dignitose e raccogliticce ( e purtroppo anche il centro sinistra ha dato vita a maggioranze composte da persone che venivano dallo schieramento opposto e proprio D&#8217;Alema ne sa quacosa in proposito..) mai mi e&#8217; passato per la testa che la scelta di un potere alto e forte accompagnato da carabinieri e poliziotti possa rimettere a posto le cose. A posto per chi? e nelle mani di chi il potere di decidere?</p>
<p>E&#8217; sempre alla politica che continuo ad affidare il compito di trasformare la realta&#8217;,i rapporti di forza e anche le istituzioni. E&#8217; la buona politica che dovrebbe trarre fuori realta&#8217; dalla &#8220;rappresentazione&#8221; che ne viene fatta, quella realta&#8217; che poco si racconta ma che milioni di donne e uomini vivono ogni giorno. Spero infine che la proposta di Asor Rosa non riapra la querelle sulla necessita&#8217; di un governo di salute pubblica, di un Cln o di una santa alleanza, senza passare attraverso il voto ( proposta che Asor e altri nel pd e su autorevoli giornali hanno sostenuto fin dall estate scorsa) e che anche sul Manifesto ha dato luogo ad un acceso dibattito. Il tempo a nostra disposizione non e&#8217; finito.La crisi del berlusconismo e&#8217; reale, ma come ogni decadenza ci riservera&#8217; altre convulsioni. Coloro che intendono costruire e far vivere una alternativa alle destre hanno l&#8217;onere di costruirla in ogni singolo dettaglio. Scorciatoie non ne vedo.</p>
<p>Fulvia Bandoli</p>
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		<title>La guerra e un&#8217;impotenza da cui sfuggire</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 03:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo dentro un angoscioso paradosso: mentre la devastazione senza fine in Giappone segna una faglia mentale e impone il dovere di un cambio di civiltà, nel Mediterraneo si ripropone il solito schema, fallito in molti scenari. Quello di importare la democrazia con la guerra dopo avere fatto affari con il dittatore di turno, e “tralasciato” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo dentro un angoscioso paradosso: mentre la devastazione senza fine in Giappone segna una faglia mentale e impone il dovere di un  cambio di civiltà, nel Mediterraneo si ripropone il solito schema, fallito in molti scenari. Quello di importare la democrazia con la guerra dopo avere fatto affari con il dittatore di turno, e “tralasciato” l’opposizione successivamente emersa con forza. Senza, cioè, investire e far crescere con la politica “una terza via” oltre all’alternativa tra dittatura laica o fondamentalismo. Insomma, tutto dovrebbe cambiare e invece ritorna il peggio.<span id="more-21975"></span></p>
<p>Il filo che tiene unito questo paradosso è la fragorosa impotenza della politica ormai specchio passivo in primo luogo della finanza e della logica del profitto di pochi che in ambedue questi casi è mossa dal cinico controllo sulle risorse energetiche, e in secondo luogo del potere militare.</p>
<p>E’ l&#8217;ora che la politica si confronti con gli interrogativi di fondo che questi eventi sollevano non certo nuovi, ma impellenti. Perché si ripetono le ferite indicibili della guerra, che non risparmierà innocenti, in questo caso fatta ad un paese vicino già segnato dall’umiliazione e dal dolore del nostro duro colonialismo. Perché è stato possibile in Giappone riaprire in proporzioni cosi catastrofiche il trauma della morte nucleare, mai giustamente superato dopo i fatti di Hiroshima e Nagasaki. Sono terribili coazioni a ripetere con un’unica novità, almeno rispetto alla mia esperienza politica: il senso di solitudine che si avverte di fronte a questi enormi interrogativi. Rimaniamo appesi alle informazioni del web, alle dichiarazioni dei leader di riferimento sempre comunque troppo semplici e unicamente rivolte agli scacchieri della politica contingente e paesana: elezioni francesi, italiane.</p>
<p>Quando la politica ammetterà e si misurerà sulle domande di rifondazione che questi eventi evocano? Quali sono i luoghi e le fonti che possono alimentare questa ricerca? Ciascuna/o di fronte al suo computer? Sono domande solo mie?</p>
<p>Siamo alla fine di un mondo di certezze insensate che valutano la vita, la libertà e le condizioni del suo realizzarsi secondo la convenienza di pochi potenti che pretendono di piegare tutto a questo unico parametro: razionalità umana, natura, scienza, tecnologia. Un modo di pensare e vivere che va radicalmente cambiato e non esportato pena la distruzione dell’umanità come il Giappone ci ammonisce.</p>
<p>Camminiamo su un crinale scivoloso. Mi è ritornato in mente l&#8217;immagine di desolazione con cui si conclude il film di Akira Kurosawa, 1985. “Re Lear”, il giovane cieco che resta solo, in bilico sull&#8217;orlo delle rovine del suo antico castello, senza la fede simboleggiata dalla pergamena del Buddha, scivolatagli via dalle mani. Va avanti solo, smarrito, con il rischio di una caduta imminente. Ed è proprio il senso di questo smarrimento, oltre al dolore, che arriva dal paese che ha sfidato la natura con la tecnologia e la prevenzione più avanzate, paese ora in balia delle forze imprevedibili che sconquassano terra e mare, e delle bugie dei gestori delle centrali (Tepco, Tokyo Electric Power Corporation).che hanno a lungo “assicurato” l’infallibilità dei sistemi. Arriva anche uno scoramento per la ottusa ripetizione delle scelte che l’occidente sta compiendo sulla Libia che hanno prodotto, in molti altri casi, risultati contrari alle intenzioni che le muovevano. Davvero non si possono cercare altri significati e altre strade? Dove sono le sedi di un confronto, di una tensione in cui si lasciano correre sentimenti, emozioni per un ripensamento come ci invitava Barbara Spinelli con l’ articolo del 16 Marzo sul “Corriere della Sera”? In esso ci rammenta il ”dovere della paura, come generatrice di curiosità, di domande che ci spronano a rettificare quanto pensato e fatto sinora”.</p>
<p>Fermiamoci, interrompiamo il circolo delle “passioni tristi” in cui sta sprofondando questo mondo. E’ troppo chiedere a noi di Sel, nella nostra parzialità, di rilanciare questa dimensione e questo senso della politica? Non tanto per riafferrare la fede – la pergamena di Buddha persa dal cieco di Kurosava &#8211; quanto per provare a riprenderci il senso alto della politica la cui assenza ci rende oggi più vulnerabili, anche nell’impresa tutta personale di fare i conti con noi stessi/e.</p>
<p>Marisa Nicchi</p>
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		<title>Cittadine/i europei per il reddito minimo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 04:04:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Parlamento Europeo ha approvato un’ importante risoluzione per promuovere in Europa il reddito minimo. Il testo votato il 20 ottobre 2010 con una larghissima maggioranza può rappresentare un punto di riferimento per chi ritiene indispensabile garantire interventi  in direzione della promozione della dignità dell’esistenza e di un lavoro decente  per tutti/e. Il testo infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Parlamento Europeo ha approvato un’ importante risoluzione per promuovere in Europa il reddito minimo. Il testo votato il 20 ottobre 2010 con una larghissima maggioranza può rappresentare un punto di riferimento per chi ritiene indispensabile garantire interventi  in direzione della promozione della dignità dell’esistenza e di un lavoro decente  per tutti/e. Il testo infatti offre un punto di incontro tra diverse  opzioni che concernono il nesso tra lavoro e reddito e tra strumenti<strong> </strong>contrattuali e interventi normativi.</p>
<p><span id="more-21086"></span></p>
<p>Purtroppo il Parlamento Europeo non ha la potestà di  proporre leggi; per di più, è  stato colpevolmente respinto, per soli due voti, l’emendamento che richiedeva al PE di sollecitare una direttiva alla Commissione Europea.</p>
<p>Le ragioni che rendono indispensabile una tale direttiva sono ben presenti nelle argomentazioni della risoluzione. C’è l’esigenza di impedire il dumping salariale che colpisce l’Europa; di garantire un’esistenza dignitosa ad un numero purtroppo crescente di persone a rischio di povertà e di esclusione sociale e di lavoratori e lavoratrici poveri/e; di risolvere in modo equo e ragionevole le questioni di reddito e di welfare per chi vive in situazioni di precarietà e disoccupazione.</p>
<p>Naturalmente, il reddito minimo è solo una delle misure necessarie per  affrontare una crisi sempre più accentuata che mette a repentaglio l’intera popolazione europea:  il reddito minimo deve integrarsi in una rete universale di servizi pubblici  e di diritti fondamentali. Ma è una misura che può avere un positivo importante impatto,<strong> </strong>consentendo quanto meno la salvaguardia dei “ minimi vitali”, in coerenza con quanto previsto all’art. 34 della Carta dei diritti Ue.</p>
<p>Di recente è stato varato il regolamento attuativo che rende possibile la realizzazione delle iniziative di proposta da parte di cittadini che rende possibile la raccolta di almeno un milione di firme, in almeno 7 Paesi Europei, per avanzare la richiesta di emanare direttive su temi previsti dai trattati attraverso la presentazione di un proprio testo, che la Commissione Europea deve obbligatoriamente prendere in considerazione e su cui deve pronunciarsi.</p>
<p>Ci sembrerebbe importante lavorare a che una simile iniziativa si realizzasse intorno al reddito minimo, prendendo come punto di riferimento proprio la risoluzione approvata dal PE. Sarebbe un modo concreto e costruttivo dare una dimensione europea all’agire politico e per proporre in concreto  l’immagine di un’Europa fondata sulla coesione e la solidarietà sociale e non solo sui mercati.</p>
<p>Essendo l’iniziativa su scala europea è necessario creare i collegamenti a livello dei paesi membri. Esistono reti  ed associazioni<strong> </strong>che stanno riflettendo ed agendo su questi temi.  Il nostro compito potrebbe essere quello di <em>facilitatori</em>, tra altri, per realizzare questo obiettivo.  A questo fine si potrebbe proporre una sorta <strong> </strong>di<strong> </strong>coalizione di scopo.</p>
<p>Chi sottoscrive queste note vi invita al primo incontro – <strong>giovedì 7 aprile</strong>, Via Galilei 53 (fermata Manzoni metro A), <strong>h 15-17.30</strong> &#8211; per decidere il comune cammino di approfondimenti e iniziative.</p>
<p>Peppe Allegri, Enzo Bernardo, Fausto Bertinotti, Papi Bronzini, Alberto Burgio, Loris Campetti, Luca Casarini,Bruno Casati,  Paolo Cento, Celeste Costantino, Titti Di Salvo, Tommaso Fattori, Marco Furfaro, Alfonso Gianni, Sandro Gobetti, Betty Leone, Eugenio Melandri, Roberto Musacchio, Simone Oggionni, Gianni Rinaldini, Domenico Rizzuti, Franco Russo, Luca Santini,  Patrizia Sentinelli, Rachele Serino, Bruno Steri, Gigi Sullo, Nicola Vallinoto</p>
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		<title>Caro Pd&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 07:32:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista a Nichi da Gli Altri del 4 marzo 2011, a cura di Angela Mauro. Leggi l&#8217;articolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Nichi da Gli Altri del 4 marzo 2011, a cura di Angela Mauro.</p>
<p>Leggi l&#8217;<a href="http://www.glialtrionline.it/home/2011/03/04/nichi-vendola-%C2%ABcaro-pd-perche-hai-paura-di-me%C2%BB/">articolo</a></p>
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		<title>Ce ne vorrebbero, di giornate come questa</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 06:19:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LA RISPOSTA &#8211; Ce ne vorrebbero di giornate come questa, in compagnia di tanti volti carichi d’aspettativa, in attesa del più formidabile oratore dei nostri tempi. Nichi Vendola non è un messia e neanche un eroe, non è un semidio e nemmeno la punta di diamante del centro-sinistra. Questa figura dal taglio così inconsueto, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LA RISPOSTA &#8211; </strong>Ce ne vorrebbero di giornate come questa, in compagnia di tanti volti carichi d’aspettativa, in attesa del più formidabile oratore dei nostri tempi. Nichi Vendola non è un messia e neanche un eroe, non è un semidio e nemmeno la punta di diamante del centro-sinistra. Questa figura dal taglio così inconsueto, così unico ed esemplare, è anche la risorsa più moderna e preziosa che la piazza sta mobilitando, nell’inaridito panorama politico italiano, sconvolto da un quasi ventennio di scandali giudiziari e condito da presenze e personalità opinabili, certamente biasimevoli.<span id="more-20535"></span></p>
<p>Il ragazzo di Terlizzi costruisce, dai tempi del PCI, l’avamposto della sinistra che presta orecchio ai problemi della gente e nei suoi eloqui santifica il bene più caro e ad oggi più bistrattato: la parola. Nichi è un politico impeccabile di quelli a rischio estinzione; Nichi è un omosessuale devotamente e filantropicamente legato alla fede cattolica carica di misericordia; Nichi è uno scrittore, un giornalista e monologhista, che parla alla gente delle questioni strutturali accantonate e reputate via via più ornamentali e superflue. Il suo messaggio è sempre nitido e mai confuso o reticente. La sua forza è quella di mantenere un’umiltà magnifica, ma anche quella di rimanere se stesso quando la mentalità eversiva sembra farla da padrona, quando è il furbo e non l’onesto a brindare alla vittoria, quando chi vuole bene al piccolo, al povero o al malato, finisce in panchina e non gioca mai.</p>
<p>Vuole <em>riaprire la partita</em>, questo folle. Gli auguriamo di farcela, glielo auguriamo non con piglio disinteressato, ma con la consapevolezza di avere l’occasione di reagire contro questo stagnamento mentale. Nichi risponde dinamico alla inspiegabile apatia delle classi dirigenti, alla inammissibili cecità determinata da un <em>selvaggio west</em>, che quasi due decenni di tele-berlusconismo dilagante ha contribuito a creare. Serve un deciso cambio di rotta e quando s’accalora davanti alla gente, lo fa perché è a disagio anch’egli in un archetipo putrefatto di mala-mentalità, in questo acquario di cadaveri decomposti, in un mondo che lo porta a scalpitare e ad esserci da megafono, da impianto audio su scala nazionale, da illustre rappresentante della comunità degli ammutoliti e delle necessità altrui.</p>
<p><strong>IL NICHI-MONDO</strong> – In quasi un’ora e mezza d’intervento, davanti a iscritti e non, in un teatro tendastrisce di Roma gremito, il leader SeL ha ripercorso il tortuoso sentiero che conduce alla politica nostrana ed internazionale, addentrandosi nelle tematiche scomode, quelle che genericamente non incrementano i consensi, ma solo lo scetticismo. Dopo aver ringraziato gli organizzatori dell’evento, “che con mezzi a dir poco <em>francescani</em>” hanno permesso il verificarsi della manifestazione, sguaina la spada in difesa dei giovani di Tripoli e Bengasi, ribadendo l’importanza di una fratellanza tra popoli e la sua vicinanza al Maghreb, “frontiera di una nuova grande Europa”.</p>
<p>Scandisce forte il suo astio nei confronti di politiche liberiste che hanno consegnato la Grecia all’abbraccio del passato e soprattutto condanna la “dittatura del metro del Pil”, quindi la sudditanza ad un indice aritmetico, che solo marginalmente quantifica il benessere e la civiltà di un popolo. Un limite oggettivo e sistemico originato dalla maniacale monetizzazione di ogni cosa, a cui le moderne democrazie dovranno far fronte.</p>
<p>Si libera dalla “caricatura di una società di liberi ed uguali, che si era ipostatizzata con lo stalinismo” e paventa una sinistra inedita, ecologica e che abbia a cuore le libertà dei deboli e degli oppressi, soffocati dall’ingiustizia e dall’iniquità dei potenti. Un modello consensuale senza più falce e martello, ma con il tema della giustizia sociale sempre in primo piano.</p>
<p>Non mancano, come è ovvio che sia, i colpi di strale al sistema <em>partecipato</em> da Silvio Berlusconi, “l’amico di Geddafi, impegnato nelle serate di bunga bunga” ed il cui partito, il Pdl, non si sa bene quali libertà contempli ed iscriva nel proprio registro delle priorità. Ringrazia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per aver consegnato un’immagine migliorata dell’Italia all’estero, rimediando allo sfacelo costituito dal binomio Ln-Pdl, e chiede a Bersani, con sincero affetto, di combattere insieme questa battaglia per il cambiamento, valorizzando e mettendo a frutto lo strumento democratico per antonomasia: le primarie.</p>
<p>Innovazione, progresso, cultura, donne, giovani e scuola pubblica, un fiume in piena Nichi Vendola. E a chi lo taccia di essere un ermetico utopista, un visionario inadatto o un fuoco destinato a sopirsi in quella meravigliosa terra che è la Puglia, quest’uomo dall’innata sensibilità risponde con i fatti, governando bene la sua regione al suo secondo mandato e scendendo in campo da leader della sinistra italiana, da nostro rappresentante, da maiuscolo uomo di cultura.</p>
<p>Matteo Baglioni</p>
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		<title>Cambiamo l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 18:46:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dobbiamo cambiare l’Italia e mettere in campo idee, speranze e tutta la nostra forza di volontà per farlo. Vogliamo condividere l’appuntamento di domani con l’Italia migliore, quella che ha patito e sta patendo di vivere in un Paese con una classe dirigente che ha sdoganato le subculture più retrive, più reazionarie, più maschiliste, più xenofobe, [...]]]></description>
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<p><strong>Dobbiamo cambiare l’Italia</strong> e  mettere in campo idee, speranze e tutta la nostra forza di volontà per  farlo. Vogliamo condividere l’appuntamento di domani con <strong>l’Italia migliore</strong>,  quella che ha patito e sta patendo di vivere in un Paese con una classe  dirigente che ha sdoganato le subculture più retrive, più reazionarie,  più maschiliste, più xenofobe, più omofobe. <span id="more-20403"></span><br />
Vogliamo condividere la manifestazione con un’Italia civile, quella che  coltiva il culto della memoria, che si commuove pensando al sangue  versato per guadagnare la libertà, penso all’Italia dei giovani e delle  ragazze che si arrampica e si appende sui tetti per reclamare il diritto  all’istruzione e alla cultura, o che si arrampica sulle gru per  rivendicare il diritto al lavoro. L’Italia che ama la Costituzione e che  fra poche settimane, il 12 marzo si ritroverà di nuovo in Piazza del  Popolo. L’Italia del popolo italiano.</p>
<p>Vorrei sentirmi parte di un processo in cui la politica diventa una  proprietà pubblica. La politica è condivisione, è guardarsi in faccia,  prendersi per mano, è etica del volto, è capacità di scrutare i segni  del cambiamento, è confronto con i dilemmi veri della nostra società: il  Mediterraneo in fiamme con le sue contraddizioni e le sue grandi  potenzialità per il suo futuro democratico, i dilemmi ambientali, i  diritti dei più deboli, il lavoro, il rapporto uomo-donna, i diritti del  creato.</p>
<p>La politica dovrebbe innalzare il proprio sguardo a questa altezza e  tirarsi fuori dalle sabbie mobili in cui è precipitata in Italia. Ecco,  con la mia gente, con donne e uomini di tutte le età del mio partito,  Sinistra Ecologia Libertà, discuteremo di questo domani al Tendastrisce  di Roma: di come darci coraggio per dare coraggio all’Italia.</p>
<p>Nichi</p>
<p>Ecco la scheda della <a href="../27febbraio2011">giornata</a></p>
</div>
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		<title>Non vedo, non sento, non voto</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 06:16:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Adesso Francia e Gran Bretagna chiedono sanzioni contro Gheddafi, l’Italia si straccia le vesti, la Germania si mette le mani nei capelli: una memorabile passerella d’ipocrisia. Un mese fa, quando i venti di rivolta avevano appena cominciato ad agitare le piazze del Maghreb, il Parlamento di Strasburgo si ritrovò in seduta plenaria per discutere, comprendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso Francia e Gran Bretagna chiedono sanzioni contro Gheddafi, l’Italia si straccia le vesti, la Germania si mette le mani nei capelli: una memorabile passerella d’ipocrisia. Un mese fa, quando i venti di rivolta avevano appena cominciato ad agitare le piazze del Maghreb, il Parlamento di Strasburgo si ritrovò in seduta plenaria per discutere, comprendere o comunque proporre il punto di vista dell’Europa. Invece scelse di tacere.<span id="more-20375"></span></p>
<p>La proposta di una risoluzione, in attesa dello sviliuppo degli eventi, fu bocciata dai due gruppi politici più autorevoli, i Popolari e i Socialisti (o meglio, l’”Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo”, come si chiamano oggi dopo l’arrivo del PD). Insomma, si decise di non decidere, di non dire, di non lasciar traccia di parole compromettenti (hai visto mai che Ben Alì non scappa e Mubarak doma la rivolta…).</p>
<p>Un’occasione perduta. Si sarebbe potuto spendere un pensiero onesto e civile sul fatto che quei due rais arabi erano da quasi un terzo di secolo sui loro troni grazie alla farsa di periodiche elezioni con percentuali di consenso intorno al 99 per cento. Si sarebbe potuto auspicare che sulla via della democrazia anche la Libia ritrovasse il proprio destino, che democrazia e diritti diventassero moneta comune, che quel vento di dignità e di verità che scuoteva l’altra sponda del Mediterraneo non rimanesse solo un affare interno di alcuni paesi. Si preferì tacere: politicamente era meno compromettente.</p>
<p>Abbiamo taciuto (taciuto tutti, anche a sinistra) sui loschi baratti che i nostri governi hanno fabbricato nel corso degli anni con quei regimi sulle questioni dell’emigrazione: voi ci aiutate a contenere i flussi della disperazione, a pattugliare coste e mari, a riprendervi gli indesiderati e i clandestini, ci aiutate a spolverare il Mediterraneo da ogni presenza indigesta e noi in cambio offriamo ai vostri tiranni amicizia, sostegno e silenzio. Abbiamo taciuto sulla Libia e su Gheddafi, che non ha ricevuto solo il baciamano di Berlusconi ma anche le riverenze politiche di tutto il centrosinistra italiano di governo. In cambio, quel signore ci ha messo a disposizione  i suoi deserti e i suoi campi di prigionia per stoccare come merci avariate gli immigrati sudanesi, somali, nigeriani che il mare aveva rovesciato sulle nostre coste e che noi rispedivamo in Libia con la pratica illegale dei rimpatri collettivi, nella pancia dei nostri C 130.</p>
<p>Il patto era chiaro con tutti, Unione Europea inclusa. Noi libici facciamo il lavoro sporco sui vostri “clandestini” e voi in cambio ci celebrate come una degna, moderna e civile nazione araba. Per anni ai deputati del Parlamento Europeo è stata vietata ogni visita nei campi profughi che Gheddafi aveva organizzato all’interno del suo paese, lontano dallo sguardo molesto delle organizzazioni umanitarie internazionali. Per anni è stata negata ogni notizia, ogni certezza, ogni verità sul destino degli immigrati africani che Francia, Spagna e soprattutto Italia rispedivano in Libia: spazzolati via come polvere sotto il tappeto, con buona pace del diritto internazionale e delle ecumeniche risoluzioni votate per vent’anni a Strasburgo e a Bruxelles.</p>
<p>Adesso i nostri governi e le nostre opposizioni plaudono ai popoli scesi in piazza, alle ribellioni in nome della dignità, alla storia che si riprende i propri cammini. Fosse solo ipocrisia o diplomazia malata, potresti perfino fare finta di niente. E’ che alle parole di oggi viene data la supponenza di apologhi morali: come dire, vedete cosa accade quando un capo di governo se ne fotte del proprio popolo e delle leggi?, vedete cosa accade quando governa per venti o trent’anni facendo finta di essere il più amato tra gli amati? Lezioni di vita e di buona politica che adesso ti ammanniscono tutti con cipiglio severo: l’algido ministro Frattini, i leghisti con la pochette verde, i turibolanti di Silvio Berlusconi. Tutti a spiegarti che in Libia, in Tunisia, in Egitto non poteva che finire così, che quando i leader si vogliono sedere in cima alla storia, qualcuno poi li tira giù a sassate o a pernacchie. Te lo dicono con occhio giulivo e poi corrono subito ad agitare l’incenso al passaggio del Cavaliere. Tanto, pensano Frattini e compagnia, quando mai gli italiani saranno capaci di sassate o di pernacchie?</p>
<p>Claudio Fava</p>
<p><em>pubblicato su l&#8217;unità</em></p>
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		<title>Alle primarie di Torino voterei Michele Curto</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:00:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domenica prossima si svolgeranno le elezioni Primarie per individuare il candidato Sindaco del centro-sinistra a Torino; si fronteggiano due esponenti “pesanti” del PD come Davide Gariglio e Piero Fassino seguiti da tre outsider: il medico dei Radicali Silvio Viale e due candidati di sinistra, l’Assessore al Bilancio della Giunta Chiamparino ed ex PdCI Guido Passoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica prossima si svolgeranno <strong>le elezioni Primarie per individuare il candidato Sindaco del centro-sinistra a Torino</strong>; si fronteggiano due esponenti “pesanti” del PD come <strong>Davide Gariglio</strong> e <strong>Piero Fassino</strong> seguiti da tre <em>outsider</em>: il medico dei Radicali Silvio Viale e due candidati di sinistra, l’Assessore al Bilancio della Giunta Chiamparino ed ex PdCI <strong>Guido Passoni</strong> e il giovane indipendente <strong>Michele Curto</strong>.<span id="more-20244"></span></p>
<p>Premetto subito che trovo <strong>decisamente assurdo che si siano prodotte due candidature a sinistra</strong> dei democratici, e soprattutto che questo avvenga proprio a Torino e  proprio in presenza di due candidati, Fassino e Gariglio, che fanno la  gara a chi appare più moderato e compatibilista con i poteri forti della  Città.</p>
<p>Detto questo, da “straniero” che ha per  molti anni vissuto il proprio impegno politico tra Biella e Torino e che  ritiene, anche in qualità di amministratore pubblico, che <strong>non sia indifferente chi e come governerà il capoluogo regionale nei prossimi anni</strong>, mi permetto di <strong>indicare una preferenza</strong> e di avanzare alcuni spunti.</p>
<p>Negli anni dell’Università a Torino ho avuto modo di <strong>conoscere</strong> uno dei due candidati di sinistra, Michele Curto, <strong>ho costruito con lui</strong> la prima lista di sinistra in Ateneo il “Collettivo spartaco”, lui fresco di diploma e noi un po’ più <em>sgamati</em> ma certamente molto più ideologici provammo questa prima esperienza  assieme. Da allora le nostre strade hanno cominciato a viaggiare  parallelamente: nei percorsi della “disobbedienza civile”, nel movimento  altermondialista, <strong>a Genova</strong> nel 2001, nelle vertenze piccole e grandi come <strong>nelle strade impervie della Valle di Susa</strong> contro la TAV.</p>
<p>Io e Michele <strong>abbiamo scelto forme di militanza diversa</strong>, io direttamente in un partito e lui nel sociale e nell’associazionismo.</p>
<p>La sua <strong>scelta di saltare il fossato</strong> che ci ha separato in questi anni è per me un segno di grande coraggio. E’ la presa in carico diretta di <strong>una responsabilità prima di tutto nei confronti della sua Città </strong>e poi verso la sinistra tutta.</p>
<p>A pensarci oggi la sua candidatura avrebbe <strong>dovuto partire molti mesi fa</strong>,  innanzi tutto per coprire l’enorme sproporzione di mezzi e risorse che  hanno messo in campo Fassino e Gariglio e che è addirittura riuscita a  trasformare dei “rottamatori” in “restauratori”. Ci sarebbe voluto quel  tempo che è mancato per far <strong>lievitare ulteriormente la necessità di un cambiamento</strong> che a Torino è necessario oltre che fisiologico.</p>
<p>Michele però ha deciso all’ultimo di  buttarsi in un’impresa quasi impossibile accettando secondo me la sfida  più grande ovvero quella di provare a dire due cose importantissime: <strong>c’è un alternativa a sinistra del centro sinistra e questa alternativa deve essere giovane.</strong> La sfida è tutta qui, e non è affatto banale o resistenziale.</p>
<p><strong>Torino e il Piemonte</strong> dopo il terremoto innescatosi con la vittoria delle destre e della Lega l’anno scorso, stanno vivendo <strong>un periodo di grande incertezza</strong>,  i “poteri forti” di questa Regione sono tutti indirizzati a sostenere  questo o quel candidato a patto di avere la garanzia che <strong>il controllo degli “affari” rimanga saldamente nelle loro mani.</strong> La campagna di Michele per questo è indicativa: un’arancia coltivata nelle terre sottratte alle mafie e al caporalato, <strong>come cifra di un impegno sociale</strong> ma anche politico che fanno del suo percorso di vita <strong>la migliore biografia</strong> che si possa spendere e che lo rendono <strong>“indisponibile”</strong> proprio a certi poteri.</p>
<p>Spero che quest’avventura che ha  investito Michele e chi l’ha sostenuto in queste settimane con  convinzione, permettano &#8211; a prescindere dal risultato di domenica-, di <strong>continuare un percorso di ri-costruzione a sinistra</strong> di cui il nostro paese ma soprattutto la nostra Regione e il suo capoluogo hanno davvero bisogno.</p>
<p><strong>In bocca al lupo Michele</strong>!</p>
<p>Roberto Pietrobon</p>
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		<title>La politica delle bugie e la bugia che si fa politica</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 06:31:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli adulti, al pari dei bambini e dei ragazzi, a volte mentono. Tuttavia le bugie dei bambini e dei ragazzi non possono essere equiparate a quelle degli adulti: le prime sono estemporanee, incoerenti, variabili nel tempo e nelle circostanze, mentre le seconde sono sistematizzate, perduranti e coerenti nel tempo. Vale a dire che le bugie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli adulti, al pari dei bambini e dei ragazzi, a volte mentono. Tuttavia  le bugie dei bambini e dei ragazzi non possono essere equiparate a  quelle degli adulti: le prime sono estemporanee, incoerenti, variabili  nel tempo e nelle circostanze, mentre le seconde sono sistematizzate,  perduranti e coerenti nel tempo. Vale a dire che le bugie dette in età  evolutiva si possono dimenticare, e di fatto vengono dimenticate perché  il minore che ha mentito cambia molto velocemente nel tempo, quindi  perde la memoria di ciò che era ed anche di ciò che non era. Quindi  questo genere di bugie viene, di solito, perdonato.<span id="more-20188"></span></p>
<p>Gli adulti, invece,  posseggono la consapevolezza di ciò che sono ed anche i costi correlati  al rimanere ciò che si è e/o quelli correlati a possibili cambiamenti.  Quindi la menzogna dell’adulto deve presentare una certa coerenza nel  tempo, quindi dev’essere ricordata a lungo, e pertanto presentare anche  un certo livello di coerenza con le “verità” che chi ha m  entito professa quotidianamente. Quindi le bugie degli adulti rivelano,  in qualche misura, delle “verità” sul mentitore. Esse vanno pertanto  prese, per certi aspetti, come delle “verità”.</p>
<p>Quando il presidente del consiglio afferma di non aver agito i  comportamenti da “bunga – bunga” perché aveva una relazione stabile  (voci di corridoio affermano che tale relazione fosse intessuta con la  consigliera regionale lombarda Nicole Minetti) che li escludeva, può  voler dire che non avrebbe potuto adottare comportamenti da “bunga  –bunga” con una persona che gli procacciava, stabilmente, le “libere  volontarie” (così le ha definite, nella sostanza, Vittorio Sgarbi nel  corso di una recente trasmissione televisiva) che allietavano le serate  di Arcore, per le quali il Presidente del Consiglio è imputato per  concussione e rapporti sessuali (a pagamento) con una minore. Quindi  tale bugia può rivelare un aspetto della personalità del Presidente del  Consiglio che non ammette “contaminazioni” tra relazioni professionali e  relazioni di piacere. Non vi è modo di verificare tale conclusione per  mancanza di dati.</p>
<p>Tuttavia, il fatto che le bugie di quell’adulto che temporaneamente  occupa la posizione di Presidente del Consiglio dei Ministri della  Repubblica Italiana siano rivelatrici di “verità”, può essere ampiamente  dimostrato dalla tesi difensiva inerente la concussione: il Presidente  del Consiglio è intervenuto presso la Questura di Milano perché  preoccupato per eventuali incidenti diplomatici con lo Stato Egiziano.  Ammettendo che tale proposito sia vero, esso rivela una filosofia  politica che, in un paese democratico fondato sui principi dello stato  di diritto, propone rimedi peggiori del male: infatti, esso significa  che qualsiasi parente di un potente capo di stato estero può  tranquillamente commettere infrazioni alla legge, in Italia (&#8220;Ruby  Rubacuori&#8221; si trovava in questura con l’accusa di furto e priva di  documenti), perché tanto c’è sempre il “Papi” di turno che “sistema”  tutto.</p>
<p>Che tale assunzione di fondo corrisponda, sostanzialmente, a verità, lo  provano sia il vanto con cui il Presidente del Consiglio ha puntualmente  presentato le sue amicizie ed i favori fatti a vari dittatori sparsi  nel mondo, che la attuale riproposizione violenta delle sue tesi  inerenti la giustizia (immunità parlamentare e ddl sulle  intercettazioni, responsabilità civile dei magistrati: ovvero  contrastare la magistratura invece che la delinquenza).</p>
<p>Che a tale “bugia” corrisponda anche una verità politica di fondo, lo  prova anche il fatto che l’interpretazione difensiva del comportamento  del Presidente del Consiglio nei confronti della Questura di Milano sia  stata avvallata dalla maggioranza dei deputati.</p>
<p>Questa gigantesca infrazione dei principi dello stato di diritto non ha,  tuttavia, suscitato nelle opposizioni (fatte salve, ovviamente, le  proteste di rito) le reazioni unanimi che meritava: la proposta di  formare un fronte bipartisan che arginasse questa deriva istituzionale è  stata bloccata sia da Futuro e Libertà che dall’UDC. Ambedue i partiti  si sono detti “non” interessati a tale alleanza perché non conforme ai  propri disegni politici.</p>
<p>Tuttavia, stando alle affermazioni (di corridoio) rilasciate la  settimana scorsa del segretario del PD, Bersani, tale diniego era (e  forse lo è ancora) motivato dalle difficoltà di Futuro e Libertà,  interessato da copiose emorragie di parlamentari in fuga verso la  compagine governativa. La ragione di partito ha quindi prevalso sulla  ragione di stato, stando a tale motivazione. E la ragione di partito può  anche spiegare il rifiuto opposto da Rosy Bindi alla proposta fatta da  Nichi Vendola (secondo me, molto lungimirante ed equilibrata), che la  stessa guidasse una coalizione finalizzata a ripristinare la correttezza  istituzionale: difatti l’interessata ha risposto che il candidato  leader del PD è Bersani. Sempre in obbedienza alla ragione di partito,  l’ex portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, ha ritirato la sua firma  ad una proposta di legge bipartisan sulla reintroduzione della immunità  parlamentare.</p>
<p>In ogni caso, alla ragione di partito si può anche disobbedire: difatti  la senatrice Carla Chiaromonte, prima firmataria della stessa proposta,  ha ribadito la sua convinzione al voler reintrodurre l’istituto  dell’immunità parlamentare. Su questo argomento, Luciano Violante,  sempre del PD, aveva manifestato una certa disponibilità a reintrodurre  l’istituto “limitatamente alla durata del mandato”. E’ un peccato non  aver spiegato, in tale frangente, la differenza tra un precario con un  contratto a termine ed un parlamentare: essendo ambedue soggetti attivi  di un mandato a termine, perché per gli uni dovrebbe esserci immunità e  per gli altri no?</p>
<p>Fatto sta, comunque, che, contrariamente a quanto sarebbe lecito  attendersi dalla attuale disastrosa situazione politica ed istituzionale  italiana (così essa sembra, infatti, agli occhi della maggioranza degli  osservatori politici qualificati internazionali), l’attuale governo,  che sembrava fosse già dato per morto un paio di mesi fa, sembra  diventare sempre più forte.</p>
<p>I cittadini non possono neanche, volendo, chiedere conto ai parlamentari  del loro comportamento perché questi ultimi sono stati scelti dalle  segreterie di partito, piuttosto che dai cittadini. Le segreterie di  partito, dal proprio canto, manifestano quotidianamente la propria  impotenza dinanzi alle scelte dei singoli parlamentari. Forse è questa  la differenza tra un parlamentare ed un precario: il parlamentare  pattuisce un accordo con sé stesso (quindi è libero di prendere  qualsiasi decisione, purché sia conforme alla legge), in cambio di un  compenso economico fornito dalle tasse pagate dalla collettività, mentre  un precario l’accordo lo fa con chi gli promette un compenso, e non può  prendere decisioni che non aggradino a chi gli fornisce la  retribuzione. La reintroduzione dell’immunità parlamentare, quindi,  sembrerebbe avere la funzione giuridica di recidere l’ultimo fastidioso  legame che connette il parlamentare alla collettività: prendersi il  compenso proven  iente dai contributi finanziari di quest’ultima senza neanche prestare  attenzione al rispetto delle leggi, che, per definizione, hanno la  funzione di tutelare gli interessi ed i diritti della collettività, così  come dei singoli cittadini.</p>
<p>La regressione dello stato di diritto, in Italia, è quindi profonda, ed i  partiti sembrano non essere in grado di arginarla né di assumerne il  controllo. La maggioranza parlamentare sostiene  attivamente tale  regressione e sembra non rendersi conto del precipizio in cui sta  portando il paese.</p>
<p>Una possibile via d’uscita potrebbe provenire dalle piazze. Ripetere e  potenziare il successo del 13 febbraio per la prevista manifestazione in  difesa della costituzione del 12 marzo e, se necessario, con altre  mobilitazioni, potrebbe forse costringere partiti e parlamentari ad una  assunzione di responsabilità che possa allontanare lo spettro di una  guerra civile anche in Italia.</p>
<p>Lino Scarnera</p>
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		<title>Nessun passo indietro</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:10:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non ci penso neanche lontanamente di fare un passo indietro sulle primarie. Le primarie sono l’unico strumento che io conosco, grezzo ma efficace, per far vivere il centrosinistra come un processo di partecipazione democratica, allargata, popolare. Molto spesso il centrosinistra ha una coalizione ma non un’anima. E le primarie possono essere l’anima che le manca. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Non ci penso neanche lontanamente di fare un passo indietro sulle <strong>primarie</strong>. Le primarie sono l’unico strumento che io conosco, grezzo ma efficace, per far vivere il <strong>centrosinistra</strong> come un processo di <strong>partecipazione democratica</strong>,  allargata, popolare. Molto spesso il centrosinistra ha una coalizione  ma non un’anima. E le primarie possono essere l’anima che le manca.<span id="more-19912"></span></p>
<p>Ho fatto il nome di Rosy Bindi perché quello è l’unico caso in cui si  capisce che si sta facendo una coalizione ed eventualmente un governo  che ha obiettivi limitati per una fase provvisoria. Ho preso sul serio  quella che veniva indicata come una necessità nazionale. Partire dallo  stato di emergenza democratica del nostro paese e immaginare la  necessità di una fase di transizione dentro a una coalizione molto larga  che si impegni a rimuovere le macerie di questa cadente seconda  Repubblica.</p>
<p>L’esecutivo che nascerebbe avrebbe però un recinto e un respiro  limitato, tanto che ripristinato con la collaborazione di tanti un  quadro di regole democratiche, poi non si può stare tutti insieme perché  ad esempio Fli ha una strategia rispettabile ma è un competitor.</p>
<p>Proporre il nome del presidente del Pd non è proporre me stesso. Vuol  dire che non ero prigioniero delle mie ambizioni personali; per una  volta non ho detto la parola primarie e ho accettato il discorso che mi  veniva proposto. Ma se il discorso è serio, il recinto e il suo respiro  sono questi, altrimenti vuol dire che qualcuno sta imbrogliando. E non  sono certamente io.</p>
<p>Abbiamo bisogno di una nuova fase politica e abbiamo l’urgenza di  recuperare l’orgoglio di poter vivere in un paese democratico, libero  che consenta ai cittadini, alle giovani generazioni e alle donne di  vivere all’altezza dei propri sogni.  Abbiamo la necessità di recuperare  un sentimento unitario, soprattutto nell’anno del 150° anniversario  dell’unità nazionale, che oggi trova ostacoli e inciampi proprio per  parte di chi è al governo.</p>
<p>Noi in Puglia il 17 marzo faremo festa e speriamo che l’Italia faccia  festa per il tricolore, per la patria e che faccia festa alla Lega.</p>
<p>Nichi</p>
</div>
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		<title>C&#8217;è un&#8217;Italia migliore. E insieme la faremo vincere</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 13:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Cambia l&#8217;Italia. Idee per un Paese Migliore&#8221;. Il 27 febbraio, alle 10:30, al Teatro TendaStrisce (via Giorgio Perlasca, 69) di Roma (mappa), Sinistra Ecologia Libertà ha deciso di convocare una grande manifestazione con Nichi Vendola. Una manifestazione per parlare di un&#8217;Italia che c&#8217;è, che è reale, che è molto diversa da quella arroccata nel Palazzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->&#8220;Cambia l&#8217;Italia. Idee per un Paese Migliore&#8221;.  Il 27 febbraio, alle 10:30, al Teatro TendaStrisce (via Giorgio Perlasca, 69) di Roma (<a href="http://maps.google.it/maps?q=via+Giorgio+Perlasca,+69+Roma&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+Giorgio+Perlasca,+Roma&amp;gl=it&amp;z=16" target="_blank">mappa</a>), Sinistra Ecologia Libertà ha deciso di convocare una grande manifestazione con Nichi Vendola.<span id="more-19653"></span></p>
<p>Una manifestazione per parlare di un&#8217;Italia che c&#8217;è, che è reale, che è molto diversa da quella arroccata nel Palazzo e rappresentata dai media e da un ceto politico oramai incapace anche solo di confrontarsi con un Paese smarrito. Vogliamo parlare di un&#8217;Italia che vuole ritrovarsi, dell&#8217;Italia che ha ancora voglia di misurarsi con le sfide del presente, di scommettere sulle donne, sui giovani, sugli uomini di un Paese che sotto la polvere del berlusconismo hanno ancora voglia di futuro. Di riprenderselo, il futuro.</p>
<p>In un Paese trascinato a parlare delle notti di Arcore, le recenti manifestazioni (degli studenti, delle donne e degli uomini del 13 febbraio) dimostrano che c&#8217;è un Paese ancora capace di battersi con le proprie idee, di credere che sì, c&#8217;è un&#8217;Italia migliore!</p>
<p>Come sapete, abbiamo pochi mezzi a disposizione, Sinistra Ecologia Libertà è un partito giovane, dove molto è dovuto a tante e tanti volontari che dedicano tempo, fatica e passione a questo progetto. Questa manifestazione sarà anche la loro manifestazione. E anche per questo vi chiediamo, come abbiamo sempre fatto,  di aiutarci a costruire insieme questo evento, per renderlo partecipato, per pubblicizzarlo, per farlo diventare un luogo d&#8217;incontro aperto e inclusivo.</p>
<p>Vogliamo regalare una fotografia a questo paese, come quella degli studenti scesi in piazza a dicembre, come chi ieri, donne e uomini, era nelle mille piazze d&#8217;Italia a manifestare: un popolo e non solo chi ambisce a rappresentarlo, capace di discutere e di confrontarsi, senza spocchia, senza le sicurezze di chi pensa di avere sempre ragione, ma con la certezza di volerlo fare insieme.</p>
<p>Ci vediamo il 27. C&#8217;è un&#8217;Italia migliore. E insieme la faremo vincere.</p>
<p><em>Clicca <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=110590302351257&amp;notif_t=event_wall#wall_posts" target="_blank">qui</a> per accedere all&#8217;evento su facebook. Condividi sul tuo profilo,  invita tutti i tuoi contatti, <a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=1526959223503&amp;set=o.74699196160" target="_blank">cambia il tuo avatar con quello dell&#8217;evento</a>.<br />
</em></p>
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		<title>Nichi: &#8220;Oggi colpo mortale al berlusconismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 17:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come riporta Repubblica, applausi e grida di approvazione si sono levati dal lato del palco quando a Milano è arrivato in piazza Nichi Vendola. &#8220;Salvaci tu Nichi&#8221; e &#8220;grande Nichi&#8221; sono state le urla che gli hanno rivolto appena il presidente della Regione Puglia ha raggiunto il palco durante la manifestazione &#8216;Se non ora, quando?&#8217;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come riporta Repubblica, applausi e grida di approvazione si sono levati dal lato del palco  quando a Milano è arrivato in piazza Nichi Vendola. &#8220;Salvaci tu Nichi&#8221; e  &#8220;grande Nichi&#8221; sono state le urla che gli hanno rivolto appena il  presidente della Regione Puglia ha raggiunto il palco durante la  manifestazione &#8216;Se non ora, quando?&#8217;.<span id="more-19604"></span></p>
<p>&#8220;Oggi credo che sia un colpo mortale per il berlusconismo&#8221;. Così Nichi  Vendola, ha commentato la manifestazione organizzata  dalle associazioni femminili contro il premier. &#8220;E&#8217; una giornata  speciale. Nelle piazze di tutta Italia ci sono centinaia di migliaia di  donne, ma anche tanti, tanti uomini che rifiutano di obbedire a un  comando culturale e politico in cui il rapporto tra uomini e donne è un  rapporto gerarchico. Un codice maschilista in cui le donne sono  ornamento, preda dell&#8217;attività venatoria di un genere maschile malato di  onnipotenza&#8221;. Per il leader di Sel &#8220;c&#8217;è un&#8217;Italia migliore di quella di  Lele Mora, di Emilio Fede, di Fabrizio Corona, di Silvio Berlusconi e  questa Italia -conclude- non ne può più&#8221;.</p>
<p>&#8220;Mi sento un po&#8217; meglio. Credo che questa onda di bellezza e di ragione  contro una sorta di dittatura della volgarita&#8217;, di quel mix di  maschilismo e sessismo che è diventato linguaggio di una classe  dominante sia importante. Non c&#8217;è cambiamento possibile in Italia se non  si mette mano al vocabolario, se non si interviene sull&#8217;immaginario, se  non si ricostruisce la relazione tra genere maschine e genere femminile  e se non si critica con veemenza, con passione e con razionalita&#8217;  quella logica di mercifcazione, subordinazione e umiliazione del corpo  delle donne&#8221;.</p>
<p>Redazione</p>
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		<title>Nichi: &#8220;Ora tocca all&#8217;opposizione&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 11:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ l’uomo della “narrazione”, delle “fabbriche”, del “cantiere” programmatico, Nichi Vendola, il leader  di “Sinistra Ecologia Liberta’ ” (Sel). Con queste metafore ed immagini, Vendola disegna scenari politici suggestivi, affascina l’interlocutore, conquista le piazze. E’ un grande affabulatore che realmente è un competitore forte e credibile per Berlusconi sul piano mediatico e popolare. Nel messaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ l’uomo della “narrazione”, delle “fabbriche”, del “cantiere” programmatico, <strong>Nichi Vendol</strong><strong>a</strong>, il leader  di “Sinistra Ecologia Liberta’ ” (Sel). Con queste metafore ed immagini, Vendola disegna scenari politici suggestivi, affascina l’interlocutore, conquista le piazze. E’ un grande affabulatore che realmente è un competitore forte e credibile per Berlusconi sul piano mediatico e popolare.<span id="more-19398"></span><br />
Nel messaggio inviato a “Liberta’ e Giustizia” per la manifestazione al Palasharp di Milano, Vendola dice che “c’èe’tutta un’Italia che non ne puo’ piu’. La Nazione e’ tramortita, il Paese e’ in ginocchio. Ciò che condannerà Berlusconi non sara’ la triste e squallida vicenda di Ruby e delle altre ragazze ai festini; chi lo condannera’ saranno i coetanei di Ruby, quei ragazzi e ragazze che oggi non hanno un futuro. Ecco, pensare che un’intera generazione per immaginare il proprio futuro debba prostituirsi: questo è il vero scandalo del berlusconismo!”.</p>
<p>Vendola e’ nato a Bari il 26 agosto 1958, e’ stato deputato ed e’ governatore della Puglia dal 2005.  Scrittore e anche poeta.</p>
<p>Mi dice: “Abbiamo visto a Milano alla manifestazione di Liberta’ e Giustizia migliaia di persone che hanno un sentimento sparpagliato, a volte caotico, alla ricerca di un orizzonte e di una bussola, che dovrebbe essere il compito della politica e del centrosinistra in particolare. Per liberarci di Berlusconi dobbiamo capire bene cosa e’ il berlusconismo: in questi anni c’è stata una mutazione culturale, evidenziata con la marginalizzazione del valore sociale della scuola, della conoscenza e del sapere. La Tv commerciale ha sostituito gli apparati della formazione ed ha diffuso l’idea che non esiste la società ma il mercato, non siamo cittadini ma clienti, utenti, pubblico. Anche il centrosinistra e’  stato complice di questa regressione culturale”.<br />
L’attacco alla democrazia, secondo Vendola, si manifesta nella critica alla Costituzione, agli articoli 1 e 3 (uguali di fronte alla legge) e poi 21 (sulla liberta’ di stampa): “Il bavaglio sulla bocca di Santoro è grave quanto il bavaglio all’operaio di Pomigliano o Mirafiori. Oggi la modifica dell’articolo 41 e’ il momento di massima aggressione della destra (e di subalternità della sinistra). Se cambi quell’articolo, che prevede la responsabilita’ sociale e ambientale dell’impresa, vuol dire che vuoi ‘costituzionalizzare’ il metodo Marchionne, cioè l’irresponsabilità dell’industria verso la società. “Ecco perchè dico che le forze di opposizione devono ora costruire una storia, una ‘narrazione’, un cantiere programmatico che abbia la capacità di legare insieme diritti sociali e civili, diritti umani e ambiente. Voglio voltare davvero pagina. Non trovarmi con il berlusconismo senza Berlusconi. Vorrei vivere in un paese non berlusconiano, con Berlusconi che fa il nonno”.</p>
<p><strong>Ma lei con la ‘narrazione’ e le ‘fabbriche’ puo’ anche raccogliere tra gli elettori tanti consensi da portare alla vittoria il centrosinistra? D’altronde Giovanni Bachelet al  ‘Palasharp’ ci ha ricordato che “in democrazia non basta avere ragione, ma dobbiamo anche convincere il 51% ad essere d’accordo con noi”.</strong><br />
“Nel passato, candidati del centrosinistra, icone del moderatismo, hanno preso schiaffi e sono stati sconfitti (un esempio, Rutelli). Io ho vinto due volte in una regione che e’  sempre stata percepita come una fucina politica per l’Italia (ricordo Moro e, sull’altro versante, Tatarella), e, in tempi recenti, come la cassaforte elettorale del centrodestra (Fitto). Secondo i campioni della tattica e della realpolitik del Pd per vincere bisogna trasferire tanti frammenti di idee e proposte dell’avversario nel proprio campo; poi fare un discorso che non turbi il perbenismo piccolo-borghese che si suppone essere la cifra dell’opposizione: quindi non si deve essere comunisti, ne’ credenti alla mia maniera, ma essere neosagrestani. Ma i ceti medi di oggi sono diversi da quelli di una volta: perdono la fiducia nel futuro, sono angosciati dalla precarizzazione del lavoro, un giovane su due nel Mezzogiorno non ha prospettive di impiego. Noi dobbiamo interpretare questa paura. L’Italia e’ finita nel pantano non perche’ qualcuno si e’ presentato come estremista, ma perche’ la politica è diventata una melassa informe. Se Marchionne vuole stracciare 100 anni di storia industriale e sindacale, dobbiamo reagire e non tacere”.</p>
<p><strong>Quindi, Vendola candidato alle primarie– se ci saranno davvero- per quali obiettivi di governo immagina di battersi?</strong><br />
” Non sto giocando una partita per la mia carriera&#8230;intendo invece combattere per destrutturare il centrosinistra com’e’ adesso, per poter aprire il ‘cantiere’ di un nuovo centrosinistra. Finora esso si e’ sempre presentato come un compromesso precario e forzoso tra cosiddetti radicali e i riformisti. Ma cosi’ non si è mai entrati nel merito vero dei problemi. Finora una parte del centrosinistra ha  pensato a come guadagnare la vittoria elettorale, certo importante, ma non ha lavorato per raggiungere il mutamento sociale e culturale. Per cui si puo’ anche vincere alle elezioni, e insieme perdere la societa’. Al centrosinistra e’ accaduto piu’ volte. Quindi le primarie per me sono il momento della discussione sulla coalizione e sul programma, compiuta….all’aria aperta. Discutere nel chiuso degli organi direttivi significa condannarsi ad un avvitamento continuo”.</p>
<p><strong>Il segretario Pd Bersani, all’Assemblea nazionale, ha detto che siamo “in una emergenza democratica, economica, sociale, morale” e, per andare oltre Berlusconi, ha riproposto un’alleanza elettorale di “tutte le forze di opposizione responsabili” e poi un “governo costituente” per affrontare i problemi più urgenti e gravi. Le pare una via percorribile?</strong><br />
“Francamente spero che nessuno insista ancora sulla proposta del governo costituente, perché sarebbe un contributo alla campagna elettorale di Berlusconi. Si pensa ad un accordo con Fini e senza Di Pietro. E perché? Casini poi non andrebbe mai insieme a quello o a quell’altro. E’  il gioco dei veti e delle interdizioni. Una coalizione così non si puo’ fare. Io non ho pregiudizi verso gruppi o persone, ma chiedo: posso fare un accordo con chi ha considerato giusta la riforma Gelmini? Che e’ il cuore del berlusconismo.</p>
<p>Ma di cosa stiamo parlando? Fini cosa vuole fare? Lo ha detto chiaramente: rifondare il centrodestra; mentre io voglio rifondare il centrosinistra. Come possiamo stare insieme? A meno che non si dica: alle elezioni andremo con un accordo perche’ vogliamo liberarci di Berlusconi e subito dopo il voto, modificheremo la legge elettorale, faremo una legge sul conflitto di interessi e poi torneremo di nuovo alle urne”.</p>
<p><strong>Non e’ un obiettivo programmatico di poco conto fare un governo per cambiare la legge elettorale….</strong><br />
“Ma e’  credibile e serio chiedere ora il voto per indire altre elezioni dopo sei mesi? Tolta la possibile intesa sulle regole, non e’ pensabile, dopo, giocare la partita nel campo della destra; ne’ posso pretendere che un uomo di rango come Fini venga a giocarla in compagnia del centrosinistra. E’ autolesionismo puro: ogni volta che si parla di alleanza da Vendola a Fini la pattuglia parlamentare di ‘Futuro e Libertà’ rischia di perdere pezzi… Mentre e’ tempo di aprire il ‘cantiere’ del centrosinistra senza vincoli: la questione morale, il modello sociale, la liberta’ delle donne, la questione dell’immigrazione. Discutiamo dell’Italia che vogliamo, c’e’ un’Italia migliore di quella volgare che abbiamo sulle spalle ancora adesso”.</p>
<p><strong>Ma lei ritiene che siamo alla vigilia di elezioni generali?</strong><br />
“I fatti politici e giudiziari si sviluppano in modo imprevedibile. Gli ingredienti decisivi variano di momento in momento. Oggi e’  Berlusconi che appare il piu’ preoccupato per il ricorso alle urne. Sta vivendo queste settimane barricato nel Palazzo, come un qualunque ‘rais’  nordafricano. E’  attaccato alla poltrona. D’altronde la crisi del centrodestra e’  irreversibile, strutturale, non si capisce come si potrà ricomporre un quadro di stabilita’ . Anche la credibilita’ di quella classe dirigente e’  crollata. Adesso contera’ molto la capacita’ che avra’ il centrosinistra di mettere in campo una ipotesi di alternativa possibile e realizzabile”.</p>
<p>Vendola ci ha cosi’ portato a sognare un’Italia davvero diversa e migliore, con una politica pulita e carica di progetti. La sua ‘narrazione’ e’ importante: finche’ Berlusconi e il berlusconismo non saranno sconfitti, saremo immersi nell’incubo. Dimissioni del premier, anzitutto. Arrivederci a domenica 13 febbraio, in piazza con le donne.</p>
<p>(a cura di Francesco Palladino)</p>
<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/" target="_blank">www.libertaegiustizia.it</a></p>
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		<title>Nichi: &#8220;Sono pronto a un cantiere comune col Pd&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 18:39:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nichi Vendola e il caso Fiat: «Non sono pentito di aver parlato di schiavismo né di essermi presentato ai cancelli di Mirafiori». Sulla “confluenza” col Pd: «Felice delle offerte di Bettini e Latorre per lavorare alla costruzione di un grande cantiere comune». Nichi Vendola, Goffredo Bettini le ha proposto sul Riformista di confluire nel Pd [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nichi Vendola e il caso Fiat: «Non sono pentito  di aver parlato di schiavismo né di essermi presentato ai cancelli di  Mirafiori». Sulla “confluenza” col Pd: «Felice delle offerte di Bettini e  Latorre per lavorare alla costruzione di un grande cantiere comune».<span id="more-18143"></span></p>
<p><strong>Nichi Vendola, Goffredo Bettini le ha proposto sul Riformista  di confluire nel Pd o comunque di lavorare alla costruzione di un  soggetto unico della sinistra. Poco tempo fa un invito simile le era  arrivato dal vicepresidente dei senatori democratici, Nicola Latorre.</strong></p>
<p>Mi  ha molto colpito la civiltà e anche la cordialità delle parole di  Goffredo Bettini, che girano attorno ai dilemmi di una stagione politica  persino drammatica e che guardano con schiettezza alla questione di  quella che io chiamo la «natura incerta» del Pd.<br />
Mi colpisce molto, e  non lo dico per civetteria personale, che da quello che è stato il  principale collaboratore di Walter Veltroni vengano spunti di  riflessione che si intrecciano con quelli offerti da Nicola Latorre,  cioè dal principale collaboratore di Massimo D’Alema.</p>
<p><strong>C’è già  chi sospetta grandi trattative: lei segretario democrat con Bersani  candidato premier, o viceversa. La sua disponibilità è a entrare nel Pd o  a costruire un nuovo soggetto comune della sinistra?</strong></p>
<p>Non è  questione di nome né di ruoli. Bettini si è rivolto a me e a Sinistra  ecologia e libertà riconoscendo il ruolo di questa creatura neonata. E  nel suo intervento c’è anche il respiro di una vera e sincera ricerca  culturale. Ora serve una riflessione comune sulle radici, sull’impianto  culturale e sulla strategia. Ce lo chiedono gli appuntamenti veri della  politica &#8211; e non le mie «narrazioni», come dice qualcuno &#8211; e cioè il  lavoro, il nucleare, la privatizzazione degli acquedotti, la critica  alla sciaguratissima riforma Gelmini, la lotta contro la precarietà.  Perché se non parliamo di questo, io non so di cosa parliamo. Su questi  temi è bene che il confronto avvenga all’aperto, dentro la grande  costruzione civile di un cantiere.</p>
<p><strong>Mezzo Pd è terrorizzato all’idea di convivere in coalizione con lei. Figuriamoci in un partito.</strong></p>
<p>Pippo  Civati ha detto che apparivo come una specie di convitato di pietra  alla direzione del Pd. E ho letto parole che sembrano evocare la  necessità di un esorcista nei miei confronti. Interventi come quello di  Bettini sono ossigeno anche per questo, perché tra i tanti problemi  della berlusconizzazione della politica c’è anche questo globale  involgarimento. Non si può immaginare che la crisi della democrazia si  possa affrontare in una specie di grezzo talk show.</p>
<p><strong>Lei è tra i  principali imputati della berlusconizzazione della sinistra.  «Cesarismo», Pier Luigi Bersani gliel’ha rimproverato dal palco della  manifestazione di piazza San Giovanni.</strong></p>
<p>Curioso che questa accusa  mi fosse rivolta da chi quel giorno campeggiava in gigantografie che  stavano ovunque. Questa polemica mi è già stata scagliata addosso nel  2005 e nel 2010. La trovo sbagliata, fuorviante e perdente, perché  veramente toglie il fiato al dibattito, è una fuga dalla politica. Così  non discutiamo, ci insultiamo. Io ho sempre evitato di fare  l’autocritica degli altri. Ho posto il problema della necessità di  mettere a fuoco le insufficienze e la deriva di tutte le culture  politiche della sinistra. Di un certo radicalismo che affoga insieme ai  soggetti sociali che evoca negli abissi del minoritarismo, della  testimonianza e qualche volta perfino dell’estetica della sconfitta. Ma  anche di un riformismo senza riforme che appare sempre di più un  inseguimento di qualunque smottamento a destra e che complessivamente  resta prigioniero del paradigma delle compatibilità date. I guardiani  del riformismo come quelli del radicalismo hanno in comune la gestione  delle rendite di posizione. Ma noi assistiamo a un passaggio d’epoca.  Nessuno può più vivere di rendite di posizione. Bisogna navigare in mare  aperto.</p>
<p><strong>Lei è il leader di un piccolo partito. Pronto a scioglierlo?</strong></p>
<p>Ho  contribuito alla nascita di un partito per riaprire la partita. E  partita è termine che mi piace più di partito. Innanzitutto perché è  femminile, poi perché non dimentica la crisi della forma partito e  perché aiuta a pensare che il totem della fondazione del soggetto  popolare e unitario della sinistra del ventunesimo secolo è aperto in  Italia e in Europa. La sfida a Berlusconi si mette in piedi ricostruendo  le casematte della sinistra e un progetto con un alito riformatore e  democratico. E sono contento che certe aperture arrivino in un contesto  in cui la contesa nei miei confronti è aspra e villana. Come dimostra  anche qualche pezzo del Riformista.</p>
<p><strong>Del Riformista?</strong></p>
<p>Sì, la cronaca sulla mia sortita a Mirafiori era inaccettabile.</p>
<p><strong>Non è fuori luogo che un politico si presenti ai cancelli a fare campagna per il no?</strong></p>
<p>La  politica diventa marcia quando pensa che sia inappropriato occuparsi di  lavoro. Che l’organo della borghesia scriva negli editoriali che è  retrò e sbagliato frequentare i cancelli delle fabbriche, posso capirlo.  Ma trovo miope e sconvolgente che la politica non si renda conto che la  sua crisi è nella totalitaria soggezione al primato del sistema  d’impresa, nel non avere più un discorso pubblico fondato sul primato  dell’autonomia e del bene comune, nel non essere più punto di mediazione  tra interessi sociali.</p>
<p><strong>Non pensa che la sua trasferta torinese le sia costata un po’ di consensi?</strong></p>
<p>Una  battaglia identitaria e tradizionalmente classista sulla vertenza Fiat  non solo restringe clamorosamente la platea del consenso ma non consente  di vedere che nel modello Marchionne c’è un’idea di società  post-liberale e postcristiana. Perché dal mio punto di vista sono in  gioco davvero valori di libertà e la possibilità di vedere, anche solo  di vedere, la dignità delle persone che lavorano in fabbrica. E  viceversa trovo inconcepibile questa specie di cupio dissolvi di  qualsivoglia autonomia intellettuale della sinistra, che sceglie come  proprio angolo di svolta e come idolo ideologico l’espressione più  estremista di una borghesia che torna a esprimere una angosciante  incapacità di porsi come classe generale.</p>
<p><strong>Lei ha dato di «schiavista» a Marchionne. Dove la colloca un giudizio del genere?</strong></p>
<p>L’onestà  intellettuale consiste anche nel non correggere e non edulcorare quello  che ho visto e ascoltato, parlando con gli operai Fiat sia a Melfi che a  Pomigliano. Quando torna la solitudine del singolo lavoratore e della  singola lavoratrice, che smettono di essere classe ed entrano in una  dimensione di negoziato privato con l’impresa, lì il lavoro regredisce a  un dato biologico. In tante parti del mondo si assiste alla pulsione a  regolare la globalizzazione attorno al paradigma del lavoro neoservile.  Non chiamiamola modernità. La modernità dovrebbe essere costruire  connessione tra lavoro e libertà.</p>
<p><strong>Se si perde il lavoro, è più difficile ragionare di libertà.</strong></p>
<p>Vorrei  discutere su come fuoriuscire dal Novecento senza precipitare, e privi  di un paracadute sociale e culturale, nel baratro di un nuovo Ottocento.  Perché il punto del lavoro è fondativo della cultura democratica del  Novecento, quella che ha visto protagonisti i lavoratori industriali e i  lavoratori delle campagne. Immaginare che la sinistra possa recidere il  cordone ombelicale con la questione sociale e con la questione dei  produttori, scegliendo di concentrarsi sui costumi, sulla questione  morale o sui consumatori, per me è una prospettiva suicida.</p>
<p><strong>Non sono suicidi anche i propositi aventiniani della Fiom?</strong></p>
<p>Attenzione,  perché alle estreme conseguenze del metodo Marchionne c’è la resa del  sindacato. E l’industria è stata forte quando il sindacato è stato  forte. La morte del sindacato è un rischio anche per l’impresa. E la  storia ci dice che quello che accade a Mirafiori non resta a Torino, ma  ha attinenza con la civiltà di tutto il paese.</p>
<p><strong>In molti la  ritengono, per le sue posizioni e per l’indisponibilità a far parte di  un cartello ampio, il principale ostacolo per la formazione di una  coalizione in grado di sconfiggere Berlusconi.</strong></p>
<p>Se si parte dai  soggetti sociali, invece che dal Palazzo e dalle sue alchimie, si può  arrivare a una coalizione più larga. Ma se si parte dalla definizione  preventiva di una coalizione, si resta al gioco dei veti reciproci. E io  a questo gioco non ho mai partecipato.</p>
<p><strong>Nel Pd si discute sul  ridimensionamento delle primarie. Di Pietro non vuol farle se si vota a  breve. E D’Alema dice che se lei punta all’egemonia nel centrosinistra è  alle elezioni che deve giocarsela, col suo partito, e non alle  primarie.</strong></p>
<p>Vorrei fare astinenza dalla questione delle primarie,  altrimenti mi accusano di parlare solo di questo. Dico solo che delle  obiezioni che mi sono state rivolte non ne ho capita nessuna. Sono tutte  posticce, arzigogolate e barocche e servono solo a misconoscere il  fatto che la mia presenza dentro al processo politico delle primarie  contribuisce a irrobustirne il significato, perché le rende vere. E  consente di discutere delle questioni davvero importanti, innanzitutto  col popolo del Pd.</p>
<p>Stefano Cappellini</p>
<p>Fonte: ilriformista</p>
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		<title>Coordinamento SEL: Legge impedimento &#8211; Corte Costituzionale presidio democratico a difesa istituzioni, paese, ministri</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 17:45:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di fronte alla sentenza della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento,  che ricorda semplicemente l&#8217;eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, e&#8217; inaccettabile che ci siano in Italia ministri della Repubblica  &#8211; ancorche&#8217; ampiamente screditati   -  che parlino a vanvera di rovesciamento dell&#8217;ordine democratico e di sovvertimento del giudizio degli italiani. E&#8217; quanto si legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di fronte alla sentenza della Corte Costituzionale sul  legittimo impedimento,  che ricorda semplicemente l&#8217;eguaglianza di tutti  i cittadini davanti alla legge, e&#8217; inaccettabile che ci siano in Italia  ministri della Repubblica  &#8211; ancorche&#8217; ampiamente screditati   -  che  parlino a vanvera di rovesciamento dell&#8217;ordine democratico e di  sovvertimento del giudizio degli italiani.<br />
<span id="more-18054"></span>E&#8217; quanto si legge in una nota ufficiale del Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Liberta&#8217;.<br />
Sappiamo   &#8211; prosegue l&#8217;organismo dirigente nazionale di Sel &#8211; che per Bondi e per  la Gelmini e&#8217; duro conoscere la Costituzione della Repubblica italiana,  ma poiche&#8217; hanno giurato la fedelta&#8217; ad essa, si ricordino di  rispettare l&#8217;Alta Corte che e&#8217; semplicemente un presidio democratico a  difesa della carta fondativa del Paese.<br />
Se poi &#8211; conclude il  coordinamento di Sel -  vogliono aprire gli occhi, lo facciano: in  Italia chi tenta quotidianamente di sovvertire l&#8217;ordinamento democratico  esiste gia&#8217;, ed e&#8217; il loro capo.</p>
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		<title>&#8220;L’Italia è il laboratorio del totalitarismo moderno&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 10:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Difensore della laicità, della democrazia e del buon senso, Stefano Rodotà è uomo di squisita gentilezza. Maestro del diritto, schierato senza ambiguità ed erede dell’operosità di Pasolini, è forse il penultimo umanista europeo ed uno dei pochi intellettuali di razza che rimangono in questa Italia «triste e sfilacciata che si guarda l’ombelico e sembra sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Difensore  della laicità, della democrazia e del buon senso, Stefano Rodotà è uomo  di squisita gentilezza. Maestro del diritto, schierato senza ambiguità  ed erede dell’operosità di Pasolini, è forse il penultimo umanista  europeo ed uno dei pochi intellettuali di razza che rimangono in questa  Italia «triste e sfilacciata che si guarda l’ombelico e sembra sempre di  più un’appendice del Vaticano mentre si avvicinano i 150 anni  dell’unità del Paese.»<span id="more-17558"></span><br />
Professore emerito di diritto civile alla  Sapienza di Roma, Rodotà nato a Cosenza 73 anni fa, scrive libri ed  articoli, partecipa a congressi, dirige il Festival del Diritto a  Piacenza, promuove manifesti e combatte battaglie per innumerevoli  cause,dalla libertà di stampa all’etica pubblica, all’eutanasia.</p>
<p>Eletto  deputato del PCI nel ’79, visse come parlamentare la convulsa decade  finale della prima Repubblica e fu poi il primo presidente del PDS,  fondato nel ’91 da Achille Occhetto dalle ceneri del PCI. Appena un anno  dopo, forse prevedendo ciò che sarebbe successo, abbandonò la politica.</p>
<p>Oggi  insegna in molte università del mondo e come specialista in filosofia  del diritto e coautore della Carta fondamentale dei Diritti dell’Unione  Europea, è un riferimento obbligato in tema di libertà individuali,  nuovi diritti, qualità democratica e abusi di potere. Sono ormai dei  classici i suoi lavori sulla relazione tra diritto e privacy,  tecnologia, lavoro, informazione e religione.</p>
<p>È stato appena  tradotto (in spagnolo, NdT) il suo libro “La vita e le regole. Tra  diritto e non diritto”, un saggio del 2006 ampliato nel 2009, nel quale  Rodotà riesamina i limiti del diritto e ne rivendica una natura «più  sobria e rispettosa delle molteplici e nuove forme che ha assunto la  vita umana».</p>
<p>Il professore denuncia la tirannia che i nuovi  chierici del diritto vogliono imporre ai cittadini: una «casta di  notabili» costituita da giuristi e avvocati, dai grandi studi  internazionali che «elaborano le regole del diritto globale su incarico  delle multinazionali», gli «invisibili legislatori che sequestrano lo  strumento giuridico, trasformando una mediazione tecnica in una  procedura sacralizzata».</p>
<p>Il libro traccia una critica  post-marxista della giungla dei vincoli legali che comprimono le libertà  introdotte dalle innovazioni tecniche e scientifiche. Citando Montaigne  («la vita è un movimento variabile, irregolare e multiforme») Rodotà  spiega come il “vangelo del mercato”, il potere politico e la religione  abbiano prodotto insieme «una mercantilizzazione del diritto che apre la  strada alla mercificazione persino dei diritti fondamentali», come si  rileva da questioni tanto diverse quali l’immigrazione, le tecniche di  fecondazione artificiale, o le nuove frontiere della biologia.</p>
<p>A  parere di Rodotà questa logica mercantilista e invasiva è «in totale  contraddizione con la centralità della libertà e dignità» e la  privatizzazione della legalità in un mondo globale crea enormi  diseguaglianze, paradisi ed inferni, «luoghi dove si creano nuovi  diritti e libertà e altri dove il legislatore pretende di impadronirsi  della vita delle persone».</p>
<p>«Il paradosso è che questa disparità,  che in teoria dovrebbe favorire la coscienza dell’eguaglianza nel mondo,  rischia invece di consacrare una nuova cittadinanza basata sul censo»,  spiega. «Se si legifera sui geni, il corpo, il dolore, la vita, i  privilegi o il lavoro applicando la repressione, l’arroganza e la  tecnica d’impresa della delocalizzazione, le libertà diventano merci e  solo chi può permettersi di pagare ne potrà fruire».</p>
<p>Rodotà cita  come esempio il matrimonio omosessuale o la fecondazione assistita, «che  in Italia producono un flusso di turisti del diritto verso paesi come  la Spagna e altri meno sicuri come la Slovenia o l’Albania». E per  converso, «i paradisi fiscali e i paesi meno rispettosi dei diritti di  chi lavora o con una blanda legislazione ambientale che attraggono  imprese e capitali».<br />
La grande sfida, afferma Rodotà, è «uscire dal  diritto e tornare alla vita». O come afferma nel prologo del libro il  prof. Josè Luis Piñar Mañas «unire vita e diritto, diritto e persona,  persona, libertà e dignità; mettere il diritto al servizio dell’uomo e  non del potere».</p>
<p><strong>D. Non è paradossale che un giurista metta in guardia dagli eccessi del diritto?</strong><br />
R.  Il vero paradosso è che il diritto, che dev’essere solo una mediazione  sobria e sensata, si trasformi in un’arma prepotente e pretenda di  appropriarsi della vita umana; il che è collegato alle innovazioni  scientifico-tecnologiche. Prima nascevamo in un solo modo, da quando  Robert Edwards, premio Nobel, ha inventato il bebè in provetta, sono  cambiate le regole del gioco e la legge naturale non è governata solo  dalla procreazione naturale. Ci sono altre possibilità e nasce quindi il  problema: deve intervenire il diritto? E fino a dove? Talvolta la sua  pretesa è di mettere in gabbia la scienza, contrapporre il diritto ai  diritti, usare il diritto per negare le libertà. Questo è lecito? Talora  può sembrare che lo sia, ad esempio nella clonazione.</p>
<p><strong>D. E in altri contesti?<br />
</strong>R.  A mio parere il diritto deve intervenire senza arroganza, senza  abusare, lasciando le persone libere di decidere in coscienza. Il caso  di Eluana Englaro è un esempio lampante dell’uso prepotente della legge e  anche del ritardo culturale e politico che vive l’Italia. Il potere e  la Chiesa hanno deciso, violando il dettato costituzionale  sull’inalienabile diritto della persona alla dignità e alla salute, che  era necessario intervenire per limitare la dignità di quella donna ormai  senza vita cerebrale e il diritto di suo padre a decidere per lei. Il  problema non è solo lo strappo autoritario del potere politico, ma  l’insensata sfida alla norma suprema, la Costituzione, e l’attiva  partecipazione della Chiesa a quell’attacco.</p>
<p><strong>D. La proibizione della fecondazione assistita è stata confermata in Italia da un referendum popolare.</strong><br />
R.  Alcune scoperte scientifiche pongono in dubbio l’antropologia profonda  dell’essere umano come l’uso e il non utilizzo di diversi embrioni nelle  tecniche di fecondazione assistita. Il diritto deve prevedere queste  innovazioni, non bloccarle. Gli scienziati chiedono regole per sapere se  le loro scoperte sono eticamente e socialmente accettabili. Un uso  prepotente della legge limita le loro ricerche, nega il progresso umano e  così si appropria delle nostre vite perché ci nega ogni diritto o  peggio, lo nega solo ad alcuni. Gli italiani ricchi possono andare in  Spagna a sottoporsi alle tecniche di fecondazione, ai poveri ciò è  precluso. Si crea una cittadinanza fondata sul censo e si distrugge lo  Stato sociale. La vita viene prima della politica e del diritto.</p>
<p><strong>D. L’Italia attuale è sottomessa al fondamentalismo cattolico?</strong><br />
R.  L’Italia è un laboratorio del totalitarismo moderno. Il potere,  abusando del diritto, privatizzandolo e considerandolo una merce, crea  le premesse per un fondamentalismo politico e religioso e questo mina la  democrazia. I vescovi italiani si oppongono al testamento biologico;  quelli tedeschi ne hanno proposto una regolamentazione che è più  avanzata di quella elaborata dalla sinistra italiana. Ad un anno dalla  morte di Eluana, Berlusconi ha scritto una lettera alle suore che  l’assistettero comunicando loro il suo dolore per non averle potuto  salvare la vita. Ha ammesso pubblicamente che il potere ha tentato di  appropriarsi della vita di Eluana; adesso sta proponendo alla Chiesa un  “piano per la vita”, come moneta di scambio perché lo appoggi e gli  permetta così di continuare a governare. Cioè ha svenduto lo Stato di  diritto al Vaticano per quattro soldi.</p>
<p><strong>D. Gli omosessuali continuano a non avere diritti e i laici contano sempre meno.</strong><br />
R.  La Corte costituzionale si è pronunciata nel senso che il Parlamento  deve legiferare riconoscendo il matrimonio omosessuale; questo diritto è  già garantito dalla Carta dei diritti dell’Unione europea. Abbiamo  bisogno di un diritto sobrio, non negatore dei diritti; la religione non  può condizionare la libertà. La Costituzione del 1948 all’art.32  afferma che la legge non può mai violare i limiti imposti dal rispetto  della vita umana; detto articolo fu elaborato ricordando gli esperimenti  nazisti e con la memoria rivolta ai processi contro i medici (nazisti  NdT) a Norimberga. Fu un articolo voluto da Aldo Moro, un politico  cattolico!</p>
<p><strong>D. Ha mai pensato che avrebbe un giorno rimpianto la Democrazia Cristiana?</strong><br />
R.  Quei politici avevano ben altro spessore culturale. La dialettica  parlamentare tra la DC e il PCI era di un livello che oggi appare  impensabile. Mentre la DC era al potere, si approvarono le leggi sul  divorzio e sull’aborto; i democristiani sapevano che la società e il  femminismo le volevano e capirono che opporsi li avrebbe danneggiati  politicamente. Molti di loro erano dei veri laici,avevano il senso della  misura e maggior rispetto verso gli avversari. Oggi siamo ridotti al  turismo per poter nascere e morire, la gente si prenota negli ospedali  svizzeri per poter morire con dignità. È mai possibile che uno Stato  democratico obblighi i suoi cittadini a chiedere asilo politico per  morire? Il diritto deve regolare questi conflitti, non acuirli.</p>
<p><strong>D. Rosa Luxemburg diceva che dietro ogni dogma c’era un affare da difendere.</strong><br />
R.  Certo, immagino che gli interessi della sanità privata influenzino le  posizioni del Vaticano. Rispetto alle conclusioni del Concilio, le cose  sono andate progressivamente peggiorando e oggi l’Italia è governata da  movimenti come Comunione e Liberazione, che fanno affari favolosi con  l’aiuto e il consenso del Governo. La cattiva politica è figlia della  cattiva cultura; i problemi attuali nascono dal degrado culturale. Spero  che il regime politico di Berlusconi finisca al più presto, ma ci  vorranno decenni per superare gli effetti di questo deserto culturale.  L’uso della televisione non solo come strumento di propaganda, ma come  mezzo di abbruttimento; la degenerazione del linguaggio… tutto è  peggiorato. Il degrado ha invaso un’area molto più ampia di quella del  centro-destra e c’imbattiamo dovunque in comportamenti speculari a  quelli di Berlusconi.</p>
<p><strong>D. Vengono posti in discussione persino i diritti del lavoro.</strong><br />
R.  Il pensiero giuridico si è molto impoverito. Negli anni settanta  approvammo una riforma radicale del diritto di famiglia perché la  cultura giuridica e la sua ispirazione democratica lo permisero. Si  chiusero i manicomi, si approvò lo Statuto dei lavoratori… riforme che  oggi sarebbero impensabili.</p>
<p><strong>D. La sinistra non reagisce adeguatamente, perché?</strong><br />
R.  Il recupero della cultura è la premessa per ridar fiato all’iniziativa  della sinistra. Tutti dicono che si deve guardare al centro, io credo  che si debba prima rianimare la sinistra. Craxi distrusse la  socialdemocrazia, il PCI si è suicidato, un cataclisma di cui perdurano  ancora gli effetti. Abbiamo perso il primato della libertà e oggi  comanda l’uso privato e autoritario delle istituzioni. La società si è  decomposta, il Paese rischia il disfacimento. La politica mostra i  muscoli e il diritto si sbriciola.</p>
<p><strong>D. L’Europa ci salverà?</strong><br />
R.  L’Europa non vive un momento splendido. Aumentano xenofobia e razzismo;  la debolezza culturale italiana si allarga a tutto il continente. Trono  e altare sono di nuovo alleati, anche se in un’altra maniera rispetto  al passato. Oggi assistiamo alla fusione di mercato, fede e politica che  pretendono di organizzare le nostre vite manipolando il diritto. Il  problema italiano non è l’insufficiente contrasto della corruzione,  bensì che la si promuove ai sensi di legge, come emerge dallo scandalo  della Protezione civile: si è derogato dalla trasparenza e dai controlli  ordinari per poter rubare più facilmente. Negli anni settanta le  tangenti erano ridicole e comunque c’era maggiore compostezza e rispetto  della collettività. Craxi ebbe un ruolo devastante, rappresentò un  cambio d’epoca. Adesso si è imposta la regola “Se lo fa Berlusconi,  perché non lo posso fare io?”.</p>
<p><em>di <strong>Miguel Mora</strong>, da <a href="http://www.elpais.com/articulo/reportajes/Italia/laboratorio/totalitarismo/moderno/elpepuint/20101212elpdmgrep_5/Tes">El Paìs</a>, traduzione italiana di Andrea Pinna </em><em>da megachip.info</em></p>
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		<title>Riproviamoci</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Dec 2010 14:31:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli ultimi scampoli di quest&#8217;anno si stanno caratterizzando per il loro interesse nell&#8217;incomprensibile politica italiana. La rottura tra Fini e Berlusconi segna probabilmente un momento di cesura storica, forse la chiusura definitiva di un troppo lungo ciclo di egemonia culturale, ancor prima che istituzionale. Il principale partito del centrodestra, dopo aver ampiamente vinto le elezioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli ultimi scampoli di quest&#8217;anno si stanno  caratterizzando per il loro interesse nell&#8217;incomprensibile politica  italiana. La rottura tra Fini e Berlusconi segna probabilmente un  momento di cesura storica, forse la chiusura definitiva di un troppo  lungo ciclo di egemonia culturale, ancor prima che istituzionale.<span id="more-17307"></span></em></p>
<p>Il principale partito del centrodestra, dopo aver ampiamente vinto le  elezioni politiche nel 2008, è imploso trascinando il Paese in un  vortice di incertezza e degrado che contribuisce ad incrementare  pericolosamente il distacco tra cittadini ed istituzioni. Il movimento  nelle Università e nelle Scuole ha avuto dunque il grande merito di  riorganizzare, seppur in maniera embrionale, delle forme di  partecipazione politica, di riaprire un minimo di dibattito pubblico  partendo dai temi centrali della Cultura, della Conoscenza e dei  Diritti. Il movimento ha concorso, per certi aspetti, persino a  ridisegnare i confini della comunicazione mettendo in difficoltà il  ruolo dei media classici a tutto vantaggio della efficienza comunicativa  della Rete. La spontaneità e il largo sentimento di condivisione che si  è venuto a creare con le recenti proteste stanno costringendo la  politica a fare i conti con sè stessa e con i suoi limiti d&#8217;azione, di  rappresentanza e soprattutto di comunicazione.<br />
Nelle ultime settimane  è scesa in campo una nuova generazione, non facilmente circoscrivibile  dal punto di vista anagrafico o politico, nella quale si ritrovano  giovani privati del futuro, una generazione definita da molti sociologi  come quella del &#8220;lavoro mai&#8221;, difficilmente inquadrabile secondo  paradigmi tipicamente &#8220;novecenteschi&#8221;. Un protagonismo, questo, capace  di destrutturare molte delle categorie fin qui adoperate dalla stessa  cultura storica del centrosinistra. La Crisi attuale d&#8217;altro canto sta  evidenziando tutte le contraddizioni di un modello di sviluppo globale  esclusivamente foriero di ingiustizie sociali e di degrado ambientale.  Quello stesso modello di sviluppo che ha espunto il Lavoro dal novero  dei diritti umani, relegandolo a &#8220;merce&#8221;.<br />
Un mutamento di così ampia e  penetrante portata non può che rimettere in discussione l&#8217;intero  bagaglio di convincimenti del fronte progressista, superando quella  dicotomia, spesso solo mediatica e sinceramente tanto asfissiante quanto  anacronistica, tra radicali e riformisti. Oggi è il tempo di uno scatto  d&#8217;orgoglio, di una ripartenza, di una riconversione, addirittura di un  nuovo linguaggio. Il Centrosinistra dovrebbe porsi come priorità  assoluta quella di restituire alla politica: dignità, passione e  genuinità, qualità che sembrano essere andate perse, riassumendo la  questione morale come la bussola per qualsiasi azione riformatrice. E&#8217;  giunto il tempo, per citare di Don Luigi Ciotti, di &#8220;cercare acqua nuova  e pulita per i troppi pozzi avvelenati della politica&#8221;. In quest&#8217;ottica  diventa tanto inadeguata quanto incomprensibile la scelta del Partito  Democratico siciliano di appoggio esterno alla giunta di Raffaele  Lombardo, tutt&#8217;oggi sott&#8217;inchiesta per concorso esterno in associazione  mafiosa.<br />
Quello di cui questo Paese ha estremo bisogno è di un nuovo  Centrosinistra che si candidi con coraggio a guidare il lungo e  tortuoso processo di emancipazione del nostro Paese dall&#8217;illegalità,  dalla disuguaglianza, dal degrado etico e culturale verso un livello di  libertà, uguaglianza, democrazia e, aggiungiamo, sobrietà più nobile.  Non si tratta di essere contrari a priori ad un dialogo con le forze  centriste del cosiddetto neonato &#8220;Terzo Polo&#8221;, di cui si intuisce la  funzione storica e il contributo strategico che può garantire nel  processo di liberazione dall&#8217;eversione berlusconiana e nella costruzione  di un polo conservatore maggiormente europeista e costituzionale.  Comprendiamo persino la necessità di un nuovo &#8220;compromesso straordinario  e costituente&#8221; tra forze politiche di diversa matrice culturale, in  grado di difendere le istituzioni della Repubblica da pulsioni  autoritarie e soprattutto di cambiare l&#8217;attuale legge elettorale.<br />
Quella  però deve essere la conclusione di un processo, oseremmo dire l&#8217;extrema  ratio. Quello però che non si riesce a capire è il sentimento di  aprioristica e quasi rassegnata subalternità ai conservatori, vecchi e  nuovi. Nel momento di massimo logoramento dell&#8217; egemonia berlusconiana  il centrosinistra non è stato capace di costruirsi un ruolo politico  lasciando che la scena fosse occupata per intero dalla crisi del  centrodestra e dai suoi attori.<br />
Deve terminare il momento del  tatticismo, delle lunghe attese degli avvenimenti del campo avverso,  della decisione dell&#8217;agenda politica da parte del centrodestra: è ora  che il centrosinistra si ritrovi nell&#8217;elaborazione di un proprio punto  di vista, di un proprio programma d&#8217;azione, di un nuovo linguaggio  capace di arrivare alle coscienze dei cittadini che parta dalle positive  esperienze locali dove il PD e la sinistra governano insieme da anni e  governano con ottimi risultati.<br />
Quale il punto di partenza? La scelta  delle primarie quale meccanismo democratico principe con il quale  individuare il soggetto più adatto a portare avanti tali idee.  Riprendendo quanto scritto da Guido Crainz recentemente su Repubblica:  &#8220;la possibilità di un mutamento dipende tutta dal centrosinistra, dalla  sua capacità di superare le cristallizzazioni e le troppo anguste  alternative che si sono delineate sin qui&#8221;.</p>
<p>Mattia Ciampicacigli</p>
<p>Francesco Scoppola</p>
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		<title>Migliore: &#8220;Il Pd non romperà con Nichi. L&#8217;autolesionismo ha un limite&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 05:51:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo un&#8217;intervista del Riformista a Gennaro Migliore sulla situazione politica attuale. Clicca qui]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi proponiamo un&#8217;intervista del Riformista a Gennaro Migliore sulla situazione politica attuale.</p>
<p>Clicca <a href="http://www.sinistraeliberta.eu/wp-content/themes/sel2010/images/MIGLIORERIFORMISTA.pdf" target="_blank">qui</a></p>
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		<title>Mussi: &#8220;Nuovo Cln? Essere contro non basta&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 05:47:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi proponiamo un&#8217;intervista dell&#8217;unità a Fabio Mussi sulla situazione politica attuale.</p>
<p>Clicca <a href="http://www.sinistraeliberta.eu/wp-content/themes/sel2010/images/MUSSIUNITA.pdf" target="_blank">qui</a></p>
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		<title>Fotovoltaico sui tetti</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 12:33:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voglio condividere con tutti voi la soddisfazione per aver intrapreso una strada nuova e importante, un’iniziativa che segna il nuovo corso che la Regione Puglia intende perseguire in materia di sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili. Abbiamo siglato il Protocollo d’Intesa con Enel.Si per promuovere l’installazione di impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Voglio condividere con tutti voi la  soddisfazione per aver intrapreso una strada nuova e importante,  un’iniziativa che segna il nuovo corso che la<strong> Regione Puglia </strong>intende perseguire in materia di sviluppo della produzione di <strong>energia da fonti rinnovabili</strong>. Abbiamo  siglato il Protocollo d’Intesa con Enel.Si per promuovere  l’installazione di impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici.<br />
Siamo dinanzi ad una sperimentazione che non ha precedenti in Italia.  Oggi inizia il secondo tempo della strategia regionale in materia di  fotovoltaico. Il tentativo è quello di realizzare una vera e propria  solarizzazione strutturale degli edifici pugliesi, delle case, degli  ospedali, delle scuole, dei parcheggi e di molte strutture pubbliche.<span id="more-17073"></span></p>
<p>Il tema riguarda la famiglia, in quanto si tratta di coniugare vantaggi  sociali e innovazione. La microproduzione di energia elettrica, infatti,  ha un duplice effetto: da un lato, consente di promuovere la cultura  dell’autoconsumo e del risparmio energetico, aumentando così la  consapevolezza individuale dell’importanza economica e ambientale di  definire un equilibrato bilancio energetico; e dall’altro, permetterà a  molte famiglie pugliesi e a micro e piccole imprese di ottenere  consistenti risparmi di spesa sulle bollette ottenendo i vantaggi  diretti o indiretti del sistema incentivante riconosciuto a livello  statale e che, diversamente, risulterebbe a vantaggio della produzione  industriale di energia elettrica da fonti rinnovabili.</p>
<p>La crisi economica che stiamo attraversando può essere un’occasione  feconda per tutti noi per ripensare abitudini e stili di vita che  promuovano scelte ambientalmente sostenibili. Il futuro del fotovoltaico  non può che essere la microproduzione, la solarizzazione integrale  delle città.</p>
<p>Ci  sono quindi diversi modi per affrontare una crisi economica, la  Puglia ha scelto di aggredirla e di imboccare la strada per il futuro.</p>
<p>Nichi</p>
</div>
<p><strong><a name="jump-16"></a></strong></p>
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		<title>Daspo: norma liberticida sia allo stadio che in piazza</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 08:01:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La proposta del ministro Maroni di estendere il daspo dallo stadio alle manifestazioni di piazza conferma quanto piu volta ho denunciato anche dalle pagine de il romanista. Lo stadio e le tifosorie delle curve sono un vero e proprio laboratorio del controllo soiciale e della repressione. Non ci sara da meravigliarsi se in questa corsa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La proposta del ministro Maroni di estendere il daspo dallo stadio alle  manifestazioni di piazza conferma quanto piu volta ho denunciato anche  dalle pagine de il romanista. Lo stadio e le tifosorie delle curve sono  un vero e proprio laboratorio del controllo soiciale e della  repressione. Non ci sara da meravigliarsi se in questa corsa liberticida  qualcuno non voglia introdurre anche la tessera del manifestante per  riprodurre nelle piazze gli effetti della tessera del tifoso.</p>
<p><span id="more-17023"></span>Quello che  sorprende invece e&#8217; la reazione di tanti giuristi. Meglio tardi che mai  viene da dire ma sopratutto dove erano quando nel silenzio generale il  daspo veniva prima introdotto e poi applicato a centinaia di tifos? Lo  sanno che ogni domenica allo stadio Olimpico c&#8217;e un ragazzetto di 18  anni che si becca il daspo perche si avvicina allo stadio senza  biglietto o con un fumogeno colorato?</p>
<p>Ora che tutti si interrogano sulla  legittimita di questo strumento si riapra finamente una discussione  pubblica sulle norme speciali che in questi anni hanno stravolto diritti  e liberta peri i tifosi perche&#8217; come si vede il problema e&#8217; di tutti e  riguarda la democrazia nel nostro paese. Liberatici e liberiamoci dal  daspo allo stadio e nelle piazze.</p>
<p>Paolo Cento</p>
<p>da Il Romanista</p>
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		<title>La rivolta, la legge, la politica</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 09:59:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ministri che criticano duramente la decisione dei giudici di scarcerare ex lege gli imputati; che sbraitano e invocano il pugno di ferro, promettendo l’estensione del “Divieto di accedere alle manifestazioni sportive” (Daspo) a quelle pubbliche, ovvero politiche, e si ostinano a portare in Senato, senza alcun ripensamento, l’infausta riforma Gelmini che ha scatenato il putiferio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ministri che criticano duramente la decisione dei giudici di scarcerare ex lege gli imputati; che sbraitano e invocano il pugno di ferro, promettendo l’estensione del “Divieto di accedere alle manifestazioni sportive” (Daspo) a quelle pubbliche, ovvero politiche, e si ostinano a portare in Senato, senza alcun ripensamento, l’infausta riforma Gelmini che ha scatenato il putiferio. <span id="more-17020"></span>Nel frattempo il responsabile della Difesa straparla da tutte le parti, come se fossimo in guerra e la guerra dovesse essere fatta contro i ragazzi che non la pensano esattamente come lui e scendono in piazza con furore.</p>
<p>Le reazioni della maggioranza alla manifestazione del 14 dicembre sono la cartina di tornasole di tutto quello che non va di questo governo e di questa maggioranza: la cultura politica estranea alla Costituzione, se non anticostituzionale, la vocazione autoritaria, il disprezzo delle regole, la presunzione del potere, l’incapacità di vedere i problemi reali della società. E le zone rosse per difendere il Parlamento dai manifestanti mentre il Parlamento dovrebbe trovare le strade per  parlare ai manifestanti. E essere difeso dalle vergogne che l’affollano.</p>
<p>Ma cartina di tornasole anche di quello che non va, più in generale, nel Paese. In particolare, un’opposizione esangue che non sa immaginare neanche come farcela a vincere la partita della lotta al berlusconismo  e rischia di perdere anche l’anima, incapace di ristabilire legami sociali, di ricucire in  qualche modo uno straccio di proposta intorno a cui ricominciare a discutere con le nuove generazioni. Che è oggi in Italia il problema dei problemi, L’ultima generazione, in particolare, quella che ha ormai interiorizzato a fondo il disagio esistenziale del <em>no future</em> e prova a reagire. Lo ha fatto in tanti modi, prima del 14 dicembre, in tante occasioni, sperimentando per lo più pratiche pacifiche e colte, presidiando università e dintorni dei Palazzi, salendo sui tetti, cercando interlocuzioni. Con risultati pari allo zero.</p>
<p>Non c’è certo da stare allegri per come sono andate le cose il 14 dicembre ma la cosa peggiore, per la politica, è guardare da un’altra parte, oppure osservare l’albero e non vedere la foresta. L’albero sono gli assalti, la foresta è il contesto generale.</p>
<p>Di questi tempi la rivolta, nelle forme dell’assalto ai simboli del potere o della devastazione degli spazi pubblici, ha fatto la sua comparsa più volte nelle strade delle capitali europee. Spesso è esplosa in pratiche di piazza dove rabbia e ribellione si colorano di violentismo politico o se ne fanno suggestionare.</p>
<p>Sono gravi i fatti di Roma, gravi quanto vogliamo, anzi di più. Ma anche del tutto analoghi a quelli successi nelle piazze e strade di altre capitali. Quasi fotocopie. Da Atene a Londra, da Parigi e a Madrid. Le fiamme le abbiamo viste in diretta anche là e l’assalto alla macchina dell’erede al trono britannico con consorte al fianco vale quanto l’assalto ai blindati delle forze dell’ordine davanti al Senato. Forse simbolicamente e sul piano giudiziario di più, visto che le gerarchie sociali e istituzionali non sono uno scherzo e dominano scena, senso delle cose e ordinamenti statali.</p>
<p>Sono vere e proprie rivolte che coinvolgono molti o creano dinamiche di coinvolgimento di molti. Rivolte di un’età ansiosa della vita e di un’epoca di crisi che comunica ansia da vuoto di vita, perché erode le condizioni dell’esistenza e corrode fino all’osso la vita democratica.</p>
<p>Le due cose stanno insieme, la politica dovrebbe capirlo.</p>
<p>Se la Repubblica perde via via i pezzi che dovrebbero fare di essa quello che la Costituzione vorrebbe che fosse – attivo presidio di cittadinanza democratica, attivo sistema di garanzie per il futuro – e i suoi Palazzi si riempiono di quello di cui si riempiono – non raramente a un punto tale da vergognarsene &#8211; e la politica dell’opposizione è quello che è &#8211; politica dei distinguo in Parlamento e del silenzio nel Paese &#8211; dove sono i filtri, i ponti, le interlocuzioni, le mediazioni che le istituzioni rappresentative dovrebbero offrire e la politica attivamente costruire?</p>
<p>La Repubblica abbandona i suoi figli e le sue figlie al loro destino.</p>
<p>La Repubblica non è più quella dell’articolo 3.</p>
<p>Questo il rischio contenuto in provvedimenti come quello di Gelmini, e non solo in quello; questo il messaggio.</p>
<p>E allora non c’entrano niente gli spettri del passato, le storie degli anni di fuoco del nostro Paese, rievocate da ministri isterici alla caccia di un salvacondotto per se stessi e pronti a ridurre a crimine la protesta, mascherandola di stereotipi di comodo – “provocatori, “infiltrati” e quello che volete voi &#8211; per ridurla, come da copione questo sì antico, a problema di ordine pubblico.</p>
<p>La rivolta è una rivolta di “questa” epoca, nasce dai problemi di questa epoca, di una società che l’ultimo rapporto del Censis rappresenta protesa sull’orlo di una catastrofe da scandagliare per via psicoanalitica, con le ali tarpate, affacciata su un vuoto che inghiotte soprattutto loro. I giovani, ragazzi e ragazze <em>no future</em>, come loro stessi dicono si sé. Dovrebbero stare a casa a studiare, hanno detto di loro i ministri; in attesa del niente, hanno detto loro.</p>
<p>Per questo la reazione del governo ai fatti del 14 dicembre non poteva essere molto diversa da quella che è stata. Daspo esteso alle manifestazioni pubbliche? Ebbene sì, senza tante sottigliezze.</p>
<p>La protesta è da società in dissolvenza, la reazione è da stato di polizia.</p>
<p>Dove andremmo a finire è fin troppo esplicito. Già per le manifestazioni sportive, il Daspo sotto il profilo della costituzionalità, non è proprio un capolavoro. Limitare la libertà personale &#8211; spiegherebbe un costituzionalista di quelli che non fanno concessioni interpretative &#8211; con pronunciamento dell’autorità di pubblica sicurezza e non del giudice, come il Daspo prevede, è già una lesione della Carta. Ma, diciamo noi, senza tanti giri di parole, estenderlo alle manifestazioni pubbliche travolgerebbe tutti i capisaldi dello stato di diritto, sbaraglierebbe la “riserva di giurisdizione” – cioè il compito del giudice di tutelare la libertà del cittadino di fronte all’autorità di pubblica sicurezza &#8211; indicata dall’articolo 13, terzo comma e metterebbe sotto scacco la libertà politica.</p>
<p>C’è anche un lato paradossale e ridicolo in questa insana proposta: Chi compilerà le liste degli inaffidabili e dei non idonei a scendere in piazza? Chi deciderà i buoni e i cattivi? Chi metterà i tornelli nelle piazze e nelle strade?</p>
<p>Mille e una ragione insomma per far capire con chiarezza e determinazione al governo che non è proprio il caso di continuare sulla strada della riduzione democratica.</p>
<p>Ma la politica, quella che affronta i problemi, che ha a cuore il Paese, come dice Nichi Vendola: dov’è?</p>
<p>Mi piacerebbe pensare che anche la ministra Mariastella Gelmini, potrebbe trovare la strada della politica. Per esempio, potrebbe ritirare il suo provvedimento, fare un passo indietro, dire liberamente e pubblicamente al collega Tremonti che, tutto sommato, è meglio aprire un tavolo con gli studenti, guardare e pensare meglio alle cose perché la questione è tra le più importanti per il futuro del nostro Paese.</p>
<p>La politica è questo. Pensate che cambio di scena.</p>
<p>Non succederà. Ma sarei grata alla ministra se succedesse.</p>
<p>Elettra Deiana</p>
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		<title>La democrazia che vacilla</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 07:42:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Indubbiamente, e da diverso tempo, viviamo un periodo &#8220;oscuro&#8221;, la Democrazia vacilla, il malessere sociale che ha raggiunto livelli ormai altissimi e inaccettabili per un Paese civile, vuole essere arginato attraverso l&#8217;uso della forza, senza una azione politica incisiva destinata alla risoluzione delle cause che finora hanno generato risentimento ed esasperazione. Le esternazioni del presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Indubbiamente,  e da diverso tempo, viviamo un periodo &#8220;oscuro&#8221;, la Democrazia vacilla,  il malessere sociale che ha raggiunto livelli ormai altissimi e  inaccettabili per un Paese civile, vuole essere arginato attraverso  l&#8217;uso della forza, senza una azione politica incisiva destinata alla  risoluzione delle cause che finora hanno generato risentimento ed  esasperazione.<span id="more-17012"></span></p>
<p>Le esternazioni del  presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, fanno ripiombare  l&#8217;Italia nel &#8220;ventennio&#8221; dove si incarceravano persone in base al libero  arbitrio. Per Gasparri infatti, la soluzione agli atti violenti che si  sono svolti a Roma sono gli arresti &#8220;preventivi&#8221; dei soggetti più  pericolosi che fanno capo a quei vasti gruppi di criminali che  costellano l&#8217;area della sinistra.</p>
<p>L&#8217;Italia non può  accettare questi annunci di fascismo, la violenza deve essere arginata  con il dialogo, con una politica capace di dar vita ad un nuovo percorso  di inclusione sociale.</p>
<p>A proposito  dell&#8217;oscurità che ci avvolge, di seguito vi propongo un interessante  passaggio di Hannah Arendt che ne descrive molto chiaramente le cause:</p>
<p><em>&#8220;La funzione della  sfera pubblica consiste nel far luce sugli affari umani, offrendo uno  spazio in cui gli uomini possano mostrare , con fatti e parole, chi  siano e cosa possano fare, nel bene e nel male. Dunque, l&#8217;oscurità è  scesa quando questa luce è stata eclissata da una &#8220;carenza di  credibilità&#8221; e da un &#8220;governo invisibile&#8221;, dal discorso che non svela  ciò che è ma lo occulta, da esortazioni morali o di atro genere che, con  il pretesto di confermare antiche verità, degradano ciascuna di queste a  insignificante banalità.&#8221;</em></p>
<p>Ecco ancora Hannah Arendt che ne descrive le dirette conseguenze:</p>
<p><em>&#8220;La sfera pubblica  ha perso la capacità d&#8217;illuminazione che faceva parte della sua natura  originaria. Nei paesi del mondo occidentale, in cui la libertà dalla  politica è stata inclusa costantemente, dal tramonto del mondo antico in  poi, tra le libertà fondamentali, diventando sempre più numerosi coloro  che fanno uso di tale libertà e si sono allontanati dal mondo e dagli  obblighi che hanno al suo interno [...]. Ma ad ognuno di questi  arretramenti si verifica una perdita, quasi comprovabile, verso il  mondo: ciò che si perde è la mediazione, specifica e in genere  insostituibile, che si sarebbe dovuta formare tra l&#8217;individuo e i suoi  simili.&#8221;</em></p>
<p>Le parole di Hannah  Arendt illustrano con profetica lungimiranza quello che oggi stiamo  vivendo, che stiamo subendo nostro malgrado, ovvero l&#8217;allontanamento  della società dalla politica e dalla sfera pubblica, dove  l&#8217;atteggiamento fondamentale dell&#8217;individuo moderno è l&#8217;alienazione dal  mondo.</p>
<p>In queste condizioni  può proliferare abbondantemente la paura e la violenza, diventati  principali interessi di chi è al potere, per rafforzarsi ancora di più.</p>
<p>Andrea Sironi</p>
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		<title>Il federalismo sia una sfida</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 05:31:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo un’intervista a Nichi, a firma di Vincenzo del Giudice e pubblicata oggi su Il Sole 24 Ore. Al centro dell’intervista i temi del federalismo e i rischi di una prospettiva federalista in salsa leghista. Leggi l’intervista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Vi proponiamo un’intervista a <strong>Nichi</strong>, a firma di <strong>Vincenzo del Giudice</strong> e pubblicata oggi su <strong>Il Sole 24 Ore</strong>. Al centro dell’intervista i temi del federalismo e i rischi di una prospettiva federalista in salsa leghista.</p>
<p>Leggi l’<a href="http://www.rassegnastampacrp.com/rassegna.aspx?pdf=LOC546657.pdf">intervista</a></p>
</div>
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		<title>Video, Nichi a In Mezz&#8217;ora</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 05:23:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Clicca qui per vedere la puntata di &#8220;In Mezz&#8217;ora&#8221; di Lucia Annunziata con Nichi Vendola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Clicca <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-40bf03cc-d7f2-44bb-86af-a2f53aa9948a.html#p=0" target="_blank">qui</a> per vedere la puntata di &#8220;In Mezz&#8217;ora&#8221; di Lucia Annunziata con Nichi Vendola.</p>
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		<title>Videoforum al Mattino</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 06:35:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo il filmato del videoforum di Nichi con i giornalisti del Mattino di Padova. Nel lungo dialogo, Nichi affronta i temi dei rifiuti, della solidarietà, del federalismo e dell’immigrazione.Inoltre, non sono stati trascurati i temi della politica nazionale, dalla crisi del governo Berlusconi alle prospettive future. Guarda il video]]></description>
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<p>Vi proponiamo il filmato del videoforum di <strong>Nichi</strong> con i giornalisti del <strong>Mattino di Padova</strong>. Nel lungo dialogo, Nichi affronta i temi dei rifiuti, della solidarietà, del federalismo e dell’immigrazione.Inoltre, non sono stati trascurati i temi della politica nazionale, dalla crisi del governo Berlusconi alle prospettive future.</p>
<p>Guarda il <a href="http://mattinopadova.gelocal.it/multimedia/2010/12/18/video/padova-videoforum-al-mattino-con-nichi-vendola-27507097/1">video</a></p>
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		<title>Nichi: &#8220;Giusto ribellarsi, ma la guerriglia è un vicolo cieco&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 08:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il leader della sinistra vicina ai movimenti: la politica non faccia prediche, ha dato spettacoli ben peggiori. Questi ragazzi non hanno futuro, la rabbia è inevitabile quando gli adulti non riescono a dare risposte alle speranze dei giovani. &#8220;Ho cercato di evitare di parlare degli scontri di Roma. Mi addolora. Perché vedo i miei cinque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il leader della sinistra vicina ai movimenti: la politica non faccia  prediche, ha dato spettacoli ben peggiori. Questi ragazzi non hanno  futuro, la rabbia è inevitabile quando gli adulti non riescono a dare  risposte alle speranze dei giovani.</p>
<p>&#8220;Ho cercato di evitare di parlare degli scontri di Roma. Mi addolora.  Perché vedo i miei cinque nipoti, i tanti ragazzi, la domanda  sparpagliata, carsica, di dignità della vita e di cambiamento. C&#8217;è una  carica di disperazione&#8230;&#8221;.</p>
<p><strong>Nichi Vendola, questo dà  ragioni alla guerriglia di Roma? Ha scritto Roberto Saviano, in una  lettera ai ragazzi del Movimento, che la violenza è una trappola, un  favore al Potere, ai vecchi signori che hanno fallito con le loro  strategie violente. Lei, leader della sinistra vicina ai Movimenti, è  d&#8217;accordo?<br />
</strong>&#8220;La violenza è sicuramente una trappola; è  entrare in un vicolo cieco; è il contrario della radicalità. Violenza è  una forma di autodegradazione. Significa lasciare che la brutalità dei  mezzi diventi il cannibale che si mangia la bontà dei fini. Saviano  propone un dialogo con un movimento nascente e adolescenziale che è una  immensa speranza in un paese in cui gli adulti hanno adulterato anche la  speranza. Ma è tutto il vecchio continente &#8211; l&#8217;incendio nelle banlieue  parigine, la ciclica esplosione di sommovimenti giovanili in diverse  metropoli europee &#8211; a ignorare una generazione che non ha nulla da  perdere&#8221;.</p>
<p><strong>Giustifica in parte questa violenza, quindi?<br />
</strong>&#8220;Non  intendo giustificare, voglio capire. C&#8217;è un dato inedito nella  condizione giovanile ed è la spoliazione del futuro. In Italia i giovani  sono la &#8220;generazione    del lavoro mai&#8221;, come per i condannati all&#8217;ergastolo, per sempre  precari. Ragazzi che vivono in scuole e università sempre più  dequalificate; assuefatti a immagini di morte, dalla macchia di petrolio  del golfo del Messico al plastico del garage di Avetrana in uno studio  tv&#8221;.</p>
<p><strong>Ma lei da che parte sta, da quella degli studenti?<br />
</strong>&#8220;Assolutamente  sì. Sto con questa generazione. Sempre contro la violenza, sempre con i  giovani che si ribellano. Questa è una generazione che ha una  repulsione spontanea verso il Potere che ha prodotto l&#8217;esecuzione  sommaria di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi. Come se i giovani  fossero vuoti a perdere. Ecco, la politica deve dare risposte a questo  passaggio d&#8217;epoca; riconnettere la domanda di vita e di libertà. Un  lavoratore deve arrampicarsi su una gru per fare vedere la sua  disperazione e le sue ragioni. C&#8217;è una società alla deriva, il nuovo  nome della questione sociale è molto antico ed è povertà&#8221;.</p>
<p><strong>Per i partiti, per i politici c&#8217;è indifferenza se non disgusto?<br />
</strong>&#8220;La  fanghiglia e il teppismo che abbiamo visto nelle aule parlamentari  durante il voto sulla fiducia a Berlusconi, impediscono alla politica di  fare prediche. Questa generazione ha trovato forme d&#8217;identificazione  nell&#8217;appartenenza alle curve dello stadio, nel tifo identitario. Anche  lo stadio è un surrogato di ciò che è venuto meno: la scuola la  famiglia, la politica, i partiti, tutto è venuto meno. Restano la tv e  lo stadio&#8221;.</p>
<p><strong>I poliziotti hanno manganellato, la sinistra  denuncia la repressione. Ma se lei, che si candiderà alla leadership  del centrosinistra, fosse stato al governo, cosa avrebbe fatto?<br />
</strong>&#8220;Questo  governo non ha ascoltato nessuno, ha spezzato le gambe alla speranza  della scuola e dell&#8217;università. Berlusconi aveva promesso le tre &#8220;i&#8221;  (inglese, impresa, informatica) e ha realizzato le tre &#8220;p&#8221; (paura,  povertà, precarietà). Potrei mettere una quarta &#8220;p&#8221; ma in Italia si  preferisce dire escort&#8221;.</p>
<p><strong>Il Pd ha parlato di infiltrati, è stato un errore?<br />
</strong>&#8220;Questa  volta a me pare che tutti hanno cercato di capire di più. Lasciamo  perdere servizi segreti, poliziotti, infiltrati black bloc, è accaduta  una cosa che non cancella il fatto che la stragrande maggioranza dei  giovani che protestano sono più studiosi di come è stata la Gelmini e  sono pacifici. C&#8217;è un humus di violenza che attraversa questa fase della  storia italiana e della storia europea, che si determina quando il  mondo adulto non sa aprire le finestre e impedisce ai ragazzi di  guardare il futuro. È questa la bomba di orologeria in sé&#8221;.</p>
<p>Giovanna Casadio</p>
<p>Fonte: Repubblica</p>
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		<title>Riforma Gelmini: fatti e misfatti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 15:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 18 dicembre alle ore 17,30 ad Orviento sala interna bar Sant&#8217;Andrea, Sinistra Ecologia Libertà e i Giovani Democratici organizzano un incontro dibattito per capire, con l&#8217;aiuto di docenti, ricercatori, e parlamentari, la situazione dell&#8217;università italiana, la proposta Gelmini e le soluzione alternative. interverranno: GIANCARLO BAFFO (Docente Università degli studi di Siena) ALESSIO ROTISCIANI (Associazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 18 dicembre alle ore 17,30 ad Orviento sala interna bar Sant&#8217;Andrea, Sinistra Ecologia Libertà e i Giovani Democratici organizzano un  incontro dibattito per capire, con l&#8217;aiuto di docenti, ricercatori, e  parlamentari, la situazione dell&#8217;università italiana, la proposta  Gelmini e le soluzione alternative.<br />
<span id="more-16953"></span>interverranno:<br />
GIANCARLO BAFFO (Docente Università degli studi di Siena)<br />
ALESSIO ROTISCIANI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani)<br />
MARCO FURFARO (Presidenza Nazionale Sinistra Ecologia Libertà)<br />
VALTER TOCCI (Parlamentare PD)</p>
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		<title>&#8220;C&#8217;è un&#8217;Italia Migliore&#8221;. La campagna per Nichi Vendola Presidente.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 17:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è qualcuno che crede nelle bacchette magiche, c’è qualcuno che pensa alla rivoluzione, c’è chi, sconfortato, si è già arreso da tempo. E invece noi sappiamo che basta saperla trovare, basta darle fiducia, basta aiutarla ad alzare la testa, ma per fortuna, un’Italia migliore c’è. C’è un’Italia migliore sui tetti delle università, nelle aule delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>C’è qualcuno che crede nelle bacchette  magiche, c’è qualcuno che pensa alla rivoluzione, c’è chi, sconfortato,  si è già arreso da tempo. E invece noi sappiamo che basta saperla  trovare, basta darle fiducia, basta aiutarla ad alzare la testa, ma per  fortuna, un’Italia migliore c’è.<br />
C’è un’Italia migliore sui tetti delle università, nelle aule delle  scuole pubbliche, accanto a una culla, in coda a un supermercato, in un  laboratorio di ricerca male illuminato, in una piazza piena di persone e  di speranze, in case di fortuna, nelle librerie, nel lavoro quotidiano  di tante associazioni, persino nei bar.<span id="more-16809"></span></p>
<p>C’è un’Italia migliore fatta di cittadini che hanno preferito la fatica dell’onestà al comfort della furbizia.</p>
<p>Da questa certezza nasce la campagna nazionale per Nichi Vendola  Presidente, a partire da cinque temi fondamentali che però da soli non  bastano a descrivere l’idea di Paese, di società, di modello di sviluppo  che vorremmo. Per questo vi invitiamo ad una gara di creatività e di  partecipazione: tra qualche giorno su nichivendola.it ognuno potrà  proporre la sua idea e creare il suo slogan per contribuire, insieme a  tante e a tanti, con passione e coraggio, a costruire un’Italia  migliore.</p>
<p>Ecco la <a href="http://www.ceunitaliamigliore.it/">campagna</a></p>
</div>
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		<title>«La piazza è l’inizio delle primarie. Un errore barricarsi nel palazzo»</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 08:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sindrome di Godot. La sinistra aspetta Fli e Udc per poter mettere in campo un’ipotesi vincente. Intervista a Nichi Vendola. «La piazza di San Giovanni e&#8217; un punto di partenza. Bisogna lavorare per costruire piazza Italia, la piazza dell’Italia migliore capace di condurre al capolinea l’Italia peggiore barricata dentro Palazzo Chigi». I veti, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La sindrome di Godot. La sinistra aspetta Fli e Udc per poter  mettere in campo un’ipotesi vincente. Intervista a Nichi Vendola.</em></p>
<p>«La piazza di San Giovanni e&#8217; un punto di partenza.  Bisogna lavorare per costruire piazza Italia, la piazza dell’Italia  migliore capace di condurre al capolinea l’Italia peggiore barricata  dentro Palazzo Chigi».<span id="more-16786"></span></p>
<p>I veti, le esclusioni non fanno parte del mondo  di Nichi Vendola, presidente della Puglia e leader di Sel, pronto ad  aprire a larghe alleanze.<!--more--><br />
<strong>Lei, pero&#8217;, alla manifestazione del Pd non  c’era.<br />
</strong>«Bersani aveva invitato me e Antonio Di Pietro, ma trattandosi di  una iniziativa del Pd era giusto rispettare questa scelta».<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Il Pd  incerto tra Casini, Fini, Di Pietro, Vendola. Ma le sue ipotesi di  alleanze rischiano di naufragare per mancanza di interesse da parte  altrui.</strong><br />
«Il problema non riguarda gli assetti del ceto politico. Il vero  nodo e&#8217;  individuare gli alleati fondamentali nella societa&#8217;. Oggi ci sono  le condizioni per costruire alleanze vincenti non solo con il mondo del  precariato, del lavoro subordinato, degli studenti. Oggi ci sono le  condizioni per un’alleanza con il mondo delle partite Iva, del Family  day: e&#8217; una parte d’Italia che paga un prezzo salatissimo, a causa di  politiche economiche e sociali che portano il Paese verso l’Ottocento».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Perche&#8217; il Pd riempie le piazze ma non suscita altrettanto entusiasmo al  momento del voto? </strong><br />
«Non c’e&#8217;  dubbio che di fronte alla crisi strutturale  del centrodestra e all’autentica deflagrazione della coalizione di  governo, il centrosinistra sia apparso distante, incerto e ancora  incapace di una offerta politica forte. E invece il Paese ha bisogno di  una speranza, di un grande progetto di trasformazione, di un cantiere  credibile, plurale a cui prendono parte tutti i mondi dell’alternativa.  Tutto il centrosinistra ha bisogno di una marcia in piu&#8217;».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Gli elettori  hanno l’impressione di una sinistra afasica di fronte a un avversario,  Berlusconi, che mai era stato cosi&#8217; in difficoltà.</strong><br />
«C’e&#8217;  indubbiamente  qualcosa che non funziona quando, a fronte di una coalizione in caduta  libera, non ce n’e&#8217; un’altra in forte ascesa. Il problema e&#8217;  il  centrosinistra stesso, ma anche le alleanze, il programma in questo  passaggio epocale. Bisogna costruire non nel chiuso del palazzo ma  all’”aria aperta”, implementando il fattore della partecipazione  democratica. La piazza di San Giovanni e&#8217;  l’inizio delle primarie».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Se  Berlusconi ottiene la fiducia nel Pd si parla gia&#8217; di resa dei conti.  Masochismo e che altro? </strong><br />
«Il dato numerico e&#8217; soprattutto un elemento  simbolico nella contesa molto maschile tra il premier e il suo  antagonista a destra, Fini. Ma il dato politico non cambia con qualche  voto in piu&#8217; ».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cambia pero&#8217;  per la sinistra, che rischia di implodere. </strong><br />
«La  vicenda dell’ultimo anno e&#8217;  emblematica: la destra discute del suo  futuro, altrettanto fa il centro, mentre la sinistra discute del destino  della destra e del centro. Si autorimuove e vive in una sindome  beckettiana da aspettando Godot: per potere mettere in campo un’ipotesi  vincente aspetta ora Casini ora Fini. E invece bisogna rompere un  argine, cedere un pezzo di sovranita&#8217;  a un popolo piu&#8217;  vasto e ritrovare  nelle primarie la ragione e l’entusiasmo di un centrosinistra che torna a  vincere».</p>
<p>Maria Paola Milanesio</p>
<p>Fonte: il mattino</p>
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		<title>Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 07:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, potrebbe essere la sintesi dello “scudo fiscale”. Come è noto lo “scudo fiscale” è il provvedimento di legge, voluto dal Governo Berlusconi, che ha consentito a chi in passato aveva esportato illegalmente capitali all’estero di farli rientrare in Italia &#8211; o semplicemente di ripulirli pur lasciandoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, potrebbe  essere la sintesi dello “scudo fiscale”.</p>
<p>Come è noto lo “scudo fiscale” è il provvedimento di  legge, voluto dal Governo Berlusconi, che ha consentito a chi in passato aveva  esportato illegalmente capitali all’estero di farli rientrare in Italia &#8211; o  semplicemente di ripulirli pur lasciandoli all’estero &#8211; a prezzi da saldo di  fine stagione.</p>
<p><span id="more-16796"></span>Un provvedimento di questa natura è una vergogna  inaccettabile per ragioni etiche e di equità fiscale, inoltre è una rinuncia ad  ingenti entrate dello Stato proprio quando ce n’è più bisogno. Tuttavia lo scudo  fiscale anche nel merito sembra meno solido di quanto promesso agli esportatori  di capitali per convincerli a fare rientrare i quattrini.</p>
<p>La penale per mettere una pietra tombale sul passato è  stata stabilita in un ridicolo 5 per cento. Altri paesi per provvedimenti  analoghi hanno fatto pagare fino al 40 %, quindi il provvedimento del Governo  Berlusconi ha avuto una convenienza incredibile.</p>
<p>Per di più lo “scudo fiscale” è stato concepito in modo  da diventare un condono per alcuni reati come quelli di bilancio e di fatto una  depenalizzazione dei reati penali perché per poter stabilire che sono stati  commessi si dovrebbe indagare proprio partendo dalle frodi fiscali e di  bilancio, cosa esclusa dallo scudo fiscale.</p>
<p>Per questo chi si occupa di lotta alla criminalità ha  giustamente criticato questo provvedimento. Infatti la criminalità organizzata  ha avuto un’occasione imperdibile per ripulire guadagni illeciti e insieme per  far sparire le prove di reati da cui si poteva risalire ai più gravi reati di  criminalità organizzata.</p>
<p>Lo Stato ha perso un’occasione importante per fare  chiarezza su comportamenti illeciti e fare passi avanti contro la criminalità  organizzata. Quando Maroni fa dichiarazioni un tantino tronfie sui beni  sequestrati alla criminalità organizzata dovrebbe conteggiare anche quanti  capitali sono stati ripuliti con lo scudo fiscale e forse avrebbe una sorpresa.  Il Governo Berlusconi si è accontentato del classico piatto di lenticchie: pochi  miliardi di euro (5,5) una tantum mentre i circa 270.000 responsabili di  esportazione illegale di capitali, che hanno utilizzato lo scudo fiscale, si  sono tenuti ben stretti 100 miliardi di euro.</p>
<p>Ma il diavolo non ha fatto il coperchio, infatti  l’Unione Europea ha sollevato il problema dell’IVA che essendo imposta europea  non può essere condonata. Lo scudo fiscale invece ha deciso che anche l’IVA  rientrava nel forfait a prezzo di favore per gli esportatori di capitali, ma  l’Unione Europea ha rotto le uova nel paniere e ha avviato la procedura per  mettere in mora la legge italiana su questo punto.</p>
<p>Per evitare questa messa in mora l’Agenzia delle Entrate  ha inviato una lettera a Bruxelles spiegando con un equilibrismo da funabolo che  lo scudo vale ma certo l’IVA non si tocca. Quindi, in sostanza, lo scudo vale  per tutto il resto ma non per l’IVA. L’Agenzia delle Entrate chiarisce nella  lettera inviata a Bruxelles che se l’accertamento fiscale dovesse concludere che  c’è stata evasione di IVA lo Stato italiano si impegnerà a garantire il ristorno  all’Europa e quindi a chiedere il maltolto agli evasori.</p>
<p>In conclusione il salvacondotto ottenuto con lo scudo  fiscale vale ma solo fino a un certo punto. Certo occorre che vi sia un  accertamento fiscale sull’evasione dell’IVA, ma se c’è occorre procedere perché  l’IVA è imposta europea e non si può condonare.</p>
<p>Ovviamente c’è una doppia verità. Agli evasori si fa  capire che tanto gli accertamenti non ci saranno e a Bruxelles che se dovessero  esserci e accertare l’evasione lo Stato italiano procederebbe a riscuotere le  somme dovute: scudo o non scudo.</p>
<p>La questione non è di poco conto. Non è facile dire  quanto di queste somme esportate all’estero potrebbero derivare da evasione  dell’IVA. Certamente una parte importante perché per evadere la dichiarazione  dei redditi personale o aziendale occorre che vi siano entrate non dichiarate,  quindi in nero e spese gonfiate e spesso anche bugie nei bilanci. Quindi una  campagna seria di controlli sull’evasione dell’IVA avrebbe buone possibilità di  recuperare all’imposizione almeno una parte delle somme esportate illegalmente e  condonate a condizioni eccessivamente favorevoli. Se anche solo la metà dei 100  miliardi derivasse da evasione IVA lo Stato potrebbe incassare 10 miliardi. E’  una cifra che oggi sarebbe molto utile per le finanze del nostro paese.</p>
<p>A questo punto il problema è solo politico.</p>
<p>Un nuovo Governo potrebbe invertire la rotta e indicare  all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza il compito di perseguire  prioritariamente l’evasione dell’IVA, a partire da quanti hanno fatto ricorso  allo scudo fiscale, con la certezza di ottenere risultati sostanziosi per le  entrate pubbliche, estremamente utili in questa difficile fase economica. Così  lo scudo fiscale potrebbe diventare un poco meno iniquo.</p>
<p>Alfiero Grandi</p>
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		<title>La mafia in Brianza</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 07:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica mafiosa in Brianza è una realtà ben radicata, finita sotto i riflettori verso la metà dello scorso luglio, con cinquanta arresti su un totale di trecento fra Calabria e Lombardia. Importante indicatore riguardo la presenza della &#8216;ndrangheta su un territorio a sempre più alta densità urbanizzata, con sempre più uomini politici legati a quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La politica mafiosa in  Brianza è una realtà ben radicata, finita sotto i riflettori verso la  metà dello scorso luglio, con cinquanta arresti su un totale di trecento  fra Calabria e Lombardia.</p>
<p><span id="more-16575"></span>Importante indicatore  riguardo la presenza della &#8216;ndrangheta su un territorio a sempre più  alta densità urbanizzata, con sempre più uomini politici legati a quel  mondo di affari illeciti con di fronte l&#8217;Expo 2015, grande  manifestazione dove sarà necessario costruire palazzi, strade, hotel,  parcheggi, dunque tonnellate e tonnellate di cemento, anche in Brianza.</p>
<p>Un business da non  perdere, anzi da far fruttare il più possibile, attraverso la  compiacenza e la subordinazione che il mondo politico offre sempre più  al mondo imprenditoriale.</p>
<p>Le forze dell&#8217;ordine si  sono concentrate su due gruppi, uno a Seregno e uno a Desio. Il gruppo  di Seregno capeggiato fino al 2008 da Rocco Cristello, ucciso a colpi di  pistola più di due anni fa a Verano Brianza, vertice del quale conteso  fra Antonino Belnome e Antonio Stagno. Il secondo, quello di Desio,  legato alla cosca Iamonte e capeggiato da Annunziato Moscato.</p>
<p>Nella ricostruzione  della magistratura si parla anche di un video girato a Paderno Dugnano  nel quale i clan calabresi del nord, per alzata di mano, sceglievano il  loro grande capo, individuato nella persona di Pasquale Zappia.</p>
<p>Scene da film, ovvero  quando la realtà supera l&#8217;immaginazione. Una realtà che porta lo  scioglimento di una giunta, quella di Desio, nel &#8220;profondo nord&#8221;.</p>
<p>Facendo un rapido giro  di orizzonte, e non mettendo la testa sotto la sabbia, si può  chiaramente dire che questa situazione non è certamente una novità,  anzi, le cosiddette &#8216;ndrine godono di buona salute, già nel 2008 la  Commissione Parlamentare Antimafia segnalava la presenza della  ’ndrangheta in Brianza. Da allora ad oggi poco è stato fatto, se non una  grande commistione fra politica, impresa ed illegalità.</p>
<p>Lo scorso mese di  giugno, &#8220;LiberaGioventù&#8221; aveva promosso un incontro a Monza dal titolo  &#8220;La mafia in Brianza&#8221;, nel quale si è data voce e luce a fenomeni  mafiosi sempre più presenti e sempre più ramificati, spesso non  &#8220;mediatizzati&#8221; dagli organi informativi locali, delineando una  situazione veramente inquietante.</p>
<p>Questo fa pensare, fa  riflettere sulle tante questioni morali aperte in questo Paese che non  riescono a trovare una valida ed efficace soluzione, in quanto il ruolo  della politica è stato snaturato da quella componente in grado  promuovere e garantire una cultura della legalità.</p>
<p>Un possibile esito  positivo nella lotta contro il sistema mafioso, si avrà solo e soltanto  offrendo degli &#8220;spazi di Democrazia&#8221;, capaci di svolgere una azione  didattica verso una nuova dimensione ed una nuova valenza della legalità  e del rigore morale, come diceva Paolo Borsellino: &#8220;La magistratura può  fare solo accertamenti di carattere giudiziale, le istituzioni hanno il  dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per  essere oneste e apparire tali&#8221;.</p>
<p>Questo è il punto di  arrivo della triste pagina che ha visto coinvolto il nostro territorio,  un vuoto di cultura politica, al momento incolmabile, dove la Sinistra  ancora non riesce a muoversi con disinvoltura, non raccordando a sè  l&#8217;interpretazione della nuova e modificata struttura della società  civile, e con essa anche la diversa struttura organizzativa che il  sistema mafioso ha adottato.</p>
<p>Ecco dunque uno dei  campi di azione di &#8220;Sinistra Ecologia Libertà&#8221;, quale nuova forza  politica di Sinistra: la proposta di una rinnovata forma di  responsabilità civile nei confronti di un territorio, da troppo tempo,  stretto nella morsa di un sistema mafioso ramificato, pericoloso quanto  silenzioso ed apparentemente invisibile ai più.</p>
<p>Andrea Sironi</p>
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		<title>Protesta dei sindacati di PS</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 14:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sinistra Ecologia Libertà sostiene le ragioni della protesta che le forze di pubblica sicurezza hanno programmato per giovedì 9 dicembre, con volantinaggi in diverse città, e per mercoledì 13, con una manifestazione nazionale davanti a Montecitorio. Queste proteste fanno seguito a numerose altre che hanno accompagnato le varie manovre finanziarie del governo Berlusconi, ottenendo anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinistra Ecologia Libertà sostiene le ragioni della protesta che le forze di pubblica sicurezza hanno programmato per giovedì 9 dicembre, con volantinaggi in diverse città, e per mercoledì 13, con una manifestazione nazionale davanti a Montecitorio. <span id="more-16557"></span>Queste proteste fanno seguito a numerose altre che hanno accompagnato le varie manovre finanziarie del governo Berlusconi, ottenendo anche qualche parziale risultato ma non l’inversione di tendenza rispetto a una negativa dinamica in atto.</p>
<p>La denuncia dello “smantellamento della sicurezza pubblica” è, per tale motivo, al centro delle mobilitazioni  promosse in questi giorni da un arco amplissimo di forze sindacali, che coinvolge venti sigle del settore, di diverso orientamento politico, e mette insieme Forze di Polizia, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria, Guardie Forestali.</p>
<p>Per Sel la denuncia dei sindacati coglie un aspetto importante. Sinistra Ecologia Libertà sottolinea in particolare che  nell’impostazione politica dell’attuale maggioranza di governo, lo smantellamento della sicurezza pubblica non deriva soltanto da un’inconsulta politica dei tagli ma è anche la combinazione da una parte di una retorica emergenzialista e securitaria, che si affida all’inasprimento delle norme di legge e delle misure repressive, dall’altra di un’idea di fondo della gestione della cosa pubblica ademocratica quando non antidemocratica, che riduce l’ordine pubblico all’aspetto militare, con esibizione della forza e performances dei blindati, risparmiando invece su tutto quello che serve per avere forze di sicurezza costituzionalmente orientate, in grado di operare con efficacia sui territori, e mescolando, per risparmiare sul personale ma anche perché peri ministri competenti non c’è differenza sostanziale tra sicurezza civile e difesa militare, la funzione militare e quella civile, come sta a dimostrare la reiterazione del Piano per l’impiego delle Forze armate nel controllo del territorio, in affiancamento alla Forze di polizia.</p>
<p>Piano che Sel per questi motivi giudica fortemente negativo e di cui chiede la decadenza.</p>
<p>Elettra Deiana</p>
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